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Tutti gli articoli e gli aggiornamenti dal Consiglio Comunale di Genova. Diretta Twitter delle sedute in Aula Rossa

  • Difensore civico comunale, addio al servizio: in quanti lo conoscevano?

    Difensore civico comunale, addio al servizio: in quanti lo conoscevano?

    palazzo-tursi-D4Il Difensore civico comunale chiude i battenti. Con la presentazione alla stampa dell’attività (qui la documentazione) svolta negli ultimi cinque anni e la relazione, in corso in queste ore, in Consiglio comunale, Bruno Orsini, già senatore e illustre psichiatra tra i promotori delle legge Basaglia, ha compiuto gli ultimi atti ufficiali del suo mandato a Tursi. «Ma la notizia di oggi – esordisce lo stesso Orsini – non sono tanto i dati e le cifre di questi anni di servizio, quanto il fatto che non avrò un successore». Già, perché secondo quanto previsto da una norma inserita nella legge finanziaria del 2010, la figura dei Difensori civici comunali viene sacrificata sull’altare dei risparmi della spesa pubblica.
    Circa 39 mila euro all’anno messi a bilancio dal Comune di Genova, oltre agli stipendi per un dirigente e tre impiegati dell’ufficio. Non una cifra esorbitante che, tuttavia, va raffrontata alla reale efficienza del servizio e alla conoscenza dello stesso tra i cittadini. Appunto. Che cos’è, o meglio, cos’è stato il Difensore civico? Secondo quanto previsto dallo Statuto del Comune di Genova, si tratta di una figura a cui possono rivolgersi tutti i cittadini, un garante dell’imparzialità e del buon andamento dell’amministrazione cittadina che si attiva per eliminare abusi, disfunzioni e carenze dovuti a una cattiva gestione della cosa pubblica.

    Dal 7 ottobre 2008, data ufficiale di insediamento di Orsini, ad oggi il Difensore civico ha aperto 1723 fascicoli, a cui vanno aggiunte migliaia di altre audizioni che non sono sfociate in azioni formalizzate.

    «Si tratta di uno strumento indubbiamente piccolo ma assolutamente prezioso per la partecipazione dei cittadini all’amministrazione della cosa pubblica», spiega Orsini. «Un legame tra la gente e le istituzioni, che spesso sono vissute con un alone di ostilità. Con il dialogo, l’ascolto e la mediazione abbiamo cercato di ridurre le distanze tra i genovesi e l’Amministrazione. Con l’eliminazione di questa figura, adesso, viene meno un importante strumento di ascolto e selezione dei bisogni della gente; una figura che spesso è intervenuta per risolvere le strette maglie della burocrazia, per aiutare a comprendere il significato di determinate norme e ha cercato di attenuare il malcontento di chi non vede accolte le proprie richieste e rischia di reagire in maniera tumultuosa».

    Due le aree principali in cui si sono concentrate le attività del Difensore civico comunale. La prima non poteva che riguardare l’operato della Polizia Municipale, con ben 455 interventi da parte della Civica Difesa. In questo settore, le sanzioni sono passate dalle 686 mila del 2010 alle 427 mila dell’anno scorso, proseguendo con questo trend di diminuzione anche nel 2013. «Sarei eccessivamente presuntuoso se pensassi che ciò è avvenuto solo per merito delle nostre azioni, ma sicuramente il nostro intervento ha aiutato i cittadini a non essere colti in fallo in maniera inconsapevole». Discorso valido, soprattutto, per le contravvenzioni da telecontrolli, scese dalle 289 mila del 2010 alle 180 mila dell’anno scorso (e quest’anno sono “solo” 88 mila fino a metà settembre).

    Il secondo capitolo interessa, invece, le politiche tributarie. In questo campo, gli interventi formali sono stati 218, dovuti principalmente alla continua evoluzione dell’impianto normativo e alla diversità di linguaggi utilizzati, da un lato, dagli amministratori e, dall’altro, dai cittadini. In particolar modo ci si è occupati di fiscalità sulla casa (Ici-Imu), tributi e tariffe su rifiuti e ambiente (Tarsu-Tia-Tares) e, naturalmente, i rapporti con Equitalia e l’Agenzia delle Entrate.

    Al di là della casistica puntuale, vi sono state anche altre iniziative intraprese di proprio pugno dal Difensore civico, allo scopo di garantire i cittadini dalle incongruità amministrative. Sempre sul tema della Polizia Municipale, si possono citare: l’abbreviazione dei tempi massimi per le notifiche delle sanzioni da 150 a 90 giorni, con una drastica flessione delle infrazioni seriali; il miglioramento delle segnalazioni dei divieti e dell’ubicazione delle telecamere, non ché la possibilità di verificare i fotogrammi delle eventuali infrazioni; l’estensione della facoltà da parte dell’amministrazione di applicare l’autoannullamento di sanzioni palesemente errate. Inoltre, non va dimenticato l’impegno per la riaffermazione del principio secondo cui l’identificazione di un contravvenente deve essere verificata attraverso l’esibizione di un documento e non semplicemente a voce, evitando la perpetuazione di furti di identità.

    In campo tributario, invece, è stata sanata un’importante incongruenza sulla mancata restituzione dell’addizionale comunale Irpef, versata a titolo di acconto, nei casi di decessi o di cessata attività del contribuente.

    Infine, uscendo da queste due linee principali di intervento, c’è ancora un’iniziativa che merita di essere citata. Si tratta dell’individuazione di un indirizzo convenzionale per i senza fissa dimora che possa consentire il godimento dei diritti politici e l’accesso al servizio sanitario nazionale e a tutti i servizi legati all’anagrafica.

    E adesso, che cosa succederà? «Il rapporto tra cittadini e istituzioni ha sempre meno facilitatori», sostiene Orsini. «Un tempo, forse, era un ruolo svolto dai partiti; oggi, invece, è confinato alla protesta dei comitati che nascono in continuazione. Ma questi sono naturalmente portatori di bisogni corporativi e difficilmente tengono conto dell’interesse generale, nella cui direzione ha cercato di muoversi l’operato del Difensore civico. Sono, dunque, necessarie nuove forme di confronto e partecipazione per i cittadini che ne favoriscano l’ascolto all’interno dell’amministrazione».

    Così, mentre in Europa si punta sempre più sulla figura dell’ombudsman di scandinava memoria, in Italia questo servizio viene tagliato. Certo, resta in carica la figura regionale ma viene meno il requisito fondamentale della prossimità, che complica notevolmente la possibilità di autodifesa da parte dei cittadini.

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Consiglio Comunale, “fuori sacco” e articoli 54: regolamento da rivedere?

    Consiglio Comunale, “fuori sacco” e articoli 54: regolamento da rivedere?

    palazzo-tursi-bernini-doria-guerello-DDopo l’ordine del giorno della scorsa settimana sulle modifiche alle linee Amt in Valbisagno – votato favorevolmente dalla maggioranza dei consiglieri, nonostante fosse stato proposto dall’opposizione – un altro documento presentato “fuori sacco” (in genere si definisce fuori sacco tutto ciò che non è iscritto all’ordine del giorno ndr) ha suscitato accese discussioni nel corso dell’ultima seduta in Sala Rossa. Argomento del contendere, la Gronda. O meglio, la richiesta dei consiglieri Anzalone e Baroni (Gruppo Misto) e Musso Enrico, Musso Vittoria e Salemi (Lista Musso) di impegnare sindaco e giunta “ad avviare immediatamente le necessarie azioni per promuovere una Conferenza dei Servizi” al fine di programmare la realizzazione delle opere propedeutiche all’infrastruttura. Una richiesta stoppata direttamente dal presidente del Consiglio comunale, Giorgio Guerello, che ha dichiarato il documento inammissibile, accogliendo il parere della Segreteria generale, secondo cui le materie toccate esulavano dalla competenza comunale.
    Il dibattito, dunque, si sarebbe dovuto stoppare sul nascere. Invece, apriti cielo. Con il vicesegretario del Comune di Genova, Graziella De Nitto, accusata di ingerenze e parteggiamenti politici dal consigliere Alfonso Gioia (Udc). Probabilmente, tutto sarebbe filato via liscio se la Segreteria generale fosse stata un po’ più attenta alle motivazione dell’inammissibilità dell’ordine del giorno: nel testo, infatti, si dà per scontata la Valutazione di impatto ambientale della Gronda che, nella realtà delle cose, invece, non è ancora stata ufficializzata.

    Ad ogni modo, che la giornata sarebbe stata particolarmente calda lo si era intuito già qualche minuto prima, quando da una stanza limitrofa alla Sala Rossa erano volate parole di fuoco nel corso di una riunione di maggioranza. D’altronde si sa, il Pd vuole la Gronda a tutti i costi, mentre sindaco e giunta non hanno ancora preso una posizione chiara e definitiva.

    Per questa volta lo scontro è stato limitato dalla scaltrezza di Enrico Pignone (capogruppo Lista Doria), che ha richiesto proprio l’intervento della Segreteria generale sulla legittimità dell’ordine del giorno. Ma la questione è semplicemente rinviata e tornerà ciclicamente e sempre con maggior frequenza a caratterizzare le prossime sedute in Sala Rossa.

    “Fuori sacco” e “articoli 54”: regolamento da modificare? Ne abbiamo parlato con il presidente del Consiglio Comunale Giorgio Guerello

    palazzo-tursi-presidente-guerello-DNonostante le dichiarazioni di facciata arrivate da più parti, la maggioranza continua a scricchiolare e la giunta Doria è continuamente nell’occhio del ciclone. In questo senso, bisogna dare atto ai consiglieri delle opposizioni di una buona capacità di utilizzo degli strumenti a loro disposizione per minare il già di per sé fragile legame tra giunta e maggioranza. In alcuni casi, anche forzando un po’ il regolamento o sfruttandone la vacuità. Esattamente quello che sta accadendo con una fioritura di ordini del giorno fuori sacco, come ci spiega il presidente del Consiglio comunale, Giorgio Guerello: «L’attuale regolamento non lascia spazio al confronto sulle tematiche portate in aula attraverso lo strumento dell’ordine del giorno fuori sacco. Si può solo votare. Ma questo può andar bene, ad esempio, per aderire a iniziative che si fanno promotrici di diritti universali, non certo per questioni che meritano un ampio confronto politico». Come la Gronda.

    Tra l’altro, lo stesso presidente non ha alcun potere di incisione sull’iter procedurale di queste iniziative consiliari: «Il fuori sacco posso solo portarlo al mattino in Conferenza capigruppo per vedere se farlo passare in aula il giorno stesso, in caso di parere unanime dei capigruppo, o farlo slittare alla seduta successiva. Non vi sono possibilità di rifiuto, rinvio in commissione o rimando ad altro tipo di discussione. Ed è per questo che in campagna elettorale, ad esempio, assistiamo a un pullulare di fuori sacco che in realtà altro non sono che marchette elettorali, sostanzialmente interpellanze mascherate perché abbiano un percorso preferenziale in aula».

    Proprio per queste ragioni, lo stesso Guerello all’inizio del nuovo mandato aveva lanciato una proposta di riforma del regolamento: «All’inizio del ciclo amministrativo avevo proposto, in Conferenza capigruppo e alla Commissione regolamentare, di modificare le disposizioni sul funzionamento degli ordini del giorno fuori sacco e degli articoli 54 (interrogazioni a risposta immediata, ndr)».

    Anche le interrogazioni a risposta immediata, altrimenti note come question time, che precedono di un’ora tutte le sedute ordinarie del consiglio comunale, sono infatti diventate uno strumento parecchio inflazionato. Ancora Guerello: «Ogni settimana mi arrivano dalle 150 alle 180 richieste di articoli 54. Nell’ambito di quelle, ne devo scegliere solo 4 o 5. Ma è evidente che tutte le volte non ci possano essere quasi duecento questioni che, da regolamento, dovrebbero essere connotate da urgenza o particolare attualità politica. Tant’è vero che molte richieste vengono reiterate per diverse settimane. Inoltre, sarebbe opportuno inserire una sorta di contingentamento degli interventi per gruppi consigliari: se i firmatari sono dello stesso partito, decide il capogruppo chi illustra l’interrogazione, senza dover dare la parola a tutti».

    Consiglieri particolarmente indisciplinati, dunque, o scarsi conoscitori del regolamento? «Io credo che anche in questo caso il regolamento abbia bisogno di qualche ritocco. Sia i fuori sacco che i 54 sono strumenti molto utili per la democrazia, tant’è vero che cerco di darne di più alle opposizioni che hanno maggiori difficoltà ad avere un dialogo constate con la giunta. Ma hanno bisogno di una revisione che riporti alle caratteristiche originali di queste iniziative consiliari che la prassi ha con il tempo modificato e peggiorato».

    Simone D’Ambrosio

  • Ex Centrale del Latte di Genova, spunta il progetto di Confindustria

    Ex Centrale del Latte di Genova, spunta il progetto di Confindustria

    centrale-latte-genova-feginoUn pool di aziende top secret del settore manifatturiero, coordinate da Confindustria, potrebbe rilevare l’area di Fegino dove un tempo sorgeva la Centrale del Latte di Genova. L’assessore allo sviluppo economico, Francesco Oddone, ha annunciato la novità ieri in Consiglio comunale, rispondendo a un articolo 54 del consigliere Gianpaolo Malatesta, che chiedeva informazioni sul futuro dei lavoratori attualmente in cassa integrazione.

    «Per risolvere la questione dell’ex Centrale del Latte – ha detto Oddone – il Comune ha chiesto la collaborazione di Confindustria Genova, che si è mossa molto attivamente e ha costituito un gruppo di imprese interessate all’acquisizione dell’area. Ne è nato un progetto, presentato venerdì scorso a Parma ai rappresentati italiani di Lactalis – Parmalat, che consentirebbe il mantenimento della destinazione produttiva dell’area, per di più con una vocazione non inquinante».

    «Neppure il presidente Zampini conosce il nome delle aziende coinvolte» fanno sapere da Torre San Vincenzo. La segretezza, dunque, al momento è d’obbligo. Anche perché la trattativa è ancora in una fase preliminare. Dopo l’incontro di Parma, infatti, la palla è passata ai proprietari francesi di Lactalis, che dovranno decidere se intavolare o meno la trattativa con le aziende legate a Confindustria. Per il momento, comunque, niente nomi e niente cifre. L’unica indiscrezione che filtra riguarda la vocazione manifatturiera degli interessati che andrebbero a creare un nuovo sito produttivo diversificato, anche se non nel campo del latte.

    Il passaggio di proprietà dell’area di Fegino potrebbe finalmente mettere tutti d’accordo. In primis, i lavoratori di cui si farebbero carico le nuove società; poi il Comune, che tiene ferma la volontà di non cambiare la destinazione d’uso dell’area da produttiva a commerciale. Su questo punto il Comune non è disposto a cedere, come ha dimostrato ancora una volta il confronto, a tratti anche molto acceso, andato in scena giovedì scorso in Regione, tra i rappresentati delle istituzioni genovesi e gli emissari di Lactalis.

    Infine, anche l’attuale proprietà dei terreni potrebbe trarre diversi vantaggi dalla vendita, ponendo fine al continuo scontro con le istituzioni genovesi che hanno già negato più volte la disponibilità a far costruire in quella zona un nuovo centro commerciale. Inoltre, la società francese non dovrebbe farsi carico della manutenzione delle attuali strutture e dei costi di reintegro dei lavoratori, e potrebbe trarre i benefici economici della vendita a prezzo di mercato di un’area a destinazione industriale.

    Le sensazioni, per una volta, sembrano positive. Dopo la repentina uscita di scena di un’azienda del settore della logista portuale e aeroportuale, scapatta in seguito alla richiesta economica presentata da Lactalis e all’impossibilità di reimpiegare tutti i lavoratori fuoriusciti da Parmalat, e dopo il muro contro muro tra Comune e il gruppo francese, finalmente è stata messa sul tavolo una proposta potenzialmente soddisfacente per tutte le parti in causa.

    Intanto, gli ex dipendenti della Centrale del Latte proseguono la cassa integrazione. Il piano sociale sottoscritto in seguito alla chiusura dello stabilimento genovese, infatti, prevedeva un anno di cassa, rinnovabile nel caso in cui l’azienda fosse riuscita a reimpiegare almeno il 30% dei lavoratori fuoriusciti. Situazione che, nei fatti, si è verificata.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Consiglio Comunale, la maggioranza va sotto sui tagli Amt in Val Bisagno

    Consiglio Comunale, la maggioranza va sotto sui tagli Amt in Val Bisagno

    palazzo-tursi-aula-angolo-alto-destro-D5Nulla di clamoroso, per carità. In fondo, si tratta solo di un ordine del giorno “fuori sacco”. Ma il fatto che la maggioranza vada sotto e il consiglio comunale approvi un documento presentato dal Pdl, è già di per sé una notizia. Se il tutto avviene con il voto favorevole di un Consigliere del PD (Claudio Villa), la questione si fa interessante. E se, ancora, il tema in oggetto sono i tagli alle linee Amt in Val Bisagno, viene da sé che il dibattito si faccia piuttosto acceso.

    I fatti, prima di tutto. Nella seduta di ieri pomeriggio, il Consiglio comunale di Genova ha approvato – con 15 voti a favore, 13 contro, 5 astenuti e 1 presente non votante – un ordine del giorno presentato dal capogruppo del Pdl, Lilli Lauro, che impegna sindaco e giunta a ripristinare le corse della linea 13 Prato – Caricamento durante tutto il giorno e il capolinea della linea 14 in via Dante. Di per sé un atto che dovrebbe essere sostenuto dalle -ormai tanto di moda – larghe intese, visto l’appoggio pressoché universale incassato nei giorni scorsi dalle proteste dei cittadini. Ma la questione è più sottile. Vediamo perché.

    Innanzitutto, il documento presentato in Sala Rossa questa settimana era già stato proposto alla Conferenza dei capigruppo martedì scorso, vista anche la mozione sul tema passata all’unanimità il 16 settembre in Municipio IV Media Val Bisagno. Il Pd, per voce del suo capogruppo, Simone Farello, aveva chiesto il rinvio di sette giorni con l’intenzione di approfondire le questioni in un’apposita commissione, in attesa di avere anche qualche riscontro più preciso da Amt circa gli esiti dell’ennesima riorganizzazione delle rete. Una commissione che, tuttavia, non mai è stata convocata e che, secondo voci di corridoio, avrebbe probabilmente trovato spazio alla fine di questa settimana. L’ordine del giorno, dunque, è stato riproposto ieri mattina, trovando questa volta un netto rifiuto da parte della proponente Lilli Lauro a un nuovo rinvio e giungendo, nel pomeriggio, al voto in aula. Un voto a sorpresa, che ha mostrato ancora una volta una certa fragilità della maggioranza a Palazzo Tursi.

    La corona di franco tiratore del giorno spetta a Claudio Villa, consigliere Pd che ci spiega così il suo voto a favore del documento e contro “la linea di partito” (che, pur condividendo il merito della questione si opponeva al metodo auspicando un preventivo passaggio in Commissione): «Al di là delle appartenenze politiche, condivido questo ordine del giorno perché sono ormai quasi due settimane che sosteniamo i cittadini della Val Bisagno in questa battaglia. È un documento coerente con quanto votato dal Municipio che vuole ripristinare la situazione precedente. L’ordine del giorno si fa semplicemente portavoce della richiesta dei cittadini, era impossibile votare contro. Se poi la questione deve essere affrontata in commissione, ben venga. Ma era un passaggio che andava fatto prima che Amt attuasse questo provvedimento, dando vita a un tavolo di lavoro che potesse portare a una decisione condivisa. Tra l’altro noi dovremmo far di tutto per incentivare le persone all’utilizzo del trasporto pubblico e questo non si fa andando a tagliare gli autobus in zone in cui l’unico trasporto pubblico è quello su gomma».

    I più maligni dicono che il suo comportamento sia motivato soprattutto dalla volontà di ampliare la propria visibilità, addirittura per crearsi un bacino fertile in Val Bisagno in vista delle prossime elezioni regionali. Illazione che lo stesso interessato smentisce seccamente: «Assolutamente no. Credo che ogni qualvolta ci siano dei temi così sentiti dai cittadini si debba andare incontro alle loro istanze. E in questo momento la gente ci chiede di tornare indietro».

    Ma Villa non è l’unica pecora nera. Come tiene a sottolineare Farello, anche gli ingressi ritardati delle consigliere Nicolella e Bartolini (Lista Doria), guarda caso comparse in aula proprio al termine del voto, hanno tanto il profumo di assenza strategica. Senza contare altri voti “persi” dalla maggioranza, come quelli di Pastorino (Sel) e Bruno (FdS), o il presente non votante Chessa (Sel). Astenuto, invece, il Movimento 5 Stelle.

    «Non ci sono grossi drammi politici se la maggioranza non tiene su un documento prettamente amministrativo – sostiene il capogruppo del Pd, Simone Farello – e poi è una tradizione genovese che sulle riorganizzazioni del trasporto pubblico si vada sotto. Credo che il vero problema sia piuttosto un altro: non vorrei che ci stessimo concentrando troppo sul dito invece di guardare la luna. Se interveniamo puntualmente sulle singole linee, rischiamo di perdere di vista l’intera rete Amt. Io ho sempre votato e sempre voterò contro a ordini del giorno che vogliono intervenire su modifiche puntuali, intanto perché spettano all’azienda e poi perché non consentono di tenere presente l’intero assetto della rete pubblica e rischiano di comprometterne l’efficienza».

    L’ex assessore a Mobilità e Traffico del Comune di Genova si dice, comunque, d’accordo con chi sostiene che sia necessario che Amt fornisca dati puntuali circa i cambiamenti che la nuova riorganizzazione ha portato: «Proprio per questo motivo le decisioni vanno prese in commissione, dopo un’attenta analisi complessiva del sistema. Ad esempio, e so di dire una cosa impopolare, con l’arrivo della metropolitana a Brignole era inevitabile l’accorciamento di alcune linee: dovremmo però ragionare sulla frequenza delle corse lungo la valle e sulle colline».

    A sostenere la necessità di un preventivo passaggio in commissione anche Gianpaolo Malatesta, presidente della Commissione Sviluppo Economico e da sempre attivo proprio in Val Bisagno: «Se sei un amministratore come si deve, prima approfondisci la questione in commissione e poi presenti un documento in aula. Persino il Consiglio di Municipio, prima di licenziare la mozione all’unanimità, ha sentito l’assessore e Amt. Anche io voglio sapere quanti chilometri sono stati tagliati in Val Bisagno perché l’unico strumento di trasporto pubblico è la mobilità su gomma, sia a breve che a lunga percorrenza. Il punto però è che affrontando il problema nel modo in cui abbiamo fatto oggi non si riesce a far cogliere l’entità complessiva del taglio fatto da Amt, che è molto grave».

    Raggiante, e non poteva essere altrimenti, Lilli Lauro: «Villa e Malatesta hanno sostenuto la folla su queste richieste. Villa è stato coerente e ha votato a favore, Malatesta si è astenuto. La commissione è doverosa ma prima votiamo e blindiamo questo orientamento, poi vediamo in maniera pratica come riorganizzare le cose. Ora ripristiniamo le linee come hanno chiesto 7 mila cittadini, visto che non c’è uno studio che ne abbia motivato la riduzione. Poi, in commissione, potremo rivalutare le cose in base agli eventuali dati che ci verranno proposti».

    autobus-amt-3Ora la palla passa all’assessore Dagnino e all’azienda che, intanto, da lunedì prossimo dovrebbe rendere operativo il ripristino del capolinea davanti all’uscita della Stazione Brignole, precedentemente interessato dai mezzi Atp. Nel frattempo, non è escluso che venga comunque convocata una Commissione sul tema. Anche perché non è assolutamente detto che l’ordine del giorno si traduca nei fatti in pedisseque disposizioni concrete. Più probabile che aiuti ad accelerare qualche ripensamento, magari partendo proprio dalle tre richieste scritte nero su bianco dal Municipio: l’estensione a tutta la giornata della linea 13 Prato – Caricamento, il ripristino della linea 14 Prato – Via Dante e una verifica sulle modifiche della linea 12 per facilitare l’interscambio con gli altri mezzi e non giungere comunque a una riduzione delle corse. Affianco a ciò, i cittadini, tramite i propri rappresentanti municipali, hanno proposto ad amministratori e azienda di valutare molto attentamente una serie puntale di miglioramenti del trasporto pubblico che potete leggere nel testo della mozione (clicca qui).

     

    Simone D’Ambrosio

  • Quarto, ex Fischer: via libera al nuovo edificio residenziale

    Quarto, ex Fischer: via libera al nuovo edificio residenziale

    fabbrica-ex-fischer-via-romana-castagna-quarto-D2Via libera al nuovo edificio residenziale in via Romana della Castagna. Il Consiglio comunale ha definitivamente approvato la delibera che consentirà la partenza dei lavori nell’area ex Till Fischer. Parzialmente accolte le richieste di chi contestava la costruzione di un “palazzone” assolutamente fuori dal contesto urbanistico della zona. Il nuovo condominio dovrà, dunque, avere tetti spioventi, un colore che richiami le case circostanti e non potrà avere parcheggi esterni che saranno, invece, tutti interrati. Inoltre, è prevista la realizzazione di un ascensore che faciliti il raggiungimento di corso Europa e alleggerisca il traffico sulle vie perimetrali. Per evitare di danneggiare la creuza, poi, il cantiere inciderà principalmente su corso Europa e lavorerà sull’area attraverso una gru.

    Infine, tra le opere accessorie, da ricordare la messa in sicurezza del sottostante rio Castagna nonché la “cessione” di parte degli oneri di urbanizzazione (pari a circa 400 mila euro) dal Comune al Municipio, che potrà liberamente scegliere se destinarli al complesso sportivo in via della Campanule o alla riqualificazione delle creuze circostanti.

    Restano ancora da discutere alcune problematiche riguardanti la mobilità: il tema sarà affrontato dall’assessore Dagnino insieme con il Municipio.

     

     

     

  • Società partecipate, tutto da rifare: la Giunta ritira la delibera

    Società partecipate, tutto da rifare: la Giunta ritira la delibera

    doria-folla-protesta-consiglio-comunaleLa Giunta fa dietrofront sulle partecipate. O quasi. Con una nota piuttosto stringata l’ufficio stampa di Palazzo Tursi rende noto che, in accordo con i capigruppo consiliari di maggioranza, sindaco e assessori hanno deciso di posticipare la delicata discussione sulla delibera tanto voluta dal Pd e inizialmente inserita in calendario alla ripresa dei lavori dell’assemblea prevista per martedì prossimo.

    Come si legge nel comunicato, il ritiro del provvedimento – che dovrebbe portare alle ventilate  privatizzazioni (parziali) di Amiu, Aster e di altre società in house – parrebbe solo una questione formale. Dal momento che lo stesso Consiglio comunale, nella sua ultima seduta prima delle vacanze, aveva deliberato la propria riconvocazione per il 10 settembre ponendo all’ordine del giorno un incontro monotematico sul provvedimento in questione, non sarebbe stato possibile modificare l’iter se non attraverso il ritiro della delibera.

    Sindaco e assessori, comunque, tengono a sottolineare l’importanza del documento e confermano la volontà di portarlo nuovamente in discussione in Sala Rossa entro la fine di ottobre. Magari con qualche sensibile ritocco. La mossa della Giunta, dunque, è solo un espediente tecnico che consentirà “lo svolgimento del confronto richiesto dalle organizzazioni sindacali e attualmente già in corso, sulla situazione e le prospettive del sistema partecipate e delle diverse aziende”. Forse, ci si poteva pensare già prima dell’estate.

    Non è ancora giunto il momento di cantare vittoria per i lavoratori di Amiu, Aster e Amt. Ma, senza dubbio, la dura protesta messa in atto il mese scorso ha inciso sulla decisione.

    Evidentemente soddisfatto il capogruppo del M5S, Paolo Putti, che con un duro ostruzionismo era stato tra i principali protagonisti del primo rinvio della delibera. «È una notizia molto positiva per noi ma soprattutto per i cittadini e per i lavoratori delle società partecipate. Ci siamo dovuti massacrare per una settimana perché concedessero il rinvio prima della pausa estiva e adesso scopriamo che avevamo ragione. I maligni dicono che si è arrivati oggi perché l’ha chiesto qualche sindacato che si era scordato di chiederlo un mese fa. Questo restituisce una debolezza profonda all’interno delle istituzioni. Noi, comunque, ci limitiamo a prendere il buono che ne deriva per i lavoratori, che finalmente potranno essere ascoltati. Speriamo che dal confronto con le parti sociali si possa arrivare a costruire un piano per le partecipate che abbia davvero l’obiettivo di valorizzare i beni comuni, senza tartassare i lavoratori».

    La nuova situazione è vista di buon grado anche dalla Lista Doria: «Sicuramente – dice il capogruppo in Consiglio comunale, Enrico Pignonesi tratta di un passo avanti rispetto a una situazione che non era nata benissimo. Il documento presentato dalla giunta non doveva sancire la privatizzazione delle società partecipate ma piuttosto indicare delle linee di indirizzo condivise per la gestione delle aziende e il mantenimento di servizi essenziali per la comunità. Dato che non c’è la necessità di una corsa contro il tempo, credo che si potrà lavorare decisamente meglio ascoltando, con la giusta calma, tutte le parti sociali».

    «Me l’aspettavo – il commento laconico di Lilli Lauro, capogruppo Pdl in consiglio comunale – era evidente già da quel famoso venerdì 2 agosto che se non si fosse approntato un percorso per ascoltare i lavoratori in commissione consiliare, si sarebbe arrivati al ritiro della delibera. La decisione di oggi è la dimostrazione della bontà di quanto avevamo detto mesi fa, ovvero che si poteva lavorare fin dall’inizio partecipata per partecipata, puntando sulle Fondazione. Sindaco e giunta sono stati obbligati a ritornare sui propri passi perché si sono trovati contro tutti i lavoratori che li hanno votati. È l’ennesima dimostrazione di come il sindaco non abbia coraggio e chi gli sta intorno sono degli incapaci. Speriamo di trovare una soluzione entro fine ottobre che tuteli sia i lavoratori sia le casse comunali».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Tutti i segreti del bilancio previsionale 2013 del Comune di Genova

    Tutti i segreti del bilancio previsionale 2013 del Comune di Genova

    palazzo-tursi-aula-angolo-alto-destro-D5Con una sospensiva adottata all’unanimità (33 i consiglieri presenti) nel primo pomeriggio di oggi, confermando le voci che circolavano sempre più frequenti a partire dalla giornata di ieri, il Consiglio comunale ha rimandato a dopo la pausa estiva la delicata discussione sul futuro delle società partecipate del Comune di Genova, che in questi giorni ha messo a dura prova la tenuta della maggioranza a Palazzo Tursi. Le ostilità ricominceranno alla riapertura dei lavori, martedì 10 settembre, con la convocazione di una seduta monotematica ad hoc del Consiglio comunale. Nel frattempo sarà possibile presentare nuovi ordini del giorno ed emendamenti alla delibera modificata, depositata oggi stesso dalla Giunta. Ma se ne riparlerà appunto a settembre, con tempi di discussione che saranno contingentati.

    E mentre i consiglieri si preparano a partire per le vacanze, come promesso nei giorni scorsi, Era Superba ha deciso di mantenere alta l’attenzione sul bilancio previsionale approvato ieri e da cui dipenderà buona parte del futuro della nostra città.

    Abbiamo, dunque, chiesto al professor Luca Gandullia – docente di Scienza delle finanze e Finanza regionale e degli enti locali a quella che un tempo si chiamava Facoltà di Scienze Politiche, nonché presidente del Master in “Innovazione nella Pubblica Amministrazione”, e già addentro alla realtà della civica amministrazione genovese con la presidenza di Sportingenova – di aiutarci a capire qualcosa in più su questo documento per molti troppo astruso.

     

    Professor Gandullia, data la sua passata esperienza con SportinGenova non possiamo che partire dal tema più “fresco”, ovvero dalla delicatissima questione delle società partecipate, che ha messo in seria crisi la maggioranza di Palazzo Tursi.

    «Quello delle società partecipate resta un nodo irrisolto a Genova, come in tante altre città. Il superamento del “capitalismo municipale” stenta a compiersi per resistenze ideologiche e sindacali. Correttamente, alcune forze politiche a Genova hanno posto il tema della riforma delle società partecipate come precondizione all’approvazione del bilancio 2013. Al di là di come, poi, sono andate le cose, vi è la necessità di compiere scelte ineludibili, che vanno dalla liquidazione di società non in grado si stare sul mercato (come si è fatto per SportinGenova nel 2010), alla dismissione di società la cui proprietà pubblica non ha alcuna motivazione economica o a società dove l’ingresso di soci privati, anche di minoranza, potrebbe portare benefici di efficienza e capacità manageriali».

     

    Sempre sul tema delle partecipate, un lettore di Era Superba pone un quesito piuttosto interessante: “Non trovate che la trasparenza nei bilanci delle partecipate sia carente? Sul bilancio del Comune possiamo vedere solo a quanto ammontano i trasferimenti dell’ente nella casse delle partecipate, ma se poi andiamo sul web a cercare i loro bilanci o non ci sono o sono di difficile consultazione. Addirittura leggendo quello di aster, da profano, sembrerebbe persino un’azienda in piena salute…” 

    «L’osservazione corrisponde al vero. I rapporti tra Comune e società partecipate sono opachi. Da diversi anni si lamenta la perdita di controllo del Comune sulle proprie società partecipate. Per aumentare la trasparenza dei bilanci delle società partecipate la Giunta Vincenzi aveva previsto un’apposita Agenzia/Autority comunale che tuttavia a distanza di quattro anni dalla sua costituzione non ha prodotto i risultati attesi».

     

    Ed ecco l’aggancio per passare all’altro grande tema di queste convulse giornate pre-vacanziere: il bilancio. Il Consiglio comunale ha dato il via libera al documento preventivo per il 2013 presentato dalla giunta, nonostante un dibattito molto acceso soprattutto nelle prime giornate di discussione.

    «La grave situazione finanziaria del Comune di Genova non sorprende. Per Genova, come per le altre maggiori città italiane, si riflettono gli effetti delle pesanti manovre finanziarie attuate, all’insegna dell’austerità, dai governi centrali negli ultimi tre anni, manovre che hanno gravato in misura preponderante sulle autonomie locali. L’intero comparto della finanza comunale nel nostro Paese soffre le conseguenze di una crescita eccessiva degli apparati burocratici avvenuta nel corso degli anni ’90, rivelatasi poi insostenibile già prima dell’aggravarsi della crisi economica. Il sovradimensionamento delle strutture comunali è ancora più marcato nelle città, come Genova, che registrano un calo progressivo della popolazione residente».

     

    Ci aiuti a fare un po’ di ordine tra i tanti numeri di questo bilancio previsionale.

    «Nelle stime della giunta le risorse mancanti nel 2013 rispetto all’anno precedente ammontano a 80 milioni di euro, circa il 10% della spesa comunale complessiva; la metà è costituita da minori trasferimenti statali. Per farvi fronte sono state previste riduzioni di spesa per circa 50 milioni di euro, di cui 13 relativi alla spesa per il personale e 1,7 milioni come risparmi delle spese generali (spending review). 14 milioni derivano, invece, da non meglio precisati risparmi relativi al servizio del debito comunale, probabilmente in parte frutto della ricontrattazione di alcuni mutui.
    Le risorse ancora mancanti (circa 30 milioni) sono reperite attraverso l’aumento dell’IMU sulla prima casa (21,6 milioni) e l’aumento dell’IMU sulle abitazioni in locazione a canone concordato (1,5 milioni circa).
    Nel complesso, escludendo aggiustamenti contabili (quali i minori accantonamenti al fondo svalutazione crediti), la manovra finanziaria del Comune si compone per oltre la metà sull’aumento della pressione fiscale (IMU) e in misura minore su riduzioni di spesa (in primis quella sul personale)».

     

    A proposito di spesa per il personale. Facendo nostro uno spunto lanciato dagli attenti lettori di Era Superba, quanto è giusto aumentare la pressione fiscale sui cittadini, quando, benché in costante diminuzione, la voce più pesante nelle uscite di parte corrente è di gran lunga rappresentata dagli oltre 230 milioni di euro per il personale (quasi un quarto del totale)? 

    «La struttura amministrativa del Comune è fortemente sovradimensionata rispetto alle necessità, tanto più che la popolazione genovese è in costante diminuzione. Occorreranno anni prima che, tramite il blocco del turnover o la mobilità, il Comune possa tornare a dimensioni più efficienti. Nel frattempo ogni possibile riduzione di spesa andrebbe privilegiata rispetto all’aumento della pressione fiscale sui cittadini genovesi».

     

    Fin qui i freddi numeri. Ma che cosa ne pensa?

    «Emergono tre ordini di considerazioni: la prima è che la manovra genovese soffre di gravi incertezze, se si considera che l’IMU sulla prima casa a settembre potrebbe essere abolita o, comunque, fortemente ridimensionata dallo Stato, con l’effetto di privare il bilancio del Comune di quasi 22 milioni di euro, che dovrebbero essere reperiti in altro modo.
    Una seconda considerazione riguarda i risparmi di spesa, che appaiono significativi sul versante della spesa per il personale (anche grazie al blocco del turnover), mentre sembrano molto timidi sugli altri comparti. Dalla spending review, ad esempio, derivano solo 1,7 milioni di euro di risparmi.
    Infine, non si prevedono entrate nuove da dismissioni (immobiliari e societarie), che avrebbero potuto attenuare gli effetti dell’aumento della pressione fiscale e/o ridurre l’attuale stock di debito comunale, con conseguenti benefici sul servizio del debito».

     

    In proposito sindaco Doria e assessore Miceli hanno affermato di essere vincolati da una normativa nazionale.

    «E’ vero, però le dismissioni permettono di ridurre il debito del comune, il che significa minori interessi passivi nelle voci della spesa corrente».

     

    Ritorniamo a una delle questioni che stanno più a cuore ai cittadini: l’Imu. Che cosa potrebbe succedere al bilancio del Comune di Genova se il governo dovesse abolire l’Imu sulla prima casa? Da dove si prenderebbero i soldi mancanti per le casse di Tursi? Sarebbe necessario un bilancio bis che andrebbe a rivoluzionare quello in corso di discussione?

    «Innanzitutto, verrebbero a mancare i circa 22 milioni di euro previsti a bilancio. A meno di ulteriori riduzioni di spesa, difficilmente realizzabili a distanza di tre mesi dalla fine dell’anno, sarebbe inevitabile reperire le risorse facendo leva su altri strumenti tariffari e fiscali, in primis le tariffe sui servizi comunali e la Tares. E, data la natura regressiva di questi prelievi, gli effetti sarebbero fortemente iniqui».

     

    Certamente non si tratta di un problema solo genovese. Come ci si sta muovendo nel resto d’Italia?

    «La maggior parte degli altri Comuni – tra cui Milano – ha rimandato a settembre l’approvazione del bilancio 2013, in attesa di avere un quadro più certo circa il futuro dell’IMU e di altre componenti della fiscalità locale (es. Tares).  Ciò perché un bilancio approvato oggi che prevedesse modifiche all’IMU sulla prima casa potrebbe essere vanificato se successivamente lo Stato confermasse l’abolizione dell’imposta sulla prima casa. Un’alternativa avrebbe potuto essere, come ha fatto il Comune di Milano, di approvare un bilancio-ponte, provvisorio, destinato a garantire i servizi essenziali fino all’approvazione a settembre del bilancio definitivo».

     

    Un altro lettore ci scrive: “A leggere i dettagli ci sono troppe persone e famiglie che si autocertificano per esenzioni (mense, asili, scuole, libri, sanità, medicine) senza averne diritto”. Il suo ragionamento fa nascere naturalmente alcune domande. Non basterebbe automatizzare il tutto incrociando i dati con la dichiarazione dei redditi? É realistico pensare che si risparmierebbero i soldi per coprire alcuni buchi che oggi abbiamo coperto alzando la pressione fiscale? E, più in generale, un sistema del genere non potrebbe essere sfruttato per porre un freno efficace alle evasioni?

    «Sicuramente chi, evadendo le imposte, dichiara redditi bassi ha un vantaggio ulteriore, quello di poter fruire dei servizi pubblici gratuitamente o comunque a condizioni di favore. E’ per questa ragione che il contrasto all’evasione fiscale, a livello statale e locale, è una priorità. A questo fine non servono strategie o strumenti nuovi, basta connettere tra loro le diverse banche dati esistenti (Agenzia delle entrate, INPS, istituti di credito, etc.)».

      

    Apriamo gli orizzonti al futuro. Al di là del bilancio previsionale che in un certo qual modo doveva per forza di cose essere approvato per garantire la sopravvivenza della città, come vede il futuro delle casse di Tursi nei prossimi anni, considerato che i tagli proseguiranno e che il Comune non potrà più indebitarsi?

    «Occorrono azioni incisive per scongiurare situazioni di pre-dissesto. Va in primo luogo accelerata la costituzione della Città metropolitana affinché i costi dei beni e servizi pubblici siano sopportati non solo dai cittadini residenti nel Comune di Genova. In questa occasione andrebbe anche ridefinito il perimetro dell’intervento pubblico da parte del Comune, che dovrebbe concentrare la propria azione sui servizi istituzionali e su quelli fondamentali (quelli sociali in primis) e dovrebbe, laddove possibile, assumere un ruolo di regolatore, anziché di gestore diretto dei servizi pubblici.

    Andrebbe, inoltre, condotta internamente una seria ed approfondita azione di spending review che attraverso l’individuazione delle determinati della spesa comunale, consentisse di eliminarne le inefficienze; in questa direzione va anche adottata, su ampia scala, la metodologia dei costi standard, in linea con quanto è già stato elaborato dalla COPAFF (Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale) a Roma.

    Sul piano fiscale e tariffario, per evidenti ragioni di equità, andrebbe generalizzato l’utilizzo del nuovo ISEE per l’accesso ai servizi e alle prestazioni sociali, con la conseguente compartecipazione al costo dei servizi graduata in funzione della capacità economica dei cittadini».

    Ringraziamo il professor Gandullia per i preziosi contributi e tutti i lettori di Era Superba per l’attiva partecipazione all’intervista. 

     

    Simone D’Ambrosio

  • Comune di Genova, approvato il bilancio previsionale per il 2013

    Comune di Genova, approvato il bilancio previsionale per il 2013

    palazzo-tursi-D4Amt e il cofinanziamento da 25 milioni per lo scolmatore del Fereggiano sono salvi. Genova ha il suo bilancio previsionale per l’anno 2013. E con un giorno di anticipo rispetto al previsto. Con 22 voti favorevoli, 11 contrari e 2 astenuti il Consiglio comunale ha approvato il documento (concessa immediata eseguibilità) presentato dalla giunta Doria quindici giorni fa, nonostante gli enormi polveroni sollevati nel corso della discussione.
    È durato solo due giorni e mezzo il duro ostruzionismo in Sala Rossa che aveva portato le opposizioni, con capofila il Movimento 5 Stelle, a presentare solo per le delibere su Imu e Tares circa 500 documenti tra ordini del giorno e, soprattutto, emendamenti.
    Sarà stato lo sfinimento delle due sedute fiume di martedì e mercoledì. Sarà stata la necessità di arrivare per forza all’approvazione del bilancio per garantire la sopravvivenza di Amt e il recepimento del cofinanziamento ministeriale per lo scolmatore sul Bisagno. Sarà stato l’incombere della pausa estiva. Fatto sta che nella notte tra mercoledì e giovedì ogni tassello del criptatissimo puzzle della Sala rossa sembra essere andato magicamente al suo posto.

    In un colpo solo sono svaniti i ricordi delle vibranti proteste fuori e dentro palazzo Tursi e l’elevata tensione delle logiche politiche che nei giorni scorsi ha fin troppo distolto l’attenzione dal cuore della discussione, ovvero quel bilancio da cui dipende il futuro della città. Con operazione degna del miglior Harry Potter, giunta e consiglieri hanno deciso di rinviare a dopo il bilancio la madre di tutti i problemi, ovvero la delibera di indirizzo sulle società partecipate che avrebbe rischiato di sciogliere come neve al sole una maggioranza fin troppo multisfaccettata. La discussione sulle ventilate, parziali, privatizzazioni di Amiu, Aster e altre società in house viene, dunque, rimandata a domani (venerdì 2 agosto). Con il rischio di chiudersi ben oltre la pausa estiva, contro la volontà del Pd. Ma, almeno, con il bilancio condotto in porto.

    Il bilancio e la riorganizzazione delle partecipate: il quadro politico

    È proprio la ventilata ipotesi di riorganizzazione delle partecipate che aveva scatenato, a inizio settimana, le proteste dei lavoratori che avevano invaso palazzo Tursi e via Garibaldi. Una delibera di per sé non direttamente collegata al bilancio, ma che era diventata imprescindibile in seguito alla volontà del Partito Democratico di vincolare il proprio assenso al provvedimento-madre proprio a una radicale revisione del sistema delle società partecipate dal Comune di Genova. Una decisione che aveva suscitato le ire degli altri partiti di maggioranza, Lista Doria, Sel e FdS. E che ancora oggi non ha fatto mancare clamorosi colpi di scena. Come la minaccio del capogruppo di Sel, Gian Piero Pastorino, di lasciare la maggioranza e unirsi al gruppo misto, di cui da oggi fanno ufficialmente parte i consiglieri ex Idv Stefano Anzalone e Salvatore Mazzei. Boutade o meno, a Pastorino sembra che non sia andato giù il tentativo del Pd di far passare la delibera sulle partecipate come allegato al documento principale del bilancio. Tentativo, comunque, sfumato e che non ha compromesso gli accordi sul bilancio, per la cui discussione sono state messe da parte le pratiche ostruzionistiche (nonostante 166 ordini del giorno e 44 emendamenti) che riprenderanno sulla delicata questione delle società in house. Che rischia di non arrivare neppure al momento della votazione considerando che alla mezzanotte in punto scatteranno le ferie e sono in calendario 219 ordini del giorno e 55 emendamenti.

    Il bilancio previsionale, ecco i numeri: 36,5 milioni alle Politiche Sociali, 30 milioni a Scuola, Sport e Politiche giovanili. Cultura e Turismo, Polizia Municipale e Sviluppo economico rimangono sotto i 5 milioni

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    Il bilancio previsionale del Comune di Genova per il 2013, nel suo complesso, ammonta a 841 milioni e 725 mila euro. Di questi, poco meno di 98,5 sono destinati alle varie direzioni amministrative: a goderne maggiormente saranno il settore delle Politiche sociali a cui andranno 36,5 milioni di euro e quello della Scuola, sport e politiche giovanili per cui sono previsti 30 milioni di stanziamenti. Il restante terzo sarà suddiviso tra tutte le altre direzioni, con particolare incidenza per Cultura e Turismo, Polizia Municipale e Sviluppo economico, tutti comunque al di sotto dei 5 milioni di euro.

    Spesa corrente: 121,7 milioni ad Amiu (la Tares), quasi 90 milioni ad Amt, 18, 3 ad Aster. Mentre i 6mila dipendenti del Comune costano 222 milioni

    autobus-amt-3Tra i capitoli di spesa corrente, i dati più significativi riguardano proprio le società partecipate, del cui futuro si discuterà domani, anche se con tutta probabilità provvedimenti definitivi verranno presi solo a settembre. Nel dettaglio: 121,7 milioni vanno ad Amiu (l’esatto ammontare della Tares); 89,6 milioni è il salvagente stanziato per il contratto di servizio di Amt; 18,3 milioni, invece, toccano ad Aster. Tuttavia, la spesa maggiore è ancora una volta il costo fisso del personale che ammonta a 222 milioni di euro per i poco meno di 6 mila dipendenti di Tursi. Spese diminuite di oltre 12 milioni rispetto all’ammontare totale previsto per lo scorso anno, ma aumentate al netto dei pensionamenti. Ovvero, se ci fosse lo stesso personale degli anni precedenti, si spenderebbe molto di più, a detta del consigliere Enrico Musso. Altre sostanziose voci di spesa sono, infine, i 49,5 milioni di accantonamento per il Fondo di svalutazione crediti, i 76 milioni di rimborso prestiti, i 37,7 di interessi e i quasi 54 per le spese generali.

    Dal lato delle entrate, invece, la voce principe è naturalmente rappresentata dai capitoli tributari che porteranno nelle casse di Tursi 588 milioni di euro. Nel dettaglio, i fondi maggiori arrivano da Imu (279 milioni), Tares (121,7 milioni) e Fondo di solidarietà comunale (107,6 milioni). Solo 101 milioni, invece, i trasferimenti che il Comune riceverà dallo Stato. Mentre poco meno di 146 milioni il gettito derivante da entrate extratributarie, tra cui i quasi 35 milioni preventivati dall’incasso di multe e i poco meno di 26 milioni derivanti dall’accesso a beni e servizi pubblici.

    Imu, Tares: gli aumenti

    Intanto, il bilancio di “lacrime e sangue”, prendendo in prestito una definizione già tanto cara alla precedente giunta Vincenzi, ha avuto il via libera. Lacrime e sangue che, come anticipato nelle scorse settimane, per i cittadini genovesi si traducono in aumento dell’Imu e della Tares. L’imposta sugli immobili comporterà dunque un aumento dello 0,8 per mille sulla prima casa, con la relativa aliquota che sale dal 5 al 5,8 per mille (su un massimo consentito dalla legge del 6 per mille). Rispetto a quanto annunciato, saranno invece più contenuti gli aumenti sui canoni concordati, la cui aliquota passa dal 7,6 all’8,5 per mille e non al 9,5 come precedentemente proposto. Una differenza di entrate per le casse comunali che sarà coperta grazie a maggiori utili incassati da Amiu.

    Il capitolo che riguarda la Tassa rifiuti e servizi, di cui è stato appena pagato l’acconto, comporterà un aumento complessivo per le tasche dei genovesi ci oltre 10 milioni di euro. Secondo le stime, poco più di 18 euro annui pro capite. Cambiano anche i criteri con cui il balzello verrà applicato: la normativa nazionale prevede infatti che il gettito proveniente dalla Tares debba coprire interamente i costi del contratto di servizio di Amiu. Per quanto riguarda le “bollette della spazzatura” i criteri di determinazione dei singoli ammontare, oltre alla dimensione dell’abitazione terranno presente i componenti del nucleo famigliare.
    Sia per Imu che per Tares, comunque, si attendono le decisioni del governo nazionale che, a inizio autunno, potrebbero rendere necessaria una corposa variazione di bilancio. Quella sorta di “secondo tempo” a cui l’assessore Miceli e il sindaco Doria hanno più volte fatto riferimento insieme con la riluttanza per la necessità dell’aumento dell’imposizione fiscale a causa delle manovre finanziarie nazionali che si sono fin qui cumulate.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Comune di Genova, bilancio previsionale 2013: entrate e uscite

    Comune di Genova, bilancio previsionale 2013: entrate e uscite

    Crisi-economica L’argomento non è certo dei più semplici, ma riguarda da vicino tutti noi genovesi e merita di essere approfondito.
    Qui di seguito trovate l’approfondimento relativo al bilancio previsionale del Comune di Genova per il 2013, dopo la presentazione avvenuta ieri  a Palazzo Tursi (clicca qui per leggere il documento). Ora il passaggio in commissione e poi la definitiva approvazione entro l’estate.

    Scriveteci, inviate le vostre domande a redazione@erasuperba.it, nei prossimi giorni prepareremo ulteriori approfondimenti e, con l’aiuto di professionisti, cercheremo di chiarire i vostri dubbi.

    Il bilancio previsionale

    Ci siamo. Sono ufficialmente iniziate le due settimane più lunghe e più calde per l’amministrazione civica della nostra città. Ieri pomeriggio, infatti, il sindaco Marco Doria e l’assessore al bilancio Francesco Miceli hanno illustrato in Sala rossa le linee guida del bilancio previsionale, approvato in mattinata dalla giunta.

    Confermando le previsioni, l’Imu per l’abitazione principale sale all’0,8 per mille. Ma a colpire è soprattutto il sostanzioso aumento dell’imposizione sui canoni concordati: l’aliquota per questa partita passa, infatti, dal 7,6 per mille al 9,5. Invariata, invece, l’incidenza sulle seconde case.

    «Non fa piacere aumentare l’imposizione fiscale, soprattutto in un paese che ha un’evasione così alta» ha detto il sindaco, Marco Doria. «Ma si tratta dell’unico modo che abbiamo a disposizione per non tagliare servizi essenziali. E la leva principale per i Comuni in questo campo è l’Imu. Una politica di tagli brutali, infatti, non favorisce il rilancio ma ne affossa la possibilità e uccide il sistema pubblico. Riteniamo che sia pesantissima e intollerabile l’imposizione fiscale su imprese e lavoro più che sui redditi, perché rende davvero difficile ipotizzare un rilancio dell’economia. Per questo abbiamo cercato di compiere una scelta evidente sia sulla Tares che sull’Imu. Non c’è un euro di quello che viene prelevato dai cittadini che rimarrà nelle tasche del Comnune».
    Così dalla tassa sugli immobili entreranno nei conti di Tursi 21,6 milioni di euro in più per quanto riguarda l’aumento sulle prime abitazioni e 3 milioni per quello sui canoni concordati.

    Oltre a questi 24,6 milioni di euro, altri 5 milioni giungeranno da varie azioni previste dall’amministrazione. Nel dettaglio: 1,7 milioni da una riserva di utili accumulata negli anni da Amiu; 1 milioni di euro dall’accelerazione di procedure per il rimborso dell’Iva; 0,9 milioni dal rientro del cosiddetto “prestito d’onore” attivato da Francesca Balzani, quando ricopriva l’incarico di assessore al Bilancio del Comune di Genova; 274 mila euro da una rimodulazione dei costi di iscrizioni alle materne comunali, che varieranno dai 25 a 100 euro all’anno a seconda del reddito. In questo settore, invece, non stati ritoccati i costi dei servizi di ristorazione.

    palazzo-tursi-aula-rossa-d23Si arriva così a quei famosi 30 milioni di euro di cui da tempo parla il sindaco Doria, per far salire l’ammontare del bilancio comunale al minimo indispensabile di 830 milioni, 50 in meno rispetto allo scorso anno, grazie a una serie di risparmi virtuosi messi in campo dall’amministrazione, tra cui: 13 milioni di euro recuperati dalla diminuzione di spesa per il personale; 14 milioni arrivati dalla riduzione dello stock di debito e dalla rinegoziazione di mutui; 18 milioni dal fondo svalutazione crediti (cifra accantonata per crediti che si prevedono insoluti) a causa delle minore necessità di accantonamento, dovuta alla riduzione delle entrate; 1,7 milioni arrivano da una generale riduzione delle spese secondo i criteri della spending review.

    A tutte queste cifre vanno aggiunti anche i proventi derivati dalla Tares, la tassa rifiuti e servizi che nel 2013 colpirà i genovesi per un totale di poco superiore ai 121 milioni, ovvero 10 milioni in più rispetto alla Tia dello scorso anno. In soldoni, per le utenze domestiche di nuclei famigliari composti al massimo da tre elementi, si tratta di un aumento medio di 30 euro annui. Un ritocco necessario per la normativa nazionale che prevede che l’ammontare del tributo copra integralmente i costi del servizio di Amiu e soddisfi il criterio generale del “chi produce più spazzatura, più paga”.

    Non è stata toccata, infine, l’addizionale Irpef già ai massimi consentiti.

     

    Approvazione del bilancio prima della pausa estiva: al via il tour de force

    Ora la parola passa ai consiglieri chiamati a un vero e proprio tour de force per portare il documento alla votazione in aula prima della pausa estiva (che dovrebbe iniziare ufficialmente il 3 agosto). Un passaggio imprescindibile per il futuro della città perché alcune realtà come Amt, Carlo Felice e Fiera di Genova, oltre a molti operatori del terzo settore, hanno ormai raschiato il fondo del barile e necessitano di ossigeno vitale.

    «La precarietà del quadro politico nazionale a corredo della continua fase economica recessiva impedisce il via a quella serie di riforme imprescindibili per uscire da questo scenario» ha detto l’assessore al Bilancio del Comune di Genova, Francesco Miceli. È in questo quadro che, secondo il sindaco Marco Doria, «diventa imprescindibile dare delle certezze. Giungere all’approvazione del bilancio è dunque un atto dovuto nei confronti dei cittadini. La legge avrebbe consentito di procrastinare fino a settembre ma non potevamo tardare ulteriormente per garantire la sopravvivenza di realtà come Amt e Fiera, fondamentali per l’economia della nostra città».
    C’è di più. All’approvazione del bilancio, infatti, è vincolato anche l’ottenimento di 25 milioni di finanziamento ministeriale per lo scolmatore del Fereggiano, a cui dovranno affiancarsene altri 18 da parte del Comune che arriveranno tramite apposito mutuo, per la cui accensione è appunto indispensabile avere il bilancio approvato.

     

    Poco meno di 98,5 milioni di euro il limite massimo di spesa nel 2013

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    Degli oltre 98 milioni disponibili, 36,5 vanno alle politiche sociali e 30 milioni alle scuole e alle politiche giovanili

    Per quanto riguarda il 2013, dunque, le direzioni comunali potranno fare affidamento su un plafond (limite massimo di spesa) complessivo di 98 milioni e 487 mila euro. A goderne maggiormente saranno il settore delle Politiche sociali a cui andranno 36,5 milioni di euro (vedi grafico), e quello della Scuola, sport e politiche giovanili per cui sono previsti 30 milioni di stanziamenti. Per un totale di 66,5 milioni di euro.

    «È evidente – sottolinea l’assessore Miceli – che se non avessimo previsto la manovra fiscale che porterà nelle casse comunali quasi 25 milioni di euro, tutto il plafond a disposizione delle varie direzioni sarebbe stato assorbito quasi interamente da questi due settori».

     

    Il bilancio 2013 del Comune di Genova: entrate e uscite

    Nel suo complesso, il bilancio previsionale del Comune di Genova per il 2013 ammonta a 841 milioni e 750 mila euro. Raggiunti, dunque, e superati grazie all’aumento di gettito derivante dalla Tares, i più volte accennati 830 milioni.
    Dal punto di vista delle entrate, la fanno da padrone le voci tributarie, il cui ammontare previsto tocca i 588 milioni. Nel dettaglio, i fondi maggiori arrivano da Imu (279 milioni), Tares (121,7 milioni) e Fondo di solidarietà comunale (107,6 milioni). Solo 101 milioni, invece, i trasferimenti che il Comune riceverà dallo Stato.

    «Per il 2013 – ha spiegato l’assessore Miceli – i tagli imposti ai comuni dalla spendig review ammontano a 2 miliardi e 250 milioni. La quota che riguarda il Comune di Genova è di 32,7 milioni, anche se la cifra definitiva è affidata a un decreto ministeriale che si aspettava entro il 30 aprile ma che non è ancora arrivato. Ad ogni modo, dal 2011 le manovre statali hanno provocato una serie di tagli cumulativi che hanno gravato sul Comune di Genova all’incirca per 130 milioni. E si andrà avanti nei prossimi anni. Tutto ciò nonostante l’aumento del contributo finanziario che i Comuni hanno apportato alle casse statali, che dal 2007 ha raggiunto la somma di 14 miliardi, di cui il 40% per tagli alle risorse e il 60% per l’inasprimento del patto di stabilità a livello nazionale».

    Naturalmente più articolata la sezione che riguarda le spese correnti. Oltre ai già citati 98 milioni per i servizi comunali, le cifre più interessanti sono quelle che riguardano le società partecipate: 121,7 milioni vanno ad Amiu (l’esatto ammontare della Tares); 89,6 milioni è il salvagente stanziato per il contratto di servizio di Amt; 18,3 milioni, invece, toccano ad Aster. Ma la spesa maggiore, inutile dirlo, è quella che riguarda il personale: ben 222 milioni di euro per i poco meno di 6 mila dipendenti di Tursi. Da citare, infine, anche i 49,5 milioni di accontamento per il Fondo di svalutazione crediti, i 76 milioni di rimborso prestiti, i 37,7 di interessi e i quasi 54 per le spese generali.

     

    I passi da fare prima dell’approvazione

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-D4Come ha più volte ripetuto il sindaco, Marco Doria, va sottolineato che quello presentato oggi è una sorta di primo tempo del bilancio. Non una manovra cristallizzata, dunque, ma un provvedimento che potrebbe essere ritoccato a settembre, alleviando la pressione fiscale sui cittadini. A partire proprio dalle aliquote Imu, con precedenza ai canoni concordati. Provvedimenti, tuttavia, totalmente subordinati alle decisioni di un governo centrale sempre più incerto. In proposito, l’assessore Miceli ha sostenuto che «il Paese non sia in grado di sostenere l’abolizione dell’Imu sulla prima casa perché in queste condizioni è praticamente impossibile trovare risorse alternative. Potrebbero, invece, nascere delle condizioni per rimodulare la tassazione sulla prima casa, attraverso detrazioni che introducano nuovi elementi perequativi».

    Tornando a Genova, invece, la prossima settimana, il bilancio affronterà un serrato passaggio in commissione. Dopo di ché, a cavallo di agosto e con le ferie alle porte, il plenum dei consiglieri tornerà ai riunirsi tutti i giorni, mattino, pomeriggio «e anche notte se fosse necessario», ha sottolineato il presidente Guerello, per giungere alla approvazione definitiva. Almeno fino a settembre.

    Nel frattempo, il sindaco lavorerà a una delibera di indirizzo che riveda radicalmente il sistema delle società partecipate del Comune di Genova. Facendo seguito alle voci sempre più incessanti in questi giorni, il primo cittadino ha specificato che «non c’è alcun atto amministrativo che preveda di privatizzare pezzi di Amt. Ed è anche per salvare l’azienda che stiamo spingendo per l’approvazione del bilancio. Certo è che è necessario giungere a un sistema più efficiente, analizzando caso per caso i provvedimenti da prendere».
    Sul tema hanno espresso la propria posizione anche i consiglieri di Lista Doria, Sel e FdS con un comunicato stampa nel quale si sottolinea con decisione la contrarietà alla privatizzazione dei servizi pubblici locali del Comune di Genova “in sintonia con la volontà espressa dalla maggioranza degli elettori e delle elettrici nell’accogliere i quesiti referendari del giugno 2011”.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Comune di Genova, bilancio 2013: i numeri del sindaco e il terzo settore

    Comune di Genova, bilancio 2013: i numeri del sindaco e il terzo settore

    welfare-terzo-settoreApprovata all’unanimità la tanto attesa delibera di indirizzo di iniziativa consigliare a sostegno del sistema del welfare e del terzo settore, 30 i voti favorevoli (più l’appoggio esterno di Paolo Putti, capogruppo M5S, uscito dall’aula al momento del voto per evitare conflitti di interesse con il suo lavoro di educatore). Un esito già ampiamente annunciato, dato il complesso iter preparatorio del documento, condiviso trasversalmente da tutti i gruppi politici presenti in Sala Rossa e dalla giunta stessa. «L’iniziativa consigliare – ha detto il sindaco, Marco Doria – fissa il principio dell’importanza del settore del welfare nella nostra idea di società che guarda ai più deboli».

    Il lungo percorso del provvedimento, come ha avuto modo di ricordare il presidente del Consiglio comunale, Giorgio Guerello, ha visto la convocazione di ben 45 sedute di commissione, con infinite audizioni. Processo infinito che è giunto a compimento dopo un’altrettanta approfondita discussione in aula, accompagnata dalla presenza di rumorosi e colorati manifestanti del terzo settore.

    Diverse le linee di indirizzo deliberate dall’assemblea che vincolano la redazione del bilancio preventivo da parte della giunta. Tra queste, sottolineiamo: la realizzazione di iniziative “volte a esercitare una forte pressione politica” affinché il governo nazionale garantisca “il mantenimento di politiche di welfare degne di un paese civile”; la costruzione di un patto cittadino per il welfare che “coinvolga tutti gli attori delle politiche sociali nella definizione di un progetto comune di in grado di coordinare, attorno ad una visione strategica condivisa, attori e sistemi”; la promozione di un grande evento cittadino che sensibilizzi i genovesi “sulle gravi conseguenze che un drastico disinvestimento sulle politiche di welfare può provocare sulla qualità della convivenza civile, sul grado di coesione sociale e, in definitiva, sulle politiche legate alla sicurezza ed alla prevenzione dei fenomeni di devianza, microcriminalità e delinquenza diffusa sul territorio”. Ma soprattutto, la già ampiamente annunciata “indicazione per la predisposizione del bilancio comunale 2013” di evitare “la contrazione delle risorse destinate al welfare, attraverso l’analisi di fattibilità di piani di riorientamento di risorse a favore dei servizi sociali”.

    A tale proposito, è stato anche approvato un ordine del giorno a firma Guido Grillo (Pdl) che, tra le altre cose, sollecita la giunta alla presentazione del bilancio previsionale in tempi rapidi. Hanno riscontrato l’approvazione dell’aula anche altri due ordini del giorno, tra loro piuttosto eterogenei, proposti dal consigliere Enrico Musso che impegnano sindaco e giunta a “promuovere in tutti i municipi servizi di distribuzione di pasti a domicilio” e a istituire un registro degli assistenti familiari (badanti).

     

    I conti in tasca al Comune di Genova: un “buco” di 30 milioni

    palazzo-tursi-bernini-doria-guerello-DPer sapere se verranno definitivamente scongiurati i tagli al terzo settore e quindi la conferma dei 40 milioni stanziati nel 2012, non resta che attendere la redazione del bilancio preventivo da parte della Giunta. Il termine ultimo previsto dallo Stato è la fine del mese di settembre, ma il sindaco Doria ha più volte annunciato la volontà di giungere alla discussione in aula prima della pausa estiva «per dare qualche elemento di certezza a un quadro di precarietà ormai insostenibile». La sensazione è che, non senza un’accelerata decisiva dei lavori della giunta, entro agosto il Comune di Genova possa finalmente avere il suo bilancio per il 2013. Il Consiglio, infatti, ha dato la propria disponibilità a discuterne fino al 2 agosto, dopodiché scatteranno le ferie.

    Il nodo cruciale ormai è chiaro da tempo. Nel 2013 il Comune di Genova può contare nel suo complesso su 82 milioni in meno di liquidità in parte corrente: 882 milioni di euro era stato l’ammontare per il 2012 (anche se la spesa in bilancio consuntivo è salita a 925 milioni), 800 milioni sarà la disponibilità totale per quest’anno. Una diminuzione di risorse del 10% circa che è dovuta a diversi provvedimenti statali: 33 milioni sono causati dai mancanti trasferimenti nazionali in seguito alle manovre finanziarie volute da Tremonti e Monti; altri 20 milioni in meno sono la conseguenza di una norma nazionale che vieta di inserire in parte corrente nell’anno successivo gli avanzi d’esercizio dell’anno precedente, che invece devono andare a finanziare il debito; infine, altra riduzione di 12 milioni deriva dall’impossibilità di inserire in conto capitale le plusvalenze derivanti dalla vendita di immobili pubblici.

    «Ma alla nostra città per sopravvivere senza dover tagliare servizi essenziali – ha ribadito il sindaco, Marco Doria, ai consiglieri – servono 830 milioni di euro. Con grandi sforzi, abbiamo previsto un risparmio di spesa pubblica (rispetto agli 882 milioni del 2012 n.d.r.) per 50 milioni di euro, pari a circa il 6%. Abbiamo cercato di eliminare gli sprechi e ridurre l’indebitamento, come già successo nel ciclo amministrativo precedente. Ma sotto questa soglia dovremo per forza procedere con tagli dolorosi e, per me, insostenibili perché inciderebbero sulla qualità dei servizi».

    Per capire come verrà coperto questo buco non resta che aspettare la discussione sul bilancio. Senza dimenticare che tutti questi conti, tengono già presente l’aumento dell’Imu, ancora assolutamente in discussione. «Non voglio affrontare la discussione sul bilancio – ha proseguito Doria – giungendo a una contrapposizione tra settore e settore. Dobbiamo evitare la lotta del tutti contro tutti: io sono per una solidarietà tra lavoratori. È facile, infatti, essere solidali a parole ma non voler mollare un euro di ciò che si ha in più degli altri. Dobbiamo aver ben presente che in alcuni settori, come quello del welfare, tagliare i servizi significa anche mandare a casa dei lavoratori. In altre realtà, invece, i sacrifici possono essere affrontati da tutti i lavoratori con forme di solidarietà che consentono di mantenere il posto».

    capigruppo-consiglio-comunale-riunione-politica-tursiConcetti che il primo cittadino ha espresso direttamente anche ai rappresentati del Forum del Terzo settore, nel corso della temporanea sospensione della discussione in aula per consentire l’incontro con i capigruppo e la giunta. Un incontro che, in maniera piuttosto inconsueta ma sintomatica della crucialità del tema, è rimasto aperto anche ai giornalisti.

    E proprio in questa sede il primo cittadino ha anticipato alcuni provvedimenti allo studio da parte della giunta, per scongiurare tagli insostenibili: «Ad esempio, nel capitolo del terzo settore c’è una voce che riguarda il trasporto dei disabili per le cure mediche. Questo servizio in tutte le principali città italiane è garantito dalle Regioni, mentre a Genova per tradizione se ne è sempre fatto carico il Comune. Parliamo di cifre sull’ordine di grandezza dei 2 milioni di euro. Naturalmente non vogliamo tagliare queste spese, ma vorremmo poter destinare le somme ad altri interventi in campo sociale».

     

    Articoli 54: piscina di Multedo e materiale radioattivo nel porto di Voltri

    Come tutte le settimane, anche questa seduta del Consiglio comunale spostata straordinariamente al giovedì, è stata anticipata dai consueti articoli 54. Tra le interrogazioni a risposta immediata che i consiglieri hanno posto alla giunta, ve ne sono un paio di particolare interesse.

    multedo-2La prima, presentata dai consiglieri Paolo Gozzi (Pd) e Guido Grillo (Pdl), riguarda il futuro della piscina Sapio di Multedo, assegnata per bando al gruppo “Nuotatori genovesi” e che vissuto parecchie controversie a seguito del ricorso al Tar da parte degli altri concorrenti. Benché il tribunale amministrativo abbia confermato la bontà della graduatoria, i lavori di ristrutturazione da parte della società aggiudicatrice non sono mai cominciati. I ritardi pare siano dovuti alle cattive condizioni in cui è stata trovata la piscina, peggiori del previsto, come la presenza di amianto e la mancanza del sistema fognario. Per porre fine a questa infinita situazione, l’assessore allo Sport, Pino Boero, dopo aver dichiarato la disponibilità del Comune ad andare incontro alle richieste dei vincitori, per quanto di competenza amministrativa, ha annunciato che entro la prossima settimana, se il gruppo “Nuotatori genovesi” non inizierà i lavori si vedrà revocata la concessione.

    Quartiere di Prà

    La seconda interrogazione, invece, ha visto intervenire i consiglieri Enrico Pignone (Lista Doria) e Gian Piero Pastorino (Sel) per chiedere delucidazioni in merito alla presenza di materiale radioattivo al porto di Voltri. L’assessore all’Ambiente, Valeria Garotta, ha spiegato che è stato attivato in Prefettura un tavolo per mettere a punto le modalità restituzione del container al paese di provenienza: benché, infatti, i frammenti di radio trovati siano già innocui a 2 metri di distanza, è necessario seguire una serie di norme particolarmente restrittive a causa della pericolosità del materiale. Si tratta del secondo ritrovamento di questo tipo nel levante genovese, dopo la pastiglia di cobalto rivenuta in un container nel luglio 2010.

    Da segnalare, infine, l’approvazione all’unanimità di ordine del giorno presentato dal consigliere Antonio Bruno (FdS), anche questo già anticipato, che impegna il sindaco ad “attivarsi presso il Prefetto, affinché sia aperta una moratoria sugli sfratti per morosità incolpevole”.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Welfare e Terzo Settore: il Comune prova a far tornare i conti

    Welfare e Terzo Settore: il Comune prova a far tornare i conti

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    Dopo la seduta monotematica della scorsa settimana dedicata alla sicurezza, anche la prossima convocazione in Consiglio comunale, secondo voci di corridoi spostata da martedì a giovedì pomeriggio per consentire la presenza dell’assessore Dameri, ha un solo, delicato tema all’ordine del giorno, ovvero il welfare e i fondi da destinare al variegato e vitale mondo del terzo settore, i cui rappresentanti presenzieranno in massa ai lavori dell’aula.

    Per la prima volta nell’attuale ciclo amministrativo, quello cioè che vede ai vertici di Palazzo Tursi Marco Doria, la discussione prenderà il via da una delibera di indirizzo di iniziativa consigliare, come previsto dall’art. 51 del Regolamento del Consiglio comunale di Genova. Una rarità per la Sala Rossa. Si tratta di un documento con cui i consiglieri, in questo caso bipartisan, mirano a porre dei paletti vincolati per la giunta circa la redazione del bilancio previsionale per il corrente anno che dovrebbe essere approvato prima della pausa estiva.
    Se, come probabile, la delibera di Consiglio dovesse ottenere la maggioranza, sindaco e assessori si troverebbero costretti a garantire al comparto del welfare, anche per il 2013, la stessa entità di fondi stanziati lo scorso anno, ovvero poco più di 40 milioni di euro. Una cifra che creerebbe non pochi problemi nella redazione definitiva del bilancio, considerato che rispetto al 2012 da Roma arriveranno 31 milioni in meno nelle casse di Tursi. Un buco che non sarebbe totalmente ripianato neppure con l’aumento di un punto percentuale sull’Imu. La giunta, dunque, si troverà di fronte a scelte molto delicate e, con ogni probabilità, sarà costretta a prendere provvedimenti poco popolari: ad esempio, il taglio degli extra per i dipendenti comunali che potrebbe garantire un tesoretto di circa 6 milioni di euro.«Si tratta – spiega Enrico Pignone, capogruppo Lista Doria – dell’ennesimo tentativo di riportare il dibattito politico all’interno della Sala Rossa. Le maggioranze forti che si sono succedute nei cicli amministrativi precedenti hanno fatto perdere incisività alle discussioni in assemblea. Ma, soprattutto per questioni sociali in cui non esiste necessariamente una contrapposizione partitica, è giusto che i problemi vengano affrontati pubblicamente in Consiglio. La Sala Rossa non può essere solo la valvola di sfogo per le proteste di cittadini e associazioni che ogni settimana assiepano le tribune, non sempre in maniera opportuna. Anche perché se non arrivano i trasferimenti dal governo non si può sempre addossare la colpa al sindaco e al Comune».

    Trattandosi di un provvedimento trasversale, la delibera non dovrebbe trovare troppi ostacoli al suo passaggio. Tuttavia, la discussione di domani servirà ai consiglieri per manifestare i propri intendimenti circa le iniziative concrete da intraprendere e i settori su cui abbattere la scure dei tagli. E qui si attendono scintille, anche all’interno della maggioranza. Da un lato, infatti, la posizione di parte del Pd che vede di buon grado l’inserimento di una logica concorrenziale nel mondo delle cooperative sociali e del terzo settore più in generale; dall’altra, la posizione della Lista Doria contraria a un sistema che rischierebbe di favorire sempre i soliti soggetti, magari già avvantaggiati dal punto di vista fiscale. Nel mezzo, o meglio, all’esterno, la protesta dei sindacati e del Forum del Terzo Settore che manifesteranno il proprio malessere.

     

    Consiglio Comunale: quali strumenti a disposizione dei consiglieri?

    La delibera di Consiglio è solo uno dei molteplici strumenti con cui i rappresentati dei cittadini genovesi stanno esercitando i propri compiti di controllo sull’operato dell’amministrazione.

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    Nelle scorse settimane, infatti, abbiamo più volte fatto riferimento a termini tecnici come articoli 54, articoli 55, ordini del giorno, emendamenti, interpellanze e mozioni. Lo abbiamo già fatto in altre occasioni, ma in una giornata come quella di oggi che vede il Comune impegnato in una scelta importante per il futuro della nostra città, ci sembra utile cercare di fare nuovamente chiarezza sulle iniziative che i consiglieri possono intraprendere all’interno della Sala Rossa.

    Andiamo con ordine, partendo da uno degli strumenti più sfruttati e che più volte abbiamo avuto modo di citare nei nostri articoli da Palazzo Tursi. Stiamo parlando degli articoli 54, ovvero le interrogazioni a risposta immediata che contraddistinguono, di norma, l’ora (anche nota con il termine anglosassone di question time) precedente i lavori ordinari dell’assemblea. Si tratta di chiarimenti su argomenti di attualità e di competenza dell’amministrazione comunale, richiesti da uno o più consiglieri in forma scritta ma illustrati oralmente, a cui fanno seguito le risposte degli assessori competenti, con possibilità di replica per i proponenti.  Uno strumento che spesso viene sfruttato dai consiglieri solamente per avere un po’ di visibilità in più, ma che, in realtà, è anche uno dei metodi più efficaci con cui i cittadini, tramite i propri rappresentanti in Sala Rossa, possono chiedere conto agli assessori competenti e all’amministrazione più in generale, di determinate problematiche che li riguardano e che interessano la vita della città.

    All’inizio di ogni seduta, il presidente può prendere o concedere la parola per brevi dichiarazioni su fatti recenti di particolare importanza. Inoltre, secondo il quarto comma dell’articolo 55, in apertura dei lavori è “sempre consentito al sindaco fare dichiarazioni di particolare importanza per la Civica Amministrazione” per un tempo massimo di 10 minuti. L’intervento del primo cittadino può essere preceduto dalle dichiarazioni di un rappresentante per ciascun gruppo consigliare, per un massimo di 5 minuti a testa. Una situazione che abbiamo visto poche settimane fa, in occasione della discussione sul Terzo Valico.

    Tecnicamente organizzate come gli articoli 54, le interpellanze sono atti a carattere ispettivo, domande rivolte a sindaco o giunta per conoscere i motivi o gli intendimenti della loro condotta in merito a un provvedimento o a un comportamento amministrativo.

    Da non confondersi con l’ordine del giorno della seduta, che indica appunto l’elenco degli argomenti in discussione durante una determinata convocazione, l’ordine del giorno inteso come iniziativa di uno o più consiglieri è un atto di indirizzo con cui si impegna l’amministrazione a intraprendere un determinato comportamento o azione di governo su un provvedimento in esame. Non comporta effetti giuridici immediati ma va piuttosto considerato alla stregua di un documento accessorio alla discussione in corso.

    A metà strada tra la delibera di indirizzo e l’ordine del giorno, si collocano le mozioni. Si tratta di proposte di deliberazioni, con cui i membri della Sala Rossa esprimono la propria posizione su argomenti di particolare rilevanza per spronare la discussione e/o impegnano sindaco e giunta al compimento di atti e all’adozione di iniziative di propria competenza su questioni cogenti.

    Tra le altre azioni a disposizione dei consiglieri avrete sicuramente letto più volte i termini emendamento e dichiarazioni di voto, di comprensione molto più immediata rispetto agli altri. Nel primo caso, si tratta di proposte di modifica dei documenti da deliberare, su cui, prima della votazione in aula, la giunta è chiamata a manifestare il proprio orientamento. È uno degli strumenti più utilizzati, insieme con gli ordini del giorno, come pratica ostruzionistica. Le dichiarazioni di voto, invece, altro non sono che l’illustrazione delle motivazioni che porteranno un gruppo consigliare a votare a favore o contro un determinato provvedimento; a essi, possono aggiungersi gli interventi di consiglieri che si dissocino dall’orientamento del proprio gruppo di appartenenza.

    Per il momento ci fermiamo qua, senza alcuna pretesa di essere stati esaustivi ma con la speranza di aver aiuto qualche lettore a districarsi tra i tecnicismi che caratterizzeranno la lunga giornata di oggi in quel di Palazzo Tursi.

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Stadio Carlini, Cus Genova: ufficiale la concessione dell’impianto

    Stadio Carlini, Cus Genova: ufficiale la concessione dell’impianto

    stadio-carliniNuovo padrone per lo stadio Carlini. A suggellare i festeggiamenti per la promozione in Serie A (che nel mondo del rugby è la serie cadetta) del Cus Genova, il Comune ha siglato la concessione della casa nostrana della palla ovale al Centro universitario sportivo, per mano di Sportingenova. Si tratta dell’ultimo atto ufficiale dell’ormai ex partecipata di Tursi, che d’ora in poi potrà esclusivamente concentrarsi sulla sua liquidazione.

    L’annuncio è arrivato in Sala Rossa da parte dell’assessore allo Sport, Pino Boero, in risposta  a un’art. 54 promosso dal consigliere Clizia Nicolella (Lista Doria), preoccupata per la sopravvivenza delle piccole associazioni sotto l’egida del nuovo padrone.

    «Il Carlini – ha detto Nicolella – non è occupato solo da società sportive agonistiche ma da diverse associazioni che erogano preziosi servizi sociali a bambini e anziani. E vi sono anche realtà che si occupano di disabili, che proprio nello sport trovano le migliori opportunità di integrazione, soprattutto in giovane età. Non ci basta che il Comune mantenga il controllo dell’impianto ma vogliamo che continui a garantire un servizio sportivo di qualità, nel suo complesso».

    Rassicurante la risposta di Boero: «La questione della valenza sociale degli impianti sportivi – ha dichiarato l’assessore, che ha anche le deleghe a scuola e politiche giovanili – è ben presente in tutti i contratti di concessione che il Comune ha stipulato per i beni precedentemente gestiti da Sportingenova». In particolare, per quanto riguarda il Carlini, Boero ha spiegato che il Cus sarà vincolato a garantire a tutte le associazioni che gravitano nell’orbita dell’impianto gli spazi attualmente occupati. Nessun problema per gli sport cosiddetti minori (tra cui scherma, tiro a segno, baseball, calcetto e attività interessate all’utilizzo del velodromo) ma neppure per le associazioni che si occupano di anziani, disabili e per le fasce garantite all’utilizzo scolastico. Inoltre, il Centro universitario sportivo non potrà aumentare deliberatamente i canoni di affitto. Una sorta di tutela dell’esistente, dunque, che potrà esser modificato solo previo accordo tra le parti, da raggiungere anche attraverso un tavolo tecnico con la regia degli uffici comunali.

    A vigilare su tutto un nuovo funzionario, riassorbito in Comune da Sportingenova, che sarà proprio dedicato al controllo del rispetto delle convenzioni firmate. «Con lo strumento amministrativo della concessione – ha sottolineato l’assessore –  l’impianto passa nelle mani del Cus ma il Comune ne mantiene comunque la proprietà e il controllo. Siamo tranquilli dell’operato del Cus perché si tratta di un ente istituzionale serio ma è sempre bene che il Comune mantenga il suo occhio vigile perché non vi sono solo diritti da garantire ma anche doveri da rispettare».

    La trattiva tra Comune e Università, aperta il 15 aprile da una lettera di intenti firmata dal rettore Giacomo Deferrari, non è ancora del tutto conclusa. Mancano, ad esempio, i dettagli relativi alle questioni economiche, sia di affitto e quindi in entrata per le casse comunali, sia di finanziamento per le azioni in campo sociale che verranno assicurate. «Tuttavia – conclude Boero – era importante chiudere formalmente la concessione per consentire al Cus di partecipare al bando ministeriale per il finanziamento dei lavori di ristrutturazione degli impianti sportivi (solo 16 milioni di euro su tutto il suolo nazionale, ndr). Anche a questo scopo, la durata della concessione è stata fissata in 16 anni».

    E per lo stesso motivo anche la durata della concessione che riguarda Villa Gentile è stata estesa a 15 anni: così anche l’impianto di Sturla dedicato all’atletica leggera potrà richiedere l’accesso ai fondi nazionali.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Tursi: la Tares e il regolamento per l’occupazione aree pubbliche

    Tursi: la Tares e il regolamento per l’occupazione aree pubbliche

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-discorso-DMaggioranza compatta almeno questa settimana in Consiglio comunale. Ma i rapporti burrascosi tra la Giunta e la Sala Rossa hanno avuto modo di emergere anche nel corso dell’ultima seduta nell’aula consigliare di Palazzo Tursi. I motivi di contrasto, questa volta, sono arrivati dalla discussione sull’anticipo della Tares, il tanto chiacchierato tributo comunale sui rifiuti e sui servizi che dovrebbe portare ossigeno vitale alle casse di Amiu. La notizia, prima di tutto. La delibera di Giunta è stata approvata con un’ampia maggioranza, grazie anche ai voti favorevoli del Movimento 5 Stelle: i genovesi, dunque, in attesa di sapere come il governo rimodulerà il balzello, dovranno versare al Comune un anticipo pari all’83% dell’importo previsto lo scorso anno per la Tia.

    Le polemiche, naturalmente, arrivano dal centrodestra, con capofila la pidiellina Lilli Lauro che ha accusato la giunta di aver mentito sul presunto accordo con le associazioni e ha puntato il dito contro l’assessore Miceli reo, a suo dire, di non aver mostrato alcuna disponibilità al confronto.

    Tuttavia, anche il capogruppo del PD, Simone Farello, ha manifestato un leggero mal di pancia, sebbene non nel merito del provvedimento quanto piuttosto riguardo il suo iter amministrativo: «La delibera è doverosa e completa nella sua forma: l’amministrazione ha fatto quello che si doveva fare», ha dichiarato in aula l’ex assessore della giunta Vincenzi, anticipando il voto negativo della maggioranza rispetto a una sospensiva del provvedimento avanzata dal leghista Rixi e, in seguito, bocciata dall’aula. «Non nascondo, però – ha proseguito Farello – che io stesso in Conferenza capigruppo ho manifestato ferma contrarietà a questo nuovo, sbagliato modo di procedere che porta in aula al martedì le delibere passate in giunta il giovedì precedente, limitando così fortemente l’esercizio di controllo da parte del Consiglio. Vi sono certamente situazioni emergenti, ma questo iter non può diventare la norma: su tre delibere, oggi ben due (la seconda è quella con oggetto le farmacie comunali, NdR) hanno vissuto questo procedimento». A dire il vero, come ha sottolineato il presidente Guerello, il documento è stato licenziato dalla giunta nel corso della seduta del 23 maggio ma si è dovuto attendere più di una settimana per la presentazione in commissione a causa di problemi di calendarizzazione. Resta, comunque, il fatto che, nonostante l’impellente necessità di sistemare i conti di Amiu e garantire gli stipendi ai lavoratori, la situazione è stata affrontata con eccessiva fretta e un po’ di confusione.

    Come detto, il M5S si è ancora una volta unito alla maggioranza per un «atto di responsabilità nei confronti dei cittadini che un domani si troverebbero a pagare di più a causa degli interessi bancari che seguirebbero l’accensione di un mutuo per ripianare il bilancio di Amiu», come ha dichiarato il capogruppo Paolo Putti dopo aver precisato la propria contrarietà al balzello in sé e per sé, dal momento che rappresenta uno «scarico di responsabilità da parte del governo centrale sulle spalle delle amministrazioni locali che si rivalgono sui cittadini».

    Grande ilarità, infine, ha suscitato tra i consiglieri la motivazione con cui l’assessore Miceli si è detto costretto a respingere la richiesta di abbassare l’acconto a un ammontare di poco superiore al 70% della Tia versata lo scorso anno: «Il software con cui vengono emesse le bollette – ha spiegato l’assessore al Bilancio – procede per scaglioni di venti punti percentuali. Per una revisione del sistema sarebbe necessario un mese e mezzo di lavoro, andando ben oltre i tempi limite imposti dalla legge per poter prevedere l’acconto».

     

    Occupazione aree pubbliche: le modifiche al regolamento

    piazza-sestri-ponente-DII lavori della seduta ordinaria in Sala Rossa si sono aperti con l’approvazione di alcune modifiche al Regolamento per l’applicazione del canone per l’occupazione di spazi e aree pubbliche (Cosap). Il documento (clicca qui per consultarlo) prettamente tecnico presentato dalla giunta prevede una razionalizzazione delle occupazioni “fuori mercato”, i classici banchetti che si trovano a cadenza settimanale o bisettimanale nelle piazze genovesi, e modifica le modalità di pagamento di tutti mercati merci varie. All’interno della delibera, inoltre, è stato recepito un emendamento (clicca qui per consultarlo) dell’ex assessore Vassallo (PD) che estende le disposizioni a diverse strade cittadine interessate dalla presenza di fiere a cadenza periodica: «Le grandi fiere sono in difficoltà sui banchi periferici – ha spiegato Vassallo – mentre le piccole hanno problemi di concorrenzialità. A Bolzaneto, ad esempio, molti banchi restano vuoti perché con lo stesso prezzo un esercente può recarsi due giorni alla fiera della Spezia. Con questo emendamento si abbassano i prezzi dei banchi in difficoltà che altrimenti resterebbero vuoti: da un lato, dunque, si aiutano gli imprenditori, dall’altro si cerca di rimpinguare le casse comunali proponendo canoni accessibili e concorrenziali».

    Sempre sullo stesso tema, è stato espresso parere favorevole su un ordine del giorno (clicca qui per consultarlo), presentato da Gozzi (PD), che impegna la giunta a modificare le tariffe inserendo un sistema di premialità per i mercati virtuosi che puntano al decoro e al rinnovamento, che vada in un certo qual modo a bilanciare gli ultimi tagli orizzontali del 5% sul precedente ammontare del canone, innalzando la competitività dei mercati.

    È bene precisare che da questa nuova normazione restano fuori i mercati rionali e i dehors, regolamentati ad hoc.

     

    Farmacie comunali: rimane invenduta via Linneo

    L’ultimo provvedimento della giornata riguarda l’approvazione della trasformazione della ragione sociale di Farmacie Genovesi da s.p.a. in s.r.l. Nell’occasione l’assessore al bilancio, Francesco Miceli, ha informato il Consiglio circa l’esito dell’asta per la vendita di tre farmacie comunali: quella di via Modigliani è stata venduta per 221 mila euro, mentre poco più di 423 mila euro sono stati ricavati dalla vendita dell’esercizio di via Coronata; nessuna offerta, invece, è giunta per la farmacia di via Linneo.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Consiglio Comunale Genova: trema la Giunta sul biglietto Amt

    Consiglio Comunale Genova: trema la Giunta sul biglietto Amt

    palazzo-tursi-giornalisti-consiglio-DMolto rumore per nulla. Il tanto discusso aumento unitario del biglietto Amt a 1,60 euro non ci sarà. Almeno per ora. Quando tutti erano pronti all’ennesimo dibattito fiume – caratterizzato dalla rinnovata, spiacevole, pratica ostruzionistica di un’infinita moltiplicazione di emendamenti e ordini del giorno, che tanto sa di ritorno a una vetusta, brutta abitudine di fare politica – l’assessore alla Mobilità e Trasporti, Anna Maria Dagnino, ha sparigliato le carte in tavola, ritirando la delibera di Giunta che avrebbe modificato quanto già approvato in Consiglio poco più di un mese fa.

    protesta-amt-consiglio-comunaleA dire il vero, qualche indiscrezione a tale riguardo era circolata già dalle ore immediatamente precedenti la seduta. Ma la certezza si è avuta solamente quando l’assessore Dagnino ha palesato in aula la propria intenzione, ufficialmente a causa della necessità ravvisata dalla Giunta di procedere con un supplemento di indagine sulla questione. Applausi dall’emiciclo e, ancor più fragorosi, dai numerosi dipendenti di Amt, arrivati ad assistere ai lavori del Consiglio e determinati a chiedere un’assunzione di responsabilità a politici e amministratori a fronte dei sacrifici a cui loro stessi si sono sottoposti con la firma dell’ultimo accordo.

    Ma che cosa ha fatto cambiare così repentinamente idea alla Giunta, a sole 24 ore di distanza da un’infuocata seduta di Commissione al termine della quale era, comunque, stata confermata la volontà di discutere il provvedimento in aula?
    A voler essere cattivi, la risposta sembrerebbe ben più che evidente: il timore, o meglio, la quasi certezza di una sonora bocciatura da parte dell’assemblea. Fin dall’appello, infatti, è parso chiaro che la maggioranza non avrebbe potuto raggiungere i numeri per far approvare il provvedimento: alle chiacchierate assenze in quota PD (Veardo e Villa), andava infatti ad aggiungersi quella, non strategica, di Bartolini (Lista Doria), senza considerare la non remota possibilità di qualche franco tiratore.

    La sensazione è che nella maggioranza ben più di un consigliere si stia mangiando le mani per aver approvato il fatidico emendamento del Movimento 5 Stelle che ha di fatto aperto la strada alla doppia tariffa (1,50 euro per il biglietto ordinario, 1,60 euro per il biglietto integrato Amt-Trenitalia). Una sensazione confermata anche dalle parole del capogruppo PD, Simone Farello: «Le difficoltà politiche non derivano solo dal ritiro della delibera ma hanno radici più profonde. Quando una delibera è preparata male, la colpa non è solo della Giunta ma di tutta la maggioranza. Non possiamo continuare ad andare avanti con provvedimenti che ogni quindici giorni rischiano di smentire quelli precedenti: aiuterebbe tutti prendere decisioni definitive sulla dimensione strategica».

    È lo stesso Farello a chiare il futuro prossimo del provvedimento, destinato a tornare in Commissione, così come licenziato dalla Giunta, in tempi piuttosto brevi. Tuttavia, qualche minuto prima, una visibilmente frustrata Dagnino, era stata molto più cauta e vaga circa i prossimi passaggi: «È necessario un ulteriore approfondimento della questione, tenendo anche presenti le rivendicazioni sindacali. Dovremmo riflettere con molta attenzione sul da farsi, ma intanto resta il problema del buco Amt da 750 mila euro».

    Sulla Dagnino, inoltre, si aggira anche lo spettro delle dimissioni: «La decisione è nelle ginocchia di Zeus» ha commentato l’assessore, facendo intendere che tutto sta nella mani del sindaco, che per il momento non sembra essere intenzionato ad azioni clamorose. Anche le parole dell’ex assessore Farello sembrano allontanare il primo rimpasto di Giunta: «Ho molto apprezzato la disponibilità dell’assessore Dagnino al confronto diretto. Nelle prossime decisioni che verranno prese non si dovrà dimenticare la serietà di chi ha portato avanti gli atti, essendo sempre disponibile a metterci la faccia, anche di fronte a scelte impopolari».

    L’unica certezza finora è che sia stata fatta una grande confusione. Se da un lato è vero che in qualche modo sia necessario trovare i fondi per ripianare il buco di bilancio di Amt, è altrettanto vero che non risulta una pratica molto ortodossa cercare di cambiare nel giro di un mese una decisione presa dallo stesso Consiglio. Ad ogni modo, pare non sia finita qui. Anche se a questo punto deve per forza proseguire il cammino verso la doppia tariffa. Per le tempistiche, la palla passa ad Amt.

     

    LA LIQUIDAZIONE DI AMI

    Finita, invece, ufficialmente è l’avventura di Ami (Azienda Mobilità e Infrastrutture). Con 22 voti favorevoli (maggioranza e Udc) e 14 astenuti (centrodestra e M5S) il Consiglio ha approvato la proposta del liquidatore di destinare al Comune di Genova il patrimonio di 516 mila azioni di Genova Parcheggi e i beni immobiliari della “bad company” di Amt, che si occupava di manutenzione e innovazione di mezzi pubblici e infrastrutture destinate ai parcheggi. Anche in questo caso qualche strascico polemico da parte degli astenuti che chiedevano di vincolare i beni liquidati alla patrimonializzazione di Amt: proposta non accolta dall’assessore al Bilancio Miceli.

     

    TORNANO LE ORDINANZE ANTI ALCOOL

    palazzo-tursi-rixi-edoardo-lega-D4La non facile giornata della Giunta in Consiglio comunale è confermata anche dall’approvazione da parte della Sala Rossa di una mozione proposta dal leghista Rixi, passata a maggioranza strettissima nonostante il parere contrario di sindaco e assessori. Il consigliere, modificando leggermente una proposta della scorsa estate, ha impegnato il sindaco a “dare corso, dopo incontri e valutazioni di concerto con i Municipi ed i medesimi residenti, a nuove ordinanze ‘anti-alcool’, secondo le criticità che verranno indicate da ogni delegazione investita dal problema”.
    Il parere negativo espresso dall’assessore a Legalità e diritti, Elena Fiorini, riguardava un duplice aspetto. Il primo, ovvero l’esplicitazione nel testo della mozione del riferimento alla comunità ecuadoriana di Sampierdarena che avrebbe negato la trasversalità di questa piaga sociale, è venuto meno in seguito alla rimozione del richiamo concordata con lo stesso consigliere proponente. Il secondo, invece, riguardava la presupposta limitatezza nell’individuazione delle sole ordinanze anti-alcool come strumento di intervento, ma è rimasto inalterato nel documento definitivo, approvato con 17 voti a favore (Idv, centro destra, Udc, Rixi, Baroni, e i consiglieri PD Caratozzolo, Gozzi, Lodi, Pandolfo e Vassallo), 14 contrari (i restanti consiglieri Pd, Sel, Lista Doria, il presidente Guerello e il sindaco Doria) e 4 astenuti (M5S).

     

    Simone D’Ambrosio

  • Unioni civili, Genova ha il suo registro: commenti e valutazioni

    Unioni civili, Genova ha il suo registro: commenti e valutazioni

    unioni-civiliDopo 69 emendamenti, 2 ordini del giorno e oltre 7 ore di discussione, il Consiglio comunale ha approvato il regolamento del Registro amministrativo delle unioni civili. Pochi minuti prima delle 23 il presidente Guerello legge i risultati della votazione: 27 sì, che oltre ai voti della maggioranza (Pd, Sel e Lista Doria) hanno potuto contare sul sostegno del Movimento 5 Stelle, 11 contrari, 2 astenuti (Enrico Musso e De Benedictis).

    E finalmente può partire l’applauso liberatorio, sottolineato dalle parole del sindaco Marco Doria: «Il Consiglio comunale realizza uno degli impegni programmatici della maggioranza e della giunta, al termine di un percorso di confronto e discussione ampio e partecipato. Si tratta di una decisione di grande valore civile, pur nei limiti delle competenze amministrative. Si riconoscono, infatti, diritti di persone e legami presenti e diffusi nella nostra società. Ritengo che tali temi debbano essere affrontati anche a livello legislativo. Come amministratori siamo impegnati ogni giorno sulle emergenze occupazionali, economiche e sociali e anche per provvedimenti ispirati a valori di civiltà e di cultura. Abbiamo varato recentemente una normativa comunale contro la piaga delle sale da gioco, approviamo stasera il regolamento per il registro delle unioni civili».

    Assolutamente sulla stessa linea Alberto Villa, presidente del PD Genova, che così commenta con noi a fine serata: «Ringrazio Genova che oggi si è messa alla pari delle grandi città europee in materia di diritti civili. Sono convinto che questa ennesima dimostrazione di civiltà da parte dei genovesi contribuisca a far sì che anche il Parlamento italiano possa giungere a legiferare urgentemente in materia».

    Nonostante l’immensa mole di emendamenti che ha richiamato alla mente ben altri tempi della politica nazionale, la sensazione a inizio giornata era quella di un sì scontato, grazie al voto compatto della maggioranza. Una convinzione che, tuttavia, ha rischiato di sciogliersi come neve al sole quando la Segreteria generale ha dichiarato inammissibili le richieste che puntavano a esplicitare la necessità del Registro di essere un atto pubblico. Dopo diverse interruzioni dei lavori e un dibattito molto accesso, il chiarimento finale non ha convinto tutti i consiglieri. Secondo la Segreteria generale, infatti, il Registro è da considerarsi pubblico in quanto documento custodito dal Comune e accessibile a tutti gli uffici che ne avranno necessità ma, per questioni di privacy, non potrà essere consultato liberamente dai singoli cittadini.

    È per questo motivo che la maggioranza è stata sì ampia, ma non completamente trasversale. Enrico Musso, ad esempio, ammette che sarebbe stato favorevole a un provvedimento mosso dalla volontà di eliminare alcune discriminazioni, ma il dibattito in aula lo ha portato a optare per l’astensione: «Sembra si istituisca un’unione civile di serie b; non c’è motivo perché i provvedimenti valgano solo per due persone e non per un numero maggiore. Purtroppo, il Comune ha fatto una cosa fuori portata e quindi non ha gli strumenti per porla in atto nella sua completezza“. Stupisce anche la posizione del consigliere Guido Grillo (Pdl) che avrebbe visto di buon grado il provvedimento, andando contro alla linea generale del suo partito, se non fosse stato per la bocciatura da parte della giunta del proprio ordine del giorno. Pure la dura opposizione dell’Idv è sembrata soprattutto una reazione al rifiuto in blocco da parte di sindaco e assessori di tutti gli emendamenti proposti dal capogruppo Anzalone.

    A proposito di emendamenti, neanche a dirlo gli unici a essere passati sono stati quelli proposti dalla maggioranza e illustrati dalla consigliera Cristina Lodi (PD), che non ha fatto mancare un rimprovero alla giunta per non aver recepito a pieno i lavori della Commissione. Le modifiche recepite hanno riguardato soprattutto aspetti formali, una ridefinizione delle condizioni di cessazione dell’unione civile e la volontà di sottolineare l’importanza del vincolo affettivo.

    Maggioranza compatta, dunque, e apparentemente senza troppi mal di pancia, appoggiata anche con convinzione dai consiglieri grillini, nonostante la bocciatura di un interessante ordine del giorno che avrebbe impegnato sindaco e giunta a farsi garanti presso la Regione Liguria e le altre Regioni italiane del riconoscimento in ambito sanitario dei certificati di unione civile emessi dal Comune di Genova come titolo per accedere ai servizi e alle autorizzazioni oggi riservati ai soli familiari. «Votiamo sì – ha dichiarato il capogruppo Paolo Putti – perché questo provvedimento va nella direzione di un ampliamento dei diritti delle persone. Trovo bellissimo che la stessa gioia che provo io ad avere una famiglia possa essere estesa ad altri».

    Insomma, tutto è bene ciò che finisce bene.

    Simone D’Ambrosio