Tag: polemiche

  • Pegli, cinema Eden: venerdì 1 giugno corteo contro la chiusura

    Pegli, cinema Eden: venerdì 1 giugno corteo contro la chiusura

    PegliLunedì scorso (28 maggio 2012, ndr) sono iniziati i lavori che porteranno entro i prossimi tre anni alla costruzione di un parcheggio al posto del Cinema Eden di Genova Pegli. Per la precisione 68 box su tre piani interrati. Una notizia che ha scatenato molte polemiche da parte degli abitanti della zona e in particolare del Comitato per la difesa del sottosuolo del cinema Eden (legalmente costituito il giorno 30/ 7/ 2008).

    Il cinema Eden è dotato sia di una sala “chiusa” sia di un cinema all’aperto e costituisce una delle pochissime sale cinematografiche ancora attive nel Ponente genovese. Entrambe le sale rimarranno chiuse almeno per i prossimi tre anni.

    Anche l’impatto ambientale del progetto desta molte preoccupazioni: saranno infatti tagliati tutti gli alberi circostanti, in particolare nove platani piantati oltre 50 anni fa.

    Così spiega il Comitato: “La profondità dello scavo per i tre piani dei box si avvicinerà all’altezza dei palazzi che lo circondano molto da vicino. Ricordiamo i crolli, sempre a Pegli, a causa di lavori di sbancamento per la costruzione di box privati in Via Dagnino, con crepe inquietanti che ancora spaventano, e che, dal novembre 2009, sono rimaste identiche a sé stesse. Poco più in alto e poco più in basso rispetto alla zona in cui si scaverà ci sono due pozzi: da quello a sud – ad una distanza di circa una ventina di metri – ancora oggi si può prendere acqua, ma i carotaggi dell’impresa dicono che non ci sono falde acquifere preoccupanti. Ricordiamo il previsto sottopasso al passaggio a livello, sempre a Pegli in via De Nicolay, che, per l’acqua sottostante non valutata in precedenza, si è sublimato in un muro permanente per la circolazione di automobili e persone“.

    Attraverso il web si stanno diffondendo le ragioni della protesta, che culmineranno in un corteo che partirà da piazza Bonavino venerdì 1 giugno alle 17.30.

    Queste le motivazioni diffuse attraverso il social network Facebook: “Box Eden: dopo i box in via Sabotino, piazza Rapisardi, piazza Immacolata, via della Maona, Villa Rosa,via Dagnino (con frana) altri disagi e pericoli in vista per Pegli:
    1) di natura idrogeologica;
    2) di stabilità per i problemi ai quali andranno incontro gli 8 edifici che incombono a piombo sull’area di scavo;
    3) per l’ambiente: scompariranno 12 platani quasi centenari di alto fusto, quale prova di amore per il verde, nel periodo della nidificazione;
    4) idrici: l’acqua della falda dove andrà a finire?
    5) per i posteggi: quelli di via Pavia e della parte bassa di piazza Bonavino scompariranno.

    Dolente nota anche per la viabilità: per anni i camion e le betoniere diretti al cantiere percorreranno via Ungaretti, via Salgari, via Rizzo, via Martiri della Libertà per arrivare in via Pavia, percorrendo in senso inverso il tratto dal supermercato all’incrocio di via Pavia con una preoccupante inversione di marcia.

    …e in caso di emergenze? Il traffico veicolare troverà comunque ostacolo per la presenza di un semaforo previsto per regolare l’entrata/uscita ai box, situata in via Pavia, unica via che permettere di raggiungere tutte le zone a monte (quartiere Giardino, Pegli 2, via Vespucci).

    Che ne sarà del traffico? Tutto questo avverrà nonostante il Municipio VII Ponente per ben tre volte abbia dato parere negativo alla costruzione, nonostante molti appartenenti al consiglio comunale abbiano presentato varie interpellanze e in più di un’occasione si siano dichiarati pubblicamente contrari, nonostante quanto accaduto in via Dagnino sia testimonianza della fragilità del territorio!

    Ancora una volta, per il vantaggio e le speculazioni di pochi, si ignorano le giuste preoccupazioni di una intera comunità.

    Per informazioni sulla manifestazione si può scrivere all’indirizzo mail effemmebi@tiscali.it.

    Marta Traverso

  • Macchina del tempo: la Gronda di Ponente fra annunci e polemiche

    Macchina del tempo: la Gronda di Ponente fra annunci e polemiche

    IL PRECEDENTE

    30 maggio 2009: il Comune di Genova dà il via libera ufficiale al progetto della Gronda di Ponente con una votazione a larghissima maggioranza, che ha visto il Consiglio Comunale ampiamente schierato, con 41 voti a favore e 4 contrari (i consiglieri di Sinistra e Libertà Arcadio Nacini e Bruno Delpino, Antonio Bruno di Rifondazione Comunista e Luca Dallorto dei Verdi). La decisione definitiva è arrivata dopo un dibattimento che comprendeva 10 ordini del giorno e 22 emendamenti, presentati dalle varie forze politiche con il sostegno dei comitati fortemente contrari al progetto.

    Un passo avanti dopo tanti anni di polemiche e discussioni, che ha portato alla sottoscrizione ufficiale del Protocollo d’Intesa, approvato in quegli stessi giorni anche dai Consigli di Regione e Provincia. Il protocollo impone che i cittadini siano informati in modo adeguato su quanto accadrà e che i risarcimenti legati al progetto siano adeguati. Inoltre è previsto un intervento con la società Autostrade per l’Italia affinché sia completata l´installazione delle barriere antirumore su A7 e A10 e perché la tratta compresa fra Genova Voltri e Genova Ovest diventi tangenziale gratuita.

    «Ora possiamo voltare pagina e andare avanti nel più breve tempo possibile» è stato il commento del Sindaco Marta Vincenzi a votazione terminata.

    Un anno dopo, nel maggio 2010, anche Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, annuncia la realizzazione della Gronda di Genova: «Per la prima volta in Italia, grazie al “dibattito pubblico”, i cittadini sono stati coinvolti nella discussione su “come fare meglio” un’opera che cambierà la viabilità della città e l’intera rete autostradale ligure. Con questo strumento è stato realizzato un vero e proprio esperimento di democrazia partecipata».

    IL PRESENTE

    Sono passati tre anni e la Gronda rimane solo un progetto, che vede le varie parti in causa ferme nelle stesse identiche posizioni.

    Nel settembre 2011, inoltre, la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) ha indicato alcune criticità riguardanti i piani di bacino delle aree in cui dovrebbe passare la bretella autostradale, bloccando di fatto il progetto.

    Lo scorso gennaio, intanto, è stata rilanciata la proposta di rendere gratuita una parte dell’attuale tratta autostradale, un tema che proprio noi di Era Superba avevamo affrontato anni fa sulla nostra rivista.

    Quello delle grandi opere sarà uno dei primi provvedimenti di fronte al quale il nuovo Sindaco Marco Doria dovrà prendere una posizione ufficiale. In campagna elettorale ha dichiarato: «La Gronda di ponente si farà solo se servirà davvero e se la valutazione di impatto ambientale dirà che è opportuna. […] La realtà può cambiare, sono in corso delle opere che avranno degli effetti positivi sul sistema della mobilità cittadina. Proprio nel ponente cittadino, il cui traffico grava oggi sull’attuale autostrada, ritengo che la realizzazione della strada a mare e i lavori del nodo ferroviario di Genova potrebbero riservare dei binari per una metropolitana di superficie».
    La partita è ancora da giocare.

    Marta Traverso

  • Chiude il cinema Eden di Pegli: al suo posto nuovi parcheggi

    Chiude il cinema Eden di Pegli: al suo posto nuovi parcheggi

    Da circa un anno si rincorrevano le voci sulla chiusura del cinema Eden di Pegli aperto trent’anni fa: lo scorso 28 giugno – alla faccia degli appelli “Stop alla cementificazione” lanciati più volte dalla Civica Amministrazione, anche sotto forma di cartelloni pubblicitari – è stato approvato un progetto che prevede la costruzione di un autosilo di tre piani con 78 box auto, che verrà situato proprio dove ora si trova il cinema.

    A esattamente undici mesi di distanza, lunedì 28 maggio arriveranno a Pegli le ruspe e trivelle per l’inizio ufficiale dei lavori. I sostenitori del progetto hanno dichiarato che il cinema all’aperto non potrà più essere riallestito, anche perché la costruzione del progetto prevede il taglio degli alberi lì situati (12 platani sani), ma hanno al tempo stesso garantito che il cinema chiuso verrà ricostruito – anche se di dimensioni ridotte rispetto a quelle attuali – una volta terminato il parcheggio, ossia fra circa tre anni.

    Tutto questo avviene nonostante un comitato di cittadini si batta da tempo contro la chiusura della sala, con il sostegno della Curia (che gestisce il cinema, di proprietà dei padri Benedettini di Finale Ligure), del Municipio Ponente e dei cittadini e commercianti della zona, che temono una nuova frana dopo quella del 2009, avvenuta poco dopo la costruzione del parcheggio sotterraneo di via Dagnino.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Macchina del tempo: G8 e scuola Diaz processo, film e sentenza

    Macchina del tempo: G8 e scuola Diaz processo, film e sentenza

    g8 scuola diazIL PRECEDENTE (1)

    18 maggio 2010: la sentenza di appello al processo per i fatti della Diaz ribalta quanto avvenuto nel processo di primo grado. Ventisei imputati condannati, per un totale di 85 anni di carcere, e solo due assolti per avvenuta prescrizione (in primo grado erano stati condannati solo 13 imputati).

    La sentenza ha condannato i vertici della Polizia, tra cui il capo dell’anticrimine Francesco Gratteri, l’ex comandante del primo reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini, l’ex dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola e i due dirigenti Pietro Troiani e Michele Burgio, che hanno portato le bottiglie molotov dentro la scuola la mattina dopo i fatti.

    IL PRECEDENTE (2)

    14 maggio 2011: durante il Festival di Cannes, il produttore di Fandango Domenico Procacci annuncia che entro l’estate inizieranno le riprese del film “Diaz – Non pulire questo sangue (Don’t clean up this blood)”, con la regia di Daniele Vicari e che sarà realizzato grazie al co-finanziamento della casa produttrice francese Le Pacte e di quella rumena Mandragora. L’annuncio arriva a quasi un anno esatto dalla sentenza di appello.

    Così Procacci ha spiegato la sua idea riguardo a come verrà realizzato il film: «Sarà completamente basato sugli atti del processo, senza grandi invenzioni, se non quelle che servono per trasformare le testimonianze in materiale narrativo per il cinema. Ma non farà vedere l’aula di tribunale dove dopo i primi due gradi di giudizio siamo in attesa ora del terzo e definitivo. Nei titoli del film contiamo di mettere come è andata a finire. (…) Non è un film schierato, racconta quello che è successo lì dentro e i fatti sono fatti. Non è contro la polizia, anzi sarei contento se collaborasse. Sono in attesa di incontrare il dottor Manganelli (Capo della Polizia, ndr) al quale ho fatto avere la sceneggiatura».

    IL PRESENTE

    Il film sui fatti della Diaz è uscito nelle sale la scorsa primavera: ha riscontrato un grande successo di pubblico e critica, ma anche diverse polemiche da parte di chi quegli eventi li ha vissuti sulla propria pelle. In particolare il giornalista bolognese Lorenzo Guadagnucci (che si trovava dentro la scuola di Albaro quella notte ed è stato interpretato nel film da Elio Germano) e il leader del Genoa Social Forum Vittorio Agnoletto, secondo cui il film avrebbe dovuto approfondire maggiormente «quello che è avvenuto negli ultimi dieci anni dell’inchiesta, tutte le modalità con cui si è cercato di fare sì che le inchieste non venissero portate a conclusione: le minacce, le repressioni».

    Si fa sempre più pressante il conto alla rovescia per la sentenza di Cassazione che metterà la parola fine al processo per la “macelleria messicana” (espressione usata da uno degli imputati, il vice dirigente del reparto mobile di Roma Michelangelo Fournier) avvenuta nella scuola di via Cesare Battisti.

    Il prossimo 15 giugno si terrà l’ultima udienza, a seguito del quale è stato annunciato un incontro pubblico alla presenza del Ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri.

    Questa decisione è stata presa a seguito dell‘appello promosso sul web perché la Rai acquisti i diritti per la trasmissione del film sulla Diaz, ripreso anche su Twitter con l’hashtag #DiazinTv.

    Marta Traverso

  • Sottopasso Cadorna: lettera aperta dei commercianti al Comune di Genova

    Sottopasso Cadorna: lettera aperta dei commercianti al Comune di Genova

    Sottopasso Cadorna a GenovaDopo l’alluvione del novembre scorso, gli esercizi commerciali del sottopasso Cadorna sono stati trasferiti in una “provvisoria” struttura nella vicina viale Caviglia all’ingresso dei giardini di Brignole. L’accordo, raggiunto ma non ancora siglato, con il Comune di Genova prevede un intervento entro l’estate per la messa in sicurezza dei locali e il trasferimento nelle sedi originarie delle attività commerciali. Oggi, a distanza di mesi, i commercianti hanno firmato una lettera aperta che pubblichiamo integralmente:

    «Gli operatori del Sottopasso Cadorna intendono pubblicamente ringraziare il Sindaco Marta Vincenzi (che durante un sopralluogo garantì personalmente una pronta soluzione positiva), tutta la Giunta Uscente e particolarmente gli Assessori interessati e protagonisti: Lavori Pubblici – Sig. Margini, Commercio – Sig. Vassallo, Mobilità – Sig. Farello, Sicurezza – Sig. Scidone ed altre Autorità coinvolte

    per aver sprecato tutto il tempo necessario a concludere un accordo già verbalmente raggiunto il 19 Marzo u.s. accettando tutte le proposte offerteci. Nonostante i ripetuti e troppo cortesi solleciti sopra ricordati si sono persi mesi fondamentali.

    Mancava solo la sottoscrizione delle Autorità Comunali per far partire i lavori di ripristino del Sottopasso (come ampiamente riportato e diffusamente annunciato) e in parte finanziato dagli Operatori stessi.

    Gli stessi Operatori che continuano ad essere “temporaneamente” ospiti a pagamento di instabili tendoni esposti ad ogni pericolo atmosferico e non, frequentati piu’ da topi che da potenziali clienti.

    La Giunta Uscente non ha trovato un attimo per firmare quello che propose ed ora, in attesa del ballottaggio, spetterà ai Successori concludere in maniera rapida e dignitosa una vicenda sempre più disagevole per la Città e drammatica per le Aziende e le Famiglie coinvolte».

  • Movida e polemiche: mercoledì 2 maggio sciopero del panino

    Movida e polemiche: mercoledì 2 maggio sciopero del panino

    Poco più di un mese fa, il 27 marzo, il Comune di Genova ha proclamato un’ordinanza no alcol, ennesimo capitolo delle infinite polemiche contro la movida nel centro storico e l’abuso di bevande alcoliche, i locali aperti fino a tardi e i conseguenti rumori che disturbano il sonno di chi vive nei caruggi. L’ordinanza ha esteso il divieto di vendita di alcolici nelle ore notturne non solo a bar e locali, ma anche a negozi e minimarket.

    In polemica a questo nuovo tassello della questione, alcuni esercenti che vendono nel centro storico panini, piadine, crepe e pizza al taglio hanno scelto di attuare uno sciopero del panino mercoledì 2 marzo. Finora sono sette negozi in tutto, ma da qui a mercoledì potrebbero unirsi altri, a partire dai kebabari. «Chiudiamo oggi le nostre botteghe per non chiuderle per sempre», è la loro motivazione.

    Marta Traverso

  • Wi-fi gratis a Genova: utopia e vane promesse o futura realtà?

    Wi-fi gratis a Genova: utopia e vane promesse o futura realtà?

    wifi gratisIL PRECEDENTE

    28 aprile 2011: l’associazione Cittadini Digitali offre ai genovesi 2.500 schede per navigare gratuitamente nelle oltre 50 isole wi-fi che fanno parte del suo network. Un’iniziativa volta a polemizzare contro gli spazi ancora a pagamento presenti nella città, a partire dal Porto Antico e dalla Biblioteca Berio, che impongono l’acquisto di una tessera annuale per navigare senza limitazioni di tempo.

    L’iniziativa dell’associazione arriva a un mese dal Wifi day, un dibattito pubblico nel corso del quale politici e addetti ai lavori si sono confrontati sull’importanza di rendere accessibile la banda larga in ogni punto della città.

    Questo il commento in merito del presidente dell’associazione Furio Truzzi: «Oltre ai punti wi-fi già esistenti e che si trovano nella mappa sul sito dell’associazione, tra circa due mesi saremo in grado di dare altre postazioni anche nel levante genovese (…) L’amministrazione genovese ha speso 200mila euro per otto isole wi-fi, ma in gran parte di queste la rete è Intranet e quindi non dà la possibilità ai cittadini di navigare su Internet».

    IL PRESENTE

    24 aprile 2012: la situazione del wifi genovese è sempre più nebulosa. Chi prova a connettersi in uno degli hot spot gratuiti noterà un accavallamento di più reti (quella gestita dal Comune, quella dei Cittadini Digitali), mentre pochi metri più in là la rete diventa inesistente. Il sito dell’associazione è poco aggiornato ed è difficile capire “a che punto siamo” nel dialogo tra privati e pubblica amministrazione per garantire alla cittadinanza l’accesso alla rete senza pagare. Un tema che, nel pieno della campagna elettorale in cui ci troviamo, è stato tenuto a margine rispetto ad altri argomenti ritenuti più importanti per i candidati Sindaco.

    Ricapitoliamo quanto si sta muovendo finora in città: qui potete trovare l’elenco delle zone di Genova in cui navigare gratis, mentre la Regione Liguria sta avviando un progetto per garantire Internet gratis a chi è ricoverato negli ospedali.

    Marta Traverso

  • Balla coi cinghiali: niente edizione 2012 per il Festival di Bardineto

    Balla coi cinghiali: niente edizione 2012 per il Festival di Bardineto

    balla coi cinghialiUno dei più importanti eventi musicali dell’estate ligure, che ogni anno porta centinaia di ragazzi nell’entroterra savonese, quest’anno non avrà luogo. Lo stop a Balla coi cinghiali, festival che si tiene ad agosto a Bardineto, non sembra però un addio definitivo, ma piuttosto un “arrivederci al 2013“. C’è davvero da augurarselo.

    Questo il messaggio degli organizzatori, pubblicato alcuni giorni fa sulla loro pagina Facebook e che nel fine settimana ha portato la commossa polemica di tutti coloro che aspettavano questo appuntamento.

    Cari amici,
    quello di oggi è sicuramente un ‘buongiorno’ diverso da quelli a cui siete abituati passando da qui.

    Purtroppo vi dobbiamo comunicare che BCC 2012, in programma dal 22 al 25 agosto, non avrà luogo.


    Una serie di problematiche di natura logistica, che non avrebbero consentito lo svolgimento ottimale della prossima edizione, ci hanno fatto ritenere opportuno lo stop di un anno.

    Siccome pensiamo che il divertimento sia una cosa seria, non essendo possibile l’organizzazione che vi meritate, abbiamo preferito passare.

    Siamo tristi, ma risoluti nel pensare che sia la decisione migliore.


    Questo perciò è solo un arrivederci; il progetto nato 10 anni fa non si chiude e noi non andiamo in letargo, anzi, stiamo già pensando e lavorando all’edizione 2013.

    Continuate quindi a seguirci. Continueremo a darvi il buongiorno del mattino, a proporvi cose belle, a organizzare eventi… con lo stesso entusiasmo e la stessa passione di sempre.

    Nel frattempo mandateci suggerimenti, idee e pensieri per il prossimo fantastico BCC Festival, che vi assicuriamo varrà per due.


    Amici… Stay cinghial anche il prossimo agosto senza BCC.

  • Tasse più alte d’Europa, evasione fiscale da record: cercasi Robin Hood

    Tasse più alte d’Europa, evasione fiscale da record: cercasi Robin Hood

    Spese e debito pubblicoC’era una volta, in un paese lontano lontano, un sovrano che vessava il suo popolo mandando emissari a riscuotere oboli altissimi, affamando così la brava gente. Ma un bel giorno tornò dal mare un principe che, radunati un gruppo di valorosi aiutanti, si nascose nel fitto della foresta e da lì cominciò a prendere d’assalto gli emissari del re, rubando il loro denaro per restituirlo ai poveri.

    Ovviamente questa è la storia di Robin Hood, ma a ben vedere si tratta di una storia incredibilmente attuale. Ci sono governanti cattivi, tasse alte e un popolo in difficoltà: insomma, è l’Italia di oggi. Ecco, non è un caso se una delle storie più popolari e antiche della nostra cultura parla sostanzialmente di politica fiscale: la Storia dell’uomo occidentale, se vogliamo, è essenzialmente una storia di tasse. Il principe Giovanni di Robin Hood è lo stesso che nel 1215 concesse ai baroni inglesi la Magna Charta, che impediva al Re di imporre nuove tasse senza l’autorizzazione del Consiglio (la futura Camera dei Lord del Parlamento inglese). Ma anche la formazione del Sacro Romano Impero, la Riforma protestante, la Rivoluzione Francese e quella Americana furono tutti eventi in cui il problema della tassazione fu il primo motore del corso della Storia.

    Anche oggi in Italia il problema fiscale è centrale. Per anni, e soprattutto nel recente passato, lo abbiamo affrontato a modo nostro: cioè con il pragmatismo e la morale cattolica, che sono elementi fondanti della nostra cultura. Il cattolicesimo, infatti, imporrebbe una condotta di vita piuttosto dura, improntata al sacrificio e alla castità: e proprio per questo motivo si da per scontato che non possa essere perseguita con successo dalla maggior parte delle persone. Nella realtà, quindi, pochi riescono davvero a porgere l’altra guancia e a non desiderare la donna d’altri: e questi, di solito, sono quei santi che spiccano, per l’appunto, nel nostro popolo fatto anche di navigatori e poeti. Insomma, in Italia la regola è eccezionalità, mentre la costante trasgressione si condanna in pubblico, ma è normale pragmatismo in privato. Se le tasse sono alte, il problema non si affronta: si aggira.

    L’evasione fiscale ebbe la sua consacrazione e il suo sdoganamento ufficiale grazie all’ex-Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che in una conferenza stampa del 17 febbraio 2004 dichiarò: «Se lo Stato mi chiede il 50 e passa per cento, sento che è una richiesta scorretta, e mi sento moralmente autorizzato ad evadere, per quanto posso, questa richiesta dello Stato».

    Oggi i tempi sono cambiati. Monti ha dichiarato pubblicamente, e non senza una qualche nota polemica rivolta proprio alla “linea politica” del suo predecessore, che sono gli evasori a mettere le mani nelle tasche degli Italiani. La gente poco a poco sta prendendo consapevolezza della gravità del fenomeno (120 miliardi all’anno è il mancato introito per le casse pubbliche stimato dalla Corte dei Conti); l’Agenzia delle Entrate ha intensificato i controlli a tappeto; il super-computer “Serpico”, a quanto pare, comincerà ad incrociare i dati dei contribuenti per scovare situazioni sospette. Insomma, sembra che sia cominciata la battaglia per riportare il fenomeno dell’evasione, sul lungo periodo, a percentuali in linea con quelle degli altri paesi europei.

    Eppure il problema dell’elevata pressione fiscale resta. Oggi in Italia, a chi le tasse le paga, lo Stato prende 55 centesimi per ogni euro guadagnato: un valore che non ha eguali al mondo, andando a superare persino quello dei paesi scandinavi, che però offrono i migliori servizi pubblici che si conoscano.

    Da noi, al contrario, l’enorme percentuale di gettito fiscale alimenta una spesa pubblica folle, deprime i consumi, spaventa l’investitore straniero e strangola l’economia. Se ne rendono conto tutti, non solo il Berlusconi del 2004, il quale non avendo alcuna cultura politica, ma essendo dotato in abbondanza di una beata ingenuità e di una spiccata propensione ad aggirare le leggi, era entrato nell’argomento come un elefante in cristalleria, proponendo, da uomo di Stato, di soprassedere a piacimento alle regole dello Stato (cosa che, tra l’altro, lui faceva già da tempo).

    Ma il problema non può essere se pagare le tasse o evaderle: la legge va rispettata comunque. Ciò non toglie che dovremmo chiedere leggi che, per una norma di elementare buon senso, abbiano un senso e si possano effettivamente rispettare. Nel paragone tra l’Italia di oggi e la storia di Robin Hood c’è solo un fattore che manca: è Robin Hood stesso, vale a dire l’eroe. Ma quella è solo una leggenda. Nella realtà gli Inglesi fecero tutto da soli: cioè si ribellarono.

    E in altri momenti della Storia ci furono re che persero la testa. Oggi fortunatamente sono “in voga” metodi più civili; ma il principio, quello di lottare per poter sottostare a delle leggi giuste anche e soprattutto in materia fiscale, resta. Nel corso della Storia è qui che è maturato il grado di civiltà di un paese. Se riuscissimo a perdere l’abitudine di fare leggi per il gusto di aggirarle, grida manzoniane che suonano bene a rileggerle, ma che sono sempre disattese nella vita reale, saremmo costretti a imparare a fare quello che come collettività non abbiamo mai fatto: affrontare i problemi. Fedeli al detto “calati iuncu ca passa a china” (calati giunco che passa la piena), siamo bravissimi ad aggirare gli ostacoli. Ma prenderli di petto è un’altra cosa. E anche se molti non avranno la più pallida idea di come questo si possa fare, in realtà esiste già un modo ben collaudato, che non comporta appendere la gente a testa in giù in Piazzale Loreto: benvenuti nel magico mondo della democrazia.

     

    Andrea Giannini

  • Corso Sardegna, ex mercato ortofrutticolo: un cantiere senza fine

    Corso Sardegna, ex mercato ortofrutticolo: un cantiere senza fine

    Ex Mercato di Corso SardegnaIL PRECEDENTE

    Aprile 2010: il Comune di Genova ha dato il via libera a un progetto che ha destato molte polemiche e ha avuto molti rinvii, la riqualificazione dell’area di corso Sardegna dove si trovava il mercato della frutta, trasferito da pochi mesi a Bolzaneto.

    Il nuovo progetto urbanistico è stato approvato con con 26 voti favorevoli, 12 contrari e 5 astensioni: nonostante la contrarietà del centro-destra e le accese polemiche da parte di Casa della Legalità e Movimento 5 Stelle – contrari all’eccessiva cementificazione dell’area – i punti chiave intorno a cui verterà il rilancio della zona saranno lo sviluppo di aree verdi, la costruzione di nuovi parcheggi Blu Area e una maggiore valorizzazione di edifici, negozi servizi per il quartiere.

    IL PRESENTE

    Aprile 2012: ogni progetto, polemiche o meno, si è arenato nel nulla. L’area dell’ex mercato si trova a tutt’oggi in stato di abbandono, nonostante il Comune – tramite l’Assessore Margini – avesse così annunciato lo scorso ottobre: “Per ragioni igienico-sanitarie il Comune di Genova ha predisposto un piano per demolire in parte l’ex Mercato di Corso Sardegna. La demolizione deve essere concordata con l’imprenditore interessato a riqualificare l’area: il Comune può sostenerne i costi e rivalersi in seguito sul privato. L’intervento di demolizione potrebbe avvenire entro Natale per contrastare l’attuale degrado dell’area“.

    A seguito dell’alluvione del 4 novembre, l’ipotesi di costruire un parcheggio sotterraneo in quest’area è stato abbandonato, perché ritenuto rischioso e non a norma di legge a causa della vicinanza dei torrenti e del rischio danni di cui tutti abbiamo recente memoria: proprio il box interrato con 550 posti auto era la molla che aveva spinto gli investitori privati a dare il proprio contributo sulla riqualificazione dell’area nel suo complesso. Venendo meno questo presupposto, ogni altra iniziativa che riguardi queste zone appare per il momento sospesa.

    Marta Traverso

  • Macchina del Tempo: Arenaways e Trenitalia, lo scontro continua

    Macchina del Tempo: Arenaways e Trenitalia, lo scontro continua

    IL PRECEDENTE

    28 marzo 2010: la compagnia alessandrina Arenaways lancia ufficialmente un servizio di collegamento ferroviario privato che fa concorrenza alle Ferrovie dello Stato. Il primo convoglio (che partirà il 1 settembre 2010) sarà Torino-Milano, ma si annunciano già nuove tratte in tutto il Nord Italia, a partire da un collegamento veloce tra i due capoluoghi sopracitati e le Cinqueterre in concomitanza con la stagione estiva.

    Queste alcune delle novità offerte dalla nuova compagnia: prezzo della corsa Torino-Milano intorno ai 17 €, 1 ora e 35 minuti di percorrenza moltiplicata per 16 corse giornaliere, i treni avranno un’unica classe equiparabile a una prima classe dell’alta velocità. Il biglietto potrà essere acquistato via Internet, presso edicole e tabaccherie o a bordo treno.

    Un Intercity da Torino a Milano costa attualmente 19,50 € per la prima classe e 14,50 € per la seconda, con un tempo di percorrenza di 1 ora e 42 minuti.

    Arenaways promette tuttavia l’offerta di servizi aggiuntivi rispetto ai convogli Trenitalia: prese di corrente e monitor per ogni postazione, la macchina lucidascarpe e il servizio lavanderia (come in albergo, si ritira la sera o il giorno dopo), una carrozza con snack bar e minimarket.

    IL PRESENTE

    Pendolari e viaggiatori occasionali, fermatevi un secondo e riflettete: quante volte siete saliti su un treno non targato Trenitalia? Nessuna, molto probabilmente. Il monopolio dei binari e delle biglietterie hanno reso praticamente impossibile a qualsiasi compagnia concorrente alle Fs non solo di far viaggiare sui propri treni, ma persino di far conoscere alla gente comune la propria esistenza.

    Se non consideriamo casi eccezionali come le Ferrovie Nord in Lombardia, non è ancora nata una compagnia in grado di garantire a lungo termine un trasporto ferroviario nazionale concorrenziale a Trenitalia, dal punto di vista sia dei servizi che dei prezzi.

    Il primo convoglio ArenaWays è partito nel novembre 2010, con due mesi di ritardo rispetto alle previsioni. I passeggeri della prima corsa sono stati una ventina, quasi tutti membri interni all’azienda. A causa di un ricorso presentato dalle Ferrovie dello Stato, i treni nella tratta Torino-Milano hanno avuto il divieto di effettuare fermate intermedie.

    Per tutte queste ragioni, in poco meno di un anno l’azienda ha dovuto affidarsi a un curatore fallimentare e ha sospeso definitivamente tutte le corse a settembre 2011. La tanto discussa legge sulle liberalizzazioni a cura del governo Monti non ha toccato il trasporto ferroviario, ma nonostante questo Arenaways si è riformata lo scorso gennaio con la denominazione Strade Ferrate Alta Italia, in attesa di capire se, come e quando riprendere le attività.

    Alcuni giorni fa l’amministratore delegato Giuseppe Arena ha rilasciato questa dichiarazione nel corso di un convegno sul tema delle liberalizzazioni: “L’aria politica sta cambiando, stiamo imboccando la strada giusta, ma ci vuole più coraggio e liberalizzare i settori chiave, a partire dalle ferrovie. La politica del precedente governo mi ha strangolato, ora Arenaways sta per tornare in vita. Sempre puntando sulla qualità del servizio. Sono fiducioso“.

    In chiusura una domanda. Se il mercato globale trova i suoi presupposti nel libero commercio e nelle norme antitrust, è giusto che il trasporto su rotaia viva questa condizione di monopolio legalizzato?

    Marta Traverso

  • Moschea a Genova: il precedente alla Darsena

    Moschea a Genova: il precedente alla Darsena

    MoscheaLa moschea si farà, dove non si sa. Stante la bocciatura, raccolta in Comune, sull’ubicazione al Lagaccio, siamo costretti ad assistere ad una nuova noiosissima ondata di discorsi e polemiche, si torna a parlare di Coronata dove, immediatamente, sono comparse, nella notte, scritte minacciose che promettono di impedire ad ogni costo la costruzione del luogo di culto islamico.

    La storia della moschea genovese parte da molto lontano: sono circa 20 anni, infatti, che la comunità mussulmana chiede uno spazio unico dove poter praticare la propria fede. Attualmente gli “spazi preghiera” sono ubicati in diverse zone della città, scantinati o saloni in affitto, dove da anni, lontani dai bollori dello sterile dibattito cittadino, i mussulmani genovesi regolarmente si riuniscono a pregare.

    L’iter burocratico di questo progetto, le posizioni dei vari partiti, le motivazioni contrarie sollevate dai quartieri interessati, che vanno dalla precaria viabilità alla disagevole ubicazione, sono arcinote e reperibili facilmente in rete, quindi, non resta che analizzare l’annosa questione facendo un salto indietro nel tempo.

    Quando Genova era la “Superba”, diciamo intorno al XVI secolo, tempi in cui la convivenza tra mussulmani e cristiani,  se non proprio pacifica, era mediata dagli scambi economici,  nessuno si era stupito per il sorgere di una moschea in Darsena (sembra fossero in realtà due), ubicata sul lato esterno, quello verso il mare, proprio vicino al cuore del porto. La stessa etimologia “Darsena”,  che deriva dall’arabo dâr-as-sinâ’ah, traducibile in “casa del lavoro”,  ci dice che la locazione era stata â scelta perché il porto era il centro economico della città, luogo di affari ma, anche, alla necessità, incontro di spiritualità. Così nessuno aveva trovato da ridire se, accanto al suono delle campane, echeggiava il richiamo del muezzin dal balcone del minareto, la cui guglia svettava verso l’alto, circondato dalle torri campanarie di antiche chiese. Di questo antico edificio non rimane traccia se non in una colonna conservata presso la cosiddetta “Sala Moschea” della Facoltà di Economia, ma la cui presenza certa è documentata da atti, conservati nell’Archivio di Stato, datati 1762,  riguardanti un nuovo progetto che prevedeva l’ ampliamento del luogo di culto.

    Da più antichi certificati, del 1717, si può evincere, inoltre, come la comunità araba fosse ben radicata nel territorio tanto da ottenere un terreno posizionato vicino “alla spiaggia della Foce sotto le mura di Carignano”, per avere un proprio cimitero.

    Dell’altra moschea si hanno scarne notizie ma sembra fosse più grande e costruita per sollecitazione del “papasso” termine con cui veniva, in quei tempi, indicato l’Imam. La convivenza tra le due popolazioni è, anche, testimoniata dalle tante parole, che sono entrate a far parte  del dialetto genovese,  di chiara derivazione araba, come camalli (hamal), nababbo (naib), gabibbo (habib) o sapori della nostra cucina come lo zimino (samin), il musciamme (mušamma) e lo scapeccio (sikbag). Da tutto ciò se ne trae la conclusione che, forse, il problema andrebbe affrontato attraverso il dialogo e la conoscenza, non senza una ferma condanna ad ogni forma di violenza: un confronto sereno tramite una delle facoltà più mirabili di cui ci ha dotato la natura, la parola, potrebbe là dove tanti incartamenti hanno fallito e la nuova moschea potrebbe trovare un posto sotto l’azzurro cielo della nostra città, corredata da quella pace sociale che è un attributo fondamentale per ogni edificio dedito alla spiritualità.

     

    Adriana Morando

  • Genova si spegne: lettera aperta firmata dai teatri e festival genovesi

    Genova si spegne: lettera aperta firmata dai teatri e festival genovesi

    Ingresso Teatro della TosseGenova si spegne. Dopo anni in cui la politica cittadina ha puntato sulla cultura come volano per il rilancio della città, si spengono le luci dei teatri, dei festival, dei concerti. Si spengono oggi: il Comune non ha approvato il bilancio e la stragrande maggioranza delle manifestazioni culturali non potrà essere realizzata fino alla fine del 2012.

    Alcune, dopo questa micidiale paralisi, non saranno più in grado di rialzarsi. Questo avverrà anche perché ad oggi la Regione Liguria non ha stanziato neppure 1 euro sul capitolo cultura. Cosa succederà, quindi? Prima di tutto i cittadini non avranno più i servizi culturali che, da Voltri a Nervi, dal centro a Bolzaneto, in questi anni hanno aumentato la qualità della vita per i residenti e attratto i turisti. Dove c’è un teatro, un festival, un concerto c’è vita, c’è commercio, c’è un argine al disagio; la vivacità culturale di una città rappresenta l’identità dei cittadini che la abitano, è il suo biglietto da visita per il mondo, è uno dei perché valga la pena vivere in quella città e non scappare via.

    La vivacità culturale di Genova è uno dei motivi per cui la si ama. Ma a Genova da oggi è il buio. Il bilancio non è approvato: le luci della città si spengono (e i circa mille lavoratori dello spettacolo restano a spasso). Questa mortificazione per Genova è un assurdo controsenso rispetto a quanto è emerso dalle pioneristiche indagini che l’Assessorato alla Cultura del Comune ha condotto sui teatri e sui festival genovesi: cioè che essi non solo rappresentano lavoro e indotto, ma che gli investimenti pubblici sul settore alla città ritornano moltiplicati.

    Da queste indagini, risulta che i genovesi sono assidui e appassionati frequentatori di teatro: in un anno oltre 600mila presenze in una città delle nostre dimensioni rappresenta un caso straordinario in Italia. Anche per i festival i dati sono significativi: il pubblico coinvolto nel 2011 è di 183.000 persone. Tutto ciò significa, ancora, che i genovesi considerano lo spettacolo dal vivo e la cultura in generale un genere di prima necessità; che condividono quanto un giornale attento alla crescita economica come Il Sole 24 Ore sta da settimane ribadendo a gran voce: ovvero che senza cultura non c’è sviluppo.

    Cosa succede invece? Non approvando il bilancio comunale, non possono essere emessi i Bandi a cui i teatri e i festival cittadini partecipano per ottenere gli indispensabili (e sobri) contributi per far vivere la città. Questi Bandi per lo spettacolo, dopo anni di contributi “senza regole”, sono stati perfezionati dall’Assessorato alla Cultura per offrire criteri di valutazione e trasparenza nell’erogazione dei fondi. Vogliamo buttare via tutto questo lavoro? Questi Bandi sono finanziati dai soldi dei genovesi e si traducono in un ottimo rapporto costi/benefici: lo spettacolo a Genova si intreccia indissolubilmente con il mondo della scuola, con il turismo, il commercio, il sociale, settori che contribuisce a rivitalizzare e alimentare. La mancata approvazione del bilancio sarà un gravissimo danno anche per questi settori. Ci sono pochissimi giorni per riparare a questo buio. Ci auguriamo che il senso di responsabilità verso la città prevalga.

    TEATRO AKROPOLIS – Clemente Afuri, David Beronio
    TEATRO CARGO – Laura Sicignano
    TEATRO DELL’ARCHIVOLTO – Pina Rando
    TEATRO DELLA TOSSE – Emanuele Conte
    TEATRO DELL’ORTICA – Mirco Bonomi
    TEATRO GARAGE – Lorenzo Costa
    TEATRI POSSIBILI – Sergio Maifredi

    ARTU/ FESTIVAL CORPI URBANI – Eliana Amadio
    ECHO ART / FESTIVAL DEL MEDITERRANEO – Davide Ferrari
    FESTIVAL DELLA POESIA– Claudio Pozzani
    FESTIVAL GEZMATAZ – Marco Tindiglia
    GENOVA FILM FESTIVAL – Cristiano Palozzi, Antonella Sica
    SARABANDA / FESTIVAL CIRCUMNAVIGANDO – Boris Vecchio
    SUQ – Carla Peirolero

  • Macchina del tempo: acqua pubblica, a un anno dal referendum

    Macchina del tempo: acqua pubblica, a un anno dal referendum

    IL PRECEDENTE

    22 marzo 2011: a partire dalle otto di mattina una catena umana attraversa parte del centro storico di Genova, tra via Balbi e via delle Fontane, riempiendo questo tratto di strada di palloncini blu. Si tratta della zona universitaria, frequentatissima ogni giorno da studenti e pendolari. La manifestazione è stata indetta dal Comitato Acqua Pubblica, in segno di protesta contro la privatizzazione della rete idrica e per sensibilizzare al voto al referendum del 12 e 13 giugno.

    IL PRESENTE

    Marzo 2012: è passato quasi un anno dallo storico referendum che ha visto il ritorno al quorum dopo 16 anni, ma la situazione dell’acqua pubblica non sembra molto cambiata rispetto al passato. Fra articolo 18, rimpasti di governo e polemiche di vario genere, nessuno tocca più questo argomento: su Era Superba abbiamo affrontato di recente il tema, spiegando come stia avendo luogo una non applicazione del referendum sotto il silenzio delle istituzioni e dei principali media.

    Chi ha sostenuto il voto al referendum ha già fatto sentire la propria voce in varie occasioni, a partire da un appello lanciato lo scorso gennaio e da una campagna per l’autoriduzione delle tariffe idriche. A distanza di un anno, le istituzioni non hanno cambiato il loro atteggiamento, ma chi si mobilitava allora per una causa continua a farlo anche oggi.

    Marta Traverso

  • Sestri Ponente: Villa Rossi-Martini è abbandonata al degrado

    Sestri Ponente: Villa Rossi-Martini è abbandonata al degrado

    Villa Rossi a Sestri PonenteUna villa seicentesca, circondata da un ampio parco di 40.000 mq, polmone verde indispensabile per una città, come la nostra, in continuo conflitto con gli spazi, area di svago per anziani e bambini e, perché no, per animali; Villa Rossi-Martini si sta lentamente consumando in un incancrenito degrado, da cui avrebbe dovuto essere salvata con un progetto, proposto dell’Assessore ai Lavori Pubblici Mario Margini, deliberato dal Comune nel dicembre 2009.

    Dopo 30 mesi di lavori la situazione è desolante, con poche opere portate a compimento, aggravata dalla decisione di rinunciare alla realizzazione di parti essenziali , quale la zona riservata ai cani e alla pista da ballo/pattinaggio.

    Un triste stato per una dimora che ha visto i natali ai tempi dei discendenti di “Bonvassallus de Lumello” (Lomellini), che ha ospitato la nobile famiglia dei Centurione-Spinola, che vi potrebbe parlare del terribile colonnello austriaco Radetzky e del suo quartier generale, che passò di “mano” persa al tavolo da gioco, in una notte, dalla marchesa Ginevra Grimaldi Spinola (1855), che ospitò l’imperatrice Sissi, moglie di Francesco Giuseppe, che dopo alterne vicende fu acquistata dal Comune di Genova (10 marzo 1931), che, dall’ottobre dello stesso anno, fu sede della scuola pubblica Anita Garibaldi e che, infine, è stata abbandonata alle incurie del tempo.

    Ubicata a Sestri Ponente, si raggiunge percorrendo la via pedonale principale fino all’altezza di Piazza B. Poch: qui si aprono i cancelli del parco da cui, con una salita di 150 metri, si approda ad uno spazio riservato ai giochi per i bambini e da dove, attraverso sentieri che si perdono tra gli alberi, si può arrivare fino allo storico edificio.

    Durante il percorso il degrado è facilmente riscontrabile nelle tante buche che rendono accidentati i viali, nelle panchine dissestate, nei tavolini in legno da picnic turpemente imbrattati, nei lampioni senza più luce, nelle fontanelle da cui non esce più una goccia di acqua, nei bagni pubblici inagibili, nelle vandaliche scritte che campeggiano su muri, balauste, ringhiere. Solo il belvedere e il roseto, che per altro ha dovuto essere rifatto, dopo i danni causati dall’alluvione, mostrano un look, rinnovato.

    Troppo poco a fronte di quello che rimane da fare e alla rinuncia di quell’encomiabile idea di attrezzare un “paradiso” riservato agli amici a quattro zampe, con un sorriso, chiamata “la sgambatura”, analoga alla “piazzetta bau bau” di Villa Imperiale, un meeting perfetto per quadrupedi, sotto lo sguardo tenero dei loro padroni, per fiutare, raspare, correre, senza invadere gli spazi di piccoli bipedi umani che, con altrettanta gioia, condividono questa area verde.

    Più emblematica l’idea di sistemare li vicino un’area per i gatti, non perché siano meno amati, ma perché si sa, tra cani e gatti, c’è una certa “incomprensione” abitativa. Poco felice, anche, la rinuncia a realizzare una nuova pista da ballo/pattinaggio che avrebbe offerto l’occasione di praticare un po’ di sano movimento, sia sportivo che ludico, e che, in quest’ultimo caso, avrebbe potuto favorire incontri e riempiere momenti di solitudine, specialmente, per persone della terza età.

    Intollerabile la carenza di servizi igienici, sui quali incombe la minaccia di un mancato ripristino, a causa degli atti vandalici di cui sono oggetto, e che per questo, risultano, spesso, inutili i lavori di bonifica. A fronte di una carenza così basilare ed irrinunciabile, necessaria, in particolar modo, ai frequentatori più anziani, non sarebbe più auspicabile una maggiore sorveglianza, magari, attraverso il posizionamento strategico di una delle 15 telecamere, costosissime, appena acquistate dal Comune?

    Una risoluzione di parte dei problemi si avrebbe, inoltre, dal recupero solerte dello stabile della villa, rifugio di vagabondi e senzatetto. Anche qui l’incuria è tangibile ed interessa tutti gli ampi locali che si estendono per una superficie di 1586 mq, distribuiti sui 4 piani dell’edificio, per cui è importante intervenire in fretta; ma è difficile essere ottimisti con la chiusura dei lavori previsti per la fine dell’anno e lo stato di avanzamento delle opere che non prelude a nulla di buono.

     

    Adriana Morando