Autore: Gabriele Serpe

  • Magical Mistery tour a Genova: il film dei Beatles al cinema Corallo

    Magical Mistery tour a Genova: il film dei Beatles al cinema Corallo

    E’ una serata speciale per tutti i fan genovesi dei Beatles. Il Cinema Corallo di Carignano presenta per la prima volta sul grande schermo “Magical Mistery Tour”, il film cult del 1967 dei Beatles. In programma tre spettacoli alle ore 16.00, 20.30 e 22.30.

    Il film, in versione restaurata in alta definizione e con immagini e interviste inedite del making-of, è un cult non solo per i fan di John, Paul, George e Ringo. Magical Mistery Tour è una pellicola “sperimentale”, un racconto libero e in larga parte improvvisato. I Beatles, accompagnati da una troupe variegata e “folle”, in viaggio verso la Cornovaglia su un pullman colorato, un mix di scene surreali e suggestive, spesso ispirate al “no sense” che in quegli anni caratterizzava molti testi della band. Il tutto arricchito da una splendida colonna sonora: “Magical Mystery Tour”, “The Fool On The Hill”, “Flying”, “I Am The Walrus”, “Blue Jay Way”, “Your Mother Should Know”…

    La pellicola venne pensata e realizzata dopo la morte di Brian Epstein, storico scopritore e manager, un momento difficilissimo per la band che si ritrova improvvisamente senza l’uomo che sino a quel momento li aveva guidati passo passo al successo. Il film all’epoca non fu un grande trionfo, la critica bocciò senza sconti e i Beatles attraverso la stampa furono persino invitati a “chiedere scusa” ai fan. Eppure, avvolto quasi da un alone di mistero, negli anni è stato rivalutato dal pubblico e dalla critica… e dagli stessi Beatles, nella persona di Paul McCartney vera e propria mente del progetto: «Oggi posso prendermi i meriti di quel piccolo film…», ha infatti dichiarato il musicista.

    Per ulteriori informazioni: www.circuitocinemagenova.com – tel 010 8687408 

  • Latte e uova, le etichette dei prodotti alimentari

    Latte e uova, le etichette dei prodotti alimentari

    Questa settimana facciamo un salto in cucina, o meglio nel reparto alimentari di un supermercato qualunque; e non è difficile visto che ne stanno nascendo come funghi…

    Iniziando dalla colazione, mi reco nello scaffale dedicato al latte. Prendo in mano il cartoccio e guardo sotto, ove vi sono dei numerini da 1 a 6 ed una barretta su uno di questi, che cosa sarà mai???? Bene, per chi non lo sapesse funziona così: il latte scaduto viene riconsegnato per una nuova bollitura, ne sono consentite fino ad un numero massimo di 6… Ovviamente la scadenza sarà contraddistinta da una nuova data… mi viene voglia di non bere più latte! Anche quello a lunga conservazione non mi dà garanzie di freschezza, anzi. E pensare che una volta andavi in latteria e c’era un solo tipo di latte senza scadenza: non lo bevevi quando andava a male e quel momento diveniva la sua scadenza…

    A proposito di scadenze, mi preme esternare una curiosità: spesso sulle confezioni viene indicata la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro…”, quasi a dire : ” vedi tu”!

    Per pranzo vorrei farmi un paio di uova al tegamino ed allora mi avvicino allo scaffale dedicato: montagne di uova. Devo scegliere quelle migliori, ossia quelle biologiche, quelle che indicano la scritta “0” (zero) all’inizio di quella sequenza alfanumerica stampata sulle uova (spiegheremo nelle prossime puntate come leggere quella sequenza). Peccato che sono tutte confezioni da sei uova e non si può leggere che cosa ci sia scritto!

    Eppure la legge parla chiaro….e la sorpresa, anziché all’interno dell’uovo, la troverò scritta sull’uovo medesimo. Mentre mi avvio sconsolato verso la cassa sento un bambino che chiede alla mamma: “Ma la gallina come fa a fare uscire le uova con quelle scritte?”
    I bambini hanno sempre ragione, penso, mentre la cassiera sbaglia a non concedermi lo sconto indicato sullo scaffale e io, distratto, me ne rendo conto appena arrivo a casa…

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Erzelli: 23 milioni da Genova High Tech per convincere l’Università

    Erzelli: 23 milioni da Genova High Tech per convincere l’Università

    Poco più di un mese fa, la facoltà di Ingegneria nella persona del rettore Giacomo Deferrari, aveva annunciato di ritirarsi dalla partita: «niente trasferimento agli Erzelli, mancano 42 milioni». Oggi arriva una notizia che potrebbe rappresentare la svolta definitiva per convincere l’Università di Ingegneria a rivedere la propria posizione, Genova High Tech è infatti disposta a mettere sul piatto ulteriori 23 milioni di euro. 

    Ma cerchiamo di capire meglio l’offerta presentata all’Università. Gli accordi prevedevano l’acquisto da parte di Ght degli immobili dell’attuale sede di Albaro in caso di asta deserta, la nuova proposta di Ght aggiunge una fidejussione del valore di poco meno di 12 milioni su altri edifici di proprietà dell’Università in corso Gastaldi (la cosiddetta “Saiwetta“), in via Asiago e l’ex sede della Facoltà di Scienze della Formazione in corso Montegrappa. Oltre a questi citati, l’Università metterà all’asta anche le proprietà di Santa Margherita e Calvari, un’area del Cus e l’edificio ex Sutter nel quartiere di Sturla. Se tutti questi edifici non trovassero acquirenti nelle aste pubbliche, Ght li acquisterà per poi cercare di valorizzarli al meglio.

    In secondo luogo, Ght ha assicurato all’Università che il tanto discusso parcheggio sotterraneo non sarà più a spese dell’Ateneo, ma concesso gratuitamente. I parcheggi sarebbero costati all’Università ben 11 milioni, a cui si sommano i già citati 12 di fidejussioni, ecco che il totale raggiunge i 23 milioni che riporterebbero fiducia sul buon esito del progetto… A conferma di ciò, la soddisfazione tutt’altro che celata del sindaco Doria e le dichiarazioni di apertura rilasciate dal rettore Deferrari.

    Insomma tutto nella giornata di oggi fa pensare a una situazione Erzelli verso il lieto fine, ma non è ancora stato firmato nessun accordo. Per cui, restiamo in attesa di comunicazioni ufficiali.

    [foto e video di Daniele Orlandi]

  • Recitare è un gioco: al via i corsi dell’attore genovese Fabio Fiori

    Recitare è un gioco: al via i corsi dell’attore genovese Fabio Fiori

    Fabio FioriPerché fare un corso di recitazione? «Per alcuni può essere una vera e propria vocazione; altri possono avere un reale talento da coltivare e affinare, mentre altri ancora per necessità lavorative devono parlare davanti ad altre persone e vogliono apprendere alcune tecniche per gestire l’ansia ed esprimere i concetti in modo sicuro, comprensibile e magari persuasivo…»

    Così l’attore genovese Fabio Fiori, diplomato presso la Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova, introduce la nuova stagione di corsi che quest’anno si svolgeranno in diversi giorni e in varie strutture: “Arti’s” in zona Brignole, “LiguriAttori” a Sturla e “Il Sipario Strappato” ad Arenzano.

    Un modo per esplorare sé stessi e il mondo che ci circonda, trasmettere emozioni, sperimentare ed evadere… «ma soprattutto per giocare – precisa Fiori – è possibile partecipare al gioco teatrale con il solo scopo di divertirsi in modo semplice e sano all’interno di un ambiente energico e creativo, utilizzando le lezioni come “sfogo” per uscire da quel ruolo che si è costretti a interpretare  nella vita di tutti i giorni, in modo colorato, un po’ folle ma senza alcuna controindicazione».

    I corsi di recitazione sono rivolti ad un’ampia rosa di fruitori, principianti e non: «Tutti partono dallo stesso livello, creando un gruppo di lavoro che nel tempo diventa solido e affiatato, ottenendo risultati sicuri e concreti».

    Durante il percorso formativo vengono svolti molteplici esercizi di concentrazione, relazione, improvvisazione, dizione, respirazione ed educazione all’uso della voce. Il metodo utilizzato si avvale delle tecniche di base che permettono agli allievi di crescere e confrontarsi, scoprendo aspetti della propria personalità che spesso stupiscono:  «Chi partecipa a un mio corso di recitazione riesce infatti ad abbattere con facilità le comuni “barriere” quali ad esempio la timidezza o alcune banali insicurezze, aprendosi di più alla socializzazione e provando il piacere di scambiare idee, concetti e proposte sentendosi sempre parte integrante di un gruppo».

    In queste settimane partiranno le lezioni di prova/presentazione, gli interessati possono scrivere a: recitazionegenova@gmail.com

  • Righi: rifiuti abbandonati lungo i sentieri, rispettare le regole è gratis

    Righi: rifiuti abbandonati lungo i sentieri, rispettare le regole è gratis

    Degrado e rifiuti a RighiUna passeggiata pomeridiana sulle alture dalla Val Polcevera alla Val Bisagno percorrendo gli antichi sentieri che collegano i forti di Genova. Un’occasione per rendersi conto di quante persone ancora, nel terzo millennio, non conoscono le regole per lo smaltimento dei rifiuti cosiddetti “ingombranti”.

    Le foto mostrano impietose divani e lavatrici sul ciglio dello sterrato sotto le mura del forte Sperone e poi a pochi passi dal forte Diamante. Eppure le regole ci sono e sono anche convenienti per chi ha necessità di disfarsi di un’utenza domestica e non domestica nel territorio del Comune di Genova.

    I cittadini che devono disfarsi dei rifiuti ingombranti possono infatti portarli gratuitamente alle Isole Ecologiche Amiu (unico scoglio burocratico è l’apposita dichiarazione obbligatoria), consegnarli gratuitamente al camioncino EcoVan oppure chiedere il ritiro direttamente a casa per poco più di dieci euro a pezzo iva compresa.

    Dove si trovano le Isole Ecologiche a Genova? A Pontedecimo in via Gastaldi (010-7261421), in Val Polcevera a Campi in via Argine Polcevera (010-8695509), a Staglieno in Lungobisagno Dalmazia 3 (010-5584377) e a Prà nella Fascia di Rispetto. Inoltre, nei quartieri Certosa, Rivarolo, Teglia, Bolzaneto, Begato, San Quirico, Pontedecimo, Sampierdarena e San Teodoro Amiu dà la possibilità di prenotare il ritiro gratuito a casa propria (massimo 3 pezzi) chiamando il numero 010 8980800.

    Senza dimenticare la Fabbrica del Riciclo in Val Polcevera dove è possibile abbandonare i propri rifiuti i quali verranno poi recuperati e messi a disposizione di chi ne farà richiesta. E non mancano neanche le iniziative sul web, una su tutte “Te lo regalo se vieni a prenderlo”, un gruppo su Facebook che offre opportunità di scambio di oggetti… per la serie, a qualcuno serve un divano?!

    Le sanzioni, che difficilmente superano i 100 euro, sono previste ma ovviamente inapplicate. D’altronde non è pensabile chiedere alla Polizia Municipale di sorvegliare chilometri e chilometri di sentieri. E se di notte il furbetto lancia aldilà delle mura di un forte il divano del suo salotto è sicuro di passarla liscia. Vien da chiedersi… Ma una volta caricato in macchina il divano, non è più comodo portarlo in un’Isola Ecologica piuttosto che attendere la notte e arrampicarsi sino a Righi?

    [foto di Andrea Vagni]

  • Simone Borrelli, dalla provincia al successo: intervista all’attore calabrese

    Simone Borrelli, dalla provincia al successo: intervista all’attore calabrese

    Simone BorrelliNegli occhi sembra avere il tipico sguardo di chi con la determinazione giusta è riuscito a fare dei  propri sogni di adolescente una professione fra consensi e approvazione generale. Lui è Simone Borrelli, classe 1985, nativo di Crotone ma adottato dalla turrita Bologna. La sua è una storia semplice, forse lineare, di chi partendo da lontano e armato di voglia e talento è riuscito a far sentire la propria voce in un mondo non certo di facile approdo come quello della recitazione.

    Dopo la maturità parte dalla Calabria, la sua terra natia, alla volta di Bologna, dove lo aspettano gli studi universitari e l’Accademia di Teatro Galante Garrone, una delle realtà più importanti dello stivale per quanto riguarda la formazione attoriale. Il ragazzo sembra promettere bene e di lì a breve vince una borsa di studio per frequentare per un anno l’Actor Studio di New York. Tornato in Italia  il lavoro non gli manca di certo. Televisione, cinema, teatro e nel resto del tempo tanto lavoro per portare avanti i suoi progetti musicali. Si perchè non bisogna dimenticarsi che Simone è anche cantautore.

    In televisione ha recitato per la Rai nella serie “Terapia d’urgenza”, su Sky è apparso in “Quo Vadis Baby”, per Mediaset ha recitato in “Anna e i cinque” e nel 2011 è entrato a far parte del cast di Camera Cafè. Tutto questo non ha minato neanche in minima parte l’umiltà di un ragazzo come tanti, cresciuto giocando a pallone in attesa che mamma finisse di preparare la cena. Un ragazzo che tuttavia si è costruito da solo, con la sua forza e le sue capacità. Simone non è figlio di gente del “giro”, mamma e papà sono onesti lavoratori come tanti, ed è proprio questo che rende la sua storia speciale.

    Ti senti un privilegiato a fare questo mestiere?

    «Beh di certo non mi ritengo sfortunato! La gente spesso ti invidia se fai l’attore ma non ha idea di cosa significhi fare questo mestiere. Non invidiano l’attore in sé, non è quello che desiderano, invidiano il tipo di vita che fa l’attore. Per me questo mestiere rappresenta molto altro. E’ un lavoro anche creativo e come ogni lavoro creativo c’è bisogno di un forte spirito di osservazione. Uno dei privilegi del fare l’attore è che hai la possibilità di scavarti dentro, devi fare introspezione, è imprescindibile per poter diventare altro da sé, per entrare in un personaggio.»

    Sembra che fino ad oggi ti sia andato tutto alla grande. Te l’aspettavi?

    «Non è andato tutto alla grande! Forse così sembra guardando al curriculum ma purtroppo le cose non sono andate così dritte. Io cerco di non avere mai aspettative e di fare cose che abbiano un senso per me. Quando fai qualcosa che ha un senso per te i risultati arrivano. Sapevo anche che le cose dovevano andare in un certo modo e che certi passi andavano fatti. Dopo le mie prime esperienze teatrali a Crotone qualcuno ha visto del potenziale in me e mi ha consigliato di fare il provino per l’Accademia Galante Garrone. In un certo senso sapevo che avrei passato la selezione per entrare in accademia, questo sì. Addirittura uno dei giorni precedenti le selezioni mi presentai dal segretario e gli chiesi se le lezioni erano sia al mattino che al pomeriggio perchè io dovevo anche seguire le lezioni univesitarie. Lui si mise a ridere e mi disse che prima di preoccuparmi delle lezioni avrei dovuto pensare a passare la selezione. Ogni anno sono migliaia le persone che partecipano ai provini per una manciata di posti. Io però sentivo in qualche modo che sarei entrato. Ero sinceramente preoccupato per i miei studi universitari, sono arrivato a pensare: se lo passo sono nei guai!!!»

    Arriviamo al punto Simone. Quali sono gli ingredienti giusti?

    «Il primo ingrediente è la pazienza. Tutte le altre qualità necessarie come costanza e perseveranza arrivano di conseguenza, sono dei corollari della pazienza. Non credo alle giustificazioni di chi dice che non può fare questo mestiere perchè è figlio di nessuno. E’ un modo di pensare molto italiano. I contatti necessari li crei con il tempo. A volte siamo schiavi del vittimismo».

    E il talento?

    «Ti potrei quasi dire che il talento in questo paese è una cosa superflua! Lo dico forse con una punta di rammarico. Sembra che contino di più cose come la determinazione, la sfacciataggine, la costanza. Almeno questo è ciò che vedo io. Questo succede perchè molto spesso ci si concentra di più sul fine che non sul percorso, tutti gli sforzi sono in direzione del raggiungimento del fine. Invece chi ha talento agisce in modo diverso, chi ha talento si concentra di più sul percorso».

    “Domanda classica. Cosa consiglieresti a un giovane che volesse seguire questa strada?”

    «Cambia lavoro! (Risata, ndr) E’ un lavoro difficile. Dove è difficile affermarsi. E’ un lavoro nel quale se non riesci a fare successo è meglio che tu non lo faccia, meglio fare qualcos’altro. Ci vogliono grandi esempi da seguire e non devono essere esempi banali. E’ un ambiente stressante. Stressante sopratutto se diventi schiavo del sistema. Bisogna trovare modi non banali e nuovi di proporsi!»

    Igor Sartoni

     

  • Consumatori: garanzia e danno subito, due questioni distinte

    Consumatori: garanzia e danno subito, due questioni distinte

    In una delle scorse puntate, parlammo della garanzia europea, quella biennale (il minimo di legge) in relazione ai beni acquistati, come auto, moto, elettrodomestici…
    In questi giorni stiamo gestendo un caso assai complesso, che voglio qui riportare in quanto esemplificativo di come funziona la garanzia in caso di malfunzionamento di un oggetto.

    Il sig. Alexander acquista nel maggio 2011 un motociclo Piaggio mp3. Da quel giorno deve portare il motociclo un numero infinito di volte in riparazione in quanto il mezzo presenta vari problemi quali lo spegnimento improvviso in diverse circostanze di guida, una fra tutte in fase di sorpasso in autostrada. Cose insignificanti, se insignificante è il rischio di perdere la vita.

    In un anno il nostro amico ha avuto a disposizione il mezzo sì e no quattro mesi! Dopo innumerevoli tentativi la Piaggio decide di sostituire integralmente l’impianto elettrico e lo scooter sembrerebbe avere ritrovato il suo corretto modo di funzionare…

    Il Codice del consumo dice che il venditore deve sostituire il mezzo qualora non sia in grado di ripararlo oppure qualora la riparazione sia troppo onerosa. E quindi? Motociclo riparato in garanzia, ovvero legge rispettata.

    E… per il disagio subito? Beh, il prossimo tagliando è gratis e siamo a posto così, risponde Piaggio. E questo la legge non lo dice: il disagio va risarcito eccome! Attenzione a non confondere la garanzia del venditore / produttore con il danno eventualmente causato, esse sono due cose ben distinte.

    Portare il mezzo in officina per sei / sette volte, lasciarlo lì per diversi giorni ogni volta non può non avere un prezzo da pagare. Alexander si è rimesso in moto, ma non si può non mettere in moto la legge e, soprattutto, il buon senso.

    Le cose migliori,
    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

    [foto di Diego Arbore]

  • Gas: info utili su contatore, bolletta e fornitura

    Gas: info utili su contatore, bolletta e fornitura

    Contatore del GasCome avrebbe senz’altro detto Enzo Tortora, “dove eravamo rimasti?” Be’, eravamo rimasti in un paese pieno di problematiche piccole o grandi che coinvolgevano tante persone; nel frattempo è passata quasi un’estate… e siamo allo stesso punto!

    Molte richieste ci sono pervenute e molte risposte dobbiamo sicuramente fornire. In tanti ci hanno chiesto chiarimenti in merito alla gestione della somministrazione del gas; diamo qui alcune risposte di base, in quanto ogni situazione va poi valutata singolarmente.
    Iniziamo dalla lettura dei contatori. Essa deve avvenire almeno una volta l’anno per gli utenti con consumi fino a 500 metri cubi annui (sono per lo più quelli che consumano gas solo per cucina e acqua calda) e almeno ogni sei mesi per quelli che consumano fino a 5000 metri cubi. Le aziende fornitrici di gas devono mettere comunque a disposizione dei loro utenti una modalità di autolettura dei consumi, in modo che siano fatturati quelli reali. Se non si rende possibile l’autolettura, la lettura effettiva dei contatori deve avvenire almeno ogni sei mesi anche per gli utenti che consumano meno di 500 metri cubi annui. Qualora l’azienda non riesca o sia impossibilitata a prendere la lettura, deve comunicarlo all’utente, in modo da evitare che a quest’ultimo arrivino col tempo conguagli assurdi.

    Passiamo ora al pagamento della bolletta. Pochi sanno che il termine di scadenza per il pagamento non deve essere inferiore a 20 giorni dalla data di emissione della bolletta/fattura e ogni azienda deve predisporre almeno una modalità gratuita di pagamento (tanto per capirci, senza la spesa del conto corrente postale). Se le poste o le banche ritardano l’accredito del pagamento, il cliente è esonerato da ogni responsabilità e pertanto potrà rivalersi eventualmente contro queste ultime.

    In un periodo di crisi mondiale e nazionale come quello che stiamo vivendo, molti utenti sono in difficoltà coi pagamenti; essi possono quindi incorrere nella sospensione della fornitura. Precisiamo che l’utente moroso può subire il distacco del gas, ma prima deve ricevere una raccomandata dall’azienda indicante l’ultimo termine di pagamento e gli altri eventuali adempimenti. La sospensione della fornitura non può comunque avvenire quando il debito è inferiore o uguale al deposito cauzionale, quando riguarda servizi diversi dall’erogazione del gas e durante i giorni di venerdì, sabato e festività (oltre al giorno precedente un festivo non domenicale).

    Per chi è in difficoltà economiche, esiste comunque la possibilità della rateizzazione. In caso di bollette elevate, l’azienda deve concedere una rateizzazione “in un numero di rate di ammontare costante pari almeno al numero di bollette di acconto ricevute successivamente alla precedente bolletta di conguaglio e comunque non inferiore a due”. La rateizzazione va chiesta dall’utente entro il termine di pagamento della bolletta elevata, a pena di decadenza.

    Per quanto riguarda i reclami, le aziende devono rendere disponibile a tutti gli utenti un modulo prestampato recante le modalità per inoltrare i reclami; l’azienda ha l’obbligo di rispondere entro 40 giorni dal ricevimento del reclamo e, qualora ciò non avvenga, l’utente può sporgere reclamo contro l’AEEG, ovvero l’Autority di riferimento; purtroppo dobbiamo segnalare che l’AEEG non sempre si schiera dalla parte dell’utente, anzi…
    Infine una curiosità: il deposito cauzionale. Esso deve essere restituito all’utente alla cessazione del contratto, maggiorato degli interessi legali. Non può superare i 25 euro per chi consuma fino a 500 metri cubi annui e 77 euro per chi consuma fino a 5000 metri cubi. Non può essere addebitato agli utenti che optano per la domiciliazione bancaria, postale o su carta di credito, qualora ricompresa tra le modalità di pagamento.
    Questa la sintesi di alcune risposte, che hanno valore sia per il mercato tutelato che per quello libero; il resto non è mancia, il resto manca… in attesa di una legislazione seria che tuteli l’utente…

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Sestri Guitar Festival 2012 con Kevin Seddiki e Ricky Portera

    Sestri Guitar Festival 2012 con Kevin Seddiki e Ricky Portera

    ChitarraA un anno della prima edizione torna il Sestri Guitar Festival, la manifestazione ideata dall’associazione Alma Musica che punta i riflettori sul mondo della chitarra e su tutte le sue sfaccettature. In un momento difficile, come quello che stiamo attraversando, gli organizzatori hanno voluto confermare la libera fruibilità dello spettacolo che rimane appunto aperto a tutti, senza prezzo di biglietto e senza nessuna sottoscrizione di sorta.

    Il desiderio di portare la cultura, dopo i tagli del Comune in quest’ambito, in una piazza non del centro cittadino bensì di un quartiere limitrofo, è un operazione interessante e ammirevole, soprattutto per la qualità dei concerti e l’interessamento ai giovani talenti grazie al concorso annesso, il New Guitar Talent.

    La manifestazione ha inizio il 6 settembre pomeriggio con le finali del New Guitar Talent, per concludere con i concerti in piazza Baracca  il 7 settembre in un catartico percorso chitarristico dal sound etnico al rock con artisti di fama internazionale:

    Kevin Seddiki: attualmente in tournée con Al Di Meola

    Ricky Portera in trio con Andrea Anzaldi e Vanni Comotti: Portera è l’ex chitarrista ufficiale di Lucio Dalla, collabora con i più famosi cantautori italiani Ron, De Gregori, Eugenio Finardi, Loredana Bertè, ecc.

    In apertura del Festival si esibiscono il caliente chitarrista Marco Galvagno leader dei Los Duendes con Andrea Anzaldi. Nel pomeriggio del 7 aperitivo in piazza Ranco con Enrico Testa (chitarra), Valeria Bruzzone (voce). In programma anche due seminari di approfondimento a cura di Ricky Portera e Kevin Seddiki.

    Per l’occasione ci sarà l’apertura serale dei negozi di Sestri Ponente, oltre che stands di espositori, esibizioni a cura della scuola di danza e musica di Sestri Ponente. Sarà possibile cenare in piazza a due passi dal palco prenotando telefonicamente al ristorante e pizzeria Il Braciere e La Lampara – 010.6532053. Inoltre, durante le giornate del Festival, per tutto il pubblico che voterà il chitarrista preferito del concorso New Guitar Talent, in omaggio verrà consegnata Almacard, carta di sconti e promozioni (per maggiori info visita la pagina Alma Card, sul sito dell’associazione Alma Musica).

    Per info e iscrizioni visita il sito www.sestriguitarfestival.it

    Riccardo Giorgio Botta

  • Fabrizio Matteini racconta il suo spettacolo: “Che ci fa la mafia a Genova?”

    Fabrizio Matteini racconta il suo spettacolo: “Che ci fa la mafia a Genova?”

    Fabrizio MatteiniNenti sacciu e nenti vitti, nenti vitti iu un c’era, e si c’era iu durmia, e cu dormi nenti vidi”. I primi versi della canzone di Pino Veneziano “La Mafia nun esisti” danno un’idea chiara del problema cardine che è alla base del cancro mafioso: l’omertà. Non è un caso, quindi, che la canzone apra lo spettacolo di Fabrizio Matteini  “Che ci fa la Mafia a Genova?”, un monologo recitato e cantato il cui scopo precipuo è raccontare e informare sulla reale portata del fenomeno mafioso all’ombra della Lanterna. Lo spettacolo scritto e interpretato dall’attore genovese Fabrizio Matteini, in calendario prossimo autunno al Teatro dell’Archivolto, offre un tragico resoconto del ruolo da protagonista che la mafia e in particolare la ‘ndrangheta, ricopre a Genova. L’obiettivo è quello di portarlo nelle scuole e alimentare il dibattito.

    Siamo nel 2010 tra la fine di giugno e gli inizi di luglio: l’estate è ormai seduta comodamente sulle teste dei genovesi che si trascinano fiaccati dall’umidità boccheggiando in attesa delle ferie.  Nello stesso periodo l’operazione “Minotauro” avviata a Torino porta all’arresto di Mimmo Gangemi, riconosciuto come il capo della ‘ndrangheta in Liguria. E’ bene ricordare che l’allora sindaco Vincenzi aveva già lanciato l’allarme per probabili infiltrazioni mafiose nella nostra Regione e che il Prefetto Anna Maria Cancellieri, oggi Ministro degli Interni del governo Monti, si era affrettata a smentire seccamente tali dichiarazioni.

    «Il Comune di Genova mi chiese di realizzare un recital sulla mafia nell’ambito di Genova Città dei Diritti prendendo spunto da un’idea di Nando dalla Chiesa – dice Matteini – confesso che fui sorpreso: fino a quel momento non mi ero mai interessato all’argomento condividendo forse quel sentimento misto d’indifferenza e sbadigli che hanno molte persone. Oggi mi è fin troppo chiaro che un clima di questo tipo non fa altro che favorire la prosperità della malavita organizzata».
    Matteini ha scritto il testo avvalendosi della collaborazione di alcuni giornalisti che l’hanno aiutato nella ricostruzione della cronistoria della mafia in Liguria dagli anni Cinquanta a oggi: in particolare Marco Mendumi, Fabio Pin e Simone Traverso.
    «Dovendo interpretare un cantastorie sapevo che la musica avrebbe rappresentato un elemento portante dell’ossatura dello spettacolo e per questo mi sono rivolto a Filippo Gambetta che conosco e stimo. Il suo repertorio di musica popolare era l’ideale per l’intenzione e il taglio che volevo dare e l’utilizzo di strumenti quali l’organetto, il mandolino e lo scacciapensieri, tanto per citarne alcuni, costituiscono un accompagnamento perfetto», aggiunge l’attore.

    A farla da padrone in “Che ci fa la mafia a Genova?” sono prima di tutto le parole. «Utilizzo per la maggior parte notizie prese da atti giudiziari e articoli di giornale e cerco di raccontare con ironia e provocazione i fatti, che purtroppo sono tutti veri. Quello che colpisce di più è l’ambivalenza di certi personaggi che vengono da questo mondo: molti di loro sono uomini apparentemente comuni e spesso con lati buffi per non dire comici. Ad esempio Mimmo Gangemi, che a Genova faceva il fruttivendolo, aveva una passione smodata, diciamo così, per le ragazze sudamericane…»

    Ovviamente la comicità resta tutta in superficie, sollecita la risata istintiva e piacevole lasciando tuttavia un senso d’inquietudine che è difficile scrollarsi di dosso. «Il mio obiettivo non è certo quello di creare allarmismi o panico nei cuori dei genovesi. Si tratta piuttosto di risvegliare le coscienze e far prendere atto di una realtà che si è già materializzata ed è intorno a noi. I Comuni di Bordighera e Ventimiglia sono stati sciolti per infiltrazione mafiosa e pochi giorni fa (il 7 agosto ndr) Carmelo Griffo, ex armiere della ‘ndrangheta, ha subito il sequestro preventivo di alcuni immobili di sua proprietà intestati a teste di legno, da quanto accertato fino a ora dalla Direzione Investigativa Antimafia. Per non parlare del coinvolgimento in cose di mafia da parte di diversi esponenti politici locali come Alessio Saso e Aldo Praticò sui quali sono state svolte indagini.»

    Insomma, la malavita organizzata non è un fenomeno presente solo in Meridione e, anzi, attecchisce ovunque ci sia indifferenza e connivenza. La nostra regione non ne è esente e secondo quanto sottolinea lo stesso Matteini «in Liguria l’incidenza è proporzionalmente maggiore rispetto a regioni come Toscana ed Emilia. Non bisogna dimenticare, inoltre, che il Porto di Genova ha un’importanza strategica per l’economia criminale e la vicinanza con la Francia e la Costa Azzurra rende la Liguria ancora più appetibile per gli scambi di merce tra frontiere. C’è, poi, il casinò che rappresenta un’efficace lavatrice per il denaro di provenienza illecita».

    Ciò che risulta evidente da quanto detto e da quanto si apprende sui giornali è che la mafia in Liguria (e non solo) parla calabrese: la ‘ndrangheta ha preso piede nel corso degli anni in tutto il nord Italia come spiega bene Roberto Galullo nel suo libro uscito nel 2010 e intitolato “Economia Criminale”. Basti pensare che attualmente è l’interlocutrice privilegiata dei cartelli colombiani nel traffico di droga. Un curriculum di tutto rispetto. Altra caratteristica è che, a differenza di altre organizzazioni mafiose come Cosanostra, l’affiliazione avviene per appartenenza a una famiglia, fatto che spiega i rari casi di pentitismo provenienti da quest’organizzazione: tradire il proprio sangue è una questione che va oltre l’onore.
    Occorre riflettere, dunque, e agire. Come individui e come collettività. L’azione comincia dalla consapevolezza e da essa trae la linfa che le consente di corroborarsi.

    “Che ci fa la mafia a Genova?” è andato in scena a Valle Christi l’otto agosto e a Imperia il nove mentre nella prossima stagione, come detto, sarà in calendario al Teatro dell’Archivolto. «L’intenzione è di andare nelle scuole e parlare con gli studenti perché più si è giovani e più si ha voglia e forza di indignarsi, di fare qualcosa. Il problema sono i soldi. Lo scorso marzo i ragazzi del Liceo Colombo si sono autotassati per assistere allo spettacolo ma la speranza è che il Comune e la Regione reperiscano i fondi per ripetere l’esperienza in modo capillare e senza arrivare a tanto”. Una speranza, quella di Fabrizio Matteini, che condividiamo, pienamente convinti che l’informazione sia il primo passo per diffondere conoscenza, creare uno spirito civico autentico e dare vita a un miglioramento tanto progressivo quanto inarrestabile della società: per fare questo occorre tanto sudore della fronte nonché la volontà di uscire dal proprio guscio e dai propri interessi particolari. Combattere, in altre parole, quello stato di apatia e di mera coltivazione del proprio orticello che Tocqueville definiva il più grande pericolo insito nella democrazia.

    ​​​​​​​​​​​Michele Archinà

  • Galleria Mazzini, crollo di un cornicione causato da maltempo e incuria

    Galleria Mazzini, crollo di un cornicione causato da maltempo e incuria

    Galleria MazziniIl forte vento e il maltempo di questa mattina ha causato, complice l’incuria, il cedimento di un blocco di pietra di circa due metri da un palazzo di Galleria Mazzini, poco distante dall’ingresso lato teatro Carlo Felice.

    Il cornicione è crollato da un’altezza di circa dieci metri, all’altezza dell’agenzia di viaggi; in quel momento una trentina di persone sostavano nelle vicinanze, ma fortunatamente nessuno è rimasto ferito.

  • Righi, Osservatorio Astronomico: le meraviglie del Sole al telescopio

    Righi, Osservatorio Astronomico: le meraviglie del Sole al telescopio

    Domenica 2 settembre a partire dalle ore 15.00 e fino alle ore 18.00 l’Osservatorio Astronomico del Righi apre le porte al pubblico.

    In programma l’osservazione del Sole al telescopio col nuovo filtro H-alpha che permette l’osservazione delle macchie e delle protuberanze solari e, in Aula Planetario, le animazioni “Viaggio fra i pianeti” (ore 15.30), “Il cielo dei Nativi nordamericani: fiabe e leggende per i bimbi” (ore 16.30), “Lo Zodiaco astronomico e i moti della Terra” (ore 17.30)

    Sarà quindi possibile visitare la cupola dell’Aula didattica-Planetario installata nel Giardino del Sole e quella dell’Osservatorio, per accedere alle quali è richiesto un contributo spese rispettivamente di 5 € e di 3 €.

    Entrambe le visite si svolgeranno tramite turni della durata di mezz’ora circa di max 30 persone per l’Aula didattica-Planetario e di max 15 persone per la cupola dell’Osservatorio. Non è prevista la prenotazione.

  • Alberto Bogo e Andrea Lionetti, Extreme Jukebox: l’horror made in Genova

    Alberto Bogo e Andrea Lionetti, Extreme Jukebox: l’horror made in Genova

    Uno ha l’aria spensierata di un ragazzo del liceo (assetato di sangue e heavy metal?) e si compiace nel catalizzare su di sé l’attenzione, l’altro è più taciturno e schivo ma quando parla è caustico e snocciola perle di sarcasmo. Si presentano così il regista e lo sceneggiatore del film Extreme Jukebox, un horror slasher tutto italiano e soprattutto genovese.

    Alberto Bogo e Andrea Lionetti, entrambi di Genova, ci raccontano la loro prima fatica cinematografica che per ora non vedrà la luce nelle sale ma che sarà presentata a diversi festival. «Il prossimo autunno tenteremo questa strada e valuteremo i primi riscontri. Il passo successivo, almeno nelle previsioni attuali, sarà quello di bussare alla porta di case estere come la Troma» ci spiega Alberto.

    Tra i due c’è una certa intesa, questo è innegabile, e nel chiedere da quanto tempo si conoscono è proprio Andrea a prendere la parola: «La prima volta che ho visto Alberto eravamo all’università. Aveva i capelli platinati e stava cercando di ingaggiare un’amica per il ruolo di Cappuccetto rosso in un cortometraggio horror». Purtroppo (?) il cortometraggio non è mai stato realizzato ma quel che è certo è che la passione di Alberto per il genere non è un’infatuazione del momento. «Tra me e Andrea è immediatamente nato un sodalizio all’insegna dell’amore per la musica e dell’acquisto compulsivo di CD».

    Insieme i due hanno selezionato il cast di Extreme Jukebox e il risultato è una congerie di personaggi, nella vita oltre che sul set, provenienti un po’ da tutta Italia e noti anche all’estero. In questa sede, e per volontà stessa degli intervistati, preferiamo dare spazio soprattutto a chi solo tecnicamente è stato dietro le quinte, svolgendo in realtà un lavoro prezioso per le riprese del film. E’ bene precisare, a onor del vero, che vi recitano personaggi (molto diversi tra di loro ma entrambi famosi) del calibro di Pino Scotto e Maurizio Lastrico.

    «Innanzitutto, ci teniamo a ringraziare Trevor Sadist (cantante dell’omonimo gruppo I Sadist, famosi in tutta Europa e con numerose partecipazioni al Gods of Metal, tra le manifestazioni più importanti per il genere in Italia, ndr). Con la Nadir Studio ha appoggiato e sostenuto il film, permettendoci di usarla come location per alcune scene. Anche Rossiglione, da cui Trevor viene, è stata sfruttata in più occasioni proprio per i suoi scorci americani. Possiamo dire che si è cercato di costruire un personaggio adatto alle sue caratteristiche fisiche e da questo sforzo creativo è nato il killer dei boschi Jona Ferzick…» ci spiega Alberto. E Davide chiosa così: «Peraltro, quando gli abbiamo parlato di uccidere diverse persone si è subito entusiasmato».

    Un altro elemento degno di nota del cast è Terence Holler, cantante degli Eldritch. Il suo gruppo è famoso nel mondo e riconosciuto come seconda band metal del nostro Paese dopo i Lacuna Coil.

    «Qualche tempo fa Terence ci ha contattato per girare un documentario sulla sua vita che per ora resta un progetto. Da quel momento è comunque nata un’amicizia e nella fase in cui io e Andrea ci siamo scervellati sulle “facce” da usare abbiamo pensato a lui per la parte della rockstar carismatica». Terence è toscano e proprio in Toscana gestisce una ditta di ferro battuto: il metal probabilmente è stata una naturale conseguenza o una sorta di predestinazione, chissà. Il 16 agosto verrà girata l’ultima scena nella villa toscana di sua proprietà, «un party rock pieno di sangue e ragazze» a detta di Bogo.

    Nella carrellata di attori e membri dello staff da menzionare ci sono di sicuro Guglielmo Favilla e Alex Lucchesi (già presenti nel film Eaters), conosciuti a un festival e subito incuriositi dalla sceneggiatura nonché dai dialoghi scritti apposta per loro.

    «C’è poi un lungo elenco di tecnici tutti indispensabili per l’apporto che hanno dato al film e ai quali ci sembra doveroso dare il meritato spazio: Jacopo Guastamacchia e Davide Battaglia sono miei cari amici, reduci da un’esperienza con una webTV», dice Davide,«Il primo è operatore e direttore della fotografia mentre il secondo ha sfruttato il suo talento nella pittura per le scenografie».

    «Grazie alla varietà di location e unendo le loro capacità si è cercato di realizzare un film certamente economico ma con l’ambizione di essere percepito il più possibile come un prodotto di qualità. Cerchiamo di differenziarci dai low budget che hanno di solito una o al massimo due location. Inoltre il film ha, è vero, una venatura essenzialmente heavy metal ma la colonna sonora abbraccia tutto il rock e sono numerose le citazioni, in primo luogo scenografiche» precisa Alberto, che di più sulla trama non vuole aggiungere.

    E le maschere, a partire da quella del killer, a quale mente contorta devono la loro origine? «Alla mia» sorride Andrea «anche se la realizzazione concreta è stata opera di Davide».

    Insomma, un lavoro corale in cui ruoli e gerarchie sono subordinate per una volta al raggiungimento del risultato finale. Per concludere, coerentemente con l’approccio bizzarro di questa intervista, parliamo dei protagonisti. «Alessio Cherubini è un attore interessante, un volto da cinema americano mentre Elisabetta Loi è una bellezza particolare. In questo percorso (che è ormai cominciato da un anno circa, ndr) hanno dimostrato un impegno straordinario e grande dedizione al ruolo. Evitiamo auguri di ogni genere per un pizzico di scaramanzia ma li ringraziamo sinceramente».

    Per maggiori dettagli sul film vi rimandiamo al link del trailer, quello della pagina facebook di Extreme Jukebox e della Duble Production, casa di produzione su cui vi potete informare a vostro rischio e pericolo…!

    Come detto, scene del film non sono ancora disponibili anche se gentilmente Alberto ci ha fatto vedere qualche scampolo senza audio. Non vi anticipiamo nulla ma personalmente siamo stati emotivamente colpiti, forse anche per il contesto: lo studio di Alberto Bogo, un santuario di poster e miniature horror da vero intenditore. Il tutto rigorosamente a tende e finestre serrate. Per qualche istante il sole si è eclissato ma ancora una volta abbiamo avuto la sensazione che questi ragazzi non si siano improvvisati nella loro impresa. Attendiamo di vedere se le attese saranno soddisfatte.

    Michele Archinà 

  • British or American, that is the question…

    British or American, that is the question…

    Ogni anno negli Stati Uniti si celebra l’Independence Day per ricordare il 4 luglio 1776, giorno nel quale gli Stati Uniti d’America proclamarono la loro indipendenza dalla corona britannica. Ovviamente questa data ha una grande importanza dal punto di vista storico e politico, in quanto nel mondo anglosassone si venne a creare uno scenario nel quale le potenze di riferimento erano diventate due, l’Inghilterra e la giovane nazione statunitense, ex-colonia inglese. Il 1776 ha però anche delle conseguenze linguistiche, in quanto l’inglese britannico e l’inglese americano iniziarono a sviluppare delle differenze ortografiche, lessicali e fonologiche.
    Nel 1828 Noah Webster, scrittore e linguista americano, pubblicò il suo primo dizionario di inglese americano, tentando di semplificare lo spelling riducendo il divario tra grafia e pronuncia presente nell’inglese. Per questa ragione oggi abbiamo differenze ortografiche tra American English e British English in parole quali:  center (AmE) / centre (BrE);theater (AmE) / theater (BrE);  color (AmE) / colour (BrE); neighbor (AmE) / neighbour (BrE); advertize (AmE) / advertise (BrE).

    Allo stesso modo, sono emerse gradualmente, seppure in maniera limitata, alcune differenze lessicali. In inglese britannico, “ascensore” si dice lift, mentre in inglese americano la parola usata è elevator. “Biscotto” è normalmente biscuit in British English e cookie in American English. “Camion” – parola che abbiamo preso in prestito dal francese e non dall’inglese – si dice lorry in inglese britannico e truck in inglese americano… La lista comprende anche altri termini.

    L’uso del verbo to take in espressioni come: to take a shower (“farsi la doccia”) è più tipico dell’inglese statunitense, mentre Oltremanica è più comune to have a shower. Anche la parola americana movie, diffusasi a livello internazionale tanto quanto la sua corrispettiva britannica film, è americana

    Delle differenze di pronuncia parleremo quando ci occuperemo in modo più dettagliato dello Spoken English, l’inglese orale. Per quanto riguarda la grammatica invece, le divergenze sono sfumate e tutto sommato trascurabili. Per citarne solo un paio, in British English si usa il tempo verbale Present Perfect Simple con avverbi di tempo quali just (“appena”) o already (“già”), mentre in inglese americano si preferisce in questi casi il Simple Past. Una frase come “Sono appena arrivato” diventa quindi:  I have just arrived (BrE) / I just arrived (AmE). Alcuni paradigmi dei verbi irregolari possono registrare delle diversità, come il participio passato di to get, che ègot in inglese britannico e gotten in inglese americano.

    In conclusione, se esistono queste differenze, a quale standard dobbiamo fare riferimento? Quello americano o quello inglese? Dobbiamo scegliere flat o apartment quando stiamo parlando di un appartamento? Oppure scrivere color o colour? E’ più corretto l’inglese britannico o quello americano? La risposta è che a livello mondiale sono accettati entrambi, ma noi in quanto studenti di inglese dobbiamo scegliere un solo modello (senza dimenticarci che ne esiste anche un altro), per un fatto di coerenza e anche perché facendo così siamo più agevolati nello studio. Tradizionalmente, per vicinanza geogrrafica e storica, in Italia l’insegnamento nelle scuole tende a seguire il British English. Vale comunque la pena di dare una risposta più articolata nelle prossime puntate. See you!

    Daniele Canepa
    [foto di Diego Arbore]

  • “Ragazze-Girls”, a Nervi la mostra fotografica di Roberto Manzoli

    “Ragazze-Girls”, a Nervi la mostra fotografica di Roberto Manzoli

    Foto di Roberto Manzoli

    Sabato 11 agosto in via Marco Sala 83r nei pressi dell’entrata ai parchi di Nervi verrà inaugurata la mostra fotografica personale di Roberto Manzoli “Ragazze – Girls”. Il tema, come si può intendere dal titolo, è il femminile: ritratti e nudi da pellicola su stampe C-Print a colori e ai sali d’argento per il bianco e nero. L’appuntamento è per le ore 20:00 con buffet assortito.

    L’orario della mostra a partire dal 12 e sino al 22 agosto è 10 – 19 con orario continuato. Lo spazio espositivo è stato concesso a titolo gratuito dal Municipio Levante.