Autore: erasuperba

  • Commonwealth of Nations: il filo sottile tra Gran Bretagna ed ex colonie

    Commonwealth of Nations: il filo sottile tra Gran Bretagna ed ex colonie

    Bandiera InleseChe cos’hanno in comune l’Australia, la Nuova Zelanda, il Canada, la Papua Nuova Guinea e – udite, udite – perfino le Bahamas?

    L’inglese, d’accordo, in  quanto lingua ufficiale di tutti questi paesi, in alcuni casi in solitaria e in altri in coabitazione. Fin qui, nulla di strano. Forse, allora, vi stupirete di più se vi dico che questi e altri undici paesi hanno in comune il capo dello stato, o meglio la regina: Elisabetta II del Regno Unito, residente a Londra e vicina a compiere gli ottantasette anni d’età e i sessantadue di regno.

    Com’è successo che paesi sparsi per il mondo e situati a distanze in alcuni casi siderali l’uno dall’altro abbiano lo stesso sovrano, specialmente considerando che si tratta nella maggior parte di stati democratici con parlamenti eletti a suffragio universale? Si tratta della legacy, l’eredità, lasciata dall’Impero Britannico, il più vasto che l’umanità abbia mai conosciuto, quello sul quale il sole non tramontava mai, almeno fino al ventesimo secolo.

    Gradualmente, i paesi che facevano parte del British Empire si sono però affrancati, in modo particolare dopo la Seconda Guerra Mondiale: decisiva fu la spallata dell’India del Mahatma Gandhi, diventata indipendente nel 1947 dopo quasi duecento anni di dominio inglese.

    Tuttavia, il cordone ombelicale con Londra non è stato tagliato del tutto, almeno nei cinquantaquattro paesi che hanno deciso di aderire al Commonwealth of Nations, sedici dei quali sono chiamati realms e hanno, appunto, la peculiarità di aver mantenuto come monarca Elisabetta II.

    In realtà, la posizione di Elisabeth II nei sedici realms è puramente simbolica e non ha particolari scopi, se non quello di permettere alla regina – o ai suoi parenti, data l’età avanzata – di scorrazzare in giro per il mondo a passare in  rassegna qualche truppa, tenere uno speech commemorativo, indossare un cappello nuovo e far suonare le note di God Save the Queen in qualche occasione ufficiale.

    Oltre ai realms, il Commonwealth of Nations comprende altri trentotto stati membri, tra i quali l’India, il Pakistan, il Sudafrica e, ovviamente, il Regno Unito.

    Per quanto all’interno del Commonwealth non viga la libera circolazione di lavoratori e merci come nell’UE, c’è chi spinge affinché l’organizzazione segua le orme del cammino intrapreso dal Vecchio Continente. Tra l’altro, i paesi del Commonwealth, per quanto distanti tra loro geograficamente, riconoscono generalmente di avere delle affinità culturali, mentre l’organizzazione nel suo complesso è nata con l’obiettivo di favorire la libertà individuale in ognuno degli stati membri e di contribuire alla pace a livello globale. Questo, ovviamente, in teoria e nelle belle intenzioni, così care al perbenismo delle culture anglosassoni.

    La realtà è che ben tre dei membri più influenti dal punto di vista economico e demografico, Regno Unito, India e Pakistan, sono tuttora dotate di bombe atomiche, mentre solo il Sudafrica, nel 1991, ha deciso di disfarsi dell’arsenale nucleare che aveva costruito negli anni Settanta.

    Se da un lato ci sono spinte per cercare di infittire i rapporti tra i paesi del Commonwealth, dall’altro alcuni di essi hanno a che fare con movimenti separatisti al proprio interno. E’ il caso del Canada, dove per un soffio nel 1995 il Québec, regione a maggioranza francese, non riuscì a rendersi indipendente con un referendum che venne perso dai nazionalisti québecois per meno di un punto percentuale.

    L’occasione, tra l’altro, permise a una radio di Montréal, città più importante del Québec, di organizzare uno scherzo telefonico, proprio a Elisabetta II. Il presentatore, spacciandosi per l’allora Primo Ministro canadese Jean Chretien (qui il video), esortò la regina a schierarsi contro gli indipendentisti, incontrando il di lei consenso e causando, oltre a qualche risata del pubblico, un sensibile malcontento tra la popolazione canadese, visto che la monarca inglese non è tenuta a entrare nelle questioni riguardanti ciò che avviene all’interno dei singoli stati membri del Commonwealth.

    Curioso che, prima di diventare il nome di un’organizzazione facente capo a un monarca, la parola Commonwealth – letteralmente “ricchezza comune” e calco del latino res publica – fosse stata usata per indicare la forma di governo dell’Inghilterra dal 1649 al 1660 guidata dal Lord Protettore, o dittatore, Oliver Cromwell, fino a oggi l’unico periodo repubblicano della storia di un’isola che senza re o regina non sembra saper stare… See you!

     

    Daniele Canepa

  • Nicola Soriani, 365: l’arte contro l’indifferenza racconta crisi e suicidi

    Nicola Soriani, 365: l’arte contro l’indifferenza racconta crisi e suicidi

    nicola-sorianiUna installazione realizzata totalmente a costo zero in Piazza dei Truogoli di Santa Brigida, con tanto di spettacolo di danza realizzato dalla scuola “La Punta” di Genova Prà, coordinato dall’insegnante Sandra Traverso. Il progetto si chiama 365 e nasce dall’idea dell’artista genovese Nicola Soriani: il 26 ottobre prossimo, a partire dalle 16.30 la piazzetta del centro storico si animerà grazie alle opere dell’artista, realizzate in collaborazione con altri colleghi attivi sul panorama genovese. Lo scopo è quello di sensibilizzare la cittadinanza sul tema delicato delle crisi economica e delle vittime che crea. Se ne parla spesso sui media: gli imprenditori, gli operai, i pensionati e i padri di famiglia che tentano il gesto estremo si dice siano aumentati del 40% nel corso dell’ultimo anno. Le notizie si susseguono di giorno in giorno, ma quanto ci fermiamo a riflettere su quello che ascoltiamo in tv e leggiamo sui giornali? Da qui, l’idea della mostra, realizzata tutta con materiali recuperati e riciclati.

    Il 26 ottobre sarà possibile ammirare sculture in cartapesta, lenzuola dipinte “a tema”, sventolanti dalle finestre dei palazzi e su cui si legge la scritta provocatoria “I panni sporchi si lavano in famiglia”, e molte altre opere in materiali diversi. Inoltre, durante la giornata saranno presentante due esibizioni di danza: la prima, “soft” e spensierata, a rappresentare la vita prima della crisi, la seconda, più cupa e toccante, in cui sarà inscenato un suicidio dalle finestre degli appartamenti sulla piazza, seguito da una serie di altre performance in linea con il delicato tema. Ma non è finita qui: a seguire, molte altre sorprese per gli spettatori presenti a Santa Brigida.

    Il tutto è stato reso possibile dalla collaborazione con le istituzioni, le associazioni di quartiere e la cittadinanza, che si è rivelata particolarmente sensibile alla tematica: il consorzio Vivere Santa Brigida ha messo a disposizione gli spazi e reso possibile l’installazione, collaborando con il Laboratorio Sociale di Via Prè 137 e i commercianti della via e della piazza; i residenti del quartiere sono stati invitati a collaborare in prima persona, rendendo possibile ad esempio l’inserimento di lenzuola alle finestre; il Comune di Genova e il Municipio I Centro Est si sono mostrati interessati alla promozione dell’iniziativa, e hanno permesso che una mostra di Nicola Soriani proseguisse nelle sale del Comune in Via Prè, nei locali del Laboratorio Sociale al civico 137. Le opere dell’artista già esposte in Piazza dei Truogoli, assieme a molte altre, saranno visitabili per altri 15 giorni, fino al 9 novembre.

    Così racconta l’artista: «In un momento così difficile, in cui l’indifferenza dei media e delle masse isola ancora di più chi si trova da un giorno all’altro senza lavoro, è necessario un momento di riflessione e di comprensione. Sempre più spesso vediamo persone rovistare nei cassonetti dell’immondizia, fare lunghe code alle mense dei poveri, cercare aiuto nelle varie onlus o nella parrocchia sotto casa. Una massa silenziosa di uomini e donne in aumento nell’ultimo anno, per cui il peso da sopportare diventa troppo e sfocia in un grido di dolore. 365 è dedicata alle vittime e alle loro famiglie, e nasce dall’esperienza personale per cui anch’io, ritrovandomi senza lavoro, ho guardato da vicino la disperazione di queste persone. 365 vuole “fare”, non stare a guardare. Vuole scuotere le coscienze: un detto popolare dice che “i panni sporchi vanno lavati in casa”, ma noi questi panni li vogliamo stendere in piazza e mostrarli a tutti, per riportare dignità e rispetto ad una massa di “invisibili” che non deve essere più dimenticata».

    «Quel faccio non è nulla di ricercato. Si tratta di un’iniziativa caratterizzata dalla semplicità e mancanza di effetti speciali: non importa tanto la forma, quanto la sostanza. È importante piuttosto concentrarsi sul tema: la mia arte vuole aprire un momento di riflessione, non mettere in ombra l’idea di base con  i“virtuosismi del mestiere”».

     

    Elettra Antognetti

  • Decreto del fare: Equitalia e le nuove norme

    Decreto del fare: Equitalia e le nuove norme

    equitalia2Cari lettori, questa settimana vi tedio con uno spaccato del più volte menzionato Decreto del Fare; qualcuno si domanda che cosa ci sia da fare… Per l’appunto, quel decreto (ora divenuto legge) pone nuovi paletti per i contribuenti debitori nei confronti degli enti pubblici o del fisco.

    Note apparentemente liete ci arrivano sul fronte di Equitalia, notizie che alcuni giornali non hanno riportato correttamente.

    E dunque, con l’entrata in vigore della legge di conversione del Decreto del Fare (Decreto legge 21 giugno 2013, n. 69 convertito, con modifiche, in legge 9 agosto 2013, n. 98) sono state introdotte misure per la semplificazione in materia fiscale. Senza dubbio, tra le novità più importanti, l’allungamento del periodo di rateizzazione dei debiti di natura tributaria fino a 120 rate mensili (invece delle 72 prima concesse) ed il sostanziale blocco dei pignoramenti della prima casa da parte di Equitalia.

    In particolare, all’art. 52, leggiamo che l’agente della riscossione, nelle ipotesi di riscossione a mezzo ruolo, non dà corso all’espropriazione se l’unico immobile di proprietà del debitore, con esclusione delle abitazioni di lusso, è adibito ad uso abitativo e lo stesso debitore vi risiede anagraficamente.

    In sintesi, Equitalia non può ottenere il pignoramento solo ed esclusivamente quando il debitore si trovi nelle seguenti condizioni:

    1 –  il contribuente debitore sia proprietario di un solo bene immobile;
    2 – che detto immobile sia adibito ad uso abitativo;
    3 – che l’immobile non abbia le caratteristiche di “abitazione di lusso” cui al decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 agosto 1969, e comunque il fabbricato non sia classificato nelle categorie catastali A/8 (abitazioni in ville) ed A/9 (Castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici);
    4 – il contribuente abbia la residenza anagrafica nell’unico immobile di sua proprietà.
    Ma non solo: un decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, adottato d’intesa con l’Agenzia delle Entrate, individuerà un paniere di “beni essenziali” (vedremo più avanti se si tratterà di beni mobili ovvero altre tipologie di beni immobili) che Equitalia non può comunque pignorare.

    Ma non cantiamo vittoria troppo presto! Difatti, il nuovo dettato normativo vigente, tuttavia, introduce una clausola di salvaguardia a favore di Equitalia. È sempre fatta salva, infatti, “la facoltà di intervento ai sensi dell’art. 499 del codice di procedura civile”.
    Ciò significa che laddove il contribuente debitore avesse subito il pignoramento della prima casa (anche se è l’unico immobile di proprietà), su iniziativa di soggetti diversi da Equitalia (ad esempio, banche, creditori privati, ecc.), la stessa potrebbe intervenire nella procedura esecutiva concorrendo al riparto sul ricavato della vendita del bene staggito.

    Invece, per i casi di contribuenti proprietari di due o più immobili (ad uso abitativo e non), resta salva la facoltà di intervento di cui abbiamo raccontato poc’anzi. Equitalia può farsi promotrice del pignoramento di beni del contribuente debitore a condizione che il credito da riscuotere superi 120.000 euro.

    L’espropriazione può essere avviata se:

    1 – è stata iscritta ipoteca sugli immobili del debitore;
    2 – siano già trascorsi 6 mesi dall’iscrizione ipotecaria senza che il debito sia stato estinto

    Quest’ultima norma risulta francamente incomprensibile: se il debito viene estinto come si può procedere al pignoramento? D’altronde si sa, l’Italia non è mai stata un paese di arguti legislatori…
    Per concludere, mi si permetta una riflessione: che interesse ha un debitore proprietario della sola prima casa a pagare un debito di natura fiscale/tributaria se costui è inattaccabile grazie alla norma sull’impignorabilità della prima casa?
    Insomma, non lamentiamoci se poi aumentano l’aliquota IVA…

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Operapolis: orchestra, compagnia lirica e formazione musicale gratuita

    Operapolis: orchestra, compagnia lirica e formazione musicale gratuita

    operapolisLa musica classica “roba vecchia”? Sicuramente non la pensa così Lorenzo Tazzieri, presidente del Movimento Allegro Con Fuoco (in gergo, un modo di suonare particolarmente passionale): per lui è giovane, attiva, corale e itinerante. La sua associazione, operante sul territorio ligure e genovese da oltre dieci anni, vuole promuovere la musica d’assieme e la lirica e quest’anno presenta un progetto sicuramente interessante. Si chiama “Operàpolis” una commistione di formazione musicale gratuita e di attività concertistica itinerante: «un programma pluriennale grazie al quale Genova potrà finalmente avere un’ Orchestra, un Coro ed una Compagnia Lirica giovanili. I tre complessi sono denominati Simon Boccanegra». Fra le sedi interessate dagli eventi di questa stagione troviamo Palazzo Ducale, Palazzo San Giorgio, Teatro Modena, Teatro della Tosse e Piazza De Ferrari, oltre a tournée in Italia (Piemonte, Lombardia, Calabria e Sicilia) e appuntamenti in Inghilterra e Romania.
    Abbiamo incontrato il presidente Lorenzo Tazzieri e ci siamo fatti spiegare meglio il progetto.

    Quale meccanismo virtuoso rende possibile la messa in pratica di un progetto come Operàpolis?

    «Operàpolis ruota su due cardini: la sostenibilità economica e quella per il futuro. L’obiezione più ricorrente, cioè che “non si mangia con la cultura”, è smentita dall’innovazione fondamentale della proposta, la sua struttura imprenditoriale, per cui tutti i gruppi musicali (orchestra, coro e compagnia lirica) sono società a tutti gli effetti. I finanziamenti delle istituzioni, felici di collaborare anche grazie a intellettuali “illuminati”, ci danno sicuramente un aiuto ma si inseriscono in un progetto che cammina già con le sue gambe, che si autosostenta e si autopromuove attraverso gli spettacoli. Il secondo punto, la sostenibilità per il futuro, prevede una formazione musicale completamente gratuita: negli istituti comprensivi, con percorsi didattici che incentiveranno l’espressione già presente nei bambini attraverso, per esempio, la costruzione dei propri strumenti, e nel polo didattico di Sampierdarena, dove la formazione ciclica permetterà agli allievi di vivere a contatto con l’orchestra e di riempirne i ranghi nel futuro».

    In questo senso, come si pone la vostra offerta didattica al cospetto della formazione accademica?

    «La didattica di Operàpolis non vuole né sminuire né sostituire quella, ad esempio, del Conservatorio Paganini, ma semmai affiancarla e completarla: dopo aver appreso, in modo tradizionale, la tecnica, essere istruiti dai componenti dell’orchestra, assistere alle loro prove e alle esibizioni, rende l’obiettivo finale più tangibile, quindi più desiderabile. Inoltre, la formazione ciclica e la partecipazione dei ragazzi agli spettacoli permettono d’illustrare il lato più magico dell’opera, fatto di ensemble perfettamente sincronizzati, di allestimenti sontuosi, di costumi preziosi, di attori e di cantanti».

    Operàpolis si presenta anche come strumento di rilancio sociale: qualche esempio concreto?

    «La proposta formativa si ispira apertamente alla situazione venezuelana e all’Orchestra Sinfonica Simon Bolivar, che strappa i ragazzi al degrado delle favelas attraverso la musica d’assieme, quella che si suona con gli altri e per gli altri. Inoltre, l’imprenditorialità prevede anche un investimento “territoriale”: la rivalutazione di quei luoghi snobbati dalla musica classica, come vie, piazze di paese, teatri di prosa, magari non formali ma adatti a catturare l’attenzione del pubblico anche per un momento; alcuni spettacoli si terranno, ad esempio, al Teatro Modena, la cui funzione di “teatro lirico” (con buca per l’orchestra) è ormai “dimenticata”».

    Incentrato sulla musica classica e sulla lirica, Operàpolis non rischia di essere considerato un progetto “per pochi eletti”?

    «Il ruolo centrale, in Operàpolis, non è rivestito dai finanziamenti istituzioni ma dal pubblico, che coprirà le spese con l’acquisto del biglietto; attirarlo e ammaliarlo, quindi, diventa essenziale. Bisogna svecchiare un genere che, per un’idea distorta, non viene associato al divertimento ma solo ad applicazione e impegno: vogliamo dare via libera a spettacoli che presentino repertori classici ma anche popolari, che trasmettano passione e che siano fruibili da tutti. L’ispirazione è sempre l’Orchestra Sinfonica Simon Bolivar che, durante il suo concerto alla BBC, ha fatto ballare, con i suoi mambi, anche gli anziani in frac».

    Nonostante lo spauracchio della “crisi”, che divora ormai ogni settore, è davvero possibile vivere di musica?

    «No, se continuiamo a immaginarci la cultura come un buco nero, inquietante e inutile, in cui le risorse si limitano a sparire. La situazione culturale genovese, devastata dai problemi economici e dall’assenza di progettualità, è stata finora solo di “mugugno”: perché non agire per ridare a Genova il suo patrimonio scomparso di orchestre, cori e compagnie liriche? La musica classica, ma soprattutto il melodramma, sono eccellenze italiane, di cui dobbiamo riappropriarci e che dobbiamo rivalutare, non però attraverso l’intervento statale bensì con una mentalità imprenditoriale che, in ogni altro settore, sembrerebbe ovvia e naturale. Un progetto come Operàpolis per essere “concreto” deve rimanere indipendente».

     

    Giulia Fusaro

  • Prà, comitato in piazza: partecipazione attiva dei cittadini per il quartiere

    Prà, comitato in piazza: partecipazione attiva dei cittadini per il quartiere

    via-praSabato pomeriggio circa 400 persone si sono ritrovate in Piazza Sciesa a Prà per iniziare un nuovo percorso di partecipazione attiva promosso dal Comitato per Prà, dopo l’ennesimo tentativo di instaurare un confronto franco con le istituzioni locali che, ancora una volta, si sono rivelate incapaci di dare risposte concrete alle popolazione del quartiere ponentino. «Lo scopo della manifestazione era quello di richiamare l’attenzione dei residenti di Prà – racconta Nicola Montese, portavoce del comitato – ma in generale di tutto il Ponente, un territorio da anni in sofferenza a causa di problemi endemici mai affrontati con il giusto piglio dalla politica. Quindi, vista la totale non rappresentanza dei “finti politicanti” che siedono in Comune e Municipio, tutti dobbiamo sentirci coinvolti dandoci da fare in prima persona senza più delegare a nessuno le nostre istanze. C’erano circa 400 persone ma per quanto mi riguarda avrei voluto vedere l’intera Prà in piazza. Dobbiamo attivarci concretamente se vogliamo migliorare la vivibilità del quartiere. La nostra è un’iniziativa assolutamente apartitica e apolitica. Non ci servono investiture di alcun genere, anzi proprio il fatto di non essere allineati ci rende particolarmente fastidiosi».

    Il sentimento principale che emerge dai racconti del comitato è incredulità mista a rabbia di fronte a situazioni che si stanno trasformando in vere e proprie emergenze sociali. «A Prà c’è un gravissimo problema di sicurezza – spiega Montese – Parlo dell’insediamento abusivo che ospita una cinquantina di famiglie di senza dimora sulla Fascia di Rispetto, in zona isola ecologica. L’aumento dei furti e di altri atti di micro delinquenza alimentano la paura e di conseguenza anche le tensioni». Sabato è partita una raccolta firme spontanea che ha raccolto l’adesione di numerosi residenti. «È una questione che sentiamo bruciare sulla pelle – sottolinea Montese – ma le istituzioni si sono dimostrate irresponsabili perché finora non si sono adoperate seriamente per trovare una soluzione alternativa che coniughi il rispetto dei diritti fondamentali di tutti, cittadini e senza dimora». Anche perché, sommando disagio su disagio, il risultato è un inevitabile aumento della conflittualità con il rischio di scivolare velocemente in una guerra fra poveri, terreno fertile per l’insorgere di pericolosi rigurgiti razzisti che è necessario prevenire prima che sia troppo tardi.

    A destare sconcerto sono anche le decisioni assunte in merito al famoso progetto POR. «Una gestione che definire vergognosa è fin troppo poco – accusa Montese – I rappresentanti politici ci hanno deluso completamente. Hanno tenuto in piedi un finto tavolo per lavarsi la coscienza affermando sui giornali di aver garantito la partecipazione dei residenti. Adesso è prevista la realizzazione di 4 corsie che separeranno fisicamente l’abitato del quartiere dalla Fascia di Rispetto: un’autostrada urbana che nessun cittadino praese vuole. La domanda che poniamo all’amministrazione comunale è semplice: a cosa serve 1 km a 4 corsie per ritrovarsi con due “imbuti” nei pressi di Pegli e Voltri? Il risultato sarà un’ulteriore complicazione della viabilità nelle tre delegazioni ponentine».

    Il comitato mette sotto accusa il ruolo del Municipio Ponente che «Segue le direttive provenienti dai piani alti mentre, invece, dovrebbe prendere una posizione chiara in difesa degli interessi del territorio e dei suoi abitanti – spiega Montese – Lo stesso presidente, Mauro Avvenente, agisce solo in termini di consenso elettorale. “Ci hanno votato in tanti”, afferma, provando a stoppare sul nascere qualunque critica al suo operato. Ma Prà non si amministra soltanto con i voti, occorre della buona politica, merce rara di questi tempi».
    Insomma, i rapporti con le istituzioni locali sono ormai glaciali «Era inevitabile visto il loro comportamento – continua Montese – per quanto riguarda l’insediamento abusivo sulla Fascia di Rispetto le risposte sono state colpevolmente evasive. “Ne abbiamo preso atto” e “abbiamo scritto a chi di dovere”, sono le formule vuote utilizzate da Municipio e Comune. Anche l’associazione “Prà viva”, responsabile della gestione di quelle aree, dovrebbe sollecitare un intervento adeguato, sennò è meglio che si faccia da parte».
    Il Ponente, secondo il comitato, è diventato il luogo ideale dove nascondere le magagne della città, in particolare negli ultimi tempi «Tanto qui si può contare su un’appartenenza politica radicata da molti anni – sottolinea Montese – Alcuni elettori, infatti, sembrano avere gli occhi foderati di prosciutto e continuano a dare il loro consenso a personaggi di una presunta sinistra che in realtà rispondono solo ad interessi particolari e di partito».
    La parola d’ordine della manifestazione di sabato scorso è «Se vogliamo cambiare le cose, tutti insieme dobbiamo farlo – conclude Montese – Per iniziare ci siamo dati due appuntamenti precisi: Lunedì 7 ottobre organizzeremo dei gruppi di lavoro, composti da cittadini attivi, individuando una lista di priorità tra le numerose tematiche di nostro interesse; infine, il 20 ottobre partiremo con la prima giornata di pulizia dei giardini Capponi nell’area ex Elah di via Cordanieri».

     

    Matteo Quadrone

  • Via Cantore, ex Gallino: ancora incerti i tempi per il centro anziani

    Via Cantore, ex Gallino: ancora incerti i tempi per il centro anziani

    ex-biblioteca-gallino-sampierdarenaL’ex biblioteca Gallino è un complesso in disuso che si affaccia sulla centrale Via Cantore a Sampierdarena, destinato da tempo (la fine dei lavori era inizialmente prevista per dicembre 2011) ad ospitare un centro per gli anziani: si tratta di uno degli interventi contemplati nel Programma Integrato POR-FESR per il quartiere, per il quale sono stati stanziati complessivamente 12 milioni di euro da parte di Regione e Fondo europeo. Gli interventi, nel complesso, sono partiti nel 2007 e sarebbero dovuti essere tutti conclusi entro il 2013: alcuni, come la manutenzione di Via Cantore, sono stati portati a termine tempo fa con successo; altri, come l’ascensore che collega la stessa Via Cantore a Villa Scassi, sono in alto mare. Ormai al termine delle scadenze prefissate, con #EraOnTheRoad siamo andati a vedere a che punto è la riqualificazione della ex Gallino.

     

    Il progetto

    progetto-centro-anziani-ex-biblioteca-gallino

    In Via Cantore è previsto un intervento di trasformazione dell’edificio in centro diurno di aggregazione per gli anziani, con dotazione di uno spazio didattico per l’avvicinamento agli strumenti informatici e di un luogo di ritrovo. Per gli interventi alla ex Gallino, iniziati nel maggio 2011, sono stati stanziati 400 mila euro, con fine lavori prevista entro 6 mesi dall’apertura del cantiere. Non riuscendo a rispettare gli iniziali termini, da ultimo la fine dei lavori era stata prevista per giugno 2013. I tempi sono scaduti. Varie le vicissitudini: fallita la ditta esecutrice, i lavori sono stati proseguiti dall’impresa edile C.E.M.E. Di Pruzzo & C. S.a.S., con ulteriori rallentamenti. Prima, gli stessi locali ospitavano la già menzionata biblioteca Gallino, oggi in Via Buranello, poi il Centro Culturale Nicolò Barabino.

     

    Lo stato attuale

    Sampierdarena, via CantoreDalla ditta C.E.M.E. Di Pruzzo & C. ci raccontano che i lavori alla ex Gallino sono ormai conclusi: «Per quanto riguarda le nostre competenze (impianti elettrici, allaccio acqua e gas, ecc.), i lavori nel lotto che ci è stato assegnato volgeranno al termine a giorni. Tuttavia il cantiere resta inaccessibile e non sappiamo come e in quali tempi l’Amministrazione Civica deciderà di procedere».

    L’Assessorato ai Lavori Pubblici del Comune di Genova, di concerto con il Municipio Centro Ovest, conferma la volontà di portare a termine il progetto pur tergiversando sui tempi: «Vogliamo offrire risposte  di inclusione sociale agli anziani del quartiere, considerando che la fascia della popolazione 41/64 rappresenta il  36,4% della popolazione complessiva, quella ultra65 è il 24,2%, i bisogni sono in continuo aumento. Il progetto, finalizzato all’inclusione sociale, prevede che venga adeguata l’accessibilità all’immobile con inserimento di un ascensore, superamento delle barriere architettoniche e realizzazione di uno spazio didattico (sala computer). Le iniziali situazioni strutturali non previste e soprattutto il fallimento della ditta hanno fatto scivolare la data della conclusione  dei lavori. Oggi la civica amministrazione  conferma l’ intenzione  che tale intervento sia più velocemente possibile portato a termine».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

  • Begato, nasce il comitato di quartiere a tutela dei residenti

    Begato, nasce il comitato di quartiere a tutela dei residenti

    Begato a Genovabegato paeseUno strumento di partecipazione che ancora mancava per far sentire la voce degli abitanti e alimentare il loro coinvolgimento in merito alle problematiche di un territorio densamente popolato, con pochi spazi di socialità e sempre meno servizi pubblici (vedi la recente chiusura della farmacia comunale di via Linneo). Adesso la lacuna è stata colmata grazie alla nascita del “Comitato di Quartiere Linneo, Begato & Dintorni”, un contenitore – apartitico e apolitico – destinato a raccogliere le esigenze della cittadinanza residente nel comprensorio di Begato, in Val Polcevera, lato Val Torbella, dunque l’intera zona popolare nota come “Cige”.

    «Chiediamo a tutti i cittadini di buona volontà di occuparsi assai meno di sterili polemiche interne e molto più di quello che facciamo per tutti noi, insieme – si legge nelle note costitutive della nuova realtà associativa – Iniziamo a costruire qualcosa di valido. Concentriamoci sulle nostre battaglie, abbiamo bisogno di persone che si dedichino volontariamente a migliorare il luogo in cui vivono, quindi anche per se stessi e la propria famiglia». Così Angelo Di Fede, promotore del comitato, chiama a raccolta i residenti nei civici (di E.R.P. e privata) di via P. N. Cambiaso (a partire dalla Chiesa di San Giovanni Battista fino a Begato paese), via Linneo, via Respighi, via Bach, via Mozart, via Wagner, via Pergolesi, via Albinoni, via Cherubini, via Fermi, via Berlioz, via Kasman, via ai Pini di Rivarolo, via alla Costa di Begato e dintorni.

    «L’idea del comitato nasce proprio dal fatto che in zona era assente un soggetto del genere – racconta Di Fede – E visto che se ne sentiva la mancanza ho deciso di provare a coinvolgere i miei concittadini. Da questa parte della vallata esistono soltanto un comitato specifico di via Ravel e delle associazioni di genitori che si occupano soprattutto di questioni legate alla scuola. Oggi, con questa iniziativa, speriamo di colmare il deficit di partecipazione».

    La finalità principale del comitato è la tutela dei diritti civili ed ambientali del quartiere, nonché quella di «Studiare e risolvere, attraverso la creazione di gruppi di lavoro ad hoc, d’intesa e con il contributo dell’amministrazione comunale, tutti quei problemi riguardanti: l’espansione del quartiere; l’assetto urbanistico, ambientale e artistico; la tutela dell’igiene e della sanità pubblica; la promozione e la realizzazione dell’attività sportiva e ricreativa; lo sviluppo culturale, quale l’accrescimento dei principi di uguaglianza, la promozione e sviluppo di tematiche formative ed educative; la promozione e l’incentivo del trasporto pubblico; preservare la sicurezza pubblica e sociale; la promozione di tutte le attività che abbiano le finalità sociali, solidali e assistenziali per i residenti».

    «La prima serata di incontro si è svolta la settimana scorsa grazie al passaparola e alla capillare affissione di manifesti informativi nelle vie interessate – spiega Di Fede – La Parrocchia Santa Croce Maria Ausiliatrice di via Albinoni, che ha dato il suo patrocinio a sostegno del comitato, ci ha concesso di usufruire degli spazi dell’oratorio. In un periodo in cui le persone appaiono sempre più scorate e di conseguenza refrattarie ad ogni forma di partecipazione, sono rimasto positivamente impressionato dal coinvolgimento dei residenti. Adesso possiamo dire di aver iniziato un percorso che proseguirà con altri incontri nelle prossime settimane».

     

    Matteo Quadrone

  • Vivere Santa Brigida: il bilancio a sette anni dalla nascita del consorzio

    Vivere Santa Brigida: il bilancio a sette anni dalla nascita del consorzio

    Piazza dei Truogoli di Santa BrigidaVivere Santa Brigida è un consorzio che riunisce i titolari delle 5 attività commerciali che si affacciano sulla omonima Piazza dei Truogoli di Santa Brigida, tra via Prè e Via Balbi. Nato nel 2005-2006, il consorzio è stato fondato allo scopo di creare un sistema di esercizi commerciali virtuosi, in grado di contrastare l’allontanamento dei cittadini dal centro storico. Esso è gestito dai titolari degli esercizi della piazza che, dopo aver partecipato ad un bando comunale per l’assegnazione dei locali di Santa Brigida, si sono riuniti e hanno dato il via a una serie di iniziative culturali e di intrattenimento, per salvare la storica piazzetta dal degrado e per valorizzarla al meglio.

    In base alle disposizioni del bando comunale, gli interessati avrebbero potuto prendere in gestione gli esercizi – allora deserti e scarni -, installarvi un proprio negozio e andare a costituire una società consortile con gli altri commercianti della piazza: si trattata di un’iniziativa disposta dall’ex Incubatore di Imprese, con il quale si era tentato di ridare vita al sestiere di Prè. I negozianti che decidevano di trasferirsi in zona ricevevano sovvenzioni dal Comune e godevano di particolari benefici. Fallito in Via Prè, i frutti dell’Incubatore si raccolgono ancora in Santa Brigida. Qui, lo scopo era promuovere la zona e invogliare giovani e meno giovani a riscoprire la bella location di Piazza dei Truogoli: da cineforum, a presentazioni di libri e mostre di pittura. Tutti i membri condividono il comune progetto di riqualificazione dell’area, iniziato anni fa dall’Amministrazione genovese ma, a detta loro, non ancora compiuto fino in fondo.

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    Al tempo della sua costituzione, le attività aderenti erano 7: il negozio di dischi e vinili Disco Club, la libreria di viaggio Finisterre, l’ottica Sessarego, il ristorante I 2 Truogoli, il negozio di outdoor Boni Sport, il negozietto di tè e cioccolate pregiate Muma e il laboratorio di fotografia e scultura Làbora. Nel tempo, le attività originarie sono uscite dal consorzio perché costrette a chiudere, ma al loro posto ne sono subentrate altre, così che oggi il consorzio è costituito da un totale di 5 esercizi. Questi si sono attivati per dare il via a una serie di iniziative di stampo diverso, a seconda degli interessi e delle competenze: da un paio d’anni è in corso la manifestazione Cinetruogoli, un cineforum all’aperto all’interno della piazza, con la proiezione di film d’autore, datati e più recenti. Ma non mancano nemmeno le mostre d’arte, esposizioni fotografiche e le presentazioni di libri, organizzate da Finisterre. In passato, il consorzio è riuscito a far arrivare a Santa Brigida anche personaggi degni di nota come Quentin Blake, illustratore di libri per bambini, famoso per le sue collaborazioni con Roal Dahl e Bianca Pitzorno.

    «Dapprima le sovvenzioni comunali, anche in base a quanto disposto dal bando, erano più ingenti – raccontano i commercianti di Santa Brigida – Si puntava sulla riqualificazione di Prè. Nel tempo, poi, sono andate diminuendo, anche perché l’Amministrazione si è concentrata su altri obiettivi, come la Maddalena. Da 7 anni costituiamo un presidio nella piazza per mantenere vivo un angolo di città: quando abbiamo iniziato, i locali erano a nudo, a “scatola chiusa”, ed era difficile capire come sarebbero diventati una volta ultimati i lavori di finitura e tutto il resto. Alcuni di noi hanno avuto problemi perché i locali si sono rivelati particolarmente umidi e soggetti ad allagamenti (fino a 7 in 7 anni in un unico esercizio!)»

    Dopo sette anni qual è il bilancio dell’iniziativa? Mentre sulla carta questa esperienza sembrava piena di buone potenzialità, nei fatti la situazione si è rivelata piena di problematiche e ostacoli. Quando hanno deciso di prendere in gestione i locali, i commercianti confidavano nel fatto che, grazie alla particolarità e bellezza della location e contando sulle sovvenzioni comunali, sarebbero riusciti a dare una svolta allo stallo in cui versava la zona. Presto, però, sono arrivati i problemi: intanto, l’inasprirsi della crisi economica, che non favorisce il commercio; poi, i pregiudizi sul quartiere, ancora radicati in molti genovesi e che spesso non vengono smentiti da chi di competenza; infine, l’aiuto economico da parte dell’Amministrazione, che è andato scemando.

    «Ci siamo buttati in questa esperienza, ma è più difficile di quel che pensavamo. Continuiamo a lavorare per dare lustro alla suggestiva piazza, mantenendo una media di presenza sulla piazza decisamente maggiore rispetto alla contigua ma meno fortunata Via Prè. Tuttavia ci dobbiamo scontrare con la scarsa tolleranza dei residenti, che si lamentano per nostre iniziative troppo “rumorose” (come i Jazz-apertivi di qualche anno fa, in collaborazione con il Count Basie, costretti a chiudere) e con le reticenze di molti genovesi, per cui il centro storico finisce con Porta dei Vacca e non si spingono fino a Prè. Per molti è una zona pericolosa, ma io che ci vivo da anni posso sconfessare questo pregiudizio. Per altri, invece, è priva di attrattiva: Prè, Balbi, Gramsci sono considerate poco invitanti perché prive di bei negozi, ma c’è molto altro da vedere qui. Soprattutto, quel che non ci aiuta è la scarsa attenzione dell’Amministrazione: da anni sentiamo ripetere che sarà fatta una nuova segnaletica che colleghi Museo del Mare, Commenda di Prè e Castello d’Albertis, attraverso Piazza dei Truogoli, ma non si è visto ancora niente del genere. Soffriamo questa situazione di abbandono».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The Road

    Questo articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

  • Suq Genova 2014: incontro di presentazione alla Berio

    Suq Genova 2014: incontro di presentazione alla Berio

    Suq Festival a GenovaLunedì 30 settembre ore 17 la Biblioteca Berio di Genova – Sala Chierici ospita come ogni anno un incontro pubblico a cura di Suq Genova, in compagnia di tutti gli artisti e lo staff per illustrare le novità della prossima edizione che si terrà a giugno 2014.

    Le anticipazioni su quanto avverrà tra alcuni mesi si affiancano al ricco programma di iniziative e percorsi formativi che ogni anno l’associazione Chance Eventi, fondata nel 1999 da Carla Peirolero, offre alla nostra città. Non mancherà inoltre un momento per fare il “punto della situazione” sul progetto di ricerca di una sede permanente per il Suq.

    Ingresso libero.

  • Ultima domenica di settembre, Apriamo corso Italia

    Ultima domenica di settembre, Apriamo corso Italia

    corso italiaDomenica 29 settembre 2013 torna Apriamo corso Italia, evento domenicale che si è svolto più volte nella stagione primaverile con una forte presenza di pubblico. La via genovese è completamente pedonalizzata e aperta al transito di pedoni e biciclette, con un variegato programma di spettacoli musicali e di intrattenimento.

    L’evento è organizzato dal Municipio Medio Levante con la collaborazione di associazioni del territorio e degli stabilimenti balneari aderenti.

    Proprio un anno fa, sabato 29 settembre 2012, è stato inaugurato lo Skate Park ai giardini Govi con un’esibizione di skaters genovesi.

  • Catch: spettacolo di improvvisazione al Teatro Instabile

    Catch: spettacolo di improvvisazione al Teatro Instabile

    rubik teatroSabato 28 settembre 2013 (ore 21) il Teatro Instabile di Genova – via Cecchi ospita Catch, spettacolo di improvvisazione teatrale a cura di Rubik Teatro: un duello fino all’ultima battuta fra due coppie di attori mascherati, intenzionati a conquistare la vittoria sancita dagli applausi del pubblico.

    Si tratta di un format ideato in Francia da Inedit Theatre: due attori contro due e un arbitro crudele a proporre giochi di improvvisazione oltre ogni limite, con la complicità del pubblico in sala.

    Ingresso spettacolo: 10 €, ridotto 7 €. Info e prevendite 342 0038132 – info@rubikteatro.it.

  • Giffoni Film Festival 2014: bando di concorso Be Different

    Giffoni Film Festival 2014: bando di concorso Be Different

    cinema-registi-cortometraggi-filmPer il secondo anno consecutivo è indetto il bando di concorso artistico Be Different, che ha lo scopo di creare l’immagine rappresentativa del 44° Giffoni Film Festival.

    La prima edizione, svoltasi lo scorso anno, ha visto la partecipazione di 700 creativi provenienti da 28 Paesi (vincitore, l’ungherese András Baranyai). Il bando è aperto a professionisti e non, di età superiore ai 16 anni, che dovranno ideare e realizzare un’immagine che rappresenti il tema Be different.

    Requisiti per le dimensioni:
    – i manifesti 70x100cm (70 base 100 altezza) dovranno essere a 300 dpi in formato .psd con tutti i livelli aperti o in formato .ai; entrambi gli elaborati devono includere i font utilizzati;
    – i manifesti 6x3m (6 base 3 altezza) dovranno essere a 100 dpi in formato .psd con tutti i livelli aperti o in formato .ai; entrambi gli elaborati devono includere i font utilizzati;
    – i manifesti 9x5m (9 base 5 altezza) dovranno essere a 100 dpi in formato .psd con tutti i livelli aperti o in formato .ai; entrambi gli elaborati devono includere i font utilizzati.
    Inoltre ogni bozzetto dovrà prevedere uno spazio per il logo ufficiale del Giffoni Experience e i loghi istituzionali, la scritta “BE DIFFERENT”, il numero dell’edizione (44esima) e la data (18-27 luglio 2014) e uno spazio per l’inserimento di loghi partner istituzionali e sponsor definiti successivamente dal Giffoni Experience.

    I progetti vanno inviati entro il 29 novembre 2013 in formato .pdf o .jpg alla mail bedifferent.giffoni@gmail.com. Una giuria di esperti del settore grafica / illustrazioni, insieme alla direzione artistica del Festival, valuterà le opere: l’autore del manifesto 1° classificato avrà un premio di € 2.000 e un soggiorno a Giffoni durante il periodo del festival.

  • Sarzano, Settembrata di quartiere all’ex Latteria Occupata

    Sarzano, Settembrata di quartiere all’ex Latteria Occupata

    metro-sarzano-sant-agostinoVenerdì 27 e sabato 28 settembre 2013 la Settembrata di Quartiere, due giorni all’insegna della convivialità presso Ex Latteria Occupata 39r, spazio gestito da un gruppo di giovani in piazza Sarzano, centro storico di Genova.

    Programma

    Venerdì 27 settembre
    ore 16
    Bimbi in piazza: Giochi, laboratori e caccia al tesoro nei Giardini di Babilonia per i più piccoli a cura de Il Pentolino

    MERENDA/APERITIVO SOCIALE
    Frisceu a volontà, torte dolci e salate e tanto altro

    ore 21
    Proiezioni del documentario “Giù le mani dalla nostra terra” realizzato dal Comitato No terzo Valico e del corto animato realizzato dallo Sportello per il diritto alla casa

    A seguire musica da balera: selezione musicale di liscio, fox trot e mazurka

    Sabato 28 settembre
    ore 16
    Writing artistico
    Giochi di magia
    Torneo di cirulla
    Giochi di società

    ore 20
    CENA SOCIALE
    a seguire concerto dei “WHYTE KARBO”

    In entrambi i giorni la piazza sarà “occupata” da banchetti con prodotti a Km zero, micro artigianato e controinformazione.

  • Teatro Govi: gli spettacoli della stagione 2013 / 2014

    Teatro Govi: gli spettacoli della stagione 2013 / 2014

    Teatro Govi internoIl Teatro Govi di Genova Bolzaneto inaugura la nuova stagione, come ogni anno all’insegna della commedia dialettale e della buona musica.

    Programma

    Ottobre 2013
    Venerdì 4: Da qui a Notre Dame – concerto con V. Nizzardo, E. Bernardeschi e G. Salvietti
    Sabato 5: Hercules – Yeawea
    Domenica 6: L’urtimo gotto di E. D’Agostino – Commedia Zeneize

    Sabato 12: La strana coppia (femminile) di N. Simon – Compagnia stabile R&GG
    Domenica 13: Ma poi m’adescio di B. Petrygnet – S.A.D.

    Venerdì 18: Una serata con Patrick Gabarrou – CAI di Bolzaneto
    Domenica 20: Festa Internazionale Cubana – Cultura, suoni, musica e colori di Cuba

    Sabato 26: Ouverture des Saponettes – Compagnia Michele Cafaggi
    Domenica 27: Una famiggia tranquilla adatt. R. Canepa – I Malati Immaginari

    Novembre 2013
    Sabato 9: Il Tempio delle Clessidre – musica live
    Domenica 10: Ô “spread” ô l’è colpa mae, … di L. Dambra – Nuova Compagnia Comica

    Sabato 16: Il tenace soldatino di piombo – Teatro delle Apparizioni e Teatro Accettella
    Domenica 17: Agensia matrimoniale di B. Taraddei – Club Teatro Celesia

    Sabato 23: Centenario Giuseppe Verdi – opera
    Domenica 24: Gente nostra di E. Scaravelli – Compagnia S. Fruttuoso

    Venerdì 29: Cabaresque – Enrique Balbontin, Andrea Ceccon & co
    Sabato 30: Il mio amico Giorgio Gaber – Gian Piero Alloisio e Gianni Martini

    Dicembre 2013
    Domenica 1: O sfratto di E. Caglieri – T 76

    Venerdì 6: Happy BDay Jim – Rides on the Storm
    Sabato 7: Canto alla Luna – Associazione culturale Le Fusa

    Venerdì 13: Cabaresque – Paci & Bottesini
    Sabato 14: Lucio l’asino – Cada Die Teatro

    Venerdì 20: Coro Monte Bianco – musica live
    Sabato 21: In the (Christmas) mood – Nine Pennies Big Band

    Sabato 28, Domenica 29, Lunedì 30, Martedì 31: La Carica dei 101 – Compagnia M. Baistrocchi

    Gennaio 2014
    Mercoledì 1, Sabato 4, Domenica 5, Lunedì 6: La Carica dei 101 – Compagnia M. Baistrocchi

    Venerdì 10: Disperatamente Gaia – Simonetta Guarino
    Sabato 11: Rumori fuori scena di M. Frayn – Comoagnia teatrale La Pozzanghera
    Domenica 12: L’ostaia da posta di M. Ughè – Sian Nexotti

    Venerdì 17: The Watch – Tributo ai Genesis
    Sabato 18: Rosaspina – Teatro del Piccione
    Domenica 19: E meistre passera di M. Filippini Lazzeri – Quelli de ‘na votta

    Sabato 25: Appuntamento con la Danza – con Elena Zabalkanskaya, a cura di Roberta Conte
    Domenica 26: I Boxardi di L. Borsarelli

    Febbraio 2014
    Sabato 1: Triccheballacche – Gennaro Jazz e Triccheballacche Band
    Domenica 2: O-o dixe l’Articolo Quinto – Circolo M. Cappello

    Venerdì 7: E’ tutto grasso che vola – Daniele Raco
    Sabato 8: Non ti pago di E. De Filippo – Compagnia Crocogufo
    Domenica 9: A repubblica di eutto paexi di P. Valle – Compagnia Stabile Regione Liguria

    Sabato 15: Secondo Pinocchio – Compagnia Burambò
    Domenica 16: I maneggi di N. Bacigalupo – I Gobbi di Kito

    Venerdì 21: Tim Burton Show – Spleen Orchestra
    Sabato 22: London Suite di N. Simon – Associazione Culturale Altea
    Domenica 23: Gran Gala delle XII ed. del premio S. Giorgio per la canzone ligure – musica live

    Venerdì 28: Fly Blue’s – tributo a Zucchero

    Marzo 2014
    Domenica 2: Sarto per Signora di G. Feydeau – Ass. Cult. Theatròn e Gruppo teatrale Gli Insoliti

    Venerdì 7: Crostatina Mon Amour – Antonio Ornano
    Domenica 9: Due stanse n’affitto di G. Pompeo – Amici di Enzo

    Venerdì 14 e Sabato 15: Genoa City Blues – Blindosbarra
    Domenica 16: Il lutto si addice ad Elettra di E. O’Neill – Gruppo teatrale del Mercoledì

    Sabato 22: I tre cucchiai – Teatro del Piccione
    Domenica 23: Ho deciso de no mui di C. Vitticci – Compagnia A Campanassa

    Venerdì 28: Giòann Brera, l’inventore del centravanti – Sabina Negri, con Bebo Storti
    Sabato 29: BIT NIK – musica live
    Domenica 30: I Gustavin e i Passalaegua – Compagnia I Villezzanti

    Aprile 2014
    Sabato 5 e Domenica 6: La Mandragola di N. Machiavelli – Compagnia stabile R&GG

    Sabato 12: Appuntamento con la Danza – con Enrica Papale, a cura di Roberta Conte
    Domenica 13: 47: o morto che parla di E. Scaravelli e B. Rambelli – Nuova Compagnia dell’Allegria

    Venerdì 18: Michelangelo Pulci – cabaret
    Sabato 19: Why Aye Men – tributo ai Dire Straits

    Domenica 27: O giorno che s’è spousou maè figgia di M. Ughè – Filo Aurora Campomorone

    Maggio 2014
    Sabato 3: Un amore imperfetto di C. Belsito – Compagnia M.M.
    Domenica 4: Un muggio de palanche – Teatral Nervi

    Sabato 10 e Domenica 11: Eppure…gli uomini preferiscono le bionde – Compagnia stabile R&GG

    Sabato 17 e Domenica 18: Pinochiaccio – Gli Amici di Jachy

    Venerdì 23: Alessandro Bianchi – cabaret
    Sabato 24: Andrea Benfante – musica live
    Domenica 25: Domicilio co nemigo di G. Piccardo – Compagnia Do Mogugno

    Venerdì 30: Comichiamo bene e finiamo meglio – cabaret
    Sabato 31: Cats – Coro Voci in Volo in Valpolcevera

  • Sestri, ospedale Antero Micone: quale futuro per la sanità nel Ponente?

    Sestri, ospedale Antero Micone: quale futuro per la sanità nel Ponente?

    Sestri Ponente, GenovaLa direzione dell’Asl 3 non vuole sentire parlare di tagli, chiusure e accorpamenti, ma piuttosto di semplice riorganizzazione delle attività. Fatto sta che – dopo l’ospedale Gallino di Pontedecimo – questa volta le trasformazioni toccano l’ospedale Padre Antero Micone, un presidio strenuamente difeso dalla popolazione del Ponente ma destinato a diventare sempre più periferico rispetto al Villa Scassi di Sampierdarena.

    «Io comprendo perfettamente che i residenti siano affezionati al proprio nosocomio e abbiano timore di perdere servizi sul territorio – spiega a Era Superba, Corrado Bedogni, direttore generale dell’Asl 3 – Però, solo se riusciremo a farlo funzionare al meglio potremo dare delle risposte. Oggi servono posti letto per rispondere alle esigenze di una popolazione sempre più anziana, bisogna implementare le attività ambulatoriali e gli interventi chirurgici in week e day surgery, garantire l’attività di urgenza e la grande complessità. Lo possiamo fare soltanto immaginando gli attuali tre presidi (Villa Scassi, Micone e Gallino) come un unico grande ospedale, con la suddivisione dei ruoli di ognuno. Almeno fino a quando non sarà realizzato l’ospedale del Ponente».

    Dunque, per quanto concerne la riorganizzazione dell’area chirurgica, la linea è la seguente: emergenza e alta complessità al Villa Scassi di Sampierdarena; gli interventi programmabili, ovvero week e day surgery (con dimissione del paziente il giorno stesso o entro 5 giorni) e l’attività di elezione ambulatoriale sul Gallino di Pontedecimo e il Micone di Sestri Ponente. Quest’ultimo, a stretto giro di posta perderà anche Neurologia che traslocherà al Villa Scassi, precisamente nel nuovo padiglione 9 bis. E poi si va verso l’accorpamento dei laboratori di analisi e di Anatomia Patologica.

    «A Sestri stanno continuando a smantellare l’ospedale come previsto nei piani aziendali – accusa Mario Iannuzzi, segretario del sindacato autonomo Fials – Finora, la chiusura di Neurologia è slittata a causa dei ritardi nella realizzazione del padiglione 9 bis del Villa Scassi». Insomma, secondo la Fials, sia il Micone di Sestri, sia il Gallino di Pontedecimo «Dovrebbero diventare cosiddetti “ospedali di giorno”, mentre tutta la degenza finirà nell’ospedale di Sampierdarena, già congestionato. Nel frattempo Regione e Asl 3 continuano a promettere l’ospedale del Ponente. Oggi a Sestri si svolge soprattutto attività ambulatoriale. Una sorta di casa salute, sul modello Fiumara, con in più qualche degenza. Non è più un ospedale, anche se così viene definito. È sopravvissuta una parte di degenza di Medicina generale, Otorino e Oculistica che saranno potenziate e resiste la Cardiologia: l’unico motivo che giustifica ancora l’apertura del Micone».

    Cosa cambia nell’ospedale Padre Antero Micone di Sestri Ponente

    sanita-118-pronto-soccorsoProprio nell’ottica di una suddivisione dei tre presidi che allo stato attuale garantiscono il servizio sanitario nel Ponente e in Val Polcevera, la direzione dell’Asl 3 ha deciso di potenziare Oculistica e Otorino a Sestri Ponente «Due specialità importanti, su cui da tempo l’azienda ha puntato, che fanno da richiamo e consentono di abbattere le fughe dei pazienti fuori regione – spiega Bedogni – Parliamo di oltre 3000 interventi all’anno di cataratta, ad esempio. E su questo fronte al Micone aumenteranno le sedute operatorie sia di Oculistica che di Otorino».
    In merito all’attività chirurgica «A Sestri abbiamo mantenuto la seduta pomeridiana di chirurgia ambulatoriale che si affianca all’attività ambulatoriale della Fiumara e del Gallino», precisa il direttore generale dell’Asl 3. Inoltre, al Padre Antero Micone «È presente anche una forte attività ortopedica della Gost, società privata presieduta dal dott. Ferdinando Priano, che sarà aumentata. E la Cardiologia che risulta molto utile perché fa da back up a Sampierdarena. L’attività cardiologica di urgenza, invece, va concentrata e potenziata al Villa Scassi per dare risposte migliori nel più breve tempo possibile. Diciamo che il nocciolo duro dell’attività del Micone sarà rappresentato da Cardiologia, Otorino, Oculistica e Ortopedia. Poi l’attività chirurgica in week e day surgery. Senza dimenticare che rimarrà la medicina generale».

    Infine, sottolinea Bedogni «Non rispondono al vero le voci sul trasferimento del laboratorio di analisi. È corretto affermare che si va sempre di più in direzione di una concentrazione di queste strutture, infatti, stiamo già realizzando degli accorpamenti che ci consentono di risparmiare risorse e recuperare personale per altri servizi. Allo stesso tempo, però, occorre ribadire che così non andiamo ad incidere sul servizio al cittadino. In altri termini, il paziente potrà continuare ad eseguire i prelievi nei diversi presidi ospedalieri: saranno le analisi a viaggiare e non il paziente». Una centralizzazione che riguarda anche i laboratori di Anatomia Patologica, dunque pure quello di Sestri «Ma ripeto, i cittadini neppure se ne accorgeranno – insiste il direttore generale dell’Asl 3 – Grazie alle nuove opportunità informatiche pensiamo che a partire da ottobre il cittadino che farà richiesta potrà leggere i dati di laboratorio che lo riguardano direttamente online».

    Dal punto di vista della popolazione queste riorganizzazioni vengono vissute come un depauperamento del servizio sul territorio. È innegabile che segnali come la chiusura del Pronto Soccorso (PS) a Sestri e Pontecimo siano interpretati in questo senso. «Ma al Micone e al Gallino abbiamo mantenuto due Punti di Primo Intervento», risponde Bedogni. Sì, ma ore 8-20, dal Lunedì al Venerdì.
    «Bisogna ricordare che il 118 indirizza il paziente nella struttura più preparata – continua Bedogni – Se il cittadino autonomamente si reca all’ospedale di Sestri o Pontedecimo, comunque gli viene garantita l’assistenza. Viene stabilizzato e poi, in caso di urgenza, viene trasferito al Villa Scassi». Secondo la Fials, invece «Il Pronto Soccorso di Micone e Gallino è praticamente disattivato, però, lo tengono aperto 24 ore solo per motivi politici, chiamandolo Punto di Primo Intervento».
    In effetti, come conferma Bedogni «L’attività di elezione del Pronto Soccorso e l’urgenza l’abbiamo concentrata su Sampierdarena. Non saremmo riusciti a mantenerla su 3 diversi presidi. Ma negli ultimi due anni abbiamo potenziato il PS di Sampierdarena, dove si fornisce la risposta più elevata, grazie alla presenza di cardiologi, ortopedici e chirurghi. Sono innegabili i problemi strutturali, ma va dato atto all’Asl 3 di esser intervenuta positivamente. Basti pensare che la presenza fissa del cardiologo nel PS permette di indirizzare al meglio i pazienti verso le destinazioni più idonee».

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    Tornando al discorso sull’area chirurgica, in sostanza mi sta dicendo che tutta l’attività complessa sarà concentrata al Villa Scassi?
    «Quando parliamo di interventi chirurgici complessi, dove c’è la necessità di rianimazione, questi si eseguono soltanto a Sampierdarena – risponde Bedogni – A Sestri e Pontedecimo, infatti, non c’è la rianimazione. Nei casi in cui è necessaria un’adeguata assistenza post chirurgica è evidente che possiamo garantirla solo al Villa Scassi. Poi rimane una grossa fetta di interventi chirurgici che si continueranno a fare a Sestri. Ma certo non si possono eseguire interventi di alcune specialità, ad esempio Urologia, oppure Chirurgia Vascolare. A Sestri, ma pure a Pontedecimo, si continuerà a fare quello che si è fatto fino ad oggi. Abbiamo provveduto a riorganizzare l’attività, però, i presidi ospedalieri rimangono operativi».

    La pensa diversamente il sindacato autonomo Fials «Per qualsiasi attività di una certa complessità oggi c’è solo il Villa Scassi – spiega il segretario Iannuzzi – Se l’azienda sanitaria avesse voluto mantenere dei veri e propri presidi ospedalieri a Sestri e Pontedecimo avrebbe potuto studiare una migliore suddivisione dei ruoli. Le specialità di base con particolare riferimento alla popolazione anziana (come Pneumologia, Cardiologia, Urologia, Neurologia) potevano rimanere al Micone e al Gallino, mentre le altre specialità con un grado maggiore di complessità e le urgenze, potevano essere concentrate al Villa Scassi».

    D’altra parte, è innegabile che il Villa Scassi non possa sopportare l’attuale bacino di utenza «È un ospedale in sofferenza – spiega Emilio De Luca del sindacato Uil – Era nato per un bacino di utenza di 150 mila persone, mentre adesso risponde alle esigenze di 350 mila cittadini, in pratica la metà della popolazione genovese. Si tratta di una struttura desueta che andrebbe completamente rimessa a nuovo con una spesa oggi insostenibile. Oppure realizziamo finalmente l’ospedale del Ponente. A quel punto potremo sorpassare i piccoli ospedali come Gallino e Micone. Trasformandoli in ospedali di distretto». Vale a dire strutture in cui offrire servizi sanitari aperti 7 giorni su 7, sulle 24 ore, con medici di medicina generale, specialisti, pediatri di libera scelta, ecc. «Parliamo del famoso potenziamento della territorialità», sottolinea De Luca.

    Ma questo percorso potrà partire solo dopo la realizzazione dell’ospedale del Ponente?

    «No, secondo noi si può già partire – afferma il rappresentante sindacale Uil – Tenendo conto che esistono dei presidi come quello di Recco, oggi denominato casa salute, che potrebbe diventare un esempio di ospedale di distretto. E potremmo iniziare anche con Gallino e Micone. La Regione e i sindacati confederali stanno portando avanti questo discorso. Abbiamo siglato un accordo a dicembre 2012 che dovrebbe sfociare, speriamo a breve, in un atto della Giunta regionale che vada verso il potenziamento dell’assistenza domiciliare e la creazione degli ospedali di distretto».

     

    Il futuro della sanità nel ponente genovese

    sanita-ambulanzeIn materia di servizio sanitario «Stiamo assistendo ad un cambiamento di direzione a livello nazionale – spiega Bedogni – I posti letto (pl) così come erano concepiti in passato, oggi contano meno. Quello che conta è dare assistenza domiciliare e potenziare i servizi territoriali. Fondamentale diventa la tipologia dei posti letto. Al Gallino, infatti, abbiamo trasformato dei pl di Cardiologia in pl di lungodegenza, cercando di adattarci alla tipologia dei pazienti. In Liguria la popolazione anziana è molto numerosa e dunque occorre dare risposte in tal senso. È per questo motivo che abbiamo concentrato l’attività più complessa e costosa sul Villa Scassi, mettendo le altre attività di minore complessità sui due ospedali di Sestri e Pontedecimo. Noi immaginiamo i 3 attuali presidi come un ospedale unico, seppure fisicamente diviso».

    Quindi è corretto affermare che andiamo verso una trasformazione di queste strutture – Micone e Gallino – in una sorta di case salute, quindi con attività esclusivamente ambulatoriali, con l’aggiunta di alcuni posti letto?

    «Per adesso sono presidi ospedalieri con letti di degenza – risponde il direttore generale dell’Asl 3 – Ma indubbiamente lavoriamo, come le dicevo pocanzi, per adattarli all’attuale richiesta, ovvero fornire pl per lungodegenti in modo tale da decongestionare i reparti di medicina e chirurgia. Questa è la linea che seguiremo a Sestri. Inoltre, in prospettiva dobbiamo aumentare l’attività ambulatoriale sui presidi periferici e concentrare l’attività per acuti con elevata complessità al Villa Scassi. La trasformazione di Micone e Gallino in case salute probabilmente sarà realizzabile soltanto quando la presenza dell’ospedale del Ponente potrà garantire una risposta diversa e complementare».

     

    Matteo Quadrone