Tag: iniziative

  • Centro storico, legalità e diritti: federazione associazioni e comitati

    Centro storico, legalità e diritti: federazione associazioni e comitati

    vigne-centro-storico-vicoliUn soggetto unico pronto ad instaurare un dialogo costruttivo con le istituzioni per il rilancio del centro storico. È il senso dell’iniziativa messa in atto da associazioni e comitati – tra le quali Associazione Centro Storico Est (Assest), Associazione L.Robotti S.Torpete, Massoero 2000, Osservatorio Prè-Gramsci, Assoutenti – riunitesi in una federazione aperta all’adesione di altre realtà del territorio. «Pensiamo che il centro storico, indipendentemente dalle singole specificità di ogni zona, sia accomunato da un problema generale – spiega Giancarlo Bertini di Assest – quello di non avere un piano complessivo per rilanciarlo». Insomma, è assente qualunque progetto, soprattutto a lungo termine. «Al contrario, si agisce solo con interventi estemporanei per risolvere le emergenze del momento – continua Bertini – così è nata l’idea di una federazione che raggruppi le varie realtà associative. Il gruppo è aperto a nuove adesioni, infatti, invitiamo i comitati della Maddalena e di altri quartieri ad unirsi a noi».

    La federazione, secondo i promotori, permetterà loro di confrontarsi con l’amministrazione presentandosi quale unico interlocutore, in modo tale da “pesare” di più nel dibattito pubblico sul futuro del centro storico. «Siamo convinti che alcune scelte siano dettate da interessi di lobby– sottolinea Bertini – le piccole associazioni contro queste importanti influenze possono fare ben poco. Così, forse, avremo maggiore voce in capitolo». Proponendo delle soluzioni per immaginare un centro storico vivibile, pulito e sicuro, che torni a dare lustro alla città. L’aspetto fondamentale è coniugare il diritto a sicurezza e vivibilità dei residenti con l’attenzione ai soggetti più deboli (dai senza dimora agli stranieri irregolari, ecc.), agendo sempre in una cornice di legalità e diritti per tutti.

    Nel documento stilato dalla neonata associazione sono numerosi gli spunti. «A proposito di bellezza occorre intervenire sul degrado. Riparare la pavimentazione ripristinando il selciato originale senza l’asfalto è possibile. Molte di tali brutture sono la conseguenza di lavori sulle infrastrutture. Il Comune si decida a risalire alle responsabilità, obbligando le imprese al ripristino». Per migliorare l’igiene, invece, serve una migliore organizzazione della gestione dei rifiuti che preveda il coinvolgimento attivo della comunità. «La raccolta differenziata porta a porta appare l’unico sistema efficace in grado di raggiungere in poco tempo su larga scala percentuali oltre il 70%».
    Le piazze devono essere liberate dalle automobili e utilizzate per attività culturali, ricreative, concerti e come punto di partenza delle visite guidate. In questo senso il patrimonio culturale storico-artistico rappresenta il volano principale. «È necessario favorire il turismo di qualità con la realizzazione di percorsi coadiuvati da supporto logistico, dall’estensione del wi-fi, da un rapporto diverso con i crocieristi che sbarcano a Genova. Occorre coinvolgere le numerose realtà del quartiere, pensiamo agli eventi di musica classica di Don Farinella, ai Mercoledì del Castello sulla storia di Genova, alla scuola di danza orientale, alla scuola di Cinema e recitazione, alla musica d’autore, alle manifestazioni organizzate alla Commenda di Prè dall’associazione amici dell’Oratorio, al progetto del museo della Stampa, ecc. Le piazze vanno frequentate e non solo transitate, così gli spazi deserti di piazza Caricamento possono divenire un ponte tra Expo e carruggi».

    Non poteva mancare un richiamo al diritto al riposo notturno, una delle maggiori criticità per i residenti. «A notte inoltrata le misurazioni del rumore nelle case (con finestre chiuse) effettuate negli ultimi due anni dall’apposito nucleo dei vigili urbani nelle zone interessate dalla movida ed elaborate di concerto con l’Università, raccontano una storia di superamento, e di molto, della soglia di interruzione del sonno (60dBA), dalle ore 23 alle 5 di mattina: una violazione della legge e del diritto primario all’integrità psicofisica. Saniamo l’emergenza: rinnoviamo la richiesta di chiusura al sabato alle ore 1,30, gli altri giorni alle ore 0,30, contestualmente alla presenza di vigili in funzione preventiva».
    Infine, a proposito di dialogo e condivisione «Bisogna estendere a tutto il centro storico i punti presenti nel Patto per Prè, del quale ribadiamo l’alto valore civile ed auspichiamo una piena e completa attuazione da parte della Giunta comunale. I contenuti richiamano al rispetto delle regole del vivere insieme come condizione della convivenza libera dall’assillo della paura. Rispetto della legalità e attenzione ai più deboli devono marciare di pari passo, senza sovrapporsi ai diritti dei cittadini residenti».
    La federazione invita l’amministrazione ad «Indire nuovi bandi per l’assegnazione dei locali comunali, senza preclusione per attività di somministrazione e ristorazione, purché sia salvaguardata la qualità degli esercizi commerciali di nuova apertura nell’area di Prè, ricercando il rispetto degli aspetti storico, architettonici e paesaggistici. Inoltre, si proceda con l’assegnazione degli alloggi comunali attualmente sfitti».

     

    Matteo Quadrone

  • Arcipelago Scec, moneta locale: continua il progetto a Genova

    Arcipelago Scec, moneta locale: continua il progetto a Genova

    scec3Prosegue anche a Genova l’attività di Arcipelago Scec, il progetto di moneta locale e complementare all’Euro, diffusa per sfidare la crisi e sostenere le attività commerciali del territorio.

    Su Era Superba ne abbiamo parlato per la prima volta alcuni mesi fa interpellando Enzo Cirone, referente per Liguria e Toscana di Arcipelago Scec. Un tema che da un lato si può legare ai dibattiti sul futuro dell’Euro, ma che è al tempo stesso svincolato da teorie economica: lo Scec non si pone in contrasto con la moneta corrente, ma la accompagna per valorizzare l’economia locale e aumentare il potere d’acquisto di consumatori e famiglia.

    Pur non essendo convertibile in denaro, ogni Scec ha con l’Euro un rapporto 1:1, ossia 1 Scec vale 1 Euro, 2 Scec valgono 2 Euro e così via. Dal punto di vista fiscale lo Scec è assimilabile a un buono sconto: chi si reca in un bar, dall’elettrauto o in una qualunque altra attività commerciale aderente, pagherà infatti in Scec solo una percentuale minima dell’importo totale (di solito 5, 10 o 20%). L’iscrizione ad Arcipelago Scec è gratuita e permette di ricevere – appunto all’atto dell’iscrizione – una somma di 100 Scec, cartacei o su conto elettronico.

    Attualmente (dato aggiornato al 3 luglio 2013) a Genova Arcipelago Scec conta 215 fruitori – ossia consumatori che pagano in Scec – 65 accettatori – ovvero attività commerciali o liberi professionisti che accettano Scec come forma di pagamento e 12 soci sostenitori – che operano attivamente per far conoscere lo Scec e sostenerne la diffusione sul territorio.

    Per maggiori informazioni in merito si può inviare una mail ad arcipelagoscecgenova@gmail.com o iscriversi alla pagina Facebook “Arcipelago SCEC Liguria”, che a oggi conta quasi 500 like. Si stanno inoltre organizzando, con cadenza periodica, incontri sul territorio per spiegare lo Scec a esercenti e cittadini (l’ultimo si è svolto ieri sera, mercoledì 3 luglio, alla Asd Vignocchi di Boccadasse).

    Marta Traverso

    (foto dell’autore)

  • Genova per Don Gallo: mostra benefica e Mi hanno rubato il prete

    Genova per Don Gallo: mostra benefica e Mi hanno rubato il prete

    Don GalloMartedì 2 luglio 2013 due iniziative a Genova per ricordare Don Andrea Gallo.

    Anzitutto la festa Mi hanno rubato il prete!, che per il settimo anno consecutivo anima piazza del Carmine: una giornata che ricorda le manifestazioni popolari avvenute nel luglio 1970, quando Don Gallo fu allontanato dalla parrocchia del Carmine. Il titolo richiama la frase di un bambino, che in quei giorni piangeva per strada e che spiegò a un vigile “Piango perché mi hanno rubato il prete”.

    La giornata (inizio manifestazione alle 17.45) prevede interventi a ricordo di Don Gallo, morto lo scorso 25 maggio, seguito da letture e interventi musicali (Leggi il programma).

    Inoltre è aperta alla Loggia di Banchi la mostra e lotteria benefica A forza di essere vento – Artisti per Don Gallo: le opere pittoriche sono visibili sia in Loggia sia sul sito web e con un contributo di 150 € (destinato interamente alla Comunità di San Benedetto al Porto) se ne potrà avere una in sorte.

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Centro Storico, commercianti in rete: cresce il gruppo su Facebook

    Centro Storico, commercianti in rete: cresce il gruppo su Facebook

    castello-centro-storico-vicoli-4Da qualche mese è attiva su Facebook la pagina “Salviamo il centro storico e la sua economia commerciale”, pensata e gestita da Enzo Gaj, titolare di una piadineria della zona e da molto tempo operante nel centro storico genovese.

    Le difficoltà degli operatori commerciali a sopravvivere sul mercato, a Genova come nel resto dello stivale, sono un problema ben noto. Più volte i commercianti del centro storico hanno lanciato l’allarme (non ultimo il Civ di Piazza Sarzano sulle nostre pagine), ma per le istituzioni è sempre più complicato tutelarli in maniera concreta e per questo è fondamentale la collaborazione tra i soggetti coinvolti nelle stesse problematiche.

    L’idea della pagina è venuta a Gaj vedendo quella creata dal Dottor Grigio di Era Superba per protestare contro la chiusura della libreria Assolibro: «Purtroppo non basta tentare di salvare una sola entità all’interno di un tessuto commerciale così ampio: se si lascia che il degrado prenda il sopravvento è impossibile pensare di risolvere la situazione – commenta Gaj – la pagina vuole essere uno spazio virtuale che aiuti a sopperire alla carenza di momenti di interazioni reale causata dai ritmi della società contemporanea. All’interno del gruppo si cerca di individuare i problemi della zona visti dal punto di vista degli operatori e di pensare a quali soluzioni proporre. La rete non può però sostituirsi alla realtà, il gruppo Facebook deve essere funzionale a creare le condizioni necessarie per incontrarsi e discutere, poiché soltanto dall’interazione reale si può pensare di ricavare idee concrete. La speranza è che nasca una coscienza collettiva tra coloro che condividono gli stessi problemi e si pongono gli stessi obiettivi dando così vita ad un agire collettivo rispetto alle istituzioni, che finora si sono dimostrate aperte al dialogo nella figura del Presidente del Municipio, Simone Leoncini».

    «Al giorno d’oggi viviamo immersi nell’iperinformazione che spesso presenta elementi di ambiguità; la pagina in questo contesto si pone l’obiettivo di selezionare le notizie che vengono ritenute più importanti e veritiere riguardo ai problemi del centro storico dal punto di vista di chi ci lavora».

    Grazie a questo strumento è inoltre possibile per gli appartenenti al gruppo documentare mediante la pubblicazione di foto temi o problematiche di particolare rilievo che solo chi vive quotidianamente la zona può percepire.

    Progetti come questo sono sicuramente lodevoli e da auspicare sempre in maggior numero, in quanto Genova in questi ultimi anni ha rilanciato l’immagine del suo centro storico, che fino agli anni Ottanta era in preda al degrado, grazie alla moltitudine di attività che vi si sono sviluppate, il che ha contribuito a dare impulso al turismo oltre che al commercio: perdere tutto questo sarebbe un enorme danno per la nostra città.

     

    Giorgio Doria

  • Gruppi di acquisto solare: 23 impianti installati a Genova

    Gruppi di acquisto solare: 23 impianti installati a Genova

    Energia del SoleIL PRECEDENTE

    Novembre 2011: in due Municipi genovesi, precisamente a Pegli e Nervi, viene resa nota l’intenzione di aderire al progetto nazionale gruppi di acquisto solare. L’iniziativa è organizzata da Legambiente, in collaborazione con il Comune di Genova e la società AzzeroCO2, e riguarda l’acquisto e installazione di pannelli fotovoltaici da parte di un collettivo di persone, per esempio residenti nello stesso condominio.

    Il progetto fa parte del Patto dei Sindaci, che impegna a livello nazionale le amministrazioni comunali per ridurre le emissioni di CO2 e migliorare l’impatto ambientale dei territori (leggi l’approfondimento a cura di Elettra Antognetti).

    I due incontri informativi nei Municipi hanno l’obiettivo di avviare la presenza in città di fonti di energie rinnovabili ad alimentare le abitazioni private.

    Giugno 2012: vengono illustrati i primi risultati del progetto Gruppi di Acquisto Solare a Genova. Come illustra Franco Montagnani di Legambiente Liguria (in proposito leggi l’inchiesta curata da Matteo Quadrone), 27 soggetti hanno sottoscritto il contratto di attivazione mentre altri 27 hanno manifestato il proprio interesse ad aderire. L’azienda che si occuperà dell’installazione dei pannelli fotovoltaici è stata scelta nel marzo 2012 attraverso una gara d’appalto, tenendo conto che buona parte degli aderenti hanno manifestato la preferenza di una ditta ligure.

    IL PRESENTE

    Luglio 2013: passato un altro anno, il Gruppo di Acquisto Solare stila un nuovo bilancio delle attività nel territorio comunale di Genova e della Provincia.

    Lo scorso 20 giugno l’ente provinciale ha comunicato l’adesione al progetto di 12 Comuni (che diventano 13 con l’aggiunta “autonoma” di Celle Ligure, in provincia di Savona): Arenzano, Casarza Ligure, Cogoleto, Davagna, Lavagna, Leivi, Moneglia, Montoggio, Neirone, Sestri Levante, Serra Riccò e Tribogna. Nel periodo 2012/2013 sono state realizzate 17 installazioni su un totale di 69 adesioni. Cosa significa? Che ogni anno verranno prodotti dai nuovi pannelli fotovoltaici 42.000 kwh, che comporteranno un risparmio di 22 tonnellate di CO2 all’anno (che diventano 600 tonnellate calcolando l’arco di vita medio dei pannelli, ovvero 30 anni).

    Venerdì 28 giugno si è invece svolta a Palazzo Tursi la presentazione dell’esito progettuale relativo al Comune di Genova: sono stati installati 23 impianti fotovoltaici, che porteranno sul territorio comunale un risparmio di 43 tonnellate di CO2 all’anno.

    Come informarsi sul progetto Gruppo di Acquisto Solare? È possibile contattare Legambiente Liguria al numero 010 319165 o alla mail s.pesce@legambienteliguria.org, oppure i referenti della Provincia (010 5499888 – miroglio@provincia.genova.it)

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Teatro dell’Archivolto: la nuova stagione, musica e cena in piazza

    Teatro dell’Archivolto: la nuova stagione, musica e cena in piazza

    teatro-archivolto-2Non si fermano le attività del Teatro dell’Archivolto di Genova Sampierdarena, che nonostante la crisi ha potuto contare sull’appoggio degli abitanti del quartiere e di numerosi sostenitori: sono state raccolte oltre 7.000 firme a sostegno del teatro, nella petizione per scongiurare la chiusura.

    Oggi, mercoledì 19 giugno (a partire dalle 19), il Teatro presenta la stagione 2013/2014 e apre la campagna abbonamenti: tutto questo avviene in una serata di musica, danze, cibo e baratto in piazza Modena.

    Pina Rando e Giorgio Gallione presentano i prossimi spettacoli, a seguire ci sarà la sagra urbana all’aperto con gli abitanti della zona e chiunque vorrà partecipare.

    Nel corso della serata sarà possibile sottoscrivere l’abbonamento alla nuova stagione a un prezzo ridotto, 120 € per dieci ingressi.

    Tutto questo avviene anche con il sostegno morale delle istituzioni: nella seduta del Consiglio Comunale di ieri (martedì 18 giugno) uno dei punti all’ordine del giorno riguardava proprio la sorte del Teatro. È infatti passato all’unanimità l’impegno congiunto di Comune e Regione per pianificare un’azione di ricerca fondi, che potranno provenire da eventuale contributo di finanziamenti europei o ministeriali o da sponsor privati.

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Istituto Idrografico della Marina: nuova sede ai Magazzini del Cotone?

    Istituto Idrografico della Marina: nuova sede ai Magazzini del Cotone?

    forte-san-giorgio-particolare-ist-idrograficoIL PRECEDENTE

    L’Istituto Idrografico della Marina, struttura che opera dal 1872 in Forte San Giorgio, è alla ricerca di una nuova sede, più funzionale rispetto alle proprie attività ed esigenze rispetto all’edificio storico che la ospita.

    Il centro è l’unica struttura italiana adibita alla produzione della documentazione nautica ufficiale nazionale: si occupa pertanto del monitoraggio sistematico dei mari italiani e della rilevazione e comunicazione di ogni eventuale criticità alla sicurezza della navigazione (presenza di relitti, variazione dei fondali, etc). Inoltre vi si svolgono attività più ad ampio respiro, legate alla valorizzazione dell’ambiente marino da un punto di vista scientifico, ambientale e tecnologico, e vi è una biblioteca che ospita circa 30.000 volumi e 3.000 carte nautiche.

    Le ipotesi in campo sono attualmente due: il polo tecnologico degli Erzelli o l’ex Lavanderia Italia situata a Palazzo Selom, nei Magazzini del Cotone. Quest’ultima ipotesi appare la più plausibile, soprattutto a causa della vicinanza con la sede dell’Autorità Portuale e con la zona del Porto Antico, di elevato flusso turistico.

    A giugno 2012, in occasione dell’Open day annualmente svolto in concomitanza con la Giornata Mondiale dell’Idrografia, noi di Era Superba abbiamo visitato il centro per capirne meglio le modalità di lavoro e gli obiettivi.

    IL PRESENTE

    A che punto sono le attività per il trasferimento dell’Istituto? Paolo Lusiani, responsabile delle relazioni esterne, ci conferma che il fabbricato di Palazzo Selom (estensione di circa 2.700 metri quadri, nella parte terminale dei Magazzini del Cotone) potrebbe ospitare in futuro l’Istituto. «Il nostro capo di Stato Maggiore, Ammiraglio De Giorgi, ha avuto di recente diversi incontri con le autorità politiche locali, guidate dalla Senatrice Roberta Pinotti che è stata nominata Sottosegretario al Ministero della Difesa. È stata anzitutto ribadita la volontà di tutti di mantenere a Genova la sede dell’Istituto e da qui si sono valutate le varie opzioni per comprendere quale potesse essere la sede migliore. Tutti gli attori coinvolti – ossia il Dipartimento Militare di La Spezia, l’Autorità Portuale di Genova e l’Agenzia del Demanio – hanno convenuto che Palazzo Selom sia il luogo più indicato: entro la fine di quest’anno si dovrebbe raggiungere un’accordo definitivo sulla disponibilità dell’edificio, e da qui si partirà per capire tempi e modalità delle necessarie ristrutturazioni».

    La necessità di un edificio più “moderno” è funzionale alle attività che quotidianamente si svolgono presso l’Istituto: proprio la dicotomia tra vecchie e nuove modalità di lavoro sarà il centro dell’open day del 13 giugno (ore 9.30 – 12 e 14.30 – 16.30), in cui sarà rimesso per la prima volta in funzione il macchinario usato un tempo per la riduzione in scala, oggi sostituito dagli scanner.

    L’evento, che ha lo scopo di far conoscere alla cittadinanza le attività dell’Istituto e farne comprendere i benefici, sarà anche l’occasione per far comprendere le ragioni che hanno portato alla ricerca di un nuovo spazio.

    Marta Traverso

  • Trofeo Fantozzi: gara ciclistica per obesi e svogliati

    Trofeo Fantozzi: gara ciclistica per obesi e svogliati

    SoriDomenica 2 giugno 2013 (ore 10) appuntamento con con la 23a edizione del Trofeo Fantozzi, manifestazione ciclistica in chiave parodistica.

    Nata per gioco nel 1991 da un’idea di un gruppo di ex liceali genovesi, la manifestazione è anche definita ironicamente una sorta di Coppa del Mondo per Corridori Ipodotati, riservata ad “atleti sovrappeso, sedentari e con problemi di jella”.

    La corsa si snoda su un percorso di 16 km, con partenza alle 15 da Sori e toccando le frazioni di Lago, Canepa, Sussisa e Capreno. Per chi non ce la farà, sono previsti provvidenziali bus-navetta.

    Sono pervenute numerose iscrizioni da tutta Italia.

    Programma della giornata
    Ore 10: ritrovo presso la zona pedonale fronte mare di Sori, ritiro pettorali e pacco gara
    Ore 13: chiusura definitiva iscrizioni
    Ore 13.45: spettacolo di burlesque
    Ore 14.45: tuffo in mare
    Ore 15: partenza
    Ore 15.20: prima Sosta a Lago, focaccette e dolciumi.
    Ore 16: arrivo a Canepa e rifornimento ipercalorico a cura del Comitato Amici di Canepa
    Ore 16.30: proseguimento del percorso lungo la panoramica pianeggiante di Levà
    Ore 17: sosta ristoro a Sussisa- Capreno, a cura del Comitato San Matteo Sussisa.
    Ore 18: arrivo sul lungomare di Sori
    Ore 19: premiazioni e brindisi finale
    Ore 20: aperitivo e cena sociale presso il ristorante Scandelin di Sori (su prenotazione)

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Rete Solidale: associazioni unite a sostegno delle fasce deboli

    Rete Solidale: associazioni unite a sostegno delle fasce deboli

    unione-mani-solidarietaLo scorso 1 maggio si è svolto in piazza San Lorenzo un evento organizzato da una rete di associazioni, ciascuna per promuovere la propria attività ma soprattutto per attivare insieme una rete di collaborazione a fronte di obiettivi comuni.

    Dopo il Primo Maggio Unitario e solidale si è tenuta la prima assemblea pubblica (15 maggio), che ha confermato l’intento di costituire una rete di associazioni, denominata Rete Solidale. «La solidarietà aiuta tutti/e a vivere meglio ed è un valore di cui sentiamo molto il bisogno», si leggeva nella presentazione dell’evento del 1 Maggio. Il progetto unisce dunque tutte quelle realtà che agiscono sul territorio accomunate da impegni di solidarietà: che si tratti di campagne contro il razzismo e la discriminazione, sostegno alle donne, creazione di opportunità per i lavoratori precari, la Rete vuole creare occasioni di confronto e attività concrete per sostenere tutte le fasce più deboli della cittadinanza.

    Capofila dell’iniziativa è Associazione 3 Febbraio, impegnata da tempo a Genova a combattere ogni forma di razzismo e discriminazione. Hanno finora aderito Y.E.A.S.T., Comitato solidale Liberamente, Socialismo Rivoluzionario, Associazione San Giacinto Balzar e Segreteria nazionale migranti Equador Senami. L’obiettivo è estendere la Rete ad altre associazioni che operano sulla base degli stessi valori, ma anche sensibilizzare i genovesi su come possano impegnarsi in concrete iniziative di cittadinanza attiva.

    Per chi vuole conoscere scopi e progetti della Rete Solidale, la prossima assemblea si terrà venerdì 7 giugno 2013 (ore 20) presso Ghettup in vico Croce Bianca.

    Questo il testo integrale della Carta d’intenti, per comprendere meglio lo spirito e i valori che animano il progetto.

    Siamo convinti che per vivere meglio sia fondamentale far vivere e diffondere solidarietà ed essere persone solidali. La nostra è un’idea di solidarietà umana perché si basa e promuove relazioni benefiche tra le persone, senza distinzioni etniche, religiose, politiche.

    Crediamo nel protagonismo solidale di ogni uomo e donna fuori da logiche di delega, di rappresentanza, di sostituzione, perché è fondamentale per il cambiamento delle persone, in un periodo in cui sono sempre più presenti egoismi e soprusi di ogni tipo nella società.

    Vogliamo essere liberi di scegliere e di decidere su ogni aspetto del nostro impegno e per questo vogliamo essere indipendenti da istituzioni, dalla politica e da qualunque coercizione negativa.

    Ci interessa contribuire alla promozione e diffusione di una cultura della solidarietà, perché crediamo che si possa vivere meglio se cerchiamo di essere e diventare persone solidali.

    Ci impegniamo nella comunicazione e nella conoscenza di altre esperienze solidali a Genova ed in Italia con un sguardo particolare verso tutte quelle che riterremo più vicine e più simili ai nostri contenuti per favorire lo scambio e l’unione.

    Ci riconosciamo in una comune umanità e per questa ragione promuoviamo l’accoglienza umana per tutti/e e la libera circolazione che significa rifiutare ogni razzismo e discriminazione nei confronti degli immigrati.

    Siamo a fianco delle donne contro ogni violenza nei loro confronti.

    Siamo a fianco dei bimbi, dei disabili e degli emarginati.

    Siamo a fianco dei lavoratori e dei precari.

    Siamo per la libertà di scelta in ogni ambito della vita, quindi per libere scelte sessuali, religiose.

    Siamo per per la libertà d’informazione e la piena espressione per tutti.

    Siamo per il pieno rispetto dell’ambiente e della natura ed a fianco di tutti coloro impegnati a tutelarla e difenderla da ogni azione distruttiva.

    Lottiamo per il rispetto dei diritti umani, della libertà e giustizia per tutti/e.

  • Violenza sulle donne: iniziative per il centro di via Mascherona

    Violenza sulle donne: iniziative per il centro di via Mascherona

    violenza-donneDue giorni fa (martedì 28 maggio 2013, ndr) la Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità la Convenzione di Istanbul, un documento redatto nel 2011 che vincolerà giuridicamente gli Stati a rispettare norme precise contro ogni forma di violenza sulle donne. Non solo violenza fisica – come testimoniano i numerosi casi di omicidi, stupri e aggressioni di cui la cronaca ci informa quotidianamente – ma anche psicologica ed economica, quest’ultimo caso riguardante anche la discriminazione delle donne sui luoghi di lavoro.

    Ho usato il termine vincolerà perché la sua entrata in vigore presuppone la ratifica di almeno 10 Stati dell’Unione Europea: finora gli Stati ad averla approvata sono quattro – Albania, Montenegro, Repubblica Ceca e Turchia – cui si aggiungerà l’Italia se anche il Senato darà la sua approvazione.

    Sono due i termini utilizzati per raggruppare in termini di fenomeno queste forme di violenza: il femmicidio è un termine usato in criminologia per indicare l’omicidio della donna in quanto donnaossia i casi in cui le donne vengono uccise da chi ritiene siano andate oltre il “ruolo sociale” che dovrebbero occupare (moglie e madre, eterosessuale, sottomessa al controllo di un maschio nel proprio contesto familiare, etc)o in cui la morte di una donna è direttamente conseguente ad atti violenti o discriminatori. Il femminicidio ha invece un’accezione più ampia – anche se di fatto è un concetto ormai equiparato al femmicidio – e comprende tutte le forme di violazione dei diritti della donna in quanto donna, che ne annullano l’autodeterminazione e la libertà personale: maltrattamenti e violenza fisica, discriminazione sul lavoro o a scuola, condotte misogine.

    A Genova sono attivi da alcuni anni i Centri Antiviolenza gestiti dalla Provincia, il cui ente capofila è sito in via Mascherona e ha nel suo staff operatrici dell’associazione Il cerchio delle Relazioni. Aperto nel 2009, ha accolto oltre 750 donne vittime di violenza, discriminazione o stalking. Nel solo 2013 (i dati arrivano fino al 23 maggio) il Centro ha già ricevuto 176 contatti.

    I servizi del centro sono molteplici: accoglienza in strutture protette, sostegno psicologico e psicoterapeutico, consulenza legale, attività di informazione e sensibilizzazione, attività di sostegno ai figli.

    Per sostenere le attività del Centro è in programma da domani (venerdì 31 maggio) una serie di eventi di sensibilizzazione (leggi il programma).

    Il Centro è aperto al pubblico da lunedì a venerdì (ore 9-17, il venerdì fino alle 13) e si può contattare allo 010 20976222 o tramite mail a centroantiviolenza@comune.genova.it.

  • Centro Scuole e Nuove Culture a Genova: scuola e integrazione

    Centro Scuole e Nuove Culture a Genova: scuola e integrazione

    Centro Scuole e Nuove Culture, GenovaNel centro storico di Genova, nella defilata Via della Fava Greca, 8, a pochi passi da Piazza Sarzano, i Giardini di Plastica sopra e sotto la vitale Via di Ravecca: incastonato qui, dal novembre 2001 si trova il Centro Scuole e Nuove Culture. Cos’è? Un centro che da ormai oltre 10 anni svolge un ruolo fondamentale nell’ambito della mediazione interculturale e nella promozione dell’integrazione dei migranti. Aperto grazie all’approvazione di un protocollo d’intesa inter-istituzionale tra Comune, Provincia di Genova, Ufficio Scolastico Regionale per la Liguria del MIUR e Università di Genova, il Centro è nato con l’intento di rivolgersi in particolare ai bambini e ragazzi adolescenti figli di immigrati, aiutando il loro inserimento nell’ambiente scolastico con interventi didattici mirati all’educazione e alla formazione interculturale.

    Il tutto è  reso possibile grazie alla cooperazione di concerto con i vari plessi scolastici genovesi: il Centro non si rivolge strettamente a privati o a singoli bambini e famiglie, ma interagisce con i migranti grazie all’intermediazione delle scuole e degli insegnanti del ciclo primario e secondario. Il protocollo iniziale è stato poi ripetutamente rinnovato nel corso degli anni, includendo un numero crescente di soggetti firmatari: ad esempio, emblematico è il caso della partecipazione dell’ateneo genovese, che ora include tutte le Scuole (ex Facoltà), mentre inizialmente l’adesione era solo da parte della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere.

    Il Centro ospita il Laboratorio Migrazioni del Comune di Genova e il CRAS – Centro Risorse Alunni Stranieri. Inoltre, da circa un anno e mezzo il progetto ha preso una piega diversa e ha iniziato ad allargarsi, includendo non più solo gli aspetti legati all’inter-cultura e alle migrazioni, ma anche ospitando un centro documentale archivistico. Responsabile operativo del Centro è il dottor Riccardo Damasio: siamo andati a parlare con lui e ci siamo fatti raccontare la storia del centro, dagli inizi 12 anni fa come centro di sostegno e integrazione, al nuovo progetto di creazione di un archivio documentale legato al mondo dell’apprendimento e della scuola in senso lato.

     

    I PROGETTI

    I servizi offerti dal Centro toccano vari aspetti del delicato processo di inserimento dei bambini e di accettazione dell’immigrazione. Il Centro è nato anni fa sull’onda dei finanziamenti erogati dalla Legge Turco e ha scelto di trattare queste tematiche legate all’immigrazione e alla conoscenza tra culture diverse. I progetti “pilota” risalgono all’epoca delle Colombiadi, occasione in cui si era dato avvio a una serie di iniziative per diffondere la memoria delle migrazioni legate ai popoli nativi americani. Col tempo, poi, il lavoro si è incentrato sempre più sulle tematiche legate all’immigrazione e all’attualità, prendendo la forma odierna.

    Centro Scuole e Nuove Culture, GenovaIl Laboratorio Migrazioni è uno dei progetti portati avanti dal Centro, con l’appoggio del Comune di Genova. Si tratta di una struttura che è presente a Genova da ormai oltre vent’anni e fa parte della Direzione Scuola, Sport e Politiche Giovanili: da quando è attivo il Centro, il Laboratorio è stato trasferito qui, con il sostegno del Provveditorato agli Studi e la collaborazione di Claudia Nosenghi, prima responsabile del progetto. Lo scopo con cui nasce è quello di diffondere l’educazione interculturale nelle scuole, promuovendo progetti e laboratori espressivi per favorire l’inclusione degli alunni stranieri. Gli addetti seguono anche il percorso di inserimento, prevenendo atteggiamenti di chiusura e razzismo e valorizzando la multietnicità, piuttosto che discriminando la differenza culturale. Il Laboratorio organizza, nei vari plessi scolastici che ne fanno richiesta o direttamente nei locali del Centro adibiti a tale uso, attività per e con i bambini, immigrati e non. Inoltre, sono previste anche attività formative per gli stessi insegnanti, offrendo un servizio pedagogico a 360 gradi, diffuso capillarmente in tutta la città. All’inizio, infatti, il Laboratorio aveva più sedi dislocate su tutto il genovesato (da Cornigliano alla Valpolcevera), ma successivamente le strutture sono state chiuse e raggruppate nei locali del Centro di Via della Fava Greca. Nonostante i tagli e le difficoltà successive alla crisi economica che ha colpito anche le amministrazioni comunali e provinciali, il Laboratorio è riuscito a sopravvivere, anche grazie alla determinazione dei responsabili e degli referenti comunali: oggi, nonostante la carenza di risorse economiche, la struttura è gestita da insegnanti delle scuole ordinarie e da mediatori culturali.

    Proprio la mediazione culturale è un altro importante aspetto affrontato all’interno del Centro. Anch’essa attiva da ormai oltre un decennio, si rivolge alle scuole e propone attività con e per bambini all’interno delle classi delle scuole cittadine. Le attività si svolgono o direttamente nelle classi, su chiamata da parte degli insegnanti, oppure nella sede del Centro, in spazi accoglienti e appositamente allestiti. Qui, le scuole sono ospitate in location diverse da quelle cui i bambini sono solitamente abituati e in cui si cerca di ricreare uno spazio ludico e famigliare, in modo da mettere a proprio agio i partecipanti e di favorire il clima di distensione e di sereno confronto.

    Il CRAS – Centro Risorse Alunni Stranieri è  una struttura promossa dall’Ufficio Scolastico Regionale ligure del MIUR per favorire l’integrazione degli alunni stranieri. Si tratta di uno sportello specifico che, all’interno del Centro Scuole e Nuove Culture, segue il percorso scolastico degli alunni stranieri e supporta le scuole nell’accoglienza degli alunni migranti con progetti per garantirne la frequenza scolastica e il diritto allo studio. Inoltre, si offre anche come luogo d’incontro e riflessione per insegnanti e famiglie, svolgendo il compito di mediatore culturale e linguistico.

    Che altro? Ci spiega il dottor Damasio: «Oltre a quelli già elencati, sono previsti anche progetti di ricerca e formazione sul tema del plurilinguismo, sviluppati in collaborazione con la Facoltà di Lingue e di Scienze della Formazione dell’Università di Genova, e con la Provincia. La collaborazione con questo soggetto è particolarmente importante: mentre il Comune segue i progetti che riguardano il primo ciclo di istruzione, ovvero fino alle scuole medie, la Provincia si dedica a quelli che riguardano il secondo ciclo, fino alle scuole superiori, permettendoci di non interrompere a metà il progetto incominciato magari con i bambini, una volta che diventano adolescenti. Tutto ciò favorisce un’integrazione dei due cicli di formazione e permette si non abbandonare i ragazzi. Purtroppo in questo momento i problemi di bilancio cui sono sottoposte le Province e le amministrazioni costringono anche noi del Centro ad affrontare una fase di ristrettezze, di tagli e di sacrifici. Tuttavia, i nostri progetti proseguono e riusciamo a trovare risorse grazie alla determinazione di Comune e altri enti, che collaborano con noi per portare avanti queste iniziative, vero fiore all’occhiello cittadino. Il nostro è un progetto “non obbligatorio”, ovvero è un “di più” pur nella sua intrinseca importanza, nessuno è obbligato a mantenerlo in vita. Tuttavia la forte carica innovativa che contraddistingue il Centro fa in modo che da parte di tutti ci sia la ferma volontà di preservarlo, anche in condizioni economiche non propriamente sfavillanti. Il Comune ha speso grandi risorse per promuovere i temi della migrazione e dell’inclusione culturale e sociale, sensibilizzando la cittadinanza».

    Infine, il Centro -coniugando l’aspetto laboratoriale e quello documentale– offre anche un servizio di consulenza per insegnanti, tirocinanti e studenti, i quali possono accedere ad un archivio di oltre 5 mila volumi. Da ormai un anno e mezzo, infatti, è nato il progetto di potenziare la struttura del Centro con la creazione di un centro documentale, già esistente e ospitato da altre strutture comunali, ma ora trasferito nei locali di Via della Fava Greca per l’insorgere di problemi organizzativi. Il centro documentale è dedicato alla memoria di Anna Maria Conterno Degli Abbati, senatrice PCI dal ’76 al ’79 e direttrice dell’Istituto Papa Giovanni XXIII che ha donato al Comune di Genova gli atti parlamentari e il proprio materiale librario e documentale sul tema infanzia e educazione montessoriana. Il centro era prima affidato al personale del Settore 0-6 del Comune di Genova che, con l’associazione Infanzia e Cultura e in collaborazione col Comitato Provinciale per l’UNICEF, metteva a disposizione collegamenti, informazioni e documentazione internazionale. Oggi nel Centro Scuole e Nuove Culture è possibile accedere al materiale archivistico, reperibile anche online, sul sito del Sistema Bibliotecario urbano unificato. La documentazione è consultabile in sede, anche se non è ancora attivo il sistema di prestito vero e proprio.

    Così Damasio: «Il nostro Centro è aperto dal lunedì al venerdì, mentre resta chiuso al sabato perché segue l’orario scolastico, dal momento che il soggetto di riferimento privilegiato sono proprio le scuole. Accogliamo spesso anche ragazzi e famiglie, ma sempre tramite le scuole. Anche gli eventi sono rivolti alle classi: non è escluso che si svolgano anche eventi pubblici e aperti a tutti, ma di norma non ci rivolgiamo alla cittadinanza, ma solo alle scuole, agli alunni e al personale didattico. Svolgiamo anche il servizio di accoglienza diretta di bambini, residenti soprattutto in zone più problematiche della città: mi riferisco in particolare a quartieri come Sampierdarena e alle zone limitrofe. Tra l’altro, c’è da sottolineare come la morfologia della migrazione sia in continuo cambiamento: se fino a poco tempo fa il luogo di insediamento privilegiato era il centro storico, oggi gli immigrati si sono spostati sempre più a Ponente, e chissà quale sarà lo scenario da qui a qualche tempo. Ora il nostro obiettivo è quello di proporre il centro come luogo di inserimento e mediazione, e anche come centro documentale. Il che permetterebbe di potenziare l’attività di mediazione e di ampliare lo scenario anche verso gli aspetti legati all’istruzione degli anni ’70-’80, ricostruendo il percorso genovese e ligure».

    Il Centro è fiore all’occhiello per la città di Genova perché costituisce un’esperienza unica non solo nel genovesato ma in tutta Italia: sono davvero rare le esperienze di Centri non privati ma amministrati a livello comunale, legati alla promozione dell’inter-cultura. A Genova, con questo sistema cooperativo, è possibile per il Comune mantenere un ruolo attivo nella promozione delle attività. Tutto ciò permette di toccarne con mano l’importanza sul territorio e di consolidare la volontà di preservarlo.

     

    Elettra Antognetti

  • Genova e Liguria: beni del Demanio da riconvertire in strutture ricettive

    Genova e Liguria: beni del Demanio da riconvertire in strutture ricettive

    I palazzi del Centro Storico di GenovaPalazzi nobiliari, fari, torri di avvistamento, ville, forti, caserme e altre dimore storiche che si trasformano in alberghi di lusso – seguendo l’esperienza dei “paradores spagnoli”- affidati in concessione a soggetti privati per un periodo di almeno 50 anni (estendibile a 75) affinché li recuperino secondo un piano prestabilito e li gestiscano con un ritorno economico, sia per loro stessi sia per il Demanio.
    È il progetto di valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico “Valore Paese-Dimore”– promosso da Agenzia del Demanio (che custodisce la ricchezza immobiliare del Paese: 46 mila tra immobili e terreni sparsi in tutto il territorio) Invitalia e ANCI – che si pone l’obiettivo di riconvertire beni di grande pregio storico-artistico in strutture ricettive e culturali, inserite in un network turistico su tutto il territorio nazionale.
    Parliamo di circa un centinaio di beni immobiliari di proprietà dello Stato ma gli enti territoriali e gli enti pubblici, invitati a manifestare interesse, potranno richiedere l’inserimento dei propri immobili nel portafoglio di “Valore Paese-Dimore”. In Liguria sono state individuate sei strutture. Vediamole nel dettaglio.

    A Genova:

    – edificio residenziale: il fabbricato è sito nel pieno centro storico di Genova nel quartiere del molo; è articolato su sei piani fuori terra più un piano interrato e presenta una piccola corte interna (pozzo luce); al piano terreno vi sono locali adibiti a magazzini, mentre il resto dell’elevato accoglie delle abitazioni; il secondo e il quarto piano sono più alti rispetto agli altri con, al secondo piano nobile, ampie balaustre in marmo alle finestre (la scheda reperibile sul sito www.agenziademanio.it non fornisce ulteriori dettagli; la visione di foto e mappa, però, consente di ipotizzare che il palazzo in questione sia il famoso civico n. 19 di via dei Giustiniani).

    – magazzino portuale: l’immobile è ubicato in zona centrale nel quartiere del Molo, il più antico nucleo del porto di Genova, limitrofo all’Area dell’Expo e all’Acquario; il bene ricalca la tipologia di altri magazzini coevi della zona: con struttura simile a quella di edifici difensivi, per sopportare le spinte dei carichi presenta muratura a scarpa carichi, in pietra e mattoni di notevole spessore (dai 90 ai 130 cm).

    caserma piave albenga

    Le altre quattro strutture il Liguria:

    Caserma Piave ad Albenga: si trova in prossimità della Strada Statale “Aurelia”; le due porzioni d’interesse comprendono complessivamente 13 edifici e sono caratterizzate da due grandi aree libere centrali, una a sud costituita da un campo da calcio, l’altra a nord da un ampio piazzale asfaltato.
    Caserma Camandona a Diano Castello: l’immobile si trova ai piedi delle prime propaggini collinari che caratterizzano tutto l’entroterra ligure; a nord il compendio è adiacente al tracciato dell’autostrada A10 dei Fiori e ad est confina con il torrente San Pietro; il complesso si costituisce di 31 corpi di fabbrica, di dimensioni e funzioni differenti.
    Palazzo della Rovere a Savona: conosciuto anche come Palazzo S. Chiara, è un edificio di ampia estensione, terminato nel Cinquecento e localizzato in posizione pregevole, all’interno del centro storico di Savona, antistante il porto turistico della città e in zona commerciale; la planimetria ad “L”, con corte interna, è variamente articolata e comprende edifici alti fino a cinque piani fuori terra.
    Forte Pianelloni a Lerici: il compendio è ubicato in posizione predominante sull’abitato di San Terenzo, frazione del Comune di Lerici ed è costituito, oltre al Forte, dai terreni ad esso circostanti e da un fabbricato originariamente adibito ad alloggio del custode, facenti parte dell’ex comprensorio militare dei Pianelloni.

    «Questo vuole essere un progetto Paese diffuso su tutto il territorio – spiega Aldo Patruno, della direzione nazionale dell’Agenzia del Demanioche diventa un’occasione di ricettività legata alla cultura. Siamo partiti dai modelli europei ma l’Italia ha una potenzialità in più che caratterizza il nostro patrimonio. Accanto ai castelli o ai conventi abbiamo ville storiche, ex caserme, fari, che consentono di catalizzare un maggiore interesse da parte del mercato al quale noi proponiamo una sorta di partenariato pubblico-privato. Stiamo allargando anche agli enti locali – conclude l’esponente dell’Agenzia del Demanio – le manifestazioni d’interesse sono aperte fino al 31 maggio, abbiamo avuto risposte significative e speriamo di poter dare un primo esito al progetto entro il 2013».

     

    Matteo Quadrone

  • Adotta un’aiuola: aree verdi a Genova, l’impegno dei cittadini

    Adotta un’aiuola: aree verdi a Genova, l’impegno dei cittadini

    ambiente-natura-verde-green-alberiDI«È un fatto che pochissimi genovesi conoscono, ma chiunque può adottare o prendere in affido un’aiuola e contribuire a tenerla pulita. È sufficiente prendere accordi con l’Ufficio Tecnico del Verde del proprio Municipio»: così mi spiega Cristina Torriano, che fa parte del gruppo Angeli col fango sulle magliette e da alcuni mesi collabora al progetto di riqualificazione delle aiuole all’angolo tra via Fiume e via XX Settembre.

    Un’idea nata lo scorso settembre: il gruppo costituito a seguito dell’alluvione del 4 novembre 2011 ha voluto impegnarsi un progetto a favore della città, per «creare qualcosa che “rimanesse”. Tra settembre e ottobre abbiamo provveduto alla stipula di un contratto di manutenzione con il Municipio Centro Est, perché l’inaugurazione del progetto Dai diamanti non nasce niente coincidesse con l’anniversario dell’alluvione. Attualmente stiamo aspettando che il Municipio porti a termine i suoi impegni, ossia la pulizia dell’area e il posizionamento delle fioriere in ghisa: la burocrazia e il maltempo hanno purtroppo rallentato i tempi. A seguire inizierà la nostra parte, con la manutenzione ordinaria in base agli impegni presi nel contratto».

    Sono molti i progetti attivi a Genova per riqualificare le aree verdi di singoli quartieri, messi in moto da associazioni, comitati e gruppi spontanei di cittadini. L’iniziativa degli Angeli del fango vuole entrare in rete con tutte queste realtà: «Il Comune e i Municipi non hanno soldi per la manutenzione dei piccoli spazi verdi, né hanno la possibilità di assumere giardinieri. Qualche giorno fa, a Maddalena Jungle, qualcuno ha detto: “Non esiste al mondo una sola persona che possa preferire un’aiuola sporca e non curata rispetto a una pulita e ben tenuta”. Per avere questo risultato, se l’ente pubblico non ha risorse, è importante attivarsi in prima persona. Eventi come quello di sabato scorso, ma anche il lavoro di “gruppi in rete” come Open Genova, sono importantissimi per creare un collante fra tutte queste iniziative, che in punti diversi della città portano avanti gli stessi obiettivi».

    Come funziona, in pratica? Anzitutto non è indispensabile essere costituiti in comitato o associazione: chiunque, anche un singolo cittadino, può fare domanda per adottare o avere in affido uno spazio verde. Il passaggio necessario è contattare l’Ufficio Tecnico del Verde del proprio Municipio e concordare il contratto di manutenzione, che prevede diritti e doveri reciproci.

    Sono due le opzioni praticabili: in caso di affido di un’aiuola, il cittadino o gruppo si impegna a mantenere pulito lo spazio con il supporto di un’attrezzatura (guanti, pale etc) fornita in usufrutto dal Municipio, che però dovrà essere conservata dal cittadino; tempi e modalità di lavoro saranno stabiliti dal Municipio e il cittadino sarà “semplice esecutore”.

    Nel caso invece di adozione di un’aiuola, il cittadino o gruppo si impegna a procurarsi “di tasca propria” l’attrezzatura e propone al Municipio tempi e modalità di azione. Ogni attività dovrà essere concordata insieme al Municipio, che si impegna a monitorare l’effettivo svolgimento dell’impegno preso.

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Maddalena Jungle: una pioggia di fiori per riqualificare il quartiere

    Maddalena Jungle: una pioggia di fiori per riqualificare il quartiere

    chiesa-san-siro-maddalenaMettete dei fiori sui vostri balconi, questo potrebbe essere il motto di Maddalena Jungle, un’iniziativa promossa dagli abitanti della Maddalena per sconfiggere, con le sue stesse armi, chi definisce il quartiere “una giungla”. Fiori esotici, piante d’appartamento, colori, profumi, risate e impegno sociale per combattere il degrado e regalare, a chi guarda, uno scorcio di vitalità e riscossa.

    Organizzata dal consorzio CIV Maddalena e dall’A.Ma – Abitanti della Maddalena, con il patrocinio del Comune di Genova, dell’Assessorato all’Ambiente e del Municipio I Genova Centro Est, la manifestazione ha preso il via da un seminario sull’amministrazione del verde pubblico, che ha visto la partecipazione di esperti e di cittadini, estranei alla burocrazia e coinvolti personalmente, che preferiscono, piuttosto che comprare o prendere in gestione, “adottare” una pianta, un’aiuola (come nel caso degli Angeli col fango sulle magliette) o, addirittura, un giardino intero; perché autocostruzione e partecipazione portano all’affezione, e affezione significa cura e attenzione, come anche Paolo Spotore ha ribadito nella presentazione del progetto DOWN PLASTIC TOWN per i giardini Baltimora.

    Sfortunatamente, la riuscita della kermesse è stata ostacolata da una pioggia torrenziale, che ha spaventato i visitatori potenziali. Purtroppo, però, gli intoppi non sono stati solo meteorologici: sebbene l’essenza stessa del Jungle fosse proprio la vendita e l’acquisto di fiori da esporre, subito dopo, sui propri balconi, per colorare le vie e, come Luca Curtaz, presidente dell’A.Ma, scrive sulla pagina Facebook dell’evento, “suscitare anche un po’ d’invidia”, hanno risposto all’invito solo due fioristi (tra cui I Fiori Di Simonetta, costretti a sdoppiarsi tra piazza delle Vigne e piazza della Posta Vecchia). L’adesione mancata non ha solo annullato l’effetto “giungla” desiderato dagli organizzatori, ma lo ha anche snaturato, limitandolo alle piazze più conosciute e frequentate.

    Inoltre, il patrocinio da parte del Comune, unito all’esistenza del Patto per lo Sviluppo della Maddalena, avrebbe dovuto garantire ai coordinatori un aiuto, se non economico, quanto meno “materiale”; un aiuto che, soprattutto nel pomeriggio, quando ce ne sarebbe stato più bisogno (spostare sede a ogni evento, smontare i gazebo, caricare la merce sul furgone non sono imprese semplici, sotto il diluvio), non è arrivato. Questo però ha rafforzato la volontà dei cittadini, delle associazioni e delle imprese commerciali che si sono prestate, pronte a ingegnarsi, a scambiarsi soccorso reciproco e a perseverare nel proprio proposito di riqualificazione senza batter ciglio.

    Oggettive difficoltà a parte, Maddalena Jungle ha riscosso comunque un buon successo di pubblico, tra abitanti, negozianti della zona (che hanno acquistato piante da esporre fuori da bar e locali) e visitatori di ogni età. L’iniziativa è stata indubbiamente lodevole, così come la tenacia e l’intraprendenza degli organizzatori, di chi vuole migliorare la propria situazione con le proprie idee e con il proprio lavoro; se il pensiero è ciò che conta, gli abitanti della Maddalena possono ritenersi soddisfatti. Perché anche un fiorellino in un vasetto, che faccia capolino da una finestra o bella mostra di sé su un davanzale, può essere sinonimo di primavera, di rinascita.

     

    Giulia Fusaro

  • Forti di Genova, sentieri e percorsi: le proposte dei genovesi

    Forti di Genova, sentieri e percorsi: le proposte dei genovesi

    righi-forti-DIIL PRECEDENTE

    Aprile 2010: «D’accordo con la Regione Liguria e il Comune di Genova, stiamo trovando una soluzione a canone agevolato per due forti. A Forte Tenaglia andrà una casa-famiglia con fattoria didattica, a Forte San Martino andrà il comando regionale del corpo Forestale dello Stato. Il canone agevolato è per la valenza sociale delle due istituzioni». Questa dichiarazione del Demanio pone nuovamente l’accento sulla questione dei Forti di Genova, un ricco patrimonio cittadino che copre tutte le alture – da Begato alla Valbisagno – e che negli anni è stato tuttavia abbandonato in condizioni di degrado.

    La dichiarazione riguarda solo due dei tanti Forti che compongono il Parco Urbano delle Mura, ma esemplifica a dovere la necessità di trovare opportune destinazioni d’uso per tutte queste strutture.

    Aprile 2011: di chi sono i Forti di Genova? Una sentenza del Tar della Liguria ribadisce che la proprietà effettiva di questi beni culturali è dello Stato: una causa iniziata nel 2000 con un ricorso del Comune che voleva impedire l’eventuale vendita – da parte del Demanio – di una serie di beni fra cui i Forti stessi.

    Aprile 2012: nuovi spiragli sulla sorte dei Forti di Genova, la cui gestione potrebbe passare al Comune. Pare infatti imminente l’applicazione della legge sul federalismo demaniale, approvata nel maggio 2010 e che consente al Demanio di delegare agli enti locali la gestione dei Forti. Un gruppo di lavoro dovrà, entro giugno 2012, individuare quali aree possono essere destinate al Comune per opportuni progetti di valorizzazione paesaggistica e culturale.

    Giugno 2012: Era Superba indaga sui lavori per la casa famiglia di Forte Tenaglia, gestita dall’associazione La Piuma. Il progetto non è ancora stato realizzato, ma presto lo spazio ospiterà una casa famiglia, due alloggi per donne in difficoltà, una fattoria didattica, un giardino pubblico e laboratori per giovani studenti.

    Marzo 2013: il Forte Santa Tecla è uno dei due spazi cittadini – l’altro è Villa Pallavicini a Pegli – ad aderire al progetto europeo Peripheria, che unirà la riqualificazione del Forte a quella delle aree verdi circostanti.

    IL PRESENTE

    Negli ultimi anni, varie testate giornalistiche locali hanno dedicato periodicamente reportage fotografici all’immondizia del Parco delle Mura, per sottolineare un’incuria di cui nessuna istituzione pare realmente responsabile. Chi dovrebbe occuparsi della pulizia e manutenzione dell’area? Esistono associazioni del territorio cui può esserne affidata la gestione per eventi e iniziative?

    Nella seduta del Consiglio Comunale dello scorso 14 maggio, è stata lanciata la proposta di rendere i Forti di Genova Patrimonio dell’Umanità Unesco. L’Assessore Valeria Garotta ha spiegato che il processo di acquisizione da parte del Demanio non è ancora ultimato e che a seguire sarà creato un gruppo di lavoro per individuare fattibilità dei progetti e tempi di realizzazione. L’obiettivo del Comune pare quello di realizzare un museo a cielo aperto nelle aree meglio conservate, mentre per la riqualificazione dell’intero complesso si tenterà di accedere a fondi europei.

    Cosa ne pensano i genovesi? Nel condividere l’articolo sulla pagina Facebook e su Twitter, diversi lettori hanno espresso la loro opinione su presente e futuro dei Forti. Riportiamo alcune testimonianze, sperando che possano essere utili ha chi avrà l’autorità di prendere decisioni in merito.

    Anzitutto Matteo Braschi, che ci scrive su Facebook: «Con i forti patrimonio dell’Unesco, il centro storico più grande d’Europa, il secondo Acquario piu grande d’Europa, i parchi di Nervi, villa Pallavicini e un patrimonio enogastronomico inestimabile potremmo vivere di turismo e invece grazie all’ottusità della classe politica locale – secondo cui Genova non può essere una città di camerieri – siamo costretti a emigrare e vedere questa meravigliosa città morire.

    Contribuisce anche Gianluca Fontana, curatore del blog Anemmu in bici a Zena, che rilancia: «Se servisse per tenerli in attività e non lasciarli morire…. ci metterei anche i tratti di costa non ancora trasformata che rischiano di essere cancellati. È l’unica parte di Genova che non è stata trasformata nei millenni, preserviamola». Sempre Gianluca, su Twitter, fa una segnalazione importante: «per le famiglie e turisti manca un collegamento tra l’arrivo della funicolare del righi e l’imbocco dei sentieri».

    Risponde anche Pierluigi Deodato, sia su Facebook sia tramite mail. Ecco una parte del suo contributo: «Credo che le segnalazioni fatte nei commenti (su Facebook, ndr) siano già due spie che i cittadini non si sono dimenticati del loro patrimonio. Ciò è sicuramente un buon passo, ma da solo non basta. Tursi pare si stia muovendo con una certa cognizione di causa: occorre però uno zoccolo duro e resta auspicabile la nascita di un comitato dedicato ed esclusivo, che funga da coordinamento tra tutti gli enti che per competenza hanno voce in capitolo sui Forti. Sono molte le associazioni che avrebbero interesse alla valorizzazione di questi edifici e che possiedono conoscenze e competenze che vanno necessariamente raccolte e concertate. Non ultimo il “soldo” del privato, lo sponsor. Il rischio? Che una grande occasione per mostrare quanto sia possibile innovare nella gestione del patrimonio naufraghi nella gretta gestione dei beni artistici comunali,  in cui troppo spesso siamo incappati in passato».

    Su Twitter vari contributi, tra cui quello di Fabio…

     

    …che ci ha anche inviato una mail con alcune idee, di cui riportiamo un estratto: «Penso che a differenza di tante altre cose, i Forti di Genova siano già pronti non già per una trasformazione, ma per un vero e proprio consolidamento di usi e costumi esistenti. Parte tutto dal “mitico” Giro dei Forti, quell’allegra scampagnata fai-da-te che chi prima o chi dopo ha fatto o avrebbe voluto fare. Nulla di codificato, nessuna regola scritta, solo la consuetudine rituale che porta ogni anno tantissimi genovesi a farsi tranquille e gioiose passeggiate sulle alture che cingono la città. Quale idea potrebbe essere migliore di quella che assume questa usanza come una pista tracciata per creare qualcosa di codificato, assistito, divulgato oltre i confini genovesi? Bisognerebbe fare tre cose importanti per rendere il “Giro dei Forti” un modello:
    1) investire sul restauro dei Forti, facendo in modo che tutte le strutture siano stabili, sicure e visitabili. Che sia un restauro finalizzato alla conservazione e non alla trasformazione, eccetto nei casi che fossero ritenuti idonei a supportare attività complementari come allestimenti museali o spazi per spettacoli di intrattenimento (che siano musica, teatro, balletto, non importa)
    2) investire sulla strutturazione dei percorsi che collegano le strutture, con la necessaria pulizia delle piste, la necessaria segnaletica sia per i camminatori che per i ciclisti (non vorremo mica escludere le mountain bike dal discorso?), allestimento di aree attrezzate per la sosta e i pic nic e tutti quegli interventi necessari per trasformare quello che ora è un giro autonomo e disordinato in un percorso pulito, accessibile e organizzato.
    3) investire sui collegamenti per accedere al percorso in tutti i punti da dove è possibile farlo, con un pensiero di riguardo al Trenino di Casella, che tra tutte le opzioni è quella sicuramente che offre – turisticamente parlando – la scelta più suggestiva. Mi immagino che se il percorso fosse “usabile” come si diceva al punto 2, una bella carrozza per le mountain bike per quelli che vogliono iniziare il loro giro da uno dei forti raggiungibili col trenino, sarebbe un’ottima innovazione».

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]