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  • Lagaccio, vico Cinque Santi: muro pericolante, appello dei cittadini

    Lagaccio, vico Cinque Santi: muro pericolante, appello dei cittadini

    lagaccio, muro pericolante in vico 5 santiUn altro muro può crollare. Con queste parole Enrico Testino, promotore della rete Voglio la Gavoglio del quartiere Lagaccio e membro del Direttivo del Consorzio Pianacci, ha lanciato un allarme sul web per sensibilizzare le istituzioni su una questione che si trascina da ormai diversi anni.

    Dopo paura e disagi conseguenza del crollo in via Ventotene, i cittadini del quartiere vogliono evitare un nuovo cedimento, tra l’altro a pochi metri di distanza. Si tratta di un piccolo muro lungo circa 100 metri in vico chiuso dei 5 Santi, una strada stretta fra gli alti palazzi e compresa fra via Ponza e via Sapri. La situazione non è certo paragonabile alla gravità di quanto accaduto in via Ventotene, in cattive condizioni ci sarebbe infatti solo la parte alta e non l’intera parete di sostegno, ma la messa in sicurezza immediata eviterebbe di correre inutili rischi.

    «Un altro muro che può crollare – scrive Testino nella sua lettera aperta – anzi, già crollato in due punti. Sopra a dei giardini di abitazioni private. “Modello” via Dassori. C’è qualche scusa per chi non interviene? Sono convinto della buona fede di tutti ma è evidente… che qualcosa di grave sta accadendo nella gestione della città.» Testino prende infatti spunto da questo disagio per aprire ad una riflessione sul rapporto fra cittadinanza attiva e istituzioni.

    «Un muro che già 4 anni fa portammo, come gruppo di cittadini, all’attenzione degli Assessori di allora (oggi cambiati) e della pletora di tecnici comunali competenti (molti dei quali ancora, senza soluzione di continuità, sono oggi al lavoro in Comune) – racconta Testino – Nessuno dei referenti istituzionali di allora seppe porre rimedio al pericolo, pur con alcuni anni di lavoro davanti. Nessuno degli attuali amministratori ha saputo porci rimedio, pur con un anno di lavoro alle spalle».

    La lettera integrale “Scacco da matti”

     

  • Teatro Cargo: crollo del cornicione, stagione a rischio

    Teatro Cargo: crollo del cornicione, stagione a rischio

    teatro-cargoIl Teatro Cargo sta per compiere vent’anni. La compagnia è infatti nata nel 1994 e dal 2002 ha sede nello spazio di piazza Odicini a Genova Voltri, animando il quartiere con spettacoli di alto livello, progetti teatrali e culturali esportati nel resto della città, in Italia e all’estero, e dal 2010 anche con la riqualificazione del Teatro di Villa Duchessa di Galliera. Un importante traguardo per il principale spazio culturale del Ponente cittadino, tuttavia oscurato da una situazione di degrado che al momento non trova spiragli di risoluzione.

    Riepiloghiamo. Lo scorso 19 giugno Laura Sicignano, direttrice del Teatro Cargo di Genova Voltri, comunica sul suo profilo Facebook il crollo del cornicione, pubblicando una foto della facciata (vedi immagine sotto) e un appello: «confidiamo che gli Enti Locali preposti ripristinino subito la sicurezza visto che abbiamo trovato uno sponsor che decora la (squallida) facciata e a settembre vorremmo inaugurare le nostre consuete attività».

    cargo Il cedimento, dovuto a infiltrazioni d’acqua presenti da molto tempo e mai riparate, rischia di compromettere la prossima e ventesima stagione teatrale del Cargo. Abbiamo contattato Laura Sicignano per conoscere gli sviluppi della situazione, a quasi un mese dall’accaduto: «Al momento nulla è stato risolto. Un privato si è offerto di mettere il cornicione in sicurezza ma la normativa lo vieta, in quanto ogni attività di manutenzione deve essere stabilita con una gara pubblica, non sarebbero possibili nemmeno prestazioni di volontariato. Secondo la Convenzione che abbiamo sottoscritto, è previsto che le opere di manutenzione straordinaria (come appunto la riparazione del cornicione e della facciata) siano a carico della Civica Amministrazione: i tecnici del Comune hanno fatto un sopralluogo, ma al momento non abbiamo comunicazioni ufficiali né sulle tempistiche né sulla natura degli interventi necessari. Se le infiltrazioni fossero state controllate prima, il lavoro sarebbe stato più semplice da gestire e meno oneroso: di fatto ora sarebbe necessario un lavoro strutturale, lungo e costoso, ma che non possiamo sostenere perché tra due mesi deve ripartire la stagione teatrale. L’urgenza di questi giorni è fare un “tappullo”, usando un’espressione genovese, più semplice ed economico e che ci dia la possibilità di riaprire senza ritardi. La presenza dei calcinacci davanti al teatro, con il passare dei giorni, sta peggiorando la situazione perché sporcizia e spazzatura si accumulano: un problema non solo per noi, ma per la Biblioteca che ha sede in piazza Odicini e per tutti coloro che abitano il quartiere».

    cargo2 La caduta del cornicione ha dunque interrotto il progetto di restauro della facciata, per il quale era già stato individuato lo sponsor (nell’immagine, pubblicata da Laura Sicignano su Facebook, il rendering del progetto): «Una Consigliera Comunale si è attivata e sta lavorando affinché la situazione venga risolta quanto prima, anche perché ci si avvicina ad agosto e ogni attività durante l’estate subisce rallentamenti. Noi, nel frattempo, stiamo lavorando come se dovessimo ripartire a settembre, anche se le difficoltà sono tante. Se il cornicione fosse crollato a Palazzo Tursi o in un teatro del centro, probabilmente sarebbe già stato riparato: noi prendiamo i soldi con il contagocce, mentre ad altre realtà cittadine sembra che tutto sia dovuto. I cittadini di Voltri sono elettori proprio come chi vive in altri quartieri, hanno gli stessi diritti, la periferia non deve essere un pretesto per considerare “cittadino di serie B” chi vi abita».

    La disparità nella ripartizione dei fondi è un problema sollevato da molte realtà teatrali genovesi, a partire da quelle indipendenti come Tilt, con una domanda spesso ricorrente: Perché produzioni e compagnie che ottengono riconoscimenti fuori Genova faticano a essere “profeti in patria”? Una questione che riguarda anche il Cargo: mentre la raccolta firme per Donne in guerra sta raccogliendo sempre più adesioni, lo spettacolo Scintille (scritto da Laura Sicignano, in scena domenica 14 luglio al Porto Antico) è stato selezionato per la quinta edizione di Face A Face – Parole d’Italia per le scene di Francia e il prossimo 19 settembre sarà rappresentato all’Istituto Italiano di Cultura di New York in occasione dell’anno della cultura italiana negli Stati Uniti.

    Marta Traverso

  • Accademia Ligustica di belle arti e Museo: il punto dopo la crisi

    Accademia Ligustica di belle arti e Museo: il punto dopo la crisi

    Accademia Belle ArtiIL PRECEDENTE

    Novembre 2011: rischio chiusura per il Museo dell’Accademia Ligustica, inaugurato nel 1980 per esporre al pubblico in maniera permanente le opere che attraverso lasciti e acquisizioni fanno parte del patrimonio dell’Accademia. La principale problematica riguarda lo scarso numero di visitatori, circa mille all’anno, e la difficoltà nel mantenere l’apertura per quasi tutti i giorni della settimana come avviene in altri musei cittadini.

    Un’ipotesi per salvare il museo è la vendita di alcune opere tenute a magazzino, ossia che fanno parte del patrimonio museale ma non sono visibili al pubblico. L’acquirente più probabile è la Fondazione Carige, che ha proposto di collocare questi dipinti in nuovi spazi accessibili alla cittadinanza, e quindi dare loro la visibilità che attualmente non hanno.

    Gennaio 2012: Era Superba intervista il curatore del Museo Giulio Sommariva, che dal 2002 gestisce lo spazio, la cura delle opere e i laboratori didattici. L’incontro è l’occasione per mostrare i beni contenuti nel Museo e spiegare le ragioni della crisi in corso: «L’Accademia Ligustica ha un bilancio in passivo di oltre un milione di euro. Il Museo non dispone di un proprio bilancio, ma la parte economica è legata ai finanziamenti dati dall’Accademia stessa» (che a sua volta “vive” anche grazie ai finanziamenti congiunti di Regione, Provincia e Comune, ndr).

    Nel frattempo circa sessanta genovesi – tra intellettuali, artisti e docenti universitari – hanno sottoscritto un appello affinché le istituzioni intervengano a sostegno dell’Accademia e del Museo.

    Marzo 2012: il presidente dell’Accademia Ligustica Raimondo Sirotti spiega in una conferenza stampa la situazione di crisi non solo del Museo, ma dell’Accademia nel suo complesso. Il rischio maggiore, al momento, è che nei prossimi mesi i dipendenti della Ligustica non possano ricevere gli stipendi.

    Aprile 2012: inizia la campagna di eventi Vivi il Museo, organizzata dall’Associazione Amici dell’Accademia allo scopo di aiutare economicamente il museo e farlo conoscere alla cittadinanza. Le iniziative in programma dureranno per tutto il 2012.

    IL PRESENTE

    Proseguono numerose le attività e iniziative a sostegno del Museo e della Ligustica: per tutto il 2013 prosegue il ricco programma de Il principio dell’arte, una rassegna di eventi molto diversificati che spaziano tra conferenze sulle Fiandre a conferenze sulle opere a deposito presso il museo, attività didattiche per i bambini, visite guidate in oratori, conventi e luoghi storici di Genova spesso chiusi al pubblico.

    Enrico Paroletti, responsabile della valorizzazione del museo, ci spiega le ragioni che da due anni muovono questo progetto: «L’idea alla base è che un ente privato – in questo caso un’associazione – può gestire in maniera attiva e produttiva un’istituzione come un museo, senza gravare economicamente sul bilancio del museo stesso e arrivando laddove la realtà istituzionale non ha le risorse per intervenire. Gli ambiti in cui l’Associazione Amici dell’Accademia agisce sono tre: organizzare eventi multidisciplinari e multisensoriali, con il filo conduttore di tematiche specifiche; fare attività di raccolta fondi; aumentare il numero dei visitatori, degli associati e dei sostenitori della realtà museale. Le iniziative organizzate finora hanno avuto un grande riscontro di pubblico, aumentando la partecipazione intorno al museo».

    Un progetto che – come già detto prima – non ha alcuna ricaduta economica sul Museo e sull’Accademia, ma anzi contribuisce a sostenerne il bilancio: «Abbiamo il sostegno di dieci aziende, che permettono di finanziare interamente gli eventi e le iniziative che organizziamo. Inoltre è in corso la vendita dei quadri alla Fondazione Carige, annunciata da tempo e condivisa da tutti per aiutare economicamente l’Accademia e al tempo stesso rendere visibili queste opere non esposte al pubblico: una volta ultimati i restauri, organizzeremo esposizioni periodiche delle opere, che saranno tutte collocate presso Banca Carige».

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Fondazione Casa America in difficoltà economiche: le previsioni

    Fondazione Casa America in difficoltà economiche: le previsioni

    casaamericaIL PRECEDENTE

    Marzo 2012: la Fondazione Casa America, fondata nel 2000 con lo scopo di «approfondire e diffondere la conoscenza dell’America Latina in Italia e dell’Italia in  America Latina, mettendo in evidenza i molti punti di contatto che legano le due realtà dal punto di vista culturale, ma anche istituzionale ed economico», sta attraversando un momento di crisi finanziaria.

    A questo scopo vengono organizzati due eventi aperti alla città, per raccogliere i fondi necessari alla sopravvivenza e al mantenimento delle attività previste entro il 2012. Viene in particolare sollecitata la presenza degli enti, istituzioni e associazioni che in questi dodici anni hanno collaborato con Casa America e ne hanno sostenuto le attività.

    La Fondazione – con sede a Villa Rosazza, a DiNegro – ha un importante ruolo culturale e sociale per la nostra città: nel secolo scorso sono stati molti i genovesi emigrati nell’America Latina, mentre negli ultimi vent’anni il flusso migratorio si è invertito. Al suo interno una biblioteca, una musicoteca e una videoteca specializzate sulle culture dell’America Latina e accessibili a tutti i cittadini, e l’organizzazione costante di mostre, conferenze, proiezioni, corsi di lingua e altri eventi culturali.

    Così ha detto il presidente Roberto Speciale a Era Superba un anno fa: «Il 2012 si preannuncia per noi, alla pari di tante altre istituzioni culturali, come un anno molto difficile a causa del venir meno di molte fonti di sostegno finora assicurate dagli enti pubblici nazionali e locali e in qualche caso anche da soggetti privati. La chiusura di Casa America costituirebbe un impoverimento del nostro patrimonio istituzionale e culturale».

    IL PRESENTE

    Passato un anno, abbiamo chiesto al presidente di Casa America Roberto Speciale se la situazione è migliorata rispetto alle aspettative, e quali sono le attività attualmente in corso: «La raccolta fondi continua a tutt’oggi e ci ha aiutato ad arginare le gravi difficoltà venutesi a creare nel 2011-12, per il drastico taglio di sovvenzioni alla cultura e alle attività internazionalistiche operato da enti pubblici e privati, locali e nazionali. Fondazione Casa America si è giovata di questa solidarietà ma non siamo ancora fuori dall’emergenza. In questo periodo si può contribuire alle nostre attività tramite la campagna abbonamenti di sostegno alla rivista “Quaderni di Casa America” (la rivista della Fondazione) e di inserzioni pubblicitarie. Continuiamo a offrire la serigrafia del maestro Raimondo Sirotti e i disegni del noto cartoonist Renzo Calegari, donati dai due artisti per aiutare la Fondazione».

    Si può osservare da vicino l’attività di Casa America anche attraverso la mostra fotografica Tina Modotti, un nuovo sguardo, aperta fino a domenica 21 aprile a Palazzo Ducale: «una “piccola grande mostra” che ha girato in molti Paesi del mondo prima di arrivare a Genova.  Sono foto degli anni ’20 in bianco e nero, un omaggio al Messico nel periodo immediatamente seguente la sua grande Rivoluzione e un riconoscimento dell’epopea dell’emigrazione italiana del ‘900 con il suo carico di sofferenza ma anche con il segno artistico che ha lasciato nel mondo. Attorno alla mostra abbiamo organizzato una serie di eventi per celebrare Tina Modotti, il Messico e l’Italia».. Si prevedono inoltre – vista la recente elezione di un Papa sudamericano – eventi e conferenze che tocchino più da vicino questo tema.

    Più in generale, come si rapportano le attività culturali di Casa America nel favorire l’integrazione tra i genovesi e i migranti? «Le nostre attività sono aperte e concretamente partecipate sia da cittadini italiani sia da persone originarie dei diversi Paesi dell’America Latina, e già questo favorisce la conoscenza reciproca e l’interscambio tra le culture e i punti di vista. Organizziamo poi iniziative specifiche rivolte alle comunità latinoamericane, spesso assieme alle Ambasciate, ai Consolati e alle diverse associazioni. Recentemente abbiamo promosso il progetto “Edubank”, favorendo la conoscenza e l’accesso dei cittadini di origine straniera al sistema creditizio e bancario. Ora ci proponiamo di contribuire ad una svolta nei processi d’integrazione su quattro temi: salute, sicurezza, ambiente, fruizione del patrimonio culturale».

    Marta Traverso

  • Istituto Idrografico: Genova rischia di perdere un’eccellenza

    Istituto Idrografico: Genova rischia di perdere un’eccellenza

    istituto-idrograficoUna lettera aperta di un dipendente dell’Istituto Idrografico della Marina indirizzata al gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle, riapre la questione del paventato trasferimento di una storica eccellenza cittadina ospitata dal 1823 all’interno del Forte di San Giorgio.
    La spending review non risparmia neppure l’Ente Cartografico dello Stato – preposto e certificato alla produzione di tutta la cartografia nautica italiana – che sta studiando una nuova struttura organizzativa ed una migliore e più adeguata sistemazione logistica. L’attuale presidio militare, nonostante le continue risistemazioni generali, non è più idoneo alle vigenti normative antinfortunistiche e di sicurezza.
    Il lavoratore, tecnico cartografico dell’IIM dal 1976, si appella alla sensibilità dei consiglieri comunali a 5 stelle affinché «Si possa contare su un vostro diretto interessamento per un aiuto concreto di supporto e sostegno nello scongiurare un eventuale trasferimento di sede».
    «Recentemente abbiamo ricevuto la visita del Capo di Stato Maggiore – continua il dipendente dell’IIM – il quale ha fatto intendere, in sintesi, quanto segue: “… nel raggiungimento degli obiettivi che ci sono stati affidati e in collaborazione con le diverse Amministrazioni ed Organi dello Stato, nel rispetto di una migliore gestione della spesa pubblica, si auspica una imminente nuova collocazione ad hoc dell’IIM sul territorio genovese, altrimenti, si prospetta il serio rischio di spostare il medesimo e la sua forza lavorativa a La Spezia, dove è già disponibile un’area tecnica di servizio, all’interno dell’Arsenale Militare”».

    Orma da anni si parla di una possibile nuova sede ideale per l’Organo Cartografico dello Stato «Ma le Istituzioni tutte, le parti sindacali, il Ministero della Difesa e quant’altri, non hanno mai trovato una soluzione adeguata – scrive il tecnico cartografico – Personalmente ho sempre avuto la sensazione che non si sia mai lavorato seriamente nel merito delle tematiche risolutive».
    Le alternative emerse in passato sono numerose «Ricordo tra le altre: una struttura del Ministero della Finanza nei pressi dell’aeroporto; nell’Area Expò vicino alla Capitaneria presso i Magazzini del Cotone; all’interno della Caserma Gavoglio al Lagaccio, ecc. La più recente sistemazione è stata la migliore proposta: quella pertinente l’area degli Erzelli, senza dubbio, la nostra collocazione più naturale, inserita all’interno del cosiddetto “nuovo polo tecnologico genovese”, in fase di realizzazione sulle alture tra Cornigliano e Sestri Ponente».

    L’autore della missiva sottolinea la preoccupazione delle maestranze civili, circa 110 dipendenti «La vera anima professionale tecnico/artistica dell’IIM, da sempre produttiva e indispensabile».
    In sostanza occorre un nuovo sito, con le caratteristiche idonee ad ospitare la nuova sede dell’Istituto Idrografico della Marina. «L’organo direttivo attuale ha quantificato l’area disponibile necessaria in circa 8.000 mq – spiega la lettera – la soluzione migliore sarebbe un edificio ex-novo costruito secondo criteri standard; in alternativa, una struttura già esistente purché su unico piano a terra o, al massimo, su due piani».
    In quanto Ente dello Stato e per le sue caratteristiche specifiche di servizio nazionale e di interesse collettivo verranno vagliate solo proposte in concessione comunale, provinciale, regionale o di proprietà demaniale, oppure proposte provenienti da soggetti privati esclusivamente a titolo di concessione gratuita, ad esempio in cambio di un ritorno di immagine.
    «Ringrazio per la pazienza nell’avermi letto, certo di un vostro proficuo interessamento a proposito – conclude il lavoratore – Rimango in attesa di notizie, idee, collaborazioni, soluzioni di nuova sede ed eventuali, che possano venire in aiuto alle nostre esigenze collettive, non solo professionali ma, nella peggiore delle ipotesi di trasferimento della sede a La Spezia, purtroppo anche di carattere familiare».

     

    Matteo Quadrone

  • Teatro dell’Ortica, Molassana: ipotesi trasferimento all’Istituto Doria

    Teatro dell’Ortica, Molassana: ipotesi trasferimento all’Istituto Doria

    centro-polivalente-auditorium-majorana-teatro-orticaPrima era stata l’ingiunzione di sfratto, inaspettata, a breve distanza dal rinnovo del contratto triennale a canone agevolato. Poi la proposta di una sede alternativa, ma inadeguata, e il paventato scorporo del centro: queste le vicende che hanno interessato nei giorni scorsi il Teatro dell’Ortica, e con esso, tutte le altre associazioni radunate all’interno del Centro Polivalente “Auditorium” di Via Allende 48, a Molassana.

    Dopo l’ultimo incontro si aprono nuovi scenari: tra le diverse proposte di enti privati che si sono dichiarati disponibili ad affittare i propri locali al Centro “Auditorium”, la più accreditata è quella dell’ASP Brignole, che ha messo a disposizione gli spazi dell’Istituto Doria, di Via Struppa 50. Qui, verrebbero accolte tutte le associazioni di Via Allende 48, evitando l’ipotesi di separazione, che già si andava profilando.

    majorana
    Fondato nel 1996, il Centro Polivalente “Auditorium” svolge un ruolo fondamentale per Molassana. C.I.E.P. è il soggetto principale all’interno del Centro, coordina e supervisiona le attività di tutte le altre associazioni affrontando problematiche legate al disagio psichico-relazionale e alle dipendenze.
    Proseguendo il lavoro di C.I.E.P., il Teatro dell’Ortica porta avanti il progetto di “teatro sociale”, mettendo l’espressione artistica al servizio del disagio psichico e dell’emarginazione.
    Lo Spazio Famiglia Val Bisagno, invece, offre accoglienza alle famiglie e a mamme con bambini portatori di handicap, crea percorsi di mutualità nella cura e l’educazione dei figli, mette a disposizione consulenti per la risoluzione di problemi giudiziari e segue il percorso di affidamento genitoriale.
    Sempre gestito da Nuovo C.I.E.P e in collaborazione con il Consorzio Sociale Agorà, in via Allende opera anche l’Asilo Nido “Gnomi e Folletti”, asilo part-time per bambini dai 16 ai 36 mesi. Nato nel ’99 come area-gioco nell’ambito di Spazio Famiglie Val Bisagno, ha poi assunto vita autonoma ed è oggi gestito dal Comune.

    Con l’aiuto del consigliere comunale Gianpaolo Malatesta facciamo luce sugli ultimi sviluppi della vicenda: «Dall’ASP Brignole è stata avanzata proposta di mettere a disposizione i locali dell’Istituto Doria, in Via Struppa, a pochi km dalla sede attuale del Centro, e attualmente è in corso un dialogo tra i soggetti interessati. Dall’azienda è stata data la disponibilità a visionare i locali in questione e attualmente funzionari municipali e delegati di “Auditorium” stanno procedendo al vaglio degli spazi. Se saranno giudicati idonei, si dovrà attendere il successivo e definitivo via libera dalla Provincia, cui spetta l’ultima parola sulla ricollocazione».

    La struttura del Doria attualmente è adibita a ricovero temporaneo per riabilitazione e residenza permanente per anziani. All’ interno – in collaborazione con medici professionisti e coordinatori- operano associazioni di volontariato convenzionate (Associazione Volontari Ospedalieri e Sant’Egidio), che offrono supporto agli ospiti e collaborano alla gestione del centro, svolgendo attività di animazione per la stimolazione cognitiva, laboratori e attività ludiche volte alla socializzazione degli ospiti. In linea con le finalità perseguite dal Centro Polivalente “Auditorium”, l’attività dell’Istituto Doria coniuga problematiche psico-fisiche e di recupero sociale a espressione artistica, attività manuali e motorie, svolte in collaborazione con fisioterapisti e assistenti sociali.

     

    IL COMPLESSO SCOLASTICO SEDE DEL CENTRO POLIVALENTE “AUDITORIUM”

    Il Centro è inserito nel complesso scolastico sede della succursale del Liceo Scientifico “Da Vinci” e dell’Istituto Tecnico “Ettore Majorana”: all’epoca in cui è stato costruito (tra gli anni ’80-’90), il complesso si presentava come centro scolastico innovativo e all’avanguardia, dotato al suo interno di un’ampia palestra, un auditorium, vari laboratori, una biblioteca, sala tv, saletta prove, e all’esterno di campo da basket e stadio coperto. Il progetto iniziale prevedeva anche l’inserimento di una mensa, la cui realizzazione è stato ultimata solo di recente. Inoltre, solo qualche anno fa gli spazi prima funzionanti come ingresso e segreteria sono stati riconvertiti e adibiti a bar. Un progetto in grande stile e pionieristico, che voleva fare da apripista per altri affini. Dal ’96 gli spazi ancora liberi e usati –appunto- come auditorium, sono stati assegnati dall’amministrazione al Centro Polivalente.

    IL PERCHÉ DEL TRASFERIMENTO: EMERGENZA SPAZI PER L’ISTITUTO MARSANO

    A partire dal prossimo settembre tutte le associazioni dovranno abbandonare l’attuale sede per lasciare spazio alle classi dell’Istituto Tecnico Agrario “Marsano” che ha visto un recente aumento delle iscrizioni (per una quinta classe in uscita, sono state create 3 nuove prime) e gli spazi di Via De Vincenzi si sono mostrati inadeguati: inizialmente alcune classi sono state trasferite nei locali del Municipio IV Media Val Bisagno, poi nei locali di Via Allende 48, in cui attualmente (dallo scorso anno scolastico) sono già ospitate due classi del “Marsano”, in alcuni locali assegnati al “Majorana” ma momentaneamente inutilizzati. Per il prossimo anno scolastico, tuttavia, l’amministrazione ha previsto il definitivo trasferimento delle classi nel complesso di Via Allende: per prima cosa, verrà messo a disposizione del “Marsano” un intero piano, ora assegnato al “Da Vinci” ma non in uso. Ma un solo piano non sarà sufficiente a rispondere alle esigenze dell’Istituto Agrario: pertanto l’unica soluzione per l’amministrazione è quella di sgomberare i locali assegnati al Centro “Auditorium”.

     

    Elettra Antognetti

  • Quezzi: ecco la passerella sul rio Molinetto, 15 mesi dopo l’alluvione

    Quezzi: ecco la passerella sul rio Molinetto, 15 mesi dopo l’alluvione

    via-molinetto-quezziDopo mesi di di denunce e iniziative da parte dei cittadini e dopo la mozione approvata all’unanimità dal Municipio Bassa Valbisagno, e soprattutto 15 mesi dopo l’alluvione del 4 novembre 2011, arriva la tanto attesa notizia per gli abitanti di Pedegoli nel quartiere di Quezzi: l’11-12 febbraio è previsto l’inizio dei lavori per la costruzione della passerella provvisoria in via del Molinetto sull’omonimo rio.

    «In attesa che venga presentato il progetto per la rampa carrabile – spiega il consigliere (Rc-Fds) del Municipio Bassa Valbisagno, Giuseppe Pittaluga – è stata firmata la delibera della provincia che autorizza l’eccezione che permetterà la costruzione della passerella provvisoria sul Rio MolinettoQuesta soluzione di buon senso era già sostenuta dagli abitanti da mesi e mesi, comunque meglio tardi che mai, oggi gli enti recepiscono questa istanza come prioritaria. Bene.»

    Via del Molinetto, dopo la furia delle acque che ha portato all’esondazione del Fereggiano e al crollo del ponte medievale sul rio Molinetto, è rimasta accessibile in questi mesi solo grazie ad una scalinata. Un disagio che ha colpito 40 famiglie,  le quali, dopo aver assistito alla rimozione da parte dei tecnici del Comune del passaggio provvisorio che gli operai accorsi sul posto avevano realizzato per garantire l’accesso alla via, si sono unite per far sentire la propria voce e oggi finalmente raccolgono i primi meritati frutti.

    «Il Municipio si è espresso affinché l’eventuale rampa carrabile abbia un percorso partecipato e condiviso: dovrà quindi venir presentato il Progetto in Municipo – continua Pittaluga – e lì gli abitanti potranno discuterne sia l’effettiva risposta alle reali esigenze, sia le variazioni che serviranno a renderla efficace senza essere troppo invasiva».

     

  • Quezzi, accesso a via del Molinetto: rampa carrabile alternativa al ponte

    Quezzi, accesso a via del Molinetto: rampa carrabile alternativa al ponte

    Dopo 13 mesi di attesa, finalmente, almeno una risposta è arrivata: la rampa carrabile alternativa all’antico ponte di accesso a via del Molinetto (alture di Quezzi) – danneggiato dall’alluvione del novembre 2011 – si farà.
    Dopo una mozione votata all’unanimità dal Municipio Bassa Valbisagno, pressioni di ogni genere, iniziative promosse direttamente dagli abitanti che hanno inviato lettere e mail alle autorità competenti, la soluzione urbanistica – già individuata sulla carta nell’estate scorsa – verrà messa in pratica.
    Ad oggi, però, restano ancora da capire «Quali siano i tempi di realizzo e le modalità, non abbiamo visto neppure il disegno del progetto – spiega il consigliere (Rc-Fds) del Municipio Bassa Valbisagno, Giuseppe Pittaluga – Mentre per un intervento provvisorio, una passerella “salvavita” che avrebbe alleviato le pene subite per mesi e mesi da un centinaio di abitanti, sarebbero stati sufficienti poche migliaia di euro. L’amministrazione comunale, invece, si è dimostrata succube, abdicando al proprio ruolo, più per ragioni di sudditanza politica che di necessità economiche, accettando l’iniziativa dei tecnici della regione e dei privati che effettueranno l’intervento urbanistico».

    È di pochi giorni orsono, infatti, la notizia dell’accordo tra Coop 7 (l’impresa che a sue spese si occuperà dei lavori) e Commissario Delegato per il Fereggiano (attività svolta a titolo gratuito dal Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando): via libera all’intervento finalizzato al ripristino dell’accesso carrabile a via del Molinetto tramite la costruzione di una rampa alternativa al ponte «Che carrabile non lo è mai stato – sottolinea Pittaluga – era asservito ai mezzi rurali ed ai motocicli, a velocità limitata, così come tutta la creuza», abbattendo tre magazzini (di cui uno abusivo) e creando un accesso diretto dalla via principale «Esattamente sul ponte della via, in curva – continua il consigliere del municipio – e tagliando a quell’altezza il marciapiede andandosi ad inserire nella creuza sottostante con un dislivello di più di 2 metri».

    In pratica una mulattiera storica «Verrà trasformata in carrabile per decreto governativo – denuncia Pittaluga – Va da se che i drenaggi della rampa dovranno esser funzionali almeno alla cascata d’acqua proveniente da tutta via Fontanarossa, che altrimenti si abbatterebbe, ad ogni pioggia, sugli usci delle abitazioni con l’ingresso sulla mulattiera».
    La natura pedonale di un percorso «Secondo noi non può essere alienata ad altri interessi, anzi, in prospettiva andrebbe valorizzata», spiega il consigliere del Municipio. Senza dimenticare che l’antico ponte di pietra «Verrà abbandonato al degrado grazie ai furbeschi “vincoli” richiesti dalla precedente amministrazione che, abituata a mischiare le carte, ne ha così impedito l’immediata ricostruzione», aggiunge Pittaluga.

    Ma tant’è la soluzione individuata è quella della rampa e bisogna fare buon viso a cattivo gioco. Tuttavia, la volontà espressa e deliberata unanimemente dal Consiglio del Municipio Bassa Valbisagno a favore di un percorso di urbanistica partecipata, dovrebbe ancora lasciare spazio a suggerimenti e punti di vista differenti, garantendo il pluralismo d’opinione dei cittadini interessati.
    Si tratta di «Un piccolo percorso, in una piccola area, a proposito di un piccolo intervento – continua Pittaluga – Eppure sarebbe l’unico spiraglio di dignità civica, un tentativo di creare le condizioni minime necessarie perché la comunità torni a considerarsi tale, non un insieme di egoismi consociati in qualche speculazione, ma abitanti che condividono un territorio comune e che su questo si confrontano».

    Per procedere in una direzione coerente il Municipio Bassa Valbisagno inviterà il Commissario Delegato a presentare l’iniziativa ai cittadini. «Crediamo che la sede opportuna sia un Consiglio Monotematico Straordinario che venga indetto in orario serale per permettere agli interessati di partecipare – spiega Pittaluga – Nell’impossibilità di un Consiglio si può indire una Commissione “aperta” all’audizione dei residenti coinvolti, su nostro invito e/o su loro richiesta, con tema il Decreto del Commissario».
    Ancora non ci sono dati e numeri certi sui tempi e i modi d’intervento «Ma indire questo evento in tempi rapidi non è solo un segno di trasparenza e correttezza, è anche rispettoso del disagio che tutt’ora e nel prossimo futuro le persone dovranno sopportare – conclude il consigliere del municipio – Certo è che i cittadini apprezzerebbero l’iniziativa aumentando l’adesione e la confidenza, ora lacerate da anni di latitanza istituzionale, verso l’amministrazione del territorio. Sarebbe un buon inizio».

     

    Matteo Quadrone

  • Barriere architettoniche, Liberi di Muoversi: la mappa su Internet

    Barriere architettoniche, Liberi di Muoversi: la mappa su Internet

    Rampe di accesso agli edifici, spazio sufficiente nei bagni pubblici, marciapiedi larghi a sufficienza per consentire il passaggio. Sono numerose – non solo a Genova, ma in tutte le città italiane – gli esempi di pratiche virtuose per abbattere le barriere architettoniche e consentire alle persone con disabilità di spostarsi agevolmente e accedere a edifici pubblici, negozi, mezzi di trasporto, stabilimenti balneari e così via.

    Queste pratiche sono spesso il risultato della segnalazione, da parte di singoli cittadini, della presenza di ostacoli all’accessibilità dei luoghi: segnalazioni che si concretizzano in interventi di riqualificazione degli spazi. Su Era Superba abbiamo già affrontato questo tema così importante, dando spazio a progetti nati in Rete come Wheelmap.

    Proprio allo scopo di agevolare questo meccanismo di segnalazione è nata anche la piattaforma Liberi di Muoversi, un sito web (attualmente in versione Beta) creato da un gruppo di ragazzi emiliani, che danno a chiunque la possibilità di segnalare in forma volontaria e gratuita luoghi accessibili, parzialmente accessibili o non accessibili. La segnalazione può avvenire come utente anonimo o registrandosi al sito, inserendo il luogo (e relativo commento) su una mappa che copre tutto il territorio nazionale.

    Attualmente su Genova e dintorni sono presenti solo due segnalazioni: la rampa di accesso alla stazione Brignole e una spiaggia libera accessibile a Santa Margherita.

    Per dare una mano ad arricchire la mappa è possibile dunque registrarsi al sito www.liberidimuoversi.it, oppure lasciare la propria segnalazione sulla pagina Facebook “Liberi di muoversi” o su Twitter, attraverso l’hashtag #liberidimuoversi.

    Marta Traverso

  • Via Bocciardo: ora le famiglie devono pagare per rientrare a casa

    Via Bocciardo: ora le famiglie devono pagare per rientrare a casa

    La crepa nel muro di via BocciardoOltre il danno la beffa. La scandalosa telenovela del civico 1 di via Bocciardo a Borgoratti si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo la frana causata dal cantiere per la costruzione di posti auto (il permesso a costruire venne concesso dal Comune di Genova), dal 4 dicembre scorso gli abitanti sono fuori casa e oggi, nonostante la sentenza di questa estate che ha obbligato committente e ditta costruttrice a mettere in sicurezza l’edificio, arriva la notizia che «su disposizione del Dirigente Responsabile del Settore Protezione Civile, Pubblica Incolumità e Volontariato – fanno sapere gli abitanti con una nota –  e secondo le procedure standard dell’Ufficio Pubblica Incolumità, l’accesso al fabbricato in trattazione deve essere preventivamente autorizzato dall’Ufficio Pubblica Incolumità e le chiavi dello stabile possono essere consegnate solamente a tecnici abilitati alla professione che ne facciano richiesta all’Ufficio, dichiarando che non sussiste la pericolosità nel rientro temporaneo negli appartamenti […] Il privato cittadino non può richiedere autonomamente la consegna delle chiavi.»

    Un fulmine a ciel sereno che ha scatenato la rabbia e lo sdegno delle famiglie già sufficientemente umiliate e provate da una situazione che inizia ad assumere i contorni del surreale «…per poter rientrare in casa nostra a prendere le nostre cose, dobbiamo ogni volta pagare un tecnico specializzato che dichiari che non c’è pericolo

    «Lo stesso Comune a dicembre 2011 con sua ordinanza aveva disposto che in caso di inottemperanza della messa in sicurezza da parte di quanti obbligati a farlo, avrebbe provveduto a farlo in prima persona… in pratica il Comune ha disatteso alla sua stessa ordinanza».

    «Quando avremo un po’ di giustizia? Quando smetteremo di pagare per le colpe di altri?». E con la parola “vergogna” ben sottolineata si chiude la nota informativa delle famiglie del civico 1.

    [foto e video di Daniele Orlandi]

  • Alluvione Sestri Ponente, attesa per la demolizione in via Giotto

    Alluvione Sestri Ponente, attesa per la demolizione in via Giotto

    IL PRECEDENTE

    4 ottobre 2010 – Alluvione a Genova:  per l’intera giornata la pioggia si abbatte sulla Liguria, colpendo diversi Comuni del Savonese e molte zone del capoluogo, soprattutto a Ponente. La zona più colpita è Sestri, dove il Chiaravagna ha esondato e ha provocato una vittima (l’operaio Paolo Marchini) allagamenti e detriti nell’area compresa tra via Merano e via Clavarino: il punto di partenza della piena sembra essere ancora una volta il civico 15 di via Giotto, un palazzo costruito sopra l’alveo del torrente.

    L’edificio è stato costruito nel 1953, è composto da 28 appartamenti su 4 piani. Scriviamo “ancora una volta” perché si parla della sua demolizione da quasi vent’anni, poiché durante l’alluvione del 1992 la strada aveva vissuto un’emergenza analoga: la pioggia fa alzare il livello dell’acqua, il palazzo fa da “tappo”, detriti, rami e tronchi degli alberi si ammassano, il torrente straripa portando con sé acqua e fango. Da allora è in corso una querelle legale tra demanio e abitanti del palazzo: se viene demolito, a chi va l’indennizzo? Ai proprietari degli appartamenti o all’ente che rivendica quella dell’intero edificio?

    Durante un sopralluogo, il capo della protezione civile Guido Bertolaso avrebbe detto: «Che ci fa qui quel palazzo?». Molto dura la replica del Sindaco Marta Vincenzi, contestata dagli abitanti del quartiere perché nei giorni dell’alluvione si trovava a Bruxelles per impegni istituzionali: «È una questione legale ventennale, io non posso buttare giù quel palazzo, è una questione tra demanio e proprietari. Non posso intervenire io con un’ordinanza. Se può farlo Bertolaso potrò superare il disappunto provato per la sua battutaccia».

    Secondo una prima stima, i danni provocati nel quartiere ammonterebbero a circa 30 milioni di euro. Il Comune ha stimato che la messa in sicurezza della città di fronte a calamità naturali comporta una spesa di oltre 18 milioni di euro, cifra non disponibile nelle casse della civica amministrazione.

    Vicoli di Sestri Ponente

    28 giugno 2012 – Il Sindaco di Genova Marco Doria, a poco più di un mese dalla sua elezione, annuncia ufficialmente quello che è stato uno dei punti chiave della sua campagna elettorale, ossia la demolizione del palazzo di via Giotto entro l’autunno, prima fase di una più complessa opera di messa in sicurezza del territorio. A questo scopo, precisa il Sindaco, «gli uffici comunali hanno predisposto un piano di interventi che prevederebbe un investimento di circa 440 milioni di euro». Il bando di gara per assegnare i lavori è stato pubblicato sul sito della Regione Liguria.

    28 agosto 2012 – Valeria Garotta, Assessore all’ambiente del Comune di Genova, scrive così sul suo profilo Twitter: “Dal 15 Settembre partono i lavori per la demolizione del palazzo di Via Giotto, causa dell’alluvione 2010 a Sestri”.

    2 settembre 2012 – La Regione Liguria, il cui presidente Claudio Burlando è anche commissario delegato al superamento dell’emergenza alluvione del 2010, annuncia lo stanziamento di 20 milioni di euro da parte del Ministero del Tesoro entro la fine del mese: si tratta di una parte dei fondi complessivi (100 milioni di euro) che devono ancora arrivare per essere ripartiti tutte le zone danneggiate dal maltempo.

    Questa la situazione: 10 milioni di euro sono arrivati subito dopo lo stanziamento e altri 45 milioni a luglio 2011. I restanti 45 milioni, a seguito di un taglio annunciato dal Governo Berlusconi e confermato anche successivamente dal Governo Monti, si sono ridotti a 27: secondo l’annuncio ufficiale della Regione, i 20 milioni di cui sopra fanno parte di questa quota, mentre i 7 rimanenti arriveranno entro fine ottobre. Di questi fondi, 5 milioni di euro sono serviti per acquistare i 28 appartamenti del palazzo di via Giotto, i cui inquilini hanno traslocato grazie a speciali agevolazioni previste in situazioni di emergenza come questa.

    La conferma arriva anche via Twitter, dal profilo di Burlando, che così ha scritto il 7 settembre in risposta a una signora di Cogoleto: “I soldi finalmente arrivano entro fine mese. Li assegnerò subito“.

    IL PRESENTE

    Ottobre 2012 – Al momento non è stata annunciata nessuna data ufficiale per la demolizione del palazzo di via Giotto. Non è quindi così scontato che entro la fine dell’anno si riesca a procedere, nonostante la volontà del sindaco.
    La giunta Vincenzi aveva indicato aprile 2013 come data per la demolizione e, se non si riusciranno a velocizzare le pratiche, non è ancora da escludere che il civico 15 possa restare in piedi fino alla prossima primavera. Attendiamo comunque gli annunci ufficiali, che metteranno definitivamente la parola fine a questo lungo iter.

    Se la data è ancora incerta, cerchiamo di capire con quali modalità avverranno i lavori e chi dovrà sostenerne i costi.

    Il primo e il secondo piano saranno demoliti mediante escavatori a pinza demolitrice, lavorando sull’alveo procedendo da monte verso valle; per quanto riguarda invece il terzo e il quarto, i mattoni verranno demoliti e calati a terra tramite appositi condotti (in modo da non diffondere la polvere), la parte strutturale verrà tagliata pezzo per pezzo e imbragata con una gru a torre – che l’impresa appaltatrice si è impegnata a montare nell’ambito dell’offerta – per poi calarla sul camion e portarla via. Il tutto a carico della Regione che, dopo aver acquistato i 28 appartamenti, ha destinato per la demolizione parte dei fondi già ricevuti dallo Stato.

    Per quanto riguarda invece il torrente Chiaravagna, è in corso da anni un progetto di adeguamento approvato in via preliminare fin dal 2001 ma finora completato solo parzialmente. In questi anni è stata allargata la vasca della foce; è stato realizzato un terzo fornice per il deflusso delle acque sotto i ponti ferroviari; è stata demolita una parte del civico 20 di via Giotto alla confluenza fra il Chiaravagna e il torrente Ruscarolo; è stato adeguato il ponticello di via Giotto sul Ruscarolo. Questi interventi, tuttavia, non hanno impedito il 4 ottobre 2010 al Chiaravagna di esondare. Da quel giorno non è stato effettuato nessun intervento strutturale sul rio Chiaravagna, tutti gli sforzi delle istituzioni si sono infatti concentrati nell’iter per la demolizione del civico 15.
    E’ bene ricordare, però, che finché non verranno realizzati tutti i lotti, i benefici e i miglioramenti effettivi saranno minimi

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi e Diego Arbore]

  • Ferrovia Genova-Casella: rischio riduzione del servizio

    Ferrovia Genova-Casella: rischio riduzione del servizio

    Trenino Genova-CasellaLa riorganizzazione di Amt, resasi necessaria a causa della critica situazione economica dell’azienda, rischia di penalizzare la storica Ferrovia Genova-Casella. L’allarme lo lancia Massimiliano Tovo, assessore ai trasporti del Comune di Sant’Olcese, una delle località attraversate dallo storica linea in funzione dal lontano 1929.

    Mentre a Genova continua la discussione fra Amt e sindacati alla ricerca di un punto di contatto per salvare il trasporto pubblico locale, nei Comuni limitrofi dell’entroterra, in particolare quelli delle valli Bisagno, Polcevera e Scrivia, c’è preoccupazione per la sorte di un servizio per cui già alcuni mesi fa si è paventato il rischio chiusura suscitando la mobilitazione generale di cittadini e istituzioni locali.

    «Apprendo da “voci di corridoio” che esisterebbero serie problematiche in merito al prossimo orario invernale per il trasporto pubblico della Ferrovia Genova Casella gestito da Amt – spiega Tovo – Secondo queste indiscrezioni il servizio erogato continuerà prorogando l’orario estivo con evidenti lacune che colpirebbero studenti e lavoratori. Per questo motivo mi auguro che con la ripresa delle lezioni scolastiche possa essere ripristinata la normalizzazione degli orari».

    «Queste preoccupazioni sono dovute ad una carenza organica del personale – precisa Tovo – Senza una preventiva ed efficace pianificazione l’unica alterativa sarebbe proprio quella di ridurre il servizio. La Ferrovia Genova-Casella rischia di essere vittima del processo di riorganizzazione del trasporto pubblico. Si tratta di una politica aziendale tendenzialmente discriminatoria che fa quasi sollevare il legittimo sospetto che si voglia esercitare una condanna definitiva del trenino».

    L’assessore ai Trasporti del Comune di Sant’Olcese sottolinea come ancora una volta non siano tenute in minima considerazione le proposte, i richiami, gli appelli delle istituzioni locali e dell’utenza, orientati ad una politica di rilancio della linea. «Una contrazione del servizio equivale all’anticamera per la dismissione del trenino – ribadisce TovoSe queste voci dovessero trovare conferma ad essere colpite saranno nuovamente le nostre vallate. L’amministrazione di Sant’Olcese adotterà ogni tipo di strategia volta a salvare la Ferrovia Genova-Casella: chiediamo all’Amt un piano aziendale e non un epitaffio post mortem».

    Infine Tovo si rivolge a coloro i quali dicono che non ci sono i soldi per mantenere il servizio «Le risorse per il mantenimento del trenino sono le uniche risorse per il trasporto pubblico locale a non essere state recentemente tagliate, in quanto si tratta di risorse fiscalizzate fin dalla Finanziaria 2008 – conclude l’assessore di Sant’OlceseE voglio pure ricordare che negli ultimi due anni la Ferrovia Genova-Casella è stata oggetto di importanti investimenti sia sul materiale rotabile sia sulle infrastrutture: chiudere adesso o limitarne il servizio significherebbe un ulteriore sperpero di denaro pubblico, mentre al contrario si potrebbe raccoglierne i benefici».

     

    Matteo Quadrone

  • Galleria Mazzini, crollo di un cornicione causato da maltempo e incuria

    Galleria Mazzini, crollo di un cornicione causato da maltempo e incuria

    Galleria MazziniIl forte vento e il maltempo di questa mattina ha causato, complice l’incuria, il cedimento di un blocco di pietra di circa due metri da un palazzo di Galleria Mazzini, poco distante dall’ingresso lato teatro Carlo Felice.

    Il cornicione è crollato da un’altezza di circa dieci metri, all’altezza dell’agenzia di viaggi; in quel momento una trentina di persone sostavano nelle vicinanze, ma fortunatamente nessuno è rimasto ferito.

  • Liguria: i pendolari denunciano nuovi aumenti per gli abbonamenti

    Liguria: i pendolari denunciano nuovi aumenti per gli abbonamenti

    I pendolari liguri denunciano nuovi aumenti per gli abbonamenti sovraregionali che, in aggiunta ai frequenti disservizi, completano il quadro di un trasporto pubblico su rotaia sempre più deficitario.

    «A febbraio gli abbonamenti sovraregionali erano aumentati del 23%, ora del 12,5% – spiegano i pendolari nel blog http://genovamilano.blogspot.it – Il totale ponderato è pari al 38,46%».

    «A gennaio un mensile sovraregionale costava 106,60, dal primo agosto costerà 147,60 euro – sottolineano i pendolari – Inoltre va fatta notare un’altra cosa: la Carta Tuttotreno Liguria da calmiere è diventata inutile, anzi dannosa! Con carta tuttotreno: 147,60 + 1/12 di 180,00 = 162,60 euro al mese. Abbonamento IC: 158,00 euro al mese».

    «E’ chiaro che dal 1° agosto la Regione Liguria dovrà rimborsare agli abbonati tutte le mensilità di Carta tutto treno non più utilizzabili perché dannose – concludono i pendolari – Chiediamo alla Regione Liguria di bloccare immediatamente questi aumenti insostenibili per molti lavoratori che si alzano alle 5.30 del mattino e tornano a casa alle 21.00, magari per guadagnare a Milano appena 900,00 euro al mese».

  • Servizio civile, niente bando: zero fondi in Liguria per il 2012

    Servizio civile, niente bando: zero fondi in Liguria per il 2012

    Dal 2001, anno in cui per la prima volta è stato aperto un bando di servizio civile nazionale che “andasse oltre” il concetto di obiezione di coscienza, ogni anno è stato pubblicato un nuovo bando per il reclutamento di volontari in numerosi enti pubblici, associazioni no profit e di volontariato, enti culturali o di assistenza.

    Quest’anno per la prima volta non ci sarà nessun bando. Una notizia che già si sapeva, date le difficoltà di far iniziare il percorso ai volontari selezionati nel 2011, che hanno visto slittare di alcuni mesi l’avvio in servizio. Una notizia che però è stata ufficializzata solo nei giorni scorsi e denunciata dall’Assessore Regionale alle Politiche Sociali (con delega anche alle Politiche Giovanili) Lorena Rambaudi, che così ha spiegato a margine del consiglio regionale: «Il Governo ci ha comunicato che quest’anno per la prima volta da quando è nato, nel 2001, non verrà finanziato. Ogni anno in Liguria poco più di mille volontari partecipano a questa esperienza di cittadinanza attiva (…) Si salta un anno e stiamo cercando di accelerare i bandi per il 2013 in modo da farli partire nel primo semestre. La cosa è gravissima e non era mai successo».

    Il bando 2013 ci sarà, almeno a quanto sembra finora. L’unica cosa che le singole Regioni e tutti gli enti e associazioni coinvolti possono fare è accelerare i tempi per la presentazione dei progetti, che dovranno essere selezionati prima della pubblicazione del bando, e sensibilizzare sulla necessità di aumentare i fondi per questa opportunità, che non solo arricchisce il bagaglio di esperienze e il curriculum di migliaia di giovani ogni anno, ma è fondamentale per il proseguo stesso delle attività di molti enti e associazioni coinvolte.

    [foto di Constanza Rojas]