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Tutti gli articoli e gli aggiornamenti dal Consiglio Comunale di Genova. Diretta Twitter delle sedute in Aula Rossa

  • Consiglio Comunale, Sampierdarena: immigrazione, sicurezza e polemiche

    Consiglio Comunale, Sampierdarena: immigrazione, sicurezza e polemiche

    palazzo-tursi-aula-angolo-alto-destro-D5Sampierdarena, quartiere di gang, di lotte tra gruppi criminali, di risse talvolta mortali. Tutti argomenti che riempiono intere pagine dei nostri quotidiani locali, affamati della cronaca più nera possibile. Benché talvolta i mass media presentino questi fenomeni enfatizzandone la componente più truce e spettacolare, è purtroppo una realtà che in certe zone della nostra città la sicurezza rappresenti un problema molto delicato; perché il passaggio dalla paura per la propria incolumità alla discriminazione può risultare più facile del previsto.

    Pdl bacchettato da destra e sinistra per aver attribuito ai cittadini ecuadoriani le ragioni del disagio a Sampierdarena

    Su questo punto si è particolarmente animata la discussione di ieri in Consiglio Comunale, dopo la presentazione di una mozione del Pdl in cui veniva indicata la  difficile integrazione degli immigrati dell’Ecuador come la causa principale dell’emergenza criminalità a Sampierdarena. Il passaggio incriminato evidenziava che le problematiche di questo quartiere sono dovute «alla forte presenza di immigrati, soprattutto ecuadoriani, con problemi di integrazione attraverso la trasposizione di usanze e metodi di vita inconciliabili con la nostra cultura basata sul rispetto delle regole e di una civile convivenza».

    Immediato l’intervento del consigliere Musso, il quale, presentando le sue proposte di modifica a questa mozione, ha chiesto che venisse eliminata dal dispositivo tale frase. L’ex senatore non voluto negare che i problemi di integrazione possano essere la radice di molti problemi per i cittadini, ma ha aggiunto anche «se io per ventura fossi di nazionalità ecuadoriana e leggessi che il Consiglio Comunale del Comune in cui abito ha approvato un documento del genere mi riterrei profondamente offeso».

    Durissimo il giudizio del sindaco Doria sulla mozione pdl: è razzista

    Via Buranello SampierdarenaNon è bastato che la consigliera Lauro, capogruppo del Pdl, accettasse di cancellare questa parte della mozione, per evitare un intervento particolarmente duro del Sindaco Doria che ha parlato senza mezzi termini di «mozione politicamente irricevibile e razzista per il giudizio che da nei confronti di quelli che l’amministrazione considera a tutti gli effetti cittadini genovesi», facendo riferimento agli stranieri di seconda o terza generazione, nati e cresciuti a Genova.

    Lilli Lauro ha risposto alle critiche dicendo che esse derivano da una scarsa conoscenza del territorio «evidentemente il Sindaco non è mai stato al Campasso e non ha visto tutto il sangue che c’è per terra quasi tutte le sere».

    Nonostante la discussione abbia avuto toni molto accesi la mozione non è stata nemmeno posta al voto, poiché i punti che affrontava sono stati superati da successive decisioni della Giunta stessa. In particolare il documento chiedeva di selezionare le associazioni che avrebbero svolto attività per la diffusione della cultura della legalità nei quartieri, e a cui sarebbero spettati i 190 mila euro messi a disposizione da Comune e Regione, sulla base di un bando pubblico, ma il soggetto attuatore è già stato definito con una delibera del dicembre 2012. La scelta, guidata dalla presenza di particolari professionalità, disponibilità di strumenti e risorse idonee e presenza sul territorio è ricaduta sul Job Centre.

    Tuttavia, come ha sottolineato anche il M5S, le attività individuate dalla Giunta saranno soprattutto di carattere civico culturale, mentre hanno ricevuto minore attenzione le necessità che riguardano dell’educazione scolare e il lavoro per questi cittadini stranieri. Il capogruppo del  movimento Paolo Putti ha infatti proposto di integrare le azioni stabilite dall’amministrazione con misure per contrastare l’abbandono scolare e la creazione di borse lavoro per dare ai ragazzi del quartiere «un’alternativa di percorso di vita». In assenza di questi interventi può esservi il rischio che i destinatari di questo progetto non sappiano coglierne il valore poiché non sono in grado di concepire un’esistenza alternativa a quella che già conducono ai margini della delinquenza.

     

    SI AGGRAVA LA SITUAZIONE DI AMT

    autobus-amt-3Intanto mentre in aula giunge la notizia della decisione dei lavoratori di AMT di proseguire lo sciopero oltre il termine previsto delle 17:30.

    Il tema era stato affrontato ad inizio seduta in seguito alla richiesta di chiarimento all’assessore alla Mobilità Dagnino sull’eliminazione del biglietto integrato. Nonostante i 35 milioni trasferiti dal Comune nelle casse dell’azienda e le molte rassicurazioni sul mantenimento di questo tipo di tariffazione, proprio in questi giorni è giunta la notizia del mancato accordo tra AMT e Trenitalia. L’assessore Dagnino aveva già avuto modo di spiegare che l’amministrazione considerava eccessiva la richiesta di 8 milioni di euro da parte di Trenitalia anche perché attualmente non è possibile verificare l’effettivo volume di utenti ce utilizzano effettivamente il trasporto integrato bus e treno.

    Anche il Sindaco Doria è intervenuto sull’argomento affermando che l’amministrazione è convinta che si stia pagando troppo per il servizio offerto da Trenitalia e che per il 2013 «AMT non è in grado di dare un euro di più» dei 7 milioni e mezzo da tempo stabiliti e a cui la Regione avrebbe dovuto aggiungere un altro milione che, invece, non arriverà.

    La speranza della Giunta è di poter giungere ad un accordo temporaneo con Trenitalia per il 2013 che consenta di mantenere il trasporto pubblico integrato gomma – ferro, per poi avviare un’analisi più precisa che permetta di rispondere a due precise domande: quanto costa il servizio integrato e chi lo paga. Fino ad oggi il biglietto integrato era l’unico esistente e ciò ha implicato che anche coloro che non usufruiscono del treno sono costretti a pagarlo (e viceversa). È quindi possibile, come ha anticipato l’assessore Dagnino, che dal 2014 si torni a distinguere tre titoli di viaggio: solo bus, solo treno, integrato.

     

    Federico Viotti

  • Consiglio Comunale: Lista Doria, scontro con la Giunta sul PUC

    Consiglio Comunale: Lista Doria, scontro con la Giunta sul PUC

    palazzo-tursi-M5S-giunta-DSono riprese giovedì scorso le sedute del Consiglio Comunale dopo la pausa elettorale. Tutti gli occhi erano ovviamente puntati sui consiglieri del Movimento 5 Stelle in attesa di chissà quale gesto clamoroso o dichiarazione di forza che evidenziasse un cambio di atteggiamento dopo il clamoroso successo alle politiche. E invece è stata la stessa lista creata dal sindaco Marco Doria a schierarsi contro la propria Giunta.

    consiglio-comunale-28-febbraio-2013

     

     

    Tutto ha avuto inizio con la presentazione di due emendamenti da parte della Lista Doria su una delle  delibere della Giunta. La delibera in oggetto riguardava una modifica apportata dalla nuova amministrazione al Piano Urbanistico Comunale (PUC) per permettere alle «piccole attività produttive e artigianali tradizionalmente presenti sul tessuto urbano e residenziale» di continuare ad operare laddove, invece, il PUC ne aveva previsto l’incompatibilità con specifiche aree. Si tratta per esempio di negozi o piccoli laboratori che da sempre operano in una certa zona e per diverse ragioni vorrebbero spostarsi di pochi metri. Proprio per salvaguardare queste attività la nuova amministrazione ha ritenuto sufficiente richiedere loro degli adeguamenti igienico-sanitari e il rispetto dei limiti di inquinamento.

    Su questa delibera la Lista Doria ha presentato 2 emendamenti che il capogruppo Pignone ha presentato affermando «Vogliamo sottolineare con chiarezza alcuni punti che potevano sembrare equivoci». Un intento che però lo stesso Vicensindaco Bernini (Pd),  in qualità di assessore all’urbanistica, non ha apprezzato dichiarando inammissibile il secondo emendamento e dando parere contrario al primo, affermando che la modifica proposta avrebbe di fatto annullato il provvedimento della Giunta. Nel proprio intervento il Vicesindaco non ha risparmiato nemmeno una stilettata alla gruppo consiliare legato al Sindaco affermando «mi dispiace che il Gruppo Doria non abbia potuto partecipare ai lavori della commissione perché avremmo potuto affrontare in modo esplicito la questione».

    La tensione in aula si fa palpabile e diventa persino necessario un chiarimento in privato tra il capogruppo Pignone, il Sindaco e il Vicesindaco, a conclusione del quale il primo dei tre annuncia il ritiro degli emendamenti. Il finale è al limite del paradosso poiché, non essendo consentito ritirare gli emendamenti dopo la fase di discussione che si era già conclusa in aula, alcuni membri della Lista Doria si trovano costretti a votare contro le modifiche da loro stessi proposte.

    Un episodio che potrebbe risultare poco rilevante, visto che non ha modificato le intenzioni della Giunta e non riguardava un argomento di primaria importanza, ma che, collegato agli scossoni politici post voto, ha evidenziato un fatto molto importante. Infatti, il capogruppo del M5S Paolo Putti, durante le interviste rilasciate ai giornalisti per commentare il risultato elettorale, ha lanciato un appello alla Lista Doria chiedendole di «non farsi più condizionare dal Pd». Una richiesta da tempo avanzata dai grillini, che su alcuni argomenti, come la Gronda e il Terzo Valico, hanno posizioni simili ai consiglieri della lista civica creata dal Sindaco. Una richiesta ora rafforzata della grandissima affermazione del movimento anche in Liguria, in cui ha superato lo stesso Pd per numero di voti.

    Sarà difficile scardinare l’alleanza tra Pd e Lista Doria. Tuttavia, se già si erano evidenziate alcune difficoltà del primo partito a mantenere il controllo del Consiglio, soprattutto sul tema delle grandi opere, esse potrebbero diventare ancora maggiori a causa del clima di incertezza politica che caratterizzerà i prossimi mesi.  Mesi in cui i consiglieri dovranno esprimersi proprio su questo argomento.

    I derivati del Comune

    In avvio di seduta si è parlato anche dei derivati in possesso del Comune di Genova dopo l’allarme sollevato dalla Corte dei Conti, la quale ha recentemente emesso una direttiva per chiedere alle amministrazioni locali di liberarsi di questo strumento finanziario che ha già comportato molte perdite per gli enti locali. L’assessore al Bilancio Miceli ha fatto un punto della situazione spiegando che il Comune ha ancora in essere 2 contratti, il primo di circa 7 milioni di euro con la banca Unicredit in scadenza nel 2022 e il secondo di circa 13 milioni con la BNL in scadenza nel 2020. Questi contratti erano serviti negli anni 2000, in un momento in cui i tassi di interesse variabili stavano aumentando in modo molto preoccupante comportando costi sempre maggiori per ripagare il debito dell’amministrazione, per trasformare alcuni mutui a tasso variabile del Comune in mutui a tasso fisso. Quella che allora poteva essere vista come una manovra migliorativa dei conti pubblici locali rischia oggi, con i fenomeni speculativi in atto sui mercati finanziari, di tradursi in una pericolosa minaccia.

    Come spiega l’assessore possono essere percorse due strade distinte: una possibilità è quella di estinguere subito questi conti, ma ciò implicherebbe un pagamento immediato 1 milione e 280 mila euro ad Unicredit e 2 milioni e 300 mila euro a BNL; la seconda possibilità è invece quella di attendere la loro naturale scadenza andando a pagare interessi più elevati, ma che potranno essere spalmati su 30 anni.

    Nessuna decisione è stata presa al momento, poiché la questione era stata avanzata come semplice interrogazione a risposta immediata, la quale prevede un intervento esplicativo dell’assessore competente, ma non una decisione politica. Da parte di tutti i partiti proviene comunque un appello a monitorare costantemente la situazione e a cercare di liberarsi il più presto possibile di questi ultimi derivati.

     

    Federico Viotti

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Casinò a Pegli: la protesta sveglia il Comune che blocca l’apertura

    Casinò a Pegli: la protesta sveglia il Comune che blocca l’apertura

    slot-house-bailammeAlla fine il Comune è riuscito a trovare il modo per rinviare, almeno per ora, l’inaugurazione della più grande sala giochi della città nei locali dell’ex Bailamme in via Ronchi 66 fra Pegli e Multedo. Dopo le proteste dei cittadini e l’iniziativa CASI-NO della comunità di Don Gallo (manifestazione in programma oggi alle ore 18 davanti al locale), è arrivata la decisione, già anticipata ieri nel corso della nostra diretta twitter da palazzo Tursi,  presa congiuntamente dall’assessorato allo Sviluppo Economico insieme all’assessorato Legalità e Diritti: «Vi sono delle irregolarità edilizie di cui non è stata richiesta la sanatoria – conferma a margine del Consiglio Comunale l’assessore Fiorini – e da questa istruttoria risulta che non sono presenti i posteggi, che devono essere presenti sulla base dell’articolo 17 del PUC, e inoltre, ex articolo 1 della legge regionale 17, va richiesta l’autorizzazione sindacale che può essere rilasciata solo se sussiste una distanza da alcuni luoghi sensibili come le scuole e i centri di aggregazione giovanile».

    Un provvedimento, quindi, che potrebbe essere solo temporaneo. In realtà, spiega l’assessore Fiorini, bisognerà vedere se la situazione è sanabile, capire se vi sono gli spazi per creare questi posteggi e se vi è una distanza sufficiente dai luoghi sensibili citati in precedenza. «Se questa sala fosse ubicata in un’area in cui non fosse consentita l’apertura, va da se che non sarebbe possibile».

    Ma come si spiegano le tempistiche di questo intervento del Comune all’ultimo minuto? È forse una risposta un po’ tardiva dovuta soprattutto all’inaspettata crescita della protesta? L’assessore Fiorini risponde sostenendo che in effetti «non c’era stata alcuna domanda e questa sala aveva iniziato un iter quando ancora questa Giunta non si era insediata». 

    Una situazione che conferma la debolezza degli enti locali nell’impedire la proliferazione di attività che possono comportare un grave rischio sociale. «C’è una normativa nazionale piuttosto ampia – spiega l’assessore – della quale l’ANCI aveva chiesto una modifica proprio per consentire maggiori poteri di intervento ai Comuni». Questi ultimi, però, hanno addirittura perso la possibilità di intervenire sugli orari di apertura a causa del decreto sulle liberalizzazioni, potendo adesso intervenire solo attraverso il PUC. «Per quanto riguarda le nuove aperture – conclude Fiorini – noi abbiamo un tavolo comune con la Questura e quindi la nostra direzione delle attività produttive riceve tutte le richieste di apertura aggiornate e siamo in grado di effettuare un controllo maggiore».

    Tuttavia il vicesindaco Bernini ieri ha  evidenziato la necessità di una nuova regolamentazione in materia e ha ammesso che l’autorizzazione per queste attività, rilasciata dalla Questura, dovrebbe essere sottoposta al vincolo del Piano Urbanistico Comunale, ma di fatto ciò non avviene.

    Le speranze erano state riposte nell’ormai noto decreto Balduzzi, ex ministro della Sanità, in cui inizialmente erano presenti norme particolarmente rigide sul tema delle sale gioco, ma che ha finito per essere profondamente ridimensionato e ammorbidito anche per ciò che riguarda i poteri da attribuire ai comuni su questa materia.

     

    Federico Viotti

  • Consiglio Comunale, elezioni: il voto nazionale e la politica locale

    Consiglio Comunale, elezioni: il voto nazionale e la politica locale

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-discorso-DQuesto martedì non è stato convocato il Consiglio Comunale per una pausa pre-elettorale. In previsione delle prossime elezioni abbiamo cercato di capire se e in che modo i recenti cambiamenti politici abbiano avuto degli effetti sulla politica locale a Genova.

    A partire dal 6 dicembre 2012, quando il Pdl ha ritirato la propria fiducia al Governo Monti, la scena politica nazionale ha subito diverse mutazioni. Nuove forze politiche hanno fatto la loro comparsa, altre rischiano lo scioglimento.

    A Genova la destra, più precisamente il gruppo consiliare del Pdl, ha perso un proprio componente, che è confluito nel Gruppo misto. Il consigliere Baroni, che era stato uno dei fondatori di Forza Italia, ha dichiarato di non essere intenzionato a restare in un partito «ormai di proprietà privata del Cavalier Berlusconi». Baroni sosterrà la lista creata dal Presidente del Consiglio uscente Mario Monti “Con Monti per l’Italia”, ma non ha specificato se questo passaggio modificherà la sua posizione nei confronti della Giunta Doria.

    A sinistra i maggiori cambiamenti hanno riguardato l’Idv, che alle prossime elezioni non si presenterà con il proprio simbolo, ma farà parte del movimento guidato dall’ex magistrato Antonio Ingroia “Rivoluzione Civile”. Entrato in consiglio come partito di maggioranza, l’Idv è stato spesso critico verso le scelte della Giunta Doria. La scissione tra il leader nazionale Antonio di Pietro e il capogruppo alla Camera Massimo Donadi ha comportato una separazione anche all’interno del gruppo consiliare comunale. Anzalone e Mazzei sono rimasti all’interno del partito, mentre De Benedictis ha aderito alla nuova forza politica di Donadi (Diritti e Libertà), che sostiene Bersani come Presidente del Consiglio. Anche in questo caso è difficile prevedere grandi cambiamenti nel comportamento dei consiglieri eletti tra le fila dell’Idv, mentre è prevedibile un maggiore avvicinamento alle posizioni del Pd da parte del “fuoriuscito” De Benedictis.

    Ad una prima analisi non sembra quindi che il quadro politico nazionale abbia inciso profondamente sugli equilibri del Consiglio Comunale. Benché la minoranza di centro-destra abbia perso un suo componente, non ne derivano infatti particolari vantaggi per il centro-sinistra.

    Al tempo stesso la maggioranza non sembra nemmeno essersi indebolita per la fuoriuscita di De Benedectis dal proprio partito, il quale, anzi, è entrato a far parte di una nuova forza politica che a livello nazionale farà parte della coalizione di centro-sinistra.

    Ma se nell’immediato non vi sono state particolari trasformazioni è per il futuro che si presentano alcune incongite. Di fronte ad un quadro politico nazionale così incerto è difficile immaginare cosa accadrà ai rappresentanti locali di alcune forze politiche di cui non si conoscono ancora le sorti. A quale partito nazionale faranno riferimento i restanti consiglieri dell’Idv, se tale partito verrà sciolto per confluire all’interno del nuovo movimento di Ingroia? La lista civica di Monti si trasformerà in un partito con una propria struttura anche nelle regioni e nei comuni? A chi risponderanno delle proprie scelte i rappresentanti di queste forze politiche? Insomma quali saranno i collegamenti tra i loro rappresentanti locali (non solo a Genova) e quelli nazionali?

    Ogni risposta a questi interrogativi sarebbe un azzardo, anche per la forte incertezza sul risultato stesso delle prossime elezioni. Tuttavia questa situazione mette in evidenza come il sistema politico italiano stia attraversando una fase di grande trasformazione e, al tempo stesso, di debolezza che ancora non si è arrestato e che, in futuro, potrebbe avere forti ripercussioni anche sulla politica locale.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Consiglio Comunale di Genova: campagna contro l’abbandono dei rifiuti

    Consiglio Comunale di Genova: campagna contro l’abbandono dei rifiuti

    palazzo-tursi-musso-enrico-DDall’inizio dell’anno ad oggi l’AMIU ha già raccolto 20 tonnellate di rifiuti ingombranti abbandonati. Una vera e propria emergenza su cui la Lista Musso ha chiesto l’intervento dell’amministrazione presentando una mozione in cui si propone la realizzazione di una campagna per sensibilizzare i cittadini genovesi su questo problema. In particolare il consigliere Salemi, che ha presentato il documento in aula, ha evidenziato che «non vi è conoscenza del fatto che conferendo i rifiuti ingombranti alle isole ecologiche si ottiene uno sconto sulla TIA (tariffa di igiene ambientale, ndr)».

     

    consiglio-comunale-twitter-12-febbraio-2013Il consigliere Campora (Pdl) ha proposto di installare delle telecamere per monitorare le aree in cui avviene lo scarico di questi oggetti. Nonostante qualche reticenza, anche per gli alti costi di questi sistemi di controllo, l’assessore all’Ambiente Garotta ha proposto di «valutare caso per caso» l’utilità di installare queste telecamere. Il rischio, osserva l’assessore,  è che i rifiuti vengano semplicemente «spostati da una zona ad un’altra».

    L’assessore Garotta, si è detta convinta che il problema non sia dovuto solo alla mancanza di conoscenza e informazione , bensì la fatto che vi siano «soggetti che operano al margine della legalità», per esempio quelle imprese edilizie che, per limitare i costi o per mancanza dei permessi necessari, decidono di non effettuare il giusto smaltimento dei detriti. Su questo fronte si sta operando per cercare di rintracciare i soggetti colpevoli e per incrementare il numero di isole ecologiche, in particolare nella zona del levante e medio-levante in cui non sono presenti. Talvolta sono gli stessi municipi che non riescono a trovare una collocazione per questi tipi di raccolta per la resistenza dei cittadini che le considerano, erroneamente, una fonte di inquinamento.

    Il Comune sta cercando di ottenere un finanziamento europeo per poter istituire un efficace sistema di prelievo a domicilio dei rifiuti ingombranti. Inoltre è già stato previsto un piano per il riciclo dei RAEE (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed Elettroniche), in particolare telefonini e videogiochi, prevedendo di creare punti di raccolta presso le scuole genovesi. Ciò permette di raggiungere i principali utilizzatori di queste apparecchiature e di sensibilizzarli sui pericoli legati all’inquinamento prodotto da questi oggetti.

    La mozione ha ricevuto un’approvazione unanime dal Consiglio Comunale ma, come testimoniava la presenza nell’aula consiliare di alcuni lavoratori AMIU a rischio licenziamento,  la volontà di risolvere i problemi legati alla raccolta dei rifiuti deve scontrarsi con la scarsità dalle risorse a disposizione del Comune.

    Una possibile soluzione è stata avanzata dal M5S e prevede il coinvolgimento dei cittadini stessi nella segnalazione di eventuali aree abusive di scarico attraverso l’invio di fotografie da pubblicare online sul sito di AMIU. In questo modo sarà possibile creare una “mappa” delle zone anche per scoraggiare nuovi sarichi.

     

    consiglio-comunale-twitter2-12-febbraio-2013

     

     

    La seconda mozione della giornata presentata dal consigliere Bruno (Fds) chiedeva un’adesione del Comune di Genova all’associazione Avviso Pubblico, che riunisce diversi enti locali (circa 200) e promuove al loro interno attività di «formazione civile contro le mafie». Ma come spesso accade per le decisioni politiche, la votazione è stata preceduta da una lunga discussione sugli aspetti formali del dispositivo, nonostante la volontà unanime dei consiglieri di appoggiare questa mozione.

    Di fronte alla richiesta del Pdl di analizzare in commissione consiliare alcuni documenti relativi all’associazione, prima di aderirvi formalmente, e alla volontà, espressa dallo stesso Sindaco Doria, di approvare la mozione come gesto importante per la lotta alla mafia, si è trovata una soluzione di compromesso. La mozione approvata non prevede infatti, come quella originale, l’adesione ad Avviso Pubblico, ma la semplice partecipazione alle sue attività. L’adesione verrà invece discussa in una successiva Commissione Consiliare, durante a quale se ne analizzeranno nel dettaglio le caratteristiche.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Consiglio Comunale Genova: seduta lampo, pochi atti all’ordine del giorno

    Consiglio Comunale Genova: seduta lampo, pochi atti all’ordine del giorno

    palazzo-tursi-movimento-5-stelle-DOre 16:00 il Presidente dichiara chiusi i lavori. Consiglio comunale lampo quello di ieri (5 febbraio) per l’assenza in aula del consigliere Rixi (Lega) proponente di due dei cinque ordini del giorno in calendario. Lo stesso Rixi, giunto in aula proprio al termine dei lavori, dopo essersi scusato per il ritardo, ha affermato  stupito: «Mi sorprende anche un po’ che il Consiglio Comunale si interrompa se un consigliere non è presente».

    Mancando il consigliere della Lega sono stati dichiarati decaduti i due ordini del giorno da lui presentati, tra cui l’unica mozione della giornata che riguardava «interventi mirati per aiutare il commercio genovese», sulla quale si prevedeva un lungo dibattito. «Un imprevisto – prosegue Rixi – può sempre capitare», ciò che pare strano è piuttosto che in un’intera seduta comunale un solo punto all’ordine del giorno avesse un peso politico tale da comportare una discussione più approfondita, mentre gli altri fossero poco più che formalità.

    La chiusura anticipata della seduta ha suscitato diversi malumori, più o meno sinceri, tra i consiglieri. Il primo ad intervenire è stato il consigliere Carattozzolo del Pd, che si è definito «imbarazzato» per un durata così breve della seduta. «Andare via alle 15:45 – ha affermato – non ci mette in buona luce nei confronti di tutta la cittadinanza» e ha chiesto alla presidenza, a cui spetta il compito di definire l’ordine dei lavori, di prevedere per il futuro l’inserimento di altri articoli 54 o interpellanze in giacenza.

    consiglio-comunale-twitter-5-gennaio-2013

     

     

    A poco è servito che il Presidente Guerello abbia cercato di giustificare l’accaduto specificando che non era prevista l’assenza del consigliere Rixi. Ed è stato scontro aperto tra maggioranza e opposizione con la consigliera Lauro – capogruppo del Pdl – a chiedere la riapertura della seduta sostenendo che la mancanza di argomenti su cui discutere dipende dalla maggioranza: «Vi sono decine di atti che danno fastidio alla Giunta e alla maggioranza e che quindi voi non volete mettere all’ordine del giorno».

    Di tutt’altro avviso il capogruppo del Pd Farello, il quale ha evidenziato che «la scelta di avere lavori ristretti e spalmati nel tempo è una stata fatta dalla Conferenza Capigruppo». In questa conferenza, che riunisce i responsabili dei vari gruppi consigliari, è stata presentata in più occasioni dal Pd la proposta di non convocare le sedute del Consiglio quando non vi sono abbastanza argomenti da affrontare, ricevendo però parere contrario. «Non ci obbliga nessuno a fare consiglio tutti i martedì e si può utilizzare il tempo per fare quelle tante commissioni consiliari utilissime che ci chiedono a ogni piè sospinto» ha affermato Farello.

    Meno sedute consiliari, più efficienza? Non tutta la maggioranza concorda con questa idea. Il consigliere Pastorino (Sel) si è dichiarato contrario: «Io dico invece che gli ordini del giorno devono essere più corposi».

    Certamente non è detto che dalla quantità derivi anche la qualità, ma bisogna pur ammettere che le questioni pendenti nel Comune di Genova sono davvero molte e gli elenchi sono stati fatti in più occasioni all’interno di questa rubrica.

    Ancora una volta i tempi e le modalità della politica sembrano stridere con le urgenze e le esigenze dei cittadini.

    consiglio-comunale-twitter2-5-gennaio-2013

     

     

    Un’inadeguatezza che, in tono minore, è emersa anche nella parte iniziale della seduta dedicata alle interrogazioni a risposta immediata, durante la quale si sono affrontati temi importantissimi come la trasformazione dell’ex mercato di corso Sardegna e il nodo autostradale di San Benigno.  Argomenti troppo rilevanti, come ha ammesso lo stesso assessore Crivello, per essere trattati con le tempistiche ristrette che prevede il regolamento per questo tipo di interrogazione (massimo 8 minuti per tema).

    Al netto delle polemiche il risultato di questa giornata di Consiglio Comunale è la mancata discussione di un argomento di indubbia importanza come gli aiuti al commercio genovese.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Comune di Genova: impegno a ridurre il sovraffollamento delle carceri

    Comune di Genova: impegno a ridurre il sovraffollamento delle carceri

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-D5Anche il Comune di Genova può dare il proprio contributo a ridurre il sovraffollamento delle carceri italiane. Come molti consiglieri hanno ricordato, la questione non è nuova in Consiglio Comunale, ed era stata dibattuta nella precedente amministrazione in una seduta dell’1 marzo 2011. Altrettanto  nota la gravità delle condizioni in cui sono costretti a vivere i detenuti delle carceri genovesi.  Il Consigliere Gioia, promotore di una delle due mozioni all’ordine del giorno, ha ricordato che nel Carcere di Marassi sono presenti 800 detenuti, abbondantemente sopra il limite previsto di 450.

    consiglio-comunale-twitter-29-gennaio-2013

     

     

    Ma cosa può fare realisticamente l’amministrazione comunale per alleviare il problema? La gestione degli istituti di detenzione è di competenza del Ministero della Giustizia, ma il Comune può essere decisivo nella definizione di programmi che prevedano il reinserimento del detenuto all’interno della comunità locale. In particolare l’articolo 47 dell’ordinamento penitenziario prevede la possibilità di assegnare delle Borse Lavoro che permettano ai detenuti a meno di due anni dalla conclusione della propria detenzione o a coloro che vengono inseriti in un programma specifico, di svolgere lavori socialmente utili al di fuori delle mura del carcere.

    Il consigliere Padovani (Lista Doria) è intervenuto nel dibattito della seduta di ieri sottolineando un punto fondamentale sia per ciò che riguarda la possibilità effettiva di praticare queste misure di detenzione alternativa, sia per ciò che riguarda il contributo che può essere offerto dal Comune. «Non ci si può limitare ad identificare una somma da dare al detenuto – ha detto Padovani – perché la borsa lavoro ha un effetto solo se inserita in un progetto». Perché le borse lavoro abbiano un effetto veramente riabilitante sul detenuto devono essere stabiliti progetti di reinserimento lavorativo molto precisi e deve anche essere messa a disposizione un’abitazione esterna. In particolare il consigliere della Lista Doria ha proposto che vengano utilizzati a questo scopo degli immobili di proprietà del Comune, da far ristrutturare agli stessi detenuti.

    Inoltre Padovani ha evidenziato come la sola pulizia dei cimiteri, una delle principali occupazioni dei detenuti , non sempre abbia generato soddisfazione in coloro che vi lavoravano. Devono quindi essere previste nuove  misure alternative alla detenzione.

    L’assessore alla Legalità e Diritti Forini ha sottolineato che il Comune di Genova collabora da molti anni con le carceri del territorio per la realizzazione di progetti basati sull’assegnazione di lavori utili ai detenuti  e ha preannunciato che dal prossimo mese (febbraio) verranno già attivate nuove borse del lavoro per permettere ai carcerati di svolgere i propri lavori di manutenzione non solo nel cimitero di Staglieno, ma anche in quello femminile di Ponte XX.

    Inoltre il Comune sta promuovendo anche il progetto “Mura amiche” per andare incontro all’esigenza di prevedere luoghi di detenzione alternativi alle carceri, grazie al quale è già stato individuato un alloggio disponibile per questo scopo. Come ha segnalato il Consigliere Putti (M5S) è infatti necessario che esistano delle strutture per rendere effettiva la possibilità per detenuti o detenute con figli di età inferiore ai tre anni di non scontare la propria pena all’interno del carcere, come previsto dalla legge.

    consiglio-comunale-twitter2-29-gennaio-2013

     

     

    Sugli impegni della Giunta sono tuttavia scettici gli esponenti dell’opposizione, Pdl in testa, che hanno evidenziato come dalle amministrazioni precedenti sia mancato un effettivo resoconto riscontro dei risultati ottenuti  con le misure messe in atto. Per questo motivo il consigliere Grillo ha proposto un ordine del giorno approvato dal Consiglio in cui si chiede che la Giunta «riferisca entro sei mesi in una apposita riunione consiliare i provvedimenti adottati e programmati».

    Ancora più drastico è l’intervento del Consigliere Campora (Pdl) , il quale ha voluto sottolineare come il problema delle condizioni delle carceri genovesi sia ricorrente ormai da molti anni  e necessiti probabilmente una soluzione più radicale. Il consigliere del Pdl ha proposto, infatti, di progettare un carcere più moderno di quello attuale, costruito nell’800, che garantisca ai detenuti una sistemazione migliore con spazi più ampi, senza per questo dover immaginare un aumento del numero di posti.

    Volendo andare ancora più alla radice del problema  bisognerebbe riflettere, come suggerito dal consigliere Bruno (Fds), su un altro dato: «Il sovraffollamento delle carceri dipende da uno squilibrio perché in carcere ci vanno i poveracci». Spesso, infatti, in carcere si trovano coloro che pur avendo commesso reati minori per i quali non sono previste prescrizioni o che non hanno la possibilità di “investire” ingenti somme di denaro nella propria difesa. Ma questo non è decisamente un tema di competenza del Consiglio Comunale di Genova.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Genova, semafori sonori: l’Unione Ciechi segnala 25 punti dove installarli

    Genova, semafori sonori: l’Unione Ciechi segnala 25 punti dove installarli

    Un non vedenteLe barriere architettoniche rappresentano un limite alla vita quotidiana di molte persone, un ostacolo non aggirabile che impedisce loro di compiere le azioni più comuni. Una società che si dichiara “civile” deve agire in ogni modo affiché tali impedimenti siano al più presto eliminati da strade, uffici, luoghi pubblici e non. In questo senso, l’installazione di semafori dotati di segnalazione sonora potrebbe rappresentare un passo avanti, consentendo ai cittadini genovesi afflitti da cecità di potersi muovere in maniera più agevole.

    Una mozione presentata dal consigliere comunale Stefano Balleari (Pdl) interroga il Sindaco e la Giunta per sollecitare l’amministrazione a fornire risposte concrete in merito. «Già nello scorso ciclo amministrativo avevo segnalato, in particolare, il caso di via Assarotti, dove vi sono pochi semafori e quei pochi, sono sprovvisti di semafori sonori – spiega Balleari – Questo è un grave problema per i ciechi che, dalla sede del Chiossone, devono scendere da Corso Armellini verso via Assarotti».

    «Mi risulta che l’Unione Italiana Ciechi abbia presentato presso il Comune di Genova un elenco di 25 punti della città in cui sarebbe importante installare i semafori dotati di segnale sonoro – sottolinea il consigliere – ma non mi risulta che i due assessori competenti, vale a dire Dagnino per la Viabilità e Fiorini per i Servizi sociali, abbiano fatto alcunché. Il Comune ha sempre sostenuto di essere molto attivo nei confronti del tema “abbattimento delle barriere architettoniche” ma i risultati quali sono?».

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Roberto Manzoli]

  • Consiglio Comunale Genova: lavoratori AMIU e ospedale del Ponente

    Consiglio Comunale Genova: lavoratori AMIU e ospedale del Ponente

    Quello di ieri (22 gennaio, ndr) è stato un Consiglio Comunale caratterizzato dall’approvazione – quasi sempre all’unanimità – di diversi provvedimenti amministrativi, come l’eliminazione di alcuni regolamenti obsoleti e la nomina di un soggetto responsabile della prevenzione della corruzione come richiesto dalla legge anticorruzione del 2012. La natura stessa dei punti all’ordine del giorno ha suscitato ben pochi dibattiti e ha portato la riunione ad una rapida chiusura dopo poco più di due ore di discussione.

    Ci hanno pensato gli articoli 54 (interpellanze a risposta immediata), presentati ad inizio seduta, a sollevare alcuni temi rilevanti. Innanzitutto si è affrontato il capitolo AMIU bonifiche. Il contenzioso aperto tra sette lavoratori licenziati e l’azienda di proprietà del Comune era già balzato alle cronache quando, nei primi mesi di insediamento della nuova amministrazione, alcuni di loro avevano occupato l’Aula Rossa bloccando i lavori per diverse ore. Questi lavoratori, da anni impiegati con contratti stagionali, erano stati licenziati dopo aver presentato tramite il proprio legale la richiesta di essere assunti con contratto a tempo indeterminato.

     

     

    Lunedì (18 gennaio) il Tribunale di Genova ha dato ragione a tre dei sette ex dipendenti  dall’azienda, condannando in primo grado quest’ultima al loro reintegro e al pagamento di un risarcimento.

    Il consigliere Gioia (Udc) ha chiesto spiegazioni alla Giunta in merito alle possibili responsabilità del management dell’AMIU, il cui comportamento avrebbe portato non solo a dei licenziamenti illegittimi, ma anche ad un possibile danno alle casse del Comune costretto a pagare i risarcimenti.

    Sul punto è intervenuto l’assessore Oddone che, in modo molto prudente, ha sottolineato come si tratti solo di un giudizio in primo grado – che potrebbe essere ribaltato nei prossimi gradi di giudizio – pur ammettendo che questa sentenza «sancisce un apparente errore di valutazione del management».

    La complessità della questione deriva anche dal fatto che il patto di stabilità impedirebbe all’AMIU di procedere a nuove assunzioni e renderebbe quindi molto difficile risolvere il problema con il reintegro. L’assessore ribadisce il suo sostegno alla soluzione già definita dalla precedente amministrazione nel 2008, in accordo con i sindacati, che prevedeva un progressivo reinserimento di questi lavoratori all’interno delle partecipate del Comune.

    Questo episodio richiama anche una questione di cui si è già discusso in molte occasioni all’interno del Consiglio Comunale, ovvero delle responsabilità del management delle società partecipate del Comune. Un punto su cui si dovrà indubbiamente riflettere a fondo, soprattutto in un contesto in cui i pochi fondi a disposizione degli enti pubblici – denaro proveniente dalle tasche contribuenti – non potranno servire solo a sostenere e ripianare i debiti e delle aziende municipali.

    Il rischio, infatti, è che il Comune debba risarcire altri ex dipendenti AMIU che hanno fatto ricorso contro l’azienda.

     

    OSPEDALE DEL PONENTE

     

     

    Un secondo tema è stato avanzato dall’interrogazione del  capogruppo del Pd Simone Farello e del consigliere Luigi Grillo del Pdl in merito alla localizzazione del nuovo ospedale del ponente e della Valpolcevera. La questione è di grande attualità, viste le recenti notizie circa la richiesta del Presidente della Regione Burlando di valutare anche la collina degli Erzelli come possibile zona in cui collocare la struttura in alternativa a Villa Bombrini, su cui è già stato effettuato uno studio approfondito.

    Il Sindaco Doria ha voluto precisare di non aver espresso una posizione né favorevole né contraria a questa possibilità, ma di aver chiesto che si effettuasse una valutazione di fattibilità comparata tra le due possibili collocazioni: Erzelli e Villa Bombrini.

    Farello ha replicato al Sindaco evidenziando che nonostante il Pd non ponga pregiudiziali allo svolgimento di questa procedura, è comunque contrario al fatto di rimettere in discussione i passi avanti già fatti per la creazione dell’ospedale a Villa Bombrini.

    Replica: nel caso delle Interrogazioni a Risposta immediata (articoli 54) è prevista una replica del proponente di 2 minuti alla risposta del sindaco o dell’assessore competente.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Consiglio comunale, crisi dell’editoria: odg approvato all’unanimità

    Consiglio comunale, crisi dell’editoria: odg approvato all’unanimità

    Il consiglio comunale prende posizione in difesa dei lavoratori dell’editoria, un settore in forte affanno, come dimostrano le recenti vicende che hanno coinvolto due realtà genovesi quali Radio 19 e Radio Babboleo News. Ieri in apertura di consiglio, la Sala Rossa ha approvato all’unanimità un ordine del giorno – redatto dal consigliere Paolo Gozzi (Pd) e presentato da tutti i gruppi consiliari – inerente la situazione di crisi dell’editoria locale, emittenti televisive e radiofoniche.

    «Tutto il sistema della piccola editoria è messo a dura prova dalla contingenza economica – spiega il consigliere Gozzi – per questo, credo sia importante un interessamento delle Istituzioni per tutelare il preziosissimo lavoro e ruolo di queste emittenti, oltre ovviamente ai livelli occupazionali che concretizzano».

    Il consiglio comunale ritiene prezioso ed irrinunciabile il ruolo di informazione e di diffusione di notizie svolto dalle diverse emittenti genovesi e, considerato che molte lavoratrici e molti lavoratori rischiano di perdere il proprio posto di lavoro «Impegna il Sindaco e la Giunta ad aprire un tavolo di confronto con tutte le imprese dell’editoria genovese e ligure al fine di adottare tutte le misure necessarie per affrontare la crisi del settore e tutelare il pluralismo dell’informazione e le lavoratrici ed i lavoratori – sottolinea l’o.d.g. – a riferire in una apposita seduta di Commissione consiliare per conoscere a fondo la situazione ed approfondire il tema».

     

     

    [Foto di Daniele Orlandi]

     

  • Grandi opere, Gronda e Terzo Valico: passi avanti in Consiglio Comunale

    Grandi opere, Gronda e Terzo Valico: passi avanti in Consiglio Comunale

    C’è voluta una lunga pausa natalizia per far approvare, non senza difficoltà, alcuni provvedimenti da tempo bloccati in Consiglio Comunale. La ripresa dei lavori avvenuta ieri ha finalmente decretato chi sarà il rappresentante del Consiglio all’interno dell’Osservatorio sulla Gronda di Ponente. Il provvedimento era stato portato in aula una prima volta ad ottobre, quando i dubbi sull’utilità di questo organismo sollevati dal M5S avevano portato ad una spaccatura all’interno della stessa maggioranza. Un secondo tentativo era avvenuto proprio prima della pausa natalizia, ma il M5S era riuscito nuovamente a far rimandare la decisione, richiedendo che la delibera passasse al vaglio della commissione competente per le nomine (Commissione Affari Istituzionali) prima di essere discussa in Consiglio.

     

     

    Le ragioni dell’opposizione del Movimento 5 Stelle sono risultate chiare anche nella seduta di ieri. «Noi crediamo che l’osservatorio non sia uno strumento di partecipazione o tutela – ha affermato il capogruppo Putti – ma di controllo del consenso». In altre parole questo organismo servirebbe solo ad evitare un reale dibattito con chi è contrario alla realizzazione della Gronda. E questo risulterebbe evidente anche dal fatto che le comunità colpite dai disagi per la costruzione dell’opera abbiano deciso di non parteciparvi.

    A queste accuse ha risposto lo stesso Sindaco Doria, il quale ha voluto difendere la correttezza dell’Osservatorio:  «Io ho partecipato ad una sua riunione e ho conoscenza diretta di cos’ha fatto – ha detto Doria – ed è stata un’occasione semplice di acquisizione di elementi di conoscenza». «La creazione del consenso o la limitazione del dissenso erano completamente fuori dall’incontro al quale ho partecipato» ha concluso il Sindaco.

     

     

    Il voto finale sulla delibera ha finalmente visto un ricompattamento maggioranza sul tema della Gronda (con la sola astensione del consigliere Pastorino di Sel)…almeno fino alla prossima votazione. Il Consiglio ha poi eletto Paolo Gozzi (Pd) come proprio rappresentante all’interno dell’Osservatorio.

     

     

    Il secondo punto all’ordine del giorno riguardava l’altra grande opera di Genova, il Terzo Valico. Proprio su questo punto si era interrotta l’ultima seduta di dicembre per mancanza del numero legale, con un M5S ancora una volta sul piede di guerra. In realtà la delibera della Giunta aveva in oggetto la realizzazione di nuove cave nel Monte Gazzo, dove verranno trasportati i detriti prodotti dai lavori per il Terzo Valico. L’opposizione del Movimento 5 Stelle – lo hanno sottolineato più volte gli stessi consiglieri – non era, in questo specifico caso, relativa alla realizzazione dell’opera, ma alla necessità di verificare con maggiore precisione la natura dello smarino che verrà trasportato nelle cave. Il consigliere Muscarà (M5S) ha sottolineato che le analisi effettuate sui terreni di scavo, che potrebbero contenere amianto, non sono sufficienti a fugare i pericoli per la salute della popolazione. Per questa ragione, in attesa di ulteriori modifiche, è stato chiesto di rimandare l’approvazione della delibera con la presentazione di una mozione sospensiva.

    Il M5S si è anche dichiarato contrario a tutte le opere compensative per l’area del Monte Gazzo presentate  dalla Lista Doria (un museo di archeologia industriale, sentieri e percorsi verdi, un sito di arrampicata). «Non ci sono compensazioni accolte dalla comunità scientifica  – ha affermato Putti – Ci aspettavamo dall’aula un po’ più di forza nel difendere la salute dei cittadini».

    Anche per Antonio Bruno (Fds) le opere compensative sono solo tentativi per rendere la delibera sul Terzo Valico più accettabile e, anzi, ha ricordato come nel libro Corruzione ad alta velocità del magistrato Ferdinando Imposimato si presenti quest’opera come frutto di una spartizione di tangenti.

     

     

    Al termine della seduta anche questa seconda delibera è stata approvata con il solo voto contrario di Bruno e l’astensione del capogruppo della Lista Doria Pignone, mentre il M5S abbandonava l’aula per protesta.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Consiglio comunale, ripartono le attività: il calendario delle Commissioni

    Consiglio comunale, ripartono le attività: il calendario delle Commissioni

    Dopo la pausa natalizia a Palazzo Tursi riprendono i lavori: la settimana dal 7 all’11 gennaio è esclusivamente dedicata a sedute di Commissione, mentre la prima seduta di Consiglio comunale è prevista per il prossimo 15 gennaio.

    Gli argomenti sul tavolo sono di primo piano. Vediamoli nel dettaglio:

    Martedì 8 gennaio le Commissioni Consiliari III Bilancio e VI Sviluppo Economico sono convocate in seduta congiunta per trattare un delicato argomento, ovvero l’assetto della multiutility Iren, con l’audizione del management aziendale;

    Mercoledì 9 gennaio le Commissioni Consiliari IV Promozione della Città e V Territorio torneranno a esaminare il progetto del Porticciolo di Pegli;

    Giovedì 10 gennaio, invece, le Commissioni Consiliari V Territorio e VI Sviluppo Economico sono convocate in seduta congiunta per trattare un tema particolarmente sentito dai cittadini: l’Integrazione tariffaria A.M.T. – Trenitalia, con le previste audizioni delle associazioni di categoria;

    Infine, Venerdì 11 gennaio, la Commissione Consiliare IV Promozione della Città affronterà la questione degli impianti sportivi.

  • Pegli, ex ospedale Martinez: in arrivo nuove residenze

    Pegli, ex ospedale Martinez: in arrivo nuove residenze

    L’ex ospedale Martinez di Pegli, chiuso ormai da lungo tempo, cambia volto per lasciare posto a nuove residenze. Ieri il Consiglio comunale ha approvato – con 20 voti favorevoli del centro-sinistra, l’astensione di Pdl e Lista Musso, 5 voti contrari (Movimento 5 Stelle e Udc) – la delibera di Giunta che sancisce il cambio di destinazione urbanistica del complesso immobiliare di Pegli: da servizi a funzioni residenziali.

    «Il cambio di destinazione d’uso a residenziale è comunque subordinato al fatto che a Pegli venga realizzata la piastra ambulatoriale che la Regione Liguria si è impegnata a fare», sottolinea il vicesindaco e assessore all’urbanistica, Stefano Bernini.

    «Una delibera che impegna il Comune a fare tutto quello che chiede la Regione, mentre la Regione non si è impegnata a fare ciò che l’amministrazione comunale vorrebbe, ovvero la piastra ambulatoriale», sintetizza così il senso del documento approvato ieri a Palazzo Tursi, il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Paolo Putti. «Nella delibera, infatti, c’è una semplice dichiarazione d’intenti – aggiunge Putti – ma nessun atto formale che richieda espressamente la realizzazione della piastra sanitaria».

    La questione è stata per mesi al centro di un’accesa discussione tra gli abitanti della delegazione ponentina e la Regione Liguria che aveva accantonato la realizzazione degli spazi ambulatoriali previsti al posto dell’ex Martinez. Il Consiglio comunale, nel luglio scorso, con una mozione presentata dai consiglieri Paolo Gozzi (Pd) e Antonio Bruno (Fds) e approvata all’unanimità, aveva rivendicato la necessità della piastra ambulatoriale quale compensazione per la chiusura di reparti ospedalieri e la riduzione dei posti letto per pazienti acuti. In seguito, la Regione Liguria ha cambiato idea e ha deciso di reinserirla nella programmazione dei servizi socio-sanitari sul territorio.

    Adesso arriva il via libera alla valorizzazione del complesso ex Martinez (già nella disponibilità di Arte, l’Azienda Regionale Territoriale per l’Edilizia) ai fini della messa in vendita, ma resta la preoccupazione perchè i colpi di scena, come dimostrano le giravolte della regione, sono sempre in agguato e occorrerà vigilarè attentamente affinché i nuovi ambulatori diventino davvero realtà.

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Consiglio Comunale di Genova: maggioranza divisa, sospesa la seduta

    Consiglio Comunale di Genova: maggioranza divisa, sospesa la seduta

    Si è conclusa anzitempo la seduta straordinaria di questa mattina per la mancanza del numero legale. Il punto su cui si è arenata la discussione è stato proprio quello relativo al Terzo Valico.

    Appena giunti al punto 9 dell’ordine del giorno il Consigliere del M5S Muscarà ha presentato una richiesta di sospensiva, affermando che i dati ricevuti sulle analisi del materiale di risulta degli scavi nelle cave in Val Chiaravagna per la realizzazione della grande opera ferroviaria erano incompleti e per questo non era possibile procedere ad una decisione. In particolare il consigliere ha contestato la mancanza di informazioni precise sul tipo di smarino che verrà depositato nelle cave. Il rischio è che vi sia anche del materiale nocivo e inquinante visto che le rocce della Valpolcevera, dove verranno effettuati gli scavi, sono di natura amiantifera (vedi approfondimento sulla Gronda di Ponente).

    Nonostante il tentativo del Vicesindaco Bernini, che detiene la delega alle grandi opere, di tranquillizzare gli animi spiegando nel dettaglio come verranno smaltiti i residui degli scavi, Federazione della Sinistra, Sel e il M5S, hanno deciso di abbandonare l’aula in segno di protesta.

    A questi tre gruppi si sono uniti anche il Pdl, la Lista Musso e l’Udc che hanno lasciato i propri seggi per stigmatizzare l’assenteismo degli assessori e l’immobilismo delle Giunta Doria, che, dopo aver centellinato le delibere nei mesi scorsi, ha concentrato tutta la propria attività nell’ultima seduta prima della pausa natalizia.

    Con l’assenza del numero legale il Presidente Guerello ha dovuto decretare lo scioglimento anticipato dell’aula e rimandare i lavori, anche sul Terzo Valico, al nuovo anno.

    Le reazione del Vicesindaco non si è fatta attendere, accusando i partiti “disertori” di voler rallentare con il loro atteggiamento ostile la realizzazione di «un’opera fondamentale per la città». Inoltre, vista la presenza di forze di maggioranza tra quelle che hanno abbandonato l’aula (Fds e Sel) Bernini ha sottolineato che «la maggioranza deve interrogarsi su quali siano le sue strategie».

    L’episodio di oggi è l’esito di una fragilità della maggioranza all’interno del Consiglio Comunale, che in più di un’occasione, su decisioni relative alle grandi opere, ha evidenziato la sua incapacità di esprimere un voto unanime. Non solo Sel e Fds, ma la stessa Lista Doria, hanno più volte evidenziato la loro difficoltà nel sostenere la realizzazione di infrastrutture come la Gronda e il Terzo Valico. Benché non si tratti – per fortuna- degli unici argomenti su cui questa amministrazione deve esprimere delle scelte, il fatto che su questioni strategiche per il futuro di Genova e dell’intera regione la maggioranza sia divisa richiede effettivamente una riflessione e possibilmente un chiarimento definitivo.

    Non è passato inosservato il fatto che l’immobilismo e la mancanza di decisioni di questi mesi in Consiglio Comunale sia dovuto in gran parte alla volontà di non alterare degli equilibri precari e di non porre i partiti di maggioranza di fronte alla necessità di un confronto rischioso ma obbligatorio.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Consiglio Comunale, tour de force: otto delibere in due giorni

    Consiglio Comunale, tour de force: otto delibere in due giorni

    Come avevamo previsto in questa seduta del Consiglio Comunale prima delle vacanze di Natale si sono concentrate molte delle questioni rimaste pendenti nei mesi precedenti. L’ordine del giorno prevede l’approvazione di otto delibere di cui quattro proposte dal Consiglio stesso e quattro dalla Giunta.

    La prima delibera ha riguardato la modifica dell’articolo 49 del Regolamento del Consiglio Comunale, che si occupa delle risorse finanziarie a disposizione dei gruppi consiliari. Le modifiche, che sono state proposte con un testo redatto dallo stesso Presidente Guerello, hanno permesso un aggiornamento delle attività coperte dalle risorse finanziarie con un particolare riferimento alle attività dei gruppi online (servizi di posta elettronica e spazi sul web). Ma la vera svolta positiva è stata l’introduzione dell’«obbligo di pubblicare il bilancio di ogni gruppo sul sito del Comune di Genova con scadenza semestrale». Il voto a favore di questo provvedimento è stato unanime (36 consiglieri su 36) e la condivisione si è anche notata dall’assenza di discussione in aula. Si tratta di un provvedimento volto a garantire totale trasparenza alle spese dei gruppi politici, che in questi ultimi mesi sono state fonte di diversi scandali in alcuni Consigli Regionali (Lazio e Lombardia).

    Durante la conferenza stampa tenutasi dopo la seduta del mattino, sono stati anche illustrati alcuni dati relativi alle spese dei gruppi consiliari evidenziando come tale somma sia andata progressivamente riducendosi dal 2002 ad oggi. Uno sforzo fatto dal Consiglio per limitare gli ormai famigerati costi della politica. Il gruppo che ha ottenuto nel 2012 la quota maggiore di fondi è stato il Pd con 12.000 euro, a seguire la Lista Doria (6.000), Pdl e M5S (5.900) e a scalare tutti gli altri gruppi per un totale di 50.000 euro. Il Presidente Guerello ha spiegato che le risorse vengono ripartite per 2/7 in parti uguali per tutti i gruppi e per 5/7 in base al numero di componenti del gruppo stesso.

    Se confrontati con altri livelli amministrativi, ad esempio quelli regionali, i numeri sono decisamente più contenuti, basti pensare che in Regione un solo gruppo è in grado di ottenere risorse per 190.000 euro, anche se all’interno di questa cifra sono compresi anche i costi del personale.

    Nel pomeriggio la seduta è ripresa affrontando uno degli argomenti che più hanno fatto discutere in questi mesi e che più hanno messo alla prova la tenuta della maggioranza: la Gronda di Ponente. In programma c’era la nomina di un rappresentante del Consiglio all’interno dell’Osservatorio della Gronda. L’argomento era già stato affrontato in aula a fine ottobre e la proposta del M5S e della Lega di rimandare tale nomina ad una seduta successiva per approfondire il ruolo dell’Osservatorio aveva già portato ad una spaccatura della maggioranza con il Pd unico partito contrario a questa decisione e Lista Doria, Sel e Federazione della Sinistra favorevoli. E, come si poteva prevedere, anche in questo caso la tensione è stata palpabile.

     

     

    Il Movimento 5 Stelle è riuscito ad ottenere un ulteriore rinvio della nomina sostenendo che la delibera su questo argomento non era stata approvata in Commissione, come prevede il regolamento. Il punto era stato affrontato dalla Commissione Territorio, ma senza esprimersi nel merito della nomina. Sarà quindi la Commissione Affari Istituzionali, che ha competenza diretta sulle nomine del Consiglio, a dover approvare questo procedimento prima di una sua nuova presentazione in aula. Sia il Presidente della Commissione Vittoria Musso (Lista Musso) sia il capogruppo del Pd Farello – favorevoli alla grande opera – hanno tentato di arginare la manovra dei consiglieri “scettici” precisando che la discussione sulla delibera dovrà attenersi precisamente al suo oggetto, ovvero alla nomina del rappresentante del Consiglio. In altre parole si cercherà di evitare che il dibattito trascenda ancora una volta in una contrapposizione Gronda SI e Gronda No.

     

     

    Infine si è discusso di ciò che, con un formula ottimistica, è stato definito Rilancio delle Farmacie Comunali. Di fatto la delibera urgente proposta dalla Giunta presentava una serie di interventi per evitare il fallimento di Farmacie Genovesi Spa, che ha accumulato negli ultimi 3 anni una perdita pari a 600 mila euro. Il piano prevede la vendita delle licenze di tre farmacie ed una ricapitalizzazione di 200 mila euro.

     

     

    Ancora una volta il Consiglio si è trovato di fronte ad un’emergenza, come nel caso di AMT, e alla necessità di ripianare con denaro pubblico le perdite di un’azienda partecipata del Comune. Il consigliere del Pd Vassallo ha parlato di voto obbligato, affermando: «Ci troviamo a decidere sulla base del verbale dei revisori dei conti», aggiungendo che «Se non si fanno delle scelte poi si è obbligati a prendere delle decisioni che non sono le nostre». Infatti, come sottolinea anche il centro-destra, in più di un’occasione era stato sollevato il problema delle farmacie comunali, ma si è atteso il giorno prima dell’assemblea che ne avrebbe con ogni probabilità decretato il fallimento per intervenire.

     

     

    Oltre alle responsabilità politiche, che ovviamente non possono essere addossate ad un’amministrazione in carica da sei mesi, vanno verificate anche le responsabilità del management. Troppo spesso, evidenzia Padovani (Lista Doria), «manca il controllo» perché non è possibile accorgersi solo all’ultimo di una situazione dei conti disastrosa com’è accaduto prima per AMT e Fiera di Genova e adesso per le Farmacie Comunali.  Campora (Pdl) ha infatti chiesto alla Giunta di non procedere solo interventi spot, ma di presentare un riassetto organizzativo generale delle partecipate.

     

     

    A rimetterci saranno – questa volta senza retorica – proprio i cittadini dei quartieri più disagiati, visto che le tre farmacie in vendita sanno quelle di Coronata, Biscione e Begato. In questo modo viene intaccata profondamente la loro funzione di presidio sociale sul territorio.

     

     

    Questa mattina alle 9:30 è iniziata la seconda seduta della due giorni di Consiglio prenatalizia. I consiglieri stanno affrontando temi delicati come l’ex ospedale Martinez e il Terzo Valico.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]