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  • Albaro, Ingegneria: quale destinazione futura per le aree universitarie?

    Albaro, Ingegneria: quale destinazione futura per le aree universitarie?

    villa giustiniani cambiaso. albaroUn’occasione di confronto sul futuro delle aree universitarie di Albaro nell’ottica del possibile trasferimento della Facoltà di Ingegneria agli Erzelli – sempre più vicino visto che ieri il presidente Claudio Burlando ha annunciato lo sblocco dei finanziamenti assegnati alla Regione Liguria (15 milioni di euro) che saranno investiti nei laboratori della nuova Facoltà di Ingegneria presso il Polo scientifico e tecnologico degli Erzelli e della conseguente riconversione degli spazi da essa occupati.
    È il senso dell’iniziativa, promossa dall’Associazione Amici della Scuola di Ingegneria e della Scuola Politecnica (Asing Genova), svoltasi lunedì pomeriggio presso il salone nobile di Villa Giustiniani Cambiaso in Albaro.
    Il cambiamento che si verrebbe a creare è di notevole impatto per il quartiere che, da quasi un secolo, ospita la Facoltà di Ingegneria con i suoi studenti, i docenti, il personale, le attrezzature e gli impianti. Con il trasferimento di questa grande struttura – onde evitare il rischio che si venga a creare un “vuoto urbano”, come temono i residenti di Albaro – è determinante l’elaborazione di un progetto che promuova la sinergia tra una valorizzazione volta al futuro e la memoria ancorata al passato.
    In quale considerazione dovranno essere tenuti – nei progetti futuri – la storia, la qualità del costruito e dell’ambiente, la memoria dei luoghi, l’integrazione con la vita del quartiere? Al di là di quelle che sono le previsioni dei piani urbanistici, è possibile pensare per queste aree destinazioni diverse che contribuiscano a promuovere lo sviluppo della città?

    LE AREE UNIVERSITARIE DI ALBARO
    Dal 1921 Villa Giustiniani Cambiaso (via Montallegro) ospita la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Genova. La Villa conserva, ancora oggi intatto, l’originale impianto cinquecentesco, in quanto le strutture scientifiche e didattiche si sono sapute integrare nel manufatto, rispettandone le caratteristiche distributive. I padiglioni – realizzati negli anni Venti nella parte orientale del giardino – sono stati realizzati nel rispetto delle preesistenze, contenendo la volumetria al di sotto della quota del piazzale antistante la Villa, riprendendone gli assi progettuali, le partizioni e gli schemi compositivi dei prospetti.
    Pure i successivi ampliamenti, resisi necessari ai fini delle rinnovate esigenze didattiche, non hanno mancato di attenzione nei confronti della Villa alessiana, la quale ospita, fin dall’originario insediamento universitario, il corso di Ingegneria Navale (un’eccellenza che rischia di non far parte del futuro Polo scientifico e tecnologico degli Erzelli ma destinata, invece, a La Spezia, come prevede un memorandum d’intesa che nelle prossime settimane sarà esaminato dal c.d.a. dell’ateneo genovese) oltre alla Presidenza, l’Aula Magna, la Biblioteca e gli uffici amministrativi.

    villa giustiniani cambiaso 1. albaro«Villa Giustiniani Cambiaso è un monumento dell’architettura rinascimentale italiana – spiega l’architetto Stefano Musso, insegnante della Scuola Politecnica – Rappresenta il tipico esempio di villa genovese con uno splendido parco che un tempo arrivava quasi fino al mare, in parte purtroppo sacrificato, per la realizzazione delle nuove strutture».
    «Fino ad oggi la destinazione d’uso quale sede della Facoltà di Ingegneria non ha avuto un impatto negativo sull’area di Villa Giustiniani Cambiaso – sottolinea l’ingegnere Sergio Lagomarsino, Presidente CCS Edile-Architettura – anzi, si può affermare che la presenza della Facoltà ha in qualche modo aiutato la preservazione del monumento. Sia i primi laboratori degli anni ’20-’30, sia le costruzioni più recenti, si sono inseriti con garbo all’interno del contesto, rispettandone il disegno originario. Sappiamo bene che, al contrario, non utilizzare i beni storici, spesso significa abbandonarli al loro destino consegnandoli all’abbandono».

    Negli anni ’50 – a fronte di una carenza di spazi per la Facoltà – fu deciso di acquistare alcuni terreni di proprietà dell’Opera Pia situati in prossimità di Viale Causa, sui quali, tra il 1956 il 1980, furono costruiti quattro nuovi padiglioni. L’insediamento venne completato nel 1996 con la costruzione di un nuovo edificio, a ridosso e collegato al padiglione originario. Anche se frutto di interventi successivi, non facenti parte di un unico disegno, il complesso è tuttora funzionale ed ospita, tra gli altri, i corsi di Ingegneria Edile- Architettura, Chimica, Elettrica, Elettronica, Meccanica, ecc.
    Il padiglione originario – collocato all’ingresso del complesso provenendo da Viale Causa – è di stampo razionalista e connota l’impianto compositivo del compendio universitario, condizionandone i futuri sviluppi. La struttura distributiva del padiglione, impostata su criteri di efficienza funzionale, ne consente ancora oggi un valido utilizzo: esso contiene, oltre alle aule, diversi spazi dipartimentali e le aule magne.

     

    ingegneria-albaro-villa-cambiasoLE PREVISIONI UBANISTICHE

    Per quanto riguarda l’ambito di Villa Giustiniani Cambiaso, il P.U.C. (Piano Urbanistico Comunale) vigente del 2000 prevedeva una destinazione omogenea a servizi.
    Il progetto preliminare del nuovo P.U.C., adottato nel 2011, divide in due ambiti l’area, diversificandone la destinazione d’uso: la zona in cui è situata la Villa viene destinata a funzioni di pubblico interesse mentre la porzione ad est – quella occupata dai padiglioni – è destinata a funzioni di rango urbano (prevalentemente residenziale). Sono consentiti interventi di ristrutturazione e sostituzione edilizia a parità di superficie agibile con l’obbligo di garantire la sistemazione a verde in piena terra per una superficie minima pari al 30% dell’area.

    In merito al complesso di Viale Causa, il P.U.C. del 2000 inseriva la zona nell’Ambito speciale di riqualificazione urbana n. 66. Erano previsti un nuovo collegamento stradale carrabile tra Via Fasce e Viale Causa e un nuovo accesso pedonale alla zona da Corso Gastaldi. Le funzioni previste erano residenze e servizi e gli interventi consentiti prevedevano la ristrutturazione o la demolizione e ricostruzione, a parità di superficie agibile.
    Il progetto preliminare di nuovo P.U.C. individua l’area come Distretto di trasformazione locale n. 3.09. Viene eliminata la previsione di raccordo stradale tra Via Fasce e Viale Causa, mantenendo comunque l’obbligo di garantire un accesso veicolare all’area da Via Fasce. Le principali funzioni ammesse sono residenza, servizi pubblici e privati e parcheggi. L’Indice di Utilizzo Insediativo (I.U.I.) minimo previsto è di 1,40 m2/m2 fino a un massimo di 1,70 m2/m2.

    « Il nuovo P.U.C. prevede la demolizione totale dell’area di viale Causa ed una ricostruzione con indici piuttosto elevati – spiega l’architetto Sara De Maestri, docente di Composizione Architettonica III e di Progettazione Architettonica Sostenibile nel Corso di Laurea di Edile-Architettura – In pratica ciò comporterebbe l’azzeramento della memoria della Facoltà di Ingegneria in Albaro. All’interno di questo insediamento, invece, sarebbe possibile ipotizzare una proposta progettuale in grado di salvaguardare alcune strutture funzionali per il quartiere anche in ottica futura».

    «Il Comune ha deciso di realizzare un percorso partecipato ai fini della definizione finale del Piano Urbanistico coinvolgendo associazioni di categoria, realtà attive sul territorio, singoli cittadini, Municipi – afferma il vicesindaco Stefano Bernini – Sono giunte moltissime osservazioni al P.U.C. e riteniamo necessario che le scelte siano il più possibile condivise. Per le aree universitarie di Albaro vale il medesimo discorso: quindi l’impegno dell’amministrazione comunale è quello di ritornare a discutere sul futuro di questi spazi. Per dare un metodo al percorso, che vogliamo diventi la prassi, ci siamo rivolti all’Università di Genova e all’Istituto Nazionale di Urbanistica: un gruppo ristretto (3-5 docenti) svolgerà il ruolo di garante e offrirà un supporto anche attraverso l’organizzazione di tavoli tematici, in modo tale da arrivare a settembre con le controdeduzioni pronte e poter poi procedere all’approvazione definitiva del P.U.C. da parte del consiglio».

    «Una città che disegna il proprio futuro non lo fa solo seguendo gli aspetti infrastrutturali ed economici – spiega l’arch. Stefano Musso – ma lo può fare anche con una riconfigurazione dei suoi spazi. Non si può conservare tutto a priori, questa è un utopia. Bisogna conservare trasformando. Sembra un paradosso ma in realtà ogni conservazione è comunque una sorta di trasformazione. Il problema è in quale misura conservo/trasformo? La demolizione totale non è una soluzione a costo zero – continua Musso – Se vogliamo parlare di sostenibilità non possiamo pensare di conservare tutto così com’è, ma neppure immaginarne la totale demolizione. È necessario indagare le soluzioni alternative. Per quanto riguarda l’area di viale Causa dobbiamo ragionare in prospettiva di un riutilizzo funzionale».

    «Confrontarsi è un atteggiamento positivo – racconta l’ingegnere Davide Viziano, uno dei più importanti costruttori genovesi, presidente del Gruppo Viziano Progetti e Costruzioni – Noi collaboriamo con l’Università per alcune tesi di laurea, un’esperienza sicuramente stimolante e positiva ai fini del nostro lavoro. Le città hanno una loro dinamicità ed ogni cambiamento, secondo me, va misurato sul piano del miglioramento o meno delle situazioni di partenza. L’immobilismo, invece, non va bene perché non aiuta a risolvere i problemi. Genova, purtroppo, almeno fino ad oggi, è stata la città dei forse: saremo la città del turismo? Forse; saremo la città del porto? Forse. E via così. Al contrario, occorrono maggiori certezze e delle prospettive disegnate con convinzione. In questo senso la ridefinizione del P.U.C. mi lascia perplesso».

     

    LA TESI DI LAUREA: “PROGETTO DI RICONVERSIONE E VALORIZZAZIONE DEL POLO UNIVERSITARIO DI INGEGNERIA AD ALBARO”

    L’elaborazione del progetto di tesi di laurea in Ingegneria Edile-Architettura, delle allora studentesse Chiara Fasce e Federica Romiti, è un’occasione per approfondire il tema del possibile riutilizzo delle aree universitarie nell’ipotesi di un trasferimento delle funzioni didattiche in altra sede. Il progetto è stato sviluppato – sia per il comparto di Viale Causa sia per quello di Villa Giustiniani Cambiaso – sulla base delle previsioni del progetto preliminare del nuovo P.U.C. e di un’analisi approfondita dello stato di fatto e della storia evolutiva dei due complessi edilizi. Per completezza didattica, il progetto è stato approfondito, oltre che sul piano ingegneristico ed esecutivo, anche sul piano economico, fornendo indicazioni sui possibili costi realizzativi degli interventi.

    «L’idea era conservare la memoria all’interno delle aree tramite il mantenimento degli elementi più significativi delle due zone – spiegano i giovani ingegneri Chiara Fasce e Federica Romiti – È possibile un progetto di riconversione rispettoso della memoria e nello stesso tempo proiettato al futuro».

    Nel caso di Villa Giustiniani Cambiaso, l’obiettivo è stato principalmente quello di valorizzare l’immobile storico, restituendo un contesto visuale e paesaggistico oggi compromesso dall’edificazione avvenuta nel corso dell’espansione residenziale di Albaro del secondo dopoguerra. L’intervento proposto si sviluppa nell’ambito oggi occupato dai padiglioni universitari, aprendo al quartiere nuove prospettive per il godimento della Villa storica e destinando i padiglioni esistenti, opportunamente rimodulati e integrati con nuove costruzioni, a funzioni residenziali e a servizi di quartiere.
    «La presenza della Villa e la visibilità della stessa sono i punti di partenza – continuano Fasce e Romiti – La nostra proposta progettuale prevede la riapertura della corte tramite la demolizione dei volumi più recenti e l’esclusivo mantenimento dei padiglioni allungati che saranno destinati a residenze. L’area circostante la Villa sarà completamente pedonalizzata».

    L’ambito di Viale Causa ha concesso di sviluppare un progetto più articolato, dovendo affrontare problematiche di carattere urbanistico più complesse, implicanti la ricuciture di due fronti urbani facenti capo alla collina che separa la zona di Albaro da quella di San Martino e San Fruttuoso. Obiettivo del progetto è stato quello di mantenere la memoria dell’impianto universitario, salvaguardando l’originario padiglione di stampo razionalista, destinato a ospitare servizi di quartiere e spazi integrativi per le funzioni del Conservatorio di Musica, oggi insediato all’interno di Villa Bombrini, in Via Albaro. La restante volumetria preesistente è stata sostituita da nuove costruzioni a destinazione residenziale, più efficaci sul piano energetico ed ambientale, privilegiando tipologie edilizie che consentano l’utilizzo a verde della maggior parte del suolo. È stato così creato un grande giardino che consente anche un agevole collegamento pedonale tra i due quartieri cittadini, Albaro e San Martino.

    «Abbiamo scelto di conservare il padiglione più antico nella sua configurazione originaria, prevedendone una destinazione d’uso socio/culturale – raccontano Fasce e Romiti – Le altre costruzioni, invece, saranno ad uso residenziale. I maggiori insediamenti sono previsti a nord per meglio armonizzarsi con il contesto circostante. Nell’edificio conservato la presenza di due aule magne è stata fondamentale ai fini della scelta. Qui troveranno spazio sale prove musicali e sale conferenze. Inoltre, prevediamo una zona ristorante a servizio del centro socio/culturale».

    «Questa tesi di laurea rappresenta una scommessa per capire come confrontarsi con le linee stabilite dal preliminare di P.U.C. – conclude l’architetto Sara De Maestri, relatore della tesi di laurea – Un Indice di Utilizzo Insediativo minimo pari a 1,40 m2/m2 è altissimo su Albaro e rischia di stravolgere la percezione del quartiere».

     

    Matteo Quadrone

  • Ripremio: un bando per conoscere i talenti di Genova

    Ripremio: un bando per conoscere i talenti di Genova

    lavoro-geometra-architetto-DIIl Comune di Genova apre la seconda edizione di Ripremio – Percorsi centrifughi, il bando che mira a un riconoscimento pubblico dei genovesi che si sono valorizzati fuori città e/o a livello internazionale nel campo dell’industria creativa, ma la cui eccellenza non è stata ancora premiata in città.

    I partecipanti non possono autocandidarsi, ma segnalare un progetto attivo a partire dal 2009 e che risponda al requisito di cui sopra. I settori creativi presi in considerazione sono: architettura e design; artigianato artistico; arte contemporanea; cinema e audiovisivi; editoria; industria del gusto; mercato dei prodotti artistici e culturali; moda; patrimonio culturale; pubblicità e pr; software e videogames; spettacolo dal vivo e musica; tv e radio.

    Le segnalazioni vanno inviate entro il 30 giugno 2013 compilando il modulo e verranno poi sottoposte al giudizio di una commissione scientifica che le verificherà e opererà la scelta degli artisti o operatori da valorizzare. Gli artisti selezionati potranno mostrare le proprie opere nel corso di un evento pubblico e verranno premiati dal Sindaco con una targa durante le celebrazioni Colombiane del 12 ottobre 2013 a Palazzo Ducale.

    Gli artisti premiati nella prima edizione sono stati:
    – Fabio Cavalli per Cesare deve morire, Orso d’oro al Festival del cinema di Berlino 2012
    – Christian Cantamessa per Red Dead Redemption” come miglior videogame dell’anno 2010
    – Alessandra Vinotto per Wild Dogs Run come migliore videoclip 3d al 3d Film Festival di Los Angeles
    – Simone Lezzi per riconoscimento del proprio lavoro a livello internazionale
    – Stefano Bucciero per riconoscimento del proprio lavoro a livello nazionale

    [foto di Diego Arbore]

  • Pechakucha night: creatività, ecologia e idee imprenditoriali

    Pechakucha night: creatività, ecologia e idee imprenditoriali

    Ingresso la ClaqueVenerdì 19 aprile 2013 si svolge a La Claque, in pieno centro storico, la quinta edizione del PechaKucha Night.

    Si tratta di un evento che si svolge in oltre 600 città del mondo allo scopo di far conoscere progetti creativi e innovativi che si stanno sviluppando sul territorio. Ogni partecipante è stato scelto attraverso un bando e ha a disposizione 20 minuti per presentare la sua idea in 20 slide.

    Un format rigido che vede coinvolti in ogni edizione artisti, designer, architetti, urbanisti, fotografi, videomaker, liberi pensatori.

    Questo il programma della serata: si parte alle 20 con un aperitivo musicale, i progetti saranno raccontati dalle 21 alle 23 (con un break di 15′ alle 22) e infine ci sarà il concerto live dei Calomito a partire dalle 23.30. Ingresso 5 € inclusa la consumazione.

    I progetti di PechaKucha Night 5
    – Simone Felici: Anaglyph Project
    – Alfonso Bonavita, Roberto Della Rocca: Game Over
    – Carlo Occhiena, Giulia Mietta: Canate
    – Angela Giulia Toso: La stilista
    Filippo Balestra, Roberto Ferreccio, Stella Venturo: COSTOLA, un libro duro
    – Francesco Di Biaso: IoRicreo
    – Marna Parodi: Le mappe dei quartieri viventi, studiare Genova con i social media
    – Francesco Rotta: Puzzle Free
    – Veronica Salvinie, Carlo Lamberti, Francesco Capezio, Gianluca Sturmann: Art is clear as clouds are
    – Francesco Margaroli: Norquitecture
    – Andrea Cocchi: Ross Italia, scarpe artigianali concepite a Genova
    – Alessio Vecchiè (Studio Làbora), Pierluigi Gori (Studio Fotografico Cairoli 8), Francesco Margaroli, Beatrice Piazzi: Olaf
    – Luana Ciambellini, ArcipelagoScec Toscana/Liguria: Lo SCEC in 6 minuti.

  • Pegli, Villa Pallavicini: restauro completo del parco entro il 2014

    Pegli, Villa Pallavicini: restauro completo del parco entro il 2014

    villa-pallavicini-pegli-d6IL PRECEDENTE

    Maggio 2010: il Parco di Villa Pallavicini è tra i dieci finalisti del concorso “Il parco più bello”, patrocinato annualmente da vari enti pubblici fra cui il Ministero per i Beni Culturali.

    Dicembre 2011: la Giunta del Comune di Genova dà il via libera alla gestione privata dei parchi del Ponente, fra cui Villa Pallavicini. In seduta vengono pubblicate le linee guida, che porteranno a bandi di gara indetti entro febbraio 2012: un primo passo che intende portare alla concessione ai privati di tutti i parchi della città. In particolare, per Villa Pallavicini sarà fornito un contributo economico di 100.000 € nei primi tre anni, per sostenere l’avvio dei progetti. La concessione avrà durata di 5 anni, rinnovabile per altri 5.

    Aprile 2012: il centro culturale La Maona organizza un incontro pubblico con la Sindaco uscente Marta Vincenzi e il presidente del Municipio Ponente Mauro Avvenente. Tema dell’evento è la costituzione di un comitato promotore per il giardino botanico, allo scopo di riqualificare e dare prestigio internazionale a quello che è uno dei fiori all’occhiello del parco, tuttavia inutilizzato. Il comitato potrebbe anche sostenere la riqualificazione di spazi analoghi in città, fra cui l’orto botanico dell’Albergo dei Poveri.

    Maggio 2012: il Comune di Genova – Direzione Città Sicura aderisce al progetto Peripheria, un’iniziativa europea che ha l’obiettivo di promuovere una migliore vivibilità e accessibilità degli spazi pubblici all’aperto attraverso le nuove tecnologie. Si tratta di un progetto legato a Smart City, che vede come “aree-pilota” Villa Pallavicini e il Forte Santa Tecla.

    Agosto 2012: Era Superba visita il Parco di Villa Pallavicini per fare il punto sui lavori di restauro e manutenzione dello spazio. Le problematiche in campo sono diverse, dal presidio contro atti di vandalismo a una maggiore cura degli spazi verdi.

    Dicembre 2012: in Consiglio Comunale si discute circa i compiti della Consulta del Verde – un organismo che si occupi di tutti i problemi legati alla cura dei parchi, delle aiuole e degli alberi – e di una figura specifica denominata Curatore dei parchi, i cui incarichi vertano sulla ricerca di fondi e contributi per il rilancio e la manutenzione delle aree verdi. Queste due istituzioni sono nate nell’ultimo periodo della Giunta Vincenzi, come parte di un più ampio progetto chiamato Piano del Verde.

    IL PRESENTE

    Qual è il futuro di Villa Pallavicini? Ne parliamo con Silvana Ghigino, l’architetto che sta seguendo i lavori di riqualificazione su incarico del Comune di Genova (proprietario della Villa) attraverso Aster.

    Il progetto di restauro – il cui titolo preciso è “Revisione e integrazione del progetto di manutenzione straordinaria e di recupero ambientale del parco Pallavicini a Pegli” – è stato affidato allo studio Ghigino grazie a un’estensione dei finanziamenti “residui” delle opere Colombiane del 1992. «Il progetto è diviso in tre lotti: il primo interessa il restauro del Tempio di Flora, della Serra e dei giardini relativi; il secondo interessa il restauro del Castello e del mausoleo del Capitano; il terzo è relativo al parco nel suo insieme, ovvero l’assetto compositivo- scenografico, le aree vegetate (sottobosco, fascia arbustiva e fascia arborea), i percorsi, muri di contenimento e sostegno, sistema di regimentazione delle acque piovane, impianto idrico e impianto elettrico, videosorveglianza. I lavori dovrebbero essere realizzati entro i primi mesi del 2014, con un finanziamento di 3.594.500 € suddivisi nei tre lotti di cui sopra».

    I tempi sono lunghi, così come sono complesse le attività di riqualificazione. A questo punto sorge spontanea una domanda: sarà possibile mantenere aperto al pubblico il Parco? «Il parco è stato mantenuto aperto durante l’esecuzione dei primi due lotti e si intende mantenerlo parzialmente aperto anche durante l’esecuzione dell’ultimo, nonostante si prevedano interventi sulla vegetazione e sui percorsi diffusi in tutto il parco. Durante l’esecuzione dei lavori dei primi due lotti sono state organizzate anche alcune visite guidate ai cantieri in corso: la stessa possibilità sarà concessa durante gli interventi sulla vegetazione la cui dimostrazione, si ritiene, possa facilitare la comprensione di alcune scelte progettuali e la diffusione di una consapevolezza maggiore circa il significato della conservazione di un sistema antropico quale è questo parco storico».

    Infine, una volta terminati i lavori, quali interventi di pulizia e manutenzione saranno necessari per presevare il parco e la villa nel lungo periodo? «Il progetto è corredato, come da richieste di legge, da un piano che individua azioni e tempistiche della manutenzione futura. Questo strumento sarà essenziale per il futuro gestore del parco. Io sono convinta che viste le valenze artistiche, la complessità scenografica e compositiva e le particolari caratteristiche della vegetazione, sia necessario affidare la gestione ad una struttura mirata, articolata dal punto di vista delle competenze e guidata da un esperto. Non nascondo di aver presentato al Comune un progetto di gestione che prevede la costituzione di una Fondazione che potrà nel tempo conservare e valorizzare il bene, occuparsi della sua divulgazione sul territorio nazionale ed europeo e quindi del suo sviluppo turistico. Questo parco rappresenta uno degli episodi di giardino romantico più significativo d’Europa: la sua gestione deve essere fruttuosa anche dal punto di vista economico affinché si generino nel tempo gli introiti necessari a completare i restauri delle architetture e la conservazione di quelli che si stanno eseguendo».

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Bando Movin’up 2013: una fotografa genovese tra i vincitori

    Bando Movin’up 2013: una fotografa genovese tra i vincitori

    anna-positano
    Foto di Anna Positano

    Ogni anno il circuito GAI – Giovani Artisti Italiani organizza il bando Movin’up, rivolto ad artisti di età compresa fra i 18 e i 35 anni che hanno un contatto per realizzare un progetto all’estero e necessitano di supporto e finanziamenti.

    Sono stati da poco comunicati i vincitori dell’ultima edizione del bando, scaduto lo scorso 31 gennaio: tra questi c’è la fotografa genovese Anna Positano, che a maggio partirà alla volta dell’Istituto Italiano di Cultura di Addis Abeba per realizzare il suo Proprio qui | Right here. Anna ha 31 anni, si è laureata in Architettura all’Università di Genova e poi ha conseguito un Master in fotografia presso il London College of Communication. Attualmente lavora tra Genova e Londra, dove ha esposto in diverse mostre personali e collettive, sviluppando un personale progetto sul tema del paesaggio urbano e antropizzato (le sue foto si possono vedere sul blog Theredbird).

    Come leggiamo nella descrizione del progetto, si tratta di una residenza artistica di quattro settimane in Etiopia, durante la quale Anna cercherà di «conoscere porzioni di Addis Abeba coinvolgendo i suoi abitanti. Chiederò alle persone coinvolte di fare un percorso, durante il quale scatterò delle fotografie. Queste saranno mostrate all’accompagnatore, al quale domanderò di descriverle e spiegarle. La testimonianza sarà raccolta in un video. In contemporanea farò una ricerca di fotografie storiche della città presso la biblioteca di Addis Abeba e l’IIC. Lo scopo è far emergere gli aspetti quotidiani e meno conosciuti della città, includendo le architetture italiane e i progetti di sviluppo urbano. La conoscenza dei luoghi che ne deriva sarà parziale e identitaria, relativa all’esperienza di ciascun abitante».

    Un progetto fotografico per conoscere il territorio della capitale Etiope – che nel 1936, al termine della Guerra d’Etiopia, fu eletta “capitale dell’Africa Orientale Italiana” – attraverso la partecipazione attiva di chi la abita, perché ciascuno possa mostrare all’artista il modo in cui vede personalmente la città: «i luoghi e le biografie dei suoi abitanti sono interrelate e interdipendenti: la forma del luogo è prodotta dalla comunità, ma la vita della comunità è condizionata dalla forma del luogo».

    Perché proprio Addis Abeba? «La capitale etiope si trova in una fase di forte sviluppo urbano. Nonostante la maggior parte della popolazione etiope oggi viva nelle aree rurali, secondo le stime dell’ONU il numero di abitanti di Addis Abeba dovrebbe crescere di 4 milioni nel 2025 (oggi la città conta 3.300.000 abitanti). Questa crescita avviene per lo più attraverso la trasformazione dell’esistente, quindi Addis Abeba è una città in costante fermento. Solitamente, in una città che cambia ciò che rimane costante è rappresentato dai principali punti di riferimento, i monumenti, gli edifici storici e simbolici; il cosiddetto ‘paesaggio debole’, invece, è quello che più di tutti viene trasformato. “Proprio qui | Right Here” vuole raccontare questi piccoli segni del paesaggio, i luoghi del quotidiano, ignorati o dimenticati perché vengono attraversati senza essere visti, ma in cui spesso risiede il genius loci».

    Esito della residenza saranno dunque un incontro pubblico presso l’Istituto Italiano di Cultura, in cui Anna mostrerà alla cittadinanza le interviste fatte agli abitanti di Addis Abeba e uno slideshow delle foto storiche in alternanza e quelle realizzate durante il percorso. Inoltre, percorsi e immagini saranno radunate in una mappa cartacea serigrafata – che sarà distribuita gratuitamente presso i maggiori punti di aggregazione della città e resa disponibile anche in un sito web – con didascalie in italiano, inglese e amarico (la lingua parlata in Etiopia).

    Marta Traverso

  • Torri Faro, San Benigno: quasi due terzi gli appartamenti invenduti

    Torri Faro, San Benigno: quasi due terzi gli appartamenti invenduti

    torri-faroDue torri a pianta semicircolare, rispettivamente di 20 e 18 piani, raccordate da un’ampia piazza parzialmente coperta, sopraelevata rispetto alla rete viaria: questo il progetto architettonico di Torri Faro, per l’edilizia residenziale, commerciale e servizi vari. Un complesso che si affaccia su Via di Francia, nel centro del quartiere di San Benigno, a due passi da Lanterna e Matitone. San Benigno è il paradigma della crisi, dicono alcuni: area sovraffollata di costruzioni ambiziose e con lo sguardo rivolto verso il futuro, non riesce a diventare il centro di prestigio progettato negli anni ottanta e la “City” nostrana che si era candidata a essere.
    Per quanto riguarda il caso della costruzione delle due Torri, essa ha avuto inizio il 16 febbraio 2009 e si avvia oggi verso la conclusione, che era stata già prevista sempre per il febbraio 2013. Ma a che punto sono le trattative e le vendite? In clima di crisi generale e di affanno del mercato immobiliare, il rischio di un flop per committenti e appaltatori potrebbe essere dietro l’angolo.

    IL CONTESTO URBANISTICO E LA COSTRUZIONE

    Circa 145 appartamenti (76 nella Torre A, dal piano 2 al 20, e 69 appartamenti nella Torre B, dal piano 2 al 18), con un vasto ventaglio di tipologie abitative, per tutte le esigenze, dal mono- al quadrilocale, all’attico. I prezzi: circa 3-3,5 mila euro al mq, per una metratura che va dai 40 (+ 16) mq del monolocale, ai 155 (+ 39 di loggia + 15 di balcone + 80 di terrazzo soprastante) per l’attico, con proposte più o meno di lusso e articolate a seconda delle esigenze degli acquirenti. Dai 161 mila euro per il monolocale, 172 mila per il bilocale, 325 mila e 680 mila rispettivamente per tri- e quadrilocale, fino al milione e 250 mila euro per l’attico, a cui sono da aggiungere costi accessori e iva. Il prezzo per mq, confrontato con quello di altri quartieri di Genova (dati aggiornati al marzo 2013), si avvicina a quelli di centro storico-Carignano (attorno ai 3 mila euro/mq), e di Albaro (3,5 mila euro/mq), mentre è ben diversa la tariffa media al mq nel quartiere di Sampierdarena e San Teodoro, nel Municipio Centro Ovest: meno di 2 mila euro/mq.
    Nel caso delle Torri Faro, si tratta di un complesso polifunzionale: il piano terra e il primo piano sono stati pensati per ospitare studi professionali, agenzie di viaggio e istituti di credito, con parcheggi e box auto privati e pubblici nel silos interrato. Ai piani superiori, abitazioni private. “In perfetto equilibrio tra razionalità ed eleganza, il complesso è stato progettato in armonia con il territorio secondo uno stile coerente ed unitario” con tanto di zone verdi attrezzate, strutture turistico-alberghiere, spazi commerciali ed espositivi, per il riordino e riqualificazione del quartiere: così si legge sul sito web per promuovere la costruzione di Torri Faro. Ma la percezione della cittadinanza non sembra in linea con questa visione: stufi della massiccia edificazione di grandi costruzioni, i residenti/lavoratori della zona non sembrano condividere questo entusiasmo e lamentano la scarsa integrazione nel paesaggio urbano.

    LA SITUAZIONE ATTUALE: STATO DELLE VENDITE E FINE LAVORI

    cantiere-torri-faroPensato secondo avanzati canoni di bioedilizia (le facciate di tipo ventilato sia delle murature interne che esterne, le coibentazioni termo-acustiche, l’impiego di pannelli fotovoltaici e la predisposizione domotica), Torri Faro è stato costruito dalla ditta emiliana Unieco e dalla lombarda Lamaro Group, entrambe storiche aziende attive nel campo dell’edilizia residenziale, commerciale e infrastrutturale. L’agenzia immobiliare che sta curando la vendita degli immobili è Sintesis, a Genova in Via Pietro Chiesa, sempre in zona San Benigno, che da ormai quattro anni (quindi da ancora prima che iniziassero i lavori veri e propri) segue la questione e si occupa delle vendite degli appartamenti.

    Dal 2009, stando alle informazioni in nostro possesso, dei 145 appartamenti totali ne sarebbero stati venduti 60, dislocati tra Torre A e B. Dai dati acquisiti risulta che ci siano appartamenti invenduti in entrambe le torri e di tutte le tipologie, dal monolocale al super-attico, anche se ovviamente i più venduti sono stati gli appartamenti di piccola taglia, monolocali e bilocali, in linea con il momento di forte crisi economica, con ricadute sul mercato immobiliare. Stessa sorte è toccata ai locali a piano terra e primo piano che, previsti da progetto a uso commerciale, ci è stato detto essere ancora vuoti: l’amministrazione comunale ha richiesto che una quota degli spazi totali fosse adibita a servizi e uffici, ma finora non risultano venduti.

    La consegna vera e propria di Unieco e Lamaro è fissata al più tardi per il luglio 2013, mese in cui il cantiere verrà ufficialmente chiuso e i proprietari degli appartamenti potranno entrare a tutti gli effetti nelle loro nuove abitazioni. I costruttori, però, hanno intenzione di procedere speditamente e ultimare il tutto già prima dell’estate. Il cantiere si sarebbe dovuto chiudere già lo scorso febbraio, ma ci sono stati vari rallentamenti e problemi tra impresa esecutrice e ditte in subappalto che hanno seguito i lavori, che sono degenerati nel caso dei tre operai che non più tardi di qualche settimana fa hanno minacciato di gettarsi da una delle gru ancora presenti nel cantiere delle Torri Faro. Il motivo sarebbe l’asserito mancato pagamento da parte dell’azienda, che avrebbe costretto i lavoratori a minacciare il gesto estremo. Tra varie problematiche, i lavori hanno subito uno stop da ultimo nel mese di aprile, ma saranno ripresi già a maggio, quando saranno ultimati definitivamente gli esterni. All’interno, gli appartamenti sono pronti e in attesa di essere assegnati.

    Sara Trotta, Presidente della Commissione Urbanistica del Municipio Centro Ovest, ci racconta qual è il punto di vista dell’amministrazione pubblica: «Le Torri sono una proprietà privata, nella cui costruzione le amministrazioni non sono coinvolte, se non per quanto riguarda la concessione di spazi e l’accollo degli oneri di urbanizzazione. Non ci riguarda tutto ciò che a che fare con le modalità di costruzione, la tempistica e la vendita, ma abbiamo voce in capitolo per quanto riguarda la toponomastica: proprio pochi giorni fa è stato scelto il nome ufficiale per la strada che attraversa le due costruzioni, che si chiamerà Via Baldini, in omaggio all’ex Presidente della Croce d’Oro Roberto Baldini, cui era già stata dedicata nel marzo 2012 una sala consiliare. Siamo contenti di poter omaggiare in questo modo una personalità così importante soprattutto per Sampierdarena».

     

    Elettra Antognetti

  • Art meeting point: un appuntamento fisso per le idee degli artisti

    Art meeting point: un appuntamento fisso per le idee degli artisti

    vanuart-2Pittori e illustratori, videomaker e performer, poeti e scrittori. E così via. A Genova vivono e operano moltissimi artisti – di ogni età e specializzati negli ambiti più vari – che si impegnano malgrado la crisi politica/economica e le difficoltà nel trovare spazi, finanziamenti e opportunità (ne parlavamo di recente su Era Superba a proposito dei teatri).

    Dare voce a queste opportunità è lo scopo principale del nuovo progetto di Vanuart, che in pochi mesi ha rivoluzionato il modo di vivere l’arte in città: attraverso un numero di collaborazioni in continua crescita – fra artisti, gestori di attività commerciali e istituzioni – sta prendendo forma l’idea di “trasformare Genova in una galleria d’arte en plein air“.

    vanuart-4A quasi un mese dall’inaugurazione della nuova sede in vico del Fico – uno spazio che si affaccia in piazza delle Lavandaie, tra via Ravecca e i Giardini Luzzati – nel pomeriggio di ieri, mercoledì 10 aprile, è partito Art Meeting Point.

    Di che si tratta? Ogni mercoledì pomeriggio (intorno alle 17-18) chiunque fa arte o ha un’idea legata alla creatività può venire a Vanuart e proporre il suo progetto.

    Ieri si è svolto il primo incontro, dove Sabrina – fondatrice di Vanuart – ha illustrato i passi futuri dell’associazione: la mostra itinerante di arte visiva Il seme del cambiamento, aperta al pubblico per tutto il mese di aprile in vari locali del centro e del centro storico (Berio Cafè, Gradisca e altri), sarà poi allestita in altri quartieri della città, tra cui Nervi e Sampierdarena. I prossimi eventi saranno la proiezione di poesie sui muri dei Palazzi della città ed eventi musicali in piazza delle Lavandaie.

    vanuart-3Il meeting point ha visto la presenza di una decina di artisti – tra illustratori, musicisti, fotografi e così via – ciascuno dei quali ha proposto un’idea sotto forma di post-it appeso alla porta di Vanuart. Lo staff dell’associazione si occuperà di trasformare queste idee in progetti concreti, con l’aiuto degli artisti interessati a prendervi parte.

    Alcuni esempi: decorare con illustrazioni e poesie i pannelli dei cantieri abbandonati, un progetto di narrazione dei tetti di Genova, corsi per artisti che vogliono comunicarsi attraverso il web, performance artistiche a km zero. Anche io ho proposto una mia idea, per creare spazi e occasioni di confronto per chi scrive opere di prosa.

    L’appuntamento è dunque ogni mercoledì presso la sede di Vanuart. Si può portare un’idea, ma anche uno strumento musicale, le proprie poesie da leggere, esempi di opere realizzate da mostrare agli altri. Scopo di Art meeting point è diventare un appuntamento fisso per far conoscere tra loro gli artisti che operano a Genova e “unire le forze” per dare luogo a nuovi eventi e iniziative.

    Marta Traverso

  • Servizio civile, bando regionale: via al finanziamento in Liguria

    Servizio civile, bando regionale: via al finanziamento in Liguria

    futuroLa Regione Liguria promuove il servizio civile regionale, ossia quell’insieme di progetti finanziati dagli enti locali e rivolti alle persone che non hanno i requisiti per accedere al bando di servizio civile nazionale (per esempio ragazzi minorenni).

    Nella seduta di Giunta dello scorso venerdì 5 aprile, l’Assessore Lorena Rambaudi ha sbloccato un finanziamento di 230mila euro per il servizio civile regionale, allo scopo di attivare un bando per gli enti di servizio civile accreditati della Regione. Gli enti potranno presentare i loro progetti – rivolti a studenti delle scuole superiori di età compresa tra i 16 e i 18 anni – entro martedì 30 aprile 2013. A seguire verrà pubblicata la graduatoria dei progetti ammessi al finanziamento, infine il bando.

    Al momento, invece, non vi sono certezze per quanto riguarda il bando 2013 di servizio civile nazionale: lo scorso 25 marzo l’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile ha approvato una graduatoria “provvisoria” dei progetti ammessi (1.624 sui 1.756 presentati), mentre il 28 marzo il Ministro Andrea Riccardi ha garantito lo stanziamento di 50 milioni di euro per i progetti di quest’anno: 30 milioni arrivano dal Fondo solidarietà vittime di mafia e 20 milioni dal Fondo mecenati per l’impresa giovanile. Si presume che il bando potrebbe essere attivo da maggio, ma non si sa ancora quanti posti saranno messi a bando e quanti progetti saranno dunque approvati.

    Sono infine state depositate la motivazioni della sentenza che riguarda l’inclusione di cittadini stranieri al servizio civile: la Corte d’Appello di Milano ha stabilito che il fine ultimo del servizio civile non è tanto la “difesa della patria” – ragione per cui al concetto di patria si associa inevitabilmente la cittadinanza nello Stato – quanto piuttosto a “doveri di solidarietà sociale” che accomunano tutti coloro che risiedono in uno Stato e non solo i cittadini in senso stretto.

  • Free Futool: quaderni gratis agli studenti, una startup di Genova

    Free Futool: quaderni gratis agli studenti, una startup di Genova

    rapporti-studi-dati-statisticheQuattro studenti genovesi, amici da sempre ma che studiano in facoltà diverse, nell’indecisione sul da farsi dopo la laurea decidono di giocare a Una startup al giorno: una catena quotidiana di mail in cui ciascuno di loro deve obbligatoriamente proporre agli altri tre un’idea imprenditoriale.

    Da questo gioco tra amici è nato Free Futool, una startup made in Genova che al suo secondo anno di attività ha portato in cinque città italiane un progetto (quasi) completamente offline: distribuzione gratuita di quaderni agli studenti universitari, un progetto finanziato attraverso sponsor che nei quaderni inseriscono inserzioni pubblicitarie e coupon di sconto per i loro prodotti. Su Era Superba vi avevamo già parlato di questo progetto, che era stato raccontato agli studenti del Liceo classico D’Oria durante un’assemblea di istituto.

    Oggi, lunedì 8 aprile 2013, è iniziata la nuova distribuzione: oltre alle già consolidate Genova, Torino e Milano, Free Futool in questa nuova edizione arriva anche a Padova e Firenze. «In questo momento mi trovo a Padova e ho già distribuito circa duemila quaderni presso l’Università. I miei soci sono a Torino e Firenze, mentre dalla prossima settimana partiremo con Genova e Milano – ci spiega Tobia Lorenzani, responsabile marketing di Free Futool – Rispetto alle scorse edizioni abbiamo aumentato la tiratura di 30.000 copie, per un totale di 80.000 quaderni, e aggiunto queste due importanti città universitarie alla catena di distribuzione. Si tratta di un progetto che ci dà molte soddisfazioni perché ci consente di fornire uno strumento gratuito agli studenti: uno strumento che – dai feedback che riceviamo – risulta essere sempre più usato».

    Insieme a Tobia lavorano a Free Futool Jacopo Sterlocchi, Paolo Trombetta e Federico Bini, che rispettivamente si occupano di design, management e parte finanziaria.

    Marta Traverso

  • Nervi, piscina del porticciolo: il Municipio lavora per la riapertura

    Nervi, piscina del porticciolo: il Municipio lavora per la riapertura

    NerviNervi: dalla passeggiata Anita Garibaldi, arrivati al bel Porticciolo, con suggestiva vista sulla riviera, Portofino sullo sfondo. Mamme, bambini, nonni, tra il fermento generale di bar, edicole, stabilimenti balneari: a Nervi sembra estate tutto l’anno. Un angolo di paradiso e di perfezione quasi spasmodica. Sì, ma a uno sguardo più attento, ecco una nota dissonante: svoltando su via Caboto, continuando a costeggiare il Porticciolo, eccola là, la piscina Mario Massa.

    In passato sede di tanti successi della Società Sportiva Nervi, ha ospitato molte gare agonistiche, di pallanuoto soprattutto, in quella esclusiva posizione con vista direttamente sul mare. Piscina di acqua di mare, dotata di tribune laterali su tre livelli, è stata costruita negli anni ’60: ancora prima la squadra nerviese si allenava già nel Porticciolo, ma in mare, e la costruzione dell’impianto è avvenuta solo in un secondo tempo. Proprio la Sportiva Nervi si è occupata della gestione dell’impianto Mario Massa dal 2002 fino al 31 dicembre 2011 (con una proroga alla fine di giugno 2012), poi  lasciandola nelle mani dell’amministrazione comunale. La piscina non è più a norma di regolamento per ospitare partite di serie A e il Nervi è emigrato prima alla Sciorba, poi a Sori. Bisognosa di un restauro dai costi ingenti, la piscina del Porticciolo è stata gradualmente abbandonata. Chiusa dal 15 maggio 2012, i nerviesi –e i genovesi tutti- sono in attesa di sapere quali saranno le sorti della vasca di Via Caboto, cui non sembrano intenzionati a rinunciare.

    RIPERCORRIAMO LA STORIA RECENTE

    nervi-porticciolo-A1Nel 2002 la Società Sportiva Nervi aveva preso in gestione lo stabilimento natatorio, facendosi carico di costi di amministrazione dell’ordine di 100 mila euro all’ anno (quadruplicati a sfiorare i 400 mila nel 2012).  Molti anni di glorie, successi e prestigio, seguiti però da una brusca e recente inversione di rotta: soprattutto questi ultimi, sono stati anni di polemiche, con “focolai di proteste” che si riattizzano sempre in concomitanza dell’avvento della stagione estiva.

    Nel 2011 parlava così l’ex Presidente del Municipio IX Levante, Francesco Carleo: «Nervi avrà un nuovo porticciolo. Il piazzale deve restare libero e le barche devono essere ormeggiate in mare», prevedendo per la rinascita del porticciolo anche il trasferimento della piscina Mario Massa da via Caboto all’ex Stabilimento Aura. All’epoca ci si appellava al Puc per spostare la vasca all’Aura di Via del Commercio e aumentarne la capienza ad un numero di oltre 500 spettatori, con tanto di polo di servizi pubblici e l’inserimento di centri urbani e commerciali. Un bel progetto di riqualifica e valorizzazione, che certo non è stato esente dall’incontrare polemiche, e che è andato pian piano morendo. Nel maggio 2012, poi, la piscina è stata chiusa (per la precisione, il 15 maggio) a causa degli elevati costi di gestione. A quel tempo risale anche l’uscita dalla gestione della Sportiva e il passaggio, al 20 giugno 2012, al Comune. Subito, la mobilitazione generale, con tanto di pagina facebook “Salviamo la piscina Massa di Nervi” e raccolta firme (un successo, superando quota mille) nel quartiere.

    La chiusura è stata però inevitabile: le criticità tecniche dell’impianto non hanno permesso un adeguato intervento sanatorio. Più difficile e dispendioso adeguare la vasca alla norme vigenti, che trasferire gli allenamenti e le varie attività in altri impianti cittadini. Restava, però, il fermo no da parte della cittadinanza alla chiusura dell’impianto natatorio e alla soluzione-palliativo di riportare in vita la vasca solo per la stagione estiva alle porte. C’era una richiesta pressante di intervento all’amministrazione competente, che doveva decidere se investire ingenti somme per risanare le falle della piscina, oppure chiuderla definitivamente andando contro il volere collettivo, o ancora sperare nell’arrivo di soggetti privati, interessati all’acquisto o alla gestione del sito e disposti a erogare finanziamenti di tasca propria.

    I PROGETTI PER IL FUTURO

    NerviNerio Farinelli, presidente del Municipio IX Levante, ci illustra i progetti per il futuro. «Attualmente sono due le questioni da risolvere. La prima, il fatto che la precedente gestione della Sportiva ci ha lasciato da coprire un buco di 220 mila euro, da pagare alla società Mediterranea delle Acque, che ha il monopolio per la gestione delle acque e l’erogazione dei contratti per le forniture. Dobbiamo ottemperare al pagamento e reperire i fondi, prima di procedere con la riapertura degli impianti. In secondo luogo, vogliamo rispettare l’impegno contratto con i cittadini lo scorso 10 gennaio, nel corso dell’assemblea con la cittadinanza, che chiede la riapertura della vasca ad uso balneareLo scorso 2 aprile ho inviato una mail agli assessori Crivello, Boero, Bernini e Garotta, chiedendo un incontro per definire i termini della riapertura e valutare lo stato attuale. Dall’ispezione svolta recentemente, è risultato che lo stato della piscina è buono e non ci sono grandi interventi da apportare. I presupposti per la riapertura ci sono».

    L’amministrazione, quindi, è al lavoro: diverse le soluzioni in ballo e sono in corso le fasi di valutazione degli interventi possibili. Tra le idee, era stata adombrata anche quella –certamente ambiziosa- della trasformazione della piscina in un silos adibito a rimessaggio barche, con campo da calcio in erba sintetica sulla copertura, prontamente smentita dall’amministrazione.

     

    Elettra Antognetti
    [foto di Andrea Vagni e Daniele Orlandi]

  • Castelletto, Valletta San Nicola: il Comune apre al progetto dei cittadini

    Castelletto, Valletta San Nicola: il Comune apre al progetto dei cittadini

    Valletta Carbonara San NicolaUn passo avanti verso la salvaguardia di Valletta San Nicola – il polmone verde di Castelletto alle spalle dell’ex Albergo dei Poveri – contro le ipotesi di cementificazione paventate nel corso degli anni dalla proprietà, l’istituto Asp Brignole che, vista la profonda crisi economica, intende monetizzare al massimo il valore dell’area. È quello compiuto venerdì scorso, quando le Commissioni Consiliari del Comune di Genova “Promozione della città” e “Territorio”, hanno ascoltato il Comitato Le Serre di San Nicola, il quale – con la collaborazione di Isde – Medici per l’ambiente, Italia Nostra, Legambiente, Movimento Decrescita Felice – ha redatto un progetto interessante ed articolato, già presentato alla cittadinanza il 14 febbraio scorso, che prevede la trasformazione della valletta in spazio pubblico di aggregazione sociale e modello di gestione sostenibile attento alle sue risorse agricole, alla sua storia, alle sue caratteristiche ambientali.
    Ma per concretizzarlo occorre cancellare dal progetto preliminare di PUC, approvato dall’ex Giunta Vincenzi, qualsiasi previsione di nuove edificazioni, attraverso un processo di revisione del piano urbanistico alla luce delle numerose osservazioni arrivate sui tavoli degli uffici comunali, da ogni parte della città.

    «L’incontro è andato benissimo – afferma soddisfatto Franco Montagnani del Comitato Le Serre di San Nicola – abbiamo illustrato il progetto riscontrando l’apprezzamento dei consiglieri di maggioranza e opposizione che sembrano condividere le linee di sviluppo e sostenibilità immaginate da cittadini e associazioni per il futuro del polmone verde di Castelletto»
    «Il vicesindaco Stefano Bernini si è detto disponibile a seguire un percorso partecipativo che tenga in dovuta considerazione le osservazioni al PUC – racconta Montagnani – A questo proposito la zona della Valletta potrebbe non essere più denominata Distretto di Trasformazione». Bernini ha aggiunto che l’intenzione del Comune è quella di acquisire i diritti di calpestio della Valletta – dell’intera area e non solo della parte dove oggi si trovano i vivai comunali – per poter usufruire della superficie ai fini di una sua valorizzazione.

    Valletta Carbonara San NicolaDa ricordare l’intervento di Massimo Quaini, professore dell’Università di Genova, nonché uno dei più noti geografi italiani, il quale ha auspicato la creazione di un osservatorio sul paesaggio agricolo con sede all’interno di Valletta San Nicola, da realizzarsi in sinergia con il progetto del Comitato Le Serre.

    Per il professor Quaini gli osservatori sul paesaggio (previsti dalla Convenzione Europea del Paesaggio del 2000) se ben interpretati «Possono essere degli strumenti molto importanti di autoconsapevolezza delle persone nei confronti della grande eredità costituita dai paesaggi».

     

    Marianna Pederzolli, giovane consigliere della Lista Doria, ha parlato di “bel buco verde della città”. «Un’espressione che calza a pennello per Valletta San Nicola – spiega Montagnani – questo luogo ha una sua storia, una sua vocazione, è uno stimolo per l’aggregazione sociale ed una fonte di vita per la città che non deve essere “riempito” con nuovo cemento. Può essere il simbolo di un decisivo cambio di rotta: non si devono più sacrificare gli spazi aperti della città per risanare bilanci o favorire speculazioni edilizie».
    Alcuni consiglieri sono pronti a presentare una mozione sul tema e, vista l’unità di intenti dimostrata, probabilmente l’iniziativa sarà accolta in maniera favorevole dall’intero consiglio.
    Venerdì i membri delle commissioni consiliari di Palazzo Tursi hanno avuto l’occasione di visitare da vicino Valletta San Nicola, rendendosi conto in prima persona della bellezza del luogo. «Adesso possiedono tutti gli elementi necessari per poter valutare nella maniera migliore il da farsi – conclude Montagnani – auspichiamo che alle parole seguano i fatti ed al più presto possa partire il percorso partecipativo, il primo passo verso la realizzazione del nostro progetto».

     

    Matteo Quadrone

  • Centro Storico, giardini Luzzati: associazioni e istituzioni a confronto

    Centro Storico, giardini Luzzati: associazioni e istituzioni a confronto

    doria-leoncini-montoliSi è tenuto venerdi l’incontro inaugurale di presentazione delle iniziative legate al primo compleanno dei Giardini Luzzati insieme al presidente del municipio I Simone Leoncini e al sindaco Marco Doria: per tutti un’occasione per conoscere meglio non solo le attività quotidiane legate allo spazio sopra Piazza delle Erbe – assegnato in gestione all’associazione Il Ce.Sto – ma soprattutto per incontrare alcuni dei soggetti che nei caruggi genovesi svolgono le loro attività di aggregazione.

    Scopo dell’incontro è stato il tentativo di fare rete tra tutti coloro che, producendo cultura dal basso e impegno sociale finalizzato alla riqualificazione di quartieri ad alto tasso di criticità, contribuiscono alla crescita di vivibilità del centro storico.

    Ed è proprio con questo spirito che sono nate soggettività come l’Associazione Giardini Luzzati che, come ricorda il presidente Marco Montoli, «offre socialità ai giovani non solo somministrando alcolici il venerdì sera ma offrendo arte e cultura, spazio pubblico di incontro tra persone, tramite l’organizzazione di iniziative legate al mondo dell’infanzia, dello sport accessibile per tutti e a percorsi di consumo etico.»
    Su diversi fronti, ma con il medesimo obiettivo di apertura di spazi fisici e relazionali, si muovono anche tutti gli altri soggetti che hanno partecipato all’incontro: l’associazione Giardini Baltimora, “Down Plastic Town”, insieme ad un gruppo di architetti, sta ad esempio sperimentando un progetto reversibile di installazioni per rendere quelli che sono conosciuti con l’evocativo nome di Giardini di Plastica, un luogo di incontro in cui poter spendere del tempo di qualità, coi propri figli o con gli animali domestici.

    Immancabile la presenza di Domenico “Megu” Chionetti che, con la comunità di San Benedetto di Don Gallo, ha dato vita GhettUp, casa di quartiere nei meandri di una zona difficile come quella del Ghetto, dove si svolgono attività di pulizia delle strade, laboratori per bambini, sportello per Trans; ma l’attività di cui Chionetti si è dimostrato più orgoglioso riguarda la rivoluzionaria tecnica, da lui messa a punto e forse in via di brevetto, per derattizzare le strade: cazzuolate di calcestruzzo nelle crepe delle strade per impedire ai topi di percorrere le vie cittadine.

    giardini-luzzatiOltre ai tanti soggetti riconosciuti, come il laboratorio Formicopoli, Vico Papa e Via Prè, sono intervenuti gli studenti di architettura che hanno trasformato in un orto urbano il giardino incolto e recintato a fianco alla facoltà di Architettura: i Giardini di Babilonia. I ragazzi si sono limitati a leggere un comunicato, il cui tono provocatorio non è stato colto dai presenti. Gli studenti hanno tentato di evidenziare come spesso si debba ricorrere a pratiche illegali, per poter sottrarre tempo e spazio di vita ad un modello di sviluppo che si arricchisce grazie alla deprivazione di tempo e spazio; è il caso appunto dei Giardini di Babilonia, nati scavalcando un cancello, aprendo un lucchetto e restituendo alla collettività , senza chiedere permesso alle istituzioni, un giardino in cui si pratica solidarietà gratuita, partecipazione quotidiana ed autogestione. «Oggi, un semplice, incantevole giardino, per restare un giardino, deve attraversare cancelli, inferriate, fili spinati, incontri, lucchetti, discussioni, chiavi, telefonate, confronti, tavole rotonde, contratti, diatribe, convenzioni, concessioni, comodati d’uso, affidi, uffici, permessi, firme, timbri, approvazioni, appuntamenti, vincoli, richieste, responsabilità, aperture, chiusure, fili spinati, inferriate, cancelli. Era un giardino, è un giardino, sarà un giardino?»
    Dopo la presentazione di tutti i progetti, Marco Doria, avvalendosi del suo espediente retorico preferito, la metafora, ha paragonato l’Italia alla frana che si è abbattuta in via del Lagaccio, considerando come l’emergenzialità debba costituire una spinta verso il ripensamento di se stessi, con la consapevolezza che l’odierno sistema di gestione degli spazi sia giunto ormai al capolinea… «Ma non basta mandare a fare in culo le cariche politiche e non basta mobilitare in dimensione collettiva le energie. Bisogna avere un rapporto positivo con le istituzioni, perché ne abbiamo tutti molto bisogno».

    A margine della conferenza, i ragazzi dei Giardini di Babilonia hanno affermato di aver partecipato all’incontro senza illudersi di ricevere risposte da parte di quelle stesse istituzioni che hanno dovuto travalicare insieme al cancello, per liberare lo spazio di architettura e che quindi le loro non-aspettative sarebbero state rispettate appieno: «Non ci aspettavamo molto, volevamo solo fare chiarezza sul fatto che stiamo dando vita ad un progetto in modo veramente autonomo, perché se fosse stato per le istituzioni, saremmo ancora qua ad aspettare il permesso ufficiale e invece esistiamo da più di un anno. Sabato 11 aprile presenteremo le nostre prossime iniziative».

     

    Chiara Guatelli

  • Matefitness: palestra della matematica, nuova sede a Brescia

    Matefitness: palestra della matematica, nuova sede a Brescia

    MatefitnessMateFitness raddoppia: la palestra della matematica genovese, inaugurata nel 2006 a Palazzo Ducale, apre sabato 6 aprile 2013 una seconda sede a Brescia.

    Un traguardo importante per il Cnr, che sette anni fa ha scommesso su questo progetto di uno spazio permanente per la divulgazione della matematica. Uno staff di 4 persone più una trentina di animatori scientifici, che si occupano delle svariate attività di Matefitness, dai laboratori didattici in sede a quelli con le scuole, fino a progetti di ricerca.

    Matefitness ha ottenuto negli anni collaborazioni di pregio (come quella con il Festival della Scienza) e importanti riconoscimenti, tra cui nel 2008 il Parksmania Award per la migliore attività didattica dell’anno (per il progetto Le geometrie del mare in collaborazione con Acquario di Genova) e nel 2011  100.000 dollari da Google, unico progetto italiano selezionato tra le “organizzazioni operanti nel campo dell’educazione scientifica che stanno cambiando il mondo”.

    La nuova sede di Matefitness sarà aperta presso AmbienteParco (Largo Torrelunga 7, Brescia): un progetto reso possibile grazie al supporto della Fondazione ASM e al patrocinio del Comune di Brescia, dell’Università di Brescia e dell’Università Cattolica di Milano. «L’idea di aprire altre palestre, oltre a quella di Genova, fa parte del progetto Matefitness fin dalla sua origine – ci spiega il project manager Giovanni Filocamo – Avevamo già organizzato eventi ed exhibit ad Ambiente Parco, è uno spazio in piena sintonia con il nostro modo di lavorare: è stato un “caso” che la seconda palestra della matematica sia stata aperta lì, ma è al tempo stesso molto bello».

    Fino a giugno la palestra sarà aperta al pubblico tutti i fine settimana, per le attività didattiche guidate da animatori scientifici analoghe a quelle che si svolgono presso la sede di Palazzo Ducale. A partire da settembre inizieranno anche i laboratori con le scuole.

    La volontà di attivare una rete di palestre per la divulgazione della matematica è da sempre nel DNA del progetto MateFitness, che negli anni ha ottenuto importanti riconoscimenti e messo a punto un modello organizzativo pronto all’esportazione. «Stiamo lavorando per nuove aperture ed entro fine anno speriamo di inaugurare altre 4-5 palestre in altrettante città. L’allestimento e le attività di una palestra della matematica sono meno onerose rispetto a quelle di un museo o di un grande centro divulgativo, questo è uno degli aspetti che rendono possibile progettare nuove aperture nonostante la crisi. L’obiettivo è portare Matefitness in tutta Italia e all’estero, per creare un circolo virtuoso di idee e laboratori. Finora abbiamo realizzato 400 attività ludiche interattive: in futuro, chiunque proponga un’idea può vederla trasformata in un’attività didattica divulgata in tutte le sedi che si “prestano” a realizzarla».

    Marta Traverso

  • Patto dei Sindaci: iniziativa europea per la riduzione delle emissioni

    Patto dei Sindaci: iniziativa europea per la riduzione delle emissioni

    Contrasto tra vecchio e nuovo a GenovaIl Patto dei Sindaci (Convenant of Mayors) è un’iniziativa promossa dalla Commissione Europea per sensibilizzare città e Comuni sul tema della sostenibilità energetica e ambientale. L’iniziativa (preceduta dall’adozione da parte dell’Unione Europea del documento “Energia per un mondo che cambia” in data 9 marzo 2007) deve la sua denominazione al fatto che coinvolge direttamente i sindaci di vari Comuni dislocati su tutto il territorio nazionale e internazionale, i quali si assumono in prima persona l’onere di adottare misure per far fronte al cambiamento climatico in atto, con il miglioramento della situazione ambientale. Lanciato dalla Commissione il 29 gennaio 2008 nell’ambito della seconda edizione della Settimana europea dell’energia sostenibile, il Patto contava all’epoca l’adesione di un numero di Comuni (dalle piccole comunità, alle grandi realtà metropolitane) pari a circa 1600 (oggi già più di 4 mila), di cui 20 sono capitali europee. Al programma aderiscono, inoltre, anche numerose città di paesi non membri dell’UE, con una mobilitazione totale di oltre 140 milioni di cittadini. Grazie al progetto, le amministrazioni locali hanno l’opportunità di impegnarsi concretamente nella lotta al cambiamento climatico attraverso interventi che modernizzano la gestione amministrativa e influiscono positivamente sulla qualità della vita dei cittadini: lo scopo principale è quello di raggiungere gli obiettivi europei denominati “20-20-20”, per una riduzione delle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera di almeno il 20% entro il 2020 e un contestuale aumento dell’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile.

    Anche la città di Genova ha aderito a quest’iniziativa, che coinvolge oltre ai Sindaci dei 25 Comuni aderenti, anche Provincia e Unione Europea. In primis, a ciascuna amministrazione comunale viene chiesto l’avvio di un percorso energetico-ambientale, seguito da un’attenta pianificazione e dal monitoraggio dei risultati fino al termine del progetto, previsto per il 2020. Altro soggetto, la Provincia di Genova, che ha sottoscritto un accordo bilaterale con la Commissione Europea ed è stata nominata Coordinatore Territoriale (Struttura di Supporto) del Patto dei Sindaci, con il compito di aiutare i vari Comuni nel loro iter. Il tutto sotto l’occhio vigile del terzo partner, l’Unione Europea. Entro un anno dall’adesione, i Comuni devono predisporre il PAES (il Programma di Azione per l’energia Sostenibile) e iniziare a tutti gli effetti il loro percorso verso una maggiore sostenibilità.

    L’iniziativa ha, fino ad ora, riscosso ampio successo e vasta eco su tutto il territorio nazionale: i comuni italiani che hanno presentato i loro PAES sono molti, da Maranello e Torino, passando per Pesaro, Urbino, fino a Fano e Ancona. Per quanto riguarda il caso specifico della Liguria, i firmatari sono: Arenzano, Camogli, Campo Ligure, Campomorone, Casarza Ligure, Ceranesi, Cogoleto, Davagna, Genova, Lavagna, Leivi, Masone, Mele, Moneglia, Montoggio, Neirone, Recco, Ronco Scrivia, Rossiglione, San Colombano Certenoli, Serra Riccò, Sestri Levante, Tiglieto, Tribogna, Uscio.

    Dario Miroglio, responsabile del progetto per la Provincia di Genova, ci racconta cos’è il Patto dei Sindaci. «Ci stiamo muovendo su tre linee di intervento: nel settore pubblico, intervenendo sugli edifici amministrativi (riducendo i consumi complessivi di circa l’1, 2%), su quello sia pubblico  che privato, investendo sulla produzione di energia rinnovabile mediante l’adozione di solare termico e del fotovoltaico, e su quello privato, a livello condominiale. L’interesse principale è per gli edifici: abbiamo stilato un inventario con le emissioni provinciali di CO2 e abbiamo constatato che da soli gli edifici sfiorano un livello di emissioni pari alla metà del totale provinciale. Per questo, abbiamo iniziato ad agire sugli edifici della pubblica amministrazione, caso pilota per invogliare anche i privati a intraprendere lo stesso percorso. Poi ci siamo rivolti al privato: in collaborazione con Legambiente, abbiamo favorito l’acquisto del solare e la creazione di gruppi per il supporto tecnico ai cittadini. Per quanto riguarda i condomini, abbiamo iniziato un percorso di intervento in sinergia con Camera di Commercio e Carige: abbiamo creato un fondo di garanzia per ovviare alla mancanza di fondi e permettere alle aziende appaltatrici di realizzare interventi energetici sofisticati, senza obbligare i residenti all’esborso diretto. Le aziende sono pagate tramite il fondo di garanzia provinciale, e la Provincia ottiene indietro i soldi anticipati, grazie ai risparmi in bolletta conseguenti agli interventi. Un sistema complesso, una rete di progetti, un articolato interscambio di competenze su più livelli amministrativi: nonostante la scarsa informazione e l’arretratezza italiana sul tema del risparmio energetico, siamo fiduciosi e stiamo andando nella giusta direzione».

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    IL PROGETTO

    Questo l’iter da seguire: per prima cosa, i Comuni firmatari si impegnano a presentare all’amministrazione comunale il proprio Piano d’azione, che interessa l’intero territorio cittadino e deve includere proposte concrete – riguardanti sia il settore pubblico sia quello privato- per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. In seguito all’approvazione da parte del consiglio comunale, i Piani devono essere inoltrati entro un anno dalla firma del Patto. Tra i temi che devono essere presi in considerazione: ambiente urbanizzato (inclusi edifici di nuova costruzione e ristrutturazioni di grandi dimensioni); infrastrutture urbane (teleriscaldamento, illuminazione pubblica, reti elettriche intelligenti); pianificazione urbana e territoriale; fonti di energia rinnovabile decentrate; politiche per il trasporto pubblico e privato; mobilità urbana. Il Patto prevede un momento di interazione diretta tra amministrazioni e cittadini-consumatori-aziende e, più in generale, la partecipazione della società civile, coinvolta direttamente e invitata ad adottare comportamenti intelligenti in fatto di energia.

    Nel caso del capoluogo ligure, la Provincia di Genova si occupa attivamente di seguire il processo di sviluppo di PAES, favorendo varie attività di supporto ai Comuni tramite i suoi uffici o la propria Fondazione Muvita, adibita all’attuazione delle politiche del risparmio e dell’efficienza energetica. Principalmente, la Provincia svolge un ruolo di supervisore e di promotore attivo, attraverso la redazione pratica di PAES, non per il Comune di Genova ma per quelle aree più piccole e con più problematiche nell’approccio al tema energetico. Inoltre, si occupa della promozione di gruppi di acquisto solare (GAS) e audit energetici gratuiti per i condomini (in collaborazione con Legambiente), della ricerca di fondi per lo sviluppo di sistemi di gestione dell’energia a livello comunale e, con i risparmi ottenuti da queste politiche di riduzione energetica, promuove progetti autofinanziati di riqualificazione ambientale del patrimonio comunale. È prevista anche l’organizzazione di energy days e altri progetti affini (FamiglieSalvaEnergia, Pedibus, Rete ERRE di sportelli informativi comunali sull’energia intelligente, Go Renewable, “Il clima cambia, cambiamo anche noi!”), per la comunicazione e sensibilizzazione della cittadinanza nei confronti dell’iniziativa. Con le amministrazioni comunali, nell’aprile 2012 la Provincia di Genova ha siglato un Protocollo d’Intesa e formato un Comitato di Coordinamento.

    Genova vista da Apparizione«Il nostro è un lavoro abbastanza complicato e articolato – continua Miroglio – si pensi solo al fatto che oggi i Comuni liguri firmatari sono circa 25, alcuni anche molto piccoli, mentre altri sono più consistenti. C’è grande differenza tra le varie realtà interessate nel progetto, e bisogna tenerne conto: ci sono per esempio Comuni dell’entroterra, e altri costieri, e va da sé che ognuno sia un caso a parte, con determinate esigenze e con diversa disponibilità di risorse. Nostro compito è aiutare soprattutto le realtà più piccole (quindi, con l’esclusione del comune di Genova, tra i pochi in grado di lavorare autonomamente e proficuamente) e meno sensibilizzate riguardo al tema del risparmio energetico, organizzando eventi conoscitivi per invogliare Sindaci e cittadinanza ad adottare misure di risparmio e realizzando i PAES per i singoli Comuni. Da parte loro, i Sindaci hanno il compito di evidenziare realtà particolari e criticità su cui intervenire».

    Il progetto è stato intrapreso dall’amministrazione ligure ormai dal 2008 e sembra avviarsi senza intoppi vero la deadline del 2020. Lunedì 24 giugno 2013, in occasione della Settimana Europea dell’Energia sostenibile, si terrà come ogni anno a Bruxelles la quarta edizione della Cerimonia di firma del Patto dei Sindaci: la cerimonia, che consente ai nuovi firmatari di incontrare i vertici delle istituzioni europee e dare visibilità al loro impegno, rappresenta un’occasione per fare il punto sui traguardi raggiunti e dibattere sui possibili sviluppi futuri, alla presenza di rappresentanti vari (Commissari europei, deputati, sindaci, amministratori nazionali, regionali e locali), Direzione generale per l’Energia della Commissione Europea, Agenzia Esecutiva per la Concorrenza e l’Innovazione (Eaci) e Ufficio del Patto dei Sindaci.

     

    Elettra Antognetti

    [foto di Daniele Orlandi e Diego Arbore]

  • Erasmus 2013: bando aperto per gli studenti dell’Università di Genova

    Erasmus 2013: bando aperto per gli studenti dell’Università di Genova

    Via Balbi, Università di GenovaSono aperte fino a giovedì 11 aprile 2013 le iscrizioni per la domanda di ammissione a Erasmus 2013, il bando che ogni anno assegna borse di mobilità agli studenti universitari che vogliono svolgere un periodo di studio e/o di formazione presso uno dei Paesi partecipanti al Programma.

    I requisiti per presentare domanda sono essere iscritti all’Ateneo genovese, in regola con il pagamento delle tasse universitarie, e non aver mai beneficiato di una borsa di studio Erasmus. Sul sito dell’Università di Genova è consultabile un elenco delle destinazioni Erasmus, suddiviso per Aree (nuova denominazione delle facoltà) e Paesi. Gli studenti possono concorrere solo per le borse proposte nell’ambito dell’Area di appartenenza, così come gli studenti iscritti a Scuole di Specializzazione, Dottorati e Master possono concorrere soltanto per le borse bandite nell’Area affine al loro percorso didattico. Ciascun candidato può indicare nella propria domanda online fino a tre destinazioni in ordine di preferenza.

    La domanda potrà essere presentata esclusivamente on-line sul sito dei servizi online per gli studenti, entro le ore 12 dell’11 aprile. Non saranno prese in considerazione domande che, per qualsiasi causa, dovessero essere compilate oltre il termine e l’ora indicati, né domande inviate per posta o con altre modalità di trasmissione.

    Per maggiori informazioni sul progetto Erasmus, sono previsti incontri informativi nelle singole facoltà entro i termini di scadenza del bando.

    La selezione dei candidati avverrà sulla base del curriculum degli studi, delle conoscenze linguistiche, delle finalità del periodo di studio all’estero (con particolare riferimento alla congruità dell’offerta didattica presso la sede estera con il proprio percorso formativo) e delle motivazioni personali. Durante la fase di selezione, i candidati dovranno sostenere un colloquio obbligatorio.

    Per ciascuna Area è stabilito un numero massimo di borse assegnabili:
    • Architettura n. 35
    • Economia n. 42
    • Farmacia n .10
    • Giurisprudenza n. 58
    • Ingegneria n. 48
    • Lettere e Filosofia n. 30
    • Lingue e Letterature Straniere n. 140
    • Medicina e Chirurgia n. 37
    • Scienze della Formazione n. 34
    • Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali n. 20
    • Scienze Politiche n. 54
    Per ogni Area sarà stilata una graduatoria e nominato un numero di vincitori pari al numero massimo di borse assegnabili. Le graduatorie saranno pubblicate lunedì 22 aprile 2013: tale pubblicazione avrà valore di comunicazione ufficiale agli interessati. Non saranno inviate comunicazioni a domicilio.

    Il periodo di studio all’estero deve avere una durata compresa fra 3 e 12 mesi e svolgersi nel periodo compreso tra il 1 giugno 2013 e il 30 settembre 2014.

    [foto di Daniele Orlandi]