Tag: disagi

  • La Costa Concordia e la storia della gente comune

    La Costa Concordia e la storia della gente comune

    Naufragio Costa ConcordiaUn gigante del mare  mostra il fianco, lacerato da una ferita di 80 m, a pochi passi dall’isola del Giglio: in uno scenario evocatore di vacanze, di natura incontaminata, di pace e relax si è scatenato un inferno dantesco che i protagonisti porteranno scolpito nei loro occhi per l’intera vita.

    La cruda cronaca ci parla del naufragio della Costa Concordia con una molteplicità di immagini che ben documentano la tragedia, così come ci aggiornano, in tempo reale, sulle cause o sulle responsabilità di un fatto che ha pochi precedenti se non ritornando, molto indietro nel tempo, al Titanic, all’Andrea Doria o al Moby Prince.

    Io vorrei, però, focalizzare l’attenzione su quei piccoli o grandi gesti eroici che passano sotto silenzio o sulla solidarietà che la gente comune sa far propria in caso di ingenti calamità.

    Si potrebbe incominciare da un anonimo Claudio che una superstite ha pubblicamente ringraziato per l’aiuto portato, ai più fragili, nei momenti drammatici dell’evacuazione o di quel volto apparso per pochi minuti in Tv di un certo Omar Brolli, studente di Misano Adriatico,  che, a rischio della sua incolumità, ha  contribuito alla salvezza di persone “intrappolate” in sedie a rotelle da una diversa abilità motoria.

    Vorrei parlare di quel popolo instancabile di soccorritori, appartenenti alle più disparate categorie, che continuano, con il loro ininterrotto lavoro, a compiere miracoli insperabili come il ritrovamento e la liberazione, dopo due giorni, di passeggeri bloccati nelle loro cabine, compiendo quel prodigio che, tanto invocato, i malcapitati prigionieri disperavano si potesse realizzare.

    Soprattutto vorrei  soffermarmi su quella stirpe italiana di “navigatori ed eroi” che non ha esitato un solo attimo a mettere in mare ogni tipo di “risorsa” galleggiante per recuperare coloro che, per disavventura o per panico, era finito nelle gelide acque del mare.

    Che dire, poi, degli abitanti del Giglio che hanno aperto le loro dimore, umili o signorili, a una folla di più di 4000 persone per rifocillarle, scaldarle, vestirle ma, principalmente, per  rincuorarle e sostenerle in un momento tanto terribile.

    E’ la stessa folla dai connotati indistinti che si è mossa verso l’Aquila sepolta dalle macerie del terremoto, quella che ha scavato nel fango della recente alluvione  ligure, quella che interviene, senza essere evocata, quando è necessaria la solidarietà.

    In questa società che ci brutalizza, quotidianamente, con fatti di cronaca agghiaccianti che non risparmiano neppure i bambini, in una società abbruttita dal potere economico ed in balia dei giochi di “palazzo”, sapere che esistono ancora sentimenti di totale altruismo è un buon viatico per l’umanità.

    Per dare l’idea dello sforzo titanico compiuto dagli abitanti dell’isola basti pensare che i residenti ufficiali sono 1500 ma, in periodi di bassa stagione, la popolazione effettiva risulta di 700 anime: 700 piccoli “David” capeggiati da un esausto sindaco, Sergio Ortelli, e dal parroco  don Lorenzo Pasquotti che, ancor prima dell’intervento della protezione civile, si sono “armati” contro l’agonizzante Golia, evitando che la tragedia si trasformasse in un’ecatombe di vite umane.

    Un grazie, dunque, unica ricompensa che possiamo offrire, accanto a un dubbio angosciante: questa catastrofe poteva essere evitata?

    Adriana Morando

  • Banda larga in Liguria, a che punto siamo?

    Banda larga in Liguria, a che punto siamo?

    adslIL PRECEDENTE

    Gennaio 2010: il quotidiano ligure Il Secolo Xix pubblica un’inchiesta a puntate sul tema di Internet lumaca, ossia la difficoltà per molti liguri di accedere a una connessione veloce alla rete.

    Non stiamo solo parlando della difficile situazione di molti paesini incastonati nei monti dell’entroterra. In alcune zone del centro storico di Genova all’interno di uno stesso palazzo ci sono condomini con l’Adsl e altri che viaggiano a 56k.

    Questo perché ogni centralina telefonica ha un numero massimo di porte, ossia di singoli nodi da cui parte la rete per il singolo apparecchio (modem, router e quant’altro), e può capitare che in una stessa via non basti una sola centralina. Da qui: centraline diverse, velocità diversa.

    IL PRESENTE

    Il 2012 sarà l’anno di Twitter, l’anno del blog, l’anno dell’editoria digitale. Tutti strumenti meravigliosi, ma ai quali una buona fetta di liguri non ha ancora modo di accedere.

    Certo, rispetto a due anni fa si è sviluppato notevolmente l’accesso a Internet tramite rete mobile: basta collegare al pc una chiavetta che si avvale dello stesso ripetitore (e degli stessi fornitori di servizi) dei telefoni cellulari, e si può fare tranquillamente a meno della rete fissa.

    Nonostante questa evoluzione tecnologica, la connessione Adsl è ancora utopia in molte aree della nostra regione.

    La scorsa estate la Regione Liguria – tramite la sua società informatica Datasiel – ha indetto una gara d’appalto europea per fornire i servizi di banda larga in tutte le zone non ancora coperte dal servizio, in particolare frazioni e comuni in ciascuna delle quattro province. Il bando è scaduto lo scorso 14 novembre, e per le prossime settimane sono attese notizie sul suo esito.

    Marta Traverso

  • Aumento retroattivo IRPEF: non è incostituzionale, ma si può contestare

    Aumento retroattivo IRPEF: non è incostituzionale, ma si può contestare

    Spese e debito pubblicoLe manovre economiche hanno ridotto i trasferimenti agli enti locali e hanno inasprito i limiti del patto di stabilità: per far fronte a questo grave problema, il Governo ha pensato di ridare fiato agli enti locali adottando diverse misure, fra cui la reintroduzione dell’ICI (Imu) sulla prima casa; la previsione di un nuovo tributo comunale sui rifiuti e sui servizi; l’introduzione di un aumento delle accise (anche sulla benzina) per finanziare i trasporti locali e, infine, l’aumento dell’addizionale regionale sull’IRPEF anticipandola sin dal 2011.

    Quest’ultima norma, la retroattività dell’aumento dell’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche (IRPEF), è stata oggetto di studi da parte degli avvocati di Confconsumatori che ora si apprestano a contestarne l’applicazione innanzi alla Corte Costituzionale.

    IL FATTO – La norma contenuta nel decreto “Salva Italia” consente l’aumento dell’addizionale Irpef regionale dallo 0,9% all’1,23% (ovvero un + 0,33%) con effetto immediato già dal 2011. Questo significa che, nelle Regioni che applicheranno l’aumento, lo 0,33% dovrà essere tolto anche dalle buste paga e dalle pensioni dell’intero 2011 e sarà recuperato durante il 2012 (per cui la decurtazione di stipendi e pensioni sarà raddoppiata (0,66%). I professionisti invece pagheranno in sede di dichiarazione Irpef 2011 questa inattesa nuova tassa.

    LA GIURISPRUDENZA – «La Corte Costituzionale – afferma l’avv. Antonio Pinto di Confconsumatori – fin dalla sentenza n. 43 del 1964 ad oggi, ha infatti costantemente affermato il principio che la prestazione di imposta deve essere sempre effettivamente collegata al presupposto proprio del tributo, e tale collegamento effettivo deve esistere anche sotto il profilo temporale, sicché non deve essere di regola spezzato nella tassazione retroattiva.

    In tema di tassazione retroattiva il ragionamento della Corte Costituzionale è il seguente: quando una legge modifica retroattivamente una disciplina tributaria esistente, il collegamento effettivo fra capacità contributiva e tassazione può risultare spezzato; il venir meno di tale collegamento deve essere verificato di volta in volta dalla Corte. Dunque la legge tributaria retroattiva di per sé non è incostituzionale, ma toccherà allo Stato provare la legittimità della modifica peggiorativa e la crisi non costituirà di certo giustificazione legittima, anzi rafforzerà le ragioni dei consumatori».

  • Trenitalia razzista? Scandalo sul web per lo spot del Frecciarossa

    Trenitalia razzista? Scandalo sul web per lo spot del Frecciarossa

    trenitalia immigratiIn un’atmosfera che ricorda le classi del Titanic più che quelle di un treno, lo spot del Frecciarossa targato Trenitalia ha fatto inferocire non poco gli utenti del web, che in pochi giorni hanno diffuso su blog e social network la loro indignazione e fatto rimuovere da Trenitalia la foto incriminata.

    Ecco i fatti. Lo spot che promuove il rivoluzionario treno ha illustrato la divisione in quattro classi introdotta lo scorso 25 novembre, così rappresentate:

    1) Executive. Descrizione: «Otto poltrone singole in pelle, bevande, pasti gourmet di prodotti freschi». Rappresentata nello spot con tre manager che discutono un progetto di lavoro davanti a un enorme monitor HD.

    2) Business. Descrizione: «Welcome drink e quotidiani nazionali al mattino». Nello spot l’immagine di un vagone con sedili super spaziosi.

    3) Premium. Descrizione: «Servizio di benvenuto con snack e bevande». Raffigurata con una hostess che serve uno spuntino a due ragazzi.

    4) Standard. Chi viaggia in questa classe non può accedere al vagone bar né ad alcuna carrozza delle classi superiori. Nello spot è raffigurata con una sorridente famiglia di immigrati, papà mamma e una bambina.

    Come dire: i ricchi che possono permettersi le classi superiori non vogliono rimescolamenti di razze. O almeno questo è ciò che molti hanno inteso nel vedere lo spot.

    Eccesso di indignazione in un clima già pieno di crisi e proteste? Sarà. Ma Trenitalia per precauzione ha rimosso l’immagine dal sito, sostituendola con una foto di sedili vuoti. In effetti una banalissima coppia di studenti in clima da Interrail poteva essere più indicata.

    Marta Traverso

  • Omsa licenzia 329 operaie, su Facebook parte il boicottaggio

    Omsa licenzia 329 operaie, su Facebook parte il boicottaggio

    omsaProprio in questi giorni, mentre i saldi invernali sono alle porte e le varie attività commerciali – soprattutto nei settori abbigliamento, calzature e così via – sperano di recuperare dal calo di acquisti del periodo natalizio, sul web è partita una campagna di boicottaggio nei confronti di Golden Lady (sì, proprio quella delle collant).

    Questo il fatto: l’azienda ha deciso di chiudere lo stabilimento di Faenza per delocalizzare in Serbia – le ragioni del gesto sono facilmente intuibili, basta pensare al caso Fiat – e la vigilia di Capodanno ha annunciato il licenziamento, a partire da marzo, delle 239 operaie già in cassa integrazione.

    A partire da questo annuncio, su Facebook è partita una campagna di boicottaggio di tutti i marchi che appartengono a questo gruppo aziendale.

    Ora, scegliere quale marca di calze comprare è una vostra responsabilità. Appare tuttavia interessante notare come la Rete – entità misteriosa, dipinta spesso sui telegiornali come covo di pedofili e causa di licenziamento per impiegati annoiati – possa diventare uno strumento per diffondere notizie che fino a pochi anni fa sarebbero state taciute.

    Marta Traverso

  • Servizio civile a rischio: l’avvio dei volontari slitta a ottobre?

    Servizio civile a rischio: l’avvio dei volontari slitta a ottobre?

    Clima natalizio e speranze per il nuovo anno ridotte al minimo per gli oltre ventimila giovani italiani che nelle scorse settimane sono stati selezionati con il bando 2011 di servizio civile nazionale, un anno di volontariato retribuito (433,80 € al mese) presso enti pubblici, associazioni no profit e realtà del terzo settore.

    L’avvio in servizio dei volontari su tutto il territorio nazionale avrebbe dovuto tenersi nei primi mesi del 2011, garantendo così a molti giovani non solo un’interessante esperienza formativa e umana, ma anche un anno di tranquillità sul fronte della ricerca di lavoro e un’occasione per arricchire il curriculum.

    Pochi giorni prima di Natale, l’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile ha tuttavia annunciato una dilazione dell’avvio in servizio fino a ottobre, perché la carenza di fondi renderebbe impossibile retribuire tutti i volontari attivi (che come ogni lavoratore ricevono il loro rimborso alla fine di ogni mese). E se un tempo le polemiche trovavano il contraltare in un eccesso di spese militari, oggi la crisi colpisce davvero tutti, tanto che anche la mini naja è a rischio estinzione.

    Gli unici enti che avranno garantito l’avvio a gennaio sono quelli che hanno presentato l’elenco definitivo dei volontari entro il 4 novembre: si tratta di una manciata di enti, perché il bando è stato chiuso il 21 ottobre e per quasi tutti è stato necessario un tempo più lungo per procedere ai colloqui di selezione e stilare la graduatoria definitiva.

    L’esito di tutto questo è che a oggi molti volontari non sanno quando inizierà il loro anno di servizio civile. Tra questi i giovani che avrebbero dovuto svolgere questa esperienza nei Comuni di Trento e di Modena, che si sono appellati al Ministro Riccardi con una lettera aperta.

    Eccone un breve estratto: «Abbiamo scelto il servizio civile credendo in uno Stato che incentiva i giovani ad attivarsi, che promuove progetti con determinati programmi e tempi e che in sostanza prende un impegno verso tutti noi. Concretamente però non vediamo lo sforzo necessario per investire su noi giovani e nel sostegno di questi progetti, visto che si è venuta a creare una situazione che determina incertezza verso la reale possibilità di partire (…) Vogliamo iniziare quanto prima questo servizio civile, perché ci sono progetti funzionali a determinati periodi dell’anno. Che senso avrebbe per esempio cominciare un progetto di lavoro nelle scuole quando le stesse scuole stanno terminando?».

    Marta Traverso

  • Bomba carta al Palacep: squarcio alla tensostruttura di Prà

    Bomba carta al Palacep: squarcio alla tensostruttura di Prà

    palacep pianacciChe si tratti di un botto di Capodanno finito nella direzione sbagliata? Oppure qualcuno ha voluto approfittare del clima da fuochi d’artificio per danneggiare voutamente il Consorzio Pianacci, che da anni si impegna per riscattare il quartiere del Cep di Prà?

    Fatto sta che proprio mentre si aspettava l’anno nuovo una bomba carta ha aperto uno squarcio nella tensostruttura del Palacep, danneggiando il telone di rivestimento nella parte centrale superiore. Un danno rilevante per la struttura, che non è incendiata grazie al fatto che il telone è composto di materiale ignifugo.

    Tuttavia lo squarcio potrebbe aggravarsi con il maltempo di questi giorni, in attesa dei lavori per la sua riparazione, per i quali sarà necessaria una gru con un carrello mobile alto almeno dieci metri.

    L’ipotesi dolosa è per molti più che una possibilità, tanto che a riguardo è stata subito aperta un’inchiesta per individuare il responsabile. Il presidente del Consorzio Carlo Besana spera tuttavia che le fiamme siano dovute «al maldestro utilizzo di un “mortaretto” da parte di qualche ragazzo».

    Marta Traverso

  • Vigili del fuoco discontinui: precari a vita

    Vigili del fuoco discontinui: precari a vita

    Niente contratto, ben poche tutele, nessuna opportunità di stabilizzazione. In sintesi è questa la situazione che vivono quotidianamente oltre 20 mila pompieri discontinui, 300 solo a Genova.

    Sono precari “sui generis” – spiega Luca Infantino, responsabile Cgil vigili del fuoco – Parliamo di lavoratori senza nessun tipo di contratto, neppure a termine”.
    Il loro unico contratto è infatti rappresentato dalla telefonata che ricevono dall’ufficio personale quando vengono chiamati in servizio. Non esiste una normale struttura contrattuale – come siamo abituati a conoscere – bensì solo dei regolamenti che sanciscono i compiti e i doveri dei lavoratori. I diritti infatti si contano sulle dita di una mano.
    L’assicurazione – per quanto riguarda molteplici aspetti – non tutela i pompieri discontinui in maniera paritaria rispetto ai loro colleghi stabili. E anche per quanto riguarda la salute, le carenze sono notevoli.
    Basti pensare che è sufficiente una semplice malattia come un’influenza per essere immediatamente smobilitati, vale a dire rispediti a casa senza un soldo, nonostante il richiamo preveda una ventina di giornate lavorative. In caso di infortunio sul lavoro invece, per il periodo di convalescenza, i precari sono coperti da una diaria giornaliera di 35 euro.
    Il vero paradosso è che il Corpo Nazionale dei vigili del fuoco dipende direttamente dal Ministero degli Interni che sulla questione sembra aver chiuso entrambi gli occhi.

    E ieri presso il Viminale si è svolto un incontro tra il presidente dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro e il ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri. Al centro del faccia a faccia proprio la condizione dei vigili del fuoco precari, che lottano perché venga modificata la legge 10 agosto 2000, n. 246 “in materia di stabilizzazione dei vigili del fuoco volontari discontinui”. Presente nella delegazione anche Maruska Piredda, consigliere regionale dell’Idv, che spiega “La riunione è stata convocata in seguito all’interrogazione a risposta immediata discussa in aula lo scorso 22 dicembre dallo stesso Di Pietro e a cui ha replicato il ministro Cancellieri. Il presidente dell’Idv ha presentato alcune proposte operative, per concordare un percorso di stabilizzazione per i lavoratori precari del corpo dei vigili del fuoco”.
    Tra le richieste prioritarie sottoposte al ministro degli Interni anche il riconoscimento di pari diritti dei vigili del fuoco discontinui a quelli dei colleghi effettivi.
    “Oggi 20 mila vigili del fuoco discontinui vivono in uno status di volontari che nega loro alcuni diritti fondamentali, per esempio il riconoscimento del tfr – continua Piredda – Auspichiamo che il governo reperisca le risorse necessarie per salvaguardare il Corpo Nazionale dei vigili del fuoco. L’impegno, con cui questi lavoratori hanno affrontato le emergenze delle ultime alluvioni in Liguria e dell’incendio di Vado Ligure, è solo l’ultima dimostrazione di quanto sia indispensabile la loro presenza a salvaguardia del territorio e della sicurezza dei cittadini”.

    I tagli al Corpo Nazionale sono stimati in 80 milioni. Una sforbiciata che prevede una diminuzione dei richiami e quindi del ricorso a personale precario. Inizialmente i richiami dovevano calare addirittura del 50%, oggi però c’è una buona notizia, almeno in questo senso.
    Grazie all’intervento unitario dei sindacati Cgil-Cisl-Uil – spiega Infantino – il taglio sui richiami si è ridotto al 12% su scala nazionale”.
    Le sigle sindacali sono riuscite a spostare il maggior peso del sacrificio economico sugli apparati del dipartimento nazionale, preservando per quanto possibile, le diverse realtà territoriali.
    Per Genova in concreto significa passare da 8 richiami per turno ogni 20 giorni, a 7 richiami per turno.
    Un contributo fondamentale per sopperire alla cronica carenza di personale.
    Ma allo steso tempo lo Stato, sfruttando un metodo criticabile, crea colpevolmente delle false aspettative.
    Infatti ad una diminuzione dei richiami a causa delle minori risorse economiche, non corrisponde una diminuzione del numero dei precari, che al contrario aumentano. Il motivo è presto spiegato.
    “Il problema nasce nel 2004 – spiega Infantino – quando il Governo Berlusconi decise di creare una tabella unica comprendente vigili del fuoco volontari e discontinui”.
    A livello nazionale, prima di allora, ogni regione disponeva dei propri distaccamenti di volontari distribuiti in varie zone sul territorio. Personale volontario che svolgeva il proprio servizio presso queste sedi.
    Oggi il sistema è cambiato e anche i volontari possono svolgere i 20 giorni di richiamo – continua Infantino – è per questo motivo che le liste di attesa continuano a crescere ed i comandi territoriali non sono in grado di gestire al meglio le singole criticità”.
    A Genova sono 300 le persone in attesa di svolgere il corso di 120 ore per diventare pompieri volontari. Se a questi sommiamo i 300 vigili del fuoco discontinui, il bacino dei precari raggiunge quota 600.
    È così che si spiegano alcune situazioni drammatiche “Non è difficile incontrare lavoratori quarantenni e cinquantenni che da oltre 20 anni sono discontinui – conclude Infantino – Persone che sono rimaste tagliate fuori da qualsiasi processo di stabilizzazione”.
    Precari a vita, appunto.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Premio Paganini: a rischio l’edizione 2012 del concorso per violino

    Premio Paganini: a rischio l’edizione 2012 del concorso per violino

    corso musicaDiciamoci la verità: quanti di noi ascoltano musica classica, non si perdono un concerto per archi o comprano abitualmente dischi di questo genere? Ben pochi, rispetto alla recente evoluzione del pop e dei talent show.

    Tuttavia noi stessi non-ascoltatori ci indigniamo – com’è giusto che sia – nel sapere che non ci sarà più il Premio Paganini, illustre concorso per violino che il prossimo settembre sarebbe giunto alla 54ma edizione.

    Il Festival – che da alcuni anni aveva già preso a tenersi con cadenza biennale – avrebbe dovuto svolgersi dal 19 al 30 settembre, ma una delibera del Comune ha imposto un ipotetico slittamento al 2013 in attesa di capire la situazione dei finanziamenti. Una delle possibili soluzioni al vaglio per non veder tramontare definitivamente il Premio è accorparlo ad altre manifestazioni analoghe, magari tramite la costituzione di un Centro Studi Paganiniano.

    Se altre città italiane hanno infatti istituito da tempo delle Fondazioni dedicate ai compositori – Verdi a Parma, Rossini a Pesaro e così via – Genova non ha mai rivolto analoga attenzione alla memoria di Paganini. Viste le circostanze, potrebbe essere l’occasione giusta per porre rimedio a questa mancanza.

    Marta Traverso

  • Aeroporto Cristoforo Colombo: quando le valigie restano a terra

    Aeroporto Cristoforo Colombo: quando le valigie restano a terra

    L’aeroporto Cristoforo Colombo non arresta la sua crescita e chiuderà il 2011 con un bilancio di 1 milione e 400 mila passeggeri. E per il prossimo anno è previsto un ulteriore incremento.
    Ma non sono tutte rose e fiori. E se i passeggeri transitano senza problemi dallo scalo genovese lo stesso non si può dire per quanto riguarda le valigie al seguito.

    Accade infatti spesso e volentierisu alcune tratte, come conferma una fonte del Cristoforo Colombo, è ormai una consuetudineche alcune valigie rimangano a terra perché le stive dell’aereo sono troppo piene. È una procedura utilizzata in tutta Italia e da quasi tutte le compagnie, occorre sottolinearlo, ma che si è trasformata in una cattiva pratica a danno dei viaggiatori. Poi non c’è da stupirsi quando qualcuno smarrisce il proprio bagaglio.
    In poche parole la precedenza viene sempre data alle valigie in transito, vale a dire quelle dei voli di coincidenza. Mentre le valigie dei voli diretti, etichettate in maniera differente, vengono caricate all’ultimo, ovviamente se c’è ancora spazio a disposizione. E sì perché il sistema prevede di riempiere, prima le due stive anteriori con i bagagli a mano, ed infine quella posteriore dedicata alle valigie di dimensioni maggiori.

    Ad esempio sulla tratta Genova – Parigi accade sistematicamente. Parliamo di un volo affollato di passeggeri con varie destinazioni finali. E con una mole di bagagli superiore all’effettiva capacità di carico dell’aereo.
    Ebbene le valigie dei voli diretti sono costrette loro malgrado a compiere tragitti assurdi. E così capita che Airfrance, potendo contare sulla partnership con Alitalia, spedisca le valigie a Roma e poi da lì a Parigi. A volte però nella medesima giornata anche il volo Roma – Parigi potrebbe essere al completo. Di conseguenza le valigie attendono il proprio turno nella capitale. E se tutto va bene partono il giorno dopo.

    Ma può capitare di aspettarle anche per molti giorni. È il caso di un medico genovese partito dal Cristoforo Colombo il 3 dicembre scorso con volo Air France destinato a Lomè (Togo), facente scalo a Parigi.

    Scopo del viaggio dell’ottico optometrista era una missione umanitaria nel Paese africano dove avrebbe dovuto assistere la popolazione con visite oculistiche e con la distribuzione di occhiali. Ma il bagaglio regolarmente registrato, contenente la strumentazione necessaria, medicinali ed effetti personali, è rimasto a terra presso l’aeroporto di Genova fino al 6 dicembre, quando finalmente è stato inviato a destinazione. Compromettendo in maniera irreparabile la missione umanitaria del medico.

    Quest’ultimo ha deciso di rivolgersi all’avvocato Laura Buffa che ha avviato la pratica legale per chiedere il risarcimento del danno subito a causa dell’ingiustificato ritardo.
    Si tratta di un primo caso destinato a fare rumore e, forse, a smuovere la coscienza delle compagnie aeree affinché cambino un sistema che, alla prova dei fatti, si è rivelato assai deprecabile.

     

    Matteo Quadrone

  • Books in the Casba: la libreria di via Prè chiede aiuto alla città

    Books in the Casba: la libreria di via Prè chiede aiuto alla città

    books in the casba via preDa quasi cinque anni ci diamo da fare per fare il nostro mestiere di librai e per dare un contributo al miglioramento della strada più dimenticata della città: via Prè“.

    Con queste parole inizia la lettera scritta a un quotidiano genovese da Fabio Marabotto, titolare della libreria Books in the casba, uno degli spazi culturali più vivi del centro storico, che dopo via Prè ha aperto dall’anno scorso una seconda sede in vico del Fieno.

    Una lettera che nasce dalle difficoltà in cui versa la libreria, isolata geograficamente rispetto alle grandi catene della lettura di via XX Settembre o del Porto Antico – in tempi di crisi economica, l’apporto dei “passanti casuali che diventano acquirenti” è fondamentale per qualsiasi attività economica – ma anche e soprattutto vittima di un comportamento sempre più radicato nella nostra città: i genovesi evitano via Prè. Troppi stranieri, troppa delinquenza, troppo di tutto, pare. Neppure la vicinanza con l’Università e strutture come il Museo del Mare hanno contribuito a cambiare la situazione.

    Per questa ragione Marabotto ha lanciato un appello ai concittadini: così non si può continuare, è necessaria “una mano per poter dare ancora un futuro a questo nostro pezzo di città“. In che modo si potrebbe contribuire al rilancio di via Prè? Un’idea potrebbe essere quella di sostenere la nascita di nuove attività economiche, certo. Precisamente come indicato da un bando del Comune di Genova, attivo da diversi mesi ma che non ha ancora ricevuto adesioni.

    Come lamentato da Marabotto, “Immaginate come possa essere su una strada che quotidianamente è sui media della città come esempio negativo di qualunque cosa: droga, risse e crolli di palazzi“.

    Non è forse questa l’immagine che il genovese medio – lo stesso che dopo aver letto questo articolo ha preso a mugugnare per la possibile chiusura della libreria – ha di via Prè?

    Marta Traverso

  • I monumenti italiani tra degrado e incuria, Genova non fa eccezione

    I monumenti italiani tra degrado e incuria, Genova non fa eccezione

    Chiesa del Gesù GenovaL’Italia, è proprio il caso di dirlo, è tutta una rovina. Rovina per la stangata erariale che ha impoverito tutti e che ha fatto registrare un crollo delle vendite che vanno dal -30 (abbigliamento, scarpe) al -5 % (giocattoli) e una media che si asseta sul -28%?No, si tratta dello sfascio a cui nostri monumenti storici vanno incontro considerato che, pezzo dopo pezzo, vengono giù, spinti più che dalla forza di gravità dal degrado e dall’incuria.

    Dopo il tragico crollo della Casa dei Gladiatori, a Pompei, che ha fatto gridare allo scandalo ma che si è cercato di giustificare con le forti piogge, oggi è la volta del Colosseo: poche “briciole” di tufo staccatesi da un arco dell’Anfiteatro Flavio, antistante l’Arco di Costantino, che seguono quelle di Natale,” piovute” dal prospetto esterno.

    Nonostante la smentita della direttrice del Colosseo, Rossella Rea che parla di allarmismo ingiustificato e che ipotizza si tratti di quelle “vecchie” riferibili al 25 dicembre, sta di fatto che sono planate tra noi non smosse da un erculeo Golia ma da banali piccioni, la cui esigua massa ponderale ci da l’idea di quanto precaria sia la situazione.

    Il patrimonio storico di una nazione è un bene che tutti cercano di proteggere, tutti ad eccezione dell’Italia che, con un eccellenza artistica invidiata dal mondo intero, si permette di non curare e valorizzare questo bene incommensurabile.

    E’ indubbio, infatti, che l’arte italiana, oltre ad essere testimonianza della genialità dei nostri avi, rappresenterebbe, se ben sfruttata, un richiamo turistico invidiabile e, quindi, una fonte di sicuro denaro.

    Per sopperire alla miopia di un governo che tiranneggia la cultura con continui tagli, ci siamo dovuti affidare a stranieri come John Julius Norwich o alla fondazione onlus inglese “Venice in Peril” per salvare una città unica che rischia di naufragare miseramente in un mare di incapacità ed indifferenza.

    Non paghi di ciò, aspettiamo ancora di vedere i risultati degli aiuti internazionali devoluti a favore del restauro del patrimonio artistico dell’Aquila, devastata dal terribile terremoto e, soprattutto, siamo ancora in attesa di vedere interventi concreti su monumenti, vedi Pompei o il Colosseo, che sono simboli del “made in Italy” di passata memoria.

    In questo panorama non certo idilliaco, risulta angosciante, inoltre, la perdita quotidiana di opere minori come piccole pievi dimenticate, quadri di famosi pittori nascosti in chiese frequentate solo da pii praticanti, insegne o altri oggetti lasciati alle intemperie del tempo o alla portata di ladri sacrileghi.

    Genova non fa eccezione: nella chiesa del Gesù, ad esempio, due pale di Rubens sono spesso l’unica compagnia” dell’Assunta” di Reni o del “ Riposo durante la fuga in Egitto “ del Piola; opere del Piola o di Fiasella, parimenti, sono presenti nella chiesa dell’Annunziata, chiesa dimenticata dai percorsi turistici, così come ignoto ai più è l’”Apparizione di Maria Vergine” del Grechetto in quel gioiello architettonico che è la chiesa di santa Maria di Castello.

    Non parliamo delle ”Edicole”, Madonnine votive che vegliavano dall’alto su ogni angolo dei “caruggi” e che sono state lasciate in pasto a trafugatori senza scrupoli con il risultato che ne sono sparite più della metà.

    Svanito nel nulla è, anche, un curioso cartello che, pur non essendo esempio di mano sapiente, risultava essere una delle tante piccole testimonianze della storia della nostra città : rotondo, come quelli stradali di divieto, campeggiava da tempo immemorabile all’incrocio di vico Carabraghe (antico Calabraghe), e proibiva il transito ai “minori”, nelle ore scolastiche, per preservare innocenti occhi dal meretricio che lì aveva uno dei punti di maggior “traffico”.

    Piccolo esempio a fronte di opere più imponenti come i forti che sovrastano le alture della città o l’acquedotto romano destinati, però, ad un medesimo destino: un lento triste oblio, soffocati da erbacce e degradati da inevitabili ”tracolli”.

    Adriana Morando

  • Bike mob: ciclisti genovesi scendono in piazza a De Ferrari

    Bike mob: ciclisti genovesi scendono in piazza a De Ferrari

    ciclisti

    Costa meno, fa bene alla salute ed è il primo mezzo di trasporto che si impara a guidare da bambini: tre ragioni più che valide per preferire la bicicletta ad auto, moto e mezzi pubblici.

    La recente manovra finanziaria ha portato due colpi non indifferenti ai trasporti: da un lato l’aumento delle accise sul prezzo della benzina, dall’altro il rischio di nuovi tagli al trasporto pubblico locale. Una ragione che spinge il Circolo Amici della Bicicletta a sensibilizzare ancora di più sulla scelta di questa terza opzione.

    Per questa ragione i ciclisti genovesi si danno appuntamento sabato 17 dicembre (ore 16.30) in piazza De Ferrari per il primo flash mob su due ruote.
     
    Nel corso dell’iniziativa, per omaggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia, sarà deposta una ruota di bicicletta sotto la statua di Garibaldi, in onore degli “eroici” ciclisti urbani che ogni giorno combattono con il traffico cittadino.

    Marta Traverso

  • Fincantieri, operai a rischio cassa integrazione

    Fincantieri, operai a rischio cassa integrazione

    fincantieri scioperoIL PRECEDENTE

    14 dicembre 2009: dopo l’ennesimo tavolo di confronto con la Prefettura che non ha dato i risultati sperati, gli operai di Fincantieri occupano lo stabilimento di Sestri Ponente.

    La mattina seguente, intorno alle 7, un gruppo di lavoratori ha bloccato via Soliman e il casello autostradale della A10, impedendo la circolazione dei mezzi. Si tratta di una manifestazione di protesta già utilizzata in passato, perché la cittadinanza si accorga della situazione difficile di Fincantieri e del rischio per i suoi lavoratori di ritrovarsi disoccupati o in cassa integrazione.

    IL PRESENTE

    12 dicembre 2011: alcuni giorni fa la direzione di Fincantieri ha annunciato una cassa integrazione straordinaria per 3.670 dipendenti, che in risposta hanno minacciato di bloccare le prove a mare dell’ultima nave ancora in bacino, previste per gennaio.

    La Regione Liguria nelle scorse ore ha istituito una commissione d’inchiesta presieduta da Maruska Piredda (Idv), per chiedere al Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera di prendere in considerazione la situazione di Fincantieri e ipotizzare una soluzione per il futuro.

    Marta Traverso

  • Strage di Viareggio: i soldi dell’indennizzo coprono i buchi del bilancio

    Strage di Viareggio: i soldi dell’indennizzo coprono i buchi del bilancio

    I soldi che le assicurazioni generali hanno fissato come indennizzo per il danno materiale ai beni del Comune di Viareggio per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009 in cui persero la vita 32 persone, a causa dell’esplosione di un carro cisterna che trasportava Gpl, finiscono nella spesa corrente per tappare i buchi di bilancio.
    Fa scandalo nella città del carnevale la decisione del Consiglio comunale che la scorsa settimana ha approvato con una maggioranza risicata, 16 voti a favore e 15 contro, una delibera della Giunta che sancisce la destinazione dei 2 milioni e 800 mila euro del risarcimento danni.
    Soldi che secondo i familiari andrebbero spesi in tutt’altro modo.
    ”In primo luogo per garantire la sicurezza e tutelare la salute dei cittadini, dei lavoratori e delle lavoratrici nei luoghi di lavoro e sul territorio – ha commentato con amarezza l’associazione di famigliari Il mondo che vorrei – e soprattutto andrebbero ricordate 32 persone innocenti in ben altro modo, non certo così. Non ci stiamo a subire questo doppi giochi e queste pugnalate per interessi di bottega”.

     

     

     

    Matteo Quadrone