Autore: erasuperba

  • Dipendenza da computer: migliaia di giovani italiani a rischio

    Dipendenza da computer: migliaia di giovani italiani a rischio

    Dipendenza da internetIl computer offre molte possibilità, ma anche molti rischi: troppe ore davanti allo schermo possono avere effetti gravi sulla salute psicologica delle persone, figuriamoci se si tratta di adolescenti in pieno sviluppo.

    Sono moltissimi i giovani italiani che passano ore e ore davanti ai videogiochi, e sono sempre più le segnalazioni di problemi di carattere psicofisico denunciate dai genitori.

    ”Per molti ragazzi questi giochi sono una vera e propria droga – afferma uno specialista – in cui si rifugiano perche’ ad esempio hanno problemi di relazione con i loro compagni. I giochi di ruolo li assorbono talmente tanto da voler rimanere svegli tutta la notte perche’ l’allontanamento dal pc comporta la perdita di punti”.

    Io credo che sia un po’ riduttivo affermare che i ragazzi giocano sul pc perche’ hanno problemi di relazione, un po’ troppo facile come conclusione. Certo e’ che immaginare in questo momento milioni di italiani davanti al pc con le cuffie all’orecchio e il microfonino alla bocca, intenti a parlare di maghi, elfi, battaglie e terre da conquistare… beh quanto meno fa un pochino sorridere.

    Soprattutto se si pensa che, contrariamente a quanto si potrebbe intuire dalle parole degli specialisti, fra questi milioni di italiani molti sono adulti e vaccinati, sopra i 40 anni. Per cui, se si vuole davvero lanciare un allarme, bisognerebbe dire anche alle nonne di controllare i propri figli e dar loro dei limiti!

  • New Trolls: lettera aperta di Giorgio D’Adamo a Ricky Belloni

    New Trolls: lettera aperta di Giorgio D’Adamo a Ricky Belloni

    New TrollsDuro attacco di Giorgio D’Adamo, bassista e fondatore dei New trolls al suo ex compagno di band Ricky Belloni, entrato nel gruppo genovese nel 1976.

    La polemica riguarda la paternità del marchio New Trolls, da cui sono derivate azioni legali, polemiche,  e per ultima la decisione del tribunale di Genova che lo ha reso inutilizzabile.

    I membri storici della band si sono così divisi in due: da una parte  Vittorio De Scalzi, con D’Adamo, Nico Di Palo e Giovanni Belleno ha fondato La Leggenda New Trolls, mentre gli altri ex componenti, guidati da Ricky Belloni, hanno chiamato il nuovo gruppo Il Mito New Trolls.

    Ecco il testo integrale della lettera scritta da D’Adamo a Belloni.

    Caro Ricky,

    o forse sarebbe ormai il caso di rivolgersi a te come “Egregio Sig. Belloni”…

    Mi ero ripromesso, all’inizio di questa vicenda, di non rispondere alle tue ripetute provocazioni, impegno che fino ad oggi ho mantenuto, non ritenendo dignitoso scendere ad un livello di liti da cortile, ma mi sembra che tu abbia scambiato questo silenzio per un atteggiamento di comprensione ed acquiescenza nei tuoi confronti.

    Ma c’è un punto di non ritorno, e mi pare che tu adesso abbia oltrepassato ogni limite.

    E’ il caso dunque che io ti ricordi come stanno esattamente le cose, poiché credo che tu, per convincerti di avere ragione, abbia dovuto modificare la storia del nostro gruppo di cui è invece opportuno andare a rispolverare le origini.

    Vittorio De Scalzi, Nico Di Palo, Gianni Belleno e Giorgio D’Adamo si incontrano alla fine del 1965 e cominciano a fare musica insieme. Tu non c’eri.

    Scrivono insieme e pubblicano decine di dischi: Sensazioni, Visioni, Davanti agli occhi miei, Una miniera, La prima goccia bagna il viso, e cento altri che cominciano ad incontrare il favore di pubblico e critica. Tu non c’eri.

    Incontrano Giampiero Reverberi e Fabrizio De André e scrivono insieme ed incidono Senza orario e senza bandiera. Tu non c’eri.

    Partecipano a diverse edizioni di Un disco per l’estate, Cantagiro, Festival di Sanremo, Festival di Venezia, Cantaeuropa con enorme successo. Tu non c’eri.

    Incontrano Sergio Bardotti e Luis Enriquez Bacalov, scrivono ed incidono Concerto Grosso per i New Trolls, di cui vendono oltre un milione di copie. Tu non c’eri.

    Scrivono e registrano diverse sigle per importanti programmi televisivi, anche del Sabato sera. Tu non c’eri.

    Sono stati 10 anni di amore del nostro pubblico, di successi, di viaggi, di fatica, di esperienza, di incontri musicali importanti e vitali per il nostro domani. Tu non c’eri.

    Nel 1976, dieci anni dopo la fondazione del gruppo, sei stato chiamato a farne parte, caldamente voluto da me e da Gianni Belleno, avendo noi tre condiviso l’esperienza del tour con Fabrizio De André.
    Da allora, se ben ricordo, avevamo messo in atto la regola di firmare tutti le canzoni non importa scritte da chi di noi, in modo da poter scegliere i pezzi da incidere senza motivazioni che potessero riguardare il proprio interesse personale.

    Mi risulta che tu abbia bene sfruttato questa regola, perché in realtà hai avuto un parte di autore molto limitata nella stesura di Quella carezza della sera e di pochi altri pezzi minori, passati poi nel dimenticatoio.
    Ma non voglio polemizzare su questo; se anche il tuo contributo a Quella carezza della sera fosse stato superiore a quanto io mi ricordi, pensi che solo questo ti autorizzi ad essere un “New Trolls”‘?
    Ti ricordo che personaggi ben più autorevoli di te, musicalmente parlando, hanno scritto musica e parole per noi: Fabrizio De Andrè, Lucio Dalla, Sergio Bardotti, Luis Enriquez Bacalov… Nessuno di loro si è mai sognato di arrogarsi il diritto di essere un New Trolls!

    E veniamo ad un passato più recente.

    Sai bene che quando abbiamo ricostituito il gruppo è stata offerta anche a te la possibilità. Tu hai scelto di non farne parte. Scelta che noi tutti abbiamo rispettato, pensando che fosse un legittimo desiderio di portare avanti un altro progetto, e nessuno ti potrebbe ora criticare se questo fosse stato il tuo scopo.

    Ma quale progetto? Quale musica? Quale desiderio di fare una esperienza musicale diversa?
    Tu vai in giro a suonare la NOSTRA MUSICA, non la tua (se c’è). E allora perché ti indigni se ti chiamano cover band? E’ esattamente quello che fai.

    Il fatto che ti abbiano portato a firmare il deposito del nome, in un breve periodo in cui collaboravi con una parte del gruppo originale, pensi che ti dia davvero dei diritti di paternità musicale che non hai acquisito nella vita e sul palco?

    Perché non dimostri le tue capacità suonando la tua musica, ripeto, se ce l’hai, invece di andare in giro vendendo te e la tua band per un gruppo che non siete adesso e che non siete mai stati nel passato?
    Perché, allora, le persone per le quali lavori vendono il nome New Trolls e poi mandano le foto di De Scalzi, Di Palo, Belleno e D’Adamo anziché la tua?

    Di questo ci sono le prove e non lo puoi negare.

    Questo significa deludere le aspettative del pubblico e creare a noi un gravissimo danno di immagine.
    Credo che un minimo di vergogna dovresti provarla, per lo meno nel criticare gli altri con modi offensivi, come hai fatto recentemente e ripetutamente, ed in qualche caso anche irrispettosi delle altrui tragedie di vita.

    Vai pure per la tua strada, Ricky Belloni, ma, se ne sei capace, cerca almeno di percorrerla da uomo.

    Giorgio D’Adamo

     

  • Gil David, la pittrice dell’eros famosa in tutta Europa

    Gil David, la pittrice dell’eros famosa in tutta Europa

    Gil David Gil David, un’artista poliedrica: pittrice di tele e di corpi, poetessa, narratrice di racconti erotici, organizzatrice di eventi, “opinion maker” in televisione.

    Tutte attivita’ intrecciate da un unico denominatore: esprimere la poetica del corpo, dipingere la seduzione come qualita’ suprema della relazione uomodonna, parlare di eros come la piu’ naturale delle attivita’ umane e tradurre tutto questo nell’arte.

    Gil nasce a Bologna, dove frequenta liceo artistico e Accademia, ma successivamente si trasferisce a Parigi, per frequentare l’ Ecole des Beaux Arts, fucina di grandi talenti.

    L’ esperienza parigina le infonde inizialmente un approccio all’eros ironico e velato, ma la sua natura e la sua ricerca la portano ben presto ad esprimerlo in modo sempre piu’ diretto e carnale, trasgressivo ma mai volgare o pornografico.

    Da allora Gil David, pioniera nell’espressione poliedrica del pianeta sesso e tuttora artista sempreverde, non si e’ piu’ fermata. Ha organizzato mostre delle sue opere fra Parigi, Praga e Bologna e ha pubblicato vari libri di racconti erotici (“Raso nero e desiderio”, “Erostorie a Bologna” e “Rosso praghese” sono i principali…) Per la sua verve e il suo stile non convenzionale ha attirato l’attenzione della tv, riuscendo a sedurre anche il pubblico dell’etere con il suo intrigante candore e con la sua “sensualita’ spirituale” che le ha fatto acquisire il titolo di “sacerdotessa dell’eros”.

    Se il mondo culturale le ha spocchiosamente voltato le spalle in varie circostanze e le istituzioni, dopo averla corteggiata, l’ hanno poi guardata con fastidio ed imbarazzo, Gil David resta un’artista capace di rappresentare l’eros in maniera sempre creativa ed accattivante, fondendo armoniosamente, nell’intreccio dei corpi, il rosso della passione e il nero delle tenebre…

    Gil, cosa resta oggi della tua opera?
    Il tema dell’eros motore della vita e’ rimasto come pulsione, ma l’artista segue un sogno: nell’abbraccio, nell‘amore, carnale e spirituale, c’e’ sempre la realizzazione dell’Io profondo. Forse ora, con il passare degli anni, sono diventata l’icona di me stessa, della mia parte irrazionale di magia, pulsione erotica, trasporto. Ora posso viverla solo attraverso l’energia del mio vissuto: il ricordo ha un potere infinito che non si perde mai. Bisogna vivere le esperienze in maniera sempre diversa, la passione si esprime diversamente a seconda dell’eta’ e deve rappresentare un appagamento dei sensi e dello spirito. Il coinvolgimento erotico ti porta all’estasi, ma non per tutti e’ la stessa cosa: molti intendono l’eros solo come sessualita’, per me e’ anche poesia.

    Quale e’ per te il rapporto fra erotismo e pornografia?
    L’erotismo e’ il viaggio di due persone attraverso le emozioni del corpo, un viaggio che puo’ anche essere senza ritorno, con abbandono totale… La pornografia e’ parlare solo di sesso: il sesso a se’ stante e’ la morte dell’erotismo. Sono difficili da trovare le parole giuste per esprimere un vero trasporto erotico ed una relazione autentica, ma bisogna sempre provarci…

    Come pensi che i giovani oggi vivano il rapporto con il sesso?
    Molte volte oggi il sesso diventa un linguaggio obbligato, compulsivo e si e’ spesso “costretti” a consumarlo. L’erotismo e’ il linguaggio che permette piu’ di ogni altro di entrare in comunicazione con l’ Io profondo e di conseguenza con l’amore e l’attrazione. Anche i novantenni lo comprendono…

    Nella tua Bologna, ma soprattutto nell’Italia del 2008, quali sono i punti di rifermento di Gil David?
    La Bologna e l’Italia politica degli anni 80 gia’ cominciavano a diffidare delle mie opere, per mancanza di coraggio e di apertura culturale. Tuttavia credo che qualcosa sia rimasto e forse c’e’ chi potra’ raccogliere questo patrimonio. Oggi, nel mio lavoro, i punti di riferimento sono pochi eletti. Penso che la vera natura dell’uomo quasi mai corrisponda al politico o all’uomo di potere, perche’ questi “maschi” non usano l’energia vitale e creativa che costituisce l’erotismo. Il sesso vissuto con gioia e con pienezza e’ un formidabile antidoto alla stupidita’, al fondamentalismo clericale e alla violenza. Per dirla con le parole di Georges Bataille, “nell’erotismo, l’essere aperto alla morte, al tormento, alla gioia, l’essere morbido e dolorante, si profila nella sua luce crepuscolare. Il grido che emette a labbra contratte e’ un immenso alleluja che affonda nel silenzio sconfinato…”

    Filippo Boriani

  • Giorgio Caproni torna a Genova nell’ascensore di Castelletto

    Giorgio Caproni torna a Genova nell’ascensore di Castelletto

    Ascensore di CastellettoLa Provincia di Genova con Amt ha realizzato installazioni sonore all’interno dell’ascensore di Castelletto in occasione del ventennale della morte di Giorgio Caproni. Le poesie di Caproni saranno accompagnate dalle musiche di Mozart e Schumann.

    Durante l’inaugurazione in Spianata Castelletto verranno liberati in cielo palloncini contenenti versi di “Litania”, la piu’ rappresentativa fra le opere di Caproni dedicate a Genova:

    Genova mia città intera.
    Geranio. Polveriera.
    Genova di ferro e aria,
    mia lavagna, arenaria.

    Genova città pulita.
    Brezza e luce in salita.
    Genova verticale,
    vertigine, aria scale. (…)

  • Crevari: il Palio del Gallinaccio, esempio di partecipazione

    Crevari: il Palio del Gallinaccio, esempio di partecipazione

    Il “Palio del Gallinaccio” è un’esilarante corsa di pennuti che ha dato il “La”, nelle sue 14 edizioni, a percorsi imprevisti e positivi di vita in comune. I dodici rioni, gruppetti di case di Crevari (tra essi gli “stranieri” di Vesima) rispolverano stemmi, colori ed abiti che li rappresentano, cuciti dagli stessi abitanti; faranno bella mostra durante l’evento, indossati da circa 400 figuranti.

    Una cinquantina di persone, scelte nell’ambito degli stessi rioni, cucinano nelle loro case la cena collettiva prevista prima della gara, che si tiene nel Campo sportivo; si occupano dei tavoli (che ospiteranno circa 500 commensali), dell’allestimento del percorso di gara, della logistica.

    La gara è un pretesto azzeccato e divertente per stare insieme; con le raccomandazioni al microfono contro il doping, i conciliaboli tra i giudici di gara per acconsentire la partecipazione di un bipede “anomalo”, gli stessi pennuti che saltano di corsia o ignorano il traguardo. A vincere quest’anno è la borgata del Rian, che detiene anche il record di successi, 4, davanti al Vessuo con 3. L’evento, completamente autogestito, senza contributi pubblici o o sponsor, è gemellato con il Palio delle Oche (Lago di Sori) e realizzato esclusivamente con il volontariato.

    Per i “foresti” è a disposizione la gradinata e viene offerta loro una fetta d’anguria. Ciò che colpisce è l’atmosfera rilassata e soprattutto l’impegno di tutto un paese, che discute, prepara abiti, li indossa, cucina, condivide quel cibo con allegria. Uno spirito antico che mescola tradizione contadina e storica, senza impedire lo scorrere della modernità e del presente: l’arbitro di gara è il nuovo parroco… argentino, la “contestazione” rispetto ad una galletto… cinese, il ronzio delle Vuvuzelas con le quali gioca qualche bambino. Resta l’esempio di un “gioco di memoria” per stare insieme, per fare comunità, per guardare al futuro con un po’ meno apprensione, sentendosi parte di una collettività. Che collabora, sta insieme fuori dalle case, spegnendo il televisore, con il pretesto di… una corsa di galline. Scusate se è poco.

    Stefano Bruzzone

  • Joumana Haddad, intervista alla poetessa libanese

    Joumana Haddad, intervista alla poetessa libanese

    Joumana HaddadJoumana Haddad è una cittadina del mondo, poetessa del corpo, della provocazione, giornalista e scrittrice. Questa 38enne libanese dal fascino dirompente negli ultimi anni ha fatto parlare di sé. Per i suoi libri tradotti e pubblicati in tantissimi paesi (parla sette lingue, fra cui un perfetto italiano, e ha tradotto tanti autori arabi introducendoli nel mercato occidentale…) e per il suo periodico “Jasad“, trimestrale in lingua araba specializzato nel linguaggio del corpo, un atto coraggioso e rivoluzionario, un punto forte di rottura con i tanti tabu’ che oggi incatenano la cultura medio-orientale.

    E’ stata uno degli ospiti d’onore della 15esima edizione del Festival Internazionale di Poesia di Genova, un soggiorno breve nella nostra citta’ e poi nuovamente in viaggio…

    La tua arte e la tua vita hanno come comune denominatore proprio il viaggio. In apertura abbiamo provato a trattare questo tema da piu’ punti di vista, giacche’ oggi scoprire e conoscere il mondo non e’ piu’ un privilegio per pochi e nuovi flussi migratori trasformeranno molte zone del Pianeta. Come viene vissuto tutto cio’ nel “distante” Medio Oriente?

    Eh si, io sono perennemente in viaggio e non mi stanco mai, viaggiare e vivere per me sono sinonimi…  E’ vero che la voglia di conoscere ed esplorare oggi e’ fortemente radicata nell’essere umano, molto piu’ che in passato, in Oriente come in Occidente, ma a prescindere dal desiderio, nel mondo arabo e’ inevitabile scontrarsi con quelle che sono le concrete possibilita’, ovvero la realta’ dei fatti. In Libano le frontiere sono aperte, ma nel resto del Medio Oriente la situazione e’ diversa. Partire significa quasi sempre non poter piu’ tornare, perche’ la pena e’ il carcere. A voi puo’ sembrare assurdo, lo so, ma e’ la realta’. Quindi quello che per molti occidentali e’ desiderio di una nuova esperienza, esplorazione di se’ e ricerca di stimoli diversi, per la gente che nasce e vive magari in Siria, Palestina, Iran o Iraq si chiama sogno di una vita migliore, dal punto di vista economico, sociale e politico.

    Sei rimasta solo qualche giorno a Genova… Che impressione ti ha fatto la citta’?

    Sono rimasta troppo poco per farmi un’idea, avrei voluto visitare il centro storico ma alla fine non ce l’ho fatta. Credo pero’ di aver ben compreso l’animo dei genovesi… Gli occhi sono quelli della gente di mare, gli stessi che trovo ad esempio a Beirut, la mia citta’, anche lei bagnata dal Mediterraneo. Io penso che il mare segni nel profondo e allo stesso identico modo l’animo di tutti i popoli che su di esso affacciano.

    Veniamo alla tua rivista… “Jasad”, che significa “corpo”. Scrittori e artisti per lo piu’ arabi, senza pseudonimi, trattano con disinvoltura tematiche legate al sesso e alla poetica del corpo, un’impresa a dir poco coraggiosa in Medio-Oriente…

    Jasad e’ un progetto che sentivo di dover realizzare. Le polemiche e le grida allo scandalo sono ovviamente state tantissime, ma ho ricevuto anche molti segnali di approvazione. Il tema di rilievo della rivista e’ la dimensione sessuale del corpo, ma non c’e’ ovviamente solo questo. Arti, letteratura e scienze del corpo… un territorio vastissimo profondamente radicato nella cultura araba, ancora piu’ che in quella occidentale, eppure in molti se lo sono dimenticati. Oggi nelle nostre regioni il corpo umano, il sesso e l’erotismo sono diventati tabu’. “Jasad”, semplicemente, questo non lo vuole accettare.

    I corpi nudi femminili e i racconti erotici di “Jasad”, contrapposti ad una cultura che relega le donne in secondo piano, in alcune regioni costrette a condizioni di schiavitu’ per tutta la vita… Quante di loro pensi siano consapevoli della violenza che subiscono e quante, invece, considerano tutto cio’ la “normalita’”?

    In Libano ci sono donne con il velo e donne che non lo indossano, la scelta e’ fortunatamente, nella maggior parte dei casi, libera. E’ intorno ai confini del Libano, invece, che la situazione diventa tragica. Io, e in questo momento parlo in quanto essere umano, non solo come donna araba, vivo questa realta’ come un insulto, un’umiliazione. Ci sono donne arabe ben consapevoli dei soprusi subiti, ma pur potendo farlo, non muovono un dito per cambiare la propria situazione. Ci sono quelle consapevoli che pero’ non possono fare nulla per cambiare le cose, perche’ minacciate o controllate e infine quelle che non si rendono conto di vivere in condizioni atroci. Queste sono coloro che hanno subito veri e propri lavaggi del cervello fino ad autoconvincersi che si tratti di una loro scelta. E’ in queste donne che si nasconde il vero rischio di non vedere mai un cambiamento. Ma di una cosa, piu’ di ogni altra, proprio non riesco a capacitarmi: le donne arabe consapevoli di quello che subiscono non si rendono conto di avere fra le mani l’arma piu’ potente di tutte, ovvero la maternita’. Queste madri di futuri uomini arabi, fanno crescere i propri bimbi con i “valori” distorti del padre o del fratello, pur sapendo che si tratta di un errore madornale. Mi sento di dire, tuttavia, che di soprusi nei confronti delle donne io ne ho visti anche qui in Italia, e non meno gravi. Mi riferisco ai pezzi di carne vestiti da donna della vostra televisione, io credo che la differenza sia sottile, e cio’ dovrebbe farvi riflettere…

    Come ha reagito il mondo arabo alla vittoria elettorale di Obama?
    Obama ha rappresentato e rappresenta per la maggior parte del mondo arabo una speranza che prima era totalmente scomparsa. Ovvero quella di trovare finalmente un contatto con l’occidente, un punto d’incontro. Io sono ottimista su un progressivo riavvicinamento dei due mondi, oggi ancora cosi’ distanti, e come me sono ottimisti tantissimi arabi, gli estremisti sono davvero una minoranza. Credo che ci vorra’ molto tempo, indubbio, ma le possibilita’ esistono, ne sono convinta.

    Gabriele Serpe

  • Concorso fotografico “It Looks Good”, vince un genovese

    Concorso fotografico “It Looks Good”, vince un genovese

    Davide BarberisIl Concorso Fotografico nazionale “ItLooksGood” curato da Artegiovane e dall’azianda Toschi e’ stato vinto da Davide Barberis, classe 1983, genovese residente a Castelletto. Il giovane fotografo genovese si e’ aggiudicato il primo premio, scegliendo la fragola come soggetto ideale per centrare il tema del concorso: “Gustosa è la vita”.

  • Voltri: le riparazioni e i problemi della passeggiata a mare

    Voltri: le riparazioni e i problemi della passeggiata a mare

    Passeggiata VoltriIl 3 giugno 2011 è stato effettuato un sopralluogo nella passeggiata a mare di Voltri, al quale hanno partecipato il presidente della Regione Burlando, il presidente dell’Autorità portuale Merlo, gli assessori Margini (Comune), Briano (Regione) e Dagnino (Provincia), per definire le possibili opere di difesa dell’arenile e di conseguenza della passeggiata, dopo che violente mareggiate l’hanno pesantemente danneggiata.

    Attualmente gli uffici tecnici delle diverse amministrazioni, stanno lavorando congiuntamente, ognuno con le proprie competenze, per trovare delle soluzioni adeguate.

    Il presidente del Municipio VII Ponente, Mauro Avvenente dice “Noi ci auguriamo che si riescano a trovare le risorse necessarie per le opere di protezione, perché la passeggiata ha riscosso il gradimento dei cittadini, così come il riordino del litorale”.

    A dire il vero qualche perplessità iniziale era stata espressa da alcuni pescatori della zona, che suggerirono differenti soluzioni di carattere tecnico, ma che evidentemente, non vennero ascoltati a sufficienza.

    Il Presidente del Municipio ammette comunque un certo rammarico perché “Cinque anni fa non siamo riusciti a cogliere la palla al balzo, quando fu presentato un progetto dell’Autorità portuale, mai realizzato per mancanza delle risorse economiche necessarie, ma che avrebbe rappresentato la difesa definitiva del litorale”. La direzione tecnica dell’Autorità portuale propose allora un’opera faraonica, dal costo complessivo di oltre 15 milioni di euro, che prevedeva la realizzazione di due dighe soffolte: una nel tratto di litorale tra il torrente Leira e il torrente Cerusa, l’altra dal Leira fino al San Giuliano. “Oggi il progetto è più accessibile economicamente, – continua Avvenente, – ma allo stesso tempo, ci hanno garantito, ugualmente efficace”. Abbiamo chiesto all’ingegnere Andrea Pieracci, responsabile della direzione tecnica dell’Autorità portuale, maggiori dettagli “Stiamo lavorando d’intesa con Regione, Provincia e Comune. Abbiamo proposto un nostro piano progettuale che prevede degli interventi disgiunti da compiersi in diversi periodi“.

    In sostanza si tratta di tre operazioni: il prolungamento di circa 50 metri del pennello esistente a levante della passeggiata, di fronte a Piazza Gaggero; la creazione di un secondo pennello dalla parte opposta, all’altezza del capolinea della linea 1 dell’AMT ; la realizzazione di un ripascimento verso mare: 10 metri di superficie emersa e 20 metri di superficie sommersa.

    L’ingegnere Pieracci, spiega “Tecnicamente si chiama spiaggia sospesa. La spiaggia sarà allungata di 10 metri fruibili dai bagnanti e di 20 metri sommersi. Si verrà a formare una nuova linea di battigia, al piede della quale creeremo un muretto artificiale, per raccordarci con il fondale. Questa barriera avrà funzioni di contenimento e di ritenuta rispetto all’azione corrosiva del mare”.

    L’intenzione è di realizzare le opere di difesa dell’arenile in tempi brevi, per essere pronti a fronteggiare le eventuali mareggiate autunnali.

    “La Regione ha valutato positivamente la nostra proposta progettuale, – continua Pieracci, – l’intendimento tecnico sarebbe di partire con il prolungamento del pennello esistente e con la realizzazione di quello nuovo, prima della fine dell’estate. Per poi occuparci dell’allungamento della spiaggia e del ripascimento. Attendiamo che venga attivato il tavolo tecnico e non appena avremo l’assenso di tutti gli enti coinvolti, partiremo con i lavori”.

    Matteo Quadrone

  • I Baustelle presentano “I Mistici dell’Occidente” alla Fnac di Genova

    I Baustelle presentano “I Mistici dell’Occidente” alla Fnac di Genova

    BaustelleArrivano quasi avvolti da un alone leggendario. I Baustelle. Una folla variegata li attende alla Fnac di Genova, dove presentano il loro ultimo disco, i Mistici dell’Occidente, uscito il 26 marzo.

    L’album prende il titolo dall’omonimo libro di Elemire Zolla, noto filosofo delle religioni. Dopo la denuncia del malessere sociale e culturale esposta in Amen, nel nuovo album troviamo la reazione positiva: attraverso la reinterpretazione della figura del mistico, i Baustelle ci offrono gli spunti per una rivoluzione intesa come riflessione critica sulla monocultura occidentale.

    Trascorsa la presentazione “fnacchiana”, si dedicano al pubblico con genuinita’ e disponibilita’.

    Iniziamo dal vostro singolo,
    Gli Spietati: chi sono?
    Coloro che tentano di raggiungere la felicita’ eliminando le passioni. Tuttavia la fine della canzone segna la vittoria dei sensi, attraverso una voce straziata che canta “C’e’ un amore che mi brucia nelle vene e che non si spegne mai”; voce straziata perche’ la passione spaventa chi la subisce: l’estremita’ dei sentimenti spesso porta con se’ il rischio di provare dolore.

    Essere mistici ed essere ribelli. C’e’ un filo conduttore? Il nostro “mistico” e’ inteso a livello metaforico. Questa figura e’ ribelle in quanto, distaccandosi dal modello impostole, si rende conto che esso non e’ l’unica realta’ possibile.

    Cosa significa per voi essere ribelli oggi? La ribellione oggi e’ meno facile perche’ istituzionalizzata. Viviamo in un mondo in cui ribellarsi e’ quasi un dovere, ma questa rivolta e’ solo apparente e gia’ inclusa dal sistema.

    Parliamo della vostra coerenza: non avete paura che le vostre musiche orecchiabili e il nuovo contratto stipulato con la Warner rischino di “prostituire” la vostra arte? Noi siamo pop in senso positivo. Crediamo che la canzone vada rivolta a tutti; non si puo’ dire: “Ah, questa e’ cosi’ arte che la tengo per me”. No! Altrimenti si finisce a fare i solipsisti. Le canzoni sono di tutti e tutti devono poterle ascoltare.

    Nel vostro album ci sono evidenti echi morriconiani e riferimenti al cinema spaghetti – western. Il mondo attuale puo’ essere paragonato al “vecchio west”? No. Il mondo attuale e’ un campo di battaglia in cui purtroppo non accade alcuna battaglia.

    Tra le vostre canzoni ce n’e’ una intitolata San Francesco. Che modello offre per la rivoluzione di cui parlate? San Francesco e’ da noi rivisitato in chiave laica. L’esempio che ci offre e’ il coraggio di vedere la realta’ attraverso un’altra prospettiva, liberandoci dai canoni imposti dalla nostra epoca.

    In un’altra canzone parlate, criticandolo, di un presidente. Questo presidente ha un volto? Si’ e no. Certamente dicendo la parola presidente (con la p minuscola nei testi N.d.A.) immagino Berlusconi. Tuttavia, essendo anarchico, vedo negativa ogni forma di potere; quindi spero che il riferimento rimanga universale.

    Anarchia. Una parola che pronunciata a Genova rimanda inesorabilmente a Fabrizio De Andre’. Quanto vi ha influenzato il cantautore nostrano? Molto. In particolare il brano I Mistici dell’Occidente risente parecchio della sua influenza; essendo composto in forma di ballata popolare ( che De Andre’ adoperava spesso) ed avendo io (Francesco Bianconi N.d.A) un timbro vocale molto simile, il rimando e’ inevitabile.

    Germano Monetti – Veronica Campailla

  • Suq 2010 e il progetto del festival permanente

    Come nasce l’idea del “Suq permanente” e quale forma avrebbe?

    L’idea parte dal successo del Festival, dai messaggi che riceviamo costantemente dai genovesi e dal fatto che non esiste a Genova un centro multiculturale che possa fungere da catalizzatore di esperienze internazionali, mediterranee. L’idea è quella di un centro con lo spirito e l’impianto del Suq, in cui vengano mantenute alcune ristorazioni fisse e che preveda però una rotazione di ristoratori e commercianti in modo che possa essere una vetrina per tutti, ovviamente anche per gli artigiani liguri. Poi ci sarebbe un calendario di eventi e di attività ed un collegamento con i Consolati.

    Come e dove pensate di realizzare il progetto? Avevate proposto due luoghi, la Loggia e il Carmine…

    Il Suq ha la particolarità, a differenza di altre manifestazioni, di essere un luogo pubblico e privato insieme. Poiché, anche se c’è bisogno di un aiuto da parte delle istituzioni, potrebbe reggersi con le quote pagate dagli artigiani e dai commercianti. Sicuramente occorre che sia centrale, inserito nel tessuto della città, poiché deve essere una piazza dell’incontro. Noi avevamo proposto due luoghi con queste caratteristiche, la Loggia Banchi, dove è nato il Suq, e il Carmine. Tuttavia a questi luoghi sono stati destinati altri progetti .

    Abbiamo poi aderito al “Progetto Cimento” per l’Hennebique , però è una cosa ancora lunga. Infine è stata da poco avanzata l’ipotesi dall’Amministrazione Comunale del Mercato del Pesce, ma anche questa è solo un’ipotesi.

    Noi crediamo nel progetto del Suq permanente ma è necessario che venga accompagnato dalle Istituzioni, che dovrebbero intuire la portata di questo progetto, che è un “museo dell’esistente”, di quello che è, non di ciò che è stato.

    In che modo il Suq può diventare un’opportunità per Genova?

    Perché c’è ancora tanta strada da fare nel vivere il rapporto con l’altro in maniera più matura. Ci sono ancora delle difficoltà sia da parte dei genovesi che da parte degli immigrati e il Suq può accompagnare la reciproca accoglienza poiché c’è la necessità di un luogo di incontro. Sono convinta che la reciproca accoglienza debba essere giocata non solo nei luoghi del dovere, come la scuola o il posto di lavoro, ma soprattutto nei luoghi del tempo libero.

    Il Suq è il momento in cui si curiosa l’altro, lo si avvicina, ci si siede alla stessa tavola. Questo avviene anche perché la forma del luogo, i profumi e i sapori aiutano ad incontrarsi. Quest’anno ho visto molte persone anziane che sono venute al Suq con le loro badanti, spesso straniere, ed entrambi si sentivano a proprio agio in un luogo che consideravano comune.

    Infine il Suq ha la particolarità di attraversare tanti linguaggi diversi: la musica, il teatro, la danza, e quindi tutti ci si possono riconoscere.

    Cosa pensi della tua città?

    Genova è una città ricca, con punti di grande fascino ed è stata attraversata da momenti di splendore che rimangono. Tuttavia l’impressione è che non si sappia valorizzare, occorre trovare un’identità, dei punti di forza sui quali puntare. Il problema è che c’è poca strategia e poca relazione, si fa fatica ad uscire da certi meccanismi di chiusura. Il Suq rappresenta invece un punto di apertura, una dimensione mista ed anche per questo motivo bisognerebbe lavorarci.

    Deepa Scarrà

  • Incontro con Paolo Rossi: la commedia è finita

    Incontro con Paolo Rossi: la commedia è finita

    Paolo RossiLuogo: Feltrinelli di Genova. Motivo: presentazione de La commedia e’ finita, conversazione surreale di e tra Carolina de la Calle, regista spagnola (che dal 2008 lavora con Rossi nella compagnia teatrale BabyGang), e l’attore borderline Paolo Rossi su riflessioni e migliorie da apportare ad un teatro in bilico come un funambulo, perennemente in crisi e sull’orlo del fallimento. Ma queste avversita’ lo portano a dover essere vitale, eclettico, innovativo… Attributi perfetti anche per i nostri due eroi!

    La commedia e’ finita. Perche’ questo titolo? Ha molti significati, tra cui: basta, non prendiamoci in giro e iniziamo a fare sul serio.

    Come vedi il futuro del teatro? Io confido nel teatro. Ha piu’ speranze il teatro, nel suo continuo rinnovarsi, che le sei/sette vecchie reti televisive. Sono un mezzo immobile, morto, destinato a finire.

    Nel libro parlate di teatro pop: in cosa consiste davvero? (P) E’ un genere che ruba un po’ da tutto. Io ho seguito il metodo di Dario Fo: “rubare, in teatro, e’ cosa buona. Copiare e’ da coglioni”. L’importante nell’essere pop e’ mischiare bene le carte. L’artista-ladro ruba ai falsi colti per regalare agli ignoranti incoscienti come lui. (C) Inoltre per noi significa riuscire a rivolgersi al popolo e non a quello che sta a casa con il telecomando. (P) Anche se qualcuno e’ riuscito a togliere il potere al popolo trasformandolo in pubblico, avendo capito che la gente perdona molto di piu’ agli attori che ai primi ministri.. Cosi’ i primi ministri sono diventati ottimi attori!

    E qui arriviamo a un tema che ti e’ caro: l’attacco al potere; come credi che si possa combattere il potere attraverso l’arte? (P) Se io facessi un monologo sui precari guadagnerei molto, riceverei molti complimenti ma non cambierebbe niente. E’ lavorando con i precari che io provo a modificare le cose. I cambiamenti avvengono se fatti collettivamente, non attraverso il televoto.

    (C) Io non so se il problema sia il potere, ma so che ogni giorno perdi un sacco di tempo a informarti sui tagli all’ente dello spettacolo, ti ricoglionisci e perdi talento. La nostra generazione di artisti si sta perdendo nelle anticamere dei ministeri. Non bisogna scendere nelle piazze ma salire negli uffici e discutere insieme i bilanci.

    (P) Questa si chiama insurrezione… (ride)

    Nel libro parlate di giovani. Paolo, com’e’ lavorare con loro? La verita’ e’ che loro sono piu’ rigorosi. E sono cosi’ perche’ hanno fame. Questo e’ uno dei tanti motivi per cui preferisco lavorare con loro.

    Che maestro sei? Io mi definisco un ancie’n prodige (ride), non un maestro. Per un periodo della mia vita ho fatto il genio e sregolatezza. Ma poi, se sopravvivi, per rimanere te stesso devi cambiare tutto. E rifare meglio quello che facevi agli inizi. Se sono un maestro e’ solo perche’ mi piace condividere quello che so; mi diverte.

    Carolina tu dici che i ragazzi non vogliono rubare il posto ai piu’ anziani, ma sedersi a tavola con loro. Ma se questa tavola sembra essere stretta gia’ senza di loro, come possono fare i giovani per farsi posto? Le idee scarseggiano. I giovani che hanno un’idea devono tenersela stretta in maniera tale da rendersi indispensabili. Non c’e’ altra soluzione.

    Capito ragazzi? Non prendiamoci in giro. La commedia e’ finita. Andate in pace. Amen…

    Germano Monetti

  • Intervista ad Antonio Albanese, il comico racconta i suoi personaggi

    Intervista ad Antonio Albanese, il comico racconta i suoi personaggi

    Antonio AlbaneseComico, attore, lettore e appassionato di pittura. Una comicità innata, ben educata con anni di studio presso la Civica Scuola di Arte Drammatica di Milano sino al raggiungimento del diploma nel 1991. Solo due anni dopo Antonio è già punta di diamante della trasmissione “Mai dire Goal“, il personaggio in questione è il foggiano Frengo, l’uomo del “terzo temBo” per intenderci.

    Da quel momento la carriera di questo ragazzo ormai grandicello della provincia di Lecco è tutta un successo.  Antonio si dedica da ormai molti anni con grande disinvoltura fra cinema, teatro e televisione e a guardarlo oggi sembra che per lui tutto ciò sia terribilmente naturale.

    L’occasione è l’incontro organizzato dalla Fondazione Garrone al teatro Modena di Sampierdarena, l’irriverente Antonio parla della sua carriera, dell’amore per l’arte e per i libri che lo hanno formato. Poi arriva il momento delle domande e lui si mette comodo, orecchie tese e risposte pronte.

    Quale tuo personaggio assomiglia di più ad Antonio Albanese?

    E’ una domanda molto interessante, me lo hanno chiesto spesso e non sono mai riuscito a trovare una risposta soddisfacente! In realtà non c’è un personaggio in particolare che mi assomiglia, forse Epifanio per alcuni lati…

    Cinema, TV, libri… la comicità è una ed unica o deve adeguarsi alle diverse tipologie di comunicazione?
    La comicità deve adeguarsi al tempo in cui vive, alle sfumature, ai colori, non alle tipologie di comunicazione. Certo, se dovessi ad esempio intepretare Cettola Qualunque al cinema dovrei creare l’intera famiglia… vi immaginate la moglie?! Ma è il contorno che cambia non il personaggio in sè. A me piace molto dare vita ai miei personaggi in tutti e tre i campi.

    Se Cettola Qualunque si candidasse tu pensi che prenderebbe dei voti?
    Un casino!! Pensate che ci sono persone che mi hanno spinto a farlo sul serio e c’è chi ha fatto persino un sondaggio, siamo sugli 850.000 voti!!! Lui poi sarebbe chiaro… case aperte, chiuse… basta che ci siano!!

    Tu sei un grande appassionato di pittura, che rapporto hai con l’arte?
    Adoro la pittura, sono uno di quei cretini che prima di comprarsi la macchina si è comprato un quadro! Sono molto affascinato dal futurismo italiano, ma in particolare amo l’arte contemporanea, è anarchica e soprattutto libera a 360 gradi! Vi dirò che preferisco le bozze alle opere finite, primo perchè i quadri non me li posso permettere e secondo perchè trovo che in una bozza si percepisca molto di più l’anima e l’intenzione dell’artista. Il mio sogno è quello di aprire un giorno una galleria d’arte a Milano, lo so è da pazzi! A dire il vero conosco già qualche grande pittore, l’unico problema è che di me non si fideranno mai!!

    Qualche aneddoto sui tuoi personaggi più famosi…
    Beh ad esempio posso raccontare come è nato Cettola Qualunque… mi trovavo in Calabria su un traghetto e poco più in là un bambino disse qualcosa al padre del tipo “Papaaà, papaaà.. guarda che bello!” e il vecchio senza pensarci tanto lo gelò con un bel “Fatti i cazzi tua!”, un poeta direi. Poi qualche tempo dopo, sempre in Calabria, riscontrai dei problemi per l’organizzazione di uno spettacolo, al che mi chiamò un politico del posto e mi disse: “Tu non puoi non fare lo spettacolo perchè qui tutti sanno che vieni… Tu non sai chi sono io!!”…Immediatamente unii le due cose e decisi che Cettola doveva essere un politico!
    Fu molto strana anche la nascita di Frengo, il foggiano di Mai dire Gol. Innanzittutto premetto che io sto al calcio come Bondi al kamasutra! Non ne sapevo nulla! Mi dissero di guardare novantesimo minuto e così feci. Rimasi colpito da uno strano personaggio: “Perchè avete perso?” gli chiesero.. “Perchè loro hanno segnato un gol e noi no!” rispose. Quel tipo era Zeman, che ai tempi allenava il Foggia, me ne innamorai e decisi che dovevo fare assolutamente qualcosa sulla sua squadra. Così incontrai Zeman, ma lui è un vero capo indiano e non fu un grande incontro… Lui non ha amici, perchè qualunque domanda gli fai non ti risponde!

    Hai già in mente il tuo prossimo personaggio?
    Ogni mio personaggio nasce dal desiderio di dire o denunciare qualcosa. Oggi viviamo l’epoca delle nevrosi e della diffidenza che ognuno di noi ha verso gli altri, il mio prossimo personaggio rispecchierà proprio questo aspetto della società, sto pensando ad un intellettuale pieno di pillole e psicofarmaci! In fondo noi non ce ne rendiamo conto, ma stiamo tutti un pò sclerando! Basta vedere come camminiamo e come ci muoviamo, gesticoliamo come dei nevrotici. Poi non ho mai fatto una donna… eppure io sono molto donna!

    Gabriele Serpe

  • Claudia Pastorino, intervista con la cantautrice genovese

    Claudia Pastorino, intervista con la cantautrice genovese

    Claudia PastorinoPer tanti anni ha affiancato il piano-bar ai suoi sogni da chansonnier. Oggi e’ un’artista ricca di impegni, fra poesia, musica, libri e teatro. Cinque album pubblicati (il primo “I gatti di Baudelaire” nel 1995), diversi saggi (fra cui “SAMAN SUTTAN Il canone del Jainismo” nel 2001 per Mondadori) e romanzi noir.

    Ogni incontro di Era Superba che si rispetti non puo’ che partire da lei: Genova è…

    …La mia Genova e’ un bel “maniman”, una citta’ diffidente e bloccata. Io lo so e l’ho sempre saputo, ma cio’ nonostante non sono mai riuscita a lasciarla. Ho avuto per vent’anni questo blocco e ho sempre deciso di rimanere. Eppure essere genovesi e restare a Genova per fare musica e’ una scelta coraggiosa e un po’ masochista… Mentre altrove mi sento maggiormente apprezzata, per la mia citta’ sono l’eterna artista emergente, ed e’ paradossale perche’ io non vorrei vivere in nessun altro posto al mondo. In questo senso il premio “Via del Campo” che ho ricevuto due anni fa e’ stato per me un riconoscimento importante e molto sentito.

    Dovessi prendere per mano il lettore e portarlo attraverso la citta’ di Claudia Pastorino, quella delle immagini, dei ricordi… Dove lo porteresti? E… chi gli presenteresti durante il cammino??

    Partirei sicuramente da Pegli, la mia casa, il posto in cui vorrei vivere e in cui vivo. Poi una piccola piazza nella zona del Carmine… Piazzetta della Giuggiola. Ho abitato li’ dieci anni e li’ ho scritto praticamente tutte le mie canzoni. Ricordo un inverno con venti centimetri di neve tutti raccolti in quel minuscolo quadrato di case… uno scenario surreale. D’obbligo una sosta alla Stanza della Poesia di Claudio Pozzani in piazza Matteotti e poi due zone del centro storico che dagli anni novanta ad oggi sono cambiate moltissimo: Santa Brigida e Maddalena. Santa Brigida negli anni ottanta era davvero in ginocchio, ricordo la piazza dei Truogoli come un tappeto di siringhe, era chiusa e abbandonata. Oggi il quartiere e’ rinato e la zona e’ tornata ad essere splendida come tantissimi anni prima. La Maddalena, invece, fino ai primi novanta la ricordo come una strada magica, odori indimenticabili, l’atmosfera di una vecchia Genova che non ne voleva sapere di morire… e invece nel giro di pochi anni e’ cambiato tutto, e’ stato un attimo. E, per completare, presenterei sicuramente il grande Max Manfredi obbligandolo a suonare Luna Persa. La canzone da’ il titolo al suo ultimo album, ma io la conosco da almeno dieci anni perche’ lui l’ha sempre suonata. E’ un capolavoro, una canzone che si puo’ guardare…

    Hai citato gli anni ottanta, i primi novanta… Tu stavi muovendo i primi passi come artista…

    Si.. e in quegli anni feci anche scelte che non consiglierei a nessuno di fare. Soffrivo di una timidezza quasi paralizzante che mi portava ad essere molto rigida, facevo di testa mia e andavo avanti per la mia strada. Ho incontrato durante il cammino grandi artisti e persone che avrebbero potuto arricchirmi tantissimo, ma mi bloccavo, m’irrigidivo e alla fine mi perdevo… Ai tempi quella solitudine mi sembrava magica, oggi non la penso piu’ cosi’. Quando facevo piano-bar la sera per guadagnarmi da vivere mi rifiutavo di cantare canzoni che non mi piacessero, la gente magari mi chiedeva un pezzo e io rispondevo semplicemente che mi rifiutavo di cantare canzoni di quel genere. Insomma, riassumo tutto con due parole: che fatica!

    “Voglio mettermi sola ad aspettare: a stare sola ho gia’ imparato … e sara’ anche bello! Non so questa attesa di te cosa mi portera’ e non so se tu esisti davvero o nella fantasia…” Questa canzone l’hai scritta dodici anni fa, quando molti tuoi testi cercavano quell’amore perfetto che prima o poi arrivera’… La Claudia di oggi, una splendida quarantenne, cosa pensa a proposito di quel sogno d’amore tanto cantato?

    Che e’ un’illusione, quel “tu” della canzone che hai citato per me non esiste piu’. Mi sono congedata da quella idea di amore da diverso tempo, oggi la risposta e’ sicuramente che si trattava di fantasia!

    Hai scritto alcuni libri sul Jainismo, la piu’ antica dottrina della nonviolenza, un argomento che ti ha sempre influenzato molto, seppur poco conosciuto in Occidente…

    E’ un ambito spirituale magico quello della non violenza… In Italia non esisteva nulla di tradotto sul Jainismo prima del mio tentativo, per cui si tratta sicuramente di un mondo per molti nuovo che consiglio di esplorare. Considero lo Jainismo la possibilita’ piu’ alta per avvicinarsi al sacro… Ma non si tratta di una pratica spirituale, i rigori da rispettare sarebbero assolutamente eccessivi per la nostra cultura.

    A 17 anni hai anche fondato la prima Lega Antivivisezionista in Liguria, che diede ai tempi grande impulso ai movimenti animalisti. Una causa per la quale ancora oggi combatti…

    Ancora prima ed indipendentemente dall’arte, per me l’animalismo e’ sempre stata una priorita’. Finche’ gli uomini continueranno a parlare di liberazione e liberta’ considerando solo la propria specie non ci sara’ mai progresso morale. Il musicista filosofo Wagner, a proposito della vivisezione, un giorno disse: “Si tratta di un crimine contro la vita, qualunque sia la specie.” Questo e’ secondo me il concetto… e anche i vari vegetarismi di moda dovrebbero entrare in questa ben piu’ ampia visione delle cose.

    Gabriele Serpe

  • Massimo Morini, intervista al leader dei Buio Pesto

    Massimo Morini, intervista al leader dei Buio Pesto

    Massimo MoriniDirettore d’orchestra (detiene il record di partecipazioni al Festival di Sanremo fra orchestra e direzione tecnica), attore, sceneggiatore, cantante… Per i “soci” dei Buio Pesto semplicemente “o cappo”. Un artista eclettico, profondamente legato alla sua terra, apre le porte del set di “Capitan Basilico 2” a Era Superba per un’intervista esclusiva.

    Massimo… Genova è…

    Beh soprattutto è il centro dell’attività dialettale dei Buio Pesto, perchè quando si parla di dialetto si intende ovviamente quello genovese. Adoro questa città, ma amo più che altro definirmi ligure… Genova è come un grande capo, il punto di riferimento per gli altri 234 comuni ed è questo connubio che rende la Liguria la più bella regione d’Italia.

    Pensiamo ad esempio ai giorni di pioggia… da noi è bello comunque!! Potrebbero dire lo stesso, che so, a Pavia? Affatto… poi magari da quelle parti non hanno problemi di parcheggio, ma quello che abbiamo davanti agli occhi noi ogni giorno vale più di ogni altra cosa! Sin dal primo film “Invaxion” ci siamo fatti guidare dalla città… abbiamo girato giorni interi in lungo e in largo per trovare le location giuste e ogni volta abbiamo scoperto qualcosa di nuovo… angoli, piazze, scorci… E’ incredibile!!

    Nessun lamento quindi… è una notizia!! E se per un giorno Massimo Morini diventasse sindaco?

    Eh eh… Promuoverei un’ordinanza per l’obbligo dell’insegnamento del dialetto nelle scuole, firmerei le carte poi il giorno dopo consegnerei immediatamente le dimissioni! Il dialetto dovrebbe avere più spazio, esistono ad esempio più di cento compagnie teatrali dialettali in Liguria, e molti neanche lo sanno. Se io gestissi un teatro non rinuncerei a una serata, anche una volta al mese, dedicata al dialetto.

    Veniamo alla musica, il tuo campo principale. Cosa consigli ai giovani musicisti di questa città… E’ indispensabile fare le valigie per provare a giocarsi le proprie carte?

    Si è indispensabile guardare altrove, a Genova un management musicale non esiste più. In generale, comunque, il mercato si è ridotto, la musica è gratuita e non si vendono più cd. Ogni cosa è figlia del suo tempo, non esistono più le dogane e i doganieri oggi fanno le pizze… lo stesso è accaduto nella musica. E chi ha la fortuna di essere riuscito e di riuscire a vivere con questo mestiere oggi non può fare altro che pensare al proprio culo, non può permettersi di curarsi di altro e di nessuno. Io ho fatto il discografico per sei/sette anni, poi ho dovuto rinunciare. L’unico consiglio che mi sento di dare è quello di girare la videocamera verso di sè e mettere le proprie cose su internet. Così si sono accorti di Mika ad esempio, o de “Il Genio“, quelli di “pop porno”

    Gabriele Serpe

  • Sergio Alemanno, la canzone dialettale della scuola genovese

    Sergio Alemanno, la canzone dialettale della scuola genovese

    Sergio Alemanno“Io non so quale è la Genova nella quale sono cresciuto e mi sono formato, a dire il vero, non la ricordo come una città diversa da quella in cui viviamo oggi, semplicemente il mondo stava cambiando e dall’America arrivava il rock’n roll… Noi eravamo abituati a Sono tutte belle le mamme del mondo e all’improvviso ci siamo ritrovati fra le mani dischi di Fast Domino, Little Richard… Mi sono detto: belin, cosa succede??”

    Abbiamo incontrato Sergio Alemanno prima del suo concerto al Berio Cafè di Genova. Lui, considerato da tutti, capostipite della canzone dialettale genovese…

    “Poi sono arrivati i cantautori e anche loro mi hanno fatto capire che si poteva parlare d’amore nella canzone come nella vita, utlizzando lo stesso linguaggio. L’inizio di qualcosa e’ sempre un momento unico e speciale, tutto quello che ne consegue e’ per forza un ripetersi. Questa e’ l’unica differenza fra quella Genova e la citta’ dei nostri giorni…”

    Come hai mosso i primi passi nella musica in un periodo storico ancora molto difficile?

    Io da ragazzo volevo cantare il rock ‘n roll in italiano anche se i miei genitori volevano che facessi il ragioniere. Poi ho iniziato a scrivere le prime cose in dialetto quando ancora per la gente esisteva solo “ma se ghe pensu“… Scelsi di raccontare la Genova di tutti i giorni, utilizzando espressioni e immagini comuni a molti genovesi, fui il primo e fu la mia fortuna. Mi emozionava quello che facevo, e mi resi subito conto che quello era il segreto: se tu provi emozione cantando inevitabilmente la trasferisci a chi ascolta. Si accorsero di me per primi Gino Paoli e Umberto Bindi e decisero di incidere le mie canzoni. Poi con il tempo ho inziato a scrivere anche qualcosa in italiano, ma ancora oggi, quando canto un pezzo in italiano, l’ispirazione e l’emozione mi vengono in genovese.

    Poi l’idea della bottega… dove il fabbricante di canzoni si metteva a disposizione della città per le serenate…

    Eh si… la cosa fece scalpore, tanto che alla fine mi rubarono l’idea e ne fecero una trasmissione televisiva! Quando nacque la bottega il Secolo XIX mi diede la prima pagina, mi invitarono al Maurizio Costanzo Show.. Non me lo sarei mai aspettato, perche’ in realta’ la mia idea era molto semplice e instintiva. Io mi sento un fabbricatore di canzoni, il mio sogno e’ ancora oggi quello di avere una bottega, stare lì tutto il giorno, mettere le canzoni sul banco e fabbricarle una ad una… da’ molto piu’ idea di lavoro… e’ affascinante. Così mi venne l’idea di aprire la “bottega delle serenate” presso il teatro di Campo Pisano, la gente mi chiamava e io portavo musica a domicilio, sotto i balconi o ai citofoni. Solo che dopo un anno mi sono rotto le balle e, non contento, mi sono anche fatto fregare l’idea come un allocco!!

    Manuela Stella