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  • Amiu, da Prefettura no a sciopero, “illegittimo” per trattativa ancora in corso. Comune tenta mediazione con nuove modifiche alla delibera

    Amiu, da Prefettura no a sciopero, “illegittimo” per trattativa ancora in corso. Comune tenta mediazione con nuove modifiche alla delibera

    rifiuti-amiu-cassonettiLa proclamazione dello sciopero dei lavoratori Amiu per martedì 31 gennaio, giorno in cui è prevista la votazione nel Consiglio comunale di Genova della delibera con contiene gli indirizzi per la trattativa con Iren ambiente in vista della privatizzazione di Amiu, non è legittima. A dirlo è la prefettura di Genova che spiega come la comunicazione dello stato di agitazione dello scorso 19 gennaio sia avvenuta con un percorso di confronto ancora in atto tra Comune, Amiu e sindacati. Pertanto, «si ritiene opportuno convocare la richiesta di procedura di raffreddamento all’esito del citato percorso», che prosegue oggi stesso con un nuovo incontro tra le parti.

    Approfondimento: Amiu e lo scontro con i sindacati

    La prefettura, inoltre, evidenzia che il 20 gennaio i sindacati hanno firmato un verbale di incontro «al fine di individuare i punti di accordo nello stato di avanzamento della trattativa che, pur avendo prodotto utili avanzamenti, riprenderà il 25 gennaio ore 17 con l’obiettivo condiviso di esperire ogni utile tentativo per produrre un accordo complessivo». Documento che, di fatto, pre-configura un accordo tra le parti e la conseguente impossibilità di proclamare lo sciopero, che potrebbe comunque essere scongiurato da un positivo esito del confronto con il Comune e Amiu. Tra i sindacati al momento sembra prevalere la posizione che considera un “cavillo formale” il rilievo della prefettura, nel contesto in cui i lavoratori, all’interno delle assemblea svolte negli ultimi giorni, stanno votando un documento che chiede il rispetto letterale dell’accordo del luglio scorso.

    La giunta Doria tenta ulteriore mediazione

    Il Comune di Genova tenta la mediazione con il Consiglio comunale per ottenere i voti sulla delibera che dà il là alla trattativa con Iren ambiente per l’ingresso nel capitale sociale di Amiu, la partecipata di Palazzo Tursi che si occupa del ciclo dei rifiuti, e inizia in Commissione l’illustrazione di una serie di emendamenti di giunta che verranno approfonditi domani e discussi e votati martedì prossimo. «Non sono ancora modifiche definitive – precisa l’assessore al Bilancio, Francesco Miceli, come riportato dall’agenzia Dire perché sono in corso gli ultimi confronti e aggiustamenti». Tra gli elementi più significativi e, in parte, già ampiamente annunciati, è previsto lo stralcio del piano industriale ottimizzato sostituito con una serie di linee guida pensate dal consigliere di Lista Doria, Enrico Pignone, che ha anche la delega all’ambiente in Città metropolitana. Seconda modifica interessante, la possibilità di chiudere il ciclo dei rifiuti sì al di fuori dell’area metropolitana genovese ma all’interno della regione Liguria (e non anche al di fuori di essa, come nel testo originale della delibera) «nel rispetto dei vincoli discendenti dal Piano metropolitano, dal Piano d’ambito, dal Piano regionale di gestione dei rifiuti e dalla normativa regionale e statale». Sembrerebbe, dunque, scongiurato il trasporto dei rifiuti residui post trattamento all’inceneritore del Gerbido, a Torino, o ad altri impianti di trattamento a caldo, terminata questa fase di emergenza a causa della chiusura della discarica di Scarpino.

    L’amministrazione esplicita anche che la sede legale della nuova società dovrà essere mantenuta a Genova, che dovranno essere mantenuti gli attuali livelli occupazionali, i relativi contratti collettivi nazionali vigenti, e che Amiu e Iren si impegnano alla regolarizzazione dei 31 precari. Tra gli emendamenti proposti dalla giunta, anche l’assegnazione al presidente della nuova Amiu di un potere di supervisione e controllo dell’esecuzione del contratto di servizio e degli standard dei livelli di qualità. Infine, secondo quanto affermato dall’assessore Miceli, il Comune non si «preclude la via per rivedere il piano tariffario in funzione migliorativa dei genovesi»; resta però in delibera la modifica del piano di rientro da 30 a 10 anni degli extracosti in seguito alla chiusura della discarica di Scarpino.

    Complicato al momento fare previsioni sull’esito del voto a causa delle molteplici varianti: dato per scontato l’appoggio del Pd e i no del Movimento 5 Stelle e della lista Musso, come si comporteranno i quattro consiglieri del Pdl e i tre di Percorso comune? Come si divideranno i sette consiglieri di Rete a sinistra, tra le intenzioni di appoggio alla giunta del capogruppo Enrico Pignone e l’appello di Federazione della sinistra a bocciare la delibera?

     

  • Piscina di Voltri, nel 2019 riapertura impianto. Presentato ufficialmente progetto. Bernini contestato da lavoratori Ireti

    Piscina di Voltri, nel 2019 riapertura impianto. Presentato ufficialmente progetto. Bernini contestato da lavoratori Ireti

    piscina_mameliLa realizzazione della nuova Piscina Comunale voltrese richiederà 18 mesi di lavori. Con l’apertura dei cantieri prevista nel 2017, i mesi da cerchiare in rosso per la riapertura dell’impianto (salvo ritardi) sono quelli della primavera del 2019. C’è la disponibilità finanziaria del Comune di Genova ed è in atto la gara per individuare la ditta che dovrà procedere all’opera di demolizione e messa in sicurezza della struttura. È quanto emerso dalla presentazione ufficiale del progetto realizzato dall’ingegner Marco Pesce, avvenuta durante un incontro informativo richiesto dal gruppo consigliare del Comune del Partito Democratico nelle sale del Municipio 7 Ponente.

    Approfondimento: Il progetto per la rinascita della Mameli

    La rinascita della piscina (che per abitudine in molti chiamano ancora “Mameli” nonostante la storica società di pallanuoto sia fallita ufficialmente lo scorso agosto) è resa possibile dai 3 milioni messi a disposizione dal “Patto per la città” dello scorso novembre stilato dal sindaco Marco Doria e dall’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, e confermati dal governo Gentiloni. L’approvazione del decreto attuativo per il “patto” da parte del Consiglio dei ministri è atteso entro il mese di febbraio. Soldi che vanno a sostituire i 2 milioni di fondi regionali impegnati dalla giunta Burlando e poi annullati da quella guidata da Giovanni Toti, e messi a disposizione in virtù del progetto esecutivo presentato dall’architetto Pesce, che ha coordinato i lavori di progettazione. A questi si aggiungono poi circa 500 mila euro di provenienza comunale. Oltre allo stesso architetto, all’incontro hanno partecipato la consigliera comunale Nadia Canepa, il presidente del Municipio Mauro Avvenente e agli assessori Anna Dagnino e Stefano Bernini. «La riapertura della piscina – ha evidenziato quest’ultimo – fa parte di un progetto più ampio sul Ponente genovese, che comprende lo spostamento della Pam nell’area ex Verrina, con lo spazio che verrà riconsegnato alla fruizione della cittadinanza e che consentirà l’ampiamento delle attività ludico-sportive anche in quella parte del territorio. È un disegno che si completa con la realizzazione della partenza della nuova metropolitana di superficie».

    Critiche al vice sindaco Stefano Bernini

    contestazioni-berniniProprio il vicesindaco è stato bersaglio, nel corso della stessa serata, di una protesta da parte dei lavoratori Ireti, che hanno esposto dei cartelloni in cui si denuncia l’abbandono del Comune di Genova dell’impianto Iren di Prà, a forte rischio chiusura. L’accusa rivolta a Bernini è quella di aver fissato un incontro con i lavoratori per il 25 gennaio, salvo annullarlo solo 3 giorni prima, il 22 gennaio. Dal canto suo, il numero due di Palazzo Tursi ha risposto dicendo che, in quanto assessore all’urbanistica, la gestione del caso non rientra tra le sue deleghe e che, una volta venuto a conoscenza della situazione, si è limitato a comunicare le proprie preoccupazioni agli assessori competenti. La spiegazione non è bastata ai lavoratori presenti all’incontro, che a fine serata si sono trattenuti a lungo con il vicesindaco. Sulla vicenda si è espresso anche il gruppo regionale del Movimento Cinque Stelle: «Ancora una volta il vicesindaco Bernini dimentica i cittadini del Ponente genovesesi legge in un comunicato firmato da Alice Salvatore e Marco De Ferrari – e diserta l’incontro con i lavoratori Ireti che lui stesso aveva fissato per domani (oggi, ndr) mercoledì 25 gennaio. Ecco quanto conta per il numero due di Tursi quello che è, in realtà, un presidio fondamentale per tutto il Ponente genovese».

    Luca Lottero

  • Aster, ecco l’app per la segnalazione dei guasti alle luci pubbliche. Georeferenziati 58 mila impianti, presto mappa cantieri

    Aster, ecco l’app per la segnalazione dei guasti alle luci pubbliche. Georeferenziati 58 mila impianti, presto mappa cantieri

    Energia del SolePartecipazione e trasparenza, in risposta a una precisa richiesta del Consiglio comunale. Sono questi gli obiettivi della nuova app gratuita per smartphone e tablet sviluppata da Aster, azienda partecipata dal Comune di Genova che si occupa di manutenzioni e cura del verde pubblico, per la segnalazione dei guasti dell’illuminazione pubblica. Dopo una prima fase di sperimentazione interna, l’applicazione potrà essere scaricata da tutti gli utenti iOS, Android e Windows phone a partire da metà febbraio. «E’ un servizio che non consideriamo solo di carattere tecnico- spiega l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Gianni Crivello, come riportato dalla agenzia Dire – ma è mirato a migliorare i processi di comunicazione della nostra azienda in house. Una sorta di cruscotto in grado di dare validi suggerimenti alla macchina in tempo reale».

    Sono 58.000 gli impianti sul territorio comunale che verranno tutti georeferenziati e per cui i cittadini potranno segnalare i guasti direttamente ad Aster, dopo una semplice ricerca e un paio di click. Nel caso di scarso o mancato funzionamento del sistema gps per i dispositivi mobili, la segnalazione del guasto potrà avvenire anche attraverso una generica modalità di ricerca interna all’app. Il software gestirà anche i feedback con l’invio di un sms ad avvenuta riparazione a chi ha effettuato la segnalazione del guasto. Nel caso in cui la segnalazione fosse già presente nel database di Aster, l’azienda informerà sulla tempistica dell’intervento.

    Sono mediamente tra 9.000 e 10.000 all’anno gli interventi di sostituzione di lampade esaurite, mentre da metà 2012 (inizio mandato Doria) sono 1.777 gli impianti integralmente sostituiti. Nello stesso periodo, Aster ha nel complesso speso 85 milioni di euro per le manutenzioni ordinarie e 100 milioni per progetti in conto capitale. Tra gli interventi: 8,7 milioni per la pulizia dei rivi con 40.000 metri quadrati di materiale asportato; 1,1 milioni di metri quadri di strade asfaltate e 51.000 metri quadrati di marciapiedi; 600 interventi sulle reti bianche e 13.000 potature. Il Consiglio comunale, con un emendamento approvato al Documento unico di programmazione, aveva chiesto lo stesso servizio anche per gli impianti semaforici ma, almeno in una prima fase, l’app gestirà solo gli impianti semaforici. «E’ un primo passo per andare più vicini all’informazione della nostra attività nel territorio – spiega il presidente e amministratore delegato di Aster, Agostino Barisione all’agenzia Dire che prossimamente migliorerà con l’ottimizzazione della comunicazione sul sito, sui social network e con la predisposizione di una mappa dei cantieri attivi». Un servizio, quest’ultimo, già lanciato dalla precedente giunta Vincenzi ma mai definitivamente decollato.

  • “Patto per la Bellezza”, Comune di Genova e Amiu alla ricerca di volontari per ripulire la città

    “Patto per la Bellezza”, Comune di Genova e Amiu alla ricerca di volontari per ripulire la città

    ambiente-rifiuti-DIl “Patto per la bellezza” è operativo; l’iniziativa di Comune di Genova e Amiu, che mira ad attivare sinergie tra istituzioni e cittadini per la cura dei beni comuni, e già presentata a settembre, conterà circa 80 interventi di raccolta straordinaria di rifiuti ingombranti, identificati dai Municipi e dalle realtà attive nel territorio. Il progetto, che punta anche a sensibilizzare i genovesi sull’importanza della responsabilità diffusa per la cura dei beni comuni, è stato presentato nelle ore in cui la stessa Amiu confermava i rincari in bolletta per i prossimi anni.

    Approfondimento: I rincari della tassa sui rifiuti

    L’intesa prevede un contributo straordinario stanziato dall’amministrazione comunale pari a 50 mila euro (600 euro a intervento): «Questo patto mette a punto una procedura standard di collaborazione tra cittadini e istituzioni, anche per il 2017 – spiega Marco Castagna – e la delibera impegna il Comune di Genova a facilitare il comportamento attivo dei cittadini attraverso futuri affidamenti d’incarichi ad Amiu per il trasporto e lo smaltimento dei diversi rifiuti nell’ambito di attività di pulizia di beni pubblici eseguite da associazioni di volontari».

    Ancora una volta, quindi, si fa affidamento al volontariato per “aiutare” il servizio pubblico. Secondo i dati forniti da Comune di Genova, in questa fase del progetto sono state già coinvolte 60 associazioni provenienti da 6 municipi. Diversi progetti già attivati, hanno coinvolto cooperative sociali e centri educativi, e grazie a loro decine di giovani, che hanno svolto importanti opere di bonifica, come la rimozione delle decine di pneumatici abbandonati nel Parco delle Mura.

    A supporto del Patto della Bellezza, è stata sviluppata “Clean App”, un’applicazione per dispositivi mobili che oltre alle informazioni su tutti i servizi di AMIU, introduce la funzione di localizzazione degli ingombranti abbandonati, trasformando le segnalazioni dei cittadini in partecipazione attiva. Questo servizio sarà attivato in via sperimentale in due Municipi (7 Ponente e 9 Levante).

    rifiuti-amiu-cassonettiIl “Patto per la Bellezza”, quindi, è un’iniziativa dalla doppia anima: da un lato, infatti, può intercettare e innescare tematiche di tutela dei beni collettivi, in qualche modo incentivando la responsabilità dei cittadini nei confronti del patrimonio pubblico. Dall’altro lato, però, se si guarda il più largo contesto della gestione istituzionale dei rifiuti, le dinamiche societarie e, più in generale, la tendenza del contenimento forzato dei costi a discapito dei servizi, questa iniziativa può lasciare qualche perplessità, o per lo meno, può non essere capita. Sicuramente è un fatto il dato della decrescita del personale: nel 2012 l’azienda contava 1710 unità, tra operai, impiegati e dirigenti, mentre nel 2015 (ultimo bilancio pubblicato) la cifra è scesa di 173 unità, arrivando ad un totale di 1537 dipendenti. Al contempo, però, è aumentato il valore di produzione dell’azienda, passato dai 146 milioni del 2011 ai 168 del 2015. Quindi si fa di più, ma con meno persone: i problemi dell’azienda arrivano dai grandi investimenti necessari per i prossimi anni, che, come abbiamo più volte raccontato, riguardano il fine vita del rifiuto, cioè lo stoccaggio in discarica. La vera criticità, forse, sta proprio qui: la quantità dei rifiuti prodotti. I dati nazionali parlano di una piccola decrescita, dal 2008, cioè dall’inizio della crisi che ha contratto il consumo, ma le discariche (vedi Scarpino) sono già piene da anni. La città sarà più pulita e vivibile quando il servizio pubblico sarà più efficiente, certo, ma anche quando i singoli individui consumeranno e “sporcheranno” di meno: basta fare un giro per la città per vedere le decine di rifiuti ingombranti abbandonati per le strade di Genova; quella non è colpa di Amiu.

    Nicola Giordanella

  • La corsa alla poltrona di sindaco, «e se tornassimo al dogato?» Viaggio nella “bagarre elettorale” del medioevo

    La corsa alla poltrona di sindaco, «e se tornassimo al dogato?» Viaggio nella “bagarre elettorale” del medioevo

    simone-boccanegra-palazzo-san-giorgioCi siamo. La corsa sta per iniziare. E ciò, nonostante vi sia ancora parecchia incertezza circa i corridori. Ebbene sì: la situazione è ancora piuttosto brumosa A pochi mesi dalla nomina del nuovo sindaco di Genova non si è ancora fatta chiarezza su chi siano effettivamente i candidati o i “papabili”. Non voglio dilungarmi, ma noto soltanto una sorta d’indecisione generale nell’avanzare candidature condivise, quasi che le rinunce facciano più notizia delle proposte. Nulla di strano. Far politica significa sì lavorare per la cosa pubblica (quando va bene), ma anche attirarsi odi e rancori, talvolta del tutto ingiustificati. Forse che la poltrona di sindaco non sia poi così comoda? Può darsi. Fatto sta che la città ha bisogno d’una guida. Anzi, d’una guida forte, che la traghetti con decisione verso quella che ormai potremmo definire la sua “riconversione” in “monumento del tempo”.

    Per fare questo, però, v’è bisogno d’idee chiare (e v’è bisogno anche di conoscerne la storia). Inutile negarlo: abbiamo bisogno di un cambio di passo. Ma verso dove? Beh, la butto lì: è se tornassimo al dogato? Voglio dire… il governo nobiliare l’abbiamo provato… Le abbiamo provate un po’ tutte, per la verità. E se tornassimo a quella particolare forma di “dittatura costituzionale rappresentativa” (passatemi la forzatura) ch’era il dogato nel XIV secolo? Beninteso, siamo nel campo delle provocazioni. Quindi, tutto è permesso (facilonerie comprese). Ma d’altronde le abbiamo provate tutte.

    Che sia doge, dunque, e maschio e ghibellino!

    Ex Oriente “Dux”

    Ma quando nasce il dogato genovese? Ebbene: tutto ha inizio a Savona. Siamo nel 1339. Alcuni moti, conseguenti al mancato pagamento del soldo da parte di Filippo VI di Francia – ch’era andato reclutando sulle coste liguri diverse imbarcazioni per sostenere lo scontro in atto con Edoardo III d’Inghilterra –, si propagano velocemente sino a lambire il capoluogo, dove il clima è già teso per altri motivi. Nel corso del recentissimo conflitto con la corona d’Aragona, i capitani del popolo – un Doria e uno Spinola: nobili a servizio di quella vasta “borghesia” nota come populus (cui erano aggregati anche i ceti inferiori) – erano andati arrogandosi la nomina dell’abate, la magistratura deputata a rappresentare i populares nel governo cittadino. Di fronte al crescente malcontento e alle voci circolanti sui moti savonesi, i capitani scendono a patti, permettendo, il 23 settembre, l’elezione ad abate di Simone Boccanegra, membro d’una famiglia influente, che aveva fornito alla città il primo capitano del popolo (un popolare). Questi, tuttavia, rinuncia alla carica – forse perché eccessivamente legata all’assetto precedente –, facendosi acclamare col titolo di dux, sino ad allora inaudito nel contesto cittadino.

    Ora, ciascuno potrà notare come nella scelta d’adottare tale titolo, il Boccanegra non faccia altro che richiamarsi all’assetto veneziano. Non a caso, il secondo doge, Giovanni di Murta, dichiarerà di voler governare «ad modum Venetiarum ducis» (“secondo il modo del doge di Venezia”), e, cioè, sottoponendosi a Regulae precise, volte a limitarne costituzionalmente l’operato. In realtà, tra i due modelli sarebbero andate cumulandosi profonde differenze. In entrambi i casi, ad esempio, la carica dogale (mantenuta a vita, anche se pochi saranno coloro che riusciranno ad arrivare vivi alla fine del mandato), sarebbe stata sempre espressione del ceto mercantile; tuttavia, se a Venezia l’oligarchia mercantile al potere era riconoscibile nel ceto aristocratico, a Genova, nobili e popolari partecipavano senza differenze alle attività commerciali.

    Mercatores e artifices

    Statua di Simone Boccanegra - Museo Sant'Agostino © Pierpaolo Rinaldi
    Statua di Simone Boccanegra – Museo Sant’Agostino © Pierpaolo Rinaldi

    D’altra parte, quella del Boccanegra non fu, affatto, la vittoria di tutto il populus, bensì della sua parte più eminente: i cosiddetti mercatores, arricchitisi con l’esercizio d’attività mercantili, navali e finanziarie, alcuni dei quali avrebbero precocemente assunto stili di vita affini a quelle della nobiltà. Questo gruppo esercitava una sorta di protettorato sugli artifices, i membri delle arti – oltre a notai, banchieri e armatori (che costituivno sostanzialmente un ceto a parte), maestri, lanaioli, drappieri e speziali – ma anche nullatenenti e immigrati, il cui peso politico era nettamente inferiore. Ma ciò che più importa, per diverso tempo sarebbero riusciti a tenere a bada i nobili, che si videro estromessi da tutte le magistrature. Questi ultimi, tuttavia, avrebbero seguitato a mantenere incarichi diplomatici e a porsi a capo della flotta, riuscendo a imporre una sorta di controllo indiretto sulla politica cittadina. Talune famiglie, ben assestate nel territorio ligure, riusciranno, anzi, a far pendere l’ago della bilancia per questo o quel partito, determinando molte scelte; e ciò, con buona pace del populus, illuso d’averne neutralizzato le prevaricazioni.

    Ora, tutto questo guazzabuglio medievale ha ben poco da spartire quello odierno. Ma, forse, può aiutarci a riflettere su un aspetto, che possiamo sintetizzare richiamandoci alle pieghe meno appariscenti del dibattito politico. Chi v’è dietro chi? E’, questa, una domanda legittima, che ognuno di noi dovrebbe farsi nell’accostarsi al voto. E questo per non cadere nell’assurdo di quei due vecchietti del bar di piazza Matteotti che mi è capitato di sentire stamattina, forse ignari delle beghe genovesi di XIV e XV secolo, ma sicuri delle proprie affermazioni: «No conta chi staià in sciâ pötroña do scindico. Tanto a governâ saià delongo quarchedun atro».

    Antonio Musarra

  • Lettera aperta al sindaco: «Via i new jersey dalle nostre strade. Creare paura è un gioco pericoloso»

    Lettera aperta al sindaco: «Via i new jersey dalle nostre strade. Creare paura è un gioco pericoloso»

    Foto di A.Gorla
    © A. Gorla

    Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta, indirizzata al sindaco di Genova, Marco Doria, scritta dall’avvocato penalista Laura Tartarini. L’argomento è la presenza nelle nostre piazze e nelle nostre strade dei new jersey antiterrorismo, collocati in seguito all’attentato di Berlino dello scorso 19 dicembre: una riflessione attenta sui significati e le conseguenze di certe scelte, che apre una discussione fondamentale sulla nostra libertà, sulla paura e la sicurezza, sulla difesa dei nostri diritti e sulla giustizia sociale.

     

    Caro sindaco,

    la sua voce sarà determinante al Comitato di sicurezza pubblica che prenderà decisione sulla rimozione dei new jersey dalle nostre strade cittadine.

    Sono pertanto a chiederle di farla sentire, questa voce, salda e forte.

    Il signor questore ha pubblicamente chiesto se tali misure siano mal o ben tollerate dai cittadini. Quasi fosse una prova: a quanta libertà, bellezza, ragionevolezza sono disposti a rinunciare i nostri concittadini per un poco di asserita sicurezza in più?

    E’ una vecchia questione, quella che contrappone libertà e sicurezza. Un tempo era risolta, senza dubbio alcuno, in favore della libertà. Ma, si sa, erano tempi eroici. Oggi invece, per salvarci dall’orrore del terrorismo e dalla sicura morte saremmo disposti a cedere qualunque cosa, figuriamoci beni volatili ed eterei come i principi!

    Dal 30 dicembre mi sveglio ogni mattina e, scendendo verso piazza Matteotti, immagino come debba essere vivere a Ramallah, ad Aleppo, a Kobane e nelle altre centinaia di città dove DAVVERO l’emergenza, purtroppo, è di casa. Pensavo, ingenuamente, che le barriere fossero un effimera misura di sicurezza relativa al festeggiamento del capodanno in piazza. Ho poi scoperto che analoghe barriere deturpavano altresì via Garibaldi, via Sestri ed altri luoghi.

    L’impressione, a Genova, è quella di una sorta di prova generale. Di tentativo di saggiare, appunto, quanto siano “tollerate” alcune misure impopolari, o quantomeno molto brutte, come quelle in questione. Da anni ci siamo abituati a veder circolare nelle nostre città alpini e militari in divisa bellica. Oggi ci vengono imposti i cavalli di Frisia. Tuttavia, l’unica guerra che davvero quotidianamente tutti affrontiamo è quella contro l’impoverimento, la barbarie culturale, la cancellazione dei diritti più elementari, l’incapacità di fronteggiare ogni crisi senza perdere di vista alcuni principi saldi e fondamentali, la solitudine.

    Esiste una vera e propria architettura della paura che costruisce muri nel vano tentativo di proteggere uno stile di vita, una supposta ricchezza, una dichiarata tranquillità. Quelli che troviamo sparsi per le nostre strade sono di certo “muretti”, ma identica è la logica che li sostiene e ne consente l’esistenza.

    La creazione della paura o l’implementazione della stessa è però un gioco pericoloso e che di certo non giova al benessere di una comunità.

    Alla retorica del “non ci faremo intimorire!” si affianca, al contrario, più o meno consapevolmente, una quotidiana diffusione di notizie (false o vere) che oscillano dalla micro delinquenza, al contagio sanitario, al terrorismo, le quali tutte hanno come conseguenza diretta la riduzione dei contatti sociali, della vita libera, dell’assembramento festoso, della riunione pubblica, della frequentazione dell’agorà.

    E’ di pochi giorni fa l’indagine del Censis che quantifica in più di 8 milioni gli italiani “contagiati dalla paura” (Il 65,4% degli italiani ha modificato le abitudini per timore di attacchi terroristici. Più nel dettaglio, il 73% evita di fare viaggi all’estero, in particolare in Paesi a rischio attentati. Più di tutti rinunciano i giovani tra i 18 e i 34 anni (il 77%). Il 53% evita luoghi simbolo, potenziali bersagli di attentati, come monumenti, stazioni ferroviarie e piazze. Il 52,7% si tiene alla larga da cinema, teatri, musei, concerti. Il 27,5% non prende più la metropolitana, il treno o l’aereo. Il 18% evita addirittura di uscire la sera”. Poi ci sono i ‘terrorizzati’: ben 8,3 milioni di persone che hanno stravolto la proprie abitudini, ridefinendo percorsi, luoghi del tempo libero, modalità di trasporto”).

    Le strade deserte sono certamente più sicure. Ma per chi? Una collettività terrorizzata di certo risulta più governabile, più tollerante alle scelte imposte. Ma di certo abdica al proprio ruolo di comunità di cittadini, responsabile e consapevole, orgogliosa di scegliere e di rischiare, per la propria libertà e per i propri principi, anche qualche sicurezza.

    In nome della guerra al terrore abbiamo rinunciato al dispiegamento di garanzie giudiziarie, abbiamo tollerato prevalenze di poteri di Polizia e di controllo, abbiamo giustificato posizioni etiche e politiche aberranti fino a trovarle trasformate in mostruosità nel giardino del vicino di casa.

    L’abitudine all’emergenza non è che lo stagno ove nuotano le creature deformi dell’intolleranza, del rancore e dell’odio sociale. In quello stesso stagno, però annaspano ed annegheranno, di certo, i nostri valori migliori.

    Non saranno i new jersey a proteggerci dal terrore ma il lavoro, la cultura, la dignità, l’allargamento della partecipazione alla cosa pubblica, l’azione finalizzata alla pratica di diritti, la giustizia sociale. A noi il compito di rammentarlo e ricominciare a lottare per ricostruire libertà, dignità e anticorpi alla barbarie che avanza.  A Lei il compito di proteggerci in questo frangente dalla costruzione della paura e lasciarci nuovamente circolare, liberi, nelle nostre bellissime piazze.

    Laura Tartarini

  • Amiu, incontro tra Comune di Genova e sindacati. Impegno per difendere contratto di servizio, personale e utenti

    Amiu, incontro tra Comune di Genova e sindacati. Impegno per difendere contratto di servizio, personale e utenti

    ex-fonderie-ansaldo-deposito-amiuIncontro fiume oggi a Palazzo Tursi tra i rappresentanti delle organizzazioni sindacali che rappresentano i lavoratori Amiu e gli assessori comunali Italo Porcile (Ambiente) e Franco Miceli (Finanze). Oggetto dei lavori le tematiche relative alle modalità di integrazione industriale tra Amiu S.p.A. e Iren Ambiente S.p.A.

    Approfondimento: I sindacati contro la delibera per la fusione di Amiu in Iren

    Al termine dell’incontro è stato siglato un verbale, che potrebbe essere un primo passo verso la risoluzione della “crisi” apertasi con le ipotesi messe sul tavolo da Iren per procedere all’accordo di fusione delle due aziende. Al centro del dibattito le questioni legate al modello aggregativo, all’occupazione, all’utenze e al servizio.

    Palazzo Tursi si è impegnato a esperire tutte le attività istruttorie necessarie alla valutazione dell’istanza di proroga della durata del Contratto di Servizio con Amiu S.p.A. L’operazione di integrazione, inoltrei dovrà confermare i livelli occupazionali, i contratti vigenti nel gruppo Amiu e gli accordi integrativi aziendali. Sui cosiddetti “lavoratori precari” si è convenuto di inserire nel dispositivo della delibera un mandato ad Amiu per l’avvio di un accordo aziendale che preveda la deroga al limite temporale dei 36 mesi per le assunzioni a tempo determinato, ciò per consentire da subito le assunzioni già autorizzate.

    L’ultima nota ha riguardato il Piano industriale: l’amministrazione comunale si è impegnata a difendere la genovesità del nuovo soggetto che scaturirà dall’aggregazione, adottando alcune linee di indirizzo che tengano conto della «specificità» della città e con l’impegno a mantenere la sede legale a Genova. La trattativa riprenderà il 25 gennaio.

     

  • Tursi, M5s lancia l’idea della web radio per seguire lavori del Consiglio comunale e delle commissioni

    Entro metà febbraio il Comune di Genova potrebbe avere una web radio dedicata alla trasmissione dei lavori del Consiglio comunale e delle Commissioni, con relativo podcast. La proposta è del consigliere del Movimento 5 Stelle, Stefano De Pietro, e questa mattina ha riscontrato l’approvazione diffusa della commissione Affari istituzionali tanto che potrebbe essere votata dal Consiglio già martedì prossimo ed entrare in funzione dopo un paio di settimane. “L’idea parte dalla necessità di far partecipare i cittadini alle attività istituzionali – spiega De Pietro alla “Dire” – sfruttando le tecnologie informatiche. Dovremmo essere tra i primi in Italia”.

    Approfondimento: Quanto spende il Comune? Operazione trasparenza

    Ad oggi, le sedute di Consiglio vengono trasmesse in diretta tv e sono disponibili in streaming sul sito del Comune, tra le cui pagine si trovano anche i verbali e, con un po’ di ritardo, i file audio delle Commissioni. La web radio prevede l’esclusivo utilizzo di risorse interne di personale comunale e un costo minimo: l’hardware sarà un computer ricondizionato dal costo di circa 90 euro e verrà impiegato un software open source a costo zero. Sempre per una questione di costi, esclusa la pubblicizzazione dell’iniziativa al di fuori dei canali già a disposizione del Comune, salvo l’intercettazione di uno sponsor. La proposta è sottoscritta da tutti i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle
  • Nuovo mercato del pesce, tutto (quasi) pronto per l’apertura. Futuro da definire per la vecchia struttura

    Nuovo mercato del pesce, tutto (quasi) pronto per l’apertura. Futuro da definire per la vecchia struttura

    mercato-pesce-nuovo-08Presentata alla stampa la nuova struttura di Ca’ de Pitta, che, ricavata all’interno della struttura dei macelli civici, martedì 24 gennaio diventerà ufficialmente il nuovo Mercato ittico all’ingrosso di Genova. Con una spesa di 1,2 milioni di euro, e pochi mesi di lavoro, i locali sono stati adattati alle esigenze della nuova funzione: «Una scelta che razionalizza un parte della città – afferma l’assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Genova Emanuele Piazzarendendo operativa una struttura logisticamente meglio attrezzata per lo smercio all’ingrosso del pesce e più vicina all’autostrada».

    La nuova struttura può contare 5.060 metri quadri di spazi, compresi i piazzali di manovra, di cui 565 metri quadri di zona mercatale coperta che arrivano a 1.870 metri quadri coperti compresi i servizi. Una struttura che lo stesso assessore spera «possa diventare la sede definitiva per lo smercio all’ingrosso». I lavori, infatti, sebbene terminati, sono stati realizzati di slancio per tamponare l’emergenza di una nuova sistemazione, vista la inagibilità della vecchia sede, ed esistono margini per un ulteriore allargamento: «le vecchie stalle dei macelli – spiega Piazza – non sono più utilizzate e potrebbero essere riconvertite in qualche modo, a seconda delle esigenze della struttura».

     

    Come prima, meglio di prima?

    Con l’apertura della nuova sede del mercato del pesce, non tutto sarà uguale: a Ca’ de pitta non sarà prevista la vendita al dettaglio, come prescritto dalle normative comunitarie che obbligano a separare gli spazi dalla vendita all’ingrosso. «A Genova abbiamo un’ottima e diffusa rete di pescherie – sottolinea l’assessore – e questa novità potrebbe “dare una mano” alla categoria».

    La vecchia struttura di piazza Cavour, attualmente parzialmente chiusa per lavori di messa in sicurezza, non ha ad oggi un destino chiaro. In una prima fase, gli stessi operatori del settore ittico sembravano interessati a poter riutilizzare lo storico stabile per progetti legati alla cultura dei prodotti del mare, ma nulla è stato ancora messo nero su bianco: «Se non arriveranno progetti in questo senso – continua l’assessore allo Sviluppo economico – sicuramente dovremmo pensare a come utilizzare una struttura centrale nella geografia del Porto Antico». Tra le ipotesi la concessione dello spazio a privati o un concorso di idee.

    Per quanto riguarda l’impatto sulla viabilità, l’assessore alla mobilità del Comune di Genova, Anna Maria Dagnino assicura: «Le attività del mercato sono notturne, e quindi non dovrebbero esserci ripercussioni di rilievo. Sicuramente a giovarne sarà la zona di Cavour». Da determinare ancora la sorte degli stalli di sosta pertinenti alla vecchia sede: «Stiamo pensando a fare dei parcheggi per residenti», conclude Dagnino.

    Nicola Giordanella

  • Amiu conferma: “Nel 2017 bolletta rifiuti aumenta del 6%”. Ma se non passa delibera, rischio +20%

    Amiu conferma: “Nel 2017 bolletta rifiuti aumenta del 6%”. Ma se non passa delibera, rischio +20%

    AmiuInizia a prendere più concretezza la quantificazione dell’aumento della Tari (tassa sui rifiuti) che i cittadini genovesi dovranno pagare nel 2017 a seguito degli extra costi per la messa in sicurezza e la gestione post mortem della discarica di Scarpino 1 e 2 e per il conferimento dei rifiuti fuori Regione a causa della chiusura della stessa discarica. Se verrà approvata la delibera (il cui passaggio in Consiglio comunale è slittato nuovamente a martedì 31 gennaio), che fornisce le linee guida per la trattativa in vista dell’ingresso dei capitali privati di Iren, il piano complessivo di rientro passerà dai 30 anni inizialmente previsti a 10.

    Approfondimento: Tutti i costi dietro all’aumento della Tari

    Ciò comporterà un aumento complessivo di costi (che nel 2015 erano stati di poco inferiori ai 125 milioni di euro) che supera i 198 milioni di euro, nella peggiore delle ipotesi che vedrebbe la chiusura di Scarpino prorogata a tutto il 2017. Con ammortamento in 10 anni, i costi nel 2017 crescerebbero di 19,8 milioni di euro, con un riflesso sulla tariffa pari a un aumento dell’8,5%. Ma è praticamente certo che l’aumento sarà contenuto a poco più del 6%, grazie ai risparmi di circa 15 milioni di euro per la messa in sicurezza di Scarpino 2 in virtù della contestuale realizzazione della nuova discarica di servizio di Scarpino 3. A parità di costi del servizio, la tariffa dovrebbe rimanere stabile per i prossimi 7 anni. Dal 2024, invece, ammortizzati i circa 40 milioni per l’impianto di trattamento del percolato, la quota annuale del recupero degli extra costi scenderebbe per i restanti 3 anni a poco più di 14 milioni. Resterebbero invece spalmati su 30 anni i 25 milioni per la gestione post mortem di Scarpino 1 e 2 (poco meno di 860.000 euro all’anno).

    Ma che cosa succederebbe se l’ammortamento restasse spalmato sui 30 anni? Secondo Amiu, l’aumento sarebbe molto più sostanzioso per il 2017 e 2018: quasi 34 milioni all’anno, pari a un 20% in più in tariffa «perché tutto l’extra costo sostenuto nel 2016 non avrebbe piani di rientro ma sarebbe caricato interamente sulla tariffa 2017, altrimenti l’azienda non reggerebbe dal punto di vista finanziario», spiega il presidente Castagna, come riportato dall’agenzia Dire. Ma l’aumento scenderebbe poi a 4,7 milioni per i successivi 28 anni. La scelta di accorciare i tempi serve anche e soprattutto all’azienda per non perdere troppo valore in vista della trattativa con Iren, dal momento che andrebbe ben oltre la scadenza del contratto di servizio attualmente fissata al 2020. «Lo scenario trentennale – conclude Castagna – per i cittadini sarebbe micidiale solo nei prossimi due anni, ma sarebbe definitivamente micidiale per il futuro dell’azienda»

  • Acqua pubblica, arriva in Sala Rossa la delibera popolare: trasparenza, manutenzioni, tariffe e divieto sospensione per morosità

    Acqua pubblica, arriva in Sala Rossa la delibera popolare: trasparenza, manutenzioni, tariffe e divieto sospensione per morosità

    palazzo-tursi-D9Iniziato l’iter per la delibera di iniziativa popolare sui servizi idrici integrati della area metropolitana genovese. La proposta arriva dai comitati per la difesa dell’ acqua pubblica, presentata nel 2016, e osaecuperata dalle norme transitorie comprese nel nuovo regolamento adottato dal Consiglio comunale di Genova lo scorso ottobre.

    Approfondimento: Il testo della delibera di iniziativa popolare per acqua e rete idrica

    La prima seduta delle commissioni Territorio e Sviluppo Economico, convocate congiuntamente, ha visto formalizzate le richieste dei comitati, presenti in Sala Rossa. La proposta di delibera punta a far presentare da Comune di Genova a Città Metropolitana norme e vincoli sulla materia, confacenti a quanto votato a stragrande maggioranza dalla popolazione italiana durante il referendum sull’acqua pubblica del 2011. I punti in questione sono essenzialmente quattro: maggiore trasparenza e disponibilità per il pubblico di dati e bilanci della gestione del servizio idrico; impiego degli utili (calcolati dai comitati in circa 150 milioni raccolti in questi anni e distribuiti come dividendi) in manutenzioni e migliorie alla rete o per ridurre i costi delle bollette; maggiori e più efficienti controlli tecnici da parte dell’ente locale; divieto di sospensione completa del servizio ai morosi. Alla base di queste richieste, il riconoscimento dell’importanza del servizio di distribuzione dell’acqua, inteso come diritto inalienabile delle persone, e quindi da tutelare rispetto alle esigenze di profitto di mercato.

    Referendum sotto scacco

    Una proposta che punta a ristabilire il primato decisionale e di controllo degli enti pubblici, messo a rischio da alcune norme contenute varate negli ultimi mesi dal governo. Sotto accusa il decreto legge conosciuto come “Sblocca Italia” che permette la concentrazione dei servizi pubblici locali nella mani della grandi multi-utility. Ma non solo: nel mirino anche gli incentivi previsti dalla Legge di Stabilità per la privatizzazione dei servizi pubblici, distribuzione idrica compresa, attraverso meccanismi di sconto sul Patto di Stabilità stesso. In ultimo, sotto attacco anche il decreto attuativo della riforma della Pubblica Amministrazione (la cosiddetta riforma Madia) che vincola le tariffe in bolletta a criteri che tengano conto della adeguatezza della remunerazione del capitale investito da parte dell’azienda concessionaria, sulla base delle prevalenti condizioni di mercato.

    L’iter normativo

    Sull’argomento sono previste ulteriore sedute delle commissioni a cui saranno presenti anche i rappresentati di Mediterranea della Acque, sindacati e associazioni di consumatori. Secondo il nuovo regolamento sulle proposte di delibera di iniziativa popolare, vigente da ottobre, in sede di commissione si arriverà ad un testo che dovrà poi essere approvato dal Consiglio comunale, senza possibilità di modificazioni o integrazioni.

    Nicola Giordanella

  • Incendi, il lavoro dei Vigili del Fuoco tra emergenze, nuove competenze e carenze di organico

    Incendi, il lavoro dei Vigili del Fuoco tra emergenze, nuove competenze e carenze di organico

    incendio-monte-fasce-vigili-fuocoGli incendi di queste ore, divampati prima sulle alture di Nervi e poi sopra a Pegli, stanno mettendo a dura prova la “macchina” anti-incendio genovese. La scarsità di piogge dell’ultimo periodo, unita al forte vento che sferza il capoluogo ligure da giorni, hanno permesso alle fiamme di “muoversi” rapidamente, minacciando diversi condomini, che sono stati evacuati per qualche ora a livello precauzionale. L’incendio di Nervi, scaturito nel tardo pomeriggio, ha continuato ad espandersi per tutta la notte, durante la quale i mezzi aerei non sono potuti intervenire. Una disastro dalla proporzioni eccezionali, che con l’apertura del secondo fronte sopra Pegli, si è notevolmente aggravato. Sono in corso indagini per capire la natura degli incendi, e si continua a temere il vento, che dovrebbe rimanere forte almeno fino a venerdì, stando alle previsioni meteo.

    Fase di transizione

    Una criticità intervenuta in una congiuntura particolarmente difficile per i Vigili del Fuoco: da tempo in condizione di sott’organico, con il 2017 hanno ereditato la competenza di intervento per gli incendi boschivi dal disciolto Corpo Forestale dello Stato, confluito dal 1 gennaio nell’Arma dei Carabinieri, senza però avere al momento le stesse convenzioni finanziarie previste per le stesse funzioni. Il decreto governativo, infatti, non è stato ancora accompagnato dai relativi decreti attuativi, per cui i Vigili del Fuoco si trovano in una sorta di limbo normativo: «Siamo in una fase transitoria – afferma Luca Infantino, pompiere rappresentante sindacale per Cgil – e con questa operazione, su base regionale, dalla Forestale sono confluite nel Corpo dei Vigili del fuoco solo 13 su circa 100 unità, di cui due già in età da pensione, a fronte di una nuova competenza molto impegnativa». I pompieri, infatti, fino al 31 dicembre avevano competenza di intervento solamente per gli incendi boschivi cosiddetti di “interfaccia”, cioè quelli che interessano abitazioni e persone «Su Genova, a fronte di una disponibilità di 150 unità, registriamo una carenza operativa di almeno 40 unità – spiega Infantino – che sale a circa 100 su base regionale». Per far fronte all’emergenza delle ultime ore, in accordo con i sindacati e i lavoratori, è stato deciso il raddoppio dei turni: «Le carenze di organico ricadono sui lavoratori – continua Infantino – ed è per questo che auspichiamo anche una rapida firma della convenzione boschiva regionale, in modo da avere i fondi ad hoc sbloccati». Le nuove competenze prevedono, oltre all’intervento su tutti gli incendi boschivi, l’attivazione e il coordinamento dei volontari anti-incendio.

    La risposta di Regione Liguria

    Elisoccorso Vigili de FuocoSecondo il sindacato la firma, prevista dalla legge, dovrebbe arrivare entro febbraio o marzo: «Abbiamo siglato con loro una ulteriore convezione da 400.000 euro all’anno – dichiara l’assessore regionale alla Protezione Civile Giacomo Gianpedronegrazie alla quale sono presenti in sala di Protezione civile nel momento in cui andiamo in qualsiasi tipo di allerta meteo. Anche in caso di questa allerta incendi, la sala operativa è aperta ininterrottamente da ieri, con la presenza dei Vigili del fuoco. Per noi la collaborazione con questo corpo è fondamentale, dopodiché il fatto che ci sia una situazione negativa del personale a causa dei tagli governativi, ci preoccupa. Li abbiamo sostenuti dove possibile, la Regione non fa a meno dei Vigili del fuoco come non può fare a meno dei volontari di Protezione civile, che operano su queste situazioni sottraendo tempo a lavoro e famiglie e da ieri attivi in più di 100 su tutti i fronti di incendio».

    «Che i vigili del fuoco siano da sempre sotto organico e lamentino la mancanza di investimenti da parte del governo è piuttosto noto – interviene il governatore della Liguria, Giovanni Toti, come riportato dall’agenzia Dire – Parte del personale dell’ex Corpo Forestale dello Stato è stato assorbito proprio per la competenza anti-incendi boschivi. Certamente il combinato disposto di un accorpamento e una mutazione non è sempre facile, qualche disagio lo ha portato e c’è stata qualche leggerezza da parte del governo del Pd». Il presidente ha inoltre ricordato che è in corso di discussione un accordo con il dipartimento dei Vigili del Fuoco per unificare la convenzione sull’antincendio boschivo, con quella della protezione civile che sarà «la prima del genere in Italia».

    Futuro prossimo

    Al momento è in vigore una proroga della graduatoria per le nuove assunzioni, e sono in fase di formazione 1000 nuove unità su base nazionale «Speriamo che in Liguria ne arrivino almeno 50 – sottolinea Luca Infantino – che comunque porterebbe a coprire metà della carenza strutturale». Inoltre, è in fase di selezione un nuovo concorso pubblico, sempre su base nazionale, per 250 nuovi posti nella qualifica di vigile del fuoco. Numeri, quindi, che non sono ancora sufficienti.La fusione del Corpo Forestale dello Stato, stando alle stime del Governo, porterà ad un risparmio di circa 100 milioni in tre anni: «ma a che prezzo?» conclude Infatino, ricordando come i continui tagli della spesa pubblica rischiano di mettere a rischio la sicurezza del territorio e dei cittadini.

    Nicola Giordanella

     

  • Amiu, il presidente Castagna «Senza Iren impossibile proroga contratto perché Comune senza soldi per impianti»

    Amiu, il presidente Castagna «Senza Iren impossibile proroga contratto perché Comune senza soldi per impianti»

    amiuL’ingresso di Iren in Amiu, con l’approvazione da parte del Consiglio comunale della delibera attualmente in discussione in Commissione e la positiva chiusura della conseguente trattativa tra il Comune di Genova e la multiutility, è l’unica strada per chiedere la proroga del contratto di servizio per la raccolta urbana dei rifiuti in scadenza nel 2020.

    Approfondimento: La trattativa per l’ingresso di Iren

     

    «Senza aggregazione, non può esserci prolungamento del contratto di servizio». E’ quanto afferma, senza troppe mezze misure, il presidente di Amiu, Marco Castagna, questa mattina nel corso di un’audizione in Commissione comunale, disertata dalla maggior parte dei presidenti di Municipio invitati (presente solo Nerio Farinelli per il Levante e un rappresentante del Medio Levante). «Il prolungamento del contratto di servizio – spiega Castagna, come riportato dall’agenzia Dire – sarebbe necessario anche se non esistesse la trattativa con Iren e si decidesse di procedere autonomamente con il piano del Conai per la raccolta differenziata». Se il Consiglio comunale dovesse respingere la delibera, ipotesi al momento scolastica ma nei fatti non così remota, «Amiu avrebbe comunque la necessità di realizzare gli impianti previsti dal piano industriale approvato dallo stesso Consiglio comunale», ricorda il presidente della partecipata di Tursi.

    Ma Amiu non ha i soldi per procedere in autonomia. «Senza prolungamento del contratto di servizio – prosegue Castagna – le banche non concedono finanziamenti. Potremmo chiedere al Comune di farci da garante, ma una volta scaduto il contratto di servizio rischieremmo di restare con gli impianti in mano e senza operatori ecologici, se Amiu non dovesse vincere la gara per il rinnovo del servizio». Alternative? Praticamente nessuna perché «il Comune non ha i soldi per finanziarie direttamente la costruzione degli impianti – ribadisce il presidente di Amiu – per cui si dovrebbe procedere con un project financing con gli impianti che resterebbero di proprietà e gestione dei privati, senza alcun potere decisionale per il pubblico, mentre credo che il controllo pubblico per l’intera filiera sia necessario almeno ancora per una decina di anni». 

     

  • Migranti, Parlamento Europeo al lavoro per superare i vincoli di Dublino. Intervista a Brando Benifei: «Manca solidarietà tra Stati»

    Migranti, Parlamento Europeo al lavoro per superare i vincoli di Dublino. Intervista a Brando Benifei: «Manca solidarietà tra Stati»

    benifeiIn occasione dell’incontro organizzato dall’Osservatorio Balcani e Caucaso-Transeuropa e dalla associazione Januaforum, sul tema “Migrazioni in Europa: quali connessioni tra accoglienza e sviluppo?”, abbiamo incontrato Brando Benifei, eurodeputato spezzino del Partito Democratico, relatore lo scorso maggio del rapporto sull’integrazione dei rifugiati nel mercato del lavoro europeo. Un’occasione per capire cosa si sta muovendo a livello comunitario sul tema migrazioni, alle luce delle spaccature politico-diplomatiche di questi mesi, sia a livello nazionale che a livello europeo

    Approfondimento: Ventimiglia e l’emergenza umanitaria dei migranti

    I dati di questi mesi parlano chiaro: l’Europa sulla questione migrazioni si è spaccata, e anche a livello delle singole nazioni, esistono approcci contrastanti alla questione. Qual è il livello di discussione all’interno del Parlamento europeo?
    La questione rifugiati è senza dubbio quella che sta creando più problemi a livello sociale in Europa, sopratutto per il gran numero di richiedenti asilo. Siamo in un sistema per cui migrare legalmente è impossibile. Un problema soprattutto italiano, provocato dalla legge Bossi-Fini, che rende impossibile migrare nel nostro paese in maniera legale. In questo scenario di straordinario afflusso, dovuto ai conflitti dell’area mediterranea, il Parlamento europeo si sta occupando di quali politiche si possano mettere in campo per tutelare chi fugge da situazioni di rischio concreto per la proprio incolumità, distinguendoli da coloro che non hanno questo situazione, che sono migranti economici camuffati. Bisogna accompagnare questa rigidità, che secondo me è giusta, alla creazione di nuovi canali di integrazione legale che oggi non ci sono. A Strasburgo sono al momento in discussione misure per rendere omogeneo e più fluido il sistema della elaborazione della richiesta asilo. Oggi abbiamo persone che rimangono in un limbo per troppo tempo, persone di cui talvolta perdiamo le tracce o vengono assorbite dalla criminalità.

    Durante l’estate, in piena crisi umanitaria a Ventimiglia, molte voci si sono alzate, tra cui quella del vescovo Suetta, per dire che l’Europa dovrebbe anche lavorare per superare la differenza tra migrante economico e rifugiato…
    È una cosa comprensibile, però a livello di stati non possiamo accogliere tutti, sia per una questione di sostenibilità economica che di consenso politico. Dobbiamo però lavorare per velocizzare il sistema di attivazione della protezione internazionale per chi veramente è a rischio vita nel proprio paese. In italia come dicevo la migrazione legale non è possibile, per colpa della legge Bossi-fini, che andrebbe superata.

    Il sistema di accoglienza oggi vigente, inoltre, ha fatto vedere tutti i suoi limiti, soprattutto qui in Liguria…
    A Ventimiglia si sono concentrati diversi problemi; da una parte l’incapacità dell’Europa di arrivare in fondo rispetto al sistema di solidarietà di distribuzione dei richiedenti asilo. In europa siamo capacissimi di fare politiche di coesione sulle autostrade e poi non c’è solidarietà nella gestione di questo fenomeno che non è più un emergenza ma ha dei tratti di strutturalità. Inoltre a Ventimiglia si consuma il problema di una mancata attuazione piena su tutto il territorio nazionale del sistema degli Sprar, che considero una buona pratica, che potrebbe essere esempio anche per altri paesi, dove i progetti di integrazione sono messi in mano ai comuni superando il problema più grosso, cioè quello della distribuzione delle persone in attesa dell’esame della loro richiesta di protezione internazionale. Un sistema che si contrappone al sistema emergenziale prefettizio che ha creato più sprechi e inefficienze che altro. Tenere molte persone concentrate in pochi posti, infatti, crea ghetti e situazioni di pericolo e intolleranza.

    European_Parliament_Strasbourg_Hemicycle_-_DiliffAnche le regole Europee, però, sono un problema, basti pensare a meccanismi del regolamento di Dublino..
    Per il Parlamento Europeo questo è il nodo più importante, cioè quello del superamento di queste regole. È oggi in discussione una proposta di riforma, al momento non ancora del tutto soddisfacente, secondo me, per cambiare questi meccanismi. Ovviamente bisogno che i governi spingano politicamente per far sì che si possa arrivare al risultato. A maggio potrebbe esserci un passaggio importante, da questo punto di vista.

    Quale potrebbe essere una soluzione?
    Noi vogliamo che l’Europa investa nell’integrazione, ma bisogna fare in modo che le risorse utilizzate siano incrementate e che non vengono tolte ad altre problematiche sociali, come la disoccupazione di lungo periodo, le famiglie a basso reddito, la disabilità, l’assistenza degli anziani. La questione dei rifugiati ci può servire per riorganizzare in maniera più efficiente l’utilizzo delle risorse che abbiamo. Se passa il concetto che noi mettiamo soldi per i rifugiati, soldi che però sono tolti ad altre persone che sono in difficoltà, noi rendiamo impossibile l’integrazione dei rifugiati, e alimentiamo il razzismo e la guerra tra poveri. Un altro tema su cui noi siamo stati molti netti è che non si creino dei mercati del lavoro paralleli, con condizioni di lavoro per i migranti al di sotto dei minimi salariali, che oltre a sfruttare le persone, crea una concorrenza sleale.

    Oggi era a Genova per parlare con gli studenti, e non solo…
    È stata una giornata importante, perché queste occasioni permettono di parlare di argomenti specifici, chiarendo certi aspetti che spesso sono raccontati male dai media, facendo anche sapere come funziona, e cosa sta facendo, il Parlamento Europeo e tutti gli organi dell’Unione Europea.

    Nicola Giordanella

  • Riapertura centrale carbone Enel, forti critiche del Wwf: «Decisione del governo gravissima per ambiente e in violazione del libero mercato»

    Riapertura centrale carbone Enel, forti critiche del Wwf: «Decisione del governo gravissima per ambiente e in violazione del libero mercato»

    enel-DILa notizia della prossima riattivazione della centrale Enel a carbone di Genova, per “aiutare” i francesi alle prese con problemi di manutenzione delle centrali nucleari, sta scatenando forti polemiche. Durissimo WWF Italia che, attraverso un comunicato, parla di decisione pessima, dannosa per ambiente e salute.

    Inchiesta: quanto inquina il Porto di Genova

    «E’ una decisione gravissima – dichiara Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia – che usa scuse rese risibili dalla enorme sovra capacità italiana: siamo in grado di produrre quasi 117 GW di energia elettrica a fronte del massimo picco di domanda interna di 60,5 GW. In realtà, si riapre al carbone dopo che erano venute prese di posizione e impegni formali per l’abbandono di questa fonte pericolosa sia per la salute che per l’ambiente e letale per il clima (produce 2 volte di più CO2 delle centrali a gas)».

    Ma non solo, secondo l’organizzazione questa operazione si configurerebbe come «una violazione del libero mercato, dal momento che Enel è diventata una SPA e ci potrebbero essere altri operatori interessati a soddisfare la domanda di energia francese o il mancato acquisto dell’energia nucleare d’oltralpe a fini speculativi (visto che viene rivenduta a caro prezzo e importata praticamente a costo zero, non perché ne abbiamo bisogno). Questa è una vicenda che certamente segnaleremo alla Unione Europea – aggiunge Midulla – La richiesta del MISE denuncia, oltretutto, che nel Nord Italia si è fatto e si sta facendo poco per le rinnovabili, mentre al Sud la situazione è migliore. In Liguria, ad esempio, il fotovoltaico non copre nemmeno il 2% del fabbisogno elettrico regionale».

    La centrale a carbone di Genova era originariamente costituita da tre gruppi, per complessivi 295 MW, realizzati negli anni ‘50. Le due unità più piccole e vecchie sono state messe fuori servizio nel 2012 e nel 2014, mentre la terza unità (da 155MW) doveva essere chiusa entro il 2017. Sempre nel comunicato di WWF Italia si legge che “Nel 2015 l’impianto, pur con la sola unità da 155 MW, ha emesso ben 807.445 tonnellate di CO2 (dato ufficiale ETS). Ma quando erano in funzione anche le altre due unità, le emissioni arrivavano ad essere anche più che doppie“.

    L’operazione non ha chiare definizioni temporali e potrebbe far saltare ancora una volta i delicati meccanismi dietro alla definizione del nuovo Piano Regolatore Portuale. I costi, inoltre, non è chiaro se ricadranno sulle bollette dei cittadini, già alle prese con rincari di mercato.

    Approfondimento: il nuovo Piano Regolatore Portuale

     

    La nota del WWF si chiude con un appello forte all’esecutivo: “Per il WWF la centrale di Genova va chiusa: non un euro della bolletta degli italiani deve andare al carbone. Il WWF chiede al governo italiano di mantenere e sostanziare l’impegno a uscire rapidamente dal carbone, primo passo per tener fede all’Accordo di Parigi sul Clima e intraprendere la strada dello Sviluppo Sostenibile, non cedendo alle pressioni delle lobby italiane ed estere“.