Autore: erasuperba

  • CreamCafé, nuovo spazio a Palazzo Ducale dedicato al disagio mentale

    CreamCafé, nuovo spazio a Palazzo Ducale dedicato al disagio mentale

    Palazzo Ducale entrataInizia oggi la sua attività un nuovo spazio a Palazzo Ducale. Si chiama CreamCafé – Creative Mind Café, uno spazio “aperto” che avrà lo scopo di togliere il velo alle malattie che generano i sintomi della demenza, come l’Alzheimer, rendendole oggetto di discussione ed approfondimento culturale e permettendo a tutti di parlarne liberamente senza la vergogna e il terrore che ancora la fanno da padrone nella nostra società.

    Al CreamCafé persone sane e persone ammalate (non gravi) si confronteranno riflettendo sulle patologie, sui loro sintomi e sulle diverse facoltà cognitive coinvolte. Si trova al 72 rosso di piazza Matteotti, a pochi passi da Sala Dogana e sarà sede di laboratori che affronteranno in modo più o meno diretto i temi connessi con il disagio mentale. Tante le attività in calendario, curate da una rete di volontari, persone qualificate che da anni operano nel settore: dalla conversazione informale agli incontri più strutturati e specifici, verranno praticati giochi e riflessioni sulle loro regole, procedure e strategie. Ma anche laboratori di musica e canto, creazione di storie e racconti partendo da parole e immagini. Il tutto mirando a creare un ambiente adeguato al tentativo di proteggere le facoltà cognitive dei partecipanti. La durata prevista per i laboratori è di un’ora.

    «Dopo tanti anni di lavoro nel campo e un’esperienza quindicennale di volontariato – racconta il dottor Guido Rodriguez presidente dell’associazione CreamCafé e direttore dell’AFMA (Associazione Famiglie malati Alzheimer) – è arrivata la proposta di Luca Borzani di utilizzare uno spazio del Palazzo Ducale per un’attività culturale sul tema della demenza. Noi vogliamo diventare per la nostra città veri e propri distributori di cultura e informazione, stiamo lavorando per creare una rete forte con tutte le associazioni genovesi, ci piacerebbe diventare il nodo di questa rete. Ad oggi abbiamo esposto il calendario dei laboratori, ma siamo solo all’inizio. Altri laboratori si potranno aggiungere per rendere sempre più articolata l’offerta, ma preferiamo per ora non mettere troppa carne al fuoco… Sarà importante anche capire la risposta della città alla nostra iniziativa».

    Chiunque volesse collaborare potrà iscriversi all’associazione CreamCafé a partire da oggi (lunedì 14 ottobre). Per partecipare ai laboratori sarà necessaria l’iscrizione all’associazione versando 1 euro per la tessera. CreamCafé sarà aperto da lunedì a venerdì dalle ore 15.00 alle ore 18.30. Per informazioni http://www.creamcafe.altervista.org

  • Riabilitare le Province: proposta dei sindacati, si accende il dibattito

    Riabilitare le Province: proposta dei sindacati, si accende il dibattito

    Prefettura Amministrazione ProvincialeIl nostro Paese, come altri in situazione di crisi economica, negli ultimi anni ha adottato politiche di austerity volte a delimitare il ruolo dell’intervento pubblico in funzione di una forte riduzione della spesa, attraverso tagli lineari. «Questo ha inciso notevolmente sia sulla garanzia dei servizi ai cittadini sia sulle condizioni di lavoro del personale impegnato negli stessi. Queste politiche inevitabilmente hanno aggravato una crisi delle Istituzioni che, a livello territoriale, non riescono a rispondere ai bisogni sempre più complessi dei cittadini», così scrivono i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil (Funzione Pubblica) nella bozza delle “Linee guida per un riordino partecipato del territorio e delle sue istituzioni”. «Chi risente di più di questi tagli è il sistema delle autonomie locali – continua il testo – nel quale aumentano ormai in modo preoccupante i casi di crisi dei Comuni e la paralisi delle Province nell’erogazione dei servizi di propria competenza».

    «Finalmente! – commenta soddisfatto Giuseppe Scarrone, dirigente della Provincia di Genova – La cosa finora è stata bellamente ignorata nel senso che molti decisori, non conoscendo le competenze delle Province, vanno avanti sostenendo provvedimenti devastanti per i servizi ai cittadini».

    Qualsiasi processo di riordino istituzionale «rischia di essere fallimentare se costruito in un’ottica di ulteriore riduzione delle risorse a disposizione – sottolineano Cgil, Cisl e Uil (Funzione Pubblica) – Non di questo si ha bisogno ma di un sistema delle amministrazioni che al contrario valorizzi e accompagni le energie espresse dal territorio e che al livello nazionale le coordini in un modello unitario (ma non unico) di sviluppo». In questo scenario vanno quindi necessariamente avviate le ormai indispensabili riforme strutturali dell’Amministrazione dello Stato e degli Enti Locali. «Negli ultimi anni vi è stato un continuo deterioramento delle relazioni tra Stato centrale ed istituzioni territoriali, a causa di scelte soprattutto economiche che hanno fortemente penalizzato Regioni, Province e Comuni – si legge nelle linee guida redatte dai sindacati confederali – La spesa inutile per eccellenza e quindi da tagliare è stata ritenuta in modo anche demagogico quella relativa alle amministrazioni provinciali, senza una strategia precisa nell’affrontare, in maniera adeguata, il tema del riassetto complessivo del territorio, senza cioè ridisegnare funzioni e competenze dell’intero sistema subregionale e del diverso rapporto da istaurare tra Stato e Regioni per quanto riguarda la competenza legislativa».

    «È il primo documento ragionevole che esca da molto (anzi direi da troppo) tempo dal livello delle organizzazioni centrali – afferma il dirigente della Provincia di Genova, Giuseppe Scarrone – Finora c’erano state prese di posizioni personali, voci isolate, forse richiamate all’ordine. Come sembravano ignorati i numerosi e argomentati interventi di eminenti giuristi, che sembravano quasi scongiurare i politici di recedere dall’inseguire posizioni demagogiche. Fosse stato da subito questo il livello della discussione adesso non saremmo in una simile situazione, quando ormai forse è troppo tardi per rimediare. Vedremo se anche questo documento sarà ignorato o sbeffeggiato come quelli dell’UPI (Unione Province Italiane), che pure qualche breccia hanno cominciato ad aprirla».

    In una fase caratterizzata da una forte crisi economica e dall’esigenza di razionalizzazione dell’assetto istituzionale del territorio «è indispensabile valorizzare le autonomie locali come istituzioni pubbliche in grado di garantire diritti fondamentali dei cittadini – continua il documento di Cgil, Cisl e Uil (Funzione Pubblica) – Esigenze che non riguardano solo le Province ma tutti i livelli di governo: occorre che ogni istituzione faccia i conti con la riduzione degli sprechi e dei costi impropri». Il livello intermedio tra Regione e Comune, sottolineano i sindacati «È un fondamentale livello istituzionale della Repubblica che non si può abolire o svuotare privando i territori di necessarie funzioni non frammentabili senza un percorso condiviso con le parti sociali ed il sistema delle istituzioni. In questo quadro, a nostro giudizio appare indispensabile: una chiara definizione delle funzioni di area vasta comprese quelle derivanti dall’istituzione delle Città Metropolitane; la valorizzazione delle funzioni e delle competenze di regolazione delle istituzioni pubbliche; il riordino dell’amministrazione periferica dello Stato; il riordino di enti strumentali, agenzie, società partecipate e consorzi non strettamente collegati alle funzioni istituzionali; la tutela e la valorizzazione dei lavoratori nei processi di riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni».
    Insomma, è necessario che «la riforma superi la disciplina frammentaria e disorganica dell’ordinamento locale e delinei un processo organico che, partendo da una chiara definizione delle funzioni e dei ruoli, crei un sistema integrato di livelli istituzionali capace di governare e indirizzare i processi sociali ed economici mettendo al centro servizi efficienti, cittadini e territorio». Un sistema integrato che «deve essere disciplinato da una Carta delle Autonomie che definisca, evitando inutili sovrapposizioni e duplicazioni, le attuali funzioni di Province, Città Metropolitane e Comuni, attribuendo alle prime le sole funzioni di area vasta e rendendo obbligatoria (prevedendo incentivi), la gestione associata dei servizi per i Comuni, al fine di promuovere la realizzazione di economie di scala efficaci».

    «Puro buon senso – conclude il dirigente provinciale, Giuseppe Scarrone – Ricordando , però, che alcune Regioni si sono tenute funzioni gestionali di area vasta (disattendendo il D.Lgs. 112 e l’art.118) e ora mirano a riprendersi pezzi interessanti (Formazione, Lavoro e connessi fondi europei). Ancora oggi ci si chiede: perché è stata accantonato il Codice delle Autonomie? Il testo di Cgil Cisl e Uil è da apprezzare. Chissà cosa ne pensano i tre massimi vertici sindacali. Non dimentichiamo che risale a poco più di un mese fa la dichiarazione anti-Province di Confindustria e degli stessi vertici sindacali».

     

    Matteo Quadrone

  • Sestiere di Pré: il punto di vista dell’Osservatorio Pré-Gramsci

    Sestiere di Pré: il punto di vista dell’Osservatorio Pré-Gramsci

    centro-est-preDa ormai tre anni attivo nel quartiere, l’Osservatorio Pré-Gramsci è un’associazione composta da cittadini residenti nel sestiere di Pré, animati dalla buona volontà e dal desiderio di migliorare la vivibilità del proprio “rione”.
    Un luogo speciale. Speciale per lo spazio che occupa nelle cronache dei giornali, ma speciale anche per il grande fascino che custodisce, noto ben oltre i confini cittadini.  Da una lato la criminalità, con la recente scoperta di un laboratorio di false griffes e la chiusura temporanea di 3 esercizi (tra cui il famoso “La Bodeguita”, un esercizio cinese e una latteria in Salita San Giovanni) per spaccio; dall’altro, l’attrattiva, l’iniziativa di ripristino dell’arredo urbano e l’apertura degli Sportelli Sociali. Ma se i media parlano spesso di Pré come “far west”, il direttore dell’Osservatorio, Giuseppe Fanfani, non è certo più morbido. Parla di “galera a cielo aperto”, pur non mancando di sottolineare tutte le buone iniziative che ogni giorno animano il quartiere.  Lo abbiamo incontrato durante la tappa di #EraOnTheRoad nel sestiere di Pré,  per conoscere il suo punto di vista, una panoramica delle problematiche e delle eccellenze che caratterizzano questa ampia porzione di centro storico.

    «L’esperienza ha avuto inizio nell’ottobre 2010. All’epoca, abbiamo organizzato i primi incontri, ma non eravamo ancora un comitato vero e proprio. Tutto è partito nel corso di un evento alla Commenda di Prè, in cui si erano riuniti tutti i comitati della zona: lì, abbiamo notato che le associazioni erano tante, ma tutte formate da 1-2 persone, ed era troppo dispersivo e poco efficace. Così abbiamo pensato di unire le forze e metterci insieme nell’Osservatorio, in modo spontaneo. Dopo però, anche questa soluzione è diventata insufficiente e ci siamo allargati anche sul web (sito internet, mail, newsletter, ecc., che io stesso curo) per coinvolgere altre persone. Questo ci ha permesso di comunicare con le Autorità, le forze dell’ordine e i cittadini interessati. Attualmente, siamo una decina di persone, tra cui Marco Ravera, portavoce dell’associazione. Il nostro scopo è quello di agire nell’area compresa tra Via Prè, Piazza della Commenda, Via Gramsci e vicoli di collegamento, arginando il degrado urbano, la criminalità, l’abusivismo e rendendo il quartiere più vivibile».

    Il campanile della Chiesa di San Giovanni di PréPiù vivibile, appunto. Questo il primo pensiero che viene in mente a molti genovesi quando si fa riferimento a via Pré e dintorni. Le pagine di cronaca dei quotidiani locali ci consegnano il lato sicuramente più brutto del quartiere, ma anche il direttore dell’Osservatorio ci tiene  a sottolineare quanto le problematiche siano concrete e all’ordine del giorno. Tanto da spingere i volontari dell’associazione ad organizzare vere e proprie “ronde” utilizzando Whatsapp per comunicare da una postazione all’altra: «È una “galera a cielo aperto”: per questo abbiamo mobilitato le forze dell’ordine e abbiamo chiesto loro di presidiare la zona. Oggi c’è una stretta collaborazione tra noi e le forze militari, che pattugliano sempre lungo Via Pré e limitrofe anche la sera, contribuendo alla percezione del sestiere come luogo sicuro. Abbiamo limitato le aggregazioni nella problematica Piazza della Commenda, spesso scenario di risse tra “bande”, e nei locali che vi si affacciano. Anche gli arredi urbani sono un problema: palazzi fatiscenti, facciate da rifare, cornicioni che cadono a pezzi, negozi scarsamente attrattivi. Ci sono i presupposti, ma è lasciato tutto alla malora e Prè finisce per esercitare poca attrattiva su eventuali visitatori rispetto alle potenzialità che ha».

    Fanfani punta il dito anche contro la sporcizia. Da Albaro, dove abitava, a Pré il passaggio è stato sicuramente brusco: «Il problema spesso è l’inciviltà. La nostra associazione si batte anche contro questa trascuratezza. Nonostante i condomini siano spesso dotati di cassonetti privati all’interno del loro cortile, in molti scambiano i vicoli (Vico del Gallo, uno su tutti) per discariche a cielo aperto. Collaboriamo molto volentieri anche con Amiu, di cui apprezziamo il lavoro: mattina, pomeriggio e sera puliscono le strade rendendole “scintillanti” e aiutando a mantenere il decoro urbano».

    mercato-comunale-gramsci-preE l’altro lato della medaglia? «Non siamo solo negativi, qui ci sono anche cose che funzionano bene. Tanto per cominciare – precisa Fanfani – l’iniziativa di insediare a Prè gli Sportelli Sociali, inaugurati pochi giorni fa e insediati nei locali un tempo occupati dall’ex Incubatore di Imprese: dopo il suo fallimento, piuttosto che vedere altre serrande abbassate, si è optato per questa soluzione. Sembra concreta, inoltre, l’ipotesi di apertura di un ambulatorio e di uno studio dentistico al 151 r di Via Prè, dopo l’apertura, tre mesi fa, di un’agenzia di viaggi che ha finora ottimi riscontri: tutte nuove iniziative che si affiancano agli storici esercizi di Prè. Anche Piazza Sant’Elena sarà a breve soggetta a restyling: grazie alla lungimiranza di un imprenditore privato, verranno aperti una gelateria e una trattoria. Le saracinesche si alzeranno anche nei locali davanti al mercato comunale: mentre quest’ultimo è semi-deserto, con 4-5 banchi attivi, lì davanti si parla di insediare nuove botteghe artigiane e ci sono trattative con Soprintendenza e Comune (quest’ultimo si sta occupando anche degli arredi urbani e si è in attesa di un’ordinanza). E poi ancora, non va dimenticato il Punto Emergenza Prè, vera eccellenza, una casa di preghiera musulmana, il centro “Veri Amici” per il recupero di ragazzi sudamericani».

    Quindi piano piano la piaga dei locali sfitti e delle serrande abbassate potrebbe rimarginarsi? «Quello dei locali sfitti è un problema atavico – ammette il direttore dell’Osservatorio –  già l’Incubatore a suo tempo aveva provato a sconfiggere il problema, fallendo. La libreria “Books in the Casbah” e il ristorante messicano “Mamacita”, nati grazie ai fondi del progetto, sono stati costretti a chiudere e trasferirsi in zone più centrali. Così hanno chiuso molti altri esercizi, e oggi vedere la serie di fondi chiusi sulla strada non è un buon biglietto da visita.

    L’Osservatorio Pré-Gramsci, tuttavia, non molla la presa e anzi rilancia. Lo fa con una proposta al Comune per quanto riguarda l’offerta turistica. L’associazione si offre per la gestione di un punto d’informazione turistica alla Commenda: «Vorremmo attivarci per rendere Prè meta turistica. È la porta d’ingresso in città per i turisti che arrivano in crociera, e serve decoro per far sì che non si devii più su Via Gramsci. Vorremmo aprire in Piazza della Commenda un chiosco informativo, gestito da noi, installare un point all’interno della Commenda stessa per la vendita di merchandising (maglie, cartoline, ecc.), e organizzare tour lungo Via Prè, creando così un percorso “naturale” dalla piazza alla via. Ci stiamo lavorando e speriamo che le risposte degli interlocutori siano positive».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • Finlandia, Tampere e Helsinki: profumi, luoghi e persone

    Finlandia, Tampere e Helsinki: profumi, luoghi e persone

    finlandia-helsinki-gabbiani-DILeggevo “Caduta libera” di Nicolaj Lilin quando uno scrollone mi ha fatto capire che l’aereo stava iniziando la fase di atterraggio. Superate le mille isole che formano uno spettacolare arcipelago siamo entrati dentro una nuvola per poi uscire sopra le verdi foreste finlandesi. Le punte degli alberi parevano grattare la pancia dell’aereo e la pista di atterraggio ancora non si vedeva. Improvvisamente è apparsa una piccola striscia di asfalto, le ruote si appoggiano dolcemente e l’aereo si ferma dopo un’iniziale brusca frenata. In attesa che aprissero i portelloni osservavo un addetto dell’aeroporto fuori dall’oblò, aveva un giaccone arancione allacciato fino al collo, un berretto in cotone che metteva caldo solo a guardarlo e dei guanti da operaio, nonostante la bella giornata ho pensato ci fosse freddo e mi sono preparato psicologicamente. Mentre scendevo le scale un raggio di sole caldo mi ha abbracciato e il termometro sopra la baracca del piccolo aeroporto segnava ventotto gradi, mi sono voltato a guardare quell’uomo tutto bardato, con una smorfia di interrogazione mi sono avviato verso l’uscita.
    L’aeroporto di Pirkkala è uno dei più piccoli che io abbia mai visto, la sala d’attesa è composta da alcune sedie in legno come quelle di scuola, un bar al piano superiore e uno shop di souvenir chiuso se il personale è impegnato nelle operazioni di check-in. Ho preso la navetta che con sei euro mi ha portato nel centro di Tampere in compagnia di alcuni studenti italiani che scontavano il loro periodo di Erasmus.

    In stazione mi aspettava una vecchia compagna di classe delle elementari che mi avrebbe accompagnato all’ostello, mi sentivo emozionato a rivederla dopo tanti anni. Il bus si è fermato nella piazza della stazione dove ho visto una ragazza con un cartello con scritto “Diego”, l’avrei riconosciuta comunque ma sono rimasto colpito dai mutamenti che può subire il corpo umano, era con il suo compagno, un ragazzo libanese che di mestiere fa l’interprete e il traduttore, nonostante il suo aspetto non fosse rassicurante era tuttavia simpatico e socievole. Mi hanno accompagnato in ostello, avevo un letto prenotato in una stanza comune per dodici persone, ho sistemato i bagagli e abbiamo fatto un giro veloce per le vie del centro. Ci siamo seduti sui gradini del teatro nella piazza principale, hanno deciso di raccontarmi la loro storia non priva di colpi di scena, mi hanno indirizzato verso alcuni posti da visitare per poi ritornare al loro destino, io ho proseguito solitario alla ricerca di un pasto caldo.

    Il primo impatto con l’ostello è stato con l’uomo della sicurezza, un ciccione che stava seduto su una sedia a guardare un film in bianco e nero mangiando dei nachos. Il suo sguardo di pietra mi fissava, sembrava avesse visto un alieno, mentre mi avvicinavo notavo le briciole sul pizzetto e il labbro inferiore immobile con la bocca leggermente aperta e una mano ancora dentro il sacchetto. Ho percorso il corridoio che ci separava con un passo stile “Mezzogiorno di fuoco”, quando gli sono arrivato davanti era immobile, sembrava di cera. Qualcuno doveva rompere quel silenzio, ho esordito con un “good night” ricevendo in cambio un cenno del capo, con lo sguardo ha seguito i miei movimenti fino a  che non sono sparito dietro l’angolo. Nonostante l’uomo della sicurezza il Dream Hostel è un ottimo ostello dove pulizia e efficienza regnano sovrani, la cucina è aperta a tutti e la sera la sala è piena di ragazzi che parlano, si conoscono, giocano a poker e utilizzano il WiFi gratuito. La mia compagnia serale era formata da un croato iperattivo sulla quarantina, un tedesco in sedia a rotelle, un disadattato italiano con una maglia nera dei Megadeath, un francese e un marocchino residente Bologna che non sapeva neanche il motivo per cui si trovava a Tampere. Giocavamo a poker per passare le serate, le partite duravano fino a quando il croato decideva di smettere sollevando il tavolo e rovesciando tutto quello che c’era sopra, era chiaro che non sapeva perdere, il ciccione della sicurezza arrivava puntuale a tavola ormai rovesciata guardandomi con occhiate sospette.

    Ma veniamo al dunque… Tampere sorge tra i laghi Nasijarvi e Pyhajarvi che hanno una differenza di altitudine di 18 mt, il centro è piccolo e scarno di grosse attrattive e neanche troppo ben frequentato, in contrapposizione la natura esplode in tutte le sue forme appena si esce dalla città. I ristoranti si contano sulle dita di una mano e non tutti ispirano fiducia, inoltre i prezzi dei piatti sono alti e l’istinto mi ha guidato verso il primo fast food disponibile, la catena Hesburger, l’omologo finlandese del McDonald’s con la differenza che i nomi dei panini sono scritti in finnico e di conseguenza è difficile fare delle scelte, fortunatamente l’inglese unisce tutto il mondo e un cheeseburger e delle crocchette di pollo sono state facili da ordinare.

    Il primo giorno di buon mattino ho camminato sulle sponde del lago inferiore, lungo tutto il suo perimetro si percorre un sentiero dentro a un parco naturale, gabbiani, corvi, aironi e cormorani popolano le rive in attesa di qualche pesce da mangiare. Ho riposato su un prato che terminava con una piccola spiaggia, decine di persone godevano del caldo eccezionale, mi sono spogliato e immerso nel lago, nonostante la temperatura esterna le acque sono gelide a causa dell’escursione termica che avviene nelle ore notturne. Rigenerato e ancora inconsapevole del raffreddore che sarebbe arrivato dopo poche ore, mi sono incamminato verso il centro per pranzare. Dentro un palazzo della via principale ho trovato un vecchio mercato in legno, Kuppahalli, al suo interno banchi di carne di renna, alci e scatolette di orso, negozi di souvenir ed economici ristorantini, ho ordinato una zuppa di pesce con trancio di salmone da leccarsi i baffi e una pentola di cozze in umido. Il pomeriggio ho preso una bici a noleggio per visitare il lago superiore e un parco a nord della città, dopo tre ore di pedalate mi sono dedicato allo shopping nel piccolo centro di Tampere e terminare la giornata con una sontuosa cena da Hesburger.

    Il mattino seguente ho preso il treno alle 8 del mattino per Helsinki, i costi dei trasporti sono altissimi ma il servizio è di un’eccellenza unica, la puntualità, la pulizia, il Wi-Fi gratuito e funzionante, il servizio di ristorazione, le poltrone con lo schienale retraibile, l’attacco per la corrente e per le cuffie della radio rendono il viaggio estremamente comodo e piacevole. Questo è quello che avrei scritto se non avessi preso il treno di ritorno in classe economica, gente ammassata come bestie al macello si spartiva un fazzoletto di spazio tra un vagone e l’altro, per un attimo mi sono sentito a casa.

    Ad Helsinki ho prenotato una stanza presso l’ostello dello stadio olimpico, una volta sceso dal treno ho cercato le indicazioni e ho attraversato a piedi il parco con lo splendido lago che separa la stazione dallo stadio. Lungo le sue rive ci sono due piste, una ciclabile e una pedonale dove ad ogni ora del giorno centinaia di persone si tengono in forma facendo sport immersi nella natura pur essendo in centro città. Non immaginavo che l’ostello fosse parte integrante dello stadio, si trova infatti nella curva e l’idea di dormire in quel posto così originale mi affascinava sempre di più.
    Helsinki è una città molto elegante, il centro è pulito e in ordine ed è facile veder passare alcuni senzatetto con grossi sacchi pieni di lattine e bottiglie vuote che inserite in appositi macchinari di smaltimento rifiuti differenziati pagano dieci o venti centesimi, un modo intelligente per tenere occupate le persone e rispettare l’ambiente.
    Il mare mi attirava come una calamita trascinandomi fino al porto dove ho pranzato con un ottimo trancio di salmone fresco e verdure, preso un caffè e fumato una sigaretta tra banchi di frutta e pesce fresco che si alternano sulla banchina del porto dove mendicanti e artisti cercano di spillare qualche moneta ai numerosi turisti che si aggirano alla ricerca di un battello per visitare le isole.


    Sulle note di “Spaced Cowboy” di Sly & the Family Stone sono salito a bordo della nave Mulligan per un tour di circa tre ore attraverso l’arcipelago, tempo necessario per vedere fari e verdi isolette con piccole case in legno, avvistare una foca, una coda di balena e ammirare il panorama della città vista da un’altra prospettiva.

    Sui gradini della grande cattedrale in legno che domina Helsinki, seduto tra coppie di innamorati e turisti giapponesi intenti a fotografare ogni cosa, scaldato dagli ultimi raggi di  una splendida settimana di sole attendevo il tramonto, nelle orecchie passava Paolo Conte, nulla sembrava più appropriato di “Diavolo Rosso” e quelle bambine bionde, con gli anellini alle orecchie.

    Il buio e il freddo dell’inverno reprime l’entusiasmo degli abitanti di Helsinki che esplode nelle stagioni più calde con manifestazioni artistiche e concerti lungo le vie della città dove tutto è più allegro e anche un viaggiatore solitario trova compagnia.
    Il mio viaggio in Finlandia sarebbe finito il giorno successivo quando avrei preso il traghetto per Tallin, ma quello è un altro viaggio.
    Un altro adesivo è stato attaccato sulla mia valigia, profumi, luoghi e persone di questa esperienza rimarranno sempre vivi nella mia mente come una fotografia da archiviare nell’album dei ricordi di una vita in giro per il mondo.

    Diego Arbore

  • Certosa, San Bartolomeo: evento per combattere il gioco d’azzardo

    Certosa, San Bartolomeo: evento per combattere il gioco d’azzardo

    certosa-san-bartolomeo«Viviamo in una città e nello specifico in un quartiere preso d’assalto da sale gioco e slot  presenti in molti esercizi commerciali. In questo triste panorama, spesso si perde di vista un’altra emergenza sempre legata alla ludopatia: i giochi d’azzardo on line». Con queste parole Andrea Brina, presidente della Società Operaia Cattolica di S.Bartolomeo della Certosa già in prima linea per la difesa del chiostro medievale dell’omonima struttura nel cuore del quartiere della Val Polcevera, presenta un’iniziativa originale in collaborazione con la Ludoteca Labyrinth, un evento denominato “Chi gioca sano va lontano…”, una giornata interamente dedicata al gioco.

    Domenica 13 ottobre a partire dalle 15 i quartieri di Certosa e Rivarolo sono chiamati a raccolta per scoprire giochi nuovi, gratuiti ed alternativi che, come spiega il presidente Brina «possono costituire un’alternativa all’isolamento che crea la dipendenza dal gioco d’azzardo on line specialmente nei confronti delle nuove generazioni che sono più deboli e soggette a cadere nell’ingannoUscire di casa , spegnere il PC, dimostrare che è possibile giocare divertendosi e incontrando persone reali è quello che ci prefiggiamo, nella speranza che l’evento possa presto diventare un appuntamento mensile fisso».

    La manifestazione, che ha ottenuto il patrocinio del Municipio V Valpolcevera, si terrà presso i locali sociali in via S.Bartolomeo della Certosa 11 .Ci sarà la possibilità di provare tanti giochi di società, da quelli classici a quelli provenienti da tutto il mondo, ma anche rompicapo, giochi d’abilità e strategia. Inoltre grazie alla presenza del comitato “Non è un gioco”, promotori della Proposta di Legge 574 contro la diffusione del gioco d’azzardo, si potranno conoscere  i dati  e avere materiale informativo riguardo questa emergenza. Concluderà la giornata un monologo teatrale scritto e realizzato appositamente dall’attore Paolo Lazarich per riflettere sull’ossessione del giocatore compulsivo.

  • Molassana, ex Italcementi: necessaria messa in sicurezza rii Mermi e Torre

    Molassana, ex Italcementi: necessaria messa in sicurezza rii Mermi e Torre

    ponte carrega centro commerciale 2Un’eredità dell’ex Giunta Vincenzi, confermata dall’amministrazione Doria e poi scarsamente vigilata dalle istituzioni preposte, nonostante si tratti di un’operazione di cementificazione impattante su una valle – quella del torrente Mermi e del contiguo rio Torre a Molassana, pesantemente colpita dai tragici eventi alluvionali del novembre 2011. I lavori della società Coopsette per la costruzione di un enorme edificio a destinazione commerciale nell’area del cementificio dismesso Italcementi – circa 216000 metri quadrati sulla sponda sinistra del Bisagno a 200 metri da Piazzale Adriatico e Ponte Carrega – zona considerata esondabile, sono da poco ripresi dopo un lungo stop conseguente ad un ricorso al Tar, promosso da un’altra realtà del settore preoccupata dalla concorrenza. Il nuovo manufatto multipiano (come da noi preannunciato in un articolo dell’anno scorso) ospiterà una grande struttura di vendita “Bricoman” per il “fai da te”, ma al suo interno troveranno spazio anche ulteriori attività produttive e commerciali.

    Il cantiere è ubicato proprio all’interno della valletta dove il rio Mermi scorre in un greto seminascosto dalla vegetazione per poi confluire nel Bisagno dopo aver attraversato un tratto coperto. Oggi qui spicca un enorme scheletro di cemento incompleto, lungo 300 metri e alto una quarantina, che ha rimpiazzato gli orti urbani caratteristici di questa porzione di Molassana. Lo stato di emergenza idrogeologica è sempre confermato, visto che alcune famiglie sono soggette al divieto di permanenza nelle loro abitazioni in caso di allerta meteo di tipo I e II. Comunque sia, Coopsette ha proceduto ai lavori di sbancamento della collina nel medesimo bacino idrografico, anche se finora non sono state eseguite le contestuali opere di sistemazione idraulica del vicino corso d’acqua.
    Nel frattempo la stagione delle piogge si avvicina e con essa cresce la paura degli abitanti. Comprensibile timore accresciuto dal fatto che all’interno dell’area di cantiere, ormai da mesi, giacciono abbandonati laterizi, terre di scavo e materiale edile che – nella malaugurata eventualità si verificassero intensi episodi piovosi – probabilmente potrebbero scivolare a valle, ostruendo ulteriormente il pericoloso torrente.

    La situazione del cantiere

    ponte carrega centrocommercialeCome detto i lavori sono ripresi «Ufficialmente da giugno, ma in realtà solo adesso sono entrati a regime – racconta Fabrizio Spiniello, portavoce dell’associazione Amici Ponte Carrega – A breve dovrebbero partire con le opere di urbanizzazione, ovvero la sistemazione della viabilità di Lungo Bisagno. Noi, però, ci aspettiamo che comincino anche i lavori di messa in sicurezza del torrente Mermi». Soprattutto nel tratto finale, oltre a quello di competenza di Coopsette. «Quest’ultima, infatti, ha realizzato qualche piccolo lavoro esclusivamente nella parte di rivo interno all’area di cantiere, poca cosa rispetto agli interventi necessari. Nel tratto finale del rio Mermi, quello che va dal cantiere alla confluenza nel Bisagno, il corso d’acqua è tombinato e la società costruttrice dovrà scoperchiare la copertura per metterlo in sicurezza».

    A destare preoccupazione, dunque, è l’aumentato rischio idrogeologico in zona, conseguenza di scelte non condivise con gli abitanti del luogo. «Noi cittadini siamo stati esclusi dalle decisioni in merito alle sorti di quest’area – continua Spiniello – È stata un’occasione persa perché l’amministrazione ha permesso di costruire un ecomostro davanti alle nostre case. Oggi, almeno, vogliamo sollecitare i responsabili, pubblici e privati, riguardo alla sicurezza del rio e chiediamo di fare chiarezza al più presto sui tempi di esecuzione». Secondo gli Amici di Ponte Carrega, la società costruttrice avrebbe perpetrato un’operazione scellerata «Sbancando la collina e scoprendo due rivi affluenti del Mermi che adesso confluiscono in una piana di cemento. In precedenza, invece, la presenza di numerosi orti curati dalla gente del posto garantiva, dal punto di vista idraulico, un contenimento del rischio». Lo scorso 26 agosto con la caduta delle prime piogge si sono verificati degli allagamenti «Quindi è evidente come lo sbancamento abbia peggiorato la situazione», sottolinea Spiniello.

    Inoltre, Coopsette ha recentemente presentato una variante per realizzare ulteriori 6000 metri quadrati di parcheggio in struttura impalcata, di fronte al piazzale della ex cementifera. In sostanza un raddoppiamento rispetto alle previsioni iniziali, probabilmente al fine di vendere più facilmente l’area.
    «Ai cittadini sono state promesse delle opere di compensazione, quali la piantumazione di alberi ad alto fusto per coprire l’edificio e ridurre in parte l’inquinamento ambientale e acustico prodotto dai mezzi privati diretti al nuovo centro commerciale – spiega Spiniello – Il sindaco Doria e l’assessore Bernini hanno affermato di essersi trovati dinanzi ad un intervento già approvato e di non avere alcuna intenzione di peggiorarlo ulteriormente. Invece, se approveranno la variante per il nuovo parcheggio, il carico di cemento sarà sempre più pesante. Noi rivendichiamo con forza l’area verde prevista a favore del quartiere. Su questo punto, però, non abbiamo risposte da un anno».

    L’interrogazione in Regione

    Il 30 luglio scorso, il consigliere regionale Lorenzo Pellerano (Lista Biasotti), ha presentato un’interrogazione per chiedere alla Regione un’attenta verifica dell’assetto idrogeologico nella zona di Ponte Carrega. «Ho invitato gli assessori all’Ambiente e all’Urbanistica a recarsi in sopralluogo urgente, insieme ai tecnici degli uffici competenti del Comune – spiega Pellerano – Da quando il cantiere è stato aperto, secondo le testimonianze di alcuni abitanti, la situazione si è aggravata. Inoltre, mi risulta che le opere di messa in sicurezza non siano state ultimate, mentre nel tratto del rio Mermi compreso tra l’area di intervento e lo sbocco sul Bisagno, neppure sono cominciate».

    «L’ufficio Assetto del territorio non ha competenze in merito alle previsioni urbanistiche edilizie in oggetto – così ha risposto l’assessore regionale all’Ambiente, Renata Briano, il 16 settembre – Il Dipartimento è intervenuto, in qualità di ufficio di supporto all’Autorità di bacino regionale, nella procedura relativa alla definizione dello stato di pericolosità idraulica del rio Mermi, della progettazione e della relativa sistemazione idraulica. Poiché il rio è stato soggetto ad alcune esondazioni nell’ambito degli eventi alluvionali del 4 novembre 2011, è stata richiesta innanzitutto una verifica delle previsioni progettuali, alla luce della ricostruzione dell’evento avvenuto, che è stata eseguita».
    Briano ha poi proseguito «Nel gennaio-febbraio 2012, il Comitato tecnico di bacino ha espresso parere favorevole con alcune prescrizioni da riscontrare da parte della Provincia, nell’ambito delle procedure di autorizzazione idraulica, circa gli interventi di sistemazione proposti, nonché sull’aggiornamento delle fasce di inondabilità allo stato attuale del rio Mermi e del rio Torre. La Provincia di Genova, l’11 luglio 2012, ha approvato la variante al Piano di bacino del torrente Bisagno, relativamente all’inondabilità allo stato attuale del rio Mermi e del rio Torre, tutt’oggi vigente, nonché la riperimetrazione preventiva delle facili inondabilità stesse, dando atto che tale riperimetrazione entrerà in vigore solo a seguito della completa realizzazione e verifica degli interventi idraulici previsti». Infine, l’assessore sottolinea come la normativa di Piano di bacino «Prevede la possibilità di approvare uno strumento urbanistico attuativo anche in aree a pericolosità idraulica, a condizione che sia prevista nello stesso strumento la realizzazione di opere idrauliche atte a ricondurre le condizioni di pericolosità a livello compatibile con l’intervento edilizio».

    In pratica, l’assessorato regionale all’Ambiente afferma che i lavori edilizi potevano iniziare, ma contestualmente con la messa in sicurezza. «Purtroppo, però, non dice nulla sullo situazione di rischio alluvionale che incombe oggi sulle nostre teste – sottolineano gli Amici di Ponte Carrega – evadendo la domanda e rimbalzando la competenza sulle condizioni realizzative e di sicurezza alle materie di competenza del Comune. Emerge così che, soltanto con la fine dei lavori, si potrà avere una sicurezza idraulica. Tuttavia, non viene data risposta al nostro quesito riguardo l’aumento della situazione di rischio durante lo svolgimento degli stessi».
    Per quanto riguarda il Comune «Da noi già interpellato più volte – ricorda Spiniello – ha sempre sostenuto che la responsabilità dell’esecuzione spetta a Coopsette, mentre l’amministrazione comunale ha il compito di vigilare. Francamente, si tratta di una risposta fin troppo evasiva».

    L’iniziativa del Municipio Media Valbisagno

    Proprio per richiamare l’attenzione delle istituzioni, la maggioranza del Municipio Media Valbisagno è intenzionata a presentare, al prossimo consiglio municipale, una mozione congiunta. «Un paio di giorni fa abbiamo incontrato i rappresentanti consiliari della Media Valbisagno per integrare il documento con le nostre indicazioni – spiega Spiniello – La mozione solleciterà la giunta di Municipio ad impegnare l’amministrazione comunale affinché sia trasmessa una dettagliata informazione in merito allo stato di avanzamento dei lavori di messa in sicurezza del rio Mermi».
    «L’iniziativa è finalizzata a stimolare una maggiore sensibilità da parte dell’amministrazione pubblica chiamata a tenere sotto controllo la situazione, in generale su tutta la zona, in particolare sugli interventi previsti sui rivi Mermi e Torre – spiega Gian Antonio Baghino, consigliere Pd e assessore all’Assetto del territorio del Municipio Media Valbisagno – il nuovo centro commerciale, infatti, porterà dei posti di lavoro, ma anche inevitabili disagi per la popolazione».
    Secondo Baghino, la sistemazione idraulica del torrente Mermi sarà avviata entro fine anno «Così ci ha garantito Coopsette». Ma la realizzazione di queste opere non sarebbe dovuta partire contestualmente alla costruzione del manufatto? «La società costruttrice non si occuperà direttamente dei lavori perché ha deciso di affidarli tramite gara, dunque i tempi si sono allungati – risponde il consigliere municipale – L’assegnazione dell’appalto dovrebbe avvenire entro il mese di ottobre. E si partirà dal tratto finale del rio, quello più critico che desta preoccupazione negli abitanti di Ponte Carrega».
    In merito al contiguo rio Torre, invece «La pratica attualmente è in Provincia e si attende l’autorizzazione necessaria da parte dell’ente – continua Baghino – Poi, anche in questo caso, occorrerà aspettare la gara ed il successivo affidamento, quindi è ipotizzabile che la concreta realizzazione non avvenga prima della primavera 2014».

    Gli Amici di Ponte Carregga, inoltre, chiedono al Comune puntuali informazioni sul futuro piano di emergenza per fronteggiare gli eventi alluvionali, che gli uffici di Palazzo Tursi stanno approntando in questi giorni. «Si ipotizza di bloccare il traffico evitando così gli spostamenti delle persone su mezzi privati nelle zone esondabili – afferma Spiniello – Questo sarebbe un bel passo avanti rispetto a prima. Siamo anche ansiosi di vedere superata l’ordinanza del sindaco (provvedimento N. 2012-POS-274 del 28/08/2012) che prevede un generico sgombero per gli abitanti che vivono in aree dichiarate a rischio in caso di allerta meteo 1 e 2, ma non prevede, ad esempio, la chiusura della Coop Val Bisagno che pure si trova sotto il livello del torrente Bisagno».

    Infine, conclude Spiniello «Stiamo discutendo proficuamente con la Protezione Civile, con la quale abbiamo concordato di attivare un percorso informativo e partecipato con la popolazione di Ponte Carrega e Piazzale Adriatico sulla gestione delle allerte e l’auto-protezione, percorso che porteremo avanti a partire dal mese di novembre».

    Matteo Quadrone

    [Foto tratte dal sito web dell’associazione “Amici di Ponte Carrega”]

  • William Shakespeare, frasi che ancora fanno parte dell’inglese parlato

    William Shakespeare, frasi che ancora fanno parte dell’inglese parlato

    William ShakespeareNell’ultima settimana mi è capitato due volte che studenti o conoscenti mi chiedessero lumi riguardo a un inglese alquanto famoso che risponde al nome di William Shakespeare. Non credendo alla casualità ma alla causalità degli eventi, ho pensato fosse giusto usare la puntata di oggi per raccontare qualcosa su The Bard, il Bardo, soprannome con il quale l’autore è conosciuto.

    Innanzitutto, partiamo dalla pronuncia corretta del cognome, che probabilmente vi stupirà già in partenza. La prima “a” non si legge “e” come in molti credono, ma con il dittongo “ei”, proprio come nella parola shake, che probabilmente già conoscete come verbo dal significato di “scuotere” o “stringere”, nel caso di to shake hands, “stringersi la mano”.

    Nato nel 1564 nella graziosa cittadina di Stratford-upon-Avon e morto nel 1616, Shakespeare è stato una delle figure più prolifiche e influenti non solo della letteratura inglese, ma di quella mondiale. Diversi studiosi si chiedono se egli stesso abbia realmente scritto tutte le opere teatrali che convenzionalmente gli sono attribuite e le opinioni riguardo alla biografia del più grande drammaturgo – nonché poeta – inglese sono talvolta discordanti. Parlarne nel dettaglio in questo breve articolo non mi sembra opportuno, per cui fingerò di ignorare i misteri e sospetti che aleggiano intorno al Bardo – così come il fantasma del padre svolazzava attorno a Hamlet, protagonista dell’opera forse più nota di Shakespeare – e fingerò che effettivamente sia lui l’autore di tutti i lavori che gli vengono attribuiti.

    In particolare, è opinione piuttosto diffusa che Shakespeare (ricordate la pronuncia corretta) abbia inventato centinaia di nuove parole ed espressioni. In realtà le cose non sono andate proprio così, nel senso che nessuno inventa nulla che non esista già, perlomeno nelle lingue. Una lingua, infatti, è un insieme di elementi limitati (il vocabolario, per quanto ampio, ha un numero finito di parole) che possono essere combinati tra loro per creare un numero potenzialmente illimitato di frasi: si chiama, questo, aspetto creativo del linguaggio umano.

    Non voglio ovviamente sminuire Shakespeare. Credo che qualsiasi scrittore sarebbe felice di essere bravo un milionesimo della metà di quanto fu un genio lui nell’arte di usare parole e frasi e comporle in modo inusuale e creativo per descrivere personaggi, stati d’animo ed emozioni universali.

    E’ comunque innegabile che, sia che fossero farina del suo sacco sia che fossero “prese in prestito” dall’ambiente che il Bardo frequentava, diverse frasi o espressioni che si trovano nei lavori di Shakespeare sono entrate a far parte dell’inglese che parliamo oggi:

    – to be or not to be, that is the question, “essere o non essere, questo è il problema”, da Hamlet;

    – a foregone conclusion, “un risultato scontato”, da Othello;

    – all’s well that ends well, “tutto è bene quel che finisce bene”, dall’opera omonima;

    – salad days, “il periodo della giovinezza”, da Anthony and Cleopatra.

    Con l’ultima espressione, che letteralmente si tradurrebbe “i giorni dell’insalata”, Shakespeare faceva riferimento ovviamente al colore della pianta, il verde, associato alla gioventù, e non al fatto che già ai tempi i ragazzi si lanciassero in diete a base di insalatone per avere un fisico sempre più tonico… See you!

     

    Daniele Canepa

     

  • Luce, gas, telefono: assistenza e tecnici in subappalto

    Luce, gas, telefono: assistenza e tecnici in subappalto

    telefonoQuesta settimana mi preme fare luce sui subappalti, sostantivo che avrete sentito nominare più e più volte, ma su cui occorre precisare alcune cose.

    Quando un soggetto riceve una commissione (per meglio dire, l’incarico per eseguire una prestazione di fornitura o di servizi), può succedere che questi “deleghi” parte del lavoro ad un altro soggetto. Mi spiego meglio: per la manutenzione delle strade comunali, il Comune di Genova ha affidato in appalto ad Aster la manutenzione. Se Aster delegasse ulteriormente una parte del suo lavoro, lo farebbe sotto la forma del sub-appalto.

    Ma questo è un caso tutto sommato semplice. Purtroppo, veniamo a scoprire che anche nel campo delle utenze domestiche (luce , gas e telefonia), la legge degli appalti pare inesorabilmente vigente. Con problematiche che si ripercuotono sui cittadini malcapitati.

    Per esempio, se vi capita di dover traslocare una linea telefonica di Telecom Italia, chiamate il 187 (se siete privati) o il 191 (se siete imprenditori – professionisti) e fate la dovuta richiesta.
    E qui viene il bello; voi pensate che vengano dei tecnici Telecom, con tanto di tesserino di riconoscimento, invece vedrete arrivare un soggetto di una ditta in appalto (o sub appalto a seconda delle situazioni) che esegue il lavoro.

    Voi vi chiederete a questo punto: “Che cosa cambia?” Nulla se il lavoro viene svolto correttamente e nell’immediatezza.
    Ma se per qualche motivo il tecnico di turno non è in grado di compiere il trasloco della linea da voi richiesto, iniziano i guai… Questo signor tecnico comunica alla ditta madre (Telecom Italia) la mancata esecuzione del lavoro e Telecom vi comunicherà la data in cui il tecnico tornerà… magari una settimana dopo! Nel frattempo voi avete traslocato e vi trovate con i mobili nella nuova casa (o nel nuovo ufficio) e la linea telefonica nella vecchia. E che cosa potete fare ?
    Protestare al 187 o al 191, voi mi risponderete…
    Esatto. Peccato che il call center si rifà a quanto dicono i tecnici, i quali, secondo la suadente voce della signorina che sta all’altro capo, hanno sempre ragione perché la loro parola, o meglio, la loro relazione tecnica, è incontrovertibile….

    Qual è la morale della favola?

    1. La Telecom, nel caso di specie, è certamente responsabile della linea telefonica (di sua gestione…) ma ribalta su altro soggetto la propria “mala gestio”;
    2. Per il consumatore/utente diventa assai difficile risolvere un problema come quello prospettato, in quanto, di fatto, perde di vista l’unico riferimento certo che aveva, ossia la compagnia telefonica stessa.
    E, paradossalmente, finisce che la compagnia telefonica perde di vista pure se stessa…

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Figosa, progetto made in Zena: la tracolla che fa il giro del mondo

    Figosa, progetto made in Zena: la tracolla che fa il giro del mondo

    FigosaUn progetto tutto genovese, frutto della passione di due giovani artigiani amanti della fotografia e delle macchine fotografiche da collezione. “Figosa” è una tracolla di cuoio, adatta soprattutto per macchine fotografiche analogiche o per moderne mirrorless, che i nostri due trentenni, Andrea e Laura,  producono artigianalmente nel loro studio.

    «L’idea nasce dalla necessità di avere alcune tracolle in stile vintage per la nostra collezione di vecchie macchine fotografiche. Per poter rendere infatti le nostre macchine antiche utilizzabili – racconta Andrea – oltre al cercare i rullini giusti, serviva una cosa fondamentale: delle tracolle che potessero essere adeguate, confortevoli e con il giusto stile!»

    Ed è proprio da qui che nasce Figosa (il nome deriva da una citazione dal film Zoolander):  «Il progetto è ai primi passi, ma stiamo ricevendo sempre più riscontri positivi sia dai nostri fan sia dai nostri clienti. Non ci saremmo mai aspettati un simile seguito!»

    Il risultato che sono riusciti a ottenere Andrea e Laura è andato di gran lunga oltre le aspettative. Sul web si trovano decine di ottime recensioni da parte di blog e riviste online del settore, sia nazionali che internazionali. «Abbiamo quindi dato vita al nostro shop online e siamo rimasti subito colpiti dai risultati. Le vendite sono all’ordine del giorno e questo ci riempie di orgoglio. Attraverso il web abbiamo venduto diverse tracolle in tutto il mondo, dall’Australia agli Stati Uniti d’America». Ma guai a parlar loro di e-commerce come soluzione per il futuro… «Siamo artigiani e la vendita online è stata ed è una parentesi per farci conoscere e muovere i primi passi. Le nostre tracolle si possono trovare da qualche tempo nei negozi di fotografia e speriamo sia sempre maggiore il loro interesse, in modo da eliminare la nostra vendita diretta online. Io mi auguro di tutto cuore che i “negozi fisici” ritornino in auge, come era prima dell’avvento dell’e-commerce. I rapporti personali sono troppo importanti per essere soppiantati a causa di un prezzo più basso che si può ottenere su internet».

    Per ogni Figosa spedita in giro per il mondo, i ragazzi allegano una lettera al cliente invitandolo a scattare foto con la Figosa “in uso” e a seguire il progetto sui vari social network. «Ci piace allacciare rapporti umani con tutti coloro che usano una nostra tracolla. Ci piace sapere che quella macchina fotografica rimasta per tanto tempo su una mensola a prendere polvere, ora grazie a Figosa viene portata in giro quotidianamente. Per questo pensiamo che Figosa possa essere d’aiuto agli amanti della fotografia analogica, può ridare vita a una macchina fotografica che era diventata un semplice soprammobile. Da questo nasce anche il nostro slogan “Don’t leave it at home!”… non lasciarla a casa!».

    Viene naturale, infine, considerata la passione di Laura e Andrea per la fotografia “old style”, chiedere… Quale futuro per la fotografia analogica? «Noi non pensiamo che l’analogico possa riprendersi lo spazio rubato dal digitale… Noi ne siamo certi! Ci sono diversi articoli che fanno riferimento a statistiche da cui si evince che le pellicole stiano avendo una seconda giovinezza. Il fascino della fotografia analogica non ci ha mai abbandonati. E’ stata messa in ombra dal digitale, questo è vero, ma a differenza di molti altri strumenti non ha mai cessato di vivere».

     

     

  • Carmine, inaugura il mercato e torna in voga il progetto Montmartre

    Carmine, inaugura il mercato e torna in voga il progetto Montmartre

    piazza-carmineNel quartiere del Carmine i riflettori sono da tempo puntati sulle vicende legate al restyling del nuovo mercato rionale. Soprattutto in questi giorni: l’inaugurazione è prevista per domani, 11 ottobre. L’evento tanto atteso sarà salutato con gioia da residenti e commercianti della zona che, dopo un percorso travagliato, si vedranno finalmente restituire il loro mercato, luogo di aggregazione sociale, di rilancio turistico e di ripresa economica. Il fermento è Mercato Comunale Carminepiù che giustificato e le aspettative sono alte, ma le vicende del mercato hanno adombrato in questi anni altre realtà del quartiere, che più difficilmente trovano spazio per emergere.

    Qualche giorno fa siamo stati al Carmine con #EraOnTheRoad e abbiamo parlato con rappresentanti del CIV Zecca-Portello e cittadini, abbiamo scoperto quanto ancora sia viva la proposta di qualche anno fa lanciata da Stefano Bruzzone, dell’associazione Cantiere di Idee per il Carmine: rendere il quartiere la “Montmartre genovese”, ritrovo per artisti e punto di incontro per la rinascita culturale. Il progetto del 2009 era incentrato proprio sullo spazio del mercato, ai tempi la sua riqualificazione pareva una chimera e i cittadini del posto si erano riuniti per proporre alle istituzioni un progetto alternativo. Oggi, fortunatamente, il mercato inizia una nuova vita, ma il sogno degli abitanti del Carmine è tutt’altro che tramontato.

    Le attenzioni degli abitanti sono incentrate su due spazi particolarmente adatti per la realizzazione di questo progetto: la Chiesa sconsacrata di San Bartolomeo in Piazza dell’Olivella e l’Abbazia di San Bernardino, nell’omonima Salita.

    olivella-carmine-verticalesan-bernardino-carmine-verticale

    Si tratta di strutture gestite e controllate in varia misura dalla Diocesi genovese, dalle Opere Pie, dal Comune di Genova. La prima, quella dell’Olivella, è stata da poco restituita alla città in tutto il suo splendore, nella suggestiva cornice di Piazza dell’Olivella. Di proprietà della Parrocchia di Ns. Signora del Carmine e Sant’Agnese, dopo il restyling viene utilizzata esclusivamente per ospitare attività di gruppi boy-scout al venerdì. Per il resto, solo uno sporadico uso da parte della Parrocchia. Ci racconta Don Davide, parroco del Carmine: «Nell’edificio il restyling è ancora da ultimare, mancano riscaldamento e impianti, e per adesso non può essere dato in uso alla cittadinanza perché non ci sono le condizioni adatte. Tuttavia c’è la volontà di terminare gli interventi e metterlo a disposizione per eventi e manifestazioni. Ne stiamo parlando con CIV e istituzioni, ma la strada è ancora lunga».

    Nel caso di San Bernardino, invece, si tratta di uno spazio importante per l’organizzazione di eventi e manifestazioni. La sua gestione è legata alle vicende della ex scuola Negrone Durazzo della vicina Salita Negrone Durazzo: edificio di proprietà del Pio Istituto Negrone Durazzo Brignole Sale, è gestito dalla cooperativa sociale onlus “La Salle” e Associazione ex alunni dei “Fratelli delle Scuole Cristiane”, in collaborazione con la parrocchia del Carmine e Distretto Sociale I Centro Est. “La  Salle”, nata nel 1994, da 20 anni si impegna a favore di bambini e ragazzi in difficoltà, sotto il profilo educativo, sociale, di integrazione per migranti. Il centro si divide in educativa territoriale/centro sociale con funzione di doposcuola; “casa famiglia” che accoglie in affidamento 13 adolescenti, di cui 6 risiedono stabilmente nel centro.

    Da circa 5 anni, la stessa cooperativa “La Salle” è diventata capofila di una rete di soggetti per la gestione dell’Abbazia sconsacrata di San Bernardino: di proprietà inizialmente del Pio Istituto, dopo alterne vicende (bombardamento del ’42 e conseguente abbandono) è stata ristrutturata e donata al Comune di Genova, il quale ha aperto un bando per la gestione degli spazi, vinto proprio da “La Salle” e gli altri della rete. Oggi usato soprattutto per scopi interni all’attività della Cooperativa, lo spazio viene anche affittato ad esterni a pagamento: perlopiù usato in collaborazione con la Parrocchia di Ns. Signora del Carmine per festeggiare battesimi e comunioni, il locale è stato affittato anche per manifestazioni artistiche da TILT – Teatro Indipendente Ligure, da Libera, Emergency, Cantiere di Idee per il Carmine dello stesso Bruzzone.

    Questi locali (2 sale, una attrezzata con strumenti audio-video) sono stati recuperati dopo anni di interventi urbani e resi di nuovo agibili e “a disposizione del quartiere per iniziative di socializzazione, assistenza, ricreazione per scuole, associazioni, enti pubblici e privati, gruppi, singoli e famiglie”, come si legge davanti ai locali di Salita San Bernardino. Tuttavia, la pratica non è così immediata come sembra: le richieste d’uso sono prese in considerazione dal Comitato di Gestione di San Bernardino, senza contare le tariffe che, pur alla portata di tutti (da 20 euro/ora per i residenti e 30 per gli esterni, a 130/giorno per i residenti e 180 per gli altri), non sono viste di buon occhio da coloro che chiedono spazi aperti alla cittadinanza per la libera espressione e la realizzazione del “sogno Montmartre”.

    Così commenta Stefano Terrile, di “La Salle”: «La gente non capisce che le cose hanno un costo. Le spese di gestione dell’Abbazia sono di 7 mila euro all’anno, con 3 mila euro di affitto da pagare al Comune di Genova. Noi diciamo ok alle attività, ma a pagamento: sapevamo fin dall’inizio che le sale in questione sarebbero state sempre in perdita, tuttavia abbiano scelto di darle alla cittadinanza per prezzi simbolici, pur di favorire le iniziative nel quartiere, ma ci rendiamo conto che c’è ancora malcontento. Abbiamo proposto anche ad altri soggetti di entrare in rete con noi, dividendo gli utili e diminuendo le perdite, ma nessuno ha voluto aderire finora».

    Dal CIV Zecca-Portello, il presidente Max Maturanza racconta: «Nel quartiere non ci sono spazi a diretta gestione del CIV. Tuttavia, ci stiamo dando da fare e stiamo organizzando eventi (un Festival che si svolge ogni anno nel mese di giugno, ma il calendario è flessibile e che l’anno scorso ha portato 1500 persone), aprendo negozi, avviando attività. L’idea del Carmine come Montmartre non nasce a caso: il quartiere ha retaggi pseudo-francesi ed è stato in passato ritrovo di musicisti, ribelli, band, anarchici, gruppi rivoluzionari. Oggi, pur mantenendo l’identità di “borgo”, accoglie molte persone da fuori e ha voglia di crescere: il mercato viene a inserirsi “a cose fatte”, in un contesto che è già cambiato ed è ancora in fermento. Anni fa avevamo proposto di aprire un mercato che fosse un “temporary market” (mercato al mattino, spazio aperto per creativi al pomeriggio), ma la proposta è caduta: non ci abbattiamo e lavoriamo per dare agli abitanti i benefit necessari all’interno del loro quartiere».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The Road

    Questo articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

  • Castelletto, San Nicola: valletta Carbonara, possibile intesa sul futuro

    Castelletto, San Nicola: valletta Carbonara, possibile intesa sul futuro

    Valletta Carbonara San NicolaQuattro enti in campo – Azienda per i servizi alla persona Emanuele Brignole, Comune (responsabile della pianificazione urbanistica della città), Regione (i cui rappresentanti, insieme a quelli di Palazzo Tursi, siedono nel consiglio di amministrazione del Brignole) e Università di Genova (che ha acquisito l’ex Albergo dei Poveri) – stanno lavorando alla definizione di un accordo di programma per ridisegnare le destinazioni future di valletta Carbonara (o San Nicola) a Castelletto, l’area di circa 27 mila metri quadrati di proprietà del Brignole ma da decenni affittata al Comune che qui ha installato i vivai comunali e alcuni magazzini di Aster.
    La Giunta Doria, sulla spinta della mobilitazione di cittadini, comitati e associazioni – che hanno già elaborato un dettagliato progetto per una futura gestione sostenibile dell’area che sorge alle spalle dell’ex Albergo dei Poveriha deciso di modificare radicalmente le scelte fatte dall’ex Giunta Vincenzi, la quale nel progetto preliminare di PUC (Piano Urbanistico Comunale) aveva previsto la possibilità di costruire parcheggi al posto dei vivai comunali (con il loro conseguente trasferimento all’interno dei parchi di Nervi). La nuova amministrazione, invece, intende lasciare nell’area di Castelletto le serre comunali, cancellando la previsione parcheggi e destinando Valletta Carbonara a verde pubblico e orti urbani. Il consiglio si è già pronunciato in maniera positiva con una specifica mozione che troverà il suo sbocco naturale all’interno della discussione finale sul PUC.

    Adesso l’obiettivo è trovare un intesa tra tutti i soggetti interessatidopo che è tramontata l’ipotesi che il Comune acquisisse dal Brignole il diritto di superficie dell’area diventandone nei fatti proprietario per un certo numero di anni – che permetta di superare lo stato di abbandono in cui giace la valletta. Ma all’appello manca un quinto soggetto, ovvero quella variegata galassia di cittadini e realtà associative da tempo impegnate a progettare nuove soluzioni per il recupero e la valorizzazione di un Bene Comune dell’intera città.

    Valletta Carbonara San Nicola«Ormai è evidente che l’ASP Brignole non intende più realizzare una speculazione edilizia – racconta Franco Montagnani del comitato Le Serre di San Nicola di Castelletto – sono cadute tutte le velleità in questo senso, salvo l’opportunità di sfruttare la valletta per il nascente polo universitario previsto dall’Ateneo genovese che si impegnerà nella ristrutturazione dell’ex Albergo dei Poveri».
    L’8 luglio scorso, infatti, l’Università di Genova ha presentato un progetto di ristrutturazione dell’ex Albergo dei Poveri che prevede la costruzione di una foresteria e altri spazi per studenti. In tale ambito potrebbero essere realizzati nell’area anche alcuni impianti sportivi a servizio dell’Università, verde e orti urbani, con l’aggiunta di qualche immancabile posteggio a raso.

    Come detto, però, oltre a Brignole, Comune, Regione e Università «Ci siamo anche noi cittadini, comitati e associazioni, che vorremmo essere formalmente convocati per partecipare al tavolo di discussione – continua Montagnani – Questa sarà la sede per raggiungere un’intesa fra le parti. Noi auspichiamo che il nostro progetto venga inserito in questo ambito di nuova utilizzazione di Valletta Carbonara perché è perfettamente compatibile con le finalità dell’Università e le esigenze degli studenti. Il Commissario Straordinario dell’ASP Brignole, Enzo Sorvino, con il quale abbiamo recentemente parlato, si è detto disponibile a cercare una soluzione che accolga anche le nostre proposte».

    Per mantenere alta l’attenzione della cittadinanza sul futuro della valletta, il comitato Le Serre organizza – dal 14 al 27 ottobre – la mostra fotografica itinerante “La Valletta in piazza” nelle vetrine degli esercizi commerciali di San Nicola, un’esposizione che propone una serie di immagini realizzate dagli allievi di Sandra Ariu e Federico De Angeli: Ettore U. Chernetich, Danilo Ciscardi, Ornella Corradi, Stella Ingrassia, Vittoriana Mobili, Fabio Parodi, Lucia Pinetti, Antonietta Preziuso, Chiara Saitta. Lunedì 14 ottobre, alle ore 18, presso il Maniman (Salita San Nicolò 35) è prevista l’inaugurazione, alla presenza del Sindaco di Genova, Marco Doria, del Presidente del Municipio centro Est, Simone Leoncini e del Commissario Straordinario dell’ASP Brignole, Enzo Sorvino.

     

    Matteo Quadrone

  • Boccadasse, ex rimessa Amt: vicina la fine dei lavori, è tempo di bilanci

    Boccadasse, ex rimessa Amt: vicina la fine dei lavori, è tempo di bilanci

    boccadasse-2-cantiereSiamo a pochi mesi dalla fine dei lavori e nel cantiere della ex rimessa Amt di Boccadasse c’è fermento. Un iter lungo e non certo privo di polemiche. Da una parte gli abitanti del quartiere che dal primo momento (era il 2009 quando l’architetto svizzero Mario Botta presentava i famosi progetti con le torri impattanti) hanno vigilato sulla riconversione dell’ex rimessa, dall’altra i proprietari dell’area  (nonché committenti del progetto, Soc. Coop. Primo Maggio 85, affiliata del consorzio Abitcoop) che sperano ovviamente di chiudere l’operazione nel migliore dei modi.  Dopo l’articolo pubblicato lo scorso luglio, facciamo il punto sul futuro dell’area.

    «Nel quartiere siamo generalmente soddisfatti dell’esito della vicenda dicono dal comitato “Uniti per Boccadasse” – L’iter è stato lungo e travagliato fin da subito, con l’iniziale proposta progettuale dell’architetto Mario Botta, che poi ha rinunciato all’incarico. Non abbiamo mai considerato la sua rinuncia come una perdita insanabile, semplicemente perché non abbiamo mai capito che cosa ci volesse comunicare con i suoi (due) progetti, o forse lui non ha capito cosa si aspettava il nostro quartiere. Ci ha dato l’impressione di non aver idea del contesto urbanistico in cui il progetto si sarebbe inserito: Genova o un’altra città, sarebbe stato lo stesso. Ma queste sono vicende del passato: adesso il nuovo impianto è pressoché ultimato, restano pesanti riserve sul risultato estetico, ma la mediazione è anche questo».

    Boccadasse 2, residenzeI giochi sono fatti e, a lavori pressoché conclusi, nelle prossime settimane il terreno di confronto sarà sui seguenti temi: per prima cosa, il giardino da 3 mila mq che dovrebbe sorgere nella parte sud del complesso. Sul verde vigono vincoli urbanistici che prevedono la costruzione di un giardino ad uso pubblico, con obbligo di manutenzione di 10 anni a carico dei condomini. Lo spazio verde ancora non è stato predisposto e molti dubitano che riuscirà ad essere ultimato entro l’anno. Tuttavia, da Abitcoop arrivano notizie rassicuranti: «Gli oneri saranno rispettati e condomini e cittadinanza avranno il verde, come promesso. Prima deve essere indetto un bando di gara pubblico, poi si potrà procedere con la sistemazione a verde: trattandosi di una gara pubblica, tuttavia, la tempistica è incerta e alcune delle soluzioni esterne saranno sistemate dopo il termine di febbraio 2014, dando priorità alla fine degli interventi sugli edifici».

    In secondo luogo, il problema della circolazione stradale intorno all’edificio, su cui il Municipio Medio Levante ha già deliberato nell’estate 2013 per la costituzione dei sensi unici: attorno al complesso, l’ultimo tratto di Via Beretta diventerà a senso unico, con possibilità di transito solo in Via Cavallotti. «Non siamo contrari alla delibera -commentano i cittadini- non è così grave: se vedremo che così non fa, basterà togliere i cartelli e tornare alla viabilità attuale».

    Inoltre, è stato richiesto dal Comitato -e ottenuto-  che lo scarico delle acque dell’edificio non confluiscano a Boccadasse, ma nelle tubature di Via Cavallotti. In corso i lavori anche per la copertura della strada a nord del complesso: lì è stato creato un locale sotterraneo per la collocazione di impianti termici e pompe di calore, ma attualmente lo scavo non è stato ancora coperto dalla strada, come previsto.

    In ultimo, i parcheggi dell’area, che diventerà zona blu: «Attualmente il nostro quartiere è zona di confine tra parcheggio libero e zona blu, con il risultato di manifestare i difetti di entrambe le tipologie. Si sta andando verso un’inclusione nella zona blu già esistente», commentano dal Comitato, e incalzano: «la questione di fondo però resta la vendita degli alloggi. Venduti i box (com’era prevedibile), venduti più o meno gli appartamenti a sud, il resto dell’impianto risulta invenduto. Forse, come avevamo sempre detto, si poteva costruire meno, costruire meglio, e vendere a caro prezzo a ragione. Quando è stato presentato il nuovo progetto, molti del Comitato volevano opporsi, pensando fosse inutile costruire così tanto. Ma le leggi del business sono queste: volevano oltre 90 appartamenti, e li hanno avuti. Abbiamo desistito, infine, per non incorrere in problemi burocratici e legali, ma ci domandiamo se non sarebbe stato meglio continuare la battaglia. I prezzi degli appartamenti sono quasi il doppio rispetto alla media del quartiere e chi ha soldi da investire probabilmente preferisce comprare altrove, magari in riviera. All’inizio i prezzi al mq erano ancora più elevati ma per fortuna si è deciso di diminuirli, altrimenti le probabilità di vendere sarebbero ancora inferiori».

    Così commentano la situazione dall’Ufficio Vendite di Abitcoop Liguria: «In merito al problema dell’invenduto, non siamo così tragici: rispetto al resto d’Italia, la Liguria non presenta grosse problematiche in ambito immobiliare. Inoltre, in generale si sta registrando una generale ripresa dei mercati, seppur ancora a macchia di leopardo, che fa ben sperare che le piccole difficoltà di oggi saranno presto risolte. La zona di Boccadasse è centrale, ben servita dai mezzi e molto bella: un’area d’élite, per cui gli acquirenti sono persone con aspettative alte (che siamo certi di soddisfare con il prodotto offerto) e con budget importanti, in grado di affrontare un investimento come questo. Finché tutti gli appartamenti non saranno assegnati, tuttavia, i costi non peseranno su chi ha già acquistato, ma resteranno a carico della cooperativa proprietaria, che provvederà alla copertura delle spese».

     

    Elettra Antognetti 

  • Piaggio Aero: ancora nessun piano industriale, lavoratori a rischio

    Piaggio Aero: ancora nessun piano industriale, lavoratori a rischio

    Piaggio Aero. Sestri PonenteContinua a regnare l’incertezza sul destino di Piaggio Aero – storica industria aeronautica attiva sia nella progettazione e manutenzione di velivoli completi che nella costruzione di motori aeronautici e componenti strutturali – soprattutto per quanto riguarda lo stabilimento genovese di Sestri Ponente (vedi la nostra inchiesta del giugno scorso). Ormai da mesi i 1300 lavoratori di Sestri Ponente e Finale Ligure attendono di conoscere il piano industriale che dovrà delineare le strategie future del gruppo.

    Oggi, secondo le ultime indiscrezioni trapelate, sarebbe imminente una svolta negli assetti societari con la riconferma degli attuali soci – le famiglie Di Mase e Ferrari, Mubadala Aerospace (Business Unit del gruppo Mubadala Development Company di Abu Dhabi), Tata Limited (società britannica del gruppo Tata) – e un aumento di capitale. «Sino a poche settimane fa i rumors davano per probabile il passaggio del timone dell’azienda alla Mubadala Development Company – si legge su “La Stampa”, edizione di Savona (26/09/2013) – Sarebbe stato Di Mase a vendere le sue quote. Pochi giorni fa, dopo lunghe trattative, sarebbe emersa invece una nuova soluzione che prevede il mantenimento dell’attuale squadra di soci pronti a fare, quello sì indispensabile, l’aumento di capitale, si parla di circa 120 milioni di euro tanto per incominciare».
    Per ora è d’obbligo il condizionale e non si conoscono altri particolari. Sicuramente, però, è innegabile che l’incertezza sull’assetto della società stia pesando negativamente sull’attività di Piaggio Aero. Adesso gli scenari potrebbero cambiare radicalmente. Ma in questa fase risulterà determinante soprattutto la ricapitalizzazione della società ed il conseguente programma di sviluppo.

    «Aspettiamo il piano industriale che riguarderà tutto il gruppo Piaggio Aero, ma la nostra preoccupazione è che possa colpire in misura maggiore lo stabilimento di Genova», così tutte le organizzazioni sindacali descrivono il momento. Senza dubbio il nascente sito produttivo di Villanova d’Albenga (che sostituirà quello di Finale Ligure) ha migliori prospettive rispetto a Sestri Ponente, dati gli ampi spazi a disposizione che, in teoria, potrebbe accogliere anche parte delle attività oggi svolte a Genova. «Ma ciò non deve accadere perché vogliamo sia rispettato l’accordo di programma che garantisce la sopravvivenza di entrambi gli stabilimenti», ribadiscono i sindacati.
    Tuttavia, il dubbio continua ad aleggiare sopra la testa dei lavoratori genovesi che l’hanno recentemente esposto anche al sindaco Marco Doria invitandolo ad impegnarsi in prima persona affinché sia tutelato l’insediamento industriale di Sestri Ponente.
    Allo stato attuale lo stabilimento di Genova è praticamente fermo con metà dei 540 lavoratori in cassa integrazione. Ammortizzatore sociale che scadrà il prossimo dicembre. «Probabilmente si chiederà la proroga – continuano i sindacati – ma quest’ultima è legata agli investimenti che qui non sono stati ancora effettuati». Come ad esempio la cabina di verniciatura dei veicoli che risulta indispensabile ai fini della continuità produttiva.
    «È fondamentale che la città prenda una forte posizione – concludono i rappresentanti sindacali – esprimendo apertamente la volontà di mantenere lo stabilimento di Sestri Ponente con tutti i suoi dipendenti».
    Resta il silenzio dell’azienda con tutto il suo carico di cattivi presagi sotto forma di possibili esuberi. D’altra parte è inevitabile che senza idee precise di sviluppo e scelte chiare sulle strategie future, qualunque rilancio sarà impossibile.

     

    Matteo Quadrone

  • Museo Luzzati, incontro con il direttore Sergio Noberini

    Museo Luzzati, incontro con il direttore Sergio Noberini

    museo-luzzati-porta-siberia-porto-anticoDopo il successo della mostra dedicata al fumettista Andrea Pazienza, siamo andati al Porto Antico a fare quattro chiacchiere con il direttore di uno dei musei più attivi e stimolanti della città, nato dal genio dell’artista ligure Emanuele Luzzati.
    Sergio Noberini, direttore del Museo Internazionale Luzzati, ci ha accolti calorosamente, insieme al collega Ing. Andrea Rossi della Porto Antico S.p.A., società che museo-luzzatigestisce e ospita tutte le attività del Porto, dall’Acquario al Museo dell’Antartide allo stesso Luzzati.

    “Andrea Pazienza”, una mostra dedicata al fumetto che porta a Genova le opere di un grande artista di fama internazionale. Iniziata il 25 luglio scorso, si sarebbe dovuta concludere il 7 ottobre, ma è stata prolungata fino al 14. Un bilancio alla fine di questa avventura?

    «Con questa mostra abbiamo portato a Genova le opere (100 tavole originali) di uno degli artisti più amati e controversi del secolo scorso. Pazienza è l’artista che ha ritratto e accompagnato la generazione complicata e appassionata degli anni ’70-‘80. Con la selezione antologica che abbiamo presentato, la più grande nel nord Italia da 15 anni a questa parte, abbiamo voluto rendere omaggio alla sua produzione: le storie in slang di Pentothal, quelle “ribelli” di Zanardi, la poesia di Pompeo, le bellissime illustrazioni di Campofame, senza dimenticare l’ironico Pert, dedicato al Presidente Pertini, in cui la dimensione intimistico-tormentata lascia spazio all’impegno politico. È stata l’occasione per ripercorrere un pezzo di storia recente dal punto di vista di “Paz” e per ammirare la qualità artistica di un disegnatore diventato mito. Pazienza ha stravolto i canoni del fumetto e ha creato un nuovo linguaggio, fatto di cambiamenti continui di registro, di stile, di grafia. “Paz” distrugge la sintassi, le tecniche e la grammatica: dopo 25 anni dalla scomparsa, la sua produzione è ancora attuale, basta pensare a al personaggio di Pert e all’Italia che descriveva con lungimiranza. La scelta di ospitare questa mostra è stata una rottura rispetto ai linguaggi percorsi fino ad oggi (illustrazioni, foto, cinema d’animazione) e si è rivelata una scelta audace ma vincente, che  ha portato tante gente e tanti giovani e che si inserisce nel solco già tracciato con le esposizioni di Mordillo e Altan».

    Progetti per il futuro?

    «Conclusa l’esperienza di Pazienza, ci sono nuovi progetti in serbo: vogliamo che il nostro museo sia un cantiere, un laboratorio, un’officina delle arti. Non un museo in senso tradizionale e statico, ma un’agorà di sperimentazione, come avrebbe voluto Emanuele Luzzati, che si definiva un “artigiano”. Per cominciare, a breve il Museo diventerà una delle sedi del Festival della Scienza. Anche quest’anno continua la consueta collaborazione con la Scuola di Robotica: il Museo ospiterà laboratori, workshop, progetti. Inoltre, sempre nell’ambito del Festival, in collaborazione con Fondazione AMGA e Gruppo Iren, dal 23 ottobre sarà visitabile nel salone centrale del Museo la mostra “Le fonti, la vita, il lavoro. Tecnologia e bellezza nel patrimonio artistico del Gruppo Iren”, in cui verrà valorizzato lo storico patrimonio dell’azienda Olivetti. All’esterno del salone, inoltre, saranno esposti pannelli stampati su fondo rosso scuro con graffiti realizzati da Luzzati e Dario Bernazzoli negli anni ’50 per la storica sede di AMGA di Via delle Gavette. Il tema centrale saranno i mestieri, le tecnologie, l’attenzione dell’azienda per il territorio. Inoltre, anche un’installazione luminosa “La Fenice” sarà visibile all’esterno del Museo per tutta la durata del Festival, e non mancheranno conferenze (“Le stagioni dell’impegno” e “Dal disegno al segno e ritorno: nuovi percorsi d’arte nel Novecento italiano”) e laboratori di creatività per bambini. A tale proposito, abbiamo già dato avvio a programmi di formazione con Cesare Moreno e i Maestri di Strada di Napoli: crediamo che l’arte possa creare un momento di riflessione contro la dispersione scolastica, con iniziative sparse sul territorio. Per Genova è una bella scommessa».

     

    Genova e la cultura: qual è il ruolo del Museo Luzzati nella valorizzazione del patrimonio artistico della città?

    «Il Museo Luzzati prova a combattere la staticità e la scarsa valorizzazione del patrimonio culturale cittadino -e non solo- attraverso un approccio sperimentale e dinamico alle arti applicate. Per questo, nel tempo abbiamo cercato di aprire a esperienze insolite e meno tradizionali, se paragonate ad altri musei più “istituzionali” e tradizionali. Cerchiamo di aprirci a nuovi temi, anche sociali: ad esempio, anni fa la mostra provocatoria di Letizia Battaglia dedicata alla Sicilia, per rendere il territorio più vivo, e oggi stiamo lavorando per portare a Genova un’esposizione sul tema dei diritti umani. Si tratta di un progetto “in itinere” realizzato da vari grafici mondiali basato solo su immagini, senza parole. Vorremmo portare al Museo alcuni di loro e organizzare workshop, aprirci a professionisti nuovi, ma spesso quel che vorremmo fare si scontra con i limiti di sovvenzioni a disposizione di un Museo privato come il nostro. Per fortuna collaboriamo con Porto Antico S.p.A., che ci ospita e che rappresenta un partner privilegiato: grazie a questa collaborazione, siamo riusciti a “fare rete” sia con loro che con altri soggetti come la Triennale di Milano e il MART di Rovereto. In questo momento di tagli alla cultura e mancanza di fondi, noi crediamo che si possa sopravvivere: se un’idea è forte si riesce a trovare il modo per realizzarla. Serve tenacia, servono bei progetti: lavoriamo sulle sfide e pensiamo che, per prima cosa, non si debba mai dimenticare l’elemento fondamentale del “gioco”. Per questo, stiamo pensando a una serie di iniziative sulla strada della commistione tra arti diverse: ad esempio, vorremmo proporre percorsi eno-gastronomici al Museo, per avvicinare più persone e aprirci all’esterno. Inoltre, vogliamo puntare sull’idea di museo dinamico, sul modello francese: perché ancora oggi l’arte fugge da Genova? Le nostre collezioni “scappano” a Firenze, i fondi bibliotecari e i patrimoni archivistici (da quello di Sanguineti a quello dell’agenzia Publifoto) non sono valorizzati. Non è niente di nuovo, ma solo così possiamo guardare avanti».

     

    Elettra Antognetti

  • Costruzioni sui torrenti: leggi regionali in contrasto con le norme nazionali

    Costruzioni sui torrenti: leggi regionali in contrasto con le norme nazionali

    torrenti-bisagno-rischio-idrogeologicoL’argomento è importante quanto delicato perché in un territorio come quello ligure, soggetto ad alto rischio idrogeologico, la normativa regionale in materia di tutela delle aree di pertinenza dei corsi d’acqua – soprattutto riguardo alla distanza delle costruzioni dai torrenti e alla realizzazione di tombinature e discariche o abbancamenti di materiali inerti – dovrebbe essere improntata alla massima prudenza. La Regione Liguria, invece, nel corso degli anni ha inserito tra le pieghe delle leggi, eccezioni e deroghe spesso in palese contrasto con le norme nazionali, come ha rilevato lo stesso Ministero dell’Ambiente.

    A sollevare il caso per prima è stata la sezione Tigullio di Italia Nostra, come racconta il presidente, Annamaria Castellano «Noi abbiamo cominciato a lavorare su questo fronte nel 2009 perché nel Comune di Chiavari era previsto un progetto per la realizzazione di una discarica di inerti nella valle del Rio Campodonico: un riempimento della valletta con oltre 1 milione e 700 mila metri cubi di materiale che ha rischiato di essere, in Liguria, il primo di una lunga serie di scempi ambientali ai danni del già compromesso sistema idrogeologico».
    Oggi la buona notizia è che il rischio dovrebbe essere stato sventato. «La sezione Tigullio di Italia Nostra ha presentato delle osservazioni sul progetto di Chiavari, accolte positivamente dal Ministero dell’Ambiente – sottolinea Castellano – In seguito è saltato fuori un progetto analogo nel Comune di Sori, nella valle del Rio Cortino, contrastato da un comitato spontaneo di cittadini. Ma altri simili interventi riguardano anche le provincie di Imperia e Savona».

    Rio Campodonico

    Nel gennaio 2010, preparando un primo documento molto circostanziato contro il progetto nella valle del Rio Campodonico «Ci siamo accorti che il Piano di bacino della Provincia di Genova presentava una discrepanza assai grave con il Codice dell’ambiente», ricorda Castellano.
    Il D.Lgs. 03-04-2006 n. 152 “Norme in materia ambientale”, all’articolo 115 (tutela delle aree di pertinenza dei corpi idrici), infatti, recita: «Al fine di assicurare il mantenimento o il ripristino della vegetazione spontanea nella fascia immediatamente adiacente i corpi idrici, […] di stabilizzazione delle sponde e di conservazione della biodiversità […] le regioni disciplinano gli interventi di trasformazione e di gestione del suolo e del soprassuolo previsti nella fascia di almeno 10 metri dalla sponda di fiumi laghi stagni e lagune, comunque vietando la copertura dei corsi d’acqua che non sia imposta da ragioni di tutela della pubblica incolumità e la realizzazione di impianti di smaltimento dei rifiuti».
    L’art. 9 delle “Norme di attuazione del Piano di Bacino della Provincia di Genova”, invece, afferma: «Non sono consentite nuove tombinature o coperture […] salvo quelle dirette ad ovviare a situazioni di pericolo, a garantire la tutela della pubblica incolumità e la tutela igienico sanitaria, nonché quelle necessarie per consentire la realizzazione delle discariche di rifiuti solidi urbani e di inerti».
    Bisogna prestare attenzione alle singole parole perché è proprio tramite le sottigliezze linguistiche che la Regione Liguria aggira le norme nazionali. «La congiunzione “e” diventata “nonché” capovolge di fatto il significato e lo spirito della Legge, chiaramente volta a conservare il più possibile la naturalità dei corsi d’acqua e la sicurezza idrogeologica – spiega Castellano – Così facendo, in Liguria si consente la possibilità di creare discariche previo tombinamento di rivi e torrenti».
    Va detto che la Provincia di Genova, nella formulazione della norma in questione, si è attenuta ai criteri ricevuti dalla Regione Liguria. Effettivamente, con Deliberazione di Giunta regionale del 23/3/2001 n.357, la Regione ha approvato alcuni “Criteri per la redazione della normativa di attuazione dei Piani di Bacino” in cui, all’art. 9, sono vietate le tombinature e le coperture salvo «quelle necessarie per consentire la realizzazione delle discariche di rifiuti solidi urbani e di inerti».
    La sezione Tigullio di Italia Nostra decide allora di indirizzare una segnalazione in merito, chiedendo la rettifica delle disposizioni regionali e provinciali onde adeguarsi alla legge nazionale, a tutti gli enti preposti: Regione, Provincia, Ministero dell’Ambiente, senza ricevere alcuna risposta. A questo tentativo, dimostratosi vano, fa seguito nel marzo 2011, una diffida, redatta dall’avvocato Ardo Arzeni e firmata dalla presidente nazionale dell’associazione ambientalista, Alessandra Mottola Molfino.
    Seppure con molto ritardo, il 12 luglio 2011, finalmente arriva la risposta del Ministero dell’Ambiente che riconosce la giustezza delle osservazioni di Italia Nostra, riscontra la difformità tra l’art. 115 del D.Lgs 152/06 e l’art. 9 del Piano di Bacino della Provincia di Genova ed invita le amministrazioni regionale e provinciale a «fornire ogni utile chiarimento al riguardo a questo Ministero e quindi ad apportare le pertinenti modifiche atte ad assicurare che i piani di stralcio in oggetto risultino conformi con la citata normativa nazionale».

    Rio Cortino

    Il progetto dell’amministrazione comunale di Sori – di cui si parla già da alcuni anni – prevede il riempimento, con circa due milioni di metri cubi di detriti e rocce da scavo, dell’intera vallata percorsa dal Rio Cortino, allo scopo di bonificare l’area dal rischio di dissesto idrogeologico. Le opere di riempimento e di messa in sicurezza della valle del rio, però, hanno anche un’altra finalità, ovvero la lottizzazione edilizia con la creazione di spazi commerciali e artigianali, l’ampliamento degli impianti sportivi e la costruzione di nuove residenze.
    «La messa in sicurezza di un’area a rischio idrogeologico verrebbe così barattata con lo sconvolgimento di parte del territorio soggiacendo a logiche affaristiche – sottolinea il comitato di residenti – Tale progetto non rappresenta la messa in sicurezza del sito, bensì creerebbe un grave danno alla salute ed alla viabilità del territorio per tutti gli abitanti di Sori e delle sue frazioni, in particolare quelle di Teriasca e Cortino». Il riempimento della Valle del Rio Cortino, secondo il comitato, provocherà «Danni all’ecosistema e desertificazione della valle, inquinamento acustico prodotto dal continuo via vai dei mezzi che trasporteranno il materiale di riempimento (più di 100 camion al giorno), inquinamento da polveri sottili per la movimentazione del materiale di risulta, alta probabilità di inquinamento da sostanze nocive provenienti da materiali non controllabili che rimarranno nel sito (amianto nel migliore dei casi) con il concreto pericolo di contaminazione delle falde acquifere, del torrente Sori, fino a compromettere la vivibilità della spiaggia, rischio di infiltrazioni mafiose per il succoso giro d’affari, inizio lavori per opere di discutibile interesse pubblico con il ricavato della svendita della nostra terra, sconvolgimento urbanistico del territorio». L’intera vallata percorsa dal Rio Cortino con la sua estensione di fitta macchia mediterranea «Per noi rimane parte di un patrimonio comune da difendere – concludono i cittadini – Fermo restando che il problema della messa in sicurezza va comunque risolto, il nostro scopo è a quello di valutare e proporre una soluzione alternativa che meglio rispetti l’ambiente».
    Di diverso avviso è il sindaco di Sori, Luigi Castagnola, che sulle pagine del “Secolo XIX” nel 2012 parla di «Progetto che metterà in sicurezza tutto il paese dal rischio alluvionale. La zona di Sori è in una situazione di dissesto idrogeologico e l’area del rio Cortino è tutt’ora una spada di Damocle sopra l’abitato».

    Regolamento regionale 14 luglio 2011 N.3 

    I tempi sono curiosi perché nel luglio 2011, appena due giorni dopo la risposta del Ministero dell’Ambiente, la Regione Liguria approva un nuovo “Regolamento recante disposizioni in materia di tutela delle aree di pertinenza dei corsi d’acqua” – R.R. 14 luglio 2011, n. 3 – in cui «La norma incriminata esce dalla porta e rientra dalla finestra – spiega Castellano – Una vera e propria legge col trucco». A questo punto «Abbiamo cercato di instaurare un dialogo con i rappresentanti regionali, non trovando disponibilità da parte loro». E così Italia Nostra, insieme a WWF e Legambiente, presenta ricorso al Tar Liguria. «In particolare su due punti – espone Castellano – Le tombinature funzionali alla realizzazione di discariche e abbancamenti; la distanza minima delle costruzioni dalle sponde di rivi e torrenti».

    Borzoli. rio Figoi3

    Partiamo da quest’ultimo aspetto. Con il nuovo regolamento, infatti, la Regione consente di ridurre la fascia di inedificabilità, in ambito urbano, fino a soli 3 metri dai corsi d’acqua. Nell’art. 4 (Fasce di tutela) del R.R. 14 luglio 2011, n. 3, comma 1, si legge: «A fini di tutela e miglioramento dell’ambiente naturale delle aree di pertinenza dei corsi d’acqua e di contestuale garanzia di mantenimento di aree di libero accesso agli stessi per l’adeguato svolgimento delle funzioni di manutenzione degli alvei e delle opere idrauliche nonché delle attività di polizia idraulica e di protezione civile, sono stabilite fasce di tutela».
    Il comma 3 prosegue: «Per i corsi d’acqua ricadenti nel reticolo idrografico di primo, secondo e terzo livello è stabilita una fascia di inedificabilità assoluta pari a 10 metri, articolata nei termini di seguito indicati: a) all’interno del perimetro dei centri urbani, e ad esclusione dei tratti di corso d’acqua ricadenti nelle aree a valenza naturalistica, la fascia può essere ridotta, previa autorizzazione idraulica provinciale ex R.D. 523/1904, fino a: 5 metri per i corsi d’acqua di primo livello; 3 metri per i corsi d’acqua di secondo livello; b) per i corsi d’acqua compresi nel reticolo idrografico di terzo livello la fascia può essere ridotta, previa autorizzazione idraulica provinciale ex R.D. 523/1904, fino a: 5 metri all’esterno del perimetro del centro urbano; 3 metri all’interno del perimetro dei centri urbani, e ad esclusione dei tratti di corso d’acqua ricadenti nelle aree a valenza naturalistica».
    L’art. 5 (Interventi nelle fasce di in edificabilità assoluta), comma 1, precisa: «Nella fascia di inedificabilità assoluta, articolata secondo quanto previsto dall’articolo 4, non sono ammessi interventi di nuova edificazione».
    Ma il comma 3 prevede: «In casi di notevole acclività del versante interessato, esterno al perimetro del centro urbano, possono altresì essere ammessi, previa autorizzazione della Provincia, interventi di nuova edificazione con le stesse modalità previste all’art. 4 all’interno dei centri urbani […]».
    Il comma 4 aggiunge: «A seguito dell’approvazione di progettazioni di livello almeno definitivo di messa in sicurezza idraulica di un corso d’acqua, che, nell’ambito di un contesto di sistemazione complessiva, comportino la demolizione di volumi edilizi esistenti in fregio al corso d’acqua, può essere autorizzata dalla Provincia, la ricostruzione, anche non fedele, di tali volumi a distanze inferiori a quelle previste all’articolo 4, a condizione che ricadano in tessuti urbani consolidati e che: a) gli interventi idraulici da realizzare siano finalizzati alla messa in sicurezza […] b) si tratti di insediamenti produttivi e sia dimostrato che non sia possibile prevederne la ricostruzione a maggiore distanza dal corso d’acqua […]».

    «La Regione, rispondendo alle nostre contestazioni, ha sostenuto l’esigenza di uniformare il quadro normativo – racconta il presidente della sezione Tigullio di Italia Nostra, Annamaria Castellano – Ma la Legge nazionale (D.Lgs. 03-04-2006 n. 152) stabilisce in tutti i casi la distanza minima di 10 metri dalle sponde dei corsi d’acqua per la realizzazione di edificazioni. Pur volendo lasciare per buone alcune situazioni esistenti, dove oggi la distanza è addirittura pari a zero, almeno per le nuove costruzioni è necessario rispettare la fascia di inedificabilità assoluta pari a 10 metri».

    torrente-fereggiano

    Proseguiamo nell’analisi del regolamento regionale. L’art. 7 (interventi negli alvei dei corsi d’acqua), comma 1, sancisce : «[…] negli alvei dei corsi d’acqua non sono consentiti i seguenti interventi, fatti salvi quelli necessari ad ovviare a situazioni di pericolo ed a tutelare la pubblica incolumità: a) interventi che comportino ostacolo o interferenza al regolare deflusso della acque di piena, […] nonché il deposito di materiali di qualsiasi genere; b) interventi di restringimento o rettificazione degli alvei […]; c) plateazioni o impermeabilizzazioni continue del fondo alveo dei corsi d’acqua di origine naturale, salvo il caso in cui siano previsti come misura necessaria […] alla messa in sicurezza del corso d’acqua, in tratti ricadenti in contesti di tessuto urbano consolidato […]; d) reinalveazioni e deviazioni dell’alveo dei corsi d’acqua, salvo il caso in cui siano previsti come misura necessaria in un progetto […] finalizzato alla messa in sicurezza […]».
    Il comma 2, però, ammette delle eccezioni: «Non rientrano nei divieti di cui alla lettera d) del comma 1 gli interventi di reinalveazione dei corsi d’acqua inseriti nell’ambito: a) della realizzazione di abbancamenti di materiale litoide sciolto superiori a 300.000 mc e di discariche di rifiuti, purché previsti nei piani di settore, a condizione che il nuovo tracciato d’alveo sia mantenuto a cielo libero, e sia dimostrata la funzionalità idraulica ed il deflusso senza esondazioni della portata di piena duecentennale con adeguato franco; b) dell’ampliamento di abbancamenti esistenti il cui volume complessivo risulti superiore a 300.000 mc o di discariche di rifiuti in esercizio, nel rispetto delle stesse condizioni di cui alla lettera a), purché sia contestualmente adeguato il sistema di allontanamento delle acque della porzione esistente».
    Mentre all’art. 8 (Tombinature e coperture), comma 1, si legge: «Sui corsi d’acqua del reticolo idrografico regionale, ad esclusione del reticolo minuto, non sono ammesse le tombinature e coperture dei corsi d’acqua, non inquadrabili tra i ponti o gli attraversamenti, né l’estensione di quelle esistenti, salvo il caso, previa autorizzazione della Provincia, di quelle dirette ad ovviare a situazioni di pericolo, e a garantire la tutela della pubblica incolumità […]».
    Il comma 2 puntualizza: «E’ fatta salva la realizzazione di tombinature provvisorie, adeguatamente dimensionate, in fasi transitorie costruttive o in situazioni di emergenza, che, se del caso, possono essere mantenute come canali di drenaggio delle acque, in caso di realizzazione di discariche o abbancamenti».

    Come vediamo, in taluni casi, la Regione evita accuratamente di citare la parola tombinatura. «L’escamotage consiste nel parlare prima di reinalvazione (che in pratica vuol dire incanalare le acque in un alveo artificiale) del corso d’acqua – spiega Castellano – Quindi dopo, se il torrente è già stato deviato, a norma di regolamento non si tratterebbe più di una tombinatura».

    A distanza di pochi mesi dall’approvazione del R.R. 14 luglio 2011 n. 3, la Liguria è stata colpita dai tragici eventi alluvionali che hanno portato morte e distruzione a Genova e nelle 5 Terre. «In quell’occasione, Italia Nostra ha ribadito con forze che le opere di tombinamento hanno sicuramente peggiorato la situazione», sottolinea Castellano. Ma tant’è, in barba alle norme nazionali, la Regione ha continuato a legiferare su temi così delicati in maniera quasi occulta, inserendo ulteriori deroghe all’interno di disposizioni a carattere finanziario che apparentemente nulla c’entrano.
    Per ottenere opportune delucidazioni in merito, abbiamo provato a contattare l’assessore regionale all’Ambiente, Renata Briano, via telefono e tramite posta elettronica, ma la sua segreteria ci ha gentilmente risposto che, causa numerosissimi impegni, sarebbe stato impossibile parlare con il responsabile delle politiche ambientali.

    Arriviamo così alla primavera del 2013, quando, grazie alla legge regionale 14 maggio 2013 n. 14 “Disposizioni di adeguamento e modifica della normativa regionale”, l’amministrazione guidata dal presidente Claudio Burlando, introduce all’art. 5 la possibilità di derogare in maniera indefinita alle norme sulla tutela dei corsi d’acqua in caso di attività produttive o di attività estrattive. «[…] la Giunta regionale […] definisce […] criteri puntuali per le attività produttive esistenti, non altrimenti localizzabili, anche in deroga alla disciplina regionale delle fasce di tutela dei corsi d’acqua, purché siano assicurate le condizioni di sicurezza idraulica, fermo restando il nulla osta idraulico. […] Alle attività estrattive come definite dalla legge regionale 5 aprile 2012, n. 12 (Testo unico sulla disciplina dell’attività estrattiva) e successive modificazioni ed integrazioni e previste nella pianificazione si applicano le deroghe per le discariche».
    Infine, nell’agosto 2013, con Delibera di Giunta Regionale n. 965 del 01/08/2013, viene approvato il seguente criterio specifico: «Per attività produttive esistenti, non altrimenti localizzabili, per le quali sia dimostrata, al fine del mantenimento delle proprie attività, la necessità di procedere all’attuazione di interventi di tipo urbanistico edilizio interferenti con le fasce di tutela delle aree di pertinenza dei corsi d’acqua di cui all’art. 4 del regolamento regionale n. 3/2011 […] è possibile ridurre la fasce di rispetto prevista per i corsi d’acqua di primo livello all’interno del perimetro dei centri urbani, e ad esclusione dei tratti di corso d’acqua ricadenti nelle aree a valenza naturalistica, fino a 3 m dai limiti dell’alveo».

    La posizione del Ministero dell’Ambiente

    L’associazione ambientalista Italia Nostra ha scritto nuovamente al Ministero dell’Ambiente che «Per ben due volte ci ha risposto dando ragione alle nostre contestazioni – sottolinea Castellano – Inoltre, è tuttora pendente il ricorso al Tar». In sostanza il dicastero dell’Ambiente «Ha detto no all’impianto del Rio Cortino, così come a tutte le opere pubbliche o private che prevedano la copertura dei corsi d’acqua – continua il presidente della sezione Tigullio di Italia Nostra –E ha ribadito il carattere tassativo del divieto di realizzare, in alveo e nella fascia di pertinenza fluviale compresa entro i 10 metri dalle sponde del corso d’acqua, interventi di copertura, salvo casi imposti dalla tutela della pubblica incolumità, nonché di impianti di smaltimento dei rifiuti, chiedendo altresì di provvedere per mettere fine alle difformità con la legge nazionale».
    Nella ultima missiva, datata 8 agosto 2013 e indirizzata a Regione Liguria, Comune di Sori e Autorità di bacino regionale, il Ministero afferma «Non appare chiaro in cosa si sostanzi l’intervento di sistemazione idraulica del Rio Cortino […] infatti nell’avviso del Comune di Sori, pubblicato in Gu n. 32 del 15 marzo 2013, si legge che il Comune ha ricevuto una proposta da parte di un operatore economico “… avente ad oggetto interventi per la progettazione definitiva ed esecutiva, realizzazione e gestione delle opere di completamento della sistemazione idrogeologico di Rio Cortino, attraverso un riempimento con terre e rocce da scavo …”, intervento questo che sembrerebbe del tutto in contrasto con le finalità di mitigazione del rischio idraulico ed idrogeologico del rio e che si segnala alla competente Autorità di bacino. […] Considerato che la Divisione IV di questa Direzione generale, con nota 34012 del 30 aprile 2013, si è già espressa sulla questione in argomento e considerato che gli ulteriori elementi forniti non appaiono sufficienti a chiarire i contenuti dell’intervento da realizzare, si ritiene che nelle more del contenzioso pendente innanzi al Tar Liguria, gli enti in indirizzo dovrebbero astenersi dall’emanare atti o provvedimenti che autorizzino le tipologie di intervento oggetto di contestazione».

    Matteo Quadrone