Autore: erasuperba

  • Festival della Scienza, alla scoperta dei laboratori in Piazza delle Feste

    Festival della Scienza, alla scoperta dei laboratori in Piazza delle Feste

    festival-scienza-2013 (7)Il Festival della Scienza quest’anno compie dieci anni. A Genova dal 2003, quest’anno il festival celebra la ricorrenza con un’edizione dedicata tutta alla bellezza. Fino al 3 novembre 2013, tutta la città sarà animata da mostre, eventi, conferenze, laboratori nelle molteplici location allestite dal centro storico fino a Sestri Ponente (novità di quest’anno): dopo aver sperimentato lo scorso anno la collaborazione con il Municipio II e aver inserito tra i luoghi degli eventi il Centro Buranello, quest’anno il Festival “inaugura” Villa Rossi e il nuovo mercato coperto.

    Una manifestazione tutta “made in Genova” che sembra crescere di anno in anno, come ha confermato la Presidente, Manuela Arata, in occasione dell’incontro di presentazione: «Genova è la città più internazionale d’Italia che ancora mantiene il primato sul Mediterraneo. Genova non chiude, non muore. Genova cambia, guarda oltre il mare e lo dimostra il fatto che sono stata premiata qualche tempo fa dalla città di Shanghai per il mio impegno al Festival, nella speranza di una triangolazione tra Genova, Shanghai e New York. Certo, i fondi sono dimezzati rispetto al 2007, ma andiamo avanti: gli sponsor sono diventati, dai 10 della prima edizione, 80. Siamo un sistema, non una manifestazione, e il nostro scopo è quello di promuovere la scienza e la città di Genova nel mondo».

    Noi di Era Superba siamo andati di persona a visitare alcune delle location principali, partendo da Piazza delle Feste al Porto Antico: per la sua centralità, il luogo ogni anno riveste un ruolo prioritario ed è tra i più visitati nell’arco della manifestazione. Anche quest’anno la Piazza non è stata da meno e ci ha sorpreso con una moltitudine di eventi e laboratori nuovi e interessanti.

    Per primo, “Carta canta! Che mondo sarebbe senza la carta?”, un laboratorio a cura di Vanda Elisa Gatti e Danilo Gasca, con il supporto di Sofidel, dedicato interamente alla carta, in tutte le sue forme (colorata, bianca, igienica, riciclabile, fotografica, da forno), in cui si spiegano le molteplici applicazioni e utilizzi di questo materiale, se ne osservano le proprietà, si creano fogli, si scopre come riciclare, conservare, riutilizzare per dare vita a opere d’arte uniche.

    Inoltre, uno spazio dedicato ai metalli, “Le Olimpiadi dei metalli”, di cui si mettono in luce le caratteristiche dei metalli come ottimi conduttori e l’incidenza che hanno avuto nella storia dell’uomo, portando a innovazioni nel commercio, la medicina, l’industria del lusso. Dalle turbine d’aereo alle protesi d’anca e odontoiatriche, materiali nuovi come il titanio entrano sempre di più nella vita quotidiana. A cura di Danilo Gasca, Vanda Elisa Gatti e in collaborazione con Associazione Italiana di Mettallurgia, Avio Aero, Cogne Acciai Speciali, Consorzio Ruvaris, Fondazione Promozione Acciaio, Istituto Italiano Rame, Lagostina, Università degli Studi di Torino , SPM Genova, Sol, Traviganti.

    Ancora, “A vele spiegate – Naviga con noi alla scoperta della costa ligure e delle sue bellezze”, un laboratorio che permette di cavalcare le onde e scoprire le bellezze della costa ligure, coinvolgendo i più piccoli in un viaggio a bordo della barca a vela, insegnando loro a distinguere le particolarità del paesaggio ligure e trasmettendo alcuni cenni del codice internazionale dei segnali marittimi. Inoltre, anche un modo nuovo di usare le mani e la fantasia, per navigare e per costruire mostri marini e rendere più divertente la traversata. Il tutto, a cura dell’Associazione Il Porto dei piccoli ONLUS, con il supporto di SAAR depositi portuali S.p.A.

    In Piazza delle Feste, anche un “grande classico” del Festival, “Plasticville – Quando la plastica si fa bella”, in cui vengono proposti giochi e approfondimenti sul tema della plastica (cos’è, come si produce, chi ne ha fatto la storia), mettendone in luce le caratteristiche e i possibili usi per la creazione di oggetti e strumenti nelle forme più fantasiose. Se ieri tutto questo era prerogativa delle industrie specializzate, di artisti o artigiani, oggi ognuno di noi può trasformarsi in un apprendista designer di oggetti in materiali plastici. Il laboratorio, a cura di Federchimica PlasticsEurope Italia e collegato al Premio Nazionale Federchimica Giovani 2013, presenta anche la grande novità della stampante in 3D: finora già utilizzata per la produzione di soprammobili, gioielli, armi da fuoco funzionanti, resta poco diffusa e sconosciuta ai più, generando entusiasmo e curiosità tra i più piccoli e tra gli adulti. Inoltre, la stampa in 3D riveste un’importanza fondamentale sotto il profilo scientifico, dal momento che adesso si apre alla nuova sfida della biostampa, per la creazione dal nulla del corpo umano, con prototipi realizzati usando come inchiostro del collagene.

    Infine, l’arrivo al Festival di Fiat, nuovo partner e “main sponsor” che presenta proprio in Piazza delle Feste le nuove 500L e 500L Living, due modelli che usano il metano come soluzione disponibile, accessibile, prestazionale e soprattutto sostenibile grazie all’applicazione del TwinAir Turbo. Ancora, lo stand realizzato in collaborazione con Ricola, “13 erbe svizzere x 1 caramella”, che stimola l’olfatto e la conoscenza delle erbe aromatiche; “Fisica in moto”
    laboratorio realizzato in collaborazione con Fondazione Ducati e riservato ai ragazzi dai 14 anni per uno studio innovativo e divertente della fisica attraverso la presentazione di alcuni modelli della casa motociclistica italiana; “Il Calcio (non) è una scienza esatta”, laboratorio realizzato dalla squadra di calcio genovese U.C. Sampdoria; “La Scienza alle olimpiadi invernali”, con giochi ed esperienze legati alle applicazioni della scienza al servizio degli sport paralimpici; “La scienza dei supereroi” in cui, grazie al coinvolgimento dei nuovi idoli dei cartoni in onda su Boing e Cartoon Network, i più piccoli possono studiare la forza degli elementi naturali e l’elettromagnetismo con esperimenti e giochi legati all’energia, ai raggi UV e alla produzione di turbini di fuoco. In collaborazione con Mattel.

    In ultimo, anche una mostra di fotografia a cura dello IED – Istituto Europeo di Design e Medici Senza Frontiere dal titolo “Volti di donne dalle crisi umanitarie” per sensibilizzare sulle condizioni di vita e le sofferenze delle donne di tutto il mondo, con particolare attenzione per la situazione nord e centro-africana.

     

    Elettra Antognetti

  • Certosa, criminalità organizzata: incontro con l’assessore Fiorini

    Certosa, criminalità organizzata: incontro con l’assessore Fiorini

    sicurezza-protezione-violenzaIl quartiere di Certosa negli ultimi tempi è balzato più volte agli onori della cronaca. In sporadici casi per iniziative positive – vedi la festa delle Librerie indipendenti – momento di aggregazione che ha riscosso particolare successo. Spesso, invece, a causa del ripetersi di atti vandalici e delinquenziali che destabilizzano la vivibilità della zona. Gli ultimi inquietanti episodi sono stati i roghi appiccati a diversi cassonetti dei rifiuti e il raid all’interno del mercato rionale con la distruzione di vetrine e attrezzature. L’effetto immediato di tale frastuono mediatico è stato un aumento – in termini di presenza e visibilità – delle forze dell’ordine. «Ma non sappiamo quanto durerà – spiega Enrico D’Agostino, portavoce del Comitato Liberi Cittadini di Certosa nonché esponente dell’associazione antimafia Casa della Legalità – Quando i riflettori dei media si spegneranno tutto tornerà come prima. Questa purtroppo è la routine del quartiere, nulla di nuovo, insomma».

    Il Comitato Liberi Cittadini di Certosa, infatti, da anni continua a denunciare agli enti preposti che determinati segnali – spesso derubricati come semplici atti di vandalismo – in realtà confermano la presenza della criminalità organizzata nel quartiere. «Che la Val Polcevera sia terra di mafia è ormai un fatto conclamato – racconta D’Agostino – bisogna essere miopi per non accorgersene». D’altra parte «Basta conoscere il modus operandi delle famiglie mafiose per comprendere che il territorio è sotto il loro controllo: lanciano dei segnali, piccoli e non eclatanti ma chiari, con cui tracciano delle linee di demarcazione e ci mandano a dire “qui comandiamo noi”».

    Per contrastare una simile presenza non sono sufficienti le pattuglie di polizia, ma piuttosto «Occorre un’intensa e capillare attività investigativa – continua D’Agostino – e sono certo che i primi ad esserne consapevoli sono gli stessi rappresentanti della DIA e dei nuclei preposti al contrasto della criminalità organizzata». Tale consapevolezza, invece, sembra non essere patrimonio di tutti gli abitanti di Certosa «Spesso siamo addirittura additati come dei visionari – spiega D’Agostino – Spiace dirlo, ma anche il Municipio Val Polcevera, al quale più volte ci siamo rivolti per denunciare la situazione, tende a minimizzarne la gravità probabilmente perché non ha la forza per fornire risposte adeguate. Così abbiamo deciso di chiamare in causa direttamente il Comune nella speranza di trovare un valido interlocutore».

    Quindici giorni fa si è svolto un primo incontro con Elena Fiorini, assessore comunale a Legalità e Diritti. «La Fiorini si è dimostrata molto attenta – conclude D’Agostino – Il bilancio del confronto è senza dubbio positivo. E l’assessore ha espresso piena disponibilità ad incontrarci nuovamente nei prossimi mesi per continuare a monitorare insieme il quartiere».

     

    Matteo Quadrone

  • Piastre sanitarie: al via i lavori a Pegli, tutto fermo all’ex Mira Lanza

    Piastre sanitarie: al via i lavori a Pegli, tutto fermo all’ex Mira Lanza

    Mira LanzaSe a Ponente i cittadini possono tirare un sospiro di sollievo perché la prevista realizzazione della piastra sanitaria nell’area dell’ex ospedale Martinez di Pegli ha finalmente imboccato il binario giusto, lo stesso non si può dire in Val Polcevera dove permangono i dubbi in merito alla scelta definitiva del sito destinato ad ospitare i servizi sanitari territoriali. Da anni si parla dell’area di Teglia un tempo occupata dalla fabbrica Mira Lanza (della quale abbiamo ampiamente parlato l’anno scorso ricostruendone la gloriosa storia industriale), ma presumibilmente bisognerà aspettare il 2014 per aver un quadro più chiaro, anche dal punto di vista economico, visto che l’opera non è ancora ufficialmente finanziata.

    Pegli, ex ospedale Martinez

    Pegli

    Partiamo da Pegli e da un tema, quello della piastra poliambulatoriale, che nel Ponente ha suscitato le proteste della popolazione – affiancata dal locale Municipio – che a più riprese ha richiamato la Regione a rispettare gli impegni precedentemente assunti in tal senso. Oggi la notizia è che la gara per l’affidamento dei lavori è già stata svolta e, come spiega il Direttore generale dell’Asl 3, Corrado Bedogni «Penso che l’assegnazione all’impresa vincitrice, a scanso di ricorsi, avverrà entro ottobre, al massimo novembre». Gli interventi preliminari, comunque, sono già partiti e attualmente si sta procedendo alla preparazione del sito. «Entro la fine dell’anno partiranno i lavori veri e propri», sottolinea Bedogni. E l’Assessore alla Salute della Regione Liguria, Claudio Montaldo, conferma come ormai sia solo una questione di giorni.

    Teglia, ex Mira Lanza

    In Val Polcevera, un territorio in cui, se possibile, è ancora più forte l’esigenza di risposte sanitarie a favore del territorio e dei suoi abitanti, la costruzione della piastra sanitaria rimane legata alla preliminare risoluzione di due incognite non da poco: la scelta dell’ubicazione e la modalità di finanziamento dell’opera.
    «Noi ribadiamo l’intenzione di realizzare i servizi territoriali per la Val Polcevera – spiega Montaldo – Il Comune sta cercando di individuare la localizzazione adatta. L’ipotesi era l’ex industria Mira Lanza a Teglia, però, sembra che la cosa vada per le lunghe».
    Per quanto riguarda le risorse economiche, la Regione intende inserire la costruzione della piastra sanitaria della Val Polcevera nel programma relativo al Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (fondi comunitari e nazionali di cofinanziamento) – per capirci il vecchio FAS (Fondo per le Aree Sottosviluppate) – oggi rinominato FSC che «Andremo a definire da qui all’inizio del 2014», precisa Montaldo.

    «A breve incontrerò il Vicesindaco Bernini – continua l’Assessore regionale alla Salute – L’importante per noi è che la piastra poliambulatoriale venga realizzata a fondovalle, in zona Rivarolo – Bolzaneto, perché sarà chiamata a sostituire l’ex ospedale Celesia, destinato ad altre funzioni».
    Tuttavia, allo stato attuale, manca ancora l’ufficialità del finanziamento perché, proprio nei prossimi mesi «In Regione affronteremo la discussione relativa al programma FSC per il settennato 2014-2020», aggiunge Montaldo.
    Insomma un quadro più chiaro potremmo averlo soltanto con l’anno nuovo. «Occorre trovare una coincidenza tra la disponibilità finanziaria e la localizzazione adeguata – conclude Montaldo – questa è la sintesi che, insieme al Comune, cercheremo di fare».

    mira lanza 1

    mira lanza 2

    La palla, dunque, passa a Palazzo Tursi. Ma finora – nonostante la responsabilità diretta del Sindaco nel rendere operativo il diritto alla salute dei cittadini e l’accesso ai servizi sociosanitari – il Comune non ha avuto molta voce in materia di sanità. Una delle poche occasioni rimane la pianificazione a livello urbanistico. In merito alla riqualificazione dell’ex Mira Lanza «Per noi la situazione non cambia – spiega il Vicesindaco e Assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini – Continuiamo a dire che l’area di Teglia è destinata ad un mix di funzioni urbane (residenziale, commerciale, servizi, verde). La proprietà, invece, vuole puntare forte sul commerciale. Noi siamo contrari e questo ha creato un forte stallo».

    Quindi potrebbe essere in bilico pure la realizzazione dei servizi sanitari territoriali?
    «È evidente che la piastra sanitaria potrà essere inserita all’interno dell’ex Mira Lanza, soltanto con l’avanzamento del progetto», sottolinea Bernini. L’oggetto del contendere sono i circa 19 mila metri quadrati di commerciale, vale a dire un’estensione maggiore della “Fiumara”, previsti dalla passata amministrazione comunale. Adesso la Giunta Doria intende ridurre di circa un terzo tale superficie. Scelta che riscuoterebbe consensi trasversali, viste le ricorrenti critiche rispetto alla proliferazione di centri commerciali a danno delle attività esistenti. «Diciamo no a queste quantità di commerciale sull’intero territorio genovese, non solo alla Mira Lanza – precisa il Vicesindaco – simili dimensioni, infatti, rischiano di desertificare il tessuto sociale di quartiere, come è accaduto a Sampierdarena».

    Comunque sia, la piastra poliambulatoriale della Val Polcevera resta una priorità «È un obiettivo che vogliamo raggiungere per rispondere alle esigenze sanitarie della popolazione – continua Bernini – Anche considerando i tempi lunghi per la realizzazione dell’ospedale del Ponente».
    Insomma, nel malaugurato caso dovesse perdurare l’empasse, l’amministrazione di Palazzo Tursi ha in mente delle ipotesi alternative nelle immediate vicinanze. «Non le nomino nello specifico perché sennò potrei suscitare degli interessi speculativi – sottolinea il Vicesindaco – Comunque ci stiamo lavorando».
    La collocazione sarà senz’altro intorno a Teglia perché è una zona baricentrica rispetto all’intera vallata. «Se non riusciremo a chiudere il discorso con la proprietà dell’area ex Mira Lanza guarderemo altrove – afferma Bernini – Esistono anche altre aree dismesse funzionali a questo scopo». Per esempio una di queste potrebbe essere l’ex Oleificio Gaslini, ma il Vicesindaco non ha alcuna intenzione di sbilanciarsi.

    Nel frattempo, il Comune si trova dinanzi all’esigenza di chiudere il PUC (Piano Urbanistico Comunale). In questi giorni, infatti, procede il lavoro degli uffici e dei consiglieri comunali. Le prossime scadenze sono l’approvazione delle controdeduzioni del Comune alle osservazioni che la Regione ha espresso nell’ambito della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) – per la prima volta applicata al PUC di una grande città – le quali hanno suscitato frizioni tra i due enti, dato che la Regione vorrebbe imporre dei vincoli più restrittivi alla possibilità di costruire in aree esondabili e collinari. Infine, probabilmente entro la conclusione del 2013, il voto del Comune sulle controdeduzioni alle osservazioni presentate da vari soggetti al progetto preliminare di PUC.
    «Nel piano urbanistico si può indicare che in tale territorio manca una risposta sanitaria – conclude Bernini – Tuttavia, non è fondamentale che nel piano sia contenuta l’indicazione precisa della localizzazione in cui si potrà realizzare la piastra sanitaria. L’importante è segnalare l’esigenza di realizzare questo intervento».

    Matteo Quadrone

  • La Cina vuole un mondo de-americanizzato: il dominio dell’inglese è a rischio?

    La Cina vuole un mondo de-americanizzato: il dominio dell’inglese è a rischio?

    La Bandiera AmericanaSe l’agenzia di stampa nazionale cinese se ne esce fuori con un comunicato che afferma che il mondo va “de-americanizzato” non credete la cosa dovrebbe andare come minimo in prima pagina con tanto di approfondimento su tutti i cosiddetti maggiori quotidiani di informazione a livello nazionale e si dovrebbe parlare quasi solo di quello, vista la portata della dichiarazione, non propriamente diplomatica? Invece, tranne qualche articoletto qui e lì, non molto si è detto, almeno non immediatamente dopo che Xinhua, così è chiamata la press agency in questione, ha rilasciato la dichiarazione.

    La news non ha fatto troppo scalpore forse perché i media, come avevamo visto la settimana scorsa con il caso Murdoch, sono posseduti da pochi magnati nella maggior parte dei casi provenienti dal mondo anglosassone e quindi tendono a minimizzare tutto ciò che mette in discussione gli USA, i loro alleati e l’ordine costituito.

    Tuttavia, molto semplicemente, l’agenzia di stampa cinese non ha fatto altro che puntare il dito verso il re (o ex-re del globo) e dire con lo stesso candore di un bimbo: “Ops, è nudo”.

    Non sono un economista e non intendo sconfinare in campi diversi dal mio, ma non ci vuole un economista per applicare quello che Aristotele chiamava sillogismo. Se A è uguale a B e B è uguale a C, ciò significa che C è uguale ad A…

    Al liceo presi pure un otto tondo tondo di filosofia per aver saputo illustrare questo concetto tanto semplice che, applicato alla realtà di oggi, porta alla conclusione seguente: se gli Stati Uniti hanno imposto al mondo un modello industriale e capitalista basato su Conquer, Command, Control  e se questo modello ha fallito conducendo a una crisi globale e spolpando il pianeta delle sue risorse, allora gli Stati Uniti hanno fallito e il loro ruolo dominante verrà assunto da qualcun altro.

    Quali sono state le cause di questa inesorabile discesa? Diverse, sicuramente. Credo che alla base, più che intricati modelli economici e finanziari, a far perdere agli USA la loro egemonia sia stata l’avidità che divora gli esseri umani se essi non la sanno controllare o canalizzare.

    Tutta questa lunga premessa per arrivare a considerazioni di carattere linguistico che toccano da vicino l’inglese. Se nel mondo il punto di riferimento non sarà più l’America, anche la lingua inglese perderà il suo stato di lingua franca internazionale, le cui fortune nel XX secolo erano andate di pari passo con l’ascesa di Washington? Dovremo forse imparare la lingua della nuova potenza emergente, sia essa la Cina, l’India o la Russia (oppure, udite udite, l’UE)?

    Ci sto lavorando da tempo, ma per adesso non riesco ancora a vedere in anticipo gli eventi dei decenni a venire. Credo, però, sulla base degli elementi di analisi che abbiamo a disposizione attualmente, che sia improbabile che il futuro dell’inglese come lingua intercontinentale sia in pericolo.

    Le ragioni sono molteplici: innanzitutto, USA e Regno Unito sono ancora delle potenze mondiali, seppur in declino, e da milioni di persone vengono ancora percepite come il modello da seguire. In secondo luogo, quelle stesse potenze emergenti che entro breve sostituiranno gli Stati Uniti stanno formando in questi anni una classe dirigente che oltre a esprimersi nella propria lingua madre conosce molto bene l’inglese.

    In Cina quasi cinque milioni di nuovi studenti ogni anno iniziano a imparare l’inglese. In Russia, i businessmen (leggasi oligarchi senza scrupoli) fanno affari a Londra o addirittura ci vivono (emblematico l’esempio di Roman Abramovich, padrone del Chelsea FC). In India, la classe dirigente si forma e si esprime in inglese, pur essendo l’hindi la lingua franca parlata nel paese. Nell’UE, la documentazione viene normalmente redatta in inglese e comunque la lingua di comunicazione tra politici e funzionari è di norma l’inglese (tranne per la maggioranza degli europarlamentari italiani, ovviamente al di sotto della media nella conoscenza della lingua di Shakespeare).

    Insomma, se nel XX secolo il baricentro della lingua inglese si era spostato da Londra a New York per ragioni politiche ed economiche, in futuro esso vagherà in giro per il mondo. D’altra parte già al giorno d’oggi dei due miliardi di persone che parlano inglese solo uno su quattro è un native speaker e il rapporto diventerà presto 1/5 o 1/6. Qualcuno è ancora assolutamente convinto che solo i madrelingua possano e debbano insegnare l’inglese?

    See you!

     

    Daniele Canepa

     

  • Telefonia, contributo disattivazione: Agcom e il Codice Civile

    Telefonia, contributo disattivazione: Agcom e il Codice Civile

    TelefoniAnche questa settimana sono costretto a tornare sull’argomento “telefonia”. Molti di voi ci hanno inviato segnalazioni al riguardo e, dando un’occhiata alle statistiche, questo resta uno degli argomenti più gettonati. Mi sono chiesto quale fosse il motivo e poi ho cercato di darmi una risposta che potesse essere convincente. Mi sono reso conto che laddove regna la confusione legislativa regna altrettanta confusione percettiva da parte degli utenti – consumatori.

    E così è nel campo della telefonia.

    In particolare, dobbiamo rimarcare come sia faticoso inculcare nelle persone la nuova nozione di “contributo per disattivazione” al posto del termine “penale per recesso anticipato”. Abbiamo già avuto modo di chiarire che la sostanza – ahinoi – non sta nei nomi delle cose (dimentichiamoci il nomen omen dei latini); la legge Bersani nel 2007 aveva illuso tutti quanti, ma, nei fatti, il contributo di disattivazione è a tutti gli effetti la “vecchia” penale.

    E, come tale, andava abolita. Difatti, bastava recarsi al Co.re.Com.(l’istituto regionale preposto per le conciliazioni in materia telefonica) per chiederne l’annullamento. Dal momento che il Co.re.Com. è stato invaso dalle richieste di conciliazione e che i gestori telefonici perdevano un sacco di quattrini, ecco arrivare la mano santa dell’AGCOM, l’Authority in materia. Con una delibera dell’AGCOM viene accettato il contributo di disattivazione, purché nei limiti della somma di € 40.00.

    In poche parole, il contributo di disattivazione diventa lecito a tutti gli effetti.Va detto però che una direttiva AGCOM non può sostituire il codice civile, indi per cui questo contributo di disattivazione deve:

    1. Essere previsto contrattualmente e cioè conosciuto e sottoscritto dall’utente;
    2. Non dovrebbe essere ammesso qualora un soggetto receda oltre la durata contrattuale che, in genere, resta biennale.

    Un’ultima considerazione mi preme fare circa gli agenti che – porta a porta – vengono a proporvi nuove opportunità per… risparmiare. Orbene, fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Un consiglio spassionato: chiedete un facsimile del contratto e leggetevelo con calma; se qualcosa non vi è chiaro, potete sempre contattarci.

    Meglio una mail o una telefonata prima di dover fare cento telefonate e cento mail di reclamo.

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

     

    [foto di Alberto Marubbi]

  • Sampierdarena, cittadini in piazza: misure anti alcol e risorse al Municipio

    Sampierdarena, cittadini in piazza: misure anti alcol e risorse al Municipio

    Via Cantore“No al degrado, Sampierdarena può risorgere” è lo slogan scelto per l’ennesima mobilitazione di cittadini e realtà associative da tempo impegnati per rilanciare il quartiere. Domani, mercoledì 23 ottobre, è in programma una “passeggiata” lungo le principali vie e piazze di Sampierdarena. L’appuntamento è alle ore 18 in piazza Barabino, poi il corteo sfilerà per via Buranello, piazza Vittorio Veneto, via Cantore e piazza Montano, per concludersi in piazza Settembrini. In prima linea Officine Sampierdarenesi, Amici di Piazza Settembrini, Circolo Auser Martinetti, Fondazione Teatro dell’Archivolto, Gazzettino Sampierdarenese, Volontari del Verde, ecc. Si va dagli obiettivi immediati, come la proroga dell’ordinanza anti-alcol in scadenza il prossimo 31 ottobre, alle proposte a lungo termine, quale la richiesta del conferimento di maggiori competenze, funzioni e risorse al Municipio Centro Ovest.

    La prima preoccupazione, quella più tangibile per i cittadini, resta la sicurezza. Associazioni e comitati sollecitano l’amministrazione comunale a prorogare il divieto di vendita degli alcolici. L’ordinanza anti alcol, però, va migliorata «Innanzitutto estendendo il divieto a zone che adesso, erroneamente, non sono state incluse – spiega Gianfranco Angusti, residente e portavoce delle Officine Sampierdarenesi – E poi occorre eseguire puntuali controlli sennò le belle intenzioni rischiano di non tradursi in fatti concreti, cosa che purtroppo è avvenuta finora».
    Inoltre, gli abitanti chiedono a gran voce uno stop al rilascio delle licenze per circoli o presunti tali, verifiche su quelli esistenti e la revoca delle licenze per circoli locali e sale giochi che non rispettano norme e leggi. Quella dei locali, fonte di disagio e situazioni indecorose, è una piaga sempre aperta. Infatti «Dopo che è stato chiuso il circolo Govi (zona via Carlo Rolando, angolo via Currò) – ricorda Angusti – in pochi mesi hanno aperto i battenti 4 o 5 nuovi locali».

    Altro punto all’ordine del giorno sono i lavori pubblici e la richiesta di veder finalmente completate le opere avviate. «I Por sono stati un’occasione persa per Sampierdarena – continua Angusti – Cantieri aperti e non conclusi, interventi che ancora devono essere messi a gara, mentre alcuni tra quelli finiti hanno portato a risultati anche discutibili».

    Infine, la mobilitazione di mercoledì 23 ottobre sarà l’occasione per aprire una riflessione, che merita di essere allargata all’intero territorio, sul decentramento amministrativo mai del tutto messo in atto. Le realtà associative sampierdarenesi propongono all’amministrazione di Palazzo Tursi di conferire al Municipio Centro Ovest tutte le deleghe e le competenze utili a far fronte ai problemi quotidianamente segnalati dai cittadini. «All’interno della nuova Genova Città Metropolitana è già prevista una ridefinizione del ruolo dei Municipi – conclude Angusti – In questo senso, un Municipio dotato di maggiore voce in capitolo su determinate questioni, potrebbe cambiare le cose. Le faccio soltanto l’esempio del rilascio delle licenze per i locali: se l’ente municipale fosse almeno chiamato ad esprimere una sorta di parere preventivo, forse sarebbe possibile evitare nuove aperture».

     

    Matteo Quadrone

  • Ghettup Tv, futuro incerto per la casa di quartiere del centro storico

    Ghettup Tv, futuro incerto per la casa di quartiere del centro storico

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    Inaugurata ufficialmente il 24 febbraio 2011 e già attiva dal 2010, la casa di quartiere GhettUp di Vico Croce Bianca 7-11r, è ormai vicina al quarto compleanno. Nata come progetto sociale in aiuto degli immigrati e dei soggetti che vivono disagi, la casa di quartiere è stata fondata grazie alla sinergia di vari soggetti, capofila la Comunità di San Benedetto al Porto: non a caso, la casa di quartiere era stata inaugurata e fortemente voluta dallo stesso Don Gallo. Insediatasi nel cuore del ghetto, tra Vico della Croce Bianca e ghettup2Via del Campo, la casa era una delle cinque azioni previste da un “contratto di quartiere” messo a punto dalla Civica Amministrazione e poi affidata a seguito di promulgazione di bando pubblico, a una rete di associazioni virtuose e attive sul territorio. Il tutto, con la durata prevista di 4 anni. L’idea di inserire la casa nella zona del ghetto non era affatto casuale: A.R.R.E.D. Spa (agenzia per il recupero edilizio a partecipazione comunale e dell’immobialiare Ri.GeNova per il supporto a interventi nel settore del recupero edilizio) aveva individuato l’area urbana densa di problematiche e l’aveva proposta per il recupero mediante realizzazione di interventi urbanistici e architettonici.

    Per l’avvio del progetto, all’epoca vari soggetti si erano attivati per elargire sovvenzioni: nel 2010 erano stati stanziati 7 milioni di euro dal Ministero delle Infrastrutture, mentre i locali di Vico della Croce Bianca erano stati concessi in locazione dall’immobiliare pubblica Ri.GeNova srl con servizi, sviluppati soprattutto a favore degli immigrati. Non erano mancati anche aiuti dall’Amministrazione, che sin dal primo momento ha creduto molto nel progetto: come da accordi, sono arrivati finanziamenti per i primi due anni, mentre gli altri due sarebbero dovuti essere a carico delle associazioni e di altri eventuali finanziatori privati. Restava valido lo sgravio del canone di locazione.

    Trattandosi di un bando a scadenza quadriennale, il progetto GhettUp sta per volgere al termine. Nella primavera 2014 scadrà il mandato delle associazioni che oggi hanno in gestione la casa di quartiere e, nonostante le sollecitazioni, non si sa ancora quale sia la volontà dell’Amministrazione: rifinanziare il progetto, emettere un nuovo bando, ripensare in qualche modo il futuro di GhettUp, o lasciare cadere tutto nel nulla. Da parte delle associazioni, la speranza è quella di poter proseguire con un progetto che è costato impegno e fatica e che ha visto i volontari investire anima e corpo. Siamo andati nel ghetto e abbiamo intervistato Gianfranco Pangrazio dell’Associazione Leonardi V-Idea e coordinatore del comitato di redazione di GhettUp Tv.

    Che cos’è GhettUp e cosa ha fatto in questi anni per il ghetto?

    «È una casa di quartiere, un luogo aperto a chiunque: migranti, profughi, persone di ogni età che vivono disagi legati all’emigrazione o all’emarginazione di ogni tipo si rivolgono a noi per risolvere problemi burocratici e legali, o anche solo per una chiacchierata, per momenti di gioco e doposcuola. È come un contenitore con dentro varie cose: sono cinque i progetti totali cui abbiamo dato vita in questi anni e di cui possono fruire non solo gli abitanti del ghetto ma tutta la città, anche allo scopo di aprire il quartiere verso l’esterno e farlo conoscere alla gente. In primis, abbiamo creato GhettUp Tv, esperienza autogestita che parte dal basso che per ora trasmette via web: un modo per mettere il mezzo a disposizione delle persone, insegnando i linguaggi e le tecniche di utilizzo degli strumenti di ripresa e organizzando vari laboratori per la documentazione. In questo modo, vogliamo che la città (di tutti) si racconti in tutte le sue forme.

    Inoltre, è attivo anche un corso di alfabetizzazione per immigrati, organizzato dall’Associazione Il Ce.Sto; un punto per la consulenza legale attivato dalla Comunità di San Benedetto; corsi di pittura dell’Ass. San Marcellino. Inoltre, in questi locali si riuniscono anche un comitato di quartiere e un centro ecologico per la messa a punto degli interventi da attuare nella zona, come lavori di pulizia e misure igieniche contro la proliferazione di topi e piccioni: si potrebbe pensare che si tratta di un problema comune a molte aree del centro storico, ma qui la situazione è aggravata dal fatto che anni fa erano stati condotti dall’Amministrazione dei lavori di scavo e ristrutturazione del manto stradale, che hanno portato in luce tane di topi. Non da ultimo, GhettUp ospita anche l’Associazione Princesa per i diritti dei transgender e contro l’omofobia, fondata nel 2009 da Don Gallo e dalla Comunità di San Benedetto: il tutto, per favorire la sensibilità sotto il profilo socio-politico, oltre che umano, e per creare momenti di incontro, conviviali e di confronto, nel quartiere. Le trans che lavorano qui sono solite riunirsi nella piazza senza nome del quartiere e che è conosciuta da tutti come Piazza Princesa, ma che presto verrà intitolata a Don Andrea Gallo».

    Piazza Don Andrea Gallo, Genova Piazza Don Gallo, Ghetto

     

     

     

     

     

    Il ghetto: che quartiere era e come è cambiato con l’arrivo di GhettUp?

    «Il ghetto è una zona particolare, come un’”enclave” esclusa dai normali transiti del centro. È una casa a cielo aperto, in cui tutti si conoscono: non immune da problematiche e conflitti, è anche un luogo di scambio di idee e di confronto. Non a caso, proprio nel 1600 l’antico ghetto ebraico è venuto a costituirsi qui e non a caso qui da decenni lavorano le trans (di cui solo una, Ulla, abita nel ghetto, mentre le altre non vogliono vivere qui). Esemplare, a tale proposito, il caso di Princesa: da quando siamo qui nel ghetto, le stesse trans collaborano con GhettUp, dando una mano agli immigrati, creando contatti, portando da noi persone in difficoltà (da ultimo un 15enne senegalese scappato da Bergamo): da parte loro non si tratta di “tolleranza” o  filantropia imposte, ma di un esempio di solidarietà vera e pregnante, che deriva da una condizione di vita vissuta. Prima quartiere tristemente famoso per il degrado, la delinquenza e l’attività di spaccio di droga, oggi le condizioni di salute del ghetto sembrano notevolmente migliorate: grazie a GhettUp, che con le sue attività ha creato aggregazione e occupazione per le persone con varie problematiche, e ha svolto attività di presidio sul territorio contro la delinquenza, troppo lontana dagli occhi dell’Amministrazione, spesso non curante. Il tutto è stato possibile anche grazie alla sinergia con altri soggetti del quartiere, come la moschea Khald Ibn Alwalid, sensibile e operativa, e con l’introduzione di negozi vari, come il centro stampa di “Piazza Princesa”».

    Quali sono le previsioni per il futuro di GhettUp e nello specifico di GhettUp Tv?

    vico croce bianca

    «Nel 2014 scadrà il mandato della rete di associazioni, così come previsto dal bando promulgato dal Comune di Genova. GhettUp è nata nell’ambito del “contratto di quartiere”, che ora non esiste più, allo scopo di mettere a punto 5 progetti di recupero della zona. All’inizio, erano state avviate più iniziative rispetto a quelle che ci sono ora: anche uno sportello del cittadino (oggi solo a livello informale e di accoglienza), corsi per minori, ecc. Il progetto ha generato grandi entusiasmi, tanto che altre associazioni, oltre a quelle della rete originaria, si sono accodate e sono diventate partner. Oggi è venuto a crearsi un circolo virtuoso tra singole persone, con contributi significativi per la rinascita del ghetto: vogliamo che il quartiere torni ad alzare la testa. Tuttavia, adesso sembra si sia giunti a uno stop inderogabile: abbiamo provato a contattare l’Amministrazione per sapere se il nostro mandato verrà prolungato o se ci sono proposte per il ripensamento di GhettUp in altre forme, in modo da farlo proseguire, ma non abbiamo risposte. Noi di GhettUp Tv ci siamo confrontati con una giunta “autistica”, incapace di comunicare, evasiva e non in grado di ripensare le cose. Per quanto riguarda la nostra tv, in particolare, il Comune ha messo a disposizione i primi due anni 12mila euro totali  per l’acquisto di attrezzature varie, mentre non siamo stati sovvenzionati in seguito, come da accordi. Tuttavia, siamo riusciti ad andare avanti, e bene: testimonianza del fatto che per sopravvivere non abbiamo bisogno di molto. Come tv, siamo molto radicati: siamo in circa 6/7 persone e nessuno di noi riesce a portare a casa uno stipendio a fine mese, ma abbiamo messo il cuore in questo progetto e non intendiamo abbandonarlo, tanto che prima di arrenderci all’inevitabile siamo disposti a mettere in atto una “occupazione pacifica”. Lavoriamo sotto le soglie del volontariato, speriamo che la scadenza del mandato sarà l’occasione per l’afflusso di finanziamenti privati che ci permettano di proseguire in questo lavoro, che per noi è soprattutto un “impegno morale”».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The Road

    Questo articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

    Il giorno 21/10 sono state revisionate dalla redazione alcune parti del testo. Per qualunque chiarimento in merito: redazione@erasuperba.it

  • San Teodoro, salita San Francesco da Paola: antica creuza da valorizzare

    San Teodoro, salita San Francesco da Paola: antica creuza da valorizzare

    san teodoro. salita san francesco da paola.001Manutenzione e pulizia per San Teodoro – quartiere cerniera tra centro città, Ponente e Val Polcevera – spesso considerato il “fratello minore” di Sampierdarena nonostante sia il luogo d’approdo per migliaia di croceristi di passaggio in città. Sono le richieste degli abitanti stanchi di una non curanza che la fa da padrona.
    Nel mirino delle critiche ci sono le aiuole ubicate dinanzi alla fermata della metropolitana di Dinegro, sporche e abbandonate, ma soprattutto – per il suo valore storico, artistico e paesaggistico – le precarie condizioni della creuza di salita San Francesco da Paola, antico percorso che conduce all’omonimo Santuario (noto anche come Santuario dei Marinai) da dove si gode di un panorama invidiabile, oggi parzialmente ostruito da una vegetazione crescente.

    Partiamo dalle aiuole di Dinegro. Aree verdi – progettate dall’architetto e neo senatore a vita, Renzo Piano – attualmente colme di erbacce e rifiuti che cittadini, associazioni e comitati di quartiere propongono di recuperare grazie al contributo del volontariato attivo e successivamente destinare a giardino protetto per bambini da intitolare a Don Andrea Gallo, figura molto amata a San Teodoro vista anche la vicinanza con la Comunità di San Benedetto al porto.
    «Occorre ripristinare il decoro e dedicare uno spazio ai più piccoli in un territorio avaro in questo senso – racconta Aurora Mangano, residente impegnata con le realtà associative di zona – Qui, infatti, gli unici luoghi verdi puliti e controllati sono il giardino dell’Erba Voglio in via Ferrara e il giardino dell’Uva Fragola al Circolo Bottino in piazza Pestarino, guarda caso aree gestite volontariamente dai cittadini e così strappate all’incuria».

    Discorso più complesso è, invece, quello riguardante salita San Francesco da Paola, creuza dissestata ormai divenuta percorso ad ostacoli, mentre dal piazzale panoramico del Santuario dei Marinai – quest’ultimo famoso per la presenza di opere d’arte e numerosi ex voto – oggi è quasi impossibile ammirare il porto a causa di una crescita disordinata della vegetazione.
    La creuza «È una salita antichissima, originariamente molto più lunga e più stretta, in seguito tagliata dalla ferrovia e allargata nell’800», racconta Mangano. Realizzata con una parte centrale in mattoncini intramezzati da tavelloni di pietre e lateralmente fiancheggiata da “rissëu” (ciottoli).  «Un tempo era percorsa solo dai carretti. Ed è ancora valido il limite massimo di peso, pari ad 1 tonnellata, a cui è consentito il transito. Adesso, però, la creuza viene utilizzata da mezzi a motore di tutte le dimensioni. E non potrebbe essere altrimenti, data la presenza di palazzi a fianco dei quali nuovi parcheggi, costruiti nel corso degli anni, hanno rimpiazzato giardini e altri spazi condominiali».

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    san teodoro. salita san francesco da paola.006La criticità maggiore è la mancanza di manutenzione di salita San Francesco da Paola che, inevitabilmente, genera una serie di problemi. In particolare legati al veloce scorrimento dell’acqua piovana – soprattutto a causa della parziale assenza di tombini – che trascina con sé sabbia, terra ed altri materiali verso valle.
    «Negli anni scorsi si sono verificati diversi allagamenti in Piazza San Teodoro – ricorda Mangano – Purtroppo i ciottoli sono precari e soggetti a facili smottamenti. Le piogge peggiorano le cose e così rischiamo di perdere l’unicità di questa creuza, oltre a complicare la vita degli abitanti costretti a percorrerla a piedi. Il limite di 1 tonnellata, ovviamente, non viene più rispettato. Quindi, per risolvere i problemi, è necessario un intervento di modifica della pavimentazione, magari trovando il modo di assestare adeguatamente i ciottoli».
    Inoltre, a complicare la situazione sono alcune scelte errate del passato «Come l’aver piantato dei bagolari, alberi robusti con radici poderose che escono dal terreno (complicando la tenuta della creuza) e chiome foltissime che continuano a perdere, riempiendo di foglie la salita – sottolinea Mangano – Queste piante vengono potate soltanto una volta ogni 4-5 anni, decisamente troppo poco. Insomma, noi all’amministrazione pubblica chiediamo maggiore manutenzione e degli interventi puntuali di pulizia della creuza».

    «Oggi non ci sono più i mecenati che negli anni gloriosi della Superba mettevano a disposizione le loro risorse per abbellire Genova – conclude Mangano – però esistono i fondi europei, ad esempio, che spesso scopriamo inutilizzati per la mancanza di relativi progetti. Eppure la creuza di salita San Francesco da Paola e il Santuario dei Marinai sono gioielli della città che si trovano a pochi passi dagli sbarchi delle crociere. E migliaia di turisti potrebbero fruire della bellezza di questi luoghi se solo ci fosse la volontà di valorizzarli».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore]

  • Val Bisagno, ex Guglielmetti: torre-albergo e nuovo centro Coop

    Val Bisagno, ex Guglielmetti: torre-albergo e nuovo centro Coop

    guglielmetti-molassanaLa Val Bisagno è al centro di radicali trasformazioni urbanistiche che, volenti o nolenti, delineeranno gli sviluppi futuri della zona. Nuove colate di cemento sono in arrivo su sponda destra e sinistra del torrente Bisagno, senza eccezioni. «La Val Bisagno già ora è un territorio in sofferenza con pochi servizi per la cittadinanza – ricorda Andrea Agostini di Legambiente – nei prossimi anni, se gli interventi previsti verranno portati a termine, questa porzione di territorio diventerà il nodo scorsoio della vallata». In cambio nulla a favore dei residenti, salvo un inevitabile peggioramento della qualità della vita e dell’ambiente circostante, a causa dell’aumento dei volumi di traffico privato.

    Oggi non è solo il progetto “Bricoman” a destare preoccupazione negli abitanti, ma pure la proposta di riconversione dell’attuale Centro Coop Bisagno e la demolizione/ricostruzione dell’ex officina Guglielmetti, avanzata dal gruppo Talea – società di gestione immobiliare controllata da Coop Liguria – allo scopo di realizzare un complesso alberghiero con torre alta 35 metri ed un centro commerciale con annesso parcheggio sulla copertura, tra via Lungobisagno Dalmazia, piazzale Bligny e via Terpi.

    I cittadini, però, non ci stanno e si sono mobilitati per tempo con la speranza di poter dire la loro. In prima linea è schierata l’attivissima associazione Amici di Ponte Carrega che considera tale operazione «Devastante per il quartiere e per quel poco che rimane della sua quiete. L’edificio, infatti, incomberà proprio sotto la collina della chiesa di S. Michele di Montesignano e del suo storico borgo. L’intera zona sarà ridotta a zona di servizio, un’anonima periferia con una perdita di memoria irreparabile». Fabrizio Spinielli, portavoce dell’associazione, spiega «Noi non diciamo no al cambiamento a priori. Vogliamo, però, contribuire a rendere l’impatto dell’edificazione più a misura d’uomo. Chi sarà costretto a convivere quotidianamente con sopra la testa una torre di 35 metri di altezza ed un parcheggio di interscambio, ha diritto di poter dire la sua e magari di essere ascoltato».

    Gli Amici di Pontecarrega, tramite il Municipio Media Valbisagno, hanno contattato Talea per tentare una qualche forma di mediazione tra le esigenze dei residenti e quelle del gruppo Coop, possibilmente prima dell’approvazione del progetto. «Abbiamo avuto un incontro con la società immobiliare di Coop – racconta Spiniello – A breve ne avremo degli altri. E auspichiamo che le nostre osservazioni siano prese in considerazione. I proponenti hanno già illustrato i documenti in Conferenza dei Servizi. Negli atti depositati, almeno finora, non compare nessuna delle modifiche da noi richieste».
    Comunque sia, da parte della società «Emerge la volontà di confronto – sottolinea Spiniello – L’approccio di Talea è dunque sicuramente migliore rispetto a quello di Coopsette, impegnata nella realizzazione del centro commerciale nell’area ex Italcementi».

    Il progetto nel dettaglio

    La Conferenza dei Servizi, partita alcuni giorni fa, è chiamata a esaminare il progetto presentato da Talea presso lo sportello unico per le imprese del Comune, con la richiesta del permesso a costruire un albergo a 3 stelle ed un centro commerciale negli ampi spazi del vicino Centro Coop Val Bisagno e soprattutto dell’ex officina Guglielmetti. L’area – che un tempo ospitava le attività di manutenzione e riparazione degli autobus di AMT – era stata trasferita da quest’ultima ad AMI (azienda immobiliare di trasporto pubblico), all’epoca della sciagurata scissione dell’azienda di trasporto pubblico locale; successivamente, durante l’amministrazione Vincenzi, fu messa in vendita tramite gara e venne acquistata nel 2010 da Talea per la considerevole cifra di 25 milioni e 118 mila euro. Secondo gli Amici di Ponte Carrega «L’officina Guglielemetti è stata pagata uno sproposito, circa tre volte in più del suo valore commerciale. Ma forse il motivo è semplice: ovvero evitare che i concorrenti di Coop Liguria, ad esempio “Esselunga” o “Carrefour”, potessero presentare un’offerta di mercato ragionevole e vincere il bando, inserendo così nel quartiere una nuova offerta di mercato in regime di vera concorrenza».

    progetto-ex-guglielmettiMa vediamo nel dettaglio come muterà il volto del sito affacciato direttamente sul torrente principale della città. Il progetto prevede la costruzione di un albergo con una struttura a torre – di altezza pari a 35 metri per una superficie di 7.441 mq – che occuperà l’area verde tra la Guglielmetti e le concessionarie di automobili. L’adiacente centro commerciale, invece, disporrà di una superficie di vendita di 7.434 mq e sarà sormontato sul tetto da un grande parcheggio, parte del quale di interscambio a favore della mobilità cittadina. In merito a quest’ultimo punto «Abbiamo forti dubbi sulla sua reale funzione – sottolinea l’associazione Amici di Ponte Carrega – Tuttavia, lo pagheremo noi cittadini, scorporandolo dagli oneri di urbanizzazione. Senza dimenticare che inciderà ulteriormente sull’equilibrio del quartiere, aumentando traffico, smog e rumore».

    Il nuovo centro commerciale ospiterà 21 negozi, 4 pubblici esercizi e 11 attività di connettivo urbano. Inoltre, è prevista la connessione dell’attuale Centro Acquisti Val Bisagno con l’area Guglielmetti attraverso una piastra coperta sulla cui superficie troveranno spazio un piccolo parco giochi e una piccola arena (4.000 mq in totale).

    L’operazione comporta, da parte della società proponente, la corresponsione di oneri urbanistici a favore della collettività per circa 5 milioni di euro, dei quali la metà in opere e l’altra metà in denaro. Tra gli interventi a favore del quartiere sarebbe già conteggiata la messa in sicurezza del rio che scorre sotto la Coop e la realizzazione di un sistema di collegamento tra via Terpi e il fondovalle.

    Le critiche degli abitanti

    Ponte CarregaPur riconoscendo a Talea un’apprezzabile volontà di confronto – almeno a parole, in attesa che essa si traduca al più presto in fatti concreti – gli Amici di Ponte Carrega ribadiscono con decisione le loro perplessità sul progetto.

    Innanzitutto l’altezza della torre-albergo, quantificata in 35 metri «Decisamente troppi per gli abitanti che dovranno vivere proprio alle sue spalle e per l’impatto sulla valle», afferma Fabrizio Spiniello. Quest’ultimo punto, come riconosce il portavoce dell’associazione «È il maggiore ostacolo, sul quale abbiamo riscontrato una chiusura abbastanza netta. Le aziende intenzionate ad investire pretendono una struttura con almeno 160 camere. In altri termini, ci è stato risposto che il format di albergo che intendono realizzare risponde perfettamente ai requisiti richiesti. Insomma, sarà praticamente impossibile convincere la società a mutare i suoi piani. Noi comunque auspichiamo un minimo di mediazione. E chiediamo una limitazione in altezza della torre».

    Un altro elemento particolarmente critico è la ruzzola (ovvero la rampa) di accesso al parcheggio di interscambio. «Si tratta di una rampa elicoidale alta 18 metri che si trova proprio di fronte ai civici di Lungo Bisagno e Salita alla Chiesa – continua Spiniello – Anche in questo caso vogliamo proporre un ripensamento della soluzione». E ancora la copertura a verde del parcheggio di interscambio che, secondo il progetto, sarebbe prevista soltanto sopra Piazzale Bligny «Mentre noi intendiamo sollecitarla, con destinazione a verde, anche sopra la ex Guglielmetti», precisa Spiniello.

    Infine c’è tutto il capitolo sugli oneri di urbanizzazione – circa 5 milioni di euro – di cui metà in opere mentre metà saranno monetizzati «In tal senso per noi è fondamentale che questi soldi rimangono sul territorio – argomenta Spiniello – Ad esempio, pensando al Teatro dell’Ortica sul quale pende lo sfratto, noi vorremo che in un simile contesto di trasformazione venisse realizzata anche una nuova sala teatrale a servizio della Val Bisagno che potrebbe essere inserita a fianco dell’area verde prevista sulla copertura. Così come proponiamo la possibilità di inserire nel sito un poliambulatorio sociale per soddisfare un’altra esigenza della popolazione».

    Cittadini e Municipio Media Valbisagno: la partita decisiva in Conferenza dei Servizi

    Come detto in precedenza, visionando il progetto negli atti finora depositati «Non ci siamo accorti di alcuna modifica tra quelle da noi proposte nel primo incontro con Talea – racconta Spiniello – A dire il vero un piccolissimo cambiamento lo abbiamo riscontrato. È stata eliminata soltanto una sorta di griglia metallica antiestetica che avrebbe dovuto ricoprire la rampa elicoidale di accesso al parcheggio. Nulla di più. Da qui a parlare di effettive migliorie, ovviamente, ce ne passa. Non c’è alcuna traccia delle nostre richieste di installare nel complesso un poliambulatorio sociale e la nuova sede del Teatro dell’Ortica».

    Adesso la partita decisiva si gioca in Conferenza dei Servizi. È questo il luogo idoneo in cui le istanze del territorio possono trovare espressione. «Ci è stata ventilata l’opportunità di realizzare un tavolo di discussione a tre con il Municipio Media Valbisagno al fianco dei cittadini e Talea dall’altra parte –  spiega Spiniello – Un’iniziativa che si inserisce nel solco dei famosi “progetti partecipati” recentemente promossi dal Comune, a onor del vero senza sortire grandi risultati. Noi siamo i primi a chiedere di essere coinvolti nel processo decisionale, però, non intendiamo prestarci a mere operazioni di facciata del tutto inutili ai fini delle scelte finali (vedi gli incontri sul PUC)».

    Insomma, secondo l’associazione Amici di Ponte Carrega, cittadini e Municipio devono camminare insieme «Perché così si è più forti nel rivendicare maggiore attenzione alle esigenze della popolazione. Noi ci siamo mossi in anticipo, chiedendo una mediazione a Talea prima della presentazione del progetto e dell’avvio della Conferenza dei Servizi, proprio per essere tenuti in considerazione come validi interlocutori. Tuttavia, è evidente l’interesse a muoversi di gran carriera e addirittura è già stata ipotizza la partenza dei lavori per il prossimo settembre 2014. I cittadini, lo ribadiamo, non dicono no al cambiamento a priori. Semplicemente chiedono delle migliorie compatibili con la politica aziendale, attenta agli aspetti sociali e di partecipazione, che da sempre contraddistingue il gruppo Coop. Bene, oggi c’è l’occasione di passare dalle parole ai fatti, ascoltando le osservazioni dei potenziali consumatori della Val Bisagno».

    Il vicesindaco e assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini, conferma «Ci sono alcuni possibili adeguamenti a livello progettuale che potrebbero essere recepiti positivamente. Penso ad esempio allo spostamento della rampa elicoidale piuttosto che alla riduzione in altezza della medesima struttura, questi sono eventuali interventi di modifica che dovranno essere proposti nella sede adeguata, ovvero la Conferenza dei Servizi». Il discorso diventa assai diverso se «Le richieste comportano maggiori oneri aggiuntivi per la società proponente – sottolinea Bernini – Comunque, il Municipio Media Valbisagno può proporre un percorso partecipato per definire le osservazioni da presentare in Conferenza dei Servizi. Questo sarà l’organo chiamato ad esprimere il parere finale».

    Matteo Quadrone

  • Stampa inglese, addio watchdog: da Fleet Street a Rupert Murdoch

    Stampa inglese, addio watchdog: da Fleet Street a Rupert Murdoch

    giornaliSi chiama Fleet Street, si trova nella City londinese ed è stata per diversi secoli il cuore pulsante della stampa britannica. A Fleet Street journalist si dice ancora oggi per parlare di un professionista della carta stampata di un certo livello. La storia di Fleet Street incomincia nei primi anni del 16mo secolo, quando appaiono le prime stamperie e la via, che ora ospita diverse sedi di banche e società che operano nell’alta finanza, inizia a popolarsi di editori e di giornali.

    E’ nel 19mo secolo che si assiste al boom definitivo della carta stampata britannica e a Fleet Street arrivano, tra gli altri, importanti giornali e agenzie di stampa quali The Daily Telegraph, The Daily Mirror o Reuters, che però a uno a uno abbandonano alla fine del XX secolo la vecchia sede per trasferirsi nei nuovi centri della stampa britannica, ovvero Canary Wharf e Southwark, altri quartieri della capitale.

    A feral beast, “una bestia selvaggia”, così Tony Blair verso la fine del suo mandato decennale da primo ministro aveva definito Fleet Street. I toni della stampa britannica spesso sono schietti e diretti nei confronti del potere politico, ma Blair era evidentemente infastidito da titoli e articoli che mettevano in luce le contraddizioni di un governo che di laburista ebbe poco altro se non il nome, come dimostrò per esempio la netta presa di posizione a favore dell’intervento militare in Medio Oriente nel periodo post-Torri Gemelle. Forse l’ex premier proveniente dalla Scozia avrebbe desiderato dei giornalisti più mansueti, delle scimmiette ammaestrate ossequiose nei confronti del Primo Ministro di turno pur di mantenere un posto, una trasmissione televisiva, una colonna su un quotidiano e un lauto stipendio, magari per un canale pubblico o per un quotidiano che va avanti grazie ai finanziamenti dei partiti politici… Vi richiama alla memoria qualche similitudine con l’Italia la figura del giornalista in livrea auspicata da Blair?

    Fatto sta, comunque, che negli ultimi anni anche l’informazione britannica, da sempre considerata watchdog, “cane da guardia”, del potere, ha subito diverse restrizioni alla sua libertà di azione, non tanto a causa di leggi-bavaglio (per quelle per adesso abbiamo ancora noi il primato e il copyright), quanto per le persone – poche e spregiudicate – alle quali è finita in mano.

    Un nome su tutti? Rupert Murdoch, il magnate australiano che, oltre a controllare Sky, in Inghilterra già dagli anni Sessanta è diventato padrone del Sun, un tabloid la cui linea editoriale si è sempre fatta distinguere per calunnie, maschilismo e razzismo.

    Purtroppo, analogamente a quanto è accaduto in Italia con la televisione pubblica che ha seguito il degrado della tv privata, anche in Inghilterra alcuni giornali hanno preferito inserirsi nel solco tracciato dal Sun anziché distaccarsene. E’ stato per esempio questo il caso del Mirror, tabloid che specialmente nel periodo immediatamente successivo alla fine della Seconda Guerra Mondiale si era distinto nel suo intento informativo ed educativo.

    Il guaio è che Murdoch, oltre a comprare il Sun si è anche nel frattempo preso The Times, il monumento del giornalismo inglese. Se a essi sommate i canali televisivi posseduti dal tycoon australiano, oltre alle sue frequentazioni bipartisan con Laburisti (Blair in testa) e Conservatori, capirete bene che quando si parla di oggettività dell’informazione, beh, un piccolo dubbio si insinua. Ecco perché, inoltre, quando si sentono alcuni giovani (sulla carta di identità) aspiranti leader di casa nostra parlare di modello-Blair e New Labour all’italiana francamente è dura non avere i brividi – e non per il freddo…  See you!

     

    Daniele Canepa

  • Agenzie immobiliari, foglio visita e caparra confirmatoria

    Agenzie immobiliari, foglio visita e caparra confirmatoria

    Geometra Impazzito di Alberto MarubbiQuesta settimana raccolgo due segnalazioni dei nostri lettori, cercando di trasformarle in buoni ed utili consigli.

    La prima proviene dalla signora Giovanna, la quale mi riferisce di essersi recata presso un’agenzia immobiliare per potere visionare un appartamento che suscitava il suo interesse. Al momento di entrare nell’appartamento, l’agente fa sottoscrivere alla signora un foglio visita con l’esplicazione della percentuale dovuta all’agenzia in caso di affare andato a buon fine (il 4% come provvigione). Successivamente, la signora scopre che l’agenzia non ha l’esclusiva e che un’altra agenzia vende quel medesimo appartamento chiedendo la metà della provvigione. Che fare?

    I punti in questione sono diversi e qui li sintetizzo. Il cd. foglio visita è obbligatorio per legge e ha un duplice scopo: con esso l’agenzia può dimostrare di avere trovato il compratore (e quindi si autotutela) e non lede la legge sulla privacy nei confronti del proprietario dell’appartamento in vendita. Da ultimo, nel foglio visita ci sarà sempre indicata una data: quella data è fondamentale.
    Difatti, tra due agenzie “litiganti” non c’è la terza che gode, ma può godere soltanto quella che per prima ha fatto visionare l’immobile.
    Un’ultima annotazione: sotto i 100.000 € di valore è di prassi che le agenzie chiedano il 4% di provvigione.

    Il secondo caso riguarda la caparra confirmatoria e ce lo sottopone il sig. Mario.
    Egli ci scrive di avere formulato proposta di acquisto di un immobile, con tanto di compromesso e di versamento della caparra confirmatoria. Successivamente, Mario rinuncia all’acquisto dell’immobile ed è perfettamente consapevole che “perde” la somma versata a titolo di caparra confirmatoria. Senonché il venditore veniva a richiedergli anche la restituzione della somma versata all’agenzia immobiliare intervenuta nella conclusione dell’affare.
    Molto sinteticamente, la caparra confirmatoria si può definire, già di per sè, un risarcimento, comprensivo quindi di qualsivoglia onere, financo la provvigione dell’agenzia immobiliare; pertanto, il venditore non può avere più nulla da pretendere.

    In conclusione, vi ricordo sempre una buona regola: informatevi al meglio prima commettere errori grossi come una casa!

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

    [foto di Alberto Marubbi]

  • Festival della Scienza di Genova: il 2013 è l’anno della Bellezza

    Festival della Scienza di Genova: il 2013 è l’anno della Bellezza

    animatori-festival-scienza-10-anniMercoledì 23 ottobre si apre l’edizione 2013 del Festival della Scienza, appuntamento ormai noto ai genovesi, evento che da undici anni da lustro alla città ed esporta l’eccellenza ligure in Italia e nel mondo. Nell’anno del suo decennale, il Festival della Scienza decide di ripartire dalla bellezza per «muovere quello spirito di avventura che potrebbe consentirci di trovare nuove strade per uscire dal periodo critico che ha travolto la nostra società», come raccontano gli stessi organizzatori. Non a caso, simbolo di rana-festival-scienza-2013questa edizione è un rospo: a simboleggiare che la bellezza della natura è ovunque.

    La bellezza si diffonderà per la città, allo scopo di rendere la scienza accessibile a tutti, appassionando il pubblico di ogni età con un programma che prevede, come di consueto, conferenze con ospiti illustri, (tanti) laboratori intelligenti e divertenti, (meno, per mancanza di fondi) mostre scientifiche e artistiche sui più svariati temi, ma anche meno consuete tavole rotonde, exhibit, concorsi per start up e progetti speciali. Un Festival, insomma, rinnovato, aperto a recepire le nuove tendenze e determinato a restare al passo con gli sviluppi della scienza e le esigenze dei giovani.

    Anche le date del 23 ottobre e 3 novembre scelte quest’anno non sono casuali: in occasione del decennale della manifestazione, sono state scelte le stesse date della prima edizione, nel 2003.

    Il programma, come sempre, è ricco e variegato (qui il programma completo): si parlerà ad esempio di staminali, di grafene (alla presenza di Kostya Novoselov, Nobel per la Fisica nel 2010 a soli 36 anni, che presenta il suo progetto Graphene), di motore desmodromico, propulsore ideato dalla casa motociclistica nostrana di fama mondiale, la Ducati.

    In programma anche il progetto Capitani Coraggiosi, novità del 2013: un ciclo di incontri realizzato in partnership con Erg che chiama gli imprenditori nostrani a raccontare a un pubblico di giovani e meno giovani come sono riusciti ad avviare una propria impresa scientifica o condividono alcune delle esperienze particolari della loro attività. Per la prima volta le imprese entrano in modo massiccio all’interno del Festival e aiutano a sensibilizzare il pubblico nel confronti della scienza, mettendone in rilievo la componente pratica. Il Festival ripropone anche successi delle passate edizioni. È il caso di Sulle spalle dei giganti, in cui sono ripercorse le tappe principali della storia della scienza grazie all’aiuto di scienziati contemporanei: da Marie Curie, Galvani e Alessandro Volta, fino a Margherita Hack e Rita Levi Montalcini. Torna a grande richiesta anche Sapori di Scienza alle Cisterne di Palazzo Ducale, con appuntamenti dedicati all’alimentazione (con speciali su quinoa, cibi esotici e nostrani, e conferenze sul rapporto cibo-bellezza) e Futuro Prossimo, l’”orientamento ai mestieri” che sarà allargato rispetto all’anno scorso: si tratta di un ciclo di 25 incontri aperti a 140 studenti selezionati cui partecipano oltre 50 figure dalle professionalità diverse e apparentemente lontane, che si confronteranno allo scopo di creare un nuovo tipo di figura professionale in linea con le nuove esigenze della contemporaneità. Vi partecipa il giornalista Federico Rampini.

    Piazza delle Feste, infine, si riconferma fulcro del Festival: qui, la mostra interattiva realizzata in collaborazione con Fiat (per la prima volta) per la mobilità sostenibile, alla scoperta di tecnologie innovative per la mobilità sostenibile.

    Non mancherà nemmeno l’ormai consueta attenzione dedicata allo sport: tra tutti gli eventi, il più divertente è quello del derby virtuale genovese tra Sampdoria e Genoa, entrambe coinvolte nel festival: la prima promotrice di un laboratorio dedicato alla scienza del pallone, l’altra che ospiterà nel suo Museo al Porto Antico una mostra.

     

  • Terzo Valico: lavori fermi a San Quirico, campo base a Bolzaneto

    Terzo Valico: lavori fermi a San Quirico, campo base a Bolzaneto

    terzo valico trasta4Mentre a San Quirico nulla si muove eppure il tutto è tenuto sotto controllo 24 ore su 24, a Trasta e Bolzaneto si disboscano colline e la zona di rispetto del cimitero comunale della Biacca. Sono i lavori “stop and go” per la realizzazione del Terzo Valico nella valle del Polcevera, continuamente annunciata come imminente ma nella realtà dei fatti ancora lontana.

    Partiamo da San Quirico, dietro al Mercato dei Fiori, dove il cantiere aperto in piena estate con un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine, oggi è pressoché fermo. «Gli operai hanno terminato le operazioni di disboscamento e di bonifica da eventuali ordigni bellici, poi sono letteralmente spariti», racconta Davide Ghiglione, esponente del Movimento No Tav, residente in zona e consigliere Fds nel Municipio Valpolcevera.
    Da mesi, l’area recintata è illuminata a giorno con grande dispiego di energia, peraltro a carico dei contribuenti. Inoltre «Hanno praticamente “fortificato” la caserma della Guardia Forestale che si trova sul vicino ponte – continua Ghiglione – e sono comparse pure alcune telecamere». Una blindatura forse eccessiva per sorvegliare i dintorni di un’area di cantiere, manco fosse un caveau di una banca. «Francamente non comprendo il motivo di tali scelte – si domanda Ghiglione – così l’unico risultato che si ottiene è quello di creare inutili tensioni».

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    Nel mese di settembre, a Trasta, zona Rocca dei Corvi, in sordina gli operai incaricati dal Cociv «Hanno cominciato a disboscare, sventrando mezza collina – continua il consigliere del Municipio Valpolcevera – a differenza di San Quirico, in questo caso non c’è alcuna sorveglianza e soprattutto nessun cartello di autorizzazione. Ma ormai lo scempio è stato compiuto».
    Resta da salvare un abitante “particolare”, un magnifico pino secolare in difesa del quale si è mobilitato il Comitato Salviamo Villa Sanguineti. Senza dimenticare che nel cuore degli stessi boschi si trova il sacrario dedicato ai caduti partigiani di Rocca dei Corvi, ricordo indelebile della lotta per la Liberazione così sentita in Val Polcevera. «Anche qui la vegetazione è stata pesantemente tagliata – sottolinea Ghiglione – ma ci hanno assicurato che il monumento dei partigiani non sarà minimamente toccato».

    Infine, bisogna segnalare l’avvio dei lavori, durante il mese di ottobre, nell’area immediatamente contigua al cimitero della Biacca a Bolzaneto, in via al Santuario della Madonna della Guardia. Parliamo nuovamente di operazioni relative al disboscamento e alla bonifica da eventuali ordigni bellici. Qui sorgerà un campo base. «Il terreno, di proprietà dell’Aster, è attualmente destinato a deposito di materiali stradali», spiega Ghiglione, che intende presentare un’interpellanza «Per chiedere la verifica di tutte le autorizzazioni per costruire fabbricati nella fascia di rispetto del cimitero della Biacca».
    Stessa cosa ha fatto il gruppo consiliare del M5S in Municipio Valpolcevera con la presentazione di un’interrogazione che impegna la giunta municipale ad informarsi presso gli uffici preposti del Comune affinché «si verifichi l’effettivo adempimento ed osservanza da parte delle ditte appaltatrici del Cociv, (general contractor per la realizzazione del Terzo Valico dei Giovi), di tutti i permessi necessari per l’esecuzione dei lavori».

    «Insomma, sembra un bollettino di guerra – conclude Davide Ghiglione – A ben vedere, però, l’apertura di questi cantieri lascia il tempo che trova: sono cantieri effimeri che nascono e poi evaporano nel giro di pochi mesi. Dopo aver tagliato alberi e vegetazione gli operai spariscono, come è successo a San Quirico. E cosa rimane? Solo dei buchi neri nei nostri quartieri».
    Anche per questo motivo, il prossimo 9 novembre – a distanza di un anno dalla grande manifestazione del 2012 – la Val Polcevera scenderà nuovamente in strada per dire No al Terzo Valico.

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore, Trasta, Rocca dei Corvi]

  • Teatro Altrove, si parte il 14 novembre: una piazza aperta per il quartiere

    Teatro Altrove, si parte il 14 novembre: una piazza aperta per il quartiere

    teatro-hops-altrove-d6Il 14 novembre (ri)aprirà ufficialmente i battenti il Teatro Altrove, rinnovato e con un nuovo programma. Dopo le alterne vicende di questi ultimi anni, tra chiusure repentine, cambi al vertice, periodi di inattività coatta sembra che per l’ex Hop Altrove (che ora si chiamerà solo “Altrove”) il 2013 sarà l’anno di svolta. Tra un mese esatto, infatti, tornerà ad essere operativo, “salvato” da un consorzio di 7 associazioni genovesi attive sul territorio che si sono aggiudicate il bando del Comune: si teatro-hops-altrove-d7tratta di Arci, Comunità di San Benedetto, Circolo culturale Punto G (formato da Disorder Drama, Narramondo, Laboratorio Probabile, circolo Arci Belleville, prima in Via Calvi 4).

    L’inaugurazione si terrà nei giorni tra 14 e 17 novembre, con una festa “pirotecnica”, con spettacoli, danze, musica, teatro, cinema, cibo, convegni. Ogni associazione si presenterà con quelle che sono le proprie “specialità”. Per il programma ufficiale degli eventi c’è da aspettare ancora qualche giorno, ma ieri sera in Piazzetta Cambiaso soci e organizzatori del Belleville si sono riuniti in assemblea per mettere a punto le ultime decisioni, delineare le linee guida del progetto, provare a condividerle con i partecipanti, diretti interessati, e ascoltare le loro proposte, richieste, obiezioni.

    Così Stefano Kovac, coordinatore Arci Genova e tra i promotori del Belleville: «L’assegnazione vera e propria della struttura alla nostra nuova rete risale al giugno 2013. Il 10 luglio siamo entrati nei locali dell’Altrove e abbiamo iniziato a lavorare per rimettere in sesto questo bello spazio, vuoto da un anno e mezzo. Abbiamo trovato tanta sporcizia, abbandono e degrado: un peccato per un posto del genere, dall’alto valore artistico e architettonico. Ora i lavori grossi sono tutti ultimati, le sale sono quasi tutte operative e restano solo piccoli interventi di pulizia che, con l’aiuto di tutti i volontari, contiamo di ultimare nel giro di questa settimana. Poi si entra nel vivo del progetto: molti qui già si stanno attivando per fare qualcosa. Ad esempio, dal 25 ottobre al 3 novembre ospiteremo eventi del Festival della Scienza. Infine, tra le novità, c’è il fatto che useremo tutte le sale per spettacoli ed eventi, non solo quella del teatro al piano inferiore».

    Nel complesso, l’idea è quella di creare una “piazza aperta per il quartiere”. «Essere alla Maddalena -continuano Kovac e gli altri soci- è significativo: un posto “difficile”, in cui già l’anno scorso abbiamo agito in collaborazione con Libera per sconfiggere la piaga degli usurai e oggi siamo aperti a tante altre iniziative con le associazioni del quartiere che si battono per la legalità. Inizialmente gli abitanti volevano gestire lo spazio per conto loro e ora dovremmo forse scontrarci con qualche resistenza, ma ci auguriamo ovviamente che vada tutto per il meglio».

     

    Elettra Antognetti 

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Valletta San Nicola: una mostra fotografica per un futuro sostenibile

    Valletta San Nicola: una mostra fotografica per un futuro sostenibile

    Valetta San Nicola, di Antonietta Preziuso
    da “La Valletta in Piazza” di Antonietta Preziuso

    A brevissimo giro di posta dal nostro ultimo aggiornamento sulla situazione della Valletta dell’Albergo dei Poveri (meglio conosciuta come Valletta Carbonara o San Nicola) e sulle iniziative portate avanti dall’associazione Le Serre di S.Nicola – che si batte per un futuro sostenibile e condiviso di questa area verde – arriva una mostra fotografica, “La Valletta in piazza”, a tenere ulteriormente viva l’attenzione su questo luogo. Le fotografie sono state realizzate da un gruppo di lavoro guidato dai fotografi Federica De Angeli e Sandro Ariu, ideatori del progetto e della mostra. L’esposizione, realizzata con il patrocinio e il sostegno economico del Municipio I Centro Est, è diffusa ed itinerante: inaugurata ieri (14 ottobre) presso il ristorante Maniman, si estende per tutte le vetrine degli esercizi commerciali di S.Nicola fino al 27 ottobre per poi trasferirsi a Palazzo Tursi, dove resterà in allestimento dal 4 al 17 novembre. Ecco la nostra intervista a De Angeli e Ariu.

    Quando e perché avete cominciato a interessarvi a questo argomento e avete deciso di occuparvene?

    «La scelta di fotografare lo spazio della Valletta di San Nicola fa parte di uno dei nostri progetti fotografici rivolti alla ricerca di luoghi della città in via di riconversione, di posti che possono e/o potrebbero nel tempo cambiare destinazione d’uso. Orientiamo ormai da una decina di anni i lavori finali della scuola di fotografia in buona sostanza alla memoria dei luoghi, in maniera tale da avere un archivio storico della città di Genova. Ci siamo occupati del Mercato della frutta di Corso Sardegna, del mercato del pesce di piazza Cavour, il Parco dell’Acquasola, del Trenino di Casella, di Calata Gadda, di Ponte Parodi e ultimo lavoro ancora in mostra al Museo del Centro Basaglia: l’Ex Manicomio di Quarto. Nel caso delle fotografie della Valletta, si tratta di un workshop che abbiamo condotto con un gruppo di allievi scelti che in passato hanno frequentato i nostri corsi di fotografia , quindi non alle prime armi» .

    Come è stato svolto il lavoro di documentazione, secondo quali criteri? Cosa avete cercato di mettere in luce?

    «Ecco, proprio  lavoro di documentazione si tratta! Il criterio è stato  quello di documentare, di raccontare lo stato attuale di quello che abbiamo visto, senza troppe interpretazioni, cercando di riportare all’esterno quello che abbiamo visto. L’intento è proprio di far conoscere un luogo che non è accessibile a tutti e che è oggetto di cambiamento.  L’area ha un valore estetico singolare, direi unico non solo a Genova ma forse in Italia».

    Perché una mostra fotografica può dare un contributo effettivo a una gestione sostenibile dell’area?

    «L’incontro e la conoscenza con L’Associazione Le Serre è stato perfetto:  loro avevano bisogno della forza di buone immagini (l’Associazione in questi anni  ha usato  prevalentemente parole, scritti e atti amministrativi per la sua battaglia) noi di dare giusta destinazione al lavoro fotografico per non lasciarlo fine a se stesso».

    Lo stato in cui versa attualmente la valletta non è affatto dei migliori, non temete l’effetto opposto? Che la gente pensi che se tanto è stata così trascurata finora, sarà così anche in futuro (come spesso purtroppo accade negli spazi verdi pubblici, ridotti a latrine e abbandonati a se stessi) e tanto vale farci dei parcheggi?

    «No, le foto non denunciano, ma attraverso la nostalgia invitano la gente a sognare nella valletta, a due passi dal centro storico, un’oasi di buone pratiche. Il futuro non è indicato dalle foto (che danno testimonianza attuale) ma dagli atti concreti che Le Serre sta portando avanti».

    In che modo l’associazione Le Serre è stata coinvolta in questo progetto?

    «Noi abbiamo svolto il lavoro in autonomia perché l’argomento ci interessava parecchio e successivamente siamo venuti in contatto con l’associazione e ci è sembrata perfetta la collaborazione».

    Scopo principale è stimolare la partecipazione della cittadinanza, quindi chi volesse impegnarsi attivamente cosa può fare e a chi si può rivolgere?

    «Si può rivolgere a Le Serre, che ha operato come comitato fino al 4 settembre u.s. quando è diventata un’associazione di volontariato. La mostra è l’occasione per stimolare la partecipazione e l’adesione all’associazione».

    Questo lavoro fotografico avrà un seguito?

    «Certo, ora più che mai, si possono progettare tante altre iniziative di collaborazione!».

    Le fotografie esposte sono di Ettore U. Chernetich, Danilo Ciscardi, Ornella Corradi, Stella Ingrassia, Vittoriana Mobili, Fabio Parodi, Lucia Pinetti, Antonietta Preziuso, Chiara Saitta.

     

    Claudia Baghino