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  • PechaKucha Night: una serata di arte, creatività e bolle di sapone

    PechaKucha Night: una serata di arte, creatività e bolle di sapone

    pechakucha-6Un format nato in Giappone, diffuso in tutto il mondo e che da poco più di un anno è di casa anche a Genova, trovando una collocazione fissa nei Giardini Luzzati.

    Sto parlando del Pechakucha Night, evento giunto alla sesta edizione che prevede la presentazione pubblica di progetti secondo un modello standard, 20 slide in 6 minuti. Ieri sera (giovedì 20 giugno 2013) si è svolta la sesta edizione, preceduta dal concerto di Lorenzo Malvezzi, che ha visto alternarsi 12 progetti legati all’arte, all’associazionismo e all’imprenditoria.

    Si è partiti proprio con gli ospiti della serata: con la prima slide, una foto storica dell’area che oggi ospita i Giardini Luzzati, Marco Montoli ha raccontato l’impegno dell’associazione Il Ce.Sto per rivalutare quest’area del centro storico. I Giardini sono anche il “quartier generale” dell’associazione VintaGe – che si impegna da alcuni anni a promuovere la cultura vintage e la prossima settimana sarà al Porto Antico per la terza edizione di Vintage in Porto (martedì 25 saremo alla conferenza stampa e vi racconteremo maggiori dettagli) – e di GecoEco, startup che promuove la green economy e la mobilità sostenibile attraverso il noleggio e la riparazione di bici elettriche.

    A seguire Manena Hostel: tre ragazzi rimasti senza lavoro, che si sono rimboccati le maniche e hanno cercato (e trovato) alla Maddalena uno spazio idoneo per aprire il primo ostello del centro storico, inaugurato lo scorso novembre a due passi da via Garibaldi. Uno spazio che da subito ha creato una sinergia con Y.E.A.S.T. per i loro progetti di scambio internazionale: Monica e Stefania, tra un bagno nelle bolle di sapone e una t-shirt di solidarietà ai manifestanti di Gezi Park, hanno illustrato le diverse iniziative dell’associazione. Scambi di una o due settimane finanziati dall’Unione Europea, gli eventi artistico-gastronomici DeGustibus e un imminente progetto di mobilità sostenibile in collaborazione con l’associazione Abitanti della Maddalena.

    Passando all’arte è il turno di Vanuart, che illustra le numerose mostre e iniziative proposte in varie zone della città. Proprio grazie all’associazione fondata da Sabrina Losciale si sono conosciuti gli artisti Cri EcoAlessandro Gatti e Federico Patrone, che insieme hanno dato vita al progetto Interazioni, una serie di performance che vedono la commistione di diverse discipline artistiche. Proprio durante uno dei loro primi eventi il sopranista Andrea Giambelli, che accompagnava il trio, è stato “notato ” ingaggiato da una compagnia teatrale di Copenaghen per uno spettacolo che si terrà ad agosto.

    I brani del cantautore Federico Giacobbe si accompagnano alle altre presentazioni della serata. Francesco Rotta, ideatore di cruciverba e giochi di brain training, illustra il suo progetto rivolto ai ristoranti, per creare giochi ad hoc sulle tovagliette di carta. Oimemì, negozio aperto al Carmine lo scorso dicembre che vende t-shirt, pezzi unici realizzati da artisti genovesi o provenienti da ogni parte del mondo.

    Infine due progetti giunti dalla Calabria e da Milano. Pixel è ideato da tre architette calabresi e prevede la riqualificazione dei container come unità abitative, mentre Ivan è un poeta avanguardista che dal 2003 gira l’Italia e il mondo per realizzare performance di poesia viva. Nelle giornate di oggi e domani Ivan sta operando alla Maddalena: come spiega Luca Curtaz, presidente dell’associazione Abitanti della Maddalena «Ivan sta eseguendo dei ritratti poetici di abitanti, esercenti e passanti della Maddalena. L’azione è in atto su serrande di commercianti che hanno dato la loro disponibilità, Luca il fruttivendolo e Beatrice Giannoni ceramista, e sulla palizzata del cantiere dell’asilo in costruzione in vico della Rosa. sono ritratti poetici di persone della Maddalena. Lui presta la sua opera gratuitamente, con il supporto di AMa e Civ Maddalena».

    Marta Traverso

  • Palazzo via Maritano: nuovo progetto, ancora troppo impattante

    Palazzo via Maritano: nuovo progetto, ancora troppo impattante

    via-ortigara-edilizia-begato-d2La rivisitazione progettuale della nuova costruzione prevista tra via Ortigara e via Maritano (presentata il 24 maggio scorso in sede di Conferenza dei Servizi in Seduta Referente) non soddisfa i cittadini e neppure il Municipio Valpolcera.
    L’intervento edilizio – nonostante la riduzione di 1 piano e del numero di alloggi (da 55 a 50, come previsto da una delibera di Giunta comunale del 31 gennaio) – rimane pur sempre troppo impattante per una zona soffocata dalla cementificazione selvaggia.
    Ieri il consiglio municipale della Valpolcevera ha approvato un documento di osservazioni (con i voti favorevoli di Pd, Sel, Fds, Idv, Lega; Pdl assente, Udc astenuto, M5S e Gruppo Misto contrari) che riconosce ai progettisti lo sforzo di ridurre sia il numero degli alloggi sia l’impatto visivo, tuttavia, ribadisce: «… l’edificio che si costruirà in via Maritano, per poter essere considerato accettabile nel contesto, dovrebbe avvicinarsi al profilo del manufatto precedente e quindi dovrebbe essere ancora ridotto almeno di un ulteriore piano, eventualmente ricollocando le unità abitative rivalutando gli spazi accessori e di servizio».

    D’altra parte, il Municipio aveva già espresso all’unanimità parere contrario (ma non vincolante) al progetto in commissione consiliare (19 ottobre 2012) e successivo consiglio (25 ottobre 2012). Ma la richiesta principale, ovvero «… realizzare un’opera non eccedente i volumi di altezza del precedente edificio già demolito, riprendendo lo sky line di tale costruzione (32 alloggi)», in definitiva non è stata accolta.

    «La rivisitazione del progetto è un tentativo di migliorare le cose, anche se insufficiente – spiegano i residenti – I consiglieri municipali hanno fatto quello che potevano, nei limiti delle loro competenze. Lo stesso impegno, purtroppo, non possiamo riconoscerlo a Comune e Regione. Forse è mancata la volontà di valutare attentamente alcuni aspetti. In particolare, in sede di Conferenza dei Servizi, i tecnici di Spim hanno giustificato la presenza di almeno 50 appartamenti quale condizione essenziale per continuare a mantenere il finanziamento regionale che, in caso contrario, verrebbe meno. Nell’accordo per l’attuazione del Programma Locale per la casa esistono alcuni vincoli, ma questo passaggio non è stato esplorato in maniera adeguata. Probabilmente una maggiore collaborazione tra amministratori comunali e regionali avrebbe consentito di ottenere un risultato più vicino alle nostre aspettative, ossia al massimo una trentina di unità abitative».

    Senza dimenticare che «Il Comune da solo mette sul piatto quasi 6 milioni di euro – concludono i residenti – È una cifra significativa e secondo noi occorre un’attenta analisi dei costi/benefici di un simile intervento. Parte di queste ingenti risorse potrebbero essere impiegate per sistemare altri alloggi pubblici della zona, oggi sfitti perché versano in cattivo stato, come ha sottolineato il comitato del quartiere Diamante».

    Il margine di tempo per provare a rivedere nuovamente il progetto si assottiglia sempre più. La conferenza dei Servizi in Seduta Deliberante, infatti, dovrebbe svolgersi entro la fine di agosto. In tale occasione sarà presa la decisione finale in merito all’intervento di edificazione nell’area tra via Ortigara e via Maritano.
    Gli abitanti nei prossimi giorni si incontreranno per organizzarsi e manifestare, come sempre in maniera civile, il loro dissenso.

     

    Matteo Quadrone

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Ex Convento Santi Giacomo e Filippo, via Assarotti: il punto sui lavori

    Ex Convento Santi Giacomo e Filippo, via Assarotti: il punto sui lavori

    cantiere-lavori-santi-giacomo-filippo-2Il complesso dell’ex Monastero dei Santi Giacomo e Filippo è uno dei molti edifici storici di Genova. Sorto nel 1224 in quello che poi è diventato il centro nevralgico della città –tra Via Serra e Via Assarotti, a due passi da Piazza Corvetto-, la struttura storica ha subito nel corso del tempo un processo di degrado e abbandono, venendo sempre più lasciata a se stessa. Soprattutto negli ultimi decenni. Pensare che si parla di una superficie di 6569 metri quadri in pieno centro rimasti inutilizzati. Nel settembre 2009, finalmente, è stato indetto un bando per l’assegnazione dell’appalto per la ristrutturazione del complesso e la sua riconversione in centro direzionale e residenziale, con annesso park interrato fino a -5.

    Vinto il concorso (da CODELFA spa), assegnati i lavori (a un’associazione temporanea di impresa formata da SIBILLASSOCIATI S.r.l., Studio PESSION Associato, Studio MARTIGNONE e Associati, Studio Tecnico Ronzoni Associati, Arch. Sonia Segimiro) e iniziati effettivamente nell’aprile 2010, questi sarebbero dovuti essere terminati in “915 giorni”, come si legge proprio all’ingresso del cantiere che affaccia su Via Assarotti. Circa due anni e mezzo: entro la fine del 2012/inizio 2013 i lavori sarebbero dovuti essere conclusi. E invece a che punto siamo?

    La struttura

    Di origine medievale, la pianta originaria del convento era costituita da un chiostro a forma irregolare, articolato su quattro livelli. Una parte delle volumetrie è crollata nel corso degli anni (durante la Seconda Guerra Mondiale, nel corso dei bombardamenti che hanno colpito duramente la zona, radendo al suolo parte dei giardini dell’Acquasola), mentre la struttura restante ha conservato la sua fisionomia originaria, costruita in pietra e mattoni con volte affrescate (con decorazioni anche di interesse storico, come ad esempio gli affreschi di Paolo Gerolamo Piola, nella Sala Capitolare, datati 1700). Il tutto è vincolato ai sensi dell’art.157 del D. Lgs 22/01/2001 n. 42, sulla salvaguardia dei bene architettonici e archeologici di interesse pubblico.

    Il progetto

    cantiere-lavori-santi-giacomo-filippo

    Il progetto prevede la demolizione e la ricostruzione di parte delle due ali (nord e ovest) delle quattro che definiscono lo spazio aperto del chiostro ed il completo restauro di quelle sud ed est. Negli spazi aperti sul lato nord, l’autorimessa interrata su cinque livelli, previa realizzazione nella struttura originaria di paratie in cemento armato e tiranti perimetrali. La ristrutturazione è curata dalla società San Bartolomeo, partecipata al 55% (tramite Tono 2) da Spim spa, società di gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare di proprietà esclusiva del Comune di Genova, e al 45% dalla società privata S.Bart srl, di cui sono socie le società Torre Elah srl e il Gruppo Valle.

    I lavori sono articolati in 5 lotti:

    Lotto 1, autorimessa interrata: circa 145 box, in un park che scende di 5 livelli sottoterra. L’autorimessa sarà divisa in una parte pertinenziale, riservata a lavoratori e residenti del complesso, e in una parte a libera commercializzazione. Sulla copertura della autorimessa verrà realizzato un piazzale carrabile, con accesso dalla Via Assarotti, pavimentato in lastre di arenaria e finito con verde pensile.
    Lotto 2, ala nord: con affaccio sulla copertura della autorimessa verso nord e sul cortile centrale verso sud, qui la realizzazione di 6 livelli d’uso, con piano terra direzionale e i soprastanti a destinazione residenziale.
    Lotto 3, ala ovest: demolizione di parte della costruzione esistente e ricostruzione con inserimento di struttura metallica di sostegno, solai, copertura integrale.
    Lotto 4, ala est: su Salita San Bartolomeo degli Armeni, la ristrutturazione della struttura, con modifiche interne ai vari piani e restauro delle volte al piano terra, al piano primo e secondo. Il progetto prevede la destinazione a residenza ai piani 2, 3, 4 e direzionale ai piani terra e primo, con accesso principale da Salita San Bartolomeo.
    – Lotto 5, esterno: sistemazione a verde del cortile centrale porticato. Inoltre, la sistemazione di aree limitrofe al complesso, non di proprietà del committente ma inserite nel progetto (ad esempio, lo spazio pedonale di accesso al porticato al piano terra, dal lato degli uffici direzionali Iren e dell’ala est su Salita San Bartolomeo.

    Il progetto non ha mancato di suscitare, già nel 2009 e 2010, le proteste di molti, che ne denunciavano la ristrutturazione sconsiderata e la profonda trasformazione cui l’edificio – dall’alto valore storico e architettonico – sarebbe andato incontro. Ad esempio, suscitava scalpore che l’oratorio al piano terra, con affreschi di valore, venisse destinato a ospitare un ufficio aperto al pubblico di Iren. O ancora che si andasse a mettere le mani su un bene simile con l’obiettivo di trasformarlo in parcheggio: business che non muore mai – come ci dimostrano recenti e meno recenti investimenti genovesi – ma che di certo non rende giustizia al valore dell’edificio.

    Oggi la situazione qual è? Il cantiere è aperto e non sembrano esserci grandi criticità, nonostante il tutto dovesse essere già ultimato. Noi, visto il ritardo nella consegna del nuovo complesso, siamo stati sul posto per verificare con i nostri occhi: di certo l’inaugurazione del nuovo centro direzionale non sarà imminente, ma i lavori proseguono di buona lena. Non resta quindi che attendere la chiusura del cantiere, nella speranza che dell’ex convento non rimanga ai posteri soltanto il ricordo dei libri di storia…

     

    Elettra Antognetti

    [foto dell’autore]

  • Linfa: concorso per progetti di agricoltura sostenibile

    Linfa: concorso per progetti di agricoltura sostenibile

    coltivazione-agricoltura-cogornoAGGIORNAMENTO! Il bando è stato prorogato al 30 settembre 2013

    Sono aperte fino al 4 luglio 2013 le iscrizioni a Linfa – Le Idee Nuove Fanno Agricoltura Sostenibile, un bando rivolto a laureati under 35 per cercare nuovi progetti legati al settore agricolo in ogni sua sfaccettatura (produzione agro-forestale, allevamento, pesca e itticoltura).

    I progetti dovranno avere come requisito l’operabilità sul territorio italiano, l’innovazione in ambito tecnico e tecnologico, l’attenzione allo sviluppo sostenibile e alla biodiversità e la creazione di nuove opportunità lavorative.

    Possono partecipare cittadini italiani e stranieri purché operanti in Italia, di età inferiore ai 35 anni e laureati in Università italiane o estere tra l’a.a. 2007-2008 e l’a.a. 2011-2012.

    L’iscrizione avviene caricando sul sito web Idea360 i seguenti materiali (max 2.000 battute ciascuno):
    I. Abstract – contenuto essenziale del progetto proposto
    II. Innovazione tecnologica
    III. Multidisciplinarietà
    IV. Fattibilità tecnica
    V. Fattibilità economica
    VI. Benefici per la collettività e ricadute sul territorio
    VII. Tempi di realizzazione del progetto.
    VIII. Profili occupazionali

    Una giuria online valuterà i progetti fino al 17 luglio: i dieci progetti migliori saranno valutati da una seconda giuria – composta da esperti del settore – ed entro ottobre 2013 sarà proclamato il vincitore. A questo progetto sarà data possibilità di realizzazione con un contributo di 30.000 €.

  • iTunes all’Università: lezioni sul web per gli studenti fuori sede

    iTunes all’Università: lezioni sul web per gli studenti fuori sede

    Palazzo dell'UniversitàLa scorsa primavera l’Università di Genova ha aperto il bando UNIdeaGEniale, rivolto ai propri allievi regolarmente iscritti allo scopo di proporre idee innovative per (citiamo testualmente ) «incentivare e sostenere la cultura dell’innovazione durante gli studi universitari e fornire agli studenti l’opportunità di partecipazione attiva ai processi di miglioramento dell’Ateneo in cui studiano».

    Il bando è scaduto lo scorso 26 aprile: una commissione esaminatrice ha selezionato i cinque progetti migliori, che saranno sottoposti a votazione degli studenti attraverso il sito web dell’Università.

    Qualche giorno fa Mattia Mantero, studente di Economia che ha partecipato al bando, ha illustrato la sua proposta alla nostra redazione dopo aver letto l’articolo di Giorgio Avanzino su Università online e lezioni gratuite. Nonostante abbia appreso proprio oggi che il suo progetto non è stato ammesso alla seconda fase, ci è sembrato interessante dare spazio a questa idea, sperando che possa servire da spunto in altri contesti.

    Insegnamento e offerta di apprendimento per gli studenti attraverso l’utilizzo e l’implemento delle risorse elettroniche, questo il titolo del progetto, mira a sfruttare le potenzialità di iTunesU (“costola” del celebre sito e app per riprodurre e acquistare canzoni, film e altri materiali multimediali) per creare un canale web dell’Ateneo genovese in cui rendere disponibili lezioni, incontri e seminari sotto forma di audio, video o altro mezzo, oltre a materiali di approfondimento sempre a disposizione degli studenti. Uno spazio su Internet rivolto in particolare agli studenti lavoratori e a quelli fuori sede, che spesso non riescono a essere presenti a tutte le lezioni, per evitare loro di “rimanere indietro” rispetto al programma svolto e supportarli nell’intenzione di partecipare attivamente alle attività didattiche.

    «Sono studente lavoratore, perciò il progetto è nato in risposta a una mia esigenza personale – ci spiega Mattia. – Io pago le tasse universitarie esattamente come gli studenti frequentanti, tuttavia il lavoro mi impedisce di seguire regolarmente le lezioni e ho difficoltà anche nel contatto con gli insegnanti, che hanno giorni e orari limitati per il ricevimento. Di fatto, non ho le stesse opportunità di uno studente che può frequentare ogni giorno, ma non per mia scelta: una piattaforma di questo tipo permetterebbe di “compensare” questa mancanza, perché potrei seguire le lezioni “quasi” come se fossi lì».

    Un progetto che, a nostro avviso, avrebbe potuto sposarsi perfettamente con la piattaforma di E-Learning dell’Ateneo – creata per mettere a disposizione il materiale didattico delle lezioni, caricare le esercitazioni e avere spazi di interazione con i docenti e con altri studenti – e con Aulaweb, spazio di didattica online che svolge analoghe funzioni. Due piattaforme, tuttavia, ancora oggi non utilizzate da tutti i docenti.

    Come spiegato da Mattia, sono già diverse le Università italiane che forniscono agli studenti i podcast delle lezioni, tra le quali l’Università di Napoli Federico II, le Università di Trento, Trieste, di Modena e Reggio Emilia e la Bocconi di Milano, ma anche prestigiosi atenei stranieri come Stanford, Yale, Oxford e Berkeley. Proprio perché il numero in Italia è ancora esiguo, l’adozione di un servizio di questo genere da parte dell’Università di Genova potrebbe avere una ricaduta positiva sull’immagine e la visibilità dell’Ateneo stesso a livello nazionale. iTunesU permette infatti di creare un canale dell’Ateneo suddiviso per Facoltà e corsi di laurea, che permetterebbe a studenti che non vivono a Genova di visualizzare in dettaglio materie e programmi didattici e decidere eventualmente di iscriversi nella nostra Università. Un aspetto molto importante, visto il calo delle iscrizioni ai corsi di laurea riscontrato negli ultimi anni.

    Come si può finanziare un progetto simile? Mattia pone nella presentazione del progetto una stima di massima delle risorse necessarie, che si può riassumere in due punti: (1) valutare se gli attuali server, pc, web-cam, microfoni e registratori – già a disposizione dell’Università – sono sufficienti a coprire le necessità del progetto (2) indirizzare il personale che già gestisce Aulaweb al canale ITunesU, in collaborazione con gli studenti che partecipano con incarichi retribuiti alle attività della Facoltà (tutor, studenti 150 ore, tirocinanti).

    I futuri passi dell’iniziativa, come spiega Mattia, vanno nella direzione di proseguire nel progetto: «È mia intenzione presentare comunque il progetto a miei compagni di corso e ai rappresentanti degli studenti di Economia. Nonostante la non ammissione alla prossima fase del bando, vorrei capire se esistono altri canali – anche al di fuori del contesto genovese – per tentare di portare avanti questa idea, anche eventualmente con forme di finanziamento quali il crowdfunding».

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Nascono i fiori: una banca del tempo per i giovani di Genova

    Nascono i fiori: una banca del tempo per i giovani di Genova

    marassi-bassa-valbisagno-corso-de-stefanisLo scorso gennaio il Municipio III Val Bisagno ha aperto un bando per progetti rivolti ai giovani, finalizzato a rilanciare il quartiere e al tempo stesso valorizzare il grande impegno che ragazzi e ragazze genovesi hanno messo in campo dopo l’alluvione del 4 novembre 2011, a partire dal gruppo Angeli col fango sulle magliette.

    Il bando è stato vinto dall’associazione di promozione sociale Il Moltiplicatore, che sta avviando un progetto di banca del tempo per giovani: «Da un evento tragico, quale è stato l’alluvione, si è riscontrata una straordinaria partecipazione dei giovani. Il nostro progetto, seppur “piccolo” rispetto ad altre realtà cittadine, ha voluto valorizzare proprio questo aspetto: la possibilità per i ragazzi di dedicare parte del loro tempo ad attività utili per il territorio in cui vivono, studiano o lavorano» ci spiega Ica Arkel, una dei curatori del progetto.

    Cos’è una banca del tempo? Si tratta di un’organizzazione senza fini di lucro, i cui componenti sono chiamati correntisti, ma che invece del denaro mettono a disposizione tempo, disponibilità e competenze. La banca attiva sinergie con associazioni del territorio o progetti specifici, e i correntisti hanno la possibilità di versare parte del loro tempo nei progetti scelti, e ottenere in cambio beni o servizi. L’associazione Il Moltiplicatore ha attiva una propria banca del tempo – chiamata Giratempo – dal 2006 presso la Casa delle Donne in Salita del Prione, in due scuole genovesi (a Murta e San Teodoro) e dal 2010 presso la sede del Municipio III in piazza Manzoni.

    Il progetto Nascono i fiori, nella sua prima fase di attuazione, prevederà il coinvolgimento di 100 giovani tra i 18 e i 30 anni che saranno impegnati per 40 ore: dieci di formazione e trenta di attività, che potranno svolgersi nell’ambito della riqualificazione di aree verdi, progetti di interesse sociale e collaborazione con altre associazioni del territorio, fra cui per esempio Nonsoloparole per il riciclo dei tappi o il Teatro dell’Ortica (l’elenco aggiornato delle associazioni partecipanti è consultabile sul sito). In cambio i giovani riceveranno un voucher da spendere nei negozi del quartiere che hanno subito danni durante l’alluvione: «I ragazzi hanno l’opportunità di ricevere un piccolo guadagno, non in denaro ma sotto forma di buono acquisto, allo scopo di rivitalizzare il circuito economico del quartiere e sostenere quelle attività commerciali che dopo l’alluvione hanno avuto le maggiori difficoltà. Lo scopo del progetto – una volta che sarà terminata questa prima fase – è creare nel quartiere una banca del tempo per giovani che operi in maniera stabile».

    Infine, a conclusione di questa prima fase di progetto verrà realizzato uno spettacolo presso il Teatro dell’Ortica in concomitanza del 4 novembre 2013 (dunque a due anni dall’alluvione), durante il quale alcuni volontari porteranno sul palco la loro esperienza.

    La ricerca è ancora aperta, per candidarsi è sufficiente mandare una mail a info@nasconoifiori.it.

    Marta Traverso

  • Strada a mare Cornigliano: nessuno stop ai lavori, incognita ultimo lotto

    Strada a mare Cornigliano: nessuno stop ai lavori, incognita ultimo lotto

    Cantiere fiume polceveraGetta acqua sul fuoco Stefano Bernini sulla delicata questione della strada a mare di Cornigliano. Facendo seguito alla notizia comparsa la scorsa settimana su un quotidiano genovese riguardo ad un possibile quanto catastrofico stop ai lavori, il vicesindaco del Comune di Genova ha escluso l’ipotesi e ci ha aiutato a fare il punto della situazione sull’opera che entro il 2015 (termine ultimo previsto per l’apertura al traffico dei nuovi percorsi) è chiamata a risolvere, in maniera radicale, il congestionamento in uno dei nodi più critici della viabilità cittadina.

    Qualche giorno fa la Provincia aveva sollevato alcuni dubbi sul rispetto delle norme idrogeologiche da parte del progetto per il bypass di collegamento tra la futura nuova strada a scorrimento veloce e la viabilità della Val Polcevera. Ma, in attesa dell’approvazione definitiva del progetto esecutivo, la questione sembra essere definitivamente rientrata, come assicura lo stesso Bernini:  «Effettivamente erano sorti dei problemi riguardo l’esondabilità dell’area, ma mi hanno assicurato di aver trovato la soluzione tecnica che consentirà di mettere a gara anche questi due tratti di raccordo». Tra l’altro, si tratta di lavori non particolarmente complicati, almeno per quanto riguarda le due corsie sulla sponda destra del Polcevera, in direzione sud, ovvero il tratto che unisce via Tea Benedetti al ponte su via Pieragostini. Più delicati i lavori delle due corsie verso la Val Polcevera, per la copresenza di ferrovia, viabilità ordinaria e problematiche di carattere idrogeologico: anche qui, comunque, non dovrebbero esserci più intoppi.

    Ma andiamo con ordine.

    Entro la metà del 2014, infatti, la strada a mare propriamente detta dovrebbe essere consegnata alla città da parte dell’appaltatrice Società per Cornigliano: nel dettaglio, si tratta della direttrice da 1,6 km che collegherà piazza Savio con lungomare Canepa, attraverso tre corsie per senso di marcia, che diventeranno quattro all’altezza del nuovo ponte sul Polcevera.

    lungomare-canepa-sampierdarenaIntanto, a febbraio 2014, saranno partiti i cantieri per il rifacimento di lungomare Canepa: anche qui è previsto un allargamento a sei corsie complessive, naturale prosecuzione della strada del bypass a mare, che dovrebbe concludersi nel giro di un anno dall’inizio dei lavori. Qui, infine, con avvio previsto entro la fine dell’estate, andrà a innestarsi la riqualificazione del nodo di San Benigno che, dopo due anni di lavoro, dovrebbe risolvere definitivamente gli ingorghi provocati dallo smistamento del traffico in uscita dal casello autostradale di Genova Ovest. «Sempre in questa zona – aggiunge il vicesindaco – a partire dal 2015 dovremmo essere in grado di partire con i lavori del tunnel. In proposito, ho chiesto che venga parzialmente rivisto il progetto del secondo lotto per renderlo compatibile anche con la viabilità dell’area Wtc – via de Marini». Ma questo è tutto un altro capitolo.

    Tornando alla strada a mare, l’unica vera incognita del progetto riguarda l’ormai famigerato “lotto 10”, ossia il viadotto che dovrebbe collegare piazza Savio con l’aeroporto e la barriera autostradale di Cornigliano. I problemi dipendono esclusivamente dal fatto che i lavori non sono stati inseriti nel bando gestito dal precedente ciclo amministrativo e chiuso a marzo 2009. Un appalto ad hoc non sarebbe al momento realizzabile perché i nuovi cantieri andrebbero a interferire con le opere già in atto per i restanti tratti dell’infrastruttura. La speranza di Bernini, tra i promotori dell’allargamento del progetto in questa direzione già quando ricopriva l’incarico di presidente del Municipio, è di poter assegnare anche questo lotto alla Società per Cornigliano, come adeguamento imprevedibile dell’opera già appaltata, naturalmente allo stesso ribasso d’asta. In caso contrario, si dovrebbe aspettare la consegna del tratto piazza Savio – Fiumara e procedere a nuova gara. Si aspetta il parere della magistratura contabile. «Se, come mi auguro, dovesse arrivare una risposta affermativa – conclude Bernini – il consorzio che sta effettuando i lavori mi ha garantito che anche il lotto 10 potrebbe essere consegnato più o meno nei tempi previsti per la restante parte della strada a mare. Si eviterebbero così esasperanti allungamenti di tempo e si porrebbe rimedio a un errore strategico di progettazione del passato».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Mercato di corso Sardegna, la proposta: spazi gratis alle startup

    Mercato di corso Sardegna, la proposta: spazi gratis alle startup

    mercato-corso-sardegna-9Premessa: chi scrive abita a due passi dal mercato di corso Sardegna.

    Ieri ho letto e condiviso sui social network l’articolo di Elettra Antognetti, che venerdì scorso ha visitato la struttura e ascoltato il nuovo appello del CIV affinché il Comune prenda una decisione definitiva sulla struttura.

    Un breve riepilogo, per chi non conosce la vicenda. Corso Sardegna, nel quartiere di Marassi, ospitava il mercato ortofrutticolo di Genova, spostato nell’ottobre 2009 a Bolzaneto. Da allora lo spazio è chiuso e in stato di abbandono, nonostante siano stati svolti numerosi incontri (l’ultimo a marzo 2013) con le istituzioni per definirne le sorti future. Un tema delicato, che rientra nei progetti urbanistici per il quartiere e in particolare sul nuovo piano di bacino del Bisagno.

    Sono stati molti i temi in oggetto: l’ipotesi di un parcheggio interrato – fortemente contestata – è stata abbandonata dopo l’alluvione del 4 novembre 2011, mentre restavano aperte le opzioni di spazi verdi e nuove attività commerciali, un centro sportivo e un distretto Asl.

    Un piano tuttavia non più praticabile, anche a causa del ricorso presentato al Tar da parte di Rizzani – De Eccher, l’azienda di Udine che ha ottenuto l’appalto dei lavori. La necessità impellente, come sottolineato venerdì scorso dal presidente del CIV, è di attuare un tavolo di lavoro per capire come rimodulare il progetto e quali soluzioni possono essere adottate in tempi brevi.

    «Stiamo parlando di una superficie di 22 mila metri quadrati in piano, a Genova: una situazione più unica che rara, e che tuttavia è abbandonata al degrado da troppo tempo».

    Tornando all’articolo di ieri, in risposta su Twitter è giunta la proposta di Caterina Ottomano, che gestisce l’account Sos via Garibaldi e centro storico.

    Da qui una serie di spunti e segnalazioni, cui si sono aggiunte altre persone, per segnalare analoghi esempi virtuosi in altre città d’Italia e d’Europa. I am Italy ci segnala due casi nel nostro Paese: a Milano ci sono i Magazzini Raccordati, un’area di 30.000 mq che costeggia i binari della Stazione Centrale, costruita negli anni Trenta e attualmente in stato di abbandono: lì un comitato di quartiere (Gruppo Ferrante Aporti – Sammartini, dal nome delle due vie antistanti i Magazzini) si impegna a organizzare periodicamente eventi e iniziative culturali e di interesse sociale.

    Inoltre a Palermo, nei Cantieri Zisa, un ampio movimento di cittadini, associazioni, artisti e operatori culturali ha creato un percorso di gestione condivisa di questo spazio, un’area industriale dismessa che comprende 23 capannoni.

    Citando l’estero, S28Mag ci racconta un’esperienza a Cluj, in Romania, dove l’ex Fabrica de Pensule (2.500 mq) oggi ospita 40 studi d’artista, 5 gallerie di arte contemporanea e 10 organizzazioni culturali.

    Gli esempi da citare potrebbero essere molti di più. La proposta appare interessante e per questo la condividiamo volentieri. Ci sono tuttavia alcune criticità da considerare, a partire da: chi paga? La concessione gratuita di uno spazio non può prescindere i lavori di ristrutturazione, che nel caso del mercato sono più che necessari e prevedono tempi e costi di realizzazione assai onerosi. Il crowdfunding può essere una soluzione?

    Inoltre: com’è possibile sapere quanti e quali sono gli spazi dismessi che si potrebbero riutilizzare, dove si trovano, e se la proprietà è pubblica o privata? A questi temi si è interessato lo scorso anno il WWF, che nel maggio 2012 ha lanciato la campagna Riutilizziamo l’Italia: una mappatura degli spazi in degrado, per individuare proposte concrete di riconversione, progetto legato a un altro denominato Stop al consumo di territorio.

    Proprio alcuni giorni fa il WWF ha presentato i primi dati raccolti dalla campagna: sono state raccolte 575 segnalazioni in tutta Italia, le cui caratteristiche sono sintetizzate in un report, e da cui partiranno entro i primi mesi del 2014 una serie di proposte concrete da inoltrare ai Ministeri competenti.

    Un tema senza dubbio più ampio di quello di un singolo ex mercato genovese, ma che potrebbe avere ricadute importanti (ce lo auguriamo) anche nel nostro territorio.

    Marta Traverso

  • Lavoro, imprese e innovazione sociale: un bando per nuove idee

    Lavoro, imprese e innovazione sociale: un bando per nuove idee

    lavoro-tecnologia-internet-computer-ufficio-impiegato-DISono aperte le iscrizioni al bando A new social wave: rigenerare innovazione sociale, rivolto ad aziende ed enti che sono impegnate in progetti di imprenditoria sociale. Ovvero: progetti di creazione d’impresa a partire da organizzazioni di altro tipo, già esistenti, quali altre imprese di varia natura e dimensione, istituzioni pubbliche, soggetti non profit.

    Scopo del bando è selezionare quattro idee di impresa sociale a contenuto innovativo, che saranno presentate in occasione dell’11 Workshop sull’impresa sociale che si terrà a Riva del Garda (TN) il 12 e 13 settembre 2013.

    Criteri di ammissione:
    – essere un’organizzazione privata, non controllata da altri soggetti esterni, pubblici o privati;
    – prevedere un vincolo alla destinazione degli utili o alla disponibilità del patrimonio;
    – dichiarare in maniera esplicita di perseguire obiettivi di interesse generale (riferiti a una comunità e/o specifici gruppi sociali);
    – prevedere forme di coinvolgimento dei portatori di interesse (attraverso la partecipazione societaria, l’informazione o la rendicontazione sociale).

    La partecipazione dovrà essere accompagnata da un formulario di presentazione che contenga i seguenti dettagli (max 2000 battute per ogni campo):
    A. Chi siamo, cosa facciamo (campo non soggetto a voto)
    B. Breve descrizione dell’idea (campo non soggetto a voto)
    C. Il problema da risolvere (voto da 1 a 10)
    D. Elementi di innovazione e di sostenibilità (voto da 1 a 10)
    E. Risorse di rete e accompagnamento (voto da 1 a 10)
    F. Occupazione creata (tipologia e profili) (voto da 1 a 10)

    Le iscrizioni dovranno essere inviate sul sito di IdeaTre60, previa registrazione, entro il 30 giugno 2013.

    Il concorso è promosso da Iris Network (Trento) e The Hub Rovereto.

    Una giuria valuterà i progetti e selezionerà i quattro finalisti. Durante il workshop di Riva del Garda, le quattro imprese presenti parteciperanno a una sessione di lavoro, discutendo le loro idee alla presenza di facilitatori ed esperti del settore.

    Al termine verrà scelto il vincitore, che avrà in premio:
    – strumentazione tecnologica per il supporto presentazione (ipad + minivideoproiettore)
    – partecipazione di 2 referenti del progetto vincitore a un acceleration program, programma intensivo di accompagnamento della durata di 16 ore (due giornate di lavoro) presso la sede di The Hub Rovereto (comprese spese di viaggio, vitto e alloggio)
    – un anno di membership virtuale presso The Hub.

    [foto di Diego Arbore]

  • Mercato Corso Sardegna: il Civ apre i cancelli e fa pressing sul Comune

    Mercato Corso Sardegna: il Civ apre i cancelli e fa pressing sul Comune

    mercato-corso-sardegna-12Dopo il ricorso al TAR da parte della ditta Rizzani-De Eccher, attuale appaltatrice per il progetto di restyling dell’ex mercato coperto di Corso Sardegna, al Comune di Genova sono stati richiesti 11 milioni di euro per i danni causati in questi anni alla ditta di Udine. Con il rischio, per l’amministrazione genovese, che alla Rizzani venga riconosciuto il diritto a ricevere una bella fetta di quell’ingente somma che ha richiesto.

    Il Civ di Corso Sardegna, guidato da Umberto Solferino, venerdì ha aperto i cancelli della struttura ai giornalisti per mostrare il degrado e sensibilizzare la cittadinanza  (in coda le immagini, ndr) su una situazione che al momento continua a rimanere in sospeso (Era Superba ha seguito in più di un’occasione le tappe di questo complesso e travagliato iter, ecco l’approfondimento e gli ultimi aggiornamenti). Lo scorso 3 giugno durante il seminario informativo sui progetti urbanistici in Val Bisagno, il tema mercato è rimasto un po’ a sorpresa ai margini della discussione, in quell’occasione lo stesso Solferino ha chiesto aggiornamenti alle amministrazioni sul futuro della struttura senza ricevere però risposte concrete dagli amministratori presenti, evasivi sul tema.

    «La possibilità di effettuare valutazioni chiare e stabilire la fattibilità del progetto, anche sotto il profilo economico, attualmente c’è – dichiara Solferino – ed è necessario che il Comune agisca adesso prima che sia troppo tardi e prima che la storia del mercato si prolunghi a dismisura».

    Il fatto è che oggi non esiste un progetto realizzabile e c’è il rischio che gli investitori privati retrocedano, lasciando il Comune con in mano un pugno di mosche: il progetto approvato un tempo non è ormai più realizzabile, se non in parte, ed è necessario che vengano apportate delle modifiche e che venga presentato un progetto alternativo il prima possibile. Altrimenti lo scenario che si profila più verosimile è quello che Rizzani-De Eccher esca definitivamente dal progetto e il Comune, spinto da varie pressioni su più fronti (la stessa Rizzani, la popolazione e il CIV di Corso Sardegna), sa di dover risolvere in fretta lo stallo. L’amministrazione dovrebbe riuscire a presentare un progetto più snello di quello attuale (partendo sempre da quello già in essere, ma modificandolo in base alle disposizioni nuove) e in tempi brevi.

    Qualora la ditta decidesse di fuoriuscire e riconsegnare le chiavi del complesso, infatti, il Comune dovrebbe pagare una liquidazioni all’impresa in uscita, smaltire l’amianto presente nel sito (altro problema annoso), indire un nuovo bando e cercare un altro soggetto appaltatore.

    È tanta la fretta dei cittadini, esasperati, e forti sono le pressioni del CIV. «Attualmente, una squadra di architetti – ci racconta Solferino – sarebbero disponibili a riunirsi in una tavola rotonda e ragionare con le amministrazioni su come modificare il progetto in essere, salvandone il salvabile. Ma il Comune ancora temporeggiaStiamo parlando di una superficie di 22 mila metri quadrati in piano, a Genova: una situazione più unica che rara, e che tuttavia è abbandonata al degrado da troppo tempo. Per questo stiamo facendo forti pressioni, nella speranza di venire prima o poi ascoltati. Chiediamo che venga ripreso il vecchio progetto, che ne vengano salvate le parti ancora attuabili e che si pensi a una soluzione diversa per le parti non realizzabili, come quelle relative alla parte interrata. Tanto più che, se venisse realizzato il progetto dello scolmatore del Bisagno, la zona di Corso Sardegna verrebbe declassata da zona rossa a zona gialla, e sarebbe così possibile ottenere i permessi per realizzare intanto alcuni dei lavori previsti. Allo stato attuale non c’è tempo da perdere».

     

    Elettra Antognetti

  • Palmaro, via Diano Marina: espropri e demolizioni per la nuova strada

    Palmaro, via Diano Marina: espropri e demolizioni per la nuova strada

    autostrada-a-12Ancora un mese di passione e gli abitanti di via Diano Marina, a Palmaro, potranno finalmente conoscere la valutazione immobiliare dei loro appartamenti, destinati alla demolizione per fare spazio alla nuova carreggiata autostradale in direzione Voltri, che verrà costruita in maniera complanare rispetto all’omologo tratto che conduce verso Genova e sarà completamente insonorizzata. L’intervento è stato richiesto, ormai oltre vent’anni fa, dai comitati locali dei cittadini per porre rimedio all’insopportabile inquinamento acustico di auto e tir che, nei casi peggiori, sfrecciano a poco più di tre metri dalle finestre dei due palazzi che saranno eliminati.

    La scorsa settimana, il sindaco Doria e l’assessore Bernini hanno manifestato, al Municipio e ai comitati del Ponente, la volontà di concludere a breve le consultazioni necessarie per passare dal progetto preliminare alla fase esecutiva. Con l’arrivo dell’estate, dunque, i sessanta condòmini coinvolti dall’operazione potranno decidere se usufruire dell’indennizzo proposto da Società Autostrade, che come per la Gronda prevedrà un surplus di 40 mila euro rispetto alla valutazione immobiliare effettiva, per trasferirsi altrove o sfruttare l’opportunità messa in campo dal Comune di una nuova residenza, con una classe energetica superiore, che sorgerà su un terreno pubblico a circa 80 mt in linea d’aria dall’attuale ubicazione dei due palazzi.

    cepMa dalla Sala Rossa di Palazzo Tursi arriva un’altra importante notizia per gli abitanti di Palmaro. Il vicesindaco Bernini ha, infatti, annunciato che i lavori che interessano la “complanare” sono stati scorporati dall’accordo di programma sulla Gronda, insieme con quelli che interessano il viadotto di collegamento tra il casello di Voltri e il porto. Anche grazie alla pressione dei cittadini, il Comune è riuscito a ottenere la disponibilità di Società Autostrade a rimuovere l’intervento dalla lista dei lavori considerati opere compensative alla realizzazione del nuovo passante, in modo da poter procedere con tempi decisamente più rapidi. Un traguardo importante per una situazione che nacque quindici anni fa, quando gli abitanti di via Diano Marina, invece che optare per i tradizionali pannelli fonoassorbenti, che ormai caratterizzano tutti i tratti “urbani” delle autostrade, scelsero di affidarsi a un progetto molto più complesso che aveva il doppio pregio di risolvere il problema all’origine e di puntare a una più radicale riqualificazione del quartiere, ricomponendo due zone del quartiere prima completamente separate dal passaggio del tratto sopraelevato dell’autostrada e predisponendo una nuova piattaforma verde.

    Soddisfazione da parte del presidente del Municipio VII Ponente, Mauro Avvenente: «Finalmente stiamo riuscendo a trasformare questa necessità in un’opportunità per i cittadini di ricollocarsi al meglio. Si tratta di una risposta dovuta a un’esigenza più che legittima da parte di chi da un anno e mezzo a questa parte, pur essendo proprietario degli appartamenti, non può più disporne liberamente perché nessuno naturalmente investe in immobili destinati alla demolizione».

    Più freddo Gian Piero Pastorino, capogruppo di Sel in Consiglio comunale: «L’inquinamento acustico è un danno provocato da Società Autostrade ai tempi della realizzazione di questo doppio tratto non complanare. È profondamente scorretto che dopo tutto questo tempo non si sia ancora intervenuti con le dovute opere di risarcimento ambientale previste, nonostante la disponibilità dei fondi».

     

    Non solo via Diano Marina, passi avanti per l’elettrificazione del porto container

    Parallelamente ai lavori per la complanare, il quartiere di Palmaro e le zone limitrofe potranno beneficiare di un altro intervento di riduzione dell’inquinamento acustico e atmosferico: si tratta dell’elettrificazione del porto di Pra’ – Voltri, grazie a un progetto ispirato a quanto sta già avvenendo al Porto Antico nella zona delle Grazie. «Questo intervento, già finanziato dall’Autorità portuale e che verrà realizzato verosimilmente nell’arco di un paio di anni – ci spiega il consigliere Antonio Bruno, capogruppo della Federazione della Sinistra – consentirà di porre fine all’incessante rumore prodotto dai motori delle navi in sosta ma che necessitano di energia per poter lavorare, ad esempio durante le operazioni di carico e scarico dei container».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Servizio civile nazionale: bando a settembre 2013

    Servizio civile nazionale: bando a settembre 2013

    servizio-civileNovità in vista per i numerosi giovani in attesa del nuovo bando di servizio civile, un’opportunità di volontariato retribuito che per un anno vede impegnati giovani dai 18 ai 29 anni in progetti di ambito sociale o culturale.

    Il Ministro Josefa Idem, che tra le sue deleghe si occupa anche di Politiche Giovanili, ha incontrato una delegazione della Consulta Nazionale del Servizio Civile, dando loro garanzie sull’imminenza del bando.

    Più in dettaglio, il bando uscirà all’inizio di settembre 2013 e riguarderà 15.000 volontari per l’Italia e 450 per l’estero. Ricordiamo infatti che il Servizio Civile nazionale non riguarda solo l’Italia: chi vuole candidarsi può fare domanda per un solo progetto, da svolgersi nella propria città di residenza, in una qualunque altra località italiana o fuori Italia (in quest’ultimo caso, la quota di rimborso prevede anche un’aggiunta per le spese di viaggio e alloggio).

    Lo scopo del Ministero è individuare nuovi finanziamenti per coprire le spese necessarie a questo numero di volontari, in aggiunta ai 62 milioni di euro attualmente disponibili e senza toccare la cifra già stanziata per il 2014. Le graduatorie dei progetti approvati sono state pubblicate a fine aprile, rendendo dunque già possibile la consultazione dell’elenco dei progetti in Italia e dei progetti all’estero.

    Si dovrà dunque attendere la fine dell’estate per capire se i fondi sono stati trovati e se il bando realmente partirà entro la scadenza preannunciata.

  • Val Bisagno, aree di trasformazione urbana: incontro pubblico

    Val Bisagno, aree di trasformazione urbana: incontro pubblico

    bassa-valbisagno-marassi-stadio-ferrarisNel pomeriggio di ieri (lunedì 3 Giugno), presso il Salone di Rappresentanza del Municipio III della Bassa Val Bisagno, si è tenuto il seminario informativo “Le aree di trasformazione in Val Bisagno: a che punto siamo?”, voluto dai rappresentanti municipali e comunali, al fine di illustrare lo stato di avanzamento dei progetti urbanistici in corso e di quelli di prossima realizzazione. Un intervento che si inserisce sulla scia della serie di incontri di osservazioni al PUC che si stanno svolgendo in questo periodo (l’ultimo, il 30 maggio 2013 proprio nel Municipio III e il prossimo è previsto per il 5 giugno).

    L’area di interesse è la Val Bisagno, tutta: non a caso, all’incontro hanno partecipato i presidenti dei tre municipi di riferimento, ovvero Massimo Ferrante, del Municipio III Bassa Val Bisagno, Agostino Giannelli (Municipio IV Media Val Bisagno), e Alessandro Morgante, del Municipio VIII Medio Levante. Oltre a loro, presente anche l’Assessore all’Urbanistica Bernini e all’Ambiente Valeria Garotta. Assente Crivello, Assessore ai Lavori Pubblici, impegnato su altri fronti. Inoltre, presenti anche rappresentanti dell’Associazione territoriale Genova Bene Comune, con la presidente Barbara Comparini.

    Distinguendo tra i progetti ancora in fase di approvazione e quelli già in via di attuazione, si è fatto il quadro della situazione sotto il triplice aspetto legislativo, finanziario e ambientale.

    municipio-bassa-valbisagno«Nel territorio della Val Bisagno – sostiene il vicesindaco Stefano Bernini – sono due le problematiche principali: in primis, non c’è una linea ferroviaria, questo crea problemi nelle infrastrutture dei trasporti ed è necessario cercare nuove soluzioni come ad esempio collegare la zona al sistema della metropolitana esistente, o creando una rete filobus e altri percorsi. In secondo luogo, la vallata da sempre ha mostrato elevata densità abitativa e presenza industriale: questo ha trasformato il rapporto con il territorio circostante e ha oggi lasciato grandi aree libere, da riqualificare e trasformare».

    È questo il caso, ad esempio, dell’ex area Boero o del centro storico di Molassana, la cui riqualificazione è prevista dal POR. «Sono due casi virtuosi di mediazione tra i proprietari privati e l’amministrazione – continua Bernini – in cui sono state trovate linee comuni nell’interesse della collettività. Queste zone di trasformazione industriale, una volta riqualificate, devono rendere omogenea la vallata, con un’offerta di servizi funzionale alle nuove domande collettive e sociali: dobbiamo pensare a disegnare social housing, nuovi servizi sociali e un’offerta sanitaria decentrata e diffusa».

     

    Il nuovo stadio alla Foce

    Fiera di GenovaL’attenzione dei partecipanti è scesa poi più a valle verso lo stadio Luigi Ferraris e il carcere. Per entrambe le strutture il punto di partenza è lo stesso: ormai inglobate nel centro cittadino, andrebbero trasferite altrove. Ma se nel primo caso si può parlare di progetti quantomeno abbozzati, lo spostamento e l’adeguamento del carcere di Marassi rimane per ora una chimera.  Per quanto riguarda l’impianto sportivo rimane viva l’ ipotesi di riqualifica da parte del Genoa e di costruzione di una nuova struttura alla Foce di proprietà della Sampdoria. Su quest’ultimo progetto si è soffermato Bernini: «Da parte comunale ribadisco la disponibilità a ragionare insieme alla società Sampdoria per trovare una soluzione, migliorare la zona della Fiera del Mare –ora svuotata in molti locali all’interno- e decongestionare il centro della città dall’intasamento del traffico. Per fare questo, è importante un preventivo accordo con il sistema del Porto Antico, in modo da creare un percorso privilegiato di collegamento tra le varie zone: non è possibile pensare che lo stadio si realizzi mantenendo la viabilità attuale, perché ciò finirebbe per creare dei blocchi e boicottare il turismo. Le problematiche da affrontare, come si vede, sono tante, ma il tempo stringe: a settembre la Giunta vorrebbe finire queste fasi di consultazioni e raccogliere le informazioni ricevute in questi incontri in Municipio, in modo da essere pronti a dicembre con il nuovo PUC decennale».

     

    Scolmatore del Bisagno

    torrenti-bisagno-rischio-idrogeologicoL’assessore Garotta ha poi illustrato la questione dello scolmatore del Bisagno per alleviare il Fereggiano dai rischi di esondazione della rete di acque meteoriche e alleggerire il Bisagno dalle pressioni idrogeologiche, passando poi a lavorare anche sugli altri rivi minori (come il Finocchiara e altri affluenti alti del Fereggiano). «Si sta lavorando per creare anche uno sbocco a mare del Bisagno – ha dichiarato l’assessore – e ci sono trattative con Regione e Provincia, per creare la soluzione ottimale e fare una scelta progettuale. L’iter burocratico dovrebbe procedere in fretta: entro il 30 novembre si dovrebbe arrivare alla soluzione definitiva, rispettando i tempi imposti a livello ministeriale. L’intervento è complesso, già ai tempi dell’alluvione del ’70 vari tecnici si sono messi al lavoro per risolvere questa carenza in termini idrogeologici (risalenti a errori di valutazione commessi ai primi del ‘900), senza grandi risultati. Nel ‘900 la valutazione della portata del Bisagno era stata sottostimata, e la città si è sviluppata attorno a queste valutazioni errate: oggi intervenire su situazioni così complesse in un tessuto urbano consolidato è ben difficile e comporta scelte drastiche. Nel piano di bacino, si è pensato di optare per la soluzione dello scolmatore, attuandone per ora una parte grazie alle risorse messe a disposizione dall’amministrazione, e prevedendone la fine per il 2017».

     

    Gli interventi dei cittadini

    La discussione pubblica ha mosso l’interesse dei cittadini, associazioni, CIV e singole persone che hanno fatto sentire la loro voce. Ad esempio, proprio Solferino, presidente del CIV Corso Sardegna, tocca la spinosa questione dell’ex mercato di Corso Sardegna, auspicando una soluzione collettiva, per amministratori, cittadini e ditta appaltatrice. Altro intervento, quello di Massimiliano Bonacci, ideatore degli schermi CityMessage in Piazza Manzoni, che solleva la questione –molto attuale- della realizzazione di piste ciclabili e della dotazione di colonnine per la ricarica delle auto elettriche. E poi il “caso” Terralba: la prosecuzione del sistema ferroviario da Brignole, con l’annessa riqualifica della zona e il recupero di aree dismesse. O ancora il problema del monitoraggio del territorio sotto il profilo della sicurezza idrogeologica: per ora, si sta lavorando per riscrivere il piano di protezione civile –in collaborazione con ARPAL-, ridefinire le soglie di precipitazione e razionalizzare le emergenze e il comportamento in caso di allerta, per offrire adeguata protezione ai cittadini senza scadere nell’eccesso e senza portare danni agli esercizi commerciali.

     

    Elettra Antognetti

  • Piste ciclabili Genova: al via il progetto fra dubbi e problematiche

    Piste ciclabili Genova: al via il progetto fra dubbi e problematiche

    teatri-duse-biciSei chilometri di piste ciclabili per pedalare in sicurezza, anche se non proprio in totale continuità, da piazza Montano fino allo stadio o alla Foce. Certamente non un’isola felice da record ma un traguardo importante nella direzione della mobilità sostenibile per una città, come Genova, che non ha nella pianura una delle sue peculiarità territoriali. Per raggiungere questo nobile obiettivo e non perdere 1,2 milioni di euro di finanziamenti messi a disposizione dal ministero dell’Ambiente, ma che teoricamente scadrebbero a fine agosto, il Comune deve ritoccare sensibilmente i tempi.

    Per conoscere lo stato dell’arte, nell’ultima seduta del Consiglio Comunale, i consiglieri Clizia Nicolella (Lista Doria) e Guido Grillo (Pdl) hanno posto un’interrogazione a risposta immediata all’assessore competente, Anna Maria Dagnino: «In questi mesi abbiamo intensamente lavorato al progetto grazie al protocollo firmato con l’associazione “Amici della Bicicletta” – ha assicurato l’assessore a Mobilità e Traffico del Comune di Genova – e ci siamo anche attivati per la progettazione dei ciclo-posteggi che entro giugno verranno allestiti nei Municipi (un intervento che prescinde dal finanziamento ministeriale, NdR). La città ha spazi molto stretti e c’è qualche difficoltà a recepire il concetto tradizionale di pista ciclabile. Tuttavia abbiamo concluso gli accordi con il Municipio per quanto riguarda il tratto di via XX settembre e presto inizieremo un percorso di condivisione anche con i commercianti, perché contemporaneamente dovrà essere riassestata la sosta».

    PISTE CICLABILI GENOVA: IL PIANO OPERATIVO DI DETTAGLIO

    L’avvio di questa fase del Pod (Piano operativo di dettaglio) per lo sviluppo della ciclabilità, la cui progettazione è attualmente nelle mani di Aster, dovrebbe consentire al Comune di ottenere una proroga sui finanziamenti per poter procedere con tutti i sei chilometri previsti. O almeno così si spera a Tursi. Il percorso, nella sua interezza, dovrebbe coinvolgere i tratti Fiumara – Piazza Montano, San Benigno – Terminal Traghetti, itinerario ciclistico del centro storico – Porto Antico, Piazza De Ferrari – Stazione Brignole, Brignole – Stadio e Brignole – Questura, che andrebbero così a completare una rete più continua su tutto il centro cittadino.

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    «Il progetto – secondo Clizia Nicolella, consigliere comunale in quota Lista Doria – non è ancora arrivato a una fase esecutiva per una certa rigidità degli uffici comunali, che vorrebbero attenersi alla lettera della normativa nazionale per la realizzazione dei percorsi ciclo-pedonali. Tuttavia, se vogliamo sviluppare un discorso di mobilità sostenibile a Genova, dobbiamo essere in grado di trovare soluzioni che tengano conto della specificità del territorio, ad esempio attraverso una limitazione più severa della velocità per tutti i mezzi nei tratti di strada più stretti e destinati inevitabilmente a una fruizione promiscua, senza sacrificare eccessivamente i posteggi per auto e moto. Il tutto per non isolare le zone ciclabili ai classici tratti spot ma per realizzare effettivamente una lunga percorribilità. A questa continuità l’amministrazione deve tendere per diversi motivi, dal risparmio economico a quello energetico, finanche alla salute e al benessere fisico».

    Ma, secondo l’architetto Giorgio Ceccarelli del Circolo Fiab Amici della Bicicletta, il rischio di perdere i fondi ministeriali è sempre più concreto: «I finanziamenti risalgono addirittura al 2006; non riesco a capire come il ministero possa concedere una proroga dopo ben sette anni di inerzia da parte del Comune di Genova».

    FINANZIAMENTI A RISCHIO, LE PROBLEMATICHE

    Ceccarelli, inoltre, sottolinea che difficilmente la realizzazione della pista ciclabile di via XX settembre potrà essere rapida e indolore: «Il percorso di condivisione del progetto con Municipio e commercianti è assolutamente corretto, ma per non perdere i finanziamenti andava iniziato molto tempo fa. Non basta, infatti, tracciare due strisce sull’asfalto e disegnare il simbolo di una bici. Ci vuole un’ordinanza che modifichi il traffico, la sosta e i sensi unici in via XX e nelle strade limitrofe. E quando si tratterà di escludere al traffico veicolare privato anche la corsia in discesa di via XX, si solleverà il solito polverone: il progetto si bloccherà e il 31 agosto passerà con un nulla di fatto e la conseguente perdita del finanziamento».

    Gli interventi su via XX settembre dovrebbero, infatti, consistere nella realizzazione di due corsie dedicate al flusso ciclabile, una per ogni senso di marcia, attigue ai marciapiede, andando così a modificare il tratto di carreggiata destinato ai mezzi pubblici sia in salita che in discesa, con la probabile completa interdizione al traffico privato.

    Biciletta a GenovaSe, per quanto riguarda l’arteria principale del centro genovese, le problematiche possono almeno teoricamente essere risolte, sistemando razionalmente i punti di accesso alla pista ciclabile e normalizzando il rapporto tra bici e bus, lo stesso non si può dire per altre zone coinvolte dal Pod. Le difficoltà maggiori riguardano il tratto Brignole – stadio, su cui è arrivato il veto assoluto del Municipio Bassa Val Bisagno, a causa di una potenziale perdita di circa una cinquantina di posteggi per le auto. Problemi anche sull’asse Brignole – Questura: in quest’area, benché Ceccarelli assicuri che il Municipio ne sia sostanzialmente all’oscuro, la pista dovrebbe passare a centro carreggiata, ma buon senso vuole che le biciclette siano più a contatto con il contesto commerciale e con i tratti pedonali piuttosto che con le auto. Senza considerare il fatto che, per giungere a centro strada, bisognerebbe in qualche modo attraversare le altre corsie.

    Le cose non vanno meglio neppure in quei tratti di raccordo che, insieme con i 6 nuovi chilometri, dovrebbero completare la viabilità ciclabile nel centro cittadino. Se, per quanto riguarda il centro storico e il Porto Antico ci si può anche accontentare, Ceccarelli ritiene assolutamente non accettabile la situazione che riguarda via Buozzi: «Qui – spiega il membro di Amici della Bicicletta – con l’allestimento della stazione di bike sharing, nel 2009 era stata realizzata una pista promiscua ciclabile-pedonale, poi rimossa per fare spazio ai lavori del deposito Metro e dei sovrastanti parcheggi. Oltre alla criticità in fase di cantiere, con notevoli rischi per la sicurezza, i problemi potrebbero continuare anche a lavori terminati dato che sembrerebbe che la nuova progettazione non preveda più il tratto ciclabile». Una situazione che, se confermata, rischierebbe di inficiare la bontà dell’intero progetto di mobilità sostenibile a Genova.

    biciclette-posteggi-DIBIKE SHARING, UN SERVIZIO DA RILANCIARE

    I sei chilometri ciclabili, infatti, dovrebbero funzionare anche come tentativo di rilancio del bike sharing, il servizio di noleggio bici, attualmente in mano a Genova Parcheggi, che naviga in cattive acque, un po’ per atti di vandalismo, un po’ per gli elevati costi di manutenzione. «La conversione alla mobilità sostenibile – sostiene Nicolella – è una mentalità che si sviluppa lentamente e in maniera organica: il bike sharing ha senso se accompagnato da percorsi adeguati perché altrimenti non si può realizzare neppure il minimo di fruibilità richiesta. È necessario che da parte dell’amministrazione ci sia la volontà di dar seguito ai finanziamenti ottenuti e aspettarne i frutti con pazienza, altrimenti il risultato rischia di essere assolutamente controproducente».

    «L’obiettivo finale di questo progetto – conclude Nicolella – deve essere quello di delineare la bicicletta come strumento modale per il trasporto cittadino, togliendo qualche auto dalla strada. Questi primi sei chilometri devono essere il segno di una volontà politica di dare vita a un percorso che può certamente svilupparsi in altre zone, prevalentemente pianeggianti, della città: penso alla Valpolcevera, alla Val Bisagno ma anche a tutta la direttiva a mare da Voltri a Nervi. Perché, un po’ come diceva Grillo, la gente è sempre più povera, l’autobus costa sempre di più e le biciclette in giro iniziano a intravedersi con una certa frequenza. La tiritera che Genova non sia adatta ai percorsi ciclabili ormai non sta più in piedi, per cui bisogna dare l’opportunità ai ciclisti di muoversi in sicurezza. Tra l’altro la pista ciclabile è uno spazio che, in un certo qual modo, viene restituito non solo agli appassionati della bicicletta ma anche ai pedoni perché aumenta la loro di distanza dalle auto».

    Un concetto che, secondo Ceccarelli, non è ancora stato interiorizzato dall’amministrazione comunale: «Il traguardo dei 15 km di pista ciclabile da Voltri a Nervi e altrettanti nelle valli è ancora molto lontano dalla cultura politico amministrativa del Comune di Genova. Un peccato perché nel frattempo si perdono finanziamenti sostanziosi, come gli ultimi 5 milioni di euro messi a disposizione dal Fas (Fondi per le aree sottoutilizzate, NdR) per l’ambiente e a cui avrà accesso, ad esempio, il Comune di Arenzano».

     

    Simone D’Ambrosio
    [foto di Diego Arbore]

  • Yeast Genova: scambi internazionali a Cipro e Turchia

    Yeast Genova: scambi internazionali a Cipro e Turchia

    voli-aereoporto-aereo-ryanair-DIAperte le selezioni per progetti di scambio internazionale rivolti a giovani under 25: l’associazione di promozione sociale Y.E.A.S.T. (acronimo di Youth Europe Around Sustainability Tables) sta cercando partecipanti per due iniziative.

    Il primo si svolgerà a Cipro dal 13 al 21 luglio 2013: si cercano dodici ragazzi tra i 17 e i 20 anni e due group leader senza limiti di età. Tema del progetto Respect the Past, Live the Present, Build the Future è la cittadinanza europea.

    Il secondo si terrà in Turchia dal 25 al 31 agosto 2013, precisamente a Nevsehir (Cappadocia): il titolo è Unique Colors of Europe, sul tema dell’inclusione sociale, e si cercano cinque ragazzi tra i 18 e i 25 anni.

    Gli scambi prevedono momenti di formazione e di interazione con gli altri partecipanti, attraverso metodi di educazione non formale. I costi di viaggio e alloggio sono quasi interamente coperti dal progetto europeo Youth in Action.

    Per info contattare l’associazione all’indirizzo mail yeast.genova@gmail.com.

    [foto di Diego Arbore]