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  • Sant’Ilario e il progetto della strada: braccio di ferro fra Comune e Istituto Marsano

    Sant’Ilario e il progetto della strada: braccio di ferro fra Comune e Istituto Marsano

    Sant'Ilario a GenovaSiamo negli anni 80, un gruppo di coltivatori e floricoltori di Sant’Ilario (48 coltivatori diretti e 40 coltivatori part time), assistiti dal Consorzio Agricolo Zona 1 di Genova, chiedono il miglioramento della viabilità con una lettera alle istituzioni in cui propongono di rendere agibili con mezzi agricoli gli itinerari segnati, migliorando l’accesso ai terreni situati in scomode posizioni, a malapena accessibili pedonalmente e con faticosi trasporti a spalle di materiali e concimi. “Gli itinerari stessi aiuterebbero gli agricoltori a salvaguardare il patrimonio di muri a secco e fasce olivicole…”, scrissero.

    L’anno successivo arriva il primo progetto firmato da ingegneri associati, una strada che ripercorre il tracciato delle mulattiere esistenti, come Via della Fossa dei Carboni, Via dei Tasso, Via superiore dei Penchi, Via Ravano, Via Poggetto di Sopra, Via della Serra di Musanega, Via Poggetto, Via Pianello, Via dei Gerolami, Via Lastrego. L’Istituto Marsano diede parere favorevole in merito alla cessione di piccole aree ai confini delle proprietà dell’Istituto per consentire l’attuazione del progetto.

    Non se ne fece nulla e nel 1993 viene presentato un secondo progetto, di poco diverso dal primo. All’Istituto giunge nuovamente una richiesta per la cessione di alcune aree e l’Istituto rinnova la sua disponibilità. Ma anche in questo caso il progetto non viene preso in considerazione dall’Amministrazione pubblica.

    Dopo anni di buio (un pallido progetto venne discusso nel 1995 durante l’amministrazione Sansa per la realizzazione di impianti meccanici di risalita, poi immediatamente abbandonato) nel 2008 l’Amministrazione Vincenzi torna alla carica sulla strada di Sant’Ilario e lo fa proponendo un progetto diverso dai precedenti, un progetto che, questa volta, trova l’opposizione decisa dell’Istituto Marsano.

    Allo stato attuale via alla Scuola di Agricoltura termina al cospetto dell’ingresso dell’Istituto Marsano, un cancello che inibisce l’accesso alle auto, esclusi alcuni abitanti della zona, ovvero quelle persone che hanno in affitto dalla scuola stessa un posto auto nel terreno di proprietà dell’Istituto all’interno di un campo sportivo.

    Il progetto, che tanto sta facendo discutere e che ha diviso gli abitanti dell’area collinare di Sant’Ilario fra oppositori e sostenitori, prevede la costruzione di una strada che attraverserebbe il piazzale antistante la scuola e, nel punto in cui l’attuale tracciato scende sino al campo sportivo, proseguirebbe in direzione  est sino al civico 12 di via del Pianello e poco oltre a ridosso del confine con il Comune di Bogliasco. Per una lunghezza totale di 445 metri e un costo che si aggirerebbe intorno al milione e mezzo. Si tratterebbe di una strada vicinale ad accesso controllato dalla scuola, nulla di diverso in questo senso rispetto ad ora.

    Quello che l’Istituto Agrario contesta, invece, è la scelta di sacrificare un’area del podere Castigliolo danneggiando una realtà rurale di rilievo. Nel giugno 2008 l’Istituto aveva promosso un appello sottoscritto da diverse famiglie: «contro il progetto per la costruzione di una nuova strada che taglierà in due il piazzale della scuola e che prevede l’abbattimento delle serre didattiche nonché la realizzazione di muri e terrapieni che distruggeranno l’attuale assetto architettonico della scuola stessa».

    Il Consiglio d’Istituto aveva anche proposto un progetto alternativo rinnovando la disponibilità a cedere quelle piccole superfici di terreno di cui si era discusso negli anni 80 e 90, un tracciato che ha come obiettivo quello di ampliare i percorsi già esistenti seguendo le curve di livello, una strada che da San Rocco giunge sino al confine con il Comune di Bogliasco (quindi in grado finalmente di servire tutto l’abitato collinare di Sant’Ilario), 1700 metri di lunghezza con i costi che però lieviterebbero sino a otto milioni e mezzo di euro.

    Il Comune ha bocciato la proposta della scuola contestandone i costi troppo elevati, la scuola non ha intenzione di fare marcia indietro e i cittadini si dividono un po’ da una parte e un po’ dall’altra. Il risultato è che i mezzi di soccorso non sono in grado di raggiungere le case dell’abitato di Sant’Ilario, le sue antichissime creuze sono troppo strette e i disagi permangono.

    In questa aggrovigliata vicenda è importante anche il ruolo giocato dalla Soprintendenza. Il Comune ci fa sapere che il progetto ha ottenuto parere positivo a condizione che vengano inseriti impianti di risalita a cremagliera rendendo così l’opera fruibile da più persone. Eh si perché, questo va detto, il tracciato così come è nel progetto del Comune potrebbe migliorare le condizioni di vita di pochi, non certo migliorerebbe la situazione della maggioranza delle abitazioni che rimarrebbero ben distanti dalla strada.

     

    Gabriele Serpe

  • Violenza sulle donne: il centro di via Mascherona resta aperto

    Violenza sulle donne: il centro di via Mascherona resta aperto

    Salita MascheronaI dati che riguardano la violenza sulle donne sono decisamente preoccupanti: secondo i dati diffusi dalla Provincia di Genova, negli ultimi tre anni sono 770 le donne che si sono rivolte ai Centri Antiviolenza, e di queste 440 casi sono stati presi a carico all’interno delle strutture gestite dai Centri stessi.

    Un dato che si accompagna alla mancanza di fondi per portare avanti nel lungo periodo le attività di questi luoghi, che fanno il possibile per fornire aiuto alle donne vittime di violenza (a partire dal numero verde nazionale 1552). Con i finanziamenti raccolti fino a oggi tramite aperitivi ed eventi culturali, che hanno raccolto la cifra complessiva di circa 11.000 €, il Centro Antiviolenza Mascherona potrà garantire l’apertura ancora per tutto il 2012.

    Il futuro resta un enigma: per questa ragione si è già pensato a un primo appuntamento di sensibilizzazione, in programma sabato 3 marzo. A partire dalle 15, presso Palazzo Doria Spinola in largo Lanfranco, è previsto un incontro sul tema Lotta alle discriminazioni nei confronti delle donne e violenza di genere.

    Marta Traverso

  • Servizio civile verso lo stop definitivo: nessun progetto nel 2013

    Servizio civile verso lo stop definitivo: nessun progetto nel 2013

    «L’esigua disponibilità di fondi assegnati al servizio civile, notevolmente ridotti dalle manovre finanziarie degli ultimi anni, non permetterà, se non ci saranno nuove risorse, la partenza dei volontari nel corso del 2013». Con queste parole il Ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione Andrea Riccardi – che ha la delega per quanto riguarda il servizio civile – nel corso di un’interrogazione parlamentare alla Camera ha sciolto ogni dubbio circa la difficile situazione in cui si trovano gli enti e i ragazzi che ogni anno beneficiano di questa opportunità.

    La dichiarazione arriva al termine di un periodo molto complesso, che ha portato alla messa a rischio anche per i progetti già in fase di avvio: da un lato la mancanza di fondi sufficienti per retribuire tutti i volontari, dall’altro una sentenza che impone l’apertura del bando anche agli stranieri, hanno portato a un blocco dell’avvio in servizio dei volontari e a partenze che saranno scaglionate per tutto il 2012.

    A oggi molti enti e molti ragazzi sanno che i progetti partiranno entro la fine del 2012, ma senza alcuna certezza precisa sulla data. Al momento il sito ufficiale dell’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile pubblica di mese in mese l’elenco degli enti che possono avviare i progetti.

    Marta Traverso

  • Sottopasso Cadorna: entro l’estate al via i lavori di messa in sicurezza

    Sottopasso Cadorna: entro l’estate al via i lavori di messa in sicurezza

    Sottopasso Cadorna a GenovaBuone notizie per il sottopasso Cadorna, devastato dalla recente alluvione del 4 novembre: secondo un accordo che si sta definendo in questi giorni, tra il Comune e gli affittuari dei locali commerciali esistenti prima del tragico evento, entro tre mesi dovrebbero incominciare i lavori di bonifica dell’area e di messa in sicurezza per eventuali futuri allagamenti.

    Secondo il progetto la prevenzione dovrebbe essere assicurata dal rialzo dell’accesso di 40 cm e da una perimetrazione del tunnel che funga da barriera contro l’acqua. A questi vanno aggiunti il puntellamento dei soffitti pericolanti nonché il rifacimento di muri e pavimenti. Lavori estremamente costosi che avevano indirizzato il Comune al solo ripristino del passaggio pedonale.

    <<Non si possono buttare via 40 anni di lavoro>>, afferma Mauro Brancaleoni, proprietario di Europarfums e promotore del comitato negozianti, che si sono opposti fermamente a questa risoluzione. L’attuale, provvisoria ricollocazione degli esercizi commerciali nella struttura a fianco di viale Caviglia, pur avendoli salvati da un fallimento certo, non ha aiutato il fatturato che è sceso di un 50-60%. La conciliazione si è raggiunta grazie ad una riduzione del canone di locazione da parte del Comune e alla promessa che un eventuale risparmio sul budget di spesa sarà devoluto agli affittuari per sostenerli nel ripristino interno dei negozi.

    Restano a carico dei conduttori, invece, oltre che alla rinuncia di un concreto indennizzo per i danni subiti, due pesanti clausole: manlevare il Comune da qualsiasi responsabilità in caso che la nefasta circostanza si ripeta e la chiusura immediata degli esercizi in presenza di un’allerta meteo. Condizioni sottoscritte dai commercianti in cambio della certezza di poter riprendere l’attività che non sarà esente da problemi, il primo dei quali è trovare un minimo di tutela attraverso un’assicurazione, data la defezione delle precedenti compagnie e il gentile rifiuto di quelle interpellate.

    Meno felice è la dichiarazione di “impotenza”, annunciata dalle autorità preposte, per quel che riguarda i giardini di Brignole. Non verranno allestiti i pannelli lungo via Fiume per salvaguardare i giardini e né questi si trasformeranno in un parco chiuso: i conti del Comune, sprofondati in un allarmante rosso, non permettono la realizzazione del progetto. Qualche miglioria è stata, in verità, già apportata con il rifacimento della pavimentazione dei percorsi pedonali, con la collocazione di nuovi punti luce, con il ripristino delle panchine, con la recinzione delle fontane e il rinverdimento dei giardini.

    Ma il degrado perdura, microcriminalità, spazzatura e atti vandalici sono all’ordine del giorno. Nonostante siano state messe in funzione telecamere di sorveglianza, le fontane continuano ad essere usate come cestini della spazzatura o sfregiate da ogni tipo di graffito; avanzi di cibo abbandonati, lattine, bottiglie, sacchetti di plastica uniti ai bisogni fisiologici espletati sui prati da questi poco graditi abitanti del luogo, richiamano frotte di ratti che lasciano gli oscuri meandri delle fogne per unirsi al banchetto.

    Per completare questo poco edificante panorama della nostra città ricordiamo i costanti furti a cui sono sottoposti i gazebi dei commercianti del sottopasso che, già danneggiati dall’alluvione, devono fare i conti anche con questa realtà. Il Comune dichiara che sta facendo il possibile sia in termini di un’assidua pulizia sia facendo pattugliare la zona da vigili ed altre forze pubbliche ma, se permane tale situazione, c’è da chiedersi che cosa non funzioni.

     

    Adriana Morando

  • Chiusura del Tribunale di Chiavari: un edificio da 13,5 mln ancora da ultimare

    Chiusura del Tribunale di Chiavari: un edificio da 13,5 mln ancora da ultimare

    Tribunale di Chiavari, il nuovo edificio
    Il nuovo "Tribunale del Tigullio", rimarrà abbandonato?

    Storie di ordinario spreco: il quasi neo-nato tribunale di Chiavari non ha ancora visto la luce ed è destinato già a morire. Come tante opere pubbliche costate miliardi e poi abbandonate per non utilizzo, perché non portate a termine, perché in realtà inutili o perché, come in questo caso, fermate da una legge, anche il nuovo palazzo di giustizia, sorto nella cittadina rivierasca e costato la bellezza di 13, 5 milioni di euro, rischia di non essere mai messo in funzione per la restrizione imposta, in nome di un contenimento della spesa pubblica, dalla revisione sulle circoscrizioni dei Tribunali.

    Per evitarne la soppressione e il conseguente accorpamento al Tribunale di Genova, basterebbe aumentare il comprensorio dai limiti attuali (150 mila cittadini) a 180 mila, cosa fattibile con l’incremento dei comuni inclusi nel distretto di competenza. Il Comitato “Salva il tuo tribunale“, promosso da Gabriele Trossarello, avvocato, sindaco di Moconesi, ha raccolto in un giorno più di 4000 firme…

    La politica di rigore non può essere cieca davanti a un edificio che rischia di marcire nel degrado più bieco, come avviene per miriadi di opere pubbliche di cui ci rendicontano, giornalmente, i media (esempio per tutti i faraonici lavori per i mondiali di nuoto del 2009, opere non terminate e piscine ridotte a maleodoranti acque stagnanti) né si può pensare al recupero dell’area con una demolizione che aggiungerebbe danno alla beffa. Nelle prossime settimane si svolgeranno incontri pubblici in tutte le principali località del Tigullio organizzati dal comitato che si sta battendo per sensibilizzare la cittadinanza e la politica locale sul rischio che “le nostre amate valli diventino periferie senza servizi di Genova o di La Spezia”.

    Non solo: in termini logistici il Tribunale di Genova riuscirebbe a gestire anche l’utenza del Tribunale di Chiavari? Dalle nostre parti i tempi di espletazione delle pratiche, incommensurabili, sono ben noti a chi ha avuto la disavventura di averne bisogno.

    La nostra sede è ubicata sì in zona centrale, ma senza strutture atte ad accogliere visitatori in auto o mezzi pubblici che transitino nella via, per non parlare di scale e scaloni, di ascensori latitanti, di corridoi degni del labirinto di Cnosso che brillano per la mancanza di indicazioni. Aulette soffocanti che fanno concorrenza al ripostiglio delle scope e scartoffie polverose, talora alla portata di tutti, discreti e indiscreti.

    Ma il dato più sconfortante è che si vuole sopprimere una realtà, l’attuale vecchio Tribunale di Chiavari, che è tra i primi dieci in Italia per tempi di risoluzione delle cause.  Poco conto si tiene, infine, ma questo fa parte dei “soliti” sacrifici che si chiede alla “solita” gente, del disagio che la soppressione del tribunale comporterebbe in termini di spesa e di tempo per eventuali spostamenti degli utenti rivieraschi verso la nostra città.

    Poiché non è pensabile una mancanza di capacità di tutte (o quasi) le persone che ci rappresentato, in uno sforzo di fiducia, si deve pensare che siano talmente avulse dalla realtà della vita dei più, da non rendersi conto che certi “buoni propositi” di riduzione delle spese si trasformano, di fatto, in inauditi disagi.

     Adriana Morando

  • Automobili a Genova: da Mercurio a Smart City

    Automobili a Genova: da Mercurio a Smart City

    ztlIL PRECEDENTE

    Febbraio 2011: il varo della nuova zona a traffico limitato per il centro storico e altre zone di Genova sancisce ufficialmente il fallimento del Progetto Mercurio. La Giunta comunale ha approvato il nuovo regolamento giovedì 17, mentre venerdì 18 è avvenuta la presentazione a Genova Parcheggi.

    Cosa prevede il nuovo progetto rivolto a chi vuole spostarsi in auto o moto a Genova, molto caro soprattutto agli esercenti commerciali e ai loro fornitori, che hanno un’esigenza fondamentale nella garanzia di portare le merci più vicino possibile al negozio?

    Queste le linee guida fondamentali, in vigore dal 1 marzo 2011: fino alla fine del 2011 i mezzi Euro 3 e superiori vengono “premiati” con abbonamenti simbolici che garantiscono l’accesso alla Ztl, mentre da Euro 2 in giù si pagherà il doppio della normale tariffa. Da inizio 2012 nessun veicolo Euro 2 o inferiore potrà entrare nella Ztl. Questo per favorire il passaggio di Genova agli altari delle Smart City, ovvero una pubblica amministrazione orientata alle emissioni zero e al rispetto dell’ambiente.

    L’accesso per residenti e persone collegate alle attività commerciali (esercenti, fornitori, tecnici, addetti alle pulizie ecc) potrà avvenire al costo simbolico di 27 euro annui, con un aumento delle fasce orarie per la consegna delle merci, uno dei punti più criticati del precedente progetto Mercurio.

    IL PRESENTE

    Febbraio 2012: è passato un anno dal varo della nuova Ztl. Genova Parcheggi continua a gestire tutte le aree di traffico e sosta limitata in città e i relativi pagamenti, attraverso il progetto Blu Area.

    Le Ztl attualmente attive a Genova sono sei: centro storico, Vernazzola, Molo, San Vincenzo, Boccadasse e Nervi. Come preannunciato al momento del varo delle nuove aree, sul sito di Blu Area è specificato che “Requisito essenzilale per l’accreditamento omologazione omologato “Euro 3” o superiore“. Questo significa che nessun veicolo al di sotto di questa categoria ha la possibilità di accedere a queste zone.

    Le tariffe sono le medesime del progetto iniziale, mantenendo dunque l’abbonamento simbolico a 27 € per residenti ed esercenti.

    Sul fronte delle zone a sosta limitata la partita invece si gioca su un terreno molto più minato. Nulla di fatto per l’estensione delle Blu Area nei quartieri di Marassi, Albaro e San Fruttuoso: alcuni giorni fa il Tar di Genova ha definito illegittima l’imposizione di parcheggi a pagamento in questi quartieri della città.

    Marta Traverso

  • Canone Rai 2012: la tariffa è aumentata, si potrebbe risparmiare?

    Canone Rai 2012: la tariffa è aumentata, si potrebbe risparmiare?

    Rai cavallinoAlzi la mano chi paga il canone Rai. La tassa più odiata dagli italiani, il cui pagamento scadeva ieri e che secondo le statistiche è evasa da oltre metà della popolazione, è aumentata nel 2012 a 112 Euro: una cifra che fa storcere il naso a chiunque, in particolare a noi genovesi così attaccati al vile denaro.

    In epoca di crisi economica, di spread, di recessione e di tagli, non esiste un modo per abbassare questa spesa e invogliare così i cittadini a contribuire al mantenimento della tv di Stato?

    A quanto pare sì, come si scopre da un’inchiesta pubblicata alcuni giorni fa su Il Fatto quotidiano. Basterebbe che la Rai risparmiasse due voci di spesa che incidono non poco sul contributo finale:

    1) le spese postali. Nell’era della digitalizzazione della pubblica amministrazione e dell’abolizione massiccia delle pratiche su carta, l’invio a casa dei bollettini per il pagamento del canone costa a Viale Mazzini 2,8 milioni di Euro.

    2) gli spot pubblicitari. La Rai ha una divisione interna delegata al realizzare gli spot istituzionali, composta da una ventina di persone fra dipendenti a tempo indeterminato e con contratti a termine (i quali percepiscono comunque lo stipendio, anche quando il lavoro che dovrebbero in teoria svolgere è affidato a esterni). Nonostante ciò, la campagna pubblicitaria che nelle ultime settimane ha martellato in televisione è stata realizzata da una ditta esterna (McCann Eriksson) al costo di 300 mila Euro.

    Uno scandalo nello scandalo, se pensiamo che – a prescindere dalla sua entità – non pochi italiani si battono da tempo per l’abolizione totale del canone. Nei giorni scorsi un gruppo di eurodeputati della Lega Nord ha rilanciato la proposta, ventilando la possibilità di proporre al Parlamento Europeo una petizione a livello comunitario per sostenere questa causa.  La raccolta firme partirà da oggi sul sito web dell’eurodeputata Mara Bizzotto e in gazebo che saranno prossimamente allestiti dal Clirt, il comitato che da tempo si batte per una tv libera e senza canone.

    Marta Traverso

  • Accademia di Belle Arti: no alla chiusura, i genovesi si ribellano

    Accademia di Belle Arti: no alla chiusura, i genovesi si ribellano

    Piazza de Ferrari accademia di belle artiGenova non ci sta. Un comitato di sessanta cittadini si mobilita contro la possibile chiusura dell’Accademia Ligustica di Belle Arti e del suo annesso museo.

    Era Superba ha recentemente intervistato il Direttore Giulio Sommariva, il quale ha confermato che per risanare il bilancio dell’istituto è stata decisa la vendita di trenta dipinti alla Fondazione Carige: una trattativa che dovrà concludersi in tempi brevi, dato che da marzo in poi non si assicura di poter pagare gli stipendi ai dipendenti dell’Accademia.

    Per evitare che il patrimonio del museo venga compromesso, sessanta genovesi – tra intellettuali, professionisti, docenti universitari e amanti dell’arte – hanno sottoscritto un appello affinché le istituzioni pongano la dovuta attenzione alle sorti dell’Accademia e del Museo. Una delle proposte di questo comitato è lanciare una sottoscrizione collettiva da parte di banche e aziende genovesi, perché contribuiscano a risolvere i problemi di bilancio di uno dei più importanti poli culturali della città.

    Marta Traverso

     

    INTERVISTA A  GIULIO SOMMARIVA, DIRETTORE DELL’ACCADEMIA

    Video di Daniele Orlandi

     

  • Servizio civile: stop alla sentenza, i volontari possono partire

    Servizio civile: stop alla sentenza, i volontari possono partire

    Il Servizio Civile in LiguriaUn primo sospiro di sollievo per tutti i ragazzi e le ragazze che sono stati selezionati nei vari progetti di servizio civile in Italia. La Corte d’Appello di Milano ha infatti ordinato la sospensione della sentenza che, a seguito del ricorso vinto da un ragazzo pachistano, imponeva di annullare l’ultimo bando per consentire l’accesso anche ai non cittadini italiani. Dal prossimo bando la legge andrà modificata, ma nessun effetto sarà avvertito nel bando già concluso e i cui volontari stanno aspettando di conoscere la loro sorte.

    Come si legge sul sito ufficiale dell’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile, una prima tranche di volontari potrà iniziare il proprio anno di attività: per la precisione quelli il cui avvio in servizio era previsto per il 1 febbraio 2012.

    Resta naturalmente il problema dei fondi, che prima ancora della sentenza ha portato a dover scaglionare per tutto il 2012 le partenze dei volontari. Una questione molto complessa, che non fa ben sperare sulle sorti future di una realtà preziosa come il servizio civile.

    Marta Traverso

  • San Martino e Istituto Tumori: la fusione porterà benefici?

    San Martino e Istituto Tumori: la fusione porterà benefici?

    ist san martinoIL PRECEDENTE

    28 gennaio 2011: la Regione Liguria licenzia il disegno di legge che porta uno dei più cruciali e contestati riassetti del sistema sanitario nel capoluogo, la fusione tra Ist e San Martino. Ospedale, cliniche universitarie e istituto di ricerca verranno fusi nel Centro Oncologico Ligure, che si occuperà a livello regionale di emato-oncologia, con l’obiettivo di triplicare rispetto al passato i posti letto e l’attività di ricerca.

    Una fusione ritenuta preoccupante per i molti precari degli ospedali liguri, ai quali l’Assessore Regionale alla Sanità Claudio Montaldo ha promesso «passi avanti nel piano di stabilizzazione».

    IL PRESENTE
    Gennaio 2012: la fusione tra i due centri è diventata effettiva il 2 settembre 2011. Un mese dopo sono scattati i primi licenziamenti: dieci infermieri e cinque tecnici di radiologia – tutti assunti con contratto interinale – sono rimasti senza lavoro all’inizio di ottobre, uno spettro licenziamenti che coinvolge altri precari del settore, come sempre avviene in ogni “riorganizzazione dell’assetto aziendale”. Negli ultimi giorni si è parlato di un ulteriore taglio che potrebbe coinvolgere 20 ricercatori.

    La riorganizzazione del sistema sanitario genovese sta coinvolgendo altri istituti, dalla chiusura del poliambulatorio del Pammatone alle proteste dei precari del Gaslini, e coinvolge al tempo stesso anche alcune ditte che tramite appalto forniscono servizi esterni agli ospedali (mensa, pulizie…).

    Nel frattempo è stata annunciata una riorganizzazione dei padiglioni dell’ospedale, che secondo quanto comunicato dal Direttore Generale Mauro Barabino comporterà un finanziamento di almeno 25 milioni di Euro, se approvato dal Ministero per la Salute.

    Marta Traverso

  • Servizio civile: ricorso del governo per non invalidare il bando

    Servizio civile: ricorso del governo per non invalidare il bando

    Riassunto delle puntate precedenti: la carenza di fondi destinati al servizio civile ha di fatto sospeso l’avvio dei progetti approvati con l’ultimo bando, e reso molto incerto per i ragazzi già selezionati l’inizio effettivo della loro esperienza. In contemporanea, il Tribunale di Milano ha dato ragione a un ragazzo di origine pachistana, che ha fatto ricorso perché il bando è aperto solo a cittadini italiani.

    Tutto questo ha reso molto nebuloso il futuro dei ragazzi che aspettano di conoscere la loro sorte. A questo proposito, nelle scorse ore è stato annunciato che il governo farà ricorso contro la sentenza, per evitare che il bando sia invalidato.

    Il Ministro per la cooperazione e l’integrazione Andrea Riccardi, che ha la delega in materia di Servizio Civile, spiega che è necessario “evitare che siano annullate le partenze di 18 mila giovani previste per il 2012. Il governo non è contrario alla possibilità di far svolgere anche ai cittadini stranieri il servizio civile. Ma oggi questa possibilità è esclusa dalla legge vigente. Su questo si sta facendo una riflessione.

    Così ha commentato Sandra Bettio, membro di CLESC (Conferenza Ligure degli Enti di Servizio Civile) e delegata ARCI al servizio civile: “Non sappiamo a oggi se questa sentenza inciderà su avvii servizio o se addirittura rimetterà in discussione il bando stesso. Non mi risulta comunque che ad oggi in Liguria siano stati avviati progetti. Non si sanno ancora ad oggi gli indirizzi del governo, la data di avvio dei giovani, nè la data di deposito dei nuovi progetti“.

    Marta Traverso

  • Sanremo: la casa di riposo dove picchiavano gli anziani

    Sanremo: la casa di riposo dove picchiavano gli anziani

    Una vita che nasce, cresce e poi invecchia: queste sono le tappe del ciclo biologico di un essere vivente. In questo percorso si individuano fasce di età più fragili che sono quelle dell’infanzia e della vecchiaia, fasce che sono spesso oggetto, proprio per la loro incapacità a difendersi, dei soprusi più vili. Purtroppo, la cronaca registra l’ennesimo episodio di violenze reiterate, in una casa di degenza per anziani di Sanremo, che nulla ha da invidiare ad un vero girone dell’inferno dantesco. “Borea”, questo è il nome della struttura, “Acheronte” l’operazione della Guardia di Finanza e dei Carabinieri Nas di Genova che ha posto fine a questo orrore arrestandone gli artefici, “Airone” la cooperativa che forniva questo “qualificato” personale per i 42 ospiti non autosufficienti. Questo è il quadro della triste vicenda, la cui cornice è completata dai 6 “aguzzini” che, scorci di video registrati durante l’indagine, mostrano in tutta la loro crudeltà ed efferatezza.

    Le denunce dei parenti, insospettiti da ecchimosi riscontrate sul volto e sul corpo dei loro cari, hanno fatto scattare gli accertamenti , circa sei mesi fa, da cui è emerso, con documentazioni inconfutabili, come gli anziani, specie quelli con più gravi problemi cognoscitivi, venissero legati, picchiati con schiaffi e gomitate, sbatacchiati sui letti, spintonati, presi per i capelli, e chi più ne ha più ne metta. L’abominia risulta ancora più inaccettabile perché, come si evince facilmente dalle immagini, queste sevizie venivano comminate senza un’apparente motivo ma per puro sadismo.

    Un esempio per tutti: uno squallido corridoio, un’anziana legata su una sedia rotelle, passa un ”operatore sanitario” e… scatta, improvvisa, una gomitata. Nessuna giustificazione per questi mostri capitanati da Rosalba Nasi, responsabile della struttura agli arresti domiciliari, 58 anni, originaria di Mondovì ma abitante a Sanremo, moglie del senatore Gabriele Boscetto del Pdl che, pur non partecipando direttamente allo scempio, ne sarebbe stato a conoscenza e non avrebbe fatto nulla per impedirli.

    Per completate questo triste panorama, oltre a condizioni igieniche fatiscenti, ci sarebbero anche due morti sospette risalenti ad alcuni anni fa: un’anziana ricoverata all’ospedale per una profonda ferita lacero-contusa dovuta a un piatto calato “inspiegabilmente” sulla sua testa, poi morta per un ictus il mese successivo, e un secondo decesso imputabile ad un’eccessiva dose di tranquillanti.

    La struttura non è stata chiusa per non arrecare ulteriore danno ai pazienti ma la Asl ha provveduto ad inviare 4 medici al fine di verificare lo stato dei degenti, mentre i Nas hanno il compito di fotografare lo stato della struttura sia in termini di idoneità ambientale sia in termini di presidi sanitari adeguati, non ultimo la presenza di alimenti o farmaci scaduti. Il sindacato generale dei pensionati (Spi) aderente alla Cgil, interpretando il sentimento unanime, ha sentenziato ”nessuna pietà”, perché nessuna pietà può essere invocata davanti a tanta ferocia. Dallo stesso Spi parte una proposta condivisibile: l’apertura 24 ore su 24, a visitatori e familiari, di questi centri, per poter espletare una vigilanza costante, primo deterrente contro comportamenti aberranti. Sarebbe consigliabile, anche, a mio parere, una selezione più accurata del personale oltre a “responsabili” con tanto di abilitata qualifica, tra le quali , non pare, si configuri quella di “moglie di senatore”.

    Adriana Morando

  • Tagli all’editoria: in crisi la rivista “Il Mucchio Selvaggio”

    Tagli all’editoria: in crisi la rivista “Il Mucchio Selvaggio”

    mucchio selvaggioBrutto inizio d’anno per l’editoria indipendente: il 2012 si era aperto con lo stop alla pubblicazione su carta del quotidiano di sinistra Liberazione, ma sono davvero molte le testate che rischiano di veder chiudere i battenti a causa della sforbiciata ai finanziamenti governativi.

    Un altro esempio è Il Mucchio Selvaggio, storica rivista musicale nata 34 anni fa e che ha calcolato di avere ancora sei mesi di vita prima di dover interrompere la pubblicazione. Una crisi che lo staff sta cercando di risolvere con un appello via web ai lettori, che recita così: “Il 15 percento in meno tolto retroattivamente sui contributi statali per l’editoria relativi al 2010 e ulteriori preannunciati tagli del 50 percento su quelli del 2011. Nonostante le vendite positive degli ultimi tempi in trenta giorni o poco più dobbiamo trovare un modo per continuare a esistere. La soluzione, in verità, è una: abbiamo bisogno di voi, abbiamo bisogno che duemila di voi si abbonino. Ora e subito. (…) Basta cambiare un’abitudine per salvare questo giornale. O regalate un abbonamento a un vostro amico, o sottoscrivete un’offerta simbolica per sostenerci“.

    Duemila nuovi abbonati entro fine gennaio: questo il calcolo perché la rivista torni in edicola a partire dal numero di marzo e non sia costretta a chiudere definitivamente i battenti. Un piccolo investimento, un regalo, una donazione: in tempi come questi, in cui tutti (o quasi, ops) dobbiamo stringere la cinghia, cifre come questa non sono mai spese male.

    Marta Traverso

  • La Moschea al Lagaccio e il referendum della Lega Nord

    La Moschea al Lagaccio e il referendum della Lega Nord

    genova moscheaIL PRECEDENTE

    23 gennaio 2010: nel quartiere genovese del Lagaccio si vota il referendum promosso dalla Lega Nord per far sentire la voce degli abitanti in merito al da lungo dibattuto progetto di costruzione di una moschea.

    La consultazione ha avuto un numero complessivo di 5.287 votanti nei quartieri di Oregina, Lagaccio, San Teodoro, San Nicola, Granarolo e Dinegro, suddivisi tra 5.228 no, 49 sì e 10 schede nulle.

    Nelle stesse ore in cui i dieci gazebo venivano allestiti, manifestanti favorevoli alla moschea hanno distribuito ai cittadini volantini contenenti questo appello: «Cittadini, non fatevi usare a fini elettorali. Difendiamo gli articoli 8 e 21 della Costituzione sulla libertà di culto, contro le miserabili strumentalizzazioni politiche costruite su malafede e disinformazione. Via Venezia ha ospitato per molti anni un luogo di preghiera musulmano, oggi in via Sasso, senza che questo abbia causato il ben che minimo problema al quartiere. Nel nostro territorio vi sono chiesa cattolica, chiesa evangelica e un tempio buddista da 800 posti».

    IL PRESENTE

    10 gennaio 2012: dopo una seduta di Giunta Comunale dai toni molto accesi, è stata bocciata la mozione della Lega Nord contro la moschea con 28 no, 14 sì e 1 astenuto, dando formalmente il via libera alla costruzione. L’iter è ora passato di mano al Consiglio Comunale, e la Sindaco Marta Vincenzi ha promesso che la questione si sbloccherà definitivamente entro la fine del suo mandato.

    Le imminenti primarie del Pd – che decideranno chi sarà il (o la, più probabilmente) candidato ufficiale alle prossime elezioni Comunali, e l’elezione del nuovo Sindaco previste per maggio, mettono in luce come i tempi per mantenere la promessa siano sempre più stretti.

    Il dibattito sulla moschea si protrae da alcuni anni, le voci a favore sono rimaste a favore e quelle contro restano contro. Se mettere d’accordo i contendenti è impossibile, i molti musulmani praticanti genovesi continuano a non avere un luogo ufficiale in cui vivere la loro fede. Questa l’opinione in merito dello scrittore franco-marocchino Tahar Ben Jelloun, ospite sabato scorso in una conferenza a Palazzo Ducale: “La moschea va fatta, ed è legale, è giusto averne solo una. Vanno chiuse quelle nei garage e nei magazzini, quelle su cui non c’è controllo: perché è da queste realtà che passa il fondamentalismo. Non ha quindi alcun senso opporsi alla costruzione di un’unica, grande moschea, con tutte le regole“.

    Marta Traverso

  • Arte contemporanea: Napoli e Palermo perdono i loro musei

    Arte contemporanea: Napoli e Palermo perdono i loro musei

    pittoreE poi c’è chi dice che con la cultura e l’arte non si mangia. A Napoli e a Palermo molte famiglie si sfamavano, pagavano affitto e bollette, vivevano grazie all’arte contemporanea: sono i dipendenti (rispettivamente) del Museo Madre e di Palazzo Riso, due poli culturali interamente dedicati all’arte contemporanea.

    In pochi giorni si è annunciata la chiusura di entrambi. Prima è toccato a Palazzo Riso, chiuso al pubblico da ormai una settimana: il museo si trova in una delle vie centrali del capoluogo siciliano, e nonostante l’alto numero di visitatori (circa 100.000 nel solo 2009), l’apertura a molti artisti emergenti e il prestigio sul piano internazionale, potrebbe chiudere i battenti a causa di presunte manovre politiche sulla nomina del nuovo direttore.

    Nei giorni scorsi si è invece annunciata la possibile chiusura del Madre, aperto sei anni fa e con trenta dipendenti, che per la mancanza di fondi rischia di veder tramontare le sue attività.

    Anche a Genova c’è un museo dell’arte contemporanea in una situazione difficile: Villa Croce è da un anno senza curatore, figura indispensabile per coordinare tutte le attività. Nonostante questo, nel 2011 sono state allestite sette mostre con un elevato numero di visitatori.

    Marta Traverso