Risultati della ricerca per: “memoria”

  • Cineforum Genova: la stagione di film al cinema America

    Cineforum Genova: la stagione di film al cinema America

    cinemaRiparte martedì 13 novembre 2012 la serie di proiezioni Cineforum Genovese presso la multisala America di via Colombo. Le proiezioni si terranno alle 15, 17.30 e 21.15 e sono riservate ai soci muniti di tessera.

    Questo il programma della rassegna.

    13 novembre: Cesare deve morire di  Paolo e Vittorio Taviani (Italia 2012)
    Shakespeare entra in carcere e ancora una volta si fa nostro contemporaneo.Il teatro però non cancella il carcere, né Shakespeare la colpa e la pena.
    Orso d’oro come miglior film al Festival di Berlino 2012.

    20 novembre: Melancholia di Lars Von Trier (Danimarca 2011)
    Lars Von Trier decide di offrire allo spettatore, in versione apocalittica, la sua visione delle sorti dell’umanità su questa Terra. Fantascienza catastrofica, sfrondata dell’azione spettacolare e ridotta a controparte esteriore degli stati psichici:un grande autore che questa volta evita di stupire a tutti i costi e racconta da par suo.

    27 novembre: Il primo uomo di Gianni Amelio (Italia 2011)
    Un’opera raffinata e umanissima, in grado di rivendicare l’importanza della memoria non solo personale ma collettiva, una memoria che deve essere adoperata come strumento d’indagine delle contraddizioni del presente. Dal testo di Camus, ricostruito a partire dal manoscritto rinvenuto sull’auto dove trovò la morte nel 1960.

    4 dicembre: Sette opere di misericordia di Gianluca e Massimo De Serio (Italia 2011)
    Cinema fatto di gesti, di sguardi, di silenzi più che di parole:rigore stilistico che riesce ad arrivare nel profondo e a farsi film difficile da dimenticare. Lo sguardo sempre curioso e investigativo di due documentaristi alla prima avventura nel cinema narrativo.

    11 dicembre: Nostra Signora dei Turchi di Carmelo Bene (Italia 1968)
    Ricordi, visioni, ossessioni di un intellettuale pugliese di estrazione cattolica e piccoloborghese, di cultura decadentistica con inclinazioni verdiane. Si mette in scena, e in immagini, con una forte carica di ironia e autoironia, un farneticante furore barocco, uno sregolato umorismo irridente ora divertente ora allarmante.

    18 dicembre: A simple life di Ann Hui (Hong Kong 2011)
    Una lezione di compostezza e raffinata gestione dei sentimenti da un’instancabile osservatrice della vita umana, che tratta con grande delicatezza un tema importante quanto quello della compassione e, ancor più, della restituzione delle cure ricevute.

    15 gennaio: Miracolo a Le Havre di Aki Kaurismaki (Finlandia 2011)
    Uno dei migliori Kaurismäki in assoluto, che trova ricchezza nella povertà, fa reagire con straordinaria nonchalance di fronte all’incongruo, mescola magistralmente anacronismo e attualità.

    22 gennaio: I colori della passione di Lech Majewski (Polonia 2011)
    Una meditazione stimolante e seducente sull’immagine e il racconto, la religione e l’arte.

    29 gennaio: I misteri del giardino di Compton House di Peter Greenaway (Gran Bretagna 1982)
    Racconto di figure in un paesaggio, commedia grottesca dell’assurdo: un film sull’arte e sul sesso, rappresentati entrambi come lavoro e subordinati agli interessi economici.

    5 febbraio: Umberto D di Vittorio De Sica (Italia 1952)
    Uno dei capolavori del cinema neorealista, il film tocca una crudeltà lucida senza compromessi sentimentali, fuori dalla drammaturgia tradizionale.

    19 febbraio: Faust di Aleksandr Sokurov (Russia 2011)
    Uno spettacolo che appaga l’occhio, un’opera d’arte potente e affascinante che ribadisce nel mentre la validità atemporale del racconto.
    Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia 2011

    26 febbraio: Cosa piove dal cielo? di Sebastián Borensztein (Spagna 2011)
    Film divertente e toccante, che mostra l’altro lato, quello positivo, di situazioni senza senso che capitano quotidianamente nel nostro pazzo mondo
    Marco Aurelio per miglior film e premio del pubblico al Roma Film Festival 2011.

    5 marzo: Cosmopolis di David Cronenberg (Canada 2012)
    Un dramma insistentemente claustrofobico che racconta le dinamiche di un mondo economico impermeabile alla realtà.

    12 marzo: Margin Call di J.C. Chador (USA 2012)
    La crisi del 2008 raccontata con la qualità del grande cinema di denuncia made in Usa.

    9 aprile: La guerra è dichiarata di Valérie Donzelli (Francia 2011)
    Una tragicommedia romantica, con al centro l’amore che, più che una favola, sembra davvero essere una ragione di vita.

    23 aprile: La pelle che abito di Pedro Almodòvar (Spagna 2011)
    Un mėlange appassionante di orrore e lirismo, che ha come nucleo centrale un vertiginoso e folle incubo della corporalità.

    7 maggio: L’Intervallo di Leonardo Di Costanzo (Italia 2012)
    Una piccola opera grezza e autentica, visivamente straordinaria, capace di arrivare più lontano delle proprie aspirazioni.

  • Alluvione Genova, 4 novembre 2011: foto un anno dopo il disastro

    Alluvione Genova, 4 novembre 2011: foto un anno dopo il disastro

    IL PRECEDENTE

    4 novembre 2011: dieci giorni dopo l’alluvione che ha provocato numerosi danni alle Cinqueterre e poco più di un anno dopo dall’alluvione di Sestri Ponente, la pioggia si abbatte anche su Genova provocando l’esondazione del rio Fereggiano intorno alle 13. Il bilancio è quello che tutti conosciamo: sei vittime, molti danni e le polemiche contro la Sindaco Marta Vincenzi, colpevole di non aver ordinato la chiusura delle scuole nonostante l’allerta 2.

    IL PRESENTE

    Si dice che ognuno di noi ricordi perfettamente dove si trovava e cosa stava facendo, in concomitanza di un evento drammatico di grossa portata. Il primo esempio che salta alla mente è l’11 settembre 2001: quasi tutti abbiamo a memoria in quali attività eravamo impegnati quando qualcuno ci ha detto cosa stava succedendo.

    L’alluvione è un altro di quegli eventi. Complice il fatto che si tratta di storia recentissima, ognuno di noi ha la sua personale storia da raccontare. Quella di chi scrive, per esempio, riguarda il ponte che collega piazza Romagnosi e piazza Carloforte, e poi il tragitto da via Monticelli a via Robino, passando per corso De Stefanis, negli stessi momenti in cui, qualche decina di metri più in là, sei persone perdevano la vita.

    Domenica sarà un anno da quando tutto è accaduto. Complice l’imminente anniversario, la giustizia si è risvegliata iniziando ad attribuire colpe e responsabilità: ci sono indagini che coinvolgono funzionari e dirigenti, fino all’allora Assessore competente Francesco Scidone, ci sono polemiche sulla (non) messa in sicurezza di fiumi e torrenti, ci sono persone che non sono ancora tornate a casa e negozi che non hanno ancora riaperto.

    Chi scrive ha deciso di soprassedere su questi temi e di lasciare che la giustizia e la pubblica amministrazione facciano il loro corso (si spera rapido e risolutivo), e ha deciso di fare un giro in quei luoghi e fotografarli per come sono oggi, tornati alla loro normalità di sempre, dopo averli fotografati un anno fa, poche ore dopo il disastro.

    Queste le immagini di Genova, com’era e com’è.

    Marta Traverso

  • Concorso di poesia in italiano e dialetto: il premio Giovanna De Martini

    Concorso di poesia in italiano e dialetto: il premio Giovanna De Martini

    Aperte le iscrizioni per una nuova edizione del Premio Letterario Giovanna De Martini, intitolato alla memoria dell’operatrice A.V.O. scomparsa a Genova nel giugno del 2005, per poesie in lingua italiana e in uno dei dialetti liguri.

    Il bando è organizzato dall’associazione Accademia Vittorio Alfieri in collaborazione con l’istituto per ciechi e ipovedenti David Chiossone.

    Entro il 31 gennaio 2013 bisogna far pervenire una o più poesie al seguente indirizzo:
    Premio Letterario Giovanna De Martini
    c/o Istituto David Chiossone, all’attenzione della Dr.ssa Anna Brugnara
    corso Armellini, 11 – 16122 Genova.

    Ogni poesia dovrà essere lunga fino a 35 versi e presentata in 6 copie, di cui solo una delle quali dovrà riportare le generalità dell’autore (nome, indirizzo, telefono).

    Ogni poesia dovrà essere accompagnata dalla quota di iscrizione di 5 € versata sul c.c. postale n° 20797502 intestato a: Accademia Vittorio Alfieri, Casella Postale 108 – Succursale 36 – 50135 Firenze.

    Una giuria selezionerà le poesie e proclamerà i vincitori.

    Le prime 3 poesie in lingua italiana saranno premiate con grandi coppe e poi pubblicate nel libretto Alfieri della Poesia 2013 che l’Accademia Alfieri stamperà nel mese di giugno (a ogni autore saranno spedite 3 copie omaggio).

    Sono inoltre previsti “Premi Speciali” alla migliore poesia dialettale, alla migliore poesia di autore “giovane” (di età inferiore a 24 anni) e di autore “giovanissimo” (di età inferiore a 15 anni) e di autore non vedente.

    La cerimonia di premiazione si terrà presso l’Istituto David Chiossone domenica 12 maggio 2013 (ore 15.30). Tutti i concorrenti presenti, anche se non tra i vincitori, potranno leggere la loro poesia e riceveranno un premio di partecipazione.

  • Corpo e fotografia: workshop gratuito alla Maddalena

    Martedì 30 ottobre e venerdì 2 novembre 2012 si terrà il nuovo workshop gratuito di fotografia a cura di Mass: due incontri (inizio ore 18) aperti a tutti, che si terranno nel Laboratorio Aperto di piazza Cernaia.

    Il ritratto sbagliato – Corpo e fotografia sarà tenuto da Luca Donnini. Questo il tema del workshop, raccontato da Salvatore Puglia.

    Come è possibile fotografare e allo stesso tempo essere compassionevoli? Lo scatto fotografico è per sua natura un atto di tortura o, quantomeno, una scrittura impietosa del corpo umano ridotto a mero soggetto. Ogni volta che vedo una mostra di fotografie, penso a una cella frigorifera di macellaio, ma i quarti appesi non sono di bue ma sono di immagine. Perchè fotografia e tortura (o dissezione che dir si voglia) sono cosi’ strettamente associate nella mia immaginazione? Eppure la fotografia non “fa male”.

    Come si puo’ essere compassionevoli e allo stesso tempo fotografare? Donnini lo dimostra in quest’ultimo lavoro. Che si tratti di immagini “messe in scena” o di incontri casuali in istrada, che siano appuntamenti fuggitivi o teatrini messi a punto secondo un ordine maniaco, Donnini riesce a essere allo stesso tempo crudele e partecipante, freddo ed empatico, formalmente perfetto e calorosamente prossimo al suo soggetto. In quest’ultima serie egli costruisce una memoria del corpo umano martoriato e trasfigurato, corpo scritto e riscritto ad libitum, senza forse arrivare a comporla in una melodia: la sua musica è punk, non è un gospel.

  • Sampierdarena, Biblioteca Gallino: mostre e visite guidate

    Sampierdarena, Biblioteca Gallino: mostre e visite guidate

    Sampierdarena, cartolina antica del 1925La Biblioteca Gallino ospita in questi giorni una serie di iniziative, da mostre a visite guidate, rivolte agli abitanti del quartiere ma non solo.

    Grazie a un gruppo di illustratori e autori – tra i quali Nicoletta Costa, Giulia Orecchia e Susanna Tamaro – nasce la mostra itinerante sui diritti dei bambini “Io, io, io… e gli altri?”, che abbina messaggi verbali e messaggi figurati. Parole e immagini, un binomio efficace per proporre ai più giovani anche argomenti seri e complessi. Questa mostra è l’occasione per riesaminare i diritti dell’infanzia, dai diritti basilari legati alla sopravvivenza in condizioni decorose (traguardo planetario ancora lontano), a quelli forse meno evidenti, ma altrettanto fondamentali. Si pensi ad esempio al diritto dei bambini delle società cosiddette evolute a non essere sfruttati e bersagliati dalla pubblicità, specialmente televisiva. O il diritto a essere educati come cittadini del mondo, imparando la solidarietà, la tolleranza, il rispetto, grazie alla capacità di ragionare con la propria testa. O il diritto di non essere travolti dall’ansia degli adulti, perennemente in fermento e poco presenti qui e ora.

    L’esposizione, promossa da LaborPace (Laboratorio Permanente di Ricerca ed Educazione alla Pace, Caritas Genova), sarà visitabile dall’ 8 al 26 ottobre, presso la sala ragazzi della biblioteca, negli orari di apertura o, per le classi, dal lunedì al venerdì mattina su prenotazione.

     

    A cura dell’associazione “I Cercamemoria”, Venerdì 19 ottobre, ore 16:30 presso la sala ragazzi della Biblioteca Gallino, è prevista la foto-conferenza: “L’edilizia all’inizio del ‘900 tra Eclettismo e Liberty“, a cura di Fulvio Majocco e Adriana Mazza.

    Un percorso per immagini da Certosa a San Teodoro, alla scoperta dell’influenza di Eclettismo e Liberty sull’edilizia di inizio ‘900, abitativa ma non solo, nel nostro territorio.

     

     

    Inoltre la Biblioteca Gallino ripropone a chi avesse perso le precedenti edizioni:

    Visita guidata alla chiesa di Sant’Anna

    Giovedì 18 ottobre 2012 ore 15:30, con spiegazioni del significato di statue e dipinti a cura del Dott. Piacenza. Seguirà visita all’antica farmacia dei frati. Prenotazione obbligatoria e partecipazione gratuita.

     

    Visita guidata alla chiesa di San Giorgio di Bavari (per raggiungere la chiesa: bus 85 da Brignole alle ore 15:15; per il ritorno da Bavari: ore 17:15).

    Martedì 23 – Mercoledì 24 ottobre ore 16, con spiegazione del significato di statue e dipinti a cura del Dott. Piacenza. Prenotazione obbligatoria e partecipazione gratuita.

     

    Per informazioni e prenotazioni:
    Biblioteca Gallino
    tel.: 0106598102
    biblgallino@comune.genova.it

     

  • Drum Ladies Fest: a Carasco un evento micro-rivoluzionario

    Drum Ladies Fest: a Carasco un evento micro-rivoluzionario

    BatteriaDomenica 30 settembre scorso, dalle 10 del mattino fino a sera, si è svolto a Carasco (nell’entroterra Ligure, sopra Lavagna) “Drum Ladies Fest”, un workshop-concerto dedicato a batteriste professioniste e principianti, rigorosamente donne, provenienti da tutta Italia, con la presenza di due maestre internazionali, ospiti speciali, la canadese Emmanuelle Caplette e la brasiliana Vera Figueiredo.

    Devo dire che è stato davvero molto interessante vedere bambine e giovani donne e ancora donne adulte che picchiavano sui piatti e rullanti con forza e precisione:  dava una sensazione piacevole che non so spiegare. Forse era dovuta al fatto che ad esibirsi non c’era neanche un uomo, il che ha creato, sicuramente, un effetto sorpresa. Forse era perché, suonando, le donne mostrano una femminilità particolare (come liberata dal fatto di dover essere femminili per forza)… O forse perché se uomini colpiscono una batteria non è niente di nuovo, è la guerra, ma se invece sono delle donne a farlo, è diverso: è come se sprigionassero, al contrario, un senso di pace.

    Non c’era nulla di forzato, come si potrebbe pensare. Le donne in quel clima erano nel loro. Erano molto più naturali e a loro agio di quando si trovano alle prese con qualcosa di più tradizionalmente femminile come la danza o il canto, o fare le hostess o segretarie… C’erano donne di tutti i tipi: donne belle, donne brutte, piccolissime come delle bamboline, oppure  grandi e grosse come uomini, dolci o rudi, arrabbiate o allegre… tutte comunque erano piene di fascino perché erano fuori dal giudizio del mondo, come se il festival avesse creato un’isola anomala dove vigono delle altre regole sociali rispetto a quelle del mondo che conosciamo. Ogni donna era se stessa e, quindi, era magnifica. Le rudi nascondevano, dietro le giacche strappate e i capelli spettinati, un sorriso dolce o un gesto delicato e le dolci, invece, sotto una gli occhi da Bambie trasmettevano una risolutezza nei movimenti e un’autorevolezza degne di grandi leader. Le piccole erano tigri e le grosse agnellini. Le arrabbiate facevano sorridere infondendo tenerezza e le allegre avevano gli occhi di chi è cresciuto, come tutti, soffrendo. L’armonia che univa tutto e tutti era la caratteristica più importante.

    Lo spettacolo più tenero e rivoluzionario erano i giovani uomini seduti tra il pubblico ad ascoltare in silenzio le lezioni di batteria di due grandi professioniste donne. Per pranzo e per cena, due signore della zona sfornavano torte e focacce fatte con le loro mani e le servivano col sorriso nonostante il sole accecante del pomeriggio e il freddo della sera. Alcuni bambini giocavano e provavano le batterie, felici di esprimersi liberamente. Si respirava creatività e nessuna voglia di litigare. Poi si è messo a piovere e le persone si sono semplicemente spostate al riparo del tendone, senza una lamentela. Alla fine i ringraziamenti.

    Un applauso sincero a tutti i partecipanti, alle ospiti straniere e all’organizzatrice, ovviamente, donna, Elisa Pilotti. Ed erano davvero tutte da ringraziare profondamente per averci fatto vivere 12 ore in una realtà diversa e possibile. Quel giorno a Carasco si è tenuto un primo appuntamento di questo evento di musica, ma anche un esperimento sociale che ha messo insieme donne libere da schemi, persone motivate, musica e creatività, un mix non così consueto che ha trasmesso speranza ai partecipanti e ha regalato a tutti una boccata di aria fresca. Ognuno alla fine ha portato a casa un piccolo segno nella memoria di quell’evento micro-rivoluzionario.

    I CONSIGLI DI CAFFE’ SCORRETTO

    Consiglio web: Per capire l’atmosfera dell’evento che ho descritto date un’occhiata ai siti delle due ospiti, Emmanuelle Caplette e Vera , donne intelligenti e profonde che amano la musica e si divertono suonando.

    Consiglio da vedere:Frida” della bravissima Julie Taymor, film sulla vita di Frida Kahlo, grande artista e donna affascinante e controversa, un ritratto aderente e preciso della complessità femminile che intreccia fragilità e debolezza in un mix diverso e unico per ogni donna. Film “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”, di Almodovar, maestro nel rappresentare il fascino femminile, che costruisce trame in cui le vere protagoniste sono sempre donne, con i loro diversi caratteri, il loro modo di affrontare coraggiosamente la vita in situazioni sempre molto complicate.

    Consiglio da leggere: Giallo di Giménez Bartlett Alicia, Riti di morte, in cui la protagonista, una donna ironica e dissacrante, si ritrova a rivestire il ruolo di leader in un ambiente maschile, quale la polizia. La storia si sviluppa grazie a un caso di violenze seriali che è solo apparentemente ordinario e che viene assegnato alla protagonista e grazie all’amicizia improbabile che nasce lentamente tra la lei e il compagno che le viene assegnato per il caso, con un poliziotto più anziano di lei, vicino alla pensione, stanco e pieno di pregiudizi, ma con in realtà con una mentalità sorprendentemente aperta.

     

    Linda Priario

  • Bibliopride, Genova 8-12 ottobre: giornate dell’orgoglio bibliotecario

    Bibliopride, Genova 8-12 ottobre: giornate dell’orgoglio bibliotecario

    Libri ScaffaleIl 13 ottobre a Napoli e in moltissime città italiane si celebrerà la prima Giornata nazionale delle biblioteche, una ricorrenza promossa dall’Associazione Italiana Biblioteche (AIB) per ribadire l’importanza del sistema bibliotecario nazionale per la crescita culturale, economica e sociale del nostro Paese.

    «Circa un anno fa, era il 22 ottobre 2011, abbiamo lanciato La notte delle biblioteche, un appello pubblico a difesa delle biblioteche italiane minacciate dai tagli ai bilanci e dal disinteresse delle istituzioni – spiega l’AIB in una nota – Analoghe proteste sono state avviate in Gran Bretagna e in altri paesi per le medesime ragioni. Oggi come un anno fa vogliamo riaffermare l’importanza delle biblioteche come servizio essenziale per la vita culturale, sociale e civile del Paese, come presìdi di democrazia fondati sulla libertà di espressione e sul confronto delle idee».

    «Le biblioteche costituiscono un’infrastruttura della conoscenza che raccoglie, organizza e rende disponibili i prodotti della creatività e dell’ingegno, fornisce accesso a una pluralità di saperi e di informazioni, agevola l’attività dei ricercatori e degli studiosi, tutela la memoria culturale della nazione, offre a tutti i cittadini occasioni di crescita personale e culturale, favorendo l’acquisizione di competenze che possono essere spese nella vita sociale e lavorativa – continua la nota – Le biblioteche italiane sono la rampa di lancio di una nazione che intende puntare sullo sviluppo delle capacità e delle competenze, sul merito che si manifesta a partire dall’uguaglianza delle opportunità concesse a tutti. Il 13 ottobre vogliamo ricordarlo all’Italia intera, senza proteste e con il sorriso sulle labbra».

    Il Sistema bibliotecario di Genova aderisce al BIBLIOPRIDE indetto dall’AIB e organizza una serie di iniziative, soprattutto nelle biblioteche di quartiere, che si snoderanno lungo l’intera settimana dall’8 al 12 ottobre.

    Ecco alcuni appuntamenti:

     

    Biblioteca Guerrazzi, Cornigliano

    – Un tesoro di…libri
    Mostra bibliografica
    8 – 12 ottobre
    Libri speciali, da ammirare, sfogliare con cura e prendere in prestito, risorse preziose di una biblioteca pubblica

    – Open day in Guerrazzi
    Venerdì 12 ottobre
    Apertura straordinaria di tutti i servizi dalle 9 alle 12
    Visite guidate storico-artistiche ore 9.30 e 14.30
    Suggestioni di lettura nelle antiche sale

    Info: Biblioteca F. D. Guerrazzi
    Via Nino Cervetto 35
    Tel. 010.6515071
    Fax 010.6515060
    guerrazzi@comune.genova.it

     

    Biblioteca Campanella, Molassana

    – Scaffale di testi scelti per promuovere il patrimonio librario della Biblioteca

    – Mercatino di S. Frumenzio: esposizione e distribuzione gratuita di libri, per “mettere in circolo” il libro e la lettura attraverso volumi che la biblioteca riceve in dono e non conserva perché possiede già, spesso in più copie

    mercoledì 10 ottobre
    – Apertura straordinaria di tutti i servizi dalle 9 alle 12
    – Visite guidate per adulti e bambini

    Info: Biblioteca Campanella
    via Struppa 214/a, Genova
    tel.: 010 802184 – 010 8301584
    fax: 010 8301584
    email: biblcampanella@comune.genova.it

     

    Biblioteca Bruschi Sartori, Sestri Ponente

    – è orgogliosa di mostrare al suo pubblico il “Fondo Antico”. Su richiesta, in Sala Gruppi sarà possibile consultare i volumi della preziosa raccolta:
    libri speciali, riviste d’epoca … da ammirare e sfogliare con cura.

    – Visite guidate

    Info: Biblioteca Bruschi-Sartori
    Via. Filippo E. Bottino 6-16154, Genova
    tel.: 0100891331-0100891332
    fax: 0100891343
    email: biblbruschi@comune.genova.it

  • Pesto e Dintorni: al via la manifestazione gastronomica di Lavagna

    Pesto e Dintorni: al via la manifestazione gastronomica di Lavagna

    PestoDopo il grandissimo successo delle precedenti edizioni, Lavagna ospita nel primo weekend di ottobre la nona edizione della manifestazione gastronomica Pesto e Dintorni, una rassegna dedicata al condimento ligure più famoso del mondo e agli ingredienti per realizzarlo: basilico, aglio, olio, sale, pinoli, pecorino e formaggio grana.

    Come ogni anno, sono numerosissimi gli eventi in programma, dai laboratori  sulla preparazione del pesto ai corsi di cucina, dalle degustazioni guidate alle mostre. Obiettivo della manifestazione, quello di promuovere il pesto in tutte le sue forme e gli altri prodotti di qualità della Liguria.

    Quest’anno inoltre la manifestazione è arricchita da Vinolium, la sezione dedicata ai prodotti enogastronomici di qualità provenienti dalle altre regioni tra cui Emilia Romagna ed Piemonte e da due eventi in bicicletta: sabato 6 dalle 14.30 alle 17 distribuzione di bici del Bike Sharing, domenica dalle 9.30 alle 12 gita sul lungofiume Entella in bici (per info Marco Veirana – 339.1029558 • marcoveirana@tiscali.it)

    Le location degli eventi sono piazza Vittorio Veneto, Casa Carbone, Porticato Brignardello e l’Auditorium Campodonico di via Cavour; gli orari di apertura sono sabato 6 ottobre dalle ore 10 alle ore 22 con iniziative serali, domenica 7 ottobre dalle ore 10 alle ore 20

    Ecco il programma completo.

    Sabato 6 ottobre

    ore 10.30 Cerimonia di inaugurazione. Taglio del nastro a cura delle Autorità presso le aree espositive

    PESTO CORNER – Piazza V. Veneto

    ore 10- 18 Laboratorio per la preparazione del pesto a cura dell’enogastronomo Virgilio Pronzati

    ore 11 Presentazione ufficiale e conferenza stampa della De.co. (Denominazione Comunale -del Comune di Lavagna). Primo Comune del Levante Ligure ad istituirla. Saranno presenti Giuliano Vaccarezza, Sindaco del Comune di Lavagna e Lorenzo Dasso, Assessore all’Agricoltura, Pesca e Demanio

    ore 15.30 Laboratorio di degustazione. La Liguria incontra l’Emilia. A cura di Creuza de Ma di Arenzano (GE), Pesto Bosio di Genova e Az. Agr. Ganaghello di Castel San Giovanni (PC)

    AUDITORIUM PESTO E DINTORNI VINOLIUM Auditorium G.B. Campodonico – Via Cavour

    ore 10.30 Corso di cucina “Il piatto re della tradizione ligure”: il cappon magro. A cura del Ristorante U Pescou di Lavagna

    ore 16 Corso di Cucina “Bagnun d’anciue”. A cura del Ristorante Raieu di Cavi di Lavagna

    ore 17.30 Cerimonia di consegna targa Giornalista Pesto e dintorni. VinOlium a Costantino Malatto.

    a seguire Degustazione guidata San Nicola in Chiavari: un’azienda agricola tra storia del territorio e recupero ambientale. A cura di Giorgio Getto Viarengo e Azienda Agricola San Nicola di Chiavari (GE)

    PORTICATO BRIGNARDELLO

    ore 10-12 e ore 16-18 Pestrocchiamo, laboratori per bambini. A cura della Ludobiblioteca Libringioco del Comune di Lavagna, in collaborazione con Arciragazzi Tigullio e con merenda a cura del CIV Consorzio Centro Storico di Lavagna

    Domenica 7 ottobre

    PESTO CORNER – Piazza V. Veneto

    ore 10 – 18 A cura dell’enogastronomo Virgilio Pronzati

    ore 10.30 Laboratorio di degustazione Marmellate & Formaggi, binomio vincente. A cura di Az. Agrit. Lavagè di Rossiglione (GE) e Az. Agr. Riccardo Fernandez di Finale Ligure (SV)

    ore 16.30 Laboratorio di degustazione: La birra artigianale e i salumi si sposano a Sassello. A cura di Birrificio El Issor e Macelleria Salumeria Giacobbe di Sassello (SV)

    AUDITORIUM PESTO E DINTORNI VINOLIUM

    Auditorium G.B. Campodonico – Via Cavour

    ore 10.30 Corso di Cucina. Crepes, gelato e frutti di bosco…una leccornia! A cura del Ristorante Ca’ Melia di Cavi di Lavagna

    ore 17 Corso di Cucina. A cura dello Chef Alessandro Dentone del Ristorante Baia del Silenzio – Hotel Miramare di Sestri Levante (GE)

    A seguire cerimonia di chiusura

    PORTICATO BRIGNARDELLO

    ore 16.00 Degustazione dei Testaieu. A cura del Consorzio Commercianti Centro Storico di Lavagna

    EVENTI COLLATERALI

    CASA CARBONE, piazza Cordeviola

    Il Pesto fatto in casa… 6/7 ottobre ore 11: un tuffo nel passato per conoscere storie, segreti e curiosità sul pesto e i suoi ingredienti, gustando il vero pesto fatto in casa – e sul momento – alla maniera delle nonne, seguito dalla visita guidata in costume d’epoca di Casa Carbone, dimora-museo donata al FAI da Siria e Emanuele Carbone nel 1987 e aperta al pubblico con l’intento di mostrare uno stile di vita ormai in disuso. All’interno degli ambienti domestici si scopriranno usi, costumi e ricette tipiche del territorio. Ingresso 8 euro intero, ridotto 6 euro (4-12 anni aderenti Fai)

    Aperigusto: aperitivo con degustazione di prodotti tipici 6/7 ottobre ore 11. Ingresso da Piazza Cordeviola. Visita guidata, in costume d’epoca, di Casa Carbone durante la quale verranno svelati i segreti del vivere fin de siècle, seguita da un aperitivo con degustazione di prodotti tipici locali servito nel caratteristico giardino della Casa-Museo. Ingresso 8 euro intero, ridotto 6 euro (4-12 anni aderenti Fai)

    MOSTRE

    PORTICATO BRIGNARDELLO

    Mostra “Valle dei Berissi”, lo sguardo della memoria sulle radici. A cura di Julio Cesar Berisso (fotografo)

    Mostra sulla Rete Ciclabile Liguria. Ideazione e gentile concessione della Regione Liguria

     

    Manuela Stella

  • Trenino Genova Casella, “Viaggiare Lento”: la mostra fotografica

    Trenino Genova Casella, “Viaggiare Lento”: la mostra fotografica

    Trenino Genova-CasellaDal 27 settembre al 27 ottobre il bar della stazione di Manin, quella del tanto famoso quanto vilipeso trenino di Casella, ospiterà la mostra fotografica Viaggiare Lento della scuola di Sandro Ariu e Federica De Angeli. Le immagini degli allievi del corso avanzato, selezionate dai due insegnanti, approfondiranno il tema del viaggio in tutte le sue sfaccettature. «Ogni volta, sia nei miei lavori sia in quelli che proponiamo agli allievi, tentiamo di concentrare l’attenzione su realtà in bilico. Mondi, cioè, che sono oggetto di cambiamento e che un giorno potrebbero non esistere più», dice Federica De Angeli.

    «In questo caso, io e Sandro abbiamo optato per un argomento apparentemente banale qual è lo scorrere del tempo ma che assume molteplici significati se calato in un contesto concreto come quello del trenino. Tengo a precisare che non facciamo parte di nessun comitato e che la nostra iniziativa non ha un contenuto politico. Certo che a noi il trenino piace e non vorremmo che morisse!»

    La ragione per cui può essere utile immortalare luoghi che “tendono a sparire”, per citare le parole di Federica, è quella di creare anche solo idealmente una sorta di archivio storico. In altri termini, lo sviluppo urbanistico ignora il passato e induce a dimenticare, mentre la memoria va coltivata e apprezzata come un valore intrinseco.

    «Non si tratta di fare i nostalgici o di essere ostili al cambiamento. La vita di ogni essere umano subisce rivoluzioni piò o meno improvvise ed è normale che lo stesso valga per l’ambiente che ci circonda. Ma il cambiamento si capisce meglio se si conserva il ricordo di quel che c’era prima».

    Pur non facendo della malinconia una chiave di lettura della mostra, le foto saranno tutte in bianco e nero. «Anche nei miei lavori prediligo questa soluzione: ho la sensazione che i contorni delle figure siano meno netti quando subentra il colore», continua Federica.

    «La preparazione di Viaggiare Lento è stata lunga e ha richiesto un impegno non trascurabile da parte di tutti: abbiamo organizzato quattro sessioni di uscite in cui ogni allievo aveva un proprio compito da eseguire. Sono stati fatti spostamenti in auto con fermate nelle varie stazioni in modo da catturare il treno in momenti diversi: dal basso, dall’alto, fermo, in movimento. Il tutto è confluito in un lavoro che è rigorosamente di gruppo. Le foto, infatti, non sono firmate».

    Nella presentazione alla mostra, scritta dalla stessa Federica De Angeli, si paragona il trenino di Casella alla pellicola fotografica. In questo caso, più che la lentezza, il pensiero va alla magia insita nell’attesa: di un treno o dello sviluppo di una fotografia in una camera oscura. E se, come me, foste dei profani sull’argomento, potreste capire la verità di questa frase soltanto vedendo il viso di un esperto del settore (com’è Federica) distendersi per un attimo nel pronunciare la parola attesa. Non a caso, forse, lavora tutt’ora sia in digitale che in pellicola.

    Il 27 settembre alle ore 17,30 presso il bar della stazione, focaccia e vino bianco accompagneranno i presenti durante l’inaugurazione della mostra fotografica. «Anche questa è una tradizione di tutti gli eventi e workshop che organizziamo. D’altronde, siamo a Genova…». Giusto. Speriamo che certe tradizioni non cambino mai.

    Michele Archinà

  • La questione sociale e l’arte nell’Italia del dopoguerra

    La questione sociale e l’arte nell’Italia del dopoguerra

    I Vitelloni di Federico FelliniAbbiamo già visto nella scorsa uscita alcuni titoli di libri che nel dopoguerra sino agli anni ’70 furono significativi e contribuirono alla formazione di una coscienza critica nel nostro paese nei confronti dell’ american way of life. Per quanto riguarda il cinema, il Realismo, il Neo-Realismo ed il successivo impegno di altri autori e registi misero allo scoperto la drammaticità dei contrasti sociali squisitamente italiani: le ruberie della classe dirigente, le menzogne della classe politica, l’ipocrita perbenismo della piccola borghesia, la miseria concreta e le drammatiche condizioni di vita delle borgate degli immigrati “interni”. Sullo sfondo il “boom economico”, la “ricostruzione” ed un “progresso” che ben presto mostrò i suoi lati più crudi e veri: inquinamento, sfruttamento, massificazione, consumismo, devastazione del territorio che corrispondeva alla devastazione interiore delle coscienze, inurbamento privo di qualsiasi programmazione, distruzione della cultura contadina.

    Citerò – per forza di cose – pochissimi titoli, con l’intendimento di farvi ricordare, di riuscire a tener viva la nostra “anima laica”: la memoria. Ecco dunque: “La grande guerra” (1959), “I vitelloni”(1953), “La dolce vita” (1960), “Il medico della mutua”(1968), e inoltre: “Il generale della Rovere”, “La ciociara”, “Il sasso in bocca”, “Il Gattopardo”, “Il giorno della civetta”, “L’accattone”, “La classe operaia va in paradiso”, “C’eravamo tanto amati”, e giù via fino a “Novecento” e “Un borghese piccolo piccolo” (1977), ormai verso la fine del periodo che stiamo analizzando.

    E poi, ancora, il teatro: Pirandello, E. De Filippo, Dario Fò con gli attori della comune a cui va il merito, insieme ad altri ovviamente, di aver diffuso il teatro militante di Bertold Brecth.

    Ecco, tutti questi avvenimenti culturali, in un certo senso, contrappuntavano le vicende quotidiane del nostro paese, a loro volta inserite sincronicamente nella scansione quotidiana internazionale. D’altra parte è solo collocando la “quotidianità locale” nella cornice delle relazioni internazionali che possiamo cercare di comprendere qualcosa di ciò che è successo.

    Nello scorso articolo ho riportato solo i più importanti fatti drammatici – di carattere naturale e sociale – che suscitarono profonda indignazione. Oggi ricorderò – sempre senza alcuna pretesa di esaustività – alcuni eventi, non solo drammatici, più immediatamente riconducibili all’ambito culturale, politico e sociale. Ne darò una sistemazione il più possibile ordinata cronologicamente, limitandomi a considerare i fatti dal dopoguerra in poi. Innanzitutto, ricorderei la presenza, diffusa su tutto il territorio nazionale, di tutti coloro che da partigiani – ma non solo – avevano combattuto il fascismo, spesso in giovane età. Questo aspetto (importantissimo ancora oggi) giocò un ruolo fondamentale nel far crescere – caduto il fascismo e vinto il referendum per la democrazia – una cultura critica nei confronti del costume, dei modi di vivere e di pensare tradizionali.

    Nel 1950 si suicidò Cesare Pavese, scrittore e poeta amatissimo (insieme a Montale) da tutta quella gioventù che già iniziava a dare segni di insofferenza, per ora avvertita soprattutto sul piano esistenziale. Gli anni ’50 furono caratterizzati da una forte migrazione interna, processo che durò almeno fino alla seconda metà degli anni ’60. Erano gli anni in cui, nelle città industriali del nord, comparivano i cartelli “non si affitta ai meridionali” (o, direttamente, “terroni”).

    Se da un lato la “questione sociale” toccò livelli di tensione altissimi, dall’altro mise a confronto (anche se forzatamente) mondi, persone, culture diverse. Nelle fabbriche e nell’ormai prossimo “movimento studentesco”, si svilupperà una solidarietà, non solo formale, partendo dalla constatazione che “tutti” si viveva nella stessa realtà di sfruttamento e ingiustizie sociali. Nel 1957, segno che i giovani (figli di una scolarizzazione più diffusa) iniziavano ad essere diversi dai fratelli maggiori, si tenne a Milano il primo “festival del rock ‘n’roll italiano”. I modelli della musica americana – che fecero esplodere il fenomeno degli urlatori – con la loro trasgressività iniziarono a diffondersi anche da questa parte dell’oceano. Il juke –box, il giradischi, il 45 giri e il successivo “mangiadischi” portatile risulteranno mezzi nuovi e formidabili per la diffusione di un nuovo costume e delle implicazioni sociali ad esso legate.

    Gianni Martini

  • Manicomio Genova Quarto: tre giorni di eventi in difesa del luogo

    Manicomio Genova Quarto: tre giorni di eventi in difesa del luogo

    La sorte dell’ex ospedale psichiatrico di Genova Quarto è ancora in forte dubbio: la Regione sembra voler fare marcia indietro sulla vendita, ma i cittadini sono ancora in attesa di maggiori certezze su quanto accadrà nella zona.

    Per far conoscere la storia e le caratteristiche di questo luogo, l’associazione Il Ce.Sto ha organizzato una tre giorni di eventi denominata Quarto Pianeta, che si terrà da venerdì 21 a domenica 23 settembre.

    Venerdì 14 settembre, ai Giardini Luzzati, si terrà dalle 19.30 un aperitivo di raccolta fondi (10 € a persona) per sostenere l’iniziativa e avere maggiori informazioni su come poter contribuire.

    Questo il programma di Quarto Pianeta.

    Venerdì 21 settembre 2012 – Solitudine delle persone, servizi e democrazia: dove va la salute e la salute mentale?

    16.30 – 17.30: spettacolo teatrale “Favole allo specchio: Alice nel paese delle favole, le paure che rendono le matrigne cattive” di Katia Giordano coi pazienti della residenza “I Boschi” di Acqui Terme
    A seguire: Laboratorio “teatroterapia tra disabilità e vita”, sul teatro come mediatore per gli inespressi nella disabilità e nella vita di ogni individuo

    16.30 – 18.30: Laboratorio di fiabe per bambini Teo & Bea
    Favole e natura per bambini dai 3 ai 10 anni, organizzato dall’Associazione Creando

    17.00: Introduzione a cura del Coordinamento per Quarto

    17.00: Inaugurazione della Mostra degli Acquarelli di Riccardo Tabacchi, a cura dell’atelier di arteterapia del Centro Basaglia.
    Saranno inoltre presenti
    Il nostro viaggio: opere degli ospiti della Comunità Alloggio Villa Galletto della Cooperativa Sociale Genova Integrazione a marchio ANFFAS
    Il colore delle parole: gli acrilici di Cesare Canuti
    Esco dagli schemi: i collages in poesia di Maddalena Leali
    Presentazione delle opere del Centro Alzheimer

    17.20: Democrazia e salute.
    Intervento di Adriano Sansa – presidente del tribunale dei minori – e Don Andrea Gallo – Comunità di San Benedetto al Porto

    18.30: Dal dentro al fuori…. pensieri sulla salute mentale.
    Dialogo tra Bruno Orsini – psichiatra e relatore della Legge 180 – e Vito Guidi – psichiatra. Conduce Giorgio Pescetto – coordinamento per Quarto.
    Interventi dei pazienti, dei familiari e degli operatori della salute mentale.

    19.00 – 20.00: Laboratorio di yoga della risata, con Eva Provvedel
    Lo yoga della risata è una pratica che armonizza lo yoga con le proprietà terapeutiche della risata.

    19.45: Inaugurazione della mostra a cura del Centro Basaglia

    20.00: Apericena a cura della Scopa Meravigliante

    20.00: Letture di poesie tratte da “Parola smarrita Parola ritrovata…” a cura di Alberto Bergamini del Teatro della Tosse
    Poesie a cura del “Gruppo per la Poesia” del Coordinamento Riabilitazione – Servizio Salute Mentale – U.S.L. n°3 Genovese

    21.00 – 21.30: Spettacolo di danzaterapia “Danza di confine” della Compagnia AllegraMente

    21.30 – 22.30: Spettacolo teatrale “Corpo nostro cercasi“, Compagnia Beato Ragno

    Sabato 22 settembre 2012 – Allora dio – per noi – ricominciò ad esistere

    15.30 – 16.00: Cortometraggio “Il pesciolino rosso” + spot dell’Associazione Prato Onlus

    15.30 – 16.30: Coro dell’associazione “Meglio Insieme”

    15.30: Laboratorio di teatro danza, di Nada Graffigna

    15.30 – 16.30: Winnie e i suoi amici, minispettacolo con laboratorio teatrale per bambini

    16.00: Visita guidata degli spazi dell’ex ospedale psichiatrico – storia e architettura – a cura dell’Associazione Luoghi d’Arte

    16.30: Anniversari – La Scopa Meravigliante, Il Museo delle Forme Inconsapevoli e …

    16.30: Laboratorio del riciclo, di Sara Fertino
    Con quotidiani materiali di recupero si possono creare nuovi oggetti…

    17.00: Il Manicomio, memoria e testimonianze:

    18.00 – Dopo il manicomio è fiorito un giardino?

    17.00 – 18.00 – Laboratorio di lettura per bambini sul tema “terra” – Teatro delle Formiche

    18.00 – 20.00 – Laboratorio per bambini “la ragnatela” a cura dell’Associazione ViviSottosopra

    19.15: Il teatro sociale – L’arte tra disagio e cura

    20.00: Apericena a cura della Scopa Meravigliante

    21.00: Spettacoli a cura del Teatro dell’Ortica

    Domenica 23 settembre 2012 – Quarto: quale futuro possibile? Utopia o realizzabilità

    10.00 – 12.00: Tavola rotonda

    10.00 – 12.30: Laboratorio per bambini organizzato da UISP e presentazione Trofeo Pier Amedeo Pessi

    10.30 – 12.30: Laboratorio creativo per bambini “Regalami le ali…”a cura di Sara Medicina e Daniela Filippini

    11.00 – 11.45: Quinta praticabile, spettacolo “La patente” di Pirandello

    12.00: Musica del collettivo “Moto Perpetuo” dell’Associazione San Marcellino

    13.00: Aperipranzo a cura della Scopa Meravigliante

    14.00 – 15.30: Spettacolo teatrale “In viaggio con Don Chisciotte” regia di Enrico Campanati

    15.00: Spezzoni di Kabaret Kriminale dell’Associazione culturale Kummelekale

    15.30: Bubi Senarega, festa da ballo e animazione con Paolo Traversa.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • L’invasione americana del dopoguerra e la coscienza critica

    L’invasione americana del dopoguerra e la coscienza critica

    New York È nel vivo degli eventi storici che si creano le condizioni socio-culturali da cui nasceranno le idee di cambiamento. L’espressione artistica ha quasi sempre registrato questa spinta al cambiamento, e nell’irrompere di nuovi linguaggi espressivi che sapessero superare la tradizione, l’arte ha spesso prefigurato nuovi mondi possibili. Il rifiuto dell’american way of life si saldò qui da noi con una consapevolezza critica che trovò alimento in specifici fatti ed eventi italiani.

    Nel cercare di identificare e descrivere le matrici, i contesti socio-culturali in cui crebbero i movimenti di opposizione politica e la “controcultura” giovanile, che di questo dissenso intellettuale e culturale fu uno spaccato significativo, abbiamo dedicato ampio spazio nelle uscite precedenti a ciò che succedeva negli Stati Uniti, e questo almeno per due motivi. Innanzitutto perché l’America, essendo il centro dell’impero, evidenziava scopertamente i tratti distintivi dell’economia e della società capitalistica: la “nuova frontiera” di Kennediana memoria rappresentò in uno slogan l’essenza del capitalismo (americano) sviluppato entro la cornice di una democrazia parlamentare. È quindi evidente che i primi rifiuti dell’american way of life si siano registrati proprio in America. In secondo luogo una considerazione di carattere storico – critico. Gli Stati Uniti hanno vinto la guerra. Come la storia ci insegna la cultura e il modo di vivere dei vincitori furono sempre più o meno brutalmente imposti ai vinti. Dopo la seconda guerra mondiale questa imposizione… come dire… è stata più morbida; è avvenuta in maniera indolore, tanto che nessuno ha avuto l’impressione di subire un’imposizione, anzi… gli Stati Uniti ci hanno aiutato, hanno permesso la ricostruzione!!

    In compenso ci hanno inondato di prodotti, films, musica, tecnologia, televisione, consumismo e basi militari. In una parola: il loro modo di vivere!! Nel far questo, comunque, hanno proceduto semplicemente a consolidare ciò che già faceva parte della storia, visto che il “mito americano” era già tale nella seconda metà dell’ottocento, quando da tutta l’Italia (e da buona parte dell’Europa) si partiva a centinaia di migliaia dalle città e dalle campagne per cercare fortuna e un futuro in America.

    E così, mentre l’America esportava la (sua) libertà – oggi esporta la pace e la democrazia… con le guerre, ovviamente, a cui stanno scandalosamente cercando di cambiare nome – arrivarono insieme ai prodotti di consumo anche le idee di cambiamento (si sa, le idee – per fortuna – non si riescono a fermare…). L’opposizione alla massificazione e alla mercificazione, essenze del capitalismo americano, si alimentarono anche di fatti/eventi locali, nel nostro caso italiani.

    Nel passarne in rassegna alcuni mi limiterò a considerare solo momenti/eventi particolarmente importanti, consapevole dell’impossibilità di essere esaustivo. Innanzitutto, la traccia che lasciò la profonda amarezza nel dover partire per cercare lavoro, abbandonando i propri cari, la gente del proprio paese. Innumerevoli sono i testi delle canzoni che hanno come argomento l’immigrazione. Parallelamente ed intrecciato col problema dell’immigrazione (che durò oltre un secolo), la rabbia che seguì le tragedie naturali (terremoti, alluvioni, crolli, come quello, nel 1963, della diga del Vajont) con le mancate ricostruzioni, le speculazioni, gli insabbiamenti. L’incazzatura che seguì disastri ambientali come la nube di diossina che nel 1976 avvolse la cittadina di Seveso; la rabbia e il disgusto che crebbero nell’assistere pressoché impotenti alla distruzione dell’economia e del mondo contadino, con le sue tradizioni millenarie. E poi la devastazione criminale del territorio nazionale con cementificazioni selvagge che significarono orrendi quartieri popolari, scenario di periferie degradate e invivibili.

    E ancora la letteratura, la poesia, il cinema. Nel 1929 esce “Gli indifferenti” di A. Moravia; tra il 1935 e il 1950 C. Pavese scriverà “Il mestiere di vivere”, diario che lo accompagnò fino a pochi giorni dal suicidio; nel 1955 P. Pasolini pubblicherà “Ragazzi di vita” e sempre dalla sua penna uscirà nel 1959 “Una vita violenta”; nel 1960 ancora Moravia con “La noia” e nel 1974 E. Morante con “La storia”. Pochi titoli che aggiunti alla letteratura internazionale (Camus, Sartre, Borges, G. G. Marquez ecc…) contribuirono anche da noi alla crescita di una coscienza critica, di una consapevolezza radicalmente avversa al modello americano.

    Gianni Martini

  • Non solo giovani: intellettuali e politica al servizio del “cambiamento”

    Non solo giovani: intellettuali e politica al servizio del “cambiamento”

    Nella precedente uscita ci siamo soffermati sui giovani come nuova categoria sociale e abbiamo ricordato che intorno alla metà degli anni ’60 era diffuso presso i giovani contestatori di tutto il mondo uno slogan attribuito agli hippies americani: “non fidarsi di chiunque abbia più di 30 anni”.

    Oggi, questa frase potrebbe anche farci sorridere, ma allora era da intendersi molto seriamente: esprimeva l’intenzione di tagliare in modo netto con il mondo costruito dalle generazioni dei padri. Molti scapparono di casa (ma attenzione, non si trattava di fughe per capriccio) lasciandosi, spesso alle spalle, una posizione sociale benestante, ma divenuta esistenzialmente insopportabile; altri rifiutarono, in maniera più o meno radicale, la logica del lavoro, ma non perché non avessero la voglia di lavorare, piuttosto perché non volevano farsi prosciugare l’esistenza e oscurare i sogni sotto la scansione quotidiana di un lavoro alienante; tanti si rifiutarono di fare il militare o disertarono, esponendosi a pene molto severe. Negli Stati Uniti un certo numero di ragazzi, per sfuggire all’arruolamento che li avrebbe portati a combattere e a morire in Vietnam si tagliò l’indice della mano destra, come estrema, fisica, diretta protesta contro la guerra.

    Ebbene, contro tutti questi giovani (tantissimi, ed oggi, a rievocare quei fatti, mi salgono contemporaneamente commozione e una tristezza infinita) la stampa ben pensante e anche certa stampa di sinistra si scagliò contro violentemente, indicandoli come “legere”/fannulloni/delinquenti/capelloni/sporchi… Tuttavia, come già si è detto, la violenza di questo attacco obbediva ad un copione: isolare la protesta giovanile da altri settori della società civile, intellettuale e produttiva che già esprimevano un’intenzione critica, cercando di comprimerla/circoscriverla entro i limiti del conflitto generazionale, come si trattasse di una roba da “scapestrati”. Ma come si è sottolineato, la posta in gioco andava ben oltre.

    E poi non tutti erano giovani. Esisteva infatti un’area di intellettuali, persone di cultura e settori più avanzati e politicizzati della classe operaia (possiamo ipotizzarla come composta da “fratelli maggiori”, professori che si avevano all’università, poeti, scrittori, filosofi, artisti) che, attraverso scioperi e altri tipi di manifestazioni, esprimeva inequivocabilmente il proprio dissenso e/o antagonismo nei confronti della società capitalistica e del modo di vivere borghese. Ebbene tra questa area di pensiero e d’azione e le nuove generazioni ci fu un proficuo scambio, esattamente quello che si voleva impedire.

    Ma altri due aspetti fondamentali penso vadano considerati:

    1) la diretta sensibilità proprio delle giovani generazioni che ora avevano gli strumenti culturali adatti a leggere/interpretare la storia da un punto di vista non conformista

    2) la scansione degli eventi storici: ogni qual volta succedeva qualcosa di storicamente rilevante, il fiume della protesta s’ingrossava sempre più.

    Ecco, proviamo a saldare questi ultimi aspetti, cercando di identificare -sapendo già di risultare irrimediabilmente incompleti- il filo rosso che stimolò e spinse i giovani di tutto il mondo a lottare per un futuro diverso. Innanzitutto, va ricordata l’area di artisti, intellettuali che viveva nella Parigi della seconda metà dell’800: quel modo di vivere, ribelle, trasgressivo e anticonformista, indubbiamente fu un simbolo di libertà per le generazioni future. Non dimentichiamo che in quegli anni soffiava un vento rivoluzionario piuttosto forte. Molti musicisti (Listz, ad esempio) parteciparono alle rivolte che nel 1848 divamparono in Europa. Sempre nel 1848 uscì a Londra il manifesto del partito comunista, scritto da Marx ed Engels. Nel 1871 ci fu la comune di Parigi, primo tentativo- represso nel sangue- di inaugurare un diverso modo di vivere e di produrre. La lotta contro la tirannia, per le carte costituzionali, diventava anche lotta per abbattere le ingiustizie sociali e tentare di costruire un mondo migliore, più giusto. La rivoluzione in Russia, nel 1917, fece sperare che tutto questo fosse possibile, ed i poeti futuristi come Majakovski misero la loro poesia al servizio della rivoluzione. Le atrocità della prima guerra mondiale, il delirio criminale del nazifascismo, il rovesciamento delle speranze rivoluzionarie in una dittatura, quella sovietica, ideologica e repressiva, contribuirono a diffondere fra la parte più attiva della gioventù di allora, un sentimento di opposizione alla guerra e ai regimi totalitari. Anche la vicenda della Repubblica di Weimar, con l’implicito messaggio di speranza che conteneva, rimase impresso nella memoria.

    Gianni Martini

  • Scozia: Glasgow, Edimburgo, le Orcadi e le Highlands

    Scozia: Glasgow, Edimburgo, le Orcadi e le Highlands

    Un’antica leggenda narra di un castello scozzese che durante una notte stellata venne circondato da alcuni Vichinghi intenti ad assediarlo e occuparlo. Alcuni di essi erano scalzi e per essere sicuri di dove poggiavano i piedi videro un campo pieno di fiori colorati; quei bellissimi fiori erano dei cardi, costituiti da petali colorati di un viola molto acceso e costituiti da un gambo spinosissimo tanto da non poter neanche coglierlo a mani nude. Nel momento in cui i piedi dei Vichinghi vennero a contatto con le spine si alzò un urlo che echeggiò fino al castello svegliando gli abitanti che riuscirono a sventare l’assedio e a scacciare il nemico. Da quel momento il cardo divenne il simbolo della Scozia e venne chiamato Guardian Thistle, ovvero il Cardo Guardiano.

    Questa storia mi colpì a tal punto da fare mio il simbolo e portarlo nel cuore per tutta la vita grazie anche all’esperienza che vi racconterò, tre settimane in giro per uno dei posti più belli della terra, uno dei più incontaminati e ricco di tradizioni, la Scozia.

    Decidemmo di partire per questo viaggio io e il mi amico Matteo, muniti di macchina fotografica, qualche soldino in tasca e una auto presa a noleggio. Atterrammo a Glasgow, una mattina piovosa di agosto ma il tempo non diminuiva le mie emozioni, un sogno si era appena realizzato e non vedevo l’ora di iniziare l’avventura. Ci recammo subito a Glasgow con un bus, l’aeroporto dista pochi km dal centro e cercammo subito un alloggio poiché eravamo sprovvisti di un letto per la notte. Inaspettatamente non si trovava nulla poiché il centro non è ricco di B&B e non avevamo ancora la macchina per poter cercare fuori dalla città. Grazie a un ufficio del turismo trovammo il Manor Park Hotel, un alberghetto molto ben curato con caminetto in camera e letto a baldacchino con coperte e tende in tipico tessuto scozzese.

    La città ricorda molto quelle Inglesi, sia come aspetto che come accento degli abitanti, l’aria  fresca e il tempo piovoso.  Glasgow è sempre in movimento, è una città giovane e ospitale, ricca di locali e disco pub che permettono di ballare e divertirsi con dell’ottima musica anni 70 e del sano rock and roll. Il mattino seguente, una domenica, ci alzammo presto per recarci a visitare la città. Quella mattina Glasgow era casualmente luogo di una commemorazione di ex-militari che sfilavano per le vie del centro. Quasi tutti per l’occasione indossavano il tipico Kilt, il famoso gonnellino che tutti conosciamo e con il quale identifichiamo lo scozzese, visto dal vivo e sul posto però lascia un segno indelebile nella memoria.

    Il giorno dopo, noleggiammo l’auto, prendemmo subito una multa per sosta vietata e ci spostammo a Edimburgo. Raccontare cosa si prova appena vedi Edimburgo non è semplice, l’emozione è difficile da spiegare, una città vecchia ma perfettamente tenuta, arroccata ai piedi di un castello che sovrasta la città circondata da antiche mura con dei vecchi fossati un tempo pieni d’acqua, diventati lunghi ed enormi prati sui quali leggere libri al sole o fare picnic con la famiglia.

    Decidemmo di trovare un alloggio fuori dal centro storico (la via principale taglia affascinanti vicoli in pietra con illuminazioni in ferro battuto che ricordano i vecchi lumi di inizio novecento…) poiché anche qui scarseggiavano e quei pochi hotel erano fuori dalla nostra portata. Una volta sistemati ci recammo in centro per visitare la città e il castello che per giungervi era necessario seguire la via reale, segnata da piccole coroncine incastonate nel porfido e popolata da turisti e numerosi saltimbanco artisti di strada e musicisti.

    Ci spiegarono che di lì a poco nella spianata di fronte all’entrata principale del castello si sarebbe svolto il Military Tattoo, una parata militare delle nazioni affiliate al regno unito che per l’occasione preparavano balli, rappresentazioni e suonate delle bande militari. Ci dissero anche che era impossibile trovare i biglietti poiché essendo un evento importantissimo sia a livello nazionale che a livello mondiale, le prenotazioni venivano chiuse mesi prima e che potevamo anche tornare indietro. Si dice che la fortuna aiuta gli audaci, decidemmo di restare nei dintorni dell’entrata per sperare nel colpo di fortuna che puntualmente arrivò. Una scolaresca con due defezioni per indisposizione ci chiese se avevamo bisogno di due biglietti che ovviamente accettammo senza neanche dover pagare nulla. Ci accomodammo sugli spalti ignari di quello dovevamo vedere.

    Alla nostra destra avevamo il castello, illuminato quanto bastava per renderlo spettacolare, di fronte a noi la spianata dell’esibizione mentre a sinistra un palco reale nel quale arrivò il principe Filippo Duca di Edimburgo tra gli applausi e la standing ovation del pubblico. Lo splendido tramonto e il cielo stranamente terso rendeva ancora più emozionanti le esibizioni che si susseguivano tra balli e suonate classiche e contemporanee, tra le più affascinanti “Sailor” di Rod Stewart suonata dall’orchestra scozzese e le esibizioni delle compagnie norvegesi e australiane.
    Il bello però doveva ancora venire, la rappresentazione finale della battaglia di Scozia contro gli Inglesi fu indimenticabile, giochi di luce , fuochi d’artificio e esibizioni di guerra fino al gran finale… improvvisamente si accese una luce sulla torre del castello e in mezzo alla quale si stagliava la sagoma di un uomo in kilt con la cornamusa che iniziò a suonare “Scotland the brave” , uno degli inni non ufficiali della Scozia.
    La commozione mi pervase, fu uno degli spettacoli più belli a cui abbia mai assistito.

     

    Dopo aver visitato la città per tre giorni, proseguimmo verso la tappa successiva, Stirling, un piccolo paesino a nord di Edimburgo, noto per una famosa battaglia e per essere stato l’avamposto di William Wallace, per chi non lo ricorda, il mitico protagonista di Braveheart interpretato da Mel Gibson, il quale fece costruire una torre di vedetta alta 67 metri e costituita da 266 gradini dalla quale si può vedere un panorama a 360 gradi per diversi km di distanza, utile un tempo per avvistare i nemici in arrivo. Alla base della torre una statua raffigurante William Wallace , sicuramente poco affascinante visto che in pratica anziché Wallace è rappresentato Mel Gibson.

    In Scozia, quantomeno fuori dalle grandi città, è semplicissimo trovare alloggio in comodi e confortevoli Bed & Breakfast che offrono un letto pulito con servizi e una colazione comprensiva di bacon, uova, fagioli, salsiccia e in alcuni si può trovare anche il black o il white pudding, un rotolino di carne che solo tornato in Italia scoprii essere a base di sangue raffermo di maiale, comunque molto gustoso.
    A Stirling trovammo un B&B solo in tarda serata ma comunque in tempo per mangiare qualcosa nel deserto pub del paese. Mentre gustavamo la nostra birra in mezzo a neanche una decina di persone compresi i proprietari arrivò un tizio con una chitarra e si sedette su un tavolo a strimpellare. Dieci minuti dopo entrarono due signore sulla mezza età con due violini e si sedettero vicino al chitarrista e dopo un breve cenno iniziarono a suonare. Entrarono poco dopo altri strumenti con le relative persone e ognuno di essi si univa alla musica, gli abitanti del paese suonavano e ballavano canzoni folkloristiche Scozzesi, si riunivano alla sera senza darsi appuntamento e creavano un ambiente magico, per loro e per i fortunati visitatori.

    Il giorno seguente visitammo il castello di Stirling e proseguimmo vero nord, lungo la strada incontrammo fabbriche di whisky, prati verdi, strane mucche dalla frangia sopra gli occhi e un curioso caprone da guardia legato all’interno di un giardino come un cane.
    Ci fermammo a Perth, nulla a che vedere con l’Australia, una città situata sulle rive del fiume Tay e un tempo importante sede politica del parlamento Scozzese. Anche qui si trova un bellissimo castello da visitare insieme ad alcune rovine in un bellissimo contesto naturale.

    Nei giorni successivi salimmo verso nord passando dai paesi di Laggan e Fort William, quest’ultimo situato in prossimità del Ben Nevis, il monte più alto della Gran Breatgna. Fort William è anche uno snodo importante perche si trova nel mezzo della Scozia e nelle sue vicinanze si trova Fort August, il paese che è alla base sud del mitico Lago di Lochness. Il Lago è lungo circa 37 km e si estende nella valle del Great Glen da Fort August alla città di Inverness, la cosa che colpisce è la natura incontaminata che lo circonda e le sue dimensioni, soprattutto la lunghezza, tanto che ci si chiede davvero se nelle sue acque non si nasconda il leggendario mostro.

    Inverness si trova all’estremità nord del lago e ci arrivammo dopo averlo percorso in tutta la sua lunghezza. La città è considerata la capitale del Nord delle Highlands per la sua grandezza e mostra tratti somatici decisamente più nordici, al suo interno scorre il fiume Ness che gli conferisce quel tocco in più per le cartoline e le foto di rito. Molti viaggiatori si fermano a Inverness e ritornano indietro passando per la costa ovest, ma per fortuna noi non eravamo sazi e continuammo a salire verso le Highlands più selvagge, dove si fatica a trovare una casa nel raggio di km e le verdi distese di prati e foreste si intervallano accompagnate da piogge a tratti più o meno intense.
    Quando cessava di piovere e il sole si faceva largo tra le nuvole , i colori si accendevano magicamente come se qualcuno colorasse con pennelli a olio un quadro in bianco e nero. Guidammo lungo la costa est sopra Inverness per diverse ore, e nel tragitto incontrammo lunghe terrazze di prati verdi a picco sul mare con mucche e pecore al pascolo, e qualche piccolo paese.

    Superato il borgo di Dornoch ci trovammo di fronte una collinetta con una spianata sulla sua sommità dove un nutrito gruppo di persone e famiglie con banchetti con cibi caldi stavano assistendo ad alcuni giochi e incuriositi ci fermammo a guardare cosa stava succedendo. La fortuna volle che quelli erano gli Highland game, una sorta di olimpiade locale con giochi e prove di ogni genere in ricordo dell’orgoglio scozzese. Le famiglie stendevano la coperta in Tartan, ognuna di colori diversi, creando un tappeto variopinto in perfetto scottish style. Le prove andavano dalle gare di cornamusa o di balli folkloristici mentre le prove di forza andavano dal lancio del tronco d’albero al lancio del peso per finire con il tiro al piattello, ovviamente i partecipanti indossavano l’inconfondibile Kilt in tartan del colore della famiglia o clan di provenienza.

    Un tempo il tartan distingueva i vari Clan scozzesi e ancora oggi alcune zone della Scozia possiedono il loro colore ufficiale di questo tipico tessuto. Rimanemmo colpiti da questi giochi, ci rendemmo conto di quanto questa gente tiene alle tradizioni, gli Highland game risalgono al XI secolo e non sono cambiati nel tempo, continuano a svolgersi in svariati luoghi nel mondo in onore della Scozia.

    Proseguimmo in direzione di Thurso, il paese più a Nord della Scozia, nel tragitto non trovammo abitazioni, solo verde, pioggia e capre in libertà. Giunti in paese trovammo uno splendido B&B proprio davanti alla spiaggia, una distesa di sabbia talmente fine da far invidiare alcuni posti tropicali dove alcuni bambini giocavano con l’aquilone e una coppia raccoglieva conchiglie. Ci recammo prima nel porticciolo per cercare gli orari dei traghetti per le Isole Orcadi, e poi in centro poiché fino al mattino seguente non c’erano imbarcazioni disponibili. Il centro di Thurso pareva vuoto, calmo, pochi pub, un negozio di dischi e qualche attività aperta, a mio modo di vedere molto rilassante e piacevole. Trovammo una splendida giornata di sole e ce la godemmo fino a tarda sera, passeggiando, fotografando particolari e giocando a pallone in spiaggia, fino a quando il giorno volse al termine e il sole abbandonò la scena lasciando il posto ad uno splendido tramonto. La sera mangiammo in un pub e verso mezzanotte tutto il paese si popolò di gente, feste in maschera, addii al celibato e gruppi di ragazze che vagano per le vie in cerca di qualcosa da bere.
    Poi finimmo in un enorme discoteca che quella sera prevedeva una cover band dei Texas, il gruppo pop Scozzese, la cantante era praticamente una sosia e alcuni esagitati sotto il palco sembravano assistere realmente a un loro concerto.

    Il mattino ci alzammo presto e ci recammo con largo anticipo nel piccolo porto e aspettammo il traghetto seduti sulla banchina del porto. Vedemmo arrivare qualcosa che non era una nave, era molto più piccola e dolce, era una foca che lentamente stava venendo verso di noi con la testa fuori dall’acqua.
    Ci imbarcammo al mattino presto per affrontare tre ore di navigazione attraversando scogli giganti , piccole isolette e un mare piuttosto agitato. Arrivammo al porto di Stromness intorno alle 8, tutto era ancora chiuso e camminammo per le vie deserte in mezzo a muri di pietre e piccoli vicoletti tutti sfocianti verso il mare. In questi luoghi incantevoli ogni casa dà sul mare e ognuno ha a disposizione la sua barchetta posteggiata sotto la finestra.

    Qualche anziana signora faceva la maglia fuori dalla finestra con dei gatti che gironzolavano in cerca di qualcosa da mangiare. Il centro di Stromness è molto grazioso ed è anche visitato da turisti poiché resta comunque a poche ore di navigazione dalla Scozia, si possono trovare negozi di artigianato e ristoranti di pesce appena pescato. Uno di questi ristoranti si trovava vicino al porto, osservammo dei marinai in un classico maglione a righe bianche e azzurre, scaricare pesce e crostacei al gestore della cucina e incuriositi e affamati decidemmo di fermarci a mangiare proprio li. Mi abbuffai di cozze e presi una terrina di salmone e pesce bianco gratinato che era la fine del mondo, indubbiamente mangiai un pesce di alta qualità riuscendo anche a non alleggerire troppo il portafoglio. Per aiutare la digestione camminammo lungo una strada sterrata che percorreva il profilo della costa in mezzo a scogli, foche e pulcinelle di mare. Nel tragitto incontrammo un vecchio marinaio che passeggiava senza nulla da fare godendosi la brezza marina e il panorama, ci raccontò di essere stato a Genova durante la guerra e di ricordarsi bene alcune vie e quartieri, tra le quali ovviamente Via Prè.

    Ci imbattemmo poi in uno splendido campo da golf a picco sul mare e andammo a prendere il bus per poter andare nell’altro porto , quello di Kirkwall, dove avremmo dovuto prendere la nave per le isole Shetland. Il viaggio fu difatti più impegnativo, otto ore di navigazione notturna in questa imbarcazione composta da una decina di passeggeri e altrettanti membri dell’equipaggio.

    Sbarcammo anche a Lerwick molto presto, nel porto erano presenti oltre a normali imbarcazioni, anche alcune navi in stile vichingo, probabilmente per qualche manifestazione. Mi sarei aspettato un luogo più incontaminato e invece le Isole Shetland sono molto più autonome rispetto alle Orcadi, forse proprio per la distanza dalla Scozia che le ha rese più intraprendenti… Decidemmo di prendere un bus di linea per visitarla tutta e salimmo sul primo che passava senza badare alla destinazione, pensavamo che non sarebbe andato poi così lontano. Fece il giro dell’isola, vedemmo abitazioni isolate su piccoli lembi di terra sul mare, anche qui tutte case indipendenti con la barchetta legata fuori e distanti alcuni km dal cento abitato più vicino. Lo scenario era mozzafiato, il verde deil’erba, il blu del mare, il bianco delle nuvole e l’azzurro del cielo si mischiavano ai miei occhi come la tavolozza dei colori di un pittore.
    Al capolinea del bus salì una famiglia al completo, due persone anziane e due più giovani con una bambina in braccio avvolta in una coperta. Nel tragitto del ritorno chiedemmo se vivevano li e ci risposero che la loro casa era proprio vicino al capolinea e che stavano portando la bambina dal pediatra e che quel giorno siccome non era disponibile il loro dottore dovevano andare fino alle isole Orcadi. Mi colpì molto questa storia e mi resi conto che non è tutto oro quel che luccica, nonostante lo spettacolo naturale non sarebbe semplice per noi, abituati alle comodità sotto casa, vivere in una realtà così diversa.

    Dopo aver visitato l’isola tornammo verso il traghetto, lo prendemmo nel primo pomeriggio e arrivammo alle Orcadi in tarda nottata, fortunatamente trovammo prima un taxi che ci portò nella zona del porto e poi un letto per dormire, il mattino seguente saremmo dovuti partire di nuovo presto.
    Una volta ritornati in Scozia iniziammo il viaggio di ritorno passando dalla costa ovest attraverso Ullapool, il lago di Kyle of Lochalsh e per altri territori completamente disabitati.
    Finalmente arrivammo all’Isola di Skye dove trovammo subito un B&B sul bellissimo porticciolo caratterizzato da case colorate e ristoranti di pesce. L’isola di Skye presenta un paesaggio molto vario nonostante le modeste dimensioni si possono trovare alte montagne e splendidi prati, abitati da una particolare fauna.

    La strada del ritorno cominciò ripassando da Fort William ma passando per la costa del sud Ovest, dove trovammo oltre che i soliti B&B anche uno splendido cottage, una casetta costruita in pietra con il caratteristico tetto in paglia. Ritornammo a Glasgow per passare l’ultima notte e riprendere l’aereo che ci riportava a casa il mattino seguente, felici di raccontare ciò che avevamo visto ma tristi al pensiero di lasciare quella terra magica.
    Non è facile rendere alcune emozioni scrivendo qualche riga, ci sono posti come la Scozia che devono essere vissuti, visitati e esplorati in ogni angolo, per lasciarsi abbracciare dalla loro cultura e tradizione e da una bellezza naturale fuori dal comune.

    Diego Arbore

     

     

  • Passione musica: bando di concorso fotografico sul jazz

    Passione musica: bando di concorso fotografico sul jazz

    Jam session jazzUn concorso fotografico in vista della rassegna musicale Jazz Visions, che si terrà a Torino il prossimo autunno a cura dell’Associazione Cenacolo “Michele Ginotta”: la prima edizione del bando Passione Musica è stata organizzata in memoria di Gianni Ruffino ed è dedicata a scatti a colori e in bianco e nero che illustrino il connubio tra jazz, fotografia e arte contemporanea.

    Per partecipare è necessario scaricare il modulo di iscrizione dal sito www.jazzvisions.it e inviarlo entro il 15 agosto 2012 all’indirizzo mail concorso@jazzvisions.it. Le foto (massimo 5 per ogni partecipante) dovranno invece essere salvate in formato .jpeg caricate sul sito www.wetransfer.com. Non è prevista alcuna quota di iscrizione.

    Le opere selezionate dalla giuria saranno esposte dal 29 settembre al 10 ottobre 2012 presso la Galleria Fassi Art Concept (Torino, via Giulia di Barolo 11G).