“La montagna italiana non sarà più sicura a causa dei pesanti tagli al Club Alpino Italiano“, è il grido d’allarme lanciato da Umberto Marini, Presidente generale del Cai.
Nel bilancio di previsione della Presidenza del Consiglio dei Ministri (pubblicato nella G.U. del 5 gennaio 2012) spicca un nuovo pesante taglio pari a circa il 45% in favore della attività svolta dal Club Alpino Italiano, ente pubblico non economico che svolge attività di servizio generale, in particolare su temi della prevenzione e sicurezza in montagna. Basta citare la formazione, l’attività con le scuole, il mantenimento della rete sentieristica, i rifugi. Da quasi 150 anni il CAI, che oggi conta 319.426 Soci, opera su tutto il territorio nazionale grazie al lavoro volontario degli associati.
Ancora più grave è il taglio del finanziamento alle attività di soccorso sanitario in montagna del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico del CAI (CNSAS) che è stato ridotto di circa il 72%. L’attività di soccorso in montagna del CNSAS è un servizio universale, sussidiario e volontario, a favore della collettività, e insieme a tutte le attività del CAI concorre alla tutela e allo sviluppo turistico della montagna italiana.
Senza il CAI e il CNSAS il soccorso sanitario agli abitanti, ai turisti e agli appassionati della montagna avrebbe costi molto elevati che graverebbero interamente sulla finanza pubblica. Va sottolineato che degli oltre 6000 interventi anno svolti dal CNSAS meno del 5% sono a favore di Soci CAI.
“L’attività del Club Alpino Italiano – sottolinea il Presidente Umberto Martini – è una attività di pubblica utilità su cui gravano questi nuovi tagli: senza la manutenzione dei sentieri, senza la rete dei rifugi e senza soccorso la montagna italiana non sarà più sicura per nessuno, creando così anche un grave danno all’economia dei territori di montagna e del nostro paese tutto”.
Aperitivo artistico alla MF Gallery (vico dietro il Coro della Maddalena 26A, traversa di via Garibaldi), che sabato 14 gennaio a partire dalle 19 inaugura una collezione di stampe esclusive in edizione limitata realizzate dagli artisti della galleria.
La mostra Print this! rimarrà allestita fino al 22 febbraio ospitando serigrafie, incisioni e disegni di tutti gli autori che negli anni sono passati dalla galleria: John John Jesse, Tara McPherson, Dennis McNett, Angie Mason, Jason D’Aquino, Mitch O’Connell, Sarah Antoinette Martin, Dave Brockie, Drew Maillard, Kirsten Flaherty, Jonathan Zeh, Shannon Daugherty, Joe Simko, Joanna Mulder, Dennis Dread, Brian Ewing, Vahge, Greg Maillard, Frank Russo, Martina Secondo Russo e altri.
Alla festa di inaugurazione di sabato 14 sarà data a tutti presenti la possibilità di farsi serigrafare una maglietta, una felpa o un altro capo di abbigliamento con le Monsterfaces di Frank Russo.
Sono ancora 130 mila in tutta Italia. E stanno per compiere 60 anni. La prima infatti è stata installata il 10 febbraio del 1952 in piazza San Babila a Milano. Date per morte forse troppo in fretta nel prossimo futuro potrebbero risorgere.
Stiamo parlando delle cabine telefoniche che nonostante il boom dei telefoni cellulari sono sopravissute all’estinzione. La scorsa estate l’Authority per le comunicazioni ha autorizzato Telecom ad eliminarle al ritmo di 30 mila all’anno per giungere all’azzeramento totale nel 2016.
Ma così non accadrà, molte rimarranno in funzione perché “Dopo anni di crisi stiamo constatando che la caduta degli introiti si è arrestata – spiega Daniela Conti, responsabile settore telefonia pubblica Telecom – Nel 2011 si è verificata una piccola inversione di tendenza. La gente sta tornando ad usare i telefoni pubblici”.
Non solo, una buona parte di esse verrà riconvertita a nuove funzioni. Il primo prototipo sarà installato a breve a Torino “Qui verranno sperimentate per un anno – annuncia Daniela Conti – poi avranno un futuro in tutto il Paese”.
La cabina del futuro è progettata dall’azienda torinese Ubi Connected. Funzionerà con monete e servirà ancora per telefonare. Si potrà navigare su internet ed usufruire dei servizi offerti dalla città. Inoltre sarà dotata di telecamere di videosorveglianza in modo tale da contribuire al controllo del territorio. La nuova cabina sarà autosufficiente dal punto di vista energetico grazie alla presenza di un pannello fotovoltaico installato sul tetto.
Infine, ma su questo punto si attendono sviluppi, potrebbe essere dotata di impianti per ricaricare biciclette, scooter e auto elettriche.
Un’idea simile, a dire il vero, era sorta anche a Genova, circa un anno fa. L’iniziativa, intitolata “Adottiamo una cabina telefonica“, prevedeva una riconversione intelligente per adattare il servizio delle vecchie cabine alle attuali esigenze dell’utente. In pratica una trasformazione da telefono pubblico a punto wifi.
Il progetto lanciato dall’Associazione Cittadini Digitali, con il sostegno di Assoutenti, doveva essere discusso con Agcom e Telecom. Ad oggi purtroppo non si hanno notizie circa eventuali sviluppi di questa iniziativa.
Anche per il 2012 torna il concorso letterario per fiabe inedite che fa da contorno al 45° Andersen Festival: quest’anno scrittori e artisti di strada animeranno la Baia del Silenzio di Sestri Levante non più a maggio, ma dal 7 al 10 giugno 2012.
Tema di questa edizione sarà La fine del Mondo? – in relazione alla ben nota profezia dei Maya – e ospiti d’onore saranno il giornalista Paolo Rumiz e il nuovo presidente di giuria Roberto Piumini.
Le fiabe dovranno essere presentate entro il 31 marzo 2012 presso la Segreteria del premio e potranno essere scritte in una delle seguenti lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco, arabo e cinese. Le categorie rimangono le stesse delle passate edizioni: Scuola Materna (3-5 anni, in gruppo), Bambini (6-10 anni), Ragazzi/e (11-16 anni) e Adulti (oltre i 16 anni).
Tutti i vincitori riceveranno l’opera di Alfredo Gioventù “Sirefiaba Andersen”, aggiunta a un premio in denaro dai 1.000 ai 3.000 Eu. All’opera più significativa sarà inoltre assegnato il trofeo “Baia delle favole”, mentre l’autore della migliore fiaba in lingua straniera vincerà un soggiorno per due persone a Sestri Levante.
Per maggiori informazioni si può contattare la Segreteria del Premio al numero 0185 458490.
In attesa di conoscere le sorti delle centinaia di ragazzi che hanno vinto l’ultimo bando di servizio civile nazionale, da Milano è arrivata una sentenza destinata a cambiare radicalmente i progetti negli anni a venire.
Premessa: il bando di servizio civile nazionale è aperto solo a cittadini italiani, maggiorenni e senza precedenti penali.
Fatto: uno studente pachistano di 26 anni, Shahzad Sayed, residente in Italia da 15 anni ma ancora privo della cittadinanza, ha fatto ricorso per discriminazionelo scorso ottobre, sostenendo che i valori fondanti del servizio civile – “difesa della Patria quale dovere di solidarietà politica, economica e sociale” – possono essere accolti anche da chi non è cittadino a tutti gli effetti ma vive stabilmente in Italia da molto tempo.
Proprio questa è la motivazione che ha portato il giudice del lavoro Carla Bianchini ad accogliere il ricorso: una sentenza che potrebbe di fatto annullare l’ultimo bando di servizio civile. La sentenza ordina infatti “alla Presidenza del Consiglio dei Ministri -Ufficio Nazionale per il Servizio Civile – di sospendere le procedure di selezione, di modificare il bando (…), consentendo l’accesso anche agli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia e di fissare un nuovo termine per le domande“.
Oggi alle ore 18:00 in via San Bernardo 19, un gruppo di cittadini attivi che provano ad invertire la tendenza al degrado e all’abbandono della zona, promuovono una festa di quartiere aperta a tutti: “Quel che non piace a me magari piace a te”, per il baratto del regalo inutile ricevuto a Natale.
Un’occasione di incontro per gli abitanti ma non solo, con l’obiettivo di aggregare le forze positive attorno ad un progetto sociale più ampio, in grado di rivitalizzare il quartiere.
Un libro a fumetti ambizioso, un lavoro di rigorosa ricerca documentale, realizzato a 6 mani dal torinese Manfredi Giffone, autore del testo e da due disegnatori genovesi, Alessandro Parodi e Fabrizio Longo. Parliamo del volume “Un fatto umano”, edito da Einaudi, uscito il 22 novembre scorso, sarà presentato presso la libreria Feltrinelli il prossimo 17 gennaio.
Al centro del racconto, nel ventennale della morte di Falcone e Borsellino, la storia del pool antimafia e della lotta che un gruppo di uomini coraggiosi intraprese per contrastare quella che fra gli anni Settanta e l’inizio dei Novanta, è diventata l’organizzazione criminale più potente al mondo.
“La mafia non è invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha avuto un inizio e avrà una fine”, questo il celebre auspicio di Giovanni Falcone, da cui prende le mosse un’opera che vuole essere una testimonianza preziosa perché è partendo dalla conoscenza di quegli anni che possiamo comprendere l’Italia in cui viviamo oggi.
“Abbiamo deciso di raccontare questa storia perché ci siamo resi conto che esisteva un buco narrativo e di memoria relativo a quegli eventi – spiegano i due autori, Alessandro Parodi e Fabrizio Longo – C’è stato un lungo periodo, dopo il 1992, in cui è scemata l’attenzione verso questi fatti. All’epoca delle stragi noi eravamo poco più che bambini, sprovvisti di una coscienza sociale abbiamo vissuto quei tragici episodi come di riflesso, senza comprenderli fino in fondo. È questa l’esigenza che ci ha spinto a provare a ricostruirli”. Ma non solo. “Anche gli anni antecedenti alle stragi erano finiti in un cono d’ombra – continuano gli autori – Siamo partiti dal caso Moro perché la storia delle organizzazioni mafiose finisce inevitabilmente per intrecciarsi con la storia d’Italia”.
In appena 14 anni trame oscure, inchieste giudiziarie e scandali, dal caso Moro, alla vicenda Sindona alla Loggia P2, fino alle stragi di Capaci e via d’Amelio, stravolgono gli assetti politici del paese. E nel bel mezzo degli anni più bui della Prima Repubblica anche il fenomeno mafioso si trasforma “Da movimento circoscritto si espande e sconfina”, spiegano Parodi e Longo. Palermo vive l’ascesa dei Corleonesi di Totò Riina che scatena una guerra intestina e nello stesso tempo lancia un assalto frontale allo Stato.
“Corleone rappresenta la fase di svezzamento della mafia. Fino ad allora c’era chi riteneva che finché si fossero ammazzati fra di loro la mafia sarebbe rimasta un fenomeno locale. Ma da lì in poi nulla sarà più come prima”.
Tra l’altro quando i tre autori si misero al lavoro, circa 7 anni fa, esisteva ancora poco materiale sul tema. Durante la stesura dell’opera però – come ricordano i due disegnatori – iniziò il periodo delle fiction tv e poi recentemente affiorarono nuove rivelazioni sui rapporti Stato – mafia. “Tutto ciò ci creò un certo imbarazzo perché noi eravamo lì con la nostra idea fra le mani, avremmo voluto gridarlo al mondo intero, ma prima occorreva portare a termine il libro!”.
Le immagini prendono vita grazie alla voce di un narratore d’eccezione, il puparo e cuntista Mimmo Cuticchio.
“Il narratore esterno è fondamentale perché c’era la necessità di una figura che tenesse le fila di una storia così complessa. E quale scelta migliore se non quella di affidarsi a colui che muove i pupi? L’idea era raccontare la storia come un cunto. E abbiamo avuto la fortuna di poter utilizzare il volto del più importante erede della tradizione dei cuntisti e dell’arte dei pupi siciliani. Inoltre dal punto di vista stilistico questa scelta ci ha dato la possibilità di inserire un tocco di irrealtà, vale a dire i pupi dalle sembianza di animali umanizzati”.
Come mai, in un racconto che vuole essere una ricostruzione di eventi storici, avete assegnato ad ogni personaggio il volto di un animale?
“È stata una scelta ponderata. I motivi sono molteplici. Abbiamo cercato una chiave innovativa per mostrare con accuratezza la realtà delle cose. Paradossalmente questo elemento di irrealtà ci ha permesso di raccontare come si sono svolti davvero i fatti. E poi c’è anche un’esigenza più pratica: i personaggi sono tantissimi, aumentati in corso d’opera e questa soluzione permette un forte riconoscimento. Ci sono animali che sembrano essere cuciti addosso ai personaggi. La nostra è stata una ricerca di somiglianza fisica. Non si tratta di giudizi morali sui personaggi. Ad esempio per Giulio Andreotti siamo partiti da una foto in cui appare seduto nel suo scranno parlamentare. Ebbene in quell’immagine è evidente la sua somiglianza, forse consapevolmente voluta, con un pipistrello. Invece per Sandro Pertini, in maniera del tutto naturale, abbiamo immaginato il volto di una tartaruga, in questo caso anche per la sua aurea di saggezza”.
Come si è svolto il vostro lungo lavoro di documentazione, durato ben 7 anni?
“La parte di documentazione è stata curata dallo sceneggiatore, Manfredi Giffone. Ha consultato le sentenze di numerosi processi di mafia tra cui il primo maxi processo di Palermo. Nel libro non è presente nessun fatto che non sia rintracciabile in atti giudiziari, processi, articoli di giornale, libri. Abbiamo potuto contare sul prezioso contributo di testimoni e giornalisti esperti sul tema. In particolare per il nostro lavoro di disegnatori abbiamo esaminato nel dettaglio centinaia di fotografie, reperti della polizia scientifica, ore ed ore di filmati, documenti originali. Siamo davvero orgogliosi di aver ottenuto il patrocinio della Fondazione Progetto Legalità, un’associazione di magistrati, di cui fa parte anche il Pm Antonio Ingroia, che porta avanti una serie di iniziative educative rivolte alle scuole”.
Lavoratori di fatto dipendenti, ma assunti come soci, a scapito dei propri diritti e con una retribuzione inferiore. È quello che accade frequentemente a commessi/e dei negozi, ma non solo.
Parliamo del contratto di associazione in partecipazione, disciplinato dal codice civile e dalla legge 276/03, si configura come un rapporto tra due soci di un’attività imprenditoriale. Il problema però è la sua applicazione impropria, soprattutto nel settore del commercio e dei servizi.
“Si tratta di una sorta di escamotage che permette alle aziende di assumere personale risparmiando sui costi – spiega Aurelia Buzzo, segreteria Filcams Cgil – rapporti di lavoro che in realtà hanno tutte le caratteristiche del lavoro subordinato con orari fissi obbligatori, giorni festivi lavorativi e di conseguenza minori tutele e diritti. E soprattutto retribuzioni inferiori rispetto a quelle previste dal contratto nazionale dei pubblici esercizi”.
Inoltre al termine del rapporto oltre al danno si può verificare pure la beffa: il contratto di partecipazione in associazione prevede infatti la partecipazione dei soci alla divisione di utili e perdite dell’attività imprenditoriale. Con la conseguenterichiesta della restituzione di una parte di quote ricevute mensilmente. In altri termini la restituzione di una parte della propria retribuzione!
Per quanto riguarda i pubblici esercizi però c’è anche una buona notizia. “Una recente sentenza ha infatti riconosciuto a due lavoratori assunti con questa tipologia contrattuale, il diritto alla trasformazione del contratto di lavoro in un rapporto a tempo indeterminato”, racconta Aurelia Buzzo.
Ovviamente – come conferma Aurelia Buzzo – è arduo fare una stima di quanti lavoratori siano coinvolti perché siamo di fronte ad un fenomeno sommerso.
“Spesso purtroppo gli stessi lavoratori non conoscono a sufficienza i propri diritti – continua Buzzo – Inoltre il periodo di crisi che attraversiamo non fa che aumentare il numero di persone in difficoltà. È un mix che porta i lavoratori ad accettare qualsiasi condizione perché sono maggiormente ricattabili”.
Proprio con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica, cittadini e lavoratori, domani approda a Genova la campagna nazionale “Dissociati!” organizzata da Filcams (Federazione italiana del commercio, turismo e servizi) e Nidil (Nuove identità di lavoro) Cgil contro l’abuso del contratto di associazione in partecipazione nel commercio e nei servizi. Dalle 15 alle 18 davanti al Centro Commerciale della Fiumara, entrata di ponente, sarà allestito un gazebo per distribuire materiale informativo e saranno presenti i rappresentanti sindacali.
“Vogliamo mettere in evidenza l’entità del danno subito da questi lavoratori – spiega Aurelia Buzzo – e la Fiumara ci sembra la location ideale”.
Il Teatro Gag sta organizzando la prima edizione di un festival dedicato ad arte, performance e poesia: l’Actors&Poetry Festival si terrà a marzo 2012 e consisterà in una performance rivolta ad attori, professionisti e non, che vorranno cimentarsi in gara, oltre a una serie di workshop aperti al pubblico e che ospiteranno attori, autori, editori di audiolibri e agenzie pubblicitarie.
Aspiranti attori, speaker e doppiatori possono presentare la loro candidatura per far parte del team del festival in una delle sue quattro sezioni: poesia e lettura in versi, speakering, doppiaggio televisivo e lettura di audiolibri.
I curricula possono essere inviati entro il 21 gennaio 2012 all’indirizzo mail teatrogag@gmail.com.
Pochi giorni fa si è festeggiato il quinto compleanno dell’iPhone, lo storico cellulare di casa Apple che ha rivoluzionato il modo di concepire la telefonia mobile.
Ormai buona parte di noi possiede cellulari che non si limitano a fare chiamate e sms, ma hanno la funzione importantissima delle app: scaricando o acquistando un’applicazione si può sapere quali sono le farmacie aperte, a che ora passa il prossimo autobus, come risparmiare energia nelle nostre case.
Il concorso Apps4Italy è rivolto a tutti gli smanettoni del web (privati, aziende, associazioni) residenti nell’Unione Europea che vogliono realizzare un’app che si serva di dati pubblici in un modo innovativo e utile per la collettività. Il progetto va inviato entro il 10 febbraio 2012 e deve essere scaricabile gratuitamente dal web entro quella data e per i sei mesi successivi al concorso.
Ai fini della premiazione sarà data particolare rilevanza alle proposte con le seguenti caratteristiche:
– utilizzo di dati aperti provenienti da pubbliche amministrazioni italiane o da privati;
– attivazione di collaborazioni tra individui, gruppi e istituzioni provenienti da diverse regioni italiane;
– riutilizzo dell’applicazione in più contesti e siano in grado di servire molti utenti su tutto il territorio nazionale, in particolare in quelle zone d’Italia dove la cultura del riutilizzo di dati pubblici non è diffusa;
– applicazioni che prevedono l’utilizzo di software free/open source e di licenze aperte.
Il montepremi totale in palio per i primi tre classificati è di 40.000 €. Per tutte le informazioni si può contattare l’indirizzo info@apps4italy.org.
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 2012 anno delle energie rinnovabili: per i prossimi dodici mesi l’impegno delle principali istituzioni del pianeta sarà sviluppare l’utilizzo di fonti energetiche alternative e garantire l’accesso all’energia elettrica all’1,4 miliardi di persone al mondo che ancora non ne dispongono.
Il concetto di sostenibilità è tuttavia qualcosa che però va oltre il crescente allarmismo sui cambiamenti climatici e le polemiche sulla scarsa attenzione all’ambiente da parte dei governi. Ciascuno di noi può, nel suo piccolo, fare la propria parte per vivere a impatto zero e contribuire a rendere più sostenibile il pianeta.
La rivista Wired ha a questo proposito stilato cinquanta consigli per vivere a impatto zero. Eccone alcuni:
– Riduci il consumo di alcool e carne. Smetti di fumare.
– Rendi più bello il tuo quartiere, riqualifica un’area abbandonata trasformandola in un orto o in un giardino.
– Stringi un contratto per avere energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili.
– Non lasciare in standby gli elettrodomestici.
– Guida meno, per risparmiare di più.
– Scopri il car pooling. Organizzati con i tuoi condomini per un utilizzo dell’auto più strategico e meno inquinante.
– Fai la spesa biologica online e premia la piccola distribuzione.
– Fai la spesa alla spina e riduci i rifiuti dei contenitori del cibo.
– I soldi non sono tutto, c’è anche il baratto.
– Passa al led. Cambia le lampadine a combustione in casa tua con quelle che consumano di meno e durano di più.
– Riduci il consumo di carta. In ufficio stampa il meno possibile e, quando lo fai, su fronte/retro.
“Dare visibilità a chi ha scelto di fare teatro in uno dei momenti storici meno indicati per farlo“. Con queste parole la Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse ha annunciato una nuova edizione del bando per artisti e compagnie teatrali liguri “Pre-Visioni”, che ogni anno permette a realtà emergenti del territorio di mettere in scena la loro opera presso le sue sale.
I partecipanti possono proporre una (e una sola) loro creazione inedita che risponda a una delle seguenti categorie:
– spettacolo (creazione compiuta destinata ad uno spazio teatrale tradizionale);
– performance (creazione che non necessita di uno spazio teatrale tradizionale, durata massima 20 minuti);
– studio di una nuova produzione (creazione in progress, durata massima 40 minuti).
I materiali dovranno essere spediti entro lunedì 16 gennaio 2012 a mano o tramite raccomandata all’indirizzo
Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse – Bando Pre.Visioni
Piazza R. Negri 6/2 – 16123 Genova
I progetti saranno valutati da una commissione formata da critici e operatori teatrali e l’elenco dei vincitori sarà comunicato entro il 29 febbraio 2012. Le compagnie selezionate – per un massimo di 3 spettacoli e 3 performance o studio – si esibiranno da martedì 17 a sabato 21 aprile 2012.
Anche quest’anno il web saluta Fabrizio De Andrè. Il cantautore genovese è morto a Milano l’11 gennaio 1999, poco più di un mese prima del suo sessantesimo compleanno.
Una ricorrenza che ormai si celebra non solo a Genova, città che a Faber ha dedicato più di una mostra (con il contributo di Dori Ghezzi e della Fondazione De Andrè), numerosi concerti-tributo e prossimamente (forse) anche un museo.
L’Italia intera si sta muovendo in queste ore per ricordare uno dei suoi più talentuosi e importanti cantautori, e a dimostrazione di questo si può notare quanto accade sul web: su Twitter #Faber è da questa mattina nelle prime posizioni dei Trending Topic, ossia degli argomenti più discussi della giornata. Citazioni, video, ricordi di chi lo ha visto dal vivo: ogni mezzo è lecito per omaggiarlo nei 140 caratteri che il social network mette a disposizione.
Non solo: la sua musica è tornata alla ribalta le scorse settimane, a seguito della pubblicazione dell’album Sogno n.1, in cui le sue canzoni sono state riarrangiate con l’accompagnamento della London Symphony Orchestra.
Un cane varcherà la soglia di una clinica assistenziale per fare visita alla sua anziana padrona ricoverata, esattamente come fosse un familiare o un amico. Lo ha stabilito una sentenza del Tribunale di Varese riconoscendo oggi l’esistenza di un vero e proprio diritto, costituzionalmente riconosciuto, alla tutela del sentimento che l’uomo ha per gli animali e quindi alla possibilità di continuare a frequentare il proprio cane anche qualora si fosse ricoverati in una struttura sanitaria.
Il caso in questione è quello di un’anziana signora con malattia invalidante costretta a trasferirsi in una residenza assistenziale dove, tuttavia, non era possibile trasferire anche il suo cane. La signora ha quindi la nomina di un’amica ad amministratore di sostegno, chiedendo però al giudice la regolamentazione dei compiti che l’amica avrebbe dovuto ottemperare nella cura del cane, compreso portarlo alla clinica nei giorni di visita così che l’anziana signora potesse continuare a vederlo.
La risposta è stata positiva. Il giudice ha ricordato infatti che la Legge 4 novembre 2010, n. 201, di ratifica ed esecuzione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, fatta a Strasburgo il 13 novembre 1987, ha affermato “l’importanza degli animali da compagnia a causa del contributo che essi forniscono alla qualità della vita e dunque il loro valore per la società”.
“La serietà del rapporto tra la beneficiaria e il suo animale di compagnia, in attuazione della legge 201/2010 – aggiunge il giudice – impone il rispetto del rapporto stesso, anche quale riconoscimento della dignità dell’anziano incapace”.
Per questo il giudice ha stabilito che l’amica della signora avesse il compito di “occuparsi dei bisogni materiali e del cane della beneficiaria”, anche “portandolo presso la beneficiaria con cadenza periodica e secondo le volontà della beneficiaria stessa”.
Dopo la firma del “Patto per Prè”, accordo siglato ieri dal Comune (rappresentato dall’assessore alla Città sicura Francesco Scidone) e dai cittadini, arrivano i primi commenti.
“È dal 2004 che chiediamo di fare qualcosa per il quartiere – spiega Marie Noelle Vardi, portavoce del comitato Via di Prè l’orgoglio di Genova – Certo è meglio tardi che mai. La mia paura è che, visto che siamo in prossimità della campagna elettorale, non si tratti di annunci destinati a cadere nel vuoto. Spero al contrario possa essere invece l’inizio di un percorso positivo”.
Tra i punti che stanno più a cuore ai comitati, c’è sicuramente il contrasto all’illegalità, in particolare quella commerciale. “Abbiamo chiesto maggiori controlli per quanto riguarda i negozi della zona – continua Noelle Vardi – Molti commercianti non espongono i cartelli necessari, non curano adeguatamente la pulizia degli esercizi commerciali e vendono prodotti contraffatti. Qui è in gioco la salute dei cittadini oltre al decoro urbano della via”.
E poi il problema più grave, quello dell’abusivismo abitativo, affrontato finora senza i necessari strumenti di contrasto. Sono troppi infatti gli alloggi che proprietari senza scrupoli affittano eludendo ogni regola.
“Il numero degli alloggi sovraffollati continua a crescere – racconta Noelle Vardi – la legge punisce i proprietari che affittano agli irregolari. Ma purtroppo aggirare la legge e garantirsi l’impunità, è fin troppo facile. È infatti sufficiente affittare ad una persona in regola e poi chiudendo entrambi gli occhi, non preoccuparsi se in quell’appartamento si trovano a vivere anche in dieci persone”.
Si creano così situazioni disumane sotto tutti i punti di vista. Secondo il comitato l’unica azione da compiere è punire il proprietario, sequestrare l’appartamento e metterlo all’asta.
“Spesso e volentieri si tratta di signori italiani che abitano in quartieri bene della città –continua Noelle Vardi – e con il loro comportamento contribuiscono a peggiorare il degrado di via Prè”.
Infine si è parlato di favorire i flussi turistici attraverso l’organizzazione di attività sociali, artistiche e culturali. “Noi ci abbiamo sempre provato – conclude Noelle Vardi – abbiamo realizzato eventi, concerti musicali e quant’altro ma purtroppo le nostre risorse economiche sono limitate. Ora le premesse di un aiuto della istituzioni ci sono, staremo a vedere i risultati concreti”.