Autore: erasuperba

  • Certosa, area ex Fillea: la riqualificazione deve partire dai diritti delle persone

    Certosa, area ex Fillea: la riqualificazione deve partire dai diritti delle persone

    L’ultimo incontro fra cittadini ed istituzioni si è svolto venerdì scorso. Il comitato di via Piombelli si è confrontato con l’assessore Farello e gli esponenti locali del Partito Democratico. Al centro del dibattito l’area ex Fillea, uno spazio destinato a parcheggi a pagamento ed aree blu per la sosta. Nel corso degli anni, a più riprese, i cittadini di Certosa hanno protestato per il taglio di posti auto riservati ai residenti e per l’aumento del costo delle aree blu.

    Ma via Piombelli non è solo automobili, è una strada stretta che si arrampica sulle alture di Certosa, dalla quale partono diversi percorsi escursionistici per il Parco delle Mura e il Garbo, un luogo che un tempo era un polmone verde della delegazione ed oggi – a causa della cementificazione – è diventato un castello di case che poco a poco si sono mangiate il bosco. L’ultima colata di cemento è stata arrestata recentemente grazie alle pressioni degli abitanti di via Piombelli che hanno convinto l’amministrazione Comunale a rivedere il progetto che prevedeva la realizzazione di due nuovi palazzi.
    Senza dimenticare le servitù pubbliche della zona, due viadotti dell’ autostrada A7 a breve distanza l’uno dall’altro, uno dei quali radente le case, una galleria sotterranea delle ferrovie che crea notevoli disagi agli abitanti a causa dei rumori e delle intense vibrazioni a tutte le ore del giorno e della notte, la presenza di una pericolosa discarica abusiva di rifiuti tossiciveleni interrati in un’area di 5500 metri quadratiper decenni fonte di inquinamento “indisturbato”, non ancora bonificata nonostante una sentenza del Consiglio di Stato nel 2010 abbia condannato il Comune di Genova ad occuparsi della bonifica.

    Mentre l’immenso parcheggio nella parte bassa della via – come da anni segnalano gli abitanti – si è trasformato in una vera e propria “terra di nessuno”. «Un serbatoio esclusivamente dedicato a contenere autovetture è degradante – sottolinea Patrizia Palermo del Comitato di via Piombelli – per di più collocato in un contesto già difficile e delicato dove la necessità di interventi e progetti anche a lungo termine sono fondamentali».
    L’obiettivo dell’incontro è stato quello di segnalare le criticità più acute che da tempo emergono nell’area ex Filea. «La criticità principale è relativa alla sicurezza soprattutto delle persone che a vario titolo transitano nell’area – spiega il Comitato – Una ridefinizione della viabilità e della segnaletica è dunque una priorità».

    Le altre questioni affrontate nell’incontro sono state l’aspetto tariffario e la rideterminazione degli orari delle strisce gialle per il transito degli autobus nell’adiacente via Canepari. È emersa con evidenza l’esigenza di garantire posti auto a rotazione (a disco e a tariffa oraria) soprattutto per coloro che non hanno diritto a posteggiare perché esclusi dallo zsl o perché provenienti da altre zone per fare acquisti a Certosa. Inoltre è stata richiesta anche una rastrelliera per chi desidera posteggiare la bicicletta.

    «Da sempre ho sostenuto l’insufficienza e l’inadeguatezza degli interventi su un’area degradata, brutta, sporca e insicura – afferma Patrizia Palermo – e ciò a prescindere dalla sola questione delle tariffe orarie e dal numero di posteggi a pagamento o in affitto che, seppur rilevante, nulla ha a che fare con la necessità di una riqualificazione seria e vera dell’intera Area».
    È necessario un progetto di restyling della zona che non sia indirizzato a tutelare esclusivamente i diritti dei proprietari delle automobili, ma al contrario possa migliorare la qualità della vita dei residenti, soprattutto bambini e anziani, in una zona dove non ci sono marciapiedi, strisce pedonali, pulizia, spazi per transitare in sicurezza e vivere dignitosamente.
    «Sono anni che diciamo che l’area ex Filea deve essere ripensata e costruita anche sulle persone e non solo sulle auto da posteggiare sotto casa», sottolinea il Comitato. Quindi alberi, giardini, un parco giochi per i più piccoli e panchine per gli anziani, queste sono le esigenze primarie degli abitanti del quartiere.

    «La necessità di bilanciare le esigenze di tutti, innanzitutto dei pedoni e delle persone che vivono nelle zone limitrofe, oltre che dei proprietari di autovetture e del commercio della zona, è un aspetto che non può e non deve essere trascurato da parte di chi amministra e amministrerà questa città e questa parte di territorio – conclude il Comitato – Governare pensando che le decisioni e i progetti coinvolgono innanzitutto la vita delle persone non può permettere la creazione e il mantenimento per decenni di spazi urbani come la Filea».

     

    Matteo Quadrone

  • “Welcome in disagio”, nuovo album dei Meganoidi alla Feltrinelli

    “Welcome in disagio”, nuovo album dei Meganoidi alla Feltrinelli

    MeganoidiGiovedì 12 aprile 2012 la libreria Feltrinelli di via Ceccardi ospita uno showcase della band genovese I Meganoidi, in occasione dell’uscita del loro nuovo album “Welcome in disagio”, prodotto dall’etichetta genovese Green Fog Records.

    Il gruppo si è formato circa 15 anni fa ed è formato da Davide di Muzio alla voce, Luca Guercio alla tromba e alla chitarra, Jacco Basso alla chitarra baritona, Bernardo Russo ai synth e Francesco La Rosa alla batteria.

    L’incontro sarà moderato da Lucia Marchiò.

  • Diventare attore: casting a Genova per una fiction Endemol

    Diventare attore: casting a Genova per una fiction Endemol

    cinepresaGiovedì 12, venerdì 13 e sabato 14 aprile 2012 si terranno tra Genova e Finale Ligure i provini per una fiction prodotta da Endemol dal titolo “Rosso San Valentino”, le cui riprese si svolgeranno in Liguria (nelle città di Genova, Finale Ligure, Noli e San Remo) dal 7 al 20 maggio.

    Le selezioni sono a cura del Gruppo Cineworld Roma, che opera da oltre 25 anni nel mondo del cinema e dello spettacolo. I casting sono rivolti a comparse da 18 a 60 anni e bambini e bambine da 8 a 10 anni.

    Questo il calendario:
    – giovedì 12 aprile, Villa Bombrini (Cornigliano), dalle 10 alle 18
    – venerdì 13 e sabato 14 aprile, Cinema Angelicum (Finale Ligure) dalle 10 alle 18.

    Per sostenere il provino, il candidato dovrà presentare la fotocopia di documento d’identità valido e codice fiscale (permesso di soggiorno valido se stranieri), più una delega dei genitori se minorenne.

  • Storia del trasporto pubblico: una mostra fotografica per riflettere sul futuro

    Storia del trasporto pubblico: una mostra fotografica per riflettere sul futuro

    Uno sguardo sul passato che diventa un’occasione preziosa per rifletere sul futuro del trasporto pubblico nella nostra città.

    L’associazione MetroGenova – fondata nel novembre del 2007 su iniziativa di un gruppo di genovesi che hanno voluto condividere la comune passione per il trasporto pubblico, allo scopo di studiare, valorizzare e promuovere le reti di trasporto pubblico a Genova e nella sua area metropolitana – nei locali della sua sede in via Aurora 8r a Boccadasse propone una mostra fotografica sulla storia del trasporto pubblico che sarà inaugurata sabato 14 aprile alle ore 11:30 e sarà visitabile sabato dalle ore 15 alle 19 e domenica dalle 10 alle 12:30 e dalle 15 alle 19.

    Cinque tabelloni con descrizioni, ricostruzioni storiche, splendide fotografie e video, permetteranno ai visitatori di riscoprire come ci si muoveva a Genova quando il traffico era ancora limitato ed esisteva una rete capillare di tram che dal centro città conducevano fino a Nervi.

    Tutto parte da Boccadasse perchè qui sorgeva il centro di tutto il sistema, ovvero la storica rimessa di Boccadasse, oggi destinata a trasformarsi in area residenziale.

    «La rimessa di Boccadasse ha segnato la vita del quartiere e più in generale di tutto il Levante – spiega Luigi Piccardo, presidente di MetroGenova – per questo la nostra mostra non riguarda solo bus e tram, un ampio spazio sarà dedicato anche al futuro della zona. La rimessa è stata realizzata nel 1926 solo per  i tram poi il piano inferiore è stato dedicato agli autobus che iniziavano a circolare per le nostre strade».

    Le foto degli anni ’30 con i cittadini appesi a grappolo alle fiancate dei tram non sembrano molto distanti dalle scene di sovraffollamento visibili oggi sugli autobus genovesi. «Il problema è il calo dei finaziamenti statali destinati al settore  – continua Piccardo – di conseguenza si è verificato un drastico calo delle corse e delle frequenze. Abbiamo predisposto uno studio per testimoniarlo ma penso che sia una realtà osservabile anche ad occhio nudo. Però, oltre a lamentarsi di questo, in Amt dovrebbero cambiare le cose: c’è un parco mezzi troppo vecchio e gli autobus spesso si bloccano a causa di problemi meccanici. Sono riflessioni che noi facciamo da tempo ma che purtroppo, almeno finora, non sono state prese in considerazione».

     

    Matteo Quadrone

  • Provincia cronica: concorso dove musica e letteratura s’incontrano

    Provincia cronica: concorso dove musica e letteratura s’incontrano

    balla coi cinghialiProvincia Cronica è la prima edizione di un concorso che abbina la passione per la musica e quella per la letteratura, dove ogni partecipante potrà scrivere un racconto o una poesia il cui tema sia ispirato a un brano musicale.

    Provincia Cronica è nato dalla collaborazione tra il magazine on-line novarese AsapFanzine.it, l’associazione musico-culturale Balla coi cinghiali e il Comune di Cerano.

    I temi su cui scrivere sono i seguenti quattro:
    Le labbra (dal disco di Paolo Benvegnù)
    Il periodo ipotetico (dalla canzone degli Amor fou)
    Toilette memoria (dall’album di Moltheni)
    Inquinamento? No grazie

    Il concorso è aperto a tutti, senza limiti di età. I racconti e le poesie dovranno essere inediti e in lingua italiana: per le poesie non ci sono limiti di lunghezza, mentre i racconti dovranno essere lunghi fino a 12.000 battute (spazi inclusi). Il materiale dovrà essere inviato entro il 15 maggio 2012 alla redazione di Asap Fanzine (via D’Enricis 17 – 28100 Novara, info@asapfanzine.it).

    La premiazione si svolgerà durante il festival Balla coi cinghiali di Bardineto: il primo classificato di ciascuna sezione (poesia e narrativa) riceverà un’opera d’arte offerta dalla galleria Cloud Factory di Roberto Ascoli; inoltre una selezione di racconti sarà pubblicata in una raccolta e un gruppo di autori sarà invitato a partecipare a un incontro-dibattito al comune di Cerano in autunno.

  • Botteghe di mestiere: un bando per la formazione dei giovani nei settori dell’artigianato

    Botteghe di mestiere: un bando per la formazione dei giovani nei settori dell’artigianato

    Favorire la formazione, l’occupazione e rafforzare l’appeal dei mestieri artigiani: è questo l’obiettivo del bando per la creazione di “botteghe di mestiere” che, anche in Liguria, consentiranno ai giovani di ricevere una formazione in loco in diversi settori dell’artigianato. Il bando rientra nel programma “Amva”, Apprendistato e mestieri a vocazione artigianale, ideato e attuato da Italia Lavoro, l’ente strumentale del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Parliamo di 14 milioni e 850 mila euro messi a disposizione per finanziare la nascita di botteghe di mestiere in ciascuna delle 110 province italiane.

    Oltre a trasmettere competenze ai giovani, favorire il ricambio generazionale e stimolare la crescita di una nuova imprenditoria, il progetto consentirà anche di sviluppare la nascita di reti e consorzi di imprese locali.

    «La Regione Liguria ha individuato i settori di riferimento per la creazione di botteghe di mestiere in Liguria – spiega Luca Costi, segretario regionale di Confartigianato Liguria – si va dagli acconciatori ed estetisti ai muratori e carpentieri, dal settore della nautica a quello dell’idraulica. In ogni caso, sarà fondamentale unire le forze per partecipare al programma: creare consorzi e associazioni tra imprese di settore, per cui non è prevista una limitazione provinciale a differenza delle altre regioni, consentirà infatti di soddisfare i criteri di partecipazione al bando e di accedere ai finanziamenti».

    Fare rete sarà una scelta obbligata per le micro imprese liguri, dato che l’accesso ai singoli progetti del programma “Amva” è consentito solo a imprese artigiane aggregate che abbiano almeno 100 dipendenti. «Le imprese liguri dovranno dimostrare la capacità di aggregarsi per rafforzarsi ed essere più competitive sui mercati, senza snaturare la propria dimensione», dice Claudia Tomassetti, responsabile politiche formative di Confartigianato Liguria.

    La formazione nelle botteghe di mestiere si svilupperà in tre tirocini, ognuno dei quali a durata semestrale. A ogni ciclo parteciperanno al massimo 10 tirocinanti, a cui verrà riconosciuta una borsa di 500 euro mensili se svolgeranno almeno il 70% del percorso formativo. Le imprese aderenti riceveranno invece una sovvenzione di 250 euro per tirocinante, pari a 45 mila euro in 18 mesi.

    Le domande potranno essere presentate entro il 1 giugno 2012: per avere maggiori informazioni sulle modalità di partecipazione al bando le imprese interessate possono rivolgersi alle associazioni provinciali di Confartigianato Liguria.

  • Prà: un’antenna Wind inquina la Fascia di Rispetto

    Prà: un’antenna Wind inquina la Fascia di Rispetto

    Un’antenna telefonica del colosso WIND è al centro delle polemiche, accusata di inquinare la Fascia di Rispetto di Prà con le sue emissioni tossiche. La denuncia arriva dal Comitato per Prà che ormai da tempo cerca un contatto con la società per chiedere l’elettrificazione di tale impianto – oggi alimentato da un motogeneratore – al fine di eliminare l’emissione in atmosfera di anidride carbonica e del rumore provocato dai motori.

    Oggi gli impianti di telefonia mobile presenti sulla piattaforma del VTE in fregio alla passeggiata pedonale sono 4 (TIM, VODAFONE, WIND, H3G). Al momento 3 impianti sono elettrificati mentre quello della WIND è l’unico ad essere ancora alimentato da un motogeneratore. Il motivo? il punto di allaccio Enel dista dall’impianto 1600 metri e l’allaccio è a carico dei gestori. «L’azienda WIND, considerato il costo non indifferente dell’intervento, non ha ritenuto di effettuare questa spesa, a differenza delle altre società», spiega il referente alla telefonia municipale, il consigliere Silvio Benvenuti.

    «Sono mesi che cerchiamo il gestore che continua ad “appestare” la Fascia di Rispetto, a ridosso della pista ciclabile, con le sue emissioni tossiche – spiega il Comitato – Alla fine scopriamo che esiste un “tavolo sulla telefonia” e che l’unico soggetto titolato a relazionarsi con i gestori è il Municipio e che tutto è comunque rimandato al dopo elezioni. Domanda: di che cosa si parla durante gli incontri del “tavolo”? Perché ad oggi il Municipio non ha chiesto alla WIND di provvedere alla elettrificazione dell’antenna?».

    Il Municipio Ponente, tramite uno scambio di mail, ha spiegato al Comitato che, secondo la prassi consolidata «Se voi mandate una richiesta al Municipio sarà cura del referente sulla telefonia mobile scrivere alla Wind e chiedere riscontri nell’incontro trimestrale che avviene in sede di assessorato. Attualmente possiamo sicuramente scrivere a Wind segnalando le richieste del commissario, mentre vi informo che la prossima riunione del tavolo sulla telefonia in assessorato avverrà con l’insediamento della nuova giunta comunale».

    «Il Municipio non ha mai sollevato la questione al tavolo sulla telefonia perché, a quanto mi risulta, la segnalazione è arrivata formalmente solo in tempi molto recenti e, per quanto mi riguarda, pur sapendo dell’esistenza del motogeneratore, non ero a conoscenza del disturbo arrecato – spiega Silvio Benvenuti, referente alla telefonia municipale – Credo anche che il posizionamento del motogeneratore rientri nei limiti di legge e solo una pressione delle istituzioni insieme ai cittadini potrebbe convincere il gestore ad effettuare un investimento oneroso cui non è obbligato».

    Quindi una richiesta formale e motivata del Comitato, in grado di evidenziare tutte le problematiche causate dall’impianto, potrebbe risultare utile a sbloccare la situazione.

    «Sarà mia cura accertarmi che il nuovo referente alla telefonia municipale, qualora non fosse più il sottoscritto, sollevi il problema alle prossime riunioni del “tavolo”», conclude Benvenuti.

    Il Presidente del Municipio, Mauro Avvenente, aggiunge «Il nostro referente alla telefonia sta seguendo la questione grazie all’osservatorio che il Comune di Genova, con il contributo dei Municipi, è riuscito ad ottenere, nonostante il decreto Gasparri consenta ai gestori di avere la massima  libertà in merito all’installazione delle antenne. L’osservatorio coinvolge comitati e cittadini e le loro segnalazioni sono un elemento fondamentale per eliminare eventuali criticità. Qualcuno pensa che i problemi si possano risolvere in un batter d’occhio. Noi dobbiamo muoverci in un quadro di carattere istituzionale ed alcuni passaggi sono obbligati. Abbiamo già parlato con l’azienda WIND chiedendole di adeguarsi come hanno fatto le altre società. Faremo ulteriori pressioni finché non avremo una risposta positiva».

     

    Matteo Quadrone

  • Recco: a Villa Dufour “En plein air”, giornata sull’acquerello

    Recco: a Villa Dufour “En plein air”, giornata sull’acquerello

    recco villa dufourVenerdì 20 aprile 2012 a partire dalle 17 si terrà nel parco di Villa Dufour (Mulinetti, vicino a Recco) un incontro sul tema dell’acquerello dal titolo En plein air.

    L’evento è a cura di Farida Simonetti (Direttore della Galleria Nazionale di Palazzo Spinola a Genova), che parlerà del tema “Vivere” e non “visitare”. Seguiranno gli interventi di Ferruccio Giromini (storico e critico dell’illustrazione) su “Dipingere con l’acqua: breve storia dell’acquerello” e di Andrea Musso (acquarellista, illustratore, grafico) su “Quando dipingo ”en plein air”.

    Saranno inoltre esposti alcuni acquerelli di Andrea Musso realizzati a Monterosso e nelle Cinque Terre.

    Seguirà aperitivo.

    Per maggiori informazioni si può contattare la villa al numero 338 6825696.

  • Scatti di natura nella costa del Savonese: concorso fotografico

    Scatti di natura nella costa del Savonese: concorso fotografico

    fotografia[AGGIORNAMENTO: concorso prorogato al 12 luglio 2012]

    Sono aperte le iscrizioni al concorso fotografico Aspetti naturalistici della costa savonese, organizzato dalla Provincia di Savona, Settore Tutela del Territorio e dell’Ambiente allo scopo di valorizzare gli angoli dell’ambiente costiero ligure.

    Ogni partecipante può presentare un massimo di 3 opere in formato 20×30, che dovranno riportare sul retro: dati anagrafici, recapito dell’autore e numero di telefono, titolo della foto e indicazione del luogo di scatto.

    Le immagini dovranno essere spedite entro il 14 giugno 2012 all’indirizzo Provincia di Provincia di Savona – Settore Tutela del Territorio e dell’Ambiente – Ufficio Educazione Ambientale, Via Amendola 10 – 17100 Savona.

    Le immagini migliori saranno utilizzate per l’allestimento di una mostra itinerante.

    Per informazioni è possibile contattare la Provincia di Savona all’indirizzo 019 8313547 o ceap@provincia.savona.it.

  • Loro Dentro: un documentario sulla vita all’interno del carcere di Marassi

    Loro Dentro: un documentario sulla vita all’interno del carcere di Marassi

    Dieci giovani uomini tra i 20 e i 30 anni di età, italiani e stranieri, davanti alla telecamera raccontano la loro esperienza quotidiana e personale dentro il penitenziario più affollato della Liguria. Ma non si tratta di un’azione di denuncia fine a se stessa, piuttosto di un processo di ricerca reso possibile dall’instaurazione di una relazione continuativa tra i protagonisti del video e gli autori, un punto di vista parziale ma indipendente, una scelta precisa e consapevole, ovvero quella di dare la possibilità di parola a chi non l’ha mai avuta e invitare la società a guardarsi allo specchio attraverso i corpi, i volti e le voci dei giovani che hanno partecipato al film.

    Il documentario è il risultato di un prezioso lavoro promosso dal Laboratorio di Sociologia Visuale dell’Università di Genova – uno spazio sperimentale all’interno della Facoltà di Scienze della Formazione, nato dall’esigenza di utilizzare l’audiovisivo come linguaggio accessibile a tutti per la divulgazione dei risultati della ricerca sociale e la telecamera come strumento di indagine della realtà sociale – un gruppo eterogeneo, formato da sociologi, ricercatori, studenti, registi, artisti e video maker, in collaborazione con il Centro Frantz Fanon ed il Ser.T ASL 4 di Chiavari sui giovani adulti in carcere.

    Martedi 17 aprile alle ore 18 “Loro Dentro”, questo il titolo del film, sarà presentato in anteprima nazionale presso il Cinema Sivori in Salita Santa Caterina 12. (Il trailer è visibile al link http://www.laboratoriosociologiavisuale.it/lab/?p=5)

    «Dall’incontro con il direttore del carcere di Marassi, Salvatore Mazzeo e con l’assessore provinciale alle carceri, Milò Bertolotto è scaturita la nostra proposta di realizzare un laboratorio video all’interno delle mura del penitenziario di Marassi coinvolgendo una decina di giovani detenuti – spiega Francesca Lagomarsino, sociologa, ricercatrice presso l’Università di Genova – la nostra intenzione era confrontarci con i reclusi attraverso un percorso di conoscenza reciproca e metterli in condizione di esprimere quello che sentivano come maggiore esigenza di comunicare all’esterno. E così i ragazzi hanno deciso di raccontarci la loro vita all’interno del carcere, un racconto, ovviamente soggettivo, di una quotidianità che oscilla tra le domandine, l’attesa di un colloquio, la speranza di ottenere le pene alternative».

    Il film è uno strumento per informare, sensibilizzare e riflettere sulla situazione del carcere in Italia, proprio a partire dalle narrazioni dei detenuti coinvolti nel laboratorio. Il gruppo di lavoro – composto da Massimo Cannarella, Francesca Lagomarsino, Luca Queirolo Palmas, Fabio Seimandi, Simone Spensieri, Cristina Oddone – ha girato insieme a loro nei luoghi del carcere quali ad esempio la sala colloqui, l’aria, il campo, le cucine, i corridoi delle sezioni, provando a raccontare le storie di vita dei protagonisti, biografie spesso segnate dalla migrazione, dell’emarginazione sociale, della tossicodipendenza.

    «Ci interessava raccontare il carcere dal punto di vista di chi lo abita nella quotidianità – spiega Cristina Oddone, videomaker, dottoranda in Sociologia presso l’Università di Genova e regista del documentario – quali sono le pratiche di adattamento o di resistenza all’interno dell’istituzione penale, quali relazioni si stabiliscono tra i detenuti, se riflettono le appartenenze culturali o se queste vengono negoziate in funzione di altri interessi (scambi economici, relazioni di potere, alleanze, favori, ecc.). Abbiamo voluto creare una relazione continuativa recandoci in carcere ogni settimana per 5 mesi (tra febbraio e giugno 2011) proprio per superare l’urgenza della denuncia, sia per andare più in profondità rispetto alle traiettorie biografiche dei giovani, sia per non ripetere le notizie sul carcere prodotte da stampa e televisione. C’è voluto tempo per arrivare a identificare i nodi fondamentali della narrazione. Penso che sia stato un processo di ricerca per noi, ma soprattutto per loro: il percorso comune li ha aiutati a guardarsi dentro, ha creato la possibilità di uno spazio di riflessione sul proprio vissuto».

    «Il laboratorio video è stato lo strumento per costruire questa relazione, offrendo ai detenuti la possibilità di “mostrarsi” alla telecamera, utilizzando il proprio linguaggio, la propria fisicità, guidandoci negli spazi della loro vita quotidiana – racconta Oddone – i temi che emergono, soprattutto all’inizio, sono quelli di loro interesse: come si fa la spesa, quali sono le possibilità di lavorare, come si trasformano le relazioni con la famiglia».

    «Abbiamo superato un’inevitabile distanza iniziale grazie ad un approccio graduale – continua Oddone – Il visuale è stato uno stimolo fin dall’inizio, una sorta di mediazione: abbiamo visto insieme film, documentari, video clip, frammenti del materiale girato. Riconoscersi sullo schermo è stato molto importante per i ragazzi che hanno compreso la preziosa opportunità offerta dalla realizzazione di questo video».

    Due fattori hanno contribuito a creare questo clima di confidenza e fiducia reciproca, come spiega la regista «In primis la continuità della nostra presenza, in uno spazio assolutamente privo di cura, dove le iniziative sono per lo più sporadiche e saltuarie, dove non c’è certezza di niente e si può essere trasferiti da un giorno all’altro senza essere avvisati; e ancora il fatto che il nostro fosse un gruppo di 6 persone, uomini e donne con età e saperi differenti, ha permesso l’instaurazione di dinamiche di gruppo ma anche di relazioni individuali».
    «Non abbiamo mai avuto nessun interesse nell’indagare il “perché sono finiti dentro”, nel senso stretto di “quali reati avete commesso” – precisa Oddone – ma di cercare piuttosto le cause macro sociali che portano giovani, poveri, per lo più stranieri, moltissimi tossicodipendenti, a un destino di isolamento, solitudine e castigo, così come è oggi l’esperienza del carcere in Italia».

    E due sono anche le criticità maggiori del sistema penitenziario italiano, emerse in tutta evidenza dall’esperienza del laboratorio video. «Innanzitutto parliamo di giovani che appartengono a classi sociali medio-basse, alcuni transitati da dolorose esperienze di tossicodipendenza – spiega Lagomarsino – Oggi il carcere è diventato un contenitore di persone che non hanno potere economico, che non dispongono di buoni avvocati, molti sono i reclusi per reati minori come il piccolo spaccio o l’assenza di documenti, nel caso di stranieri». Quindi l’attuale presenza in prigione di una larga parte di detenuti appare legata in misura preponderante alla marginalità sociale da cui essi provengono, piuttosto che alla gravità dei reati commessi.

    «Il secondo aspetto che emerge è il fallimento delle politiche alternative alla detenzione – continua Lagomarsino – Ci sono storie di ragazzi transitati attraverso l’affidamento esterno ad esempio a servizi come i Ser.T (i servizi pubblici per le tossicodipendenze). Giovani che hanno iniziato un percorso di distacco dalla tossicodipendenza ottenendo relazioni positive e magari anche l’opportunità di un posto di lavoro. Ma poi, proprio nel momento in cui stanno provando a ricostruirsi un futuro nella società, ecco arrivare il verdetto della pena definitiva».
    Questa è la schizofrenia delle istituzioni che «Delegittima i servizi forniti dallo Stato e il cui operato ed i risultati raggiunti, non vengono riconosciuti – sottolinea Lagomarsino – In altri termini, nel momento in cui, grazie alle misure alternative alla detenzione, si intraprende un percorso e in alcuni casi si conclude positivamente, questo non viene valorizzato adeguatamente». In pratica la pena provvisoria permette l’inserimento in un circuito di inclusione sociale – faticosamente portato avanti tra mille ostacoli dalle istituzioni più sensibili, operatori sociali e realtà del volontariato – che però viene inesorabilmente spezzato quando la condanna diventa definitiva.

    Per gli stranieri le problematiche maggiori sono dovute al permesso di soggiorno «Persone che al termine del periodo di detenzione escono dal carcere e si ritrovano al punto di partenza, ovvero senza documenti – racconta Lagomarsino – a causa delle evidenti difficoltà a trovare un lavoro e reinserirsi nel tessuto sociale dopo l’esperienza della detenzione, per i più deboli è fin troppo facile ricadere in un circolo vizioso e ritrovarsi nuovamente reclusi». Senza dimenticare che «All’interno delle prigioni italiane purtroppo le opportunità sono limitate, quasi assenti le attività riabilitative e la possibilità di lavorare è un privilegio per pochissimi – conclude Lagormasino – Per questo motivo vanno incentivati i percorsi alternativi. La presenza in regime di detenzione di ragazzi così giovani è completamente inutile e dannosa ai fini del loro recupero».

    «Abbiamo cercato di capire cosa vuol dire avere 20 anni e stare in carcere, in un momento di massima vitalità e possibilità di costruirsi un futuro – racconta Oddone – questi giovani subiscono un destino che non è stato scritto da loro: molto spesso la scelta di migrare è stata quasi imposta; in generale la decisione di delinquere è l’unico modo per sopravvivere in una società che non offre molte prospettive a chi non ha ereditato dalla famiglia la possibilità di studiare, viaggiare, lavorare».
    Il fallimento delle politiche riabilitative dimostra in qualche modo la funzione reale del carcere, assai diversa rispetto a quella ufficialmente dichiarata «Rinchiudere gli “scarti della società”, isolarli e nasconderli piuttosto che rieducarli e fornirgli le cure adeguate soprattutto nel caso delle tossicodipendenze – sottolinea la regista – Oggi la detenzione porta alle perdita di sé anziché alla riabilitazione. Il sistema carcerario infatti riproduce e mantiene l’ordine sociale esistente e gli stessi meccanismi di confinamento, siano essi di classe o di razza».

    Quali sensazioni ti ha lasciato l’esperienza all’interno del penitenziario di Marassi ?
    «È un mondo di grandissimo dolore ed è faticoso affrontarlo con distacco – conclude Cristina Oddone – Un grande senso di ingiustizia sociale, non solo legato al carcere ma alla società in generale. L’idea che l’essere umano ha la possibilità di emanciparsi se gli viene concessa la possibilità di esprimersi, sviluppare se stesso, la propria identità e la propria socialità: la trasformazione di una società passa da questa stessa possibilità».

     

    Matteo Quadrone

  • Sestreet: iscrizioni aperte al concorso per band musicali

    Sestreet: iscrizioni aperte al concorso per band musicali

    band musicaAprono le selezioni per un nuovo festival musicale che si terrà i prossimi 1,2 e 3 giugno a Genova Sestri Ponente: la prima edizione di Sestreet è rivolta a band e musicisti giovani che operano nella città di Genova.

    Per partecipare è necessario fare un filmato con il cellulare della band mentre suona live un brano originale e inviare il video all’indirizzo mail  sestreet2012@gmail.com entro il 13 maggio 2012.

    Le migliori band si esibiranno sul palco del festival Sestreet e avranno la possibilità di registrare una canzone di loro composizione presso gli studi della Green Fog Records di Genova.

  • Sestri Ponente: nuovo sottopasso davanti alla stazione ferroviaria

    Sestri Ponente: nuovo sottopasso davanti alla stazione ferroviaria

    Dopo due anni di lavoro il sottopassaggio che collega via Ferro con la stazione ferroviaria di Sestri Ponente è finalmente pronto. A breve, probabilmente entro i primi di maggio, verrà inaugurato ufficialmente ma in concreto sarà percorribile già subito dopo la Pasqua.

    «L’inaugurazione è stata posticipata in attesa dell’installazione degli ascensori – spiega il presidente del Municipio Medio Ponente, Stefano Bernini – impianti fondamentali per abbattere le barriere architettoniche e consentire il passaggio anche alle persone disabili».

    Quindi, almeno fino a quando non sarà conclusa interamente l’opera, non verrà eliminato l’attraversamento pedonale a raso tra la stazione e via Biancheri.
    «Quando il sottopassaggio potrà essere utilizzato anche dalle persone disabili potremo cancellare il semaforo e l’attraversamento pedonale di via Puccini, conferma Bernini». Risolvendo così il problema del traffico, intensificatosi nel corso del tempo proprio in corrispondenza delle strisce pedonali.

    Ma non solo, entro la fine di aprile termineranno anche i lavori di asfaltatura della sede stradale di via Puccini.
    «L’area adiacente alla stazione potrà tornare ad essere un’area adibita al parcheggio – conclude il presidente del Municipio Medio Ponente – mentre a settembre sarà concluso anche il nuovo mercato di via Ferro».

     

    Matteo Quadrone

  • Un infuso un racconto: concorso letterario per racconti brevissimi

    Un infuso un racconto: concorso letterario per racconti brevissimi

    Selezioni aperte fino al 30 luglio 2012 per Un infuso un racconto, concorso letterario per racconti brevissimi inediti, in lingua italiana e a tema libero, di lunghezza massima di 2000 battute spazi inclusi.

    Gli elaborati e i dati identificativi dell’autore (nome, cognome, età, indirizzo, numero telefonico) devono essere inviati tramite mail a uninfusounracconto@gmail.com.

    Non è prevista alcuna quota di iscrizione.

    Tutti i racconti saranno pubblicati sul sito www.infusidisardegna.it. Una giuria selezionerà nove vincitori, che verrano premiati con una confezione dell’intera gamma dei prodotti di Infusi di Sardegna del valore di 100 euro e la pubblicazione del proprio racconto nella collana I Racconti della tisana.

  • Pista ciclabile in via Venti Settembre: ecco l’ordinanza comunale

    Pista ciclabile in via Venti Settembre: ecco l’ordinanza comunale

    IL PRECEDENTE

    11 aprile 2009: dal Comune di Genova arriva l’annuncio di un’ordinanza per creare una pista ciclabile in Via Venti Settembre. Non un’annuncio campato in aria, ma viene testualmente usata la parola “pronta”, come a dire che il più è fatto ed è solo questione di far partire il cantiere. Secondo le fonti interne al Comune, al via ufficiale mancano solo la firma del funzionario che darà autorizzazione al provvedimento e il sopralluogo di Aster per segnalare l’area interessata e delimitarla con i cordoni di sicurezza. Il tutto sarà fatto «nel giro di un mese», dicono.

    Sfrattare il traffico automobilistico nel tratto che va dal Ponte Monumentale a Piazza de Ferrari, per far circolare in libertà le biciclette nello snodo centrale della città: i veicoli privati dovranno obbligatoriamente seguire l´itinerario via Dante – piazza Dante – Galleria Colombo – via Macaggi. Lasciando inalterato, ovviamente, lo spazio riservato al transito di autobus e taxi.

    IL PRESENTE

    Aprile 2012: via Venti è ancora dominata dal traffico delle auto. Di quell’ordinanza pronta tre anni fa sono sparite le tracce, e il solo esperimento messo in atto per abbattere gli ingorghi del centro città è stata una rambla che attorno a sé ha saputo muovere solo polemiche. Senza dubbio la pista ciclabile sarà uno dei progetti al centro del concorso di idee che Comune e Università hanno lanciato lo scorso autunno in merito alle sorti della strada, ma del cui esito ancora non si sa nulla.

    Marta Traverso

  • Carcere: i bambini detenuti con le madri fino a 6 anni

    Carcere: i bambini detenuti con le madri fino a 6 anni

    Oggi, come comunicato dal Ministro della Giustizia, Paola Severino, i bambini presenti nelle prigioni italiane sono 54. A quasi un anno dal promulgamento della legge 62/11 sulle madri detenute con bambini non si è ancora messo mano al decreto attuativo che consentirebbe di applicare in modo corretto le intenzioni della legge e di non lasciare alla discrezionalità dei magistrati la responsabilità di dover interpretare una normativa che mostra lacune e ambiguità, ovvero evitare in via definitiva il carcere a tutti i bambini.

    Il convegno-workshop “Bambini in carcere: non luogo a procedere” organizzato presso l’Università Statale di Milano giovedì 29 marzo da Bambinisenzasbarre (Associazione onlus che si occupa dal 1997 della cura delle relazioni familiari durante la detenzione di uno o entrambi i genitori) e Terre des Hommes (da 50 anni in prima linea per proteggere i bambini di tutto il mondo dalla violenza, dall’abuso e dallo sfruttamento), ha fatto il punto della situazione assieme agli attori principali della riforma e agli operatori sul campo e, al contempo, ha inteso promuovere il promulgamento di un decreto attuativo della legge, che non lasci la questione solo all’interpretazione, pur attenta, dei magistrati, e permetta un’applicazione della normativa quanto più rispondente al diritto universale di protezione dei bambini.

    La sentenza 11714 della Corte di Cassazione di alcuni giorni fa mette in evidenza come l’unica ICAM – Istituto a custodia attenuata madri sezione staccata del carcere di San Vittore a Milano, sia una struttura non certificata per la mancanza di una disciplina omogenea, e che quindi non può essere presa a modello, anche se è certamente un evidente esempio di buone pratiche in questo campo.

    «Se entro il 1 gennaio 2014, data ultima in cui la Legge è in vigore in tutte le sue parti senza discrezionalità, non sarà promulgato il decreto attuativo – lanciano l’allarme le associazioni – tutti i bambini che condivideranno con la madre la detenzione rischieranno di dover vivere entro le mura del carcere fino a 6 anni».

    «Tra le ambiguità ed equivoci interpretativi primo fra tutti è il tema del ricovero e delle cure mediche del bambino – spiegano le associazioni – pur dando al direttore del carcere la libertà di autorizzare l’uscita della madre questo non garantisce la presenza della madre in tutte le circostanze in cui il minore ha bisogno di lei. Per superare il problema, nel caso della Lombardia, è ormai consolidata la buona prassi di ricoverare la madre nei casi in cui è necessaria l’ospedalizzazione del figlio. Questo escamotage pratico ha sempre consentito di superare le lungaggini burocratiche per ottenere un permesso, che – prima della nuova Legge – veniva concesso solo in situazioni di eccezionale rilevanza».                                                                                                                                                                                                                                «Ma urgente è anche una regolamentazione delle caratteristiche delle Case Protette introdotte assieme all’ICAM dalla nuova legge, strutture d’accoglienza equivalenti alla privata dimora, dove le mamme prive di domicilio possono scontare la pena con i bambini fino ai 10 anni – spiegano Bambinisenzasbarre e Terre des Hommes – La legge precisa che non è previsto nessun onere a carico dell’amministrazione penitenziaria per tali strutture, mentre per gli ICAM si prevede un piano investimenti di 11, 7 milioni di euro».

    «In un’ottica di mantenimento della relazione madre-bambino anche quando questa è detenuta, come stabilito dalla Convenzione dei Diritti dell’Infanzia, le Case Famiglia Protette sono certamente la soluzione migliore per tutelare l’interesse superiore del minore, ma è fondamentale che dispongano di fondi adeguati», sottolineano le associazioni.

    Le parole del Ministro della Giustizia Paola Severino, lette all’apertura dell’incontro milanese, fanno intravedere una volontà di arrivare ad una prossima soluzione «…in un Paese moderno è necessario offrire ai bambini, figli di detenute, un luogo dignitoso di crescita, che non ne faccia dei reclusi senza esserlo. Una struttura che sia diversa da quella tradizionalmente detentiva….Ritengo, quindi necessario, che l’Istituzione, nell’affrontare un così delicato argomento, abbia chiari tutti gli aspetti che lo sostanziano al fine di trovare soluzioni idonee che tutelino gli importantissimi valori in gioco».

    «Sono troppi gli interrogativi ancora aperti che lasciano un’ombra sull’efficacia di questa riforma – spiega Lia Sacerdote, Presidente di Bambinisenzasbarre – ad iniziare dal fatto che ancora oggi permangono in strutture detentive decine di bambini con le loro madri, quando in molti casi potrebbero essere accolti in Case Famiglie Protette, i cui requisiti ancora non sono stati specificati. Il tempo è prezioso, soprattutto quando un bambino lo trascorre in carcere».
    «La nuova legge, inoltre, non garantisce la presenza della madre accanto al figlio nel caso in cui venga ospedalizzato – afferma Federica Giannotta, Responsabile Diritti dei Minori di Terre des Hommes – non risolve il problema dell’accesso alle misure domiciliari speciali, non tutela in alcun modo le donne extracomunitarie, in quanto permane l’espulsione automatica a fine pena, senza alcuna considerazione per gli effetti e per le ripercussioni sulla crescita psicologica che questo ha sui loro bambini».

    L’auspicio di Bambinisenzasbarre e di Terre des Hommes è che «questo incontro possa sollecitare un’applicazione quanto più coerente e rispondente possibile alle esigenze di protezione, rispetto e riconoscimento della dignità delle donne detenute e, soprattutto, dei loro bambini».

     

    Matteo Quadrone