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  • Censimento Fai: il parco dell’Acquasola è il luogo del cuore dei genovesi

    Censimento Fai: il parco dell’Acquasola è il luogo del cuore dei genovesi

    acquasolaDare voce alle segnalazioni dei beni più amati in Italia per assicurarne un futuro è lo scopo de “I Luoghi del Cuore” – il censimento nazionale promosso dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) in collaborazione con Intesa Sanpaolo – che chiede ai cittadini di indicare i luoghi che sentono particolarmente cari e che vorrebbero fossero ricordati e conservati intatti per le generazioni future.

    L’appello è volto alla difesa di tesori piccoli e grandi, più o meno noti, che occupano un posto speciale nella vita di chi li ha a cuore. L’obiettivo è coinvolgere concretamente tutta la popolazione contribuendo alla sensibilizzazione sul valore del nostro patrimonio artistico, monumentale e naturalistico. Attraverso il Censimento il FAI sollecita le istituzioni locali e nazionali competenti affinché riconoscano il vivo interesse dei cittadini nei confronti delle bellezze del Paese e mettano a disposizione le forze necessarie per salvaguardarle così da rendere possibile il recupero di uno o più beni votati. Nel 2012 torna il Censimento i Luoghi del Cuore e quest’anno l’obiettivo è quello di rendere internazionale l’iniziativa chiedendo a tutto il mondo di partecipare e di segnalare il proprio Luogo italiano del Cuore.

    Dal 23 maggio scorso al 31 ottobre 2012 i cittadini di ogni nazionalità possono segnalare il proprio “luogo italiano del cuore”. La partecipazione al censimento avviene attraverso una segnalazione scritta, da effettuare mediante: accesso al sito www.iluoghidelcuore.it; compilazione della cartolina distribuita presso le filiali del Gruppo Intesa Sanpaolo, i Beni del FAI aperti al pubblico, le delegazioni del FAI distribuite su tutto il territorio; compilazione di moduli di raccolta firme predisposti per raccogliere segnalazioni per uno o più luoghi in occasione del Censimento.

    Ma qual è, almeno finora, il luogo del cuore più amato dai genovesi?
    Ebbene, la classifica parziale, relativa solo alle segnalazioni giunte via web, vede primeggiare, con 47 segnalazioni ricevute, il parco dell’Acquasola, che così risulta il luogo genovese più votato.

    Cittadini e comitati mobilitatesi nel corso degli anni in difesa dello storico parco con l’obiettivo di impedire la realizzazione di un mega parcheggio, invitano tutti i genovesi – anche attraverso una pagina facebook dedicata – a votare per la salvaguardia di questo bene comune, uno degli ultimi polmoni verdi presenti in centro città.

    «Una delle principali ragioni di questo successo è legata al fatto che siamo riusciti ad intercetare una sensibilità diffusa in tutta la città  – spiega Andrea Agostini di Legambiente – Il parco dell’Acquasola è un luogo del cuore per tutti i genovesi, di ogni generazione. Chiunque viva a Genova ha avuto occasione di frequentarlo: da bambino, di passaggio, da adulto accompagnando i figli a giocare all’aria aperta. A differenza di altre battaglie, spesso giocate soprattutto a livello locale, la difesa dell’Acquasola ha coinvolto, in maniera trasversale, cittadini di diversi quartieri». 

    Per quanto riguarda il versante giudiziario, la Procura di Genova è impegnata a concludere gli interrogatori degli indagati e, presumibilmente a settembre, si andrà a processo. «Se, come da noi auspicato, ci saranno delle condanne penali, tutte le ipotesi di realizzazione del parcheggio sono destinate a cadere – conclude Agostini – In questo caso noi potremmo aprire una causa civile per chiedere un risarcimento. D’altra parte questi “signori” ascoltano solo le ragioni del portafoglio, sicuramente non quelle del cuore».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

     

  • Censimento del cemento: primo passo del Comune di Genova

    Censimento del cemento: primo passo del Comune di Genova

    La Commissione Territorio del consiglio comunale di Genova ha ricevuto per un’audizione il coordinamento genovese di Salviamo il paesaggio, che ha presentato il Forum nazionale ed i suoi obiettivi.

    Focus in particolare sulla campagna “Censimento del cemento”, che il Forum diffonde fra i comuni italiani esortandoli a censire il costruito, per favorirne un reale utilizzo (oggi molti immobili sono vuoti) ed evitare nuovo consumo di suolo. Un’esortazione che è stata fatta ovviamente anche al neosindaco di Genova Marco Doria.

    Il “Censimento del cemento”, è stato accolto favorevolmente da numerosi consiglieri comunali genovesi – in particolare esponenti di Pd, M5S, Fds, Sel, Lista Doria – membri della commissione consiliare Territorio, che si è riunita lo scorso 9 luglio per l’audizione di una delegazione del coordinamento genovese del Forum. Al termine dell’audizione, consiglieri di diverse forze politiche hanno assicurato che presenteranno in consiglio una mozione che impegni Sindaco e Giunta ad aderire al “Censimento”.

    «Il “Censimento” ha lo scopo di mettere in luce con assoluta esattezza la realtà delle strutture edilizie già presenti nel territorio di ciascun municipio e, in particolare, il numero di quelle sfitte, vuote, non utilizzate (ed eventualmente la superficie), le superfici edificabili residue del vigente piano urbanistico e quelle previste da eventuali piani adottati – spiega il coordinamento genovese – Questo elemento è ritenuto di estrema importanza per monitorare lo stato attuale dell’offerta edilizia e ragionare, senza pregiudizi e con precisi dati di ausilio, sul fenomeno del consumo di suolo e su tutte le necessarie pianificazioni conseguenti».

    «Inoltre il “Censimento” non comporta nessuno spreco di risorse umane e finanziarie – sottolinea il coordinamento genovese – in un Comune correttamente amministrato i dati necessari a realizzare il “Censimento” dovrebbero essere già in possesso degli uffici».

    La scheda del “Censimento” predisposta da Salviamo il Paesaggio e inoltrata a tutti i comuni italiani affinché la compilino (nel caso aderiscano alla campagna) è stata ideata allo scopo di offrire un metodo di lavoro che possa guidare ogni nuova futura pianificazione dello strumento urbanistico comunale e favorire una discussione basata su informazioni certe e aperta ai contributi di tutti i cittadini.

    Il coordinamento genovese di “Salviamo il Paesaggio” auspica che «Genova e i consiglieri comunali siano davvero interessati a governare il territorio secondo reali criteri di riduzione del consumo di suolo e di apertura verso chi lo abita, e votino al più presto, all’unanimità, la mozione proposta dal Forum: aderendo al “Censimento”, Genova si aggiungerebbe ad altri Comuni italiani che hanno già intrapreso questa strada virtuosa, mostrando così di comprendere che non consumare più suolo e recuperare l’esistente porta vantaggi a tutti, cittadini, amministrazioni, imprese».

     

  • Ospedale Galliera: “Empatia”, mostra permanente a Oncologia Medica

    Ospedale Galliera: “Empatia”, mostra permanente a Oncologia Medica

    L’Ospedale luogo di cura diventa anche luogo di cultura. Un’associazione inconsueta, ma solo in apparenza. A sostenerlo e dimostrarlo è l’architetto e gallerista Bruna Solinas (titolare della galleria Artrè di piazza delle Vigne) nella mostra permanente “Empatia”, inaugurata presso il “Patient Service” di S.c. Oncologia Medica del Galliera, struttura diretta da Andrea De Censi.

    Presso l’Ospedale Galliera è attivo dal 2010 il primo“Patient Service” della Liguria, un innovativo servizio di accoglienza, informazione, supporto psicologico, sociale e di orientamento dedicato al paziente oncologico. Accoglienza, attività di informazione su esami e sugli effetti delle cure, assistenza telefonica durante tutto il percorso di cura, programmazione delle visite in Day Hospital per lo svolgimento della terapia, attività di raccordo tra pazienti e il personale medico e infermieristico, servizio di prenotazione esami diagnostici e di laboratorio, gestione agenda del paziente e di tutti gli aspetti amministrativi.

    «Le patologie oncologiche sono trasversali e coinvolgono quasi tutte le specialità cliniche, con percorsi di diagnosi e cura spesso di lunga durata, che presentano molteplici sfaccettature e che richiedono un’attenzione speciale – spiega Andrea De Censi, Direttore della S.c. Oncologia Medica del Galliera, sede del Patient Service – I pazienti non chiedono miracoli agli operatori sanitari ma soffrono quando si sentono abbandonati senza un percorso. L’attività svolta dal centro di accoglienza e servizi è di offrire al paziente, in un momento di massima fragilità, la prospettiva di una “presa in carico globale” attraverso un percorso fluido, guidato e meno traumatico, senza dispersioni di tempo e disorientamenti».

    In un contesto carico di emotività, l’arte viene riletta dall’osservatore in chiave partecipativa generando uno spontaneo interscambio di forti emozioni sensoriali. Relazione, accoglienza, calore e sostegno sono il frutto di questo intreccio magico voluto e realizzato con diversi ambienti. Empatheia, termine greco che significa Passione, diventa in inglese Empathy, in tedesco Einfühlung ed in italiano Empatia, connotandosi di un senso di immedesimazione, identificazione, comprensione dell’altro.

    L’allestimento dell’esposizione non è limitato all’area dell’accoglienza del reparto, ma prosegue anche nelle sale della terapia. Un filo conduttore che accompagna il paziente nel suo percorso di cura. La mostra si compone di venti opere tra pitture e sculture di importanti artisti contemporanei e di oltre venti immagini scattate da un gruppo di fotografi genovesi e dal team Donna Fotografa di Giuliana Traverso.

    La mostra “Empatia” fa parte del progetto “Accoglienza, calore…colore”, realizzato in collaborazione con la Struttura Oncologia Medica del Galliera.

    Martedì 17 luglio è previsto un incontro aperto alla cittadinanza: alle ore 17 visita guidata mostra a cura di Bruna Solinas. Info: Ufficio Relazioni con il Pubblico tel. 0105632090.

    Tra gli artisti presenti in mostra troviamo: Gianluigi Brancaccio; Gianni Brunetti; Oretta Cassisi; Gianna Ciao; Adriana Desana; Lino Di Vinci; Ruben Esposito; Stefano Grattarola; Giorgio Levi; Vincenzo Lo Sasso; Virginia Monteverde; Maurizio Nazzaretto; Mimmo Padovano; Nicolò Paoli; Paola Postura; Alessandra Raggi; Pino Rando; Nereo Rotelli; Luca Sturolo; Daniela Zampini.
    Giuliana Traverso e il suo Team “Donna Fotografa”: Orietta Bay; Paola Bernini; Claudia Casoni; Piera Cavalieri; Sara Ciccolini; Giovanna De Franchi; Maria Grazia Delle Piane; Roberta Fassio; Barbara Gasperini; Marcella Giorgetti; Valentina Maresca; Maria Passano; Susanna Riyueren; Ernestina Russo; Azzurra Simula; Lia Traverso Caso; Claudia Valle.
    Altri fotografi: Gianluca Bedinotti; Guido De Marchi; Claudio Ghiglione; Ginko Guarnieri; Anna Gugliandolo; Santino Mongiardino.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Vico Papa, “Ingaggiami contro il lavoro nero”: presentazione e aperitivo solidale

    Vico Papa, “Ingaggiami contro il lavoro nero”: presentazione e aperitivo solidale

    Due anni dopo la rivolta di Rosarno, la crisi dell’agricoltura peggiora e le condizioni dei braccianti non accennano a migliorare. Rosarno come Castel Volturno, come Palazzo S. Gervasio, come Foggia o Nardò: ancora ghetti senza acqua né luce, ancora salari da fame, ancora guerra tra poveri in territori che soffrono.

    Appena un paio di giorni il Governo Monti, recependo la normativa europea 2009/52/Ce già in vigore in moltissimi stati dell’Unione, ha approvato un Decreto con l’obiettivo di recuperare il tempo perduto sul fronte dello sfruttamento dell’immigrazione clandestina.
    In pratica, grazie alle nuove norme, al migrante minacciato dal caporale o dall’imprenditore senza scrupoli viene concesso per “fini umanitari” un permesso di soggiorno rinnovabile fino ad un anno, se denuncia i suoi datori di lavoro. I titolari di imprese ma anche le famiglie con colf “in nero” potranno autodenunciarsi, consentendo così di regolarizzare la propria posizione e quella dei loro dipendenti. La sanzione prevista è di mille euro una tantum.

    Ma nonostante questo decisivo passo avanti, resta ancora molta strada da fare, come ricorda a “La Stampa” il giovane camerunense Yvan Sagnet, tra i primi a ribellarsi nel 2011 quando raccoglieva pomodori a Nardò, spezzandosi la schiena per poco più di 12 euro al giorno e 15 ore di lavoro «I caporali se la caveranno con una multa di mille euro. L’anno scorso i caporali facevano girare 4 camion al giorno con 88 cassoni sopra. Ogni cassone veniva pagato 15 euro. Alla fine incassavano più di 5 mila euro al giorno. Una multa di mille euro è poco. Ce ne vorrebbero almeno 10 mila. Come dite voi in Italia “Per i caporali il gioco vale ancora la candela“».

    In merito a questi temi, VENERDI’ 13 LUGLIO dalle ore 20 alle 21,30 presso la sala di Vico Papa in zona Maddalena, Centro delle Culture di Genova –  laboratorio aperto alla cittadinanza che si propone di facilitare e stimolare il dialogo tra le culture, la lotta contro la discriminazione e la violenza – e Brigate di Solidarietà Attiva (http://brigatesolidarietaattiva.blogspot.it/) presentano “Ingaggiami contro il lavoro nero”- Brigate di Solidarietà Attiva: dallo sciopero di Nardò alle arance di Rosarno. 

    «In questo incontro si illustrerà l’esperienza di un campo di accoglienza per lavoratori extracomunitari impegnati stagionalmente nel settore agricolo, dove si uniscono pratiche di accoglienza e di emersione del lavoro nero – spiegano gli organizzatori dell’iniziativa – E ancora, l’esempio di una distribuzione di arance raccolte da raccoglitori extracomunitari regolarmente assunti presso aziende agricole in fase di conversione al biologico». Parleranno del progetto e dei suoi sviluppi Anna Garrapa (Brigata di solidarietà attiva Toscana), Nives Sacchi (Bsa Milano) e verrà proiettato il video autoprodotto “Ingaggiami contro il lavoro nero”.

    La campagna “Ingaggiami contro il lavoro nero”, partita nel 2010, prevede di confrontarsi con altre realtà in territori differenti, sia per seguire gli spostamenti dei lavoratori stagionali nelle diverse campagne, sia per allargarsi ad altri settori del lavoro «Per questo proponiamo un confronto con tutte le realtà di movimento e associative che già operano in questo ambito per avviare progetti comuni e interventi concreti che pongano le basi per lo scardinamento dei fenomeni di sfruttamento, caporalato, violazione dei diritti si legge sul blog delle Brigate di Solidarietà AttivaAll’interno del mondo del lavoro nero i migranti rappresentano la categoria più sensibile perché doppiamente ricattabili, spesso costretti a condizioni di vita precarie, privi di reti di sostegno sociale e sindacale. Si è venuta a formare di conseguenza una massa di forza lavoro disponibile e facilmente sfruttabile che produce un effetto di livellamento verso il basso dei costi del lavoro e delle relative garanzie di diritto. Ciò detto, difendere il lavoro del migrante significa difendere il lavoro di tutti».

    Inoltre l’incontro di Venerdì 13 luglio sarà l’occasione per acquistare il libro “Sulla pelle viva”, edito da Derive Approdi, scritto da Brigate di Solidarietà Attiva, Devi Sacchetto, Gianluca Nigro, Mimmo Perrotta, Yvan Sagnet.
    Nell’estate del 2011 circa 400 braccianti agricoli di origine africana, ospitati nella Masseria Boncuri a Nardò (Lecce), hanno scioperato per quasi due settimane. In Italia, si è trattato del primo sciopero autorganizzato di lavoratori stranieri della terra contro un sistema di sfruttamento basato sul caporalato, per il rispetto del contratto provinciale – previsto per legge – e per essere assunti direttamente dalle aziende. Una lotta che è stata in grado di accendere i riflettori sui colpevoli limiti della politica, incapace di affrontare e risolvere le questioni strutturali dell’agricoltura italiana, in particolare nel Sud del Paese dove la morsa della criminalità mafiosa è un’ulteriore ostacolo sulla via del ripristino della legalità. Ma non solo, la protesta dei braccianti – prima a livello locale e poi nazionale – ha attivato un’estesa rete di solidarietà che ha coinvolto strutture sindacali, associazioni antirazziste, militanti di base. A partire dalla consapevolezza del valore paradigmatico di questa lotta, gli autori del libro sviluppano ricche analisi su un conflitto che, attraverso la presa di parola diretta dei migranti, rappresenta una vera e propria lezione di civiltà.

     

    Matteo Quadrone

  • Mass Camera: presentazione dell’iniziativa di Laboratorio Genova

    Mass Camera: presentazione dell’iniziativa di Laboratorio Genova

    mass-camera“Basta un buco…”, questo lo slogan di Mass Camera, l’iniziativa di Laboratorio Genova che sarà presentata giovedì alle ore 18,30 nel locale di Spazio Cernaia 10r alla Maddalena. Per l’occasione aperitivo, musica e… Mass Camera a distribuzione gratuita.

    Che cos’è la Mass Camera? E’ una fotocamera tascabile da attaccare ovunque. Negli scorsi incontri i ragazzi di Laboratorio Genova ci avevano infatti dimostrato che è sufficiente una qualsiasi scatola e un supporto fotosensibile per fare una macchina fotografica (tecnica fotografica del foro stenopeico).

    Giovedì saranno distribuite le Mass Camera alle persone che la richiederanno, le quali dovranno poi posizionarla a piacere in un angolo della città per immortalare i ritratti più inaspettati di Genova. Tutti gli scatti saranno pubblicati su massgenova.com e raccolti in una mostra.

  • San Bernardo, Quic: vota la tua attività commerciale preferita

    San Bernardo, Quic: vota la tua attività commerciale preferita

    Sembra solo un gioco, ma nel suo piccolo in realtà dà forma e sostanza al più grande desiderio degli abitanti di San Bernardo, quello di veder rifiorire il quartiere in cui vivono.
    Parliamo di “Vota la tua attività commerciale preferita”, ultima iniziativa promossa dal Quic- Quartiere in cantiere, il laboratorio di cittadinanza attiva nato sul finire del settembre scorso grazie all’incontro spontaneo tra abitanti, commercianti, associazioni, desiderosi di cambiare lo stato delle cose per rivitalizzare e migliorare la qualità di vita della zona di San Bernardo, nel centro storico genovese, stimolando il dialogo fra tutte le componenti del quartiere attraverso la realizzazione di progetti, attività ed eventi volti a creare occasioni di scambio e conoscenza fra le persone.

    In pratica ai cittadini è stato chiesto di esprimere la propria preferenza sugli esercizi commerciali oggi presenti nel quartiere e, soprattutto, indicare quello di cui si sente maggiormente la mancanza.

    Il momento culminante dell’iniziativa sarà la Festa in Piazza San Bernardo, giovedi 12 luglio 2012 dalle ore 17.30 alle 19.30.

    «I ritardatari potranno ancora votare – spiega Domenico De Simone, segratario del Ce.Sto, una delle associazioni in prima linea a fianco del Quic – Alla fine saranno premiati, con la consegna di tre pergamene, gli esercizi commerciali vincitori: il più utile, il più simpatico, il più originale; mentre la quarta pergamena, destinata a quel negozio che più manca ai cittadini, sarà conservata e consegnata quando se ne verificherà l’apertura».

    Nel Corso della Festa di Giovedì 12 luglio ci sarà spazio per musica, letture di poesie, esibizioni (danza afro, trallallero, danze tradizionali). Per i più piccoli è previsto l’intrattenimento con Trucca bimbi e Laboratori creativi con materiale riciclato.
    Bambini e adolescenti che frequentano i centri estivi del Ce.Sto e le loro famiglie sono invitati a partecipare, prolungando a piacimento la permanenza in piazza San Bernardo, luogo in cui vengono restituiti i figli alle famiglie dopo le gite.

    Ma l’invito è esteso a tutti i cittadini, residenti italiani e stranieri, studenti, commercianti, giovani frequentatori, associazioni e naturalmente le istituzioni locali.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Diego Arbore

  • Centro Storico: cantieri infiniti, i commercianti protestano

    Centro Storico: cantieri infiniti, i commercianti protestano

    In Piazza Fossatello, in una delle zone più frequentate dai turisti, a ridosso di Porto Antico, Acquario e Museo del Mare, la presenza di diversi cantieri, transenne e operai al lavoro, ormai da alcuni mesi crea inevitabili disagi agli operatori commerciali che, oltre agli effetti della crisi economica, subiscono anche le conseguenze di scelte errate dell’amministrazione comunale.

    «Fare manutenzione nella nostra splendida città è encomiabile – spiega Alessandro Cavo, presidente giovani imprenditori di Ascom-Confcommercio Genova, titolare della pasticceria liquoreria Marescotti – ma scavare trincee e tenere aree di cantiere ingombre di detriti, polvere e spazzatura in piena stagione turistica in uno dei varchi primari per raggiungere il centro storico ed i musei di Strada Nuova è insensato e crea un danno a tutta la città. Sarebbe stato sufficiente farlo nei mesi in cui è minore la presenza dei turisti».

    I lavori in piazza Fossatello sono iniziati sul finire del mese di marzo, come ricorda Cavo «I cantieri sono spuntati in un batter d’occhio senza che nessuno si premurasse di avvisare gli operatori commerciali. Appena prima di Pasqua in via al Ponte Calvi hanno cominciato a “bucare” la pavimentazione. Eppure quello è il primo varco turistico per il centro storico. Occorreva pianificare gli interventi in un periodo diverso». 

    Già ad aprile i commercianti hanno protestato pubblicamente a causa dei disagi «C’è chi ha avuto problemi per installare i dehors e chi si è trovato l’attività circondata dai lavori in corso – sottolinea Cavo – Inoltre la polvere ed il rumore, inevitabilmente, complicano la situazione».

    Attualmente, proprio nel periodo estivo, i cantieri sono giunti fino alla zona di Sottoripa. I commercianti non ci stanno e rinnovano l’appello all’amministrazione comunale affinché, almeno nel prossimo futuro, la decisione di avviare lavori in zone turistiche della città sia presa in maniera concordata e, possibilmente, seguendo un’oculata programmazione che escluda interventi invasivi nei mesi di maggiore affluenza dei visitatori.

     

    Matteo Quadrone

  • Emergenza carceri: Severino a Genova, la protesta degli agenti

    Emergenza carceri: Severino a Genova, la protesta degli agenti

    CarcereIl Ministro della Giustizia, Paola Severino, in visita questa mattina al carcere di Marassi e di Pontedecimo, è stata accolta dalla protesta degli agenti della polizia penitenziaria di Genova.

    Mascherina e fascia a lutto, così si sono presentati gli agenti per lanciare il messaggio che “prevenire è meglio che curare” e per denunciare la drammatica situazione degli istituti di pena genovesi.

    L’emergenza è sempre quella del sovraffollamento, che inevitabilmente si intensifica con l’avvio del periodo estivo. Il carcere di Marassi è il più grande della regione, con una capienza di 450 posti, a fronte degli oltre 800 detenuti attuali e con una carenza di personale pari al 30% dell’effettivo in organico.

    La fascia a lutto, invece, rappresenta gli agenti deceduti per cause di servizio: dall’inizio anno sei uomini della penitenziaria si sono suicidati a causa delle difficili condizioni di lavoro.

  • Fegino, salviamo la Centrale del latte: è l’ora del mailbombing

    Fegino, salviamo la Centrale del latte: è l’ora del mailbombing

    Per scongiurare il rischio, sempre più concreto, della chiusura della storica Centrale del latte di Fegino, nasce un blog dedicato http://salviamolacentrale.blogspot.it/ e scatta l’ora del mailbombing, letteralmente “bombardamento postale”, ovvero una forma di attacco in cui grandi quantitativi di mail vengono inviati ad un unico destinatario, provocandone l’intasamento della casella di posta.

    «Un sistema di protesta, che in passato ha dato i suoi frutti, anche vincenti – sottolineano i promotori della mobilitazione – Si tratta di inviare una mail a piu’ destinatari, un lavoretto semplice per ognuno ma di grande forza per ottenere attenzione da parte del mondo politico e giornalistico».

    «Vi prego di seguire la istruzioni e di farlo fare a tutti i vostri conoscenti e per tutte le email che avete – si legge su http://salviamolacentrale.blogspot.it/ –  Si consiglia di usare i client outlook o thunderbird, oppure la posta di hotmail che gestisce l’invio per piu’ di 100 indirizzi. I dati di una email dovreste conoscerli ma per sicurezza elenco le voci e cosa dovete copiare e incollare per far si che arrivi ai giusti destinatari».

    Destinatario (A:)

    presidenza.repubblica@quirinale.it

    Per conoscenza (CC:)

    ministrocoesione@governo.it,
    p.signorini@governo.it,
    ufficiostampa@politicheagricole.gov.it,
    Segreteria.ministro@sviluppoeconomico.gov.it,
    urp@politicheagricole.gov.it,
    ufficiostampa@lavoro.gov.it,
    presidente.giunta@regione.liguria.it,
    vicepresidenza@regione.liguria.it,
    ass.agricoltura@regione.liguria.it,
    ass.turismoecultura@regione.liguria.it,
    ass.edilizia.lavoripubblici@regione.liguria.it,
    ass.ambiente@regione.liguria.it,
    ass.sport.personale@regione.liguria.it,
    ass.sviluppo.economico@regione.liguria.it,
    ass.salute@regione.liguria.it,
    ass.infrastrutture@regione.liguria.it,
    ass.politichesociali@regione.liguria.it,
    ass.bilancioeistruzione@regione.liguria.it,
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    Oggetto:

    Protesto per la chiusura della Centrale del latte di Genova

    Testo:

    Ormai è di dominio pubblico quello che sta succedendo alla Centrale del Latte di Genova (Parmalat).
    La proprietà vuole chiudere lo stabilimento, una proprietà subdola, che si maschera dietro la vendita delle sue quote alla Lactalis per poi riaquistarle, ma che ha deciso di mandare a casa 63 dipendenti e di mettere nei guai i produttori di latte della zona, senza se e senza ma nonostante mesi fa avesse dichiarato il contrario.
    A settembre tutte queste persone saranno a casa e Genova non avrà piu la sua storica Centrale del Latte.

    Questa email serve a sensibilizzare tutto il Paese e a avvertire la proprietà che non saremo capi di bestiame da sopprimere. Useremo ogni mezzo per difendere la Nostra Centrale, il nostro futuro e un pezzo di storia della nostra città.
    La protesta sarà ad oltranza fino a che non otteremo giustizia e se non sarà così questa non sarà una macchia per Genova ma una vergogna per l’intera Italia.

    P.s. ….la centrale in questione produce utili e aveva un tesoretto che è stato saccheggiato!!!!

     

    Matteo Quadrone

  • Fegino, Centrale del latte: istituzioni e sindacati uniti contro la chiusura

    Fegino, Centrale del latte: istituzioni e sindacati uniti contro la chiusura

    Piena convergenza tra Regione Liguria, Comune di Genova ed organizzazioni sindacali nel dire No a qualsiasi ipotesi di chiusura o ridimensionamento della Centrale del Latte di Genova. È stata espressa questa mattina nel corso della riunione svoltasi in Regione alla presenza degli assessori allo sviluppo economico del Comune di Genova, Francesco Oddone, al lavoro e all’agricoltura della Regione Liguria, rispettivamente Enrico Vesco e Giovanni Barbagallo, della presidente del Municio 5 Valpocevera, Iole Murruni e delle organizzazioni sindacali confederali e di categoria.

    Un faccia a faccia che è servito per fare il punto della situazione dopo l’incontro dei sindacati con l’azienda a Collecchio e l’invio della lettera alla proprietà da parte delle Istituzioni locali per chiedere un incontro immediato e da cui è emersa la necessità di proseguire con una mobilitazione congiunta. Parola d’ordine il mantenimento del sito produttivo sul territorio genovese, dopo la volontà espressa da Parmalat Lactalis di razionalizzare le attività e cioè di chiudere gli stabilimenti di Genova, Como e Pavia e di ridimensionare lo staff di Parma. .

    «Nell’incontro che si è svolto a Collecchio e che ci è stato riferito dai sindacati – hanno affermato gli assessori Oddone, Vesco e Barbagallo – l’azienda ha solo illustrato il piano industriale che comunque è apparso confuso, frettoloso e privo di qualsiasi garanzia. Soprattutto preoccupa il fatto che non sia stato consegnato, a dimostrazione di una volontà della proprietà di procedere con la chiusura dello stabilimento».

    Una possibilità che è stata respinta in modo fermo e unanime da tutte le organizzazioni sindacali e dalle istituzioni locali che – dopo le lettere inviate due giorni fa dal presidente della Regione Liguria, Burlando e dal sindaco del Comune di Genova, Doria – hanno ribadito la richiesta di un incontro il più velocemente possibile. A questo si aggiunge l’impegno che si è assunta la Regione Liguria, attraverso l’assessore al lavoro, Enrico Vesco di contattare la Regione Lombardia per fare fronte unico, anche con i Comuni di Como e Pavia, dove risiedono gli altri stabilimenti che l’azienda è intenzionata a chiudere.

  • Difesa: cresce l’adesione all’appello contro il DDL che aumenta le spese militari

    Difesa: cresce l’adesione all’appello contro il DDL che aumenta le spese militari

    In questi giorni il Parlamento è impegnato nella discussione in merito al disegno di legge del ministro Giampaolo Di Paola sulla riorganizzazione della Difesa e delle Forze armate che dovrebbe prevedere anche un taglio delle spese militari. Ma, come diverse associazioni hanno denunciato più volte, i conti sembrano non tornare.
    La domanda cruciale è quanto spende l’Italia nella Difesa? 14 miliardi di euro all’anno come dice il Ministro Di Paola, oppure 23 o 30, come sostengono fonti indipendenti?

    In seguito alla parata del 2 giugno scorso, che aveva suscitato numerose polemiche per il conseguente sperpero di risorse economiche, lo stesso Ministro della difesa ha affermato «Le Forze armate hanno bisogno di avere delle capacità operative importanti. Siamo un grande Paese e per poter lavorare con altri grandi Paesi c’è bisogno di investire. Vorrei sottolineare, però, che la difesa italiana è una tra quelle meno finanziate nel mondo ed in Europa. La Francia ha un bilancio per la difesa di 36 miliardi di euro, l’Italia ne ha uno di 14 miliardi. Meno della metà. La Germania è a trenta, la Gran Bretagna è a quaranta. Nell’ambito di queste risorse, che mi pare siano ridotte, noi spendiamo saggiamente sulle capacità fondamentali. Sono soldi ben investiti».
    E l’ammiraglio Di Paola ribadisce l’importanza del suo programma di riforma «Abbiamo presentato un disegno di legge di ristrutturazione profonda delle forze armate e dello strumento militare che prevede una riduzione di 40mila persone in 10 anni: devo ancora trovare un’altra amministrazione che abbia fatto una proposta così incisiva. Mi sembra che la Difesa, prima ancora che la definizione “spending review” nascesse, la sua “spending review” l’ha veramente impostata e la vuole portare avanti».

    Il Ministro ha ragione quando sostiene che l’Italia spende di meno di altri paesi del mondo ma, secondo il Libro bianco sulle spese militari “Economia mano armata” (curato da Sbilanciamoci!; scaricabile in formato pdf sul sito www.sbilanciamoci.org), il bilancio della Difesa arriva a 23 miliardi, il 60% in più della cifra indicata da Di Paola.
    Resta comunque difficilissimo riuscire a districarsi nel bilancio della Difesa, come spiega il presidente dell’Associazione Obiettori non violenti, Massimo Paolicelli «Le spese militari sono spese scomode, per questo si tende a nasconderle, in tutti i Paesi».

    Nel frattempo la mobilitazione delle associazioni pacifiste continua ed il 27 giugno scorso è stato lanciato un appello a Camera e Senato affinché il provvedimento venga respinto o completamente modificato.
    Questo il testo dell’appello:

    Il Parlamento sta discutendo il disegno di legge delega di revisione dello strumento militare presentato dal ministro della Difesa Giampaolo Di Paola che:

    1. aumenta la spesa pubblica;

    2. aumenta la spesa per gli armamenti;

    3. impegna non meno di 230 miliardi per i prossimi 12 anni a sostegno di un enorme apparato militare;

    4. autorizza il Ministero della Difesa a vendere armi italiane nel mondo;

    5. taglia il personale e vende le caserme per comperare nuove armi;

    6. stabilisce che in caso di calamità naturali gli interventi di soccorso dell’esercito dovranno essere pagati da chi li richiede;

    7. trasforma le FFAA in uno strumento da guerre ad alta intensità.

    Mentre s’impongono agli italiani tanti sacrifici, mentre si taglia la spesa pubblica e la spesa sociale, noi sottoscritti chiediamo al Parlamento di non approvare questa legge delega e di avviare una seria riforma dello strumento militare rendendolo compatibile con le possibilità economiche del Paese e coerente con una nuova idea di sicurezza e una nuova visione del ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo.

    Per adesioni e informazioni:
    Tavola della Pace, via della viola 1 (06122) Perugia – Tel. 335.6590356 – 075/5736890 – fax 075/5739337 mail: segreteria@perlapace.it – sito web: www.perlapace.it
    Per firmare l’appello invia una mail a segreteria@perlapace.it

    «Grazie alla nostra mobilitazione abbiamo ottenuto un primo risultato contro il DDL delega di revisione dello strumento militare spingendo un gruppo di parlamentari ad intervenire nel corso del dibattito che si sta svolgendo in Commissione Difesa del Senato – spiega Flavio Lotti, coordinatore nazionale Tavola della Pace – Ora siamo entrati in una fase nuova perché il ministro Di Paola ha chiesto di approvare la legge al Senato entro il mese di luglio, senza troppe discussioni».
    «Per questo motivo – sottolinea Lotti – è necessario accrescere subito la pressione sui senatori, a cominciare da quelli della Commissione Difesa che questa settimana devono presentare gli emendamenti al DDL».

    Lo strumento scelto è il Mailbombing, letteralmente “bombardamento postale”, in pratica una forma di “attacco informatico” in cui grandi quantitativi di e-mail vengono inviate ad un unico destinatario, allo scopo di provocare un vero e proprio “intasamento” della casella di posta.

    «E’ molto facile ed efficace – conclude Lotti – Ciascuno deve inviare una mail ai senatori della Commissione Difesa e ai Capigruppo del Senato. Non servono più di 10 minuti. Questo è il momento più importante. Quello in cui la nostra pressione può e deve avere più effetto. Fallo ora, prima che sia troppo tardi! E invita tutti i tuoi amici a fare altrettanto! Fallo per tutti quelli che stanno pagando il prezzo più alto della crisi e delle decisioni sbagliate di chi ci governa. Questa è una delle peggiori!».

    Sul sito web www.perlapace.it è possibile trovare la lettera tipo e gli indirizzi a cui inviare le mail.

     

    Matteo Quadrone

  • Inquinamento acustico e ambientale: le leggi esistono ma non sono applicate

    Inquinamento acustico e ambientale: le leggi esistono ma non sono applicate

    Oltre 19 anni per rendere operativo il controllo dei veicoli causa di inquinamento, 16 anni per mitigare le emissioni di fumo e rumore nel porto: questi sono i numeri delle omissioni perpetrate dai vari governi in materia di inquinamento acustico ed ambientale.

    «E ovviamente i comuni, compreso quello di Genova, non si sentono investiti del compito istituzionale di controllare queste fonti di inquinamento, in mancanza dei Decreti Attuativi». La denuncia arriva dal Movimento Difesa del Cittadino, non nuovo a iniziative simili, ricordiamo l’esposto presentato alla Procura della Repubblica, alcuni mesi fa.

    «In seguito alle numerose segnalazioni inviate dai cittadini, infastiditi dai rumori oltre che preoccupati per la loro salute, il MDC Genova ha inviato alcune lettere al Ministero dei Trasporti e al Ministero dell’Ambiente, sollecitando un rapido intervento e un’emanazione immediata dei decreti attuativi del VI comma dell’art. 80 del Codice della Strada, che prevede il controllo mirato dei veicoli sospettati di essere la causa dell’inquinamento atmosferico esistente e di quello relativo alle zone portuali (Lg. 447/95), per mitigare le emissioni di fumo e rumore prodotti dalle navi ormeggiate».

    Nel porto la situazione è particolarmente grave durante le ore notturne, a causa delle movimentazioni dei container delle navi merci. E gli abitanti di Prà, che da anni convivono con il Vte, lo sanno bene.

    «I due Ministeri hanno risposto positivamente riguardo al Codice della Strada, ma finora nessun passo utile è stato fatto in questa direzione», sottolinea il Movimento Difesa del Cittadino. Mentre in merito alle zone portuali non è ancora giunta alcuna risposta.

    «Questi ritardi e dimenticanze nel dare forza a leggi come queste comportano gravi danni alla salute dei cittadini, per non parlare del forte impatto ambientale – commenta l’associazione – Come MDC non possiamo che sostenere la lotta di Genova e di tutti gli altri comuni italiani con problemi affini».

    Nonostante la legge vigente imponga a tutti i Comuni l’aggiornamento dei regolamenti di Igiene e sanità o di Polizia Municipale in materia, i decreti non sono mai stati emanati concretamente, di conseguenza gli agenti della Polizia Stradale e gli agenti della Polizia Locale, non riescono ad adempiere al proprio compito istituzionale.

    «Quanto ancora bisognerà aspettare? – conclude il Movimento Difesa del Cittadino  – Invitiamo i Ministeri competenti a prendere posizione e non limitarsi a emanare belle leggi senza dare seguito e concretezza alla loro attuazione. Fortemente convinti che la salute dei cittadini sia di primaria importanza, attendiamo fiduciosi una svolta in questa triste vicenda».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Diego Arbore

  • Nervi, piscina del porticciolo: oltre mille firme per dire no alla chiusura

    Nervi, piscina del porticciolo: oltre mille firme per dire no alla chiusura

    NerviLa piscina Mario Massa di Nervi – storico impianto intrinsecamente legato al quartiere levantino – dove a partire dagli anni ’60 si svolgono attività sportive capaci di coinvolgere numerosi residenti e non solo, è stata chiusa il 15 maggio scorso a causa degli insostenibili costi di gestione che hanno costretto la Sportiva Nervi, società che gestiva la struttura, a gettare la spugna.

    A partire da quella data i cittadini si sono mobilitati per protestare vivacemente contro questa decisione. Così è nata una pagina facebook “Salviamo la piscina Massa di Nervi” che ha raccolto l’adesione di diversi iscritti nel giro di pochi giorni e contemporaneamente è partita una raccolta firme.
    Per quanto riguarda le istituzioni locali, il giovane consigliere Udc, Federico Bogliolo ha presentato un’interrogazione a risposta immediata per chiedere che «Questo nuovo ciclo amministrativo affronti la questione assumendosi le debite responsabilità».

    La chiusura è stata determinata da un aggravarsi delle condizioni tecniche dell’impianto, come ricorda Bogliolo «Le criticità legate all’impianto sportivo della piscina Mario Massa di Nervi, sono purtroppo note da parecchi mesi e la chiusura avvenuta il 15 maggio segna una profonda ferita nonché una delusione per chi in questo periodo ha cercato di evitare questo episodio davvero infelice. Ma sono altrettanto convinto che vada immediatamente cercata una soluzione che consenta e garantisca un nuovo programma di interventi mirati».
    Da un lato i minori contributi, dall’altra l’usura dovuta al trascorrere del tempo, hanno deteriorato il complesso sportivo che oggi necessita di interventi onerosi. «La piscina attualmente presenta diverse fenditure con conseguenti esose perdite d’acqua – spiega il consigliere del Municipio Levante – nel 2006 si spendeva per l’acqua intorno ai 10.251 euro, nel 2007 siamo passati a 23.154 euro e nel 2010 addirittura a 74.481 euro, questo anche perché, ad oggi, la piscina è priva di uno scolmatore per il riciclo e la depurazione delle acque».

    La raccolta firme si è rivelata un successo superando quota mille: i cittadini dicono No alla chiusura e richiedono un intervento del Comune di Genova. La petizione è stata consegnata al consigliere Bogliolo che a sua volta la girerà all’amministrazione comunale.
    «Le oltre 1000 firme, ottenute in un breve arco di tempo ed in maniera totalmente spontanea, testimoniano quanto la piscina Mario Massa sia nei cuori dei nostri cittadini – commenta Federico Bogliolo – Giustamente i cittadini fanno appello per salvare la piscina. Su questo punto è opportuno non solo intervenire attraverso operazioni di facciata ma mediante un intervento indirizzato al restauro completo dell’intero impianto. Sono troppe le criticità emerse, dovute sia all’usura, sia al non sempre effettivo interessamento delle precedenti amministrazioni locali che hanno preferito il “bagno delle parole” piuttosto che atti concreti».

    Dopo il disimpegno della Sportiva Nervi, la struttura è passata nelle mani del Comune che ora dovrà decidere quale sarà il suo destino.

    La notizia è che la piscina potrebbe riaprire, esclusivamente per la stagione estiva, grazie alla disponibilità dei dipendenti di Bagni Marina Genovese (società partecipata al 100% da Palazzo Tursi, si occupa della gestione degli impianti balneari comunali) che quest’anno non gestisce direttamente lo stabilimento di Vesima. Ma in fin dei conti si tratterebbe di una sorta di palliativo e non certo della soluzione definitiva.

    In pratica il Comune di Genova ha tre opzioni davanti a sè: investire una considerevole quantità di risorse economiche per riqualificare completamente l’impianto, chiuderlo definitivamente dando uno schiaffo alla delegazione di Nervi; oppure sperare in eventuali proposte da parte di soggetti privati interessati alla gestione della storica piscina.

    «Basta con la politica dei “tapulli”, non possiamo rimandare a un futuro non definito quello che avrebbe già dovuto esser fatto – conclude Bogliolo – Adesso è arrivato il momento che il Comune dica che cosa intende fare: chiudere la piscina oppure provare a salvarla. Ma non per l’estate, per sempre».

     

    Matteo Quadrone

  • Ospedale pediatrico Gaslini e Alitalia: tariffe agevolate per i pazienti dell’istituto

    Ospedale pediatrico Gaslini e Alitalia: tariffe agevolate per i pazienti dell’istituto

    Tariffe agevolate a favore dei pazienti dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova che si devono recare nel capoluogo ligure per esami, ricoveri, visite mediche o altre prestazioni ambulatoriali.

    Questo il risultato dell’accordo stipulato fra Alitalia, l’ospedale pediatrico Gaslini e la “Flying Angels Foundation Onlus” – che si occupa di organizzare viaggi per i bambini malati – prevede che i pazienti e i loro accompagnatori che voleranno a Genova con Alitalia potranno acquistare biglietti a tariffe scontate fino al 35%, compatibilmente con la disponibilità di posti al momento della prenotazione.

    L’agevolazione è valida per tutti i voli verso Genova, diretti o con scalo, in partenza dagli aeroporti nazionali serviti da Alitalia.

    I biglietti a queste tariffe agevolate non sono soggetti a limiti di permanenza e consentono di modificare la prenotazione in qualsiasi momento con il pagamento di una integrazione di soli 20 euro.

    Dopo aver prenotato una visita medica, un ricovero o un esame presso il Gaslini, il paziente e i suoi accompagnatori potranno prenotare i biglietti Alitalia a tariffe agevolate contattando la “Flying Angels Foundation Onlus” all’indirizzo email convenzionealitalia@flyingangelsonlus.org.

    Grazie a una partnership con l’Acquario di Genova, a tutti i piccoli pazienti che si recano all’Istituto Gaslini viene inoltre offerta la possibilità di accedere gratuitamente alla nota struttura genovese. I loro accompagnatori pagheranno un biglietto a tariffa agevolata.

  • Mafia: gli anni delle stragi raccontate nel docu-film “Uomini soli”

    Mafia: gli anni delle stragi raccontate nel docu-film “Uomini soli”

    La rassegna di cinema itinerante “Libero Cinema in Libera Terra”, promossa come ogni anno da Cinemovel Foundation in collaborazione con Libera, quest’anno arriva a Genova.

    Il Presidio “Francesca Morvillo” di Libera Genova invita i cittadini, mercoledì 4 luglio 2012, alle ore 21.30, presso i Giardini di Villa Bombrini di Genova Cornigliano, ad assistere alla proiezione gratuita del docu-film “Uomini Soli” di Paolo Santolini, che prende spunto dall’ultimo libro di Attilio Bolzoni, “Uomini Soli”.
    Alla serata parteciperà anche il Magistrato della Direzione Nazionale Antimafia, Dott.ssa Anna Canepa.

    Attilio Bolzoni, inviato del quotidiano La Repubblica, racconta gli anni delle stragi, trent’anni dopo. Torna a Palermo e ripercorre le strade dove furono ammazzati Pio La Torre, Carlo Alberto dalla Chiesa, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

    Il viaggio del cronista parte dal quadrilatero dei cadaveri eccellenti. Da quelle strade dove, nei primi anni Ottanta, persero la vita Calogero Zucchetto, l’agente della mobile di Palermo che “cacciava” latitanti, il magistrato antimafia Rocco Chinnici, l’allora presidente della Regione Sicilia, Piersanti Mattarella.
    In quei giorni, i giornali titolavano ”Palermo come Beirut”, ma in realtà, spiega Bolzoni «Palermo era peggio di Beirut. La città mattatoio era questa». Soltanto nel 1982 ci furono 148 morti nel capoluogo siciliano.
    «Ricordo i luoghi, gli odori, le facce, sono cose che non ho mai dimenticato – continua Bolzoni – Palermo mi ha lasciato delle cicatrici. E non c’è anestesia che lenisca il dolore».

    Pio La Torre, segretario del partito comunista italiano della Sicilia, il generale dei carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa, i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, erano quattro italiani fuori posto. Personaggi veri per un’Italia fatta di trame, di egoismi e di convenienze. Quattro persone che facevano paura al potere. Uomini per bene diventati facili bersagli perchè lasciati da soli a combattere.

    «Ho appena sfiorato Pio La Torre e il generale Dalla Chiesa, da giovanissimo reporter al giornale L’Ora – racconta Bolzoni – Più profondo il legame con Falcone e Borsellino, da corrispondente di Repubblica in Sicilia per un quarto di secolo. “Uomini soli” sono La Torre, Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino perché sono stati italiani troppo diversi e troppo soli per avere un’altra sorte».

    Il primo omicidio che fece tremare il Paese fu quello comminato a Pio La Torre, il 30 aprile 1982. «Ero lì quella mattina – continua Bolzoni – Pio La Torre era diventato un uomo pericoloso, si era messo in testa che diventare mafioso doveva essere reato. I missili della Nato a Comiso non li voleva. E di Palermo diceva: “questa è una città dove si fa politica con la pistola”».

    Il secondo “uomo solo” fu il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa «Dicevano che Dalla Chiesa non avesse capito niente di Palermo – sottolinea Bolzoni – Ma Carlo Alberto aveva capito tutto. Il suo testamento fu un’intervista che rilasciò a Giorgio Bocca: “La mafia è cauta, ti verifica da lontano. Si uccide il potente quando avviene questa combinazione fatale: è diventato troppo pericoloso ma si può uccidere perché è isolato“».

    La storia più terribile, pero, rimane quella di Giovanni Falcone. Un altro uomo solo, abbandonato dallo Stato. «Era un vero rivoluzionario, è vero che la rivoluzione chiede tempo e noi non glielo abbiamo dato», afferma Alessandra Camassa, magistrato che collaborava con il giudice Falcone.

    Infine il docu-film si conclude con la Strage di Via d’Amelio. Quando una 126 carica di tritolo, ubicata sotto casa della mamma di Paolo Borsellino, fece saltare in aria l’ultimo “uomo solo”, Paolo Borsellino, insieme agli agenti della sua scorta.