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  • Ex Caserma Gavoglio, entro la fine dell’anno la firma per l’accordo di valorizzazione

    Ex Caserma Gavoglio, entro la fine dell’anno la firma per l’accordo di valorizzazione

    lagaccio-caserma-gavoglio-2Un nuovo, piccolo passo verso il recupero dell’ex caserma Gavoglio, al Lagaccio, è stato fatto oggi con l’approvazione, da parte della giunta comunale, dell’ampliamento della superficie a disposizione della “Casa di Quartiere del Lagaccio” aperta lo scorso anno. Si tratta di alcuni locali all’interno del cortile della struttura e di ulteriori nuovi spazi che ospiteranno attività di ricerca, studio di progetti, divulgazione, partecipazione a progetti nazionali ed europei, in collaborazione tra Università e le associazioni dell’artigianato.

    Una riappropriazione graduale degli spazi pubblici, quindi, in attesa del definitivo recupero della struttura che passa per la sua acquisizione da parte del Comune. Come è noto, infatti, la vecchia caserma è ancora di proprietà del Ministero della Difesa, che già da alcuni anni si è impegnato a cedere gratuitamente l’area all’amministrazione comunale a fronte della presentazione di un progetto di riqualificazione complessivo e dettagliato, che convinca lo Stato a dare il via libera all’operazione.

    «Entro la fine dell’anno contiamo di arrivare alla firma dell’accordo di valorizzazione tra Comune, Demanio e Sovrintendenza, vale a dire il passaggio definitivo del progetto che darà lo sbocco all’acquisizione del compendio», assicura Emanuele Piazza, assessore al Patrimonio comunale non abitativo. «Solo una volta che avremo la disponibilità del bene, infatti, potremo avviare gli interventi sugli edifici, che andranno a privilegiare la restituzione degli spazi verdi al quartiere fermi restando, naturalmente, i paletti imposti dalle Belle Arti sugli immobili vincolati».

    Due sono le alternative al vaglio del Consiglio comunale per quanto riguarda il programma di valorizzazione: un primo progetto da 69 milioni di euro con una preponderanza di spazi liberi, e un secondo progetto da 78 milioni con un maggior volume di costruzioni. In entrambi i casi, come confermato dallo stesso Piazza, è intenzione del Comune accogliere la richiesta dei residenti che, da sempre, chiedono la creazione di un parco pubblico.

    Marco Gaviglio

  • Villa Gentile, crescono i finanziamenti del Comune ma il parco pubblico non c’è più

    Villa Gentile, crescono i finanziamenti del Comune ma il parco pubblico non c’è più

    villa-gentile-targa-menneaSturla è stata privata del suo giardino e, dal punto di vista delle ricadute pubbliche, la gestione attraverso concessione dell’impianto sportivo di Villa Gentile si sta rivelando praticamente fallimentare. Così si potrebbe riassumere il complicato rebus di uno degli impianti sportivi più importanti di Genova, dove, a fronte dei 40 mila euro di finanziamento versati ogni anno dal Comune, la cittadinanza ha visto ridursi sensibilmente la possibilità di usufruire di un parco pubblico, l’unico agibile del quartiere. Un’area di tutti, inglobata, di fatto, nelle disponibilità di un’associazione di privati. Una gestione che, inoltre, sembra non essere in grado di alleviare il bilancio comunale: lo scorso maggio, infatti, la giunta ha approvato un aumento di debito (attraverso mutuo) per 900 mila euro per finanziare ulteriormente alcuni impianti sportivi della città, tra cui il campo di atletica di Sturla, a cui sono stati destinati ulteriori 109 mila euro.

    Era Superba aveva già documentato gli intoppi di questo progetto: un impianto sportivo, quello di Villa Gentile, la cui gestione comunale era in perdita, che veniva dato in concessione all’associazione temporanea di scopo “Quadrifoglio”, secondo un contratto per cui, a fronte dei ricavi relativi alle attività sportive ivi condotte, rimpinguati da un finanziamento pubblico annuale, erano previsti alcuni oneri di manutenzione e adeguamento strutturale. Nello “scambio” veniva compreso il parco pubblico limitrofo, del quale lo stesso Comune non era stato in grado di garantire il decoro per i consueti limiti di budget. Un’idea semplice per tener vivo un impianto sportivo unico per la città e permettere ai cittadini di Sturla di godersi un po’ di verde. Nei fatti, però, le cose sono andate in maniera molto differente.

    Attività private su suolo pubblico

    villa-gentile-attrezziRispetto al nostro sopralluogo di due anni fa, la situazione pare addirittura peggiorata. Dal punto di vista della fruizione pubblica, l’accesso al giardino è vincolato agli orari e alle attività dell’impianto: l’ingresso di via del Mille non è stato messo in sicurezza e, quindi, risulta ancora inagibile, mentre quello di via Era viene “gestito” secondo gli orari dell’impianto (dalle 8 alle 16 nei giorni feriali). Durante i giorni festivi e durante manifestazioni sportive il parco però è inaccessibile, come denunciano i cittadini. Ma anche seguendo i suddetti orari, chi volesse approfittare di questo angolo verde dovrebbe convivere, volente o nolente, con le attività della pista e non solo. Dopo lo smantellamento della barriera che un tempo separava le corsie dai giardini (lavoro eseguito su iniziativa di “Quadrifoglio” ma non totalmente previsto dal progetto), recentemente è stata predisposta una rampa che permette agli atleti di accedere agevolmente all’area pubblica, inglobando di fatto il giardino nel circuito di atletica. In una piccola piazzetta al centro del parco, inoltre, sono stati installati blocchi di cemento utilizzati dagli sportivi per fare esercizi e stretching, mentre sono scomparsi alcuni elementi di arredo urbano collocati in precedenza dal Comune, come i cestini in metallo per la spazzatura. Ma non è finita. Nei mesi scorsi sono state posizionate delle attrezzature ginniche al centro del parco, all’interno di una improvvisata recinzione, “riservate” agli atleti. Queste macchine appaiono vetuste, arrugginite e precarie: pericolose, quindi, oltre che inutili.

    Agli occhi dei cittadini di Sturla, quindi, si tratterebbe di una vera e propria occupazione di suolo pubblico, in virtù di una concessione che sulla carta prevedeva tutt’altro. In ultimo, il 12 settembre 2015 è stata inaugurata una targa dedicata a Pietro Mennea, “piantata” in mezzo al prato del parco e presentata in pompa magna all’interno di un evento sportivo dedicato al leggendario velocista: un manufatto inizialmente non previsto nel progetto. Presente, invece, come opera perno per la riqualificazione dell’impianto, una nuova copertura della tribuna, che però ad oggi non è stata ancora predisposta.

    La diffida dei cittadini e la risposta dell’amministrazione

    L’utilizzo del parco pubblico come dependance dell’impianto sportivo non è l’unica criticità dell’affaire “Villa Gentile”. Il 30 settembre 2015 il Comitato per la difesa di Sturla ha presentato all’amministrazione, attraverso un legale, un’articolata diffida, avente come oggetto anche la gestione di altre aree inserite nel contratto; la prima è quella del parcheggio di via Era, da sempre di pertinenza dell’impianto sportivo: già nel 2014 era stato verificato che l’area era affittata annualmente a privati, cosa che la sottraeva di fatto ad un utilizzo pubblico legato alle manifestazioni sportive; una situazione che perdura anche oggi. Altro oggetto della diffida è la palestra limitrofa alla pista: un edificio compreso nella contratto di concessione e che doveva essere ristrutturato al fine di essere utilizzato anche dalle scuole della zona, in orario scolastico, e da altre associazioni sportive di quartiere, come un vero e proprio impianto pubblico. Una perizia dell’Asl 3, risalente al marzo 2015, decretava l’immobile ancora inagibile non avendo i requisiti igenico-sanitari e di sicurezza necessari per un utilizzo scolastico. La diffida invitava il Comune di Genova a predisporre perentori controlli sul rispetto degli obblighi contrattuali sottoscritti dal concessionario.

    A gennaio la risposta del Comune. Secondo le perizie effettuate dalla Polizia Municipale, non sono state riscontrate irregolarità per quanto riguarda l’apertura e la gestione degli spazi del giardino pubblico, mentre per la palestra, terminati i lavori predisposti da “Quadrifoglio”, secondo un nuovo sopralluogo dell’Asl, le normative in materia risultano ora rispettate. Anche per quanto riguarda la gestione del parcheggio non sono state riscontrate irregolarità.

    Una risposta che però non sembra essere aderente alla realtà dei fatti: il Comitato per la difesa di Sturla, oggi denuncia continue limitazioni agli orari del giardino e la tendenza a utilizzare l’area come se fosse parte integrante dell’impianto sportivo. La palestra, inoltre, non è ancora nelle disponibilità delle scuole e di altre associazioni sportive, essendo di fatto esclusivamente utilizzabile dal concessionario.

    Un traguardo che non arriva mai

    Stando alle carte e alle testimonianze dirette ci sono, dunque, due diverse realtà contrapposte: la prima, condivisa da amministrazione e concessionaria, secondo cui tutto procede nel rispetto del contratto e del progetto alla base di questa operazione. La seconda realtà, vissuta e documentata quotidianamente dai cittadini di Sturla, vede, invece, un patrimonio pubblico divenuto oggetto di “lucro privato”, a discapito del quartiere, ma non solo.

    L’unica cosa certa è che, ancora una volta, Villa Gentile può essere considerata una zona grigia, in cui non si riesce a capire dove finisca l’interesse pubblico e dove incominci quello privato. Una situazione che, oggi come ieri, richiede molti chiarimenti e dovrebbe far riflettere sulle scelte fatte per la gestione degli impianti sportivi della città: una corsa ad ostacoli che sembra non finire mai.


    Nicola Giordanella

  • Valletta Carbonara, il lavoro dei volontari e la prima apertura al pubblico: il progetto prende forma

    Valletta Carbonara, il lavoro dei volontari e la prima apertura al pubblico: il progetto prende forma

    valletta-san-nicola-2Valletta Carbonara, anche conosciuta come Valletta San Nicola, riapre le porte al pubblico. Solo per mezza giornata, sabato 23 maggio dalle ore 10 alle ore 15, i cittadini potranno vedere da vicino e toccare con mano il prezioso lavoro che i volontari del comitato “Le Serre” stanno realizzando negli spazi alle spalle dell’Albergo dei Poveri che, finalmente, il Comune ha reso accessibili. Dopo aver ricevuto le chiavi dall’amministrazione, una sessantina di volontari, quasi tutti abitanti tra San Nicola e Castelletto, ha dato vita a un intenso lavoro di pulizia e di rimessa in sesto dell’area. «Quello che vedranno i genovesi – ci racconta il portavoce del comitato, Franco Montagnani, che continua a ramazzare anche mentre parla con noi – è senza dubbio un cantiere aperto ma una valletta finalmente accessibile, pulita da una quantità immane di rifiuti e, in buona parte, potata». Quello di sabato sarà soprattutto un evento simbolico, a meno di due mesi dall’ingresso dell’associazione nelle terrazze ai piedi dei giardini Pellizzari di corso Firenze: nessuno è mai entrato in maniera così libera tra i viali della Valletta, quasi sempre osservata dall’alto. «I lavori – prosegue Montagnani – dureranno per tutto l’anno ma siamo arrivati a un punto tale da poter iniziare la prima semina nelle aiuole di prodotti orticoli e fiori».

    Antica sede delle serre comunali, la Valletta torna a piccoli passi alla sua vocazione originaria dato che il nuovo Piano urbanistico ne conferma la destinazione agricola e a verde pubblico, mettendo definitivamente fine alle mire espansionistiche del settore edilizio che, con i passati cicli amministrativi, puntava a realizzare un silos di parcheggi e, probabilmente, anche nuove abitazioni.

    valletta-san-nicola-verticaleL’intera area (circa 27 mila metri quadrati), di proprietà dell’Istituto Brignole, è in affitto al Comune di Genova fin dal 1970. Nel 2001 l’amministrazione ricevette una lettera di sfratto ma non abbandonò mai definitivamente l’area, dando vita a un contenzioso di non semplice soluzione, considerando anche che il Brignole è stato messo in liquidazione dalla Regione a fine 2012. Per il momento, in attesa di una soluzione del pregresso, un nuovo accordo siglato a fine 2014 lascia le chiavi in mano a Tursi fino al 31 dicembre 2015, per 40 mila euro all’anno. Ma che cosa succederà dal primo gennaio? «Le rispondo come farebbe un allenatore – sorride Montagnani – e cioè vediamo come va il campionato. È ancora troppo presto: noi cerchiamo di fare bella figura e raggiungere gli obiettivi dell’accordo, poi vedremo. Non credo ci saranno mai i presupposti per mandarci via, anche perché vorremmo creare una vera e propria rete fruttuosa con altre associazioni interessate alla valletta. Vorremmo evitare i soliti bandi fratricidi ma dare vita a un’opera collettiva».

    «Due sono le strade percorribili – ricorda il vicesindaco, Stefano Bernini – o sigliamo un nuovo contratto di locazione con la Regione o procederemo all’acquisto del diritto di superficie per un arco di tempo il più lungo possibile. Si tratta solo di capire quale sia la strada migliore e su cui si riuscirà a trovare l’accordo più vantaggioso ma il contrasto con i proprietari dell’area si può considerare rientrato».

    La speranza dei cittadini è di veder nascere un piccolo polmone verde pubblico a gestione partecipata, un nuovo luogo di aggregazione sociale che dia spazio ad attività ricreative, didattiche e turistiche, oltre naturalmente alla produzione floro-orticola-vivaistica. «Secondo la convenzione – entra più nel dettaglio Montagnani – al momento abbiamo a disposizione solo l’anello superiore della Valletta che comprende le cinque serre più grandi». La restante parte, quella più a ridosso dell’Albergo dei Poveri, è ancora in stato di abbandono. «Solo dopo aver messo a pieno regime la prima parte, potremo allargare l’attività a tutta la Valletta, come d’altronde previsto dal nostro progetto». Un progetto che, sostanzialmente, potrebbe essere suddiviso in tre fasi: pulizia, preparazione del terreno e inizio coltivazione, lancio delle attività a carattere sociale. «Dopo esserci dedicati alla ripresa della parte botanica – sottolinea il portavoce del comitato Le Serre – passeremo all’organizzazione di eventi, compreso un grande festival sul tema della valorizzazione del verde e dei beni pubblici che ospiteremo in autunno».

    La prime due fasi, come visto, sono in stato piuttosto avanzato avendo superato le difficoltà più grosse: una legata alla scarsa disponibilità di terra, risolta proprio ieri con la sigla di un accordo per l’ottenimento di una parte del materiale scavato per la copertura del Bisagno, che tanto spazio ha trovato nella cronaca locale degli ultimi giorni; l’altra legata allo smaltimento dei rifiuti. «Abbiamo avuto qualche difficoltà con Amiu – ammette Montagnani – per il recupero dei rifiuti che, naturalmente, abbiamo raccolto in maniera differenziata. Ma, adesso, con l’azienda abbiamo iniziato un percorso di stretta collaborazione che speriamo ci porti a diventare il punto di riferimento per la raccolta dell’umido quando, in autunno, arriveranno i cassonetti marroni anche nel nostro quartiere».

    Un po’ più complicata, invece, la realizzazione degli spazi dedicati alla terza fase, quella della socialità. «Nell’area più pianeggiante, dove in futuro dovrebbe sorgere una sorta di agorà – spiega Montagnani – è crollata la volta del rio Carbonara in seguito alle alluvioni dello scorso autunno (esattamente come la ben più famosa voragine di via Ausonia, poche centinaia di metri più in su, ndr). La zona, dunque, è stata recintata e non sarà accessibile fino al completo ripristino e messa in sicurezza». Un vero peccato perché il cantiere impedirà ai cittadini, che sabato faranno visita alla Valletta, di ammirare anche la splendida collezione di felci storiche collocata negli spazi più a sud, oltre i lavori.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Ex caserma Gavoglio, in estate apre la Casa di quartiere. Via libera alla progettazione partecipata

    Ex caserma Gavoglio, in estate apre la Casa di quartiere. Via libera alla progettazione partecipata

    lagaccio-caserma-gavoglio-2Sono passate due settimane da quanto il comitato “VogliolaGavoglio” ha incontrato i rappresentanti del Municipio I – Centro Est per fare il punto della situazione sulla riqualificazione dell’ex caserma del Lagaccio. Il tema è ormai stranoto: il compendio è in procinto di passare di proprietà dal Demanio al Comune ma, per suggellare questa transazione gratuita, l’amministrazione deve produrre un piano di valorizzazione dettagliato che convinca lo Stato a dare il via libera all’operazione. I tempi biblici della burocrazia italiana hanno spinto alcune associazioni di cittadini a richiedere la possibilità di utilizzare temporaneamente almeno una parte della caserma Gavoglio che, nel suo complesso, si estende per oltre 50 metri quadrati. In particolare, è stato già più volte aperto alla cittadinanza il cosiddetto “piazzale Italia”, quello nella zona più a sud del compendio situato negli spazi antistanti la caserma vera e propria. È in questa zona che si concentra il tentativo di riqualificazione temporanea, in attesa di un restyling radicale e definitivo dell’intera area. I primi interventi sul piazzale esterno erano stati già realizzati da Aster prima della scorsa estate e sono ripresi ultimamente: si tratta, in particolare, della sistemazione della recinzione, sostituzione del cancello principale, rimozione delle lastre di copertura delle tettoie, pulizia delle aiuole e un eventuale completamento della potatura, rimozione della pesa, asfaltatura della parte centrale del piazzale. Per un ammontare che si aggira attorno ai 40-50 mila euro a cui vanno aggiunti altri 20 mila euro stanziati dal Municipio per la ristrutturazione di alcuni locali pertinenziali al piazzale che daranno vita alla nuova “Casa di quartiere” di Oregina. «Si tratta di spazi che verranno messi a disposizione di cittadini e associazioni strettamente connesse con il territorio circostante – spiega l’assessore municipale Maria Carla Italia – ma serviranno anche ad aprire alla città il quartiere del Lagaccio, oggi vissuto come una vera e propria periferia». I locali verranno affidati tramite un bando che è pronto per essere pubblicato e attende solamente il nulla osta da parte della Sovrintendenza e l’approvazione della giunta comunale. Nel frattempo, sempre il Municipio Centro Est cercherà i fondi per arredare gli spazi esterni con panchine, cestini e giochi per bambini. «Il tutto – è la speranza dell’assessore – dovrebbe concludersi entro la fine della primavera».

    Ma l’incontro tra comitato di cittadini e Municipio è servito anche per imbastire il percorso di partecipazione voluto dall’amministrazione per giungere alla redazione del piano di valorizzazione definitivo dell’ex Caserma. Che questa sia l’unica strada per restituire la Gavoglio agli abitanti del Lagaccio e a tutti i genovesi lo ha ribadito il vicesindaco Bernini in sede di discussione del nuovo Piano Urbanistico Comunale, respingendo l’emendamento di Antonio Bruno (Fds) che avrebbe voluto accelerare i tempi della riqualificazione complessiva recependo nel nuovo strumento urbanistico alcuni desiderata dei cittadini: «Gli elementi di dettaglio da inserire nel Progetto urbanistico operativo per la riqualificazione complessiva della Gavoglio – ha detto Bernini – saranno scelti direttamente dai cittadini attraverso il percorso di partecipazione coordinato dal Municipio».

    La ex caserma Gavoglio nel Puc

    gavoglio-puc 2A proposito di nuovo Piano Urbanistico, la Gavoglio rappresenta uno dei 29 distretti di trasformazione che evidenziano alcune zone della città in evoluzione e per cui vengono elencante tutte le funzioni future possibili. Nel Puc l’obiettivo di questa trasformazione viene individuato nel recupero ad usi urbani dell’area militare dismessa al fine di dotare il Municipio di spazi liberi a verde e servizi, il tutto conformato in modo da costituire uno spazio di transizione nel denso tessuto edificato del quartiere, privilegiando soluzioni progettuali che determinino il più elevato grado di integrazione degli spazi dell’ex caserma con il contesto urbano, valorizzando altresì gli edifici di valore storico presenti in sito. Al fine di favorire l’aggregazione sociale, il presidio del sito ed il riutilizzo degli edifici di valore storico è ammessa la presenza di funzioni private”. Tra le funzioni principali ammesse si parla di verde pubblico e servizi pubblici, residenze, parcheggi pubblici e privati; da non escludere anche servizi di uso pubblico e privato, uffici, esercizi di vicinato e il cosiddetto connettivo urbano.

    Per entrare più nel dettaglio, come detto, si dovrà attendere l’organizzazione dei tavoli di partecipazione, che dovrebbero coinvolgere anche Sovrintendenza e Demanio per la certezza della bontà del progetto. Anche perché dall’esito delle discussioni dipenderà la redazione del Puo e, quindi, della riqualificazione complessiva dell’ex caserma. Il percorso pubblico sarà gestito in accordo tra il Municipio e gli uffici di Partecipazione e Progetti speciali del Comune: «Amministrazione e società civile – assicura Maria Carla Italia – non saranno contrapposte ma lavoreranno sullo stesso piano e con lo stesso obiettivo. Soprattutto nella prima parte si tratterà anche di un percorso educativo alla partecipazione perché se ne parla spesso ma altrettanto spesso si ignora che cosa voglia dire nel concreto».

    gavoglio-puc 2Grande attenzione dovrà essere posta anche ai vincoli idrogeologici. In proposito, il nuovo Puc sottolinea la necessità di tenere conto della presenza della tombinatura del sottostante rio Lagaccio, di prevedere la riduzione degli spazi impermeabili, la realizzazione di almeno 5 mila mq di spazi vedi attrezzati o impianti sportivi e non meno del 50% di spazi verdi piantumanti nel cosiddetto “Settore 2”, ovvero quello più a monte. Tra le prescrizioni ambientali si parla anche di “rivitalizzazione del fondovalle e sua connessione con il contesto urbano e naturalistico a monte, con percorsi siti all’interno di un sistema continuo diversamente attrezzato anche in funzione degli spazi attraversati privilegiando l’attrezzatura a verde”. In particolare, deve essere prevista la connessione di via del Lagaccio e l’ingresso della Caserma con gli impianti sportivi a monte e, da qui, con il parco del Peralto, in modo da realizzare l’accesso da sud al Parco delle Mura. Da non dimenticare, infine, che lo stesso Piano urbanistico comunale prevede l’obbligo di realizzare un percorso ciclopedonale che raggiunga la zona dei campi sportivi del Lagaccio e il parco del Peralto nonché l’adeguamento della viabilità pubblica e pedonale del contesto circostante.

    “Adesso – si legge sulle pagine del sito del comitato “VogliolaGavoglio” – la sfida è lavorare tutti insieme per un percorso che può essere nuovo e innovativo in città ma soprattutto può portare a un piano di valorizzazione realmente condiviso e il più possibile coerente con le esigenze del quartiere”. Ed è anche importante che il tutto avvenga in tempi ragionevoli, quantomeno per quanto riguarda la riqualificazione temporanea di piazzale Italia, perché le voci di chi sostiene che la caserma non diventerà mai proprietà di Tursi, non sarà mai riqualificata e che i cittadini si stanno, loro malgrado, prestando all’ennesimo teatrino politico si stanno moltiplicando.

    Simone D’Ambrosio

  • Sturla, sopralluogo nel quartiere genovese. Dalla Casa del Soldato a Villa Gentile, facciamo il punto

    Sturla, sopralluogo nel quartiere genovese. Dalla Casa del Soldato a Villa Gentile, facciamo il punto

    sturla-3Il sopralluogo di #EraOnTheRoad di questa settimana ci ha portato a visitare in diretta Twitter il quartiere di Sturla, in compagnia di Francesco , residente ed attivista del “Comitato in Difesa di Sturla”.
    La nostra visita inizia da Piazza Cadevilla, nelle immediate vicinanze di Piazza Sturla, dove ha sede il deposito e stoccaggio di materiali da costruzione della ditta Viziano, oltre che di “zetto”, che viene scaricato ed ammucchiato nel piazzale: «Nei giorni secchi e ventosi – racconta Francesco – si alza una gran quantità di polvere. Sembra assurdo concepire un’attività di questo genere nel cuore di un bel quartiere come Sturla. Da segnalare anche la vicinanza con il liceo M.L. King, dove i ragazzi sono costretti a stare ore in un ambiente insalubre. Inoltre nell’area attorno alla piazza c’è una situazione non decorosa, anche quella rischiosa da un punto di vista sanitario, a causa di topi e sporcizia».

    Effettivamente la piazza è puntellata di costruzioni fatiscenti, divenute evidentemente ricettacolo di immondizia ed abbandonate a sé stesse «Quella di Piazza Cadevilla è una problematica che permane da più di vent’anni, quando il Comune cedette l’area a Viziano Costruzioni».

    Altrettanto vicina a Piazza Sturla, ma dalla parte opposta della strada, sorge invece l’ex-Casa Littoria o Casa del Soldato, che costituisce la seconda tappa della nostra visita. Era Superba si è già occupata di questo edificio nel marzo 2013, sarà cambiata la situazione? Purtroppo no, lo stabile è ancora in disuso, e non ci sono elementi che facciano presagire una veloce presa in carico da parte delle amministrazioni e del demanio (proprietario dell’immobile) del destino di uno spazio che potrebbe diventare una risorsa per Sturla, anzi che costituire un problema: anche in questo caso la prossimità con edifici scolastici pone la questione dell’igiene a causa di topi ed animali che hanno colonizzato la zona.

    «La Casa del Soldato fino a qualche anno fa era abitata almeno nella sua parte superiore da ufficiali dell’esercito. Da quando se ne sono andati lo stabile è nel più completo abbandono. Pensare che potrebbe, con un piccolo investimento, essere utilizzato con finalità pubbliche, come richiesto dal nostro Comitato circa 5 anni fa. L’abbandono è completo, l’edificio è diventato il regno dei roditori, tanto da rendere praticamente inutili le disinfestazioni nelle scuole vicine». Dunque il problema, oltre a riguardare la pulizia e la salubrità della zona, riguarda il mancato sfruttamento di uno stabile pubblico che non avrebbe bisogno di ristrutturazioni straordinarie, ma semplicemente di un pochino di ordinaria manutenzione, come dimostrano le finestre, spesso aperte ed a volte rotte, dal vento o da qualche vandalo. Prima di procedere con la prossima tappa del sopralluogo, gli impianti sportivi ed il giardino pubblico di Villa Gentile, ci soffermiamo a vedere come l’ingresso posteriore ai giardini di Via Chighizola sia stato reso impossibile da una frana frutto delle recenti ondate di straordinario maltempo.

    Con un breve spostamento ci rechiamo dunque, sempre in compagnia di Francesco, nell’area di Villa Gentile. Anche di quest’area Era Superba si è occupata recentemente. L’impianto sportivo di Vila Gentile è al centro di una vertenza che vede contrapposti il Comitato per la Difesa di Sturla e la società Quadrifoglio, affidataria degli sopazi comunali. La principale accusa mossa a Quadrifoglio è quella di non aver dato seguito all’impegno di mantenere aperti e fruibili alla cittadinanza i giardinetti pubblici limitrofi alla pista per l’atletica, ma di tenere anzi chiusi tre dei quattro accessi, rendendo di fatto possibile accedere all’area verde se non attraversando il campo di atletica. Dal canto suo la società che ha in gestione l’impianto replica che i cancelli sono tenuti chiusi per motivi di sicurezza, a causa di lavori in corso, oltre che per la difficoltà nel gestire economicamente anche la manutenzione degli spazi verdi. «L’unico lavoro sul giardino che abbiamo visto –spiega Francesco- è la rimozione di una transenna che divideva la pista ed il giardino, che pare sia stata effettuata senza i permessi necessari. Il risultato è di fatto quello dell’annessione dello spazio che dovrebbe essere di uso libero e pubblico al campo sportivo».

    Recandoci sul posto lo stato di abbandono del giardino pare evidente: rifiuti, vegetazione incontrollata e cancelli chiusi. «Un problema aggiuntivo – incalza Francesco – sempre derivante dalla chiusura degli accessi al campo, è costituito dal fatto che uno di questi varchi era previsto come via di fuga dalla vicina materna in caso di emergenza. Si è dovuto programmare un piano di evacuazione temporaneo, che prevede il deflusso delle scolaresche in un’area molto meno funzionale, compiendo un tragitto che prevede anche l’attraversamento di una strada percorsa dalle macchine: una soluzione sicuramente meno felice della precedentemente che sfruttava il campo di atletica come via di fuga».

    Ultima questione legata a Villa Gentile è quella del parcheggio annesso, una volta ad uso degli spettatori delle gare, ed attualmente adibito a parcheggio privato. Recandoci sul posto abbiamo notato come sia anche esposto un cartello che annuncia la possibilità di affittare dei posti macchina, una situazione che a prima vista sembrerebbe normale, ma Francesco tuona: «Ci sembra assurdo, non è certo facile venire in macchina ad assistere a delle gare; personalmente ho dei dubbi sulla legittimità di un uso simile del parcheggio». Per quanto riguarda Villa Gentile, in buona sostanza, abbiamo potuto constatare come la situazione sia sostanzialmente tale e quale a quella che avevamo raccontato a Giugno.

    Francesco ci accompagna infine alla ex-Casa del Dazio, un piccolo edificio in Via dei Mille, dismesso da una trentina d’anni. Lo stabile è chiuso e transennato, come inaccessibile è anche il parcheggio retrostante. «Originariamente la struttura sarebbe dovuta andare alla Polizia, ma nel 2004 – racconta Francesco – è stato compiuto un doppio attentato dinamitardo ai danni della vicino commissariato: da allora sono stati chiusi e transennati sia la casa de Dazio, che il parcheggio, e tutto è rimasto immutato fio ad oggi».

    «A mio parere – conclude Francesco – la situazione del nostro quartiere non è certo ottimale. Sturla è una zona molto bella, con angoli e scorci meravigliosi, ed è un vero peccato che sia così mal gestita. Con interventi poco onerosi e volontà politica si potrebbero restituire alla cittadinanza aree verdi e spazi pubblici. A parole specialmente dal Municipio abbiamo ricevuto promesse e rassicurazioni, vedremo in cosa si tradurranno concretamente».

     

    Carlo Ramoino

  • Valletta Carbonara, il sogno dei cittadini può diventare realtà. Via libera a verde e orti urbani?

    Valletta Carbonara, il sogno dei cittadini può diventare realtà. Via libera a verde e orti urbani?

    Valletta Carbonara San NicolaIl futuro della Valletta San Nicola (o Carbonara) ci è sempre stato a cuore. Sarà perché si intravede la possibilità di recuperare uno dei pochi polmoni verdi così preziosi rimasti in città, sarà perché questo recupero muove imprescindibilmente da un progetto nato dai cittadini, quella politica dal basso che tanto sosteniamo e che, per una volta, può effettivamente avere uno sbocco concreto. Fatto sta che su Era Superba abbiamo sempre dato conto dell’iter istituzionale che, finalmente, sembra aver piantato un mattoncino importante per quest’aera, che sorge alle spalle dell’Albergo dei Poveri e sale fino alla collina di San Nicola, che per decenni ha ospitato le serre comunali.

    Qualche settimana fa la giunta ha approvato una delibera che dà il via libera a un nuovo contratto d’affitto fino alla fine del 2015 tra l’amministrazione, beneficiaria dei terreni, e l’Istituto Brignole, proprietario. Si tratta, in sostanza, della riproposizione di un accordo esistente fin dal 1970 e rinnovato tacitamente fino a fine 2001 quando l’Istituto inviò una lettera di sfratto al Comune. In realtà, l’area non è mai stata totalmente abbandonata per la necessità da parte di Tursi di mantenere in loco il vivaio pubblico (compresa la storica collezione di felci e piante tropicali) nonché alcune attività di rimessaggio di Amiu. Questa situazione, tuttavia, ha dato luogo a un complicato contenzioso tra Comune e Regione, da cui dipende l’Istituto Brignole, nel momento in cui quest’ultimo è stato messo in liquidazione a fine 2012.

    «La vertenza per quanto riguarda il pregresso – spiega Simone Leoncini, presidente del Municipio I Centro Est – è piuttosto complicata e, di conseguenza, l’iter per l’accordo di programma va un po’ a rilento. Ma il Patrimonio e l’Istituto Brignole stanno ragionando su alcune permute che potrebbero far chiudere anche questo capitolo e arrivare alla quantificazione del diritto di superficie a lunga durata in favore del Comune».

    La soluzione definitiva è sancita proprio dalla delibera accennata ma è maturata soprattutto in virtù del confermato orientamento da parte di Tursi a non modificare l’attuale destinazione d’uso agricola e di verde pubblico dell’area (prevista anche nel nuovo Puc) in favore di speculazioni edilizie, dando attuazione a quanto previsto dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e dalla volontà testamentaria del primo proprietario, Emanuele Brignole. In attesa di una soluzione del pregresso (ovvero gli ultimi 13 anni di occupazione della Valletta da parte del Comune) e della sigla di un contratto di locazione a lunga gittata o di un diritto di superficie il più possibile permanente, la Regione ha dato il proprio nulla osta per concedere nuovamente l’area in affitto al Comune fino alla fine del prossimo anno, escludendola di fatto dai beni alienabili da parte del liquidatore dell’Istituto Brignole.

    L’accordo tra istituzioni

    Impensabile, tuttavia, che gli oltre 25 mila metri quadrati continuino a restare semi-abbandonati, fatte salve quelle poche aree di diretto interesse per l’amministrazione. Ecco, allora, che contestualmente al nuovo contratto di locazione tra Comune e Istituto Brignole, la delibera approvata in giunta dà il via libera anche a un accordo di indirizzo tra tutti gli enti interessanti alla gestione e alla valorizzazione degli spazi. Tra questi, infatti, c’è anche l’Università che sta completando la riqualificazione del confinante complesso monumentale dell’Albergo dei Poveri, su cui l’ateneo ha acquisito il diritto di superficie per i prossimi 50 anni, e che si è detta pronta a mettere a disposizione il proprio know-how a supporto delle nuove attività che coinvolgeranno la Valletta in cambio di qualche spazio verde per il nascente Campus.
    Regione e Comune, invece, si sono impegnati a ricercare finanziamenti pubblici, magari sotto forma di bando europeo, per la copertura degli investimenti necessari alla realizzazione del progetto che verrà.

    La proposta

    Ma qual è il progetto che le istituzioni hanno in mente per riqualificare la Valletta? Negli accordi fin qui siglati di certo resta solo la vocazione agricola e il verde pubblico, il resto è ancora tutto molto fumoso. Sul futuro dell’area, si sa, sta lavorando ormai da parecchio tempo il comitato “Le Serre”. La proposta dei cittadini (qui l’approfondimento) punta molto sulla gestione partecipata del verde pubblico, con la realizzazione di orti urbani che fungano da naturale spazio di aggregazione sociale, affiancati ad attività ricreative, didattiche e turistiche, con la valorizzazione delle serre storiche, e produttive, attraverso l’insediamento di un polo botanico per la produzione orticola e vivaistica prettamente locale. Alcune attività sono meglio delineate in una mozione, presentata da Marianna Pederzolli (Lista Doria) e approvata a larga maggioranza dal Consiglio comunale a giugno 2013, in cui si fa esplicito riferimento all’assegnazione in comodato d’uso gratuito di alcune aree a progetti innovativi nel settore della green economy, della ricerca e della produzione agro-alimentare. Inoltre, si prevede la realizzazione di un Osservatorio del paesaggio rurale, con la regia delle facoltà umanistiche dell’Università e dell’Orto botanico, che funga da coordinatore e promotore di azioni di valorizzazione del patrimonio culturale, urbanistico e rurale della città, e si impegnano sindaco e giunta a inserire il complesso della Valletta Carbonara – San Nicola, una volta recuperato, all’interno dei percorsi museali del centro di Genova.

    «Proprio venerdì scorso – ci racconta Leoncini – abbiamo fatto un incontro all’assessorato all’Ambiente a cui ha partecipato anche il comitato Le Serre. Dal momento che l’area è passata fino a fine 2015 tutta al Comune dobbiamo iniziare a capire come far diventare da subito protagonisti i cittadini: certamente si può partire con una pulizia accurata degli spazi ma l’obiettivo è quello di giungere all’affido almeno di una parte del verde. Insomma, le cose si stanno muovendo e presto faremo un altro sopralluogo».

    «Finalmente riprende quel percorso partecipativo che speriamo ci permetta di entrare a pulire e zappare un po’ la terra veramente a breve» conferma Franco Montagnani del comitato “Le Serre”. «Dopo i primi passi della primavera scorsa, il confronto si era un po’ bloccato per dar modo al Comune di chiudere l’accordo con l’Istituto Brignole. Adesso possiamo tornare alla carica chiedendo l’affido della Valletta, in modo da poter iniziare a valorizzare questo bene pubblico insieme con altre associazioni. Anche perché oltre all’affitto fino a fine 2015 ci sono ipotesi concrete per il futuro diritto di superficie».

    Ci stiamo, dunque, avvicinando quantomeno a un primo riuso temporaneo (tema che tratteremo ampiamente nel prossimo numero della nostra rivista, Era Superba 57, in uscita l’1 dicembre) che, con tutta probabilità, potrebbe aprire le porte alla riqualificazione complessiva e definitiva di un’area che sarebbe malauguratamente dovuta diventare un parcheggio e che, grazie alla spinta dei cittadini, al sostegno del Municipio Centro Est e all’ascolto di Consiglio e Giunta comunali, sta per tornare in un certo qual modo alla sua vocazione naturale. Un esempio virtuoso che può servire da sprone per tante altre aree abbandonate o sottoutilizzate che in città, certo, non mancano.

     

    Simone D’Ambrosio

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  • Val Bisagno, riqualificazione ex Guglielmetti: modifiche al progetto, si va verso l’approvazione

    Val Bisagno, riqualificazione ex Guglielmetti: modifiche al progetto, si va verso l’approvazione

    progetto-coop-ex-guglielmettiIl processo di riconversione del Centro Coop Bisagno e la riqualificazione dell’ex officina Guglielmetti sembrano essere giunti agli ultimi passaggi prima dell’approvazione definitiva. L’area è stata acquistata interamente da Talea per una cifra attorno ai 26 milioni di euro allo scopo di realizzare un complesso alberghiero con torre alta 35 metri e un centro commerciale con annesso parcheggio sulla copertura, tra via Lungobisagno Dalmazia, piazzale Bligny e via Terpi (a pochi metri di distanza dal cantiere per la costruzione di un altro centro commerciale nell’area ex Italcementi, ndr).

    Era Superba aveva già illustrato nel dettaglio il progetto iniziale (qui l’approfondimento): un albergo a 3 stelle, con una struttura a torre per una superficie di 7.441 mq che dovrebbe occupare l’area tra l’ex Officina Guglielmetti e le concessionarie di automobili; un centro commerciale, con superficie di vendita pari 7.434 mq che dovrebbe essere sormontato da un parcheggio accessibile attraverso una vistosa rampa d’accesso elicoidale; una piastra di connessione tra il Centro Acquisti Val Bisagno e l’area Guglielmetti sulla cui superficie potrebbero trovare spazio un piccolo parco giochi e una piccola arena per circa 4.000 mq.

    ex-guglielmetti-progetto-amici-ponte-carregaI residenti della valle, con capofila gli Amici di Ponte Carrega, hanno fin da subito manifestato la propria contrarietà al progetto ritenuto troppo impattante sul territorio circostante soprattutto nella delineazione della torre alberghiera e del parcheggio. «A settembre abbiamo incontrato i vertici Coop per manifestare le nostre obiezioni – racconta Fabrizio Spiniello, portavoce del comitato – ma ci è stato risposto che il progetto presentato era l’unico realizzabile: l’albergo poteva avere solo quella forma e poteva essere messo solo in quel posto così come il parcheggio». Ma i cittadini non si sono arresi e hanno concretizzato la propria opposizione attraverso la presentazione di alcune osservazioni in Conferenza dei Servizi. E i rilievi non si sono rivelati così strampalati, tanto che la stessa Talea ha prodotto una variante al progetto accogliendo alcune delle istanze prevenute.

    Adesso la parola spetta nuovamente alla Conferenza dei Servizi. «Credo che dopo alcuni incontri in Municipio – spiega il vicesindaco e assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini – la variante progettuale vada incontro alle richieste del territorio. Non l’ho ancora vista nel dettaglio ma credo che fosse corretto e opportuno accogliere tutte le modifiche in meglio che possano rendere meno impattante l’albergo e il parcheggio».

    Ma i cittadini non sono ancora soddisfatti, in particolare per i volumi che si dovrebbero collocare davanti alla Chiesa di San Michele, a Ponte Carrega e al suo borgo. «Va detto chiaramente – ammette Spiniello – che nell’ultima revisione del progetto sono state recepite alcune delle nostre osservazioni ma secondo noi questo non può bastare. Va tracciato un solco tra passato e futuro. È come se si fosse dimenticata la storia del quartiere».

    Nonostante le migliorie proposte e messe nero su bianco (eliminazione della rampa elicoidale di accesso al parcheggio, abbassamento della torre alberghiera e presenza di una sala in cui insediare il teatro dell’Ortica) il progetto prevede ancora volumi piuttosto alti e grandi parcheggi in copertura: «Secondo noi – racconta il portavoce degli Amici di Ponte Carrega – si tratta di un utilizzo assai poco pregevole per un luogo così interessante e affacciato verso le colline del parco delle mura e dell’acquedotto storico».

    guglielmetti-molassanaEcco, allora, che gli stessi cittadini si sono fatti promotori di un progetto architettonico alternativo e sostenibile realizzato gratuitamente dallo Studio Gallarati Architetti. «Siamo riusciti a produrre un progetto alternativo che risponda alle stesse esigenze commerciali e di sviluppo edilizio di Coop – prosegue Spiniello – ma allo stesso tempo rispetti il tessuto urbano della Valbisagno. Concordiamo sul fatto che Coop debba rientrare di un investimento su un’area privata pagata 26 milioni di euro contro un valore reale di 8 ma chiediamo di rispettare anche i diritti dei cittadini e i principi etici di Coop stessa affinché il progetto non deturpi ulteriormente la vallata. Noi prendiamo il quartiere come centro del progetto mentre Coop è come se facesse atterrare un’astronave senza prendere in minima considerazione il contesto urbano».

    Nel “progetto popolare” vengono abbassate le volumetrie e mantenuto lo stesso numero di stanze per l’albergo (circa 150) ma vengono spostati gli ingombri, compresi quelli del parcheggio: viene, infatti, eliminata la copertura che potrebbe, invece, essere sfruttata per la nascita di un piccolo centro sportivo.  “A parte i casi limite di scelte urbanistiche completamente sbagliate  – spiegano le note dell’architetto Giacomo Gallarati, redattore della proposta alternativa – esiste sempre una soluzione alternativa, sostenibile e condivisa, rispetto ad un progetto architettonico di dubbia bontà. L’intervento è concepito come un grande oggetto fuori scala. La nostra proposta progettuale ribalta perciò l’impostazione di fondo del progetto Talea e assume il percorso storico come asse principale dell’intero intervento”.

    Si parte perciò dallo spazio principale di aggregazione: una piazza con un teatro, che con gli oneri di urbanizzazione richiesti a Talea (5 milioni di euro nel complesso, dei quali la metà in opere e l’altra metà in denaro) dovrebbe rappresentare la nuova sede del Teatro dell’Ortica. Da qui poi si accederà agli spazi pubblici e al centro commerciale. L’albergo viene spostato sull’asse del ponte Guglielmetti, ruotato perpendicolarmente al Bisagno e suddiviso in più edifici in modo da non costituire più una barriera alla percezione del paesaggio retrostante evitando così l’effetto “fuori scala”. Inoltre, grande centralità viene data al verde e agli spazi di socializzazione: “Il progetto Talea – si legge ancora nelle note – prevede solo un piccolo spazio verde all’aperto in copertura, accessibile quasi unicamente tramite le scale mobili del contro commerciale e perciò a servizio dei clienti e non dei cittadini. Come in un mall, l’intero complesso è strutturato sulla base di un accesso quasi esclusivo tramite automobile privata. Per non modificare superfici e destinazioni del progetto Talea, abbiamo mantenuto l’unitarietà del piano terra, a parcheggi, e del piano intermedio, con destinazione a centro commerciale, fruibile tramite percorsi coperti: il centro commerciale non costituisce più però l’elemento centrale dell’edificio, in quanto la nostra proposta prevede di realizzare in copertura un grande spazio pubblico urbano sopraelevato, collegato direttamente con il tessuto edilizio circostante tramite percorsi pedonali, scalinate aperte e ascensori pubblici e organizzato in vie, piazzette, giardini. Su di esso sono previste strutture leggere da destinare a piccoli esercizi commerciali, pubblici esercizi e spazi per società sportive, con l’intento di stimolare e rafforzare una vita di quartiere”.

    A dire il vero una piazza è presente anche nei disegni di Coop ma di concezione forse “un po’ troppo moderna”, come sostengono gli Amici di Ponte Carrega: «La piazza da loro ipotizzata si trova in mezzo al centro commerciale, lontano dalle case e dai percorsi pedonali utilizzati da tutti noi, lontano dal cuore pulsante del quartiere. Si tratterebbe di uno spazio raggiungibile solo in automobile che otterrebbe il solo risultato di svuotare ulteriormente i nostri veri spazi urbani che invece andrebbero riqualificati, come piazza Adriatico, o costruiti ex novo, come via Terpi».

    Il progetto promosso dagli abitanti del quartieri è fresco di realizzazione e non è ancora stato mostrato ai vertici Coop e all’amministrazione civica. Ma il vicesindaco Bernini punta a fare chiarezza fin da subito: «Coop ha accolto le giuste osservazioni dei cittadini e proposto una variante, ora però bisogna anche tenere presente i principi di sostenibilità economica del progetto per chi ha compiuto un importante investimento economico».

    «La cosa bella del nostro progetto – ribatte Fabrizio Spiniello – è che è nato tutto dal basso. Siamo stati noi cittadini che abbiamo detto che cosa avremmo voluto da questa riqualificazione e lo studio l’ha messo nero su bianco, gratuitamente. Si tratta di una proposta che muove da una filosofia più consona al terzo millennio, più europea e che concretizza il concetto di Smart City invece di farne solo tante parole come finora è stato fatto a Genova».

    Insomma, la Conferenza dei servizi, che deve ancora discutere la variante proposta da Talea, è chiamata a esprimere l’ultima parola, ma ascoltando la riflessione di Bernini la sensazione è che il progetto stia per imboccare la strada dell’approvazione definitiva e che per le rivendicazioni dei cittadini non ci sia ormai più molto spazio.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Villa Gentile, luci e ombre sulla concessione: il Comune risparmia, ma il giardino rimane chiuso

    Villa Gentile, luci e ombre sulla concessione: il Comune risparmia, ma il giardino rimane chiuso

    villa-gentile (16)Due anni per riaprire un cancello. Potrebbe essere sintetizzato così l’oggetto del contendere tra il Comitato cittadino Difesa di Sturla e la società Quadrifoglio che ha in gestione l’impianto sportivo di Villa Gentile con annessi alcuni spazi circostanti, tra cui i giardini pubblici che costeggiano la zona sud della pista di atletica. Ed è proprio la chiusura un po’ arbitraria di tre dei quattro accessi all’impianto ad aver scatenato i cittadini del quartiere che hanno raccolto oltre mille firme per chiederne la riapertura. I cancelli in questione sono quelli di via dei Mille e via Era che consentirebbero l’ingresso diretto ai giardini e che sono stati chiusi dalla società concessionaria del bene (vinto con gara pubblica nel 2011 e assegnato nel luglio 2012) per motivi di sicurezza, in attesa del completamento della riqualificazione dell’area.

    «Villa Gentile – ricorda l’assessore allo Sport, Pino Boero, introducendo il sopralluogo dei Consiglieri comunali alla struttura – è entrata pienamente nelle competenze del Comune dal primo aprile. Prima di quella data il complesso era di competenza di Sportingenova ma già da due anni erano sorti i problemi relativi alla gestione del giardino». Nel passato ciclo amministrativo, infatti, il presidente del Municipio IX Levante, Franco Carleo (all’epoca Pdl), aveva chiesto che all’interno del bando di concessione dell’impianto sportivo venisse aggiunto anche il giardino pubblico perché l’amministrazione non era in grado di farsi carico dei necessari interventi di manutenzione, pulizia e guardianaggio. «Nel momento in cui Quadrifoglio ha cominciato a bonificare le struttura – prosegue Boero – i cittadini si sarebbero aspettati l’apertura dei giardini anche da via Era e via dei Mille. Ma così al momento non è. E l’equivoco è nato dal fatto che si parla di un giardino pubblico all’interno di una struttura che è stata data in concessione. Da parte nostra – prosegue l’assessore – senza dover necessariamente arrivare a un contezioso legale che potrebbe rimettere in discussione non solo questo tipo di concessione ma quella di molti altri impianti sportivi cittadini, ci auguriamo che possa essere trovata al più presto una soluzione per restituire pienamente lo spazio al quartiere già a partire da questa estate».

    Secondo quanto previsto dal progetto risalente al 2011 i giardini dovrebbero essere organizzati in modo tale da ospitare bambini, ragazzi e anziani offrendo diversi servizi. “Ogni intervento – è specificato nei documenti – tende a essere il meno invasivo possibile, sfruttando le strutture e le pavimentazioni già esistenti. Il chiosco bar in struttura prefabbricata sarà posato su una delle piazzette preesistenti. Lo spazio verde intorno viene utilizzato per posizionare tavoli e sedie. Una porzione di prato è destinata alla realizzazione di una pista di bocciofila […] il resto delle aree verdi sono destinate ai bambini”. Inoltre, viene previsto l’allestimento di pareti attrezzate per l’arrampicata sportiva sui muri di cemento armato che già delimitano gli spazi della struttura. Una serie di interventi ben dettagliata ma non particolarmente complessa che la stessa società Quadrifoglio annunciava nel 2012 sul proprio sito parlando di “un aspetto innovativo” che si sarebbe aggiunto al progetto di riqualificazione di Villa Gentile. “Unitamente all’impianto sportivo – si legge in un lungo comunicato stampa risalente al marzo di due anni fa – viene assegnato anche il parco pubblico contiguo alla pista di atletica, con il precipuo scopo di riqualificare tale spazio sia da un punto di vista ambientale, ma soprattutto sul piano sociale e umano. Lo spazio del giardino pubblico, nel nostro progetto di gestione, diventerà un tutt’uno con la pista da cui sarà direttamente accessibile”.

    Un’intenzione che al momento sembra essere rimasta solo sulla carta. Vero è che i giardini sono stati ripuliti – anche se gli alberi dal fusto più alto avrebbero necessità ancora di qualche cura – ma la chiusura dei tre accessi diretti rendono la zona sostanzialmente inarrivabile. Secondo i residenti, addirittura chi prova a passare dall’unico ingresso sul fronte opposto della struttura per raggiungere il parco pubblico verrebbe bloccato per non intralciare gli allenamenti sulla pista che, per forza di cose, deve essere costeggiata. Quadrifoglio, invece, sostiene che l’accesso sia libero e motiva la chiusura degli atri tre cancelli per questioni di sicurezza.

    La verità, come spesso accade, probabilmente sta nel mezzo. Il parco sarebbe anche aperto ma nessuno ci va perché il percorso per raggiungerlo dissuaderebbe anche i più volenterosi. Un residente in piazza Sturla, infatti, dovrebbe risalire tutta via Era, entrare dall’ingresso atleti e costeggiare un’intera corsia della pista prima di giungere ai giardini: risultato, poco meno di un chilometro di percorso. «Questi accessi sono stati chiusispiegano i responsabili di Quadrifoglioperché nonostante i quattro dipendenti che abbiamo a servizio della struttura non riusciamo a tenere sotto controllo l’ingresso ai giardini dal momento che non sono nettamente separati dalla pista». In realtà, una barriera di separazione tra la pista di atletica e gli spazi pubblici, seppur naturale, in origine esisteva: si trattava di un aiuola alta circa 2 metri, con alcuni pitosfori che la società concessionaria del bene ha asportato assieme alla recinzione che teneva in piedi il verde. L’intervento, che non è ancora chiaro se sia stato autorizzato o meno dagli uffici comunali, è stato compiuto proprio con l’intenzione di creare continuità tra i due spazi e, a livello progettuale, prevedrebbe l’installazione di due rampe di collegamento tra i giardini e la pista in modo da creare, da un lato, un anello esterno per il riscaldamento degli atleti, dall’altro, un accesso immediato e sicuro al parco che attualmente è possibile solo scavalcando un muretto che, nella parte più bassa è comunque meno esteso di un gradino.

    «Avevamo anche già stanziato le somme per farci carico noi della realizzazione di quest’opera – spiega l’assessore municipale Michele Raffaelli – ma la società ha nicchiato. Ora però non è più possibile aspettare. Bisogna aprire anche i cancelli chiusi affinché si possa godere dell’impianto e del giardino in maniera adeguata e in sicurezza. In una prima fase di sperimentazione, finché non si realizza la passerella e non viene ripristinata la rete di suddivisione degli spazi, possiamo anche aprire il giardino solo negli orari di servizio dell’impianto sportivo. Poi, eventualmente, apporteremo i necessari correttivi». In proposito, il Municipio sta cercando anche di chiudere un accordo con i Carabinieri in pensione per assicurare un servizio di presidio anche nelle ore più scomode.

    villa-gentile-sport-atleticaQuadrifoglio, però, ritiene che a fronte dei contributi elargiti da Tursi (27500 euro il primo anno, fino a un massimo di 40 mila euro all’anno per tutta la restante durata della concessione che scade a giugno 2029 e richiede un canone irrisorio di 2240 euro ogni 12 mesi) e degli investimenti sostenuti dalla società (nel 2012 si parlava di 350 mila euro) l’onere di sorveglianza anche sul giardino sia eccessivo e, soprattutto, che il contratto non sia così chiaro sulla necessità che l’area verde resti di funzione pubblica.

    La società si è resa in ogni caso disponibile a restituire i giardini al Comune, che grazie alla concessione risparmia circa 650 mila euro all’anno rispetto a quando Villa Gentile era gestita direttamente da Sportingenova: «Siamo assolutamente convinti che la cittadinanza debba avere il miglior servizio possibile – affermano i concessionari – e se questo non potessimo assicurarlo noi è corretto che il Comune si riprenda i giardini e ci scarichi però della parte di manutenzione che è comunque faticosa e onerosa». Una situazione che se si dovesse verificare porterebbe, però, inevitabilmente all’aumento del canone a carico di Quadrifoglio o quantomeno alla diminuzione dei contributi pubblici.

    Gestione degli impianti sportivi comunali >> l’approfondimento

    La questione ora verrà approfondita dall’avvocatura e dagli uffici tecnici del Comune e la speranza è che nel giro di un mese possa essere riconvocata una Commissione che possa dirimere definitivamente tutti i nodi.

    Altro aspetto che interessa direttamente i giardini e per cui è assolutamente necessario il ripristino di una condizione di sicurezza riguarda le vie di fuga dei quattro istituti scolastici che si affacciano su Villa Gentile. Nel piano di evacuazione originale, infatti, è prevista proprio il deflusso di alunni, docenti e personale attraverso i giardini ed eventualmente l’impianto sportivo. Attualmente bambini e ragazzi, invece, devono trovare rifugio nei locali della parrocchia situata sul lato opposto della strada, con un possibile rischio per l’attraversamento. Secondo quanto assicurato dal Municipio, questo capitolo dovrebbe essere sistemato entro l’estate: «È già tutto pronto per predisporre due maniglioni antipanico che verranno bloccati e sbloccati dal personale scolastico alla sera e al mattino – dice Raffaelli –  ma per consentire il deflusso prima nel giardino e poi nel campo è necessario che Quadrifoglio metta in sicurezza tutto il percorso, magari ripristinando la recinzione che è stata rimossa».

    Ma la contesa tra cittadini e Quadrifoglio non riguarda solo il giardino. C’è, infatti, un altro punto delicato che necessita di un intervento dell’avvocatura di Tursi e interessa la gestione di un parcheggio pubblico lungo via Era anch’esso inserito tra i beni previsti dalla concessione. In passato, questa ventina di stalli era utilizzata sia come parcheggio del campo e punto sopraelevato di osservazione nelle giornate di gara sia dai residenti del quartiere. Adesso lo spazio è stato privatizzato, chiuso con apposito cancello e affittato ai palazzi circostanti: un introito sicuramente prezioso per i concessionari, resta da capire però quanto legittimo.

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Silos Bosco Pelato, San Fruttuoso: a breve l’ok del Comune, ma conviene ancora costruire?

    Silos Bosco Pelato, San Fruttuoso: a breve l’ok del Comune, ma conviene ancora costruire?

    san fruttuoso 3Nuova puntata nella pluriennale storia del silos di Bosco Pelato, quel piccolo polmone verde tra piazza Solari e via Amarena, sopravvissuto alla speculazione edilizia degli anni ’60 e che i proprietari della Fondazione Contubernio D’Albertis vorrebbero monetizzare attraverso la realizzazione di un multiparcheggio. Il progetto risale a 7 anni fa ma fu bloccato da una sospensiva alla concessione per la costruzione da parte dell’Amministrazione, anche grazie all’attivismo del Comitato per la protezione di Bosco Pelato da sempre contrario allo sbancamento della collina. A fine gennaio, inoltre, la proprietà aveva ricevuto da parte degli uffici comunali un pre-avviso di diniego all’autorizzazione per la costruzione qualora non fosse stata prevista una riduzione di volumi.

    «Gli uffici comunali – spiega Luca Motosso rappresentate del Comitato – non si erano accorti o avevano fatto finta di non accorgersi che anche il piano urbanistico precedente non avrebbe consentito la realizzazione di un silos con 5 piani seminterrati. Un cavillo, se così vogliamo definirlo, che avrebbe consentito a Tursi di bloccare definitivamente l’opera senza pagare un euro di danno». E così probabilmente sarebbe stato se non fosse arrivata la variante che riduce il silos di un piano e diminuisce i box da 152 a 123. «In realtà, la D’Albertis aveva presentato ricorso al Tar contro il Comune perché non concedeva il permesso a costruire ma la stessa proprietà aveva due volte chiesto in udienza il rinvio prendendo tempo fino a gennaio, quando il Comune ha inviato il pre-avviso di diniego». A quel punto il ricorso al Tar è stato ritirato ed è stata presentata la variante.

    san fruttuoso 2Ma le criticità secondo i cittadini sono sostanzialmente invariate e riguardano soprattutto le problematiche idrogeologiche e la sicurezza per i bambini di due scuole che sorgono nelle immediate vicinanze. «Abbiamo presentato le nostre osservazioni anche al nuovo progetto – prosegue Motosso – perché secondo noi il progetto iniziale eccedeva quanto previsto dalla norma per ben due piani e non uno solo. Inoltre, riteniamo anche di non essere in presenza di una variante ma di un vero e proprio nuovo progetto per cui dovrebbe essere necessario ricominciare l’iter in Giunta, Commissione e Consiglio e non limitarsi solamente al nulla osta degli uffici comunali. Infine, sarebbe opportuno verificare al meglio la convenzione in essere tra pubblico e privato perché a nostro avviso non può essere considerata valida benché firmata».

    Dal punto di vista idrogeologico, invece, il Comitato sostiene di aver evidenziato un rivo sotterraneo non mappato ma rilevato da studi privati commissionati a professionisti del settore per cui gli stessi cittadini si sono autotassati. «Il vicesindaco dice che problemi non ce ne sono ma non ce ne saranno fino a che non dovesse succedere qualche disastro».

    Bernini, dal canto suo, risponde che le analisi realizzate hanno tutt’al più evidenziato la presenza di una falda acquifera che, tuttavia, con la realizzazione del silos verrebbe tranquillamente messa in sicurezza.

    «Se negli anni le costruzioni della zona hanno deviato il corso d’acqua che abbiamo rilevato – controbatte Motosso – non è possibile saperlo con certezza, ma non è neanche possibile sapere con certezza che questo corso d’acqua non esista più. Almeno finché non ci metteranno nero su bianco le controprove anche perché nel passato, in occasioni di forti piogge, la presenza di un rivo sotterraneo era testimoniata da frequenti allagamenti della zona che hanno comportato alcune modifiche alla pendenza della stessa».

    La questione Bosco Pelato in Consiglio comunale: conviene costruire?

    palazzo-tursi-sindaco-doria-gonfalone-DIeri la questione è approdata nuovamente in Consiglio comunale, attraverso un duplice articolo 54 dei consiglieri Guido Grillo (Pdl) e Pierclaudio Brasesco (Lista Doria) che hanno chiesto chiarimenti al vicesindaco in merito al nuovo progetto del silos che sembrerebbe essere comunque meno invasivo.  «La parola fine al percorso di questo progetto non può ancora essere posta – ha risposto il vicesindaco Stefano Bernini – perché gli uffici stanno valutando la variante presentata dalla proprietà. La convenzione è già stata firmata e dunque il progetto dovrebbe tornare in Giunta e in Consiglio solo se le modifiche proposte non stessero dentro le normative generali che riguardano l’edilizia privata. È evidente che se non esistono elementi certi per il rigetto, un eventuale mancato accoglimento della variante potrebbe far insorgere una causa legale».

    La sensazione che emerge dalle parole del vicesindaco è, dunque, che il via libera da parte degli uffici tecnici non possa più essere rimandato, anche perché in caso contrario la controparte avrebbe gioco facile in un eventuale ricorso al Tar. Ma il Comitato per la protezione di Bosco Pelato ha ancora una speranza, neppure troppo flebile, ovvero che non si trovi più chi sia disposto a costruire il silos. Secondo quanto riportato dallo stesso Bernini, infatti, sono state ritirate le fidejussioni inizialmente presentate dalla proprietà per la costruzione e, al momento, sembrano non esserci altri soggetti in grado di presentare le necessarie garanzie economiche per procedere ai lavori. In effetti, nei setti anni che sono passati dall’ideazione del progetto ad oggi il prezzo di mercato per i box auto è crollato vertiginosamente come hanno mostrato anche altre situazioni cittadine (via Montezovetto, su tutte) e non è detto che il silos di Bosco Pelato sia più un intervento economicamente sostenibile per un privato.

    Simone D’Ambrosio

  • Dinegro, mercato comunale: un park orario per rilanciare le attività autogestito dai cittadini

    Dinegro, mercato comunale: un park orario per rilanciare le attività autogestito dai cittadini

    mercato-comunale-dinegroDinegro, una zona “critica” della città, nella duplice accezione del termine: sia perché di importanza fondamentale come snodo viario, ingresso nel cuore della città e arteria di scorrimento del traffico; sia in quanto presenta varie criticità. Ci eravamo stati tempo fa nel corso di una puntata di #EraOnTheRoad e subito si era presentato il problema del cantiere di Via Buozzi, fermo da quando la ditta appaltatrice, la Carena S.p.A., ha presentato in tribunale la domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo. A pochi passi, anche la bella Villa Rosazza, attuale sede di Casa America, il cui parco è in via di ristrutturazione: qui i cittadini hanno avanzato la proposta di gestire gli spazi e aprirli alla cittadinanza, grazie al coinvolgimento volontario di Protezione Civile, CAI, ANPI, scuole, per la manutenzione del parco e l’apertura dei locali interni.

    Vicino a Villa Rosazza, il mercato coperto di Dinegro. Si tratta di una struttura in stile liberty progettata negli anni ’20, che negli anni ha rappresentato un punto di aggregazione, incontro e scambio per il quartiere. La sua funzione è rimasta importante nel tempo e la sua centralità è stata mantenuta fino a qualche decennio fa: poi il mercato ha piano piano perso appeal a causa dei cambiamenti urbanistici e degli stravolgimenti del quartiere. Ad esempio, l’allargamento di Via Buozzi, lo snodo di Via Venezia e le modifiche alla viabilità, per cui la zona è diventata sempre di più di scorrimento e la sosta è stata resa difficile. 

    In particolare, per quanto riguarda il mercato, per risolvere la criticità della sosta proibitiva, il comitato dei cittadini della zona ha pensato a una soluzione. L’idea, ci raccontano,  è quella di creare un park a rotazione di un’ora, a servizio della zona.

    degrado-dinegroLa portavoce, Aurora Mangano: «A ridosso del mercato c’è un area dismessa, di proprietà di Ansaldo Sts. Oggi qui restano solo capannoni in disuso; per questo abbiamo pensato di offrirci volontari per arginare il degrado e ripulire la zona. Vorremmo poi adibirla a parcheggio per gli utenti del mercato, con la collaborazione dei negozianti della zona. Anche il gestore della pompa di benzina lì di fronte si è offerto di garantire l’apertura e la chiusura, e svolgere attività di sorveglianza. Non chiediamo niente di strano: solo di aprire l’area, oggi inaccessibile: poi penseremo noi a renderla agibile, senza chiedere niente a Tursi».

    di-negroL’intervento proposto dai cittadini permetterebbe di rivalutare una struttura che sembra essere stata progressivamente dimenticata dall’amministrazione comunale. Questa aveva proposto qualche anno fa un progetto di ristrutturazione, che preveda tra le altre cose la ricostruzione del tetto pericolante. Il Comune di Genova all’epoca permetteva agli operatori di acquisire il diritto di superficie e appropriarsi degli spazi, previo retribuzione di un cifra che pare fosse attorno ai 500 mila euro; inoltre, essi avrebbero dovuto finanziare anche gli interventi di ristrutturazione. Come vantaggio, avrebbero ottenuto quindi la concessione per l’esercizio della loro attività all’interno del mercato, anche se – racconta Mangano – questa era piuttosto impegnativa: per riassorbire quell’investimento ingente sarebbe servito un tempo troppo lungo. Insomma, la convenienza non c’era. Per questo il progetto è naufragato.

    Oggi restano l’incertezza per gli operatori, sempre più banchi vuoti, le condizioni inadeguate, la stasi del Comune. «Il progetto si inseriva all’interno di una tendenza avviata qualche anno fa e che ha trovato espressione nel mercato Orientale, Sarzano e Carmine», commenta l’assessore comunale allo sviluppo economico Francesco Oddone. «Qui si è passati a una forma di gestione autonoma, svincolata da Tursi e in mano agli operatori, riuniti in un consorzio. Anni fa era stato avviato un iter in questo senso anche per Dinegro, ma gli operatori – già riuniti in un consorzio che ha proposto un protocollo d’intesa col Comune – hanno poi fatto un passo indietro perché per loro non è il momento di affrontare un investimento del genere, data la crisi economica e dei consumi. Da parte mia, se si sentissero pronti di fare passi avanti in questo senso, ci sarebbe totale disponibilità: sono favorevole a questo tipo di impostazione, che nel caso di Dinegro sarebbe ancora più necessaria. Qui, esiste una bella struttura con molte potenzialità, ma usurata nel corso del tempo. Quando anni fa c’erano le risorse, non sono stati fatti gli interventi; oggi che si vorrebbero fare gli interventi per rendere efficienti e attrattive le strutture, mancano totalmente le risorse. La struttura di Dinegro oggi non regge più, né economicamente, né strutturalmente: stiamo pensando a un progetto di restyling ma le risorse sono troppo poche e ora non possiamo procedere».

    Elettra Antognetti

  • San Bernardo, l’esperienza QuiC: rete di volontari per il Centro Storico

    San Bernardo, l’esperienza QuiC: rete di volontari per il Centro Storico

    centro-storico-vicoli-chiesa-san-donato-d7Vi avevamo già parlato di QuiC – Quartiere in Cantiere, nato su iniziativa di cittadini, negozianti e associazioni attive in Via San Bernardo nel centro storico di Genova, allo scopo di migliorare il quartiere, spesso percepito come pericoloso, rumoroso e da un po’ di tempo anche in crisi, stando al numero degli esercizi che chiudono. Durante il sopralluogo di #EraOnTheRoad nella zona di San Bernardo, siamo andati a parlare con uno dei membri più attivi del QuiC, Domenico De Simone, anche segretario del Ce.Sto (associazione attiva da trent’anni per il miglioramento delle condizioni del centro storico). Domenico ci ha raccontato la storia del comitato: come è nato, cosa ha fatto in questi anni, cosa farà a breve per il quartiere. Questo è un momento di “remi in barca”, ma il QuiC si prepara a un ritorno…

     

    Quic San Bernardo: che cos’è e cosa fa

    Si tratta di un’esperienza nata più di due anni fa, nel settembre 2011. La sua genesi è legata alla nascita della casa di quartiere GhettUp, in molti si sono rivolti alla casa di quartiere del Ghetto chiedendo di trasportare questa esperienza di aggregazione anche in Via San Bernardo, dove c’erano problemi di convivenza legati soprattutto alle ore notturne, a cui faceva fronte, però, anche una scarsa attività diurna, con la sistematica chiusura degli esercizi commerciali. Per questo, un gruppo di volontari fra associazioni, residenti e negozianti hanno deciso di riunirsi e dare avvio al QuiC. A questa avventura hanno voluto partecipare anche altre realtà che già avevano aderito a GhettUp, come i volontari della Associazione San Marcellino, che hanno avviato un percorso di mediazione comunitaria (qui l’approfondimento di Era Superba), valido supporto teorico, intellettuale, culturale.

    Ma qual è stato il percorso di QuiC in questi primi anni di attività e quali risultati ha raggiunto? Domenico De Simone racconta: «Un percorso intenso, con tante iniziative: dall’inizio del 2012 abbiamo organizzato una giornata di baratto del “regalo inutile” di Natale; poi nel luglio è stata la volta dei commercianti: i cittadini sono stati chiamati a votare il loro esercente preferito della zona. Inoltre, abbiamo seguito le attività di San Marcellino nell’ambito della mediazione culturale in un progetto con i quartieri di Certosa, Sampierdarena, San Bernardo, Piazzale Adriatico (che ha coinvolto anche la Fondazione Cultura di Palazzo Ducale). Nel 2013, c’è stata la marcia assieme alla ex Latteria Occupata per i locali sfitti del centro storico. Inoltre, ci siamo dedicati a incontri e workshop con le altre associazioni di zona, e ora stiamo lavorando in questo senso».

     

    I progetti per il futuro: creare una rete con le associazioni di zona

    Chiesa S.DonatoOggi QuiC è ancora un’associazione nascente, che non ha formalizzato la sua esistenza e non è registrata ufficialmente. Raccontano i volontari: «Stiamo lavorando sia all’interno del gruppo che all’esterno, cercando di darci uno statuto e un organismo direttivo. Ora, la nostra presidente è Carola Giordano, attiva residente di Via San Bernardo. Siamo un gruppo variegato: con noi, anche la signora Laura, ultra-ottantenne che ama il suo quartiere e che ha molta voglia di fare». Inoltre, QuiC collabora, oltre che con Ce.Sto e San Marcellino, anche con il Gruppo Donne di Via San Bernardo, BalGaSar (l’unione dei genitori dei bambini delle scuole Baliano, Garaventa, Sarzano), CIV San Bernardo, Assest, commercianti e tutti i volenterosi amanti del quartiere che desiderano aderire. Adesso, a quanto dicono i membri stessi, il gruppo sta attraversando un periodo di stallo. Al calo dell’attività, fa fronte un ripensamento organizzativo: l’obiettivo è fare rete con tutte le altre realtà di zona, dalla ex Latteria Occupata, a Giardini Luzzati, Giardini di Plastica e Giardini Liberi di Babilonia. Come una “cellula dormiente”, ora QuiC segue le attività degli altri, partecipando e collaborando senza tirarsi indietro.

    «In tre parole, QuiC è “prendersi cura di”: vogliamo trovare un minimo comun denominatore tra tutti gli operatori sociali della zona e vorremmo essere accomunati dall’idea dell’”aver cura” di aspetti materiali, culturali, sociali, educativi in stato di abbandono, ciascuno secondo le proprie competenze. Abbiamo le stesse finalità, ma approcci diversi. Oggi la zona è animata da un lato da realtà che si battono per il bene del quartiere con atteggiamenti “rivoltosi”, dall’altro da gruppi “legalitari”. Noi vorremmo diventare cerniera tra questi due aspetti e farli dialogare: dobbiamo dare una risposta tutti insieme».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Puc, Tursi risponde alla VAS: le osservazioni di cittadini e comitati

    Puc, Tursi risponde alla VAS: le osservazioni di cittadini e comitati

    carignano-madre-di -dio-case-abitazioni-DICome abbiamo già scritto non più di poche settimane fa – su queste pagine e nell’ultimo numero (pag 11) della nostra rivista – l’iter per l’approvazione definitiva del nuovo Piano Urbanistico Comunale entra nella fase cruciale. È prevista tra fine gennaio e inizio febbraio la delibera del Consiglio comunale che approverà le controdeduzioni alla VAS (Valutazione Ambientale Strategica) presentata dalla Regione Liguria che, pur emettendo un parere finale non negativo, ha espresso una serie di rilievi sul progetto preliminare del PUC (qui il pdf della delibera di Giunta del 10 dicembre 2013 con tutta la documentazione relativa alla VAS e alle controdeduzioni di Tursi in attesa dell’approvazione definitiva del Consiglio).

    Domani (martedì 14 gennaio) i cittadini, le associazioni, le reti e i comitati (oltre 50 realtà del territorio, 40.000 persone) raggruppati nel Forum Salviamo il Paesaggio (qui l’approfondimento di Era Superba) –  i quali hanno presentato agli uffici comunali numerose osservazioni scritte al PUC e organizzato/partecipato attivamente a incontri e audizioni sul tema – consegnano al sindaco Marco Doria le firme simboliche, raccolte in poche settimane, per richiedere udienza e considerazione in merito alle osservazioni sul nuovo piano presentate agli uffici comunali. “Chiediamo che venga dato spazio e forza alle richieste di gran parte della città”, si legge nella nota stampa. “Stop al consumo del territorio. Il nuovo PUC prevede 8,5 mln di mq di aree edificabili (pari a circa 1200 campi di calcio), e nuovi residenti pari a circa 30.000 persone, a fronte di una diminuzione dei residenti negli ultimi 11 anni (di più del 4%) e di circa 15.000 case vuote. Ci chiediamo quale sia la logica.” Senza contare la raccolta online, le firme “cartacee” raccolte raggiungerebbero le 2300 unità.

    La rete di realtà cittadine, che ha quindi come obiettivo principale lo stop a nuove costruzioni e l’incentivo all’insediamento di nuove aree agricole (vedi dossier) e che segue con attenzione l’iter di approvazione del nuovo PUC, punta il dito su un passaggio significativo nell’ambito delle controdeduzioni alla VAS che riguarda la questione della tutela delle aree oltre la linea verde (limite di edificabilità a monte), per perseguire l’obiettivo – dichiarato nel Piano urbanistico – di rilancio e valorizzazione delle attività agricole produttive:  “[…]Sulle aree edificabili è pressoché impossibile insediare nuove attività agricole, e negli ultimi 50 anni si è visto che l’indice di edificabilità non contrasta, anzi favorisce, l’abbandono. Alle indicazioni del Parere prescrittivo della regione sulla VAS “oltre la linea verde si possa costruire solo per fini agricoli, ove necessario” la giunta comunale ritiene di ottemperare proponendo una revisione della cartografia, restringendo le aree agricole (AR-PA) a favore delle aree “di presidio ambientale” (AR-PR), ove può costruire chiunque, aprendo a teorici 336mila metri quadrati di villette”.

     

  • Prà, ex stazione e parco Dapelo: rimane soltanto il degrado

    Prà, ex stazione e parco Dapelo: rimane soltanto il degrado

    cantiere-stazione-praPrà è un quartiere sui generis e ancora in divenire. Dopo la creazione del porto commerciale a discapito delle spiagge che attiravano turisti da tutto il nord Italia soprattutto negli anni ’50 e ’60, la sua fisionomia è mutata radicalmente e ancora oggi i praini ne pagano lo scotto. I progetti del POR-Fesr Prà Marina di questi ultimi anni per il rilancio della zona si sono sviluppati con andamento variabile e incerto nel corso di tre amministrazioni fascia-rispetto-pradifferenti, dalla giunta Pericu all’attuale Doria, e oggi restano tante perplessità: la Fascia di Rispetto attualmente risponde alle iniziali aspettative di cittadini e amministrazione? La risposta è no.

    Nel corso di #EraOnTheRoad abbiamo visitato il quartiere e abbiamo parlato con cittadini, associazioni e rappresentanti politici. In questo articolo ci concentriamo in particolare su due aree della Fascia di Rispetto: Parco Dapelo ed ex stazione ferroviaria.

    Quella che sarebbe dovuta essere una zona di “respiro” tra città e porto, dotata di strutture per il divertimento, lo sport, il relax, è oggi perlopiù nel degrado. La parte a Levante è occupata abusivamente da quattro anni da una quindicina di famiglie (in totale 30 – 40 persone) che hanno insediato lì le loro baraccopoli. Il tutto, con ripercussioni anche sulla vivibilità nel quartiere. Ad ascoltare i racconti dei cittadini, gli occupanti si aggirerebbero nel centro cittadino, non senza causare disagi: «Li vediamo ancora fare i loro bisogni in strada, anche dopo che Piazza Sciesa è stata dotata di un vespasiano, e avvertiamo tensioni sociali». Non a caso, poche settimane fa CIV e Comitato per Prà hanno presentato alla procura oltre 500 esposti per lo sgombero, ma finora non sono arrivate risposte.

     

    Parco Dapelo

    parco-dapelo-praAnche la parte più a Ponente della Fascia di Rispetto, seppur in stato migliore, presenta non poche contraddizioni: se il polo sportivo (campo da calcio, piscina, centro remiero) funziona e attira ogni giorno sportivi e cittadini, la zona occupata dal Parco Dapelo, di proprietà comunale, è invece l’emblema di un’operazione di riqualificazione fallita: nato nel 2001, è stato pensato per essere il polmone verde del quartiere, sul modello nerviese (con palme provenienti dalla dotazione di Euroflora 2001), con spazio giochi e teatro all’aperto per coinvolgere la cittadinanza in manifestazioni e concerti. Oggi, le palme -secche- sono da sostituire e dei sei pioppi originari due sono crollati una settimana fa, mentre gli altri quattro dovrebbero essere abbattuti, con procedure lunghe e costose. La scarsa cura dei 30 mila mq, con le erbacce che superano in altezza le panchine e la poca illuminazione, lo rendono poco frequentato.

    La manutenzione del parco è stata affidata dal Comune all’associazione Prà Viva, gruppo sociale senza scopo di lucro che registra la partecipazione di oltre mille cittadini e riunisce in sé oltre 15 Associazioni differenti, e nel cui Consiglio Direttivo sono stati insediati soggetti (3, dei 7 totali) nominati direttamente dal Comune di Genova. La missione di Prà Viva è la gestione di tutti i servizi pubblici, impianti sportivi, parcheggi, aree e immobili, spazi verdi, attività commerciali esistenti e previste sulla Fascia di Rispetto. Dal 2004-2005, considerate soprattutto le difficoltà dell’associazione nel garantire da sola il decoro, Prà Viva ha sottoscritto un accordo con Aster, per cui i due soggetti collaborano nella gestione degli 80 mila mq totali, con Prà Viva che versa ad Aster circa 40 mila euro l’anno, impianti esclusi: spesa insostenibile per l’associazione, che è attualmente alla ricerca di soluzioni diverse. Racconta il presidente Ginetto Parodi: «Vorremmo optare per una formula in cui i costi sono gestiti dall’Amministrazione. Noi diventiamo “sponsor” di Aster e gestiamo le aree di pertinenza limitrofe al nostro circolo, mentre loro si occupano del restante. Per noi è un impegno troppo grande, sono aree pubbliche e non c’è ritorno economico».

    Continua Parodi: «Impensabile per noi pensare di farci carico di un onere di questa portata, il Comune delega a noi ma noi non abbiamo i mezzi per gestire la “cosa pubblica”. Chiediamo ai cittadini di Prà di collaborare: creare gruppi di aggregazione è sì indice di una città viva e che vuole cambiare, ma nel nostro quartiere ce ne sono tanti e spesso il rischio è quello di disperdere le forze. Meglio stare uniti».

    Il parco Dapelo e le restanti porzioni della Fascia di Rispetto dovrebbero essere il simbolo della rinascita del quartiere, sui progetti si è investito molto anche in termini di promozione, invece la realtà dei fatti sottolinea impietosa gli errori di valutazione commessi dalle amministrazioni, a partire dall’affidare la gestione di un’area così vasta e delicata ad un soggetto che non avrebbe mai potuto avere le spalle abbastanza grosse per sostenerne il peso.

     

    Ex stazione ferroviaria

    Ex stazione Ferroviaria Genova PràSempre davanti all’impianto sportivo, ecco il vecchio sedime ferroviario, ora smantellato ma mai rimosso, con tracce di amianto. Di questo, solo una parte è stata trasformata in parcheggio provvisorio, ad uso degli utenti degli impianti. La vecchia stazione, invece, fa parte degli interventi del POR 2007-2013: erano stati stanziati finanziamenti dall’Unione Europea per la creazione di un mercato a Km 0, per l’integrazione del centro abitato con la Fascia di Rispetto, ma finora nulla è stato fatto. Al posto di quest’ultimo, racconta Nicola Montese del Comitato per Prà, al sabato mattina ci sono due banchi di Coldiretti, ma non sono sufficienti a sostituire il progetto iniziale. Nuova, invece, l’altra stazione di Prà, quella più a mare: aperta dal 2006, lo stesso Montese avanza l’ipotesi che l’architettura così imponente sia stata voluta solo “per riempire” gli oltre 6 km di fascia di rispetto, troppo “vuoti”. E poi? Null’altro: si attende di vedere se verrà realizzata la modifica alla viabilità della Via Aurelia entro il 2015 (concessa una proroga di due anni), con i fondi stanziati per il POR, altrimenti ci sarà la revoca dei finanziamenti. Anche qui il Comitato mostra perplessità. Quello che doveva essere un percorso “partecipato”, che coinvolgeva Amministrazione e cittadini, per molti operatori (come ad esempio Comitato per Prà e Associazione Per il Ponente) si è rivelato un percorso “a senso unico” e partecipato solo nominalmente. Mentre i cittadini avrebbero preferito la trasformazione di Via Aurelia in una strada a due corsie a scorrimento lento (30 Km/h, con agevolazioni per il traffico ciclabile a limitazioni per quello automobilistico), con la creazione di una nuova strada a scorrimento veloce più lontana dal centro abitato (lungo l’ex sedime ferroviario), l’Amministrazione ha dato il via libera a una soluzione che prevede il raddoppiamento delle corsie sulla Via Aurelia, senza limitazioni di velocità. Cosa che, a detta dei comitati, non fa che allontanare la Fascia di Rispetto dal centro commerciale del quartiere (Via Fusinato) e non integrare le due realtà.

    Nicola Montese racconta: «Avevamo tutto, non abbiamo più niente: ci hanno portato via la nostra identità, promettendoci un risarcimento mai arrivato. Storicamente questa era una delle località turistiche più ambite della riviera ligure (la Nervi o la Camogli di Ponente come ricorda una vecchia canzone popolare “Sabbo a Camoggi e dumenega a Prà”, n.d.r.). Poi, la frattura: dagli anni ’70-’80, le spiagge – prima fonte di occupazione, di reddito e parte dell’identità locale – sono state smantellate per far posto all’insediamento del porto merci con la prospettiva di 5 mila posti di lavoro per i cittadini di Prà (i posti sono stati poi mille, di cui solo 26 sono praini). Per “risarcire” gli abitanti della perdita, prima è arrivata la Fascia di Rispetto e poi il progetto di creazione di una “grande Prà”, invece siamo nel degrado assoluto. Proviamo a interagire da tempo con un Municipio inesistente e un Comune che pensa di poter nascondere qui tutto il “marcio”. Abbiamo creato un Comitato senza bandiere politiche per rivendicare quel che ci spetta e dare voce a quelle persone che hanno così paura di vivere nel loro quartiere, che non denunciano nemmeno più i crimini: dopo l’arrivo delle baraccopoli, i furti risultavano diminuiti».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • Centro storico: corteo di Associazioni e Comitati contro il degrado

    Centro storico: corteo di Associazioni e Comitati contro il degrado

    Via San Lorenzo, GenovaQuali sono i “mali” del centro storico genovese? Nonostante la ventennale operazione di riqualificazione di Piazza delle Erbe, Sarzano, Sant’Agostino, San Bernardo e limitrofe, e mentre sono in corso vari progetti per il recupero di Pré e della Maddalena, un gruppo di abitanti del centro storico lamenta il fatto che, nonostante le misure intraprese, le problematiche siano rimaste le stesse del passato, e che anzi in molti casi si siano aggravate col passare del tempo. Solito “mugugno” o situazione reale? Le opinioni centro-storico-vicoli-piazza-delle-erbe-d2sono certo contrastanti, ma di fatto il disagio vissuto dai cittadini li ha spinti a prendere l’iniziativa: è prevista per domani martedì 12 novembre, la manifestazione organizzata dalle Assemblee dei Cittadini e dalla FACCS – Federazione Associazioni Comitati Centro Storico (Ass. Centro Storico Est, Osservatorio Prè-Gramsci, Assoutenti, Ass. Naz. Centri Storici ed Artistici) per protestare contro il degrado del centro storico. Si parte da Piazza Caricamento, con appuntamento per le 17.30 davanti al Galeone, e si attraverserà tutto il centro storico, nelle sue arterie principali e più critiche: Sottoripa e Portici Turati (bombardati di attenzione mediatica e istituzionale, a causa delle recenti proteste contro il mercatino abusivo, prima smantellato, poi ricomparso); Canneto il Curto, San Luca e Maddalena. Il corteo si concluderà a Tursi, dove i rappresentanti delle Associazioni hanno in programma un incontro con gli Amministratori per discutere dei temi salienti.

    Cosa chiedono i manifestanti? Sfilano nel centro storico per chiedere (“esigere”, come si legge nel programma) il rispetto della legalità, “strumento né di destra, né di sinistra, ma difesa dei più deboli contro i più forti”, e maggior ordine. Dicono no alle risse, diventate da anni sempre più frequenti per le strade del centro, e ai mercatini illegali e al commercio abusivo, polo di attrazione della malavita “che ci rendono la vita impossibile”. Quest’ultimo punto, in particolare, riprende la questione attuale posta da Confcommercio, che ha organizzato proprio per oggi, 11 novembre 2013, la Giornata di mobilitazione nazionale sul tema “Legalità, mi piace”, allo scopo di  analizzare le conseguenze sull’economia reale di fenomeni illegali e concorrenza sleale che alterano il mercato e alimentano l’economia sommersa. Proprio l’11 novembre alle ore 10, a Palazzo della Borsa di Via XX Settembre, i Giovani Imprenditori di Ascom Genova presentano la manifestazione a livello locale, dopo la diretta streaming da Roma. Il tema a Genova è molto popolare, una vera piaga sociale dei giorni nostri, che sottrae circa 11.000 posti di lavoro, fa aumentare le tasse, blocca i consumi.

    La manifestazione di domani delle Associazioni del centro storico, inoltre, non risparmia nemmeno la “movida” giovanile (indicata come “malamovida”, qui il documento oggetto dell’interrogazione comunale): non accanimento indiscriminato, dicono, ma denuncia del divertimento senza regole, che priva del “diritto alla salute-riposo notturno i residenti, divenuta ormai solitudine, ubriacatura sopratutto di minori, coagulo di reati predatori, danneggiamenti e droga”. Tra i temi caldi, anche quello dell’ormai imminente Expo di Milano 2015: si vuole rompere la separazione Genova-Milano e favorire l’afflusso di visitatori dal capoluogo lombardo a quello ligure, nella speranza di incrementare i visitatori (stimati oltre 1 milione annui). Questo, soprattutto in considerazione della firma nel febbraio 2013 di un patto di collaborazione tra Regione Lombardia e Regione Liguria (con programma pluriennale di progetti e attività di interscambio tra le due città), e della recente proposta di creare un nuovo treno di lusso ad alta velocità che permetta di viaggiare da Genova a Milano in un’ora, sette giorni su sette, con rincaro del prezzo del biglietto e limitatamente al periodo dell’Expo. E ancora, la diffusione e fruibilità della rete wi-fi, il ripristino della pavimentazione in Via Luccoli e Via Garibaldi, in cui visitatori, commercianti e residenti da anni vivono il problema dei cantieri aperti, con i conseguenti disagi.

    Ma non solo proteste in negativo: anche varie proposte “positive” per la rinascita del centro, con l’incremento dei percorsi culturali alla scoperta dei tesori artistici, dei mercatini di specialità liguri e non, la creazione di un portale multimediale, con incentivi alle realtà che si occupano di cultura, sport, spettacolo, arte. Tema tirato in ballo, anche quello dei parcheggi: pochi in centro quelli per i residenti (emblematico il caso di Piazza Sarzano, che già in vista dell’inaugurazione del mercato rionale aveva suscitato perplessità).

    Abbandono, immobilismo, noncuranza, mancanza di progettualità: queste le colpe che le associazioni imputano all’attuale Giunta Comunale, e proprio di questo chiederanno risposta ai diretti interessanti, al termine del corteo. “Specifici incontri sono stati richiesti con Prefetto e Questore per ottenere un presidio anche notturno del territorio, maggiore efficacia e continuità agli interventi in atto”, dicono i rappresentanti, lamentando la latitanza dell’Amministrazione e auspicando che domani sarà inevitabile trovare ascolto.

     

    Elettra Antognetti

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Ponte Carrega, demolizione o riqualificazione? Futuro ancora incerto

    Ponte Carrega, demolizione o riqualificazione? Futuro ancora incerto

    Ponte CarregaDemoliamo Ponte Carrega. Anzi no, riqualifichiamolo. Il futuro del viadotto costruito nel 1788 è approdato ieri in Consiglio comunale, attraverso un articolo 54 promosso dai consiglieri di opposizione Grillo (Pdl) e Rixi (Lega). Da un lato, la volontà dei cittadini di tenere in vita un pezzo di storia della nostra città, dall’altro la necessità dell’amministrazione di mettere in sicurezza il bacino del Bisagno e riqualificare l’intera valle.

    «L’associazione Amici di Ponte Carrega – ha ricordato il decano del Consiglio comunale, Guido Grillo – ha partecipato al concorso indetto dal Fai per il finanziamento a fondo perduto dei lavori di riqualificazione dei cosiddetti “luoghi del cuore”. Per partecipare al bando era necessario acquisire il nulla osta dell’amministrazione comunale, che è arrivato ma con una puntualizzazione che dà luogo a incertezze. Viene, infatti, specificato che il Comune non si assume nessun impegno in ordine al mantenimento del ponte, in quanto il piano di bacino per la messa in sicurezza del Bisagno ne imporrebbe l’abbattimento. Tuttavia – conclude Grillo – il valore storico del ponte è stato riconosciuto anche dalla Soprintendenza e una legge del 2004 impedisce la demolizione di questi beni e impone l’obbligo di garantirne la sicurezza e la conservazione». Come si risolve questa dicotomia legislativa?

    Questione delicata, tanto che la risposta arriva direttamente dal sindaco che non ha sgomberato definitivamente il campo dai tanti dubbi. «Nel nulla osta che ci è stato richiesto e abbiamo concesso in tempi rapidissimi – spiega Marco Doria – non potevamo non far presenti alcuni dati di fatto derivanti da atti amministrativi che in qualche modo riguardano il bene». Il sindaco ha, poi, ripercorso le tappe che hanno portato alla realizzazione del piano di bacino che si occupa della sicurezza complessiva del Bisagno per evitare il rischio esondazione e alla redazione del progetto preliminare per la realizzazione del nuovo asse infrastrutturale per il trasporto pubblico nella valle. «La demolizione dei ponti Feritore, Guglielmetti, Carrega, Veronelli e Bezzecca e la loro sostituzione con due nuovi viadotti – ha sottolineato il primo cittadino – è indispensabile per la messa in sicurezza idraulica del torrente. In particolare, Ponte Carrega rappresenta il maggior rigurgito di acqua e conseguentemente è causa del maggior flusso potenziale di esondazione del Bisagno».

    Certo, l’opera di messa in sicurezza del torrente è iniziata con i lavori sullo “scolmatorino” del Fereggiano, in cui sono stati assorbiti i 25 milioni di finanziamento statale, pari a un decimo di quanto sarebbe necessario per la sistemazione idrogeologica dell’intero bacino. «Il problema della messa in sicurezza di tutto il Bisagno resta vivo – riconosce il primo cittadino – e nella zona più a monte rispetto agli interventi programmati, cioè quella in cui insiste ponte Carrega, dobbiamo fare riferimento alle indicazioni provenienti dagli studi effettuati nel 2010 e 2011 che vanno in direzione di una demolizione del ponte. Naturalmente, se nel futuro emergessero valutazioni tecniche di diverso avviso ne terremo conto».

    In sintesi: non ci sono i soldi per discutere di tutto il Bisagno, ma qualora dovessero essere stanziate le opportune risorse dal governo dovremo sottostare agli studi tecnici effettuati fino al momento che prevedono l’abbattimento di Ponte Carrega.

    ponte-carrega-valbisagno-lavori-volontariE la tutela del bene imposta dalla Soprintendenza? Ancora Doria: «Siamo in presenza di processi che riguardano la messa in sicurezza idraulica, da un lato, e la tutela dei beni culturali, dall’altro. Questi ultimi potrebbero entrare in conflitto con le prime. In tal caso l’amministrazione rispetterà le valutazioni fatte dagli organi dello Stato superiori in ordine all’interesse generale». Decide lo Stato, dunque, che a rigor di logica dovrebbe far prevalere le norme sulla sicurezza idrogeologica con il definitivo addio al viadotto.

    Ma secondo l’Associazione Amici di Ponte Carrega le cose non stanno proprio così, come ci spiega Fabrizio Spiniello: «La messa in sicurezza del Bisagno non comporta necessariamente l’abbattimento dei cinque ponti e, in particolare, di Ponte Carrega. Certo, bisognerà mettere in sicurezza l’area e intervenire con alcune migliorie comunque non strutturali sul ponte. Ma se davvero si vuole fare lo scolmatore sul Bisagno, Ponte Carrega potrà continuare ad esistere. A meno che non vi siano altre logiche speculative dietro». A dirlo non sono solo i cittadini che hanno preso a cuore il futuro di un pezzo di storia di Genova, ma soprattutto alcuni esperti del Politecnico di Milano chiamati in causa dalla stessa associazione. «Sappiamo che ci sono molte possibilità di sopravvivenza di Ponte Carrega e riteniamo che sia grave che l’amministrazione comunale si sia barricata su questa sua convinzione. Tra l’altro, l’abbattimento del ponte di per sé non risolverebbe la situazione perché il restringimento del Bisagno in questo punto, a cui si andrebbe in contro con la realizzazione della nuova viabilità nella valle, sposterebbe semplicemente i problemi di esondabilità più a valle».

    Per discutere di queste problematiche e, più in generale, dell’assetto idrogeologico e del futuro della Valbisagno, gli Amici di Ponte Carrega organizzeranno due giorni di workshop venerdì 8 e sabato 9 novembre, culminanti nella seconda giornata con un seminario a Palazzo Ducale.

    Intanto, il progetto di conservazione e riqualificazione di Ponte Carrega è stato accolto dal Fai, che ora valuterà la copertura economica richiesta (circa 10mila euro) a fronte di tutte le altre proposte giunte dal territorio nazionale. Già a luglio, i cittadini della zona erano intervenuti con alcune operazioni di manutenzione come la riverniciatura della storica ringhiera in ferro battuto e la pulizia della struttura dalle piante infestanti, grazie all’intervento di sponsor privati. Ora, il progetto prevedrebbe una risistemazione dell’illuminazione, la ricollocazione dell’edicola votiva della Madonnina del ponte nella sua posizioni originaria e la realizzazione di spazi verdi per dar vita a nuovi centri di aggregazione e orti urbani. L’obiettivo è quello di evitare che il quartiere assuma un aspetto «eccessivamente commerciale o industriale» in seguito agli ultimi interventi edilizi approvati.

    «Naturalmente – chiosa Spiniello – non sarà semplice ottenere i finanziamenti, anche perché oltre al nulla osta del Comune sarebbe stata opportuna una manifestazione di interesse da parte dall’amministrazione. Invece, le specificazioni del sindaco rischiano di metterci i bastoni tra le ruote. Ma, in ogni caso, non ci fermeremo qui. Abbiamo raccontato la nostra storia a Marco Paolini la settimana scorsa e lo faremo ad Ascanio Celestini quando anche lui sarà allo Stabile. E poi abbiamo già 11 realtà associative disposte a darci una mano e una serie di ditte private che potrebbero procedere alle opere di riqualificazione».

     

    Simone D’Ambrosio