Autore: erasuperba

  • Acqua pubblica: la nuova tariffa ignora il referendum

    Acqua pubblica: la nuova tariffa ignora il referendum

    AcquaIl 28 dicembre l’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas ha approvato il nuovo Metodo Tariffario Transitorio 2012-2013 per il Servizio idrico Integrato sancendo, nei fatti, la negazione dei Referendum del Giugno 2011, con cui 27 milioni di cittadini italiani si erano espressi per una gestione dell’acqua che fosse pubblica e fuori dalle logiche di mercato. 

    La denuncia arriva dai movimenti per l’Acqua Bene Comune, i quali spiegano «Già il Governo Berlusconi, solo due mesi dopo i referendum, aveva varato un decreto che, reintroducendo sostanzialmente la stessa norma abrogata, avrebbe portato alla privatizzazzione dei servizi pubblici locali. Tale decreto è stato poi dichiarato incostituzionale. In egual modo, l’Autorità vara una tariffa che nega, nello specifico, il secondo referendum sulla remunerazione del capitale e lascia che si possano fare profitti sull’acqua, cambiando semplicemente la denominazione in “oneri finanziari”, ma non la sostanza: profitti garantiti in bolletta».

    Ma fa anche di peggio, secondo associazioni e comitati che si riconoscono nella battaglia per l’acqua pubblica «Infatti, il nuovo metodo tariffario, metterà a rischio gli investimenti per la gestione del servizio idrico integrato più di quanto già non accada attualmente. Questo avverrà perché in un sistema che si basa sul ricorso al mercato creditizio, se si allunga il periodo di ammortamento dei cespiti si ha una conseguente riduzione delle aliquote annue con un impatto negativo sui flussi di cassa, creando, così, un rischio elevato nel reperimento delle risorse finanziarie. Ciò è particolarmente grave visto che il servizio idrico integrato abbisogna di ingenti investimenti nei prossimi anni (alcune stime parlano di circa 2 miliardi di € l’anno per i prossimi 20/30 anni)».

    «L’Autorità, in un contesto dove il Governo tecnico di Monti ha rafforzato un’ impostazione neoliberista e di privatizzazione dei beni comuni, che conferma e ripropone nella sua agenda per il prossimo governo, si nasconde dietro una deliberazione amministrativa per affermare una ricetta politica che vuole speculare sui servizi pubblici essenziali, a partire dall’acqua – continua la nota dei movimenti – Dietro le manovre tecniche si afferma, inoltre, una sospensione democratica gravissima a danno di tutti noi».

    Per questo «Vogliamo che il nuovo metodo tariffario venga ritirato e chiediamo le dimissioni dei membri dell’Autorità – conclude la nota – E, chiaramente, non ci fermeremo ad elemosinare concessioni ma ci batteremo finchè questo non avverrà e venga ristabilità la volontà popolare. Perchè si scrive acqua, si legge democrazia, e vogliamo ripubblicizzare entrambe».

  • Teatro Duse, Sogno di una notte di mezza estate

    Teatro Duse, Sogno di una notte di mezza estate

    attori teatro stabileDa martedì 8 a domenica 13 gennaio 2013 (ore 20.30) al Teatro Duse va in scena lo spettacolo Sogno di una notte di mezza estate di William Shakerspeare, esercitazione degli allievi dell’ultimo anno della Scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova.

    L’ingresso è libero.

    Regia: Massimo Mesciulam.

    Cast: Gennaro Apicella (Bottom), Valentina Badaracco (Elena – Corista), Silvia Biancalana (Ermia – Corista), Daniela Camera (Ippolita – Titania), Andrea Cioffi (Filostrato – Quince – Coro delle Fate), Nicolò Giacalone (Teseo – Oberon), Filippo Giusti (Demetrio – Starveling), Elisabetta Mazzullo (Puck – Corista), Alessio Praticò (Lisandro – Snug) e Valerio Puppo (Egeo – Flute – Fata).

    La commedia è contrappuntata da improvvisazioni musicali eseguite al piano da Filippo Giusti, Elisabetta Mazzullo e Alessio Praticò e alle percussioni da Gennaro Apicella e Silvia Biancalana. Luci di Sandro Sussi.

    Scritta nell’inverno del 1595-96, Sogno di una notte di mezza estate è una commedia caratterizzata da una forza e un’originalità travolgenti. È anche una delle pochissime opere di William Shakespeare (1564-1616) la cui trama non nasce da una fonte precedente, ma scaturisce direttamente dalla sua fantasia. Teseo e Ippolita, dal cui imminente matrimonio ha origine il racconto, sono personaggi che provengono dalla dimensione dei miti e delle leggende antiche. Gli innamorati, le cui coppie s’intrecciano nel bosco (Ermia, Elena, Lisandro, Demetrio), appartengono a ogni tempo e luogo. Il mondo degli elfi e delle fate (Titania, Oberon e Puck) emerge dal folklore letterario e dalla sua magia. I personaggi del popolo (con il primo piano il sublime Bottom), che mettono in scena la rappresentazione parallela sono artigiani inglesi, che provengono dall’ambiente agreste in cui crebbe Shakespeare. E da una miscela così varia nasce un “sogno” che potrebbe appartenere a chiunque, a qualsiasi tempo e luogo, e svolgersi in una qualsiasi notte di mezza estate.

    Dice Massimo Mesciulam: «Sogno di una notte di mezza estate è una commedia da prendere sul serio che, per farla diventare anche nostra, ho cercato di guardare con occhio innocente. Per questo, è stato importante prendere alla lettera i sentimenti dei personaggi, che sono sempre molto densi, profondi. Penso per esempio al masochismo di Elena, alla sua erotizzazione del rifiuto d’amore che subisce, o a quanto la fuga di Ermia e Lisandro da Atene sia un atto rivoluzionario, una grande trasgressione, rispetto a norme rigidissime. Anche per quanto riguarda i comici ci siamo messi sempre dal loro punto di vista e ho chiesto a chi li interpreta di trattarli con verità, sia perché gli attori non devono mai mettere alla berlina il proprio lavoro, sia perché trovo che la goffaggine sincera faccia ridere».

  • Consiglio comunale, ripartono le attività: il calendario delle Commissioni

    Consiglio comunale, ripartono le attività: il calendario delle Commissioni

    Dopo la pausa natalizia a Palazzo Tursi riprendono i lavori: la settimana dal 7 all’11 gennaio è esclusivamente dedicata a sedute di Commissione, mentre la prima seduta di Consiglio comunale è prevista per il prossimo 15 gennaio.

    Gli argomenti sul tavolo sono di primo piano. Vediamoli nel dettaglio:

    Martedì 8 gennaio le Commissioni Consiliari III Bilancio e VI Sviluppo Economico sono convocate in seduta congiunta per trattare un delicato argomento, ovvero l’assetto della multiutility Iren, con l’audizione del management aziendale;

    Mercoledì 9 gennaio le Commissioni Consiliari IV Promozione della Città e V Territorio torneranno a esaminare il progetto del Porticciolo di Pegli;

    Giovedì 10 gennaio, invece, le Commissioni Consiliari V Territorio e VI Sviluppo Economico sono convocate in seduta congiunta per trattare un tema particolarmente sentito dai cittadini: l’Integrazione tariffaria A.M.T. – Trenitalia, con le previste audizioni delle associazioni di categoria;

    Infine, Venerdì 11 gennaio, la Commissione Consiliare IV Promozione della Città affronterà la questione degli impianti sportivi.

  • Grillo è come Gesù: l’errore di traduzione della stampa italiana

    Grillo è come Gesù: l’errore di traduzione della stampa italiana

    Beppe GrilloLa scorsa settimana abbiamo parlato del CEFR e dei sei livelli da esso indicati per misurare le abilità linguistiche degli studenti di una lingua straniera. La domanda implicita lasciata in sospeso e alla quale avrei voluto dare risposta questa settimana è: in quale modo è possibile valutare il proprio livello di conoscenza dell’inglese, del francese o di un’altra lingua? Per rispondere in maniera esaustiva, vi chiedo una settimana di pazienza. In questi giorni, infatti, troppo succulenta si è presentata un’occasione per combinare riflessioni linguistiche legate all’inglese a eventi di attualità e (dis-)informazione.

    Mi riferisco alla notizia passata su giornali e tv nazionali secondo la quale il web guru del Movimento 5 Stelle, Roberto Casaleggio, in un’intervista a un quotidiano britannico, The Guardian, avrebbe affermato: “Grillo è come Gesù e gli apostoli. Anche il suo messaggio si trasformò in virus.” Questo, almeno, secondo la traduzione data da giornali italiani quali il Corriere della Sera, l’Unità , Secolo XIX e altri.
    Per curiosità e perché “a pensar male molto spesso ci si azzecca,” come diceva Andreotti, sono andato a spulciare il sito del Guardian per leggere l’articolo in lingua originale. L’articolo inizia con le parole di Casaleggio: “It’s like Jesus and the apostles. His message too became a virus.” La traduzione corretta è la seguente: “E’ come Gesù e gli apostoli. Anche il suo messaggio si diffuse in modo virale.”

    Da dove ha origine questa differenza? Facciamo un breve ripasso di grammatica per capire meglio. In inglese, i pronomi personali soggetto he e it si usano in due situazioni diverse. Il primo si utilizza per gli esseri umani di genere maschile, mentre il secondo viene usato al posto di sostantivi di genere neutro. Se quindi la frase fosse stata: “He’s like Jesus” con he (“egli”) riferito a Grillo, la traduzione dell’Unità e del Corriere sarebbe stata corretta. La dichiarazione di Casaleggio però inizia con “It’s,” pronome riferito al sostantivo neutro “message” che segue nella frase successiva.

    Capite quindi che la differenza di significato è molto profonda. L’equazione Grillo = Gesù data dai giornali nazionali ha sull’opinione pubblica un impatto ben diverso rispetto a un semplice paragone tra due situazioni, quella della rapida diffusione del messaggio di Gesù e degli apostoli nel passato e del Movimento 5 Stelle oggi, per quanto si possa apprezzare o meno il gusto di Casaleggio nella scelta di tale similitudine.

    L’errore di inglese dei giornalisti di Corriere, Unità e Secolo XIX sarebbe da circoletto rosso in prima media, il che mi porta a formulare due ipotesi.

    A. Ai giornalisti che si occupano di stampa estera mancano le basi in lingua inglese – ma allora come fanno a leggere i giornali che non sono scritti in italiano?
    B. Hanno peccato di grossolanità e quindi disinformato i lettori.

    Ne avrei una terza, dettata ancora dall’aforisma di Andreotti, ma non voglio pensare che sia questo il caso.
    La superficialità, comunque, indigna e non perché si tratti di Casaleggio, che non è mia intenzione difendere. Potrebbe trattarsi di Berlusconi, Maradona, Epaminonda o chiunque altro: la verità e la correttezza dell’informazione devono porsi al di sopra di tutto per permettere alle persone di avere gli elementi necessari per formulare giudizi e opinioni.

    Se ancora ce ne fosse stato bisogno, questo episodio è la riprova di un tema cardine per cui è nata questa rubrica. L’inglese ormai non è fondamentale solo per incrementare le proprie opportunità lavorative, ma è diventato uno strumento imprescindibile per avere una visione della realtà più ampia, formarsi una coscienza critica e non lasciarsi manipolare da messaggi fuorvianti o parziali.

    Per la cronaca, l’articolo del Guardian, come avrete modo di leggere, usa toni irriverenti nei confronti di Casaleggio, ironizzando in modo sottile sul suo boyish smile (“sorriso da ragazzino”) e mettendo il dito nella piaga della scarsa affluenza numerica alle primarie online del M5S. Il ritratto che ne esce fuori non è idealizzato, ma semplicemente reale. D’altra parte, in Inghilterra la stampa è lo watchdog, il cane da guardia, della politica, non la sua scimmietta ammaestrata… See you!

     

    Daniele Canepa

  • Giorno della memoria: mostra sulla tragedia dell’Olocausto

    Giorno della memoria: mostra sulla tragedia dell’Olocausto

    Una mostra fotografica con al centro la tragedia dell’Olocausto “Volkstrauertag” (Giorno della Memoria”) e dei campi di sterminio nazista – Risiera di San Sabba, Auschwitz, Birkenau, Dachau, Gusen, Ebensee, Castello di Hartheim, Mauthausen – dedicata alle visite degli studenti vincitori del concorso letterari e artistico “27 gennaio Giorno della Memoria”, sarà ospitata presso la sala Spazio Incontri, in piazza De Ferrari, sotto i portici della sede della Regione Liguria a partire da Giovedì 17 gennaio.

    Le foto esposte – circa 80 – sono di Eugenio Ferrero, Sergio Quagliaroli, Cinzia Raviola, Massimo Santoro, Mariangela Saulle, Gugliemo Barranco, Maria Cristina Cambri.

    Giovedì 17 gennaio, giorno dell’inaugurazione, alle ore 13, alla mostra interverranno Gilberto Salmoni, presidente della sezione di Genova dell’Associazione nazionale ex deportati e Miryam Kraus della Comunità ebraica di Genova, che incontreranno gli studenti.

    Venerdì 18 gennaio, alle ore 17, la mostra ospiterà un reading teatrale per ricordare Irena Sendler, una donna che salvò 2500 bambini dallo sterminio.

    Giovedì 24 gennaio, la mostra sarà visitata da Piero Terracina, sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz, oratore ufficiale della cerimonia istituzionale in programma in mattinata, del Consiglio Regionale-Assemblea Legislativa della Liguria in cui verranno premiati i vincitori 2012 della sesta edizione del concorso regionale.

    La mostra resterà aperta da giovedì 17 a giovedì 24 gennaio 2013 e sarà visitabile tutti i giorni dalle ore 11.30 alle 15.00 e dalle 16.30 alle 19.00; l’ingresso è libero.

  • Genova, galleria d’arte en plein air: il progetto Vanuart

    Genova, galleria d’arte en plein air: il progetto Vanuart

    Immaginate Genova come un’immensa galleria d’arte a cielo aperto, dove in ogni momento dell’anno è possibile ammirare l’opera di artisti visivi, assistere a spettacoli di teatro e danza, ascoltare musica in numerosi angoli della città. Il tutto gratuitamente e senza vincoli di orari o date di apertura.

    Queste, in sintesi, le caratteristiche di Vanuart, un progetto che Sabrina Losciale ha proposto a Genova – città in cui si è trasferita da pochi mesi – dopo tre anni passati in Australia e Nuova Zelanda, «dove realtà di questo genere sono all’ordine del giorno». In quei Paesi infatti vi sono numerosi locali che hanno riadattato il retrobottega a laboratorio artistico, aperto a chiunque voglia utilizzarlo, che proiettano video e foto durante i concerti dal vivo, che accolgono attori di teatro che eseguono parte degli spettacoli che vengono rappresentati sul palcoscenico, e così via. Oppure vengono organizzati eventi come i party di Garret Street a Wellington (Nuova Zelanda), eventi con raccolta fondi devoluti a diverse attività di volontariato, dove artisti impegnati nella grafica, fotografia, video, musica possono dare libero sfogo alla loro creatività.

    L’obiettivo di Vanuart è realizzare a Genova un progetto analogo: per questo Sabrina si è messa alla ricerca di artisti specializzati in varie espressioni creative – arti visive, fotografia e video, danza, musica e teatro – per avviare un laboratorio permanente di creazione di opere e progetti. In secondo luogo, Vanuart mira alla costante collaborazione con negozi e locali, sia in attività sia in disuso, che potranno ospitare mostre ed eventi e beneficiare della visibilità da esse derivati. A breve sarà attivata una piattaforma web per agevolare le candidature spontanee di artisti, esercenti e persone che vogliono collaborare.

    Gli obiettivi sono tanti e ambiziosi: «Sarebbe bellissimo vivere la città di Genova come una costante galleria d’arte contemporanea open air, free e alla portata di tutti, con artisti che a rotazione si potranno mettere in luce su un palcoscenico urbano, a diretto contatto con le persone. Questa attività potrebbe sensibilizzare chi non è ancora del tutto appassionato all’arte e facilitare la condivisione della bellezza delle arti visive ed espressive, oltre che incentivare i nuovi artisti a produrre di più e a farsi conoscere in città. Infine i locali incrementeranno la loro visibilità, quindi una notevole pubblicità per loro, e i locali in disuso verranno riqualificati. Un motivo in più per venire a visitare il centro storico di Genova».

    Un’iniziativa non nuova per la nostra città: basti pensare a due eventi recentemente organizzati nel quartiere della Maddalena, le mostre Adotta un artista nelle botteghe storiche (a cura dell’associazione Colorinscena) e Guardare Maddalena in due botteghe in disuso (a cura dell’associazione Disorder Drama).

    Chi vuole partecipare al progetto può contattare Sabrina attraverso la pagina Facebook “Vanuart Project”.

    Marta Traverso

    [foto di Constanza Rojas]

  • Teatro della Gioventù: casting per il corso di recitazione a Genova

    Teatro della Gioventù: casting per il corso di recitazione a Genova

    teatro della gioventuDomenica 13 gennaio al via presso il Teatro della Gioventù le prime audizioni di Attore per mestiere, il corso avanzato di recitazione della The Kitchen Company.

    Le lezioni si terranno ogni domenica presso il teatro di via Cesarea dal 3 febbraio fino al 30 giugno, 22 incontri di 5 ore ciascuno (totale 110 ore di lezione), suddivise in laboratori pratici tenuti da Eleonora D’Urso e di teoria con Massimo Chiesa, rivolti a chi abbia intenzione di far diventare il lavoro dell’attore una vera e propria occupazione.

    Il costo mensile è di 120 euro. L’iscrizione annuale costa 35 euro. Gli incontri si terranno presso il TKC- Teatro della Gioventù, ogni domenica dalle 10 alle 15.

    La classe sarà formata da un numero massimo di 15 partecipanti e per accedervi sarà necessario sostenere un’audizione: per info e iscrizioni 010 9813612 e c.lenzi@tkcteatrodellagioventu.it.

    Ai partecipanti sarà regalata una card per assistere gratuitamente agli spettacoli della stagione 2013.

  • Endofap Liguria: mostra fotografica di Elisabetta Goggi

    Endofap Liguria: mostra fotografica di Elisabetta Goggi

    elisabetta goggiRiapre dopo la pausa natalizia, presso la nuova sede dell’Università popolare Don Orione di Genova (Via B. Bosco 14), la mostra fotografica di Elisabetta Goggi sul Collegio “San Giorgio” di Novi Ligure.

    II prestigioso e antico Collegio fu fondato all’inizio del secolo scorso da don Orione e destinato all’educazione e alla formazione di migliaia di allievi provenienti dalle zone del Basso Piemonte e della Liguria. Le immagini realizzate da Elisabetta Goggi dopo la chiusura documentano lo stato di abbandono dell’edificio di origini secentesche e contemporaneamente intendono sottolineare il vuoto che si è venuto a creare nella città Novi Ligure in ambito religioso, sociale e culturale. La precarietà delle strutture storiche e l’incertezza della sua destinazione fanno sì che sia importante mantenerne vivo il ricordo e l’interesse presso l’opinione pubblica.

    La mostra è aperta da lunedì a venerdì (ore 9-12 e 14.30-17) fino al 2 febbraio 2013.

    Note sull’artista
    Elisabetta Goggi. Con una passione genetica per la fotografia derivatale dal padre, Elisabetta Goggi ha realizzato i suoi primi scatti con una reflex. In principio si è occupata principalmente di reportages; dopo la laurea in Storia dell’Arte, e il Dottorato di ricerca con una tesi sulla storia della fotografia, “Genova: l’idea di città attraverso dei fotografi tra la metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento”, ha seguito le lezioni di fotografia dell’Accademia Ligustica ed ha collaborato per due anni con una galleria d’arte di Genova, partecipando a diverse mostre. Il primo premio al concorso “Acqua e Ferro” l’ha indirizzata verso le foto di archeologia industriale, agraria e urbana, senza però farle trascurare altri temi, come il paesaggio e i riflessi.

  • Non ci resta che correre, salviamo la tariffa integrata treno più bus

    Non ci resta che correre, salviamo la tariffa integrata treno più bus

    AutobusCon una singolare iniziativa dal titolo provocante – “Non ci resta che correre” –  il Movimento 5 Stelle invita i cittadini, Giovedì 10 gennaio, a manifestare a Palazzo Tursi per ricordare ai consiglieri e alla Giunta che il trasporto pubblico è una priorità «Se non impediremo queste ulteriori scelte sbagliate non ci resterà che comprarci una bella scorta di scarpe da ginnastica e iniziare a correre….!», sottolinea il volantino della manifestazione.

    «Basta tagli al servizio: facciamo investimenti, come fanno altre realtà italiane – scrive il Movimento 5 Stelle – Basta aumenti delle tariffe che non porteranno più soldi ad AMT, ma solo evasione e abbandono del trasporto pubblico da parte dei cittadini!».

    «Giovedì 10 gennaio ore 14:30 a Palazzo Tursi ci sarà una seduta di commissione sull’integrazione tariffariacontinua il Movimento 5 Stelle  – Il WWF Genova e le associazioni di consumatori hanno chiesto di essere audite per per spiegare ai consiglieri che l’integrazione tariffaria è fondamentale per Genova».

    «Venite numerosi Giovedì 10 gennaio 2013 alle ore 14.30 a Palazzo Tursi per ricordare ai consiglieri e alla Giunta che il trasporto pubblico è una priorità! –  ribadiscono i “grillini” – Lo sapete che rischia di scomparire una delle poche cose intelligenti fatte per il trasporto pubblico a Genova, ovvero la tariffa integrata treno+bus? E se non scomparirà ci saranno consistenti aumenti delle tariffe, per cui avremo tariffe molto più care per poter usare treni e bus. Oppure ci saranno tariffe separate ma con gli stessi prezzi di adesso! (Per cui si pagherà comunque un biglietto 1,50 euro e un mensile 43 euro, solo che con il mensile non si potrà più prendere il treno ma solo il bus!). Quindi anche chi usa prevalentemente un solo tipo di mezzo e deciderà per un unico abbonamento (o treno o bus) sappia che non avrà alcun risparmio, anzi pagherà quanto paga adesso per avere un servizio inferiore».

    «Lo sapete che già ora Genova ha le tariffe più care d’Italia? – spiegano i “grillini” – Lo sapete che per un abbonamento mensile a Genova si pagano 43 euro e a Milano 30? Che per un annuale si pagano 380 euro mentre a Milano 300? …e nel frattempo a Genova e nella regione si continua a tagliare il servizio, sia bus che treni, e ulteriori tagli al servizio bus sono previsti nei prossimi mesi».

    «Il trasporto pubblico è fondamentale per l’economia dei cittadini e della città ed un trasporto pubblico efficiente deve essere integrato: bus urbani treni, bus extraurbani – conclude il Movimento 5 Stelle – La tariffa integrata non solo va salvata: va estesa anche ai comuni dell’hinterland: per permettere a chi arriva da da Mele o Busalla o Cogoleto o Camogli di poter usare tutti i mezzi: treno, bus extrurbano, bus urbano e si deve pianificare la sua estensione anche a tutta la regione, in modo che il trasporto pubblico sia un vero servizio utile e usufruibile da tutti».

     

    Matteo Quadrone

  • Epifania 2013: Befana in bicicletta a Sestri Levante

    Epifania 2013: Befana in bicicletta a Sestri Levante

    Domenica 6 gennaio a partire dalle 15 si terrà a Sestri Levante un pomeriggio dedicato alla mobilità sostenibile, in compagnia della Bicibefana.

    Un facile percorso in bici per bimbi e famiglie, con partenza in prossimità di piazza Bo (lato Hotel Nettuno). Al termine ci sarà un rinfresco, con intrattenimento per bambini e tombolata presso le Casette Rosse di Sestri Levante (via Bruno Primi).

    L’evento è organizzato da Vivinbici FIAB Tigullio in collaborazione con Pane&Fiabe.

    In caso di pioggia appuntamento alle Casette Rosse alle 15.30.

  • Sviluppo e crisi europea: le gravi responsabilità della Germania

    Sviluppo e crisi europea: le gravi responsabilità della Germania

    La Germania è presa come esempio di sviluppo virtuoso da molti economisti e politici nostrani. Certamente potremmo imparare molto dai nostri cugini tedeschi in quanto a politiche sociali ed efficienza, ma siamo proprio sicuri che la loro ricetta per lo sviluppo economico sia sostenibile e applicabile in generale a tutti i paesi?

    A questa domanda ha risposto il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz durante la conferenza di Berlino “Ripensare economia e politica”. L’economista americano si sofferma sulle caratteristiche del modello economico “mercantilista” che è una politica basata sul perseguimento del surplus nella bilancia commerciale, vale a dire sulla prevalenza delle esportazioni sulle importazioni. Questo è il paradigma sul quale non solo Germania, ma anche Giappone e Cina hanno basato il proprio sviluppo.

    Germania e Giappone sono tra i paesi più ricchi del mondo e la Cina sta crescendo a ritmi vertiginosi. Perché allora non replicare le politiche di questi paesi ed entrare così nel magico circolo di coloro che esportano più di quanto importano? La spiegazione è semplice: la somma globale delle esportazioni deve necessariamente essere uguale alla somma delle importazioni, a meno che non si cominci a commerciare con la Luna e Marte. Questo concetto piuttosto banale implica una conseguenza che dovrebbe essere altrettanto banale ma che sembra non esserlo per tutti: se un paese è in surplus nella bilancia commerciale, qualche altro paese deve essere in deficit.

    La Germania non ha sempre avuto un surplus, è proprio con l’introduzione dell’Euro che ha visto un’impressionante espansione dell’export e quindi, applicando la formuletta che abbiamo appena visto, qualcun altro deve essere andato in deficit. Indovinate chi? Bravi! Avete indovinato! Proprio il nostro Bel Paese! Purtroppo però non siamo stati i soli, questa è la sorte che ha accomunato i cosiddetti PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna).

    Questo è quello che è accaduto: la ricchezza di un paese (PIL) è data dalla somma di consumi, investimenti, spesa pubblica e esportazioni nette (differenza tra esportazioni e importazioni). Se si importano più beni di quanti se ne esportino le esportazioni nette sono negative e la ricchezza del paese diminuisce. Se la spesa pubblica non aumenta per compensare questa diminuzione, si produce meno ricchezza e ci sono meno opportunità di lavoro e pertanto il settore privato (famiglie e imprese) ha meno soldi da spendere ed è costretto a intaccare i propri risparmi e infine a indebitarsi. E con chi ci siamo indebitati? Sono state soprattutto le banche tedesche a dare in prestito questi soldi, avendo una grande liquidità derivante dal surplus commerciale tedesco.

    In poche parole è dall’entrata in vigore dell’Euro che noi compriamo merci tedesche coi i soldi che prendiamo a prestito proprio dalle banche teutoniche, in un circolo vizioso che si autoalimenta. Per uscire da questa situazione la soluzione che ci viene proposta proprio dalla Germania è, in sintesi, quella di trovare qualche altro paese verso cui esportare le nostre merci così il problema sarebbe di qualcun altro. È per questo che Stiglitz definisce il deficit nella bilancia commerciale una “patata bollente”. Ma, invece di spostare il problema altrove, è possibile trovare un rimedio per porre fine a questi squilibri?

    L’economista americano riprende una proposta di Warren Buffett che, prendendo spunto da una teoria già formulata da Keynes, auspica l’introduzione di un sistema di certificati che avrebbero lo scopo di riequilibrare la bilancia commerciale degli Stati Uniti e, in generale, di tutti i paesi in deficit commerciale. Questi certificati sarebbero emessi dal governo agli esportatori per un valore pari a quello delle merci esportate e potrebbero essere liberamente scambiati con gli importatori che, per poter importare legalmente merci dall’estero, sarebbero obbligati a possederne per un valore pari alle merci importate. Il prezzo di scambio verrebbe lasciato libero di fluttuare secondo la legge della domanda e dell’offerta rendendo tanto meno convenienti le importazioni quanto più il paese si trova in deficit, portando quindi a un rapido riequilibrio della bilancia commerciale.

    Vediamo un esempio: un agricoltore esporta mele per un valore di mille dollari e lo Stato gli rilascia un certificato che dà il diritto di importare merci per mille dollari. L’agricoltore può utilizzare questo certificato per importare una motozappa dall’estero per lo stesso valore, oppure può cedere questo diritto dietro compenso a qualcun altro, ad esempio un pizzaiolo di New York che vuole importare mozzarella di bufala dalla Campania. Nel caso in cui la bilancia commerciale sia in equilibrio ci saranno grossomodo tanti venditori di certificati quanti acquirenti e di conseguenza il valore dei certificati sarà basso. Se invece la bilancia commerciale fosse tendenzialmente in deficit, ci sarebbero molti acquirenti e pochi venditori e il prezzo dei certificati salirebbe vertiginosamente. Questo renderebbe molto costoso importare merci dall’estero e il saldo netto delle esportazioni ritornerebbe in equilibrio.

    Purtroppo da quest’idea non è nato alcun disegno di legge e gli Stati Uniti rappresentato ancora il paese con il più alto deficit commerciale del mondo. In Europa, con la situazione attuale, non sarebbe possibile introdurre misure di questo genere e l’alternativa più rapida ed efficace sarebbe quella di diminuire il disavanzo nei paesi in surplus, in primis la Germania, rilanciando la propria domanda interna e diventando una fonte di domanda per i beni del sud Europa.

    È una questione di volontà politica: i tedeschi dovranno scegliere tra il perseverare questa condizione per loro vantaggiosa, ma distruttiva per altri, e il rinunciare a una parte dei vantaggi accumulati in questi anni per tenere in vita l’Unione Europea. Purtroppo i segnali fin qui osservati non sono incoraggianti…

    Giorgio Avanzino
    [foto di Diego Arbore]

  • Demetra Sine Die: concerto e nuovo album al Checkmate

    Demetra Sine Die: concerto e nuovo album al Checkmate

    demetra sine dieSabato 5 gennaio 2013 al Checkmate Rock Club (via Trebisonda 29r) si terrà un concerto della band genovese Demetra Sine Die, che presentano il nuovo album A quiet land of fear.

    I Demetra sine Die iniziano la loro attività nel 2003 per volontà di Marco Paddeu e Marcello Fattore, i membri fondatori. La musica si dirige verso territori vicini al dark rock ma è chiara la volontà di esplorare un universo molteplice di atmosfere, suoni e sensazioni tali da ricondurre ben presto svariati elementi che riportano a gruppi quali Tool, Aperfectcircle, Katatonia, ultimi Anathema e Neurosis.

    Nell’agosto 2004 registrano il loro primo Demo. Nell’aprile 2006 il gruppo, cui si è aggiunto Adriano Magliocco al basso, apre il concerto dei norvegesi Theatre of Tragedy e Gothminister presso il Logo Loco di Genova. Tra Maggio e Luglio 2007 vengono terminati i lavori del primo disco su lunga distanza presso il Nadir Studio di Genova registrato e prodotto da Tommy Talamanca: il disco dal titolo “Council From Kaos” vede la luce il 25 Gennaio 2008 tramite My Kingdom Music etichetta indie italiana.

    Nel 2010 viene pubblicato, in autoproduzione, l’EP “Distances” che illustra la nuova direzione intrapresa dal gruppo. Il sound viene arricchito dall’arrivo di Matteo Orlandi ai synth, nel 2011, e viene registrato il nuovo lavoro, in attesa di essere pubblicato.

    Inizio concerto ore 22. Ingresso con tessera Arci.

  • Sestri Ponente, mercato di via Ferro: a marzo l’inaugurazione

    Sestri Ponente, mercato di via Ferro: a marzo l’inaugurazione

    Il mercato di via Ferro a Sestri Ponente è in attesa dell’ormai imminente inaugurazione. «I lavori sono praticamente terminati. Si può con ragionevolezza ipotizzare l’apertura della struttura per marzo…», rivela Ferruccio Bommara, assessore al territorio e manutenzioni del Municipio Medio Ponente.

    Il progetto di ristrutturazione della struttura, avviato nel 2008, era stato ultimato nel marzo 2009. La struttura in superficie, divisa in un piano terra e in un piano soppalcato di nuova costruzione, è stata pensata per ospitare i banchi attualmente allestiti in piazza dei Micone e quelli del mercato coperto Cortellazzo di via da Persico. A piano terra saranno ospitati 21 punti vendita, per un totale di 22 postazioni (un operatore del settore macelleria ne utilizzerà due). Per la parte soppalcata, invece, uscirà un bando di concorso dell’Ufficio Patrimonio per l’assegnazione dell’intera superficie a un unico esercizio per ristorazione (pizzeria o servizio bar). Per poter svolgere le attività occorre la certificazione di usabilità della struttura, per la quale è in corso la procedura di rilascio.

    Oltre alla ristrutturazione, negli spazi sottostanti al mercato è stata finanziata – con un project financing  del 2003 (quindi senza oneri finanziari per la pubblica amministrazione)- la costruzione di un autosilo interrato destinato alla vendita a privati. Il progetto dell’autosilo, che inizialmente prevedeva la costruzione di due piani interrati, è stato modificato con una variante presentata il 27 maggio 2004, che ha permesso l’implemento di un ulteriore piano.

    Proprio in via Ferro il Comune di Genova aveva da tempo deciso di riunire gli ambulanti e di dar loro uno spazio in cui esercitare la loro attività, liberando la più centrale piazza dei Micone, vicino a piazza Baracca, e restituendola alla cittadinanza. Questa operazione era stata prevista anche dal Progetto Operativo Integrato (Progetto Integrato Sestri Chiaravagna) 2007-2013 FESR – Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale, finanziato a livello regionale, statale ed europeo. Il progetto metteva in luce l’inadeguatezza delle strutture esistenti sul territorio e prevedeva, tra le altre cose, la realizzazione del polo mercatale in questione con annessa riqualificazione (valorizzazione e incremento delle aree pedonali) della piazza.

    Marzo 2013 sarà finalmente la volta buona? Non sarebbe certo il primo annuncio disatteso di inaugurazione del mercato… Nel 2009, a lavori ultimati, l’allora presidente del Municipio VI Medio Ponente, Stefano Bernini, affermava che l’amministrazione stava cercando di ottenere finanziamenti regionali per pagare i 2 milioni di euro necessari alla sistemazione delle vetrate laterali della struttura tra via Puccini e via Ferro. L’anno successivo lo stesso Bernini: «Nel giro di un anno e mezzo riusciremo a portare a termine lo spostamento del mercato da piazza dei Micone a via Ferro e iniziare gli interventi sulla piazza». Una conferma era stata data lo scorso marzo dall’ex-assessore ai lavori pubblici Mario Margini, il quale aveva assicurato che il limite per l’apertura del mercato sarebbe stato maggio 2012, per slittare poi a settembre.

    Oltre alla già menzionata difficoltà nel reperire i fondi, hanno contribuito ai ritardi anche altri fattori. Ad esempio la posizione scettica manifestata più volte dagli ambulanti di piazza dei Micone, che hanno opposto resistenza alla prospettiva di trasferimento nella più defilata via Ferro; ad agire da deterrente la paura di perdere la clientela abituale. Dall’altra parte, invece, residenti e commercianti della zona manifestavano crescente disagio per l’attesa nell’occupazione degli spazi del nuovo mercato: contrariati a causa del rumore e della sporcizia prodotta quotidianamente, incalzavano affinché la piazza fosse sgomberata.

    La situazione oggi sembra essere definitivamente sbloccata: «Rimangono alcune rifiniture da ultimare, che tuttavia non impediranno agli operatori di allestire le proprie postazioni»,spiega l’assessore Bommara. «Per quanto riguarda l’inizio di attività vera e propria tutto dipenderà  dai  lavori di allestimento che gli esercenti stanno eseguendo nei loro punti vendita». Per questi ultimi l’amministrazione ha previsto vantaggi e facilitazioni, per compensare eventuali disagi derivanti dalla ricollocazione in via Ferro. Le misure, proposte dall’assessore allo sviluppo economico Francesco Oddone, prevedono l’esenzione  dal pagamento del primo mese di attività e la copertura delle spese di trasferimento delle attrezzature dal  mercato coperto Cortellazzo (già previste da una deliberazione della giunta Vincenzi e non riguardante gli operatori di piazza dei Micone, dotati di strutture mobili).

     

    Elettra Antognetti
    [foto di Diego Arbore]

  • La Claque: concerto jazz con Marta del Grandi Quartet

    La Claque: concerto jazz con Marta del Grandi Quartet

    marta del grandiVenerdì 4 gennaio 2013 il primo concerto della nuova stagione di La Claque inizia alle 22.30 con l’esibizione di una giovane musicista genovese, che presneta il suo progetto Marta del Grandi Quartet.

    Questi i membri del quartetto.

    Marta Del Grandi studia canto dall’età di sedici anni sotto la guida della maestra Tatjana Korra. Nel 2011 consegue il diploma di triennio di I° livello presso i “Civici Corsi di Jazz” di Milano. Attualmente studia presso “Hogeschool Gent Conservatorium”, a Gent (BE) sotto la guida di Kristen Cornwell e Bart Defoort.

    Dal 2009 si esibisce in vari palchi e festival del nord Italia tra cui Piccolo Teatro Strehler di Milano, Caffè Pedrocchi di Padova, Teatro Eden di Treviso, Sala Estense di Ferrara, Teatro delle Briciole di Parma, Cantina Bentivoglio di Bologna, “Lucca Jazz Donna 2012” presso il Teatro San Girolamo di Lucca, “Magenta Jazz Festival 2009” presso il Teatro Lirico di Magenta, “Jazz on the Road 2012” (BS), “Emilia Romagna Festival 2012”, “Bolzano Jazz Festival 2012”.

    Nel 2011 si classifica seconda con il “Marta del Grandi 4et” al concorso Porsche Live Giovani e Jazz e riceve una menzione speciale del presidente della giuria Lucio Dalla. Nel 2012 si diploma come autrice di testi presso il “CET – Centro Europeo Toscolano” di Mogol.

    Marco Giongrandi nasce a Milano il 24/09/1987. Si avvicina allo studio della chitarra all’età di 14 anni. Nel 2006 viene ammesso ai “Civici Corsi di Jazz” dell’accademia internazionale della musica Milano, sotto la guida dei maestri Roberto Cecchetto, Giovanni Monteforte e Riccardo Bianchi. In questa scuola fa parte del gruppo stabile gestito da Franco Cerri, il Guitar Ensemble, e suona nella “Civica Jazz Band”, orchestra diretta da Enrico Intra.

    Nel 2009 frequenta il seminario estivo “Nuoro Jazz” dove vince la borsa di studio per entrare nel gruppo dei migliori allievi con cui si esibirà nei festival di ”Time in Jazz” di Berchidda e “Nuoro Jazz 2010”. Con questa formazione, I “Close Far Collective” registrerà un disco attualmente in fase di mixaggio a cui parteciperà come ospite Paolo Fresu.

    Nel 2010 si diploma al Biennio di specializzazione dei “Civici Corsi di Jazz” e inizia il triennio di chitarra jazz del Conservatorio G.Verdi di Milano sotto la guida del maestro Bebo Ferra. Nel 2011 partecipa con il “Marta Del Grandi Quartet” (nel ruolo di chitarrista, compositore e arrangiatore) al concorso “Porsche, Giovani e Jazz” conseguendo il secondo posto e la menzione speciale del presidente di giuria Lucio Dalla.

    Pietro Martinelli nasce il 4 aprile 1984. Ha studiato contrabbasso classico con M° Franco Pianigiani e contrabbasso jazz con il M° Piero Leveratto presso il Conservatorio N.Paganini di Genova.

    Frequenta i seminari di Siena Jazz 2007 e 2011, Nuoro Jazz 2009, Chieti in Jazz 2010, grazie ai quali ha la possibilità di studiare con importanti nomi del jazz italiano e internazionale: Lionel Loueke, Ben Street, Drew Gress, Jeremy Pelt, Franco D’Andrea, Paolino Dalla Porta, Furio Di Castri, Bruno Tommaso, Giovanni Maier, Attilio Zanchi, Tino Tracanna, Ettore Fioravanti.

    Durante la sua giovane carriera musicale ha l’opportunità di suonare in Festival Jazz Nazionali e Internazionali come: Time in Jazz Berchidda (2010), Villa Celimontana Jazz Festival (2009), Sorrento Jazz Festival (2008), Palco Sul Mare Festival (2012), UBI Veneto Jazz Festival (2012), Lunga Notte della Batteria – Memorial E.Lucchini (2009), Nervi Jazz (2009, 2010), Serravalle SummerNightsJazz (2010), Porsche Live Giovani e Jazz (2012), Lucca Jazz Donna (2012), Sori Jazz Festival (2009), ERF in Jazz (2012); e di suonare dal vivo con musicisti come Phil Woods, Scott Hamilton, Rosario Giuliani, Riccardo Arrighini, Alessio Menconi, Armando Corsi, Claudio Capurro, Roberta Alloisio, Marco Branca, Roberto Izzo, Marco Fadda, Mario Arcari, Andrea Celeste.

    Ha registrato insieme ad alcuni importanti artisti: Riccardo Arrighini (“Like Children On A Wide Lawn” – 2012), Tullio De Piscopo (“Tango Para Mi Suerte” – 2012), Armando Corsi (“Alma” – 2010).

    Riccardo Chiaberta nasce il 28 febbraio 1986. Nel 1999 inizia a studiare batteria, percussioni classiche ed etniche con il M° Davide Merlino.

    Conclude il triennio jazz presso il Conservatorio “G. Verdi” di Como, diplomandosi con il massimo dei voti.

    Attualmente frequenta il biennio jazz presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano. Studia pianoforte con il M° Ramberto Ciammarughi e batteria con il M° Fabrizio Sferra.

    Ha suonato con Achille Succi, Tino Tracanna, Guido Bombardieri, Alberto Mandarini, Giovanni Falzone, Gaetano Partipilo, Gianluca Di Ienno, Lorenzo Erra, Giulio Corini, Andrea Di Biase, Alex Orciari, Salvatore Maltana, Michele Tacchi, Michele Guaglio, Marco Conti, Simone Prando, Dario Trapani, Michele Caiati, Nicolò Ricci e tanti altri. Incide per le etichette Videoradio, Dodicilune e Abeat.

    Ingresso 7 €.

  • CEFR: i livelli di competenza e le funzioni nel mondo del lavoro

    CEFR: i livelli di competenza e le funzioni nel mondo del lavoro

    Per parlare del CEFR (Common European Framework of Reference for Languages), che abbiamo menzionato nell’ultima puntata, e per comprendere la sua funzione userò una similitudine a mio avviso efficace, ovvero quella con la patente di guida.
    Non sono – per ora – impazzito, ma credo che sia sempre opportuno offrire ai non addetti ai lavori in campo linguistico (i cosiddetti laymen) dei paragoni con situazioni della vita quotidiana.

    Parliamo dunque dalla patente di guida, driving licence in inglese. A seconda della tipologia di patente che possedete siete autorizzati a guidare un certo tipo di veicolo. Si va da patenti che presuppongono una conoscenza teorica e competenze pratiche meno complesse per arrivare via via a quelle di livello più alto, che consentono di guidare mezzi pubblici o auto-articolati. Se siete in possesso di una patente per condurre un’auto in Italia, sarete autorizzati a fare altrettanto negli altri paesi dell’ UE indipendentemente dall’esaminatore con il quale avete sostenuto l’esame, dalla scuola guida presso la quale vi siete preparati e dalla Motorizzazione Civile che ha rilasciato la documentazione necessaria. Ciò accade perché a livello nazionale ed internazionale sono stati individuati dei parametri condivisi secondo i quali chi guida un bus deve avere determinate competenze, chi guida un TIR ne avrà altre e così via.

    Il CEFR funziona in maniera analoga. Messo a punto nel 1996, il Common European Framework è un quadro di riferimento riconosciuto a livello europeo che consente di individuare sei diversi livelli di competenze acquisite da chi studia una lingua straniera. Da A1, il più basso, a C2, indicante il massimo grado di padronanza linguistica, sono sei i livelli del CEFR. Per esempio, la descrizione del livello B1 stabilisce che lo studente: “E’ in grado di produrre un testo semplice relativo ad argomenti che siano familiari o di interesse personale”.

    Su un curriculum vitae una dicitura quale: “Livello C2 di conoscenza della lingua inglese” è certo molto più preciso e più professionale dei generici “ottimo tedesco”, “buon francese”, “discreto spagnolo”… Per non parlare del raggelante “conoscenza scolastica della lingua inglese”, che mi è capitato di leggere su alcuni CV. Tra l’altro, se si sente dire spesso che la scuola italiana non è mediamente in grado di portare gli studenti a un livello di inglese adeguato vi sembra una buona pubblicità scrivere “livello scolastico” sul proprio CV?… Ma non divaghiamo.

    Se quelli appena citati sono giudizi soggettivi e raramente corrispondenti alla realtà, i livelli del CEFR sono ben definiti e forniscono una valutazione più chiara, immediata e oggettiva delle competenze linguistiche di uno studente.
    Il problema, però, è che non tutti i responsabili delle Risorse Umane o i manager nelle aziende sono a conoscenza dell’esistenza del CEFR, che invece rappresenterebbe uno strumento utilissimo e semplificherebbe di molto il lavoro nei processi di selezione del personale. La situazione tuttavia sta lentamente migliorando e per esempio mi capita più spesso di trovare all’interno dei siti di diversi atenei alcuni riferimenti precisi ai livelli del CEFR.
    Infatti, in diverse facoltà universitarie italiane chi dimostra di possedere un livello di conoscenza pari o superiore a B1, ovvero soltanto il terzo nella graduatoria dei sei livelli del CEFR, è automaticamente esonerato dal corso e dall’esame di lingua inglese. In altre parole, chi ha già una conoscenza piuttosto scarsa – come avrete intuito dalla breve descrizione del B1 fornita in precedenza – dell’inglese può anche metterlo da parte e dimenticarlo totalmente nel corso della carriera universitaria. Ma come, direte voi, l’università non è quel luogo nel quale, partendo da pari opportunità, si punta all’eccellenza, a sviluppare ulteriormente le capacità di ragazzi brillanti, a far emergere chi merita senza livellare l’insegnamento verso il basso?… Il tutto peraltro nell’interesse della collettività, ancor più che dei singoli individui. Dubbi più che logici e legittimi. Avreste pienamente ragione a sollevarli. Le cose però attualmente funzionano esattamente al contrario… See you soon!

     

    Daniele Canepa
    [foto di Diego Arbore]