Tag: polemiche

  • Omsa in tour: le operaie licenziate si raccontano a teatro

    Omsa in tour: le operaie licenziate si raccontano a teatro

    omsaLa scelta di mettere in scena il precariato non è nuova ai lavoratori che contro la propria volontà dicono addio al monotono posto fisso.

    Il primo esperimento era stato del team di San Precario, che nel 2005 si era intrufolato nientemeno che alla Settimana della Moda milanese, introducendo i capi della (fasulla) stilista giapponese Serpica Naro (acronimo di San Precario, ndr).

    Da alcuni mesi sono nate le Brigate Teatrali Omsa, formato da un gruppo di operaie della nota azienda, che a marzo chiuderà lo stabilimento di Faenza per delocalizzare gli impianti nella più economica Serbia. Una scelta che ha fatto indignare molte persone, dando vita a una forma di boicottaggio via Facebook di tutti i prodotti Omsa.

    Il Teatro dei due mondi ha creato uno spettacolo che sta facendo il giro d’Italia, complice la recente maggiore sensibilizzazione sul tema, che grazie alla rete è tornato alle orecchie della gente: lo spettacolo teatrale si chiama Licenziata! e racconta la reale situazione delle 230 operaie molto meglio di quanto non potrebbero fare una manifestazione di piazza organizzata dai sindacati, un convegno, un sit in davanti a un qualche ministero. È tramite la cultura che si veicolano i messaggi più importanti.

    Marta Traverso

  • La faccia tosta di Antonio Razzi: “Le mie Mani Pulite”

    La faccia tosta di Antonio Razzi: “Le mie Mani Pulite”

    Antonio Razzi e Silvio BerlusconiPresentato l’ultimo “capolavoro” dell’on. Antonio Razzi, dal titolo (che è tutto un programma) “Le mie mani pulite”:  moderatore Silvano Moffa, capogruppo di Popolo e Territorio, ex Iniziativa Responsabile, presenti esponenti illustri come il fu Presidente del Consiglio e il critico d’arte per eccellenza Vittorio Sgarbi oltre ad una nutrita schiera di parlamentari.

    Fin qui niente di anomalo se non fosse che “ l’onorevole “ in questione è salito alle glorie della cronaca per dichiarazioni “poco onorevoli” carpitegli da una telecamera nascosta. “Il clima che si è creato intorno alla mia persona non riflette la realtà dei fatti”, dice l’autore “sentivo la necessità di spiegare alla gente…” .

    Lungi da me voler fare il solone e sputare sentenze perché, ne son certa, ognuno ha i propri scheletri nell’armadio, ma come io faccio un atto di fede sulle sue mani pulite, Lei lo faccia sulle mie orecchie che, le assicuro prive di cerume, ci sentono benissimo e le sue dichiarazioni erano inequivocabili, sia sul perché sia sul come. Con un briciolo di dignità avrei cominciato col dimettermi e, se mi fosse venuta l’ispirazione direttamente dalla musa Calliope, avrei scritto “Il Cavaliere della sala a semicerchio”.

    Re Artù è facilmente individuabile, i Paladini pure, c’è anche la “tavola”, a gradoni, un desco su cui tutti “mangiano” e, stante alle cronache, pure parecchio. Non manca neppure Lancillotto che vedrei ben impersonato dall’onorevole Scilipoti che, eroe improvvisato, è partito, lancia in resta, per salvare il regno (normalmente si chiama c..o).

    Una bella favola moderna in cui avrebbe trovato posto anche la pornostar Vittoria Risi, presente all’incontro, che avrebbe ben rappresentato la nobile regina Ginevra. Il sorriso amaro che mi viene spontaneo è dovuto alla misera opinione che ha di noi. Ci crede tutti imbecilli? Lo sappiamo, gli italiani sono un po’ campanilisti:  si attaccano al partito, alla squadra di calcio, alla città di pertinenza, alla religione e difendono questi valori anche davanti ai più lampanti controsensi ma, tra noi, qualcuno è rimasto in grado di ragionare con la propria testa e giudicare obiettivamente, poco influenzabili dalla miriadi di facce toste (di ogni schieramento politico) che cercano di imbonirci con delle “panzane” che non crederebbe neppure il più sprovveduto degli incapaci.

    Ben Le si adatta, non me ne voglia, il modo di dire che individua in un volto, completamente consumato dal fuoco, la mancanza di emotività di personaggi par suo che, volutamente ciechi, si ostinano a non vedere l’abisso che li separa dai disagi quotidiani presenti nella nostra società. In questa sarabanda di nipotine orientali, di case regalate, di tangenti miliardarie, di furti da record, mi ritorna in mente l’immagine di una donna anziana che ho visto, con vera dignità, rovistare tra gli scarti di un supermercato e che è la realtà di un paese messo in ginocchio da un esercito di sanguisughe.

    Onorevole se la ricorda una certa sua frase “ io il 14 dicembre ho pensato a li cazzi mia, sennò mi fottevano la pensione” … e adesso vorrebbe pure i proventi di un libro che spero, gli amanti come me della buona lettura, non comprino mai?

    E’ per questo suo profondo pensiero “assolutamente” in linea con l’azione di rigore dell’attuale governo che ha ricevuto l’encomio dei presenti e una prefazione importante come quella dell’ex presidente? Qualcuno ha commentato con un’unica frase “Che orrore”.  L’orrore vero è che misfatti, contemplati dalle legge come reati, non trovino la giusta punizione perché la “casta “ si trincea dietro lo scudo protettivo dei suoi veti, gli stessi che un referendum popolare aveva abrogato. E la chiamano democrazia…

     

    Adriana Morando

  • Corea del Sud: sette anni di carcere per un tweet di troppo

    Corea del Sud: sette anni di carcere per un tweet di troppo

    SeulIn carcere per un tweet, anzi in gergo tecnico si chiama retweet: se un altro utente di Twitter scrive una frase o mette un link ritenuto interessante, invece di ricopiarlo e rubargli così l’idea si retwitta, ossia si incolla sul proprio profilo la frase esattamente così com’è, mittente incluso.

    Il ventiquattrenne sudcoreano Park Jeonggeun non è l’autore del tweet “Lunga vita a Kim Jong II”. L’ha semplicemente retwittato dall’account ufficiale della Corea del Nord. Nonostante ciò è stato arrestato lo scorso 11 gennaio a Seul e rischia sette anni di carcere, una pena dovuta al suo presunto reato di attività antigovernativa e violazione della sicurezza nazionale.

    Amnesty ha anche diffuso le dichiarazione del giovane coreano: “L’ho fatto per divertimento, volevo ridicolizzare i leader nordcoreani. Su Twitter ho anche caricato e modificato le immagini di Pyongyang sostituendo il volto di un soldato con il mio in versione triste e la sua pistola con una bottiglia di whisky“.

    In un clima di censura del web a livello globale, Amnesty International ha denunciato questa violazione dei diritti umani e della libertà di espressione. La situazione politica fra Corea del Sud e Corea del Nord continua ad essere difficile: l’armistizio firmato nel 1953 non si è mai concretizzato in un vero accordo di pace, la guerra dunque non è mai finita e il confine tra i due paesi è il più fortificato al mondo.

    Marta Traverso

  • Canone Rai 2012: la tariffa è aumentata, si potrebbe risparmiare?

    Canone Rai 2012: la tariffa è aumentata, si potrebbe risparmiare?

    Rai cavallinoAlzi la mano chi paga il canone Rai. La tassa più odiata dagli italiani, il cui pagamento scadeva ieri e che secondo le statistiche è evasa da oltre metà della popolazione, è aumentata nel 2012 a 112 Euro: una cifra che fa storcere il naso a chiunque, in particolare a noi genovesi così attaccati al vile denaro.

    In epoca di crisi economica, di spread, di recessione e di tagli, non esiste un modo per abbassare questa spesa e invogliare così i cittadini a contribuire al mantenimento della tv di Stato?

    A quanto pare sì, come si scopre da un’inchiesta pubblicata alcuni giorni fa su Il Fatto quotidiano. Basterebbe che la Rai risparmiasse due voci di spesa che incidono non poco sul contributo finale:

    1) le spese postali. Nell’era della digitalizzazione della pubblica amministrazione e dell’abolizione massiccia delle pratiche su carta, l’invio a casa dei bollettini per il pagamento del canone costa a Viale Mazzini 2,8 milioni di Euro.

    2) gli spot pubblicitari. La Rai ha una divisione interna delegata al realizzare gli spot istituzionali, composta da una ventina di persone fra dipendenti a tempo indeterminato e con contratti a termine (i quali percepiscono comunque lo stipendio, anche quando il lavoro che dovrebbero in teoria svolgere è affidato a esterni). Nonostante ciò, la campagna pubblicitaria che nelle ultime settimane ha martellato in televisione è stata realizzata da una ditta esterna (McCann Eriksson) al costo di 300 mila Euro.

    Uno scandalo nello scandalo, se pensiamo che – a prescindere dalla sua entità – non pochi italiani si battono da tempo per l’abolizione totale del canone. Nei giorni scorsi un gruppo di eurodeputati della Lega Nord ha rilanciato la proposta, ventilando la possibilità di proporre al Parlamento Europeo una petizione a livello comunitario per sostenere questa causa.  La raccolta firme partirà da oggi sul sito web dell’eurodeputata Mara Bizzotto e in gazebo che saranno prossimamente allestiti dal Clirt, il comitato che da tempo si batte per una tv libera e senza canone.

    Marta Traverso

  • Regione Liguria a scuola di social network: chi paga il conto?

    Regione Liguria a scuola di social network: chi paga il conto?

    Oltre il 70% di Assessori e Consiglieri della Regione Liguria ha un proprio sito o blog personale e un profilo su Facebook, ma ben pochi li aggiornano regolarmente. Il 100% ha un indirizzo mail, ma solo il 20% circa risponde in prima persona. Appena il 15% ha un account su Twitter.

    A partire da questi dati (realizzati dalla società milanese Spindoctoring) viene formalizzato il desiderio della Regione Liguria di aprirsi al web: la prima decisione ufficiale arriva dall’imminente trasmissione in streaming le riunioni della Giunta Regionale, che si tengono ogni venerdì mattina dalle 10 alle 13. Un provvedimento fortemente voluto da Claudio Burlando, uno dei primi politici liguri a crearsi un account su Twitter e utilizzarlo in prima persona. Lo streaming riguarderà l’intera durata delle assemblee, oscurando solo le parti in cui vengono citati dati sensibili o non divulgabili pubblicamente ai sensi della legge.

    C’è però molto di più: se la sfida in vista delle primarie Comunali si sta giocando in larga misura sul web, anche la Regione – che per le elezioni ha ancora tre anni di respiro, visto che saranno nel 2015 – si sta attrezzando per avvicinarsi di più ai cittadini tramite la Rete. L’agenzia informatica regionale Datasiel ha infatti attivato un corso gratuito di alfabetizzazione digitale per Assessori e Consiglieri, allo scopo di istruirli su un uso più corretto e più in prima persona dei social network. Non solo: l’agenzia si impegnerà a creare un profilo sui social network per ciascun Assessore e ciascun Consigliere.

    La prima lezione sarà il 15 febbraio e verterà sul tema: come si naviga su uno smartphone?

    Sulla questione due domande sono d’obbligo: (1) quanti politici si impegneranno a utilizzare veramente in prima persona i social network, senza delegare il lavoro a segretari o portaborse? (2) anche se Datasiel è una società in house della Regione Liguria e fornirà questo servizio a un teorico costo zero per la pubblica amministrazione, chi paga il conto? Bisogna infatti tenere conto di una cosa: esistono molte agenzie specializzate nel social media marketing, ed esistono imprese private, professionisti, artisti e così via che pagano queste agenzie per la gestione dei loro profili social e/o per imparare a usarli. Perché un ente pubblico dovrebbe beneficiare di un servizio simile a costo zero, senza consentire alle realtà genovesi e liguri che operano in questo settore di sottoporre preventivi e dare luogo a un po’ di sana concorrenza?

    Marta Traverso

  • L’Unione Atei mette in strada l’ateo bus: pioggia di polemiche

    L’Unione Atei mette in strada l’ateo bus: pioggia di polemiche

    ateo busIL PRECEDENTE

    Gennaio 2009: Genova aderisce alla campagna della British Human Association, che ha inaugurato il nuovo anno facendo circolare per le strade di Londra alcuni autobus sui quali è stampata la scritta There’s probably no God. Now stop worrying and enjoy your life (traduzione italiana: Dio probabilmente non esiste. Quindi smettila di preoccuparti e goditi la vita).

    L’Unione Atei e Agnostici Razionalisti promuove tramite raccolta fondi pubblica una campagna che porta nel capoluogo ligure il seguente spot, sul retro di alcuni autobus Amt: La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno.

    Subito scoppia la polemica, e la concessionaria di pubblicità che ha attuato la campagna fa marcia indietro perché il messaggio è ritenuto lesivo della libertà religiosa. Il 29 gennaio gli autobus che escono dalla rimessa portano una nuova scritta: La buona notizia è che in Italia ci sono milioni di atei. L’ottima è che credono nella libertà di espressione.

    IL PRESENTE

    Gennaio 2011: a due anni dal tanto contestato Ateo bus, le strade di Genova accolgono una nuova campagna della Uaar. Il tema è uno dei più sentiti nell’era del governo Monti: il pagamento dell’Ici da parte della Chiesa. L’Unione Atei sceglie un’altra e più tradizionale via per sensibilizzare su questo tema: quindici enormi manifesti pubblicitari con la scritta Con 6 miliardi l’anno, l’Italia farebbe miracoli. Una campagna che ha avuto luogo in due città italiane, Genova e Venezia.

    Non solo. L’associazione vuole entrare in campo in modo più diretto in occasione delle primarie del centrosinistra che porteranno a scegliere chi correrà per la poltrona di Sindaco, e lo fa con undici domande ai candidati che toccano i temi di maggiore interesse della Uaar: Ici alla Chiesa, insegnamento della religione nelle scuole, testamento biologico, unioni civili, simboli religiosi negli edifici pubblici.

    Marta Traverso

  • Servizio civile: stop alla sentenza, i volontari possono partire

    Servizio civile: stop alla sentenza, i volontari possono partire

    Il Servizio Civile in LiguriaUn primo sospiro di sollievo per tutti i ragazzi e le ragazze che sono stati selezionati nei vari progetti di servizio civile in Italia. La Corte d’Appello di Milano ha infatti ordinato la sospensione della sentenza che, a seguito del ricorso vinto da un ragazzo pachistano, imponeva di annullare l’ultimo bando per consentire l’accesso anche ai non cittadini italiani. Dal prossimo bando la legge andrà modificata, ma nessun effetto sarà avvertito nel bando già concluso e i cui volontari stanno aspettando di conoscere la loro sorte.

    Come si legge sul sito ufficiale dell’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile, una prima tranche di volontari potrà iniziare il proprio anno di attività: per la precisione quelli il cui avvio in servizio era previsto per il 1 febbraio 2012.

    Resta naturalmente il problema dei fondi, che prima ancora della sentenza ha portato a dover scaglionare per tutto il 2012 le partenze dei volontari. Una questione molto complessa, che non fa ben sperare sulle sorti future di una realtà preziosa come il servizio civile.

    Marta Traverso

  • San Martino e Istituto Tumori: la fusione porterà benefici?

    San Martino e Istituto Tumori: la fusione porterà benefici?

    ist san martinoIL PRECEDENTE

    28 gennaio 2011: la Regione Liguria licenzia il disegno di legge che porta uno dei più cruciali e contestati riassetti del sistema sanitario nel capoluogo, la fusione tra Ist e San Martino. Ospedale, cliniche universitarie e istituto di ricerca verranno fusi nel Centro Oncologico Ligure, che si occuperà a livello regionale di emato-oncologia, con l’obiettivo di triplicare rispetto al passato i posti letto e l’attività di ricerca.

    Una fusione ritenuta preoccupante per i molti precari degli ospedali liguri, ai quali l’Assessore Regionale alla Sanità Claudio Montaldo ha promesso «passi avanti nel piano di stabilizzazione».

    IL PRESENTE
    Gennaio 2012: la fusione tra i due centri è diventata effettiva il 2 settembre 2011. Un mese dopo sono scattati i primi licenziamenti: dieci infermieri e cinque tecnici di radiologia – tutti assunti con contratto interinale – sono rimasti senza lavoro all’inizio di ottobre, uno spettro licenziamenti che coinvolge altri precari del settore, come sempre avviene in ogni “riorganizzazione dell’assetto aziendale”. Negli ultimi giorni si è parlato di un ulteriore taglio che potrebbe coinvolgere 20 ricercatori.

    La riorganizzazione del sistema sanitario genovese sta coinvolgendo altri istituti, dalla chiusura del poliambulatorio del Pammatone alle proteste dei precari del Gaslini, e coinvolge al tempo stesso anche alcune ditte che tramite appalto forniscono servizi esterni agli ospedali (mensa, pulizie…).

    Nel frattempo è stata annunciata una riorganizzazione dei padiglioni dell’ospedale, che secondo quanto comunicato dal Direttore Generale Mauro Barabino comporterà un finanziamento di almeno 25 milioni di Euro, se approvato dal Ministero per la Salute.

    Marta Traverso

  • Sopa e Pipa, sciopero del web: Google, Facebook e Twitter offline?

    Sopa e Pipa, sciopero del web: Google, Facebook e Twitter offline?

    googleAnzitutto state tranquilli: oggi si potrà navigare senza problemi su Google, Facebook e Twitter, tre fra i siti web più cliccati al mondo che stanno appoggiando le proteste contro la Sopa (Stop Online Privacy Act) e la Pipa (Protect Intellectual Property Act). Non ci sarà dunque il tanto temuto sciopero del web che avrebbe dovuto verificarsi oggi, lunedì 23 gennaio.

    Continuano tuttavia i giorni di fermento su questo fronte.

    Ricapitoliamo quanto avvenuto: il primo sciopero ha avuto luogo lo scorso 18 gennaio e ha visto coinvolta Wikipedia, che ha chiuso i propri siti in tutto il mondo per un giorno facendo da apripista a blog e siti che ne hanno seguito l’esempio.

    Pochi giorni dopo la lotta alla pirateria ha mietuto la sua prima vittima, con la chiusura dei siti di streaming video Megavideo e Megaupload e l’arresto del fondatore Kim Dotcom.

    Si paventava per oggi un nuovo sciopero, che avrebbe dovuto coinvolgere in modo più massiccio chi fa del web il proprio mestiere e crede nella libera condivisione dei contenuti, un tema così sentito che in Svezia ne hanno fatto pure un culto religioso.  La notizia è stata archiviata come l’ennesima bufala che – per dirla con le parole di De Andrè – come una freccia dall’arco scocca vola veloce di bocca in bocca.

    Gli sviluppi su questo fronte sono rassicuranti: l’iter delle leggi Sopa e Pipa, che dovevano essere discusse al Congresso degli Stati Uniti il prossimo febbraio, è stato sospeso a data da destinarsi, finché non verrà trovato un “accordo più ampio sulla soluzione” in termini di pirateria online, come spiegato dallo stesso promotore delle due leggi, il deputato repubblicano Lamar Smith. Accordo che molto probabilmente non arriverà mai.

    In compenso sul fronte italiano le notizie non sono altrettanto buone: il prossimo 20 febbraio sarà discussa una proposta dell’onorevole leghista Giovanni Fava, già ribatezzata Sopa italiano, che permette a chiunque di chiedere la rimozione di qualsiasi contenuto pubblicato online a fronte del sospetto di violazione del diritto d’autore, prima ancora che tale sospetto venga confermato da una qualche autorità giudiziaria o amministrativa.

    Marta Traverso

  • Servizio civile: ricorso del governo per non invalidare il bando

    Servizio civile: ricorso del governo per non invalidare il bando

    Riassunto delle puntate precedenti: la carenza di fondi destinati al servizio civile ha di fatto sospeso l’avvio dei progetti approvati con l’ultimo bando, e reso molto incerto per i ragazzi già selezionati l’inizio effettivo della loro esperienza. In contemporanea, il Tribunale di Milano ha dato ragione a un ragazzo di origine pachistana, che ha fatto ricorso perché il bando è aperto solo a cittadini italiani.

    Tutto questo ha reso molto nebuloso il futuro dei ragazzi che aspettano di conoscere la loro sorte. A questo proposito, nelle scorse ore è stato annunciato che il governo farà ricorso contro la sentenza, per evitare che il bando sia invalidato.

    Il Ministro per la cooperazione e l’integrazione Andrea Riccardi, che ha la delega in materia di Servizio Civile, spiega che è necessario “evitare che siano annullate le partenze di 18 mila giovani previste per il 2012. Il governo non è contrario alla possibilità di far svolgere anche ai cittadini stranieri il servizio civile. Ma oggi questa possibilità è esclusa dalla legge vigente. Su questo si sta facendo una riflessione.

    Così ha commentato Sandra Bettio, membro di CLESC (Conferenza Ligure degli Enti di Servizio Civile) e delegata ARCI al servizio civile: “Non sappiamo a oggi se questa sentenza inciderà su avvii servizio o se addirittura rimetterà in discussione il bando stesso. Non mi risulta comunque che ad oggi in Liguria siano stati avviati progetti. Non si sanno ancora ad oggi gli indirizzi del governo, la data di avvio dei giovani, nè la data di deposito dei nuovi progetti“.

    Marta Traverso

  • Sanremo: la casa di riposo dove picchiavano gli anziani

    Sanremo: la casa di riposo dove picchiavano gli anziani

    Una vita che nasce, cresce e poi invecchia: queste sono le tappe del ciclo biologico di un essere vivente. In questo percorso si individuano fasce di età più fragili che sono quelle dell’infanzia e della vecchiaia, fasce che sono spesso oggetto, proprio per la loro incapacità a difendersi, dei soprusi più vili. Purtroppo, la cronaca registra l’ennesimo episodio di violenze reiterate, in una casa di degenza per anziani di Sanremo, che nulla ha da invidiare ad un vero girone dell’inferno dantesco. “Borea”, questo è il nome della struttura, “Acheronte” l’operazione della Guardia di Finanza e dei Carabinieri Nas di Genova che ha posto fine a questo orrore arrestandone gli artefici, “Airone” la cooperativa che forniva questo “qualificato” personale per i 42 ospiti non autosufficienti. Questo è il quadro della triste vicenda, la cui cornice è completata dai 6 “aguzzini” che, scorci di video registrati durante l’indagine, mostrano in tutta la loro crudeltà ed efferatezza.

    Le denunce dei parenti, insospettiti da ecchimosi riscontrate sul volto e sul corpo dei loro cari, hanno fatto scattare gli accertamenti , circa sei mesi fa, da cui è emerso, con documentazioni inconfutabili, come gli anziani, specie quelli con più gravi problemi cognoscitivi, venissero legati, picchiati con schiaffi e gomitate, sbatacchiati sui letti, spintonati, presi per i capelli, e chi più ne ha più ne metta. L’abominia risulta ancora più inaccettabile perché, come si evince facilmente dalle immagini, queste sevizie venivano comminate senza un’apparente motivo ma per puro sadismo.

    Un esempio per tutti: uno squallido corridoio, un’anziana legata su una sedia rotelle, passa un ”operatore sanitario” e… scatta, improvvisa, una gomitata. Nessuna giustificazione per questi mostri capitanati da Rosalba Nasi, responsabile della struttura agli arresti domiciliari, 58 anni, originaria di Mondovì ma abitante a Sanremo, moglie del senatore Gabriele Boscetto del Pdl che, pur non partecipando direttamente allo scempio, ne sarebbe stato a conoscenza e non avrebbe fatto nulla per impedirli.

    Per completate questo triste panorama, oltre a condizioni igieniche fatiscenti, ci sarebbero anche due morti sospette risalenti ad alcuni anni fa: un’anziana ricoverata all’ospedale per una profonda ferita lacero-contusa dovuta a un piatto calato “inspiegabilmente” sulla sua testa, poi morta per un ictus il mese successivo, e un secondo decesso imputabile ad un’eccessiva dose di tranquillanti.

    La struttura non è stata chiusa per non arrecare ulteriore danno ai pazienti ma la Asl ha provveduto ad inviare 4 medici al fine di verificare lo stato dei degenti, mentre i Nas hanno il compito di fotografare lo stato della struttura sia in termini di idoneità ambientale sia in termini di presidi sanitari adeguati, non ultimo la presenza di alimenti o farmaci scaduti. Il sindacato generale dei pensionati (Spi) aderente alla Cgil, interpretando il sentimento unanime, ha sentenziato ”nessuna pietà”, perché nessuna pietà può essere invocata davanti a tanta ferocia. Dallo stesso Spi parte una proposta condivisibile: l’apertura 24 ore su 24, a visitatori e familiari, di questi centri, per poter espletare una vigilanza costante, primo deterrente contro comportamenti aberranti. Sarebbe consigliabile, anche, a mio parere, una selezione più accurata del personale oltre a “responsabili” con tanto di abilitata qualifica, tra le quali , non pare, si configuri quella di “moglie di senatore”.

    Adriana Morando

  • Comunicazione on line: polemica contro il Comune di Genova

    Comunicazione on line: polemica contro il Comune di Genova

    Il Campus della Città Digitale, vale a dire la redazione multimediale centrale del Comune di Genova, che ha come Assessore di riferimento Andrea Ranieri, è costato a Palazzo Tursi per l’anno 2011 oltre 126 mila euro, di cui circa 91 mila euro per gli stipendi dei 4 funzionari che lavorano nella struttura e 32 mila per il pagamento di 3 collaboratori esterni con contratto a progetto.
    Sono i dati resi pubblici lo scorso ottobre sulla pagina Facebook del Sindaco Marta Vincenzi su esplicita richiesta di un cittadino, Enrico Alletto, tecnico informatico che sul proprio blog “Linea di confine”, condivide spunti e riflessioni sul Web 2.0.

    “Ma cosa ha fatto il Campus Città Digitale con questi soldi?”, si domanda la stessa Vincenzi nella pagina web.
    Ha sviluppato internamente (senza alcuna consulenza esterna come si evince dal conto economico) più di 25 siti web”. E ancora “Per i siti Comune di Genova e Vivere Genova cura anche la redazione giornalistica pubblicando quasi venti articoli originali in media giornaliera” e “Dal punto di vista video pubblica mediamente più di un video al giorno che viene caricato sul canale tematico The Genoa municipality channel su Youtube”. Ma non solo “Il Campus ha inoltre aperto e mantiene aggiornate più di 50 pagine tematiche su Facebook a partire dalla pagina Città di Genova la più seguita con quasi 10.000 amici. Nell’insieme la presenza del Comune su Facebook quanto mai variegata genera più di 2.000.000 di visite al mese delle notizie, foto, link pubblicati”.

    Il progetto però ha anche un valore aggiunto che, secondo il Sindaco, non può essere quantificato “Mi riferisco all’aver innovato l’approccio del Comune alla comunicazione in assoluto non solo limitatamente ad Internet, all’aver inserito dentro la macchina comunale professionalità fino ad oggi non presenti, l’aver scelto la via della produzione interna invece di utilizzare sempre e solo fornitori esterni favorendo la crescita di una cultura dell’innovazione e dell’uso delle tecnologie ITC che potrà dare i suoi frutti migliori se questo progetto potrà continuare a crescere e a migliorarsi nel futuro finendo per incidere anche sull’organizzazione stessa del Comune”.

    Sul sito web del Comune si può leggere la presentazione del progetto Genova Città Digitale che viene definito “Una sorta di piano regolatore dell’innovazione della città, inserito nel programma della Sindaco Marta Vincenzi, come strumento di crescita del territorio metropolitano”.
    Punto di riferimento del progetto è, per forza di cose, la rete nell’intento di creare un luogo virtuale multimediale in cui far convergere documenti visivi sulla storia, l’arte, la promozione turistica della città di alta qualità – scrive lo staff comunale – È solo il primo passo nella direzione di una radicale ristrutturazione degli spazi web destinati alla cultura e al turismo con attenzione speciale verso le applicazioni web 2.0 orientate alla partecipazione, alla condivisione, alla creazione di user generated content e ai social network”.

    Quindi si tratta di un progetto che intende promuovere, con l’aiuto della rete, il patrimonio storico – artistico genovese soprattutto in termini di rilancio turistico della città. E il cui obiettivo finale sarebbe quello di favorire la partecipazione dei cittadini chiamati a dialogare e a confrontarsi con la pubblica amministrazione.

    Ma alcune domande sorgono spontanee, come spiega il blogger Enrico Alletto nel suo post “L’intento è da 10 e lode. Quello che mi lascia un po’ interdetto è l’aver creato una vera e propria redazione web comunale che produce notizie ed eventi quando altre realtà presenti a Genova già lo fanno da molti anni, entrando inevitabilmente in concorrenza con queste ultime, quasi a volersi sostituire ad esse vista la scelta degli argomenti trattati”.

    Anche Furio Truzzi, presidente di Assoutenti, a cui Era superba ha chiesto un parere, mostra tutto il suo scetticismo “Il Comune ha voluto inserirsi in un campo, quello dell’informazione, in particolare in ambito culturale, già fortemente presidiato da altre realtà private genovesi. Noi come cittadini digitali non ne sentivamo l’esigenza”. E precisa “Forse sarebbe più utile, anche in un’ottica pluralista, che il Comune assumesse un ruolo di regia e coordinamento nei confronti di coloro che già promuovono informazione on line”.

    Ma anche a livello strettamente economico, Assoutenti esprime alcune perplessità “Queste risorse potrebbero essere destinate ad ampliare la fornitura di servizi on line – continua Truzzi – Oggi infatti ci troviamo di fronte ad un sistema arcaico, penso ad esempio al sito web del Comune, decisamente poco accessibile”.

    Mentre per quanto riguarda la massiccia presenza di siti e pagine on line gestite dallo staff comunale, Enrico Alletto si chiede “Le pagine della Città Digitale hanno molti iscritti, generano visite, ma i contenuti sono spesso ridondanti ed anche per questo motivo non sono riuscito a trovare il vero valore aggiunto ai cittadini genovesi. Servono davvero 25 siti web e 50 pagine facebook mantenute dal Comune? I video prodotti trattano spesso di argomenti alti, in linea con l’anima promozionale del progetto, ma non danno mai voce ai cittadini che usufruiscono dei servizi ne approfondiscono quanto effettivamente fatto dall’amministrazione”.

    “In un’epoca di grandi ristrettezze economiche penso che un’amministrazione pubblica dovrebbe spendere con maggiore oculatezza il denaro pubblico – sottolinea Furio Truzzi – Proporremo al più presto un incontro con l’amministrazione perché il problema esiste. Secondo noi occorre cambiare approccio nell’affrontare il tema della comunicazione on line da parte del Comune. Se davvero Palazzo Tursi vuole orientare i suoi spazi web ad una comunicazione partecipata e condivisa dai cittadini”.

     

    Matteo Quadrone

     

    Il giorno successivo alla pubblicazione, il blogger Enrico Alletto (che però preferisce essere definito cittadino in rete n.d.r), autore del post citato nell’articolo, scrive sul suo blog:

    Richiesta formale ad Era Superba: chiederei cortesemente alla redazione di aggiungere il link all’articolo originale come prassi della rete in questi casi ed in linea con la licenza Creative Commons con qui il materiale del mio blog è coperto. Se questo non fosse possibile chiedo la rimozione in tempi brevi del mio nome e di tutto il materiale attinto dal mio blog. La visibilità che cerco è finalizzata a stimolare il dibattito, per alimentare una polemica o peggio essere strumentalizzato ne faccio volentieri a meno. Grazie

    Proposta a Furio Truzzi, presidente di Assoutenti: ho fatto molte ricerche in rete su di voi, ho letto delle vostre giuste battaglie portate avanti e vinte a favore degli utenti, nulla da eccepire. Ma perfavore, non chiudetevi a poco più di un mese dalle elezioni amministrative, in una stanza di palazzo Tursi. Non si parla di comunicazione web partecipata e condivisa dai cittadini chiusi in una stanza. Organizzate invece un incontro pubblico, invitate i candidati sindaco e chiedete loro cosa ne pensano dell’argomento, cosa hanno in mente di fare per migliorare la situazione esistente e spiegate voi stessi quelle che sono le vostre proposte. Perchè il web 2.0 non è essere su Facebook ma è prima di tutto un modo di agire aperto, condiviso e trasparente.

    Il link è online. La polemica in questione, che sia stato Lei ad alimentarla oppure no, esiste. E da ieri, dopo l’articolo pubblicato su Era Superba, esiste anche un dibattito. La ringrazio, sinceramente, per il suo intervento.

    Il direttore, Gabriele Serpe



  • La Moschea al Lagaccio e il referendum della Lega Nord

    La Moschea al Lagaccio e il referendum della Lega Nord

    genova moscheaIL PRECEDENTE

    23 gennaio 2010: nel quartiere genovese del Lagaccio si vota il referendum promosso dalla Lega Nord per far sentire la voce degli abitanti in merito al da lungo dibattuto progetto di costruzione di una moschea.

    La consultazione ha avuto un numero complessivo di 5.287 votanti nei quartieri di Oregina, Lagaccio, San Teodoro, San Nicola, Granarolo e Dinegro, suddivisi tra 5.228 no, 49 sì e 10 schede nulle.

    Nelle stesse ore in cui i dieci gazebo venivano allestiti, manifestanti favorevoli alla moschea hanno distribuito ai cittadini volantini contenenti questo appello: «Cittadini, non fatevi usare a fini elettorali. Difendiamo gli articoli 8 e 21 della Costituzione sulla libertà di culto, contro le miserabili strumentalizzazioni politiche costruite su malafede e disinformazione. Via Venezia ha ospitato per molti anni un luogo di preghiera musulmano, oggi in via Sasso, senza che questo abbia causato il ben che minimo problema al quartiere. Nel nostro territorio vi sono chiesa cattolica, chiesa evangelica e un tempio buddista da 800 posti».

    IL PRESENTE

    10 gennaio 2012: dopo una seduta di Giunta Comunale dai toni molto accesi, è stata bocciata la mozione della Lega Nord contro la moschea con 28 no, 14 sì e 1 astenuto, dando formalmente il via libera alla costruzione. L’iter è ora passato di mano al Consiglio Comunale, e la Sindaco Marta Vincenzi ha promesso che la questione si sbloccherà definitivamente entro la fine del suo mandato.

    Le imminenti primarie del Pd – che decideranno chi sarà il (o la, più probabilmente) candidato ufficiale alle prossime elezioni Comunali, e l’elezione del nuovo Sindaco previste per maggio, mettono in luce come i tempi per mantenere la promessa siano sempre più stretti.

    Il dibattito sulla moschea si protrae da alcuni anni, le voci a favore sono rimaste a favore e quelle contro restano contro. Se mettere d’accordo i contendenti è impossibile, i molti musulmani praticanti genovesi continuano a non avere un luogo ufficiale in cui vivere la loro fede. Questa l’opinione in merito dello scrittore franco-marocchino Tahar Ben Jelloun, ospite sabato scorso in una conferenza a Palazzo Ducale: “La moschea va fatta, ed è legale, è giusto averne solo una. Vanno chiuse quelle nei garage e nei magazzini, quelle su cui non c’è controllo: perché è da queste realtà che passa il fondamentalismo. Non ha quindi alcun senso opporsi alla costruzione di un’unica, grande moschea, con tutte le regole“.

    Marta Traverso

  • Arte contemporanea: Napoli e Palermo perdono i loro musei

    Arte contemporanea: Napoli e Palermo perdono i loro musei

    pittoreE poi c’è chi dice che con la cultura e l’arte non si mangia. A Napoli e a Palermo molte famiglie si sfamavano, pagavano affitto e bollette, vivevano grazie all’arte contemporanea: sono i dipendenti (rispettivamente) del Museo Madre e di Palazzo Riso, due poli culturali interamente dedicati all’arte contemporanea.

    In pochi giorni si è annunciata la chiusura di entrambi. Prima è toccato a Palazzo Riso, chiuso al pubblico da ormai una settimana: il museo si trova in una delle vie centrali del capoluogo siciliano, e nonostante l’alto numero di visitatori (circa 100.000 nel solo 2009), l’apertura a molti artisti emergenti e il prestigio sul piano internazionale, potrebbe chiudere i battenti a causa di presunte manovre politiche sulla nomina del nuovo direttore.

    Nei giorni scorsi si è invece annunciata la possibile chiusura del Madre, aperto sei anni fa e con trenta dipendenti, che per la mancanza di fondi rischia di veder tramontare le sue attività.

    Anche a Genova c’è un museo dell’arte contemporanea in una situazione difficile: Villa Croce è da un anno senza curatore, figura indispensabile per coordinare tutte le attività. Nonostante questo, nel 2011 sono state allestite sette mostre con un elevato numero di visitatori.

    Marta Traverso

  • SIAE, ripartizione passaggi radio: rubo ai poveri per dare ai ricchi

    SIAE, ripartizione passaggi radio: rubo ai poveri per dare ai ricchi

    Niente di più facile, mi spettano di diritto. Nessuno mi può privare dei miei diritti, meno che mai qualcuno che pago perché li difenda. E invece no. Basta rivolgersi alla SIAE per capire che questa realtà inopinabile sia invece così poco scontata.

    Accompagno un amico all’ufficio SIAE di Genova, necessita di un’informazione circa dei passaggi radio di una sua canzone. Il mio amico è bravo, ha talento, e si sta sbattendo come un matto per cercare di farlo notare a qualcun altro a parte me. Il mio amico ottiene circa duemila passaggi radio; possiamo capire che questa è una cifra che farebbe sorridere Ligabue o Vasco Rossi, ma per un autore emergente è un ottimo risultato.

    Ma arriviamo al punto. Il nostro emergente inizia ad insospettirsi quando viene informato da uno degli operatori radio che passa il suo singolo che non è obbligato a compilare il borderò (modulo in cui si certifica l’esecuzione di un determinato brano, specificando l’autore; una volta consegnato alla SIAE, il borderò consente l’attribuzione dei diritti d’autore). Domanda: come può la SIAE pagare un autore se nulla attesta che il suo brano è stato eseguito? Risposta, semplice e disarmente: non può. Come sarebbe non può? E dei suoi duemila passaggi radio che se ne fa il nostro? Semplice, niente.

    Proviamo a metterci in contatto con un ufficio di Roma (a Genova non sanno), e una signorina ci spiega molto serenamente che i passaggi radio “locali” non hanno una ripartizione analitica; per i 2/3 vengono distribuiti sulla base del reddito prodotto dalla vendita dei propri dischi, e per il restante terzo sulla base del numero dei bollini SIAE acquistati dall’autore.

    Tradotto dal burocratese: i soldi non ti arrivano, puoi farne anche un milione di passaggi radio su emittenti locali, non conta nulla. Più guadagni (o meglio, nel caso dei bollini, più soldi versi nelle casse della Siae) e più ti pago. Un Robin Hood moderno, che ruba ai poveri per dare ai ricchi. Divertente no? Concludo con questo breve aneddoto. Una volta Moni Ovadia mi disse: “Piuttosto che far finire soldi nel calderone, mi attribuirei l’Amleto di Shakespeare!” Auguri amico!

    Marco Topini