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Tutti gli articoli e gli aggiornamenti dal Consiglio Comunale di Genova. Diretta Twitter delle sedute in Aula Rossa

  • Puc, Tursi risponde alla VAS: le osservazioni di cittadini e comitati

    Puc, Tursi risponde alla VAS: le osservazioni di cittadini e comitati

    carignano-madre-di -dio-case-abitazioni-DICome abbiamo già scritto non più di poche settimane fa – su queste pagine e nell’ultimo numero (pag 11) della nostra rivista – l’iter per l’approvazione definitiva del nuovo Piano Urbanistico Comunale entra nella fase cruciale. È prevista tra fine gennaio e inizio febbraio la delibera del Consiglio comunale che approverà le controdeduzioni alla VAS (Valutazione Ambientale Strategica) presentata dalla Regione Liguria che, pur emettendo un parere finale non negativo, ha espresso una serie di rilievi sul progetto preliminare del PUC (qui il pdf della delibera di Giunta del 10 dicembre 2013 con tutta la documentazione relativa alla VAS e alle controdeduzioni di Tursi in attesa dell’approvazione definitiva del Consiglio).

    Domani (martedì 14 gennaio) i cittadini, le associazioni, le reti e i comitati (oltre 50 realtà del territorio, 40.000 persone) raggruppati nel Forum Salviamo il Paesaggio (qui l’approfondimento di Era Superba) –  i quali hanno presentato agli uffici comunali numerose osservazioni scritte al PUC e organizzato/partecipato attivamente a incontri e audizioni sul tema – consegnano al sindaco Marco Doria le firme simboliche, raccolte in poche settimane, per richiedere udienza e considerazione in merito alle osservazioni sul nuovo piano presentate agli uffici comunali. “Chiediamo che venga dato spazio e forza alle richieste di gran parte della città”, si legge nella nota stampa. “Stop al consumo del territorio. Il nuovo PUC prevede 8,5 mln di mq di aree edificabili (pari a circa 1200 campi di calcio), e nuovi residenti pari a circa 30.000 persone, a fronte di una diminuzione dei residenti negli ultimi 11 anni (di più del 4%) e di circa 15.000 case vuote. Ci chiediamo quale sia la logica.” Senza contare la raccolta online, le firme “cartacee” raccolte raggiungerebbero le 2300 unità.

    La rete di realtà cittadine, che ha quindi come obiettivo principale lo stop a nuove costruzioni e l’incentivo all’insediamento di nuove aree agricole (vedi dossier) e che segue con attenzione l’iter di approvazione del nuovo PUC, punta il dito su un passaggio significativo nell’ambito delle controdeduzioni alla VAS che riguarda la questione della tutela delle aree oltre la linea verde (limite di edificabilità a monte), per perseguire l’obiettivo – dichiarato nel Piano urbanistico – di rilancio e valorizzazione delle attività agricole produttive:  “[…]Sulle aree edificabili è pressoché impossibile insediare nuove attività agricole, e negli ultimi 50 anni si è visto che l’indice di edificabilità non contrasta, anzi favorisce, l’abbandono. Alle indicazioni del Parere prescrittivo della regione sulla VAS “oltre la linea verde si possa costruire solo per fini agricoli, ove necessario” la giunta comunale ritiene di ottemperare proponendo una revisione della cartografia, restringendo le aree agricole (AR-PA) a favore delle aree “di presidio ambientale” (AR-PR), ove può costruire chiunque, aprendo a teorici 336mila metri quadrati di villette”.

     

  • Tunnel sotto il porto: avanti con il progetto, ma la s.p.a è in liquidazione

    Tunnel sotto il porto: avanti con il progetto, ma la s.p.a è in liquidazione

    Contrasto tra vecchio e nuovo a GenovaTorna di moda il tunnel sotto il porto, quello che nelle intenzioni dell’amministrazione (o almeno di una parte di essa) dovrebbe sostituire la sopraelevata nella Genova del futuro.

    Ne ha parlato ieri il sindaco Marco Doria, nel corso di un’intervista rilasciata all’emittente Primocanale ribadendo il proprio orientamento già espresso poco dopo il suo insediamento a palazzo Tursi: «Il tunnel sotto il porto di Genova è una grande idea – ha dichiarato il primo cittadino – che consentirebbe di raggiungere dal Levante cittadino il nodo di San Benigno senza utilizzare la Sopraelevata, la cui funzione potrebbe così essere ripensata. Non è detto che la si debba per forza buttare giù ma opererei in questo senso se avessi la prova che il tunnel fosse in grado di sostituirla efficacemente».

    L’argomento ha suscitato interesse anche in Sala Rossa dove, dopo la pausa natalizia, è tornato a riunirsi il Consiglio Comunale. La questione è stata sollevata, anche con un pizzico di ironia, dal capogruppo del Pdl Lilli Lauro: «Il sindaco annunciava la fattibilità del progetto già il 22 gennaio dell’anno scorso. Vorrei capire se ogni anno a gennaio nella sua agenda è previsto parlare del tunnel sotto il porto o se c’è qualche importante novità di cui dobbiamo tenere conto. Anche perché neanche un mese il presidente dell’Autorità portuale, Luigi Merlo, annunciando lo spostamento dell’Istituto idrografico della Marina nella zona di calata Gadda, aveva specificato che il tunnel non si sarebbe più realizzato». Le fa da eco il collega di partito Guido Grillo: «Già sul finire del 2012 il sindaco aveva dichiarato che la giunta Vincenzi aveva commesso un errore ad accantonare il progetto. Dato che per progettare l’opera sono stati investiti soldi pubblici, vorremmo capire come stanno veramente le cose visto che voi continuate a dire che volete andare avanti e l’Autorità portuale sostiene il contrario».

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    La risposta è stata naturalmente affidata al sindaco che non ha mancato l’occasione per ribadire il proprio sostegno alla prosecuzione dell’iter progettuale. «Questa amministrazione – ha detto Marco Doriasi è trovata di fronte a un quadro già delineato negli anni precedenti e, come prima cosa, ha espresso un giudizio favorevole sull’opera. Giudizio che anche tutti i gruppi consigliari saranno chiamati a esprimere. La Cassa depositi e prestiti aveva stanziato 4 milioni di euro alla Tunnel di Genova spa (costituita appositamente per seguire l’iter realizzativo dell’infrastruttura, ndr) per la progettazione preliminare dell’infrastruttura affidata poi alla ditta genovese D’Appolonia. Fino a questo momento sono stati spesi circa 3 milioni di euro per la realizzazione del progetto. Nel frattempo sono intervenute novità sia per quanto riguarda l’uscita in prossimità del nodo autostradale di San Benigno sia per l’uscita in area Calata Gadda. Di conseguenza, il progetto di allora non è più adeguato ma c’è ancora 1 milione di euro a disposizione per ricalibrare la progettazione. Si tratta di soldi che, se non utilizzati, andrebbero comunque restituiti alla Cassa depositi e prestiti e credo, quindi, che sia giusto spenderli per apportare i correttivi necessari all’altezza dei due imbocchi».

     

    Tunnel di Genova spa è in liquidazione. Bernini ha le idee chiare

    Sopraelevata da Piazza CaricamentoProblema: a febbraio 2012 il Consiglio comunale aveva votato l’avvio della procedura di liquidazione (affidata al commissario Giancarlo Bonifai) della società Tunnel di Genova spa. Due le soluzioni sul piatto per uscire da questa impasse, come ci ha spiegato il vicesindaco Stefano Bernini, da sempre tra i principali sostenitori della bontà e dell’efficacia dell’opera:

    «O si propone l’ampliamento della mission della società fino ad arrivare all’adeguamento del progetto così come tra l’altro richiesto dal CIPE e quindi si proroga la vita di Tunnel di Genova spa per il periodo necessario oppure, opzione che personalmente prediligo, la si recupera come srl o società di scopo dando un po’ più di respiro alla sua sopravvivenza. In questo modo si consentirebbero le opportune valutazioni della nuova situazione di calata Gadda e si potrebbe rimodulare il progetto entrando nel merito della necessaria modifica dell’uscita del tunnel per salvare la scelta, da noi condivisa, della nuova destinazione dell’Istituto Idrografico della Marina ma salvando il collegamento diretto con la Fiera attraverso il tombamento di Duca degli Abruzzi». Secondo il vicesindaco, invece, non ci sarebbero problemi per quanto riguarda l’uscita di San Benigno: «Il secondo lotto dei lavori di rifacimento dell’intersezione tra la barriera di Genova Ovest e la città – spiega Bernini – prevede infatti l’accesso al tunnel non più attraverso un’uscita diretta come pensato inizialmente ma tramite una precisa ramificazione all’uscita dell’autostrada».

    Come detto, comunque, la decisione di bloccare la liquidazione di Tunnel di Genova spa spetta però al Consiglio comunale. Poi si tratterà di trovare chi può essere interessato alla realizzazione di un’opera di tale portata, con costi sull’ordine di grandezza dei 500 milioni di euro e sei di realizzazione. Ma su questo tema il vicesindaco non sembra piuttosto preoccupato: «È naturale che il nuovo tunnel dovrà essere a pagamento, con tariffe vantaggiose appositamente pensate per i genovesi. E proprio questa soluzione consentirà all’opera di diventare appetibile per molti imprenditori edili».

    Ulteriore ostacolo all’iter progettuale potrebbe arrivare dall’Autorità portuale che già più volte nel passato aveva storto il naso nei confronti di un’opera comunque inizialmente approvata nell’ormai lontanissimo 2003. In questo caso, la situazione potrebbe essere sbloccata dagli uffici comunali di urbanistica che stanno predisponendo tutte le controdeduzioni alle osservazioni sollevate dall’Autorità portuale al progetto preliminare che, secondo Bernini, dovrebbero essere sufficienti a convincere Merlo & co. a sottoscrivere la continuazione di questo percorso.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Genova Parcheggi diventa comunale al 100%: fattura 12 milioni all’anno

    Genova Parcheggi diventa comunale al 100%: fattura 12 milioni all’anno

    piazza-vittoria-caravelle4-DIProsegue il processo di razionalizzazione delle società partecipate fortemente voluto dall’amministrazione comunale con il principale obiettivo di ridurre gli sprechi, ottimizzare i servizi e, possibilmente, aumentare gli introiti per le casse di Tursi. Ieri è stata la volta di Genova Parcheggi, che è diventata a tutti gli effetti una società in-house, ovvero una partecipata del Comune di Genova al 100%. A stabilirlo è stato il Consiglio comunale, nel corso dell’ultima seduta del 2013.

    La società pubblica, creata a fine 1995 per occuparsi della sosta a pagamento, dei parcheggi e degli accessi alle ZTL sul territorio cittadino, era già in precedenza legata a Tursi, ma in maniera indiretta attraverso la partecipata Ami, liquidata formalmente e con lungo travaglio solo a maggio scorso. Ecco dunque la necessità di modificare lo Statuto di Genova Parcheggi, che fattura in media circa 12 milioni di euro all’anno e fino ad ora versava al Comune un canone di 2,5 milioni annui. Per legge, la caratteristica fondamentale che è stata ratificata da una delle due delibere sul tema approvate nella giornata di ieri, riguarda il cosiddetto “controllo analogo”: in termini semplici, si tratta di tutti quegli elementi tecnici che rendono la società una sorta di vero e proprio ufficio comunale, controllato da Tursi appunto nella stessa maniera in cui vengono controllati tutti gli altri uffici e servizi di competenza comunale. Secondo quanto previsto dalle normative europee, infatti, Genova Parcheggi non dovrà operare in settori disomogenei, il suo capitale sociale (516 mila euro) non potrà essere ceduto a privati, la sua attività non potrà uscire dai confini comunali e, naturalmente, il Comune dovrà farsi parte attiva nell’amministrazione.

    posteggi-linee-blu-area-piazza-palermoNaturalmente dopo aver “creato” la nuova società in-house, era necessario affidarle formalmente i relativi compiti. Ecco, dunque, un’altra delibera con cui l’amministrazione dà in gestione alla partecipata non solo i circa 20 mila stalli per la sosta a pagamento sul territorio genovese (le cosiddette Zone Blu e Isole Azzurre) e il controllo degli accessi alle ZTL ma anche i servizi di car e bike sharing, già a diverso titolo tra le precedenti mansioni della società, con l’obiettivo di sviluppare sinergie tra sosta e mobilità e dare vita a nuove economie di scala.

    Il processo che è stato completato in Sala Rossa rientra nel dettato delle normative europee che prevedono l’affidamento di questo genere di servizi attraverso una gara pubblica o, come in questo caso, con affidamento diretto a una società in-house creata allo scopo o, ancora, tramite assegnazione a società mista pubblico-privato con individuazione del socio operatore mediante procedura ad evidenza pubblica. La deliberazione del Consiglio si è resa necessaria anche per un’altra ragione. Fu proprio il plenum della Sala Rossa, infatti, a stabilire nel 2010 che i compiti di Genova Parcheggi sarebbero dovuti essere nuovamente assegnati tramite gara pubblica: ma all’epoca, prima del referendum sull’acqua pubblica, la normativa comunitaria non prevedeva alternative. Ora, come detto, le cose sono cambiate ed è stato così possibile fare marcia indietro.

    Nel testo di questa seconda delibera, inoltre, vengono enunciate le linee guida a cui dovrà attenersi il nuovo contratto di servizio che dovrà essere ratificato entro giugno 2014 e legherà il rapporto tra Genova Parcheggi e il Comune per i prossimi tre anni, prorogabili per altri tre.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Strada a mare di Cornigliano, il quadro generale dei lavori

    Strada a mare di Cornigliano, il quadro generale dei lavori

    Ponte di CorniglianoNei giorni scorsi sono circolate notizie di un possibile blocco ai lavori della Strada a mare di Cornigliano, a causa di possibile rifiuto di Anas di coprire 4 milioni di costi non preventivati, dovuti alle sopraggiunte bonifiche belliche che hanno anche rallentato i tempi di consegna dell’appalto assegnato nel 2010 inizialmente per 67 milioni di euro.

    Inevitabile che la questione arrivasse in Sala Rossa, dove i consiglieri Bruno, Pastorino e Grillo hanno presentato un articolo 54 rivolto al vicesindaco Bernini. Di per sé, l’interrogazione a Cantiere fiume polceverarisposta immediata era in calendario già per la scorsa seduta di Consiglio comunale, ma le ben note vicende di Amt hanno portato a stravolgere l’ordine dei lavori. Sul tavolo non solo la questione economica ma anche lo smistamento del terreno e dei materiali asportati e i potenziali intralci alla linea ferroviaria che conduce al porto di Sampierdarena.

    «Si tratta di una grande opera stradale che non viene contestata da nessuno – ha detto il capogruppo di FdS, Antonio Bruno – neppure dai No Gronda. Anzi, viene considerata un contributo fondamentale per la mobilità nel Ponente cittadino, soprattutto se nel frattempo si allestiscono le strade interne con le corsie protette per gli autobus. È importante capire come stanno veramente le cose».

    «Insomma – gli fa da eco il collega Grillo (Pdl) – è vero che Anas non ha concesso l’ulteriore finanziamento e, anzi, ha richiesto i documenti della trattativa di base prima di valutare l’opportunità di sborsare nuove risorse?».

    La risposta è affidata al vicesindaco Bernini, che aveva seguito la questione fin da principio in qualità di presidente del Municipio – VI Medio Ponente, direttamente interessato dalla nuova infrastruttura: «Come si sa, gli incrementi di costo hanno riguardato soprattutto le necessarie bonifiche nell’area di cantiere di Sampierdarena per il rinvenimento di ordigni bellici inesplosi. Imprevisto che ha anche generato un rallentamento dei lavori. La trattativa per la compensazione finanziaria che ne è conseguita ha portato all’individuazione di un maggiore esborso da parte del finanziatore, che entrambe le parti hanno concordato sarebbe stato anche l’unico aumento previsto rispetto alle spese indicate nel bando. I problemi nascono proprio sulle modalità con cui questo ammontare dovrebbe essere conferito. Noi abbiamo concordato un trasferimento ex ante per velocizzare le operazioni, ma Anas solitamente segue percorsi differenti, evitando le transazioni in itinere e aspettando una valutazione di un soggetto terzo alla consegna dei lavori. Ad ogni modo, Anas e Società per Cornigliano stanno lavorando su un ricalcolo congiunto del surplus necessario e nel giro di poco tempo dovrebbe arrivare l’assenso definitivo. A voler essere precisi, non si tratta neppure di un pagamento diretto, dal momento che finora i soldi sono tutti stati anticipati da Società per Cornigliano, anche quelli che riguardano le tranche concordate dall’appalto».

    Il vicesindaco è intervenuto anche sulla questione dello smaltimento del materiale rimosso che, tuttavia, non è stato trasferito ma resta depositato dietro alla stazione di Cornigliano perché sarà riutilizzato per costruire le massicciate sotto alle rampe della strada a mare.

    Il ponte di CorniglianoPiù complessa la situazione che riguarda il ventilato intralcio della linea ferroviaria portuale di Sampierdarena. «La strada a mare ha avuto un lungo iter di progettazione – ha ricordato Bernini – passato attraverso la Conferenza dei servizi Stato-Regione e ha avuto il parere positivo espresso da tutti gli enti interessati, compresa l’Autorità portuale che ha espresso la propria posizione tramite il Comitato portuale, dove siedono anche i terminalisti che oggi lamentano queste difficoltà». Il vicesindaco, dunque, conferma che, nel punto in cui si sovrappone ad alcuni binari in uscita dal porto di Sampierdarena, il ponte della strada a scorrimento veloce non ha altezze elevate. La costruzione della nuova infrastruttura, però, non poteva essere spostata per una questione di pendenze previste dalle normative di viabilità stradale.
    «È stato dunque necessario intervenire sulla linea ferroviaria» ha proseguito Bernini. «O si allungava leggermente il percorso, dovendo però procedere all’eliminazione di un capannone nel terminal di Sampierdarena, o si aumentava la pendenza dei binari. Per le Ferrovie la questione era indifferente, i portuali hanno preferito la seconda opzione. Gli stessi, ora, lamentano che, con i vecchi locomotori in funzione nel porto, ci sarebbe un maggiore consumo di carburante. Un problema che, comunque, potrebbe essere ovviato dal momento che nella progettazione si è intervenuti affinché fosse garantito il transito di treni elettrificati, portando la linea elettrica fino all’interno del porto. Naturalmente il locomotore nuovo costa leggermente di più, ma anche meno inquinante e più potente».

     

    Collegamento con l’Aeroporto

    marina-aeroporto-barche-d1Infine, il capogruppo di Sel, Gian Piero Pastorino, ha posto l’accento anche su un’altra problematica legata alla futura strada a scorrimento veloce, ovvero quella del collegamento con il casello autostradale di Genova Aeroporto. Si tratta del famoso “lotto 10”, di cui ci aveva già parlato proprio Bernini a giugno (qui). I problemi dipendono dal fatto che i lavori non sono stati inseriti nel bando principale, gestito dal precedente ciclo amministrativo e chiuso a marzo 2009. La speranza del vicesindaco era di poter allargare l’appalto esistente assegnando anche questo lotto alla Società per Cornigliano, come adeguamento imprevedibile dell’opera già appaltata, allo stesso ribasso d’asta, per accorciare notevolmente i tempi di realizzazione. Ma quest’ipotesi sembra ormai essere definitivamente tramontata, anche se la decisione ufficiale verrà presa solo nei prossimi giorni, dopo i necessari confronti con la Regione. «Abbiamo avuto pareri discordanti dal punto di vista legale – ha spiegato Bernini – e alla fine, per ragioni di massima trasparenza, abbiamo scelto di andare a nuova gara con il progetto comunque già pronto».

    Ciò comporterà un ulteriore ritardo nei tempi di consegna che, a questo punto, avverrà separatamente rispetto al tratto principale della strada a mare. «Avremo una continuità di cantiere – ha aggiunto il vicesindaco con delega all’urbanistica – ma non finiremo i lavori insieme. In ogni caso, cercheremo di stringere al massimo i tempi della nuova gara anche perché in quel periodo dovrebbero iniziare anche i lavori di riqualificazione di via Cornigliano e vorremmo limitare il più possibile i disagi per i residenti e i commercianti della zona».

    «Mi auguro vivamente che si faccia di tutto per completare i lavori nel più rapido tempo possibile – ha chiosato Pastorino – perché il rischio è che all’altezza di piazza Savio, dove le tre corsie della viabilità a mare si intersecheranno con quelle ordinarie, si venga a creare un grosso ingorgo di difficile smaltimento».

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Delibera partecipate: ecco cosa dice il documento della discordia

    Delibera partecipate: ecco cosa dice il documento della discordia

    palazzo-tursi-aula-rossa-d14«La delibera delle partecipate non parla assolutamente di privatizzazioni». È un refrain che in questi giorni sindaco e assessori hanno ripetuto senza sosta. E, ora che la delibera è stata approvata dal Consiglio comunale, la conferma arriva anche dai documenti. Una delibera che non entra nello stretto merito del futuro di Amt, Amiu e Aster. Per sgomberare il campo da ogni dubbio è stato necessario che la Giunta presentasse un maxiemendamento al testo originale della delibera, frutto delle ultime contrattazioni con le aziende e i sindacati. Anzi penultime, visto come sono degenerati i rapporti nel corso di queste caldissime ore.

    Mentre Genova sta affrontando la quarta giornata consecutiva di blocco assoluto del trasporto pubblico. Mentre la solidarietà ai lavoratori di Amt si sta estendendo a macchia d’olio in  tutta la città. Mentre la protesta assume sempre più i connotati di un vero e proprio movimento di reazione nazionale, una blindatissima Sala Rossa ha licenziato nella tarda serata di giovedì il documento da cui, a torto o a ragione, è nato tutto il putiferio. Ma che cosa dice nel dettaglio questa delibera?

    Se, per quanto riguarda Amiu, il documento approvato non modifica sostanzialmente quanto già presentato dal vicesindaco Bernini qualche settimana fa (qui l’approfondimento), su Aster il testo si addolcisce circa la previsione di ingresso di capitali esterni. Laddove, infatti, si chiedeva all’azienda di valutare l’opportunità di acquisire partner per investimenti specifici su nuovi progetti tecnologici e di sviluppo, il dispositivo viene modificato chiedendo che il nuovo piano industriale, da consegnare entro dicembre 2013, “oltre alla riorganizzazione degli aspetti produttivi, valuti tutte le potenzialità per sviluppare una maggiore efficienza aziendale, a fronte comunque della garanzia dell’efficienza manutentiva”.

    Naturalmente, le attenzioni sono particolarmente puntate su Amt. Ed è proprio qui che sono intervenute le modifiche più sostanziose. Nel testo inizialmente predisposto dalla giunta, alla voce dedicata all’Azienda mobilità e trasporti, si parlava di “collegare la definizione degli indirizzi strategici (…) al completamento del processo di valutazione dell’azienda e delle sue prospettive ad opera dell’Advisor”. Un Advisor che sostanzialmente non lasciava molte alternative alla tanto odiata privatizzazione, in piena contraddizione rispetto a quanto andava predicando Marco Doria da giorni. Certo, il sindaco non è mai stato convinto pienamente dell’ipotesi privatizzazione, ma altre logiche politiche sembravano quasi inevitabile far propendere per la strada caldeggiata soprattutto dal Partito democratico.  Il colpo di scena è arrivato nel pomeriggio di mercoledì quando, senza ulteriori indugi, il sindaco assicurava: «Amt resterà pubblica per tutto il 2014».

    Come? E la delibera? Ecco, pronto il maxiemendamento. E il capitolo dedicato a Amt viene completamente stravolto; ora la delibera, nel frattempo approvata, chiede all’amministrazione aziendale “un piano finanziario aggiornato che contenga indicazioni sulle proiezioni dei conti della società nel 2014, definendo gli atti necessari per ottimizzare l’uso delle risorse disponibili recuperando margini di efficienza”. Il piano sarà poi utilizzato dal Comune per definire gli indirizzi strategici che dovranno tenere conto del nuovo contesto normativo delineato dalla legge sul trasporto pubblico locale recentemente approvata dalla Regione, con l’ampliamento del bacino di traffico, e delle prospettive di evoluzione nella futura area metropolitana genovese, tenendo presente anche la possibile aggregazione con il servizio attualmente erogato dall’Atp, in situazione economica da fallimento. Così, prendono forma le dichiarazioni fatte alla stampa dallo stesso sindaco a margine delle trattative con i sindacati, messe nero su bianco nella stessa delibera: “L’amministrazione comunale vuole raggiungere l’obiettivo di garantire ad Amt, nel rispetto delle normative di legge, la continuità aziendale e di assicurare all’utenza adeguati standard di servizio attraverso un piano di mobilità comunale che privilegi quella pubblica”.

    E sempre a proposito di paventate privatizzazioni, scompare nelle premesse del documento il capoverso che faceva riferimento all’eventuale necessità di “diverse aziende in house di liberarsi dai vincoli di questo assetto per poter concorrere alla gestione in ambiti di livello metropolitano o addirittura regionale” e si trasforma in: “rimane la necessità delle aziende in house di poter concorrere alla gestione in ambiti di livello metropolitano o anche regionale, nel rispetto della legislazione europea”.

    Quindi, non è proprio così vero dire che la delibera sulle partecipate non abbia mai parlato di privatizzazioni, neppure parziali.

    Di certo, però, non ne parla la versione che è stata approvata.

    A proposito, il testo contiene anche importanti disposizioni che non riguardano solo le tre principali partecipate del Comune, ma altre aziende che in questi giorni caotici sono passate sostanzialmente sotto silenzio. In particolare, Bagni Marina e Farmacie Genovesi non vengono più ritenute strategiche dall’amministrazione comunale e ne viene predisposta la cessione nel caso in cui il bilancio economico-patrimoniale non dovesse raggiungere l’equilibrio.  «Per quanto riguarda i Bagni – aveva spiegato il vicesindaco Bernini il mese scorso – il Comune deve vigilare affinché vengano resi accessibili tutti i servizi anche alla fasce più deboli. Ma per fare questo possiamo utilizzare strumenti diversi rispetto a una partecipazione economica in perdita». Diversa la situazione per le Farmacie comunali (8 quelle ancora attive rispetto alle 11 iniziali), nate per coprire buchi del settore privato che attualmente non sussistono più. Grazie alla riorganizzazione che ha portato ad esempio a esternalizzare il costo dei magazzinieri, dai 130/140 mila euro di passivo del 2012 si potrebbe arrivare al pareggio di bilancio per il 2013.

    Tra le norme previste dal maxiemendamento, infine, entra in delibera anche un punto interessante che impegna la giunta alla razionalizzazione delle partecipazioni comunali anche attraverso operazioni infragruppo, con la necessaria crescita della capacità di governance da parte del Comune, che deve potenziare le sue capacità di controllo. Azione che potrebbe essere intrapresa anche tramite la realizzazione di un soggetto ad hoc che accentri le partecipazioni dell’Ente e si occupi, tra le altre cose, di “operare in direzione di un superamento degli attuali vincoli che limitano la mobilità interaziendale”.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Delibera partecipate, Consiglio a porte chiuse: parere favorevole

    Delibera partecipate, Consiglio a porte chiuse: parere favorevole

    Tursi, protesta dei lavoratoriSono passate le 22 da poco più di una decina di minuti quando il presidente Guerello annuncia che il Consiglio comunale ha approvato la delibera sulle partecipate, con 21 voti favorevoli (Pd, Lista Doria, Chessa, De Benedictis) e 5 contrari (Anzalone, Grillo, Musso Vittoria, Bruno e Pastorino).

    Che cosa cambierà ora? Poco o nulla. Innanzitutto, la città si appresta a dover sopportare la quarta giornata di blocco assoluto del trasporto pubblico. E oltre alle assemblee di Amt e Amiu, in piazza scendono anche i lavoratori di Fincantieri in seguito alle dichiarazioni del governo nazionale sulla possibilità di parziale vendita dell’azienda. E ancora i lavoratori del porto e probabilmente gli studenti. Senza dimenticare che la vertenza del trasporto pubblico si sta allargando al suolo nazionale, con agitazioni annunciate anche a Roma, Torino e Milano.

    «Non è un problema che ci siano queste proteste», commenta Antonio Bruno, consigliere della Federazione della Sinistra. «Il problema è che la sinistra o il centrosinistra viene percepita dai cittadini come controparte perché l’Italia rischia di prendere una deriva di svendita di beni, servizi e spazi pubblici sui cui la gente si è fermamente espressa contraria con il voto dei referendum di giugno 2011. E questa delibera si inserisce in questo quadro di contrasto politico molto forte».

    A proposito di contrasti. Era davvero opportuno portare avanti la discussione oggi in aula, a tutti i costi? O forse non sarebbe stato il caso, quantomeno di rimandarla, dopo aver messo una pezza quantomeno all’emergenza di Amt? All’inizio dei lavori se lo sono chiesti e lo hanno chiesto al sindaco molti consiglieri, tanto che fino a un certo punto sembrava veramente che si potesse arrivare al rinvio della delibera.

    Ma la nuova fumata nera scaturita dalla trattativa tra sindacati di Amt e Sindaco (vedi cronaca in coda all’articolo ndr) ha per l’ennesima volta cambiato le carte in tavola. Da un lato l’amministrazione chiedeva la disponibilità dei lavoratori a rinnovare i sacrifici già attuati nel 2013 ed era disposta a intavolare una trattativa sulla sospensione dei lavori del Consiglio, a fronte di una ripresa del servizio. Dall’altra parte i sindacati chiedevano nero su bianco l’immediato impegno dell’amministrazione a ripatrimonializzare l’azienda e la contestuale sospensione della delibera, pena la prosecuzione dello sciopero.

    L’accordo non è stato trovato e il problema, naturalmente, è principalmente di natura economica. Così il Consiglio comunale, convocato alle 16.30 ma immediatamente interrotto per consentire al sindaco di portare a termine la trattativa, ha ricominciato i lavori dopo circa un’ora e mezza di attesa (che va sommata ai 3 giorni rispetto alla convocazione ordinaria di martedì), entrando nel merito della discussione della delibera.

    lavoratori-tursi-verticaleMolti i consiglieri che hanno abbandonato l’aula in segno di protesta per come state gestite le cose da parte del sindaco e dal presidente del Consiglio comunale, accusato di aver convocato la seduta a porte chiuse, con numerosi lavoratori che premevano all’esterno. Il primo a lasciare la Sala Rossa è stato Alfonso Gioia, capogruppo Udc, che ha ritenuto inopportuno convocare il consiglio con uno stato di agitazione permanente in città: «È vero che la ripresa dei lavori è una forma di preservazione della democrazia – ha aggiunto l’ex presidente del consiglio provinciale – ma farlo a porte chiuse ne decreta il suo funerale». Posizione simile quella del capogruppo di Sel, Gian Piero Pastorino che però è rimasto fino alla fine della seduta: «Genova, medaglia d’oro della Resistenza, non ha mai vissuto un momento tale. Io invito il sindaco a valutare bene l’opportunità di fare un Consiglio comunale a porte chiuse. Si tratta di una situazione antidemocratica tanto quanto l’occupazione di martedì».

    Usciti anche i consiglieri del Movimento 5 Stelle (su richiesta dei propri sostenitori attraverso un sondaggio lampo via Facebook), Lauro e Balleari (Pdl) e Rixi (Lega). Gli stessi che prima di abbandonare l’aula avevano presentato una richiesta di rinvio della pratica, sostenuta bocciata con 20 voti contrari e 13 favorevoli (Pastorino uscito dall’aula al momento del voto). Un rinvio che, a detta di molti, non sarebbe neppure tanto dispiaciuto alla Lista Doria, in difficoltà però a votare contro la volontà del proprio sindaco.

    A proposito di Lista Doria, da sottolineare un duro intervento del consigliere Clizia Nicolella che, contrariata dalla chiusura delle porte di Tursi, si è scagliata contro Prefetto e Questore e ha lanciato un monito alle organizzazioni sindacali: «Oggi non si consente che la seduta sia pubblica a tutti gli effetti e la responsabilità è del Prefetto e del Questore che dovrebbero garantire l’ordine pubblico al pari di quanto fanno per le manifestazioni sportive. Inoltre, manifesto il mio totale disappunto nei confronti delle più alte cariche di rappresentanza dello Stato per non aver evacuato l’aula nei giorni scorsi. Infine mi appello ai sindacati perché difendano veramente il bene dei lavoratori. Se non si trovasse una soluzione per Amt, c’è pronto il commissario per la procedura fallimentare dell’azienda».

    Nonostante gli abbandoni, una massiccia presenza della maggioranza e l’assicurazione della presenza di alcuni consiglieri di opposizioni ha garantito la prosecuzione dei lavori fino alla votazione conclusiva.
    Tuttavia, a dimostrazione che la confusione stia regnando sovrana in Sala Rossa, va segnalato che la delibera, dopo essere stata approvata, non ha ottenuto l’immediata eseguibilità votata solo da 19 consiglieri a fronte dei 21 necessari. Non che cambi molto a livello operativo dato che il testo non contiene disposizioni esecutive legate a date imminenti. Ma resta comunque il fatto che la partita è stata gestita in maniera piuttosto confusionaria. In questo senso merita di essere citata la dichiarazione di voto del consigliere Padovani (Lista Doria) che pur sostenendo la delibera non si è tirato indietro dal sottolineare come ci sia stato quantomeno un problema di comunicazione tra la giunta e i cittadini: «Fin da quando si è aperto, il dibattito sulle partecipate ha iniziato a scivolare verso una china ideologica, privatizzazione sì, privatizzazione no, col rischio di allontanarsi dai problemi reali di queste imprese. L’effetto secondario è stato quello di mettere insieme un’ampia coalizione di cittadini a difesa del patrimonio pubblico: fatto positivo, ma non era certo il risultato che ci saremmo aspettati perché in questa logica siamo diventati la controparte. C’è dunque un problema di come siamo in grado di comunicare alla città: il dibattito dovrebbe essere più laico, sereno e meno ideologico. Parte della responsabilità di questa situazione è sicuramente da ricercare nell’accelerazione che si cercato di dare a questa delibera all’inizio della sua discussione (a luglio, in occasione delle discussioni sul bilancio 2013, ndr). Ma la rapidità spesso non consente approfondimento».

    Approfondimento che, per ammissioni dello stesso sindaco, dovrà avvenire da questo momento in poi, affrontando caso per caso la situazione di Amt, Aster e Amiu a partire da piani industriali che i management delle aziende dovranno presentare: «Ma come mai questi piani industriali ora non esistono? Come facciamo a controllare efficacemente queste aziende se non ci sono i piani industriali? Ora abbiamo bisogno che le soluzioni entrino nel merito dei problemi e si confrontino con dei dati reali».

    «Non approviamo questo atto con soddisfazione – ha commentato il capogruppo del Pd, Simone Farello – non tanto nei confronti dell’atto ma nei confronti di quello che si è sviluppato intorno. Credo che sarebbe sbagliato, pericoloso e superficiale pensare che l’esplosione di disagio a cui stiamo assistendo sia riferibile a questa delibera. È diventata sicuramente un pretesto. Ma se non capiamo che sotto c’è qualcosa di più profondo, commetteremmo un errore che potrebbe portarne altri come conseguenza. Di questa delibera, infatti, hanno discusso solo la politica e i lavoratori delle aziende interessate; tutti gli altri hanno assistito in maniera anche un po’ allibita perché non capivano il centro di questo dibattito. L’opinione pubblica, che usufruisce di questi servizi, ha interesse solo che i servizi continuino, a prezzi sostenibili e in maniera soddisfacente. Ma tutte queste persone sono state tenute fuori dal dibattito in questi giorni».

    La cronaca del pomeriggio

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    La seduta del Consiglio Comunale sulla delibera di indirizzo per le società partecipate (sospesa martedì dopo l’invasione in Aula Rossa dei lavoratori Amt) è a porte chiuse. I lavori dopo neanche un’ora sono già stati sospesi due volte, prima per attendere l’arrivo del sindaco, successivamente su richiesta dello stesso Doria per consentire la prosecuzione della trattativa con i sindacati (una delegazione è presente a Tursi ma non ha accesso alla Sala Rossa).
    «La seduta a porte chiuse è un atteggiamento antidemocratico quanto l’invasione di martedì scorso», ha detto Bruno Pastorino (Sel). Intanto Alfonso Gioia (Udc) ha abbandonato l’aula in segno di protesta per la stessa ragione.

    Nel frattempo la trattativa con i sindacati è ufficialmente saltata, domani lo sciopero continuerà e i lavoratori di Amiu e Amt si riuniranno in assemblea alle 9. «La richiesta dei sindacati era la sospensione della delibera e la ripatrimonializzazione– ha spiegato il sindaco Marco Doria – ma su queste basi la trattiva non poteva neppure partire, innanzitutto perché l’impegno da parte del Comune per il conferimento di denaro o beni immobili all’azienda sarebbe comunque dovuto prima passare dal Consiglio comunale. La questione comunque potrebbe essere argomento di trattiva assieme alle misure che dovrebbero essere adottare nell’azienda per ricercare l’equilibrio dei conti nel 2014. Ho detto che se si fosse aperta la trattativa si sarebbero potutiti sospendere i lavori ma si sarebbe dovuta concludere anche l’agitazione. Mi è stato detto di no e che la trattativa sarebbe partita solo con il nostro impegno a versare denari. A questo punto l’incontro si è concluso».

    No al rinvio della delibera sulle partecipate

    In apertura di seduta l’ipotesi sembrava la più probabile. Antonio Bruno (Fds) chiedeva rinvio temporaneo della delibera, Edoardo Rixi (Lega Nord) e Lilli Lauro (Pdl) chiedevano il ritiro della stessa per tornare ad un percorso condiviso in commissione, valutando nuovamente la situazione economica dell’azienda e, soprattutto, la posizione dei vertici e dell’amministrazione di Amt.

    Alle ore 19 arriva la votazione del Consiglio: no al rinvio della delibera con 20 voti contrari e 13 favorevoli. Poco dopo il Movimento 5 Stelle ha abbandonato l’aula «ce l’hanno chiesto i cittadini», così anche Rixi seguito dal Pdl, il numero legale però non è a rischio.

     

    Simone D’Ambrosio
    [foto di Elettra Antognetti]

  • Amt, gara regionale nel 2014. Ora la delibera sulle partecipate

    Amt, gara regionale nel 2014. Ora la delibera sulle partecipate

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    Amt resterà pubblica fino alla fine del 2014. La notizia che tutta la città aspettava è iniziata a circolare nel pomeriggio ed è stata confermata in serata dallo stesso sindaco di Genova, Marco Doria. L’amministrazione, però, chiede ai lavoratori di rinnovare per tutto il prossimo anno i sacrifici già sottoscritti con l’accordo del 7 maggio scorso. Dopodiché, anzi nel frattempo, la palla passerà al nuovo bando per l’assegnazione del trasporto pubblico regionale, che il presidente Burlando ha confermato verrà lanciato nei tempi opportuni per garantire l’avvio del nuovo servizio a partire dal 1° gennaio 2015. Una questione vitale per Amt, dal momento che il contratto di servizio attualmente in essere scadrà il 31/12/2014 e non potrà più essere rinnovato. Condizione indispensabile, però, è che l’azienda arrivi in salute fino alla fine del prossimo anno. «In questo percorso di 13 mesi – sottolinea Doria – Amt, che è un’azienda del Comune e lo sarà anche per i prossimi 13 mesi, deve restare nelle condizioni di vivere, non fallire e continuare a svolgere il servizio pubblico nel bacino genovese. Per fare ciò è necessario che i conti siano sani». Quella, dunque, che era una delle più grosse incognite della giornata di ieri, sembra essere stata risolta, quantomeno verbalmente, in tempi piuttosto rapidi. Tuttavia, i dipendenti di Amt non sono ancora soddisfatti delle proposte dell’amministrazione e hanno confermato il terzo giorno consecutivo di blocco al servizio. Anche i lavoratori di Aster si uniranno alla protesta astenendosi dal servizio per 4 ore.

    Nessuna alienazione di proprietà, dunque. Ma a questo punto diventa fondamentale trovare l’accordo con i sindacati. Secondo la Giunta, infatti, la prosecuzione dei contratti di solidarietà e il rinnovo della riduzione degli stipendi potrebbero consentire ad Amt di arrivare in equilibrio fino alla fine del 2014. Anche perché l’alternativa sarebbe l’intaccamento del capitale sociale, con la conseguente consegna dei libri contabili in Tribunale.
    Resterebbe sul tavolo ancora la richiesta di ripatrimonializzazione che i sindacati stanno portando avanti a gran voce. Su questo tema, però, Doria ha confermato la posizione di ieri: «Esiste un problema di conti economici. Non è possibile chiederci di investire risorse immobiliari andando contro le norme vigenti che legano un’eventuale ripatrimonializzazione a un bilancio aziendale in equilibrio. Per raggiungerlo è necessario che tutti facciano la propria parte». A proposito di bilancio. È ben noto che alla voce Amt, per il 2013 il Comune abbia stanziato poco più di 30 milioni, cifra di poco superiore a quanto fatto nel 2012. A queste cifre, però, vanno aggiunti i 36 milioni di interesse che ogni anno Tursi deve pagare ai creditori per i mutui che le Amministrazioni passate hanno contratto proprio per ripianare i conti dell’azienda.

    Una volta raggiunto l’accordo tra Comune e lavoratori, la sopravvivenza di Amt si potrebbe aprire a prospettive di più ampio respiro. «Oggi – spiega il sindaco – abbiamo ricevuto una lettera formale in cui la Regione ci chiede di partecipare alla costituzione dell’authority che dovrà studiare il nuovo bando per il trasporto pubblico regionale, nell’ottica di un unico bacino ligure con l’integrazione ferro-gomma». Insomma, l’azienda non deve fallire ma gli equilibri economici sono fragilissimi. È su questo tema che la posizione del sindaco muta rispetto alle dichiarazioni giunte al termine della tesissima giornata di ieri: «Nel 2013 – ha detto oggi Doria – un equilibrio di conti alla fine di novembre possiamo dire che è sostanzialmente raggiunto, anche se non ne abbiamo la certezza piena. Esistono le condizioni – e qui arriva la novità – perché la situazione si verifichi anche nel 2014. Non è una missione impossibile. Ma ci vuole la disponibilità da parte di tutti». Ecco, dunque, chiamare in causa nuovamente i lavoratori.

    Ma gli elementi in gioco sono anche altri. Ad esempio, l’accordo tra Amt e Trenitalia per il biglietto integrato, che scade a fine anno e potrà essere ricontrattato sulla base dello studio dei flussi che sta portando a termine l’Università di Genova. Oltre ai risparmi, ci sono poi le entrate previste nel 2014. Se la Regione ha già confermato i 65 milioni elargiti anche nel 2013, più complicata la situazione per quanto riguarda le casse comunali: «Ad ogni modo – assicura il sindaco – non potremo tagliare il contributo in maniera clamorosa rispetto al 2013, quali che siano le entrate previste nel nuovo anno. Il 2014, infatti, sarà cruciale per l’azienda che poi potrà beneficiare dell’inserimento in un contesto diverso».

    Intanto, domani mattina la conferenza dei capigruppo del Consiglio comunale deciderà sulla possibile riapertura dei lavori in Sala Rossa nel pomeriggio. Ma il futuro di Amt, come d’altronde quello di Aster e Amiu, è ormai abbastanza chiaro che corra su binari diversi, quantomeno paralleli, rispetto a quelli della delibera della discordia.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Emergenza Amt, il punto della situazione dopo i disordini a Tursi

    Emergenza Amt, il punto della situazione dopo i disordini a Tursi

    Sindaco Marco DoriaFumata nera. Anzi nerissima. Si è concluso con un nulla di fatto il tavolo di confronto tra Amt, rappresentanze sindacali e sindaco Doria, convocato d’urgenza dal Prefetto vista la situazione critica che si stava verificando in Consiglio comunale. I sindacati, infatti, hanno abbandonato l’incontro e si sono nuovamente riuniti in assemblea a Palazzo Tursi, da cui con tutta probabilità scaturirà una prosecuzione del blocco del servizio a oltranza.

    La richiesta unitaria da parte dei lavoratori è quella di una ripatrimonializzazione dell’azienda, attraverso la cessione di alcuni immobili, in particolare il palazzo ex Nira: «Il sindaco non rispetta l’accordo e allora noi continuiamo con la protesta. Come stiamo facendo noi le notti per salvare il nostro futuro, chiediamo che le facciano anche loro per arrivare subito alla proposta di ricapitalizzazione», dicono all’unisono i sindacalisti.

    Una proposta ritenuta irricevibile dall’amministrazione, almeno nell’immediato. «Ci è stato chiesto – ha spiegato il sindaco Doriadi conferire dei beni immobiliari all’azienda senza che si potesse verificare la fattibilità dell’operazione dal punto di vista del rispetto delle leggi. Come se un sindaco potesse, senza aver effettuato opportuni approfondimenti normativi, conferire beni immobili a un’azienda che peraltro rischia di presentare un disavanzo di bilancio nel 2014».

    Un problema anzitutto legale, dunque. Ma lo stesso primo cittadino ha manifestato la disponibilità a lavorare su questa strada, anche attraverso un tavolo quotidiano di confronto in Prefettura: «C’è una piena disponibilità dell’amministrazione comunale a confrontarsi con le organizzazioni sindacali di Amt per verificare queste cose, senza pretendere però dal Comune impegni preventivi, che non potrebbero essere fatti nel rispetto della legge».

    Prima di arrivare alla ripatrimonializzazione è necessario che i conti dell’azienda siano assolutamente in regola, nel presente e nell’immediato futuro, in modo da non provocare il dissolvimento del capitale sociale dell’azienda. Come raggiungere questo equilibrio è ancora tutto da vedere. «Non abbiamo alcuna certezza su quelle che sono le risorse del bilancio comunale nel sul 2014 – ha ricordato il sindaco – ma neppure la sicurezza per quanto riguarda il 2013. Ciononostante l’azienda potrebbe mantenere un quasi equilibrio di conti nel 2013, risultato possibile grazie all’accordo sindacale e al versamento da parte del Comune di Genova nelle casse dell’azienda di 22 milioni di euro netti, ovvero 30 lordi, tanto quanto fatto nel 2012 nonostante la disponibilità economica fosse inferiore. L’obiettivo dell’amministrazione è avere un’azienda che sopravviva. Senza un equilibrio dei conti, ogni intervento sarebbe finalizzato soltanto a tamponare delle perdite. Cosa che purtroppo è avvenuta in passato e che non ritengo debba continuare a verificarsi. Il problema del Comune come azionista è quello di garantire un servizio ma anche che esistano le risorse per sostenere quel servizio».

    Per questo motivo, la delibera che oggi sarebbe dovuta passare al vaglio dei consiglieri, con qualche ritocco rispetto alla stesura originale, al capitolo Amt prevede che l’azienda predisponga un piano finanziario aggiornato che contenga le proiezione sul 2014 dei costi aziendali. Che dica, cioè, di quante risorse ha bisogno l’azienda per reggere anche il prossimo anno. A fronte di ciò, il Comune dovrà capire come coprire questi costi per la parte di sua competenza, sapendo che il finanziamento regionale è confermato di 65 milioni di euro.

    «Dopo essere stata discussa a lungo con le organizzazioni sindacali – ha detto il primo cittadino genovese – la delibera parla della tutela di servizi di un sistema di aziende del Comune. Si tratta di un documento che non cita la parola privatizzazione perché non è all’ordine del giorno ma si sforza di capire, caso per caso, come affrontare una riflessione sulle prospettive aziendali che garantiscono determinati servizi. Non avrebbe senso ritirarla perché il problema di tenere in equilibrio i conti di Amt e di evitarne il fallimento non cambierebbe di una virgola».

    Ma c’è anche una terza questione messa sul banco dal sindaco, ossia la scadenza del contratto di servizio del trasporto pubblico tra Comune e Amt a fine 2014, dopo due anni di proroga. Secondo quanto spiegato da Doria, si tratta del termine ultimo di prorogabilità di servizio in rispetto della normativa europea. «La legge regionale approvata pochi giorni fa lascia aperta la questione, per cui oggi stesso abbiamo inoltrato alla Regione una richiesta di risposta precisa. Il contratto di servizio cesserà veramente o sarà comunque prorogato? Se cessa nel 2014 ci dovrà essere una gara nel 2014 affinché il nuovo contratto di servizio parta il 1° gennaio 2015. Quando verrà fatta e da chi? Quali saranno i criteri generali per potervi partecipare? Quale bacino di servizio riguarderà?».

    Il sindaco è tornato, infine, a commentare l’invasione del Consiglio comunale a cui si è assistito nel pomeriggio: «Quello che è accaduto oggi è un fatto gravissimo perché è stato impedito lo svolgimento di un’assemblea democratica dei cittadini. La discussione della delibera è legata alla disponibilità di una pienezza delle funzionalità democratiche in città e in Consiglio comunale, che le autorità di governo devono garantire. La Sala Rossa non può essere occupata ad oltranza né si può proseguire all’infinito con il blocco del servizio che non aiuta a risolvere i problemi e penalizza i cittadini».

    Simone D’Ambrosio

  • Consiglio Comunale: lavori fermi, nessun accordo sulle partecipate

    Consiglio Comunale: lavori fermi, nessun accordo sulle partecipate

    protesta-lavoratori-consiglio-comunalePrivatizzati ‘sto c….”, “Dimissioni”, “Tutti a casa” sono i cori più gettonati della protesta dei lavoratori di Amt, Amiu e Aster che questo pomeriggio hanno letteralmente invaso i lavori del Consiglio comunale di Genova dove si sarebbe dovuta discutere la delibera che apre all’ingresso di capitali privati nelle società partecipate. Lo sciopero selvaggio del trasporto pubblico deciso nella notte e che rischia di prolungarsi a oltranza, ha consentito a tutti i lavoratori di Amt di scendere in piazza e raggiungere Palazzo Tursi.

    Tribune gremite alle 14 quando iniziano i lavori con la presentazione degli articoli 54. Ma la seduta durerà ben poco. Sono da poco scoccate le 14.15 quando la prima irruzione interrompe il consigliere Pastorino che stava per interrogare il vicesindaco Bernini sul futuro della strada a mare a Cornigliano. Doria, Dagnino, Farello (non presente in aula) ma anche Guerello e Malatesta sono i principali destinatari delle urla dei lavoratori che manifestano con tutta la loro forza l’opposizione alla privatizzazione e la preoccupazione per il futuro. Passano 6 minuti e il presidente Guerello è costretto a sospendere la seduta. Nel frattempo la folla ha letteralmente invaso tutte le tribune della Sala Rossa (comprese quelle riservate alla stampa) e alcuni lavoratori di Aster irrompono tra i banchi di consiglieri e assessori.

    Sugli spalti è il festival degli slogan e degli striscioni. Ci sono i lavoratori di Amiu (“Amiu non si tocca”) e anche quelli dei Bagni comunali (“Ci siamo anche noi… 36 lavoratori precari da 30 anni”). Chi non si vede, invece, è il sindaco Marco Doria, come ha gioco facile a sottolineare il decano del Consiglio comunale, Guido Grillo (Pdl), pochi minuti dopo le 15: «Invito gli uffici e gli assessori presenti a richiamare il sindaco. Alle ore 15 doveva iniziare il consiglio. Il sindaco deve partecipare». Fanno da eco i cori del pubblico: «Marco Doria, dove sei?». E il primo cittadino arriverà solo alle 15.51.

    A quel punto ricomincerà la seduta, trasformata in vera e propria assemblea pubblica, con il sindaco che interrompe più volte il proprio discorso per ribattere alle parole dei manifestanti. Doria prova a ripercorrere le tappe della genesi della delibera e ricorda come nel 2013 siano arrivati ad Amt 65 milioni dalla Regione e 30 dal Comune. «A novembre non abbiamo ancora la sicurezza che tutte le entrate previste nel bilancio approvato a luglio arrivino nelle casse del Comune» ha sottolineato il sindaco. «Il governo deve dirci se rimborserà ai Comuni le quote Imu. Sul bilancio 2014 poi non c’è nessun Comune italiano che può sapere su quali risorse contare nel futuro».

    Ma i dipendenti di Amt vanno al sodo: «Vuole privatizzare l’azienda o la vuole tenere pubblica?». «La voglio tenere in piedi» risponde con insolito piglio Marco Doria. Ma la risposta è ancora una volta ambigua e i lavoratori tornano a protestare. Arrivando anche all’esagerazione come quando con spintoni e qualche lancio di oggetti provano a ostacolare l’uscita dalla Sala Rossa del sindaco, protetto dalle forze dell’ordine. Più tardi si saprà che nel corso della breve colluttazione che ne consegue, 5 vigili, compresa una vigilessa, si saranno recati all’ospedale per controlli.

    Sul fronte politico, difficile capire come si evolverà la situazione. Molti manifestanti hanno abbandonato l’aula ma i sindacati assicurano che un nucleo resterà a presidiare i lavori del Consiglio. Certo, finché resteranno seduti sugli scranni degli assessori sarà difficile riprendere la seduta (che ufficialmente è stata sospesa, in modo da poter essere ripresa in qualunque momento, ndr). I consiglieri sono divisi sul da farsi. Una parte spera davvero di poter iniziare a discutere la delibera, anche perché gli emendamenti e gli ordini del giorno in calendario sono davvero tantissimi e difficilmente la partita verrà portata a casa nel giro di poche ore. Altri, come Edoardo Rixi (Lega Nord) – che annuncia la raccolta di firme per la presentazione di una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco – si augurano che i lavori vengano sospesi definitivamente. Nel frattempo, alle 18, sindaco, azienda e rappresentanti sindacali sono stati convocati in Prefettura.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Consiglio comunale, la maggioranza si spacca sul sostegno alla maternità

    Consiglio comunale, la maggioranza si spacca sul sostegno alla maternità

    Consiglio Comunale GenovaLarghe intese al Consiglio comunale di Genova. Con una maggioranza ben diversa da quella politica, continuamente traballante, ieri sera in sala Rossa è passata una mozione sulle iniziative a sostegno della maternità, presentata dai consiglieri Balleari (Pdl) e Lodi (Pd), che impegna il sindaco “ad adottare interventi mirati alla tutela della maternità e a favore della natalità, volti a sostenere socialmente ed economicamente le madri in gravidanza che, pur versando in situazione di difficoltà, scelgono comunque di non ricorrere all’interruzione della gravidanza; a strutturare e promuovere tali interventi all’interno della rete dei servizi sociali, socio-sanitari e sanitari pubblici e privati a sostegno della famiglia; a prevedere, tra tali interventi, ove possibile nelle disponibilità di bilancio, anche un contributo economico per collaborare a far fronte alle spese relative alle nascite”.

    Un documento apparentemente innocuo, tanto che qualche consigliere di maggioranza all’inizio dei lavori aveva avuto facile gioco a lamentarsi dell’ennesima seduta inutile, senza alcuna delibera di giunta da discutere. Ma, alla prova dei fatti, la votazione si è trasformata nell’ennesimo banco di prova per Doria e la sua Giunta e ha visto, suo malgrado, tra i protagonisti anche il neo assessore alle Politiche socio-sanitarie, Emanuela Fracassi.

    «Auguri alla nuova maggioranza» ha tuonato il capogruppo di Sel, Gian Piero Pastorino anticipando il risultato della votazione. Già perché la mozione è passata con 21 voti favorevoli e 14 contrari. Ma il sostegno è arrivato da Pd, Pdl, Lista Musso, Udc e Gruppo Misto. Hanno votato no, invece, i 5 consiglieri del Movimento 5 Stelle e, soprattutto, i 6 della Lista Doria, i 2 di Sel e l’unico rappresentate di FdS.

    A voler fare un po’ di dietrologia, si potrebbe dire che quello di ieri altro non è stato che l’antipasto di quanto andrà in scena la prossima settimana con la delibera sulle società partecipate (in fase di studio la possibilità di predisporre alcuni schermi nel loggiato di Tursi per consentire al maggior numero di cittadini di seguire i lavori della Sala Rossa), finalmente pronta a tornare al cospetto dei consiglieri. Ma la situazione, per quanto riguarda il dibattito sul futuro di Amt, Aster e Amiu, sarà decisamente più intricata. Dalle voci che abbiamo colto nei corridoi di Palazzo Tursi, con l’approvazione di qualche emendamento “strategico”, non è escluso che la maggioranza politica “tradizionale” possa riuscire a salvarsi in calcio d’angolo. Almeno per il momento.

    Ad ogni modo, ieri la scintilla è scattata quando, forse con un’interpretazione un po’ forzata della lettera della mozione, il dibattito si è concentrato su una presunta discriminazione delle madri costrette all’aborto. Secondo la consigliera Pederzolli (Lista Doria) «gli interventi sul tema non devono essere puntuali ma sistemici. Bisognerebbe puntare tutt’al più sulla prevenzione delle gravidanze indesiderate. D’altronde esiste già un lavoro di rete da parte del Comune per sostenere le donne con reddito particolarmente basso nel momento della gravidanza. Invece, riteniamo che debba assolutamente essere difesa la legge 194 e il sostegno economico ai consultori pubblici. Va, infine, sostenuta in un certo qual modo la laicità sul tema della maternità e la libertà di scelta per chi vuole abortire che, invece, sembra sia oscurata da questo testo». Fuoco alle polveri, con una lunga discussione che ha raggiunto punti piuttosto infimi quando il consigliere De Benedictis (Gruppo Misto) si è rivolto direttamente alla collega Pederzolli con toni deprecabili: «Non sai quello che dici. Non va bene ragazzina. Questa è una discussione sulla vita e non sulla morte». Pederzolli ha immediatamente ottenuto la solidarietà del consigliere Pastorino: «Mi scuso a nome di tutta la categoria maschile del comportamento non certo urbano che ha tenuto il consigliere De Benedictis». È lo stesso De Benedictis a scusarsi successivamente per l’infelice uscita dovuta, a suo dire, a uno «sciupun de futta». Ma anche in questo caso il rappresentante del Gruppo Misto è caduto nella tentazione di un apprezzamento maschilista tanto innocuo quanto evitabile.

    Ciò che ha colpito maggiormente resta comunque il repentino cambio di rotta della Giunta circa la propria posizione sulla mozione. Inizialmente, il neo assessore alle Politiche socio-sanitarie, Emanuela Fracassi, si era detta disponibile ad accogliere il documento solo se i proponenti avessero apportato alcune sostanziali modifiche. Tra queste, la sostituzione dei riferimenti ai consultori privati e pubblici con una più generale rete di servizi socio-sanitari che comprendesse tutte le azioni già intraprese dal Comune e l’eliminazione della previsione di un sostegno economico per chi decide di non abortire. Dopo accese discussioni e alcune sospensioni del dibattito, invece, la stessa Fracassi si è dichiarata favorevole alla mozione così come presentata ed emendata solo nel punto riguardante la necessità di copertura del bilancio per il sostegno economico a chi decide non ricorrere all’interruzione della gravidanza. «È stata male consigliata» dicono i maligni. Fatto sta che il primo round tra Fracassi e Lodi, che Radio Tursi dà tra le più deluse dalla nuova nomina voluta e difesa da Doria, sembra essere stato ampiamente vinto dalla consigliera democratica. A dire il vero ci starebbe anche l’interpretazione opposta. Ovvero che la Lista Doria abbia chiaramente voluto mostrare a Fracassi da che parte si debba schierare se vuole ottenere sostegno in futuro, magari su questioni più delicate e non necessariamente condivise dal Pd.

    Ma la giornate delle diatribe ha registrato anche l’ennesimo scontro tra il Movimento 5 Stelle e la Segreteria generale nella figura del vicesegretario Graziella De Nitto. Motivo del contendere, la dichiarazione di inammissibilità di due emendamenti proprio sulla mozione del sostegno alla maternità perché riguardanti materie sanitarie di competenza regionale. Non l’ha presa bene il consigliere Boccaccio che, off records, ha minacciato di intraprendere future azioni legali contro il vicesegretario se proseguirà con l’opera ostativa nei confronti del suo gruppo. «Dissentiamo profondamente rispetto alla non accettazione degli emendamenti perché riprendono esattamente i termini già previsti nell’impegnativa della mozione» ha dichiarato il capogruppo 5 Stelle, Paolo Putti. Sempre a proposito di segreteria generale, segnaliamo infine la fresca nomina del nuovo Segretario Generale, incarico che dal prossimo 2 dicembre sarà ricoperto da Franco Mileti, proveniente dal Comune di Pavia, in sostituzione di Vincenzo Del Regno, trasferitosi a Siena per motivi personali.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Giardini Strada Nuova, la proposta: spazio verde per cittadini e turisti

    Giardini Strada Nuova, la proposta: spazio verde per cittadini e turisti

    palazzo-tursi-D3La Città Vecchia, per forza di cose, manca di ampi spazi verdi. I cittadini del centro storico, stretti fra il Porto Antico e Spianata Castelletto, non hanno un parco vicino alle loro case. Stesso discorso per i turisti che visitano i nostri caruggi e che si aggirano fra i Musei di Strada Nuova e i bassi della Maddalena.

    Nasce da questo ragionamento la proposta di Antonio Bruno, capogruppo Fds in consiglio Comunale: aprire al pubblico i giardini dei palazzi di Strada Nuova, in particolare quelli di Palazzo Tursi. «Aprire i giardini di Strada Nuova – spiega Antonio Bruno – sarebbe un ottimo investimento in termini di offerta turistica e vivibilità del centro storico che si ritroverebbe finalmente con uno spazio verde di grande pregio a pochi passi dalle abitazioni».

    Parliamo dell’ampio cortile – attualmente interessato da lavori di ristrutturazione – fra Palazzo Tursi e Palazzo Nicolosio Lomellino, i giardini pensili che si arrampicano sino al belvedere Montaldo e del giardino fra palazzo Bianco e Palazzo Doria Tursi arricchito dallo splendido porticato da cui un tempo, prima della costruzione di Palazzo Rosso, i nobili della famiglia genovese e gli illustri ospiti godevano di una vista aperta sui tetti e sul golfo.

    «I giardini di Palazzo Tursi sono in capo al Patrimonio e la gestione del verde è affidata ad Aster. Sono stati edificati in epoca successiva rispetto alla costruzione del palazzo e quindi non da considerare “storici” – ha commentato l’assessore ai Lavori Pubblici Gianni Crivello – inoltre si trovano adiacenti agli uffici amministrativi e l’unico accesso per raggiungerli è l’ingresso principale di Tursi. Si creerebbe un problema di presidio e, se si considera che alcune zone sono transennate e non accessibili, anche di sicurezza per i visitatori. In questo caso si potrebbe ovviare al problema facendo un ragionamento con una cooperativa o un’associazione per controllare gli accessi». Diverso il discorso per quanto riguarda il giardino fra Tursi e Palazzo Bianco: «In questo caso si tratta di giardini “storici” e perciò di pertinenza dei Musei di Strada Nuova;  già oggi sono aperti al pubblico, ma solo ai visitatori del polo museale», conclude Crivello.

    Rimane dunque possibilista l’assessore, vedremo se il discorso iniziato in queste settimane in Aula Rossa avrà un seguito e nuove puntate o se sarà destinato a rimanere lettera morta.

  • Comune di Genova: Dameri si dimette, Emanuela Fracassi nuovo assessore

    Comune di Genova: Dameri si dimette, Emanuela Fracassi nuovo assessore

    palazzo-tursi-aula-rossa-d27Nel pomeriggio il Comune di Genova ha comunicato le dimissioni dell’assessore alle Politiche Sociali e della Casa Paola Dameri. L’assessore “ha informato il sindaco di aver maturato la scelta di rinunciare all’incarico nella Giunta comunale per la necessità e il desiderio di impegnare tutte le proprie energie nell’attività di ricercatrice universitaria”, si legge nella nota.

    Le deleghe passano alla dottoressa Emanuela Fracassi che assume l’incarico di assessore alle Politiche Socio Sanitarie e della Casa del Comune di Genova.

    “Emanuela Fracassi è nata a Genova il 24 maggio 1961. Laureata in lettere presso l’Università degli studi di Genova, con diploma post-universitario conseguito presso l’Ecole des Hautes Etudes Sciences Sociales di Parigi. Iscritta all’albo degli psicologi della Liguria.
    Ha una consolidata esperienza nel settore sociale, socio-educativo e socio-sanitario, in attività di educazione, ricerca, progettazione, formazione e comunicazione, un percorso professionale avviato all’inizio degli anni ottanta presso l’associazione Il Ce.sto e proseguito presso l’Università di Genova, l’Institut de travail social et de recherche sociale di Montrouge a Parigi, l’associazione Sondagenova, Federsanità Anci-Liguria, la società di ricerca, consulenza e formazione Arcos”.

  • Consiglio comunale: meno show più dibattito, cambiano le regole

    Consiglio comunale: meno show più dibattito, cambiano le regole

    palazzo-tursi-aula-rossa-d52Ai meno addetti ai lavori l’ennesimo articolo sul funzionamento del Consiglio comunale potrebbe sembrare un’inutile divagazione su tecnicismi poco interessanti e incomprensibili ai più. Eppure siamo piuttosto convinti che non sia, o quanto meno non dovrebbe, essere così. Dalle discussioni che stanno animando la Commissione regolamento e che nelle prossime settimane si concretizzeranno in una proposta di riforma da sottoporre al giudizio del plenum della Sala Rossa, dipende infatti parte del futuro della dialettica politico-amministrativa della nostra città. E, di conseguenza, del funzionamento della democrazia intesa nel suo senso più nobile. La conferma di quanto si tratti di una questione di tutto rilievo, e anche piuttosto delicata, è arrivata dalla convocazione di una riunione di maggioranza martedì scorso, al termine della seduta ordinaria del Consiglio, in cui si è tentato invano di fare quadrato sul tema. D’altronde, non sono più procrastinabili gli interventi che dovrebbero porre un serio freno alle pratiche di filibustering ormai consuetudine a Palazzo Tursi.

    Anche perché il Consiglio sta per affrontare dibattiti che si preannunciano decisamente infuocati, come quelli sul futuro delle società partecipate o sulla Gronda. È necessario che la discussione politica genovese faccia un salto di qualità notevole e la smetta di trincerarsi dietro formalismi o ostruzionismi esclusivamente strumentali al raggiungimento di obiettivi partitici sottraendosi al dialogo democratico perché, come sostiene il capogruppo della Lista Doria, Enrico Pignone, «la dignità del Consiglio comunale è proprio data dalla qualità del dibattito in aula da cui deve scaturire un indirizzo politico per le attività della Giunta».

    Il ruolo del presidente del Consiglio, mozioni, articoli 54 e odg “fuori sacco”

    Tuttavia, la strada con cui raggiungere questo obiettivo è anch’essa fonte di scontro anche all’interno della stessa maggioranza. Secondo quanto circola tra i corridoi di Palazzo Tursi, infatti, sulla riforma del regolamento del Consiglio comunale si starebbero delineando due schieramenti: da un lato il complesso di proposte nate in seno alla Commissione competente che mirano a togliere ogni potere discrezionale al presidente del Consiglio rendendolo un vero e proprio arbitro super partes; dall’altro, i dubbi del Partito democratico, a cui il presidente del Consiglio comunale genovese appartiene da sempre, restio a perdere questo sottile ma spesso fondamentale privilegio, ma comunque consapevole della necessità di una riforma del modus operandi della Sala Rossa.

    palazzo-tursi-gioia-alfonso-Udc-lauro-lilli-pdl-D

    Degli strumenti consiliari dentro l’occhio del ciclone abbiamo già parlato nelle precedenti puntate di “Liberi Tursi” (Art. 54 e Odg “fuori sacco, l’approfondimento). Innanzitutto, gli articoli 54, ovvero le interrogazioni a risposta immediata che precedono di un’ora ogni seduta ordinaria del Consiglio. Da tempo, il presidente Guerello si era lamentato dell’impossibilità di scegliere ogni settimana le questioni da portare in aula tra le centinaia presentate dai consiglieri. Dopo attente riflessioni, la Commissione ha deciso di palazzo-tursi-aula-rossa-d38accettare la proposta di modifica di Alfonso Gioia, capogruppo Udc e già presidente del Consiglio provinciale: «Bisogna eliminare la discrezionalità del presidente nella scelta degli articoli 54 da portare in aula. Per questo motivo proponiamo di limitare la possibilità ai consiglieri di proporre una sola interrogazione a risposta immediata per seduta. Tutti gli articoli 54 pervenuti al presidente verranno poi messi all’ordine del giorno: se, al termine dell’ora a disposizione, non si sarà riusciti a esaurire tutte le questioni, i consiglieri avranno la possibilità di riproporre quelle inevase per la seduta successiva, naturalmente con diritto precedenza».

    A ciò potrebbe aggiungersi anche la possibilità di trasformare l’art. 54 in una risposta scritta da parte dell’assessore competente entro 48 ore dalla presentazione dell’interrogazione, come richiesto dal Movimento 5 Stelle. «Molti consiglieri – spiega De Pietro – usano questo strumento solo per darsi una certa visibilità, ma noi invece siamo interessati alle risposte, non tanto al modo con cui queste vengono date. Tutte le settimane cerchiamo di presentare solo un articolo 54, ovvero quello che riteniamo più urgente tra le tante segnalazioni che ci arrivano dai cittadini. Con la modifica del regolamento tutti i consiglieri a questo punto tornerebbero ad essere sullo stesso piano».

    Altro ritocco riguarderà la presentazione delle mozioni. Sempre nell’ottica di togliere discrezionalità all’operato del presidente del Consiglio comunale, che potrebbe agevolare il compito della Giunta escludendo questioni troppo delicate, la quantità delle mozioni che saranno messe in calendario durante ciascuna seduta sarà decisa dalla Conferenza capigruppo, che dovrà farsi garante di una certa rotazione e di un buon equilibrio tra le istanze di tutti i gruppi consiliari. Toccherà poi al singolo gruppo decidere, tra le varie mozioni possibili, presentare quella che necessiterà della maggior urgenza.

    A cambiare potrebbe essere anche l’articolo 17 nei commi riferiti alla questione pregiudiziale e alla domanda di sospensiva. «Oggi – spiega ancora Gioia – se un particolare documento dà fastidio a una parte politica, basta avere la maggioranza per poterne facilmente rimandare la discussione a data successiva. La proposta, invece, è quella di poter tutt’al più chiedere un’inversione dei lavori all’interno dello stesso ordine del giorno ma non il rinvio a un’altra seduta solo per motivazioni politiche».

    Più delicata, invece, la questione che riguarda gli ordini del giorno fuori sacco, ancora all’esame della commissione. «A differenza di quello che vorrebbe una parte della maggioranza – prosegue Gioia – gli ordini del giorno fuori sacco sono uno strumento utile in determinate situazioni particolarmente urgenti. Certo è che non si può cadere nella deriva di queste settimane in cui proprio i fuori sacco hanno bloccato i lavori del Consiglio. La mia proposta è quella di lasciare sul tema l’impianto attuale del regolamento, limitando la presentazione dei fuori sacco a uno per consigliere e due per gruppo, per ogni seduta».

    Le proposte del Partito Democratico

    palazzo-tursi-malatesta-gianpaolo_Pd-DEd eccoci, dunque, alle proposte del Pd. Il consigliere Gianpaolo Malatesta ha presentato un documento che mira a ritoccare il regolamento sulla presentazione degli emendamenti e a contingentare fortemente i tempi di discussione. Per quanto riguarda gli emendamenti la proposta, che difficilmente verrà accolta dalla maggioranza della Sala Rossa, va nella direzione di un loro concentramento in Commissione: a differenza di quanto accade ora, in cui un emendamento può sostanzialmente essere presentato in qualsiasi momento prima della votazione, Malatesta vorrebbe limitare la possibilità di presentazione in aula a prima dell’appello della seduta in cui il documento viene posto in discussione. E, a proposito di discussione, secondo la proposta Pd, dagli attuali 10 minuti i tempi per l’illustrazione di emendamenti e ordini del giorno dovrebbero scendere a 5, mentre le dichiarazioni di voto addirittura a 3 minuti.  «Non pretendo – dice Malatesta – che si arrivi ai 60” del Parlamento europeo perché capisco che la loquacità e i modi di espressione italiani abbiano necessità di altri tempi, ma dobbiamo arrivare al massimo dell’efficienza e della dinamicità possibile per i lavori del Consiglio comunale, limitando al minimo le possibilità di ostruzionismo. Non dovremmo essere qui per fare da palco a chi protesta ma piuttosto per risolvere i problemi».

    Possibile che il dialogo interno alla maggioranza e le ultime sedute di Commissione possano sbloccare la situazione, ma la sensazione è che il testo del nuovo regolamento arriverà in aula così come già votato a maggioranza dalla Commissione stessa, mentre le proposte del Pd, come d’altronde quelle di altri consiglieri che non sono state recepite nel documento unico, diventeranno oggetto di altrettanti emendamenti che accenderanno ancora una volta la discussione in Sala Rossa.

     La proposta del Movimento 5 Stelle

    palazzo-tursi-putti-paolo-M5S-D2C’è, infine, un’ultima proposta degna di nota, lanciata dal Movimento 5 Stelle, ovvero quella che il Comune pubblichi tutti gli atti che verranno portati all’esame del Consiglio prima della loro discussione. Una proposta che ha sollevato l’obiezione della Segreteria generale, come spiega il consigliere De Pietro: «L’ostacolo sarebbe una fantomatica interferenza con il lavoro del Comune e con le normative sulla privacy. Ma noi vogliamo la trasparenza assoluta e mi sono opposto con vigore a questo diniego. Il compito della Segreteria deve essere quello di evidenziare eventuali problematiche di inammissibilità dei documenti ma non certo di intervenire nel merito di decisioni politiche e regolamentari. Se questa modifica non deve passare, sarà il Consiglio a dirlo, ma dovrà farlo di fronte alle telecamere e ai cittadini genovesi».

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Società partecipate, la giunta presenta la delibera che apre ai privati

    Società partecipate, la giunta presenta la delibera che apre ai privati

    palazzo-tursi-D4Di indirizzo doveva essere e di indirizzo sarà. Sempre che riesca a trovare la maggioranza in Consiglio comunale. La delibera sulle società partecipate dal Comune di Genova (di cui in tabella potete osservare nel dettaglio i singoli assetti), che fa discutere da quest’estate e che era stata ritirata dalla stessa giunta nell’ultima seduta utile prima delle vacanze, nel contesto di continue manifestazioni di dissenso da parte delle associazioni sindacali, è stata nuovamente approvata da sindaco e assessori. Con qualche ritocco e precisazione in più rispetto al documento presentato, in fretta e furia, poco meno di tre mesi fa,  la giunta conferma sostanzialmente l’apertura all’ingresso di capitali privati che possano consentire l’ampliamento degli orizzonti industriali delle società e la loro sopravvivenza economica.

    «Dopo il rinvio tecnico – ricorda il vicesindaco Bernini – abbiamo sviluppato un fitto dialogo con tutte le rappresentanze sindacali, comprese quelle di categoria, alla presenza anche degli amministratori delle società partecipate. Un lavoro faticoso ma fruttuoso che, da un lato, ci ha consentito di fare un quadro completo su tutte le ramificazioni che il Comune ha dentro le società, dall’altro, ci ha permesso di apportare correttivi alla delibera, recependo alcune istanze dei lavoratori».

    Ma il lavoro fatto fin qui non sembra sufficiente a placare gli animi. Sia sul fronte sindacale che su quello politico, soprattutto tra le fila di una multisfaccettata maggioranza che mostra ormai da tempo segni di cedimento. Così, la riunione già convocata per lunedì prossimo difficilmente finirà a tarallucci e vino. Secondo alcune indiscrezioni, infatti, pare che una buona fetta di maggioranza avesse espressamente richiesto di condividere il documento all’interno della mura di Tursi prima di presentarlo ufficialmente alla stampa e, quindi, ai genovesi. Invece, ieri mattina si è passati direttamente dalla seduta di giunta alla conferenza con i giornalisti. A cui, tra l’altro, non ha partecipato il sindaco Marco Doria, la cui motivazione ufficiale di altri impegni istituzionali ha destato più di un sospetto.

    Critiche anche le reazioni da parte dei sindacati di base che affidano la risposta a un comunicato unitario, in cui si definisce la delibera “una scelta che ha il sapore dell’autoreferenzialità, un’accelerazione imposta che rischia di scaricare su lavoratori e cittadini le scelte sbagliate compiute in questi anni dall’amministrazione comunale”. Per Cgil, Cisl e Uil il documento presentato ieri interrompe bruscamente il positivo percorso di confronto “esclusivamente per ragioni di interesse politico, e non in quello dei lavoratori e della città, non accogliendo peraltro le correzioni e le proposte di merito avanzate dalle Organizzazioni sindacali”.

     

     La delibera sulle partecipate: occhi puntati su Amt, Amiu e Aster

    Veniamo alla delibera, che nella struttura e nella sostanza non presenta clamorosi cambiamenti rispetto agli intendimenti già manifestati a fine luglio. «Si tratta di un documento più didascalico e prescrittivo – sostiene Bernini – che si apre anche a importanti riflessioni circa il futuro prossimo della città».

    amt-trasporto-pubblico-d1Naturalmente l’attenzione è puntata sulle tre partecipate più grandi: Amt, Amiu e Aster. Sull’Aziendà Mobilità e Trasporti c’è ben poco da dire, se non che la Giunta aspetta i risultati definitivi della valutazione dell’Advisor per poter presentare al Consiglio comunale, entro la fine dell’anno, una proposta operativa che garantisca la sopravvivenza economica dell’azienda e un livello qualitativamente e quantitativamente accettabile del servizio.

    Rifiuti

    Per quanto riguarda Amiu, invece, la delibera richiede al management l’adozione di un nuovo piano industriale che contempli l’opportunità di aprirsi all’ingresso di capitale privato, con partecipazione non di maggioranza, per uscire dalla condizione di società in-house che altrimenti bloccherebbe ogni prospettiva di sviluppo per l’azienda.

    A differenza della prima stesura della delibera, dunque, non si parla più direttamente di cessione di una quota della società.

    «Ad ogni modo – sottolinea Bernini – non spetta a noi entrare nel merito specifico di come questi obiettivi debbano essere raggiunti. Noi diamo solo delle linee di indirizzo e saranno poi gli amministratori delle società a dover presentare un dettagliato piano industriale».

    Simile, ma molto più urgente per questioni di bilancio, la situazione di Aster, per cui viene richiesto alla società di presentare un nuovo piano industriale, secondo la riorganizzazione illustrata, entro la fine del 2013. «Aster deve diventare meno Comune-dipendente, vista la situazione in cui versano le casse di Tursi», sorride Bernini. Che poi, più seriamente, aggiunge: «Con questa delibera il Comune non vuole fare cassa, quanto piuttosto reperire le risorse necessarie per valorizzare le società dal punto di vista industriale, facendo compiere un salto di qualità che nel futuro potrà consentire l’apertura a orizzonti più ampi». Il riferimento è chiaramente alla nuova legge regionale che, in virtù anche del processo di realizzazione delle Città Metropolitana, obbligherà le società partecipate a svincolarsi dallo status di in-house per poter concorrere all’assegnazione di commesse in ambiti territoriali più estesi. «Ad esempio – incalza Bernini – Aster potrebbe entrare in una gara per la fornitura di bitume per le opere stradali necessarie alla realizzazione del Terzo Valico. Oppure potrebbe avvalersi della collaborazione di partner specifici per interventi di risparmio energetico nel Comune di Genova, con l’investimento di un capitale privato che miri a costituire un know-how da poter esportare poi oltre confine».

    I vertici delle aziende, almeno per il momento, si trincerano dietro il più istituzionale dei “no comment”. Ma nel frattempo sono già al lavoro per studiare le misure necessarie a rispondere alle esigenze del Comune. «È vero che il mandato non è ancora formale – ammette Bernini – ma è anche vero che gli amministratori hanno già ricevuto informalmente queste direttive, dal momento che hanno preso parte alle riunioni in cui sono state via, via costruite». Ora la parola passa alle commissioni competenti, prima di tornare in Aula e sottoporsi al giudizio dei consiglieri, verosimilmente all’inizio di novembre.

    Il termine privatizzazione, dunque, non compare mai nel testo licenziato dalla giunta. Ma le note di indirizzo agli amministratori delle società partecipate sono piuttosto precise e partono tutte da un presupposto fondamentale: il riconoscimento dei settori ritenuti strategici e che, quindi, devono rimanere prevalentemente a gestione pubblica. Da questo riassetto complessivo, la Giunta conta di reperire alcune risorse che la stessa delibera vincola ad essere riutilizzate per l’abbattimento del debito, l’investimento in settori riorganizzati e strategici come i trasporti e l’housing sociale e l’adozione di provvedimenti che garantiscano un maggior controllo pubblico su settori di particolare interesse come quello idrico.

     

    Il caso dei Bagni Marina e di Farmacie Genovesi

    Tra gli ambiti ritenuti non particolarmente strategici, rientra l’operato di Bagni Marina e Farmacie Genovesi. Per queste due società viene predisposta la cessione nel caso in cui il bilancio economico-patrimoniale non dovesse raggiungere l’equilibrio. «Per quanto riguarda i Bagni – spiega Bernini – il Comune deve vigilare affinché vengano resi accessibili tutti i servizi anche alla fasce più deboli. Ma per fare questo possiamo utilizzare strumenti diversi rispetto a una partecipazione economica in perdita». Diversa la situazione per le Farmacie comunali (8 quelle ancora attive rispetto alle 11 iniziali), nate per coprire buchi del settore privato che attualmente non sussistono più. Grazie alla riorganizzazione che ha portato ad esempio a esternalizzare il costo dei magazzinieri, dai 130/140 mila euro di passivo del 2012 si potrebbe arrivare al pareggio nell’anno in corso.

     

    L’ultima disposizione della delibera riguarda il comparto occupazionale. La giunta, infatti, si fa promotrice della definizione di un protocollo di mobilità tra le varie partecipate, coinvolgendo laddove possibile anche il Comune stesso, incentivando il più possibile il turn-over con la conseguente assunzione delle professionalità necessarie a compiere il tanto agognato salto di qualità.

     

    Simone D’Ambrosio
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Beni del Demanio, acquisto gratuito: il Comune di Genova prepara la lista

    Beni del Demanio, acquisto gratuito: il Comune di Genova prepara la lista

    Veduta notturna del Centro Storico di GenovaCon il parere unanime favorevole del Consiglio comunale – e già qui ci sarebbe la notizia, considerate le scintille delle ultime seduteè iniziato ufficialmente il percorso per l’acquisizione a titolo gratuito dal Demanio di una lunga serie di strutture che potrebbero modificare sensibilmente la viabilità e l’aspetto di Genova nel prossimo futuro, di pari passo con il nuovo Piano Urbanistico. Un elenco di dodici pagine sciorina i beni che entro il 30 novembre potrebbero passare dal Demanio a Palazzo Tursi. Una lista di aree, terreni, immobili, gallerie e forti che non è assolutamente esaustiva e potrà essere implementata a seconda delle segnalazioni, delle esigenze e delle proposte dei municipi e del territorio.

    Si preannuncia, dunque, un tour de force per gli uffici comunali che in una cinquantina di giorni dovranno predisporre un’istruttoria per ciascuno dei beni che Tursi intende acquistare, specificandone la descrizione, le finalità di utilizzo futuro e le risorse finanziarie previste per lo stesso. Toccherà, poi, alla Giunta dare il via libera alla presentazione formale della richiesta, prestando particolare riguardo agli aspetti ambientali, geomorfologici e idrogeologici del territorio, nonché alla fattibilità tecnico-economica degli interventi di ripristino. Dopodiché la palla passerà definitivamente al Demanio che valuterà la bontà delle richieste pervenute dagli Enti Locali.

    Quello di oggi rappresenta certamente un passo importante per la Genova del futuro. Non va dimenticato, però, che in un contesto alquanto tragico per quanto riguarda le casse comunali, non sarà facile reperire le risorse necessarie per la bonifica dei beni acquistati e per la loro riconversione d’uso. Diverso il ragionamento se buona parte di queste aree e strutture venissero rivendute ai privati, dal momento che la legge statale non pone vincoli in merito. Un comportamento, d’altronde, che ben si sposerebbe con la volontà che più volte il premier Letta ha annunciato di dismissione parziale del patrimonio pubblico per risanare le casse dello Stato. «Ma il nostro obiettivo principale non è questo», risponde a precisa domanda l’assessore al Bilancio, Francesco Miceli. «I beni e le aree che richiederemo saranno soprattutto utili per il patrimonio immobiliare della città. Ogni elemento avrà una sua specifica funzionalità nell’ottica del miglioramento di servizi e viabilità. Questo non è tanto il momento di pensare alle “coperture” economiche, quanto quello di capire quali sono i beni che ci possono essere più utili e in quale prospettiva».

    Un lungo elenco: immobili, terreni, greti dei torrenti, gallerie antiaree, forti…

    righi-forti-DIL’attenzione di tutti si rivolge immediatamente all’ex Caserma Gavoglio, al Lagaccio, per la quale la delibera approvata prevede una norma specifica. Viene, infatti, dato mandato agli uffici competenti di procedere con urgenza su questa pratica e verificare l’eventuale disponibilità del Demanio a consegnare anticipatamente l’area. Se non nella sua interezza, quantomeno per quanto riguarda la zona tra i due cancelli d’ingresso, dove dovrebbe sorgere il nuovo parcheggio per i residenti di Via Ventotene, e i tratti  necessari alla messa in sicurezza del territorio circostante.

    Ma già in questa prima versione dell’elenco compaiono altri beni piuttosto interessanti. Come le Mura di Malapaga nel quartiere del Molo, l’ospedale militare di Sturla, che potrebbe essere oggetto di una significativa trasformazione urbana del quartiere, e le cliniche universitarie di San Martino, che garantirebbero la ricomposizione della proprietà nell’ottica dell’introduzione di una nuova funzione urbana privata della zona, affianco naturalmente a quella universitaria.

    Oltre ad aree, immobili e terreni che potrebbero rivestire in futuro nuove funzioni urbane, ad esempio con la realizzazione di spazi verdi o di servizio; oltre al miglioramento della viabilità cittadina, attraverso l’acquisizione di sedimi stradali come la rampa di accesso alla Sopraelevata o la strada che conduce al forte di San Martino; oltre ai vecchi greti di torrenti che potrebbero consentire la realizzazione di opere funzionali alla messa in sicurezza degli alvei o alla loro riqualificazione anche in ottica della mobilità veicolare e pedonale; vi sono due categorie particolari di immobili che meritano assolutamente di essere citate. Stiamo parlando dei Forti e delle ex gallerie anti-aree. Per quanto riguarda i primi, più volte l’amministrazione ha accennato alla volontà di pensare a nuovi sistemi di attrazione turistica, sperando di non ripetere errori e sprechi economici del passato (su tutti, Forte Begato). Le seconde, invece, sono una risorsa molto preziosa sia nell’ottica della realizzazione di nuovi parcheggi o depositi di mezzi aziendali, che andrebbero così a liberare le strade, sia per l’attuazione di nuovi collegamenti interni alla città.
    A questo proposito, risultano di particolare interesse: la galleria di via Cantore – corso Scassi, per l’accesso tramite ascensore all’area ospedaliera e alle zone collinari di Sampierdarena (un collegamento di questo tipo è già previsto nel piano di riqualificazione di Sampierdarena da 12 milioni di euro ma non ancora realizzato, ndr); la galleria Brignole – Sturla, che potrebbe rappresentare un’eccezionale opportunità per i collegamenti tra centro e Levante, ma soprattutto tra la stazione e l’ospedale Gaslini; la galleria sottostante le Mura di Carignano, che necessita ancora di qualche approfondimento circa le proprie potenzialità in ottica di mobilità.

    Insomma, il parco delle disponibilità e delle opportunità è molto ampio e variegato. Proprio per questo, chiediamo anche a voi lettori di Era Superba: su quali di queste strutture dovrebbe ricadere la scelta del Comune? Dite la vostra, dateci il vostro parere (qui riproponiamo l’elenco completo). Scorrendo l’elenco potreste individuare luoghi e strutture che per voi hanno un significato particolare, raccontateci le vostre idee. Utilizzate le nostre pagine sui social network o la mail di redazione: chissà che qualche rappresentante istituzionale non possa prendere ispirazione dalle proposte dei cittadini.

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto Daniele Orlandi]