Il metodo di agricoltura sinergica è stato ideato in Spagna da Emilia Hazelip e si basa sull’assunto che il suolo sia un organismo autonomo in grado di auto-rigenerarsi: mentre la terra fa crescere le piante, queste creano a loro volta suolo fertile attraverso il rilascio di residui organici dalle radici (microrganismi, batteri, funghi, etc).
La coltivazione sinergica si basa dunque su un rispetto assoluto delle condizioni naturali del suolo: se nell’agricoltura “tradizionale” il terreno è arato e modificato a seconda delle stagioni, le colture sinergiche sono invece permanenti e avvengono in aiuole rialzate di circa 30-40 cm rispetto al terreno su cui gli agricoltori camminano e lavorano. Le piante inoltre non vengono estirpate, ma tagliate in modo che le radici si decompongano naturalmente nel terreno, rilasciando gli organismi che ne alimentano la fertilità.
Questo il metodo portato avanti dall’associazione nazionale Terra! Onlus, che ha base a Genova ma ha contribuito a creare orti sinergici in numerose città italiane. Dal 2004 opera a Vesima, dove è stato creato il primo orto sinergico, mentre dal 2011 Terra! è attiva anche nel quartiere di Cornigliano.
La referente genovese di Terra! Giorgia Bocca ci illustra il progetto: «Facciamo parte della rete Yepp!, con cui abbiamo ideato un progetto di orto collettivo per la riqualificazione di Valletta San Pietro: al nostro arrivo era un roveto degradato e abbandonato a sé stesso, abbiamo iniziato pian piano a riqualificarlo. Lo spazio è gestito da un gruppo informale, persone che singolarmente o in gruppo coltivano un pezzetto di orto, con un coordinatore che ne supervisiona le attività».
Tra i progetti futuri un laboratorio didattico con le scuole di Cornigliano e Sestri Ponente, che partirà probabilmente ad aprile 2013, e corsi di autosostentamento per chi vuole vivere in maniera più sostenibile: «Il coinvolgimento delle persone parte da una corretta informazione sulle possibilità e alternative che ci sono nelle scelte quotidiane: chi vuole contribuire come volontario a Terra! deve anzitutto essere beneficiario delle attività che vengono svolte».
Quanto è importante il legame con le istituzioni per proseguire in questo progetto? «A breve presenteremo al Municipio e alla Società per Cornigliano un progetto di maggiore intervento su Valletta San Pietro, curato dall’architetto Silvia Cama, in vista del Festival degli orti sinergici 2013 che si terrà a metà luglio. Il contributo delle istituzioni è fondamentale, ma la cittadinanza attiva parte anzitutto dal “parlare con il vicino di casa”, che è paradossalmente l’obiettivo più difficile da raggiungere: quando abbiamo iniziato la riqualificazione del parco, gli abitanti della zona ci guardavano dalla finestra, nessuno faceva domande; poi qualcuno ha iniziato a scendere, uscire di casa e parlare con noi; dopo qualche tempo, grazie a un lento e costante passaparola, tutto il quartiere sapeva di noi e molte persone volevano dare una mano. Anche per questa ragione, lo scorso anno, abbiamo deciso di spostare il Festival degli orti sinergici da Vesima e Cornigliano: la partecipazione del quartiere – sia i singoli abitanti sia scuole, Municipio, Arci e associazioni – è stata molto attiva e numerosa».
Per contribuire alle attività di Terra! è possibile aderire inviando una mail a genova@terraonlus.it.
Sono aperte fino al 2 aprile 2013 le iscrizioni per la seconda edizione del concorso Eurhope – Immagini dal futuro indetto per il festival Smack Comics che si tiene ogni anno a Genova.
Temi generali del concorso sono l’immaginazione e il futuro, concentrati in questa edizione sui modi di abitare il mondo, a partire dall’Europa e il suo territorio.
Possono partecipare disegnatori residenti in Europa, individualmente o in gruppo, nati dopo il 1 gennaio 1978. Ogni concorrente potrà inviare un massimo di tre elaborati realizzati in qualunque tecnica grafica, in bianco e nero o a colori, in formato quadrato e senza includere testi (fumetti o altre scritte).
Le opere non dovranno essere spedite in originale, bensì in riproduzione cartacea (stampa digitale in formato cm 30×30) di alta qualità e in formato elettronico tiff o jpg in alta risoluzione (minimo 300 dpi) su cd-rom o dvd. Le opere dovranno essere inviate a Concorso di Illustrazione EurHope 2° edizione – 2013 Enrico Testino, c/o studio associato Graffigna & Ravaioli via XX Settembre 3/13, 16121 – Genova, Italia, entro e non oltre le ore 19 di martedì 2 aprile 2013.
Per le migliori opere vengono messi in palio tre premi: 1° classificato: 1.500 €
2° classificato: 1.000 €
3° classificato: 500 €
Verrà premiata una sola opera per autore. I tre primi classificati verranno ospitati in albergo per la notte successiva alla cerimonia di premiazione e avranno un rimborso spese fino a un massimo di 200 €.
Le opere selezionate verranno esposte in una mostra pubblica a Genova, in Palazzo Ducale e a Milano in WOW Spazio Fumetto – Museo del Fumetto, dell’Illustrazione e dell’Immagine Animata e pubblicate in catalogo.
Giovedì 10 gennaio 2013 (ore 18.30) inaugura presso l’atelier Spazio23 in vico dietro il Coro della Maddalena la mostra Conversazioni fotografiche.
Sono esposte fotografie di paesaggi naturali (Orietta Bay, Ilenio Celoria, Giovanna De Franchi, Roberto Montanari), urbani (Roberto Tricerri, Carlo Accerboni), reportage artistico d’attualità (Francesco Zoppi), architettura (Andrea Facco) scultura (Thomas Krueger), letterarie-surreali (Laura Accerboni, Piera Cavalieri).
La mostra vuole rappresentare la fotografia contemporanea e i suoi diversi linguaggi che rispecchiano l’eterogeneità in cui viviamo. Sono rappresentate opere realizzate con tecniche antiche, che consentono una riproduzione dell’attualità creando effetti a volte metafisici, agli infrarossi, alla stampa in camera oscura, alla moderna stampa digitale variamente interpretata, bianco e nero e colore.
L’esposizione rimarrà aperta fino a giovedì 31 gennaio 2013.
Parchi, ville e giardini sono una presenza peculiare di Genova. Ma senza un’adeguata manutenzione e una cura costante, tali luoghi rischiano di diventare inaccessibili, privando i nostri quartieri di preziosi polmoni verdi a disposizione dei cittadini.
Accade così ad Albaro dove, dopo Valletta Cambiaso, anche il parco di Villa Gambaro, oggi è chiuso per lavori. «Un cancello con due lucchetti impedisce l’ingresso al parco pubblico di Villa Gambaro poiché al suo interno il Comune dovrebbe portare a termine i lavori di messa in sicurezza degli alberi che sono a rischio caduta – spiega Ester Quadri, ambientalista del Circolo Nuova Ecologia di Legambiente – alcuni di essi, infatti, si sono spezzati e sradicati durante l’ultima nevicata».
Come è possibile che siano crollate così tante piante?La colpa è addebitabile esclusivamente alla potenza improvvisa dell’evento atmosferico del 14 dicembre scorso? Ester Quadri mostra parecchie perplessità «Senza dubbio la neve e il maltempo hanno fatto la loro partema la causa scatenante è la scarsa manutenzione del Comune che ha trascurato la cura delle piante del Parco. Occorre maggiore prevenzione per evitare, in futuro, il ripetersi di simili episodi».
Qualsiasi motivo abbia provocato il danno «Adesso esistono due parchi pubblici chiusi – continua il rappresentante di Legambiente – due grandi spazi verdi con imponenti alberi ad alto fusto, alcuni secolari. Parliamo di luoghi ben frequentati da mamme, bambini, anziani e ora non più accessibili, con i cancelli che ne sbarrano l’ingresso».
«Quanto tempo dovranno attendere i cittadini genovesi per poter ritornare a godere del benessere donato dai parchi? – conclude Ester Quadri – Quanto tempo impiegherà l’amministrazione pubblica a provvedere a rimettere in sicurezza questi spazi? Ormai è quasi un mese che Villa Gambaro è chiusa: sarebbe il caso di fornire informazioni più chiare sui tempi di riapertura. Confidiamo che al più presto Valletta Cambiaso e Villa Gambaro possano diventare nuovamente fruibili».
Mariagiovanna Figoli, originaria di Vernazza, vive a Genova dove ha lavorato tutta la vita: architetto, ha insegnato per decenni presso la facoltà di architettura della nostra città. Nell’ambito del suo ruolo di docente, ha improntato la sua ricerca, e di rimando anche l’attività didattica, a un principio per lei fondamentale: la comprensione dello sviluppo urbano in rapporto alla morfologia del territorio e al rispetto del carattere dei luoghi. Terminata l’attività lavorativa ha continuato la medesima ricerca declinandola in modo del tutto nuovo: attraverso l’arte. Dipingendo l’architettura che tanto ama, cercando di raccontare il nostro tessuto urbano attraverso le immagini.
Lei è architetto. Come è giunta a fare pittura?
«La mia storia comincia da lontano: io sono stata un’allieva del liceo artistico genovese, quando c’erano Verzetti, Scanavino, Bassano, Bertagnin, Fieschi… artisti estremamente importanti, credo che la mia generazione sia stata molto fortunata ad incontrarli. Per me è stato un inizio appassionante, ho scoperto il mondo della pittura imparando a guardare “dentro” i quadri. La mia volontà poi di fare architettura mi ha portata ad abbandonare questo ambito, anche se solo in parte: ho dovuto frequentare la facoltà di architettura al Politecnico di Milano perché a Genova ancora non c’era, e i costi erano sostenuti. Io sono originaria di Vernazza, e d’estate stavo là: dipingevo e vendevo quadri coi cui proventi riuscivo a pagare le tasse universitarie. Terminata l’università feci per un periodo l’architetto presso diversi studi, ma capii che la professione era un po’ difficile per me, perché non ero capace di farmi pagare dai clienti! Poi ci fu un incontro casuale con un professore presso lo studio dove lavoravo allora. Mi vide lavorare e notò che ero molto brava nel disegno; sotto suo suggerimento iniziai ad avvicinarmi alla carriera universitaria, facendo l’assistente nei corsi di disegno dal vero e progettazione, fino all’incarico ufficiale di docente di progettazione architettonica, ruolo che ho ricoperto fino a che sono venuta via dall’università, avendo raggiunto i 40 anni di anzianità di servizio».
«Facendo progettazione io ho sempre dedicato particolare attenzione alla città, alla sua forma e sviluppo in rapporto alle vicende storiche, questo è sempre stato un mio interesse: pensavo che gli studenti non potessero progettare alcuna cosa senza prima conoscere la storia e l’evoluzione architettonica del luogo oggetto di studio, nello specifico Genova, non ignorando ovviamente anche tutto ciò che accadeva nel resto del mondo a livello di progettazione, ma imparando a inserirsi in un contesto precostituito e di valore com’è il tessuto architettonico genovese. Ho sempre perseguito questo obiettivo, con fatica anche, perché insegnare progettazione non è una passeggiata. Terminato il lavoro come docente, mi sono trovata a dover decidere cosa volevo fare, non potevo stare senza far nulla. Ma anche lì, le cose sono accadute per caso: non avevo mai pensato di mettermi a dipingere, e non considero nemmeno pittura quello che faccio, lo vedo piuttosto come un proseguimento della mia ricerca sulla città e sulle sue architetture, solo fatta in modo un po’ diverso; l’incontro casuale con un’amica che ha sempre dipinto mi ha messo in testa l’idea e ho cominciato a fare qualcosa. A me i primi risultati non piacevano molto, agli amici sì; un giorno incontro Raimondo Sirotti e gli chiedo di dare un’occhiata a questi lavori, chiedendogli di essere assolutamente sincero. Con mia grande meraviglia mi dice che nelle mie immagini c’è “una grande forza”, e un modo di comporre che non usa nessuno. Decide di organizzarmi una mostra: cosa lontanissima da me, io avevo cominciato con l’idea di regalarne e al limite vendere qualche quadro ad amici e conoscenti! Così mi sono ritrovata a fare la mia prima mostra personale nel gennaio del 2009 presso la Fondazione Garaventa».
Come incide il suo essere architetto sulla visione che ha delle cose e sul suo approccio all’arte?
«Moltissimo, non lo posso ignorare. Saper leggere, capire l’architettura, vederne le contraddizioni e gli aspetti positivi è il tema, il mio tema. Però non sono una paesaggista: il paesaggio è una visione estatica di una certa particolarità panoramica, con l’intento di fermarne un certo momento, con quei certi colori… la mia è una cosa diversa, io studio l’architettura da dentro, ne studio il rapporto con il territorio. Ci vogliono anni di studio, e il pittore che dipinge il paesaggio non ha questo retroterra, non gli è indispensabile, nessuno glielo chiede. Per me che nasco come architetto, che sono un architetto che dipinge, è importante far vedere interno ed esterno di un edificio: è un’immagine abbastanza normale pensandoci, un’immagine che tutti abbiamo. Faccio un esempio semplice, riferendomi alla mostra che ho fatto di recente sui teatri genovesi: io del Carlo Felice conosco un prima e un dopo, una distruzione e una ricostruzione, una collocazione che è Piazza De Ferrari, un percorso per arrivarci che mi fa passare per certe vie… quello che cerco di fare è condensare in un’immagine tutto ciò che so del soggetto».
Quindi è presente anche l’elemento temporale…
«Sì. Di fatto, la mia pittura è un racconto. Credo che molti pittori lo facciano, ognuno con un linguaggio diverso. Questo è ciò che io voglio fare».
La leggerezza dell’acquerello e delle svelte linee di contorno, i piani sovrapposti su cui si affastellano scorci di luoghi ed edifici. Può spiegare queste scelte stilistiche?
«L’immagine che noi abbiamo delle cose non è puramente estetizzante, l’estetica è composta da cose vere, da strutture, materiali, emozioni… esce fuori quello che uno pensa di quell’oggetto, e quell’oggetto è necessariamente percepito in tanti momenti diversi. Certo poi interviene la composizione che deve essere equilibrata. Uso acquerello e tempera perché sono trasparenti, e la trasparenza mi permette di realizzare tutto ciò che ho detto, con l’olio non potrei. Qualcuno mi fa notare che il disegno nei miei quadri mantiene una certa prepotenza, forse è vero… io cerco di cancellarlo, però fa parte di me. Io alle medie non facevo economia domestica, disegnavo! Mi avevano dato da decorare una lampada per il preside… Il disegno è stato davvero il leit motiv di tutta una vita. Infatti quando si è imposto il computer ho avuto grossi problemi! Coi miei studenti del primo anno mi sono rifiutata di lasciare che iniziassero a disegnare col computer. Si inizia a mano, è importante, poi di certo si usa il computer, ma dopo: è come voler guidare l’auto senza aver prima imparato a camminare. Il disegno è un linguaggio, e come tale sta alla base della comprensione delle cose. Disegnare non è un dono di natura, si impara, e a qualunque età tra l’altro».
Un tipo diverso di scrittura insomma…
«Ma esatto! Tutti scriviamo, mica scriviamo tutti quanti dei romanzi o siamo tutti poeti, né entriamo a far parte della storia della letteratura. Scriviamo perché abbiamo bisogno di comunicare».
Quanto influisce il fatto di essere ligure nella percezione degli spazi urbani e non?
«È un discorso molto complesso. Essere ligure non è così importante secondo me, ma l’ho capito dopo. Genova ha un certo impianto e si è evoluta in relazione al territorio; ho cominciato a fare confronti tra Genova e il resto della Liguria, e ho trovato che esiste un comun denominatore, uno standard: gli antichi erano estremamente seriali e organizzati, con una capacità di legarsi al territorio e usarne i materiali. Partendo da questo ho potuto fare confronti con altri territori e altre realtà, come Venezia o Roma, ed è stato allora che ho capito che sono ligure perché riesco a capire come la Liguria sia stata costruita, e quando l’ho capito è stata una scoperta affascinante. La storia dell’architettura non è fatta dai monumenti, che sono come dei vestiti firmati, degli standard, che arrivano uguali per tutti, in un certo periodo, con un certo stile, e sono la chiesa, il palazzo, il castello. La vera storia è nelle case… l’abitare segue l’evoluzione culturale dell’uomo, è testimonianza dei bisogni di quel momento, ma anche del governo e dell’economia del territorio del tale periodo. E allora in un territorio delicato come quello ligure – e che è delicato ce ne accorgiamo solo in occasione dei disastri – perché non guardiamo come hanno costruito le case prima? Che sono sempre lì? Mentre quelli che vengono giù sono gli interventi dagli anni trenta in poi? Non abbiamo alcuna capacità di leggere criticamente: è per questo che sono molto preoccupata per le scuole d’architettura, perché non insegnano più queste cose».
Cosa crede sia importante trasmettere in quest’ottica agli studenti?
«Ho sempre chiesto loro che prima di fare qualunque traccia su un foglio bianco sapessero che non abbiamo bisogno di inventare niente. Nella storia, nessun artista e tantomeno nessun architetto ha inventato nulla: ha semplicemente trasformato le cose con i bisogni, che spingono a risolvere i problemi che pongono. I territori non sono tutti uguali, hanno strutture adatte a una cosa piuttosto che un’altra, possibilità e limiti. Bisogna porre attenzione a ciò che hanno fatto le comunità quando si sono insediate in un luogo. I Romani assecondavano il territorio. Ora, con tutti gli strumenti che abbiamo, è possibile che non riusciamo a capire nulla? Che per fare delle case in collina anziché adattarsi all’andamento naturale si debba sbancare l’intera collina per poi fare la casa come si farebbe in pianura? Ma perché? Non si può fare quello che si vuole, in architettura dovrebbe essere proprio proibito, e il primo obbligo, che è ciò che deve insegnare chi insegna urbanistica, è proprio questo: rispettare il territorio. Non possiamo continuare a cementificare tutto. E ci sono tante di quelle case sfitte e inabitate. Si arriva al paradosso, che mi provoca un vero dolore, in cui i discorsi sul recupero e sulle possibili soluzioni non li fanno gli architetti, ma altri. Almeno gli architetti dovrebbero ascoltare e saper interpretare le nuove necessità».
Lei è stata anche assessore provinciale, quindi direttamente a contatto coi problemi e le specificità del nostro territorio…
«La mia esperienza di politica attiva risale ai primi anni novanta. Ambiente e territorio erano le mie competenze, ambiti che erano appena “esplosi”, proprio nell’ ’88-’89 erano uscite le prime importanti leggi territoriali. La mia formazione culturale mi ha aiutata molto su come intervenire. Era importante organizzare il territorio, vederne le priorità; come assessore all’ambiente era chiaro che mi occupassi dei problemi idrici! Mettevo intorno al tavolo i sindaci di una vallata per cercare di risolvere e organizzare a livello collettivo, non potevo certo risolvere un problema per un comune sì e un altro no. Devo dire che nonostante le difficoltà iniziali poi questo approccio lo capivano, e si riusciva a collaborare. Io non ero portata a distribuire un po’ di finanziamenti a tanti comuni per non risolvere nulla in generale: era indispensabile organizzare; approvvigionamento e smaltimento delle acque era uno dei temi principali per me visto il ruolo che ricoprivo. Ho fatto guerre tremende per far rispettare il programma elettorale, perché si dicevano delle cose ma poi i fatti erano altri. Certo che i comuni preferiscono spendere per fare le sagre, ma esistono delle priorità, le responsabilità a riguardo sono troppo importanti, e se le cose non vengono fatte bisogna renderne conto. Infatti sono uscita perché ho capito che o si ha un gruppo con cui si riesce ad andare avanti, o da soli non si riesce a fare niente. Questa però è una grossa sconfitta per la politica, che rinuncia al proprio ruolo».
Tornando alla sua attività artistica. Quali sono i suoi soggetti preferiti e perché?
«Il soggetto fondamentale è la città, Genova ma non solo. All’interno di essa, gli spunti sono infiniti. Ho trovato bello individuare dei temi, come ho già fatto: il ponente, i teatri… la mia prossima mostra avrà come tema le ville. E la città ne suggerisce tanti altri, vie storiche, chiese… il mio cuore è sempre sulle strade comunque, e vicino a tutto ciò che su di esse si affaccia. La chiave di lettura è usare un linguaggio originale. Fare la prima mostra è stato come spogliarsi, perché nei tratti del dipinto esce fuori la persona, malgrado tutto».
Quale sarà il futuro della gloriosa piscina Mario Massa? Se lo continuano a domandare cittadini e Municipio Levante che non si rassegnano a vedere sfiorire l’impianto sportivo del porticciolo di Nervi, chiuso ormai da 8 mesi (maggio 2012), senza alcuna concreta ipotesi di rinascita alle porte.
«I cittadini del levante genovese devono avere a disposizione una piscina – sottolinea il Comitato Nervi Quinto, Sant’Ilario – se al porticciolo verrà decisa la realizzazione di qualcos’altro, dovrà essere individuata un’alternativa».
Allo studio ci sono diverse soluzioni, come spiega l’assessore del Municipio Levante, Michele Raffaelli «Quando incontreremo assessori e tecnici del Comune capiremo che cosa sarà attuabile e cosa no».
In questi ultimi tempi, infatti, si è parlato delle possibile trasformazione della piscina in un silos adibito al rimessaggio delle barche, sulla copertura del quale sarebbe ricavato un campo da calcio in erba sintetica. Un progetto che non sembra riscontrare l’apprezzamento dei cittadini, preoccupati dall’eventuale scomparsa di un presidio significativo per il quartiere levantino.
L’occasione per un confronto tra residenti, commercianti e istituzioni sarà l’assemblea pubblica, indetta dal Presidente del Municipio Levante, Nerio Farinelli, giovedì 10 gennaio alle ore 18, presso il Salone del Castello, con al centro diverse questioni rilevanti per il futuro di Nervi: piscina; area del porticciolo; molo (necessari interventi per fronteggiare le mareggiate); ex fabbrica Aura (abbandonata da anni; come recuperare questi spazi?). È prevista la partecipazione del Vicesindaco del Comune di Genova, Stefano Bernini, degli Assessori Pino Boero (Sport) e Valeria Garotta (Ambiente).
«L’intento iniziale, grazie alla presenza dell’Assessore allo sport, Pino Boero, era quello di parlare delle varie opere di manutenzione da effettuare sulla piscina – spiega Farinelli – poi, però, alcune associazioni del porticciolo hanno fatto proposte diverse e quindi abbiamo pensato di allargare il campo della discussione concentrandoci sulle tematiche ambientali con l’Assessore Garotta e su quelle urbanistiche con il Vicesindaco Bernini».
Due fine settimana dedicati allo Scrivere per il cinema, un workshop che si terrà presso la scuola di scrittura creativa Officina Letteraria (via Cairoli 4B) e che sarà tenuto da Federica Pontremoli.
Un progetto rivolto non solo a chi vuole imparare a scrivere sceneggiature, ma anche ad appassionati di cinema che vogliono capire meglio cosa c’è dietro alla realizzazione di un film. «Il workshop vuole far comprendere il percorso che porta “da zero al film”, come viene man mano impostata la narrazione.Tutti i film, dai Vanzina in su,si reggono sulla medesima struttura: soggetto, divisione in tre atti, costruzione delle scene», spiega Federica Pontremoli. Durante il workshop sarà proiettato un film intero e spezzoni di altre pellicole, che verranno “scomposti” e analizzati fino ad arrivare a comprenderne gli elementi essenziali.
A seguire, saranno assegnate esercitazioni diverse per ogni partecipante al workshop – scrivere un soggetto, una scena, una struttura in tre atti e così via – sulla base di indicazioni fornite dalla stessa docente. Nel corso del secondo fine settimana le esercitazioni verranno lette e discusse, e da una di queste si proverà a realizzare un “prodotto finito”. «Il primo passo da compiere, per chi vuole lavorare come sceneggiatore, è rivedere tutta la propria cinematografia alla luce di questi nuovi elementi, allenare occhi e orecchie alla comprensione della struttura del film, del suo equilibrio narrativo. Solo dopo ha senso iniziare a scrivere un proprio film».
Nata a Genova e diplomata in sceneggiatura al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Federica Pontremoli ha collaborato alle sceneggiature di noti film italiani. Qualche esempio: Il caimano e Habemus papam di Nanni Moretti, Magnifica presenza di Ferzan Ozpetek, Lo spazio bianco di Cristina Comencini.
Il workshop si terrà sabato 19, domenica 20, sabato 26 e domenica 27 gennaio. Per informazioni su orari e costi scrivere una mail a officinaletterarialab@hotmail.it.
Il Comune di Genova ha aperto un bando per finanziare associazioni e progetti che coinvolgono i giovani, da destinare a realtà che operano nei Municipi Bassa e Media Valbisagno, ossia le zone colpite dall’alluvione del novembre 2011: i finanziamenti previsti sono per un importo massimo di 22.250 € per ciascun Municipio.
Possono fare domanda associazioni che presentino progetti capaci di coinvolgere giovani e prevedano dei tutor, su varie attività: banca del tempo, cura degli spazi verdi, riordino dei luoghi alluvionati, progetti per la comunità e le fasce fragili. I progetti dovranno durare quattro mesi e coinvolgere ragazzi di età compresa tra i 18 e i 30 anni, italiani e non, residenti nel Comune di Genova. I ragazzi individuati per partecipare al progetto dovranno essere presenti alle iniziative per almeno il 75% della durata e riceveranno un rimborso di 300 €.
Le domande per i finanziamenti possono essere presentate entro le ore 12 di lunedì 21 gennaio 2013, in busta chiusa al Comune di Genova – Archivio Generale e Protocollo, piazza Dante 10. Requisito per fare domanda è essere associazioni di promozione sociale costituite da non meno di 24 mesi e iscritte da almeno 12 mesi nel registro/albo nazionale o regionale di riferimento. Il materiale da portare è scaricabile dal sito del Municipio (www.municipio4mediavalbisagno.comune.genova.it).
Scopo dell’iniziativa è coinvolgere i ragazzi, soprattutto quelli che non appartengono a nessun tipo di associazione, nella vita della propria comunità e nella cura dei luoghi in cui vivono.
I progetti dovranno essere avviati entro 60 giorni dall’individuazione delle associazioni vincirici del bando e avranno durata sino al completamento dell’attività prevista, entro e non oltre il 31 ottobre 2013.
Da mercoledì 9 a sabato 12 gennaio 2013 (ore 20.30) il Teatro della Tosse ospita un nuovo spettacolo del Cantiere Campana: La signora Baba e il suo servo Ruba è una produzione NIM-Neuroni in Movimento, con testo e regia di Marco Taddei e canzoni di Paolo Li Volsi.
Questa la scheda dello spettacolo.
Li abbiamo visti sul palco della Tosse in Orphans alle prese con la drammaturgia di Dennis Kelly, un Kitchen drama intenso e suggestivo e ora ci invitano in un’altra cucina: quella modesta del ristorante della Signora Baba.
Tornano i Neuroni in Movimento con un testo dal sapore Brechtiano vincitore del premio Urgenze per il Teatro Inverso di Brescia. Ispirato a “Il signor Puntila e il suo servo Matti” lo spettacolo si serve dello stile di Brecht: prologo, epilogo, cartelli, canzoni per raccontare una storia civile di povertà e sfruttamento senza rinunciare al gioco e alla leggerezza e al divertimento.
In tutte le serate, a partire dalle 19 aperitivo a buffet al Cafè Ubu nel foyer del teatro.
Innanzitutto un Buon 2013 a tutti i nostri seguaci, lettrici e lettori! Non so quanti di voi si siano potuti permettere un viaggio o una vacanza, però oggi vorrei trattare anche questo argomento, crisi permettendo.
Reduce da buonismo natalizio, non voglio tediarvi troppo, perciò in questa puntata sarò… semplice. Quando prenotiamo un viaggio, possiamo farlo attraverso la nostra agenzia di viaggio di fiducia oppure attraverso internet.
Se ci rechiamo presso l’agenzia di viaggio, ci rivolgiamo ad un soggetto che in qualche misura agisce contrattualmente per nostro conto; quindi si crea un rapporto contrattuale – per così dire – di intermediazione tra noi ed un tour operator.
Il rapporto contrattuale con l’agenzia di viaggio “termina” un attimo prima della nostra partenza; da quel momento in poi, i guai che accadono sono imputabili (giocoforza) a chi ha organizzato il viaggio.
In caso di ritardi, smarrimento bagaglio o quant’altro, la responsabilità passa al vettore in virtù di un contratto di trasporto, salvo che il tutto non sia organizzato del tour operator: in questo caso, è a quest’ultimo che dovremo rivolgerci per chiedere i danni.
Quindi, non potremo mai chiedere i danni da vacanza rovinata ad un’agenzia di viaggi; quest’ultima sarà responsabile solo in relazione ad una cattiva gestione nella prenotazione di un volo e di errori che precedono la nostra agognata vacanza.
Se invece abbiamo acquistato un viaggio attraverso il web, dobbiamo avere letto tutte le condizioni contrattuali presenti all’interno del sito e stampare tutto quanto; purtroppo accade spesso che i tour operator non inseriscano tutte le condizioni contrattuali, cosicché il consumatore non potrà mai conoscerle.
Il termine entro il quale vanno chiesti i danni – in genere – è di cinque anni.
Ma attenzione, se parliamo di bagaglio perduto o rovinato il termine può ridursi ad un anno; il motivo per cui tutto ciò non è chiaro risiede nel fatto che esistono diverse convenzioni internazionali in merito, le quali fanno riferimento a situazioni differenti a seconda che si tratti di un viaggio all’interno dell’Unione Europea o di un viaggio “extraeuropeo”.
Per quanto riguarda i cosiddetti cataloghi di viaggio, questi sono una casistica differente:
– se il tour operator non adempie a quanto “promesso” deve risarcire i danni;
– se l’agenzia di viaggi prenota un viaggio differente da quello da voi scelto su catalogo, essa ne sarà responsabile;
– se voi non avete, con la dovuta attenzione, letto le informazioni contenute nel catalogo, non potrete certo chiedere i danni a qualcuno.
Per concludere, prima di partire, usate la testa, sennò quando tornate rischiate di perderla!
Alberto Burrometo
Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.
«Quanto è accaduto in questi giorni al Cep è il simbolo di quanto facciano fatica a dialogare istituzioni e comunità – scrive il direttivo del Consorzio Pianacci – Una delle funzioni di chi amministra deve essere quella di facilitare le strutture sociali della città e non di complicarne il lavoro appassionato e volontario. Sia chiaro: questa è un’osservazione purtroppo trasversale a tutte le forze politiche e partitiche che potrebbero amministrare la cosa pubblica a Genova».
Stiamo parlando dell’ultima polemica sorta intorno alla gestione dell’area Pianacci nel quartiere Cep, sulle alture di Prà, un luogo a forte carattere sociale che sabato 6 gennaio ha riaperto i battenti dopo l’ennesima proroga della concessione di affidamento, per altro arrivata il 31 dicembre scorso, all’ultimo minuto utile.
«Crediamo sia stato doveroso riaprire e ridare la frequentazione della Pianacci ai bambini, ai giovani, alle famiglie e agli anziani che, per la prima volta dal 1996, hanno visto l’area chiusa per 4 giorni consecutivi – sottolinea il direttivo del consorzio – Uno spazio che è il centro di una vasta area del Cep che quotidianamente accoglie tutti, come ad esempio decine di minori che giocano nel campetto, il quale dovrebbe essere affittato secondo i criteri del Comune».
La disputa ruota intorno alla prossima definizione del bando di gara per la gestione delle strutture. In ballo ci sono due visioni nettamente contrapposte: da un lato chi crede sia necessario continuare a considerare il Pianacci uno spazio associativo, permettendo così agli attuali gestori (il Consorzio Pianacci), oppure al soggetto che si aggiudicherà il bando, di proseguire le attività a favore del quartiere; dall’altro chi ritiene, invece, che debba prevalere il carattere sportivo, aprendosi a nuovi soggetti in grado di fronteggiare gli elevati costi che tale ipotesi comporta, con l’inevitabile riduzione della vocazione sociale che caratterizza l’area.
«È vero che in quest’area c’è una pista di pattinaggio e un campetto a 5 – continua il direttivo del Consorzio Pianacci – ma bisogna ricordare che lo stesso campetto viene usato gratuitamente dai giovani e dai Servizi Sociali del Comune ed è stato affittato solo 6 volte nel 2011». In pratica su 257 mila euro del bilancio 2011 del Pianacci «Solo 15 mila euro provengono dalle attività sportive di quegli impianti», precisa il direttivo del Consorzio.
«Se il bando di gara per la gestione fosse emesso considerando l’area Pianacci una struttura prevalentemente sportiva, questo potrebbecostituire un elemento di rischio per la continuazione delle attività sociali sviluppate nel quartiere dalla nostra associazione – conclude il direttivo del Pianacci – Il Vicesindaco, Stefano Bernini, ha ribadito la volontà di incontrare gli assessori competenti e il Municipio Ponente, oltre all’associazione stessa, per affrontare e risolvere la questione».
Finalmente le parti si siederanno intorno ad un tavolo per fare chiarezza, si spera in maniera definitiva, sui ruoli di ognuno, affinché non venga disperso il patrimonio di attività che hanno reso possibile trasformare il Pianacci nel luogo simbolo del riscatto di un intero quartiere.
Chi non vorrebbe vedere in campagna elettorale personaggi come Giotto, Dante Alighieri, Leonardo da Vinci, Giuseppe Verdi o Federico Fellini? Quanti considerano la cultura una risorsa fondamentale per il nostro Paese e vorrebbero avesse il posto che merita?Le “Primarie della cultura” – iniziativa promossa dal FAI (Fondo Ambiente Italiano)e ispirata dai giovani della Fondazione che dal 1975 contribuisce alla tutela e valorizzazione del patrimonio d’arte, natura e paesaggio italiano – rispondono a queste esigenze dando l’opportunità di manifestare e sostenere le proprie priorità, in compagnia di personaggi simbolo della storia del bello del nostro Paese.
Dal 7 al 28 gennaio 2013 sul sito delle Primarie della cultura (http://www.primariedellacultura.it/) sarà possibile esprimere con il voto la propria preferenza fino a tre fra i quindici temi proposti che da sempre contraddistinguono l’attività della Fondazione: cultura, paesaggio, ambiente. Al termine della consultazione i cinque temi più votati saranno annunciati ufficialmente in conferenza stampa e presentati ai partiti e candidati delle prossime elezioni politiche così che possano far proprie le idee e dar loro concretezza.
«L’attuale legge elettoralenon permette ai cittadini di scegliere i parlamentari – spiega il Presidente del FAI, Ilaria Borletti Buitoni – Perciò abbiamo deciso di sostenere questa iniziativa che prova a ridare voce agli elettori, mettendo a disposizione la possibilità di individuare idee e proposte concrete che i candidati possano fare proprie. Le Primarie della cultura vogliono dare risposte ad una domanda trascurata e fondamentale per il Paese: come salvare la cultura italiana boccheggiante dopo decenni di indifferenza, come rendere lo straordinario patrimonio storico artistico a paesaggistico una ricchezza che può generare anche sviluppo, come ritrovare l’identità di un Paese la cui bellezza e arte, tutto il mondo conosce».
Un’iniziativa che invita i cittadini a mobilitarsi e proporre le priorità da indicare al prossimo governo, con la consapevolezza che se non si può scegliere il candidato si possono almeno scegliere le sue idee. Sarà possibile votare solo online sul sito delle Primarie della cultura e sulla pagina Facebook del FAI, grazie all’apposita applicazione, che, insieme al profilo Twitter e Google Plus della Fondazione, sarà un ulteriore strumento per commentare e discutere le priorità della community. Vota le tue priorità, hai tempo fino al 28 gennaio!
L’epilogo della scellerata svendita dell’ex Ospedale Psichiatrico di Quarto non poteva essere diverso. Dopo anni segnati da scelte contraddittorielo sperpero di denaro pubblico è sotto gli occhi di tutti: dal 1 gennaio 2013 l’Azienda ASL 3 Genovese (ex pubblica proprietaria) pagherà un affitto per poter continuare a mantenere i servizi sanitari e sociali nell’area di Quarto che «Tuttora impiega 400 lavoratori, coinvolge migliaia di utenti e “occupa” tantissime strutture pubbliche concretamente costituite da case e palazzi – afferma il segretario della sezione genovese del sindacato autonomo Fials, Mario Iannuzzi – Siamo tutti in attesa della delibera (stranamente mancante…), che ci illumini sul costo dell’affitto…».
La vicenda merita un breve riassunto delle puntate precedenti «Dopo la vendita di un pezzo dell’ex PSS realizzata dalla precedente maggioranza di destra, l’attuale Giunta regionale di “sinistra” eredita comunque “mezza Quarto” – spiega un comunicato della Fials – Disdetta la nota operazione ITT e per sanare i bilanci e affrontare i tagli nazionali al welfare e alla sanità decide di “vendere tutto”. La partita di giro consegna la proprietà ad ARTE – ex IACP Ente strumentale della Regione – che copre con 70/80 milioni l’intera operazione contabile mettendo all’incanto una parte consistente del Patrimonio sanitario pubblico (Quarto e altre aree). L’incasso aggira i Bilanci dell’ASL 3 genovese e realizza una “partita di giro” che finisce a vantaggio esclusivo della Regione».
«Le scadenze elettorali cittadine (Comune di Genova) impegnano fans e comitati della Lista Doria che impugnano (in ritardo ma meglio tardi che mai ) la vendita di Quarto e con l’appoggio del neo Sindaco riaprono una sorta di confronto con la Regione – continua il sindacato autonomo – La questione si intreccia con il “piano dei tagli”, la vicenda Galliera, le proteste a Sestri, Sampierdarena e Pontedecimo, il”boccone” IST–S.Martino».
«I “mal di pancia” (ancora acuti …) nella maggioranza regionale partoriscono l’attuale impasse che prima blocca e poi riduce a carta straccia il mega piano dei trasferimenti (comprensivo della cinica deportazione dell’utenza più fragile), da Quarto vero altri lidi», sottolinea la Fials, che lancia una stoccata a Palazzo Tursi«La “sensibilità” dell’Amministrazione Comunale e del suo Sindaco si ferma sulla soglia di Quarto. Il primo cittadino è anche il “primo smemorato”: non dimentica solo le dichiarazioni elettorali su AMT ma si scorda di avere firmato carte e documenti per difendere la sanità pubblica e gli ospedali di Sestri e Pontedecimo. Vigilare su Quarto è perciò d’obbligo. Anche i più ingenui non faticano ad immaginare all’opera forze concrete interessate all’area».
Nel mezzo resta la Direzione Generale della ASL 3 che «Pur fornita con “editto di Giunta” dei “pieni poteri”è costretta ai “conti politici” anche quando non coincidono con i “conti economici” – spiega la Fials –Atti alla mano la Direzione aziendale scrive e dichiara che per “spostare tutta Quarto” occorre spendere, in strutture alternative e appalti, almeno 8 milioni di euro. Ma nessuno in Regione e in Comune batte ciglio e i primi lavori partono (bando di deportazione per disabili, lavori allo Scassi e in Valbisagno, sfratto al centro sociale ecc.). Come si sa una piccola fetta dell’intero complesso – quella intorno alle RSA – non è mai stata ceduta perché, si dice, sia condizionata da mutui e/o contenziosi».
Infine nell’ottobre 2012 «Arriva una delibera Regionale (concertata con il Comune di Genova?) che elenca puntigliosamente tutti i servizi che devono restare nell’area di Quarto – continua il comunicato – La Direzione Aziendale se ne fa una ragione e a stretto giro di posta delibera la revoca delle sue precedenti delibere (dismissione dell’area di Quarto), dichiarando che per allocare a Quarto tutti i servizi elencati dalla Regione occorrono circa 9500 metri quadrati ma l’area “disponibile per l’azienda” è di soli 4200 metri quadrati costituiti dai pochi padiglioni non ceduti».
Da allora – inizio dicembre 2012 – tutto tace. «Risultato: dal 1 gennaio 2013 la ASL 3 pagherà un affitto ad ARTE per restare nell’area di Quarto – conclude il segretario Fials, Mario Iannuzzi – Questo affitto peserà sui già disastrati Bilanci aziendali sottraendo risorse preziose all’assistenza diretta. È tanto lecita quanto obbligatoria una domanda: chi pagherà per questo scempio di risorse pubbliche?».
Non fanno concorrenza ai giornali, né ai fotografi professionisti (anche se le opinioni in merito sono diverse). Sono persone qualunque, che non lavorano necessariamente nella comunicazione ma conoscono il linguaggio di Internet e dei social network. Sono anzitutto genovesi che amano la loro città e vogliono raccontarla.
Su Era Superba abbiamo parlato già in altre occasioni dei blogger di Genova: sono persone che a modo loro raccontano la città e i suoi dintorni, scegliendo la chiave di lettura che preferiscono ed esprimendola nella massima libertà. Alcuni esempi. C’è chi vuole recensire con ironia ristoranti e locali a Genova; chi vuole promuovere la mobilità sostenibile, in particolare l’uso della bicicletta; chi come Sophia dalla Nottemira a valorizzare la cultura in città; chi, come Andrea Boutros, racconta da Genova il suo Paese di origine; chi promuove la salute e l’uso consapevole della tecnologia, come i titolari della Farmacia Serradi Voltri; chi sceglie la strada della provocazione, come Camogli paese del sesso.
Una delle più note blogger genovesi è senza dubbio colei che si nasconde sotto lo pseudonimo Dear Miss Fletcher, che ogni giorno sul suo spazio web racconta e fa vedere le bellezze del capoluogo ligure e dei suoi dintorni. Un nome che deriva dalla curiosità, caratteristica propria del personaggio televisivo Jessica Fletcher (protagonista del telefilm La signora in giallo, interpretata da Angela Lansbury). Uno pseudonimo nato da una ricerca molto personale: «Anni fa decisi di dedicarmi a ricostruire il mio albero genealogico. Avevo poche notizie, ma con una paziente ricerca tra archivi storici e archivi delle chiese sono riuscita a trovare moltissime informazioni, le vite di alcuni miei ascendenti sono talmente avventurose da essere degne della trama di un romanzo».
Il blog è caratterizzato da numerosi post ricchi di fotografie che raccontano la storia della città, attraverso i quali la blogger ha fatto conoscere Genova anche a persone che vivono in altre regioni italiane e all’estero. Quali sono i temi più cercati dai lettori? Miss Fletcher elenca Fabrizio De Andrè, le mostre a Palazzo Ducale (attualmente in corso quelle di Joan Mirò e Steve McCurry), l’Acquario, il dialetto e le tradizioni (esempio: cosa significa maccaja?).
«Ciò che si trova sul mio blog è parte delle mie esperienze. Da quand’ero ragazzina amo andare a scoprire i caruggi. Sempre a zonzo per i vicoli, lo faccio da tutta la vita. Ho portato sul blog le mie passeggiate per Genova, ho portato su quelle pagine il mio sguardo attraverso le fotografie. Per esempio mi interessa la storia, in particolare il Risorgimento, scriverne è per me una passione: Genova è la città dei patrioti, trovare i collegamenti tra i personaggi storici e i luoghi della città è un divertimento e a volte una sorpresa».
I blog possono essere uno strumento utile per riqualificare la città e farla conoscere? «La nostra città potrebbe vivere solo di turismo, è una città di storie e di misteri, una città dal passato glorioso da non dimenticare, un luogo dalle molte opportunità che meritano maggiore risalto. Tempo fa pubblicai un post sulle mura della Malapaga e un lettore mi scrisse di aver lavorato per anni in quella zona, alle riparazioni navali Oarn e di non aver mai visto le Mura. Gli suggerii di andarle a scoprire e lui tempo dopo tornò sul blog e scrisse: ho seguito il tuo consiglio e sono andato a farmi un giro sotto le mura, è vero, le ho viste con occhi diversi. Molti miei lettori mi scrivono: non sapevo che Genova fosse così bella. Per me è un privilegio sapere che il mio blog è un mezzo per scoprirla».
Il Comune di La Spezia ha aperto due bandi per la formazione di un elenco ristretto (short list) per collaborazioni professionali presso le sue strutture culturali: il Teatro Civico e il Musei Camec.
L’eventuale collaborazione si svilupperà con le modalità previste dalle vigenti norme in materia di prestazioni d’opera di soggetti esterni alla pubblica amministrazione e dovrà essere prestata personalmente presso la sede del Teatro Civico. La durata della collaborazione è di norma annuale, correlata alla programmazione della stagione teatrale, ma può variare in rapporto alle necessità di volta in volta individuate.
Il bando dedicato al teatro scade lunedì 14 gennaio e mira a creare un elenco di collaboratori disponibili a svolgere attività di scelta, programmazione, organizzazione e promozione di spettacoli teatrali.
Le attività da svolgere sono inerenti il settore del teatro e spettacolo nei seguenti segmenti:
– scelta e programmazione operativa di spettacoli teatrali;
– organizzazione e promozione di spettacoli teatrali;
– rapporti con le produzioni teatrali e predisposizioni di contratti da sottoporre alla struttura amministrativa del Teatro.
I requisiti di ammissione all’elenco sono:
– diploma di scuola secondaria superiore
– esperienza pluriennale del lavoro di teatro e spettacolo
– conoscenza delle produzioni teatrali italiane
La domanda (comprensiva di curriculum vitae, copia di un documento di identità e sintetica relazione del progetto con cui si intende operare per scegliere e organizzare una rassegna di spettacoli teatrali) dovrà essere presentata entro lunedì 14 gennaio presso Istituzione per i Servizi Culturali del Comune della Spezia (via del Prione 236) all’attenzione del Direttore Marzia Ratti.
Il bando legato all’arte è finalizzato a formare un elenco di organizzatori di eventi espositivi e curatori di mostre presso il Centro d’arte moderna e contemporanea della Spezia, che prevede le seguenti attività:
– collaborazione alla progettazione di eventi espositivi con particolare riguardo all’arte contemporanea;
– cura e/o organizzazione di mostre temporanee presso il CAMeC;
– collaborazione all’effettuazione di prestiti di opere d’arte in entrate e in uscita dal CAMeC.
I requisiti di ammissione sono:
– diploma di laurea quadriennale (vecchio ordinamento) o laurea specialistica e/o magistrale (nuovo
ordinamento) nell’ambito delle discipline umanistiche afferenti al settore dei beni culturali
– ottima conoscenza della lingua inglese scritta e parlata.
Tutti i candidati che risultino in possesso dei requisiti specificati saranno inseriti, in ordine alfabetico, nelle short list. Non è pertanto prevista una graduatoria. Gli eventuali incarichi saranno affidati in base alle necessità di volta in volta occorrenti, tramite una valutazione comparativa dei curricula e delle relazioni presentate da ogni candidato. La short list avrà durata di 12 mesi a partire dal termine del procedimento e dalla sua pubblicazione.
La domanda e il materiale (analoghi al bando teatrale) dovranno essere consegnati entro giovedì 17 gennaio 2013.