Autore: Gabriele Serpe

  • Maledette malelingue: “…così si dice in giro, sia di me che di te”

    Maledette malelingue: “…così si dice in giro, sia di me che di te”

    letteredallaluna-calamaioCiao, ti rubo un minuto. Vorrei chiederti se è vero che ti senti distante da tutto quello che ti circonda, che ti sembra inutile e pesante approfondire la tua conoscenza, che la tua curiosità si sazia scorrendo le agenzie di stampa e seguendo il telegiornale all’ora di cena. Mi piacerebbe sapere se è vero che ti senti fuori dai giochi e che non ti interessa più di tanto farne parte.

    È vero che ti distrae e ti rilassa la vita da avatar sui social network e la televisione accesa sullo sfondo? È vero che hai trent’anni e ti guardi intorno spaesato perché nessuno ti ha ancora offerto mille euro al mese per otto ore al giorno?

    Mi permetto di chiederti se è vero, a venti come a cinquant’anni, che non conosci la tua città, che non hai idea di come vengano amministrati gli affari pubblici e che ti accontenti di sapere che c’è qualcuno che si è preso per te la briga di farlo.

    È vero che l’unica cosa che conta è il tuo sedere, che ti incuriosiscono le vicende sentimentali dei famosi e che le tue conversazioni con gli amici hanno lo stesso taglio delle notizie sulla homepage di Yahoo?

    Perché vedi, così si dice in giro, sia di me che di te.

    Maledette malelingue.

     

    Gabriele Serpe

  • Pulizia dei torrenti: i detriti alzano il livello del Polcevera

    Pulizia dei torrenti: i detriti alzano il livello del Polcevera

    campi-valpolcevera-ikeaIl letto del Polcevera è salito di un metro e mezzo negli ultimi dieci anni. La notizia giunge dopo i rilievi effettuati dai tecnici della Provincia di Genova, i materiali solidi trasportati durante le piene del Polcevera e dei suoi affluenti, soprattutto nel 2002, 2010 e 2011, si sono accumulati presso la foce.

    «È necessario un piano complessivo e condiviso delle manutenzioni programmate e costanti per l’alveo del Polcevera
    – spiega il commissario provinciale Piero Fossati – che coinvolga la stessa Provincia, l’Autorità Portuale, il Comune di Genova, frontisti, concessionari e gli altri Comuni del bacino, nel cui territorio si trovano affluenti come il Riccò, il Secca, il Sardorella o il Verde e versanti da cui scendono molti materiali alluvionali che si depositano e causano l’innalzamento dell’alveo».

    Intanto un primo passo è stato fatto, alla Regione è stata richiesta l’elaborazione di uno studio del trasporto solido del Polcevera dal quale partire per stabilire le quantità di materiali da rimuovere dall’alveo ogni anno.
    La Provincia ha investito della questione anche la conferenza dei servizi per la nuova strada a mare in costruzione tra lungomare Canepa e Cornigliano. Il progetto Anas è stato aggiornato con un innalzamento degli argini previsti per la nuova viabilità.

    «Un solo soggetto non può sostenere tutto l’impegno delle manutenzioni – continua Fossati – si deve agire congiuntamente, per unire sforzi e le ridotte risorse disponibili a favore del bene comune. La Provincia, che sul Polcevera ha le competenze del vecchio consorzio idraulico di III categoria, l’Autorità Portuale, i frontisti come il Comune di Genova e Anas, l’azienda ferroviaria Rfi che è concessionaria sul torrennte e i numerosi oleodotti (Erg, Sigemi, Sipad, Snam tra i
    principali) che lo utilizzano devono ripartire quote e oneri degli interventi in un piano integrato, sulla base degli studi regionali sul trasporto solido del Polcevera e delle quantità di materiali da rimuovere
    ».
    Un esempio per tutti: l’Autorità Portuale ha ripulito, nelle operazioni di dragaggio, anche la cosiddetta ‘vasca della loppa’ alla foce, «ma non può accollarsi da sola la manutenzione del vascone dove si deposita materiale alluvione da tutto il bacino del Polcevera…», conclude Fossati.

  • Pegli, centro civico in vendita: a rischio le attività associative

    Pegli, centro civico in vendita: a rischio le attività associative

    Nel quartiere di piazza-pegli-DIPegli, ai civici 32 e 34 del Lungomare, sorge uno spazio gestito dal Municipio Ponente in collaborazione con le associazioni del quartiere; un vero e proprio “centro civico” che ospita in pianta stabile i corsi e i laboratori del Centro Universitario del Ponente (CUP), ma anche le attività di varie associazioni come ad esempio l’Associazione Donne Insieme, la Proloco e l’A.N.PI. di Pegli, il Comitato per la Salvaguardia del territorio e il Centro Culturale La Saletta dei Pittori.
    Mostre, incontri, laboratori, corsi… Insomma, uno spazio attivo tutti i giorni a disposizione della comunità. Uno spazio di proprietà della Regione, ma attualmente affidato ad Arte che ha il compito di individuare acquirenti disposti ad acquistarlo.

    Qualche giorno fa il presidente del Municipio Ponente Mauro Avvenente ha sottolineato ancora una volta la ferma intenzione di difendere i locali e di impedire la vendita da parte di Arte che significherebbe chiusura alla cittadinanza di quello che negli anni è ormai diventato a tutti gli effetti il centro civico del quartiere di Pegli. «Speriamo di riuscire a tenerlo – dichiara Marco Di Sabatino del direttivo del CUP, Centro Universitario del Ponente – ci proveremo in tutti i modi. Noi lavoriamo lì tutte le mattine dal lunedì al giovedì durante l’anno accademico da novembre a giugno. Ci siamo sempre occupati anche della manutenzione dei locali, abbiamo cambiato il cancello e svolto lavori di muratura, adesso dover lasciare sarebbe una beffa…»

    I locali, rimasti di proprietà dell’Azienda Autonoma di Cura (poi diventata di Soggiorno) di Pegli fino agli anni sessanta, sono poi passati alla Regione Liguria che un anno fa, nell’ambito delle varie operazioni di cartolarizzazione, li ha “girati” ad Arte per la vendita e la valorizzazione. In tutto questo le chiavi rimangono al Municipio e le attività del “centro-civico” proseguono ordinariamente.

    «A giugno chiuderemo l’anno – continua Di Sabatino – e ad oggi non sappiamo se a novembre 2013 potremo riprendere le nostre attività. Non è facile programmare in queste condizioni: organizziamo 170 corsi per il quartiere condotti da 60 docenti alcuni in pensione altri in attività, e il tutto come volontariato, senza scopo di lucro».

    Quale soluzione si può adottare per fermare la vendita e garantire gli spazi al quartiere? Esisterebbe una trattativa fra Comune di Genova e Regione Liguria per una permuta immobiliare tra i due enti, una soluzione per la quale il Municipio spinge e che potrebbe risolvere la situazione una volta per tutte. Entrando in possesso dei locali, infatti, il Comune garantirebbe gli spazi al Municipio e quindi il proseguimento delle attività associative.

     

    [foto di Diego Arbore]

  • Quezzi: ecco la passerella sul rio Molinetto, 15 mesi dopo l’alluvione

    Quezzi: ecco la passerella sul rio Molinetto, 15 mesi dopo l’alluvione

    via-molinetto-quezziDopo mesi di di denunce e iniziative da parte dei cittadini e dopo la mozione approvata all’unanimità dal Municipio Bassa Valbisagno, e soprattutto 15 mesi dopo l’alluvione del 4 novembre 2011, arriva la tanto attesa notizia per gli abitanti di Pedegoli nel quartiere di Quezzi: l’11-12 febbraio è previsto l’inizio dei lavori per la costruzione della passerella provvisoria in via del Molinetto sull’omonimo rio.

    «In attesa che venga presentato il progetto per la rampa carrabile – spiega il consigliere (Rc-Fds) del Municipio Bassa Valbisagno, Giuseppe Pittaluga – è stata firmata la delibera della provincia che autorizza l’eccezione che permetterà la costruzione della passerella provvisoria sul Rio MolinettoQuesta soluzione di buon senso era già sostenuta dagli abitanti da mesi e mesi, comunque meglio tardi che mai, oggi gli enti recepiscono questa istanza come prioritaria. Bene.»

    Via del Molinetto, dopo la furia delle acque che ha portato all’esondazione del Fereggiano e al crollo del ponte medievale sul rio Molinetto, è rimasta accessibile in questi mesi solo grazie ad una scalinata. Un disagio che ha colpito 40 famiglie,  le quali, dopo aver assistito alla rimozione da parte dei tecnici del Comune del passaggio provvisorio che gli operai accorsi sul posto avevano realizzato per garantire l’accesso alla via, si sono unite per far sentire la propria voce e oggi finalmente raccolgono i primi meritati frutti.

    «Il Municipio si è espresso affinché l’eventuale rampa carrabile abbia un percorso partecipato e condiviso: dovrà quindi venir presentato il Progetto in Municipo – continua Pittaluga – e lì gli abitanti potranno discuterne sia l’effettiva risposta alle reali esigenze, sia le variazioni che serviranno a renderla efficace senza essere troppo invasiva».

     

  • Coronata, rinasce il centro sportivo: due campi da calcio e servizi

    Coronata, rinasce il centro sportivo: due campi da calcio e servizi

    Via Coronata 100Nel quartiere di Coronata, sulle immediate alture di Cornigliano, l’Istituto religioso del Sorriso Francescano è proprietario di una struttura sportiva molto frequentata e di grande importanza per l’intero quartiere. Stiamo parlando di un’area di discrete dimensioni (comprende due campi da calcetto, otto spogliatoi per le squadre più uno spogliatoio per arbitri, area accoglienza con reception, zona ristoro e area interviste/fotografie), che negli ultimi anni è stata protagonista di una storia decisamente travagliata. Oggi, a tre anni di distanza dall’insediamento dell’Associazione Sportiva Calcio Liguria come gestore degli impianti, i lavori di riqualificazione hanno restituito alla città e al quartiere un polo sportivo di eccellenza.

    Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di ripercorrere questi ultmi anni di vita del centro sportivo di Coronata. Un tempo l’area era dedicata soltanto alle attività religiose poi negli anni 80 i campi polverosi e ghiaiosi si erano affermati come punto di riferimento per sportivi di ogni età del quartiere e non solo. A cavallo degli anni 90 la struttura aveva poi conosciuto una fase di lento e inesorabile declino.
    La gestione era stata affidata alle Acli, che avevano anche realizzato un circolo diventato ritrovo di pensionati. Proprio il circolo aveva a quei tempi costituito il pomo della discordia. Le attività pensionistiche delle Acli non si sposavano con gli obiettivi religiosi del Sorriso Francescano… Il “braccio di ferro” era stato vinto dalla proprietà, che si era riappropriata della struttura e aveva deciso di renderla funzionale e di rilanciarla come centro sportivo per il quartiere.

    Nei primi anni del 2000, gestito direttamente dalla proprietà, il centro sportivo era riuscito a rialzare la testa grazie soprattutto agli interventi di restyling, ma con il passare del tempo le problematiche di gestione sono nuovamente emerse: «la proprietà si era accorta – racconta Sandro Scarrone, presidente dell’Ass. Calcio Liguria – che non aveva i mezzi per poter gestire l’area sportiva  e le prenotazioni dei campi . Nonostante i dubbi e  la forte reticenza a dare la struttura in gestione considerate le esperienze del passato, il Sorriso Francescano si è con il tempo convinto che l’unica possibilità di far vivere l’area era quella di dare nuovamente in gestione l’impianto». Gli inizi , però, non sono stati semplici: «nonostante l’esperienza organizzativa, non è stato semplice per noi  identificare soggetti capaci di gestire al meglio il lavoro. C’è da dire che abbiamo trovatola struttura in condizioni pessime: docce fredde, campi logori, recinzioni ridotte a colabrodo».

    Calcio Liguria ha ottenuto la gestione dell’impianto di Coronata per 10 anni, situazione che permette ovviamente di pianificare con maggiore serenità il futuro. «Il primo passo è stato quello del totale restyling dei due campi – continua Scarrone – proprio in questi giorni si è conclusa una importante opera di ristrutturazione. La ditta Durante Impiantidi Pavia ha operato nell’area per circa 3 mesi e il risultato è stato ottimale.»

    L’obiettivo di Calcio Liguria è quello di fare in modo che tutto il Ponente cittadino si riappropri dell’intera area sportiva vivendola quotidianamente come un bene a disposizione della collettività: «alla sera i campi sono in genere occupati dall’attività istituzionale di Calcio Liguria (i campionati amatoriali a 7 giocatori ndr) – osserva Scarrone – ma durante la giornata l’area è a disposizione di tutti. Calcio Liguria intende attivare convenzioni e accordi con Enti, Federazioni, Circoscrizioni, Scuole Calcio, Società Sportive, Aziende o soggetti singoli interessati ad usufruire dell’area».

    «Vorremmo inoltre che la struttura diventasse la valvola di sfogo per tutti i ragazzi del Ponente. Tra Sestri e Sampierdarena gli spazi sportivi non sono molti, per questo desideriamo che l’area venga vissuta quotidianamente dagli appassionati per una sana partitella tra amici, per una “sgambata”, per un allenamento».

    Sandro Scarrone conclude ringraziando tutti color che hanno contribuito alla realizzazione del progetto: «Non è stato semplice identificare partner desiderosi di sposare il progetto, per cui voglio ringraziare la Banca di Credito Cooperativo di Cherasco che ha sostenuto il nostro progetto e agevolando il finanziamento. Poi voglio ringraziare pubblicamente tutti i collaboratori che, con grande sacrificio, si stanno impegnando in questo ambizioso e non semplice progetto…»

    Chi desidera ricevere informazioni circa l’attività di Calcio Liguria e dei Campi di Coronata puo contattare la Sede di Calcio Liguria, Piazza Piccapietra 83-18. Tel. 010- 59.10.90 / 346- 477.59.40/ 347- 60.51.871 . Sito internet www.calcioliguria.com – info@calcioliguria.com

  • Nasce a Genova l’app che trasforma lo smartphone in un jukeboxe

    Nasce a Genova l’app che trasforma lo smartphone in un jukeboxe

    Ecco un progetto made in Genova che potrebbe rivoluzionare la fruizione della musica nei luoghi pubblici.  Si chiama AirJB, è la prima app che consente di creare e gestire un jukebox virtuale e condividere la musica con amici e clienti.

    Un interessante strumento di business per i gestori di bar, ristoranti e locali che vogliono offrire ai propri clienti la possibilità di personalizzare e scegliere la musica, ma anche un semplice strumento di svago che consente la condivisione e lo scambio delle proprie canzoni preferite attraverso l’interazione tra utenti e la creazione di dediche personalizzate.

    Lo chiamano “social jukebox” i ragazzi di Nibbles.it, un gruppo di lavoro nato a Genova nel 2005 e attivo nel campo della progettazione e realizzazione di servizi per il web. «Nibbles.it quando è nata aveva un solo dipendente, la sottoscritta… – racconta Elisa Piscitiello – oggi siamo in 12 tra soci e collaboratori con un’età media di 37 anni: il socio più anziano ne ha 47 e la collaboratrice più giovane 29, tutti assunti a tempo indeterminato».

    L’azienda, impegnata in una prima fase esclusivamente nello sviluppo e nella distribuzione di un sistema per la creazione autonoma di siti web, sta ora spostando parte dei suoi sforzi e delle sue risorse nel mercato delle app… Elisa ci spiega le ragioni di questa scelta. «Partiamo dai dati… Sono più di 46 milioni i fruitori in Europa di applicazioni su smartphone. Secondo i dati Nielsen nei primi tre mesi del 2011 in Italia erano 20 milioni le persone dotate di smartphone (+52% sul 2010) ed era in crescita la quota di chi accede a internet dal cellulare: 13 milioni a inizio 2011, il 34% in più rispetto allo stesso periodo 2010. Nel 2011 la penetrazione degli smartphone in Italia è del 9%, circa 4,5 milioni di utenti, contro una media del 20% nei primi 5 mercati europei (Uk, Francia, Germania, Italia e Spagna). Quindi rispetto ad altri Paesi, dove l’utilizzo di mobile app è più alto, l’uso di applicazioni mobili in Italia è in fortissima crescita, pari all’11% mensile (in Spagna è addirittura del 14%)».

    «Il mercato delle app – continua Elisa – si sta spostando quindi da un settore di nicchia a un vero e proprio mercato di punta nei media di massa e l’’opportunità di guadagno per le aziende, in un settore che ha una così veloce e costante crescita, è concreta se si riesce a penetrare nel mercato internazionale. Fondamentale per un’azienda che si affaccia al mondo della progettazione delle app è, a parer mio, la possibilità di basarsi esclusivamente su risorse e know-how interni: sviluppare, distribuire e gestire senza affidarsi a professionalità esterne. Da parte nostra, questo ha determinato il vantaggio di avere un’ottima flessibilità, comunicazioni interne rapide ed efficaci, ottimizzazione dei tempi e delle risorse, con il risultato di app di successo e di rapida implementazione e distribuzione sul mercato».

     

  • Sestri Levante, terremoto eXact learning: raffica di licenziamenti

    Sestri Levante, terremoto eXact learning: raffica di licenziamenti

    Exact Learning Solutions rappresenta da ormai quasi 20 anni una delle principali realtà nazionali e internazionali nel settore dello sviluppo software con un parco clienti di assoluto prestigio (Banca d’Italia, Intesa San Paolo, Poste Italiane, Volkswagen Group Italia, HSBC, ecc) e tre sedi sul territorio nazionale: Roma, Firenze e Sestri Levante (nei locali storici dell’Abbazia dell’Annunziata affacciata sulla baia del silenzio).

    In questi giorni l’azienda è balzata agli onori della cronaca ligure, e non solo, non per il riconoscimento di particolari meriti nel campo dell’high tech (in quanti sapevano dell’esistenza di un’azienda di tale prestigio nella cittadina rivierasca?), quanto piuttosto per un’inaspettata pioggia di licenziamenti che porterà alla chiusura della sede di Firenze e al ridimensionamento di quella di Sestri Levante. Sono ben 19, su un totale di 34, i dipendenti della sede ligure che con il nuovo anno si ritroveranno senza un impiego (la procedura, iniziata il 13 dicembre, prevede una trattativa sindacale che al massimo può durare 45 + 30 giorni. Dopo di che la direzione aziendale avrà fino a 120 giorni per inviare le lettere di licenziamento).

    Domani (28 dicembre n.d.r.) la delicata questione sarà esaminata nei locali della Regione Liguria. Non si tratterà di un tavolo unico (lavoratori, gruppo dirigente e parte pubblica), bensì di due incontri differenti prima fra il gruppo dirigente e gli assessori e poi fra politica e lavoratori. Difficile prevedere ad oggi il futuro di queste persone, sicuramente la situazione è emblema di un quadro generale che colpisce duramente la provincia di Genova. Una crisi del lavoro senza precedenti, che sta modificando radicalmente il profilo della città e della sua provincia.

    Cerchiamo di fare un passo indietro e capire qualche cosa di più sull’azienda e sulle motivazioni che hanno portato al triste epilogo.

    Fondata nel 1996, eXact learning solutions (che molti ricordano ancora con la vecchia denominazione, Giunti Labs) si afferma rapidamente come uno dei principali attori sul territorio nazionale e internazionale per quanto riguarda la progettazione e lo sviluppo di contenuti digitali in formato standard, diventando leader europeo nell’area tecnologica LCMS (Learning Content Management Systems) nonché nella ricerca e sviluppo e nella definizione degli standard del settore eLearning (apprendimento online n.d.r.). La società cresce partendo proprio dal laboratorio di ricerca di Sestri Levante. Il Comune all’epoca, stanziati i fondi per la ristrutturazione, decise di ripensare lo spazio dell’Abbazia come incubatore di imprese nel settore tecnologia; una scelta, coraggiosa per i tempi che correvano, dell’allora sindaco Mario Chella e del presidente della Provincia Marta Vincenzi.

    Nel 2008 la società raggiunge un fatturato di oltre 10 milioni di euro, acquisisce un’azienda australiana e inizia ad attrezzarsi per l’entrata in borsa. L’allora presidente, ing. Josè Grade, decide di spostare il baricentro dell’azienda verso Firenze, attraverso una politica di incentivi economici per il trasferimento del personale dalla Liguria alla Toscana (e passando per la disincentivazione professionale del personale di Sestri Levante, il blocco del turnover e il reintegro di risorse esclusivamente presso la sede di Firenze). Come risultato, nel 2009 la società può vantare un organico di 140 persone, ma i ricavi diminuiscono e iniziano i problemi.

    Dopo oltre un anno, nell’agosto del 2010, l’azienda viene ceduta all’imprenditore bresciano Albino Bertoletti, già fondatore di Giunti Multimedia (1992) e Interactive Labs (1994, società operante a Genova e dalla quale si arriverà dopo varie trasformazioni a Giunti Labs), che la “riceve in dono” ripulita dalle passività. Uscendo di scena la famiglia Giunti, l’azienda cambia denominazione sociale, assumendo quella attuale, e Bertoletti assume la carica di amministratore unico.

    La ricetta proposta dall’imprenditore bresciano si caratterizza per la riduzione dei costi fissi, così tra agosto del 2010 e gennaio del 2012 si susseguono due interventi di cassa integrazione.
    La drastica riduzione di personale riduce la capacità di eXact learning solutions di competere sul palcoscenico nazionale e internazionale con soluzioni tecnologiche innovative. Il 2011 segna una perdita operativa di poco più di un milione di euro e Bertoletti decide di affidare ad un advisor la ricerca di un partner che lo affianchi nella gestione.

    Ma nonostante le difficoltà elencate, la società riesce a conservare un posizionamento internazionale di prestigio, con acquisizione di nuovi clienti che si affiancano al parco clienti esistente (già citato in apertura). Fioccano anche i riconoscimenti internazionali come il primo posto per la categoria “Learning Content Management System” ottenuta dal prodotto eXact LCMS al recente “Elearning! Awards”, un riconoscimento prestigioso ricevuto nel corso della cerimonia “Elearning! Media Group” tenutasi lo scorso 26 settembre a Corona, in California.

    Proprio mentre dall’altra parte dell’oceano arriva il prestigioso riconoscimento, fra settembre e novembre del 2012 diversi soggetti industriali si interessano all’acquisizione della società e a spuntarla è Lattanzio Group s.r.l., che si assicura l’intero capitale azionario.

    Il passaggio di proprietà da Bertoletti a Lattanzio si concluderà a gennaio 2013, ma già a fine novembre Ezio Lattanzio in persona è sbarcato a Sestri Levante, accompagnato da Bertoletti e dal nuovo amministratore unico, Valerio Torda. In quell’occasione Bertoletti ha annunciato ai sindacati l’esito dell’operazione che gli ha consentito, a suo dire, di ottenere il massimo ritorno economico possibile offrendo anche le maggiori garanzie per la forza lavoro, mentre Lattanzio si presenta ai lavoratori e al management dichiarando di volere valorizzare le competenze e le professionalità presenti in azienda.

    Dopo pochi giorni l’amara sorpresa per i lavoratori: il 13 dicembre il nuovo amministratore ha recapitato alle parti sociali la procedura di licenziamento collettivo.

    Gabriele Serpe

  • Selva Armonica in concerto, musica antica in piazza Cappuccini

    Selva Armonica in concerto, musica antica in piazza Cappuccini

    Alle ore 21 presso la chiesa della Ss. Concezione (Padre Santo) di Piazza Cappuccini l’ensemble genovese Selva Armonica esegue “Responsoria in Solemnitate Patris Seraphici Francisci” di Tomaso Graziani (1553-1634), compositore ravennate sconosciuto al grande pubblico.

    L’ensemble, nata in seno all’Associazione Culturale “Il Righi”, da sempre concentra la sua attività musicale e di ricerca sulle partiture di autori meno noti.

    Il direttore è Luca Franco Ferrari, già direttore dell’ensemble di musica antica “Accademia de’ Virtuosi” della Scuola Musicale Giuseppe Conte di Genova. Ferrari all’attività concertistica affianca quella musicologica, occupandosi di riscoperta e studio del patrimonio musicale genovese.

  • Cantiere Campana, Teatro della Tosse: sala gremita per l’inaugurazione

    Cantiere Campana, Teatro della Tosse: sala gremita per l’inaugurazione

    Cantiere Campana, Gregorio Giannotta
    L'artista Gregorio Giannotta "firma" la sala Dino Campana del Teatro della Tosse in occasione dell'inaugurazione del Cantiere Campana

    Ha inaugurato ieri sera il Cantiere Campana del Teatro della Tosse con lo spettacolo Il Conte di Lautreamont di Jacopo Sabar Giacchino e Leonardo Denoda. In occasione del “taglio del nastro”, il direttore artistico Emanuele  Conte e il responsabile del Cantiere Yuri D’Agostino hanno presentato il progetto ad un pubblico numeroso che ha riempito la sala Dino Campana, una sala vestita a festa per questa nuova esperienza teatrale grazie alle illustrazioni dell’artista genovese Gregorio Giannotta.

    «Il Cantiere è un esperimento, il primo in questo senso a Genova e non solo a Genova… – ha dichiarato il direttore artistico Emanuele Conte –  in un periodo come questo in cui i teatri preferiscono le scelte sicure e quindi i nomi che portano in sala spettatori e guadagni, il nostro obiettivo è quello di portare avanti la nuova drammaturgia e le compagnie emergenti. Abbiamo scelto spettacoli non convenzionali e molto diversi l’uno dall’altro… Vorremmo riuscire a creare sul territorio una comunità di spettatori».

    Prima dello spettacolo il foyer del Teatro offre musica live con il trio del jazzista e compositore Lorenzo Capello, sono gli stessi musicisti poi ad accompagnare gli spettatori in sala. A rompere il ghiaccio è stata dunque la compagnia “Hypnoteratra” che ha portato in scena la storia di Isidore Ducasse, il vero nome del conte di Lautreamont, poeta maledetto nato a Montevideo nel 1846 e morto a Parigi a soli 24 anni. I versi del poeta prendono vita sul palcoscenico, grazie ad una scelta accurata del suono, al linguaggio del corpo e a una scenografia suggestiva.
    Un testo e una drammaturgia sicuramente non semplice, a cui il pubblico genovese non è abituato. Lo si capisce quando fra un quadro e l’altro cala il buio in sala, il pubblico è spiazzato e non sa bene se in questi casi “si deve applaudire oppure no”… E forse è proprio per queste ragioni che il Cantiere Campana si pone come vera e concreta opportunità per la città di Genova. Sapremo coglierla?

    Lo spettacolo sarà in scena sino a domenica. Poi il 13 novembre sarà il turno di “Blu” di Laura Forti e con Linda Caridi, per la regia di Giampiero Judica.

  • “Predisposti al labirinto lo scopo è perdersi”

    “Predisposti al labirinto lo scopo è perdersi”

    letteredallaluna-azzurroSentire tutta questa confusione intorno e non avere la forza di muovere un dito è come scivolare in un tubo. Scivolare sempre più forte, stretto e impotente, con le mani a tappare le orecchie, un rumore assordante.

    Ma non serve scriverlo, non basta a esorcizzare. La confusione la percepisci benissimo anche te, e ti spaventa quanto spaventa me. Perché non abbiamo i mezzi per difenderci, perché la confusione genera confusione e l’ordine delle cose è umana storpiatura, come il miraggio nel deserto che diventa meta per l’assetato.

    Possiamo incantarci sull’invisibile e sostenere l’impossibile, correre avanti e indietro lungo la linea dell’orizzonte, vivere mille vite e riprovarci… certo. Ma c’è bisogno di silenzio, silenzio e concentrazione, per non sentire niente.

    “Quando cala il silenzio, tu non uscirne sconfitto”

    Cercato e desiderato per tutti i secondi che lo hanno preceduto, il silenzio come apoteosi del caos, la sua essenza, la sua splendida fioritura. Ci sorprende con le mani ancora intente a tappare le orecchie e ci ricorda che tutta questa confusione non è una questione di rumore.

    Predisposti al labirinto, lo scopo è perdersi.

    Gabriele Serpe

  • Teatro Hop Altrove, le linee guida del bando suggerite dai cittadini

    Teatro Hop Altrove, le linee guida del bando suggerite dai cittadini

    Laboratorio teatro Hop Altrove, 27 ottobre 2012Si è concluso da poche ore “Let’s Hop Altrove!”, il laboratorio cittadino che aveva come scopo quello di definire le priorità d’utilizzo del centro culturale polivalente Altrove, il teatro Hop di piazzetta Cambiaso nel cuore della Maddalena.

    Alle 14 di questo uggioso sabato pomeriggio, si sono presentati alle porte del piccolo teatro tanti cittadini, ben più dei 50 posti previsti inizialmente dal Comune. Alla presenza dell’assessore a legalità e diritti Elena Fiorini, il laboratorio è terminato intorno alle 19 e 30 raggiungendo lo scopo che si era prefissato: fornire all’amministrazione comunale linee guida indicative per la stesura del bando, la cui pubblicazione dovrebbe arrivare entro fine novembre.

    «Questo è un luogo pubblico, mio come vostro…» con questa frase ha aperto le danze l’assessore Fiorini. «Il passato dell’Hop Altrove non è stato facile, ci sono stati tanti problemi e per questo come amministrazione abbiamo scelto di capire insieme come farlo funzionare. Rispetto all’incontro di questa estate in piazza Cernaia, proviamo a fare un ulteriore passo avanti per dare vita a un reale momento di partecipazione: non un brainstorming fra istituzioni e cittadinanza, ma una cessione di parte del potere decisionale ai cittadini attraverso un laboratorio. Si tratta del primo esperimento in tal senso di questa amministrazione.»

    Il coordinamento del laboratorio è affidato a “facilitatori” che suddividono i lavori in diverse fasi. Ognuno deve scrivere su un foglio un tema su cui discutere, i fogli vengono affissi al muro e a quel punto si è chiamati a scegliere a quali discussioni partecipare. Inizialmente regna un po’ di confusione (genovesi, popolo di irrequieti…) complice qualche misunderstanding sul senso dell’incontro, poi i temi caldi iniziano a delinearsi e si formano 5 o 6 gruppi di discussione. Facilitatori e rappresentanti del Comune lasciano quindi la scena ai cittadini, a ogni gruppo viene consegnata una scheda per mettere nero su bianco i suggerimenti per la stesura del bando. Le discussioni di concittadini seduti allo stesso tavolo e uniti dal desiderio di veder rinascere il teatro della Maddalena si fanno sempre più interessanti e vanno a toccare tanti punti, che senza dubbio saranno molto utili per le valutazioni dell’amministrazione pubblica.

    Dovrà essere un soggetto privato a gestire lo spazio o dovrà rimanere un luogo pubblico? Unico gestore oppure gestione di rete? Attività culturali diversificate o solo teatro? Profit o no profit? 
    Persone di qualunque età sedute in cerchio per ore, fra le poltrone e il legnoso pavimento del teatro, a discutere e confrontarsi civilmente, con trasporto e passione. Molti gli spunti emersi: ad esempio una rete di gestione su due livelli, in cui l’attività profit (bar, ristorazione ecc…) lavora in parallelo con quella no profit (programmazione culturale), oppure una formula che prevede condivisione di responsabilità e programmazione con il pubblico, poi il coinvolgimento degli abitanti della Maddalena e del Centro Storico (si conferma molto sentita l’esigenza di “aprire” l’Hop al quartiere), non ultima la creatività sostenibile e quindi opportunità per le idee giovani e le industrie creative della città.

    Al termine è stato formato anche un “Comitato di Garanzia“, ovvero un gruppo di cittadini che avrà il compito di segnalare al Comune eventuali comportamenti del nuovo gestore non in linea con la linea del bando. Il comitato sarà formato da dodici persone, quattro cittadini residenti nel Centro Storico, due cittadini membri di associazioni attive, un operatore scolastico, due operatori culturali, due operatori commerciali del Centro Storico e un rappresentate del municipio.

    Il bando verrà presentato entro la fine di novembre, nuovamente con un incontro pubblico.

     

    Gabriele Serpe

  • Centrale del Latte di Genova Fegino: il giorno della chiusura

    Centrale del Latte di Genova Fegino: il giorno della chiusura

    Oggi, 5 ottobre, termina l’ultima giornata di lavoro per gli oltre 60 dipendenti della storica Centrale del Latte di Genova. La chiusura del sito, che quest’anno compie 75 anni di attività produttiva, non determinerà la sparizione dagli scaffali dei supermercati dei prodotti marchio Oro, questi ultimi però non saranno più prodotti “in casa” nello stabilimento di Fegino.

    Martedì si terrà l’incontro con Comune e Regione per cercare di trovare al più presto soluzioni occupazionali per i dipendenti. Dopo l’incontro, le istituzioni incontreranno i vertici Parmalat .

  • Via Bocciardo: ora le famiglie devono pagare per rientrare a casa

    Via Bocciardo: ora le famiglie devono pagare per rientrare a casa

    La crepa nel muro di via BocciardoOltre il danno la beffa. La scandalosa telenovela del civico 1 di via Bocciardo a Borgoratti si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo la frana causata dal cantiere per la costruzione di posti auto (il permesso a costruire venne concesso dal Comune di Genova), dal 4 dicembre scorso gli abitanti sono fuori casa e oggi, nonostante la sentenza di questa estate che ha obbligato committente e ditta costruttrice a mettere in sicurezza l’edificio, arriva la notizia che «su disposizione del Dirigente Responsabile del Settore Protezione Civile, Pubblica Incolumità e Volontariato – fanno sapere gli abitanti con una nota –  e secondo le procedure standard dell’Ufficio Pubblica Incolumità, l’accesso al fabbricato in trattazione deve essere preventivamente autorizzato dall’Ufficio Pubblica Incolumità e le chiavi dello stabile possono essere consegnate solamente a tecnici abilitati alla professione che ne facciano richiesta all’Ufficio, dichiarando che non sussiste la pericolosità nel rientro temporaneo negli appartamenti […] Il privato cittadino non può richiedere autonomamente la consegna delle chiavi.»

    Un fulmine a ciel sereno che ha scatenato la rabbia e lo sdegno delle famiglie già sufficientemente umiliate e provate da una situazione che inizia ad assumere i contorni del surreale «…per poter rientrare in casa nostra a prendere le nostre cose, dobbiamo ogni volta pagare un tecnico specializzato che dichiari che non c’è pericolo

    «Lo stesso Comune a dicembre 2011 con sua ordinanza aveva disposto che in caso di inottemperanza della messa in sicurezza da parte di quanti obbligati a farlo, avrebbe provveduto a farlo in prima persona… in pratica il Comune ha disatteso alla sua stessa ordinanza».

    «Quando avremo un po’ di giustizia? Quando smetteremo di pagare per le colpe di altri?». E con la parola “vergogna” ben sottolineata si chiude la nota informativa delle famiglie del civico 1.

    [foto e video di Daniele Orlandi]

  • Come leggere numeri e lettere delle uova

    Come leggere numeri e lettere delle uova

    Le Uova di PasquaSe ci trovassimo in una biblioteca o in una libreria, lì troveremmo un invito alla lettura del libro del mese… Immaginiamo se un giorno, entrando in un supermercato, trovassimo un cartellone con la scritta. “Invito alla lettura… delle uova“.

    Ebbene sì, leggere le uova… Spieghiamoci meglio: i numeri e le lettere stampate sopra il guscio rappresentano l’etichetta di tracciabilità ovvero il codice che ci permette di conoscere la filiera dell’uovo per capire il tipo di allevamento, lo stato di produzione, il codice ISTAT del comune di produzione, la provincia di produzione, il nome e il luogo dove la gallina ha deposto l’uovo e per finire in basso la data di scadenza o di deposizione.

    Alcuni dati importanti prima di passare ad un esempio concreto con il nostro uovo; il primo numero è forse il più importante, esso ci indica la tipologia di allevamento ovvero:

    “0” uova da allevamento biologico: le galline sono nutrite con mangime biologico, allevate all’aperto;
    “1” uova da allevamento all’aperto: le galline possono razzolare per alcune ore all’aperto – sono previsti nidi, trespoli e lettiere;
    “2” uova da allevamento a terra: allevamento a terra ma senza accesso all’esterno in capannoni al chiuso – uova deposte in nidi o a terra;
    “3” uova da allevamento in gabbia: allevamento in batteria in ambiente ristretto (5 galline in una gabbia grande quando una cassetta per la frutta) e deposizione delle uova direttamente in macchina.

    Come avrete sicuramente intuito questo dato è importante per due motivi: il primo attiene a ragioni prettamente etiche, infatti, a seconda della tipologia che scegliamo con il nostro acquisto, rafforziamo ed invogliamo la tipologia di allevamento che abbiamo indicato con la nostra spesa. In altri termini, se compriamo la tipologia 3, tanto per essere chiari, invogliamo e rafforziamo un tipo di allevamento che lucra sulle sofferenze inflitte a quelle sfortunate galline che vengono allevate in gabbie dove non hanno lo spazio per sgranchirsi le ali, poggiano le zampe 24 ore al giorno su barre d’acciaio e muoiono per sfruttamento e nevrosi dopo una breve vita di tormenti.

    Il secondo motivo è squisitamente economico, infatti, più ci avviciniamo alla tipologia “0” più le uova saranno care, e il perché è facilmente intuibile, le galline con tipologia diversa dalla “3” infatti, hanno un costo di allevamento ovviamente più basso di quelle allevate all’aperto… tuttavia sono certo che adesso, dopo aver saputo, non vorrete più risparmiare qualche centesimo di euro sapendo che quei pochi spiccioli procurano una vita di segregazione e sofferenze a degli esseri viventi.

    Ora passiamo all’esempio pratico: supponiamo di avere tra le mani un uovo con la seguente scritta “2 IT 096 VR 078”.
    Come avrete intuito il primo numero, ossia “2”, identifica il tipo di allevamento, uova da allevamento a terra, secondo la tipologia sopra descritta; la sigla IT identifica lo Stato di produzione; “096” è la cifra che identifica il codice ISTAT del comune di produzione; “VR” sono la sigla che indica la provincia di produzione; “078” sono i numeri che ci indicano l’allevamento in cui è stato deposto l’uovo. Sotto queste sigle troviamo la data di scadenza.

    Però, come abbiamo già avuto modo di rilevare, leggere le uova non è sempre semplice: le confezioni da sei uova, per esempio, spesso sono in cartone e non permettono la “lettura” del guscio. Inoltre, spesso le confezioni riportano la dicitura: uova biologiche e poi, una volta aperta la scatola, ecco che scopraimo che di biologico non vi è alcunchè…
    Insomma, se non impariamo a leggere le uova potremmo fare una bella frittata!

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Chi sono i consumatori? Differenza legale fra libero professionista e consumatore

    Chi sono i consumatori? Differenza legale fra libero professionista e consumatore

    Ebbene sì, sembra una domanda stupida e banale ma… vi siete mai posto il quesito? Il legislatore se lo è posto nel 2005 con il decreto legislativo num. 206 del 2005, meglio noto come Codice del Consumo. Testualmente l’art. 3 stabilisce che “consumatore o utente è la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta“. Di contro, il “professionista è la persona fisica o giuridica che agisce nell’esercizio della propria attività imprenditoriale o professionale…

    La precisazione ci pare quanto meno interessante per capire taluni meccanismi che paiono a volte incomprensibili. Se Mario Rossi, pensionato, acquista un computer presso un qualunque negozio, egli potrà dichiararsi consumatore a tutti gli effetti con i benefici di questo “status”, uno fra tutti, godere della garanzia biennale sul prodotto. Se Alberto Burrometo, libero professionista, si reca ad acquistare il medesimo computer, egli non figura quale consumatore, bensì quale professionista che acquista un bene per la propria attività presso un altro professionista (il venditore), con la conseguenza che la garanzia passa da due ad un anno.

    Se fin qui sembra tutto chiaro, be’, proprio tutto chiaro non è.

    Mario Rossi ed Alberto Burrometo acquistano il medesimo oggetto eppure sono visti dalla legge in modo differente; quali le ragioni? La prima sta proprio nelle definizioni che abbiamo dato all’inizio; il codice del consumo stabilisce quali siano le tutele dei consumatori e non quelle dei professionisti – imprenditori. La seconda potrebbe ravvisarsi nell’uso che del computer fanno i due soggetti: il pensionato lo usa poco ed il professionista tutti i giorni e per tante ore: usura maggiore.

    Qualcuno potrebbe obiettare: ci sono pensionati che passano ore davanti al pc e professionisti che, lavorando magari fuori ufficio, lo usano molto meno. Al legislatore non importa nulla…

    La terza ragione va ravvisata nell’aspetto fiscale: il professionista nell’acquistare un bene con partita iva ne trae un beneficio fiscale, il pensionato no.

    L’ultima considerazione è questa: il professionista acquista il pc utilizzando la propria partita iva, ne trae giovamento fiscale e poi lo porta a casa per fare giocare i figli. Ci piacerebbe sapere in questo ultimo caso, che cosa ne pensa il legislatore…

    Una cosa però va detta, nel caso della telefonia o delle utenze relative a piccole imprese che sottoscrivano contratti in tutto e per tutto simili a quelli dei privati, numerose sentenze hanno chiarito che, in quei casi, valgono i criteri adottati per i consumatori.
    Alleluia.

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.