Autore: Gabriele Serpe

  • “Via da questo luna park in disuso”

    “Via da questo luna park in disuso”

    letteredallaluna-quaderno2Il sabato pomeriggio si contano poche anime, sarà che piove da giorni, mentre l’acqua sottile si insinua fra le pietre che calpesto e le pulisce. Sono ancora poche le serrande alzate, l’ora della merenda è silenziosa dalle nostre parti, nelle strade del centro come sull’autobus. Non è desolante, non è triste, se dietro le persiane ci sono i caloriferi e gli schermi accesi, gli anziani da accudire, i figli e i cani hanno bisogno di amore.

    Sembra un bando andato deserto, questo sabato uggioso. E anche se non mi vedo, mi immagino con lo sguardo simile a quelli che incrocio, lo sguardo di chi durante la festa rimane da solo a guardare gli altri, scopre il trucco e non si diverte più.

    Intanto l’Imu cambia nome, i decreti del nostro governo vengono trasformati in slogan per poter essere apprezzati anche dai bambini e i titoli continuano a dettarli i più furbi che sanno sempre cosa dichiarare. Beati loro. Da un televisore in vetrina appare Scajola con il nodo in gola al cospetto di una massaia opinionista, accelero il passo.

    Sognare un giorno di portare via le palle da questo luna park in disuso non mi aiuta a vivere meglio il presente. L’attesa per qualcosa di migliore che verrà è una pastiglia capace di sedare la cronica disillusione. Ma è una bugia, l’ennesima.

     

    Gabriele Serpe

  • Scarpino, emergenza percolato: piano interventi di Amiu, dalle trivellazioni al compostaggio

    Scarpino, emergenza percolato: piano interventi di Amiu, dalle trivellazioni al compostaggio

    Scarpino, discarica di GenovaUn team di esperti sta affiancando Amiu nelle operazioni di scavo per la trivellazione di otto pozzi lungo il perimetro della discarica per l’analisi approfondita del sottosuolo con l’obiettivo di intercettare in profondità le acque delle falde che hanno fatto impazzire Scarpino 1 (la vecchia discarica dismessa nel ’95, costruita senza i più banali accorgimenti in tema di impermeabilizzazione, conseguenza della superficialità delle norme dell’epoca) e che da quasi un mese fanno sì che vengano prodotte quantità fuori controllo di percolato. Le vasche a valle della discarica, è ormai storia nota, tracimano e il liquido inquinato si riversa nel rio Cassinelle, quindi nel Chiaravagna e alla fine in mare all’altezza della zona residenziale della Marina di Sestri Ponente.

    Partiamo dai dati. Da che cosa è composto il percolato riversato in mare? Questa banale domanda aveva causato nelle scorse settimane forte imbarazzo in Consiglio comunale (qui l’approfondimento), quando l’assessore Valeria Garotta aveva allargato le braccia davanti ad una preoccupante mancanza di informazioni. Poi la pubblicazione dei primi dati (qui l’approfondimento) dove mancavano però i valori più pericolosi per l’ambiente, ovvero i metalli pesanti.

    Scarpino, percolato nel torrente

    «I valori sui metalli che sono stati registrati da Arpal sono inferiori ai limiti previsti dalla legge – ha dichiarato l’ad Amiu Pietro D’Alema che ha convocato i giornalisti questa mattina nella sede di via D’Annunzio per illustrare la strategia di interventi sulla discarica –  questo non vuol dire che non ci siano, ma stiamo parlando di un quantitativo non problematico per la salute umana. Il problema vero di questo percolato è l’ammoniaca e ognuno di noi reagisce in modo diverso al contatto con l’ammoniaca. Il rio Cassinelle fa una cascata prima di immettersi nel Chiaravagna, ed è lì che avviene l’anomalo innalzamento di fumi di ammoniaca. Leggendo i dati, parliamo di 80/85 mg per metro cubo, ovvero la stessa quantità che si registra presso allevamenti di bovini e suini in pianura padana, tanto per fare un esempio. I dati continueranno comunque a essere monitorati». Va detto che se i valori generali nell’acqua del rio Cassinelle e del Chiaravagna non non sono tali da incidere sulla salute umana, in alcuni casi lo sono eccome per quanto riguarda la vita dei pesci e quindi dell’ecosistema, un’emergenza ambientale che non sarà certo possibile arginare nel breve periodo.

    Il piano di Amiu per fronteggiare l’emergenza e risolvere il problema

    «Negli ultimi tre anni sono stati effettuati investimenti importanti (4 milioni di euro) per opere idrauliche di regimazione delle acque all’interno di Scarpino finalizzate a ridurre la produzione di percolato e garantire la stabilità della discarica – ha precisato D’Alema – Non dimentichiamoci che Amiu ha ereditato la situazione di Scarpino 1 e non può fare altro che intervenire per arginare le inevitabili problematiche causate da evidenti limiti in fase di progettazione».

    percolato-scarpino-1-graficoPoi, l’imprevedibile: le piogge di questo inverno hanno registrato un’insistenza fuori dalla norma (non per intensità, ma per costanza e progressività nel tempo creando effetto spugna nel terreno) e hanno alimentato le falde sottostanti Scarpino 1. La situazione è quindi degenerata e il grafico qui accanto lo dimostra: solo la produzione di percolato della vecchia discarica in disuso supera il quantitativo massimo sopportato dal percolatodotto e dal depuratore di Cornigliano (3000 metri cubi). «Basti pensare che durante l’alluvione del 2011 la quantità media registrata era di circa 1800 metri cubi al giorno», ha sottolineato D’Alema.

    «I livelli di intervento sono due – continua D’Alema – il primo è legato alla gestione dell’emergenza e le operazioni sono ancora in corso, abbiamo innanzitutto attivato il sistema di prelievo con autobotti (ad oggi 10.000 metri cubi di liquame) che portano il percolato agli impianti di depurazione di La Spezia e Piacenza. Abbiamo posato dei teli sulla discarica di Scarpino 2 per evitare eccesiva produzione di percolato anche dalla discarica attiva (che in media nelle giornate piovose produce poco più di 1200 metri cubi al giorno, ndr) e abbiamo immesso dell’aria nel percolatodotto per abbattere i livelli di ammoniaca. Aldilà del percolato, abbiamo anche fatto analisi sul terreno per evitare brutte sorprese per quanto riguarda la stabilità del terreno della discarica, vista la situazione ligure in tema di frane, ma sorprese di questo genere sono da escludere categoricamente».

    L’altro livello di intervento è quello più a lungo termine e che dovrebbe risolvere definitivamente il problema. «In questi giorni abbiamo avviato, coadiuvati da un team di esperti, attività di trivellazione per provare ad intercettare i “rivi” sotterranei che, dall’esterno della discarica, alimentano le sorgenti sotto Scarpino 1 che non è mai stata impermeabilizzata». Il che significa che i rifiuti di Sacrpino 1 (ormai mineralizzati) sono a contatto con le falde, non esiste impermeabilizzazione fra il terreno e i rifiuti. Una situazione che non si può recuperare e che non ha margini di intervento. Ma non è tutto. Per voltare davvero pagina sono necessari investimenti importanti.

    Nuovi investimenti per impianto di compostaggio dell’organico e depuratore ad hoc

    Amiu, ad D'Alema e presidente Castagna
    L’ad Pietro D’Alema (a sinistra) e il presidente Amiu Marco Castagna

    «Dobbiamo intercettare l’acqua prima che entri a contatto con i rifiuti, ma questo non basterà a risolvere definitivamente le problematiche della nostra discarica – ha ammesso D’Alema – È necessario andare a monte del problema. Ovvero evitare in futuro di scaricare rifiuti organici a Scarpino. Per fare ciò proseguiremo con il percorso di crescita della raccolta differenziata grazie all’installazione di postazioni multiraccolta in città per la separazione dell’umido, che pesa un terzo dei rifiuti totali. Ma se in passato l’idea era quella di procedere prima con il potenziamento della differenziata (che ha costi relativamente bassi) e poi solo in un secondo tempo con la realizzazione di un impianto di compostaggio a Genova, ora l’iter va assolutamente velocizzato come ci impone, tra l’altro, il nuovo piano regionale e le nostre linee guida (qui l’inchiesta di Era Superba sul nuovo Piano dei rifiuti, ndr). Sono necessari investimenti anche da parte della Regione per poter compiere questo fondamentale passo in avanti. Anche perché senza investimenti non si può guardare al futuro con ottimismo». 

    E l’impianto di compostaggio dismesso in Val Varenna? «Era un impianto costruito all’interno di una cava – ha risposto D’Alema – e trattava 7000/8000 tonnellate di rifiuti organici ogni anno, troppo poco. Una frana aveva portato alla luce rischi per l’incolumità di chi ci lavorava e i costi per la messa in sicurezza sarebbero stati superiori rispetto a quelli sostenuti in questi anni per il trasporto di rifiuti fuori dalla Liguria. A noi serve un impianto capace di smaltire 60000 / 70000 tonnellate all’anno».

    L’altro aspetto fondamentale riguarda il nuovo impianto di depurazione che Iren realizzerà a Cornigliano (qui l’approfondimento di Era Superba) e che sarà capace di trattare quantitativi superiori rispetto ai 3000 attualmente trattati. «Noi nel progetto preliminare del polo impiantistico che comprendeva anche il famoso gassificatore (ora non più realizzabile per effetto del nuovo Piano di gestione rifiuti, ndr) avevamo già previsto un impianto di digestione anaerobica a Scarpino (per la degradazione della sostanza organica, ndr) a cui ora intendiamo aggiungere il già citato impianto di compostaggio che inizialmente non era previsto (costo totale dell’operazione fra i 60 e i 70 milioni di euro, tre anni per la realizzazione) e, infine, l’impianto ad hoc per il trattamento del percolato direttamente in loco, a ridosso delle attuali vasche che sorgono proprio sopra il rio Cassinelle».

    Se il piano d’azione di Amiu riuscirà ad andare di pari passo con i futuri stanziamenti regionali, potrebbe dunque aprirsi una nuova era per la gestione dei rifiuti nella nostra città. Certo, sarà fondamentale lo stanziamento di fondi da parte della Regione, ma non è da escludere che per arrivare a sostenere l’investimento previsto sia necessario passare anche da aumenti della tassa comunale che sicuramente non faranno felici i genovesi. D’altronde, come dicono i saggi, sciûsciâ e sciorbî no se pêu.

    Gabriele Serpe

     

  • Alloisio e il suo Vangelo: come se la passa il teatro canzone nel 2013?

    Alloisio e il suo Vangelo: come se la passa il teatro canzone nel 2013?

    alloisio-martiniNon rimarranno certo delusi i nostalgici del cantautorato anni ’70, quello che riempiva le sale con pochi semplici ingredienti e aizzava i cuori speranzosi, il cantautorato che avanzava i primi passi verso il teatro, seguendo le orme di Gaber, Luporini e… Gian Piero Alloisio.
    Ieri nella Sala Trionfo del Teatro della Tosse è andata in scena la prima del “Vangelo secondo Gian Piero“, lo spettacolo di teatro canzone scritto e interpretato da Gian Piero Alloisioaccompagnato dalle sapienti dita del maestro Gianni Martini – che rimarrà in scena sino a domani (domenica 22 dicembre).

    Martini è compagno di viaggio di Gian Piero già ai tempi dell’”Assemblea Musicale Teatrale”, un progetto musicale che a partire dalla seconda metà degli anni ’70 riuscì a collezionare successi e collaborazioni di tutto rispetto. Tournèe con Guccini, Gaber… mica roba da tutti. E pazienza se oggi, agli occhi e alle orecchie dei più giovani, questo teatro canzone nudo e crudo risulterà un po’ “antico”, fa parte del gioco. I nostri due ex Assemblea sono sicuramente i primi a saperlo e non se ne curano, giustamente, perchè non avrebbe senso fingere di essere quello che non si è. I tempi cambiano, gli artisti restano, testimoni del cambiamento.

    «Fu Don Gallo a chiederci di salire sul palco del Carlo Felice per la grande serata musicale in onore di Faber – racconta sul palco Gian Piero – cantammo “King”, la storia di uno spacciatore dei vicoli, ed entrammo in classifica. Poi è arrivato il momento del brano “Ogni vita è grande”: è stato scelto come colonna sonora dell’evento “One World, One Family, One Love” alla presenza del pontefice Benedetto XVI e grazie a quella trasmissione in mondovisione il pezzo è stato scelto da Gianni Morandi per il suo ultimo disco e sta facendo il girod el mondo. Questo per dire che se fosse stato per i discografici saremmo già spariti da trent’anni!». Ironizza Alloisio sul palco, vuole parlarci del “suo” Vangelo e questi due testimonial d’eccezione sono il primo tramite in questo breve viaggio fra il sacro e il profano. D’altronde il teatro canzone di Alloisio è un marchio di fabbrica ben noto al pubblico, la freddura è sempre dietro l’angolo e ha il compito di distendere la sala che può così abbandonarsi alle risate liberatorie.

    Alloisio e Martini portano sul palco della Tosse la loro musica semplice, senza ghirigori. Eseguono i successi come “Ogni vita è grande”, “King”, “Venezia” e gli inediti, fra cui spicca “Chiara Luce”, un pezzo intenso che racconta la storia di una ragazza morta a soli 18 anni per una grave malattia e che decide di indire una grande festa prima di lasciare il mondo. La bravura degli esecutori non è in discussione, la chitarra di Martini è coinvolgente e la voce di Gian Piero è riconoscibile in mezzo a mille altre, non ci si può sbagliare.
    Nessun trucco, nessun inganno; Gianni e Gian Piero uno accanto all’altro in mezzo al grande palco deserto, camicia scura fuori dai pantaloni, due sedie e tre chitarre, una di queste appoggiata alla sedia, così, alla buona… mentre le luci di scena fanno risplendere le due canute chiome. Fra una lettura del Vangelo e una canzone, lo spettacolo ci parla delle tentazioni che Gesù riesce a domare provocato da quell’esserino dispettoso di nome Satana. “A volte sono ateo, a volte sono il tuo viso… Impara mio signore, ho il cuore bipolare. In ogni mia emozione io sto con l’opposizione”, canta Gian Piero… Ma nessuna paura, lo spettacolo non pretende di regalarci nessuna verità nascosta, alla fine finisce persino a taralucci e vino, o meglio, a taglierini e pesto.
    Perché la “genovesità”, ancora una volta, si rivela ingrediente fondamentale nell’opera di Alloisio.

     

    Gabriele Serpe

  • “Amore, lucidità, ingenuità, calma, pazienza. Alla fine si chiama semplicemente forza…”

    “Amore, lucidità, ingenuità, calma, pazienza. Alla fine si chiama semplicemente forza…”

    letteredallaluna-testo-sfocatoCome la fiamma della candela che si fa piccolissima, prima di virare al celeste e spegnersi, lasciando a chi la sta guardando una sinuosa bava di fumo. Io la vedo che se ne va, sento che se ne sta andando.

    Lo chiamo amore, lo sto perdendo. Quell’essere famelico a prescindere, impregnato e rapito in mezzo alle altrui vite che accadono, scorrono, comunque, intorno; o al cospetto del più bel paesaggio, quell’insensata gioia che soffoca, all’improvviso. Posso chiamarla lucidità, la sto perdendo. Davanti ai birilli della vita, che sia slalom che sia bowling, davanti alle cose da fare, coscienti, volute, indotte, imposte.

    La chiamo ingenuità, l’ho perduta. Quel presupporre il meglio, in fin dei conti, per il tempo che rimane. La chiamo calma, io la vedo che se ne va, era il vapore all’imbrunire sul lago, le nuvole basse; o ancora meglio pazienza, quella per i puzzle e i modellini, giornate intere di applicazione, incondizionata, passionale, creativa, genuina. L’ho perduta.

    Amore, lucidità, ingenuità, calma, pazienza… Alla fine si chiama semplicemente forza, quella che serve per reagire.

    Gabriele Serpe

  • 4:48 Psychosis alla Tosse: “non voglio vivere qui, ora, in questo mondo”

    4:48 Psychosis alla Tosse: “non voglio vivere qui, ora, in questo mondo”

    elena-arvigo-psychosisLa coppia, Elena Arvigo (attrice) e Valentina Calvani (regia), al termine della rappresentazione si ferma a chiacchierare con il pubblico, una piacevole consuetudine firmata Cantiere Campana. «Non chiamiamolo dibattito, vi prego. Un confronto fra attori e spettatori per conoscere e approfondire quello che accade intorno, sotto e dietro al palcoscenico…»  come ricorda Yuri D’Agostino, responsabile del Cantiere. La sala Dino Campana della Tosse non si svuota, i più rimangono incollati alle poltrone dopo 50 minuti di intenso monologo. Il testo, 4:48 Psychosis, è l’ultimo atto della drammaturga inglese Sarah Kane, prima del suicidio avvenuto a Londra nel 1999.  La depressione, il dolore, un fiume in piena di discorsi pronunciati da altrettante voci appartenenti a un’unica persona.

    L’attrice genovese, Elena Arvigo, racconta di aver “evitato” Psychosis in più di un’occasione, sino all’incontro con Valentina. «Non volevo farlo, mi era già stato proposto. Inizialmente l’ho presa come una prova stimolante, si tratta di un testo difficile e impegnativo, ho lavorato soprattutto sulla memoria». Il dramma di una vita in frantumi che si consegna alla morte, una donna che non riesce a dividere il proprio tempo né con sé stessa né con gli altri, “io non sono qua, non ci sono mai stata”. La regia di Valentina Calvani è coinvolgente e la voce di Elena si piega e si contorce, sprofonda e risale. «Che cosa vuol dire questo o che cosa vuol dire quello…  ogni parola viene semplicemente detta. L’opera della Kane non contiene istruzioni per l’attore e non ce n’è bisogno,  è perfetta. Non è uno spettacolo sulla follia, Sarah Kane non era folle, era depressa ed è stata “curata” molto male».

    La medicina, il dottore, la lobotomia chimica per diventare bravi a stare al mondo.  “Il tuo cinismo non guarisce nessuno, il tuo scetticismo non guarisce nessuno, neanche te”, rimbomba la voce dal palco, “Non c’è nessun farmaco al mondo che possa dare un senso alla vita”. Lo spettacolo mette a nudo le contraddizioni dell’utilizzo massiccio degli psicofarmaci sino a sfiorare l’ammissione di colpa, il pentimento: “Lo sai che la maggior parte dei miei pazienti mi vorrebbe uccidere? Io odio il mio lavoro”. Per dirla con le parole di Elena e Valentina «una società che si ostina a voler curare, quando prendersi cura basterebbe a fare la differenza».

    Lo spettacolo, in scena sino a domenica (qui maggiori informazioni), ha debuttato a Roma nel 2010 e ha collezionato fino a qui oltre 80 repliche. È interamente autoprodotto, prima dall’associazione di Valentina Calvani “M15” e successivamente, dalla SantaRita Teatro frutto della collaborazione artistica fra Elena e Valentina.

     

     Gabriele Serpe

  • Maddalena, 90 mila euro da Tursi per il quartiere: ecco i progetti

    Maddalena, 90 mila euro da Tursi per il quartiere: ecco i progetti

    Piazzetta dei greci centro storico di GenovaUna buona notizia per la Maddalena. Nove progetti, firmati da associazioni operanti sul territorio, finanziati dal Comune di Genova per un totale di 90 mila euro. Cinema, teatro, letteratura, dal giornale alla biblioteca di quartiere, sino al coro della Maddalena composto dagli abitanti (di cui vi abbiamo già parlato qui). Insomma, un ventaglio di proposte interessanti che vedranno la luce nei prossimi mesi grazie al bando promosso da Tursi.

    Tra i progetti vincitori (qui la lista, ndr), il finanziamento più cospicuo, 20mila euro, andrà ad AMa, l’associazione degli abitanti della Maddalena, con il progetto Madd@lena52, un locale piano strada contenitore di svariate iniziative come ci anticipa il presidente di AMa Luca Curtaz: «Vogliamo aprire uno spazio in via della Maddalena, un presidio sul territorio. Sarà la sede della nostra associazione, ma soprattutto il punto di riferimento per le associazioni del quartiere che potranno usare i locali per riunioni e iniziative varie. Inoltre diventerà la sede del comitato di redazione che darà vita ad un giornale di quartiere e della biblioteca della Maddalena. Per quanto riguarda la biblioteca, sarebbe meglio definirla “ciclobiblioteca“… Il nostro intento infatti è quello di organizzare un servizio di consegna libri a domicilio con le bibciclette per gli abitanti anziani o con difficoltà motorie».

    Il secondo importo più significativo, 14mila euro, è stato assegnato all’associazione Lunaria Teatro per la realizzazione del progetto “Il salotto letterario della Maddalena”. La direttrice Daniela Ardini racconta: «Un progetto che coinvolgerà abitanti e commercianti con incontri e esposizioni di libri nei vari locali del quartiere, eventi teatrali itineranti per le strade della Maddalena e in prestigiose cornici storiche come il Palazzo Spinola in Piazza Pellicceria, la chiesa della Maddalena e la chiesa delle Vigne. Saranno “letture spettacolari”, un innovativo connubio fra romanzo e rappresentazione teatrale».

    Fra i progetti che hanno ottenuto maggiori finanziamenti troviamo quello del CIV Maddalena (10mila euro) per la valorizzazione delle porte di accesso al quartiere:  «Il nostro progetto prevede l’installazione di totem digitali nei principali punti di accesso al quartiere, ovvero Garibaldi, Senarega, Soziglia, San Luca e Luccoli, che contengano informazioni sulle attività del quartiere, ludiche, culturali, commerciali. Informazioni preziose per i turisti e per gli stessi genovesi che continuano a vedere la Maddalena come un luogo mal frequentato. Il nostro obviettivo è quello di portare nelle nostre strade più persone, un passo fondamentale per migliorare la vivibilità e rilanciare la Maddalena». I totem installati dal CIV saranno in diverse lingue, fra cui arabo e spagnolo per andare incontro ai turisti, ma anche ai nuovi abitanti del quartiere genovese.

    piazza-maddalena-centro-storico-genova

    Campanile delle Vigne, Genova

     

     

     

     

     

     

     

     

    Gli altri progetti finanziati sono il già citato Coro della Maddalena (12mila euro), i laboratori di circo a cura dell’associazione Sarabanda (9,5mila euro), le iniziative del Laboratorio Probabile Bellamy al Teatro Altrove (proiezioni e percorsi di formazione con i ragazzi in ambito cinematografico – 8mila euro), “Sapori di giustizia” curato da Belleville (i prodotti “antimafia” dai territori del sud raggiungono i negozi della Maddalena – 6mila euro), una nuova segnaletica per il turismo (progetto che va a braccetto con l’iniziativa del CIV) a cura di Kallipolis (5mila euro) e “In scia stradda upgrade” (5,5mila euro) firmato da Il Pane e le Rose che già gestisce il presidio In Scia Stradda di Vico Mele.

    In queste settimane le associazioni saranno ospitate negli uffici comunali per esaminare i progetti nel dettaglio e programmare la messa in atto sul territorio e successivamente i vari progetti verranno presentati al pubblico, in modo da coinvolgere sin dalle primissime battute tutto il quartiere in questo nuovo avvincente cammino (qui il bilancio delle iniziative dello scorso anno, ndr) verso la rinascita e la riqualificazione della Maddalena.

     

    Gabriele Serpe

     

  • Amt, sciopero concluso. Burlando presenta la nuova agenzia del Tpl

    Amt, sciopero concluso. Burlando presenta la nuova agenzia del Tpl

    Lo sciopero dei laboratori AmtL’assemblea dei lavoratori Amt ha approvato l’accordo. Evento che mette il primo punto a capo dopo cinque lunghi giorni di tensione e accompagna la città verso il lento ritorno alla normalità, con i primi bus che hanno iniziato a circolare poco prima delle 16.
    Dopo 13-14 ore di lavoro era stata firmata nella notte la bozza di accordo sulla vertenza Amt con le firme di tutte le 5 sigle sindacali CGIl, Cisl, Uls, Faisa, Ucl, e quelle di Comune e Regione.

    La quadra, a detta di Burlando, è stata trovata quando i sindacati hanno messo sul piatto la disponibilità non a ritoccare stipendi e orari ma, oltre comunque a una certa flessibilità, a effettuare alcuni subappalti a privati prevalentemente per le linee periferiche e collinari attualmente gestite dall’azienda. «Una situazione – ha commentato Burlando – che alla Spezia, realtà migliore di Tpl regionale nel nostro territorio, esiste in maniera consistente per circa il 30% del servizio ma che finora a Genova era sempre rimasta un tabù. Questa carta giocata dal sindacato è stato un elemento piuttosto dirimente di questa vertenza».

    Da parte sua, invece, il Comune ha assicurato la disponibilità a impegnare 4,3 milioni di euro nel bilancio 2014 per potenziare il capitale sociale dell’azienda. I restanti 4 milioni utili a coprire il disavanzo di Amt, calcolato in 8,3 milioni di euro nel 2014, saranno a carico dell’azienda che già nelle prossime settimane dovrà confrontarsi con i sindacati per capire come recuperare le risorse necessarie. Il primo passo potrebbe essere proprio quello del subappalto annunciato da Burlando.
    «L’obiettivo dell’amministrazione comunale è innanzitutto quello di dare prospettive a questa azienda pubblica – ha dichiarato in conferenza stampa il sindaco Marco Doriama senza intesa fra le parti è impossibile ed è indispensabile confrontarsi con un equilibrio di bilancio che, inutile nasconderlo, rimane traballante. Come Comune ci siamo impegnati a colmare una parte del disavanzo. Si tratta di una ricostituzione del capitale sociale di Amt, cosa giuridicamente ben diversa rispetto alla patrimonializzazione o all’aumento di capitale. Siamo arrivati a questa decisione dopo una ricognizione normativa seria ed approfondita, la patrimonializzazione o il conferimento di beni immobili non sono azioni possibili in assenza di un solido equilibrio di bilancio da parte dell’azienda».

    Il sindaco, inoltre, è tornato sul discorso privatizzazione: «Si è trattato di un falso tema. La stampa locale ha trasmesso messaggi che non rispondevano alla realtà dei fatti e questo ha ingenerato tensione. Mi riferisco in particolar modo alla locandina di un quotidiano genovese apparsa martedì fuori dalle edicole, “oggi si discute la privatizzazione di Amt”».

    La nuova agenzia per il trasporto pubblico locale

    autobus-amt-2Il presidente Burlando ha illustrato questa mattina i punti chiave della nuova legge sul Traporto pubblico regionale, parte integrante dell’accordo con Amt. «Il sistema non lo si salva lasciandolo com’è. Un tempo si interveniva con i soldi, ora che i soldi non ci sono più bisogna intervenire con le riforme. Per questo motivo – ha proseguito il governatore – in Consiglio regionale abbiamo approvato una legge sostanzialmente richiesta da Genova, Comune, Provincia, Amt, Atp e sindacati. Ci aspettavamo reazioni ma non tanto da Genova quanto da altre realtà regionali che ne saranno coinvolte. Per cui, finché non si pacifica l’area da dove è partita la richiesta di intervento, è difficile che la legge riesca a concretizzarsi».

    La legge regionale muove da tre presupposti: creazione di un bacino unico di servizio concepito come integrazione ferro-gomma in grado di realizzare importanti economie di scala; le indispensabili clausole sociali; la creazione di un’agenzia che lavori alla gara europea per l’affidamento del servizio, una sorta di nuova Authority del trasporto regionale. Per la nascita di questa agenzia è obbligatorio che aderiscano i 4 capoluoghi di provincia e le 4 province, «ma non sarebbe male che aderissero anche i Comuni più grandi» ha aggiunto Burlando. «La creazione dell’agenzia ha anche un effetto collaterale perché il contratto di servizio che scaturirà dal bando sarà esente iva, che verrà inizialmente pagata dal vincitore della gara ma potrà essere recuperata a medio-lungo periodo, con un risparmio di circa 20 milioni di euro l’anno».

    «Questa agenzia – ha proseguito il presidente della Regione Liguria – potrebbe poi lanciare una mega gara per l’acquisto di nuovi mezzi che rimarrebbero di proprietà dell’agenzia stessa anche dopo l’affidamento del servizio».

    La Regione ha messo sul piatto della trattativa 200 nuovi bus

    La svolta nella notte è arrivata quando Burlando si è impegnato a garantire per Genova 200 nuovi bus in 4 anni, pagati all’80% dalla Regione principalmente tramite fondi europei e nazionali, e al 20% dalla società che si aggiudicherà il servizio nel corso del 2014. Sul piano regionale si tratta di 380 nuovi mezzi per un investimento totale di circa 85 milioni. La quantità degli autobus è calcolata sulla lunghezza media dei mezzi da 12 metri, con un costo intorno ai 200 mila euro cadauno: naturalmente, i mezzi diminuirebbero nel caso di necessità di bus da 18 metri, o aumenterebbero per l’acquisto di pullmini.

    Gli enti locali hanno tempo 90 giorni per confermare la propria adesione alla nuova agenzia, ma Burlando si augura che una risposta possa arrivare già nel corso della prossima settimana. «Abbiamo una situazione di tensione su Imperia – ha spiegato il presidente – ma non appena avremo tutte le sottoscrizioni partiremo con la ricerca delle personalità giuste, che dovranno avere anche competenze sul settore ferroviario. Dopo le verifiche con il governo, a febbraio – marzo inizierà la configurazione dell’offerta da mettere a gara prima dell’estate. Naturalmente bisogna correre molto perché in un anno cambiamo un sistema fermo da sempre. Se siamo bravi, e qualche volta ci riusciamo, il servizio nuovo servizio regionale e integrato partirà il 1° gennaio 2015».

     

    Simone D’Ambrosio
    Gabriele Serpe

  • Borgoratti, via Bocciardo: il palazzo della vergogna, fuori casa da due anni

    Borgoratti, via Bocciardo: il palazzo della vergogna, fuori casa da due anni

    box via bocciardoSei famiglie da due anni fuori casa a proprie spese, evacuate dalle abitazioni per ragioni di sicurezza. Era il 4 dicembre 2011 quando per il civico 1 di via Bocciardo, nel quartiere di Borgoratti, l’ufficio Pubblica Incolumità ordinava lo sgombero per possibili lesioni strutturali alle fondamenta del palazzo causate dai lavori per la realizzazione di un centinaio di parcheggi interrati sulla sottostante via Tanini.
    Fu uno smottamento interno all’area di cantiere ad accendere la miccia, quando già da parecchi mesi gli abitanti manifestavano forti preoccupazioni per fessure e crepe nei muri e sulla strada in seguito ai lavori di scavo. Un disagio temporaneo, si disse ai tempi; il rientro a casa previsto alla conclusione delle opere di consolidamento e messa in sicurezza. Sono trascorsi ventitre mesi.

    L’area è di proprietà privata e i lavori affidati ad una ditta esecutrice, ovviamente con il permesso a costruire rilasciato dal Comune di Genova con tanto di parere favorevole della Provincia (indispensabile in considerazione del vincolo idrogeologico che interessa la zona). Le autorizzazioni sono state ritirate dopo il tragico evento del dicembre 2011 e, nel frattempo, una sentenza del Tribunale Civile di Genova ha obbligato la società B & C Group e la ditta esecutrice SCA a eseguire tutte le opere necessarie a garantire la sicurezza dell’edificio condominiale e dell’area di cantiere (in parallelo si apre anche un procedimento  in sede penale dopo una formale denuncia di querela, qui l’inchiesta di Era Superba del dicembre 2012 che ricostruisce nel dettaglio la situazione).

    Ciò nonostante da quel momento non accade più nulla o quasi. L’azienda non ha i soldi per effettuare gli interventi richiesti, gli abitanti rimangono fuori casa, sempre a loro spese (trovandosi addirittura nella surreale situazione di dover pagare per prelevare dalle abitazioni gli effetti personali), e tutto sembra destinato all’immobilismo. Almeno sino al maggio scorso, quando il cantiere riapre facendo finalmente tirare un sospiro di sollievo agli abitanti. Ma è solo un’illusione: «Avevamo ricevuto rassicurazioni dalla proprietà – racconta Enrico Ciani, inquilino e amministratore del condominio – sul fatto che a maggio sarebbero partiti i lavori di messa in sicurezza e che entro il 30 settembre avremmo avuto il via libera per il ritorno a casa. Con qualche giorno di ritardo il cantiere ha riaperto, ma dopo neanche un mese i lavori si sono bloccati e da quel giorno tutto è tornato a tacere».

    «Non sappiamo cosa è stato fatto in quelle settimane di lavori, sicuramente ben poco. La proprietà sostiene di non avere i soldi per proseguire con l’intervento necessario alla messa in sicurezza. Intanto continuano a verificarsi movimenti del terreno sotto al nostro palazzo, certamente limitati rispetto al passato, ma che non fanno altro che peggiorare una situazione già di per sé molto pericolosa. E purtroppo non solo per il civico 1, ma per tutta la zona circostante».

    In tutti questi mesi gli inquilini hanno pagato regolarmente tasse e utenze, oggi si muovono per chiudere definitivamente gli impianti di acqua e gas. Un gesto che ha il sapore della rassegnazione «non è esclusivamente un discorso economico, ma anche una questione di sicurezza», precisa Ciani.

    «Purtroppo stiamo prendendo coscienza del peggio, ovvero iniziamo a pensare che non faremo mai più ritorno nelle nostre case e quelle che fino ad oggi sono state “sistemazioni di fortuna” dovranno inevitabilmente diventare per noi soluzioni definitive. Non abbiamo intenzione di mollare la presa, ma non vediamo nulla a cui aggrapparci, all’orizzonte non ci sono più date o scadenze da attendere. La situazione è ferma e non ci sono evoluzioni in vista. Tutti stanno a guardare lo scempio che si compie, nessuno ci dà una mano. Abbiamo richiesto un incontro al sindaco, stiamo attendendo una risposta».

     

    Gabriele Serpe

  • Una, due, mille realtà: “Quello che c’è fuori è tutt’altro tema…”

    Una, due, mille realtà: “Quello che c’è fuori è tutt’altro tema…”

    letteredallaluna-calamaioPrendi ad esempio un gruppo di amici, nelle più classiche delle circostanze confidenziali, seduti a discorrere intorno ad un fuoco o a tavola davanti ad un piatto. È semplice comprendere quanto parte della realtà che percepiamo nasconda svariati aspetti bui, che tendiamo ad ignorare quando ci rapportiamo con la gente. In una qualunque discussione su qualsivoglia argomento, gli interventi dei presenti non è affatto detto che rispecchino o spieghino il loro punto di vista, l’opinione, che il soggetto parlante sostiene e magari vorrebbe anche spiegare.

    Vuoi per cosciente falsità o desiderio di tacere e così ascondere vari anfratti di sé e del proprio pensiero, vuoi per l’oggettiva impossibilità di spiegare, di riuscire attraverso il linguaggio a rendere anche minimamente l’idea a chi ci sta ascoltando. Tuttavia quell’enorme fetta di noi, che consciamente o inconsciamente non riusciamo o non vogliamo rivelare, è totalmente presente e incide non poco sulla nostra percezione del reale in misura di quanto invece è assente in quella del nostro interlocutore, che non ne può sapere nulla e chissà, magari, che messaggio distorto gli è arrivato. D’improvviso una cerchia di amici intorno al fuoco può diventare un’agghiacciante esposizione di maschere.

    Quale ruolo ha nei rapporti umani quel che c’è e non si rivela? Quello che è, anche se non accade? Le parole sono condizionate da un’infinità di inibizioni, così i gesti e le intenzioni stesse di ognuno di noi. Quel che vedi non è tutto, quel che ascolti non è tutto, mai.

    Mancherà sempre qualcosa alla realtà per poterla definire tale.

    Sei silente universo
    che i sensi cinque in fila
    difendono
    dipingono
    perpetui
    costellano.
    Quello poi che c’è fuori
    è tutto altro tema.

     

    Gabriele Serpe

  • Recitare è un gioco: al via i nuovi corsi di recitazione dell’attore genovese Fabio Fiori

    Recitare è un gioco: al via i nuovi corsi di recitazione dell’attore genovese Fabio Fiori

    Fabio FioriPerché fare un corso di recitazione? «Per alcuni può essere una vera e propria vocazione; altri possono avere un talento nascosto che va scovato, coltivato e affinato. Altri ancora per necessità lavorative devono parlare davanti ad altre persone e vogliono apprendere alcune tecniche per gestire l’ansia ed esprimere i concetti in modo sicuro, comprensibile e magari persuasivo…»

    Così l’attore genovese Fabio Fiori, diplomato nel 1998 presso la Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova con esperienza pluriennale nella formazione, introduce la nuova stagione di corsi che si terranno in diversi giorni e in varie strutture:  “Arti’s” a Brignole, “LiguriAttori” a Sturla e al teatro “Il Sipario Strappato” di Arenzano.

    Un modo per esplorare sé stessi e gli altri, trasmettere emozioni, socializzare, sperimentare ed evadere… «ma soprattutto per giocare – precisa Fiori – è possibile partecipare al gioco teatrale con il solo scopo di divertirsi in modo semplice e sano all’interno di un ambiente energico e creativo, utilizzando le lezioni come “sfogo” per uscire da quel ruolo che si è costretti a interpretare nella vita di tutti i giorni, in modo colorato, un po’ folle ma senza alcuna controindicazione».

    I corsi di recitazione sono rivolti a un’ampia rosa di fruitori, principianti e non: «Tutti partono dallo stesso livello, il mio compito consiste nel lavorare sui singoli allievi ma creando al contempo un gruppo solido e affiatato che lezione dopo lezione ottiene risultati concreti, a volte davvero sorprendenti».

    Durante il percorso formativo vengono svolti molteplici esercizi di attenzione, relazione, improvvisazione, dizione, respirazione ed educazione all’uso della voce. Il metodo utilizzato si avvale delle tecniche di base che permettono agli allievi di crescere e confrontarsi, scoprendo aspetti della propria personalità che spesso stupiscono: «Chi partecipa ai miei corsi riesce infatti ad abbattere con facilità le comuni “barriere” come la timidezza davanti agli altri, aprendosi di più e provando il piacere di scambiare idee, concetti e proposte sentendosi sempre parte integrante di un gruppo».

    Ad Arenzano – oltre a condurre il corso di recitazione – quest’anno Fiori collaborerà attivamente anche in scena:Lazzaro Calcagno, il Direttore Artistico, mi ha dato l’opportunità di curare una regia in collaborazione con il suo teatro e ho accettato con entusiasmo perché, oltre ad avere attori molto bravi, Il Sipario Strappato è una realtà importante da cui sono usciti artisti talentuosi e che tutt’oggi ospita spesso nomi illustri”.

    Questa nuova stagione darà inoltre il via a una ricca offerta di workshop, stages e altre iniziative curate da diversi professionisti del settore (anche di fama nazionale). Le proposte riguarderanno varie discipline: teatro di narrazione, teatro fisico, voce, scrittura, doppiaggio e speakeraggio radiofonico. “Amo l’idea che i miei allievi possano ampliare le loro conoscenze confrontandosi con altri metodi e altre realtà al di fuori dei miei corsi, perchè sul palcoscenico c’è sempre da imparare: questo è un concetto che mi ha trasmesso tempo fa un attore con oltre 50 anni di teatro alle spalle”.

    A breve partiranno le lezioni di prova/presentazione, per tutte le informazioni gli interessati possono scrivere a: recitazionegenova@gmail.com

  • “C’è chi sostiene che non ci sia niente da fare. E c’è chi semplicemente fa”

    “C’è chi sostiene che non ci sia niente da fare. E c’è chi semplicemente fa”

    letteredallaluna-azzurroUn’idea, poi un desiderio di pancia. L’incoscienza è un concetto che non ho ancora imparato a definire, ne riconosco in parte l’accezione negativa ma allo stesso tempo vivo e godo del suo fascino, così focoso e bugiardo.

    Un desiderio di pancia, dicevo, e poi magari riesci a fare il primo passo. Il desiderio diventa iniziativa, reale, tangibile. Quindi l’entusiasmo, altro concetto che non riesco a definire… è come cavalcare la spinta dell’onda, che se afferri lo scoglio per tempo l’onda rincula senza di te.

    Questo mix di entusiasmo e incoscienza è la benzina che permette a ognuno di noi di agire, di commettere errori per raggiungere traguardi; è polvere da sparo.

    La costanza testarda e genuina completa il piatto e alimenta la vitale smania di rivalsa nei confronti di un tempo fatto di bugie, cattivi consigli e stupido intrattenimento.

    Guarda centinaia e centinaia di persone nella tua città intente ogni giorno a costruire, a progettare, a immaginare il futuro. Si informano, si riuniscono, propongono, organizzano.

    C’è chi sostiene che non ci sia niente da fare. E c’è chi semplicemente fa.

     

    Gabriele Serpe

  • Ingegneria Navale, no al trasferimento: l’iniziativa dei politici genovesi

    Ingegneria Navale, no al trasferimento: l’iniziativa dei politici genovesi

    nave-container-DILa questione del possibile trasferimento di Ingegneria Navale da Genova a La Spezia è tema di discussione ormai da diverse settimane. La notizia è che un gruppo di giovani politici attivi a Genova, superando le logiche di partito e di appartenenza politica, hanno deciso di riunirsi promuovendo una petizione per sensibilizzare la cittadinanza sul tema.

    «Come giovani genovesi impegnati in politica abbiamo deciso di attivarci insieme per scongiurare questo progetto che è del tutto errato e controproducente – si legge nel documento redatto da Lorenzo PellerannoFederico Bogliolo, Alberto Pandolfo ed Edoardo Marangoni  – Parliamo con una sola voce perché questo tema travalica le logiche di appartenenza e dobbiamo impegnarci tutti per il bene e per lo sviluppo della nostra città».

    «La storia e il futuro di Genova sono legati indissolubilmente al mare e alle navi: tra impiegati diretti ed indotto, intorno al principale porto italiano, lavorano molte decine di migliaia di persone. Non fu un caso se la Regia Scuola Superiore Navale – da cui tutta la facoltà di Ingegneria dell’Università ha tratto origine – nacque a Genova nel 1870. Sradicarla oggi dalla sua sede storica e naturale significherebbe disperdere un patrimonio culturale e professionale di eccellenze che da più di 140 anni ha un solido rapporto con un territorio».

    Il giovani politici fanno riferimento anche alla proposta avanzata da Fincantieri, una proposta ancora da comprendere nella sua forma, ma sicuramente importante per garantire continuità al rapporto fra la città e la facoltà: «Realizzare a Sestri una forte sinergia fra Fincantieri, il CETENA e tutta la Scuola Politecnica (non solo ingegneria navale) significherebbe anche garantire interessanti prospettive di sviluppo per il futuro della città , del cantiere e dei giovani».

    Per partecipare alla petizione basta inviare una mail all’indirizzo genovaxnavale@gmail.com

     

    Ad oggi, il documento è stato sottoscritto da:

    Lega Nord: Edoardo Rixi (Consigliere Regionale)

    Pd: Mattia Marchesi ( Consigliere Municipio 4 Media Val Bisagno) – Alberto Pandolfo (Consigliere Comunale) – Luisa Cozzio (Consigliere Municipio IX Levante) – Alessandro Costanzo (Consigliere Municipio IX Levante) – Andrea Crocilla (Consigliere Municipio VIII) – Paola Maccagno (Assessore Municipio IX)

    Gente Comune: Fabrizio Ortona (Consigliere Municipio IX Levante)

    Lista Musso: Giulio Gennaro (Consigliere Municipio I Centro Est) – Andrea Grasso  (Municipio I Centro est) – Walter Vassallo (Municipio IX Levante) – Maurizio Moretti (Municipio IX Levante) – Stefano Costa (Consigliere Municipio VIII)

    Lista Doria : Marianna Pederzolli (Consigliere Comunale) – Nerio Farinelli (Presidente Municipio IX)

    Udc : Federico Bogliolo (Municipio IX Levante ) – Edoardo Marangoni (Municipio VIII Medio Levante)

    PDL: Tomaso Giaretti (Consigliere Municipio I)

    Lista Biasotti: Lorenzo Pellerano (Consigliere Regionale)

  • “Siamo vestiti da marinai, senza sapere dove andare”

    “Siamo vestiti da marinai, senza sapere dove andare”

    Lettere dalla LunaHa piovuto a lungo sulle nostre teste, le strade si sono lavate a dovere e il mare ha ingoiato a fatica litri e litri d’acqua sporca. Stroncato a più riprese il corso naturale delle fioriture, il paesaggio per settimane è andato in confusione, come se gli fosse giunto veloce sulla fronte un colpo secco di bastone, come l’alcol nelle tempie quando ti sbronzavi sul serio.

    Ora sembra tutto passato. Ora puoi uscire, senza paura, la mattina puoi liberare gli occhi dall’imbroglio delle croste e aspettarti il sole. Trovi gente lungo i marciapiedi e alle fermate degli autobus, un po’ più illuminata e un po’ meno vestita. Si prova tutti quanti un sottile piacere.

    Intorno continuano a scendere silenziose le serrande dei negozi, gli ampi locali sfitti diventano slot house o empori cinesi, quando si riesce box, altrimenti rimangono vuoti. I risparmi dei nonni tengono per il colletto un sistema in caduta libera, non c’è rivoluzione, non c’è apocalisse e a trent’anni il futuro è già un ospite assente, in ritardo, come la primavera.

    “È solo una fase di passaggio, torneremo a far guazzabuglio nel fango, a fare i maiali con la pancia piena, torneremo a lavorare, a produrre, a spendere”.

    Siamo stanchi, siamo spenti e stanchi. Il cielo è coperto, le nubi nascondono la stella polare.

    Siamo vestiti da marinai, senza sapere dove andare.

     

    Gabriele Serpe

  • “Stasera vorrei trovare la forza per convincermi…”

    “Stasera vorrei trovare la forza per convincermi…”

    letteredallaluna-quadernoStasera vorrei trovare la forza per convincermi.
    Vorrei trovare la forza per guardarmi intorno, ed esibirmi in un “sì”, un cenno deciso con il capo. Vorrei partire dal presupposto che ogni cosa ha il suo senso solo se smetto di cercarne uno per ogni cosa. E che se tutti vanno in una direzione, procedere in quella contraria non deve essere una presa di posizione e, soprattutto, non deve trattarsi di una scelta rivelatrice, non deve rivelare proprio nulla circa colui che la compie.

    E vorrei capire, stasera, perché si finisce sempre nel deve o non deve, perché diventiamo assolutisti ogni volta che prendiamo una decisione o che maturiamo un nostro parere su qualsivoglia argomento.

    Io stasera vorrei tanto non avere pareri, essere vergine, e non sentire il bisogno di farmi penetrare da qualcosa o qualcuno.

    Questa sera vorrei pensare alla mia persona come un soggetto privo di desideri, o anche solo timide attitudini, vorrei essere privo di me e ricominciare da capo. Per poi, magari, rifare ogni singola cosa. Questa volta, però, senza prima pensarci.

    PS Bisognerebbe ricoprire il mondo di pannelli fonoassorbenti, ché il vero rumore arriva da fuori, quello del nulla, dell’ignoto.

    Gabriele Serpe

  • “La loro lungimiranza è uno scudo antisommossa”

    “La loro lungimiranza è uno scudo antisommossa”

    letteredallaluna-azzurroLa città è fatta di persone, certamente, tante persone e tante macchine, uno sciame di moscerini per un’idea di movimento, traffico, scambio, mobilità. Poi ci sono le case, i palazzoni e gli edifici storici. Eh si, perché la città, prima di tutto, è fatta di cose immobili, di pietra e di cemento. E la fermezza in città prevale senza ostacolo alcuno sul movimento, non facciamoci illudere dagli scooter imbizzarriti, non c’è proprio partita, credetemi.

    Vi dirò di più, la differenza a favore dell’immobilità la fanno gli uomini stessi.

    Ci sono corde marce e intrise di sale che stringono e costringono questa pozzanghera di città, ferme e incrostate da decine e decine di anni, bulloni corrosi dalla ruggine che basta applicare un po’ di vernice color argento e sembrano nuovi di pacca.

    Li riconosci subito, hanno lo sguardo pietoso e il lamento sulle labbra, vecchie ferraglie che si scaldano al sole, mentre fuori piove. Complici e indispensabili uno per l’altro in uno sputo di cortile, inutili alla causa appena varcata la soglia.

    Li trovi negli uffici pubblici, in quelli più piccoli dove non si svolgono attività considerate “essenziali”, ai margini della macchina istituzionale, dove spesso si fa fatica a svolgere con successo il proprio lavoro per mancanza di fondi e soprattutto di buone idee; li trovi anche negli uffici più grandi, sono dirigenti terrorizzati dal confronto con l’iniziativa privata, soprattutto quando gli interlocutori sono giovani. Ma i nostri bulloni, guardate bene, non arrugginiscono solo nella pubblica amministrazione. Inquinano anche i cda delle grandi società cittadine, protagonisti canuti di un’interminabile partita “inter nos”, convinti di dover resistere, di doversi proteggere da un futuro che si sta preannunciando più faticoso del previsto.

    La loro lungimiranza è uno scudo antisommossa.

     

    Gabriele Serpe