Categoria: Altre Notizie

  • Via libera alla delibera sul progetto Gronda, ma la maggioranza a Tursi è ridotta ai minimi termini

    Via libera alla delibera sul progetto Gronda, ma la maggioranza a Tursi è ridotta ai minimi termini

    Marco Doria, sindaco di GenovaTira dritto il sindaco al termine della seduta di Consiglio comunale in cui è stato dato il via libera al tanto contestato provvedimento sulla Gronda. E ai cronisti che chiedevano un commento a caldo risponde con un secco «No. Ho altro da fare». Sintomo che il momento di fare i conti all’interno della multisfaccettata maggioranza che lo ha fin qui sostenuto non è più procrastinabile. Doria, infatti, ha sì portato a casa la delibera ma non ha certo ottenuto l’esito sperato. La maggioranza uscita dalle urne a metà 2012 si è fermata a quota 19 sì (compatti i 12 consiglieri del PD a cui si aggiungono i 3 consiglieri uomini di Lista Doria, Chessa di Sel, Anzalone e De Benedictis del Gruppo Misto e il sindaco) sui 21 necessari per essere autosufficienti, come richiesto a più riprese dal Partito democratico e augurato anche dallo stesso Doria. Gli altri 11 voti favorevoli sono arrivati dall’opposizione (4 Pdl, 3 Lista Musso, 2 Udc, Rixi di Lega Nord e Baroni del Gruppo Misto).

    A differenza di quanto configurato alla vigilia, l’ago della bilancia non è stata solo la Lista Doria, su cui si sono concentrate le attenzioni politiche e mediatiche. Da giorni si diceva che sarebbero serviti 4 voti favorevoli da parte della lista del sindaco, a cui Doria aveva chiesto una sorta di fiducia: a votare sì sono stati solamente i tre rappresentanti maschili (Pignone – capogruppo, Padovani e Gibelli); 3 no, invece, sono arrivati dalle donne (Bartolini, Pederzolli e Nicolella). Ma un inaspettato (e di troppo) no è arrivato anche da Salvatore Mazzei, Gruppo Misto ex Idv.

    Maggioranza spaccata, gruppi e partiti di sinistra divisi al loro interno, Antonio Bruno che lascia la presidenza della Commissione Territorio e sancisce di fatto la sua uscita ufficiale dalla maggioranza… il caos a Tursi rischia di regnare sovrano.

    «Mi aspettavo che la maggioranza fosse autosufficiente all’interno del perimetro di chi ha sostenuto quest’amministrazione con il mando elettorale. Questo non è successo e la riflessione sulla tenuta dell’amministrazione stessa si fa più difficile. Ma è una riflessione che spetta solo al sindaco che di questa maggioranza è il leader» commenta Simone Farello, capogruppo PD. «Vorrei continuare questa esperienza amministrativa – ammette Farello – ma vorrei sapere con chi la continuo: non posso avere ogni giorno una maggioranza diversa. Non è una situazione sostenibile per la città. È necessario fare una riflessione che tenga conto della tenuta d’aula dell’Udc e della spaccatura di Lista Doria, ripartendo dal sacrificio politico di alcuni suoi consiglieri. Riflessione che aiuteremo cercando di ridare unità alla maggioranza ma riflessione che non è più rimandabile perché bisogna dire chiaramente a Genova se ha ancora un assetto di governo».

    Ancora più diretto il segretario provinciale dei democratici Alessandro Terrile: «Con la maggioranza allargata all’Udc i numeri tengono. Ne prendiamo atto e prossimamente dobbiamo prenderne atto anche formalmente. Stare nella maggioranza non è una questione ideale, ci si sta votando le delibere di giunta: non c’è solo la gronda, c’è da fare molto altro. Ora portiamo a casa il voto comunque favorevole, da domani penseremo alle questioni politiche».

    La parola, dunque, passa alle più o meno segrete stanze di Tursi dove, subito dopo il voto, il sindaco si è riunito con Enrico Pignone. «Il nostro voto differenziato – ha detto in dichiarazione di voto il capogruppo di Lista Doria – rappresenta, da una parte, le ragioni della nostra sensibilità ambientalista, per il risanamento del dissesto idrogeologico, per una mobilità e uno sviluppo economico sostenibili, e dall’altra la fiducia al sindaco». Una fiducia però che sembra non essere incondizionata. «La nostra battaglia non finisce qui – ha proseguito Pignone, nel tentativo di dare una risposta a chi questi giorni lo ha accusato di essere attaccato alla poltrona – perché noi componenti della Lista Doria, tutti, in pieno accordo, siamo fermamente contrari alla Gronda, la consideriamo un’opera tanto inutile quanto sbagliata e pericolosa, destinata non solo a ledere gli interessi diretti della popolazione interessata dal suo tracciato, ma a peggiorare la situazione di un territorio che il nostro sindaco ha definito, con espressione drammaticamente precisa, “fragile e malato”».

    A questo punto, salvo clamorosi e piuttosto improbabili scenari dimissionari, i consiglieri arancioni dichiarano lotta contro l’infrastruttura cercando di recuperare un po’ di quella credibilità perduta agli occhi dell’opinione pubblica. «Assieme all’aggiornamento di Chessa (il consigliere di Sel che ha votato a favore della delibera, NdR) – ha detto il capogruppo di M5S, Paolo Putti, riferendosi ai consiglieri di Lista Doria – state diventando un ossimoro: siete contrari all’opera ma votate sì alle delibere che danno il via libera alla sua costruzione. Ma non potete credere “a Dio e a mammona”, non potete credere cioè al benessere della popolazione e votare sì ai gruppi di potere». Tra questi ossimori viventi, secondo il capogruppo grillino, rientra a pieno titolo anche il sindaco Marco Doria che, fino a qualche tempo fa, era «uno dei più nobili attivisti no gronda, come è possibile ritrovare ad esempio in un intervento video sulla sua pagina YouTube, datato 24 gennaio 2012».

    Detto dell’imprevedibilità del futuro politico, che non dovrebbe comunque dare vite alle nefaste conseguenze adombrate qualche settimana fa, resta da ricordare che cosa succederà al progetto Gronda con l’approvazione di questa delibera, su cui pende la scure di un possibile ricorso al TAR annunciato dal Movimento 5 Stelle per non aver considerato tra le zone interferite dal passaggio dell’opera anche la Val Bisagno.

    La delibera non dà solamente mandato al sindaco di rappresentare il Comune di Genova nella Conferenza dei Servizi del prossimo 23 gennaio per decretare la pubblica utilità dell’opera e dare il via libera agli espropri e ai rimborsi per gli interferiti. La discussione sul progetto esecutivo, il cui tracciato definitivo era già stato approvato nel corso del precedente ciclo amministrativo e che sarà oggetto di una nuova Conferenza dei servizi che dovrà valutare anche tutte le prescrizioni ambientali e non solo contenute nel decreto di VIA, dovrà tenere conto di alcune riflessioni inserite nel documento attraverso un maxi emendamento di maggioranza, presentato e votato durante i quattro giorni di consiglio comunale monstre. Sindaco e giunta, infatti, dovranno farsi garanti affinché il progetto esecutivo sia elaborato dedicando attenzione prioritaria all’assetto idrogeologico del territorio, in risposta alle emergenze emerse nel corso delle ultime alluvioni, considerando anche la criticità dell’attuale rete autostradale genovese. Inoltre, nel documento si sottolinea l’imprescindibilità della presenza del Comune di Genova nel Comitato di controllo sulla realizzazione della Gronda e la necessità di costituire una struttura tecnica di concerto con Città Metropolitana e Regione Liguria che monitori e partecipi alla diverse fasi di studio e realizzazione delle grandi opere infrastrutturali che interessano il territorio genovese.

     

     Simone D’Ambrosio

  • Bitcoin a Genova, in via Pré l’apparecchio per cambiare le banconote in denaro digitale

    Bitcoin a Genova, in via Pré l’apparecchio per cambiare le banconote in denaro digitale

    Sono 6 gli esercenti che a Genova accettano pagamenti in bitcoin. Potete vedere quanti sono in Italia su Coinatmradar (http://coinatmradar.com/)
    Bitcoin, che cosa significa? Si tratta di una forma di denaro digitale. Una rete decentralizzata di pagamento “peer-to-peer” (volgarmente senza server fissi), gestita dai suoi utenti senza autorità centrale o intermediari. “Dalla prospettiva di un utente – dal sito bitcoin.otg – Bitcoin è per la maggior parte denaro liquido che circola in internet”. Sono 6 gli esercenti che a Genova accettano pagamenti in bitcoin. Potete vedere quanti sono in Italia su Coinatmradar (http://coinatmradar.com/)

    In Liguria abbiamo il 25% degli apparecchi ATM di bitcoin presenti sul territorio nazionale. Uno di questi è a Genova, in via Prè e un altro a Chiavari. Ad oggi inItalia ce ne sono solo 8: 2 a Roma, 1 in Emilia Romagna, 2 a Milano, 1 Verona e 2 in Liguria.

    A che cosa serve un ATM di bitcoin? A chi è venuto in mente di installarlo? Ne abbiamo parlato direttamente con gli ideatori del progetto, un gruppo di amici. «È una scommessa e siamo perfettamente consapevoli che potrebbe non portare a nulla o a poco ritorno. In fondo vogliamo fare cultura» ci racconta Andrea Rossi uno degli ideatori del progetto e socio e amministratore di Viva!, la società che ha in carico gli apparecchi sia a Genova che a Chiavari. L’ATM si trova all’interno dell’agenzia di viaggi Viva Viajes (parte di Viva! srl) in via Prè 129r, si occupano di money transfer e viaggi per stranieri. Insieme a lui Paolo Rebuffo nato a Genova, attualmente vive in Svizzera,  si occupa di investimenti  e cura un blog (http://www.rischiocalcolato.it/) «in Svizzera è una valuta riconosciuta ufficialmente e per lavoro sono entrato in contatto con un’azienda che produce queste macchine (gli ATM) che permettono di cambiare soldi contanti (euro ad esempio) in bitcoin, ne ho parlato ad Andrea ed è nato il progetto. In questa fase si tratta di aiutare la rete a diffondere l’esistenza e le possibilità di utilizzo dei bitcoin. È una fase pionieristica. Noi crediamo molto nel significato di bitcoin e nelle sue caratteristiche di essere auto-generata, non manipolabile dalle banche centrali, ne inflazionabile».

    «Ci sembra un’opportunità, è uno strumento molto vicino al business del moneytrasfer, oltre che un buon risparmio rispetto ad altri servizi esistenti» aggiunge Rossi.

    Bitcoin: la moneta di domani?

    Risponde Rebuffo: «proprio come nelle intenzioni attuali delle banche, tendiamo ad un mondo in cui non si ha più bisogno di contanti, i soldi girano dentro ai computer come impulsi elettronici. Questo accade con i bitcoin che sono immagazzinati in database mantenuti da pc distribuiti nel mondo e sono milioni in rete, ma, rispetto alla situazione attuale,  non esiste un ente centralizzato (una banca) che possa inibire l’accesso ai soldi di ognuno, cosa che può succedere oggi per motivi giustificabili o meno con la presenza delle banche».

    «Non esiste una banca centrale e la quantità di bitcoin che è in circolo nel mondo è precisamente stimabile in qualsiasi momento, ad esempio ora, mentre parliamo, ci sono 13 milioni 733 mila di bitcoin. In questo modo si ha la certezza che non esista nessun comitato di banchieri  centrali che possa creare inflazione monetaria, cioè aumentare la quantità di monete in circolo».

    Altro aspetto da sottolineare quello legato all’anonimato: «non è vero che bitcoin sia anonimo; è possibile, in qualsiasi momento, vedere da sito pubblico tutte le transazioni fatte da quando bitcoin è nato. I bitcon sono legati a un indirizzo, una serie di numeri e lettere che è il “posto” nel quale si possono ricevere e dare via bitcoin, nel nostro linguaggio bancario corrisponde all’IBAN bancario, queisto dato è visibile, è pubblico. Non si sa a chi appartiene però è pubblico. Esistono modi, tramite gli indirizzi IP, per accedere all’identità che corrisponde a quell’indirizzo bitcoin. Questo per dire che bitcoin non nasce per evadere il fisco, il suo scopo è avere un sistema monetario non inflazionabile e non controllabile dalle banche. Oggi, in Italia, e nel mondo, bitcoin non è ancora una moneta e non è ancora abbastanza stabile ma, secondo me, lo sarà».

    In questo momento i bitcoin si scambiano tramite wallet, si tratta di app per smartphone (https://play.google.com/store/search?q=bitcoin%20wallet)  e pc (https://bitcoin.org/en/choose-your-wallet)  che permettono di ricevere e dare bitcoin, ma la semplicità d’uso per il cosiddetto “uomo della strada” al momento non c’è ancora. Proprio applicazioni come queste interagiscono con gli apparecchi ATM come quello in via Prè, tramite qrcode semplicemente inserendo gli euro nella macchinetta. In altre parole inserisco gli euro che diventano una quantità in bitcoin. L’ATM non funziona nel senso inverso, «a noi non interessa, diventerebbe uno strumento di cambio-valute e al momento il bitcoin non è una valuta, è una questione di cultura non si tratta di cambiare i bitcoin per avere euro. Va usato per una delle mille possibilità: abbonarsi ad un giornale, comprare software in rete… L’ATM serve per entrare nel mondo bitcoin e scoprirlo».

    Claudia Dani

  • Strada a mare Cornigliano, da febbraio via libera al traffico. Cosa cambia e cosa cambierà

    Strada a mare Cornigliano, da febbraio via libera al traffico. Cosa cambia e cosa cambierà

    Genova Cornigliano - cantiere costruzione strada a mare«Dal primo febbraio spero di poter risparmiare 80 centesimi di autostrada al giorno». Con una battuta in pieno stile genovese, il vicesindaco Stefano Bernini conferma la consegna dei lavori della Strada di scorrimento a mare del Ponente entro la fine del mese: «Sviluppo Genova – ribadisce Bernini che è anche presidente nominato di Società per Cornigliano – ha concluso un accordo con il consorzio delle aziende interessate ai lavori, per la consegna della strada carrabile il 31 gennaio». Resteranno le finiture e tutti lavori da completare al di sotto del nuovo ponte sulla foce del Polcevera, comprese le rotatorie in corrispondenza della Fiumara e via San Giovanni d’Acri che dalla viabilità urbana a raso consentiranno di raggiungere la Strada a mare attraverso apposite rampe d’accesso.

    Da febbraio, dunque, il tratto principale del viadotto sarà finalmente transitabile. L’opera architettonica più complicata, come sottolineato anche dalla stessa Società per Cornigliano creata allo scopo di gestire finanziamenti e interventi per la riqualificazione delle aree ex Ilva (qui l’approfondimento), è stata la realizzazione del nuovo ponte sulla foce del Polcevera a causa soprattutto dell’intercettazione dei binari ferroviari sottostanti.

    Nell’accordo, ratificato anche dai cda della stessa Società per Cornigliano e Anas, sono stati messi nero su bianco tutti i maggiori costi (sull’ordine di grandezza dei 4 milioni di euro dovuti prevalentemente a bonifiche post belliche) che, nonostante gli infiniti imprevisti, consentiranno un ribasso d’asta sul valore fissato per la gara (poco più di 150 milioni di euro) attorno al 30% (la gara era stata aggiudicata per la cifra di 65 milioni di euro al netto degli oneri per la sicurezza, pari a un ribasso d’asta del 34,12%).

    strada a mare 2Così, da Lungomare Canepa si potrà finalmente giungere in maniera rapida e diretta in piazza Savio: 1,6 km con tre corsie per senso di marcia (che diventeranno quattro all’altezza del nuovo ponte sul Polcevera, lungo circa 100 metri, per consentire il collegamento con le rotatorie previste nella sottostante viabilità ordinaria) che consentiranno di decongestionare dal traffico via Pieragostini ed eviteranno l’attraversamento di via Cornigliano, ponendo fine ai cantieri aperti ormai quattro anni fa con un ritardo sulla conclusione dei lavori che si aggira attorno ai 6 mesi.

    I cantieri aperti dopo l’apertura della strada

    Le sponde del Polcevera

    Il ponte di CorniglianoC’è ancora tempo però prima che gli abitanti di Cornigliano possano cantare definitiva vittoria. Il completamento della Strada a mare è solo il primo, importante tassello di una complessiva riqualificazione dell’area che dovrebbe culminare con il restyling della stessa via Cornigliano. Restando, però, sul tema viabilità, cruciali risultano i lavori di rifacimento delle sponde destra (via Tea Benedetti, ovvero il collegamento tra la zona commerciale di Campi e il ponte di via Pieragostini) e sinistra (in direzione monte, verso l’isola ecologia di Amiu) del Polcevera su cui punta forte il vicesindaco: «Sto cercando di accelerare il più possibile questi interventi perché solo con il loro completamento Cornigliano potrà definitivamente risentire dell’effettivo positivo della Strada a mare».

    Lavori non molto complicati per quanto riguarda la sponda destra, che consentirà di alleggerire il traffico di corso Perrone e piazza Massena per l’immissione in via Cornigliano nonché di quello di via Tea Benedetti per il collegamento al ponte di via Pieragostini. Con un costo complessivo di circa 11 milioni, che prevede anche il rifacimento dell’argine del Polcevera come si può ben vedere dall’attuale restringimento di carreggiata all’altezza del semaforo che immette sul ponte di Cornigliano, l’intervento una volta completato vedrà la realizzazione di due corsie di marcia in direzione sud, una nuova rampa d’accesso a via Pieragostini e il sottopassaggio dello stesso ponte.

    Più complessi i lavori relativi alla sponda sinistra, che interessano la riqualificazione di via Perlasca, a causa della copresenza di ferrovia, viabilità ordinaria e problematiche di carattere idrogeologico. Il progetto definitivo è ancora in fase di redazione ma anche in questo caso sono previste due corsie di marcia, ovviamente in direzione nord. Con un costo di circa 18 milioni di euro che, come per la sponda destra, prevede anche il rifacimento dell’argine del Polcevera, i lavori dovrebbero interessare lo spostamento della linea ferroviaria a servizio del porto e la realizzazione di una galleria che consentirebbe il decongestionamento del traffico di Sampierdarena, in particolare delle vie Avio, Molteni e Pacinotti.

    Il collegamento con l’aeroporto

    ilva-corniglianoPer completare il quadro, resta ancora il famoso “lotto 10”: si tratta del collegamento diretto tra la Strada a mare, il casello autostradale di Genova Aeroporto e lo stesso scalo Cristoforo Colombo all’altezza di piazza Savio, che consentirà di evitare interferenze con la viabilità urbana. Non senza un discreto livello di miopia, questi lavori non erano stati inseriti nel bando del bypass a mare e, prima di poter partire, si dovrà attendere la consegna formale del tratto principale del nuovo viadotto. «Stiamo chiudendo la questione degli espropri – ci aggiorna Bernini, che un primo tempo aveva invano sperato di poter far rientrare l’opera come adeguamento imprevedibile dei lavori appaltati per la Strada a mare – e dovremmo andare a gara nel corso del 2015. Ci vorranno 9 mesi per l’assegnazione e circa 18/20 mesi per la realizzazione dei lavori». Ovvero ancora due anni e mezzo, tre per vedere realizzato anche questo nuovo tratto di viabilità che prevede due nuove rampe di accesso a due corsie ciascuna sopra il tracciato ferroviario. Un’opera che, secondo quanto riportato sul sito della Società per Cornigliano, dovrebbe avere una base d’asta attorno ai 22 milioni di euro.

    Riqualificazione di Lungomare Canepa

    Contemporaneamente al lotto 10, verrà messa a gara anche la sistemazione definitiva di Lungomare Canepa. «Su questo punto – conclude il vicesindaco – stiamo formalizzando la consegna di una prima parte delle aree di proprietà di Autorità portuale, quelle che riguardano gli edifici da demolire. Per quanto riguarda, invece, le parti di contorno che dovrebbero diventare di proprietà comunale, potremo procedere con più calma nei prossimi mesi». Così anche l’accesso di levante alla Strada a mare sarà risistemato: tre corsie per senso di marcia, per un costo che si dovrebbe aggirare attorno agli 8 milioni di euro. Una grande opportunità per chi deve attraversare tutta la città, considerato anche il rifacimento del nodo di San Benigno e la crucialità dell’accesso alla Sopraelevata. Almeno finché non prenderà vita (se mai prenderà vita) il tunnel subportuale.

    Simone D’Ambrosio
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  • Gronda, ore calde a Tursi. Proviamo a fare chiarezza: dati e posizioni a confronto

    Gronda, ore calde a Tursi. Proviamo a fare chiarezza: dati e posizioni a confronto

    Bolzaneto, progetto Gronda di Ponente
    Galleria Monterosso, viadotto Bolzaneto (Mercato Ortofrutticolo/Babyfarma)

    L’antipasto è servito. Come ampiamente annunciato, martedì prossimo il Consiglio comunale sarà chiamato a discutere sulla Gronda. Una delibera di per sé tecnica che dovrebbe risolvere, una volta per tutte, le problematiche degli interferiti, i cittadini genovesi (famiglie e attività produttive che siano) interessati dalla costruzione e dal passaggio del nuovo nodo autostradale. Una delibera chiesta al Comune di Genova dalla Conferenza dei Servizi che attende un parere positivo sul tracciato definitivo dell’opera per proclamarne la pubblica utilità e dare il via libera agli espropri. Il problema nasce dal fatto che il tracciato definitivo della Gronda (approvato nel ciclo amministrativo Vincenzi) è sì contenuto nel nuovo Puc, che dovrebbe essere approvato entro un mese, ma non nel Puc attualmente vigente, in cui invece è stato inserito un percorso ormai superato (che prevede il raddoppio della A7 e un passaggio sul Polcevera a fianco al ponte Morandi).

    «Nel momento in cui diamo il parere sugli interferiti e si arriva alla Conferenza dei servizi – sostiene il vicesindaco Stefano Bernini – la Conferenza stessa diventa pianificatrice dal punto di vista urbanistico, sovraordinata rispetto agli enti locali: può dare la pubblica utilità all’opera e procedere agli espropri. Per cui non è necessaria una variante al Puc vigente che, comunque, entro i primi di febbraio sarà sostituito dal nuovo Puc in cui il tracciato della gronda è aggiornato». Resta il fatto che il primo punto della parte esecutiva della delibera in esame chiama in causa l’espressione di “parere favorevole” per quanto attiene alla “compatibilità e agli effetti sul Puc del 2000 dell’inserimento del tracciato dell’infrastruttura autostradale Gronda di Ponente in coerenza con il progetto all’esame della Conferenza dei Servizi”.

    L’obiettivo della seduta odierna di Commissione (aggiornata a martedì mattina) era esclusivamente quello di ascoltare i comitati no Gronda, Società Autostrade, i rappresentanti dei cittadini interferiti e i Municipi interessati al passaggio del nuovo nodo autostradale.
    Il dibattito si è aperto tra le polemiche per la mancata audizione di Paolo Gozzi, rappresentante dei Consiglieri comunali nell’Osservatorio cittadino per la Gronda che ha tuttavia rassegnato le proprie dimissioni dall’organismo a metà dicembre, e l’assenza dei Municipi ad eccezione del Medio-Ponente.
    L’occasione è stata utile ai comitati “No Gronda” per ricordare l’impatto gravoso dell’opera sul territorio. In sintesi: 11 milioni di metri cubi di terre da scavo che verranno movimentati di cui 6 milioni contenti amianto in varie percentuali, 55 chilometri di scavo per realizzare le gallerie necessarie, 3,2 miliardi di euro di costo preventivato, almeno 8 anni di tempo per la costruzione, aumento del 15,11% del pedaggio autostradale su tutta le rete nazionale per finanziare l’opera, 1 milione di mezzi pesanti che complessivamente transiteranno sulla viabilità urbana genovese a cantieri aperti e 60 sorgenti acquifere a rischio.

    La risposta arriva direttamente da Società Autostrade, per bocca dell’ingegner Alberto Selleri: «Il progetto dal nostro punto di vista è definitivo ed è stato approvato anche dal Ministero dell’Ambiente, con una serie di ben note prescrizioni (poche rispetto a progetti di portata simile a questo come il San Gottardo o la Variante di Valico) su cui vorremmo fare chiarezza in sede di Conferenza dei Servizi possibilmente prima di arrivare alla fase esecutiva. Si tratta di un progetto studiato nel miglior modo possibile, limitando tutti gli impatti ambientali e cercando di validare le promesse fatte nel corso del dibatto pubblico. Ma si tratta di un progetto unico: non esiste la possibilità di spezzarlo in lotti perché funziona solo nella sua interezza».

    palazzo-tursi-bernini-doria-guerello-DUn’affermazione che apparentemente potrebbe far crollare tutti i tentativi di mediazione all’interno della maggioranza di Tursi. Ma, come ricorda il vicesindaco Bernini, la decisione ultima non è di Autostrade ma spetta al ministero delle Infrastrutture e quindi al governo: «Se Lupi decide che non è il caso di fare tutta la Gronda perché siamo in grado di sostenere economicamente solo il primo lotto, così si dovrà fare. Il ministro ha chiaramente detto che non è possibile dirottare per 10 anni tutti gli introiti nazionali degli aumenti di pedaggio solo per finanziare la Gronda e ha pure scartato la possibilità di incrementare tali aumenti. Una terza strada sarebbe quella di chiedere alla Comunità europea una proroga sui 10 anni di concessione del tratto autostradale a Società Autostrade per allungare i tempi di rientro dall’investimento economico. Ma è ancora tutto da vedere e il Comune deve essere parte attiva all’interno di questo confronto. Anche perché dal punto di vista della fattibilità in lotti tutto è possibile. La gronda di ponente da Bolzaneto a Voltri può essere fatta in unico lotto, come unico lotto è il collegamento Genova ovest – Bolzaneto (raddoppio a7): quindi, almeno due lotti sono possibili dal punto di vista tecnico».

    «Immaginare di far partire prima un lotto di un altro – replica Selleri di Autostrade – vuol dire allungare i tempi e generare un nuovo impatto ambientale. Se il ministero decidesse di abbandonare il vecchio progetto è ovvio che dovrebbe essere fatta tutta una serie di studi sulle eventuali nuove soluzioni».

    Le decisioni esecutive, comunque, spetteranno alla Conferenza dei servizi (un tavolo successivo a quello del 23 gennaio che, invece, sarà chiamato a esprimersi solamente sulla pubblica utilità dell’opera e sui conseguenti espropri) che, paradossalmente, vedendo la piega che stanno prendendo le cose e l’ormai nota perdita di interesse da parte di Società Autostrade per l’opera potrebbe anche portare a decisioni clamorose. Tutto, o quasi, dipenderà dalla volontà del governo.
    Anche perché la vera utilità dell’opera, secondo i suoi principali detrattori, è ancora tutta da verificare dato che si basa su studi trasportistici e di traffico veicolare ormai superati da anni. Sul tema anche il vicesindaco si lascia sfuggire una battuta: «L’attuale tracciato della Gronda non può risolvere tutti i problemi di mobilità generati soprattutto dal sovraccarico di traffico sul ponte Morandi e nel nodo di Genova Ovest. Anche con la nuova opera, se arrivo da Ventimiglia e devo andare al Porto, induco i camion comunque a uscire a Genova Ovest. Le cose sarebbero state diverse se avessimo avuto il braccio che portava verso Cornigliano, differenziando i traffici e decongestionando il centro città. Certo si potrebbe sempre intervenire con una riqualificazione strutturale del Morandi che però al momento non sembra essere all’orizzonte».

    Insomma, siamo vicini alla battaglia finale, in attesa di capire quanto la maggioranza riuscirà a essere ancora compatta. La mediazione per convincere i consiglieri di Lista Doria, Sel e Fds a votare con il Pd è però ancora in corso. In questi giorni, e sarà così fino a martedì prossimo, i telefoni sono bollenti. Gli uffici dell’Urbanistica stanno lavorando alacremente alla produzione di modifiche al testo della delibera già passata in giunta che possano accontentare i più: l’obiettivo degli esponenti più a sinistra all’interno della maggioranza è quello noto di ottenere la realizzazione del solo primo lotto dell’infrastruttura, ovvero il raddoppio della A7.
    «Visto che il tracciato è già stato deciso dall’amministrazione precedente – commenta il capogruppo di Lista Doria, Enrico Pignone – l’unica cosa che possiamo fare è sfruttare il ritorno della questione in Consiglio comunale, seppure per via traverse, per ottenere risultati utili alla città inserendo elementi finora mai considerati».
    Ecco allora che nella delibera spunterà la richiesta di inserire il Comune di Genova all’interno del Comitato nazionale di controllo e vigilanza sull’opera che al momento contempla solo Arpal, Regione Liguria e ministero dell’Ambiente. Ma l’aspetto più delicato e ancora in fase di discussione è un richiamo a una rivalutazione dell’opportunità dell’opera alla luce delle recenti alluvioni: certo, il Pd non potrebbe mai accettare una posizione così esplicita ma proprio qui si stanno giocando tutte le carte interne alla maggioranza. È lo stesso vicesindaco ad ammettere aperture: «L’accento va posto sul fatto che il Comune deve per forza di cose poter partecipare alla discussione sulla regolamentazione dei corsi d’acqua e verificare che i calcoli fatti in passato risultino corretti anche in funzione dei nuovi fenomeni atmosferici che, ahinoi, si verificano ormai con regolarità».
    Rispetto al passato, dunque, il vicesindaco sembra essere molto più conciliante verso i detrattori dell’opera, cercando di portare a casa da questo confronto qualche frutto positivo per il prosieguo della giunta Doria e della variegata maggioranza. «Capisco la posizione di chi vorrebbe concentrarsi esclusivamente sul raddoppio della A7 – dice il vicesindaco – sulla cui necessità siamo tutti convinti a prescindere dall’impatto ambientale che verrebbe mitigato dai notevoli vantaggi ottenuti dalla città. Ma per me è strategica tutta l’opera, anche dal punto di vista ambientale, perché toglierebbe traffico pesante dalla viabilità urbana e dalla parte più vicina alla case».

    Difficile, comunque, un voto unanime anche se dovessero essere accolte tutte le richieste delle sinistre. Il compromesso, comunque, sembra ancora possibile. Anche perché il Partito Democratico ha più volte annunciato che un’eventuale maggioranza sulla delibera diversa da quella uscita dalle urne potrebbe aprire una grave crisi di governo della città. «Ma si tratta soprattutto di una questione di immagine – chiosa Bernini – perché gran parte delle rivendicazioni di chi si oppone al progetto sono già state evidenziate dalle prescrizioni della VIA. Non posso essere tranquillo sull’esito della votazione di martedì perché sono molto sensibile ai voti secondo coscienza e posso capire che qualche consigliere che ha da sempre espresso contrarietà radicale all’opera non se la senta di votare neppure una delibera tecnica, pur con tutti gli adeguamenti del caso».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Rifiuti genovesi, allarme feste e cenoni. Il punto della situazione con Amiu

    Rifiuti genovesi, allarme feste e cenoni. Il punto della situazione con Amiu

    raccolta-rifiutiIl giro d’Italia dei rifiuti genovesi prosegue anche nelle festività natalizie. Terminata la disponibilità di spazi nella discarica di Milano, Amiu e Regione Liguria stanno stringendo in questi giorni ulteriori accordi per sopperire alla chiusura di Scarpino ed evitare che attorno ai cassonetti si accumulino troppi sacchetti dell’immondizia in vista del periodo festivo e, comunque, fino a che non saranno pronti i nuovi impianti di separazione secco-umido, non prima della prossima primavera.

    Terminato l’accordo con la Regione Lombardia, che si era resa disponibile attraverso il presidente Maroni soprattutto per affrontare l’immediata emergenza post alluvionale, si sta lavorando alacremente per aumentare il quantitativo di rifiuti conferibili in Piemonte: Torino, Asti, Alessandria e, a partire dal 2015, probabilmente anche Cuneo. Nell’immediato, buona parte dei camion che fino a pochi giorni fa prendeva la strada di Milano, dovrebbe essere dirottata su Asti che potrebbe ampliare l’attuale disponibilità ricettiva di poco inferiore alle 100 tonnellate al giorno. La trattiva sull’abbassamento dei prezzi e l’innalzamento dei quantitativi conferibili quotidianamente e mensilmente riguarda, in realtà, tutte le discariche Piemontesi: «Ce la stiamo mettendo tutta – ci racconta il neo direttore generale di Amiu, Ivan Strozzi – lavoriamo pancia a terra tutti i giorni. Le difficoltà sono date soprattutto dal fatto che non possiamo contattare direttamente le imprese che gestiscono la raccolta dei rifiuti nelle altre città ma dobbiamo attendere gli accordi tra Regioni».

    In soccorso la discarica di La Spezia

    rifiuti-amiuLa novità più grande arriva dai nostri vicini di casa. È imminente, infatti, la sigla di un accordo con Acam per lo smaltimento di una parte di rifiuti nella discarica della Spezia. Una situazione molto vantaggiosa soprattutto dal punto di vista economico, visto che il conferimento dei rifiuti genovesi fuori Regione costa ad Amiu circa 2 milioni di euro al mese. Ma non si tratterebbe solo di risparmi di trasporto (e probabilmente anche di gestione del rifiuto, visto che i prezzi sembrano essere più vantaggiosi di quelli piemontesi): Acam, infatti, ha un debito piuttosto sostanzioso nei confronti di Amiu e, con la sigla di questo accordo, si potrebbe andare facilmente in compensazione. «Si tratta di un debito che io stesso avevo contribuito a provocare – ricorda Strozzi – quando ero amministratore delegato di Acam. Esisteva un piano di rientro che gli spezzini stavano rispettando ma che, con tutta probabilità, sarà rivisto grazie ai nuovi scenari che si stanno delineando. Questa disponibilità mi rende particolarmente felice perché è sintomatica di un ritrovato mutuo soccorso sul territorio: d’altronde quando 4 anni fa La Spezia era in difficoltà, fu proprio Amiu a darle una mano importante».
    Il fatto che La Spezia, bacino di voti naturale di Raffaella Paita, candidata alle primarie Pd e assessore regionale al Ciclo dei rifiuti, si renda disponibile solamente un paio di settimane prima della consultazione interna al Partito democratico, farebbe pensare a una facile mossa elettorale. Ma è lo stesso Strozzi a provare a sgomberare il campo da simili supposizioni: «Di fatto siamo arrivati ad Acam solo ora perché la discarica della Spezia fino a pochi giorni fa probabilmente non aveva spazi sufficienti da poter destinare ai rifiuti genovesi: l’impianto è a tutt’oggi in fase di riassestamento dopo l’incendio subito circa un anno e mezzo fa e, naturalmente, la prima urgenza era quella di mettere in sicurezza i rifiuti locali».

    Già in questi giorni, un piccolo quantitativo di rifiuti genovesi dovrebbe essere destinato anche alla vicina Toscana: in questo caso non sarebbe necessario l’intervento diretto della Regione Liguria ma si potrebbe sfruttare un accordo già esistente tra il Piemonte (con cui, invece, da piazza De Ferrari si collabora quotidianamente) e la società che gestisce i rifiuti a Massa Carrara. «Stiamo facendo come le formiche – commenta il direttore generale Strozzi – e lavoriamo camion su camion per cercare di liberare più spazi possibili dai nostri due centri di accumulo dei rifiuti alla Volpara e a Rialto».

    La raccolta della carta

    Buone notizie anche per quanto riguarda la raccolta della carta. È noto che i lavoratori di Switch, la cooperativa che ha in subappalto da Amiu questo servizio, sono entrati in sciopero lamentando mancati pagamenti dello stipendio, a loro volta dovuti a ritardi di versamenti da parte della partecipata del Comune di Genova nelle casse della cooperativa. La situazione, come annuncia Strozzi, è in via di soluzione: «Avevamo qualche arretrato che abbiamo saldato a inizio settimana (circa 250 mila euro, ndr). Ora si tratta solo di sbloccare definitivamente alcune gare che ha in gestione la Stazione unica appaltante del Comune di Genova, con l’apertura delle buste che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni sistemando definitivamente anche la raccolta di carta e cartone. Comunque, dopo un paio di giorni di sciopero dei lavoratori della cooperativa e dopo lo sciopero generale, anche grazie agli sforzi dei nostri dipendenti, la situazione va normalizzandosi». Tuttavia, con le festività in corso, qualche criticità a macchia di leopardo, soprattutto nei piccoli cassonetti di periferia, potrebbe verificarsi.

    La ricerca dei sfinanziamenti per combattere l’emergenza

    Nessuna novità, invece, sul fronte dei finanziamenti per la realizzazione concreta del nuovo piano industriale della partecipata. «Stiamo aspettando comunicazioni dal Comune – conclude Strozzi – perché purtroppo Genova, per una via o per l’altra, non si è dotata di un sistema impiantisco intermedio o alternativo a Scarpino. Con il piano industriale questo problema viene fotografato e affrontato: da parte nostra stiamo cercando di accelerare il più possibile i tempi di realizzazione dei separatori secco e umido e dei bio-stabilizzatori che ci consentirebbero di riprendere il cammino e dare a Genova strutture idonee al trattamento dei rifiuti».

    Intanto, il cda pre-natalizio della partecipata ha discusso della riorganizzazione interna dell’azienda. L’avvento del nuovo direttore generale e le inchieste della magistratura per lo scandalo appalti potrebbero portare a qualche piccola rivoluzione nelle prime settimane del nuovo anno: «Abbiamo parlato di nuovi ingressi e di una riorganizzazione di dirigenti – racconta sinteticamente il presidente Marco Castagna – ma non si è discusso tanto di persone quanto di figure, sia dal punto di vista tecnico che finanziario. A gennaio annunceremo tutto».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Tasse ai cittadini colpiti dall’alluvione: si paga a febbraio, mozione di sfiducia al Sindaco

    Tasse ai cittadini colpiti dall’alluvione: si paga a febbraio, mozione di sfiducia al Sindaco

    palazzo-tursi-bernini-doria-guerello-DSe lo Stato tace negando il doveroso differimento per il pagamento delle tasse agli italiani colpiti dagli ultimi eventi alluvionali, il Comune di Genova invece prova a battere un colpo. Come ampiamente anticipato, è stata votata formalmente ieri pomeriggio la delibera che proroga i termini per il pagamento di Imu e Tasi a fine febbraio 2014 per tutti i cittadini che presentino l’autocertificazione di danni subiti a causa dei fenomeni atmosferici.

    Benché la delibera sia passata all’unanimità con la sola astensione del leghista Rixi (33 i voti favorevoli), la discussione è stata piuttosto accesa ed è culminata con l’annuncio da parte delle opposizioni della presentazione di una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco Marco Doria accusato di aver fatto troppo poco per aiutare i genovesi a rialzarsi.
    «La Vincenzi– ricorda Lilli Lauro – ha perso le primarie su questo tema. Visto che non siamo nell’imminenza di elezioni comunali non possiamo far altro che presentare la mozione di sfiducia per Doria e la sua giunta». La speranza, alquanto chimerica, delle opposizioni è quella che nella maggioranza ci sia qualcuno pronto a fare il salto della quaglia: «Non si può continuare a criticare il sindaco in privato e poi non prendere provvedimenti» sostengono all’unisono Pdl, Lega, Lista Musso e M5S.

    Di per sé, la mozione era già stata anticipata da Pdl e Lega nel primo Consiglio comunale immediatamente conseguente agli eventi alluvionali. Più tempo era stato concesso da Movimento 5 Stelle e Lista Musso che, con un ordine del giorno, avevano comunque impegnato sindaco e giunta al raggiungimento di una lunga serie di obiettivi per “riportare alla normalità la vita dei cittadini, far ripartire le PMI e trovare finalmente una risposta preventiva ai fattori di rischio idrogeologico”. Ma il credito per il primo cittadino sembra essere giunto al termine: «Non è stato fatto praticamente nulla – accusa Enrico Musso – neppure quelle pratiche che a costo quasi zero ci avrebbero potuto consentire di accedere al fondo europeo di solidarietà (in realtà, ci sarebbe tempo fino a Capodanno per inviare a Bruxelles le documentazioni che attestino di aver subito danni superiori alla quota minima di 600 mila euro, ndr)».

    «Sorprende che la superpotenza Pd non sia riuscita a far valere il proprio peso in sede nazionale – afferma Paolo Putti, capogruppo M5S – ma l’apertura di credito data al sindaco subito dopo l’alluvione è finita».

    «La prima volta che è andato a Roma non l’hanno fatto parlare – riprende con sarcasmo Lilli Lauro – la seconda volta non l’hanno fatto volare, la terza non lo hanno ascoltato: insomma, è incapace».

    Il sindaco però rispedisce le critiche al mittente: «In un momento molto delicato dal punto di vista economico, il Comune è riuscito a tirare fuori dalle proprie tasche 40 milioni di euro per impreviste somme urgenze e 4 milioni per un fondo di solidarietà. Anche il governo avrebbe dovuto e dovrebbe fare qualcosa: l’ho detto a Delrio, l’ho detto in Senato, l’ho detto in Consiglio comunale e continuo a dirlo agli organi di stampa».

    Il primo cittadino ha avuto il suo bel da fare per portare a casa la delibera di ieri. Tutto è nato in seguito alla presentazione di due emendamenti da parte del Movimento 5 Stelle e su cui la maggioranza ha rischiato a lungo di vacillare.

    Uno riguardava l’allungamento della proroga per la scadenza di Imu e Tasi fino a fine giugno. Una richiesta che, secondo l’assessore al Bilancio, Franco Miceli, avrebbe costretto il Comune a chiudere il bilancio 2014 con un impensabile disavanzo di cassa fino a circa 20 milioni: «Il 28 febbraio dobbiamo, per legge, chiudere tutti i conti: se non abbiamo la certezza del gettito stimato nel bilancio previsionale sul capitolo imposte, si chiude in rosso».

    Più delicata la situazione riguardante il secondo emendamento con cui i grillini chiedevano la predisposizione di un piano di pagamento rateale, a cadenza mensile, che consentisse il pagamento dell’intera somma dovuta per Imu o Tasi fino a fine agosto. Più possibilista in questo caso l’assessore Miceli che, tuttavia, aveva subordinato l’assenso della giunta alla necessità da parte dei cittadini che avessero voluto accedere a questo percorso di presentare un’apposita autocertificazione. La modifica, però, non è stata accolta dai proponenti e ha acceso le discussioni fuori e dentro l’aula consiliare, con alcuni esponenti del Pd che minacciavano di votare a favore dell’emendamento e contro la giunta.

    La situazione è stata risolta con una prova di forza della maggioranza e con l’intervento del sindaco. I due emendamenti sono stati respinti con 19 voti contrari e solo 12 a favore. Doria, tuttavia, confermando la bontà della proposta grillina, ha annunciato che tra gennaio e febbraio la giunta predisporrà una nuova delibera che consentirà, ai cittadini che ne faranno richiesta e documenteranno la necessità, di rateizzare l’importo dovuto. «Sarà necessario analizzare caso per caso – ha spiegato il primo cittadino – e resterà l’obbligo di presentare l’autocertificazione perché è l’unico modo con cui possiamo legalmente proseguire il dilazionamento anche oltre fine febbraio, andando incontro a un’ineccepibile esigenza dei cittadini ma senza incappare in problemi di bilancio».

     

    Simone D’Ambrosio

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  • Molto più di un viaggio in bicicletta. Il ritorno di Alessandro Zeggio dalla Terra Santa

    Molto più di un viaggio in bicicletta. Il ritorno di Alessandro Zeggio dalla Terra Santa

    zeggio-taravelloL’avventura di Alessandro Zeggio, da Genova a Gerusalemmme in bicicletta, si è conclusa sabato scorso al Castello D’Albertis, proprio là dove, sotto forma di un sogno, era nata.
    Alessandro, infatti, ha salutato tutti quanti, ha posato per innumerevoli foto con la sua bici e con tutti gli amici che in questi mesi lo hanno seguito, sostenuto, accompagnato da lontano.
    Anche Era Superba lo ha seguito, vi abbiamo raccontato le tappe del suo viaggio, durato tre mesi, attraverso sette paesi e più di 5000 chilometri.

    Il “Capitano” attraversa Albania, Macedonia e Grecia >> Il racconto del viaggio

    Road to Jerusalem: Turchia e Cappadocia >> Il racconto del viaggio

    Sede più appropriata del Castello D’Albertis per la festa conclusiva non ci sarebbe potuta essere: il Castello ospita il Museo delle Culture del Mondo, e durante le festività sarà liberamente visitabile la piccola mostra che è stata allestita per Alessandro. Sono infatti esposte, insieme ad alcune immagini del suo viaggio, le fotografie inedite del capitano D’Albertis scattate negli stessi luoghi visitati da Zeggio, fotografie rimaste per decenni nascoste in fondo ad un baule e che la pronipote, Anna, ha tenacemente e con fatica voluto riportare alla luce. Queste immagini ci mostrano come, al di là della biografia ufficiale, il capitano D’Albertis amasse sopra ogni cosa viaggiare; Alessandro, che evidentemente condivide la medesima passione, in diverse tappe ha cercato di ricreare le stesse inquadrature ma, qualche volta, ha dovuto arrendersi. Infatti il paesaggio, in poco più di un secolo, in alcuni casi è talmente cambiato da essere stravolto, e certi angoli di mondo, semplicemente, non esistono più.

    Ma quello che Alessandro ci ha riportato, quello che sabato è passato attraverso le sue immagini, le sue parole e forse anche al di là delle sue intenzioni, non è tanto il racconto di un viaggio, ma il resoconto di un sogno che mentre si realizzava diventava tante cose diverse, lasciando intravedere diverse possibilità di lettura praticamente per ogni episodio raccontato.
    Una storia di libertà, ovviamente, la libertà di partire pedalando verso un mondo nuovo e forse non accogliente; ma basata su un piano di disciplina, di pianificazione dei tempi, di inevitabile ottimizzazione degli sforzi.
    Dentro però c’era anche una storia di incontri, di accoglienza, di accettazione: ma anche di frontiere, divieti, autorizzazioni e permessi, di visti e timbri ossequiosamente eseguiti rispettati ed esibiti.
    Mondi diversi, culture diverse a pochi chilometri l’una dall’altra, la voglia di capire entrambi ma la capacità di saper fermare il passo, di rendersi conto che voler capire a volte è solo presunzione di esser migliore.

    Un piccolo aneddoto la dice lunga su quello che Alessandro ha imparato in questi mesi. Ad un certo punto, mostrando le foto del capitano D’Albertis, dice: «ecco, quella è la Spianata delle Moschee a Gerusalemme, io sognavo di rifare quella foto, proprio quella. Sapevo che la piazza è rimasta quasi identica, mentre molte altre foto non ho potuto riprodurle, perchè certi angoli non esistono più. Invece no, niente, non ho potuto andare su quella piazza: solo se sei musulmano puoi andare. Ho provato tutti gli accessi, ho cambiato punti di controllo, anzi li ho tentati tutti: ingresso riservato ai musulmani. E basta».

    Era costernato, era dispiaciuto, era anche un po’ frustrato: ma non si poteva fare altrimenti.
    Subito fra il pubblico, molto partecipe, si sono levati consigli e pareri, tutti nello stesso senso: dovevi provare a fregarli. Sei italiano, perbacco, era il sottotitolo.
    Ma no, non è per questo che Alessandro ha attraversato sette paesi e pedalato per più di 5000 chilometri, non è per questo che ci raccontava quello che ha provato, non è per questo che ha condiviso con noi il suo viaggio.
    La voleva proprio fare, quella foto: ma erano loro che stabilivano le regole, e dopo tre mesi che sei in viaggio se non ti lasciano entrare in una piazza, che puoi fare?
    È risalito in bicicletta, è ripartito: direzione Giordania. Ed è’ arrivato ad Aqaba, sul Mar Rosso, il 6 dicembre.

     

    Bruna Taravello

  • Santuario dei cetacei: i tesori del Mar Ligure che uniscono Italia, Francia e Principato di Monaco

    Santuario dei cetacei: i tesori del Mar Ligure che uniscono Italia, Francia e Principato di Monaco

    Il Mare
    Il Santuario è popolato da otto specie di cetacei fra cui balenottera, capodoglio e delfino. La balenottera comune a seconda degli anni varia dai 150 ai 1600 esemplari. Il tursiope (delfino) si aggira attorno ai 1000, numeri più alti presenta la stenella striata (sempre appartenete ai delfinidi) che in estate arriva ai 39000. «È chiaro – sottolineano dal Segretariato del Santuario – che per i cetacei il Santuario è una zona importante. Gli esemplari tornano regolarmente, pur muovendosi lungo tutto il Mediterraneo nord-occidentale, in quel “triangolo” di mare nel quale trovano il loro habitat naturale».

    Sentiamo parlare spesso del Mar Ligure per quel che riguarda i traffici commerciali e le rotte di crociere e traghetti, eppure sappiamo che il triangolo di Mediterraneo compreso tra la nostra costa, quella francese, parte di quella toscana e il nord della Sardegna raccoglie un tesoro naturale molto importante, il Santuario dei cetacei (Sanctuaire Pelagos).

    Il Santuario è una zona marina di 87.500 km², una ASPIM – aree specialmente protette di importanza mediterranea – che è regolata e protetta da un accordo tra l’Italia, il Principato di Monaco e la Francia. È, a livello mediterraneo, l’unica Area Marina Protetta internazionale di mare aperto dedicata alla protezione dei mammiferi marini.
    Un mare nel quale si muovono molte specie di cetacei, una ricchezza che dal 1999 le tre nazioni coinvolte studiano e monitorano continuamente. Nel 2004 Italia, Francia e Principato hanno siglato un accordo per un piano di gestione congiunto, e da quel momento, il Santuario viene gestito, potremmo dire, “a tre mani”.
    Uno degli obiettivi del patto è gestire e minimizzare gli impatti delle attività umane, assai intense in un tratto di mare così piccolo, sui mammiferi (la cui popolazione è costantemente sotto controllo) e sui loro habitat. Ma anche sensibilizzare e coinvolgere i professionisti e chi semplicemente ama e si gode il mare, sulla salvaguardia dell’area.
    Un esempio positivo di collaborazione fra nazioni. Come funziona?

    La Conferenza delle Parti (COP, cioè i tre Stati) è l’organo decisionale dell’Accordo, chiamato ad approvare le raccomandazioni formulate dal Comitato Scientifico e Tecnico (CST). La Conferenza delle Parti, che si svolge ogni due anni, è costituita da un Presidente, dalle delegazioni nazionali delle tre Parti, dai componenti del Segretariato Permanente e dagli osservatori.
    È il Segretariato Permanente a coordinare tutte le parti; oltre ad assistere il Comitato Scientifico e Tecnico (l’ultima edizione si è svolta proprio a Genova a fine novembre), si occupa della gestione finanziaria e di rappresentare il Santuario Pelagos. Il Segretariato Permanente ha sede presso il Palazzo Ducale di Genova.

    La balena biancaÈ il Ministero per l’Ambiente insieme alle regioni Liguria, Toscana e Sardegna ad occuparsi degli aspetti italiani dell’Accordo ed ogni anno preventiva azioni e budget. «Ci sono i contributi ordinari, che servono al funzionamento tecnico dell’Accordo e che sono in gestione al Segretariato Permanente, e poi ci sono quelli dedicati alla parte scientifica o all’implementazione dell’Accordo che sono a discrezione di ogni paese e non sono gestiti direttamente dal Segretariato. I contributi ordinari sono utilizzati per il funzionamento tecnico, l’organizzazione delle riunioni, il comitato scientifico, la Conferenza delle Parti, gli stipendi dei dipendenti, hosting…», ci spiega Fannie Dubois del Segretariato Permanente.  «Quella del 2014 è una situazione particolare, perché dal 2010 al 2013 il Segretariato non è stato attivo. Tuttavia è comunque stato possibile tramite un bando e grazie ai finanziamenti versati dai singoli paesi portare avanti le iniziative relative al Santuario anche per quest’anno».

    Santuario dei cetacei: cosa è stato fatto nel 2014?
    «Sono stati finanziati due progetti – continua Dubois – il primo per lo studio dell’impatto del rumore, stimato attraverso i dati del traffico marittimo su capidoglio e zifio (due delle specie di cetacei che popolano il santuario) che ha avuto inizio fra settembre e ottobre 2014 e durerà per un anno. Il finanziamento ammonta a 70 mila euro. Nello stesso periodo è partito un altro progetto che individua la stima d’abbondanza del grampo, cioè a quanto ammonta la popolazione di quel particolare cetaceo. Qui il finanziamento è stato di 36.250 euro».

    Proprio nella nostra città qualche settimana fa si è svolto il 7° Comitato scientifico e tecnico dell’Accordo (27-28 novembre 2014). Fra i temi principali sul tavolo, la sinergia fra il progetto Life Whalesafe e il sistema Repcet per concentrare gli sforzi e ridurre più efficacemente i rischi di collisione tra le navi e i grande cetacei. Il sistema Repcet consiste in un software per la navigazione commerciale, il cui scopo principale è quello di ridurre i rischi di collisione tra grandi cetacei e navi commerciali. Il concetto di base è semplice: ogni avvistamento di grandi cetacei da parte del personale di guardia a bordo di una nave fornita di Repcet, viene trasmesso via satellite in tempo “quasi-reale” ad un server sulla terraferma. Il server centralizza i dati e invia un’allerta a tutte le navi provviste di Repcet che potrebbero essere interessate.

    Il progetto Life Whalesafe, invece, mira a mettere a punto un sistema per l’eliminazione delle interferenze finalizzato a individuare e localizzare i capodogli, tramite un sistema di boe e idrofoni per l’ascolto sott’acqua, a identificare le minacce per gli stessi e a prevenire le collisioni ed altri rischi grazie all’invio in tempo reale di messaggi di avvertimento alle navi presenti in zona.
    «Il Santuario non ha partecipato al progetto Life Whalesafe (il progetto è stato presentato solo in Italia) ne siamo stati informati successivamente e non abbiamo potuto essere coinvolti direttamente, – spiega Dubois – però risponde totalmente agli obbiettivi dell’Accordo, è ovvio che potrebbe sovrapporsi ad altro progetto nel quali le Parti (intese come tre parti dell’Accordo Italia, Monaco e Francia ndr) si sono già impegnate: il sistema Repcet. Proprio per questo il nostro Comitato si è raccomandato che i due progetti si armonizzino».

    Al momento il sistema Repcet è installato su una decina di imbarcazioni francesi e sarà gratuito per i porti, per essere operativi ne servono 30 installati. Il progetto Whalesafe, invece, dovrebbe partire a settembre 2015, sembrerebbe dunque esserci ampi margini per riuscire ad armonizzare i due progetti.

    Un altra questione fondamentale sollevata dal Comitato scientifico tecnico riguarda la cooperazione tra le reti nazionali di spiaggiamento in particolare al livello della comunicazione tra i tre paesi in caso di spiaggiamento in zona trasfrontaliera di cetacei vivi. E infine l’estensione del marchio di qualità “high quality whale watching” Pelagos-ACCOBAMS (già implementato in Francia) all’Italia e al Principato di Monaco.

     

    Claudia Dani

    [foto di Roberto Manzoli]

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  • Consiglio comunale, mozione per l’intitolazione di una strada a San Salvador. Polemiche in aula

    Consiglio comunale, mozione per l’intitolazione di una strada a San Salvador. Polemiche in aula

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-discorso-D3Nella giornata in cui viene definitivamente ufficializzata la spaccatura nella maggioranza sul tema Gronda, la cui delibera di parere favorevole al tracciato definitivo verrà discussa in aula nella prima seduta del nuovo anno prevista per martedì 13 gennaio, in Consiglio comunale c’è spazio anche per qualche polemica sulla gestione di lavori dell’aula.

    Tra gli argomenti messi in calendario all’ordine del giorno, nonché quello che probabilmente ha suscitato il maggior numero di interventi da parte dei consiglieri in una seduta piuttosto rapida e dal clima quasi natalizio, destava molta curiosità la mozione presentata da Sel e due consiglieri di Lista Doria (Nicolella e Gibelli) per opporsi all’intitolazione di una via a Robert D’Aubuisson nella città di San Salvador. Che cosa c’entra l’America centrale con il Consiglio comunale di Genova? Apparentemente molto poco. «Può suonare strano che si discuta di una cosa sviluppata decenni fa in un Paese molto lontano – ammette Antonio Bruno, Fds – ma nel mondo globalizzato di oggi dobbiamo avere coscienza che i diritti umani e sociali sono diritti di tutti».

    «Poco tempo fa – ha ricordato il consigliere Enrico Chessa, Sel – il sindaco ha dovuto ricordare che Genova è medaglia d’oro della resistenza a persone che un po’ farsescamente avevano richiamato la parola dittatura riferendosi al modo di gestire la città (erano stati i lavoratori di Amt, ndr). Ma ci sono stati Paesi e città che feroci dittature le hanno vissute davvero: una delle più feroci ha riguardato proprio El Salvador, devastata da una guerra civile, e nella cui capitale adesso si vuole dedicare una via a Robert D’Aubuisson, l’organizzatore degli squadroni della morte e il mandante dell’assassinio di monsignor Romero».

    Quella chiesta a tutti i consiglieri era dunque un’azione puramente simbolica a sostegno di chi si oppone a questa operazione a dir poco inopportuna: «Sicuramente – ha sottolineato il sindaco Marco Doria dichiarando l’appoggio della Giunta alla mozione – siamo di fronte a un atto di valore puramente simbolico, di principio e di richiamo al rispetto della dignità della persona. Ma è importante che si faccia in quest’aula e su questo tipo di documenti la giunta non farà mai mancare il proprio sostegno».

    Non è certo la prima e non sarà l’ultima volta in cui in Consiglio comunale si discute di questioni non strettamente inerenti la città. Eppure solitamente queste votazioni si concludono con il parere favorevole espresso all’unanimità. Non questa volta, però. Va registrato, infatti, una sorta di voto di protesta del Pdl risultato presente non votante: «Questa mozione – ha spiegato il capogruppo Lilli Lauro – chiarisce molto bene come a Genova la maggioranza e la sinistra piuttosto che fare qualcosa di concreto per la città, per il commercio, per gli alluvionati preferisca riempirsi la bocca di parole che riguardano l’altra parte del mondo. È vergognoso che mozioni come questa arrivino in aula dopo neanche una settimana dalla loro presentazione mentre per altri documenti proposti dalle opposizioni si aspetta anche oltre un anno, nonostante si tratti di questioni che riguardano direttamente il nostro mandato: non dobbiamo dimenticare che siamo stati eletti per fare qualcosa per Genova e non per El Salvador».

    La risposta arriva dal capogruppo del M5S, Paolo Putti: «Questa cosa mi riguarda come mi riguarda quello che succede al mio vicino di casa, nel mio posto di lavoro. Ognuno ha le sue priorità… magari qualcun altro può fare una mozione per chiedere un collarino nuovo a Dudù e noi invece ne facciamo una in memoria della lotta di monsignor Romero».

    Certo, le elezioni regionali iniziano ad avvicinarsi e toni della rappresentante del Pdl possono apparire un po’ esagerati. Va detto, a onor del vero, che sempre nell’ordine del giorno odierno erano state inserite due interpellanze del Pdl presentate rispettivamente il 31/10/2013 e il 07/11/2013 e riguardanti la richiesta di chiarimenti agli assessori competenti sull’assunzione temporanea di personale esterno in Comune e il sostegno economico all’Accademia Ligustica di Belle Arti: possibile che in oltre un anno non si siano trovati 10 minuti di spazio per inserire questi documenti di iniziativa consiliare?

    Se questa domanda (retorica) è destinata a restare senza risposta, una spiegazione invece può essere trovata a un altro quesito che sorge spontaneo dalla discussione in aula: perché solo ieri è venuto fuori questo malessere quando da anni quasi tutte le sedute del Consiglio comunale sono aperte con la votazione di cosiddetti ordini del giorno fuori sacco, dedicati a temi non strettamente collegati alla delibere in discussione?

    La motivazione va ricercata in realtà in una modifica della prassi per la presentazione di documenti. Fino a poco tempo fa, infatti, qualsiasi gruppo consiliare poteva presentare ogni settimana un ordine del giorno fuori sacco: con parere favorevole della Conferenza dei Capigruppo, il documento sarebbe stato discusso nella prima seduta utile; in caso di maggioranza semplice, invece, si sarebbe dovuto attendere una settimana di più.

    Adesso, invece, per tentare di porre un primo argine ad alcune pratiche ostruzionistiche, è venuta meno la seconda possibilità: in caso di mancata unanimità tra i rappresentanti di tutti i gruppi consiliari, l’unico modo per vedere discusso e messo in votazione un ordine del giorno fuori sacco è trasformarlo in mozione. A questo punto, però, la messa in discussione all’ordine del giorno spetta al presidente del Consiglio e al suo ufficio.

    È stato questo il caso della mozione su El Salvador e lo sarà anche la prossima settimana per un documento che impegna il sindaco Marco Doria a sottoscrivere e promuovere la proposta di legge di iniziativa popolare per il riconoscimento del diritto di voto all’estero per i giovani temporaneamente domiciliati all’estero negli Stati membri dell’Unione Europea, per motivi di lavoro o di studio. Pure in questo caso, il testo proposto da Lista Doria è stato bocciato dal Pdl ma trattandosi pur sempre di una mozione condivisa da tutta la maggioranza, e non solo, troverà facilmente corsia preferenziale nell’ordine dei lavori e verrà posta in discussione la prossima settimana.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Borgoratti, a tre anni dalla frana nulla è cambiato. Un palazzo a rischio e sei famiglie fuori casa

    Borgoratti, a tre anni dalla frana nulla è cambiato. Un palazzo a rischio e sei famiglie fuori casa

    box via bocciardoEra il 4 dicembre del 2011 quando una frana nell’area di cantiere per la costruzione di un centinaio di box interrati in via Tanini a Borgoratti provocò lo stop ai lavori e l’immediato sgombero del civico 1 di via Bocciardo, un palazzo che si trova proprio sopra gli scavi. Inizialmente le famiglie vengono rassicurate circa un rapido rientro a casa. Poi capita che passano tre anni e 7 giorni e le famiglie a casa non sono ancora rientrate.

    Non è la prima volta che scriviamo di questa vicenda (qui l’inchiesta del 2012 | qui l’ultimo aggiornamento): un’operazione immobiliare invasiva in un’area sottoposta a vincoli, un permesso a costruire che non sarebbe mai dovuto arrivare, la pubblica incolumità a rischio, un’area che non è mai più stata messa in sicurezza e un dolore, quello di sei famiglie sfollate da tre anni, silenzioso, discreto e inascoltato. «Al fine di non ostacolare equilibri già difficili siamo rimasti in silenzio per tanto tempo – racconta Enrico Ciani, inquilino e amministratore del condominio – con la speranza che si riuscisse ad ottenere qualche risultato, confidando nel buon senso, nella legittimità delle nostre richieste, nella giustizia e in chi ci amministra, ma ormai ci sentiamo completamente abbandonati, in questi anni solo litigi e discorsi privi di seguito».

    Tre anni di sentenze, ricorsi, rimbalzi di responsabilità, fallimenti, monitoraggi (intervallati da un incontro degli inquilini con il sindaco Marco Doria e da diversi colloqui con rappresentanti delle istituzioni) e il civico 1 di via Bocciardo rimane inagibile, a rischio, con le crepe ben visibili sulle pareti e le famiglie fuori casa.

    via-bocciardo-borgoratti (4)«Nessuna istituzione ha fatto nulla – continua Ciani – Il Comune, che è organo vigile per quanto riguarda il vincolo idrogeologico che in questo cantiere è stato palesemente disatteso, ci ha ricevuto dopo mesi di telefonate e mail con la promessa di aggiornarci dopo un mese. Non solo non ci ha più incontrato, parliamo di più di sei mesi fa, ma non ci ha nemmeno più risposto anche alla banalissima richiesta del verbale dell’incontro che c’è stato. Ha continuamente ripetuto che il problema è tra privati, ma ora, stranamente, ha preso in carico il monitoraggio del sito. Non ufficialmente, ci è stata anche proposta la possibilità di un intervento di messa in sicurezza relativa al solo condominio; fare quindi un intervento mirato a rendere nuovamente agibile le abitazioni per contenere i costi. Il condominio avrebbe partecipato con il Comune per sostenere economicamente l’intervento, ma ad oggi nonostante la nostra disponibilità (ricordo che non abbiamo percepito nessun indennizzo da nessuna assicurazione da nessun ente e siamo oberati di spese) non si riesce a concretizzare nulla».

    Dapprima confinata a esclusiva diatriba fra ditta e condominio, la situazione è degenerata in seguito alla palese impossibilità da parte della stessa ditta di ovviare alla messa in sicurezza come da sentenza del Tribunale Civile. A quel punto sono arrivati i monitoraggi commissionati dal Comune al dipartimento universitario DICCA per controllare i movimenti del terreno sotto al civico 1, attività che nei prossimi giorni dovrebbe essere incrementata con l’intervento di una ditta esterna, la Edilcontrol srl di Arenzano.
    All’orizzonte non sembrano dunque esserci novità sostanziali, fino a qui evidentemente i risultati delle rilevazioni hanno fatto  dormire sonni tranquilli a Tursi. Lo stesso, certo, non si può dire per gli ormai ex inquilini.

    Gabriele Serpe

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  • Aree fiera e waterfront: Piano sì, ma fino a un certo punto. No a concorso di idee, mancano tempo e soldi

    Aree fiera e waterfront: Piano sì, ma fino a un certo punto. No a concorso di idee, mancano tempo e soldi

    Fiera di GenovaA poco più di un mese di distanza dalla riposta a un apposito articolo 54, il sindaco Marco Doria torna a parlare in Consiglio comunale del riassetto del waterfront (qui l’inchiesta su Era Superba #56). E lo fa respingendo la mozione del Movimento 5 Stelle e di Lista Musso, presentata prima dell’estate e posta in discussione solo ieri pomeriggio, che proponeva l’affidamento a un concorso internazionale di idee per la progettazione del nuovo affaccio sul mare della città.

    «Si tratta di una mozione datata – ha detto il primo cittadino – scritta nel momento in cui il Consiglio approvò prima della pausa estiva una delibera di riassetto urbanistico legata a un passaggio di proprietà di aree ex fieristiche da Comune di Genova a Spim. Accettare questa mozione sarebbe un po’ come rinnegare tutto il percorso che si è compiuto successivamente con la presentazione di un progetto da parte di Renzo Piano, che ha messo la sua personalità a servizio di un ridisegno complessivo di un’area che non è più quella che riguardava solo la delibera di quest’estate ma che comprende anche la zona delle Riparazioni navali e arriva fino al Porto Antico».

    E, invece, Doria torna a ribadire che «questa amministrazione vuole sostenere l’impegno progettuale di un grande professionista che ridisegna questo pezzo di waterfront della città e crea un affaccio sul mare con uno spazio pubblico dove attualmente ci sono attività in ambito portuale. È un progetto che tiene conto degli interessi strategici del settore delle Riparazioni navali, di un riposizionamento delle attività nautiche a Genova, della restituzione di spazi alla città in una visione unitaria. È, dunque, da questo progetto che l’amministrazione deve partire».

    Un po’ diverso da quanto sostenuto a più riprese da Bernini. «Le voci che parlano di discussioni all’interno dell’amministrazione sul disegno di Piano – ha provato a chiarire Doria senza troppo successo – in alcuni casi sono state costruite ad arte dalla stampa ma in realtà derivano semplicemente dalla necessità di tenere presente all’interno del progetto alcuni vincoli urbanistici insiti nella zona, come la presenza della Sopraelevata che impone un equilibrio con i volumi che si costruiranno in zona in sostituzione di quelli esistenti».
    Il vicesindaco, di cui per primi avevamo raccolto le perplessità (eufemismo) sul disegno dell’archistar, non conferma né smentisce ma per buona parte dell’intervento del sindaco non è neppure seduto al proprio posto in Sala Rossa. Sarà certamente una casualità ma non si tratta della prima volta e se è vero che due prove fanno un indizio…

    Intanto, comunque, la maggioranza ha tenuto – e già questa potrebbe essere una notizia – bocciando la mozione con 16 voti contrari (Pd, Lista Doria, Sel a cui si aggiunge l’Udc), 12 favorevoli (ai consiglieri proponenti della mozione si sono uniti i colleghi del Pdl e alcuni rappresentati del Gruppo Misto) e 3 astenuti (Villa – Pd, De Benedictis – Gruppo Misto e Bruno – Fds).

    Il concorso di idee o, come chiesto da Paolo Putti per avere una connotazione più concreta, “il concorso di progetti” non è del tutto abbandonato vista anche l’insistenza delle richieste da molteplici realtà politiche (in mattinata anche il Consiglio regionale aveva discusso sul tema attraverso un’interrogazione urgente avanzata dal Consigliere Lorenzo Pellerano all’assessore all’Urbanistica, Gabriele Cascino) ma viene rimandato a un secondo momento, come spiega lo stesso Marco Doria illustrando le prossime tappe dell’iter progettuale sul futuro delle aree: «Al momento – ricorda il sindaco – abbiamo un masterplan, il Blueprint di Piano, che sarà affinato e rappresenterà il punto di partenza per una progettazione complessiva dell’area, in una visione unitaria. Sulla base di questa progettazione, come da delibera di luglio, ci sarà un accordo di programma urbanistico tra Comune, Regione e Autorità Portuale che passerà al vaglio del Consiglio comunale e che dovrà essere coerente con il Puc. Nell’accordo di programma saranno ribadite le tre linee fondamentali del progetto: creare nuovi collegamenti tra porzioni di città, non appesantire la volumetria esistente e restituire spazi pubblici ai cittadini. Siglato l’accordo di programma, potranno allora partire concorsi anche a carattere internazionale per progettare nel dettaglio i singoli pezzi di questo disegno unitario che, come detto, non riguarda solo gli spazi ex Fiera ma una visione più complessiva di tutto l’affaccio sul mare della città».

    Una posizione che non convince del tutto l’ex senatore Enrico Musso: «Siamo sicuri di volerci affidare ai soliti noti – sostiene il docente, più in linea con le posizioni del vicesindaco che con le idee del primo cittadino – o non sarebbe forse meglio puntare su tutte le professionalità che ci sono nel mondo? Piano è diventato un punto di riferimento dell’architettura e dell’urbanistica proprio perché ha vinto una serie di concorsi in Paesi in cui i concorsi si fanno e funzionano: può darsi che il suo sia davvero il progetto migliore ma allora perché non stabilirlo con un concorso?».

    Piazzale Kennedy GenovaLa riposta è semplice ed era già stata accennata in passato dal vicesindaco Bernini: i tempi e i soldi per un concorso internazionale di riprogettazione di tutta l’area da Punta Vagno ai Magazzini del Cotone non ci sono. Il Comune deve, infatti, fare i conti con i bilanci dei prossimi anni: se Spim, società partecipata da Tursi, non dovesse riuscire a completare la vendita delle aree ex fieristiche, i disavanzi verrebbero accollati al bilancio del Comune e, di conseguenza, ai cittadini.

    Per accelerare l’iter, già nella delibera di quest’estate erano state messe nero su bianco alcune idee programmatiche sul futuro delle aree, pur in mancanza di ipotesi progettuali: «Non si puntava tanto alla massima redditività degli investimenti – ha ricordato il sindaco – ma si stabiliva già allora che non venisse costruito un metro cubo o un metro quadrato in più di quanto esistente in zona, che ci fosse un uso diversificato degli spazi restituiti a scopi urbani e che fosse previsto dal punto di vista urbanistico un collegamento tra la zona Foce e il Porto Antico». Vincoli di cui Piano dovrà tenere conto per convincere i consiglieri comunali della bontà del suo progetto. Se ne riparlerà nel 2015.

     

    Simone D’Ambrosio

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  • Gronda di Genova, il punto sulla grande opera. Autostrade frena, Tursi prepara le larghe intese

    Gronda di Genova, il punto sulla grande opera. Autostrade frena, Tursi prepara le larghe intese

    autostrada-a-12Autostrade per l’Italia salva la maggioranza del Consiglio comunale. Almeno per il momento. Non si tratta della classica iperbole giornalistica ma di una sintesi, forse un po’ troppo stringata, di quanto è accaduto negli ultimi giorni attorno al tema Gronda. Come anticipato poco più di un mese fa, entro il 12 dicembre prossimo la Sala Rossa avrebbe dovuto approvare una delibera che desse parere positivo sul tracciato definitivo dell’infrastruttura in modo da consentire l’avvio ufficiale della procedura degli espropri e dei conseguenti indennizzi per i cittadini interferiti dal passaggio del nuovo nodo autostradale.

    Gronda di Genova, la grande opera >> Leggi l’approfondimento

    Rinvio della Conferenza dei servizi

    Il provvedimento si era reso necessario in seguito a una precisa richiesta della Conferenza dei servizi, riunita per la prima volta a Roma il 17 ottobre, come passaggio imprescindibile per giungere alla dichiarazione di pubblica utilità dell’opera. Un concetto che, com’è noto, fa storcere più di un naso nella variegata maggioranza che, almeno sulla carta, dovrebbe sostenere il sindaco Marco Doria. C’era, dunque, grande attesa per la discussione prima in Commissione e poi in aula del documento approvato dalla giunta. Ma se la discussione in Commissione dovrebbe comunque arrivare negli ultimi giorni della prossima settimana, non c’è più alcuna fretta per il passaggio nel plenum consiliare. Confermando ancora una volta le crescenti perplessità sulla realizzazione dell’opera, Autostrade per l’Italia ha chiesto e ottenuto dal Ministero delle Infrastrutture lo spostamento della prossima seduta della Conferenza dei servizi dal 12 dicembre al 23 gennaio. La motivazione ufficiale è il mancato accordo con Ilva per quanto riguarda l’attraversamento delle aree di Cornigliano necessario per portare lo smarino dai monti all’aeroporto. Una mossa che ha scatenato la rabbia di chi vuole spingere sull’acceleratore per la realizzazione della grande opera, come l’assessore regionale alle Infrastrutture, Lella Paita, che si è detta «sorpresa di una richiesta di rinvio presentata da Società Autostrade in modo unilaterale, e soprattutto mentre sono ancora in corso i contatti tra Autostrade, Ilva e Regione che avrebbero portato nel giro di poco a una soluzione». Secondo la candidata alla primarie per la presidenza della Regione c’erano le condizioni per procedere con i tempi previsti e valutare successivamente tutti gli elementi, «tanto più che il ministero dell’Ambiente, nella pronuncia di Valutazione di impatto ambientale, aveva chiaramente detto che ulteriori approfondimenti potevano essere effettuati dopo la conclusione dell’iter della conferenza dei servizi, in sede di progettazione esecutiva». Parole che confermano come le continue titubanze di chi dovrebbe farsi carico del finanziamento dell’opera, attraverso un aumento dei pedaggi su tutto il suolo nazionale, inizino a preoccupare chi invece non vede l’ora di poter dare il via libera ai cantieri.

    Peraltro, la stessa Società Autostrade ha fatto sapere che la decisione sugli interferiti e sui relativi indennizzi dovrebbe comunque attendere l’approvazione definitiva del progetto da parte del ministero delle Infrastrutture che non è detto assolutamente che tale nulla osta sia contestuale alla seconda convocazione della Conferenza dei Servizi.

    L’iter comunale

    Se, da un lato, la Regione freme, grazie a questo rinvio il Comune respira. I tempi strettissimi per l’approvazione della delibera avevano, infatti, scatenato il malcontento nei Municipi interessati dall’attraversamento dell’opera (Valpocevera, Ponente, Medio Ponente e Centro Ovest) e chiamati a pronunciarsi sulla variante al Puc introdotta dal documento di giunta per equiparare il piano urbanistico vigente con quello di prossima approvazione, in cui il tracciato della Gronda è già previsto.

    «Presentare una delibera che, con la scusa della tutela degli abitanti interferiti, dà mandato alla Giunta di approvare il progetto definitivo nella Conferenza dei Servizi dopo un mese in cui si sono verificate tre alluvioni – è il pensiero di Antonio Bruno, capogruppo FdS – è una provocazione. Molte sono le perplessità trasportistiche per un’opera pensata per dare una risposta all’attraversamento del nodo genovese (quando, invece, la maggior parte del traffico autostradale è interno al nodo stesso) che sottovaluta il rischio ambientale e sanitario indotto dallo scavo di rocce amiantifere».

    «La nostra posizione contraria all’opera resta ferma – ribadisce Enrico Pignone, capogruppo di Lista Doria – sia dal punto di vista economico che da quello funzionale. E le perplessità dimostrate anche da Società autostrade sembrano confermare la nostra riflessione: è evidente che tutte le obiezioni sollevate dal territorio e in parte contenute nelle prescrizioni della Valutazione d’impatto ambientale diventano ancora più cogenti in seguito alle continue emergenze idrogeologiche. Ma, d’altronde, se siamo tutti sconcertati da dover fare un buco in città per realizzare un garage, non vedo per quale motivo dovremmo farci andare bene un’opera che sventrerebbe delle montagne».

    Meno critica potrebbe essere la posizione della maggioranza, qualora dovesse prendere piede la realizzazione dell’opera per lotti funzionali: come abbiamo già raccontato, si tratterebbe di prevedere una cantierizzazione per compartimenti stagni, con un primo lotto che potrebbe riguardare solamente la separazione del flusso di traffico diretto al porto da quello diretto alla città attraverso i lavori nella zona di San Benigno, i lavori propedeutici all’accesso al tunnel subportuale e il rifacimento dell’attuale nodo autostradale con il potenziamento del tratto compreso tra Bolzaneto e Genova Ovest. A restare escluse sarebbero altre opere piuttosto invasive come la bretella Voltri-Bolzaneto o il nuovo ponte sul Polcevera. Dalla Gronda alla Grondina, dunque. Ma se Autostrade per l’Italia ha perplessità sull’intera opera, molto difficilmente vedrebbe di buon grado un intervento solo parziale e di difficile copertura finanziaria.

    Che cosa succederà, dunque, al momento del voto di questa delibera che il vicesindaco vorrebbe portare comunque entro la fine dell’anno ma che, molto più probabilmente, passerà nelle prime sedute dell’anno nuovo? Probabile che il provvedimento trovi comunque il parere positivo da parte del Consiglio comunale grazie alle cosiddette larghe intese. Il Pd, infatti, dovrebbe poter contare sull’appoggio di Udc, Pdl, Gruppo Misto e Lista Musso. Contrarie, invece, le sinistre (Fds, Sel e Lista Doria) e il Movimento 5 Stelle. Salvo assenze di massa, più o meno strategiche, o clamorosi franchi tiratori, il documento avrebbe dunque la maggioranza seppure di colore decisamente diverso da quella uscita dalla urne. Ma quali potrebbero essere le conseguenze per la costantemente chiacchierata giunta Doria? «Non credo che le votazioni sul tema Gronda possano provocare grossi sconvolgimenti – sostiene Pignone – anche perché che in questo caso la maggioranza politica fosse spaccata era chiaro fin dall’inizio: la distanza tra il Pd e gli altri partiti che sostengono la Giunta in questo caso è certa». Come certo e chiaro è anche che il dibattito in Sala Rossa si annuncia ancora una volta molto infuocato.

     

    Simone D’Ambrosio

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  • Ferrovia Genova Casella, niente apertura entro fine anno. Si allungano i tempi, futuro incerto

    Ferrovia Genova Casella, niente apertura entro fine anno. Si allungano i tempi, futuro incerto

    Trenino di CasellaDicembre è arrivato eppure della riapertura del trenino di Casella non si vede neppure l’ombra. Prima dell’estate, la fine dell’anno era stata indicata come data certa per la riattivazione di quei 24 km di linea ferroviaria che uniscono il capoluogo al suo entroterra, fermi dall’11 novembre 2013.

    La vicenda è nota (qui l’approfondimento di Era Superba). Già alla fine del 2009 era iniziato il lento e inesorabile percorso di dismissione dell’impianto, in parte risollevato con il passaggio di mano della gestione dalla Regione ad Amt. A fine 2013, tuttavia, fu l’intervento dell’USTIF (l’Ufficio Speciale Impianti e Trasporti Fissi del Ministero delle Infrastrutture) a chiudere definitivamente la linea finché non fossero stati realizzati i lavori di ristrutturazione di due ponti metallici (Crocetta e Fontanassa), insieme con la messa in sicurezza del sedime roccioso che accompagna il trenino lungo tutto il suo percorso.
    «Ci era stato detto che i lavori sarebbero partiti e avrebbero avuto una durata breve in grado di giungere a compimento entro fine anno» dice con un po’ di amarezza il sindaco di Sant’Olcese, Armando Sanna.

    Alluvioni e rischio frane hanno certamente complicato la situazione, allungando a dismisura e in maniera piuttosto incerta il cronoprogramma dei lavori di messa in sicurezza. Portata a termine la risistemazione delle rocce e delle pareti montuose lungo il percorso, sono quasi completate anche le opere di riqualificazione del ponte Crocetta, che dovrebbero rispettare la tempistica prevista inizialmente. Ancora da iniziare, invece, la messa in sicurezza del ponte Fontanassa.
    In questo caso è sicuramente colpa della critica situazione meteorologica che sta vivendo la nostra città: il via ai lavori era, infatti, previsto il 6 ottobre; da allora, naturalmente, fermi tutti in attesa di tempi migliori. Ma non sono solo questi i danni provocati dall’acqua: frane sulla linea, pulizia e riarmamento dei binari, parziale risistemazione della linea area, nuovo controllo della fragilità dei terreni che circondano il trenino storico, si parla della necessità almeno di ancora 1 milione di euro. Una cifra che il Comune non ha certamente nelle proprie casse, avendo anche terminato i fondi a disposizione per le somme urgenze. Si va perciò all’impossibile ricerca di nuove fonti di finanziamento, in attesa delle risorse che potrebbero arrivare da Stato ed Europa per affrontare l’emergenza idrogeologica.

    Eppure, come ricorda in una nota il consigliere regionale Lorenzo Pellerano (Lista Biasotti), gli investimenti della Regione per il trenino ammontano «ad alcuni milioni di euro: 4 solo per l’acquisto di un nuovo treno, oltre a 700 mila euro per la manutenzione annuale e 2,5 milioni per investimenti sulla linea». Cifre importanti che non bastano tuttavia ad affrontare la nuova emergenza e rischiano di essere buttate al vento se, nel frattempo, «non sarà predisposta una puntuale programmazione sul piano del marketing territoriale e della promozione dei territori interessati dalla linea ferroviaria. Non vorremmo che il futuro della ferrovia fosse lasciato al caso, in totale assenza di una programmazione precisa degli interventi non solo di manutenzione ma anche di marketing. Sarebbe un errore gravissimo sia dal punto di vista dei collegamenti, già carenti, del nostro entroterra sia dal punto di vista turistico, viste le potenzialità di attrattiva del trenino storico e delle bellezze paesaggistiche che attraversa nel suo percorso».

    Più duri i toni del leghista Rixi, che chiede la rimozione dei vertici Amt: «Vista la precaria di Amt, non vorremmo che anche la Genova-Casella subisse tragiche conseguenze dopo quasi un secolo di onorato servizio e non venisse trascinata nel fallimento generale del trasporto pubblico locale. Addirittura – prosegue il consigliere comunale e regionale – il Comune di Genova aveva inserito nel Pum 2010-2014, il piano urbano di mobilità elaborato dalla giunta Vincenzi e in gran parte rimasto lettera morta, un’implementazione del collegamento con la realizzazione di una funicolare in sotterraneo che avrebbe collegato la stazione di Manin con quella di Brignole, con un bacino d’utenza teorico di 25 mila persone su un percorso di 750 metri. A 7 anni dall’elaborazione di questo avveniristico progetto, gli abitanti della Valle Scrivia non solo si trovano senza la promessa funicolare, ma anche e soprattutto senza quel trenino un po’ retro ma molto utile che dal 1929 anni assolveva al proprio compito».

    Al di là delle polemiche più partitiche che politiche, resta il fatto che ogni giorno circa 200-300 pendolari devono continuare ad affidarsi al servizio sostitutivo su gomma. «Non ci sono novità sulla riapertura» conferma l’assessore ai Trasporti del Comune di Sant’Olcese, Enrico Trucco. «Avevamo in campo un’attività di pulizia delle stazioni che competono al nostro territorio ma aspettavamo una convocazione da Amt per fare il punto della situazione. Per quanto riguarda il nostro Comune, non sono tanto le frane post-alluvionali ad aver creato problemi, quanto gli stessi lavori di sistemazione della ferrovia che hanno comportato diverse difficoltà a valle del tracciato con la pioggia capiente caduta nelle ultime settimane, soprattutto nelle zone di Torrazza e Vallombrosa».
    Intanto, voci corridoio parlano di un prolungamento di 6 mesi dell’accordo tra Regione, Amt e Genovarent, l’azienda privata che realizza il servizio sostitutivo: se queste indiscrezioni dovessero essere confermate, risulta piuttosto evidente come la stessa partecipata del Comune, in questi giorni decisamente impegnata su altri tavoli, abbia perso ogni speranza di sbloccare la situazione quantomeno prima della prossima estate.

     

    Simone D’Ambrosio

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  • Pra’, al via i lavori per il Parco Lungo. La corsa contro il tempo del Comune dopo anni di immobilismo

    Pra’, al via i lavori per il Parco Lungo. La corsa contro il tempo del Comune dopo anni di immobilismo

    cantiere-stazione-praL’onda lunga dell’alluvione rischia di estendersi fino a Pra’. Secondo alcune notizie circolate nei giorni scorsi, l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Renzo Guccinelli, starebbe pensando di recuperare alcune risorse per le imprese, disastrate dalle ultime catastrofi ambientali, dai lavori non ancora conclusi dei Por. Tra questi, appunto, gli interventi più sostanziosi della riqualificazione di Pra’ marina. Un rischio che ha subito messo in allarme i consiglieri comunali Caratozzolo (Pd), Repetto (Udc) e Pastorino (Sel) che hanno chiesto all’assessore ai Lavori Pubblici, Gianni Crivello, quali siano le azioni che l’amministrazione ha intenzione di mettere in campo per scongiurare quella che sarebbe «una vera e propria iattura per tutta la città».

    «Non vogliamo porci in contrapposizione con la Regione – ha esordito l’assessore Crivello – perché siamo ben consapevoli di quanto sia importante tutelare le imprese in questo momento ma i fondi vanno individuati altrove, non si possono cercare nella realtà dei Por». In sintesi, i soldi di Pra’ restino a Pra’. Per passare dalle parole ai fatti, tuttavia, c’è bisogno di una concreta velocizzazione dell’apertura dei cantieri. Anche su questo punto Crivello vede positivo e annuncia la richiesta all’Europa di una proroga sul termine inflessibile di fine 2015: «È indubbio che stiamo continuando a lavorare sul filo e che dovremmo proseguire ventre a terra ma, per non rischiare di andare lunghi, proprio oggi (ieri per chi legge, NdR) abbiamo scritto con il sindaco una lettera a Burlando e Guccinelli chiedendo che si facciano intermediari con l’Europa per una richiesta di proroga, in virtù della situazione di emergenza che stiamo vivendo sul territorio. E per questo chiediamo una mano anche ai parlamentari liguri nazionali ed europei».

    pra-canale-calma-fascia-rispetto-3Il rischio, però, è che quella dell’alluvione diventi una coperta per nascondere altre responsabilità. Se, infatti, è vero che il Por di Pra’ ha subito una serie di rallentamenti non imputabili all’amministrazione (ritrovamento di amianto, richieste di variante al progetto iniziale, ostacoli burocratici da Regione e Provincia) è altrettanto vero che il progetto è in ballo ormai da sei anni: «Rischiamo di perdere 15 milioni di euro per un territorio che ha patito tutto il patibile – commenta con rabbia il presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente – e adesso andiamo a dire ai cittadini “scusate, ci siamo sbagliati”? Sinceramente non credo che si possa realmente tornare indietro perché per alcuni lavori siamo arrivati alla firma dei contratti, ci sono gare ormai aggiudicate e si dovrebbero pagare penali salatissime in caso di revoche. Qualche preoccupazione in più c’è sicuramente per quei lavori che devono ancora essere assegnati. Ma non è possibile arrivare sempre all’ultimo secondo: non credo sia normale dover ancora far partire i lavori a un anno dalla scadenza. Non è più possibile andare avanti così: siamo un Paese troppo contorto, bisogna semplificare le procedure, nel rispetto della legge, perché la gente non le capisce e non le accetta più».

    «Non credo – ha replicato Crivello, di cui tutti hanno sottolineato la determinatezza a portare a compimento questi lavori – che la richiesta di proroga oggi possa essere considerata una giustificazione non realistica e non concreta: basta spostarsi pochi chilometri da Pra’ per capire come sia critica la situazione in Val Cerusa. Gli uffici tecnici che si stanno occupando dell’emergenza frane sono gli stessi che dovrebbero seguire le pratiche dei Por. Sarebbe un paradosso perdere quei soldi in una situazione in cui abbiamo visto riconosciuto uno stato di calamità per l’alluvione dei primi di ottobre e ne abbiamo chiesto altri per le successive. Non credo che l’Europa possa, da un lato, riconoscere la tragedia e, dall’altro, non considerare l’evento come straordinario negando una proroga di alcuni mesi».

    In attesa dell’eventuale proroga, la prima parte dei lavori del Parco Lungo dovrebbe essere contrattualizzata con la ditta Unieco entro dicembre: l’amministrazione sembra essere intenzionata a chiedere la calendarizzazione dei lavori sul doppio turno giornaliero, con una serie di premialità in corso d’opera per la riduzione dei tempi di consegna. Entro fine gennaio dovrebbero partire anche la seconda parte di lavori per il Parco lungo e i cantieri del Parco di Ponente, la cui gara verrà pubblicata la prossima settimana. In questo caso, come per il nuovo approdo Navebus (gara in partenza entro la metà di dicembre, apertura offerte a metà febbraio, inizio lavori a marzo), i tempi di realizzazione sono più brevi e la consegna dovrebbe arrivare entro settembre/ottobre 2015. L’obiettivo, almeno per il momento, resta fissato a fine dicembre 2015 come per tutti gli altri Por, pena restituzione all’Europa dei fondi non utilizzati e di quelli già investiti.

    Simone D’Ambrosio

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  • Smart RainFall, misurare le precipitazioni in tempo reale con le parabole satellitari

    Smart RainFall, misurare le precipitazioni in tempo reale con le parabole satellitari

    alluvione6-DITante volte, ahinoi, in questo funesto autunno ci siamo imbattuti nella ricerca di informazioni per quanto riguarda le precipitazioni. Previsioni d’ogni sorta, quelle “ufficiali” formulate dall’Arpal e quelle disponibili nei tanti siti e nelle tante applicazioni meteo. Tra un’allerta e l’altra, nelle scorse settimane Era Superba si è guardata intorno e ha scoperto che proprio un’azienda genovese, insieme all’Università di Genova, sta lavorando ad un progetto innovativo. Non una soluzione definitiva, certamente, ma qualcosa che parte da un punto di vista diverso da quelli conosciuti e che può integrare le strumentazioni attualmente a disposizione. Abbiamo chiesto di raccontarci la storia di Smart RainFall System ad Andrea Caridi di Darts Engineering srl e al Professor Daniele Caviglia dell’Università di Genova.

    Che cosa è Smart RainFall System?

    Uno strumento per il monitoraggio delle precipitazioni in tempo reale. «Ciò significa che ci collochiamo – spiega Caridi – in uno spazio ben preciso che non è quello della previsione ma del monitoraggio». Lo scopo non è prevedere che tempo farà domani ma monitorare con precisione quello che sta accadendo in quel preciso momento.
    Due gli elementi di innovazione del sistema rispetto agli strumenti che vengono utilizzati normalmente. Il primo è il fatto che la misurazione sia effettuata in real time, le strumentazioni utilizzate oggi, infatti, forniscono nuovi dati secondo scadenze, cioè ogni 10 minuti, ad esempio.
    Il secondo elemento è rappresentato dalla possibilità di poter localizzare in maniera fine, dettagliata l’evento atmosferico, cioè può fornire mappe pluviometriche (quelle che ci siamo ormai abituati a vedere sempre più spesso come immagine correlata alle notizie) ad alta risoluzione. Questo perché il sistema progettato utilizza dati provenienti dalle parabole satellitari, che permettono di raccogliere informazioni su ciò che sta accadendo intorno a loro in tempo reale nello spazio fra esse e il satellite – in media 36mila km separano parabola e satellite – «il fenomeno precipitativo avviene più vicino alla terra, tipicamente si tratta di 3/6 chilometri difronte alla parabola, questo permette di avere quei dati precisi e dettagliati» spiega Caridi.
    L’analisi del segnale satellitare fornisce il numero in millimetri orari di pioggia caduta in tempo reale. Il sistema funziona quanto più è fitto di parabole, «mettendo insieme i dati di diversi satelliti è possibile costruire una mappa pluviometrica il più possibile dettagliata», aggiunge il prof Caviglia.
    Le parabole già ci sono sui nostri tetti o balconi, basterebbe posizionare su di loro il sensore che raccoglie i dati e li mette in rete.
    Si tratterebbe di una soluzione poco costosa dato che l’infrastruttura esiste, manca il “raccoglitore, elaboratore e distributore” delle informazioni. Questo strumento, grosso come una scatola di caramelle, è al centro del lavoro di Darts e Università. Si tratta di inserire fra decoder e satellite il sensore che raccoglie i dati, elabora le mappe e le mette a disposizione su internet. «Il nostro dato può essere inserito nei sistemi attuali dei modelli idrologici per dare una previsione a brevissimo termine di quello che succederà al suolo – continua Caridi – non diventa uno strumento di previsione ma dà l’opportunità ad altri di esserlo, apre molte porte al sistema di previsione».
    Senza contare che avere i dati in tempo reale disponibili sul web, potrebbe aprire altre strade riguardo alla comunicazione durante le emergenze, i dati sarebbero certo nelle mani dei tecnici e studiosi, ma potrebbero essere destinate anche alle istituzioni per una tempestiva comunicazione e ai media, ad esempio, fino al singolo cittadino.

    Come avvengono oggi le previsioni meteo?

    Oggi non vediamo informazioni in tempo reale, sottolineano da Darts, le mappe che vediamo sono aggiornate normalmente con scadenza di una decina di minuti e non sono così dettagliate rispetto al territorio. Radar e pluviometri non possono da soli essere così precisi. Il Radar (in Liguria ne abbiamo uno che monitora l’intera regione) è uno “scanner” spaziale che ci racconta che succede in una zona con un raggio di circa un chilometro, e impiega del tempo a visionare tutta la regione. I pluviometri (circa 200 in Liguria) sono, in parole povere, dei “secchi” che informano su quanto sta piovendo in quella precisa zona nella quale si trovano.

    Pare proprio che Smart RainFall possa rappresentare un aiuto concreto nel monitoraggio delle precipitazioni. Nel frattempo è partita una sperimentazione sulle città di Genova e Firenze, che proseguirà almeno per 12 mesi ed è stato depositato un brevetto congiunto fra Darts e Università sia a livello italiano che europeo che è in attesa di esito.

    Smart RainFall è parte di un progetto più ampio co-finanziato dalla Regione il cui tema è la mobilità urbana. Ultima novità la fondazione di uno spin off universitario che si configurerà come una start up (Artýs – Advanced enviRonmental moniToring and analYsis Systems) orientata a fornire servizi innovativi nell’ambito del monitoraggio ambientale.
    L’obiettivo è quello di poter coinvolgere la cittadinanza che può diventare parte attiva nella complesso tema della sicurezza urbana, magari proprio offrendo la  parabola sul terrazzo per l’installazione del sistema.

    Vedremo, intanto aspettiamo i primi report sull’attività di sperimentazione.

    Claudia Dani

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