Autore: erasuperba

  • Moschea, Consiglio comunale: bocciata la mozione della Lega Nord

    Moschea, Consiglio comunale: bocciata la mozione della Lega Nord

    Giornata a dir poco movimentata in Sala Rossa a Palazzo Tursi. Al centro dell’infuocato dibattito la questione moschea al Lagaccio. Infatti dopo la recente approvazione della delibera di Giunta con le linee di indirizzo per la costruzione del luogo di culto, oggi la Lega Nord ha presentato una mozione che si oppone fermamente alla realizzazione della moschea.

    Il Carroccio puntava sul fatto che, vista la contrarietà di alcuni esponenti dei partiti di maggioranza alla soluzione Lagaccio, in seno alla maggioranza si sarebbe potuta verificare una spaccatura. Ma così non è stato. Alla fine dopo oltre tre ore di discussione la mozione del consigliere leghista Alessio Piana è stata respinta con 28 voti contrari, 14 favorevoli ed 1 astenuto.
    Anche l’Italia dei valori che nei giorni scorsi aveva annunciato di volere la moschea, ma non nell’area del Lagaccio, alla fine ha votato compatta con la maggioranza.

    E così  l’iter della delibera procederà spedito verso il voto del Consiglio – previsto tra qualche settimana dopo l’approvazione del bilancio – perché, come ha ricordato il Sindaco Marta Vincenzi “Ci siamo impegnati in un difficile percorso con la comunità musulmana genovese che ha accettato di costituirsi in fondazione con uno statuto che recepisce i diritti dell’uomo e farà da garante affinché la moschea sia un luogo di culto e non si trasformi in qualcos’altro”.

    Da sottolineare l’opposto comportamento tenuto dal pubblico. Da una parte numerosi cittadini del comitato centro est hanno interrotto più volte gli interventi dei consiglieri con applausi o manifestazioni plateali di dissenso. Dall’altra un ridotto numero di cittadini musulmani ha ascoltato in silenzio ed in maniera composta. Nessuno qui vuole mettere in dubbio le buone ragioni di una parte dei residenti del Lagaccio contrari alla moschea e che invece vedrebbero di buon occhio la realizzazione di servizi in un quartiere che da anni lamenta la mancanza di spazi di socialità.
    Certo però comportamenti del genere sono controproducenti e soprattutto irrispettosi nei confronti dei cittadini genovesi musulmani che hanno il diritto – sancito dalla Costituzione – di avere un luogo di culto.

     

    Matteo Quadrone

  • Patto per Prè: oggi la firma di cittadini e istituzioni

    Patto per Prè: oggi la firma di cittadini e istituzioni

    Il “Patto per Prè” sarà firmato oggi alle 18:30: quattro comitati di cittadini – Vivi Gramsci, La voce di Prè, Via di Prè l’orgoglio di Genova, La coscienza di Zena – sottoscriveranno insieme al Sindaco Marta Vincenzi e all’assessore alla Città sicura, Francesco Scidone un accordo che vedrà l’amministrazione comunale impegnarsi in diverse iniziative per la tutela ed il rilancio della zona.

    Tra i punti più importanti ci sono: il mantenimento del presidio fisso della Polizia Municipale alla Commenda; il controllo ed il presidio dell’area affinché venga rispettata l’ordinanza vigente relativa alla vendita di alcolici; la sottoscrizione dell’intesa tra Università e Comune per l’apertura degli ingressi posteriori dei palazzi della Facoltà di Lettere e Lingue.

    Inoltre l’amministrazione, in coordinamento con le forze di polizia, realizzerà i necessari interventi di contrasto all’abusivismo commerciale ed abitativo. Gli esercizi commerciali di nuova apertura dovranno garantire un certo livello qualitativo e rispettare gli aspetti storico-architettonici e paesaggistici dell’area.
    Grazie alle pressanti richieste dei residenti saranno controllati gli alloggi comunali già assegnati, per verificare eventuali irregolarità e verranno assegnati quelli attualmente sfitti.
    Ma non solo. Si punterà anche al miglioramento di pulizia e decoro urbano tramite la realizzazione di aree verdi soprattutto in piazza Sant’Elena; sorgeranno alcuni mercatini nelle piazze principali (Piazza della Commenda, Piazza Sant’Elena, Piazza dello Scalo); si cercherà di favorire attività sociali, artistiche e culturali che incrementino il ritorno dei genovesi nel quartiere.

     

    Matteo Quadrone

     

  • Banda larga in Liguria, a che punto siamo?

    Banda larga in Liguria, a che punto siamo?

    adslIL PRECEDENTE

    Gennaio 2010: il quotidiano ligure Il Secolo Xix pubblica un’inchiesta a puntate sul tema di Internet lumaca, ossia la difficoltà per molti liguri di accedere a una connessione veloce alla rete.

    Non stiamo solo parlando della difficile situazione di molti paesini incastonati nei monti dell’entroterra. In alcune zone del centro storico di Genova all’interno di uno stesso palazzo ci sono condomini con l’Adsl e altri che viaggiano a 56k.

    Questo perché ogni centralina telefonica ha un numero massimo di porte, ossia di singoli nodi da cui parte la rete per il singolo apparecchio (modem, router e quant’altro), e può capitare che in una stessa via non basti una sola centralina. Da qui: centraline diverse, velocità diversa.

    IL PRESENTE

    Il 2012 sarà l’anno di Twitter, l’anno del blog, l’anno dell’editoria digitale. Tutti strumenti meravigliosi, ma ai quali una buona fetta di liguri non ha ancora modo di accedere.

    Certo, rispetto a due anni fa si è sviluppato notevolmente l’accesso a Internet tramite rete mobile: basta collegare al pc una chiavetta che si avvale dello stesso ripetitore (e degli stessi fornitori di servizi) dei telefoni cellulari, e si può fare tranquillamente a meno della rete fissa.

    Nonostante questa evoluzione tecnologica, la connessione Adsl è ancora utopia in molte aree della nostra regione.

    La scorsa estate la Regione Liguria – tramite la sua società informatica Datasiel – ha indetto una gara d’appalto europea per fornire i servizi di banda larga in tutte le zone non ancora coperte dal servizio, in particolare frazioni e comuni in ciascuna delle quattro province. Il bando è scaduto lo scorso 14 novembre, e per le prossime settimane sono attese notizie sul suo esito.

    Marta Traverso

  • Campus Innovact Award: concorso per start-up di studenti creativi

    Campus Innovact Award: concorso per start-up di studenti creativi

    creativitàSono aperte le iscrizioni per un concorso riservato a studenti con un’idea creativa per un nuovo business e che cercano finanziamenti per mettere in piedi la loro start-up.

    Il Campus Innovact Award è un concorso giunto alla decima edizione che premia gli studenti che presentano una nuova idea imprenditoriale, che sia in progress o già realizzata.

    Si può presentare domanda entro il 20 febbraio 2012 tramite mail, inviando progetto e modulo di partecipazione all’indirizzo dahvia.ouadia@aef.info.

    Tutti i progetti pervenuti saranno valutati da una giuria composta da giornalisti, professionisti e manager. I finalisti saranno invitati a partecipare al Forum europeo per le start-up innovative Innovact 2012 (Reims, 27 marzo 2012).

    I vincitori del concorso riceveranno due premi in denaro rispettivamente di 5.000 € (primo premio) e 1.500 € (secondo e terzo premio).

    Marta Traverso

  • Swap party: domenica di baratto al B&B Al Piccolo Principe

    Swap party: domenica di baratto al B&B Al Piccolo Principe

    barattoIn poche settimane il B&B Al Piccolo Principe – in Salita della Provvidenza 2/2, proprio a due passi dalla stazione ferroviaria di Piazza Principe – apre per la seconda volta i suoi locali per uno swap party.

    Di cosa si tratta? È un termine molto english per definire una delle pratiche più antiche del mondo, il baratto, ma declinato soprattutto al femminile: una domenica pomeriggio per incontrarsi, fare amicizia ma soprattutto liberarsi di vestiti, accessori, scarpe e ogni altro genere di oggetti che non si usano più. Per ogni capo portato si riceverà un buono valido per prenderne in cambio un altro.

    Una pratica che in questi tempi di crisi è tornata molto in voga, ma che è anche un modo per stringere nuove relazioni.

    Dunque l’appuntamento è domenica 15 febbraio (ore 16.30).

    Marta Traverso

  • Centro storico: la casa occupata di via dei Giustiniani

    Centro storico: la casa occupata di via dei Giustiniani

    Via dei Giustiniani casa occupataUn edificio di proprietà del Demanio, vincolato dalla Sovrintendenza per il suo valore storico – architettonico, come altri sontuosi palazzi eretti in via dei Giustiniani fra XVI e XVII secolo, giace abbandonato nella più totale incuria da circa 6 anni. Parliamo del civico 19, uno stabile di sette piani che fino all’inizio del 2006 ospitava al piano terra e al primo piano le attività della Comunità di Sant’Egidio rivolte ai poveri con la distribuzione di vestiario e generi di sussistenza, al secondo piano la sede storica dell’associazione onlus il Ce.Sto che svolgeva attività ludiche e sociali con bambini e ragazzi del quartiere. Nell’edificio trovava posto anche un dormitorio per detenuti appena usciti dal carcere, gestito dalla Compagnia della Misericordia mentre i piani superiori erano abitati da alcuni nuclei famigliari.

    Ebbene nel 2006 i residenti e le associazioni vengono forzatamente allontanati perché la proprietà dichiara il palazzo inagibile. Una raccomandata datata fine novembre 2005 – indirizzata al Ce.sto e firmata dalla filiale ligure dell’Agenzia del Demanio – recita “Da un’indagine svolta da organismi tecnici di quest’ufficio è emerso che lo stabile occupato da codesta associazione presenta evidenti problemi strutturali con conseguente pericolo per la vivibilità all’interno dell’immobile stesso. Si invita pertanto la S.V. a voler rilasciare tale immobile libero da persone o cose nella piena e completa disponibilità della scrivente Agenzia del Demanio”.
    La proprietà paventa il rischio di crolli imminenti e nel giro di pochi mesi, tra gennaio e febbraio 2006, completa lo sgombero del civico 19. Da allora nessun lavoro di ristrutturazione è stato eseguito e l’edificio è rimasto sfitto per tutti questi anni, scivolando inesorabilmente nel degrado.
    L’Agenzia del Demanio, interpellata sulla questione, spiega “La Prefettura di Genova nel 2001 ha individuato alcuni problemi strutturali nell’immobile di via dei Giustiniani e ha incaricato il Provveditorato alle opere pubbliche di occuparsi dell’esecuzione dei lavori di messa in sicurezza. Nel 2001 e nel 2003 sono stati realizzati alcuni interventi. Nel 2006 i residenti sono stati invitati ad abbandonare l’edificio per completare l’opera di ristrutturazione”.

    Sul finire di ottobre 2011 un gruppo eterogeneo di persone ha deciso di occupare il civico 19 per rispondere alla drammatica esigenza di spazi abitativi e per restituire al quartiere un luogo vitale di socialità.
    Abbiamo occupato perché abbiamo bisogno di case, di luoghi in cui vivere dignitosamente, perché siamo stanchi di buttare i nostri miseri stipendi in affitti indecenti – scrivono i protagonisti dell’azione nel manifesto pubblico affisso per i vicoli del centro storico – Siamo uomini e donne diversi per età e percorsi di vita, ma uniti da bisogni concreti molto simili e dalla comune volontà di organizzarsi per soddisfarli. Abbiamo occupato perché abbiamo bisogno di spazi in cui costruire ciò che non abbiamo: un luogo di incontro dove costruire rapporti di mutuo appoggio, un ambito in cui discutere e divertirsi, uno spazio per noi e per il quartiere, per mangiare e per studiare, per adulti e per bambini, uno spazio di tutti coloro che lo vivono e lo sentono proprio”.
    Gli occupanti hanno fatto visionare il palazzo da un gruppo di tecnici solidali, architetti, ingegneri e restauratori che, nel corso di numerosi sopralluoghi, non hanno individuato elementi di criticità tali da comportare una situazione di grave pericolo. Anzi i problemi strutturali riscontrati nel civico 19 sarebbero i medesimi che affliggono almeno un quarto dei palazzi dei vicoli del centro storico.
    E così i nuovi abitanti della casa hanno deciso di predisporre un rigoroso piano di interventi per un uso progressivo e consapevole dello stabile, con l’obiettivo di renderlo fruibile in maniera sicura.
    Oggi è già stato sistemato il piano terra, adibito a spazio sociale, dove sono state organizzate svariate attività, proiezioni cinematografiche, cene sociali e spettacoli teatrali. Ricordiamo ad esempio l’esperienza del teatrino dei burattini che, ripetuta per due domeniche di novembre, ha riscosso un notevole apprezzamento richiamando numerosi bambini della zona.
    Grazie alla pratica del dialogo e al principio della “porta aperta” – chiunque può entrare per informarsi e confrontarsi, ogni giovedì alle 17:30 si svolge un’assemblea pubblica per accogliere le proposte di nuove iniziative/attività – gli occupanti hanno instaurato buoni rapporti con il vicinato e la loro presenza, soprattutto se messa al confronto con quella ben più rumorosa e molesta dei frequentatori della movida, non sembra arrecare disturbo ai residenti.
    Il prossimo passo sarà rendere agibile il secondo piano per realizzare attività sociali auto – organizzate. Si parla di una palestra, una sala prove musicale, un mercatino per lo scambio di vestiti e ancora un’attività di doposcuola concordata con le mamme del quartiere.

    Ma tornando alla questione sicurezza è inevitabile porsi alcune domande. “Se la situazione di via dei Giustiniani era così preoccupante perché i soldi pubblici non sono stati spesi per altri interventi piuttosto che per il rifacimento della facciata in occasione del G8 del 2001? – si legge ancora nel manifesto – Forse era più stimolante svuotare il palazzo per cercare di venderlo”.
    A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca – diceva un notissimo uomo politico della Prima Repubblica – ed in effetti è difficile spiegare perché il palazzo sia stato svuotato con una fretta assai sospetta. Solo un concreto rischio di crolli avrebbe potuto giustificare una simile celerità. Ma allora perché a distanza di 6 anni nessuno si è preoccupato della messa in sicurezza dell’edificio?
    Secondo gli occupanti – fin dal principio – l’operazione di sgombero era finalizzata alla vendita dell’intero immobile. E nel 2010, grazie all’opportunità offerta dal federalismo demaniale, il civico 19 sarebbe stato inserito nell’elenco dei beni immobili del patrimonio demaniale considerati alienabili.

    Resta il dato di fatto che dal lontano 2006 l’associazione onlus il Ce.Sto, che da trent’anni opera nel difficile contesto del centro storico promuovendo un modello di pacifica convivenza fra etnie e culture diverse, è stata arbitrariamente privata di un luogo che, proprio per la sua ricchezza di spazi, rendeva possibile lo svolgimento delle più svariate attività.
    Il Centro Sociale gestito dal Ce.Sto – dove si svolgono giornalmente attività ludiche dopo scolastiche e sociali con bambini e ragazzi del quartiere – ha trovato ospitalità nei locali della ex Scuola Baliano di Vico Vegetti. Oggi però la ex Baliano è prossima ad essere ceduta o destinata ad un nuovo utilizzo, ed il Centro Sociale rischia nuovamente di rimanere senza sede.
    Cinque anni fa abbiamo perso la sede storica a causa dell’inagibilità di un edificio di valore storico e artistico su cui la proprietà non ha fatto alcun intervento – denuncia il segretario dell’associazione, Domenico De Simone – e attualmente ci troviamo al punto di partenza”.
    Nel frattempo il quartiere si devitalizza a causa della progressiva scomparsa di attività commerciali e laboratori artigiani mentre si registra una crescita abnorme della movida con l’aumento dei partecipanti, l’estensione degli orari fino alle prime luci dell’alba ed il dilagare di episodi di teppismo e vandalismo.
    “La nostra ex sede è stata fatta oggetto di un’occupazione che dimostra se non l’infondatezza delle motivazioni dello sfratto, almeno il fatto che alla manifestazione di problemi è seguita solo la più completa inazione della proprietà (Agenzia del Demanio) ma anche degli altri soggetti che dovrebbero interessarsi all’urbanistica, alla vitalità e alla socialità di questa, come di altre zone della città”, concludono amareggiati i volontari del Ce.Sto.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Il corpo nella pubblicità: concorso creativo per studenti genovesi

    Il corpo nella pubblicità: concorso creativo per studenti genovesi

    corpo pubblicitàUn concorso artistico rivolto agli studenti delle scuole superiori e dell’Università di Genova per rappresentare tramite un’opera grafica (che si tratti di disegno, digitale o fotografia) il modo in cui la pubblicità dovrebbe rappresentare il corpo umano, l’uguaglianza di genere, la dignità della donna e l’utilizzo di immagini di bambini.

    Il bando Corpi nella pubblicità è stato indetto dal Comune di Genova in risposta alla relazione n. A6-0199/ della Commissione del Parlamento Europeo per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere.

    Il tema dell’opera presentata dovrà essere concepita per un ipotetico spot di una delle seguenti categorie merceologiche: uno yogurt ipocalorico, un rossetto waterproof per le donne, abbigliamento alla moda per bambini o un deodorante a lunga durata per gli uomini.

    Per partecipare si possono spedire gli elaborati e la scheda di partecipazione (scaricabile dal sito Genova creativa) entro il 12 febbraio all’indirizzo e-mail corpinellapubblicita@comune.genova.it. Gli elaborati migliori saranno esposti in una mostra in occasione della Festa della donna (8 marzo 2012).

    Marta Traverso

  • Cassazione: inidoneo all’adozione chi ha preclusioni etniche, razziali, religiose

    Cassazione: inidoneo all’adozione chi ha preclusioni etniche, razziali, religiose

    Con la sentenza n.29424 depositata il 28.12.2011, la Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, pronunciato in primo grado dal Tribunale per i minorenni di Bologna e poi in sede di appello, della domanda di idoneità all’adozione internazionale proposta da una coppia che, in sede di audizione davanti al tribunale per i minorenni, aveva avanzato una serie di preclusioni di ordine etnico-razziale e religioso nei confronti delle caratteristiche dell’ipotetico minore straniero adottando.

    In particolare, i coniugi avevano rifiutato l’eventualità dell’adozione di un minore straniero di religione diversa da quella cattolica, bambini figli di pazienti psichiatrici, bambini di etnia rom, mostrando anche perplessità rispetto a bambini di colore.

    La Corte di Cassazione ha dunque confermato le motivazioni della Corte di Appello di Bologna, la quale nel provvedimento di rigetto dell’istanza di idoneità all’adozione, aveva rilevato che le preclusioni di ordine etnico-razziale e religiose dei coniugi evidenziavano un atteggiamento di paura e difensivo, incompatibile con l’accettazione totale e senza riserva che è il presupposto necessario per un buon incontro adottivo.

  • Officina letteraria: corso di scrittura creativa al cinema Sivori

    Officina letteraria: corso di scrittura creativa al cinema Sivori

    scritturaUna serata di letture e musica per raccogliere le iscrizioni per un corso di scrittura creativa a Genova: è questa la proposta di Emilia Marasco e Claudia Priano, che giovedì 19 gennaio (a partire dalle 18) accoglieranno alla Sala Sivori i futuri allievi del loro ciclo di lezioni intitolato Officina creativa.

    Gli incontri si terranno ogni giovedì dal 2 febbraio al 19 aprile (orario 18-20) presso il cinema di Salita Santa Caterina: ogni lezione sarà formata da mezz’ora di teoria e il tempo rimanente dedicato alla scrittura attiva. Il numero massimo di posti disponibili è per 16 allievi.

    Il costo completo del laboratorio è 280 €. Per maggiori informazioni si può visitare la pagina Facebook dedicata o scrivere una mail a officinaletteraria@hotmail.it.

    Marta Traverso

  • Scaricare film e musica per culto: la pirateria diventa religione

    Scaricare film e musica per culto: la pirateria diventa religione

    pirateriaScarichi film, musica, ebook e quant’altro materiale illegalmente gratuito la Rete ti mette a disposizione tramite i ben noti software di file sharing? Questo fa di te non solo un criminale secondo la legge di molti Paesi del mondo, ma anche un membro della Chiesa Kopimista.

    Il culto è nato ufficialmente in Svezia alcuni giorni fa: la patria del Pirate Party (che già era riuscita a far riconoscere legalmente un partito politico del download libero) ha dato origine a un culto religioso il cui primo Comandamento recita “Credo nella moltitudine dell’informazione, santa, e accessibile a tutti, credo nel copia-incolla; al libero scambio di canzoni, filmati e documenti“.

    Una battaglia durata due anni e che all’inizio del 2012 ha portato al riconoscimento ufficiale da parte del governo della Missionary Church of Kopimism, i cui simboli sacri non sono croce o mezzaluna, ma più intuitivamente Ctrl+C e Ctrl+V, ovvero le combinazioni di tasti che permettono il copia e incolla.

    Questo uno dei dogmi del Kopimismo: «L’informazione è un valore, in sé e per quello che contiene, e il valore si moltiplica attraverso la copia».

    Marta Traverso

  • Vendita immobili dell’ex manicomio di Quarto: la Asl 3 è contraria

    Vendita immobili dell’ex manicomio di Quarto: la Asl 3 è contraria

    Manicomio di QuartoIl consigliere regionale Lorenzo Pellerano (Lista Biasotti) interviene sulla cartolarizzazione approvata dal centrosinistra durante l’ultima seduta del consiglio regionale, il 22 dicembre scorso.

    “Come già avevo sottolineato durante il dibattito in consiglio regionale la messa in vendita degli immobili della Regione, per far quadrare il buco di 150 milioni di euro nel bilancio, è stata gestita male sia nella forma sia nella sostanza – commenta Pellerano – Non solo la giunta Burlando ha comunicato la lista degli immobili ai consiglieri solo in corso d’opera, nelle fasi cruciali della discussione, ma ha anche dimostrato di aver preso decisioni affrettate che non tarderanno a pesare sulle tasche dei contribuenti liguri».

    Pellerano fa riferimento allo stralcio dalla lista degli immobili in vendita di tre padiglioni del complesso dell’ex manicomio di Genova Quarto, sui quali gravano mutui per la ristrutturazione (realizzati con finanziamenti nazionali), stralcio che di fatto fa scendere da 80 a 76 milioni la previsione di entrate dalla vendita del patrimonio.

    “Il direttore generale della Asl genovese smentisce la giunta, sembra quasi non sia stato avvisato della vendita di questi immobili – puntualizza Pellerano – Peccato che abbia ragione, oggi non si può vendere: nei locali di Quarto sono attivi alcuni servizi di igiene mentale, comunità per persone anziane e disabili, ma anche le cucine di Asl 3 per il Levante. Lì si tengono alcuni corsi universitari e hanno sede ambulatori per visite mediche legali e per il rilascio o rinnovo della patente oltre agli uffici amministrativi coinvolti nell’affaire via Degola (costo della nuova sede 17 milioni di euro)”.

    Il direttore della Asl 3 Corrado Bedogni, sulla stampa, ha dichiarato che la vendita dei locali di Quarto non può essere fatta perché a oggi non esistono alternative per collocare i pazienti e i servizi sociosanitari.

    Anche il municipio Levante ha sollevato perplessità e preoccupazione sul futuro dell’assistenza dei cittadini della zona.

    “Questa è la dimostrazione di come la maggioranza abbia agito con superficialità, fretta e assenza di coordinamento con la Asl e i soggetti istituzionali coinvolti nell’operazione di messa in vendita degli immobili, con l’unico intento di fare cassa e di far quadrare i conti, ma solo sulla carta – continua Pellerano – Anche il presidente Burlando, durante le ultime fasi di discussione in consiglio, aveva espressamente ammesso la ragionevolezza delle osservazioni che avevo esposto in merito all’operazione. Ma si è andati comunque avanti. La maggioranza si è tappata il naso e ha approvato un enorme pasticcio che porterà alla svendita, sotto il valore reale, degli immobili di Quarto, la perdita per i cittadini di servizi essenziali e la ricollocazione chissà dove dei pazienti di psichiatria, magari in altri container come già è accaduto per i malati dell’ex ospedale psichiatrico di Pratozanino. Tutto questo comporterà poi il pagamento di ulteriori affitti da parte della Regione, che fino a oggi prestava i servizi sanitari all’interno di immobili di proprietà; a pagare, ovviamente, saranno sempre i contribuenti liguri. Insomma: la Regione si è comportata come una famiglia sprovveduta che vende casa propria ancora prima di sapere dove andrà ad abitare”.

    Con la ripresa dei lavori del consiglio regionale Pellerano annuncia: “Con l’ennesima interrogazione chiederò all’assessore Montaldo se è ancora possibile porre rimedio a questa paradossale situazione in cui la sanità ligure, complice l’intera maggioranza, si ritrova. Alla luce delle dichiarazioni espresse dal direttore Bedogni chiederò anche se le Asl hanno avuto la lista degli immobili venduti all’ultimo momento e non hanno potuto controllare nulla, come è successo al consiglio regionale».

  • Vuoi diventare attore? Parte il corso di recitazione dello Stabile

    Vuoi diventare attore? Parte il corso di recitazione dello Stabile

    attori teatroUn’opportunità molto interessante per tutti coloro che vogliono debuttare nel mondo della recitazione e del teatro: sono aperte le selezioni alla scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova.

    Il prossimo corso avrà 12 allievi e sarà strutturato in 1.600 ore, di cui 1.200 di lezione e 400 di pratica (impegno di circa 25 ore settimanali con obbligo di frequenza).

    I requisiti per partecipare sono l’età superiore ai 18 anni, avere assolto l’obbligo scolastico, essere disoccupati o avere un lavoro il cui orario garantisca la possibilità di frequentare le lezioni.

    Si può presentare domanda entro il 17 gennaio 2012, a mano presso la sede del Teatro Stabile (piazza Borgo Pila 42, Genova) o via mail all’indirizzo scuola.recitazione@teatrostabilegenova.it.

    I candidati saranno poi contattati per un’audizione, allo scopo di valutare una minima predisposizione alla materia insegnata nella scuola.

    Marta Traverso

  • Dolomiti: stop allo sci con l’elicottero in Marmolada

    Dolomiti: stop allo sci con l’elicottero in Marmolada

    Una storica vittoria degli ambientalisti dopo decenni di battaglie in alta quota. Parliamo dello stop all’eliski in Marmolada. Finalmente infatti sulla “regina” delle Dolomiti sarà bandita la pratica che consentiva ai turisti più facoltosi di decollare da località poco distanti – in particolare da Passo Gardena e da Monte Cherz – atterrare a Punta Rocca e poi scendere a valle sugli sci.

    Il 27 dicembre l’associazione ambientalista internazionale “Mountain Wilderness” e la Società funiviaria Marmolada srl hanno stipulato un accordo che avvia un percorso di collaborazione e di condivisione sulle scelte dello sviluppo turistico nel gruppo della Marmolada.

    La notizia è clamorosa perché mette fine a 23 anni di conflitti aspri fra l’associazione e la società. Nel 1988 Mountain Wilderness dava avvio ai primi due campi di pulizia della montagna dai rifiuti, azione conclusa solo nel 2005 e che ha portato alla prima condanna penale della società. Nel dicembre del 1996 si teneva in Marmolada la prima azione contro l’eliski, azione che faceva maturare anche la prima legge sul tema in Parlamento (1998).

    Oggi gli elicotteri sono definitivamente banditi da Punta Rocca e la Marmolada si candida a diventare un laboratorio innovativo. Come conferma Mario Vascellari, presidente di Marmolada srl “Non daremo più l’assenso all’atterraggio degli elicotteri, ma il tavolo di lavoro che abbiamo aperto con MW è di più ampio respiro vuole rilanciare il turismo di qualità in Marmolada con soluzioni di sostenibilità che possano poi essere adottate in altre località delle Dolomiti e più in generale dell’arco alpino”.
    “Con Marmolada srl contiamo di riunirci al più presto – spiega Luigi Casanova, portavoce di Mountain Wilderness Italia – e di sottoscrivere nel giro di due/tre mesi un programma condiviso da sottoporre alla Provincia autonoma di Trento e dalla Regione Veneto”.

    L’ambientalista ribadisce l’importanza dello stop all’eliski “I danni più gravi li provoca alla fauna selvatica: camosci e galli forcelli, che svernano sui versanti soleggiati centellinando le loro energie, sono costretti a spostarsi in luoghi dove fanno molta più fatica ad alimentarsi. L’eliski in certe condizioni può provocare il distacco di valanghe. E poi quel rumore rompe il silenzio disturba chi vive la montagna nella sua dimensione più autentica”.
    “Il confronto che da oggi in poi porterà l’associazione a progettare un piano d’insieme della gestione della montagna sarà senza dubbio impegnativo – continua Casanova – ma ci auguriamo possa avere una ricaduta positiva su tutta la montagna italiana”.

    Ma nelle Dolomiti sul tema dell’eliturismo, c’è ancora da combattere.
    La Provincia di Bolzano infatti ha autorizzato una società locale a sorvolare le Dolomiti con partenze da Corvara, da Bressanone, Brunico, dalla Val Gardena – conclude Casanova – Il gioco delle clientele politiche ha praticamente vanificato i positivi contenuti della legge provinciale bolzanina. Per tutto l’inverno, causa queste scellerate scelte, le Dolomiti bellunesi e bolzanine saranno sconvolte da questo continuo flusso di elicotteri, dal rumore: un tassello che certamente influisce sulla caduta di credibilità delle Dolomiti quali patrimonio naturale dell’umanità”.

     

    Matteo Quadrone

  • San Gimignano: concorso di idee per architetti e paesaggisti

    San Gimignano: concorso di idee per architetti e paesaggisti

    san gimignanoCome far risplendere l’area che circonda il lato ovest delle mura di uno dei borghi più suggestivi della Toscana? Il Comune di San Gimignano ha indetto un concorso di idee per architetti, paesaggisti, conservatori e ingegneri allo scopo di trovare nuove idee per riqualificare il territorio.

    Per facilitare il lavoro dei partecipanti, la zona di interesse è stata suddivisa in sette aree da riqualificare: le proposte possono riguardare la creazione di nuovi spazi pubblici, una destinazione a uso residenziale, un percorso per pedoni e ciclisti e così via.

    Per partecipare è necessario inviare il progetto entro il 2 aprile 2012 all’indirizzo
    “Concorso di idee – Fascia periurbana ad ovest delle mura. Non aprire”
    Ente banditore Comune di San Gimignano
    piazza Duomo, 2 – 53037 San Gimignano (Siena).

    I progetti saranno giudicati da una commissione tenendo conto di alcuni criteri: inserimento nel contesto urbano; qualità architettonica; accessibilità e fruibilità delle infrastrutture; qualità dei materiali utilizzati.

    Al lavoro giudicato migliore saranno assegnati 10.000 €, al secondo 5.000 € e al terzo 3.000 €.

    Marta Traverso

  • Pausa 1797-2011: installazione a Palazzo Ducale, intervista a NeAL

    Pausa 1797-2011: installazione a Palazzo Ducale, intervista a NeAL

    pausa nealAncora pochi giorni per vedere la terza e ultima installazione vincitrice del bando Basamenti: l’opera Pausa 1797-2011 sarà allestita presso l’entrata di Palazzo Ducale (lato piazza Matteotti) fino a lunedì 9 gennaio 2012.

    Di seguito l’intervista a NeAL (Neal Peruffo), giovane artista di Procida e autore dell’installazione.

    1) Pausa 1797 – 2011: come è nata l’idea per questa installazione?
    Da molto tempo volevo realizzare questa installazione, ma non sono mai riuscito a trovare il contesto adeguato nel quale collocarla.

    Generalmente uso gli elementi che compongono “Pausa 1979-2011” (parallelepipedi di plexiglas opalino illuminati all’interno) come dispositivi percettivi e d’interazione: ostacoli che impediscono la percezione d’informazioni sensoriali, così come le distrazioni sono ostacoli che impediscono di immagazzinare informazioni nella memoria (ciclo “Distrazioni e Pause”). Affiancando due parallelepipedi, questi assumono un ruolo simbolico, in quanto riprendono visivamente il ben noto segno dalla pausa, presente su numerosi congegni elettronici.

    Quando ho letto il bando di “Basamenti” mi sono reso conto che era il contesto perfetto per far dialogare l’opera “Pausa” con l’ambiente, poiché rimanda al periodo di inutilizzo, di pausa appunto, dal 1797 al 2011, delle basi che ospitavano le statue di Andrea e Gio-Andrea Doria e che furono abbattute dal popolo.

    Ho scelto di mettere le due “pause” in posizioni differenti per permettere la visione corretta di almeno una delle due in qualunque visuale. Per giocare sul senso di pausa e, indirettamente, anche del tempo, ho scelto un tipo d’illuminazione che cambia ogni quarto d’ora, ispirandomi agli orologi delle chiese.

    Per me realizzare questa installazione è stato un sogno che si è avverato: è la prima volta che riesco a rendere concreta una delle mie installazioni ambientali, che fino a “Basamenti” sono state realizzate solo virtualmente; alcune di queste opere virtuali partecipano all’opera-azione “A onE project”, di cui sono anche l’autore.

    2) Da non genovese, cosa hai percepito del modo in cui la nostra città vive l’arte?
    Purtroppo non ho avuto molto tempo per visitare la città, sono stato impegnato tutto il tempo a lavorare all’installazione e non mi sono allontanato troppo da Palazzo Ducale. Non sono riuscito neanche a fare il mio consueto giro per gallerie d’arte contemporanea.

    Devo dire, però, che stando a contatto con i responsabili di Sala Dogana ho percepito un forte entusiasmo, voglia di fare e di promuovere l’arte contemporanea, non ancora pienamente apprezzata dai cittadini.

    3) Ci racconti qualcosa del tuo progetto web Art on earth?
    “A onE project” è un opera-azione web multipiattaforma che sfrutta le enormi possibilità offerte da Google Earth: qui gli artisti hanno la possibilità di collocare nel “paesaggio” le proprie installazioni ambientali in realtà inesistenti.

    L’intento di “A onE project” è di mantenere la fruizione di queste opere nell’ambito cui appartengono, quello virtuale appunto. Le immagini degli interventi potenziali di land art, che possono essere fotomontaggi o modelli 3D (SketchUp), sono caricate su Google Earth e posizionate nei luoghi per cui sono state pensate.

    Il titolo delle immagini, presenti sul globo virtuale, riporta il nome dell’operazione artistica, (A onE project), il sito di riferimento (www.aoneproject.com), il nome dell’artista e il titolo dell’opera raffigurata. Il sito, sul quale non sono presenti immagini, permetterà di recuperare informazioni riguardanti le opere inserite in Google Earth.

    Ciò che ritengo più interessante è la possibilità di “pescare” i propri fruitori dagli abituali utenti del programma, che vi si possono imbattere casualmente e decidere di iniziare quest’avventura artistica sparsa per il mondo.

    4) Pensi sia possibile trasformare il talento e la passione per l’arte in una professione?
    Assolutamente sì! Sono fortemente convinto di questo ma sono anche convinto che i percorsi convenzionali siano saturi. Bisogna essere creativi anche nel crearsi un lavoro.

    Certo, tutti vorremmo fare gli artisti, i curatori, i galleristi o i giornalisti ma molto spesso non è possibile, bisogna considerare anche altre strade. Io per esempio mi occupo anche di laboratori didattici per bambini, mentre una mia amica curatrice (Diana Gianquitto) si occupa di corsi d’avvicinamento all’arte contemporanea per i non addetti ai lavori. Questi sono solo alcuni esempi
    di come si possa inventare un lavoro con la propria passione per l’arte.

    5) A Genova l’Accademia di Belle Arti si trova in una situazione difficile, con il rischio addirittura di chiudere. Tu che sei diplomato in un istituto analogo, pensi sia importante per un artista avere una formazione accademica, o che ci si possa anche formare da autodidatti? Quali consigli ti senti di dare a chi vuole tentare questa strada?
    Non credo si possa diventare artisti, dei bravi artisti, se non ci si ciba d’arte. Un buon artista può essere tranquillamente autodidatta, ma al tempo stesso necessita di un ambiente adeguato: pieno di fermento, di scambi, confronti, contaminazioni, dove si sperimenta e si viene a contatto con personalità interessanti.

    L‘Accademia offre questo tipo d’ambiente che credo sia importante quanto, se non di più, delle nozioni tecniche o teoriche che lì vi si insegnano. Il problema delle Accademie è che spesso si fossilizzano e si chiudono in loro stesse, da queste escono artisti che non sono in grado di dialogare con il mondo che li circonda. Le Accademie devono fare rete con le altre istituzioni e le altre realtà del settore, mantenere una loro identità storica ma anche proiettarsi nel futuro, con corsi sperimentali come “nuove tecnologie
    dell’arte” e così via.

    Marta Traverso