Tag: polemiche

  • Stage nella moda non pagato? In Inghilterra hanno detto basta

    Stage nella moda non pagato? In Inghilterra hanno detto basta

    modaAvete presente i nomi di Alexander McQueen e Vivienne Westwood? Se non siete dei grandi conoscitori della moda, diciamo che si possono paragonare ai produttori di un film che sbanca al botteghino o a scrittori che superano il milione di copie. Due mostri sacri, riprendendo un’espressione spesso abusata.

    Ebbene, i due signori di cui sopra – insieme ad altri nomi di spicco dell’alta moda britannica – hanno ricevuto una lettera dall’ufficio imposte che intima loro di retribuire gli stagisti almeno con il salario minimo.

    Stop allo sfruttamento di studenti e/o neolaureati che lavorano molte ore al giorno senza essere pagati.

    Sentite odore di bufala? Forse solo in lontananza. Una notizia del genere può apparire surreale, ma può anche essere vera. Soprattutto tenendo conto di questa dichiarazione, rilasciata circa un mese fa dai legali del governo britannico: “Gli stage gratuiti sono illegali“.

    Certo, anche oltremanica tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, ma il solo fatto che una frase del genere sia stata pronunciata svela un mondo lontano anni luce da quanto avviene in Italia.

    Marta Traverso

  • Fincantieri, operai a rischio cassa integrazione

    Fincantieri, operai a rischio cassa integrazione

    fincantieri scioperoIL PRECEDENTE

    14 dicembre 2009: dopo l’ennesimo tavolo di confronto con la Prefettura che non ha dato i risultati sperati, gli operai di Fincantieri occupano lo stabilimento di Sestri Ponente.

    La mattina seguente, intorno alle 7, un gruppo di lavoratori ha bloccato via Soliman e il casello autostradale della A10, impedendo la circolazione dei mezzi. Si tratta di una manifestazione di protesta già utilizzata in passato, perché la cittadinanza si accorga della situazione difficile di Fincantieri e del rischio per i suoi lavoratori di ritrovarsi disoccupati o in cassa integrazione.

    IL PRESENTE

    12 dicembre 2011: alcuni giorni fa la direzione di Fincantieri ha annunciato una cassa integrazione straordinaria per 3.670 dipendenti, che in risposta hanno minacciato di bloccare le prove a mare dell’ultima nave ancora in bacino, previste per gennaio.

    La Regione Liguria nelle scorse ore ha istituito una commissione d’inchiesta presieduta da Maruska Piredda (Idv), per chiedere al Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera di prendere in considerazione la situazione di Fincantieri e ipotizzare una soluzione per il futuro.

    Marta Traverso

  • Genova Film Festival: zero finanziamenti, 2012 a rischio

    Genova Film Festival: zero finanziamenti, 2012 a rischio

    genova film festivalStiamo ancora aspettando di ricevere i contributi dell’edizione scorsa. Quindi è difficile pensare al prossimo festival con questo problema ancora utto da risolvere. Noi restiamo ottimisti, ma le difficoltà ci sono eccome“.

    Con queste parole Antonella Sica e Cristiano Palozzi, direttori artistici della rassegna Genova Film Festival, denunciano l’assenza di contributi per uno dei più importanti eventi culturali genovesi, che potrebbe portare a uno stop per l’edizione 2012.

    I tagli alla cultura hanno causato enormi disagi anche all’associazione culturale Daunbailò, che dal 1997 si occupa dell’organizzazione di una rassegna che non ha la fama internazionale degli analoghi festival a Venezia o Roma, ma ha dato lustro alla nostra città portando nomi di spicco del cinema italiano e oltre: ultimi in ordine di tempo Paolo Virzì (edizione 2010) e Pupi Avati (edizione 2011).

    Di norma il Genova Film Festival si svolge tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, mentre il bando per cortometraggi rivolto ad aspiranti registi e professionisti del settore viene indetto a inizio anno. Nei prossimi mesi capiremo dunque se ci sarà ancora spazio a Genova per questa importante rassegna cinematografica, o se sarà l’ennesimo polo culturale destinato a cadere nel dimenticatoio.

    Marta Traverso

  • Indennità parlamentare: quanto costano le pensioni di Camera e Senato

    Indennità parlamentare: quanto costano le pensioni di Camera e Senato

    Al momento, l’indennità di un deputato italiano ammonta, medialmente, a 11.704 euro, al netto della diaria. Qualche “disgraziato” sabotatore ha proposto di adeguarla allo standard europeo e quindi di ridurla di circa la metà. Politici furiosi. “Tocca a noi decidere come procedere”,”lede l’autonomia del parlamento”, “depositeremo un emendamento correttivo”. Qualche dubbio? Nessuno! C’è da fare sacrifici? Tocca a te! Si deve ricuperare denaro? Tocca a loro!

    Questa è la norma che vige nel nostro Stato par tutelare la “casta” che ogni giorno ci delizia con un nuovo vergognoso show, granitica contro il resto della popolazione che ne denuncia, da sempre, infamie ed abusi. Taglio vitalizi? Si, ma a quelli che verranno. Riduzione indennità? Ingiusto e viziato nella forma quindi da rimandare e poi… vedremo. Rivendicano, anche, la competenza decisionale sull’argomento: è come chiedere al condannato di stabilire se il boia lo deve impiccare o no.

    Bene, rivendico anch’io lo stesso diritto. Rivendico il diritto del pensionato che viene tassato non una ma dieci volte: le tasse le paga, in anteprima, direttamente sul compenso mensile; le paga se il governo decide di congelare l’adeguamento; le paga sull’Ici della prima casa; le paga su un’eventuale seconda casa; le paga dall’aumento della benzina; le paga sull’aumento dei servizi; le paga sull’aumento dell’Iva e, quindi, dei prezzi; le paga sulle transazioni con bancomat o carte di credito; le paga con la necessità di aprire un conto corrente; le paga sui famosi “diritti acquisiti”, tanto declamati ma sempre calpestati. Cosa è rimasto dell’assegno mensile? Nulla!

    Lo stesso, naturalmente, vale per tutti i dipendenti a stipendio fisso che si sono visti, negli anni, ridurre il potere di acquisto per contratti mai rinnovati; per blocchi sugli adeguamenti salariali; per aumento di lavoro a parità di stipendio, dovuto a pensionamenti mai reintegrati da nuove assunzioni; per blocco degli scatti di anzianità; per il prolungamento della vita lavorativa (nella speranza che muoiano) e così via.

    E i giovani? Ne parliamo tanto ma, per lo stato, non esistono. Niente lavoro se non precario (quando sei fortunato); stipendi che rasentano lo sfruttamento, nascosto sotto diciture di un “apprendistato” che non finisce mai; nessuna possibilità di pensare ad un futuro di “casa o famiglia”; bamboccioni per necessità e non per scelta, perennemente a carico dei suddetti tartassati genitori. Come risponde il parlamento? Si indigna (loro!!!!!).

    Si indigna, uno per tutti, l’onorevole (mica tanto) Dini che, vorrei ricordare, è stato il promotore, anni fa, di una riforma sulle pensioni-baby, ad eccezione della sua et compagni. Vediamo: il nostro amato parlamentare, di pensioni ne ha ben 2, per un totale di 27mila euro al mese (più la tredicesima mensilità), a cui va aggiunta l’indennità da senatore. Per avere un’idea di quanto ci costano questi “rigorosi” personaggi, basta leggere la lista delle loro pensioni, pubblicate da un noto settimanale e presenti in rete: “Camera (in totale, 2.005 per una spesa di 127 milioni di euro l’anno) e Senato (1.297 per 59 milioni 887 mila euro) a favore degli ex parlamentari (nelle cifre sono comprese anche le 1.041 pensioni di reversibilità incassate dagli eredi di eletti defunti)”. La Mussolini, un’altra illustre indignata contro i tagli ai privilegi, tuona: «istigazione al suicidio». Si, il nostro!

    Adriana Morando

  • Inchiesta su La7: telecamera nascosta in Parlamento, ecco come si comprano i voti

    Inchiesta su La7: telecamera nascosta in Parlamento, ecco come si comprano i voti

    Francesco Barbato in Parlamento
    Il deputato Idv Francesco Barbato

    L’inchiesta video andata in onda durante la puntata del 7 dicembre de “Gli intoccabili”, programma tv di La 7, è stato il definitivo termometro della “schifezza”, passatemi il termine, di alcuni (voglio fare un atto di fiducia verso gli altri) dei nostri illuminati parlamentari.

    Un’ “infiltrato”, Francesco Barbato deputato IDVcioè un politico compiacente, ha accettato di munirsi di telecamera nascosta e registrare il pensiero reale di personaggi discutibili che siedono, impuniti, là dove si legifera e si decide. Vuoi entrare in Parlamento? Basta pagare e in base al quid, tanto più sborsi, tanto più sali in classifica ed hai probabilità di essere eletto.

    Un 18esimo posto nella lista elettorale? Basta un assegnetto da 50000 euro, poi, salendo via via, si arriva a 150000 ed oltre. Bella meritocrazia! Sarei curiosa di sapere quanto o quale sia stato il prezzo di tutti quegli onorevoli che assurgono, quotidianamente, agli onori della cronaca, per i loro malaffari tra collusioni con mafia e corruzione e che il nostro benemerito Parlamento salva con dei “non luogo a procedere”.

    Forse perché anche loro hanno qualcosa da nascondere? Parrebbe di si, visto che si è appurato un merceologio inqualificabile di compra-vendita di voti con cifre da capogiro che possono superare il milione di euro, elargiti sotto varie forme: scambi di favori, accesso a cariche politiche più prestigiose, offerta la possibilità di aprire una “qualsiasi fondazione” a cui successivamente “ti faremo avere un contributo di un milione e mezzo da Finmeccanica o un’altra società” (offerta fatta, per fortuna ricusata, a Aldo Biagio) o semplicemente il superare quel minimo di legislatura che ti consente di accedere ad un congruo vitalizio, nonché al mantenimento di un altrettanto congruo stipendio e ad una buona indennità di fine “lavoro” che grida vendetta alla luce delle recenti manovre fiscali proposte dal governo.

    Questa è una consuetudine molto diffusa, come emerge in modo lampante dal servizio, ma difficile da provare con mezzi leciti, come le intercettazioni, perché gli “intoccabili” sono tali anche da questo punto di vista e difendono a spada tratta il privilegio, temendo che le loro vergogne vengano diffuse sulla pubblica piazza.

    Ma qualcuno ha deciso di infrangere questo muro di omertà e si è prestato a violare la legge, in nome della “decenza “, per scoprire, ad esempio, che l’integerrimo deputato Razzi, passato all’ultimo momento nel PDL e in virtù del quale l’ex-governo ha ottenuto la fiducia, non ha agito per amor di patria o per quello spirito di responsabilità così tanto sbandierato, ma per bieco, spregevole interesse cioè di raggiungere il tempo minimo per l’acquisizione del vitalizio (è stato abolito ma a partire dalla prossima legislatura).

    Bene questo è il fatto e quale è stato il compenso pattuito? La richiesta di nomina a console onorario di Lucerna, città dove il Razzi ha sempre vissuto, di una persona che, un domani, potrebbe restituire il favore maggiorato degli interessi. Questa che potrebbe essere una mera illazione fa sorgere qualche dubbio se assembliamo insieme alcuni fatti: la nomina è effettivamente avvenuta e, antecedentemente a questa, poco prima del “salto della quaglia” come viene definito il tradimento politico del parlamentare, ci sarebbe stato un incontro “culinario” Razzi-Frattini presso un noto ristorante. A noi non è dato di conoscere se il summit sia stato dedicato ai dettagli di un “inciucio” o ai meri piaceri di gola, sta di fatto che Frattini nega fermamente il meeting ma il ristoratore lo conferma senza ombra di dubbio. Se non ci fosse niente di losco, perché smentire una banale colazione di lavoro? Per il garantismo doveroso, non è giusto esprimere giudizi e si demanda ai PM che, pare, vogliano acquisire le intercettazioni incriminate.

    Non dissimile comportamento mostra un altro “spiato” che, tra un crescendo di intercali irripetibili, esprime chiaramente il suo pensiero che riassumiamo: ognuno deve guardare al proprio interesse, senza curarsi di altro, senza porsi problemi morali in un Parlamento, covo, di soli ladroni… Complimenti per l’opinione espressa sui colleghi ma se lo dice lui che li conosce bene…

    Resta l’amaro verdetto che si può emettere su una casta corrotta, amorale, senza scrupoli che ci propina una manovra salva-Italia solo perché sono fatti nostri. Si aggiungano a ciò, le ultime notizie comparse su “Libero” e che suonano come l’ennesima beffa: incostituzionale toccare le regioni e capitali scudati difficili da scovare e, quindi, da tassare. Cosa rimane della manovra? Solo noi.

    Adriana Morando

  • Costi della politica: rimborsi tagliati solo per i consiglieri dei Municipi

    Costi della politica: rimborsi tagliati solo per i consiglieri dei Municipi

    Mauro Avvenente
    Mauro Avvenente, presidente del Municipio Ponente

    Noi siamo l’anello più debole della catena di rappresentanza. Quelli che lavorano il sabato e la domenica…” Sono le parole di Mauro Avvenente presidente del Municipio Ponente; con lui abbiamo parlato della decisione del governo Monti di tagliare rimborsi e gettoni a presidenti e consiglieri municipali, unico provvedimento preso per far fronte agli eccessivi costi della politica.

    E la riflessione sorge spontanea: se nella società italiana a pagare il prezzo più alto della manovra sono i ceti deboli, anche per la politica vale lo stesso identico discorso.

    In Parlamento troviamo i privilegi e i rimborsi intatti, i consiglieri regionali hanno rinunciato al vitalizio ma a partire dalla prossima legislatura (quindi a partire da altre persone), e nessuno ha toccato i compensi di consiglieri e assessori comunali… Ma i Municipi si, lì era necessario intervenire in tutta fretta.

    “Gli incarichi a livello municipale – ha dichiarato Monti- non sono previsti dalla Costituzione e quindi la loro attività è da considerarsi esclusivamente a titolo onorifico e non fonte di indennità o gettoni di presenza.” In sintesi, da ieri, i consiglieri e i presidenti dei 9 Municipi di Genova lavoreranno gratis.

    Perché per rispetto dei cittadini devi essere sempre presente – continua Avvenente – E’ un lavoro particolare e che richiede dedizione a tempo pienoEppure in questi anni nonostante le ristrettezze economiche abbiamo fatto il possibile. La manovra del nuovo governo colpisce i soliti noti. E questo vale per la categoria dei pensionati ma anche – per quanto riguarda i costi della politica – per le piccole realtà come i Municipi.”

    Il gettone di presenza per il consigliere di municipio equivale a 34 euro netti a seduta. Parliamo mediamente di 1 seduta di consiglio e 2 sedute di Commissioni al mese. Sono cifre alquanto risibili. La mia indennità di presidente è di 2200 euro al mese per 12 mensilità. Per 4 anni abbiamo razionalizzato le sedute di Consiglio e Commissioni senza soffocare la democrazia. In questo modo le risorse risparmiate, 37-40 mila euro all’anno, le abbiamo investite sul territorio in progetti rivolti alle fasce sociali più deboli come anziani e disabili ad esempio. Oppure sono state impiegate in opere di riqualificazione”.

    In questi giorni i presidenti dei 9 municipi si sono incontrati: “I parlamentari liguri ci hanno promesso di impegnarsi sulla questione.
    Perché un conto è eliminare le circoscrizioni nelle piccole città. Un altro discorso è gestire territori complessi come ad esempio quello di Genova, i municipi dovrebbero essere salvati almeno per quanto riguarda le città metropolitane. Perché, parliamoci chiaro,  svuotare questi organismi dall’interno vuol dire eliminarli: chi farà più politica nei quartieri senza la garanzia neppure di un semplice rimborso spese?”

    Il Municipio ha rappresentato un punto di riferimento per la cittadinanza. Siamo un amplificatore della voce dei cittadini. I cittadini proprio in un momento difficile come questo hanno bisogno di sentire la politica vicina a loro. Secondo me è una scelta inopportuna. E di queste realtà si sentirà la mancanza.”

    Matteo Quadrone

  • Ecco la manovra “Salva Italia”: tanto fumo e arrosto amaro

    Ecco la manovra “Salva Italia”: tanto fumo e arrosto amaro

    Nicola Cosentino
    L'ex sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino

    Tanto fumo, arrosto amaro per i soliti noti, tartassati e tassati, cittadini, quelli normali dai più poveri, che vedi rovistare tra i cassonetti dei mercati di quartiere, a quelli un po’ più ricchi ovvero con una vita dignitosa ma che, certamente, non nascondono i loro tesori nelle banche svizzere o possono usufruire dei mille cavilli legali, quali società di comodo, per continuare a perpetrare, indisturbati, i loro lucrosi traffici.

    Tanto fumo, per mascherare dietro un fiume di parole quello che nessuno vuole confessare apertamente ma che non può nascondere: i soldi per la manovra “salva-Italia” sono stati presi là dove era più facile reperirli immediatamente, alla faccia dell’equità.

    Arrosto amaro per i pensionati di reddito medio-basso che si vedono “rubare” il frutto del loro lavoro, già ampiamente tassato alla fonte, a cui dovranno aggiungere l’ICI, se hanno la sfortuna di possedere la casa, il rincaro del cibo quotidiano per un aumento a pioggia dovuto a benzina ed IVA, aumenti dei servizi ect. etc. Giusto per la cronaca, ricordiamo che l’adeguamento delle pensioni non viene calcolato sul 100% dell’aumento del costo della vita ma solo sul 30%. Dov’è l’equità?

    L’equità andrebbe ricercata, ad esempio, in quei 5,5 miliardi di euro di buonuscita dati a Cosentino che sono una vergogna incommensurabile degna di una rivolta di piazza come avvenuta in Islanda, qualche tempo fa. Queste cifre da capogiro di cui dispongono una folta schiera di managers, faccendieri, trafficanti e, riccastri di ogni sorta e che non sono spendibili nell’arco di un’intera vita, come possono essere dimenticate o “glissate” dai vari esponenti della vita pubblica quando si confrontano con stipendi o pensioni che variano medialmente tra i 3000 (i più fortunati) e i 500 euro?

    Arrosto amaro anche per i piccoli proprietari da quelli che hanno la casa in cui vivono, acquistata con mille sacrifici o che ancorano stanno pagando con mutui da salasso, a quelli che ne possiedono una seconda, magari un’eredità dei genitori defunti, sulle quali già gravano pesanti oneri legati a spese di amministrazione ordinarie e straordinarie, balzelli di ogni genere per adeguamenti in materia di sicurezza (giusti) o per “fantasie” atte a far cassa (ricordo l’incredibile tassa sull’acqua piovana).

    Chi ha una seconda casa deve fare i conti, talvolta, con affittuari morosi con l’aggiunta dell’incredibile beffa che lo stato continua a richiede contributi su un affitto non percepito. La vuoi vendere? Impossibile, non ci sono le risorse economiche per portafogli “normali”. Una seconda casa, talora, lungi dall’essere un lusso si rivela una fonte di ulteriori aggravi su un bilancio via via più modesto, a meno che non parliamo del castello di Portofino che di acquirenti ne avrebbe una lunga fila tra i soliti “ignoti” al fisco italiano.

    Cosa diversa sono i grandi patrimoni immobiliari fonti di speculazioni che fanno lievitare costi e guadagni. La rabbia nasce spontanea, anche, tra coloro che si vedono allungare la vita lavorativa di 5-6 anni, in un solo colpo, a fronte di baby pensionati che, da anni, percepiscono un emolumento non propriamente guadagnato.

    Di chi la colpa? In Islanda, stabilito che il dolo era stato perpetrato dalle banche, si è stabilito che queste dovessero pagare per il loro incauto comportamento. In questo caso, poiché sono stati i politici, azzeriamo i loro privilegi e abbassiamo gli stipendi che sono analoghi a quelli di un magistrato a fine carriera (più vari ricchi incentivi): la solita vergogna se paragonata a una pensione minima.

    Analogamente si potrebbe andare a pescare su stipendi incommentabili come quelli di certi professionisti della televisione o dello sport ma qualcuno si ricorda quello che è successo, recentemente, quando si voleva fare pagare un po’ più di tasse ai calciatori? Mai toccare i privilegi delle varie caste!

    “Questa è una manovra di stampo ragionieristico, voi siete andati a prendere i soldi lì dove era più facile prenderli, dove c’erano sui grandi numeri minori capacità di reazioni, da quella parte del Paese meno capace di interdizione rispetto alle azioni del governo” mi permetto di rubare questo amaro ma veritiero commento di un politico, di cui non è importante l’ideologia, ma che riassume in pieno la percezione di iniquità che emerge da queste misure fiscali che, se pur fatte per la necessità di uno stato, rischiano di fare una” strage” dei suoi abitanti.

    Adriana Morando

  • Manovra: perchè la chiesa continua a non pagare l’Ici ?

    Manovra: perchè la chiesa continua a non pagare l’Ici ?

    “Ha davvero una gran faccia tosta la CEI a obiettare che la manovra avrebbe potuto essere più equa, purché a pagare siano gli altri e non la Chiesa, evidentemente – spiega Mario Staderini, segretario dei Radicali italiani – Tanto per cominciare sarebbe stata più equa se avesse abolito l’esenzione dell’Ici anche per le attività commerciali degli enti ecclesiastici e similari, piuttosto che fare cassa sulle prime case degli italiani”.

    Gli immobili adibiti ad attività commerciali della chiesa sono, per una legge voluta da Berlusconi nel 2005, completamente esenti da imposte.
    Parliamo di 30 mila edifici, secondo le stime dei Radicali, che svolgono attività non riconducibili al semplice esercizio del culto.
    “Il gettito stimato che si potrebbe ricavare da questi immobili è di almeno 600 milioni l’anno”, aggiunge Staderini.

    Nel 1992 quando venne introdotta l’Ici, si parlava di esclusione per tutti gli immobili considerati “particolarmente meritevoli”. La Corte di Cassazione ritenendo ambigua la dicitura, nel 2004, precisò che l’esenzione dall’Ici spettava esclusivamente alle strutture all’interno delle quali si svolgesse “un’attività effettivamente meritoria e legata al culto”.

    Ma un albergo, anche nel caso contenga una presenza di carattere religioso – ad esempio una cappella votiva – ha un fine esclusivamente commerciale e nemmeno lontanamente paragonabile ad un’esigenza di culto. Eppure ancora oggi e pure nel prossimo futuro il privilegio resta intatto.

    “Mario Monti aveva promesso rigore ma anche equità. Aveva promesso che avrebbe fatto la guerra ai privilegi. Invece il suo governo ha varato una manovra palesemente iniqua, che fa la guerra solo ai contribuenti italiani. Ci spieghino, Monti e gli altri membri dell’esecutivo, per quale recondito motivo la Chiesa, che possiede oltre il 20% del patrimonio immobiliare italiano, gode ancora dell’esenzione Ici, mentre si è pensato bene di colpire, per l’ennesima volta, la categoria dei pensionati. I cittadini italiani non ne possono più di governi inchinati alla casta ecclesiastica. Ritengo che la stessa Chiesa dovrebbe mostrare maggior senso di responsabilità proponendo l’abolizione dell’esenzione di cui gode”.
    Così in una nota l’europarlamentare e responsabile nazionale del Dipartimento Antimafia di IdV, Sonia Alfano, commenta la manovra del governo Monti.

     

    Matteo Quadrone

  • La manovra Monti riduce lo spread, ma risparmia evasori e privilegiati

    La manovra Monti riduce lo spread, ma risparmia evasori e privilegiati

    Spese e debito pubblicoLa prima cosa da notare è che con l’annuncio della manovra di Monti è sceso drasticamente lo spread. L’indice che esprime la differenza tra quanto rendono i titoli di Stato tedeschi e quelli italiani ha rappresentato il termometro della terribile febbre finanziaria che ci ha colpito quest’estate.

    Nei giorni più caldi della crisi, in pratica, lo spread ci spiegava che se la Germania piazzando un titolo obbligazionario a un compratore si faceva dare 100 promettendogli a dieci anni 101, l’Italia per fare lo stesso doveva promettere 107 o 108. La differenza tra le due “promesse” è appunto il valore in percentuale dello spread (che in inglese vuol dire proprio “apertura, gamma”).

    Considerando che la Germania paga i rendimenti più bassi e costanti d’Europa, se aumenta la nostra differenza da loro e cioè sale lo spread, significa che ci stiamo indebitando sempre di più per reperire liquidità. E questo avviene perché i compratori non si fidano della nostra capacità di ripagare i debiti ed esigono un margine di guadagno più ampio per correre il rischio. Ma più salgono i tassi, più aumenta il debito. E più aumenta il debito, più aumenta la sfiducia dei compratori: e così i tassi tornano a salire. Una spirale perversa che se non viene invertita fa schizzare verso l’alto i rendimenti fino alla soglia di non ritorno: lo Stato che dichiara la bancarotta.

    Ci siamo andati vicini e il pericolo non è del tutto scongiurato. Gli effetti già si vedevano e si vedono ancora: la fuga dei capitali, la corsa all’oro come bene rifugio, l’aumento del costo del denaro, l’aumento dei tassi sul prestito bancario e via dicendo. Se avessimo varcato la soglia di non ritorno, il mutuo per la casa o il finanziamento per l’impresa sarebbero diventati impossibili: è il cosiddetto “credit crunch”, la contrazione del credito, che chiude i rubinetti all’economia provocando fallimenti di imprese a catena, disoccupazione ai massimi livelli e taglio selvaggio della spesa sociale. Uno scenario che andava scongiurato. Ed è proprio per questo che è stato sostituito Berlusconi: perché si era rivelato inadatto a gestire la crisi. E per lo stesso motivo è stato chiamato Monti: perché aveva la reputazione e la stima necessarie per gestire una situazione così grave.

    Non dobbiamo dimenticarci di tutto questo. Non dobbiamo dimenticarci di quanto si sia rivelato inconcludente il precedente governo. Berlusconi aveva governato otto degli ultimi dieci anni garantendo una crescita economica ridottissima; aveva fatto tre manovre in una sola estate e quando si è dimesso, ci ha lasciato con uno spread superiore ai 560 punti. Non dobbiamo dimenticarci che in 20 giorni dal suo giuramento, Monti ha presentato una manovra che deve ancora essere approvata e già ci restituisce uno spread attorno ai 380 punti. Siamo lontani dai valori molto più bassi di un anno fa, ma è innegabile che siamo sulla buona strada.

    Ciò non significa che siamo guariti. La manovra deve ancora passare tra le forche caudine del parlamento e, soprattutto, la partita vera si giocherà in Europa. Se Monti incassa una manovra rigidissima sul versante dei conti, con un nuovo sistema pensionistico più rigoroso di quello tedesco, potrà poi andare a parlare con Francia e Germania e spingere con maggiore credibilità sul tasto della messa in sicurezza dell’euro, che è l’unica cosa che può scongiurare davvero la crisi.

    Ma niente è certo: siamo ancora appesi ad un filo. Quello che si può dire per ora è che Monti sta facendo davvero quello per cui è stato chiamato. E che stiamo toccando con mano quanto ci sia costato Berlusconi e, più in generale, una classe politica incapace ed inefficiente.

    Detto questo, il giudizio sulla manovra in sé e per sé non può che essere negativo. Era giusto ricordare come mai siamo arrivati a questi punti e cosa rischieremmo se ora l’iter di approvazione si arenasse in parlamento: ma ciò non vuol dire che la manovra sia giusta ed equa. Ha il pregio di garantire i saldi finali, ma ha il vizio di farlo passando attraverso le solite tasse e i soliti tagli.

    Ho già scritto su queste colonne che esistevano molti modi per reperire le risorse necessarie a raggiungere la parità di bilancio nel 2013: sono talmente tante le soluzioni che qualcuna l’ho certamente dimenticata. Eppure Monti ha fatto pochissimo in questo senso. Ha fatto pagare quasi tutto alla gente e pochissimo ai privilegiati, agli evasori e ai partiti.

    Imporre la tracciabilità dei pagamenti in contanti sopra i 1000 euro temo che servirà a poco. Chiedere un 1,5 % in più a chi aveva rimpatriato capitali tenuti all’estero evadendo il fisco e pagando solo il 5 % per rimettersi in regola, fa sorridere: costoro se la cavano comunque pagando un 6,5 % totale laddove in altri paesi per la stessa cosa si era chiesto il 20 %. Se si voleva introdurre una norma retroattiva (a rischio di incostituzionalità), tanto valeva osare di più. La Chiesa dal canto suo si è scampata l’ICI. La casta poi se l’è cavata piuttosto bene, come ha scritto Sergio Rizzo sul Corriere (uno che se ne intende, visto che il libro La Casta lo ha scritto lui): i pilastri su cui si basa il sistema di potere dei partiti non sono stati toccati. Insomma, Monti che predicava l’equità si è rivelato iniquo?

    Ad esser onesti non ce la possiamo prendere con lui più di tanto. Innanzitutto perché è sempre il Parlamento che approva le leggi. Una tassa sui patrimoni, ad esempio, che per entrare in funzione già richiede del tempo che non abbiamo, il PDL non l’avrebbe votata. Stesso discorso per le frequenze del digitale terrestre. Semplificando molto, oggi le stiamo regalando a Rai, Mediaset e LA7, quando mettendole all’asta potremmo ricavarne qualche bel miliardo di euro: ma c’è qualche dubbio che Berlusconi avrebbe fatto il diavolo a quattro contro un provvedimento simile? La realtà purtroppo è sempre la stessa. Quando bisogna prendere dei provvedimenti in Italia, chi vede toccato i suoi interessi si muove compatto: sindacati, corporazioni, associazioni di categoria, ordini religiosi e professionali, politici e via dicendo. Gli unici che non si sanno muovere insieme, come le pecore di un gregge, sono gli Italiani.

    Se oggi la gente subisce una manovra durissima, la colpa è senza dubbio di politici inefficienti che sono stati a guardare fino a che non è dovuto intervenire un “podestà straniero”. Ma in ultima analisi la colpa è degli Italiani stessi, che questi politici li hanno votati, che hanno creduto ciecamente a Berlusconi prima e a Monti adesso e non hanno ancora imparato che, come dice Fitoussi, «non c’è Zorro e non c’è Superman».

    Dovremmo smetterla di affidare il controllo sulle nostre vite ad un individuo solo, perché questo, per bravo e volenteroso che sia, si scontrerà sempre contro le medesime resistenze e finirà sempre per accontentare chi ha potere di ricatto, lasciando sullo sfondo quei cittadini che pure dovrebbero essere i padroni in democrazia.

    Anziché disinteressarci della vita pubblica per poi subirne le conseguenze, dovremmo tornare ad interessarci, a comprare i giornali, a seguire la politica e l’economia, a scendere nelle piazze, a dedicare un po’ del nostro tempo ad acquisire elementi utili a prendere noi le decisioni, tramite rappresentati scelti da noi e da noi monitorati severamente. Sarebbe semplicemente la democrazia, cosa che non esercitiamo più da tanto tempo. Per questo oggi non ha senso prendersela perché si va in pensione 5 anni più tardi: è solo uno dei tanti prezzi da pagare per aver lasciato la nostra sovranità in mano ad altri.

    Andrea Giannini

  • Amt, biglietto aumentato a 1,50: la partecipata del Comune è in difficoltà

    Amt, biglietto aumentato a 1,50: la partecipata del Comune è in difficoltà

    biglietto autobus amt genovaIL PRECEDENTE

    6 dicembre 2010: Amt vara il bilancio per il prossimo anno. L’azienda di trasporto pubblico locale annuncia drastici provvedimenti per evitare il fallimento e l’impossibilità di pagare gli stipendi ai suoi dipendenti.

    Eccoli in sintesi: il prezzo del singolo biglietto aumentato dai correnti 1,20 Eu (validità 90 minuti) a 1,50 Eu (validità 100 minuti). Il sistema Isee sarà applicato solo agli over 65 e agli abbonamenti agevolati per disabili e invalidi.

    L’abbonamento settimanale passerà da 12 Eu a 16 Eu, il mensile da 36 Eu a 43 Eu. Gli abbonamenti annuali aumentano da 330 Eu a 380 Eu (standars), da 300 Eu a 330 Eu (aziendale) e da 200 Eu a 240 Eu (studenti con meno di 26 anni).

    Le nuove tariffe saranno applicate a partire dal 1 febbraio 2011.

    IL PRESENTE

    6 dicembre 2011: da alcuni giorni circolano voci secondo cui a partire dall’estate 2012 Amt avrà esaurito il denaro per pagare gli stipendi, con il conseguente rischio di blocco totale del trasporto pubblico. Amt non dirama comunicati ufficiali in merito, limitandosi a definire «drammatica, ma non tragica» la situazione corrente.

    L’Assessore al Traffico del Comune di Genova Simone Farello ha tuttavia rilasciato questa dichiarazione nel corso di un’intervista all’emittente televisiva Primocanale: «Il fallimento dell’azienda di trasporto pubblico locale genovese? Un’ipotesi remota, ma possibile».

    Marta Traverso

  • Villa Croce, presto il concorso per un nuovo giovane curatore

    Villa Croce, presto il concorso per un nuovo giovane curatore

    museo villa croce genovaL’arte contemporanea a Genova rischiava di scomparire: la direttrice Sandra Solimano è andata in pensione più di un anno fa, e da allora il Museo di Villa Croce è senza un curatore. Il fatto ha scatenato non poche polemiche nel mondo culturale genovese, culminate in un’accesa raccolta di firme – promossa dalle galleriste di Pinksummer Antonella Berruti e Francesca Pennone – per sensibilizzare il Comune e le istituzioni sulla necessità di nominare al più presto una figura che possa coordinare le attività del Museo: l’appello era stato sottocritto da 697 tra intellettuali, artisti, curatori di tutta Italia.

    La raccolta riguardava in particolare la modifica dello Statuto dei Musei civici, nella norma che impone che il curatore del museo debba essere nominato tra i funzionari del Comune, sostituendovi la possibilità di indire un bando di concorso pubblico per la scelta di una figura esterna.

    In particolare l’appello chiedeva che “tale concorso garantisca un direttore professionalmente riconosciuto tale da parte di una commissione di esperti super partes e pertanto che tale nomina sia affidata in base alla presentazione di un progetto per il museo e di un curriculum adeguato, che attesti un’attività consolidata almeno in ambito nazionale, e che la durata di tale nomina sia temporanea e non permanente, seppure rinnovabile“.

    Questi mesi di apparente silenzio hanno visto un primo punto di svolta: a tempo di record sono stati trovati i fondi per un giovane curatore, figura che per la prima volta verrebbe a installarsi nel panorama museale di Genova. A breve sarà dunque nominata la commissione e pubblicato il bando di concorso.

    Marta Traverso

  • Centri sociali, grazie a Don Gallo Buridda & Co non più abusivi

    Centri sociali, grazie a Don Gallo Buridda & Co non più abusivi

    buriddaPartiamo con una correzione doverosa: il termine occupazione potrà non essere più usato per definire la presenza dei centri sociali sul territorio genovese. A seguito del protocollo d’intesa firmato con il Comune di Genova lo scorso sabato, da ora si può parlare di spazi sociali autogestiti: per la precisione le quattro sedi degli altrettanti centri sociali che hanno incontrato l’Assessore alla Cultura Andrea Ranieri e l’Assessore al Patrimonio Bruno Pastorino, con i quali hanno sottoscritto l’accordo grazie alla mediazione di Don Andrea Gallo.

    Proprio il prete di strada è diventato presidente della prima associazione italiana per la promozione di spazi sociali autogestiti, che può diventare un valido precedente per la regolarizzazione dei centri sociali in altre città italiane.

    Restando entro le mura cittadine, ora non ci sono più ostacoli burocratici al definitivo trasloco del Buridda, che da via Bertani passerà in data ancora da destinarsi al mercato del pesce in piazza Cavour. Queste invece le nuove sedi degli altri tre centri: il Terra di Nessuno resta al Lagaccio e lo Zapata negli ex Magazzini del Sale a Sampierdarena, mentre il Pinelli si è da poco trasferito in via Fossato Cicala.

    Marta Traverso

  • Ospedali genovesi in tilt: vietato sentirsi male

    Ospedali genovesi in tilt: vietato sentirsi male

    “..sul ponte sventola bandiera bianca”. Non è la strofa di una nota poesia-canzone, è il bollettino di guerra che arriva dai principali ospedali della città, assediati da un numero crescente di malati, stante l’ ondata influenzale arrivata con un imprevisto anticipo.

    Già martedì scorso il Direttore Sanitario del Galliera, aveva disposto un blocco temporaneo dei ricoveri ordinari, ieri è toccato al S.Martino e Villa Scassi ha retto, in qualche modo, pur avendo esaurito i 170 letti a disposizione del Pronto Soccorso.

    Barelle ovunque, pazienti abbandonati nei corridoi in attese estenuanti, alcune con un record di 7 ore, personale in tilt, questo è il triste scenario in cui sono incappati coloro che, per necessità e non certo per piacere, hanno dovuto ricorrere alle cure mediche del caso.

    Si è cercato di dirottare i degenti meno gravi in strutture più decentrate come Voltri, Pontedecimo, Sestri Ponente ma tale provvedimento ha trovato una strenua resistenza sia dei malati che dei famigliari.

    Non ha giovato, alla situazione ormai critica, la rottura dell’apparecchiatura per le radiografie dell’ospedale Evangelico di Voltri con i conseguenti ulteriori ricoveri presso altre strutture già allo stremo della recettività.

    Certamente “l’Australiana”, arrivata con largo anticipo nella nostra regione, non è stata di aiuto ma la causa principale sono gli effetti della politica dei tagli, specie in una regione che annovera un alto tasso di anziani e scarse strutture sul territorio in grado di offrire un’adeguata accoglienza.

    So che è anacronistico, ma quello di cui più si avrebbe bisogno è quella figura, ormai desueta, del vecchio medico di famiglia che, all’occorrenza, terminato il suo lavoro nello studio, metteva i “ ferri del mestiere” nella tipica panciuta valigetta di pelle e veniva a suonare alla porta per visitare “o marotto”.

    Adesso, è passato di moda anche il numero 33: nessuna visita, uno sguardo fugace all’insieme e giudicando dal colorito più o mene cereo, vengono prescritti una quintalata di esami dal costo non propriamente simbolico, per non parlare dell’impatto che comportano sulla spesa sanitaria nazionale. E poi parlano di risparmi.

    Mai farsi cogliere da malore dopo le 7 di sera: le alternative sono l’ospedale o la guardia medica che, lungi da non voler riconoscere il meritorio lavoro di questo servizio, è spesso affidata a giovani laureati che, nell’indecisione tra una colica renale e una gravidanza extra-uterina, fanno, comunque, riferimento ad un presidio sanitario.

    E, allora, lasciatemelo dire: evviva quel medico condotto che ancora esiste in qualche paesino sperduto del nostro paese che rischia, ogni giorno, un aumento incontrollato del colesterolo per le uova fresche di pollaio ricevute, talora, come compenso ma che, col suo carico di umanità, non ti fa sentire un codice, dal bianco al rosso, sperduto su un’anonima barella di uno squallido Pronto Soccorso.

    Adriana Morando

  • Stop al teatro dialettale, attori e compagnie in rivolta

    Stop al teatro dialettale, attori e compagnie in rivolta

    Teatro GoviQualche giorno fa vi davamo notizia del nuovo cartellone del Teatro della Gioventù, che non senza polemiche ha cambiato gestione nei mesi scorsi e sta per lanciare una stagione teatrale che punta soprattutto sulla musica e sui giovani.

    Cosa comporta tutto questo? La totale assenza di teatro dialettale, che fino allo scorso anno era stata la punta di diamante della sala di via Cesarea, unico teatro del centro città a dare spazio a questo genere.

    Con la nuova gestione del Gioventù, sono rimaste due le sale genovesi che hanno in cartellone opere teatrali in genovese. E nessuna delle due si trova in centro. Da un lato il Teatro Govi di Bolzaneto, dall’altro il Teatro Verdi di Sestri: il dialetto confinato in Valpolcevera e a Ponente scatena l’ira delle compagnie che ogni anno mettevano in scena le loro opere anche al Teatro della Gioventù. I gruppi coinvolti sono circa settanta per un totale di mille persone, fra cui molti giovani.

    Cosa ci riserva il futuro? Sulla scia del neonato progetto Tilt, che coinvolge giovani gruppi teatrali indipendenti, si sta facendo strada l’ipotesi di un consorzio delle compagnie dialettali con il sostegno della Regione Liguria. Staremo a vedere i prossimi sviluppi della vicenda.

    Marta Traverso

  • Alluvione in Liguria, 29-30 novembre 2009: per non dimenticare

    Alluvione in Liguria, 29-30 novembre 2009: per non dimenticare

    AlluvioneIL PRECEDENTE

    29 novembre 2009 – In alcune località della Liguria parte l’allerta meteo 2 per il rischio di forti piogge e mareggiate. L’allerta inizia alle 15 di domenica 29 novembre e durerà fino alle 18 di lunedì 30 novembre. Le zone coinvolte sono il Tigullio e lo Spezzino, i fiumi a rischio esondazione sono rispettivamente l’Entella e il Magra.

    Anche Genova è coinvolta: allagamenti in via Fereggiano a Marassi e in via Era a Sturla a causa di alcuni tombini intasati.

    Si prevedono forti piogge e raffiche di vento, grandine qua e là, mareggiate e spruzzate di neve sulle alture.

    30 novembre 2009- Allerta 2 prorogata fino alla mezzanotte: nelle ultime 24 ore la media di acqua piovana si aggira intorno ai 160-170 millimetri. L’Entella e il Petronio sono in piena, il Tigullio è sul chi vive per il rischio esondazione. Stessa situazione nello Spezzino, dove i lavori di arginatura del Magra non sono ancora finiti. Nessun danno grave: solo smottamenti, alberi caduti e qualche allagamento dovuto alle mareggiate.

    IL PRESENTE

    29 novembre 2011 – Un mese fa lo Spezzino e Genova sono state colpite da due alluvioni, a circa dieci giorni una dall’altra. L’allerta meteo 2 è rimasta in vigore per diversi giorni.

    Il 25 ottobre nelle Cinqueterre e in Lunigiana sono caduti 520 millimetri di pioggia in meno di sei ore. Dodici vittime e un disperso. Il 4 novembre 2011 Genova è stata sommersa da 365 millimetri di acqua piovana in dodici ore. Sono morte sei persone.

    Nessuno ce lo ha insegnato, ma pare che quando c’è allerta meteo 2 certe cose possano accadere.

    Marta Traverso