Autore: erasuperba

  • Costi della chiesa: nuova campagna dell’Uaar

    Costi della chiesa: nuova campagna dell’Uaar

    Genova è ancora una volta l’apripista di un’iniziativa dell’Uaar, la sigla che rappresenta atei ed agnostici razionalisti. Dopo i manifesti affissi nel 2009 su alcuni autobus genovesi – lo slogan era “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno” – ed il convegno “In un mondo senza Dio”, realizzato a maggio, il 5 dicembre è partita dalla nostra città la campagna pubblicitaria contro i costi pubblici della chiesa, considerati troppo elevati. E dopo alcuni giorni sono comparsi i primi maxi cartelloni – 15 in tutto – per le vie del centro ma non solo (in Corso Saffi, lungo il Bisagno, in via Cantore, per citarne alcune). Genova e Venezia sono le città destinate ad ospitare una campagna che ovviamente susciterà curiosità e riflessioni, ma pure inevitabili polemiche.

    “Con 6 miliardi l’anno, l’Italia farebbe miracoli”. È lo slogan che campeggia su uno sfondo blu dal vago sapore celestiale. Perché il costo della Chiesa è alto ed è “un prezzo che pagano credenti e non credenti”, come sottolinea il manifesto. Quando invece le religioni dovrebbero essere sostenute soltanto da chi le professa, ribadisce l’Uaar.
    “Alcuni tagli proposti dal governo sono stati bloccati dalle resistenze delle caste – osserva Raffaele Carcano, segretario Uaar – ma qui siamo di fronte a una super-casta talmente intoccabile che nemmeno Monti ha il coraggio di sfiorare”.
    Negli ultimi tempi si è parlato molto di Ici, spesso al centro delle cronache, ma l’Uaar va oltre e conti alla mano, individua altri privilegi da abbattere “Vogliamo cominciare a parlare anche del miliardo e mezzo che costa l’ora di religione, del miliardo che costa l’Otto per Mille, degli oltre 700 milioni che finiscono a scuole e università cattoliche?”.
    E mentre il Parlamento discute la manovra, gli atei e gli agnostici rilanciano. “Siamo contribuenti discriminati, e vogliamo che tutti se ne rendano conto – prosegue Carcano – è incredibile che la Chiesa cattolica, la più importante proprietaria immobiliare del paese, non sia chiamata a compiere i sacrifici che la crisi economica richiede”.
    Con sei miliardi si potrebbe non solo ridurre il debito, ma anche investire in “ricerca, istruzione, risanamento del territorio”, come propone l’Uaar nel manifesto.

    Ma come mai Genova è la patria di elezione per le iniziative dell’Uaar?
    Genova è una città laica che ci permette di esprimerci liberamente – spiega il coordinatore del circolo Uaar genovese, Silvano Vergoli – cosa che in altre realtà purtroppo non accade”.
    Certo la scelta di Genova non appare casuale visto che è la sede del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana. Ma l’obiettivo è ottenere la più ampia visibilità possibile, anche perché “Quando la Chiesa parla può godere di una cassa di risonanza mondiale – continua Vergoli – mentre noi dobbiamo affidarci a modalità di comunicazione più modeste in grado però di stimolare un dibattito tra le persone”.
    E i riscontri positivi non mancano “In un giorno abbiamo registrato 23 mila accessi al nostro sito online e per tutto il mese di dicembre il traffico è stato elevato – conclude Vergoli – questo significa che l’iniziativa sta riscuotendo successo e si amplifica l’interesse nei confronti delle nostre proposte”.

     

    Matteo Quadrone

  • Mercati comunali coperti, quale futuro per le strutture in disuso?

    Mercati comunali coperti, quale futuro per le strutture in disuso?

    Strutture in disuso – alcune da parecchio tempo – che avevano perso completamente la loro funzione sociale e di aggregazione. Ma che nel prossimo futuro, almeno questo è l’augurio per il 2012 appena iniziato, potrebbero rinascere con una nuova destinazione d’uso capace di fornire una risposta concreta alle esigenze dei quartieri in cui sono ubicate.

    Parliamo di tre mercati comunali coperti chiusi nei mesi scorsi dall’amministrazione.

    Il mercato di via Bologna, tra Sampierdarena e San Teodoro, versa da anni in stato di abbandono ed “Era superba” si era già occupata della questione. Infatti inizialmente si ipotizzava potesse trasformarsi in sede per le realtà associative legate al territorio. Oggi invece apprendiamo dal Secolo XIX che qui potrebbe sorgere un nuovo ambulatorio. “Abbiamo contattato il Baluardo – dichiara il presidente del Municipio Centro Ovest Franco Marenco – Hanno effettuato un sopralluogo e contano di poter recuperare la struttura come centro prelievi ed ambulatorio. Sono un’azienda privata ma ci sarebbe una convenzione con il sistema sanitario pubblico”.
    Una soluzione che dovrebbe incontrare il gradimento dei residenti anche perché il quartiere ha perso l’ambulatorio di via Bari, chiuso alcuni mesi fa.

    Situazione di partenza diametralmente opposta è invece quella del mercato di Piazza Monteverdi a Cornigliano. Qui la struttura è in ottime condizioni dopo la recente riqualificazione. Il Municipio Medio Ponente “Sta valutando la proposta di alcune associazioni, sportive e culturali – spiega il consigliere dell’Idv, Caludio Caporale – gli spazi ci sono e potrebbero essere suddivisi fra gli interessati”. Quindi la prospettiva futura è quella di un uso a fini sociali e ricreativi.

    Infine il mercato di Piazza De Caroli a Teglia. Una struttura che fino a poco tempo fa si trovava in discrete condizioni ma successivamente, a causa di un incendio e dei conseguenti danni, ha smesso di funzionare. L’ex mercato è stato inserito nei beni del patrimonio comunale “Quelli considerati alienabili – precisa il presidente del municipio Valpolcevera, Gianni Crivello – Però noi vorremo utilizzarlo a favore di realtà del territorio e abbiamo già ricevuto alcune manifestazioni di interesse”.

    Insomma l’obiettivo comune è far rinascere sotto altre vesti quelle che erano vere e proprie risorse per i rispettivi quartieri.
    “Le soddisfazioni sono almeno due – commenta l’assessore al commercio Giovanni Vassallo – Innanzitutto la potestà decisionale che abbiamo affidato ai Municipi, per quanto riguarda il futuro di queste strutture, è un fattore estremamente positivo. In secondo luogo è fondamentale che questi poli di aggregazione ritornino ad assumere una funzione sociale e mi sembra che ci stiamo muovendo nella direzione giusta”.

    Purtroppo appare invece a tinte fosche il futuro dei mercati comunali ancora attivi in città.
    È infatti notizia di questi giorni il quasi totale fallimento dei bandi lanciati dal Comune per riempire gli spazi rimasti vuoti. Per il mercato di Bolzaneto e quello di Certosa nessuno ha presentato domanda.
    Ma anche per gli altri i risultati sono stati insoddisfacenti. A Statuto (Prè) su due posti è arrivata una sola domanda, a Parenzo (Molassana) otto banchi restano vuoti e a Treponti (Sampierdarena)sono arrivate solo 8 domande per 23 posti disponibili. Anche a Terralba, il secondo mercato più ricco dopo l’Orientale, è arrivata una domanda su 4 spazi a disposizione.
    “Per Bolzaneto e Certosa, visto che i bandi sono andati deserti, stiamo pensando di allungare i tempi per la presentazione delle domande – spiega Vassallo – Questa situazione è riconducibile all’impossibilità di fare qualunque tipo di investimento. Siamo di fronte ad un altro evidente sintomo della crisi economica in atto”.

     

    Matteo Quadrone

  • Trenitalia razzista? Scandalo sul web per lo spot del Frecciarossa

    Trenitalia razzista? Scandalo sul web per lo spot del Frecciarossa

    trenitalia immigratiIn un’atmosfera che ricorda le classi del Titanic più che quelle di un treno, lo spot del Frecciarossa targato Trenitalia ha fatto inferocire non poco gli utenti del web, che in pochi giorni hanno diffuso su blog e social network la loro indignazione e fatto rimuovere da Trenitalia la foto incriminata.

    Ecco i fatti. Lo spot che promuove il rivoluzionario treno ha illustrato la divisione in quattro classi introdotta lo scorso 25 novembre, così rappresentate:

    1) Executive. Descrizione: «Otto poltrone singole in pelle, bevande, pasti gourmet di prodotti freschi». Rappresentata nello spot con tre manager che discutono un progetto di lavoro davanti a un enorme monitor HD.

    2) Business. Descrizione: «Welcome drink e quotidiani nazionali al mattino». Nello spot l’immagine di un vagone con sedili super spaziosi.

    3) Premium. Descrizione: «Servizio di benvenuto con snack e bevande». Raffigurata con una hostess che serve uno spuntino a due ragazzi.

    4) Standard. Chi viaggia in questa classe non può accedere al vagone bar né ad alcuna carrozza delle classi superiori. Nello spot è raffigurata con una sorridente famiglia di immigrati, papà mamma e una bambina.

    Come dire: i ricchi che possono permettersi le classi superiori non vogliono rimescolamenti di razze. O almeno questo è ciò che molti hanno inteso nel vedere lo spot.

    Eccesso di indignazione in un clima già pieno di crisi e proteste? Sarà. Ma Trenitalia per precauzione ha rimosso l’immagine dal sito, sostituendola con una foto di sedili vuoti. In effetti una banalissima coppia di studenti in clima da Interrail poteva essere più indicata.

    Marta Traverso

  • 2012 Project Berlin: concorso per artisti alla Factory-Art Gallery

    2012 Project Berlin: concorso per artisti alla Factory-Art Gallery

    berlin-freccia-vignettaUna chiamata alle armi per artisti affermati e/o alle prime armi specializzati nei più disparati ambiti delle arti visive: la Factory Art Gallery di Berlino sta per organizzare una mostra di dodici artisti provenienti da tutto il mondo, senza limiti di età e selezionati sulla base del concorso 2012 Project Berlin.

    Possono partecipare artisti che operano nei seguenti settori: pittura, disegno, incisione, scultura, fotografia, arte digitale, video arte e mixed media.

    La scadenza per inviare le proprie opere (tramite registrazione al sito di Factory-Art) è venerdì 13 gennaio 2012, e la mostra verrà allestita presso la galleria dal 16 febbraio al 16 marzo 2012.

    Gli artisti selezionati potranno esporre fino a due opere, e otterranno un rimborso parziale delle spese di viaggio e soggiorno pari a 200 €, una recensione su una rivista specializzata di arte e la presenza sul catalogo ufficiale della mostra.

    Marta Traverso

  • Wikipedia: l’antologia di racconti in ebook Wiki in Wonderland

    Wikipedia: l’antologia di racconti in ebook Wiki in Wonderland

    wikipediaDa qualche tempo il fondatore di Wikipedia ha lanciato una campagna di donazioni a sostegno dell’enciclopedia libera più nota del web. Chiunque voglia dare un contributo per garantire al sito di continuare a esistere può farlo, e allo stesso modo in molti si sono mobilitati per creare iniziative che uniscono la cultura a quello che oggi viene ormai chiamato fundraising (un modo carino e molto americano per definire il battere cassa).

    Un esempio sta nel blog Sotto i fiori di lillà curato da Carolina Venturini, che ha realizzato con l’aiuto dei suoi lettori un’antologia di venti racconti pubblicata in formato cartaceo ed ebook. Il titolo è In a Wiki Wonderland – Insieme, in aiuto a Wikipedia ed è composto da opere raccolte nel corso dello scorso dicembre, come tante piccole decorazioni volte ad allestire un immaginario albero di Natale letterario.

    Nessuno dei venti autori di questa antologia è uno scrittore di professione: si tratta di blogger o appassionati di scrittura creativa, che hanno scelto di collaborare a questa iniziativa per sostenere uno dei pioneri dei progetti collaborativi via web (Wikipedia è nata nel gennaio 2001, è pubblicata in 282 lingue ed è il quinto sito al mondo per numero di visite).

    L’antologia si può acquistare tramite il portale eBook Vanilla e il ricavato sarà interamente devoluto a Wikipedia.

    Marta Traverso

  • Inflazione, Federconsumatori: raggiunto il tasso record

    Inflazione, Federconsumatori: raggiunto il tasso record

    Federconsumatori lancia l’allarme: nel 2011 si è registrato il tasso di inflazione più alto dal 2008.

    L’associazione di consumatori lo considera un dato gravissimo “che appare ancora più allarmante se relazionato al contesto in cui si è registrato. L’economia italiana, infatti, attraversa una fase di profonda crisi dei consumi, dettata dalla caduta verticale del potere di acquisto delle famiglie”.
    Rilevare un tasso di inflazione record in una situazione come questa è una vera assurdità”, dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef.

    La colpa secondo i consumatori è imputabile a “volontà speculative che continuano a prevalere sulle sane logiche di mercato. Non vi è altra spiegazione, infatti, per una simile crescita dei prezzi nonostante il disastroso andamento dei consumi, in netto calo persino nel settore alimentare (-4%) e in occasione delle festività natalizie. A incidere su tale andamento contribuisce anche l’incredibile e continuo aumento dei carburanti, necessari al trasporto dei beni su gomma”.

    Tutto ciò determina effetti disastrosi sul potere di acquisto delle famiglie, destinato a peggiorare anche nel 2012, anno in cui, secondo le stime dell’O.N.F., si prevede una stangata di 2.103 Euro a famiglia – continua Federconsumatori – A cui vanno aggiunte, inoltre, ulteriori ricadute delle manovre economiche. Le ripercussioni saranno disastrose, sia sul versante dei consumi che su quello della produzione. Per questo è indispensabile un serio intervento del Governo per eliminare ogni ombra di speculazione, attraverso verifiche sui prezzi e, se necessario, un vero e proprio blocco di prezzi e tariffe”.

    “È giunto il momento di aprire una nuova fase di sviluppo – conclude Federconsumatori – rilanciando gli investimenti per lo sviluppo tecnologico e la ricerca, necessari per una ripresa della nostra economia.

  • Lavoro: per i giovani diminuisce e diventa sempre più precario

    Lavoro: per i giovani diminuisce e diventa sempre più precario

    Una ricerca di Datagiovani, un gruppo di studio nato nel 2010, analizza la situazione del mondo del lavoro per chi ha meno di 30 anni. Le analisi sono il frutto di una elaborazione di Datagiovani sulle rilevazioni trimestrali delle forze lavoro dell’Istat. In particolare sono stati considerati i dati medi delle quattro rilevazioni trimestrali del 2007 e del 2010.

    Il raffronto tra i dati sulle attivazioni di lavoro nel 2007 e nel 2010 sottolineano una volta di più, non solo come la crisi abbia avuto gli effetti negativi più ampi sul mercato del lavoro giovanile, ma anche come esso si stia progressivamente deteriorando, svoltando cioè sempre di più dalla flessibilità alla precarizzazione dei rapporti di lavoro – si legge nel documento – Innanzitutto va evidenziato come i nuovi rapporti di lavoro attivati per giovani con meno di trent’anni nel 2010 siano diminuiti di un quarto rispetto a quanto accadeva prima della crisi”. In pratica parliamo di oltre 180 mila possibilità di lavoro in meno per i giovani.

    “A livello contrattuale, il grosso della flessione ha riguardato proprio la forma più stabile di contratto, ovvero quella di dipendenza a tempo indeterminato – continua il rapporto – In questo caso i nuovi contratti stabili si sono praticamente dimezzati rispetto al 2007, passando da poco meno di 256 mila agli attuali 142 mila (-44%)”.
    Mentre per quanto riguarda i nuovi contratti a termine stipulati nel 2010 sono stati il 14% in meno del 2007 (e tra questi i contratti interinali o in somministrazione sono aumentati).

    “Il risultato di queste tendenze è il progressivo deterioramento delle condizioni contrattuali dei giovani: attualmente, secondo l’Istat, solo un nuovo contratto su 4 stipulato con un giovane Under 30 ha la forma subordinata a tempo indeterminato, mentre era 1 su 3 nel 2007. Cresce di conseguenza il peso dei contratti da dipendenti a termine, che salgono al 56% (erano il 34% nel 2007), ed in particolare i contratti individuali a termine e quelli interinali. Aumenta anche se non di molto l’apprendistato, probabilmente unico dato positivo di questa analisi, auspicando che al termine del percorso di inserimento formativo il rapporto si traduca in una assunzione a tempo indeterminato”.

    Ma emerge anche un altro fattore, tutt’altro che secondario: avere delle esperienze lavorative precedenti sembra influire poco o per niente sulla possibilità di accedere al contratto a tempo indeterminato. Infatti mentre nel 2007 gli Under 30 assunti con nuovi contratti stabili erano il 5% in più rispetto alle prime assunzioni, ora tali valori si sono sostanzialmente allineati attorno al 25% dei nuovi rapporti di lavoro.
    “Le tendenze rilevabili ormai da diversi anni ed appesantite dalla crisi al ricorso da parte delle aziende di contratti flessibili fanno si che la dualità del mercato del lavoro italiano estremamente differente tra giovani ed adulti si riflette sullo stock generale degli occupati: gli Under 30 con un lavoro sono diminuiti di circa 560 mila unità, di cui oltre 370 mila solo tra coloro che avevano un contratto a tempo indeterminato. I contratti a termine, ed in particolare quelli a tempo determinato, sono sì diminuiti ma in termini quasi esigui rispetto al lavoro stabile (si registrano infatti circa 36 mila posizioni in meno tra i contratti individuali a termine)”.

    Inoltre non bisogna dimenticare che anche la durata media dei rapporti di lavoro a termine (dipendenza e collaborazione) si sta riducendo, dai 17 mesi del 2007 ai 15 circa del 2010.
    “Una conferma del fatto che il lavoro a termine non è una fase del passaggio ad un contratto stabile, ma rischia di diventare una condizione a lungo termine viene dal fatto che quasi l’83% dei contratti a tempo indeterminato dei giovani nel 2010 era già in essere anche l’anno precedente, un valore di quasi 4 punti percentuali più elevato del 2007”.

  • Mozzarella blu, dopo Genova un nuovo caso a Frosinone

    Mozzarella blu, dopo Genova un nuovo caso a Frosinone

    Tra gli scaffali dei supermercati – per il momento solo nella zona di Frosinone – sono tornate le famigerate mozzarelle blu.

    Due casi simili hanno interessato Genova nel 2010 e l’anno scorso quando, presso due mense scolastiche, furono ritrovati alcuni esemplari di formaggio contraffatto.

    “Continuano a succederne di tutti i colori sulle tavole degli italiani – denuncia Federconsumatori – Se ci fossero precise norme sulla trasparenza e sulla chiarezza delle informazioni al consumatore finale tutto il mistero che aleggia intorno a questo nuovo caso sicuramente non esisterebbe”.

    Con la metà delle mozzarelle vendute in Italia, ottenute con latte o addirittura con cagliate industriali provenienti dall’estero, bisogna fare immediatamente chiarezza per non danneggiare gli allevatori italiani impegnati nel garantire qualità e sicurezza – aggiunge la Coldiretti – Nella confezione delle mozzarelle infatti, non è obbligatorio indicare la provenienza del latte impiegato ed è facile che venga spacciato come nazionale, quello importato”.

    La mozzarella è il formaggio più “taroccato” a livello nazionale e all’estero quindi “È necessario applicare immediatamente la legge nazionale che obbliga ad indicare in etichetta l’origine della materia prima utilizzata negli alimenti – sottolinea la Coldiretti – si tratta di una priorità in Italia, visto che dalle frontiere arrivano ogni giorno 3,5 milioni di litri di latte sterile, semilavorati, cagliate e polveri di caseina per essere imbustati o trasformati industrialmente e diventare magicamente mozzarelle, formaggi o latte italiani”.

    Federconsumatori invece chiede a gran voce di “rendere noto al più presto la (o le) marche interessate da questo nuovo caso e, ovviamente, di provvedere immediatamente al ritiro dal mercato di tutti i prodotti che potrebbero essere interessati, anche in via preventiva. Questo episodio riaccende, ancora una volta, i riflettori su un problema che denunciamo da anni: la gravissima carenza di indicazioni chiare ed obbligatorie circa la provenienza di tutti i prodotti, a partire proprio da quelli alimentari. I cittadini, infatti, hanno il pieno diritto di conoscere cosa portano in tavola, e soprattutto hanno diritto alla tutela della loro salute, troppo spesso minata dalla commercializzazione di prodotti avariati o non a norma”.
    Per evitare il ripetersi di questi episodi – conclude Federconsumatori – è necessario disporre sanzioni più severe per chi lucra sulla salute dei cittadini, immettendo sul mercato dei prodotti dannosi o non idonei.

  • Opg, Marino: soddisfazione per l’incontro con Monti

    Opg, Marino: soddisfazione per l’incontro con Monti

    Il Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, il senatore Ignazio Marino, è stato ricevuto ieri dal Presidente del Consiglio, Mario Monti, per illustrare il lavoro svolto dalla Commissione, in particolare sul fronte degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

    “L’incontro con il Presidente Monti è stato molto proficuo e sicuramente utile per superare l’attuale realtà degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari – ha dichiarato il senatore Marino –  Anche oggi (ieri per chi legge) un internato è morto nell’Opg di Barcellona Pozzo di Gotto, era malato da molto tempo e in quel luogo non aveva mai trovato le risposte sanitarie adeguate ai suoi problemi. Con ogni probabilità quell’uomo non era più pericoloso socialmente eppure le sue misure di sicurezza erano state reiterate molte volte”.

    Nel corso del mese di gennaio la Commissione d’inchiesta inviterà in audizione i ministri della salute Balduzzi e della giustizia Severino, al fine di individuare assieme a loro il percorso più efficace e rapido arrivare a chiudere questi luoghi che rappresentano una vergogna per il nostro Paese – continua Marino – Il nostro interesse è di superare questi istituti, che non hanno nulla di diverso dai vecchi manicomi criminali, trovando soluzioni adeguate per i pazienti che vi sono rinchiusi, assicurando loro dignità e tutta l’assistenza sanitaria di cui necessitano”.

  • Valpolcevera: i parcheggi invadono via Campomorone

    Valpolcevera: i parcheggi invadono via Campomorone

     

    Tre nuovi box interrati nel giro di 1 Km. Accade in via Campomorone, in Valpolcevera, la nuova frontiera per scatenati immobiliaristi pronti a mettere in vendita i posti auto ancor prima di costruirli. Lungo la strada che da Pontedecimo conduce a Campomorone spuntano cartelli di società immobiliari polceverasche che annunciano “Vendesi box”. E dove fino a poco tempo fa c’erano orti e fasce oggi si lavora alacremente nei cantieri.

    Peccato che i recenti sbancamenti insistano proprio alle falde della collina su cui sorge il paese di Cesino, una zona da sempre considerata a rischio di dissesto idrogeologico. Parliamo di un versante collinare composto da argilloscisto, rocce decisamente friabili come è facile notare anche ad occhio nudo.

    L’autorimessa in costruzione che incontriamo per prima, in direzione Campomorone, dovrebbe concludersi nel febbraio 2012.  Impressiona lo sbancamento che sarà di almeno 40 metri di altezza, ma pure i blocchi di cemento aggrappati con i tiranti al terreno superstite, fanno paura. Appena sopra, alcune abitazioni, incombono a strapiombo sui futuri parcheggi. La società immobiliare Il Ponte mette in vendita un numero imprecisato di posti auto. Il progettista è la società Omnia srl. Nel cartello delle autorizzazioni non sta scritto nessun recapito telefonico.

    Il paradosso è che a neppure cento metri si trova il civ. 31, un immobile a cui da anni è stata revocata l’agibilità perché segnato profondamente da vistose crepe che fra l’altro raggiungono la strada carrabile incrinandone l’asfalto – e che oggi finalmente è sottoposto alla necessaria messa in sicurezza. Ma un motivo ci sarà se la casa, per lungo tempo, è rimasta inagibile. Evidentemente il pericolo esiste.
    Come denuncia il circolo di Rifondazione comunista della Valpolcevera “In pochi mesi assistiamo allo stravolgimento di un equilibrio millenario – spiega Ennio Cirnigliaro – eppure ormai la gente pare abituata a questo processo di trasformazione e non si scandalizza più”.

    Il secondo progetto è in corso di realizzazione sotto il ponte ferroviario della tratta Genova – Milano. Qui la società di costruzioni Caneva srl di Serra Riccò costruisce e mette in vendita 34 box interrati. I lavori partiti a luglio dovrebbero concludersi nel luglio 2013. Lo sbancamento del terreno arriva fin sotto le fondamenta dei pilastri del ponte, risalenti al 1889. Fra l’altro ci troviamo a pochi metri da un piccolo rivo e dal passaggio di una tubatura della Iplom. Ma a preoccupare è anche la possibile influenza delle vibrazioni provocate dal passaggio dei treni.
    “Questo è un progetto risalente al 1990, da noi ripreso recentemente – spiega il progettista Paolo Malerba – Abbiamo ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie da parte delle Ferrovie dello stato. I carotaggi hanno permesso di verificare che le fondamenta dei pilastri giungono fino a 16-17 metri di profondità. Non c’è nessun pericolo perché il progetto box prevede due piani di circa tre metri di altezza, quindi al massimo scendiamo a 6 metri di profondità. Gli scavi hanno insistito sulla terra di riporto che all’epoca della costruzione del ponte era stata sistemata in prossimità dei pilastri”.

    Infine l’ultimo complesso di box si trova in prossimità di Campomorone, ormai concluso e i posti auto già venduti, è forse quello che incute minore timore visto che gli scavi sono stati più contenuti.

    Restano i dubbi sull’effettiva compatibilità di opere invasive che distano alcune centinaia di metri una dall’altra e insistono tutte sul medesimo versante collinare. Spesso infatti sorge il dubbio che le istituzioni pubbliche rilascino autorizzazioni quasi ad occhi chiusi, per poi magari ripensarci quando è troppo tardi.

    Matteo Quadrone

  • Colombia: a Medellín una scala mobile restituisce la speranza

    Colombia: a Medellín una scala mobile restituisce la speranza

    Un progetto urbanistico ambizioso per far uscire la gente dal ghetto: una gigantesca scala mobile collegherà un quartiere poverissimo al centro della metropoli. “Queste scale mobili sono un piccolo tesoro per noi – racconta Pablo, 13 anni – sono il nostro cordone ombelicale con il mondo che ci aspetta là fuori. Pensiamo che sia meraviglioso”.
    Siamo a Medellín, 2,36 milioni di abitanti, la seconda città della Colombia, tristemente nota per l’omonimo cartello della droga. Ma oggi sale alla ribalta delle cronache grazie ad un’opera, una lunghissima e altrettanto ripida scala mobile, appena inaugurata dal Sindaco, lo scrittore Alonso Salazar.

    Finalmente i 12 mila abitanti del quartiere “Las Independencians 1” , che sorge su una collina, potranno avere accesso al cuore della metropoli colombiana.
    E sì perché a dispetto di un nome che suona beffardo, i residenti di “Las Independencians 1” finora vivevano completamente isolati dal resto della città. L’unico collegamento era infatti rappresentato da una scala di cemento con 350 gradini per coprire un dislivello pari a trenta piani di un palazzo.
    Gli anziani riuscivano a scendere ma il vero dramma era risalire. Così per molti di loro era diventato impossibile uscire dal quartiere. Adesso grazie a sei rampe di scale mobili lunghe 130 metri – costruite in acciaio inossidabile e alluminio per un costo di 3 milioni di euro – tutto diventa più facile. Favorendo la mobilità sociale anche l’integrazione fra realtà distanti, non solo dal punto di vista fisico, fa un notevole passo avanti.

    Il progetto fa parte del programma di integrazione sociale “Senderos de Conexìon indipendencias 1” voluto dal comune e dall’Edu, il dipartimento di sviluppo urbano di Medellín.
    Migliorerà la qualità della vita di tutte queste persone”, spiega Luz Adriana Campuzano, responsabile dell’Edu.
    “Las Indipendencias 1” è un quartiere di Comuna 13 una delle 16 aree in cui è suddivisa Medellín, dove vivono 130 mila persone. Una delle zone più emarginate e pericolose della metropoli.
    Le opere da sole però non servono a nulla – aggiunge Luz Adriana Campuzano – acquistano valore solo quando la popolazione se ne appropria”.
    Per far sì che tutti possano imparare ad usare la scale mobile è nato un comitato, “Escalando vida”, formato da adolescenti che insegneranno agli abitanti più anziani – che mai prima d’ora avevano visto una scala mobile – come utilizzarla senza rischi di cadute e senza sovraffollarla.

     

    Matteo Quadrone

  • Omsa licenzia 329 operaie, su Facebook parte il boicottaggio

    Omsa licenzia 329 operaie, su Facebook parte il boicottaggio

    omsaProprio in questi giorni, mentre i saldi invernali sono alle porte e le varie attività commerciali – soprattutto nei settori abbigliamento, calzature e così via – sperano di recuperare dal calo di acquisti del periodo natalizio, sul web è partita una campagna di boicottaggio nei confronti di Golden Lady (sì, proprio quella delle collant).

    Questo il fatto: l’azienda ha deciso di chiudere lo stabilimento di Faenza per delocalizzare in Serbia – le ragioni del gesto sono facilmente intuibili, basta pensare al caso Fiat – e la vigilia di Capodanno ha annunciato il licenziamento, a partire da marzo, delle 239 operaie già in cassa integrazione.

    A partire da questo annuncio, su Facebook è partita una campagna di boicottaggio di tutti i marchi che appartengono a questo gruppo aziendale.

    Ora, scegliere quale marca di calze comprare è una vostra responsabilità. Appare tuttavia interessante notare come la Rete – entità misteriosa, dipinta spesso sui telegiornali come covo di pedofili e causa di licenziamento per impiegati annoiati – possa diventare uno strumento per diffondere notizie che fino a pochi anni fa sarebbero state taciute.

    Marta Traverso

  • Ricordi e movida, addio alla Panteka locale storico di Genova

    Ricordi e movida, addio alla Panteka locale storico di Genova

    piazza santa brigidaIL PRECEDENTE

    Gennaio 2008: il Capodanno è appena trascorso, ma non c’è stata nessuna festa alla Panteka. Il locale di piazza Santa Brigida – proprio sopra l’inizio di via Balbi – uno dei pezzi da novanta della movida genovese e punto di riferimento della musica dal vivo, ha chiuso i battenti la sera del 29 dicembre.

    I gestori hanno gettato la spugna dopo dodici anni di attività, perché i proprietari del locale hanno imposto un nuovo canone di affitto troppo alto rispetto alle loro possibilità: «Non me la sento di ricominciare da capo da qualche altra parte: per me c’era solo la Panteka», aveva dichiarato all’epoca l’Oste Stefano.

    IL PRESENTE

    La Panteka non ha riaperto. Non solo, i locali di piazza Santa Brigida sono attualmente ospitati dal nulla. Un garage, forse un magazzino. Di sicuro nessuna attività commerciale in grado di far tornare i genovesi in quello spazio così piccolo da non permettere molta libertà di movimento, ma soprattutto così lontano dalle vie di passaggio per studenti, lavoratori e pendolari che ogni giorno bazzicano per via Balbi.

    Le polemiche sulla movida le conosciamo tutti, i locali che gravitano intorno a piazza delle Erbe e vicoli limitrofi sono quotidianamente sulle scena mediatica per le polemiche di chi abita in quelle zone, e al tempo stesso cantanti e musicisti invocano nuovi spazi in cui poter suonare dal vivo.

    Ciò di cui si parla meno è la differenza che può fare anche un solo locale nel ridare vita a una strada abbandonata: cosa sarebbe piazza delle Erbe senza i suoi locali? Senza quel trambusto all’ora dell’aperitivo, senza quelle orde di gente la sera che impediscono di attraversare la piazza senza sgomitare a destra e a sinistra? Un quadro desolante, già.

    Cos’è diventata piazza Santa Brigida senza la Panteka? Una piazzetta come tante nel centro storico, dove non vale più la pena di passare. Un angolo di Genova senza più vita, diventato di serie B rispetto (per esempio) a un’altra Santa Brigida, quella dei Truogoli, che negli ultimi anni ha avuto un rilancio niente male con le facciate delle case ridipinte, nuovi locali, una libreria di viaggi.

    Nel frattempo il resto del centro storico è cambiato, hanno aperto nuovi locali e chi vuole ascoltare buona musica ha ancora pane per i suoi denti. Chissà se c’è ancora qualcuno che si ricorda della Panteka.

    Marta Traverso

  • Servizio civile a rischio: l’avvio dei volontari slitta a ottobre?

    Servizio civile a rischio: l’avvio dei volontari slitta a ottobre?

    Clima natalizio e speranze per il nuovo anno ridotte al minimo per gli oltre ventimila giovani italiani che nelle scorse settimane sono stati selezionati con il bando 2011 di servizio civile nazionale, un anno di volontariato retribuito (433,80 € al mese) presso enti pubblici, associazioni no profit e realtà del terzo settore.

    L’avvio in servizio dei volontari su tutto il territorio nazionale avrebbe dovuto tenersi nei primi mesi del 2011, garantendo così a molti giovani non solo un’interessante esperienza formativa e umana, ma anche un anno di tranquillità sul fronte della ricerca di lavoro e un’occasione per arricchire il curriculum.

    Pochi giorni prima di Natale, l’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile ha tuttavia annunciato una dilazione dell’avvio in servizio fino a ottobre, perché la carenza di fondi renderebbe impossibile retribuire tutti i volontari attivi (che come ogni lavoratore ricevono il loro rimborso alla fine di ogni mese). E se un tempo le polemiche trovavano il contraltare in un eccesso di spese militari, oggi la crisi colpisce davvero tutti, tanto che anche la mini naja è a rischio estinzione.

    Gli unici enti che avranno garantito l’avvio a gennaio sono quelli che hanno presentato l’elenco definitivo dei volontari entro il 4 novembre: si tratta di una manciata di enti, perché il bando è stato chiuso il 21 ottobre e per quasi tutti è stato necessario un tempo più lungo per procedere ai colloqui di selezione e stilare la graduatoria definitiva.

    L’esito di tutto questo è che a oggi molti volontari non sanno quando inizierà il loro anno di servizio civile. Tra questi i giovani che avrebbero dovuto svolgere questa esperienza nei Comuni di Trento e di Modena, che si sono appellati al Ministro Riccardi con una lettera aperta.

    Eccone un breve estratto: «Abbiamo scelto il servizio civile credendo in uno Stato che incentiva i giovani ad attivarsi, che promuove progetti con determinati programmi e tempi e che in sostanza prende un impegno verso tutti noi. Concretamente però non vediamo lo sforzo necessario per investire su noi giovani e nel sostegno di questi progetti, visto che si è venuta a creare una situazione che determina incertezza verso la reale possibilità di partire (…) Vogliamo iniziare quanto prima questo servizio civile, perché ci sono progetti funzionali a determinati periodi dell’anno. Che senso avrebbe per esempio cominciare un progetto di lavoro nelle scuole quando le stesse scuole stanno terminando?».

    Marta Traverso

  • Bomba carta al Palacep: squarcio alla tensostruttura di Prà

    Bomba carta al Palacep: squarcio alla tensostruttura di Prà

    palacep pianacciChe si tratti di un botto di Capodanno finito nella direzione sbagliata? Oppure qualcuno ha voluto approfittare del clima da fuochi d’artificio per danneggiare voutamente il Consorzio Pianacci, che da anni si impegna per riscattare il quartiere del Cep di Prà?

    Fatto sta che proprio mentre si aspettava l’anno nuovo una bomba carta ha aperto uno squarcio nella tensostruttura del Palacep, danneggiando il telone di rivestimento nella parte centrale superiore. Un danno rilevante per la struttura, che non è incendiata grazie al fatto che il telone è composto di materiale ignifugo.

    Tuttavia lo squarcio potrebbe aggravarsi con il maltempo di questi giorni, in attesa dei lavori per la sua riparazione, per i quali sarà necessaria una gru con un carrello mobile alto almeno dieci metri.

    L’ipotesi dolosa è per molti più che una possibilità, tanto che a riguardo è stata subito aperta un’inchiesta per individuare il responsabile. Il presidente del Consorzio Carlo Besana spera tuttavia che le fiamme siano dovute «al maldestro utilizzo di un “mortaretto” da parte di qualche ragazzo».

    Marta Traverso