Nel 2010 in Italia hanno perso la vita 614 pedoni e più di 20.000 sono rimasti feriti. Mentre il numero di vittime della strada in Italia si sta riducendo negli ultimi anni il numero di vittime tra i pedoni non sta seguendo la stessa tendenza. Dietro a tante tragedie non c’è la fatalità o il caso ma il mancato rispetto delle regole e del buon senso, basti pensare che circa un terzo dei pedoni morti vengono falciati mentre attraversano sulle strisce. Molti di quelli che chiamiamo impropriamente “incidenti” sono quindi evitabili. Siamo tutti “utenti deboli”: i bambini, gli anziani, i portatori di handicap, i genitori con i passeggini, i ciclisti, tutti coloro che soffrono – anche momentaneamente – di una ridotta capacità motoria ed i pedoni.
Un pedone investito a 30 km orari ha solo il 50% di possibilità di sopravvivere. Il 10% di possibilità se investito a 50 km orari. Oltre i 60 km orari non ha speranza. Il rispetto dei limiti di velocità nei centri abitati consentirebbe di diminuire significativamente il numero delle vittime. Sulle strade urbane infatti si verifica quasi l’80% di tutti gli incidenti e si registra il 73% dei feriti e il 44% dei morti totali. Nelle città dove si è riusciti a far rispettare i limiti di velocità il numero dei morti è diminuito fino al 90%. Nel 2010 è stata introdotta una modifica importante nel codice della strada italiano che, finalmente, si è allineato a quello degli altri paesi europei. Le auto devono fermarsi non solo quando il pedone è già in mezzo al la strada, ma anche quando è ancora sul marciapiede in attesa di attraversare. Si tratta di una novità importante e a lungo attesa. La sfida è ora riuscire a far sì che questo cambiamento legislativo diventi anche e soprattutto un cambiamento culturale. Insomma che non rimanga lettera morta.
Anche per questo torna nel 2012 la campagna “Siamo tutti pedoni”. La campagna vuole parlare a tutti per richiamare l’attenzione sulle tragedie che coinvolgono il più debole utente della strada, con lo scopo di far crescere la consapevolezza che questa strage può essere drasticamente ridotta: facendo rispettare le regole, educando ad una nuova cultura della strada, rendendo strutturalmente più sicure le strade, attuando un’azione preventiva e repressiva più intensa ed incisiva, suscitando un protagonismo diffuso a favore di questa impresa civile nelle istituzioni, nelle scuole e nella società civile.
La campagna, resa possibile grazie al contributo decisivo di tutti i sindacati pensionati, vuole anche sottolineare il valore del camminare non solo per la mobilità ma anche per la salute e l’ambiente. I protagonisti sono tanti soggetti diversi, istituzioni, scuole, associazioni, perché la sicurezza dei pedoni è un tema trasversale che coinvolge campi diversi e che richiede quindi un’azione coordinata da parte del la società nel suo complesso. In continuità con le precedenti edizioni si prevede il patrocinio da parte del Presidente della Repubblica, della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome,di ANCI e UPI .
“Siamo tutti pedoni” si svolgerà nel periodo aprile-maggio 2012 con appuntamento nazionale il 18 aprile. I promotori locali potranno autonomamente decidere altre date in cui attuare l’iniziativa. Il cuore comunicativo della campagna èun libretto di 32 pagine a colori che avrà come filo conduttore l’ironia delle più importanti matite italiane che con le loro vignette, oltre a strappare sorrisi amari, inviteranno chi guida alla riflessione e all’adozione di comportamenti più responsabili sulle strade. Insieme alle vignette, foto di personaggi con messaggi, testi letterari e scientifici ed anche un manifesto.
Una maglietta della campagna servirà a rendere riconoscibili i volontari protagonisti delle azioni di sensibilizzazione. Sono previsti alcuni spot video ed audio con protagonista Piero Angela che inviterà gli automobilisti ad un maggiore rispetto dei pedoni.
Inoltre sarà allestita la mostra “Siamo tutti pedoni”: vignette, fotografie con personaggi associati a messaggi, pannelli con testi scientifici e divulgativi. I pannelli della mostra sono visibili sul sito www.siamotuttipedoni. it
Sono aperte fino al 15 maggio 2012 le iscrizioni per la prima edizione del concorso letterario RacCorti in Noir, organizzato da Mentelocale e MilanoNera in collaborazione con Il Giallo Mondadori.
Il concorso è aperto ad autori e autrici di qualunque età, l’unico requisito è che i racconti siano inediti e in lingua italiana. I partecipanti possono scrivere un testo di lunghezza massima dieci cartelle e appartenente al genere letterario giallo, thriller, noir o mystery.
Si possono inviare i propri elaborati a Mentelocale – Palazzo Litta, corso Magenta 24 – 20123 Milano con i dati personali dell’autore (nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico, e-mail) e la ricevuta di versamento di 15 € come quota di iscrizione (conto corrente bancario n.00006077220 della Banca Carige – IBAN: IT89V0617501400000006077220 intestato a Mentelocale srl indicando nella causale iscrizione concorso RacCorti in Noir).
Una giuria valuterà le opere e selezionerà cinque finalisti. Il racconto vincitore sarà premiato nel mese di ottobre 2012 e pubblicato all’interno della collana Il Giallo Mondadori in edicola ad aprile 2013.
I lavori per le infrastrutture preparatorie – il cosiddetto primo lotto dei sei complessivi – stanno per partire. Parliamo del famoso Terzo valico dei Giovi, un’opera fortemente voluta dalle istituzioni locali che la ritengono essenziale per aprire Genova alla Pianura Padana e all’Europa ma fortemente contrastata da alcuni abitanti delle zone interessate tra Liguria e Basso Piemonte.
Il 6 dicembre scorso il Cipe – il Comitato Interministeriale Programmazione Economica – ha sbloccato 1,2 miliardi di euro per la seconda tranche dei lavori di realizzazione della tratta ad alta velocità ed alta capacità Genova – Milano che si sono andati ad aggiungere ai 500 milioni già assegnati nel 2009. Oggi quindi il totale dei finanziamenti disponibili è di circa 1 miliardo e 700 milioni di euro sui 6,2 complessivi .
Il cantiere del primo lotto comprende per il 90% interventi per la viabilità funzionale ai cantieri, di interconnessione e di accesso ai siti di conferimento dello smarino (il materiale di risulta proveniente dagli scavi). In pratica opere funzionali all’attività di scavo della galleria principale. Si partirà dalla apertura degli uffici e dei campi base. I primi interventi riguarderanno la messa in sicurezza ed il monitoraggio ambientale delle opere di cantiere. Quindi la bonifica da possibili ordigni bellici, siti inquinati, demolizioni per eliminare le interferenze, ovvero quelle barriere che sono all’interno delle aree di cantiere, ma anche indagini storico – archeologiche. Attività particolarmente delicate che prevedono una serie di espropri – oltre una cinquantina nei comuni di Genova, Campomorone e Ceranesi – di abitazioni ed attività commerciali, industriali ed agricole (Il Programma Regionale Intervento Strategico stabilisce un indennizzo per ogni nucleo sfrattato pari a 40 mila euro).
L’elemento cruciale è la realizzazione delle strade per raggiungere i vari cantieri. Alcuni di questi verranno predisposti in particolare in Val Polcevera, in Val Lemme, a Serravalle (zona di Libarna) ed in adiacenza agli ingressi ed uscite del tunnel, comprese le finestre di Arquata, Voltaggio e Fraconalto. Per quanto riguarda la Liguria le strade per far viaggiare camion e ruspe saranno le seguenti: innanzitutto la galleria che collegherà lo svincolo dell’aeroporto con Borzoli e uscirà in corrispondenza della galleria di Scarpino con deviazione dei mezzi fino al raggiungimento di Fegino dove avrà sede il cantiere dal quale inizieranno gli scavi, bypass di Pontedecimo, adeguamento strada provinciale 6 Comune di Ceranesi, bypass Isoverde Comune di Campomorone, adeguamenti strada di Castagnola Comune di Ronco Scrivia. In Val Polcevera sono ben 7 i cantieri previsti: 2 a Fegino (cantiere di servizio e cantiere operativo), Trasta (campo base con dormitorio), Bolzaneto (campo base con dormitorio), San Quirico (cantiere operativo), infine altri 2 a Cravasco (campo base con dormitorio e cantiere di servizio).
E sette sono anche gli anni di lavoro – termine previsto nel 2019 – per la realizzazione dell’opera, una galleria che forerà gli Appennini per uscire nella piana di Libarna fra Serra Valle Scrivia e Tortona, 53 km in totale di cui 39 in galleria.
Un’opera che fa discutere gli abitanti delle zone interessate dalla cantierizzazione (sono recenti le polemiche relative al cantiere di Trasta con il previsto “sfratto” della scuola Villa Sanguineti). Ma vediamoquali sono i nodi principali del contendere tra favorevoli e contrari. Sostanzialmente le ragioni dei contrari sono tre: le ripercussioni sull’ambiente, l’effettiva utilità dell’opera, i costi eccessivi.
AMBIENTE
In primis l’impatto ambientale: il fatto che la linea sia in gran parte in galleria creerà numerose conseguenze. «Oltre al tunnel principale infatti ci saranno tante gallerie minori di servizio, trasversali a quella principale con altrettanti cantieri a ridosso dei centri abitati – spiegano i No Terzo valico – Quindi deforestazioni, rumore, polveri ed inquinamento con il passaggio di centinaia di camion, giorno e notte. Con pericolo di prosciugamento di molte falde acquifere come peraltro avvenuto per le gallerie tav nel Mugello».
E poi il pericolo amianto: è infatti accertata la presenza di rocce amiantifere nel tratto Voltri – Val Lemme. Nel corso di una conferenza dei servizi in merito ad impianti fra la Val Lemme e Ronco Scrivia, la Provincia di Alessandria ha effettuato dodici campionamenti. Nel novembre 2011 ne ha reso noti i risultati: «Le analisi, con una sola eccezione, hanno evidenziato concentrazioni di amianto tra i 1430 e 250.000 mg/kg, non conformi ai limiti tabellari. Ulteriori analisi hanno appurato che in nove pozzi su dieci i valori di amianto sono superiori al limite massimo nell’ordine di decine o addirittura di centinaia di volte». La presenza di amianto è accertata anche sui versanti montuosi della Val Polcevera. Autostrade per l’Italia in merito al progetto Gronda ha dovuto riconoscere le problematiche relative alla gestione di terre e rocce contenenti fibre d’amianto che potrebbero essere disperse nell’ambiente circostante.
«I milioni di metri cubi di smarino contenente amianto costituirebbero un grave rischio per i lavoratori, per le popolazioni interessate dal passaggio di camion e dalle discariche», sottolineano i No Terzo valico.
Le Regioni hanno già indicato dove dovrebbe finire questo materiale frantumato, sia in Liguria, che nei paesi dell’Appennino o nelle varie cave dell’Alessandrino. La Regione Liguria ha individuato questi siti: Porto di Voltri (820 mila metri cubi); Ribaltamento Fincantieri (500 mila mc); Calata Libia – Canepa (450 mila mc); Riempimento terrapieno area Scarpino (800 mila mc); Cava Castellaro – Cravasco (2.222 mila mc); Cave Buzzi Unicem/Vecchie Fornaci (Sestri ponente, un milione di metri cubi). Inoltre chiede, per quanto riguarda l’avvio dei lavori, la priorità delle finestre di Polcevera e Val Lemme, la galleria di Linea Campasso e la predisposizione degli imbocchi di galleria di valico (nord e sud) e dell’imbocco della finestra Cravasco.
UTILITA’
Ma è sull’effettiva utilità dell’opera che i pareri diventano assai discordanti. Se per le istituzioni locali – in particolare l’Autorità portuale genovese – il Terzo valico è un’opera imprescindibile per far crescere economicamente la città, per gli oppositori esistono alternative valide con minor impatto ambientale e costi più contenuti.
La linea alta velocità viene concepita inizialmente – siamo negli anni 90’ – come funzionale al trasporto passeggeri. «La Genova – Milano servirà a spostare in 50 minuti circa 50 mila passeggeri al giorno», dichiarano le autorità. Nel 1994 si corregge il tiro e si sostiene che vi sarà un utilizzo misto passeggeri e merci soprattutto in chiave di rilancio del porto, con una riduzione di 15 minuti tra Genova e Milano. Oggi infatti la linea è denominata AV/AC, alta velocità ed alta capacità di trasporto merci.
«L’utilità per i pendolari è praticamente nulla – ribattono gli oppositori – il 95% dei pendolari ferroviari utilizzano i treni su percorsi brevi ma per questo genere di trasporto viene utilizzata una percentuale piccolissima degli investimenti. Tutti i finanziamenti vengono invece concentrati verso l’Alta Velocità che ha pochi passeggeri. Inoltre ci raccontano che la linea in questione sarebbe mista passeggeri-merci, cosa impossibile da realizzare come dimostra il fatto che non esiste una linea del genere in nessuna parte del mondo».
Veniamo ora ai dati sui traffici del porto di Genova per comprendere se è davvero necessaria una nuova linea di valico per superare gli Appennini. Nel 2011 – secondo i dati dell’Autorità portuale – lo scalo di Genova si conferma il secondo d’Italia per movimentazione container (dopo Gioia Tauro), raggiungendo quota 1 milione e 847 mila TEUS (unità di misura del container che corrisponde ad un pezzo da 20 piedi). Un risultato che si avvicina a quello del 2007, ultimo anno prima della grande crisi. Il problema principale del porto è la carenza di infrastrutture e la difficoltà nell’usare il treno per la movimentazione delle merci. Attualmente sono tre le linee di valico esistenti che collegano Genova con la pianura padana: la Genova – Ovada – Alessandria, la Genova – Torino dei Giovi, la Succursale dei Giovi. Oggi le linee esistenti vengono utilizzate al minimo delle loro potenzialità.
Il presidente dell’Autorità portuale, Luigi Merlo, da noi contattato per cercare di capire come stanno le cose e quali siano le prospettive future, spiega «Oggi su rotaia viaggia il 12% circa dei container ma il nostro obiettivo è raggiungere il 30% entro il 2015». Obiettivo ambizioso che vorrebbe dire un salto decisivo dalla gomma – il sistema di trasporto maggiormente utilizzato e più costoso – al ferro. Il progetto di incremento del trasporto su rotaia fa leva sull’opportunità che sta nascendo oltre Appennino: Alessandria è il partner più stretto di Genova e attende con trepidazione la realizzazione del terzo valico che farà dell’alessandrino un punto di riferimento insostituibile per tutta l’economia del trasporto genovese. Al di la dei Giovi, a Rivalta Scrivia, si lavora alacremente per realizzare il principale parco ferroviario del nord ovest, che sarà la base certa per il retro porto di Genova: un’area di 265 mila metri quadrati che nel 2014 sarà completamente operativa, un hub della logistica che sarà in grado di movimentare 304 mila container con un transito di oltre 10 mila treni all’anno.
La cifra del 30%, precisa Merlo «È una stima potenziale legata al rafforzamento delle infrastrutture interne al porto, lavori già partiti per la realizzazione di linee e binari per la movimentazione delle merci che consentiranno nel futuro prossimo di facilitare il trasporto dei container sui treni».
Anche a livello di previsione dei traffici futuri, il presidente dell’Autorità portuale spiega che «Grazie a questi lavori gettiamo le basi per una crescita dei traffici, ovviamente intrinsecamente legata all’andamento del mercato, chepotrebbe portare a superare quota 3 milioni di teus nel 2015 e raddoppiare il risultato odierno in 5 anni, quindi nel 2017, arrivando a circa 3 milioni e 700 mila teus».
A questo punto è necessario fare due conti: nel 2011 sul totale di 1 milione e 847 mila container sono stati trasportati su ferro il 12%, ovvero circa 221 mila container. Una percentuale modesta che le attuali linee di valico garantiscono senza nessun problema. Secondo le previsioni più ottimistiche dell’Autorità portuale nel 2017 potremmo raggiungere una quota di container doppia rispetto all’attuale, quindi circa 3 milioni e 700 mila container. L’obiettivo è trasportarne su ferro il 30%, vale a dire circa 1 milione e 110 mila container.
Oggi, secondo gli oppositori dell’opera, le 3 linee attuali genovesi – sfruttando appieno le loro potenzialità con semplici ammodernamenti e cioè senza raddoppi – hanno una capacità residua di: Linea Succursale 70 treni da 57 TEUS = 3990 TEUS/g x 280 gg/a = 1.117.200 TEUS/anno; Linea dei Giovi 80 treni da 54 TEUS = 4320 TEUS/g x 280 gg/a = 1.209.600 TEUS/anno; Linea Ovada 30 treni da 60 TEUS = 1800 TEUS/g x 280 gg/a = 504.000 TEUS/anno. In pratica un totale di 2 milioni e 800 mila TEUS all’anno.
«Ciò dimostra che il Terzo Valico è una opera inutile ancor prima che impattante sull’ambiente – ribadiscono i No Terzo valico – Le previsioni di traffico dei progettisti finora si sono rivelate errate. Si basano sul concetto della crescita infinita. La linea attuale, secondo le stime doveva essere satura già dal 1998, la cosa non è affatto avvenuta. La crescita continua non esiste e il trasporto di merci voluminose diminuisce costantemente, diminuendo di conseguenza le necessità di trasporto. Per arrivare al recupero del 15% delle spese sostenute, tutte a carico dello Stato e quindi di noi tutti, si dovrebbero movimentare almeno 4 milioni di teus all’anno».
L’autorità portuale considera il miglioramento delle linee storiche un fattore positivo ma non sufficiente a cambiare lo stato delle cose, mentre il Terzo Valico rimane un’opera imprescindibile. «Le vecchie linee presentano delle criticità oggettive – spiega Merlo – tutte e 3 sono caratterizzate dauna discreta pendenza, una conformazione difficile con la presenza di ostacoli (passaggi a livello, numerose curve, alcuni tratti a binario unico) ed inoltre sarebbe difficile, per problemi di orari e frequenze di passaggio, riuscire a coniugare il traffico merci e passeggeri».
COSTI
Gli oppositori del Terzo Valico puntano il dito anche contro i costi dell’opera ed in particolare la loro moltiplicazione, verificatesi nelle tratte di Alta velocità già realizzate.
«Il costo preventivo dei 54 km di terzo valico è di 6 miliardi e 200 milioni ossia 115 milioni di euro a Km – spiegano i No Terzo valico – almeno tre volte in più rispetto ai costi medi francesi secondo un’inchiesta del Sole 24 ore». Senza dimenticare il pericolo di infiltrazioni di organizzazioni criminali mafiose, presenti sia in Liguria che in Piemonte, capaci di infilarsi nelle pieghe di appalti e subappalti gestiti con un sistema che appare troppo “lasco”, come riconosciuto dall’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (Avcp).
Quest’ultima nell’autunno 2011 ha diffuso le conclusioni di un’indagine avviata nel 2007 sugli interventi gestiti da Tav Spa e Rfi, e da Fiat e Cepav Uno, per la costruzione dell’Alta velocità in Italia. I risultati sono chiarissimi: nella costruzione dell’opera, almeno per quanto riguarda le tratte già realizzate, c’è stata una «violazione sistematica e sistemica dei seguenti principi: libera concorrenza e non discriminazione, in quanto in tutte le tratte conferite al general contractor è stato registrato il mancato affidamento dei lavori da parte di quest’ultimo a imprese terze con procedure a evidenza pubblica nella misura stabilita dalle convenzioni (60% del valore totale dell’appalto); economicità del sistema di realizzazione (…) efficacia dello stesso essendo confermati lunghi tempi di esecuzione delle opere, rilevanti incrementi di costo rispetto alla stima inizialmente ipotizzata, nonché onerosi contenziosi».
Nel 1991, quando fu dato il via all’Alta velocità, l’Italia adottò il sistema dei general contractor che prevedeva l’affidamento diretto – senza una gara a evidenza pubblica – ad un soggetto unico degli appalti per la realizzazione dell’opera. L’affidamento diretto senza gara ad un general contractor ha comportato un risultato di non economicità: un’opera che doveva essere terminata anni fa è ancora in corso di realizzazione ed i costi nel frattempo sono ampiamente lievitati. L’Unione europea nel 1993 ha emanato una direttiva che stabilisce dei principi a tutela della concorrenza e del libero mercato. La stessa UE ha aperto una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per non aver garantito – nell’assegnazione degliappalti per la realizzazione dell’Alta velocità – l’apertura al mercato e alle imprese. Nel 2005 il nostro Paese negoziò con Bruxelles un compromesso “all’italiana”: l’Europa rinunciò alla penale inflitta al nostro Paese per aver affidato gli appalti ai general contractor senza gara pubblica ed in cambio l’Italia si impegnò a far sì che questi ultimi affidassero il 60% dei lavori ancora da realizzare a terzisti attraverso gare pubbliche.
Infine le ricadute occupazionali sul territorio. Il Terzo valico potrebbe rappresentare una grande opportunità per il comparto produttivo dell’edilizia che attraversa un drammatico periodo di crisi.
Come detto in precedenza il general contractor – il Cociv, consorzio di imprese incaricato della realizzazione, composto al 54% da Impregilo, Condotte 21%, Technimont 20% e Civ 5% – potrà dare in affidamento diretto in forma di subappalto il 40% delle opere, mentre per il 60% è prevista la procedura a evidenza pubblica con bando di gara internazionale.
Ebbene, per accorciare i tempi delle operazioni, i lavori del primo lotto saranno compresi tutti nel 40% di affidamento diretto. In pratica sarà il general contractor a decidere a chi affidare la gestione dei lavori. Probabilmente società controllate, ma esiste anche la facoltà di scegliere ditte locali “affidatarie con procedure negoziate”.
La scorsa settimana si è svolta una riunione a Roma per presentare il piano dell’opera a cui hanno preso parte i vertici di Ance Genova e Ance Alessandria nonché rappresentanti del livello nazionale e territoriali di Fillea (Cgil), Filca (Cisl), Feneal (Uil). In calendario è già previsto un secondo incontro, all’inizio di maggio, per scendere nei dettagli.
«Abbiamo trovato una buona disponibilità nel voler coinvolgere ditte e manodopera del luogo – spiega Maurizio Senzioni, presidente di Ance Genova (Associazione Nazionale dei Costruttori Edili) – Una grande opportunità in un momento di crisi massima». Ma garanzie – formali o informali che siano – non esistono. E tutti i presunti posti di lavoro nell’area genovese per ora rimangono un dato empirico. Un dato di fatto è invece la realizzazione di 3 strutture dormitorio a Trasta, Bolzaneto e Cravasco che potranno ospitare circa 300 operai ciascuna: sicuramente non genovesi.
«Sono strutture destinate a ditte specializzate che si occuperanno dei lavori successivi – conclude Senziani –Noi comeditte locali ci giochiamo gran parte delle possibilità nei lavori del primo lotto, dove possiamo dire la nostra. Speriamo si tratti di procedure accessibili anche per le piccole imprese».
Come ogni anno si rinnova l’appuntamento che mette in contatto gli studenti iscritti all’Università degli Studi di Genova con le grandi aziende presenti sul territorio genovese e ligure. Sono soprattutto grandi catene (Leroy Merlin, Costa Crociere e così via) a prendere parte ai periodici appuntamenti del Career day, una sorta di speed date professionale dove i candidati passano da un tavolo all’altro per un rapido colloquio di lavoro con le aziende presenti.
La prossima edizione si terrà nel Sottoporticato di Palazzo Ducale mercoledì 18 e giovedì 19 aprile 2012, dalle 9.30 alle 17.30: studenti e laureati potranno incontrare i rappresentanti delle aziende, fare brevi colloqui conoscitivi, consegnare il proprio curriculum vitae, insomma conoscere in modo più dettagliato le opportunità di inserimento professionale offerte, i profili ricercati e le competenze richieste.
Tutte le informazioni sulle aziende partecipanti saranno aggiornate periodicamente sul sito dell’Ateneo. Per partecipare è necessario pre-iscriversi online.
Il PRECEDENTE
Aprile 2011: nel corso di una conferenza stampa il Comune di Genova – in collaborazione con la Fondazione Cultura Palazzo Ducale – lancia Creatività 2011, un macro-progetto finalizzato a sostenere, promuovere e finanziare i progetti creativi dei giovani della città.
Un progetto che si sviluppa anzitutto in due concorsi di idee, Giovani per i giovani e Sottopassi e Dintorni: divisi nei nove municipi e dunque volti a coprire l’intero territorio cittadino, invitano i ragazzi tra 18 e 35 anni a tirare fuori le loro proposte e tentare di vederle realizzate.
IL PRESENTE
Un anno è passato da quell’annuncio: il bando è stato pubblicato e sono stati annunciati i progetti vincitori. Il Comune ha stabilito alla fine di gennaio che “si stanno raccogliendo i materiali per realizzare la pubblicazione di supporto e promozione delle attività.Si prevede la conclusione delle attività per almeno i 2/3 dei progetti per i primi mesi del 2012“. Questo prima della mancata approvazione del bilancio del Comune, che potrebbe causare – fra gli altri disagi – l’impossibilità di realizzare molti degli eventi culturali più noti della nostra città.
La domanda appare pertanto legittima: quei progetti vedranno mai la luce? Sarà interessante tenere d’occhio gli sviluppi di ciascuno di essi per capirlo.
Di certo il futuro di questo concorso di idee dipenderà molto dal fatto che aiuto morale e (soprattutto?) materiale continuino a esserci, ma anche dalla forza di volontà di giovani che vogliono davvero fare la differenza. Come recita il titolo di un libro recentemente edito da Mondadori e scritto dal giornalista Federico Fubini, Siamo noi la rivoluzione.
Quando l’arte di strada incontra chi sulla strada ci lavora tutti i giorni, nascono delle sinergie preziose.
È questo il caso del progetto “Cine Colors – aerosol art al Diamante” finanziato da Comune, Municipio Val Polcevera e con il contributo della Compagnia di San Paolo, nell’ambito del concorso di idee “Giovani per i Giovani” che punta a valorizzare la creatività giovanile.
L’obiettivo è riqualificare delle aree degradate del quartiere Diamante a Begato grazie all’opera di giovani writers che attraverso il colore provano a ridare vita agli enormi muraglioni anonimi della periferia. Gli artisti della bomboletta spray – attraverso il confronto con gli abitanti – hanno scelto un tema ben preciso per ogni intervento e lo sviluppano assecondando la propria vena artistica.
Tutto nasce da un’idea del gruppo di writers di Teglia “Bds crew” che sfruttando l’occasione del progetto “Giovani per i Giovani” hanno ottenuto un finanziamento di circa 3 mila euro destinati all’acquisto di bombolette, pennelli e quant’altro per la realizzazione delle decorazioni murarie.
Sabato 17 e Domenica 18 marzo si è svolto il primo atto dinanzi alla famosa diga di via Maritano e alla sede degli educatori di strada del “Progetto Diamante”. Un muro di 25 metri è stato dipinto dalla Bds crew in collaborazione con la Knz di Torino seguendo il tema del Batman cinematografico. Una giornata di festa che ha visto il coinvolgimento dei bambini del quartiere con uno spazio dedicato a prove di decorazione con i gessetti colorati.
Sabato 31 e Domenica 1 aprile è stata invece la volta di un altro grande muro nella parte iniziale di via Cechov, dipinto da Bds ed Interplay di Milano secondo un tema consono al luogo – siamo a pochi metri dall’area giochi per i piccoli da zero a tre anni – ovvero quello dei cartoni animati.
Il 14 e 15 aprile toccherà invece alla parte alta di via Cechov mentre l’ultimo appuntamento è fissato per il 28 e 29 aprile quando gli artisti si occuperanno del muraglione posto sotto il Centro di educazione ambientale di via Maritano, inaugurato recentemente.
I ragazzi della Bds da alcuni anni partecipano a progetti simili – ricordiamo le opere realizzate in altri quartieri difficili come le Lavatrici di Prà, Quarto alta, via di San Bernardo – spinti dall’irresistibile voglia di dipingere ma allo stesso tempo consci del valore sociale delle loro azioni.
«Una delle peculiarità dell’iniziativa è la collaborazione con artisti provenienti da fuori Genova – spiega Giovanni “Pako”, uno dei veterani del gruppo, writer dal 1997 – cerchiamo di realizzare lavori di qualità che rimangano come patrimonio artistico del quartiere. Alcuni writers nel corso del tempo hanno compiuto il balzo dalla strada alla galleria d’arte. Come tutte le forme d’arte anche questa si evolve. Oggi è giusto uscire dai confini dell’illegalità e utilizzare il writing anche come forma di attività sociale che contribuisce a riqualificare luoghi come il Diamante».
Lunedì 2 aprile 2012 alle 17.30 si svolgerà presso la Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale la presentazione del nuovo romanzo di Emilia Marasco, La distanza necessaria (Il Canneto Editore).
Presenteranno il libro Cesare Viel, Silvio Ferrari e Nicolò De Mari. Letture di Enrico Campanati. Coordina l’evento Claudia Priano.
Domenica 1 aprile 2012 è stata una data storica per il Myanmar, attuale nome della Birmania: Aung San Suu Kyi ha vinto le elezioni ed è diventata Primo Ministro del Paese.
Nelle scorse settimane a questa donna sono già stati dedicati alcuni appuntamenti a cura dell’associazione Medì Schegge di Mediterraneo, che ogni anno organizza il Festival dell’Eccellenza al Femminile.
Il prossimo appuntamento si terrà martedì 3 aprile alle 17.00 presso la Sala Polivalente della Regione Liguria: si tratta di un incontro con la scrittrice e sindacalista Cecilia Brighi, che presenterà il suo libro Il Pavone e i generali (Baldini Castoldi Dalai Editore) dedicato al suo incontro con Aung San Suu Kyi. Nel corso della presentazione sarà approfondita la situazione politica della Birmania all’indomani delle elezioni.
Insieme all’autrice partecipano Stella Acerno di Amnesty Italia, il giornalista Marco Menduni e l’avvocato Alessandra Ballerini.
Ogni anno, dal 1955, a rotazione in una delle quattro città che furono Repubbliche Marinare – Amalfi, Genova, Pisa e Venezia – sono organizzate una Regata sportiva e un Corteo Storico delle antiche Repubbliche Marinare, quest’ultimo formato da quattro cortei storici ciascuno fortemente rappresentativo della città dalla quale proviene.
In vista del Corteo Storico per la celebrazione di Genova Repubblica Marinara, il Comune – settore Promozione della città, turismo e city branding – ha avviato una selezione di 75-80 attori e figuranti allo scopo individuare soggetti idonei a ricoprire i vari ruoli del Corteo.
Questi i requisiti necessari:
– Uomini: età compresa tra 18 e 50 anni (circa), altezza compresa tra 1 metro e 70 e 1 metro e 95, misura di calzature fino al 48.
– Donne: età compresa tra 18 e 35 anni (circa), altezza compresa tra 1 metro e 65 e 1 metro e 80, taglia tra 40 e 44, misura calzature tra il 37 e il 40.
Per partecipare alla selezione occorre inviare la domanda di partecipazione (scaricabile dal sito web del Comune) e consegnarla a mano entro e non oltre il 16 aprile 2012 al Comune di Genova, segreteria Settore Promozione Città, Turismo e City Branding – Via Garibaldi 9 – Palazzo Galliera 2° piano – (dal lunedì al giovedì ore 9.00/16.30- venerdì 9.00/13.00) oppure via mail all’indirizzo turismo@comune.genova.it. I soggetti saranno poi contattati per un colloquio.
La partecipazione alla selezione e al Corteo Storico di Genova è completamente gratuita e non dà diritto ad alcun tipo di rimborso. Saranno rimborsate solo le spese di viaggio, pernottamento e pasti in occasione di sfilate e/o manifestazioni in ambito nazionale e internazionale.
Si chiama “Il Sole a scuola” il nuovo Bando del Ministero dell’Ambiente per Comuni e Province che vogliano realizzare impianti fotovoltaici in scuole elementari, medie e superiori promuovendo attività didattiche che coinvolgano gli studenti.
Il bando, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 20 marzo 2012, mette a disposizione 3 milioni di euro per coprire il 100% del costo ammissibile, con un limite massimo di 40 mila euro per edificio scolastico.
«Questo nuovo bando de “Il sole a scuola” vuole essere un esempio concreto di promozione e diffusione delle fonti di energia pulita nel nostro Paese, educando al tempo stesso i più giovani all’uso sostenibile dell’energia – ha commentato il ministro dell’Ambiente Corrado Clini – È importante creare oggi consapevolezza e conoscenza per costruire un futuro più verde».
La precedente edizione dell’iniziativa, che prevedeva un finanziamento complessivo di 9 milioni e 700.000 euro, ha coinvolto oltre 1.300 scuole su tutto il territorio nazionale. In totale, sono stati circa 800 gli impianti fotovoltaici approvati, 500 dei quali sono già stati ultimati.
«I dati sulle rinnovabili sono confortanti – ha aggiunto il ministro Clini – basti pensare che nel nostro Paese abbiamo avuto nell’ultimo anno un incremento di oltre il 50% degli investimenti sulle rinnovabili rispetto all’anno precedente. Cifre che non possono non incoraggiarci a proseguire su questa strada ambientalmente virtuosa».
Il testo integrale del bando “Il Sole a scuola”, con tutte le informazioni pratiche per richiedere il finanziamento, è disponibile sul sito internet del ministero dell’Ambiente.
Inglese, francese, arabo, sono le tre lingue usate in “Salute, guida alla medicina per cittadini stranieri”, una sorta di “Prontuario medico dedicato agli operatori sanitari che operano con i migranti” realizzato dalla Fondazione IntegrA/Azione – nata nel dicembre 2010 con lo scopo di promuovere diritti e dignità per i migranti, uomini e donne che arrivano in Italia in cerca di un futuro migliore ma che, nella maggior parte dei casi, sono penalizzati da una scarsa conoscenza della lingua italiana, da situazioni alloggiative ed economiche precarie o da condizioni di salute fragili – con il patrocinio del ministero per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione, l’Anci e il complesso ospedaliero S. Giovanni Addolorata di Roma.
Una lodevole iniziativa che parte dalla consapevolezza che la presenza di cittadini stranieri in Italia è in continuo aumento e la comunicazione è fondamentale per garantire loro il diritto alla cura.
In otto anni il numero di stranieri residenti in Italia si è triplicato, superando i 4,5 milioni di presenze. A questi vanno aggiunti i circa 600.000 stranieri senza permesso di soggiorno stimati dalla Caritas. Una crescita che va di pari passo con l’aumentare dell’utenza straniera di ambulatori e pronto soccorso. Basti pensare che i ricoveri in regime ordinario degli stranieri da Pfpm (Paesi a forte pressione migratoria) sono raddoppiati nell’arco di un quinquennio: dal 2,6% del 2003 al 4,6% del 2008. Dal 2000 al 2008, l’Istat ha registrato una variazione percentuale di + 101,3 di dimissioni ospedaliere di stranieri in ricovero in regime ordinario. Se poi si considerano le prestazioni in day hospital i numeri salgono ancora (variazione % 2000 – 2008: + 192). Un aumento motivato anche dal disagio economico, sociale e di salute, che moltissimi stranieri si trovano a vivere nella nostra società.
«Questa sorta di prontuario medico nasce dall’esigenza, verificata direttamente sul territorio, di avere un supporto pratico all’attività quotidiana nel fornire servizi e prestazioni sanitarie a tutti i cittadini – spiega Luca Odevaine, presidente di Fondazione IntegrA/Azione – In particolare, questa pubblicazione vuole contribuire a migliorare la capacità di risposte adeguate ed eque alle sfide imposte dalle diversità culturali. Inoltre non bisogna dimenticare che lo scivoloso terreno della paura, accostato alla mancanza di informazione, resta una discriminante per gli immigrati italiani sul fronte dell’accesso alla sanità».
La guida raccoglie un frasario di domande a risposte multiple, di maggiore uso nelle strutture mediche.
A partire dalla raccolta dei dati anagrafici e dalla storia medica di un paziente. Una sezione speciale è dedicata alla donna, con parole e termini più comuni in ambito medico per la gravidanza, la contraccezione, la pediatria e la violenza. È tradotta in inglese, francese e arabo, con note a margine e in un formato agile.
Ai concetti chiari e semplici, corrisponde un linguaggio grafico di grande attenzione alla comprensione del contenuto della pubblicazione. La guida infatti risponde pienamente, dal punto di vista grafico, a quella che in gergo viene definita “comunicazione di pubblica utilità”. Una comunicazione chiara e trasparente pensata per informare l’utente e trasmettere saperi.
«Il livello di accesso alle cure per i cittadini stranieriè da considerarsi come un termometro del grado di accoglienza e civiltà di un territorio – conclude il presidente di Fondazione IntegrA/Azione – Vale la pena ricordare sempre che la Corte costituzionale, in una sentenza di qualche tempo fa (n. 252/2001), ha affermato l’esistenza di “un nucleo irriducibile del diritto alla salute protetto dalla Costituzione (art. 32, ndr) come ambito inviolabile della dignità umana” che va “riconosciuto anche agli stranieri, qualunque sia la loro posizione rispetto alle norme che regolano l’ingresso e il soggiorno nello Stato”».
Saponificio Gianasso – azienda di Genova, leader nella produzione di prodotti di cosmesi naturale – Sabato 31 marzo partecipa all’iniziativa promossa dal WWF “Earth Hour 2012” che ha come obiettivo principale la sensibilizzazione collettiva contro il cambiamento climatico.
Continua così la collaborazione nata nel 2004 tra Saponificio Gianasso, l’azienda genovese che produce il brand “I Provenzali” (prodotti di cosmesi naturale) e WWF (World Wide Fund for Nature), la più grande organizzazione mondiale che ha come mission l’importante impegno di costruire un mondo in cui l’uomo possa vivere in armonia con la natura.
Abbiamo deciso di partecipare attivamente all’Earth Hour 2012 promossa da WWF perché crediamo che sia una nuova occasione per sostenere i suoi progetti – commenta Paolo Bassetti, Direttore Marketing de I Provenzali – Attraverso il coinvolgimento di tutti i nostri contatti, grazie anche ai canali di comunicazione a nostra disposizione, tra cui il sito www.iprovenzali.it e il nostro profilo Facebook, I Provenzali si fa portavoce di un messaggio di sensibilità 100% Green.
I Provenzali ha deciso, infatti, di fare un ulteriore passo avanti sulla strada della sostenibilità, continuando ad impegnarsi nella produzione di confezioni 100% ecologiche. Il progetto, iniziato due anni fa con la totale conversione degli imballi in carta certificata FSC, oggi si pone un nuovo obiettivo con l’impiego esclusivo di flaconi in plastica riciclata per i prodotti delle Linee I Provenzali e I Provenzali Bio.
Crediamo che formulare un Cosmetico sicuro e che funzioni imponendosi di partire da Materie Prime Biodegradabili e 100% Vegetali o Biologiche, condividere progetti di salvaguardia ambientale con Associazioni come WWF, lavorare sul pack per renderlo più ecologico, porre attenzione alle esigenze di chi lavora in azienda, fornendogli un ambiente di lavoro confortevole e sicuro, dare ascolto alle istanze dei propri Consumatori e rendere accessibile alle tasche di tutti il cosmetico naturale, siano tutte note di un’unica “sinfonia”, che risulterebbe stonata se mancasse anche solo un aspetto – continua Paolo Bassetti – È stata una grande soddisfazione scoprire che esiste una moltitudine di persone che condivide le nostre scelte e si riconosce nei prodotti a marchio I Provenzali. Questo ha creato un rapporto di fiducia con il Pubblico ed ha spinto l’azienda ad accrescere la percezione di responsabilità nel perseguire le proprie strategie e, di conseguenza, ad instaurare un rapporto basato sulla Coerenza, sulla Responsabilità di Impresa e sull’Etica in generale, sia al proprio interno che all’esterno.
Uno dei settori più colpiti dai recenti e sofferti tagli è quello del trasporto pubblico: scioperi a catena delle principali compagnie locali (martedì scorso Amt con adesione quasi totale, domenica prossima le Ferrovie) mostrano una situazione di crisi che va dalla difficoltà di mantenere costante il numero dei dipendenti e i relativi stipendi, ai “salti mortali” per non tagliare corse negli orari notturni o nei quartieri periferici della città. Una situazione aggravata dalla costante presenza dei portoghesi, ossia le persone che non pagano il biglietto contribuendo alla sempre più difficile sussistenza delle aziende di trasporto pubblico.
E dire che il ricorso al trasporto pubblico è anche un modo per aiutare l’ambiente: se tutti usassero il treno o l’autobus lasciando a casa auto e moto (o non possedendo affatto mezzi privati) si consumerebbe molta meno CO2 e l’aria sarebbe più pulita. Inoltre la minore presenza su strada di mezzi di trasporto privato contribuirebbe a diminuire il traffico, uno dei fastidi maggiori per chi si sposta in autobus in città.
Per queste ragioni in Estonia è stato di recente approvato un referendum che imporrà viaggio sui mezzi pubblici gratuitamente a partire dal 2013. Un modo per incentivarne l’uso e sostenere così l’ambiente, oltre che eticamente corretto: se un mezzo è “pubblico”, dovrebbe poter essere accessibile senza pagare alcun biglietto.
Un esempio replicabile anche da noi? Sarebbe possibile solo se le istituzioni (governo ed enti locali) dessero finanziamenti adeguati alle società di trasporti per autosostenersi senza il contributo dei cittadini, garantendo un numero adeguato di corse e una corretta manutenzione dei mezzi.
C’è da pensare che in Italia la strada per questa soluzione sia ancora molto lontana.
Chi lavora nella moda o è appassionato di questo settore lo sa bene: affermare la propria identità e professionalità in un contesto così dominato dalle “grandi firme” è difficilissimo. Esistono molti stilisti che lavorano in maniera autonoma o in piccoli atelier, ma che non riescono a farsi conoscere a fronte delle numerose multinazionali che popolano gli outlet e le vie chic delle nostre città.
Per aiutarli nel loro lavoro è nato Openwear.org, un social network realizzato in modalità open source che consente agli stilisti indipendenti di collaborare, scambiarsi idee, farsi conoscere, trovare nuovi mercati e acquirenti. Ogni stilista potrà aprire un proprio spazio individuale e riunirsi in workshop collaborativi per creare insieme collezioni e condividere conoscenze riguardo ai vari aspetti del loro lavoro.
Un network della moda a livello europeo che consenta l’affermarsi di tutte quelle micro-realtà professionali che non hanno ancora trovato un loro spazio. Sono due i filoni principali in cui questo lavoro di promozione si svilupperà: valorizzare i prodotti artigianali fatti a mano e ottimizzare i costi di produzione, allo scopo di rendere i capi accessibili a tutti.
Questa piattaforma è stata finanziata dall’Unione Europea all’interno del programma Life Long Learning ed è sostenuta da partner italiani e internazionali.
Un mercato antico quanto l’uomo trova nuovo vigore grazie al web. Parliamo del baratto, ovvero lo scambio di oggetti senza soldi: oggi un sito web dedicato (ww.persoperperso.com) consente di ridare vita alle cose che ormai non usiamo più. Attraverso questo circuito è possibile sviluppare una innovativa ed esclusiva esperienza di commercio, senza l’uso del denaro. Gli scambi infatti avvengono tramite una moneta virtuale, denominata “Valore”, pagando solo le spese di spedizione.
«Persoperperso, frutto di un lungo e complesso lavoro di un prezioso staff di professionisti, arruolati in regime di volontariato, rappresenta un’ambiziosa sfida alla spreco ed all’indebita produzione dei rifiuti, profusa attraverso innovative e coinvolgenti logicità che stimolano gli utenti verso uno spontaneo e gratificante riuso dei materiali – scrivono gli autori sul sito – Persoperperso si è fatto carico di un pesante fardello: custodire, tutelare e diffondere una matrice conservativa, orientata allo sviluppo di un mercato esclusivo, incentrato sui Valori di un’economia etica».
Ma come funziona?
Semplice, basta registrarsi sul sito ed entrare a far parte della Community, ottenendo così i primi 25 Valori.
Il secondo passo è individuare gli oggetti per noi inutili, proporli attraverso delle foto corredate da una breve descrizione e attribuire a ciascuno un Valore. In questo modo sarà possibile aggiudicarsi subito 5 Valori di bonus per i primi 15 oggetti esposti dei 30 pubblicabili.
Quindi il Valore si acquisisce mediante ciò di cui si è già in possesso. L’utente esponendo quanti più oggetti ha a disposizione crea così la sua vetrina personale. E cedendo agli altri gli oggetti, acquisterà Valori.