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  • Giardini Luzzati: una settimana di festa per il primo compleanno

    Giardini Luzzati: una settimana di festa per il primo compleanno

    giardini luzzati 1Martedì 16 aprile 2013 inizia una settimana di festa per il primo compleanno dei Giardini Luzzati, lo spazio del centro storico riportato in vita grazie all’impegno dell’associazione Il Ce.Sto.

    Programma

    Martedì 16 aprile
    ore 19: aperitivo e incontro con i volontari dell’associazione che sono stati al World Social Forum 2013 a Tunisi

    Mercoledì 17 aprile
    ore 20: cena popolare di autofinanziamento (info e prenotazioni SMS al 328 1898249 o mail ad associazione@assilcesto.it)
    ore 21: Mongy Dj-Set

    Giovedì 18 aprile
    ore 20: cena di pesce (info e prenotazioni SMS al 345 6203952 o mail ad associazione@assilcesto.it)

    Venerdì 19 aprile
    ore 21: concerto live Parto delle Nuvole Pesanti

    Sabato 20 aprile
    ore 15: Giardini in fiera, mercatino dell’artigianato e animazioni per bambini con gonfiabili, spettacolo acrobatico e laboratorio di giochi per terra. 25 artigiani provenienti da tutte le parti della Liguria e dal basso Piemonte proporranno articoli di ogni tipo, rigorosamente handmade.
    ore 21: Lopex Experience, concerto
    ore 22: SenzaDread, concerto

    Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito.

  • Valbisagno, Prato e Struppa: orti urbani e recupero aree verdi

    Valbisagno, Prato e Struppa: orti urbani e recupero aree verdi

    valbisagno-verdeMolassana è un quartiere in movimento verso un futuro più roseo: lo dimostrano in primis le tante proposte del Progetto Integrato per Molassana, ora in via di realizzazione, che fanno ben sperare anche per le sorti dell’ex area Boero: il tutto, nell’ottica della riqualifica generale di un quartiere che aspira a trasformarsi in punto di snodo viario e commerciale, e in centro di aggregazione cittadino.

    Proprio in questa stessa direzione si inseriscono le due recenti iniziative dell’amministrazione della Media Valbisagno: si tratta del recupero delle aree verdi nelle zone di Prato e Struppa, situate rispettivamente in Via Prato Verde, all’altezza dell’asilo Coccinella di Via Benedetto da Porto, e nei pressi della residenza “Villa Invrea”, all’altezza del capolinea dei bus delle linee 13 e 14. Nel primo caso l’assegnazione di 14 lotti a privati, da adibire a orti urbani, e nel secondo l’inaugurazione di un giardino condominiale, da oltre un anno chiuso e ora restituito alla cittadinanza.

    PRATO E STRUPPA: I PROGETTI NEL DETTAGLIO

    Nel caso di Prato, è stato indetto dal Municipio IV Media Valbisagno un bando per l’assegnazione di 14 lotti di terra ad uso ortivo in Via Prato Verde (situati proprio in fondo alla Via, nei pressi dell’asilo Coccinella), in locazione per quattro anni. Si tratta di appezzamenti di terreno pianeggiante siti nei pressi di alcuni condomini collocati alla fine della strada: in base agli oneri di urbanizzazione conseguenti alla costruzione dei caseggiati, era stato predisposto dall’amministrazione che questi terreni fossero adibiti a coltivazione. Di dimensioni comprese tra i 180 e i 300 metri quadri, per la loro gestione è stato richiesto –come si legge nel bando- un canone annuale di locazione corrispondente a 63,69 euro per i terreni più piccoli, fino a 103,73 euro per i terreni di dimensioni più importanti.

    orto-urbanoL’iniziativa, che risale al gennaio 2013, ha riscosso grande successo nel quartiere, superando le aspettative degli stessi amministratori municipali: alla scadenza del bando, nel febbraio scorso, le richieste avanzate dai cittadini ammontavano a ben 71, quasi sette volte di più dell’effettiva disponibilità territoriale.

    Lo scorso 15 marzo, a poco più di un mese dalla chiusura del bando, è stata resa pubblica la graduatoria stilata dal Municipio e a breve gli appezzamenti verranno ufficialmente assegnati. Tra i criteri utilizzati per la valutazione dei candidati, l’essere residenti nei territori della Media Valbisagno, l’essere pensionati o non svolgere attività lavorative retribuite e avere più di 50 anni d’età sono stati preferenziali in sede decisionale. Inoltre, favoriti anche i portatori di handicap o i conviventi con persone disabili. Il tutto, nel rispetto del “Regolamento comunale per l’assegnazione e la gestione degli orti urbani” e delle relative norme di attuazione, in base ai quali gli assegnatari sono tenuti a non installare alcuna struttura senza autorizzazione da parte della competente Area Tecnica del Municipio e non utilizzare la superficie assegnata per scopi diversi dall’attività agricola (ovvero, non a fini commerciali). Inoltre, importante anche il divieto di non scaricare materiali inquinanti, nel rispetto delle norme ambientali e delle norme di pulizia e manutenzione della porzione di terreno e del vano attrezzi, posto all’interno dell’edificio comune.

    Altro importante obiettivo raggiunto per il quartiere, l’apertura –dopo un anno dalla chiusura definitiva- del giardinetto condominiale di Via Struppa, all’altezza della residenza “Villa Invrea” e del capolinea dei bus 13 e 14: da tempo i giardinetti di quartiere restavano chiusi per problemi di gestione e di attribuzione tra pubblico e privato. Di proprietà condominiale, il giardino –in base agli oneri di urbanizzazione- doveva essere aperto alla cittadinanza, ad uso pubblico. Sui condomini, però, come da accordi amministrativi, pesava l’onere di mantenimento del verde, di cui dovevano garantire la fruizione pubblica. Tuttavia, da tempo la situazione restava in fase di stallo: restaurati e collaudati, i giardini erano chiusi e l’accesso precluso ai cittadini. Da poco la situazione si è sbloccata e oggi i giardini restaurati sono accessibili.

    «A Prato e Struppa – racconta Gianpaolo Malatesta, consigliere comunale (Pd) – il successo è stato grande e la risposta per le iniziative più che positiva. Tutto ciò è sintomatico della voglia dei residenti di impegnarsi per la riqualifica di un quartiere. Si tratta di piccole iniziative ma dalla forte valenza simbolica che lasciano ben sperare e che è bene segnalare. Gli abitanti della Media Valbisagno spesso lamentano che non sempre vengano messe in luce le iniziative positive di questi territori, e penso sia giusto dare risalto non solo alle criticità, ma anche alle spinte verso lo sviluppo dell’area».

     

    Elettra Antognetti

  • Invasioni digitali: eventi tra cultura, musei e social network

    Invasioni digitali: eventi tra cultura, musei e social network

    Museo GalataL’Italia è il primo paese al mondo per turismo e cultura. Questa la premessa con cui parte il manifesto di Invasioni Digitali, una rete di eventi che si terranno su tutto il territorio nazionale tra sabato 20 e domenica 28 aprile 2013.

    Un progetto nato e sviluppato attraverso Internet, che si pone l’obiettivo di trasformare il rapporto tra i centri della cultura (musei in testa) e i loro visitatori: accade spesso che, quando andiamo a visitare una mostra, un palazzo antico o un altro luogo di interesse culturale, documentiamo l’evento con un tweet, una foto caricata su Instagram, il check-in su Foursquare e così via. Inoltre, se abbiamo un blog, scriviamo un dettagliato articolo sugli aspetti che più ci hanno colpito (un esempio su tutti a Genova, il blog di Miss Fletcher).

    Perché non istituzionalizzare questa pratica? L’atto di visitare un museo (e pagare il relativo biglietto per sostenerne l’attività) può essere affiancato da una valorizzazione dello spazio, delle opere in esso contenute, della cultura nel suo complesso, attraverso i social network: in questo modo si può far conoscere il patrimonio culturale della propria città, attirare nuovi visitatori e favorire l’economia locale attraverso il rilancio del turismo e della cultura.

    Le Invasioni digitali sono un primo passo verso questi obiettivi. Un team di blogger, operatori del turismo e della cultura e “semplici appassionati” – coordinati dall’ideatore del progetto Fabrizio Todisco – stanno mettendo a punto una mappa di luoghi da invadere, scelti tra i principali punti di riferimento culturali di ogni città. Sono tre le invasioni che si svolgeranno a Genova: il Galata Museo del Mare (20 aprile), il Museo del Risorgimento (24 aprile) e il Museo Villa Croce (26 aprile).

    Il perché della scelta lo spiega Rossana Borroni, accompagnatrice turistica e consulente di social media marketing genovese, che sta curando gli eventi al Galata e al museo di via Lomellini: «Ho scelto due punti fondamentali della storia di Genova, il mare e il risorgimento, il porto e Mazzini. Le linee guida degli eventi sono in via di definizione e accomuneranno tutte le invasioni nazionali, nel frattempo sto invitando a far parte dell’iniziativa blogger, fotografi, videomaker e guide turistiche genovesi, in modo da promuovere i musei genovesi con contenuti e immagini interessanti. Si potrano usare tutti i social network, dal check-in su Foursquare, al live tweet fino a Instagram. Chiunque voglia collaborare può farsi avanti!».

    Marta Traverso

  • Val Polcevera, festa contro la repressione, per informare e resistere

    Val Polcevera, festa contro la repressione, per informare e resistere

    Valpolcevera_da_MurtaUna festa della solidarietà attiva – promossa dalla Rete genovese contro la repressione – che accomuna le persone in lotta per difendere il proprio territorio dalle presunte grandi opere e coloro i quali provano a riappropriarsi degli spazi abbandonati per restituirli alla cittadinanza, si svolgerà in Val Polcevera venerdì 12 e sabato 13 aprile.
    Una due giorni di controinformazione, presentazione di strumenti di autodifesa legale e politica, mostre come “InculArte” (prima esposizione del concorso di arte e satira contro la repressione), presentazione manifestazione del 20 aprile No Terzo Valico in Basso Piemonte e corteo antifascista del 25 aprile in Val Bisagno, info -point sul Mediterraneo Antirazzista (manifestazione sportiva, artistica e culturale in programma nei quartieri di San Gottardo e Molassana il 18 e 19 maggio), musica, spettacoli, animazione per bambini e gastronomia, destinata a chi «Ha smesso di lamentarsi per imparare a costruire l’autonomia del futuro – spiegano i promotori – per riunirsi, in autogestione, ancora una volta da tutti i quartieri, contro la legge dell’alta velocità e contro la repressione: perché tutti devono sapere, per seppellire con una risata i timori e osare l’ammutinamento del presente».

    Emblematica la vicenda della casa occupata di via dei Giustiniani, nel centro storico, sgomberata dalle forze dell’ordine il 7 agosto 2012. In seguito a quell’episodio, 13 persone hanno ricevuto la notifica di vari reati, dei quali sono ritenuti responsabili, con relativi provvedimenti: 2 denunce a piede libero, 4 arresti domiciliari e 7 obblighi di duplice firma giornaliera. «Tali misure vengono loro imposte non in quanto “sanzione” dei presunti reati commessi, ma come “prevenzione” di presunti reati ancora da compiersi – sottolinea la Rete genovese – si tratta, infatti, di misure cautelari preventive, disposte per impedire la reiterazione del reato e per “sorvegliare e punire” coloro che dimostrano di avere un comportamento che non può essere “corretto” altrimenti. E così come a Genova, dallo scorso autunno in poi, in città come Milano, Torino, Roma, Napoli, e non solo, si registrano per studenti, lavoratori e oppositori del sistema in generale, accuse pretestuose, denunce, obblighi e misure preventive, spesso arresti».

     

    Questo il programma:

    VENERDI’ 12 APRILE 2013 presso il Circolo Arci Barabini di Trasta – Salita Ca’ dei Trenta, 3

    – DALLE 17 proiezioni per bimbi e merenda a cura de Il Pentolino

    – distribuzione del nuovo numero della fanzine Stamina da un’idea di Ares Mozzi in collaborazione con Mass Maddalena Art & Street Spaces una rivista gratuita autoprodotta ripiena di fumetti e illustrazioni, con un pizzico di fotografia, provenienti dalla scena giovane genovese

    – ODISSEA spettacolo teatrale con ombre, pupazzi e rumori da viaggio

    – ORE 20 cena sociale

    – DALLE 21 concerti: BOXING DOGS (zena punk rockers); BLACK MARKET (clash cover band)

     

    SABATO 13 APRILE 2013 presso via pedonale Antonio Piccone di Certosa (fuori dal Circolo Verrina, metropolitana di Brin direzione Rivarolo)

    – DALLE 13.30 panini arrostisci e mangia, giochi in piazza, burattini e animazione per bimbi a cura de Il Pentolino

    – RITMICICLANDO spettacolo di musica con strumenti riciclati e body-percussion

    – DALLE 18.30 concerti: PICCOLA ORCHESTRA DELLA POSTA VECCHIA (pizzica pizzica e tammuriata); VITO&LE ORCHESTRINE LIVE

    – Presentazione cortei: NoTav-No TerzoValico del 20 aprile in Basso Piemonte; corteo anti-fascista del 25 aprile in Valbisagno

    – ORE 21 cena sociale

     

  • Tortura, carceri e droghe: via alla raccolta firme per tre leggi popolari

    Tortura, carceri e droghe: via alla raccolta firme per tre leggi popolari

    coda-personeIntrodurre il delitto di tortura nel codice penale, cambiare la legge Fini-Giovanardi sul consumo di droghe, restituire dignità ai detenuti ripristinando la legalità nelle carceri superaffollate: tre punti cardine per il presente e il futuro della giustizia democratica nel nostro Paese che un “cartello” di oltre venti associazioni (www.3leggi.it), impegnate a vario titolo nel sociale, ha tradotto in progetti di legge di iniziativa popolare.
    Affinché le proposte vengano prese in esame dal Parlamento, come previsto dall’art. 71 della Costituzione, sono necessarie le firme di almeno 50 mila elettori, entro il 31 luglio. Un traguardo tutt’altro che impossibile a giudicare dalla costante affluenza di firmatari, in prevalenza under 30, che ieri pomeriggio (martedì 9 aprile ndr) hanno affollato l’apertura della campagna di raccolta a Genova, nello Spazio Aperto di Regione Liguria, in piazza De Ferrari, affiancati da volti molto noti in città come don Gallo, Luca Borzani e i coniugi Giuliani.
    In giorni cui va tanto di moda parlare di programmi di governo, ecco una proposta concreta, dal basso.

    I tre progetti di legge sono assolutamente autonomi ma interconnessi tra loro, come spiega Patrizia Bellotto di Cgil Liguria, tra le organizzatrici della raccolta firme: «Il filo comune della nostra iniziativa è il rispetto della dignità delle persone. Le carceri sono strapiene anche perché c’è chi paga un prezzo assurdo per qualcosa che non può essere un reato, come la clandestinità che punisce una condizione dell’individuo e non il compimento di un’azione illegale. Discorso simile si può fare per le pene derivanti da consumo di droghe leggere, che si sono trasformate in un sovraffollamento degli istituti penitenziari, senza alcuna possibilità di recupero per gli individui».

    Ma vediamo nel dettaglio di cosa parlano i tre progetti di legge.

    DELITTO DI TORTURA

    La prima proposta è immediata e mira a introdurre nel Codice penale un articolo 608-bis dedicato al reato di tortura, colmando così una grave lacuna come imposto dal diritto internazionale. In questo caso, il testo ricalca la definizione di tortura codificata dalla Convenzione delle Nazioni Unite: “Il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che infligge ad una persona, con qualsiasi atto, lesioni o sofferenze, fisiche o mentali, al fine di ottenere segnatamente da essa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un atto che essa o una terza persona ha commesso o è sospettata di aver commesso, di intimorirla o di far pressione su di lei o su di una terza persona, o per qualsiasi altro motivo fondato su ragioni di discriminazione, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. La pena è aumentata se ne deriva una lesione personale. È raddoppiata se ne deriva la morte. Alla stessa pena soggiace il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che istiga altri alla commissione del fatto, o che si sottrae volontariamente all’impedimento del fatto, o che vi acconsente tacitamente”. Inoltre, si vieta al governo italiano di garantire l’immunità diplomatica a stranieri condannati per questo reato in un altro Paese e se ne impone l’estradizione.

    «L’introduzione del reato di tortura è un punto fondamentale per il nostro ordinamento – ha commentato l’avvocato Alessandra Ballerini – basti ricordare la sentenza sul processo del G8 in cui viene ribadito che se tale reato fosse stato previsto, alcuni poliziotti e alcuni medici avrebbero dovuto risponderne».

    Secondo Stella Acerno di Amnesty International Liguria la questione è, inoltre, «strettamente legata alla formazione delle forze dell’ordine, che devono essere attori chiave del sistema di tutela e garanzia dei diritti, temi su cui ci interrogano, ad esempio, le sentenze sui casi Sandri, Aldrovandi e Cucchi».

    coda-persone-2CARCERI

    Più complessi i 26 articoli che puntano a una riforma del sistema detentivo italiano per ridurre il sovraffollamento delle carceri. «C’è una riscoperta sensibilità sul tema delle carceri, forse anche grazie alla recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che l’8 gennaio ha condannato l’Italia per tortura» sottolinea Ballerini, che prosegue: «In Italia ci sono attualmente 66mila detenuti a fronte di una capienza massima di 44mila. In questo momento, se una persona finisce in carcere, sa che sarà sottoposta a tortura: vogliamo evitare che chi deve scontare una pena detentiva, entri in carcere finché non sia garantita la tutela della propria dignità».

    Tra i principali obiettivi di questo progetto di legge vi sono la conversione della pena in caso di mancanza di posti disponibili nelle case circondariali, la modifica delle disposizioni della legge ex Cirielli sulla recidiva, l’abrogazione del reato di clandestinità previsto dalla legge Turco-Napolitano, l’istituzione di sanzioni alternative per i reati che al momento prevedono una detenzione fino a sei anni e l’introduzione di un Garante nazionale dei detenuti che vigili sullo stato delle carceri italiane.

    DROGHE

    La terza proposta, infine, vuole modificare l’attuale impianto legislativo sul consumo di droghe, superando il sistema punitivo introdotto dalla legge Fini-Giovanardi, per giungere a una radicale depenalizzazione del consumo e a una netta differenziazione tra assunzione di droghe leggere e pesanti. «Con questa terza legge – conclude l’avvocato Ballerini – puntiamo a una profonda riforma delle azioni che dovrebbero garantire l’accesso ai programmi di recupero per i detenuti tossicodipendenti in contrapposizione agli inutili percorsi punitivi».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Scec, moneta alternativa: incontro pubblico a Genova Bolzaneto

    Scec, moneta alternativa: incontro pubblico a Genova Bolzaneto

    Soldi e MoneteMercoledì 10 aprile 2013 (ore 20) a Genova Bolzaneto, nei locali della SOMS La Fratellanza, si svolge un incontro non formale tra cittadini, negozianti e associazioni del quartiere per conoscere il progetto Arcipelago Scec.

    Creato a Napoli nel 2008, conta a oggi oltre 15.000 iscritti in tutta Italia e numerose attività commerciali aderenti: a Genova fanno parte di Scec – fra gli altri – il laboratorio di saponi artigianali Eticologiche, il locale di musica live Count Basie Jazz Club e il portale Promogenova.it.

    Scopo dell’incontro è capire insieme cosa è lo Scec, come si usa e soprattutto come, facendo “rete”, si rivitalizza l’intero quartiere partendo da chi vi opera e chi lo vive.

  • Registro unioni civili: quali diritti per le coppie di fatto?

    Registro unioni civili: quali diritti per le coppie di fatto?

    Sentenza del TribunaleIL PRECEDENTE

    Gennaio 2009: il Comune ha da alcuni mesi dato il via libera al primo gay Pride di Genova, ma è polemica sulla data. La Curia ha infatti chiesto che venga slittato in un altro giorno rispetto a quello previsto, poiché sabato 13 giugno si svolgerà la processione del Corpus Domini. Il Cardinale Bagnasco non esprime tuttavia un aperto e totale dissenso, mantenendo una posizione di cautela: «Manifestare il proprio pensiero nella maniera corretta, senza offendere la civiltà e le idee degli altri, è un diritto inalienabile».

    Febbraio 2009: viene presentato alla città il logo ufficiale del Gay Pride. L’immagine simbolo della manifestazione contiene un arcobaleno colorato, il simbolo della Lanterna e un cerchio rosso con la scritta 40 anni, in quanto il primo evento a sostegno dei diritti degli omosessuali si è svolto a New York nel 1969, presso il bar Stonewall Inn. Non ci sono ancora ufficialità sulla data.

    27 giugno 2009: si svolge il Gay Pride a Genova, che vede camminare per le vie della città circa 200.000 persone (50.000 secondo la questura). La Sindaco Marta Vincenzi partecipa al corteo e dal palco di piazza De Ferrari pronuncia queste parole: «Continuo a dire agli organizzatori che Genova si candida anche in futuro ad essere la città dei diritti». Un primo passo verso l’istituzione di un registro per le unioni civili nella nostra città.

    Marzo 2011: la Corte Costituzionale dichiara legittima la legge regionale contro le discriminazioni. La sentenza 94/2011 garantisce piena parità di accesso a servizi pubblici e privati senza discriminazioni. Per esempio, la legge rende possibile designare una persona anche non consanguinea quale referente per informare sulle condizioni di salute e sulle terapie mediche, in caso di ricovero.

    Febbraio 2012: elezioni comunali di Genova, i candidati per le Primarie del Centrosinistra rispondono a undici domande di Uaar, tra cui una sulla posizione in merito al registro per le coppie di fatto. Tutti favorevoli incluso Marco Doria, che ha inserito nel proprio programma elettorale – anche dopo la vittoria alle Primarie – l’istituzione del registro.

    Ottobre 2012: il Comune di Genova pubblica sul proprio sito la notizia dell’imminente istituzione del registro unioni civili. Entro Natale, su iniziativa dell’Assessore Elena Fiorini, si potranno «regolare tutte le forme di convivenza fra due persone che non accedano volontariamente all’istituto giuridico del matrimonio». Il registro non riguarda infatti solo le coppie omosessuali, ma anche coppie eterosessuali che scelgono liberamente di non sposarsi.

    Novembre 2012: si svolge il primo incontro fra le istituzioni e le associazioni coinvolte nelle politiche della famiglia. Un primo passo nel percorso per l’istituzione del registro.

    29 dicembre 2012: l’Assessore Fiorini annuncia che è pronto il testo del regolamento del registro. Nei primi mesi del 2013 avverrà la discussione in Giunta e in Consiglio Comunale, se approvato entrerà in vigore. Il registro è già stato istituito nei mesi scorsi in diversi Comuni della Liguria: il primo in ordine di tempo è stato Cogoleto e l’ultimo Ortonovo.

    IL PRESENTE

    Coppie di fatto e unioni civili: termini che abbiamo sentito spesso negli ultimi giorni, soprattutto nella cronaca locale. Termini su cui tutti noi pensiamo di avere un’opinione (quasi sempre “totalmente a favore” o “totalmente contro”) ma di fatto senza avere una precisa cognizione del loro significato. Per questa ragione abbiamo chiesto delucidazioni all’avvocato Damiano Fiorato, responsabile giuridico nazionale e referente regionale di Equality Italia – rete per i diritti civili, dirigente nazionale Arcigay e responsabile ( con Daniele Ferrari) dello Sportello Legale di Approdo Arcigay.

    Anzitutto, cosa intendiamo per “unione civile”? «In Italia “unione civile”, in termini giuridici, non esiste. Si usa questa espressione – a mio avviso a sproposito – per indicare i Registri delle coppie di fatto che oramai oltre cento comuni italiani hanno adottato. Ho detto “a sproposito” perché, nel linguaggio tecnico, con l’espressione “unione civile” si fa più che altro riferimento a istituti equipollenti al matrimonio eterosessuale (esistenti in molti Paesi del mondo ma non in Italia), non per il Registro che i Comuni possono istituire. Quest’ultimo è piuttosto un mero strumento amministrativo che può avere ricadute molto utili nel vissuto quotidiano delle coppie di fatto. Io preferisco piuttosto parlare di “Registro delle coppie di fatto” e di “coppie di fatto registrate”».

    In questo senso, è importante comprendere quali coppie potranno registrarsi una volta che il Registro sarà entrato in vigore. «Il Registro non conferisce di per sè alcun nuovo diritto a singoli o alle coppie. Il Comune non potrebbe mai attribuire nuovi diritti perché non ne ha il potere. Si tratta tuttavia di uno strumento amministrativo molto utile, come dicevo anche prima, con ricadute pratiche nella vita di tutti i giorni delle coppie di fatto. Anzitutto il “Registro delle coppie di fatto” permette di evitare sperequazioni tra coppie sposate e coppie non sposate, coppie eterosessuali e coppie omosessuali nell’accesso ai sevizi erogati dal Comune (per esempio e primi fra tutti per quelli relativi ai figli). In secondo luogo, è uno strumento molto concreto se concepito nell’ottica del rilascio contestuale dell’attestazione anagrafica con certificazionedel vincolo affettivo”. In questo caso (come è stato a Milano), il Registro serve a fornire maggiore certezza giuridica alla convivenza. La necessità di uno strumento del genere è particolarmente evidente quando, per esempio, si discute del diritto al risarcimento del convivente more-uxorio per danno da uccisione del convivente, o della successione nel contratto di locazione post mortem . Si tratta di diritti già esistenti, ma che in concreto possono rivelarsi difficili da provare. L’adozione dell’ attestazione anagrafica con l’esplicitazione del “vincolo affettivo” come motivo della convivenza ( in oggi il regolamento anagrafico del Comune di Genova prevede il rilascio della sola attestazione anagrafica, senza la certificazione del “vincolo affettivo”) permette di dare certezza giuridica a queste situazioni. Va aggiunto che, con la previsione del suo rilascio agli iscritti al Registro, si avrebbe la possibilità di evitare ogni abuso. Le coppie conviventi oggi possono anche calcolare in comune l’Isee, ma è una questione prettamente tributaria, che mette comunque in evidenza le lacune del nostro sistema, specie legislativo. Non vi sono dunque nuovi diritti, con l’attuazione del nuovo registro ma l’interesse del cittadino a un corretto procedimento per l’iscrizione da parte del Comune e non vi sono nuovi doveri se non quello – già esistente – del cittadino a dichiarare la verità nel momento in cui richiede l’iscrizione al Registro».

    Infine, qual è l’iter che l’approvazione del Registro avrà nell’immediato futuro? «L’approvazione definitiva avviene con voto a maggioranza da parte del Consiglio Comunale, al quale spetta la potestà regolamentare comunale. Per come mi sembra essere congegnato nella proposta della Giunta Doria, non dovrebbero esserci particolari problemi burocratici per accedere al registro in questione, se sussiste il presupposto della convivenza. Ma vedremo quale sarà il testo licenziato dal Consiglio, dopo la discussione e l’approvazione di eventuali emendamenti».

    Marta Traverso

  • Centro Storico, giardini Luzzati: associazioni e istituzioni a confronto

    Centro Storico, giardini Luzzati: associazioni e istituzioni a confronto

    doria-leoncini-montoliSi è tenuto venerdi l’incontro inaugurale di presentazione delle iniziative legate al primo compleanno dei Giardini Luzzati insieme al presidente del municipio I Simone Leoncini e al sindaco Marco Doria: per tutti un’occasione per conoscere meglio non solo le attività quotidiane legate allo spazio sopra Piazza delle Erbe – assegnato in gestione all’associazione Il Ce.Sto – ma soprattutto per incontrare alcuni dei soggetti che nei caruggi genovesi svolgono le loro attività di aggregazione.

    Scopo dell’incontro è stato il tentativo di fare rete tra tutti coloro che, producendo cultura dal basso e impegno sociale finalizzato alla riqualificazione di quartieri ad alto tasso di criticità, contribuiscono alla crescita di vivibilità del centro storico.

    Ed è proprio con questo spirito che sono nate soggettività come l’Associazione Giardini Luzzati che, come ricorda il presidente Marco Montoli, «offre socialità ai giovani non solo somministrando alcolici il venerdì sera ma offrendo arte e cultura, spazio pubblico di incontro tra persone, tramite l’organizzazione di iniziative legate al mondo dell’infanzia, dello sport accessibile per tutti e a percorsi di consumo etico.»
    Su diversi fronti, ma con il medesimo obiettivo di apertura di spazi fisici e relazionali, si muovono anche tutti gli altri soggetti che hanno partecipato all’incontro: l’associazione Giardini Baltimora, “Down Plastic Town”, insieme ad un gruppo di architetti, sta ad esempio sperimentando un progetto reversibile di installazioni per rendere quelli che sono conosciuti con l’evocativo nome di Giardini di Plastica, un luogo di incontro in cui poter spendere del tempo di qualità, coi propri figli o con gli animali domestici.

    Immancabile la presenza di Domenico “Megu” Chionetti che, con la comunità di San Benedetto di Don Gallo, ha dato vita GhettUp, casa di quartiere nei meandri di una zona difficile come quella del Ghetto, dove si svolgono attività di pulizia delle strade, laboratori per bambini, sportello per Trans; ma l’attività di cui Chionetti si è dimostrato più orgoglioso riguarda la rivoluzionaria tecnica, da lui messa a punto e forse in via di brevetto, per derattizzare le strade: cazzuolate di calcestruzzo nelle crepe delle strade per impedire ai topi di percorrere le vie cittadine.

    giardini-luzzatiOltre ai tanti soggetti riconosciuti, come il laboratorio Formicopoli, Vico Papa e Via Prè, sono intervenuti gli studenti di architettura che hanno trasformato in un orto urbano il giardino incolto e recintato a fianco alla facoltà di Architettura: i Giardini di Babilonia. I ragazzi si sono limitati a leggere un comunicato, il cui tono provocatorio non è stato colto dai presenti. Gli studenti hanno tentato di evidenziare come spesso si debba ricorrere a pratiche illegali, per poter sottrarre tempo e spazio di vita ad un modello di sviluppo che si arricchisce grazie alla deprivazione di tempo e spazio; è il caso appunto dei Giardini di Babilonia, nati scavalcando un cancello, aprendo un lucchetto e restituendo alla collettività , senza chiedere permesso alle istituzioni, un giardino in cui si pratica solidarietà gratuita, partecipazione quotidiana ed autogestione. «Oggi, un semplice, incantevole giardino, per restare un giardino, deve attraversare cancelli, inferriate, fili spinati, incontri, lucchetti, discussioni, chiavi, telefonate, confronti, tavole rotonde, contratti, diatribe, convenzioni, concessioni, comodati d’uso, affidi, uffici, permessi, firme, timbri, approvazioni, appuntamenti, vincoli, richieste, responsabilità, aperture, chiusure, fili spinati, inferriate, cancelli. Era un giardino, è un giardino, sarà un giardino?»
    Dopo la presentazione di tutti i progetti, Marco Doria, avvalendosi del suo espediente retorico preferito, la metafora, ha paragonato l’Italia alla frana che si è abbattuta in via del Lagaccio, considerando come l’emergenzialità debba costituire una spinta verso il ripensamento di se stessi, con la consapevolezza che l’odierno sistema di gestione degli spazi sia giunto ormai al capolinea… «Ma non basta mandare a fare in culo le cariche politiche e non basta mobilitare in dimensione collettiva le energie. Bisogna avere un rapporto positivo con le istituzioni, perché ne abbiamo tutti molto bisogno».

    A margine della conferenza, i ragazzi dei Giardini di Babilonia hanno affermato di aver partecipato all’incontro senza illudersi di ricevere risposte da parte di quelle stesse istituzioni che hanno dovuto travalicare insieme al cancello, per liberare lo spazio di architettura e che quindi le loro non-aspettative sarebbero state rispettate appieno: «Non ci aspettavamo molto, volevamo solo fare chiarezza sul fatto che stiamo dando vita ad un progetto in modo veramente autonomo, perché se fosse stato per le istituzioni, saremmo ancora qua ad aspettare il permesso ufficiale e invece esistiamo da più di un anno. Sabato 11 aprile presenteremo le nostre prossime iniziative».

     

    Chiara Guatelli

  • Commenda a Colore: il museo di Pré ospita le opere di 60 giovani artisti

    Commenda a Colore: il museo di Pré ospita le opere di 60 giovani artisti

    commeda-creativity-contestNella giornata di ieri (Venerdì 5 aprile ndr) alle ore 15 presso il Museoteatro della Commenda di Prè si è svolta la premiazione del concorso Commenda Creativity Contest.
    Il concorso, rivolto ai giovani tra i 16 e i 35 anni, ha visto la partecipazione di 60 artisti che hanno presentato opere creative di vario genere: pitture, sculture, design, video, fotografie, che saranno in esposizione nella mostra “Commenda a Colore” sino a martedì 9 aprile  nel Museoteatro della Commenda.

    L’iniziativa, promossa dal Dipartimento di Scienze per l’Architettura dell’Università di Genova insieme al Mu.Ma – Istituzione Musei del Mare e delle Migrazioni, è stata ideata da Silvia Guillaro, Nicoletta Raffo, Elisabetta Rebecchi e Susanna Zunino, quattro studentesse della Scuola Politecnica di Genova, Corso di Laurea Magistrale in Design del Prodotto e dell’Evento, ed è nata a seguito di uno stage universitario precedente svoltosi in Commenda che ha prodotto 17 spot sul complesso della Commenda visibili su Facebook sulla pagina del Mu.Ma, sezione Commenda.

    Questo progetto nasce con l’intento di dare vita ad una iniziativa che coinvolga i giovani nella valorizzazione di uno dei gioielli dell’ architettura medioevale della nostra città, ricco di storia e cultura; tema dell’iniziativa è “Commenda a Colore”, dove la Commenda è vista come antico ospitale dove nessuno si sente straniero, e il colore come simbolo di multiculturalità, di molteplicità di punti di vista e di tecniche artistiche utilizzate e infine come esaltazione dei valori della Commenda.

    A premiare i vincitori del concorso sono state Maria Paola Profumo, Presidente Mu.MA e Orietta Ciurlo, Presidente Comitato Pro Commenda, le opere invece sono state valutate da tre giurie: una composta da esperti, una dallo staff del Mu.Ma e una dal pubblico della mostra. La giuria degli esperti ha decretato come vincitrice Anna Zampogna, con l’opera ”Un viaggio di colori”, che avrà la possibilità di avere una sua mostra personale nei locali della Commenda.

    Sono stati inoltre premiati “Illustrando la Commenda” di Clara Claus, “Dentro e fuori l’ospitale” di Marco Arduino e “Camera con seggiola blu” di Tommaso Profumo.

    Il Prof. Claudio Maccagno, docente della Scuola Politecnica di Genova e giurato del concorso, ha voluto evidenziare come nella valutazione delle opere si sia tenuto conto della loro elaborazione concettuale e delle loro motivazioni, mentre un altro giurato, il gallerista G.B. Martini, ha sottolineato l’importanza dell’eterogeneità delle opere, dei mezzi e dei linguaggi utilizzati per realizzarle e della partecipazione di un buon numero di giovani artisti coinvolti nella valorizzazione del patrimonio culturale cittadino.
    L’evento è risultato ben riuscito e dimostra come sia possibile realizzare iniziative che coinvolgano attivamente i giovani nella valorizzazione e nel recupero delle zone culturalmente e storicamente rappresentative di Genova.

     

    Giorgio Doria

  • Hero Paws, la sartoria per cani: una start up originale a Genova

    Hero Paws, la sartoria per cani: una start up originale a Genova

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    Fonte: tuttogratis.it

    Sofia lavora nel campo della sartoria per cosplay (ovvero la pratica di trasformarsi in personaggi famosi e riconoscibili, siano essi reali o personaggi frutto della fantasia) da anni, ha creato abiti che si sono esibiti sui palchi più importanti a livello nazionale come Lucca Comics, Romics e Cartoomics. Stefano, esperto web developer con la passione per il fumetto e la fotografia cosplay, ha portato il suo know-how nel mondo dei cani maturato con il progetto online Dogsitter Genova. Ma cosa c’entrano i cani con il cosplay?

    Hero Paws, questo il nome del sito, fornisce abiti e maschere per la festa, cerimonie, matrimoni, carnevale… abiti su misura per cani e gatti. Una vera e propria sartoria dedicata agli amici a quattro zampe quella di Stefano e Sofia, una delle tante start up della nostra città, spesso  lontane dai riflettori, in un periodo storico dove è sempre più diffusa la pratica di “inventarsi” il proprio lavoro senza andare a bussare alle porte di uffici e aziende, che non sono più in grado di assumere: «Creare un qualcosa di innovativo a Genova è quasi impossibile – commenta Stefano – la mentalità è quella di creare cose nuove con metodi vecchi e questo non porta innovazione. Il web è la speranza per noi genovesi, italiani, cittadini di un mondo virtuale che permette di concretizzare sogni ed idee. Hero Paws è un piccolo pixel nel vasto cielo di internet che racconta, e spero concretizzerà, l’idea di due persone come tante che vogliono esprimere le loro capacità con un piccolo progetto che a Genova, senza internet, non sarebbe mai nato. La nostra idea non è solo vestire cani ma far vedere che c’è una possibilità per tutti, anche a Genova, la città più anziana d’Italia, portando avanti idee innovative con la mentalità giusta.»

  • Galata Museo del Mare: storia del primo museo accessibile d’Italia

    Galata Museo del Mare: storia del primo museo accessibile d’Italia

    Museo GalataIL PRECEDENTE

    Agosto 2007: a tre anni dall’inaugurazione, il Galata Museo del Mare attua il suo primo progetto di accessibilità grazie alla nuova dotazione di audioguide, che permettono ai visitatori di effettuare l’intero percorso dei quattro piani del Museo. Al momento in lingua italiana, nei prossimi mesi è in programma anche l’installazione di audioguide in lingua inglese.

    Tra queste apparecchiature vi sono inoltre sei guide multimediali destinate a visitatori non vedenti o ipovedenti, realizzate su progetto di Lidia Schichter in collaborazione con il Comune di Genova, il Dipartimento di Ingegneria Biofisica dell’Università di Genova e l’Istituto David Chiossone.

    Novembre 2007: la Regione Liguria sottoscrive un protocollo d’intesa con il Ministero dei beni culturali per garantire l’accessibilità dei principali siti artistici e culturali del territorio. Al momento, la Liguria è la sola Regione italiana ad aver sottoscritto questo atto pubblico, per il quale riceverà dalla Regione 300.000 €: una somma necessaria sia per adeguare le infrastrutture sia per la formazione del personale. L’accessibilità non riguarda solo l’abbattimento delle barriere architettoniche per i disabili motori, ma anche strumenti che consentono a non udenti, non vedenti e ipovedenti di fruire del patrimonio culturale cittadino.

    La Regione ha al momento erogato solo una parte della cifra stanziata – ovvero 300.000 € – necessaria sia per adeguare le infrastrutture sia per una formazione adeguata del personale.

    Novembre 2012: il Galata Museo del Mare presenta il Progetto Accessit, un sistema di segnaletica per non vedenti e non udenti che si aggiunge alle già presenti audioguide e alla mappa tattile posizionata sulla terrazza Mirador (dimensione 95 x 65 cm, altezza 1,60 m). Una nuova iniziativa che ha reso il Galata il primo museo italiano accessibile ai non vedenti, ipovedenti, non udenti e ipo-udenti.

    IL PRESENTE

    Pioniere di accessibilità, il Galata Museo del Mare ha attualmente attive diverse agevolazioni per i disabili che vogliono visitare autonomamente lo spazio, e che si integrano anche con i progetti di didattica museale. A riassumerli per noi Franca Acerenza, responsabile della didattica al museo: «Nell’ingresso vi è un monitor dove scorrono immagini del museo, le attività proposte, gli eventi, le manifestazioni e le reti che il museo sostiene a livello nazionale e internazionale. A ogni piano sono stati installati video che mostrano in anteprima immagini delle collezioni e le mappe di orientamento. Inoltre il museo è dotato dei seguenti dispositivi per i diversamente abili: audioguide per non vedenti e ipovedenti; dispositivi di amplificazione ad induzione magnetica per ipoudenti; mappa tattile MIRAgenova; guida tattile del Galata; scooter elettrico o carrozzina per persone con disabilità motoria; visite guidate per non vedenti; visite guidate per disabili».

    In dettaglio, sono dislocati in vari spazi all’interno del museo impianti di amplificazione a induzione magnetica, che permettono ai portatori di apparecchi di non ricevere interferenze acustiche sia in caso di visita senza audioguida sia con l’eventuale audioguida. I non vedenti possono beneficiare di una guida multimediale del museo e una mappa tattile, che presentano l’interno del Galata e le principali informazioni sui punti turistici visibili dalla terrazza panoramica Mirador.

    Come funzionano queste apparecchiature? Quando il visitatore si trova in prossimità di un luogo interessante, grazie a un sistema di localizzazione a radio frequenza, la guida ne segnala la presenza, lo descrive e fornisce riferimenti relativi sulla sua posizione rispetto alla sala e alla struttura per favorire ulteriormente l’orientamento. Inoltre, i sensori permettono di segnalare anche punti di bivio del percorso e servizi. Gli impianti di amplificazione sono a cura della ditta Omnia Com di Roma, mentre le mappe tattili e le guide multimediali sono a cura di Happy Vision, realizzate su progettazione di Lidia Schichter.

    Più in generale, qual è il punto della situazione “accessibilità nei musei”? «Molti musei genovesi si sono adeguati alle direttive sull’accessibilità ma non tutti hanno raggiunto gli obiettivi richiesti. Sono necessari fondi europei per gli interventi riguardo il superamento delle barriere architettoniche e fondi regionali o comunali per progetti di accessibilità culturale. Occorre pianificare le azioni di accessibilità e condividerle con le associazioni che si occupano delle diverse disabilità. Con l’allungamento della vita attiva occorre pensare a un’accessibilità non solo rivolta alle disabilità certificate, ma al naturale venir meno della risposta sensoriale dovuta all’età avanzata. Ad esempio pannelli didattici in un carattere chiaro e leggibile, impianti di amplificazione per persone con riduzione dell’udito, punti di sosta, ecc».

    Marta Traverso

  • Certosa, Comitato Liberi Cittadini: Agorà per discutere del quartiere

    Certosa, Comitato Liberi Cittadini: Agorà per discutere del quartiere

    certosa-san-bartolomeoL’Agorà, uno spazio aperto per discutere e confrontarsi sui problemi del quartiere, approda a Certosa. Ogni primo sabato del mese il comitato di cittadini polceveraschi organizza un’importante occasione di incontro, a partire dalle ore 9, in via Piombino.
    «Invitiamo tutti gli abitanti a partecipare attivamente – spiega il portavoce del Comitato Liberi Cittadini di Certosa, Enrico D’Agostino – per segnalare le criticità da affrontare insieme».

    Il prossimo appuntamento è in programma Sabato 6 Aprile. All’ordine del giorno c’è il tema viabilità, molto sentito dai residenti. Per quanto riguarda via Jori «L’allargamento dei marciapiedi e di conseguenza il restringimento della carreggiata continua a creare notevoli problemi al traffico – sottolinea D’Agostino – con continui rallentamenti nelle ore di punta e notevoli disagi per i mezzi di soccorso che devono percorrere la via in condizioni di emergenza».
    La situazione non è migliore sull’arteria parallela, via Canepari, dove «Il traffico in direzione Pontedecimo è compromesso dalla corsia preferenziale destinata ai mezzi AMT – aggiunge D’Agostino – e dalla notevole presenza di automezzi commerciali che svolgono attività di carico e scarico».
    Tuttavia, a destare maggiore perplessità è «Il posizionamento della telecamera AMT, posta all’altezza del civico n. 27, in pratica a metà della stessa via Canepari – continua D’Agostino – Abbiamo diversi dubbi sulla sua effettiva funzionalità. Certo, non vogliamo essere denigratori sulla possibilità che i mezzi pubblici possono avere una linea preferenziale. Ma la scelta degli orari e la posizione della telecamera, sono sicuramente da rivedere. L’attuale sistemazione ci fa pensare ad un mezzo ingiusto che serve soltanto per fare cassa e non aiuta in alcun modo la circolazione stradale».
    A partire da Sabato 6 Aprile, in occasione dell’Agorà in via Piombino, il Comitato Liberi Cittadini di Certosa inizierà una raccolta di firme per chiedere ad AMT di rimuovere la telecamera di via Canepari e modificare gli orari di posteggio nella corsia riservata agli autobus.

    Per chi volesse segnalare problemi e criticità del quartiere, il comitato sarà presente 3 giorni alla settimanaLunedì, Mercoledì e Venerdì, dalle ore 10 alle 12 – presso la sede dell’ANPI Certosa in via Bercilli (zona metropolitana di Brin). Per contatti: Pagina FB (Comitato Liberi Cittadini di Certosa); Blog (clccge.blogspot.com); E-mail (clccge@gmail.com). 

     

    Matteo Quadrone

  • Noleggio di bici elettriche a Genova: Gecoeco, una startup ai Luzzati

    Noleggio di bici elettriche a Genova: Gecoeco, una startup ai Luzzati

    gecoeco-giardini-luzzati-bicicletteTutto parte da un’idea, ossia che la mobilità sostenibile aiuta a risparmiare e a tutelare l’ambiente e che in molte città europee sono stati attivati progetti di bike sharing, piste ciclabili e iniziative analoghe con il contributo morale ed economico delle istituzioni. Cose che a Genova ancora mancano, almeno in parte.

    Per questa ragione Andrea Midoro – già anima del laboratorio musicale Ri-percussioni sociali al Lagaccio – ha da poco creato la sua startup Gecoeco installando la sua prima bike station ai Giardini Luzzati: «Per ora mi occupo solo di noleggio di bici elettriche e di conversione delle biciclette normali in elettriche, ma in futuro vorrei contribuire ai sempre più numerosi eventi e iniziative che ci sono in città. Il nome Gecoeco deriva da “Genova ecologica economica“, che è una sorta di slogan che ho voluto dare al progetto».

    La bike station è un luogo per il deposito e il mantenimento di biciclette, sia a pedali sia elettriche: è alimentata da un pannello fotovoltaico e consente a chiunque di recarsi ai Giardini Luzzati (previa prenotazione) e noleggiare la bicicletta per il tempo che desidera. «La richiesta è molto elevata, sia da parte di pendolari che vogliono fare in bicicletta il tragitto casa-lavoro, sia da parte di turisti: il servizio di bike sharing attualmente è costoso e sottoutilizzato, se le istituzioni prendessero a modello quanto si fa in Nord Europa ci sarebbero notevoli vantaggi anche per il turismo. Si parla molto di Smart City, è importante che dietro questa etichetta ci siano dei contenuti “veri” e che portino servizi utili ai cittadini».

    Sebbene nata da poco, Gecoeco vanta già collaborazioni con molte realtà del territorio attive su questo tema: il Manena Hostel alla Maddalena, il blog Anemmu in bici a Zena, il negozio La Formica e altri. Ha anche aperto un laboratorio sul portale dell’associazione Open Genova, alla ricerca di nuovi contatti con persone che possano aiutare a diffondere la cultura della mobilità sostenibile.

    «Il mio progetto parte da un libro scritto dall’inglese Carlton Reid, intitolato Bike to work: le prime pagine sfatano tutti i luoghi comuni sull’uso della bicicletta, applicabili anche a Genova. Qualche esempio: andare in bici è più pericoloso che in altri mezzi di trasporto non è vero, perché ci sono studi che ritengono che l’alta velocità sia un fattore determinante per gli incidenti stradali; il fatto che Genova sia una città collinare non è un problema, perché le bici elettriche permettono di “dosare” la fatica della pedalata; le bici sono molto costose, ma la durata della batteria e l’abbattimento dei costi di benzina, assicurazione etc. permettono di ammortizzare la spesa in pochi mesi».

    Marta Traverso

  • Carcere di Marassi: progetto area verde per l’incontro tra detenuti e figli

    Carcere di Marassi: progetto area verde per l’incontro tra detenuti e figli

    carcere-marassiA volte è sufficiente una buona idea, il giusto spirito di iniziativa e tanta volontà per provare a mutare lo stato delle cose ed alleggerire il carico di tensioni – fisiche ed emotive – quotidianamente vissute dagli oltre 800 reclusi all’interno delle vecchie mura del carcere di Marassi, simbolo dell’emergenza carceraria in Liguria.
    Parliamo del progettopromosso da un’associazione impegnata in attività con i minori – che prevede la realizzazione di un’area verde destinata all’incontro tra familiari e detenuti, in particolare i figli di questi ultimi, al di fuori del normale contesto dell’asettica sala colloqui.
    «Abbiamo già individuato l’area adatta», spiega con soddisfazione il direttore del carcere di Marassi, Salvatore Mazzeo. Si tratta di uno spazio di circa 50 mq, ricavato nel vecchio cortile di passeggio oggi in disuso. L’obiettivo è creare un luogo di socializzazione aperto in grado di favorire la convivialità fra genitori e figli.
    «Un architetto ha già eseguito le prime misurazioni – continua Mazzeo –  i volontari sono entusiasti dell’idea. Adesso occorre stabilire il budget economico necessario e poi si potrà partire con gli interventi».
    L’associazione, della quale per ora non possiamo rivelare il nome, coprirà i costi economici dell’opera «Noi, invece, forniremo la manodopera con il contributo di alcuni detenuti», sottolinea il direttore.

    L’oasi verde di Marassi sarà la terza a sorgere sul territorio regionale: la prima nacque nel 2008 all’interno del carcere di Chiavari. Nel 2011, invece, è stata la volta di Pontedecimo. «Questi progetti mirano ad allentare le tensioni e migliorare le condizioni delle vittime incolpevoli come i bambini figli di detenuti e gli anziani genitori dei reclusi», conclude l’ex direttore dei carceri di Chiavari e Pontedecimo, Maria Milano, ideatrice di entrambe le iniziative.

     

    Matteo Quadrone

  • Palaghiaccio a Genova: su Facebook la proposta di Ice Club

    Palaghiaccio a Genova: su Facebook la proposta di Ice Club

    porto-antico-bigo-MNon tutti sanno che Genova ha ospitato, alcuni decenni fa, un palaghiaccio in cui si svolgevano regolarmente tornei di hockey e pattinaggio di figura. Una pista regolamentare (30×60 metri) situata al Palasport della Fiera attiva dal 1964 al 1967 e che ha portato nel 1965 alla costituzione dell’associazione sportiva Ice Club Genova e nel 1966 alla formazione della prima squadra di hockey genovese, che giocò però soli due campionati.

    Ci sono ancora molti genovesi che, guidati dall’associazione, si battono perché si riapra l’opportunità di aprire un palaghiaccio: a questo scopo sono stati creati una pagina e gruppo Facebook denominate entrambe “Per un palaghiaccio a Genova“. Ice Club Genova attualmente organizza corsi di pattinaggio e hockey nella pista del Porto Antico, ma si sta impegnando affinché si realizzi uno spazio dalle dimensioni regolamentari e che permetta l’espansione di questi sport anche a livello agonistico.

    Abbiamo chiesto spiegazioni a Debora Tesoro dell’associazione sportiva Ice Club Genova: «Arnaldo Salatti, che fu presidente della Sampdoria, della Sportiva Nervi (pallanuoto) e dell’Ice Club Genova, ha portato a Genova gli sport del ghiaccio ad alto livello, supportato dalla Federazione che fece disputare sia partite di hockey che campionati di pattinaggio di figura. Dopo l’alluvione del ’70, quando fu chiesto ai giovani che parteciparono alla ripulita dal fango cosa avrebbero voluto a Genova, fu risposto “il palaghiaccio”. L’attuale pista sul mare, aperta con il rinnovamento del Porto Antico, non si presta per gli sport del ghiaccio perché è grande meno della metà di una pista regolamentare, misura circa 18×26. Inoltre, qui si dà ampio spazio all’apertura al pubblico mentre l’attività sportiva è piuttosto ridotta, mentre invece i palaghiacci aprono al pubblico solo al venerdì sera, sabato pomeriggio e domenica».

    Un progetto che non è solo teorico: «Esiste già un progetto per un palaghiaccio fotovoltaico, creato da un architetto genovese già collaboratore di Renzo Piano. Sarebbe una buona occasione per creare posti di lavoro e ulteriori opportunità di rilancio per la nostra città, anche a livello turistico. Gli iscritti ai corsi di Ice Club provengono da tutta la Liguria e anche da Basso Piemonte e Toscana, pertanto un eventuale palaghiaccio avrebbe utenti da tutte queste zone».

    Per chi vuole saperne di più sul progetto, questo pomeriggio (mercoledì 27 marzo, ndr) a partire dalle 19.30 la pista ospita una esibizione di pattinaggio sul ghiaccio aperta a tutti, con ingresso libero.

    Marta Traverso