Autore: erasuperba

  • Liguria, alla scoperta dell’antico borgo di Apricale

    Liguria, alla scoperta dell’antico borgo di Apricale

    La piazza di ApricaleIl ponente ligure è una tranquilla passeggiata tra scorci di spiagge pianeggianti, interrotte da improvvisi scogli sassosi, mentre, lontano, un susseguirsi  di ampi golfi, di porti  fitti di natanti, di cittadine adagiate, come comode signore, davanti a una distesa color cobalto che, quando il cielo è terso, lascia intravedere, in fondo all’orizzonte, le prime propaggini della Corsica.

    Ma la riviera di ponente non è, certamente,  solo questo: lo dice la storia dei mille paesini della costa e dell’entroterra che aspettano solo di farsi ammirare nella loro unicità e bellezza.  Così, complice una giornata di caldo sole, ho raggiunto  Bordighera e da qui mi sono “arrampicata”, lungo la tortuosa statale della valle Nervia, fino ad Isolabona, senza dimenticare, per gli amanti del buon vino, di consigliare  una tappa d’obbligo a Dolceacqua, borgo famoso per la sua bellezza quanto per il Rossese.

    Da qui  ho continuato per la rotabile, lungo la valle del torrente Merdanzo,  fino ad una curva dove, all’improvviso, arroccato su uno sperone di roccia, ecco apparire Apricale. Non stupisce il nome, il cui toponimo “aprico” (soleggiato) la dice lunga sulla sua posizione, ubicata su quel costone ripido a un passo dal cielo. Non fatevi trarre in inganno, invece, dall’appellativo poco invitante del torrente che scorre in fondo alla valle, dovuto non ad esalazioni mefistofeliche ma al solo fatto di incunearsi in stretti anfratti, nascosti dalla fitta vegetazione. Non vi racconto la storia dell’antica Apricale, “Brigar” o “Avrigà” come si dice in ligure, la cui nascita sembra risalire all’età del bronzo, nemmeno quella dei suoi antichi signori, i conti di Ventimiglia o di quelli a cui fu ceduta, i Doria di Dolceacqua; vi voglio parlare dei suoi carruggi medievali in pietra a vista, delle ripide scalette, delle case che si intrecciano in rocamboleschi sbalzi, dei suoi arditi archi voltaici che  vi accompagnano, su, fino alla piazza principale.

    Percorrendo la salita, dove occhieggiano i colorati “murales” dipinti negli anni sessanta-settanta dalla locale comunità di artisti e rappresentanti scene di vita contadina,  si può raggiungere, in via degli Angeli, l’antico forno comunale, attivo fino agli anni quaranta, in cui esercitava il suo nobile mestiere “Giuà dei pai”, l’ultimo fornaio; potrete passare per  la portade u Carugiu Ciàn”, la meglio conservata del borgo dove troverete inciso sullo stipite “1764 fame ubique” (fame ovunque), ricordo remoto della terribile carestia di quell’anno. Oppure incunearvi nel “Carugètu”, il più angusto dei vicoli di Apricale, che misura, in alcuni punti, meno di un metro.

    In cima al colle, la piazza, la “Torracca“, unico slargo in un dedalo di viuzze, si apre su due piani, circondata dalla Chiesa Parrocchiale della Purificazione di Maria Vergine, dall’Oratorio di San Bartolomeo, dal Palazzo del Comune e dal Castello della Lucertola (già menzionato in documenti del 1902) in cui è ubicato un curioso museo che, accanto a scenografie di Luzzati, mostra cimeli del Risorgimento o Statuti Comunali risalenti al 1287.

    Archi e logge giocano con prospetti barocchi, sotto lo sguardo compassato della fontana  prerinascimentale (l’antico abbeveratoio) e del campanile cinquecentesco che fanno da scenario  a tornei di pallone elastico,  anche detto palla pugno, a manifestazioni teatrali  come quelle, ormai consuete, organizzate dal Teatro della Tosse di Genova, a  mostre di pittura e ceramica o alla tipica Sagra delle Pansarole (prima domenica di settembre). Dal giardino pensile del castello, il panorama si distende fino in fondo alla valle per poi risalire fino alle ultime case percorrendo un viaggio ideale che, passando dalla Chiesa di Santa Maria in Albis (ora Madonna degli Angeli) del XIII secolo,  si sposta poco sopra al cospetto di una sorgente, un tempo, ritenuta miracolosa per le malattie degli occhi, e prosegue per i ruderi dell’antica Chiesa romanica di San Pietro in Ento (XI secolo) e si conclude a Pian del Re, dove si trova una necropoli a tumuli sepolcrali dell’età del bronzo, il cui  tumulo più importante, originariamente composto da 10.000 pietre (ancora è visibile l’esteso perimetro  di 16 m. di diametro), era destinato ad un principe guerriero.

    ApricaleApricaleSpulciamo, ora, tra le curiosità. Cominciamo con un fatto di “noir”: Cristina Bellomo  nasce nel 1861, in una povera famiglia di contadini apricalesi. Sposata a  Giobatta Pisano detto ”Battiloso” si traferisce a Nizza,  dove rimane presto sola perché il marito, ricercato dalla polizia per la sua attività di falsario, fugge negli Usa.  Occupata come tuttofare presso il nobile Della Torre, ne diviene l’amante ed unica erede. Morto il protettore, passa la vita, tra Parigi e Pietroburgo,  tramando intrighi fino ad essere mandata a Tokyo, come spia al soldo dei sovietici. Scoperta dalla polizia giapponese, viene salvata grazie ad un abile lavoro di diplomazia e  ritorna in Russia, dove conquista l’amore dell’arciduca Sergio, fratello dello Zar. Per avere il consenso alle nozze, viene rintracciato il primo marito e fissato un incontro a porte chiuse. Dietro quei battenti si compie il dramma: la bella  Cristina è uccisa, a bastonate, dal  coniuge che, fuggito, viene trovato impiccato alla cancellata del cimitero.

    Apricalese è, anche, Giovanni Martini detto John Martin che le cronache vogliono  al servizio del 7° cavalleggieri del Generale Caster,  in qualità di trombettiere, e che si salvò, miracolosamente, dalla battaglia di Little Big Horn, solo, perché mandato a chiedere rinforzi. Non cercate, invece, il Barone Rampante (opera di Italo Calvino) ma solo il suo ontano, ubicato a circa un chilometro e mezzo dal bivio Bajardo-Perinaldo, quello che il giovane Cosimo Piovasco di Rondò, dovendo espletare i suoi bisogni, trovo sulla riva del Merdanzo,  con “ una forcella  sulla quale si poteva stare comodamente seduti”.

    Per finire in “dolcezza” non si può tralasciare di  gustare le pansarole, dolci a base di pasta, zucchero ed anice, preparati in occasione della festa patronale che vengono mangiate intingendole nello zabaglione. Da dove deriva il loro nome?  Qualcuno ipotizza che derivi da “panza” nel senso che sono rigonfie come l’epa di un obeso  ma preferisco pensare che si riferisca a una pancia normale, quella del visitatore, che si delizia  all’ombra di tanta storia.

     

     Adriana Morando

     

     

  • Progetto Ghettup casa di quartiere, inaugura Don Gallo

    Progetto Ghettup casa di quartiere, inaugura Don Gallo

    Don GalloUn progetto sociale in aiuto degli immigrati e dei soggetti disagiati del centro storico:  questo il progetto Ghettup – casa di quartiere, inaugurato da Don Gallo il 24 febbraio 2011.

    La casa di quartiere del Ghetto è una delle 5 azioni previste dal Contratto di quartiere del ghetto, ed è stata affidata, a seguito di un bando pubblico promulgato dal Municipio Genova I Centro Est, ad una rete di soggetti molto attivi sul territorio genovese, il cui capofila è la Comunità San Benedetto al Porto.

    Gli altri soggetti coinvolti nell’iniziativa sono  l’Ass. il Cesto, l’Ass. San Marcellino,la Coop. sociale La Comunità, La Coop. sociale Il Laboratorio, il Consorzio Sociale Agorà, la Coop. sociale La Lanterna, l’A.R.C.I. Genova, il Comitato provinciale A.R.C.I. Gay, l’Ass. Transgenere, l’Ass. Princesa, la U.I.S.P., l’Ass. Leonardi V-Idea, l’Ass. cinematografica progetto cine indipendente, il Progetto Melting Pot

    Il termine “Ghettup” proviene dall’ inglese “get up” che significa “alzati”; il progetto ha il fine di diminuire la situazione di degrado e di sviluppare una maggiore identità di quartiere, migliorando così la qualità delle relazioni .

    Tutto ciò è stato reso possibile anche grazie alla donazione di 7 milioni di euro dal Ministero delle Infrastrutture.

    Gli spazi utilizzati di Vico Croce Bianca 7 e 11 rosso, sono concessi in locazione dall’immobiliare pubblica Ri.GeNova e sono destinati ad offrire una gamma di servizi, sviluppati soprattutto a favore degli immigrati.

    Tra questi servizi molto importanti i corsi di alfabetizzazione, svolti nello spazio più grande: la Sala delle Culture. In uno spazio attiguo si è organizzato uno sportello di ascolto per gli abitanti italiani e stranieri del “Ghetto” e uno sportello Legale. Infine in uno spazio sottostante si è istituito un laboratorio video-multimediale.

    Dice Don Gallo riguardo al’iniziativa:«L’ immigrazione è un incontro di civiltà, non si può fermare, perché è un processo umano. L’Italia deve essere in grado di monitorare il fenomeno e di accogliere gli immigrati, ma la questione è anche europea e non ci si può tirare indietro.Noi crediamo che un nuovo mondo sia possibile».

    Nel “Ghetto” sarà  presente anche una casa di accoglienza per giovai madri, con 49 posti letto in 19 alloggi negli ultimi tre piani di un edificio che era rimasto inutilizzato.

    Infine si sono sviluppati anche momenti di animazione e mediazione per la comunità transessuale, che da sempre ha abitato il quartiere; si cerca così di risolvere i contrasti che si creano per esempio con delle comunità migranti, costruendo anche una RETE FRIENDLY che possa contribuire a diminuire i fenomeni di discriminazione.

    Sara Garau

  • Busalla, chiusura dell’ospedale: i retroscena

    Busalla, chiusura dell’ospedale: i retroscena

    L’opera di deospedalizzazione dell’ospedale Frugone a Busalla è una storia che merita di essere raccontata dall’inizio.
    Assume i contorni di una truffa perpetrata nei confronti della popolazione della Valle Scrivia privata di un presidio importante, con la promessa di una trasformazione, mai attuata nei termini previsti e che ha portato a una totale dismissione. E poi la scandalosa vicenda del Cica, il Centro Integrato di Cura e Assistenza, un progetto accolto, seppur parzialmente, firmato dall’Assessorato regionale alla Sanità e dalla Asl 3 e incredibilmente disatteso nel silenzio delle istituzioni che perdura da fine 2008.

    BusallaA livello regionale nell’assumere l’iniziativa di chiudere l’ospedale di Busalla c’è stata la convergenza in questi anni, di tutte le forze politiche.

    La deospedalizzazione viene infatti decisa dalla giunta Biasotti, centro-destra, all’atto dell’approvazione del Piano Socio Sanitario Regionale 2003-2005 ed è  attuata a partire dal 2006 dalla giunta Burlando, centro-sinistra.

    Ma in cosa consisteva la cosiddetta “trasformazione” del presidio ospedaliero Frugone, accettata passivamente, soprattutto per ragioni di affinità politiche con la giunta di centro-sinistra, da diversi sindaci della valle, ma avversata, fin dall’inizio dal sindaco di Busalla Mario Valerio Pastorino?

    Secondo la “Proposta di organizzazione specifica della rete di cura e assistenza in valle Scrivia”, controfirmata dall’Assessore regionale alla Sanità, Claudio Montaldo e dall’allora Direttore di Asl 3, Alessio Parodi, l’organizzazione della struttura ospedaliera Frugone avrebbe dovuto prevedere: il mantenimento di una sede di primo intervento (l’unica ancora in piedi!); la realizzazione di un reparto di cure intermedie destinato a ricevere pazienti da altri nosocomi; l’accesso al reparto di Busalla, in casi selezionati, direttamente dai Pronto Soccorso cittadini o dalla stessa struttura di primo intervento.

    Ma questo a Busalla non è mai avvenuto. “A differenza ad esempio di Levanto – ricorda il sindaco Pastorino – dove i letti delle cure intermedie sono sempre occupati proprio perché accessibili dal primo intervento”. Nella struttura di Busalla un malato anziano residente in Valle Scrivia non poteva essere ricoverato direttamente dal primo intervento, ma il reparto ospitava invece la stessa tipologia di malati, provenienti però da altre realtà locali con i conseguenti disagi per i famigliari.

    Secondo Pastorino “Se l’impegno fosse stato mantenuto i 19 posti letto delle cure intermedie sarebbero stati occupati a pieno regime nel corso dei tre anni successivi”. E così, nel maggio 2010, non avrebbero offerto al nuovo Direttore Asl 3, Renata Canini, il pretesto per chiudere il servizio, causa sottoutilizzo.

    “La realizzazione delle cure intermedie non avrebbe rappresentato la salvezza dell’ospedale”, così pensava il sindaco. E i fatti gli hanno dato ragione. L’amministrazione di Busalla, già nel 2006, capisce che per difendere quel presidio minimo, a garanzia soprattutto di quella fascia di pazienti anziani che potevano essere curati in Valle Scrivia, l’unica soluzione fosse inserire questa unità di para ricovero minimale all’interno del progetto di un grande polo riabilitativo regionale. Il progetto Centro integrato Cura e Assistenza elaborato dal comune di Busalla prevedeva infatti di collocare in quest’area territorialmente strategica un servizio di riabilitazione neuromotoria, attualmente assente in Liguria, in grado di determinare una significativa limitazione del fenomeno della migrazione extra regionale per le terapie di riabilitazione.

    La parte relativa all’ospedale Frugone non venne recepita dall’Assessorato regionale alla Sanità che, ritenendo di avere dalla sua la maggior parte dei sindaci valligiani, proseguì sulla strada della “trasformazione”. Ma nelle sue linee essenziali il progetto Cica venne accolto con una lettera dell’Assessore Claudio Montaldo al sindaco di Busalla, datata 5 gennaio 2007 e successivamente oggetto di impegno congiunto controfirmato dallo stesso sindaco e dal Direttore Asl 3, Alessio Parodi, in data 25 gennaio 2007.
    L’attuazione del progetto però (si parlava di andare a gara per fine 2007) è stata fatta cadere nei tre anni successivi  senza che mai fosse fornita una spiegazione al comune di Busalla.

    Nel frattempo l’Asl 3 ha proceduto al restauro interno dell’ex padiglione chirurgico del Frugone allo scopo di ricavare 19 posti letto a disposizione delle cure intermedie e successivamente di un’ipotetica e mai realizzata, RSA di secondo livello. Lavori costosi e inutili ai fini dell’attuazione del previsto presidio riabilitativo.

    Nel novembre 2008 viene inaugurato il corpo nuovo della struttura sanitaria Frugone, altro non è che l’ex reparto chirurgico prima lasciato in totale abbandono. Qui vengono trasferite le cure intermedie ma il Comune si dissocia da un’operazione che ritiene esclusivamente di facciata.

    Ma il progetto Cica parzialmente accolto che fine ha fatto?

    Se lo domanda anche l’amministrazione di Busalla. Da oltre due anni, nonostante le lettere indirizzate al Presidente della Regione e al Direttore della Asl 3, le istituzioni competenti hanno opposto un silenzio assordante che echeggia in tutta la Valle Scrivia.

     

    Matteo Quadrone

     

  • Wifi day a Genova promosso dall’associazione Cittadini Digitali

    Wifi day a Genova promosso dall’associazione Cittadini Digitali

    Porto Antico di GenovaVenerdì 11 marzo si tiene a Genova il Wifi day, promosso dall’associazione Cittadini Digitali: una giornata nata per promuovere il wifi libero, gratuito e sicuro nella città all’ombra della Lanterna.

    Il programma della giornata prevede alle ore 11:30, presso la sala stampa di Mentelocale, al primo piano della sede di Palazzo Ducale, una conferenza stampa – dibattito dove interverranno fra gli altri l’Avvocato Guido Scorza, esperto di informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie, i parlamentari Tullo, Musso e Cassinelli dell’Intergruppo Parlamentare 2.0, Mauro Lattuada Presidente Asso-Wifi, Martina Pennisi di Wired la testata giornalistica che insieme a Asso-Wifi ha promosso la recente campagna delle 150 piazze wifi e l’Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Liguria Renzo Guccinelli. In questa occasione verrà presentato il programma della neonata WIFI FEDERATION cui ha aderito i Cittadini Digitali e si cercherà di far chiarezza sulle nuove norme e sull’emergenza digitale nonché sulla diffusione del wifi quale strumento di promozione della conoscenza e di crescita del territorio.

    Dalle ore 17:00 alle 18:30 il programma proseguirà in zona Darsena, all’Auditorium del Museo del Mare, (con ingresso di fronte alla struttura galleggiante dell’ Urban Lab) dove si terrà un incontro con gli artisti genovesi Enrique Balbontin, Andrea Ceccon, Filippo Gambetta e Max Manfredi, presentati da Gigi Picetti, per affrontare anche con ironia il tema del rapporto tra creatività e web.

    Concluderà la giornata l’inaugurazione dell’isola wi-fi Darsena, resa disponibile dai locali “Indarsena” e ” Fabrique” per tutta l’area circostante con l’omaggio di card wifi a tutti i partecipanti e una degustazione a prezzo speciale delle prelibatezze dei due locali.


    ORE 11.30 MENTELOCALE (Palazzo Ducale) in collaborazione con MENTELOCALE

    CONFERENZA STAMPA-DIBATTITO

    “IL CONTRIBUTO WIFI ALLA DIFFUSIONE DI INTERNET”

    presenta: Furio Truzzi vice presidente nazionale Assoutenti

    intervengono:

    Adriano Casissa, Blogger, responsabile sviluppo tecnologico Associazione Cittadini Digitali

    Roberto Cassinelli, Avvocato – Deputato fondatore dell’Intergruppo parlamentare 2.0

    Renzo Guccinelli, Assessore Regionale allo Sviluppo Economico 

    Mauro Lattuada, Presidente Assowifi

    Enrico Musso, parlamentare ligure del gruppo interparlamentare Internet 2.0

    Antonio Ornano, responsabile CIV Ascom Genova

    Martina Pennisi, rivista Wired

    Guido Scorza, Avvocato e esperto in informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie

    Mario Tullo, parlamentare ligure del gruppo interparlamentare Internet 2.0:

    ORE 17.00 – DARSENA in collaborazione con GALATA MUSEO DEL MARE

    INAUGURAZIONE “ISOLA DIGITALE LIGURIA WIFI-GIOVANI&WEB”

    presenta: Maria Paola Profumo presidente MUMA

    intervengono Enrique Balbontin, Andrea Ceccon, Filippo Gambetta, Max Manfredi Gigi Picetti artisti liguri

    ORE 18:30

    degustazione a prezzo speciale APERITIVO A BASE DI OSTRICHE PRESSO I LOCALI “INDARSENA” “FABRIQUE”

    Il GENOVA WIFI DAY è promosso dall’Associazione Cittadini Digitali nell’ambito dei Progetti: GIOVANI E WEB” e “LIGURIA WIFI” promossi dagli Assessorati allo Sviluppo Economico e allo Sport e Tempo Libero della Regione Liguria e CIV e PIAZZE DIGITALI” patrocinato dal Comune di Genova e dal Ministero dello Sviluppo Economico

    a tutti gli intervenuti wifi card in omaggio! Le isole digitali sono state realizzate da Vallicom srl

     

  • Intervista esclusiva con il cantautore genovese Federico Sirianni

    Intervista esclusiva con il cantautore genovese Federico Sirianni

    Federico Sirianni

    Federico Sirianni, cantautore genovese emigrato a Torino per amore e poi stabilitosi nel capoluogo piemontese. Racconta di essere nato in un taxi e di aver sfruttato il cuore spezzato del tassametro per farsi portare nella città vecchia…E racconta di aver raggiunto Torino con un battello a vapore disincagliato nelle paludi del Mississipi.

    Il cantautore è ancora un mestiere praticabile, una strada perseguibile per le generazioni che ti succedono, o pensi sia ormai quasi una velleità, una chimera?

    E’ un mestiere difficile, soprattutto in un periodo storico come questo. Però chi decide di scrivere per professione lo fa spinto da una sorta di “malocchio” che non gli permette di dedicarsi ad altre attività. Voglio dire, se non hai un sacro fuoco che ti muove testa, stomaco e ventricoli, non esiste alcun motivo per buttarsi in questo crepaccio, si desiste in fretta.

    Quando muovevi i primi passi fra la fine degli ’80 e i primi 90 collaboravi con Luca e Paolo, Casalino, Maifredi… Artisti genovesi che come te sgomitavano per far sentire la propria voce. Sembra che oggi in città quello spirito collaborativo tra artisti emergenti si sia un po’ perso, tanti cani sciolti distanti l’uno dall’altro… Perchè secondo te?

    Sono diversi anni ormai che non vivo più a Genova e non ho più il polso della situazione artistica. Però quel periodo lo ricordo con grande affetto, ci si trovava a casa di Marco Spiccio, medico-pianista e padre putativo di almeno un paio di generazioni di cantautori genovesi, oppure nei locali dei vicoli, dove suonare dal vivo non era una bestemmia e dove, se c’era qualcuno che si azzardava a fare una cover, veniva gettato sui bidoni dell’immondizia antistanti. Eravamo tanti, con più o meno talento, ci si confrontava a colpi di canzoni, si beveva molto. Forse i giovani cantautori genovesi bevono meno? chissà…

    Ti sei stabilito a Torino. Cosa ti ha spinto a lasciare Genova? 

    Sono andato a vivere a Torino per amore. Poi l’amore è finito ma sono rimasto perchè ho trovato una città accogliente e culturalmente viva, che ti permette di lavorare (non parliamo di New York, eh…) e, soprattutto, a differenza di Genova, non ti odia.

    Il cammino professionale di tuo padre (Vittorio Sirianni n.d.r.) credi per te sia stato un aiuto o un ostacolo nella tua crescita come cantautore?

    Mio padre fa un lavoro completamente differente. Avessi seguito le sue orme, come doveva essere nei progetti iniziali, questo aspetto avrebbe potuto forse rappresentare un problema. Devo dire che lui, come mia madre, m’è stato sempre vicino e non ha mai ostacolato il mio percorso. E, come dice il mio amico poeta Guido Catalano, “avere un figliolo che fa il cantautore o il poeta è una roba che un genitore non glielo augurerebbe al suo peggior nemico”…

    Immagina di osservarla dal mare… Genova sembra sporgersi assorta dai monti… Cosa osserva secondo te? A cosa starà mai pensando Genova?

    Pensa: “Vedi come son strani i genovesi? Più sono stronza più questi non si tolgono dal belino”.

    Gabriele Serpe

  • Luca Borzani “Questi anni sono decisivi per il futuro di Genova”

    Luca Borzani “Questi anni sono decisivi per il futuro di Genova”

    Luca BorzaniSi parla sempre di Genova come la città delle tante potenzialità inespresse. Ma quali sono queste benedette potenzialità che la città dovrebbe palesare, è perchè non vi riesce’ E’ così un azzardo pensare che genova sia oggi semplicemente una città priva di potenzialità?

    Abbiamo posto questa domanda a Luca Borzani, presidente della fondazione per la cultura di Palazzo Ducale.

    “Non credo sia possibile fare una riflessione su Genova senza allargarla al contesto nazionale. Oggi l’Italia non è tanto un paese con molte potenzialità inespresse, ma un paese segnato dall’incapacità di disegnare una credibile strategia per il suo futuro.

    Si è ridotta la competitività del sistema produttivo, scuola e università sono sempre più lontane dagli standard europei, le risorse ambientali e paesaggistiche sono prive di effettiva tutela, la disoccupazione giovanile tocca indici storici, l’economia criminale tende al controllo di intere regioni. Ci sono ovviamente grandi responsabilità delle classi dirigenti ma è l’insieme della società italiana che è malata, vecchia, senza coesione.

    Genova, come tante altre città, ha scommesso sul superamento del suo antico modello di sviluppo fondato sulla grande industria meccanico-siderurgica e il porto, investendo nell’innovazione, nella riqualificazione urbana, nei grandi contenitori culturali. Ma è pesantemente condizionata da una carenza di risorse, dall’invecchiamento della popolazione, dalla ridotta offerta di lavoro.

    Tuttavia sono convinto che Genova abbia non solo delle potenzialità, ma soprattutto specifici risultati nella ricerca, nel porto e nella cultura. E c’è la grande scommessa del Mediterraneo, la messa in relazione della città con la crescita dei paesi della sponda sud che, come dimostrano anche i drammatici avvenimenti di questi giorni, sono attraversati da un formidabile mutamento e da una crescita economica mal distribuita ma considerevole.

    Nel ruolo di cerniera tra nord e sud Genova può vivere una nuova stagione di sviluppo, e quindi veder trasformare le potenzialità in realtà. In questo senso gli anni che stiamo vivendo sono decisivi. E decisiva è la capacità o meno di rompere l’isolamento della città modernizzando il proprio impianto logistico, di aumentare l’attrattività dell’università, di perseguire le trasformazioni necessarie al porto.

    Le carte sono tutte sul tavolo. Molto spetta ai genovesi: a quanto decidono di investire, non solo finanziariamente ma anche culturalmente, per il futuro. Se permane la logica dei veti incrociati, della difesa delle rendite di posizione, degli interessi particolari è evidente che si pencolerà più verso il declino.

    Chiudersi in una realtà provinciale attenta solo al presente non permetterà di salvarci e tantomeno salverà le generazioni future. La sfida non riguarda però, anche in questo caso solo le classi dirigenti o la politica della città, riguarda tutti. Quando si capirà che il ” maniman” è l’altra faccia del non-crescere, che l’oscillare tra misteriosi eventi salvifici e l’autodenigrazione un po’ masochistica non produce nulla se non ulteriore depressione emotiva, un piccolo passo in avanti verso il domani sarà fatto da tutti. Insomma, io sono convinto che le risorse della città siano tante, si tratterà di vedere se riusciranno a entrare in gioco.”

    Matteo Quadrone

  • Coca Cola: la ricetta segreta delle bibita più bevuta al mondo

    Coca Cola: la ricetta segreta delle bibita più bevuta al mondo

    Coca colaDal 1916 la ricetta è segreta, custodita come il più raro dei diamanti. Ma nei giorni scorsi sono stati svelati gli ingredienti della bevanda più famosa del mondo, ideata dall’americano John Pemberton.

    Ecco la ricetta nel dettaglio:

    – 10 litri di acqua

    – poco più di un litro di succo di lime 

    – una tazza di alcol

    – 85 grammi di acido citrico

    – 30 grammi di caffeina 

    – 30 grammi di vaniglia 

    – 800 grammi di zucchero 

    – 20 gocce di olio d’arancia

    – 10 gocce di olio di noce moscata

    – 30 gocce di olio di limone

    – 5 gocce di coriandolo

    – 10 gocce di cannella

    – 10 gocce di neroli (olio che si estrae dai fiori dell’arancio amaro)

    – estratto liquido di 3 dramme (circa 10 grammi) di foglie di coca (depurata dalla sostanza stupefacente)

    – aroma 7x (1/2 cucchiaio di caramello, essenza di arancia, essenza di limone, essenza di noce moscata, essenza di cannella, essenza di coriandolo, essenza di neroli)

    Lasciare riposare per 24 ore. 

  • Via Shelley: approvato dal commissario il progetto definitivo

    Via Shelley: approvato dal commissario il progetto definitivo

    via shelleyCon l’ok del commissario “ad acta” sì potrà passare alla progettazione esecutiva della nuova strada, con tempi e modalità ancora da definire. Ma la conseguenza più importante è che, a questo punto, una volta pubblicati gli atti, partiranno le ingiunzioni per gli espropri dei terreni privati interessati dal tracciato del collegamento stradale da realizzare. E qui ricominceranno i problemi. Perchè i proprietari di via Shelley riuniti in un consorzio ricorreranno per la terza volta al Tar. La loro proposta rimane la stessa: si alla nuova strada, ma modificando il percorso.

    Tracciato che a quanto afferma il presidente del consorzio non ha subito rilevanti modifiche rispetto al precedente progetto. Per evitare un altro “empasse”, l‘assessore comunale ai Lavori pubblici, Mario Margini, punta a separare, nella fase operativa, la realizzazione delle opere idrauliche, che dovrebbero avere la precedenza, rispetto a quelle puramente edilizie per la costruzione della nuova strada, confidando nel fatto che non ci siano ricorsi contro le opere di sistemazione idraulica.

    L’altro nodo ancora da risolvere è quello dei finanziamenti per realizzare l’opera, che dovrebbe costare circa 8 milioni di euro, secondo le ultime stime. «I soldi li troveremo, non è quello il problema – commenta Margini – Una parte li metteranno i privati e gli altri li troveremo». Secondo gli accordi, infatti, la strada dovrebbe essere pagata per una quota (si parlava di circa 2,2 milioni) dalle cooperative di costruzione alla quale l’amministrazione comunale ha deciso dì dare la possibilità di costruire 5 palazzi nei terreni ancora liberi che avevano acquistato nella valletta del rio Penego, e che sono contigui al tracciato della nuova strada. Ma, siccome anche il progetto di questo insediamento è controverso, non si profilano tempi brevi.

    Intanto dall’altra parte della valle continua l’incubo traffico che solo l’apertura di via Shelley potrebbe risolvere. Via Tanini congestionata per tre-quattro ore al giorno, autobus fermi bloccati da segnali stradali… e chi più ne ha più ne metta. Loro ne avrebbero chissà quante da raccontare, altro che iter e ricorsi; convivono tutti i giorni con un’unica strada che dovrebbe essere a senso unico e si ritrova invece a servire due quartieri interi in entrambi i sensi.

     

  • Spreaker: una piattaforma on line per creare la propria web radio

    Spreaker: una piattaforma on line per creare la propria web radio

    SpreakerForse qualcheduno di voi ha visto “I love radio rock” (e chi non l’ha visto lo guardi perchè merita…), pellicola del 2009 di R.Curtis, in cui una banda di deejay, a dir poco scalpestrati, trasmette da un piccolo vascello, ancorato nel Mar del Nord, aggirando le ferree norme contro le radio pirata e diventando un fenomeno di ascolti in tutto il Regno Unito.

    Ebbene è proprio a quel film e a quel desiderio di libertà di espressione, che ho pensato quando mi sono imbattuto nel progetto Spreaker. 

    Ma che cos’è e che cosa permette di fare Spreaker?
    Si tratta di una piattaforma web con la quale è possibile creare e condividere contenuti audio, live o podcast, senza dover scaricare nessun programma. Basta registrarsi o effettuare direttamente il login (anche attraverso le credenziali Facebook) per avere a disposizione tutto ciò che serve per creare il proprio show radiofonico (entertainment, comedy, talk radio, dirette sportive, ecc.) , “pubblicarlo” sulla piattaforma, condividerlo con la vasta community online, e diffonderlo nel Social Web.

    I numeri stanno decretando il successo del fenomeno Spreaker e della sua community, a livello internazionale:

    • 50.000 utenti;
    • una dimensione internazionale, visto il coinvolgimento potenziale degli utenti di tutti i paesi del mondo;
    • 300.000 ascoltatori;
    • 100.000 show prodotti (15% in lingua spagnola, 5% in inglese, oltre a portoghese, tedesco e persino arabo!);
    • 4000 fan nella pagina Facebook ufficiale;
    • 1000 follower sull’account Twitter.

    Spreaker è un servizio freemium che mette a disposizione degli utenti, oltre ad una versione free, completamente gratuita (con 30 minuti di registrazione per ogni “puntata” ed un ora di libreria personale per il caricamento dei file), una versione premium, ancora più professionale, attivabile con un abbonamento mensile, che consente la registrazione di lunghi show (fino a 3 ore), 60 ore di libreria personale per il caricamento di file e permette di scaricare i propri file mp3 dei podcast prodotti.

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  • SS 45: l’antica strada fra bellezze e misteri

    SS 45: l’antica strada fra bellezze e misteri

    Veduta dalla statale 45
    Il panorama dalla ss 45

    Vi siete mai imbattuti nelle bellezze paesaggistiche della statale 45? Il tratto di strada che va da Torriglia a Piacenza offre scorci incantevoli, un’ora e venti di strada sorprendente.

    Superato Ottone, la carreggiata si restringe e segue la silouette sensuale del Trebbia. E’ spettacolare passare a strapiombo sul fiume che incide canyon davvero inusuali per il paesaggio ligure, perfino per quello dell’intera penisola. Rassomiglia i grandi fiumi americani. Il nostro fiume si attorciglia su se stesso, forte e prepotente.

    La strada e’ rilassante e bella, troverete siti di particolare attrazione, per tutti i gusti, quali Bobbio col suo ponte medioevale; borghi, rocche e castelli; laghi dove nuotare; alberghi, ristoranti e trattorie gustosi.

    E’ un paesaggio da scoprire poco a poco, tornandovi domenica dopo domenica, tante persone infatti scelgono questo tratto di strada per gite in moto e in macchina.

    Molte sono le diramazioni che dalla statale 45 conducono in paeselli antichi e strani, magari abbandonati, magari disabitati per tutto l’inverno e variopinti e vivi tutta l’estate. Troverete le basi dalle quali partire per inerpicarvi in espiatorie passeggiate, per esempio da Gorreto, potete avventurarvi verso l’Alpe. Ci sono, fra questi, paesi che costantemente propongono attivita’ vivaci; altri addormentati nella tradizione vegliano nella pacata lentezza di ritmi antichi e campagnoli…

    Non va frainteso il suo ruolo di strada, ovvero di via asservita alle comunicazioni, ma essa e’ anche qualcosa di piu’, essa ha qualcosa che va al di la’ della sua utilita’ e che la rende parte integrante di un paesaggio che va visitato e osservato. La statale 45 infilza la valle e la svela. Ha l’aspetto di una strada moderna ed e’ un sentiero per chi ama storia, natura e la loro commistione.

    Che ne dite allora? Per una volta e’ bene far onore all’asfalto e riposare le gambe, senza rinunciare al piacere che ne vien dal godere di belle cose da vedere.

    Ogni cosa era piu’ sua che di ogni altro perche’

    la terra, l’aria, l’acqua non hanno padroni,

    ma sono di tutti gli uomini o meglio di chi sa farsi

    terra, aria, acqua e sentirsi parte di tutto il creato.

    (Mario Region Stern- Stagioni).

    Walter Firpo

  • World Press Award: vince il ritratto dell’afghana Bibi Aisha

    World Press Award: vince il ritratto dell’afghana Bibi Aisha

    Bibi Aisha

    La foto dell’anno 2 010 è il ritratto di Bibi Aisha, una donna afghana sfigurata.

    Ad appena 12 anni fu vittima di un barbaro baratto. Suo padre la cedette in sposa a un combattente talebano, in base a un’usanza detta baad, un costume tradizionale per risolvere le dispute tra i clan. Uno zio di Aisha aveva ucciso un membro del clan avverso, lei non ancora adolescente diventò la compensazione.

    Così quando suo marito andò in guerriglia lei diventò il bersaglio delle violenze quotidiane del clan. Trattata da schiava, dormiva in una stalla con gli animali. Aisha riuscì a fuggire. Venne, però, ritrovata a Kandahar dal marito che si fece giustizia tagliandole naso e orecchie.

    Un’organizzazione di Kabul, che si chiama Donne per le Donne Afgane, le ha offerto protezione e le ha insegnato il mestiere di tessitrice.

    Nell’Ottobre scorso l’autrice dello scatto, la sudafricana Jodi Bieber,  ha ricevuto a Los Angeles l’Enduring Heart Award da Mary Shriver, moglie del governatore Arnold Schwarzenegger. Si tratta del premio che la fondazione Grossman Burn – che finanzierà l’operazione che le restituirà il naso – consegna a quelle donne che, nella violenza subita, hanno mostrato grande coraggio.


     

  • Decidi tu che segno lasciare: una petizione contro le mutilazioni Genitali Femminili

    Decidi tu che segno lasciare: una petizione contro le mutilazioni Genitali Femminili

    mutilazioni genitali femminiliPuoi lasciare che quest’orrore continui oppure puoi firmare perché una risoluzione ONU nel 2011 metta al bando queste mutilazioni, per sempre.

     Su www.noncepacesenzagiustizia.org firma la petizione promossa dal Ministero degli Esteri perchè le mutilazioni genitali femminili siano vietate dalle Nazioni Unite.

     “Noi sottoscritti cittadini di tutto il mondo e militanti per i diritti umani, riuniti oggi dopo anni di lotta affinché le mutilazioni genitali femminili siano riconosciute e condannate come violazione del diritto all’integrità della persona e coscienti che un divieto delle Nazioni Unite rafforzerà e apporterà un nuovo slancio agli sforzi che sono ancora necessari per eliminare a pratica ovunque nel mondo:

     – chiediamo all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di adottare una risoluzione per mettere al bando le mutilazioni genitali femminili ovunque nel mondo.

     – chiediamo ai nostri governi, così come a tutte le organizzazioni internazionali e regionali, di sostenere e promuovere l’adozione di questa risoluzione nel 2011.

     – invitiamo i cittadini di tutto il mondo a sostenere e firmare questa petizione per mettere al bando questa violenza generalizzata e sistematica commessa contro le donne e le bambine in violazione del loro diritto fondamentale all’integrità personale.”

     

  • Meating: ex macello di Legino, “il carnaio dell’arte” a Savona

    Meating: ex macello di Legino, “il carnaio dell’arte” a Savona

    Meating Savona, ex macelli Ligino
    "Skate or die", la rampa di lancio del Meating

    L’associazione culturale True Love ha recuperato, riqualificato e portato a nuova vita l’ex macello comunale di Piazzale Amburgo, nel quartiere di Legino a Savona, costruito negli anni novanta e mai utilizzato, trasformandolo in uno spazio espositivo: è già stato definito come “il carnaio dell’arte”. Nasce così “Meating“, uno spazio dedicato a esposizioni, installazioni e concerti.

    La nostra sede– spiega Grazia, fondatrice di True Love e ideatrice di Meating- si trova in Piazza Vacciuoli, a Savona, ed è un punto d’incontro per diverse realtà artistiche e culturali fuori dagli schemi dove realizziamo già un evento espositivo al mese. La nostra filosofia è sempre stata quella di riqualificare e restituire alla città tutti gli spazi urbani in disuso o non utilizzati: chiamiamo queste iniziative “Le invasioni di True Love”.

    “Nel 2008, ad esempio, abbiamo realizzato il progetto teatrale Petramala negli spazi sotterranei sino ad allora chiusi al pubblico della fortezza del Priamar. Per Meating, abbiamo chiamato gli artisti provenienti dall’arte urbana, che è tutto quello che nasce dalla strada ed è visibile dalla strada, quasi sempre poco considerati o snobbati dall’arte ufficiale e che sono invece artisti veri e propri: la street art, gli stickers, il parcourt, lo skateboard, una realtà in Italia di nicchia che nell’ex macello di Legino potrà trovare una rampa al coperto dipinta da artisti di fama internazionale; nell’arte urbana c’è anche molta commistione tra arte e sport. Nella galleria di Piazza Vacciuoli abbiamo esposto opere di artisti che, partendo dal tatuaggio, sono arrivati al lavoro su tela”.

    Meating è stato allestito con un occhio di riguardo alle caratteristiche del luogo, con una continua evocazione dei temi della carne e della cucina.  A partire da Dicembre, ogni mese Meating ospita una nuova installazione affiancata da un’inaugurazione musicale: proprio la sera del 25 Dicembre è stato aperto, con il concerto di MGZ e l’opera dell’esponente della street art bolognese Ericailcane, che, dopo aver dipinto le mura del capoluogo emiliano, da alcuni anni ha iniziato ad esporre in diversi musei e galleria in Italia e Francia: una serie di dipinti di grandi dimensioni raffiguranti figure ibride tra animali e ortaggi che possiamo interpretare come un’evocazione della destinazione originaria degli spazi e una velata provocazione nei confronti della prassi di mangiare la carne: animali e ortaggi nella nostra società sono considerati “cibo” allo stesso modo, e quindi rappresentati attraverso questi “mostruosi” ibridi.

    Le inaugurazioni musicali rappresentano uno dei tratti distintivi di Meating: “Gli eventi artistici sono stati inaugurati la sera, e non il pomeriggio– spiega Grazia- perché la nostra idea era quella di attrarre gente che normalmente non va ai vernissages o a visitare mostre. Volevamo fare in modo che la gente non venisse qui per fare una cosa sola, ma che potesse trovare uno spazio anche per parlare o chiacchierare come non si può fare ai normali concerti, ascoltare la musica, visitare le installazioni. Il luogo è molto particolare e vasto, e può essere utilizzato facendovi più cose diverse contemporaneamente.

    Attualmente ospita la serie di stencils Human Bodies, personaggi dello star system o grandi leaders politici rappresentati come decorticati o mostrificati, ma sempre riconoscibili. Il percorso degli Orticanoodles, artisti che praticano la street art con le diverse tecniche dello stencil, dello sticker del poster e della campagne di antipubblicità, consacrati da una personale alla Galleria Itinerance di Parigi nell’Aprile 2010, si propone di privare questi personaggi del loro lato più visibile, della loro “maschera sociale” per renderli in fondo più umani. Un tema apparentemente macabro, in perfetta sintonia con il luogo, in realtà caratterizzato da un’estetica spiccatamente pop che lo sdrammatizza; a Human Bodies si affianca Skate or die, la rampa di lancia pensata per le performance dell’associazione di skaters JF Club dipinta dagli Orticanoodles.

    L’iniziativa di Meating porta a conoscenza di un pubblico potenzialmente vasto aspetti dell’arte urbana e delle arti applicate decisamente poco noti al grande pubblico, escluse dai circuiti tradizionali, e anche culture come quella dello skateboarding che in Italia sono ignorate o guardate con malcelata sufficienza.

    La ricerca artistica e culturale proposta da Meating e True Love sono particolarmente preziose in un territorio come quello della Liguria che tutti conosciamo come non particolarmente incline all’innovazione e alla sperimentazione, anche se non privo di un fermento intellettuale e culturale che fatica ad emergere.

    C’è un altro aspetto che merita di essere sottolineato ed è quello della rinascita a nuova vita di spazi urbani mai utilizzati o caduti in disuso con la progressiva dismissione dell’apparato dell’industria pesante che ha caratterizzato la Liguria e il territorio di Savona a partire dagli anni novanta: queste strutture, assai numerose nella nostra regione, possono essere riconvertite e valorizzate come spazi espositivi, basti pensare all’esempio dell’ex centrale elettrica Montemartini in Via Ostiense a Roma, nella quale l’archeologia tradizionale esposta proveniente dai Musei Capitolini, ha fatto rinascere un luogo di “archeologia industriale” che altrimenti sarebbe stato destinato all’abbandono e al degrado.

    Meating proseguirà anche nei prossimi mesi con nuove inaugurazioni: la prossima mostra, che concluderà il ciclo espositivo, sarà una mostra itinerante in città che si terrà su cartelloni pubblicitari. Per Marzo True Love ha anche indetto un concorso sugli stickers, adesivi murali che si possono vedere in strada, adesivi personalizzati, fatti a mano, vere e proprie opere d’arte di tutte le forme e dimensioni, da quelli in miniatura a quelli tradizionali. Rimarranno visitabili anche le installazioni Human Bodies di Orticanoodles e quellla di Ericailcane, già presenti. e rimarrà utilizzabile la rampa per lo skateboard. Da Marzo a Giugno, l’ex macello rimarrà aperto a disposizione di tutti coloro che avranno qualcosa da dire, non solo alle varie forme espressive dell’arte urbana, come sede di un’arte, una creatività, una cultura un po’ meno ufficiali, punto di riferimento per le nuove generazioni di artisti.

    L’ultima inaugurazione non sarà musicale, ma sarà una cena. True Love ha recuperato e rimontato gli arredi interni, tavoli, sedie, cucine, sgabelli e altri arredi di cucina, che a differenza del macello inutilizzato hanno avuto una lunga storia come arredi di una colonia estiva per bambini che ora è stata chiusa. Tre artisti ridipingeranno le cucine e gli arredi della colonia riportandoli a nuova vita e l’ultima settimana di Febbraio l’inaugurazione di quest’installazione e della mostra itinerante concluderà il ciclo espositivo del progetto Meating.

    Andrea Macciò                       

     

  • Incontro con Cristiano Angelini, cantautore

    Incontro con Cristiano Angelini, cantautore

    Cristiano-Angelini

    Cristiano Angelini, cantautore nato a La Spezia e genovese di adozione. E’ appena uscito il suo primo album “L’Ombra della Mosca” che ha vinto la Targa Tenco 2011 come miglior opera prima e vanta le collaborazioni di Vittorio De Scalzi e Max Manfredi.
    Neurobiologo ricercatore presso l’Ospedale San Martino e cantautore. Quando nasce questa “seconda vita”? Mah…a dire il vero la seconda vita è quela del ricercatore presso l’Univeristà di Genova, visto che canzoni ne scrivo da quando ho 15 anni, mentre la Laurea è venuta molto dopo. La ricerca non è così dissimile dalla composizione artistica: entrambe le discipline tendono a definire qualcosa che in realtà esiste già. Una sotto forma di comprensione l’altra sotto forma di estensione. Quando facevo Rock prog in italiano (1988 circa) la ricerca sonora e la ricerca lessicale di scrivere rigorosamente in italiano un genere che era notoriamente anglofono, mi ha indirizzato a lungo termine ad avvicinarmi alla canzone d’autore.

    Perchè hai fatto il cd? In quanto tempo? E’ stata una cosa improvvisa o maturata in un tempo più dilatato? Ho fatto un cd perchè ora era tempo di fermare alcune cose su un supporto. Perchè Bruno Cimenti e Nives Agostinis ci hanno creduto e perchè tutti i musicisti che ci hanno suonato hanno sposato il progetto con entusiamo. In particolare Matteo Nahum, che ha realizzato tutti gli arrangiamenti (a parte la Juta di Kalus che è stata arrangiata da Federico Bagnasco) e la direzione artistica del lavoro. Il tempo è stato relativamente breve, i brani si suonavano da tempi nei concerti. Quindi l’opera è stata realizzata velocemente, ma maturata in anni di concerti

    Cosa canti? A chi ti rivolgi? Canto le mie canzoni e mi rivolgo a chi ha voglia di ascoltarle. Se mi ponessi il problema di cosa cantare e per chi sarei ancora a scrivere le prime quartine! Canto le sensazioni che alcune storie mi danno ed a volte lo faccio con una dinamica cinematografica, nel senso dei flash visivi, mentre altre volte sono vere e proprie storie narrate. Non ho un tema preferenziale. Solo quello che mi colpisce e mi attira affrontare. Non scrivo canzoni d’amore perchè quello preferisco viverlo.

    La tua passione musicale quando nasce? Vengo da una famiglia di musicisti in qualche modo. Mio cugino è Tony Parisi, jazzista professionista che lavorò nella band di Joe Venuti, fece il Capolinea a Milano per anni ed è nell’Enciclopedia del jazz. Anche un mio zio è musicista ed iniziò a La Spezia nela band di Toto Cotugno (Toto e i tati) negli anni 60. Quindi la mia passione per la musica nasce in culla, progredisce attacato ad un manico di scopa a canatre Morandi da infante per il parentado in estatsi, prosegue con le dita sulla chitarra fino all’Ombra della Mosca, per ora almeno.

    Manuel Garibaldi

     

  • A Genova il primo Museo della “rumenta”

    A Genova il primo Museo della “rumenta”

    museo rumentaRumenta” nel dialetto genovese significa “spazzatura”: il museo mira soprattutto ad offrire ai visitatori nozioni sul ciclo dei rifiuti, sulla loro differenziazione, presentando anche un’arte contemporanea fatta con la spazzatura. Il museo sarà sia fisico che virtuale (la sede è stata decisa dall’ Urban Lab al Porto Antico); sono previste tre diverse sezioni: prevenzione, raccolta e trattamento.

     Questa iniziativa verrà finanziata dal comune e presentandosi come attrazione turistica e artistica, mira a sensibilizzare i cittadini rispetto al problema dell’inquinamento e a quello della raccolta differenziata.

     

    Sara Garau