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Tutti gli articoli e gli aggiornamenti dal Consiglio Comunale di Genova. Diretta Twitter delle sedute in Aula Rossa

  • Consiglio Comunale Genova: sì al Registro delle unioni civili

    Consiglio Comunale Genova: sì al Registro delle unioni civili

    palazzo-tursi-movimento-5-stelle-DIl Consiglio comunale di Genova ha approvato il regolamento del Registro amministrativo delle unioni civili, dopo oltre sette ore di discussione. Ben 69 gli emendamenti presentati al documento proposto dalla Giunta.
    Il commento del sindaco Marco Doria: «Con l’approvazione del regolamento delle unioni civili il Consiglio Comunale realizza uno degli impegni programmatici della maggioranza e della giunta, al termine di un percorso di confronto e discussione ampio e partecipato. Si tratta di una decisione di grande valore civile, pur nei limiti delle competenze amministrative.
    Si riconoscono infatti diritti di persone e legami presenti e diffusi nella nostra società. Ritengo che tali temi debbano essere affrontati anche a livello legislativo.
    Come amministratori siamo impegnati ogni giorno sulle emergenze occupazionali, economiche e sociali e anche per provvedimenti ispirati a valori di civiltà e di cultura. Abbiamo varato recentemente una normativa comunale contro la piaga delle sale da gioco, approviamo stasera il regolamento per il registro delle unioni civili
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    Rivivi con noi tutta la giornata dalla Sala Rossa di Palazzo Tursi.

    Simone D’Ambrosio

  • Consiglio Comunale, Forti di Genova: il sogno Patrimonio Umanità Unesco

    Consiglio Comunale, Forti di Genova: il sogno Patrimonio Umanità Unesco

    palazzo-tursi-chessa-leonardo-SEL-D«Sono giorni molto tristi per la città, si percepisce un senso di smarrimento che non si attenua, c’è una grande esigenza di capire a fondo il perché di una simile tragedia, di valutarne le cause e di far emergere le eventuali responsabilità». Con queste parole, il presidente Guerello ha aperto martedì pomeriggio la seduta ordinaria del consiglio comunale, rivolgendo, prima del doveroso minuto di raccoglimento, un pensiero ai lavoratori rimasti feriti e al prezioso impegno senza sosta dei soccorritori.

    Tuttavia, proprio la questione porto ha lasciato qualche malumore in Sala Rossa. È il caso del consigliere Stefano Anzalone (Idv), già assessore allo Sport della giunta Vincenzi, che si è visto rifiutare la richiesta di un art. 54 con cui avrebbe voluto chiedere lumi ai suoi successori su eventuali iniziative concrete previste a sostegno delle famiglie colpite dalla tragedia. “Troppe volte nel nostro Paese le Istituzioni hanno espresso la loro completa solidarietà e vicinanza solo a parole – si legge nella nota stampa rilasciata dal consigliere – per tale motivo si voleva conoscere quali azioni fossero state già intraprese o previste nel prossimo futuro”.

     

    È lo stesso Anzalone a spiegarci il significato di queste parole: «Non voleva essere un’interrogazione volta a fare polemica sulla tragedia ma mi sembrava opportuno capire se oltre ai funerali di Stato, dopo i momenti di vicinanza, sostegno e lutto, l’amministrazione avesse previsto delle azioni concrete di sostegno a queste famiglie che assieme al loro caro hanno perso tutto». Proprio in questa direzione il capogruppo dell’Italia dei Valori avanza la proposta di individuare, insieme con l’Autorità portuale, un percorso che possa offrire un’opportunità lavorativa ai componenti delle famiglie colpite dal lutto: «Oltre a quello che ci sarà sotto il profilo assicurativo dal punto di vista del sostegno economico, che avrà comunque tempi lunghissimi, trovare una collocazione lavorativa in tempi rapidi, eventualmente anche nell’ambito della Capitaneria di porto, potrebbe rappresentare un segno efficace della volontà dell’amministrazione di non lasciare sole queste famiglie».

     

    Tra gli argomenti che hanno tenuto banco nella giornata di ieri in Sala Rossa, spicca senza dubbio la situazione di molti lavoratori del terzo settore che dopo un presidio davanti a Palazzo Tursi hanno occupato compostamente gli spazi dell’aula consiliare riservati al pubblico, nonostante all’ordine del giorno non vi fosse alcun provvedimento che li riguardasse direttamente. Tuttavia, è proprio alla loro massiccia presenza che è stata dovuta la prima delle numerose interruzione della giornata, in apertura dei lavori. Come ormai prassi consolidata in questi casi, si è consentito che una rappresentanza dei lavoratori incontrasse la conferenza dei capigruppo per un rapido confronto. Non molti i risultati ottenuti ma, d’altronde, finché non verrà approvato il bilancio comunale previsionale risulta piuttosto proibitivo ottenere risposte certe sul futuro. «Il sindaco si è impegnato a non tagliare il welfare – ha dichiarato Ferdinando Barcellona, portavoce del Forum del terzo settore – ma ad oggi non esiste alcuna garanzia sulla base finanziaria di partenza per questi servizi che ogni giorno a Genova coinvolgono oltre mille lavoratori». Del tema si tornerà a parlare giovedì prossimo, con un ordine del giorno presentato ad hoc nel corso della commissione congiunta Welfare e Bilancio.

    Dopo aver respinto ad ampia maggioranza, compresi i voti del M5S, un ordine del giorno “fuori sacco” con cui il leghista Rixi impegnava il sindaco a riferire al consiglio comunale circa l’iter progettuale per la costruzione della moschea nonché a verificare eventuali irregolarità sui lavori di ristrutturazione nella sede di via Coronata a causa della presenza di amianto, l’aula è passata all’approvazione di alcune modifiche allo statuto di Amiu e Fiera di Genova, immediatamente eseguibili. La maggioranza, invece, ha rischiato di andare sotto su una mozione presentata dal M5S che proponeva una modifica allo statuto dell’associazione Smart City al fine di ampliare la partecipazione attiva della cittadinanza nello sviluppo dei progetti e rivedere i criteri di sorveglianza, soprattutto in ambito occupazionale: la mozione è stata respinta con 16 voti contrari, 15 favorevoli (maggioranza e De Benedictis, Gruppo Misto) e 3 astenuti, tutti della Lista Doria.

    Il pomeriggio si era aperto con diversi articoli 54 che, come di consueto, avevano anticipato i lavori dell’aula. Oltre al restyling di via Buranello, di cui abbiamo già parlato, merita di essere citata l’interrogazione proposta dalla consigliera Vittoria Musso (Lista Musso) circa la riqualificazione dei Forti di Genova. La risposta è stata affidata all’assessore all’Ambiente Valeria Garotta, che ha lanciato l’ambizioso progetto di seguire la strada francese di riconoscimento come patrimonio dell’Unesco. «Siamo in attesa della convocazione del tavolo tecnico con Sovrintendenza e Ministero per avere il via libera all’acquisizione dei Forti da parte del demanio, passo imprescindibile per iniziare il processo di valorizzazione». L’obiettivo dell’amministrazione è quello di realizzare un vero e proprio museo a cielo aperto, puntando fin da subito su nuove attività ricettive nelle strutture meglio conservate, come Forte Sperone e Forte Begato, senza precludere la libera fruizione dei cittadini e cercando di accedere a diversi finanziamenti europei che riguarderanno proprio la riqualificazione dei parchi urbani.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Iren, il Consiglio Comunale chiede di non modificare l’assetto dell’azienda

    Iren, il Consiglio Comunale chiede di non modificare l’assetto dell’azienda

    Consiglio Comunale a Palazzo Tursi aula RossaC’era una volta l’Amga, l’Azienda Municipalizzata Gas e Acqua, una controllata del Comune che negli anni ha raggiunto dimensioni notevoli, diventando la seconda realtà industriale di Genova dopo Ansaldo Energia. La fusione con altre aziende comunali per la distribuzione di acqua e gas ha portato alla nascita di Iren, di cui il Comune di Genova controlla una quota pari al 16%. Un patrimonio che il Consiglio Comunale ha voluto proteggere approvando all’unanimità un emendamento, presentato da Pd, Lista Doria e Sel, che impedisce una modifica dell’assetto aziendale preliminare al trasferimento di alcune attività dal capoluogo ligure a Torino, Reggio Emilia e Parma. Come ha sottolineato lo stesso consigliere Vassallo illustrando il documento «L’emendamento va a modificare radicalmente un punto di un allegato sui principi generali di assetto organizzativo», aggiungendo poi che «le aziende che sono a Genova devono obbligatoriamente restare a Genova».

    La modifica apportata genererà ripercussioni anche sugli altri comuni azionisti. Infatti tutti i Consigli Comunali che dispongono di una quota Iren stanno procedendo all’approvazione di un nuovo statuto che dovrebbe rendere più efficiente e competitiva l’azione dell’azienda sul mercato. Tuttavia il testo finale deve essere uguale per tutti i comuni rendendo di fatto necessario che tutti approvino lo stesso documento.


    Il Sindaco Doria, intervenendo sull’argomento, ha chiarito la volontà dell’amministrazione di procedere ad una revisione dello statuto, affermando che quello attualmente in vigore «non garantiva un’integrazione ottimale delle risorse ed era macchinoso». Con l’approvazione dell’emendamento gli altri comuni dovranno riavviare una non facile discussione, che in altri casi, in particolare a Torino, ha creato forti tensioni anche all’interno della maggioranza.

    iren-gasAlla base di tutto il processo di revisione dello statuto vi è una critica alla gestione aziendale degli ultimi anni, che è stata chiara anche nel discorso del Sindaco, il quale ha affermato: «Iren è un’impresa importante, ma non posso dire che abbia avuto un andamento soddisfacente negli ultimi anni». In particolare preoccupa l’amministrazione il pesante indebitamento e la perdita di valore delle azioni passate da un valore di 1,60 euro a 0,60 euro.

    Il nuovo statuto di Iren è orientato quindi ad ottenere due grandi cambiamenti soprattutto riguardanti la gestione dell’azienda. La governance non sarà più legata alla dimensione territoriale, sulla base della quale veniva determinata la scelta dei manager. Verrà inoltre eliminato il consiglio direttivo creando invece la figura dell’amministratore delegato a cui si affiancheranno un presidente un vicepresidente con importanti deleghe operative. Ciò significa dare alla dirigenza di Iren un assetto più imprenditoriale; un vertice snello in grado di prendere decisioni senza cedere al ricatto delle lottizzazioni, che ogni realtà locale aveva fatto pesare in passato.

    No a rifiuti dal Lazio e al trasferimento di Ingegneria Navale

    In apertura di seduta sono stati affrontati due importanti argomenti. In primo luogo è stato presentato un ordine del giorno che impegna il sindaco e la giunta a esprimere parere negativo sull’accordo tra Regione Liguria e Regione Lazio per smaltire 400 tonnellate di rifiuti al giorno, provenienti da quest’ultima regione, per far fronte alla chiusura della discarica di Malagrotta. Una posizione appoggiata all’unanimità da tutti i partiti del Consiglio e che prevede un immediato chiarimento con la Regione.

     

    Infine il Consiglio Comunale ha espresso la propria contrarietà anche all’ipotesi di trasferimento della Facoltà di Ingegneria Navale a La Spezia. Nel testo approvato con il voto favorevole di 30 consiglieri su 35 si legge: «l’economia del mare genovese non può vedere messo il suo prestigio nazionale ed internazionale attraverso la perdita di un tassello fondamentale […] quale il corso di Ingegneria Navale, pena l’indebolimento della capitale italiana dello shipping e del settore intero a livello nazionale».

     

    Federico Viotti

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Autorità per i Servizi Pubblici Locali: organo indipendente da potenziare

    Autorità per i Servizi Pubblici Locali: organo indipendente da potenziare

    palazzo-tursi-D9L’Autorità per i Servizi Pubblici Locali (ASPL) è un organo tecnico autonomo che svolge funzioni di regolazione, controllo e monitoraggio dei servizi erogati alla cittadinanza dal Comune di Genova – direttamente o mediante società partecipate – operando con indipendenza di giudizio e di valutazione. Nonostante sia sorta ormai quasi 4 anni orsono – nel luglio 2009 – l’ASPL rimane una “perfetta sconosciuta” per la maggioranza dei genovesi.
    Nate sulla scia di esperienze straniere «Le autorità indipendenti segnano il passaggio dallo stato imprenditore allo stato regolatore e, quindi, del tramonto del modello di intervento pubblico dirigistico nell’economia, ponendo così fine a (croniche) incapacità amministrative», scrive E. Casetta nel suo “Manuale di Diritto Amministrativo”. La loro istituzione, inoltre, deriva dalla forte spinta europea alla creazione di un mercato unico, affinché quest’ultimo sia retto da autorità amministrative svincolate dagli indirizzi politici nazionali e dai gruppi mono e oligo-polistici, sia pubblici che privati.
    Ogni Stato dell’Unione Europea resta libero di scegliere in quale maniera configurare tali soggetti all’interno del proprio ordinamento e come ripartire e coordinare le loro competenze. «È quindi possibile che lo Stato decida di predisporre un sistema di autorità amministrative sui diversi livelli di governo, statale, regionale e locale, dando vita a una rete capillare che sia trait d’union tra le esigenze europee e i livelli di governo più bassi, vicini alla cittadinanza – spiega in un recente articolo la dott.ssa Giulia Bellotto – La Costituzione italiana, in particolare dopo la Riforma del Titolo V ex l.cost. 3/2001, non è d’ostacolo all’istituzione di autorità indipendenti a livelli sub-statali. In tal senso, infatti, hanno legittimamente provveduto Regioni (es. la Regione Veneto con l’istituzione del Garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza) e Comuni (es. Comune di Genova con l’Autorità dei servizi pubblici locali)».

    L’Autorità per i servizi pubblici locali di Genova non differisce totalmente dagli altri esempi di soggetti locali finalizzati al controllo e alla gestione dei servizi pubblici, definiti generalmente “Agenzie” – quali l’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali del Comune di Roma o l’Agenzia per i servizi pubblici locali del Comune di Torino – tuttavia «L’esperimento genovese è quello che merita maggiore attenzione, avendo esso compiuto quel passo ulteriore, anche formale, di fregiarsi del titolo di “autorità indipendente” e di farsi carico anche delle implicazioni sostanziali di indipendenza che a questo titolo seguono», scrive la dott.ssa Bellotto.
    I suoi membri sono “nominati nei rispettivi ruoli dal Consiglio Comunale, con la maggioranza dei 2/3 dei consiglieri, tra cittadini e cittadine dotati/e di riconosciuta professionalità e competenza”, a seguito di una procedura a evidenza pubblica, ex art. 4 Regolamento per la costituzione ed il funzionamento dell’ASPL, allegato alla d.C.c. n. 77/2008 del Comune di Genova istitutiva dell’ASPL. I membri restano in carica cinque anni e, a differenza delle altre autorità indipendenti locali sopra citate “non decadono con la conclusione del ciclo amministrativo dell’Amministrazione che li ha nominati/e”, ex art. 5 Regolamento citato.

    IL RUOLO DELL’ASPL, IL LAVORO SVOLTO

    L’attività dell’ASPL si sviluppa essenzialmente in tre aree distinte: quella inerente i contratti di servizio e le carte dei servizi; quella relativa a vigilanza, trasparenza e controllo della qualità delle prestazioni erogate; quella afferente ai rapporti con gli utenti e con le rispettive associazioni rappresentative. Nell’ottica di un rapporto diretto tra Autorità e cittadino, il sito web www.aspl genova.it – attivato nel 2010 – permette all’utente di segnalare i disservizi riscontrati nell’erogazione delle prestazioni effettuate dal Comune di Genova o dalle società partecipate.
    Nella Relazione annuale 2012 dell’ASPL si legge «L’attenzione alle carte dei servizi ha determinato per Genova un sicuro primato. L’ASPL ha controllato e approvato 24 carte dei servizi, relativi a tutti i principali settori dei servizi pubblici locali. La carta dei servizi, a Genova, è divenuta ciò che il legislatore vuole che sia: non un documento di bei proponimenti ma di nessun impatto pratico (come generalmente è ancora in molte realtà), bensì un atto d’impegno avente valore giuridico, nel quale il gestore si assume obbligazioni il cui inadempimento deve comportare responsabilità e sanzioni».
    Il controllo di qualità è la mission principale dell’ASPL, anche a seguito delle recentissime disposizioni legislative che obbligano i Comuni ad organizzare, attraverso appositi organi, un efficiente ed effettivo controllo sulla qualità dei servizi pubblici locali.
    «A Genova questo controllo si fa almeno dal 2009, attraverso un organo indipendente che, lavorando con gli strumenti e con l’ottica caratteristica delle Authorities, può offrire all’amministrazione utili elementi di valutazione, soprattutto per l’individuazione delle criticità che emergono dalla gestione dei servizi pubblici locali – scrive il presidente dell’ASPL, il dott. Alberto Maria Benedetti, nella Relazione annuale 2012 – Il controllo indipendente ha un valore aggiunto rispetto al normale controllo interno, effettuato cioè da soggetti aventi rapporti di dipendenza con l’amministrazione: esso, infatti, garantisce che chi controlla sia del tutto al di sopra delle parti e privo di qualunque conflitto di interesse, potendosi così presumere che i risultati di questo controllo siano più genuini».
    La trasparenza è l’altro valore che ha ispirato ed ispira l’attività dell’ASPL «Occorre fare in modo, soprattutto attraverso un saggio utilizzo di tutti gli strumenti di comunicazione oggi disponibili, che il cittadino abbia facile e libero accesso a tutti i dati normativi, finanziari, contabili, programmatici che gli consentono di verificare e controllare l’attività della pubblica amministrazione – si legge nella Relazione – I siti internet (sia quello del Comune che quelli dei gestori di pubblici servizi) debbono essere facilmente consultabili e completi di tutti i dati (con particolare riferimento a quelli relativi ai bilanci) di cui il cittadino utente può necessitare. Su questo versante, molto è stato fatto, ma molto rimane ancora da fare: gli utenti, ad esempio, debbono poter inviare reclami e segnalazioni nei modi più diversi, potendo contare su una gestione organizzata dei reclami che consenta di trarre da questi utili indicazioni per il miglioramento del livello qualitativo dei servizi (mentre, spesso, i reclami dei cittadini finiscono nel dimenticatoio). L’ASPL nel corso del 2013 verificherà proprio la gestione di questi reclami da parte degli erogatori dei servizi, anche chiedendo ai cittadini che li hanno inviati se si sono sentiti soddisfatti o meno dalle risposte ricevute».
    Le “best practices” per fortuna non sono mancate e, anche per il 2012 «L’ASPL ha provveduto a segnalare le migliori pratiche che, grazie ad un’attività capillare di raccolta dati, ha potuto rilevare nell’ambito della gestione dei servizi pubblici locali – spiega ancora la Relazione – queste rappresentano non solo un vanto per chi le ha ideate e implementate, ma anche un modello da esportare in altre realtà cittadine simili a quella genovese».

    amt-autobus-trasporto-pubblico-locale«L’Autorità fa un lavoro complesso che non sempre è destinato al grande pubblico – spiega il dott. Alberto Maria Benedetti, presidente dell’ASPL – svolge attività di consulenza, raccolta dati, controllo qualità, avvia procedimenti e pratiche istruttorie, ecc. Inoltre, abbiamo creato un sito web all’interno del quale raccogliamo le segnalazioni dei cittadini in merito ai disservizi relativi ai servizi pubblici forniti dal Comune di Genova o dalle sue società partecipate (Amt, Amiu, Aster, ecc.). Gli utenti trovano con facilità l’opportunità di attivare le competenze dell’Autorità. Ogni singola segnalazione è gestita dal nostro funzionario e, dopo uno screening iniziale, viene inviata al soggetto competente, accompagnata dalla richiesta di spiegazioni/giustificazioni. L’utente può seguire sul sito l’andamento della pratica ed avere informazioni sulle segnalazioni presentate da altri utenti. Qualora la segnalazione evidenzi un problema di interesse trasversale per la cittadinanza, l’ASPL può decidere di aprire un procedimento».

    «In effetti non siamo molto conosciuti dai genovesi – riconosce Benedetti – infatti, stiamo studiando alcune iniziative per diffondere l’esistenza del sito. Va ampliata la platea degli utenti. Detto ciò, considerata la scarsità di risorse economiche dell’amministrazione comunale, è difficile promuovere l’Autorità. Per questo contiamo molto sulla collaborazione con i consiglieri comunali che hanno manifestato disponibilità e le associazioni dei consumatori. Finora l’opportunità di segnalare i disservizi è stata utilizzata da un ridotto numero di persone».

    Nel corso del 2012 sono pervenute all’ASPL 36 segnalazioni da parte di cittadini che – avvalendosi della procedura attivata sul sito dell’Autorità – hanno chiesto l’intervento degli organi competenti per la soluzione dei problemi di cui sono stati testimoni.
    Le segnalazioni più frequenti hanno riguardato problematiche attinenti le manutenzioni di strade, marciapiedi e verde pubblico, lo stato dei parcheggi (sanzioni e penali), casi di sosta effettuata fuori dalle aree riservate, veicoli/motocicli abbandonati, rubinetti rotti delle fontanelle, malfunzionamento dell’illuminazione pubblica, servizio di igiene ambientale con particolare riferimento alla raccolta differenziata, errata fatturazione per il servizio idrico.

    L’ASPL? UNA PERFETTA SCONOSCIUTA

    palazzo-tursi-aula-rossa-d14Non sono solo i cittadini ad ignorare l’esistenza dell’ASPL. Pure i consiglieri e la Giunta di Palazzo Tursi hanno le idee confuse. Un episodio emblematico è avvenuto qualche tempo fa, quando il Movimento 5 Stelle ha proposto al Consiglio Comunale la realizzazione di un “registro pubblico delle lamentele” – ispirato al modello portoghese – all’interno della discussione sul Regolamento sulle società partecipate.
    «La nostra proposta è stata bocciata per pochissimi voti senza che nessuno, né della Giunta, né degli uffici, né degli altri gruppi politici, abbia fatto notare che sul sito dell’ASPL tale cosa esiste già», spiega il consigliere del M5S, Stefano De Pietro.
    Qualche settimana dopo l’iniziativa dei 5 Stelle, l’Autorità ha illustrato in commissione consiliare la Relazione annuale sulle sue attività. «I componenti dell’ASPL hanno sottolineato come il Comune stia dando poca pubblicità all’esistenza dell’organo indipendente di controllo racconta De Pietro – Oltre allo scarso interesse dell’amministrazione, anche la mancanza di personale complica il loro lavoro».
    Secondo il consigliere del Movimento 5 Stelle, il servizio di segnalazione dei disservizi gestito dall’ASPL «È sicuramente utile. Ma il sito è ancora iniziale e va migliorato. Ad esempio, sono assenti un criterio di classificazione delle “lamentele” e relative etichette utili per individuarle e suddividerle per argomenti, facilitando la ricerca, lo scambio trasversale di informazioni e favorendo così la maggiore trasparenza possibile. Comunque sia il registro delle segnalazioni rappresenta un passo avanti in questa direzione. Resta da verificare quanto la presenza dell’Autorità possa influire sui veri processi decisionali del Comune e delle sue aziende controllate».
    Il problema risiede anche nella mancanza di adeguata forza lavoro «Il nostro organico dovrebbe prevedere la presenza di 3 funzionari – sottolinea il presidente Benedetti – ma in realtà possiamo contare solo su 1 funzionario che si occupa di istruire le pratiche e su 2 persone in segreteria che svolgono attività d’ufficio».
    In questo senso occorre potenziare l’ASPL «Sennò la nostra attività sarà direttamente proporzionale alla ristrettezza di personale – aggiunge Benedetti – È da molto tempo che chiedo di rinforzare l’Autorità se davvero vogliamo che svolga quel fondamentale ruolo di controllo per cui è nata. Parliamo di un’azione di controllo esercitata da un’autorità indipendente (noi non siamo dipendenti del Comune di Genova), utile all’amministrazione per capire i malfunzionamenti della macchina comunale».
    Finora, con limitate forze disposizione, l’organo di controllo «Comunque ha svolto la sua funzione – continua Benedetti – E spesso abbiamo dato fastidio a qualcuno, perché il controllo dà sempre fastidio».
    Come si legge nel Regolamento per la costituzione ed il funzionamento dell’ASPL “Il Consiglio comunale definisce uno specifico stanziamento, nell’ambito del bilancio di previsione, finalizzato al funzionamento dell’Autorità”.
    «Adesso non ho i numeri sotto mano, però, il costo complessivo della struttura non supera i 150 mila euro all’anno – afferma Benedetti – Occorre fare delle scelte. Il Comune vuole conservare l’Autorità oppure la ritiene una spesa inutile? Nel primo caso è necessario rinforzarla. In caso contrario, tanto vale eliminarla».

    QUALE FUTURO: POTENZIARLA O ELIMINARLA?

    palazzo-tursi-de-pietro-stefano-M5S-D«Visto che l’Autorità esiste noi vogliamo pubblicizzarla – spiega il consigliere De Pietro – Io personalmente ho disegnato un logo, sul sito del Movimento 5 Stelle (www.genova5stelle.it) si può trovare il banner con il link al sito www.aspl genova.it, al quale è legato il motto “Segnalare è meglio che Brontolare”, per attivare una campagna promozionale affinché tutti i cittadini possano conoscere l’ASPL e sfruttare l’opportunità offerta dal registro delle segnalazioni dei disservizi».
    Secondo De Pietro, il servizio va potenziato «Sono necessarie almeno 4-5 persone che seguano esclusivamente il registro. Il sito web deve diventare l’unico punto di ingresso per i cittadini, dove confluiscano tutte le segnalazioni, per poi essere distribuite ai vari organi di controllo specifici, in modo che l’ASPL possa sempre avere il polso della situazione».
    Ma una parte del Consiglio Comunale non rema nella stessa direzione. Anzi, al contrario pare intenzionata a voler eliminare l’Autorità. «Con l’approvazione del Regolamento sulle partecipate, il Comune intende creare un organismo di controllo in seno alle medesime aziende controllate – spiega De Pietro – insomma, un gruppo di lavoro interno e di conseguenza non indipendente, che potrà esercitare solo un controllo “addomesticato”. In questo senso, secondo alcuni, l’Autorità rappresenterebbe un inutile doppione da cancellare».

    Eppure a ben vedere, il Regolamento sulle partecipate è stato approvato dal Consiglio Comunale con un emendamento della Lista Musso – appoggiato dai voti favorevoli e trasversali di Movimento 5 Stelle, Sel e Lista Doria – che attribuisce specifici poteri di controllo all’ASPL.
    «Il Regolamento sulle partecipate dà forza ai poteri dell’Autorità – conferma Benedetti – in particolare in merito al controllo di qualità». Per quanto riguarda l’ipotesi di formare un organismo di controllo interno, il presidente dell’ASPL è tranchant «Sarebbe una spesa inutile. L’Autorità garantisce un’azione indipendente e bisogna sfruttarla al meglio. Senza dimenticare che l’organo di controllo interno esiste già: è il Consiglio Comunale che vigila sulle sue aziende partecipate».
    Le ultime notizie sembrano confermare un atteggiamento schizofrenico di Palazzo Tursi. Venerdì 3 maggio i quotidiani locali hanno annunciato che la Giunta avrebbe intenzione di riportare in Consiglio Comunale due delibere già approvate in aula con alcune modifiche non condivise dall’esecutivo. Una è la delibera sulle tariffe integrate treno più bus. L’altra delibera è appunto quella relativa al Regolamento sulle società partecipate, approvata con l’emendamento della Lista Musso che, secondo l’assessore al Bilancio Franco Miceli, sarebbe in contraddizione con l’emendamento presentato dalla Giunta ed anch’esso approvato dal Consiglio.
    «L’autonomia del Consiglio Comunale va rispettata e salvaguardata – afferma il consigliere Enrico Musso, firmatario dell’emendamento nel mirino (Corriere Mercantile 03-05-2013) – per quanto riguarda il Regolamento sulle partecipate, non c’è nessuna contraddizione tra i due emendamenti che sono stati approvati. Il fatto di aver attribuito più poteri all’Autorità, sottraendoli alla Giunta, può non piacere a quest’ultima, ma non crea alcun conflitto».
    «Il fatto che l’Autorità possa esercitare un controllo indipendente – conclude De Pietro – evidentemente suscita fin troppo fastidio».

     

    Matteo Quadrone

  • Consiglio Comunale: approvato il Regolamento sulle Sale da Gioco

    Consiglio Comunale: approvato il Regolamento sulle Sale da Gioco

    Consiglio Comunale GenovaUna lunga seduta si è conclusa ieri con l’approvazione del Regolamento sulle Sale da Gioco. Il regolamento prevede l’obbligo di collocare queste attività ad almeno 300 metri da luoghi sensibili come gli istituti scolastici e i luoghi di culto o impianti sportivi. Al tempo stesso richiede una distanza di almeno 100 metri da bancomat o negozi come i compro oro che forniscono ai clienti di queste sale giochi il denaro per le macchinette. Un ulteriore limitazione viene posta affermando che l’esercizio di tali attività viene vietata negli immobili di proprietà della pubblica amministrazione.

    Molti consiglieri hanno proposto modifiche che avrebbero reso ancora più rigido il regolamento imponendo, ad esempio, che non fossero consentiti i vetri oscurati ai locali in cui si svolge questo tipo di attività, che fossero fatti maggiori controlli sull’emissione degli scontrini su caffè e drink – spesso offerti ai clienti per prolungare la loro permanenza nelle sale -, che si obbligassero gli esercenti a mantenere un registro di chi utilizza slot e videopoker. Ma, come ha spiegato l’assessore  alle attività produttive Francesco Oddone, non è stato possibile accettarli per evitare di creare conflittualità con la normativa nazionale vigente.

    In effetti il limite di questa delibera è legato proprio alla sua natura di regolamento comunale. Pur basandosi sui presupposti espressi dalla legge regionale 17 del 2012 riguardante la Disciplina delle Sale da Gioco, si tratta di un documento che in molti punti avrebbe potuto rischiare di creare contrasti con leggi nazionali, come la legge sulla privacy che limita la possibilità di raccogliere dati personali, o di valicare le competenze comunali, come accade in materia di sorvegliabilità delle sale gioco.

    Il capogruppo dell’Udc Gioia ha evidenziato questa debolezza sottolineando come il Regolamento stesso definisca diverse tipologie di giochi d’azzardo, ma precisi anche che fanno eccezione «gli apparecchi e i congegni consentiti dalla legge». In questo modo, in realtà, vengono riammessi tutti i dispositivi elettronici attivati da monete e pagamenti in altre forme, come previsto dal Testo Unico per la pubblica sicurezza. Atri possibili casi di conflittualità sono testimoniati dall’esperienza di altri comuni italiani in cui il TAR è intervenuto per eliminare i luoghi di culto dall’elenco dei luoghi sensibili. C’è quindi il rischio che molti esercizi commerciali impugnino le norme del regolamento pur di mantenere le slot e i guadagni garantiti dal loro giro d’affari, che spesso vanno a colmare le frastiche riduzioni dei consumi che si sono registrate a causa della crisi.

    La stessa Regione intervenendo sul tema aveva evitato il rischio di possibili conflitti di attribuzione con le norme statali decidendo di concentrare il proprio interesse sugli aspetti sanitari della questione, ovvero sulla ludopatia, prevedendo azioni di prevenzione e di cura di questa patologia.

    Il rischio che questa delibera sia nei fatti poco applicabile c’è ed è reale e dipende  dalla presenza di leggi nazionali molto più liberiste per ciò che concerne la concessione di autorizzazione per la gestione di sale giochi o di singole slot. Ha sintetizzato il punto il capogruppo della Lista Doria Enrico Pignone, evidenziando che il denaro speso nelle famigerate “macchinette” produrrebbe 4 miliardi di euro di iva se convertito in consumi, ma le concessioni statali ne fanno già incassare il doppio. È in questo rapporto di numeri che si gioca la principale contraddizione tra la volontà di limitare la proliferazione del fenomeno e i costi sociali da un lato e gli introiti facili che questo settore garantisce per i monopoli di stato. Più di un consigliere ha utilizzato il termine “Stato biscazziere”, sottolineando l’ipocrisia di un’azione normativa che da un lato incassa i proventi di queste attività e dall’altro lascia alle amministrazioni regionali e locali il compito di dover far fronte a questa emergenza sociale.

    Il Regolamento è stato approvato (24 favorevoli, 6 astenuti e 4 presenti non votanti) con l’appoggio di tutta la maggioranza e del M5S, mentre l’intera opposizione si è astenuta proprio in ragione della presunta scarsa efficacia della delibera. Ma la norma, ha sottolineato la giunta in più occasioni, deve essere interpretata anche come un segnale politico lanciato verso il legislatore nazionale perché si intervenga per rendere più stringente anche la normativa statale prendendo una posizione chiaramente contraria al gioco d’azzardo e a favore della salvaguardia dei cittadini.

    Federico Viotti

  • Censimento del cemento: attesa per i dati del monitoraggio sul costruito

    Censimento del cemento: attesa per i dati del monitoraggio sul costruito

    valbisagno-marassi-speculazione-ediliziaSei mesi sono trascorsi ma ancora da Palazzo Tursi non si hanno notizie in merito al Censimento del cemento. Questi erano i tempi previsti dalla mozione approvata con ampio consenso dal consiglio comunale nell’ottobre scorso, proposta dal consigliere Fds Antonio Bruno e sottoscritta da alcuni consiglieri di maggioranza (Sel, Pd, Lista Doria) e di opposizione (Movimento 5 Stelle).
    Il documento, che riprende la campagna nazionale “Salviamo il paesaggio e difendiamo i territori” avviata dal “Forum Italiano per la terra e per il paesaggio” con l’obiettivo di ridurre il consumo di territorio attraverso una gestione più attenta dello stesso, prevede la realizzazione di un censimento del costruito a Genova – in pratica una fotografia aggiornata della superficie cementificata con le relative destinazioni d’uso in modo da avere dati certi (ad esempio sulle case sfitte e quelle abitate) sui quali basare la programmazione urbanistica – e la presentazione dei risultati dell’indagine entro sei mesi.

    Genova panorama LevanteNel frattempo Genova continua a sbriciolarsi – è notizia di sabato il nuovo crollo in via Dassori ad Albaro, ultimo di una lunga serie – sotto il peso dell’edificazione selvaggia e della scarsa, per non dire inesistente, manutenzione.
    Domenica 21 aprile, in occasione della Giornata della Terra, il coordinamento genovese di “Salviamo il paesaggio” ha organizzato una marcia contro il consumo di suolo a cui hanno partecipato diverse centinaia di persone che hanno sfilato dal parco dell’Acquasola a Valletta Carbonara (luoghi simbolici interessati da controversi progetti di edificazione), facendo tappa anche davanti a Palazzo Tursi per sollecitare l’amministrazione comunale a fornire risposte sul Censimento del cemento.
    I dati di tale indagine, infatti, sono fondamentali per le future scelte in campo urbanistico. La riapertura del dibattito sul nuovo Piano Urbanistico Comunale potrebbe essere l’occasione per approfondire il tema dell’eccessivo consumo di territorio in una città particolarmente fragile, anche perché la tanto sbandierata filosofia del P.U.C. dovrebbe essere proprio quella di “costruire sul costruito”.

     

    Matteo Quadrone

  • Consiglio Comunale Genova: lavori bloccati sul futuro di Amt

    Consiglio Comunale Genova: lavori bloccati sul futuro di Amt

    amt-trasporto-pubblico-d1Da mesi l’immagine è sempre la stessa. L’aula del Consiglio Comunale gremita di lavoratori dell’AMT,  consiglieri – soprattutto quelli del PD – contestati e lavori dell’amministrazione completamente bloccati.

    Non è bastato il congelamento del piano industriale avvenuto la scorsa settimana a tranquillizzare gli animi dei dipendenti AMT, che proprio ieri hanno effettuato un nuovo sciopero.  Presenti in Sala Rossa hanno dapprima interrotto il Sindaco intento a riportare le ultime evoluzioni della vicenda e poi hanno lanciato una serie di attacchi diretti al capogruppo del Pd Farello, reo di aver dichiarato alla stampa nei giorni scorsi che l’unica via per la soluzione della crisi aziendale fosse l’intervento un partner privato. Di fronte all’escalation di urla nei confronti del consigliere del PD la seduta è stata sospesa convocando una riunione capigruppo a cui hanno preso parte anche il Sindaco e i rappresentanti sindacali.

    Alla ripresa della seduta il rappresentante della FAISAL  – CISAL (il principale sindacato dell’AMT), chiamato a parlare proprio dai banchi della Giunta, ha voluto precisare che il rispetto delle istituzioni da parte dei lavoratori è massimo, ma che «la situazione è di grande tensione» e che in tale contesto l’intervento del consigliere Farello rischia di mettere in discussione la difficile trattativa in atto tra dirigenza AMT, Comune e sindacati per la risoluzione della crisi aziendale.

    Il Sindaco Doria ha quindi ripreso l’intervento interrotto, ribadendo che il principale obiettivo dell’amministrazione resta quello di «garantire la sopravvivenza dell’azienda», pur essendo consapevoli, però che essa si trova in un profondo squilibrio strutturale tra costi e ricavi. Mentre saranno ridotti i contribuiti statali, erogati attraverso la Regione Liguria, da 67 a 65 milioni di euro, il Comune manterrà inalterato il proprio contributo di 20 milioni di euro, anche se, precisa il Sindaco, sarà necessario ridurre il costo del lavoro facendo ricorso anche agli ammortizzatori sociali.  «Non si tratta di un intervento per far stare meglio i lavoratori, ma per tenere in vita l’azienda».

    «Ma una volta che l’azienda  sopravvive cosa accadrà domani? – prosegue Marco Doria – Bisogna considerare la possibilità di dare un’adeguata solidità patrimoniale ad un’azienda che è sottocapitalizzata». Ed è proprio questo punto che restano i maggiori punti interrogativi, visto che, a meno di un improbabile miglioramento repentino dei conti pubblici difficilmente si troveranno nuove risorse per finanziare AMT. Parlare di privatizzazione fa paura a tutti, ma nessuno sembra saper definire con chiarezza un piano alternativo. A ben vedere non è nemmeno molto chiaro quale privato possa avere interesse ad acquistare l’azienda e l’incertezza regna ancora sovrana sulla questione. Il Sindaco ha poi concluso il proprio discorso facendo riferimento alle contestazioni fatte dai lavoratori nei dei politici, evidenziando che in una situazione complicata come quella di AMT è sbagliato individuare un “cattivo” a cui addossare delle responsabilità individuali e ribadendo che in Consiglio Comunale «le opinioni hanno cittadinanza piena».

    Approvazione rendiconto del Comune

    Nella seconda parte della seduta si è approvato il rendiconto consuntivo del 2012 con 21 voti a favore, 8 astenuti (M5S, Lista Musso), 3 contrari (Pdl). Nonostante si trattasse di un passaggio piuttosto formale, è stata l’occasione per introdurre molti temi che, con ogni probabilità, saranno al centro del dibattito politico nei prossimi mesi . Innanzitutto l’opposizione ha toccato il nervo scoperto di questa amministrazione di centro sinistra chiedendo che, in occasione della programmazione del nuovo bilancio, venga chiarita la posizione della giunta su sviluppo economico e infrastrutturale. Le emergenze legate alle difficoltà economiche di molte aziende genovesi hanno messo in sordina, questioni come le grandi opere su cui la maggioranza è stata più volte in difficoltà.

    Il consigliere Vassallo (Pd) ha risposto a queste osservazioni anticipando alcune linee che potranno guidare il percorso del Consiglio Comunale. Il Comune ha bisogno di far cassa per trovare nuove risorse da investire e questo potrebbe essere fatto soprattutto incrementando gli affitti dei propri immobili, ad esempio rivedendo al rialzo alcuni canoni di locazione particolarmente agevolati, come avviene nel caso delle società sportive.  Il consigliere ha poi aggiunto che la discussione sulle sorti di Amt dovrà essere allargata ricomprendendo altre aziende partecipate come Aster e le Farmacie del Comune.

    Di fatto il consiglio è ancora inchiodato sulle emergenze da risolvere, come il trasporto pubblico, la cui soluzione non è ancora stata decisa, ma la necessità di approvare il bilancio previsione del 2013 pone le basi per “voltar pagina” introducendo nel dibattito nuovi temi di importanza strategica per il futuro di Genova.

     

     Federico Viotti

  • Amt, Consiglio Comunale: il sindaco congela il piano industriale

    Amt, Consiglio Comunale: il sindaco congela il piano industriale

    autobus-amt-5«Ritirate il piano industriale»! Questo il grido che ha accompagnato ieri l’intera seduta del Consiglio Comunale. A pronunciarlo sono stati i lavoratori dell’AMT presenti in aula, infuriati e preoccupati per la previsione di 430 esuberi all’interno dell’azienda.

    La contestazione, a volte molto accesa, ha costretto in più occasioni il presidente Guerello ad interrompere la riunione e per placare gli animi è servito un intervento diretto del sindaco che ha parlato a lungo con i lavoratori presenti nella tribuna del pubblico.

     

    Al termine di una giornata di incontri e trattative è giunta la comunicazione, firmata da Marco Doria in persona, che sanciva la momentanea interruzione del piano aziendale «finalizzata all’avvio immediato di una trattativa che consenta il raggiungimento di un’intesa con le organizzazioni sindacali». Tutto rinviato, dunque, ma solo fino a fine aprile, data entro la quale il documento richiede che venga trovata una soluzione condivisa.

    doria-folla-protesta-consiglio-comunaleIl rifiuto del piano industriale  è stato netto fin dal principio da parte dei dipendenti, che non accettano alcun intervento a riduzione del personale. «Ma quali esuberi che non ci danno un congedo nemmeno per miracolo» afferma a gran voce qualche lavoratore dagli spalti dell’aula rossa di Palazzo Tursi. I conti dell’azienda però dipingono una situazione davvero preoccupante, con il rischio per nulla remoto di portare AMT al fallimento entro giugno. In questi mesi il nodo del trasporto pubblico locale è stato costantemente al centro del dibattito politico, senza però mai giungere ad una decisione definitiva e risolutiva del problema.

     

    Il piano industriale AMT, presentato lunedì alla commissione consiliare territorio, in realtà, non avrebbe dovuto essere oggetto di dibattito del Consiglio, ma è stato inevitabilmente richiamato dal primo punto all’ordine del giorno della seduta, che riguardava l’aumento del prezzo dei biglietti e degli abbonamenti. Una manovra inizialmente legata al mantenimento della tariffazione integrata bus-treno, ma che, vista la delicatissima situazione finanziaria dell’azienda, è ormai ritenuta fondamentale per la sua stessa  sopravvivenza.

    Gli aumenti previsti riguarderanno, per esempio, il biglietto singolo che passerà da 1,50 a 1,60 euro, l’abbonamento mensile che salirà da 43 a 46 euro e quello annuale da 360 a 395 euro. In questo modo l’azienda ha previsto di aumentare di circa due milioni di euro le proprie entrate (da 71 a 73 milioni) trasformando però al tempo stesso il trasporto pubblico genovese nel  più caro d’Italia.

    Nonostante si riconoscano le oggettive difficoltà dell’AMT, che per mantenere il servizio integrato ha dovuto anche pagare 6,5 milioni di euro (più un milione messo a disposizione dalla Regione) a Trenitalia, molti partiti hanno espresso la propria contrarietà agli aumenti . Il consigliere Enrico Musso ha criticato questa scelta affermando che non esiste alcun collegamento tra il mantenimento del biglietto integrato e l’incremento delle tariffe: «Si tratta di un aumento dei ricavi indifferenziati che si applica a perdite indifferenziate». Per questa ragione il capogruppo della Lista Musso ha proposto di affiancare al biglietto treno – bus anche un biglietto di costo inferiore per chi utilizza solo l’autobus.

    A questa proposta se ne sono affiancate molte altre, come la richiesta, comune a molti i partiti, di non aumentare il costo degli abbonamenti e persino la riduzione dell’abbonamento per i giovani da 255 a 199 euro, avanzata dal M5S, per fidelizzare la fascia giovanile della popolazione all’uso dei mezzi di trasporto pubblici. Proposte respinte dall’Amministrazione, per bocca dell’assessore alla Mobilità e Traffico Anna Maria Dagnino, poiché ogni modifica avrebbe portato a conseguenze poco prevedibili sulle stime dei ricavi aziendali calcolati per il 2013.

    Ma  chi ha controllato fino ad oggi la correttezza della gestione di AMT? È stato fatto tutto il possibile per il suo rilancio? Questi sono alcuni dei quesiti che ha rivolto il consigliere dell’Idv Anzalone all’aula, proponendo di istituire una commissione speciale che effettuasse degli approfondimenti su questi aspetti. A sostenerlo in questa richiesta di chiarezza anche il M5S, che ha chiesto la presentazione dei libri mastri dell’azienda per poterne analizzare i contenuti e individuare eventuali sprechi. Il consigliere Anzalone ha affondato ulteriormente il colpo mettendo in evidenza l’incongruenza di una manovra che da un lato prevede licenziamenti e aumenti tariffari, mentre dall’altro stabilisce il pagamento di 3 milioni di euro di straordinari.

    La delibera è stata infine approvata, ma con numeri che evidenziano uno scarso sostegno al provvedimento da parte dell’aula. Solo 15 voti a favore (Pdl e Lista Doria), 8 contrari (Pdl, Listo Musso, Fds, Sel) e9 astenuti (M5S, Udc, Gruppo Misto). Particolarmente evidente è l’ennesima spaccatura all’interno della maggioranza con il voto contrario dei due alleati più “radicali” (Sel e Fds).

     

    Federico Viotti

  • Consiglio Comunale: regolamento per il controllo delle Società Partecipate

    Consiglio Comunale: regolamento per il controllo delle Società Partecipate

    palazzo-tursi-aula-rossa-d27Dopo 3 sedute in Commissione Consiliare giungeva finalmente ieri in Consiglio Comunale la delibera di Giunta sul Regolamento per il Controllo delle Società Partecipate. Un documento profondamente rielaborato, rispetto al testo iniziale, con l’obiettivo di accogliere le richieste dei gruppi di maggioranza e di opposizione puntando ad un’approvazione condivisa. Nonostante il lungo dibattito avvenuto in commissione gli emendamenti presentati soprattutto da M5S, Pdl e Lista Musso, hanno impegnato il Consiglio per metà mattinata e per tutto il pomeriggio con la discussione di ben 53 emendamenti e 14 ordini del giorno.

    Di questi la maggior parte è stata respinta, ma alcune modifiche, non volute dalla Giunta, sono state introdotte grazie ad un voto trasversale che ha visto M5S, Lista Musso, Pdl e Lista Doria sostenere col proprio voto un emendamento che consente alla ASPL (Autorità per i Servizi Pubblici Locali), oltre che al Comune  di Genova, di svolgere il controllo periodico sull’andamento delle società partecipate.

     

    COSA CAMBIERA’ CON L’INTRODUZIONE DI QUESTO REGOLAMENTO?

    Come ribadito da più consiglieri si tratta di un atto dovuto, in recepimento del decreto legislativo 18 agosto 2000 numero 267, in cui si prevedeva la necessità di introdurre un sistema di controlli sulle società partecipate dei comuni. Non si tratta quindi di un atto rivoluzionario, anzi, forse tardivo, ma che tuttavia colma un importante vuoto su questo argomento. Come ha detto il consigliere Boccaccio (M5S): «C’è da stupirsi che questo regolamento non esistesse».  Il cattivo andamento di molte partecipate, che spesso è emerso anche durante i lavori del Consiglio, e la conseguente necessità di intervenire con un’iniezione di denaro pubblico a loro sostegno sono pratiche che non possono più essere consentite in un momento in cui le risorse sono più scarse che mai. Il Regolamento introduce una serie di meccanismi di controllo dei bilanci delle partecipate, di verifica dei risultati ottenuti e di maggiore trasparenza nella divulgazione delle informazioni relative alle società con lo scopo di non consentire più gestioni inefficienti e poco chiare. Il concetto viene riassunto nelle parole del capogruppo dell’Udc Gioia che ha detto: «Spero possa terminare la situazione di partecipate che sono in perdita e non forniscono nemmeno i giusti servizi ai cittadini».

     

    Molti interventi sono stati fatti a favore della trasparenza delle società Partecipate, poiché nonostante i bilanci siano pubblici, la loro accessibilità è spesso complessa. Per questo si è prevista la realizzazione di una pagina web istituzionale di ogni partecipata sul sito del Comune di Genova, che dovrà essere regolarmente aggiornata e in cui dovranno essere pubblicati i bilanci e gli obiettivi strategici.

    Nonostante si tratti di un passo avanti, rimangono ancora alcuni dubbi sull’efficacia del regolamento. In fondo si tratta di uno strumento e, evidenzia Baroni (Ex Pdl, ora gruppo misto) «se si avessero voluto controllare i bilanci si potevano controllare anche prima. Non vorrei dare troppa enfasi, mi interessa la sostanza». Starà quindi nella corretta e scrupolosa applicazione delle regole il vero cambiamento di rotta e ciò dipende fondamentalmente dalla volontà politica del Consiglio. Inoltre Gioia (Udc) ritiene sia importante accogliere fino in fondo le finalità per cui la Corte dei Conti ha sollecitato l’adozione di questo regolamento, sottolineando che «di fronte a risultati negativi reiterati, gli obblighi di controllo impongono all’ente di valutare attentamente le condizioni che avevano portato alla scelta di creare la partecipata». In altre parole il Comune dovrebbe poter rinunciare alla sua quota se ciò portasse solo perdite e nessun vantaggio.

     

    PD CONTRO SINDACO DORIA E GIUNTA

    La mattinata del Consiglio era stata invece animata da uno scontro tra Pd e il Sindaco, testimoniata anche da una dichiarazione a firma del capogruppo Farello e del consigliere Vassallo in cui si afferma: «Visto l’aggravarsi della crisi di due importanti realtà industriali come Piaggio Aero Industries e Selex Es, ci aspettavamo che fosse il Sindaco Doria a portare in aula questioni così importanti». Il Pd aveva infatti proposto di inserire un articolo 54 ad inizio seduta per dare una prima risposta ai lavoratori di queste due aziende che negli ultimi giorni sono scesi in piazza col timore di poter perdere il proprio posto di lavoro. Vista la volontà espressa lunedì dal Sindaco Doria e dal Presidente della Regione Burlando di chiedere un confronto con il Governo e Finmeccanica su questi temi, il principale partito di maggioranza aveva deciso di ritirare la propria interrogazione a risposta immediata contando sul fatto che il Sindaco intervenisse in aula. «Oggi – si legge sul comunicato stampa del Pd – Consiglio Comunale e l’amministrazione nel suo complesso non danno buona prova di sé. Mentre ci dilunghiamo in discussioni su procedure e ripicche, le manifestazioni dei lavoratori Fiera e Selex rischiano di non trovare ascolto da parte della principale istituzione della città».

    Nonostante il tentativo, con una serie di interviste e con una seconda nota pomeridiana, di smorzare la polemica con la Giunta, accusando i partiti di minoranza di aver messo in atto «giochi della vecchia politica», resta agli atti l’ennesimo episodio di una difficile convivenza tra due anime della sinistra, spesso intente a dimostrare la propria diversità di vedute sugli argomenti importanti della città.

     

    Federico Viotti

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Amt, fallimento e privatizzazione: si avvicina la resa dei conti

    Amt, fallimento e privatizzazione: si avvicina la resa dei conti

    autobus-amt-2La settimana scorsa si è conclusa con una notizia positiva per AMT.  Grazie ad un accordo con Trenitalia è stato mantenuto il biglietto integrato bus – treno fino a fine 2013, comportando però un aumento del biglietto da 1,50 a 1,60 euro. Comune e Regione si sono piegati alla richiesta di 8,5 milioni di euro da parte di Trenitalia rinviando a data da destinarsi la revisione di questa somma che la Giunta ha sempre ritenuto eccessiva. Un buco è stato tappato, ma nel colabrodo AMT sono molti quelli ancora aperti.

    È evidente che per la partecipata del Comune il problema principale, come ha ribadito in più occasioni l’assessore Dagnino, è il mantenimento dell’equilibrio finanziario tra costi e ricavi. Il rischio di fallimento dell’azienda – che giunge quando il capitale sociale (3 milioni e 900 mila euro) si riduce più di un terzo – è stato fino ad oggi sventato solo dall’intervento del Comune, com’è accaduto, per esempio, con l’iniezione di 5,5 milioni di euro nell’estate del 2012. Queste soluzioni permettono di tenere in piedi l’azienda, ma sono del tutto inadatte a sostenere nuovi e necessari investimenti in mezzi e infrastrutture per migliorare il trasporto pubblico locale.

    In una situazione di generale scarsità di risorse pubbliche la privatizzazione di AMT diventerà quindi un tema fondamentale. Questa possibilità era stata prospettata già nell’estate del 2012 dallo stesso Sindaco Doria poco dopo il suo insediamento, non escludendo che la quota da cedere ad un privato potesse essere anche superiore al 50%. In questi mesi la questione è stata sostanzialmente congelata, ma visto il recente acuirsi della crisi aziendale è diventato particolarmente urgente riprendere il dibattito là dove era stato lasciato.

    autobus-amt-1E probabilmente non saranno cambiate di molto le posizioni dei partiti, con il Pd sostanzialmente favorevole a procedere ad una privatizzazione, frenato all’interno della stessa maggioranza dalla dubbiosa Lista Doria, Fds, Sel e Idv. Chiaramente contrario è il Movimento 5 Stelle, mentre più attendista sembra essere l’opposizione, il cui scopo principale sembra essere più che altro quello di mettere in luce le debolezze della maggioranza.

    Alcuni esponenti del Pd si sono dichiarati anche disponibili ad una cessione del 100% delle quote dell’AMT purché questa operazione sia collegata ad un progetto di ampio respiro sulle infrastrutture del trasporto pubblico locale, comprendendo l’allungamento della linea della metropolitana fino a Terralba e  la creazione di una tranvia. Vi è il dubbio, infatti, che la semplice cessione di quote con l’obiettivo di finanziare il solo trasporto su gomma possa essere poco strategico per la mobilità pubblica cittadina.

    Da tempo circola il nome di Busitalia, un’azienda facente parte del gruppo Ferrovie dello Stato, che ha già acquisito il 100% dell’Ataf (azienda degli autobus di Firenze) e ha in progetto di rilevare anche una quota della torinese GTT, come possibile acquirente delle quote di AMT. Un’operazione su cui però il Sindaco vuole muoversi con molta cautela valutando attentamente vantaggi e svantaggi.

    In realtà un primo passo verso la privatizzazione è già stato compiuto. Infatti è in corso un bando per designare un advisor, ovvero un soggetto terzo (solitamente una banca) il cui compito sarà quello di effettuare una valutazione sul valore di AMT, in previsione di una cessione di sue quote ai privati. Questa operazione dovrebbe concludersi già nei prossimi 3/4 mesi.

    Per rendere più appetibile il piatto, è stata più volte avanzata anche l’idea di cedere insieme ad AMT parte delle quote di Genova Parcheggi, la società che gestisce i parcheggi a pagamento della città, una delle poche partecipate del Comune che possa vantare un utile. Infatti AMI, l’azienda che gestisce le infrastrutture del trasporto municipale e le rimesse degli autobus, detiene attualmente il 100% di Genova Parcheggi, incorporandola di fatto in AMT.

    Su queste basi si muoverà il dibattito politico, nella speranza che tra i vari fattori presi in considerazione possa rientrare anche l’impegno di garantire ai cittadini un servizio di trasporto pubblico a prezzi accessibili che lo rendano una reale alternativa all’uso del mezzo privato.

    Federico Viotti

  • Consiglio Comunale, Amt e società partecipate: nulla di fatto

    Consiglio Comunale, Amt e società partecipate: nulla di fatto

    palazzo-tursi-aula-dietro-D7Sono sempre due gli argomenti al centro dell’azione del Consiglio Comunale: da un lato l’emergenza AMT che chiama in causa la complessità della situazione di tutto il trasporto pubblico locale e dall’altro la regolamentazione sulle società partecipate.

    La scorsa settimana la regolare seduta del Consiglio era stata rinviata per approfondire proprio il tema del Regolamento sui controlli delle società partecipate, viste le notevoli modifiche apportate dalla stessa Giunta al documento elaborato inizialmente. La convocazione, per la terza volta, di una Commissione congiunta Affari Istituzionali e Sviluppo Economico doveva servire per trovare un accordo tra le forze politiche sul testo del regolamento, ma la quantità di emendamenti (52) presentati soprattutto dall’opposizione ieri in Consiglio Comunale sembra evidenziare che tale accordo non era stato raggiunto.

     

    Alla fine l’approvazione definitiva è stata ulteriormente rinviata a martedì 9 aprile. La novità principale dovrebbe riguardare l’obbligo da parte delle società partecipate di presentare un piano aziendale corredato di obiettivi che verrà sottoposto all’approvazione del consiglio contestualmente alla presentazione del bilancio previsionale del Comune. Questi obiettivi saranno poi sottoposti anche a verifica in sede di discussione del rendiconto consuntivo, in modo tale da poter valutare l’operato della dirigenza e l’eventuale distribuzione degli incentivi.

    É stata invece ridimensionata l’idea iniziale di introdurre un limite di retribuzione per gli amministratori decidendo di non inserire una norma nel regolamento, ma di rimettersi a ciò che viene previsto dal Testo Unico sugli enti Locali che prevede un tetto massimo pari al 70% della retribuzione del Sindaco. Il Movimento 5 Stelle è intervenuto in aula ribadendo la propria volontà di studiare insieme all’amministrazione un limite inferiore a quello previsto dalla legge, il cui ammontare è pari a circa 300 mila euro.

    La crisi di AMT

    Corso EuropaCon un’informativa dell’assessore Dagnino, si è anche affrontato uno dei problemi che stanno impegnato in modo più intenso l’amministrazione dal suo insediamento, ovvero la crisi dell’AMT e del trasporto pubblico locale nel suo insieme.
    La Regione Liguria potrebbe intervenire in aiuto di AMT mettendo a disposizione 1 milione di euro per mantenere il biglietto integrato.

    Dopo le voci di queste settimana che parlavano di una probabile abolizione del biglietto integrato bus – treno, è infatti giunta la notizia di una possibile riapertura della trattativa tra AMT e Trenitalia. La Regione sarebbe disposta a ripristinare il finanziamento di 1 milione di euro che negli anni precedenti aveva permesso di raggiungere la cifra di 7 milioni e mezzo di euro richiesti da Trenitalia per aderire al servizio. In questo momento ancora nulla è stato formalizzato, ma la tariffazione integrata sarà ancora mantenuta in proroga per un mese, in attesa che la negoziazione giunga ad un esito positivo.

    E intanto la situazione di AMT resta appesa ad un filo, come hanno sottolineato gli stessi consiglieri comunali che hanno anche parlato, nemmeno troppo velatamente, di un fallimento ormai raggiunto ed evitato solo grazie all’iniezione di capitali pubblici nell’azienda. L’impossibilità di effettuare investimenti influisce anche sulla qualità del servizio, infatti, ha affermato il consigliere De Benedictis: «Il parco mezzi è il più vecchio d’Italia». Si tratta di autobus che hanno mediamente 12 anni mentre la media europea è di 7 anni e ciò comporta anche spese di manutenzione sproporzionate. Circa 1800 interventi per guasti ai freni nel 2012 e 300 solo in tre mesi nel 2013, 350 riparazioni di pneumatici e 220 per perdite di olio dal motore. Questi sono i numeri di un servizio pubblico che diventa sempre più incompatibile con l’idea di aumentare il prezzo del biglietto. Pagare di più per che cosa?

    «È chiaro che i mezzi escono in regola e in sicurezza» ha voluto precisare l’assessore Dagnino, evidenziando anche che sono stati acquistati 18 nuovi mezzi e che sono previsti investimenti per 30 milioni di euro per manutenzione e rimesse.
    Ma la questione, come hanno sottolineato molti consiglieri di maggioranza e opposizione, è molto più ampia e richiede una riflessione generale, che ancora non è stata fatta, sulla possibilità di definire insieme alla Regione un piano del trasporto pubblico locale che permetta una maggiore integrazione tra diversi mezzi di trasporto pubblico e tra trasporto pubblico e privato. Solo in questo modo sarà possibile tentare una razionalizzazione che consenta di contenere i costi. Nei prossimi mesi due saranno i possibili scenari a confronto: un difficile rilancio dell’AMT con capitale pubblico e risparmi sui costi o la privatizzazione dell’azienda; opzione quest’ultima che vede contrapposto il Pd favorevole e Lista Doria contraria.

     

    Il Teatro dell’Ortica

    Buone notizie dal Consiglio comunale, invece, per quanto riguarda il Teatro dell’Ortica. A margine del consiglio è stata data notizia dell’imminente accordo con la Provincia di Genova per il mantenimento del Teatro dell’Ortica nella sua sede di via Allende. Proprio su questo tema era stata firmata a tutti i consiglieri una dichiarazione con cui veniva chiesto al Sindaco e alla Giunta di impegnarsi per evitare lo spostamento. La formalizzazione dell’accordo dovrebbe giungere a beve. Per ripercorrere la vicenda del Teatro rinviamo agli articoli di Era Superba sull’argomento.

     

     Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Comune di Genova, società partecipate: slitta l’ok al regolamento

    Comune di Genova, società partecipate: slitta l’ok al regolamento

    palazzo-tursi-vassallo-giovanni-Pd-DGiungerà in Consiglio Comunale il prossimo martedì il “Regolamento per il controllo delle società partecipate”, l’unico punto all’ordine del giorno della seduta di ieri. Proprio la mancanza di un testo definitivo su cui discutere in aula è stata la ragione che ha spinto a non convocare il Consiglio e di rinviarlo alla prossima settimana.

    La decisione ha riacceso la polemica per la scarsa produttività della Giunta alimentata non solo dai consiglieri dell’opposizione, ma anche dal consigliere Vassallo del Pd, uno dei veterani del principale partito di maggioranza. Alcuni  giornali hanno letto in questo rinvio “forzato”, come una presa di posizione del Partito Democratico contro il Sindaco Doria, reo di aver tentato di procedere ad un’approvazione lampo del regolamento. Che l’obiettivo di questo rinvio fosse approfondire il contenuto della bozza di documento presentato dall’assessore al Bilancio del Comune di Genova Miceli è effettivamente vero, ma che vi siano state delle tensioni tra la Giunta e il Pd è meno certo.

    Una delle ragioni principali del rinvio è dovuta principalmente alla volontà, espressa da diverse forze politiche, di convocare per la terza volta una Commissione congiunta Sviluppo Economico e Affari Istituzionali per approfondire l’analisi del documento e per audire l’Autorità Servizi Pubblici Locali (ASPL), un organo tecnico che si occupa proprio di controllo dei servizi erogati ai cittadini.

    Il regolamento, infatti, nasce per rispondere ad un obbligo di legge che prevedeva come limite ultimo per la sua approvazione da parte della Giunta il 9 marzo, dopo di che venivano concessi 60 giorni per ottenere anche l’approvazione del Consiglio Comunale. La necessità, quindi, di realizzare uno strumento per il controllo delle partecipate del Comune aveva portato alla definizione di un documento su cui, tuttavia, la norma stessa prevede la possibilità di un profondo intervento da parte dei consiglieri comunali. Nulla di strano quindi sul fatto che la Commissione abbia previsto una serie di riunioni per riconsiderare e modificare il testo emanato dalla Giunta.

    Durante la prima seduta, svoltasi giovedì 14 marzo, proprio il consigliere Vassallo aveva avanzato diverse proposte di modifica, formalizzate poi in un successivo documento in cui venivano previsti diversi cambiamenti per rendere più organico il testo e in cui si richiedeva di indicare con chiarezza l’organo a cui sarebbe spettata la definizione degli obiettivi delle partecipate e la verifica del loro raggiungimento.

    La bozza di regolamento presentata ieri ha accolto la maggioranza delle richieste del consigliere Vassallo, che si è detto soddisfatto del lavoro della Giunta, ma ha comunque voluto sottolineare la necessità di inserire un limite alla retribuzione variabile degli amministratori delle partecipate del comune – quella parte di stipendio dipendente dal raggiungimento degli obiettivi – e di stabilire un tetto anche per la retribuzione dei dirigenti.

    Su questo tema ha presentato nuovi emendamenti anche il M5S, che ha proposto di commisurare il massimo stipendio di un amministratore a 6 volte quello minimo di un dipendente della stessa società partecipata o, in alternativa, al 60% della retribuzione del Sindaco. Queste richieste di modifica potranno essere inserite dalla Giunta all’interno della versione definitiva del Regolamento di cui si discuterà in aula al prossimo Consiglio Comunale, in caso contrario potranno essere nuovamente presentate dal Movimento in fase di discussione in aula.

    Qualche ulteriore spunto per la riflessione, è giunto dal capogruppo del Pd Farello, il quale ha fatto notare come l’insieme delle norme esistenti sul tema a livello nazionale e locale abbiano fatto sì che l’amministratore, qualora non ottenga la parte di retribuzione variabile legata al raggiungimento degli obiettivi, essendo anche dirigente della società partecipata, potrebbe comunque ottenere gli incentivi che spettano a questa seconda figura. In secondo luogo il consigliere Farello ha messo in evidenza come il trasferimento della competenza per i controlli sulle aziende in capo al Consiglio Comunale renda di fatto inutili le authority.

    Fa parte di questi organismi anche la ASPL, la cui convocazione è stata annullata poiché formalmente non è richiesto un suo parere su una delibera del Comune.

    La prossima approvazione del regolamento apre la strada ad una serie di riflessioni sul sistema delle società partecipate del Comune di Genova, un tema sul quale la Giunta vorrebbe realizzare una profonda revisione, con l’obiettivo principale di riportarne il controllo nelle mani del Consiglio Comunale, riducendo la discrezionalità del Sindaco e il potere degli organismi esterni come le authority. Nelle prossime settimane l’argomento si riproporrà con sedute dedicate alle difficoltà economiche di AMT e AMIU.

     

     Federico Viotti

  • Consiglio Comunale Genova, mancano risorse per i servizi sociali

    Consiglio Comunale Genova, mancano risorse per i servizi sociali

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-D2Al centro degli impegni della Giunta Doria vi è sempre stata la volontà di difendere il sociale anche di fronte alle chiare difficoltà economiche degli enti pubblici. Uno dei primi impegni dell’amministrazione era stato quello di portare a 42 milioni la quota di risorse a disposizione di questo settore nel bilancio 2012. Nonostante ciò in città si vive un fortissimo disagio sociale fotografato anche dai dati della Comunità di Sant’Egidio, presentati in aula dalla consigliera Lodi (Pd). Dal 2008 ad oggi i pasti forniti dalla Comunità sono più che quadruplicati passando da circa 12 mila a 55 mila all’anno. Allarma soprattutto l’aumento del numero di donne con bambini che chiedono aiuto alle associazioni di volontariato per sopravvivere e il fatto che più del 50% delle donne senzatetto della città sono italiane.

    In questo quadro un ulteriore elemento negativo deriva dal fatto che, per mancanza di risorse, il Comune ha progressivamente ridotto i contributi economici diretti ai cittadini e le sole associazioni di volontariato non sono in grado di reggere a lungo il peso della crisi. In risposta a questi dati l’assessore alle Politiche Socio Sanitarie Dameri ha precisato che la diminuzione di tali contributi ha spinto molti cittadini a non presentare domande di aiuto presso il Comune, rendendo ancora più difficile effettuare una efficace “rilevazione del bisogno”. Si stanno quindi definendo nuovi indicatori per individuare le fasce più deboli della popolazione genovese, ma in attesa che siano ben chiare le dimensioni del fenomeno, altre cattive notizie giungono in Consiglio.

    I consiglieri Baroni e De Benedictis (Gruppo Misto) e Grillo (Pdl) hanno infatti chiesto spiegazioni all’assessore Dameri sulla presunta chiusura del Consultorio Familiare del Lagaccio; un’ulteriore ferita in un quartiere già in sofferenza. Paola Dameri non ha saputo però chiarire la situazione affermando di non aver ottenuto risposte dall’assessore regionale Montaldo. Questa affermazione dell’assessore ha ovviamente suscitato le critiche dell’opposizione, che ha puntato il dito contro l’incomunicabilità tra due Giunte, quella Comunale e quella Regionale, le quali, pur avendo orientamenti politici simili, sembrano essere incapaci di risolvere i problemi della città.

    Al di là delle strumentalizzazioni è ben noto che la costante riduzione dei trasferimenti statali e le conseguenze dalla crisi sul tenore di vita delle persone sta mettendo in serio pericolo la tenuta del sistema socio sanitario non solo a Genova, ma in tutta la regione. L’argomento rappresenterà un nodo cruciale in previsione dell’imminente approvazione del Bilancio Comunale provvisorio del 2013, che partirà già con un’ulteriore taglio ai trasferimenti statali.

    Un altro tema che accompagnerà la discussione politica nell’Aula Rossa di Palazzo Tursi per il prossimo anno sarà anche la revisione del PUC. Come si è detto più volte in Consiglio, la Giunta Doria sta procedendo ad una profonda revisione del piano urbanistico definito dalla precedente amministrazione. La notizia di ieri, annunciata dal vicesindaco Bernini in qualità di assessore all’urbanistica, riguarda la disponibilità dell’amministrazione a prendere in considerazione non solo le 800 osservazioni presentate entro i limiti previsti dalla legge regionale 36 del 1997 – ovvero 90 giorni dopo il deposito del piano  -, ma anche quelle pervenute oltre il tempo massimo. Il vicesindaco intende infatti procedere alla riapertura di un processo partecipativo che coinvolgerà i Municipi e le varie associazioni interessate all’argomento (in particolare ambientaliste o di specialisti come architetti) per ridiscutere insieme il PUC. Sulle osservazioni presentate verranno effettuate delle controdeduzioni che rappresenteranno la base per una nuova proposta della Giunta da discutere soprattutto con i Municipi.

    La versione finale del documento, adottato dalla Giunta stessa, sarà poi ripresentata in Consiglio, presumibilmente verso dicembre di quest’anno, per il dibattito e la votazione finale. I tempi massimi per l’approvazione del PUC sono 4 anni a partire dal suo deposito, ma i consiglieri hanno chiesto a Bernini che i tempi siano molto più brevi, poiché le modifiche del piano urbanistico rappresentano uno snodo importante nelle scelte strategiche di molte aziende genovesi. Il vicesindaco ha promesso di portare in aula nelle prossime settimane un cronoprogramma che definirà in modo preciso le tempistiche per giungere all’approvazione finale, che dovrebbe avvenire entro un anno.

     

    Federico Viotti

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Marianna Pederzolli, incontro con il giovane consigliere di Palazzo Tursi

    Marianna Pederzolli, incontro con il giovane consigliere di Palazzo Tursi

    marianna-pederzolliIl suo interesse per la società e le forme di politica attiva è cominciato quando era giovanissima, al liceo, con il ruolo di rappresentante d’istituto, ed è proseguito con l’esperienza consiliare, della quale – con la praticità e la voglia di concretezza tipiche della persona giovane e piena di entusiasmo – ci racconta aspetti positivi e negativi, a quasi un anno di distanza dall’elezione in consiglio comunale.

    Un po’ della tua storia. Come è cominciato il tuo interesse per la politica attiva?

    La mia storia è quella di molti candidati nelle liste civiche: sono sempre stata interessata alle scelte e alle politiche della mia città, posso dire di aver avuto una gavetta extra partitica e nonostante io creda che il partito debba continuare ad essere, assieme ad altre forme di rappresentanza, il mezzo con cui fare politica, sono felice della mia formazione dal momento che non ho mai sentito rappresentate a dovere le mie istanze da alcun partito purtroppo.

    Il mio interesse per la politica scaturisce innanzitutto dall’attività studentesca attiva come rappresentante degli studenti all’interno del mio liceo e dalla quotidianità appunto con un sistema scolastico spesso inadeguato a ricoprire il ruolo di formazione e palestra di vita quale dovrebbe essere. È cresciuta di pari passo con la partecipazione a manifestazioni e organizzazione di autogestioni contro tutti quei ministri che uno dopo l’altro hanno cercato di smantellare la scuola pubblica, dalla riforma Moratti, al re-inserimento dei debiti introdotto da Fioroni (condivisibile di per sé ma discriminatorio se non si garantiscono un numero adeguato di ore di corsi di recupero), agli scellerati tagli della Gelmini da 8 miliardi di euro e 90.000 unità di personale, all’aziendalistica e pericolosa manovra di Profumo, il ddl Aprea. Nasce dall’associazionismo, dal volontariato nel centro storico, da dei valori di giustizia sociale e laicità profondamente radicati nella mia famiglia.                 

    Come sei arrivata alla candidatura? E’ stata una sorpresa? Hai in qualche modo avuto paura del ruolo che “rischiavi” di andare a ricoprire?

    Il percorso che mi ha portato ad essere candidata in una lista civica parte da lontano, in tempi non sospetti, con un incontro con Marco Doria avvenuto nel mio liceo durante un’autogestione. Un anno dopo con un gruppo di amici abbiamo cominciato a seguire e guardare con interesse a questo candidato sindaco slegato dai partiti, che intendeva la politica come servizio, che portava istanze di rinnovamento, rigore, trasparenza e che era riuscito a mobilitare così tante persone nei comitati territoriali, stufe dei soliti meccanismi di poltrona e di spartizione di potere e che chiedevano a gran voce un rinnovamento all’interno del centro sinistra cittadino. Siamo rimasti tutti sbalorditi quando ci hanno chiesto di scegliere una persona del nostro gruppo per rappresentare la fascia liceale e universitaria all’interno della sala rossa. Sono stata scelta io ma supportata per tutta la campagna elettorale, fatta praticamente a costo zero, dal gruppo di ragazzi che si era formato attorno alla candidatura di Marco. Non ci aspettavamo di riuscire a raggiungere abbastanza preferenze per poter varcare le soglie del consiglio comunale, per me è stata sicuramente una sorpresa e sarebbe una bugia dire che non ho provato un grande senso di responsabilità e di preoccupazione nel comprendere la portata dell’impegno che mi ero assunta, tutte emozioni che avevo già provato nel momento in cui avevo deciso di candidarmi in ogni caso, in cui tutti insieme avevamo deciso di accettare una sfida importante, che un po’ faceva paura ma in cui credevamo profondamente senza riserve.


    Quali sono le difficoltà maggiori con cui ti sei scontrata una volta giunta in consiglio comunale? Hai avuto l’impressione di trovarti in un qualcosa di più grande di te o ti sei trovata subito a tuo agio?

    Le difficoltà maggiori credo di averle trovate di fronte ad una serie di procedure formali e rituali a cui è soggetto il consiglio per me incomprensibili (non voglio qui negare l’importanza della forma, che spesso determina la bontà ed efficacia o meno del contenuto, la mia è una disapprovazione verso il teatro e la retorica in cui rischia di cadere a volte la discussione)  e sicuramente anche di fronte alla complessità  ed ai meccanismi lenti e farraginosi della macchina comunale. E’ facile in campagna elettorale e nelle piazze o all’opposizione trovare problemi e soluzioni,inevitabilmente un po’ semplicistiche, diverso è governare e riuscire ad incidere e raggiungere gli obiettivi che si erano prefissi di fronte alla complessità e alle variabili in gioco, ai meccanismi di alleanza e di fattibilità burocratica. Sono una cittadina di vent’anni, è ovvio che non conosca a menadito problematiche sulle quali Genova dibatte da decenni e questo è stata sicuramente una difficoltà iniziale che posso aver trovato; tuttavia proprio perché vengo da contesti di associazionismo in cui si è molto più concreti, non volendo dimenticare da dove vengo ma considerandolo invece valore aggiunto, c’è la volontà di continuare a scandalizzarmi per la macchinosità del nostro assetto burocratico, per la politica fatta da influenze e da tempi così lunghi che lo scopo perde valore e c’è la volontà di non farmi assorbire da una realtà che ha portato i partiti e di conseguenza le persone a perdere la freschezza e l’entusiasmo che ti spinge a volere essere determinante nei processi e lasciare il mondo un po’ migliore di come lo si è trovato.

    Per quanto riguarda il sentirsi a proprio agio, ecco, non è proprio il termine che userei. Per onestà intellettuale sarebbe scorretto affermare di non aver avuto dubbi e incertezze e preoccupazioni di fronte all’importanza del ruolo che ricopro. Quello che però di certo so è che i dubbi e le paure sono per me continuo sprone a fare meglio, a dimostrare che anche se giovani si ha il diritto e il dovere e le capacità per contribuire alla costruzione di una visione di città diversa, che ci prenda come unità di misura, che modifichi il suo grado di appetibilità per gli under 35 e che veda le politiche giovanili non come un problema ma come una risorsa per lo sviluppo di Genova.

    marianna pederzolli

    Com’è l’atteggiamento dei colleghi nei tuoi confronti? Ti trattano come la ragazzina inesperta o ascoltano quello che hai da dire?

    Per quanto concerne i miei colleghi di lista devo dire che fin da subito si è verificata una convergenza di intenti, è nata un’amicizia e una stima reciproca fra tutti noi e sono sempre stata trattata in maniera paritetica. All’interno del consiglio ovviamente le cose sono diverse, sono giovane, sono donna, non ho esperienza di atti politici provenendo da una lista civica e quindi traete voi le conclusioni. Questi sono stati per me mesi di ascolto sulla maggior parte delle tematiche, come è fisiologico che sia, ma devo dire che però ho sempre ricevuto attenzione sulle tematiche di cui posso dire di essere competente, dalle pari opportunità, alle politiche educative e giovanili. Purtroppo gli atteggiamenti nei miei confronti sono permeati spesso da un buonismo paterno a tratti fastidioso ed ho dovuto mantenere la calma quando mi è stato chiesto da un consigliere di opposizione alla terza seduta di consiglio cosa ci facevo in aula così giovane e carina e se avevo accompagnato qualcuno.

    Nella tua candidatura affermavi di voler portare l’attenzione sui giovani liceali e universitari, così poco rappresentati in questa città, anche perché sono una netta minoranza in una popolazione per la maggior parte anziana. Stai riuscendo a far sentire la voce di questa fetta di cittadinanza?

    Non so se ci sto riuscendo ma sto lavorando in questa direzione. Uno degli errori più gravi che vedo compiersi riguardo le politiche giovanili è, a mio parere, il seguente: il Comune, non avendo le competenze scolastiche ed educative sulle scuole superiori, quando progetta (ed ahimè non co-progetta) le politiche giovanili della città, non interloquisce e non entra nei licei. Quello delle scuole superiori, invece, credo sia il bacino d’utenza specifico a cui dovrebbe rivolgersi e, per intercettarlo, l’unica maniera è entrare nelle scuole superiori, ancor più che nelle università, per certi versi: se all’università si hanno già le idee un po’ più chiare e si hanno dei confini più definiti, la fase dell’adolescenza è una fase fluida, con enormi problematiche ma anche enormi potenzialità. Si è in tempo, in questa fase di sviluppo della personalità, di influenzare percorsi e rendere i ragazzi futuri cittadini migliori.  La mia proposta, della quale sto parlando con l’assessorato, è quella di fare come a Torino, in cui si è fatto un accordo partenariato tra comune e provincia per far sì che il comune si interfacci anche con la consulta degli studenti provinciale per co-progettare le iniziative. Al di là della consulta provinciale, il comune, il sindaco, l’assessorato devono avviare un dialogo con i ragazzi utilizzando i collettivi liceali, i rappresentanti d’istituto, le assemblee di istituto; sulle modalità stiamo discutendo e costruendo proposte con il gruppo di ragazzi della campagna elettorale. Assieme ad Informagiovani dobbiamo trovare le modalità per entrare nei licei ad informare i ragazzi di tutte le agevolazioni, proposte, iniziative a loro indirizzate: non devono essere i ragazzi a cercare Informagiovani ma informagiovani a intercettarli, si deve ribaltare la prospettiva. Per quanto riguarda la realtà universitaria genovese ho collaborato e facilitato un incontro istituzionale tra assessorato e una rete universitaria genovese che si propone di candidarsi alle prossime elezioni universitarie per contrapporsi a Comunione e Liberazione, realtà che scandalosamente continua ad avere il monopolio in molti organi di rappresentanza studentesca.

    Personalmente, credo che il primo anno di vita di questa amministrazione, per quanto concerne le politiche giovanili, dato che siamo indietro rispetto ad altre realtà, dovrebbe essere improntato alle trasferte: basterebbe prendere un buon progetto per città, con le giuste modifiche e adattamenti, per partire tra qualche mese con una serie di iniziative ben collaudate e dare un segnale di svolta. A questo proposito sono andata in trasferta più volte a Milano e Torino, entrambe all’avanguardia sull’argomento per diversi motivi:  la prima in quanto capitale della moda e molto viva dal punto di vista culturale – associativo, la seconda in quanto capofila di progetti giovanili di scambi europei, capitale dei giovani 2010 e perché ha una storia che parte da lontano, essendo quello di Torino il primo informa-giovani strutturatosi a livello nazionale.  Appena riuscirò, andrò ad ascoltare ciò che si è fatto in Puglia, che, con i suoi progetti (consultabili al sito “bollenti spiriti”), è regione che delle politiche giovanili ha saputo fare il primo fattore di crescita del PIL regionale. Sto prendendo contatti con l’università di Padova che sta tenendo un master sulle politiche giovanili e siamo interloquendo con la città di Cagliari che organizza una scuola di partecipazione politica per giovani. Quello che abbiamo intenzione di fare come gruppo consiliare è organizzare con l’assessorato entro l’estate un forum sulle politiche giovanili aperto alle associazioni, organi di rappresentanza giovanili e a tutta la cittadinanza in cui ci vengano illustrati progetti di altre città e che si concluda con tavoli di lavoro che facciano poi pervenire all’amministrazione proposte dal basso.

    Ti sei proposta come anello di congiunzione tra giovani cittadini e istituzioni, per portare in consiglio proposte culturali che vengano proprio dai ragazzi, grazie ai canali di comunicazione offerti dalla rete: c’è stata finora interazione in questo senso? Hai ricevuto proposte, ne hai presentata qualcuna?

    Devo dire che in questo primo periodo più che ad incontri in rete ho avuto incontri dal vivo con le associazioni culturali, giovanili e le giovanili di partito. Utilizzando facebook è successo fisiologicamente che molti ragazzi nel momento in cui si dovevano interfacciare con l’amministrazione mi abbiano contattato per avere consigli ed informazioni. È il caso questo ad esempio di un gruppo di ragazzi che mi ha chiesto informazioni ed esposto proposte sull’utilizzazione dello spazio verde abbandonato della Valletta di San Nicola e con cui, assieme al Comitato le Serre, adesso stiamo portando avanti delle istanze di riappropriazione dello spazio da parte della cittadinanza per l’attuazione di orti urbani. La mia presenza in rete non è ad oggi sufficiente e ne sono conscia, dopo un periodo di assestamento iniziale siamo pronti anche come lista Doria ad uscire pubblicamente con un sito di informazione costante sulle documentazioni, atti, tematiche trattate in sala rossa. Con Maddalena Bartolini, collega e amica che ha seguito il processo dagli inizi, stiamo portando all’attenzione dell’amministrazione un collettivo di artisti indipendenti genovesi, Arbusti, che ha creato un sito dinamico e interattivo che mappa gli eventi culturali della città e promuove le attività artistiche nei territori genovesi. Stiamo anche strutturando un sondaggio da diffondere in rete indirizzato alla generazione under 35 per verificare la percezione del grado di appetibilità della città per un giovane ed attuare una mappatura dei bisogni che sia utile all’amministrazione per comprendere le urgenze su cui andare ad intervenire.


    Forte di quasi un anno di esperienza in consiglio, cosa salvi e cosa cambieresti della realtà in cui ti stai muovendo? Cosa vorresti riuscire a realizzare entro la fine del mandato?

    Quello che cambierei è l’impostazione che si dà alle commissioni: penso che sarebbe molto più utile sederci tutti attorno ad un tavolo circolare con carta e penna, una lavagna per riassumere le idee e proposte, come nei brain-storming, per essere più operativi, in maniera più informale. Bisogna sgravare anche il consiglio dai suoi aspetti rituali e teatrali e ampliare maggiormente il suo ruolo di indirizzo e controllo, fortificando anche lo scambio di informazioni fra giunta e consiglieri. Per quanto riguarda le politiche giovanili  vorrei che alla fine dei 4 anni di mandato si concerti, anche assieme alla Regione, un piano per favorire davvero l’imprenditoria giovanile che limiti la fuga dei giovani dalla nostra città e ne abbassi l’età media, promuovendo un micro-credito, politiche di co-investimento, uno sgravio fiscale significativo, una semplificazione delle norme burocratiche, la creazione di uno spazio-officina a sostegno della creatività artigianale e artistica. Bisogna investire su Genova come città universitaria, così come ha fatto Torino negli ultimi 15 anni, per innestare linfa nuova nel territorio. Vorrei che si arrivasse a vincolare il 5% del bilancio di ogni assessorato alle politiche giovanili, facendo sì che ci sia un interesse generalizzato inter-assessorile sul tema che guardi a tuttotondo verso la nostra fascia d’età segnata dalla precarietà spaziando dalla casa, al lavoro,  al wi-fi, alla mobilità, alla cultura, alla dimensione ludico-ricreativa.

    Claudia Baghino

  • Teatro dell’Ortica: stop allo sfratto, rinvio al Consiglio Comunale

    Teatro dell’Ortica: stop allo sfratto, rinvio al Consiglio Comunale

    palazzo-tursi-D3Questa mattina alle 9.30 a Palazzo Tursi si è svolta una riunione congiunta delle Commissioni Welfare e Cultura del Comune di Genova, alla presenza degli Assessori Pino Boero (scuola) e Carla Sibilla (cultura), che aveva come unico punto all’ordine del giorno la situazione del Teatro dell’Ortica.

    Come vi abbiamo raccontato alcuni giorni fa, il teatro della Val Bisagno ha ricevuto un avviso informale di sfratto da parte della Provincia: un mese dopo il rinnovo del contratto di concessione degli spazi (previsto fino al 2015), è stato infatti annunciato il trasferimento dell’Istituto Marsano negli spazi di via Allende a partire dal prossimo anno scolastico.

    L’assemblea di questa mattina ha visto anzitutto ampia partecipazione e solidarietà da parte di operatori sociali e teatrali, come spiega il presidente Mirco Bonomi: «Erano presenti alcuni membri di Tilt, insegnanti della scuola Daneo con un bambino che ha preso la parola e letto un testo in nostro sostegno, operatori e utenti della Salute Mentale che presto avvieranno una raccolta firme. Abbiamo insomma percepito la solidarietà fattiva di tutte le realtà con cui lavoriamo».

    I due Assessori si sono mostrati molto attenti alla situazione del teatro, di fatto scongiurando l’eventualità di un cambio sede in tempi brevi, anche perché manca la “contropartita” di altri spazi di proprietà di enti pubblici sui quali avviare un ragionamento.

    La situazione del Teatro dell’Ortica sarà all’ordine del giorno in una delle prossime sedute del Consiglio Comunale, a seguito della quale partiranno i lavori congiunti fra Comune e Provincia. Prosegue Bonomi, «Gli interventi dei politici non sono stati solo di solidarietà “a parole”, ma era evidente la volontà concreta di aiutare e difendere il teatro. In particolare, a quanto ci è sembrato, nei prossimi mesi si cercherà non tanto di trovare un nuovo spazio per noi – è ancora in piedi il dialogo con Coop per un eventuale trasferimento alle ex Officine Guglielmetti, ma non sarà possibile che fra qualche anno – quanto di trovare una soluzione differente e più idonea per il trasferimento dell’Istituto Marsano».

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]