Tag: progetti

  • Quartiere Molo, vico Palla: i progetti per gli antichi magazzini

    Quartiere Molo, vico Palla: i progetti per gli antichi magazzini

    magazzino-vico-palla3
    Foto di PRD Progetti e Costruzioni srl

    Non solo Magazzini del Cotone e Magazzini dell’Abbondanza: nascosti fra i tetti del quartiere del Molo, a pochi passi dal Porto Antico, si trova una concentrazione di edifici storici (per lo più risalenti al 1400-1500, alcuni ristrutturati nel 1800) dall’alto valore architettonico. Magazzini per le merci del vecchio porto di Genova, poi adibiti ad altri usi, alcuni di questi immobili sono stati trasformati in residenze condominiali o in locali pubblici, mentre ad altri è toccata sorte peggiore: dimenticati, abbandonati al degrado.
    È il caso dei magazzini di vico Palla, in particolare del grande edificio collocato al civico 9 rosso che rivela, impietoso, le ferite ancora aperte della Seconda Guerra Mondiale.

    vico-palla-9-magazzinoVICO PALLA, 9r
    Questo antico magazzino si trova oggi in condizioni pessime: costruito in pietra – la struttura è tipicamente medievale con le pareti inclinate a restringersi verso l’alto ad assumere la classica conformazione a trapezio – intorno al 1810 l’immobile venne trasformato e adibito presumibilmente a ricovero delle truppe francesi. Danneggiato dai bombardamenti durante l’ultimo conflitto mondiale, ha resistito al passare del tempo ma è inaccessibile da decenni, immerso nella sporcizia e nel degrado urbano. Gli stessi abitanti non si scandalizzano più ormai  per lo stato in cui versa l’antico edificio. Eppure, il 9 rosso di Vico Palla, è riconosciuto parte del patrimonio storico-artistico nazionale.

    Di proprietà statale, l’edificio rientra nel progetto Valore Paese promosso dall’Agenzia del Demanio, più precisamente nel sottobrand Valore Paese – Dimore, pensato per il recupero di immobili inseriti in ambiti di particolare pregio storico, artistico e paesaggistico, competitivi per i settori del turismo e della cultura rispetto al contesto territoriale di riferimento. Il progetto coinvolge immobili spesso non utilizzati o sottoutilizzati e ha l’obiettivo di incrementarne il valore economico attraverso progetti di riqualificazione ad uso collettivo.

    Con questo scopo, aderendo al Protocollo d’intesa tra comuni e Agenzia del Demanio per una collaborazione tecnico-operativa costante nella realizzazione di specifici progetti di valorizzazione del patrimonio immobiliare, il Comune di Genova ha avviato la richiesta per il trasferimento gratuito della proprietà del magazzino avvalendosi dell’articolo 5 comma 5 del decreto legislativo 28 maggio n. 85 sul federalismo demaniale. Si tratta di un articolo che non ha mai avuto piena attuazione, ma che è considerato applicabile nel suo quinto comma, sul trasferimento di beni demaniali di interesse storico-artistico agli enti locali, previa presentazione di un piano per la riqualifica del bene stesso.
    I soggetti che intendono avvalersi di questo articolo devono presentare un’istanza che, se accettata, dà avvio a una serie di “tavoli tecnici” per vagliare i piani di riqualificazione e le ipotesi di valorizzazione per l’immobile in questione che, una volta approvati, devono sottostare a vincoli precisi (per esempio, limite temporale di realizzazione del progetto). Solitamente gli immobili vengono trasferiti alle amministrazioni locali se queste ultime presentano un progetto considerato adatto e di alto valore per l’intera cittadinanza, anche con il coinvolgimento di soggetti privati, disposti a fornire sostegno economico. Ad oggi il Comune è in attesa di ottenere a tutti gli effetti il passaggio di proprietà, tuttavia rimane difficile, per il momento, immaginare un futuro per l’antico magazzino.

     

    render-vico-palla-4VICO PALLA, 4
    Un altro tipo di discorso quello che interessa, invece, il civico 4 di Vico Palla. Stessa datazione storica (sempre risalente al periodo tra fine ‘400 e inizio ‘500), stesse modalità di costruzione e impiego di materiali. Anche l’uso era lo stesso: stando alla documentazione storica, al 4 di Vico Palla si trovava un antichissimo magazzino, prima deposito di sale, poi di tè, poi in tempi più recenti adibito a officina meccanica, per poi restare in disuso per decenni.
    A differenza del 9rosso, questo antico deposito in passato è stato ristrutturato nella parte esterna: l’originaria costruzione in pietra è stata coperta e la facciata rifatta completamente, lasciando solo in alcune parti visibili resti della costruzione originale, con la pietra riportata “al vivo”. E poi, altra differenza importante rispetto al dirimpettaio, il civico 4 appartiene a privati (la società di costruzione P.R.D., Progetti e Costruzioni s.r.l.). In questo caso esiste già un progetto di recupero dello stabile che prevede la trasformazione in ristorante-sala espositiva.
    L’ipotesi è stata avanzata dagli ingegneri della P.R.D.: «Il locale all’interno –ci racconta l’ingegnere Alessandro Romelli dello Studio PRD- ha un’altezza di 12 metri, per questo nel nostro progetto abbiamo avanzato l’ipotesi di sfruttare al meglio le altezze, creando un’articolazione con soppalchi sfalsati, per non ostruire la visione in nessun punto e non perdere la prospettiva d’insieme. La nostra ipotesi prevede la creazione di un ristorante o sala espositiva: teniamo aperte entrambe le possibilità, in attesa di trovare acquirenti. Abbiamo già avuto l’ok della Soprintendenza ai Beni Architettonici e siamo in attesa di trovare soggetti interessati a finanziare il progetto». A breve partiranno i primi interventi di ripristino del varco d’accesso –una struttura di 2 metri di altezza per 6 di larghezza- su Vico Malatti.

     

    Elettra Antognetti

  • Ponte Sant’Agata, idea crowdfunding per la ristrutturazione?

    Ponte Sant’Agata, idea crowdfunding per la ristrutturazione?

    ponte-sant-agata-bisagno
    Il Ponte di Sant’Agata è originario dell’epoca romana e ricostruito poi in età medievale. Attraversato dall’Antica via Aurelia Romana, la sua funzione era di collegare Borgo degli Incrociati con la chiesa di Sant’Agata. Contava inizialmente 28 arcate da 10 metri ciascuna, con interposte 27 pile da 3 metri per uno sviluppo totale di 360 metri. Delle arcate originarie, dopo le alterne vicende che hanno interessato la Val Bisagno nel corso dei secoli, oggi ne sono rimaste soltanto tre. Questa progressiva riduzione è dovuta ai cambiamenti geologici e alla trasformazione urbanistica di Genova: nel tempo, la portata del corso del Bisagno è stata ridotta con l’inserimento di terrapieni, ed è aumentato lo spazio destinato al costruito, cementificando e riducendo così la lunghezza complessiva del fiume a 80 metri, dai 360 originari. Di conseguenza, anche parte del ponte è stata demolita: da 28 le arcate sono diventate 6, con solo 5 pile delle 27 iniziali. In tempi più recenti (e in particolare nel periodo compreso tra fine ‘800 e primi decenni del ‘900) quest’urbanizzazione sempre più massiccia, che ha costretto la portata del Bisagno in uno spazio sempre più angusto, ha provocato anche vari disastri idrogeologici. Proprio a causa di un’alluvione (quella tragica del 7 ottobre 1970), infatti, il ponte di Sant’Agata era stato quasi completamente distrutto, riducendo ulteriormente a un numero di 3 le 6 arcate superstiti. Resti dell’antica struttura sono reperibili oggi in concomitanza di via Canevari, piazza Manzoni e piazza Giusti, e di corso Sardegna, sotto il livello del manto stradale.

    Nonostante il nulla osta dalla Soprintendenza dei Beni Architettonici, il progetto esecutivo per la riqualifica del ponte di Sant’Agata sul Bisagno, nel quartiere di San Fruttuoso, rimane bloccato. Tanto che, con il sostegno del C.I.V. di Corso Sardegna, sono state organizzate nel tempo varie iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica: la grande partecipazione e il successo delle raccolte di firme (più di mille solo in occasione dell’iniziativa “Mille firme per la Fontana e il Ponte di Sant’Agata”), dimostrano quanto sia forte l’interesse per il progetto. A distanza di più di tre anni dall’approvazione, facciamo il punto con l’architetto Matteo Marino, che ha seguito il progetto dalla sua nascita.

    La proposta progettuale dell’architetto Marini prevede l’integrazione della parte già esistente dell’antichissimo ponte di Sant’Agata, ovvero il ripristino delle 3 arcate oggi mancanti (che rendono il ponte inagibile e costringono a ripiegare sul vicino ponte di Castelfidardo) e la realizzazione di una carreggiata ciclopedonale con l’impiego di due travate attaccate di 40 metri di luce (la lunghezza del tratto di ponte compreso tra due appoggi), senza sostegni intermedi. Il tutto sarà realizzato in legno lamellare, con copertura in acciaio.

    Per l’installazione della passerella l’ammontare delle spese raggiunge i 70 mila euro, la  realizzazione del progetto complessivo richiede un esborso di 100 mila euro; i 30 mila euro aggiuntivi servono a coprire i costi per le travi e i presidi strutturali, l’illuminazione e il superamento delle barriere architettoniche. Proprio per quanto riguarda quest’ultimo punto, è stata preventivata la realizzazione, oltre che di una scalinata, di un montascale, per l’accesso al ponte anche alle carrozzine.

    Uno dei nodi da sciogliere riguarda la posizione della Soprintendenza ai Beni Archeologici, le cui richieste si trovano in disaccordo con quelle provenienti dai colleghi dei Beni Architettonici: mentre questi ultimi chiedono –accanto alla costruzione ex novo della parte attualmente mancante di ponte- il restauro delle tre arcate preesistenti, dai Beni Archeologici arriva lo stop a qualsiasi tipo di operazione di ristrutturazione, dal momento che gli interventi sul ponte –residuo di epoca medievale- sono soggetti a limitazioni.

    progetto-ponte-sant-agata-2progetto-ponte-sant-agata

     

     

     

     

     

     

     

    La riqualificazione di piazza Manzoni

    Un altro progetto, redatto sempre da Marino, riguarda il recupero della fontana ottocentesca di piazza Manzoni, con l’obiettivo di riportare l’area alla sua antica conformazione: la fontana, centrale nella piazza, originariamente serviva come abbeveratoio ed era dotata di vasche sottostanti per il drenaggio dell’acqua. Il progetto prevede il recupero dell’antico lavatoio e vede l’installazione del quarto lobo della fontana -andato disperso- in massello di marmo bianco, e di un sistema per il passaggio dell’acqua, in modo da rendere funzionale il monumento ed evitare depositi di sporcizia. La realizzazione di questo secondo progetto prevede costi più modesti rispetto a quello per la pedonalizzazione del ponte: la cifra complessiva si aggira attorno ai 10 mila euro. Tuttavia la ristrutturazione –per la sua prossimità al ponte medievale- gioca un ruolo chiave e la sua riqualifica rappresenterebbe il primo passo verso un concreto recupero dell’area. Oggi il progetto –anch’esso già esecutivo- si trova in uno stadio più avanzato rispetto a quello del ponte, grazie alla minor portata degli interventi previsti: la fontana è stata restaurata, ma non è ancora stata resa operativa.

    Un iter progettuale senza fine, l’idea crowdfunding

    corso-galliera-bisagno-DI«Contiamo di iniziare i lavori entro le prossime settimane – affermava ufficialmente Matteo Marino nel 2009– salvo intoppi dell’ultimo minuto. Noi, comunque, siamo pronti». Oggi, invece, tutto è ancora bloccato, nonostante il progetto abbia avuto l’ok anche da Comune e Provincia, e sia stato giudicato compatibile con il piano di bacino. A bloccare l’operato, la mancanza di fondi. Ci racconta Marino: «Servono 100 mila euro per coprire i costi dell’intero progetto: una soluzione molto più economica rispetto a quella di rifare il ponte come era in antico, pur mantenendo un risultato estetico piacevole. La cifra non è un ostacolo insormontabile, ma finora l’amministrazione non si è mostrata disponibile a finanziare le proposte da noi avanzate. Tuttavia il progetto che sosteniamo è di grande importanza per il quartiere e entusiasma tutta la cittadinanza, che preme per la sua realizzazione. Per questo ci siamo mobilitati in questi anni e stiamo continuando a farlo: coinvolgendo 100 persone e facendole partecipare al progetto, sarebbero mille euro a testa; coinvolgendone 10 mila diventerebbero 10 euro! È un progetto sostenibile, una proposta realizzabile e altamente positiva per San Fruttuoso. Il degrado in questo quartiere nel corso degli anni si è espanso sempre di più, ma è bene fare attenzione a queste situazioni di disagio, per tentare pian piano di arginarle e restituire alla gente le condizioni di vita che meritano».

    L’attività di Marino è quella di un cittadino che si mette in prima linea per il suo quartiere. Con il sostegno del C.I.V. e del presidente Umberto Solferino, Marino mette a disposizione di tutti la sua professionalità e le sue competenze, e da anni conduce battaglie in cui crede fermamente: «Lo faccio perché amo la mia città e perché penso che basterebbe così poco per migliorarla… Quello che servirebbe è una maggiore volontà e disposizione di tutti a partecipare in prima persona alla “cosa pubblica”. Da un lato, c’è ancora troppo disinteresse da parte di tanti, dall’altro, i riscontri che otteniamo nelle feste di piazza e nelle manifestazioni di quartiere che organizza il C.I.V. smentiscono queste affermazioni e ci fanno sperare in un futuro diverso per Genova».

     

    Elettra Antognetti

  • Peripheria, Genova: i progetti per Santa Tecla e villa Pallavicini

    Peripheria, Genova: i progetti per Santa Tecla e villa Pallavicini

    villa-pallavicini-pegli-d6Il Comune di Genova, nell’ambito del programma Smart City, aderisce all’iniziativa europea Periphèria che ha come scopo quello di promuovere una migliore vivibilità e accessibilità degli spazi pubblici all’aperto, mediante l’impiego di nuove tecnologie informatiche. Ogni città-partner deve innanzitutto scegliere uno tra i cinque ambienti urbani previsti dal programma Periphèria (quartieri, strade, piazze, municipio, parchi e musei), successivamente individuare un’area di intervento, che prende il nome di “arena”, e sviluppare una proposta utilizzando le potenzialità della tecnologia e di internet per la connessione di persone, servizi, oggetti.
    Oltre all’Italia, uniche adesioni Genova e Milano, partecipano altri 4 paesi europei: Portogallo, Grecia, Germania e Svezia.

    Genova ha deciso di puntare su parchi e musei e ha individuato come aree d’azione villa Pallavicini a Pegli e il Forte di Santa Tecla sulle alture di San Martino. Il progetto genovese (in collaborazione con il Comune di Atene e di Palamela, Alfamicro, Politecnico di Milano, Università di Malmo) prende il nome di “Museo e Parco Smart”.

    IL PROGETTO, MAGGIO 2012

    L’adesione ufficiale del Comune di Genova a Peripheria è arrivata nel maggio dell’anno scorso. Cerchiamo di ripercorrere quanto è accaduto sino ad oggi.
    Per conoscere l’opinione dei cittadini sui luoghi da riqualificare, si è in un primo momento sollecitata la compilazione di un questionario online, che ha permesso di raccogliere alcuni contributi anonimi. Le informazioni hanno aiutato l’amministrazione a individuare le zone di maggiore interesse e a definire meglio attività e interventi da realizzarsi in queste aree. Il questionario è stato a disposizione dei cittadini dal 29 maggio al 14 settembre 2012. In base agli esiti, si è poi deciso di concentrarsi in particolare su alcune opzioni: dall’installazione di strumenti per la sicurezza e l’informazione turistica, al risanamento delle aree verdi della villa e del forte.

    villa-pallavicini-pegli-d7Per quanto riguarda Villa Pallavicini, Periphèria si inserisce nel percorso di recupero e ristrutturazione, con diverse proposte. Fino ad ora, ad essere state attuate sono: l’inserimento di telecamere anti-vandalismo e di un sistema di videosorveglianza; la creazione di un’isola wifi (già funzionante nel museo e nel piazzale, da estendersi al parco e all’orto); il posizionamento in corrispondenza dei siti più rilevanti del parco (lago, arco, ecc.) di QR-code per collegarsi a pagine web con informazioni sulla villa; la creazione di una app geo-referenziata che permette di reperire informazioni su questi siti e ripercorrerne i percorsi storici. Inoltre, altri QR-code sono già stati predisposti anche per le sale interne della villa, ma non tutte sono oggi operative dal momento che sono in corso lavori di ristrutturazione. Le nuove tecnologie dovrebbero permettere uno snellimento e una maggiore velocità anche nell’inserimento di nuovi dati e nell’ampliamento delle informazioni (storiche, architettoniche, artistiche) a disposizione.

    Per quanto riguarda invece Forte Santa Tecla, si è pensato di unire la riqualifica del forte (col recupero delle sue funzioni originarie di difesa e monitoraggio della zona) a quella delle aree verdi. La ristrutturazione si inserisce all’interno di una disputa burocratica più antica tra Comune e demanio civile: proposte di recupero del sistema dei forti genovesi erano già state avanzate, ma non saranno attuate fin quando la proprietà dei forti passerà all’amministrazione comunale (che ne ha fatto richiesta con decreto legislativo n.85/2010 per il “trasferimento agli Enti Territoriali di beni demaniali nell’ambito di specifici accordi di valorizzazione”, e ha richiesto l’autorizzazione al Ministero dei Beni Ambientali e Culturali di avviare i lavori per la fruibilità pubblica). Gli interventi oggi ultimati sono: il recupero dall’area verde e la messa in sicurezza della zona; l’inserimento di giochi “intelligenti” per bambini, pensati per stimolarne la fantasia, la creatività e l’interazione; l’uso di telecamere a infrarossi, utilizzabili anche di notte; l’apertura alle nuove tecnologie (QR-code e isola wifi free). Anche qui, come nella Villa, è stata inserita una bacheca informativa per turisti e visitatori. In più, la presenza della sede dell’associazione di volontariato di protezione civile Associvile consente una migliore tutela del territorio e la prevenzione contro incendi boschivi (si pensi ai recenti incendi di grandi dimensioni che hanno interessato le colline genovesi nel settembre 2009, colpendo un territorio compreso tra Nervi, Quarto, Marassi, Quezzi). Anche la cinta muraria, all’interno del progetto, è di grande interesse: il complesso della cinta è una delle componenti fondamentali dell’immagine della città, sia storica che contemporanea.

    I fondi stanziati dall’UE per la città di Genova sono pari a 178.698 €.

    Forte di Santa Tecla

    Il metodo di realizzazione è quello dei “living labs“, o “laboratori viventi”: si tratta di momenti di confronto tra cittadini, istituzioni e aziende per costruire ipotesi progettuali nelle aree identificate dal Comune e favorire il dialogo tra i soggetti interessati. A Genova, per quanto riguarda l’area del Forte, il ciclo di living labs è partito ufficialmente il 5 ottobre 2012, al circolo ricreativo Cianderlin, in cui rappresentanti dell’amministrazione, di associazioni, e privati cittadini si sono incontrati per discutere i progetti e vagliare le proposte. Questo incontro era stato però anticipato da un altro, svoltosi al Municipio Medio Levante e riservato a operatori comunali, municipali (il forte, pur di competenza del Municpio Bassa Val Bisagno, per la sua particolare collocazione geografica interessa anche quello di Medio Levante e Valle Sturla) e associazioni. Questo, allo scopo di creare una sinergia tra i soggetti coinvolti e perfezionare le proposte, prima di presentarle alla cittadinanza.

    Lo stesso per quanto riguarda la situazione di Villa Pallavicini: anche qui, il primo incontro ufficiale (a Pegli, nel luglio 2012) era stato anticipato da una convocazione di addetti dell’amministrazione e associazioni, per mettere a punto i vari progetti. Ad oggi, non esiste un vero e proprio calendario di incontri o un ciclo di living labs: il Comune ha coinvolto attivamente i vari municipi di riferimento, i quali operano come interfaccia tra amministrazione e cittadini, raccogliendo le proposte dei singoli, interagendo con i comitati di quartiere.

    Abbiamo chiesto alla Direzione Città Sicura del Comune di Genova come procedono i lavori per quanto riguarda progetto Periphèria: «La nostra idea era quella di migliorare la fruizione delle due aree prescelte, di grande prestigio per la nostra città ma oggi lasciate al degrado. Grazie alla collaborazione di municipi, associazioni privati e cittadini, molto è stato fatto, ma molto c’è ancora da fare, e il sostegno di tutte le parti è importantissimo. Siamo soddisfatti del nostro operato, ma non nego che ci siano state –e ci siano tuttora- delle difficoltà e degli stop: questioni burocratiche, vincoli paesaggistici, architettonici, problemi demaniali, e altro, non ci permettono di procedere velocemente come vorremmo. Si pensi al caso di Villa Pallavicini: da tempo premiamo per la creazione dell’isola wifi nel parco, ma ci è vietato inserire cavi nel giardino, per non danneggiare la bellezza del sito e per ora siamo fermi al Museo e al piazzale antistante. Oppure si pensi al forte di Santa Tecla: abbiamo realizzato una recinzione –che funziona anche da panchina- utilizzando le pietre trovate in loco, dal momento che non è permesso utilizzare materiali diversi per non deturpare l’area. Noi non demordiamo e procediamo un passo alla volta: ora, ad esempio, lavoriamo –insieme a un’associazione di bikers genovesi- al recupero di vecchi percorsi che, dall’area di Santa Tecla, si snodano tra i sentieri verso il Levante e la valle dello Sturla. E poi, sempre al forte, ci piacerebbe creare delle piattaforme per attività sportive, ad esempio per il tiro con l’arco, in modo da richiamare sempre più persone. Stiamo solo aspettando l’ok dal genio civile, cui abbiamo già avanzato apposita richiesta».

     

    Elettra Antognetti

  • Ex mercato di Corso Sardegna: il 6 marzo la decisione definitiva

    Ex mercato di Corso Sardegna: il 6 marzo la decisione definitiva

    Ex Mercato di Corso SardegnaTrasferito il mercato ortofrutticolo a Bolzaneto il 26 ottobre 2009, la struttura coperta di Corso Sardegna rimane inutilizzata da quella data e in una situazione di degrado che si aggrava con il passare dei mesi. Tra le polemiche dei residenti, dei commercianti e della cittadinanza tutta, siamo andati a vedere cosa succede nel quartiere, per fare luce su una situazione sulla quale in questi anni è stato detto tutto e il contrario di tutto.

     

    UN PASSO INDIETRO: IL PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE
    Era il 2009, quando è stato presentato e approvato il progetto per la riqualifica della struttura mercatale di Corso Sardegna. Già esecutivo da tempo, si attende ancora la concessione per l’inizio dei lavori che, a detta dell’allora amministrazione, sarebbe dovuta arrivare già dai primi mesi 2010.
    Ecco quanto prevedeva il progetto iniziale: circa 250 posti auto in un parcheggio sotterraneo a rotazione interrato di due piani; due asili nido; una piazza sanitaria e distretti Asl; un edificio ad ospitare, tra le altre cose, una casa per studenti e una residenza con oltre 200 posti dislocati su 30 appartamenti, un 30% dei quali a regime agevolato; un teatro e dei giardini pensili per favorire l’aggregazione all’interno del quartiere e sfruttare al meglio gli spazi (25 mila metri quadri) della struttura, anche in base a quanto predisposto dal Piano Urbanistico Comunale del 2000. All’esterno sarebbero dovuti essere conservati i due grandi padiglioni annessi alla struttura mercatale centrale. Esborso previsto: 100 milioni di euro. I tempi di realizzazione? Tre anni dalla prima picconata, raccontava nel 2009 in un’intervista Marco De Eccher (della Rizzani-De Eccher, ditta che si è aggiudicata l’appalto), con la conclusione prevista nel 2012.

    Un’operazione di project financing, ovvero un progetto fondato su capitali privati ma con un ritorno pubblico, in una sorta di libero mercato controllato. La filosofia alla base della proposta era quella di realizzare servizi pubblici di rilevanza urbana, tra cui –oltre i già elencati- anche una sede dei vigili urbani, un centro sportivo, attività commerciali, insieme ad un’ampia dotazione di spazi liberi. Il tutto, in previsione di creare un centro polifunzionale, elemento di attrazione e di riferimento per l’intero quartiere.

     

    PIANO DI BACINO DEL BISAGNO, STOP ALL’ITER PROGETTUALE
    Niente di tutto ciò, però, ha ancora visto la luce. Gli stop sono stati tanti: prima, problemi di gestione tra Regione, Comune, privato (la Rizzani-De Eccher), come il mancato accordo economico tra società e Comune; poi le polemiche del Movimento 5 Stelle, che contestava la riduzione -da 17 mila a soli 5 mila- dei metri quadrati da adibire a verde pubblico. Nel settembre 2011 c’era stata la fuoriuscita di Asl dal progetto e il conseguente venire meno del suo contributo economico. L’allora sindaco Marta Vincenzi e l’assessore Margini avevano organizzato un incontro con la cittadinanza per rincuorare gli animi: il progetto si farà, dicevano all’epoca, ed entro la fine del mese di settembre si sarebbe dovuto procedere a chiudere la struttura per partire con i lavori veri e propri entro la fine del 2011. Poi, a novembre, l’alluvione, che ha dato lo stop definitivo ad un già burrascoso iter: nonostante la deroga arrivata dalla Provincia, che dava il “permesso oltre la normativa” di utilizzo dei due piani interrati, dalla Regione era arrivata la variante di salvaguardia che imponeva il rifiuto delle deroghe e lo stop dei lavori per la costruzione dell’autosilo interrato. L’intervento non era stato giudicato a norma con il piano di bacino del Bisagno, visto il rischio di esondazione del torrente poco distante, e la Regione aveva richiesto all’autorità di bacino uno studio di valutazione della compatibilità del progetto con le norme post-alluvione. Allora, inoltre, era stato avviato dal Comune il lavoro di pulizia, bonifica e derattizzazione (oggi al di fuori della struttura mercatale si possono ancora ravvisare cartelli che segnalano la derattizzazione in corso), affidato ad Amiu. Non sono mancate nemmeno le proteste dei commercianti, i soggetti che più si sentono danneggiati dal persistere dello stato di degrado e dalla creazione, dal 2010, di aree blu di parcheggio.

    mercato-corso-sardegna-2008-d1

    mercato-corso-sardegna-3

     

     

     

     

     

     

     

    I PRIMI PASSI AVANTI
    Il 5 febbraio 2013, su iniziativa dei consiglieri Pier Paolo Brasesco, Guido Grillo e Matteo Campora la questione è stata riproposta in Consiglio Comunale per ottenere l’approvazione del programma urbanistico operativo, condizionato dal preventivo ottenimento dell’autorizzazione idraulica, in conformità ai nuovi parametri post-alluvione. In attesa dell’approvazione, la Rizzani-De Eccher, esasperata da un’attesa lunga quattro anni, minaccia di ricorrere alle vie legali, in una recente missiva indirizzata all’amministrazione genovese.
    Il presidente del Municipio III Bassa Val Bisagno, Massimo Ferrante, racconta ad Era Superba: «Proprio in questi giorni l’autorità di bacino si è espressa sulla situazione di Corso Sardegna. Per parlare di queste novità è previsto un incontro tra vari soggetti (oltre a me, gli assessori regionali e comunali Briano, Bernini, Crivello, Fossati), per decidere il da farsi. Le opzioni che si prospettano a questo punto sono tre: ripartire con il progetto, in caso di via libera dell’autorità di bacino; cambiarne alcune parti, in ottemperanza alle nuove disposizioni; annullare tutto e ripartire da zero. Ci riuniremo il prossimo 6 marzo 2013 e in quella data prenderemo una decisione definitiva sulle sorti dell’ex mercato».

     

    mercato-corso-sardegna-4

    LE VOCI DEI CITTADINI
    Il C.I.V. di Corso Sardegna, guidato dal presidente Umberto Solferino, sta facendo pressioni. L’obiettivo è quello di richiamare l’attenzione su un problema che rischia di passare in secondo piano, finendo per danneggiare i commerci: «Di recente abbiamo presenziato ad un incontro che si è svolto al Matitone, alla presenza degli assessori della nuova giunta, Bernini, Oddone, Crivello e dell’ingegnere responsabile dei lavori e abbiamo chiesto risposte concrete. Da anni il mercato, un tempo volano per l’economia di quartiere e di tutta la città, è abbandonato e nessuno tra coloro che ci rappresentano si prende la responsabilità di firmare per dare l’avvio ai lavori. Oggi è la sicurezza, ieri era l’amianto, o la non conformità al PUC, ma il risultato non cambia: il degrado avanza e noi, commercianti e residenti, stiamo subendo un grave danno per la vita non solo economica ma anche sociale. A quanto ci risulta, non ci sono problemi tecnici veri e propri che impediscono l’avvio del progetto. Nemmeno la questione del silos interrato è una scusante: si pensi ai parcheggi sotterranei di Piazza della Vittoria, anch’essa zona ad alto rischio. Proprio in questi giorni con Gabriella Minervini, direttore del dipartimento ambiente della Regione Liguria, abbiamo stabilito alcuni incontri per discutere la questione: c’è fermento, e noi siamo determinati a smuovere questa situazione, a non tollerare oltre».

    Elettra Antognetti

     

    IL RIEPILOGO: CRONOLOGIA DI UNA STORIA SENZA FINE

    2001-2002 –nasce l’idea del progetto per la riqualifica dell’area mercatale in Corso Sardegna, votato dai cittadini

    12 marzo/3 aprile 2007 – presentazione del progetto, approvazione in giunta e approvazione in consiglio

    2008 – gara d’appalto indetta dal Comune per la ristrutturazione vinta dalla Rizzani-De Eccher, unica ditta in lizza

    18 giugno 2009 – presentazione del progetto definitivo nella seduta di giunta

    26 ottobre 2009 – trasferimento definitivo del mercato di Corso Sardegna a Bolzaneto

    26 gennaio 2010 – costituzione del comitato per il controllo e la verifica dei lavori di ristrutturazione dell’ex mercato, su iniziativa di un gruppo di cittadini, con il sostegno del Movimento 5 Stelle

    13 aprile 2010 – MeetUp del Movimento 5 Stelle di Genova di protesta contro il progetto, non rispondente alle richieste dei cittadini di destinare il 75% della superficie al piano strada a verde pubblico. Espressione di perplessità circa tempistica e modalità della bonifica della copertura in amianto e dei lavori nel loro complesso, salvaguardia delle falde acquifere sotterranee, scarsa previsione di aree verdi, eccessiva cementificazione dell’area

    14 settembre 2011 – dopo mesi di stallo e due anni di blocco, dopo l’approvazione del progetto e l’assegnazione dell’appalto alla De Eccher, ex-sindaco Vincenzi e assessore Margini incontrano i cittadini per rassicurare: i lavori partiranno entro la fine dell’anno; entro fine mese la chiusura dell’edificio per permettere di procedere all’apertura del cantiere

    4 novembre 2011 – alluvione a Genova: duramente colpita la zona di San Fruttuoso e limitrofe, tra cui Corso Sardegna

    Anno 2012 – cambiano i parametri di sicurezza e sono introdotte nuove normative. I lavori del mercato sono bloccati, in attesa di ottenere l’autorizzazione idraulica e di stabilire se il mercato è situato nella “zona rossa” di alto rischio idrogeologico. Nonostante la deroga stabilità dalla Provincia per proseguire i lavori di costruzione dell’autosilo interrato, sottostante al mercato, la Regione rifiuta di procede senza la perizia dell’autorità di bacino. Si attendono le nuove disposizioni, che tardano. I lavori sono totalmente bloccati e la Rizzani-De Eccher minaccia la rinuncia all’appalto, chiedendo a Regione e Comune di rimborsarla dei danni subiti.

    Gennaio-febbraio 2013 –  il C.I.V. di Corso Sardegna si attiva per arginare il degrado, cercando un dialogo con l’amministrazione comunale e regionale. Si prospettano tempi di fermento nel quartiere.

    5 febbraio 2013 – si affronta ancora in Consiglio Comunale la questione di Corso Sardegna: in corso l’istruttoria per l’approvazione del programma urbanistico operativo, previo ottenimento dell’autorizzazione idraulica. Le nuove normative post-alluvione non consentono l’immediata chiusura della pratica senza la verifica del persistere di condizioni adatte ad operare
    11 febbraio 2013: previsto un incontro tra Briano (assessore regionale alle Politiche Ambientali), Bernini (Pianificazione e Attuazione Urbanistica, Comune di Genova), Crivello (Lavori Pubblici e Manutenzione), Fossati (Viabilità), Ferrante (presidente Municipio III Bassa Val Bisagno), rimandato a causa dell’emergenza neve

    6 marzo 2013 – fissato un incontro alle ore 15 tra i rappresentati Briano, Crivello, Fossati, Ferrante in via Fieschi, negli uffici di Briano, per prendere una decisione in base alle recenti disposizione date dall’autorità di bacino. In base all’esame delle disposizioni, le opzioni saranno: ripartire con il progetto già vigente; apportare modifiche al progetto oggi esecutivo; annullare il lavoro fatto fino ad oggi e ripartire.

  • Elezioni politiche 2013, Partito Preso: l’iniziativa genovese sul web

    Elezioni politiche 2013, Partito Preso: l’iniziativa genovese sul web

    elezioniMancano poche ore allo scadere della tornata elettorale: alle 15 di oggi chiudono i seggi e partirà lo spoglio che decreterà chi tra Pd, Pdl, Lista Monti, Movimento Cinque Stelle e le altre liste candidate sarà chiamata a guidare il nuovo Governo.

    Per gli indecisi dell’ultimo minuto, può venire in aiuto un sito web creato da tre studenti di Genova che cerca di mettere un po’ di ordine tra liste, candidati e programmi di queste elezioni politiche 2013.

    Partito Preso – creato da Guglielmo Cassinelli, Giacomo D’Alessandro, Gabriele Fusi – nasce con lo scopo di «avvicinare i giovani alla politica e incentivare un voto informato».

    In uno stile “minimal” sono presentati tutti i partiti attualmente in lizza: per ciascuno è possibile consultare il Manifesto programmatico e/o il programma elettorale completo, si possono leggere i nomi di tutti i candidati delle singole Regioni e si può inoltre sapere quali sono gli account social network ufficiali (Facebook, Twitter, YouTube) e quanti fan/follower/iscritti hanno.

    Un progetto che si associa a un’altra iniziativa di un gruppo di studenti di Genova, Politicometro, un sito web creato in occasione delle elezioni Comunali 2012 ma che sta seguendo anche le consultazioni nazionali.

    Dopo il voto, anche Partito Preso si occuperà di aggiornare i lettori sui risultati, con un focus sulle modalità di comunicazione di tutte le forze politiche, e in futuro vuole porsi come uno spazio pronto a svolgere lo stesso servizio in occasione di elezioni amministrative, referendum e altre campagne.

    Marta Traverso

  • Piazza Sarzano, mercato alimentare: slitta ancora l’inaugurazione

    Piazza Sarzano, mercato alimentare: slitta ancora l’inaugurazione

    mercato piazza sarzanoI lavori per la realizzazione del mercato alimentare di piazza Sarzano, adiacente al pozzo di Giano, la cui fine era stata prevista –dopo varie posticipazioni- per lo scorso 5 novembre 2012, sono ormai in fase di ultimazione. Tuttavia, il mercato non è ancora operativo e la situazione resta in una fase di stallo, tanto che perfino dal municipio centro-est non arrivano notizie certe riguardo l’apertura, data mesi fa già come imminente.

    Tra novembre 2012 e gennaio 2013, gli ultimi interventi nel cantiere (aperto dal 2010): era stata realizzata la piattaforma in cemento ed erano stati inseriti i banchi, acquistati tramite partecipazione ad apposito bando da alcuni commercianti già attivi all’interno del Mercato Orientale di via XX. La struttura finale, così come l’aveva pensata la progettista, arch. Susanna Bordoni, è stata realizzata in ferro e rame, su una superficie di 260 metri quadrati. Il progetto, realizzato dall’impresa edile artigiana Vino su commissione del consorzio “Il pozzo di Giano”, era stato approvato già nel lontano 2009. Ma ad oggi la situazione è ancora ferma.

    Così Antonella Davite,  presidente del C.I.V. di Sarzano: «Parlando a nome di tutti i residenti, non possiamo fare altro che esprimere rammarico per il ritardo sui lavori e dirci favorevoli all’idea di creare un mercato in questa zona. Infatti, la realtà del centro storico è piuttosto problematica: è un contesto difficile, con poco interscambio, scarsamente frequentato. La viabilità è mal funzionante, la metro c’è, ma purtroppo non basta, da anni noi chiediamo che venga messo a nostra disposizione un pulmino, soprattutto per rispondere alle esigenze dei residenti più anziani. Sappiamo tutti che il centro e i vicoli sono abitati anche –e per lo più- da persone anziane, con difficoltà a muoversi in strade strette e a spostarsi tra le salite e le discese del centro. Inoltre, da qualche tempo ci stiamo muovendo per la realizzazione nella zona antistante alla piazza di parcheggi a rotazione con tariffe agevolate per i residenti. Tutto ciò perché in questa fase di crisi generale, internazionale e nazionale, ci sembra che Genova –e soprattutto il centro storico- arranchi particolarmente. I vicoli attirano ben poche persone da fuori, e spesso gli stessi residenti –come si diceva prima- faticano a muoversi per le strade. Gli unici a frequentare abitualmente Sarzano e i suoi vari locali sono gli studenti: ben venga, però non rappresentano di certo la fascia di fruitori esclusiva né del mercato che aprirà, né degli altri esercizi. Dobbiamo puntare a richiamare sempre più persone da fuori e invogliare i residenti ad investire nel loro quartiere».

    mercato-piazza-sarzano-2Inoltre, anticipa il presidente, sembra imminente l’inizio dei tanto attesi lavori in vico del Dragone, in cui da tempo si deve procedere alla rimozione dei residui bellici del bombardamento dell’allora casa chiusa.

    Abbiamo chiesto un quadro della situazioe anche al vice-presidente del Municipio centro-est Fabio Grubesich: «In questo momento -dice Grubesich- la situazione sta attraversando una fase di stallo. Tuttavia, si tratta di un momento transitorio: contiamo di dare al più presto alla cittadinanza le risposte che ci chiedono e di rendere operativa la struttura mercatale. È giusto ed è auspicabile -anche da parte nostra, oltre che da parte dei commercianti- che le strutture su cui investiamo vengano utilizziate e non restino improduttive. A Genova purtroppo abbiamo altre situazioni paragonabili a quella di Sarzano, come ad esempio il mercato del Carmine».

     

    Elettra Antognetti

  • Mercato del Pesce, piazza Cavour: ipotesi trasferimento a Bolzaneto

    Mercato del Pesce, piazza Cavour: ipotesi trasferimento a Bolzaneto

    pesca-pesce-d3Il Mercato del Pesce di Piazza Cavour sarà trasferito a Bolzaneto? Si tratta di un progetto emerso da poche settimane e passato quasi inosservato, ma rappresenta un tassello importante di una vicenda iniziata alla fine del 2010, quando la ASL 3 chiuse per ragioni igienico sanitarie la struttura.

    Dopo la riapertura del mercato, avvenuta solo pochi giorni dopo, si avanzò l’ipotesi di un trasferimento all’interno dei macelli di Cà de Pitta in Val Bisagno, non incontrando però il favore degli operatori. Gli stessi lavoratori dei macelli si erano opposti a questa possibilità sostenendo che la struttura non avrebbe potuto ospitare entrambe le attività economiche.

    C’è voluto più di un anno perché fosse presentata una nuova soluzione. L’area in cui potrebbe sorgere il nuovo mercato del pesce è adiacente al mercato ortofrutticolo di Bolzaneto, la cosiddetta area ex Trony in cui si sono alternati due centri di elettronica (Unieuro e appunto Trony). La proposta è stata fatta all’assessore allo Sviluppo Economico Francesco Oddone direttamente dalla società SGM che gestisce il mercato ortofrutticolo ed è subito parsa una soluzione interessante: «Soprattutto perché – ha affermato l’assessore – avendo interloquito con gli operatori, questi ultimi si erano detti non contrari come zona e come tipologia di collocazione». L’appoggio al progetto da parte degli operatori è fondamentale perché i canoni che verseranno per l’affitto dei loro banchi devono essere in grado di sostenere l’operazione. L’operazione, benché di dimensioni molto più piccole, riprende da questo punto di vista il modello adottato nel caso del mercato ortofrutticolo.

    Per questa ragione è stato chiesto alla società SGM di eseguire alcuni approfondimenti tecnici che verranno presentati all’amministrazione entro marzo. «Non si tratta ancora di un progetto – precisa Oddone – ma di dettagli tecnici più precisi».

    Dalla prima chiusura in avanti il Comune ha cercato di intervenire per adeguare l’edificio di Piazza Cavour alle norme igieniche, soprattutto per ciò che riguarda l’areazione, ma resta lo spauracchio di una possibile chiusura da parte della Asl. L’assessore non esclude questa possibilità, ma afferma: «sto facendo il possibile per mettere il mercato nelle condizioni migliori possibili ed evitare che chiuda».

    Ma il problema non è solo legato alle condizioni igieniche. «Il mercato è una struttura obsoleta – prosegue Oddone – anche per i traffici moderni». Un aspetto che va risolto, infatti, è anche quello dalla logistica. Il mercato attuale non è adatto ad accogliere il traffico dei mezzi che vi accedono e, per questa ragione, non permette agli operatori di lavorare nelle condizioni migliori possibili e limita lo sviluppo futuro.

    L’area individuata a Bolzaneto è leggermente più grande rispetto a quella di Piazza Cavour, ma l’aspetto positivo secondo Oddone è soprattutto il fatto che si tratti di «un’area disegnabile in base alle esigenze degli operatori».

    La Valpolcevera è una zona già caratterizzata da una massiccia presenza di attività commerciali e capannoni industriali di grandi dimensioni a cui si è aggiunto anche il mercato ortofrutticolo, che occupa una superficie di ben 82.000 mq. Tuttavia il rischio di andare a congestionare questa porzione di territorio è esclusa dallo stesso assessore che, riferendosi al “nuovo mercato del pesce” precisa «È incomparabilmente più piccolo del mercato ortofrutticolo. Stiamo parlando di un rapporto 1 a 10. Non si tratta di due mercati».

    Per adesso questo è il progetto in fase più avanzata, ma l’amministrazione sta valutando anche altre opzioni. Una di queste riguarda la zona dell’Aeroporto, ma si tratta solo di una prima segnalazione che non è stata ancora approfondita.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Bambini e alimentazione: cucina bio e vegana nelle mense scolastiche?

    Bambini e alimentazione: cucina bio e vegana nelle mense scolastiche?

    scuolaRicordate il fumetto di Mafalda, che si lamentava con la madre quando le imponeva di mangiare l’odiata minestra?

    La qualità di ciò che mangiano i bambini (per chi non ha figli, basta ricordare quanto e cosa si mangiava da piccoli) è ormai diventata un tema prioritario all’interno dei progetti educativi. Che si tratti di una moda o una conseguenza della crisi, negli ultimi tempi molte persone sono sempre più attente alla provenienza, alla qualità e ai benefici per la salute dei cibi che consumano.

    Anche le scuole della nostra città vogliono seguire l’esempio di altri Comuni virtuosi d’Italia, a partire da quelli dell’Emilia Romagna, che hanno istituito con Legge Regionale lo Sportello Mense Bio. Per questa ragione lunedì scorso (18 febbraio 2013, ndr) la Commissione Welfare del Comune di Genova si è riunita – insieme all’Assessore Pino Boero e ai rappresentanti dei Municipi – per discutere la qualità del servizio mensa nelle scuole cittadine, in particolare sull’utilizzo di prodotti km zero, biologici e con attenzione alla presenza di piatti vegetariani o vegani.

    Genova ha ufficializzato l’adesione a due progetti europei: Bampé (acronimo di Bambini e Prodotti agricoli d’Eccellenza), per favorire il consumo di prodotti tipici del territorio e far capire ai bambini il concetto di filiera corta; Fruttometro, ossia dare ai bambini durante la ricreazione una merenda a base di frutta, nella razione normalmente consumata a pranzo.

    Come conciliare, tuttavia, l’educazione alimentare scolastica con quella che i bambini ricevono a casa? Denise Filippin, nutrizionista e mamma di due bambini, ha creato a questo scopo la pagina Facebook Genitori (e non solo) vegani a Genova: «La pagina è stata creata ai tempi in cui il Comune non voleva accettare la nostra richiesta di menù vegano, per trovare altri genitori solidali, ma alla fine ci siamo dovuti muovere da soli. Molte famiglie vorrebbero che i loro figli mangiassero diversamente, non per forza vegano ma più sano: alcuni genitori ci scrivono sulla pagina, ma spesso non sono di Genova. Abbiamo inoltre avuto ottima partecipazione alle cene e ai picnic che organizziamo per far socializzare i bambini vegani, che di solito si trovano ad essere gli unici a seguire questo tipo di alimentazione nella cerchia di amichetti».

    Denise ha agito in prima persona perché le sue figlie (4 e 7 anni) avessero un menu vegano nella mensa scolastica: «Le mie figlie frequentano scuole a Sestri Ponente: la piccina va a una scuola materna privata con mensa interna e devo dire che il cibo è molto curato, ma monotono. Anni fa c’erano alimenti più variegati, poi sono stati tolti dal menù. La grande va in una scuola elementare pubblica, servono ai bambini pasti veicolati da una ditta, come accade nella gran parte delle scuole genovesi, ovviamente essendo tutto precotto la qualità è inferiore. A mio parere il menù proposto è molto monotono, con pietanze che mangiano tutti i giorni, senza “osare” piatti più salutari che magari a casa non vengono preparati. Capisco che sia uno spreco se i bambini non mangiano, ma sarebbe di certo più educativo. La mia insistenza sulla monotonia deriva dal fatto che, avendo analizzato menù di altre città, sono rimasta stupita di quanti piatti proponessero alcuni Comuni, difficile che si ripetesse la stessa pietanza più di una volta per diverse settimane».

    Marta Traverso

  • Metropolitana Genova: il percorso futuro dopo la fermata di Brignole

    Metropolitana Genova: il percorso futuro dopo la fermata di Brignole

    metropolitanaIL PRECEDENTE

    8 febbraio 2012: Gente Comune, movimento che vede il suo leader Giuseppe Viscardi candidato Sindaco alle elezioni comunali del prossimo maggio, festeggia (con polemica) i 30 anni della metropolitana di Genova.

    «I lavori sarebbero dovuti terminare in 540 giorni. Invece quella di Genova è la metropolitana più lenta, più rinviata, più litigiosa e più bugiarda d’Italia, oltre che la più costosa in proporzione a tempi, chilometri e scavi effettivamente eseguiti», è il commento di Viscardi all’iniziativa.

    Dal Comune arrivano notizie relative alla stazione di Genova Brignole, secondo cui i cantieri termineranno a marzo e l’inaugurazione effettiva avverrà a luglio.

    Marzo 2012: il Consigliere Regionale Lorenzo Pellerano annuncia che il Ministero delle Infrastrutture ha approvato il progetto per la fermata di piazza Corvetto, che sarà realizzata a mezza via tra De Ferrari e Brignole e la cui realizzazione avrà un costo complessivo di 26 milioni di euro.

    Luglio 2012: Ansaldo STS propone al Comune di Genova la prosecuzione del tragitto fino allo stadio Ferraris. Il nuovo percorso, da attuare una volta aperta la fermata di Brignole, sarebbe costituito dal tratto piazza Martinez – corso Sardegna – corso De Stefanis.

    20 novembre 2012: in Consiglio Comunale proteste per i ritardi nei lavori a Brignole. La giunta Doria promette che entro Natale la fermata diventerà operativa.

    21 dicembre 2012: inaugura la fermata Brignole della metropolitana.

    IL PRESENTE

    A poco più di un mese dall’apertura della nuova fermata, quando e come si amplierà il progetto della metropolitana? Non ci sono ancora comunicazioni ufficiali sulle tratte future, ma sono da tempo avviati studi di fattibilità per capire quali sono le destinazioni più utili alla città e a chi si sposta quotidianamente per esigenze personali e di lavoro.

    Anzitutto, quali cause hanno portato il ritardo nell’inaugurazione di Brignole, rispetto agli annunci ufficiali di un anno fa? Come ci spiega Paolo Carbone di Associazione MetroGenova «A causa della spending review oggi esiste una sola commissione di collaudo per tutte le reti metropolitane d’Italia, che deve occuparsi di valutare gli impianti, la sicurezza e ogni aspetto tecnico, un lavoro che richiede alcuni mesi. Questo fatto, sommato al dilungarsi delle trattative contrattuali fra Comune di Genova, Amt e Ansaldo STS, ha portato questo ritardo nell’apertura di Brignole».

    MetroGenova è nata nel 2007 per fare chiarezza sul progetto di trasporto pubblico a Genova, ponendosi l’obiettivo di fare una sintesi di progetti, costi e aspetti tecnici per dare una corretta informazione ai cittadini. L’associazione, attraverso il suo forum interno e la pagina Facebook, ha inoltre chiesto ai cittadini quali sono i percorsi più graditi per le future tratte: «Le principali sollecitazioni indicano una prosecuzione della metropolitana verso San Martino o la Val Bisagno, in seconda battuta Sampierdarena e Val Polcevera. Secondo noi del Consiglio Direttivo, San Martino – con una stazione al termine di via Torti, collegabile con l’ospedale attraverso tapis roulant o altre soluzioni – è l’ipotesi più praticabile per varie ragioni: sfrutterebbe l’area ferroviaria, con una prosecuzione dell’attuale linea per circa 2 chilometri; inoltre servirebbe San Fruttuoso, un quartiere molto popolato, e fornirebbe un servizio all’area ospedaliera. Il tratto verso la Val Bisagno pone invece diverse incognite: andrà eventualmente verificata la compatibilità con il piano di bacino e con il progetto di tram di cui si parla da alcuni anni e che è attualmente in sospeso».

    Appare invece meno praticabile l’opzione Corvetto: «Nel tragitto De Ferrari – Brignole chiunque può vedere lo “scheletro” della stazione Corvetto, ma non sono ancora stati realizzati gli impianti e le infrastrutture tecniche necessarie. Il progetto è attualmente fermo a causa della non disponibilità dei finanziamenti, in quanto la priorità di assegnazione dei fondi ministeriali è andata ai nuovi convogli e al deposito».

    Marta Traverso

  • Borzoli, ex Eltin: un nuovo polo per il commercio e l’artigianato

    Borzoli, ex Eltin: un nuovo polo per il commercio e l’artigianato

    Borzoli.area ex Eltin.001Un progetto dall’impatto significativo sul territorio, in particolar modo per i piccoli negozianti che temono ripercussioni negative sulle loro attività; un’iniziativa in grado di dare una parziale risposta ai problemi di viabilità e sicurezza dei cittadini, controbattono i progettisti: sono le due facce della medaglia di un intervento edilizio destinato a trasformare un buco nero della zona, rimasto tale da almeno una trentina d’anni. Stiamo parlando dell’ex fabbrica Eltin in via Borzoli, ubicata sulla destra appena si imbocca la salita in direzione Sestri Ponente, nelle immediate vicinanze dei Giardini Montecucco, tra i quartieri di Fegino e Borzoli.
    Un edificio abbandonato a se stesso, progressivamente trasformatosi in un rudere che rappresenta un pericolo per l’adiacente circolazione stradale. L’ossatura metallica del fabbricato, infatti, rimasta scoperta in seguito allo smantellamento dei pannelli di rivestimento in amianto, rischia di staccarsi e cadere sul selciato – così come i vetri delle finestre ormai in frantumi e lo stesso muro portante – a causa dell’incuria e delle sollecitazioni dovute all’incessante transito di camion e mezzi pesanti.
    A suo tempo la fabbrica Eltin realizzava quadri elettrici per le Ferrovie dello Stato. Fino al principio degli anni ’80 nel sito di Borzoli hanno continuato a svolgersi piccole attività industriali. A partire da allora l’area è rimasta un contenitore vuoto: 2000 mq di superficie inutilizzati in una zona congestionata dal traffico e gravata da numerose servitù.
    Senza dimenticare il pericolo per i danni alla salute delle persone, considerata la presenza di un manufatto rivestito di amianto a pochi metri di distanza da decine di case. «Una parziale bonifica è stata eseguita alcuni anni fa – ricorda Maurizio Braga, residente e membro del Comitato spontaneo per Borzoli e Fegino – Le piastre che rivestivano lateralmente la struttura sono state smantellate dalla Eco.Ge S.r.l. Ma la bonifica non è ultimata, l’amianto c’è ancora, soprattutto sulla copertura dell’edificio».

    IL PROGETTO

    Adesso la società proprietaria del lotto, la Eden Serra S.r.l., ha intenzione di presentare un progetto che prevede la totale demolizione del manufatto esistente e la contestuale ricostruzione di un nuovo edificio destinato a diventare un polo per attività commerciali-artigianali, con l’aggiunta di box interrati e parcheggi.
    Per quanto riguarda il pericolo ambientale «L’amianto verrà totalmente eliminato – assicura uno dei progettisti, il geometra Paolo Sasso – Abbiamo già eseguito le verifiche e nel sottosuolo non sono presenti altre sostanze inquinanti. Una volta approvato l’intervento i lavori dovrebbero durare circa 1 anno e mezzo».

    Borzoli.area ex Eltin.011Borzoli.area ex Eltin.007

    Un piano e mezzo nel sottosuolo ed una parte in superficie – per 3000 mq complessivi – saranno destinati a parcheggi pertinenziali e box in libera vendita. Al piano terra, invece, sono previsti 600 mq di spazi commerciali «Da suddividere secondo le richieste che ci arriveranno – sottolinea la proprietà – ad esempio potranno ospitare 15 negozi, oppure 30, con varie metrature. E valutiamo anche l’ipotesi di un supermercato. Ma la suddivisione non è stata stabilita a priori. Al contrario, vogliamo vestire questi spazi in base alle diverse esigenze dei richiedenti».
    Nei due piani superiori – per un totale di circa 1200 mq – troveranno sede laboratori artigianali e magazzini, pure in questo caso a seconda delle richieste. «Le realtà artigianali della zona ci hanno segnalato la carenza di spazi per il deposito di materiali», spiega la proprietà.
    Sulla copertura dell’edificio, infine, sono previsti alcuni posti auto scoperti ed una parte, come onere di urbanizzazione, verrà ceduta al Comune per farne dei parcheggi pubblici a favore dei residenti.
    I piani superiori saranno raggiungibili tramite una rampa elicoidale, inserita all’interno del lotto, che non creerà ulteriori complicazioni alla viabilità. Anzi, uno degli obiettivi dell’iniziativa, è proprio quello di migliorare la sicurezza dei pedoni «Sfrutteremo al meglio le volumetrie in altezza – spiega il geometra Sasso – il sedime della nuova costruzione, infatti, sarà più stretto rispetto a quello attuale. L’edificio sarà distanziato dalla carreggiata stradale di circa 2 metri e lungo tutto il suo perimetro realizzeremo un marciapiede protetto da una ringhiera. Inoltre, dinanzi alla porzione che si affaccia in curva, riusciremo a ricavare uno spazio verde con alcune alberature».

    Borzoli.area ex Eltin.015Borzoli.area ex Eltin.014

    «Abbiamo visionato una prima ipotesi progettuale – racconta Iole Murruni, presidente del Municipio Valpolcevera – Il progetto è nella fase embrionale e non è ancora stato presentato all’amministrazione comunale».
    L’iter progettuale, insomma, deve ancora partire. Come conferma la stessa Eden Serra «Il progetto è stato illustrato alla Giunta di Municipio perché l’intenzione era quella di condividerlo con l’istituzione più vicina ai cittadini – racconta la proprietà – A breve lo presenteremo formalmente ai competenti uffici comunali».
    «Il Municipio ha sfruttato l’occasione per chiedere al proponente degli interventi integrativi – spiega Murruni – allo scopo di risolvere alcune evidenti criticità: la realizzazione di un marciapiede lungo il perimetro dell’area, oggi assente; la messa in sicurezza del tratto di strada interessato e della fermata dell’autobus adiacente all’area ex Eltin. Tutte richieste accolte favorevolmente dalla proprietà».
    Parliamo di un’area privata, di conseguenza «La proprietà ha il sacrosanto diritto di realizzare la sua iniziativa – continua Murruni – Noi, come istituzione, dobbiamo cercare di conciliare le diverse esigenze, quelle del privato e quelle degli abitanti. Quindi ben venga una trasformazione in senso positivo ma occorre anche mettere in sicurezza e bonificare il sito. Concordo sul fatto che questo non sia il momento ideale per proporre qualunque operazione – ammette il presidente – considerando le problematiche che affliggono la zona».

    Da mesi i residenti di Borzoli e Fegino sono in lotta per denunciare il pericolo per la pubblica incolumità provocato dal continuo passaggio di camion lungo via Borzoli. Una strada tortuosa dove, in alcune curve troppo strette, i tir addirittura toccano i muri dei palazzi come dimostra, in maniera inequivocabile, l’intonaco scrostato.
    Ad onor del vero i problemi di viabilità sono da lungo tempo nodo irrisolto: prima i camion dell’Amiu diretti alla discarica di Scarpino, oggi gli autoarticolati della Derrick (il deposito che entro la fine di maggio si trasferirà all’aeroporto), i mezzi pesanti impegnati nei lavori per la demolizione del palazzo di via Giotto, mentre, a partire da marzo, quelli che lavoreranno per la messa in sicurezza del rio Fegino. Inoltre, la zona è interessata dai cantieri per il Nodo Ferroviario e nel prossimo futuro da quelli del Terzo Valico. Visto che tali opere dovranno durare diversi anni, l’esasperazione dei residenti è comprensibile.

    IL PUNTO DI VISTA DEI CITTADINI

    «Il presidente del Municipio Valpolcevera, alcune settimane orsono, ha convocato i residenti per confrontarsi sulle criticità del quartiere – spiega Angelo Spanò, ex consigliere provinciale dei Verdi, membro del Comitato spontaneo per Borzoli e Fegino – In tale occasione il presidente Murruni, in via del tutto informale, ha annunciato l’ipotesi di un progetto edilizio per trasformare l’ex area industriale Eltin».
    Ma un simile insediamento, secondo Spanò, non è compatibile con il contesto «Sono previsti box, parcheggi, un supermercato, ecc. Parliamo di un maxi cubo di cemento che in altezza supererà di circa 2 piani l’attuale edificio. Si tratta di un’opera troppo impattante, soprattutto dal punto di vista ambientale e sociale. La presenza del supermercato potrebbe configurare una fonte di concorrenza sleale nei confronti dei piccoli negozianti della zona. L’amministrazione comunale ha speso un fiume di parole contro l’eccessiva presenza di strutture commerciali – ribadisce Spanò – Nel caso acconsentisse il progetto di via Borzoli sarebbe un’evidente contraddizione rispetto alle posizioni espresse più volte».

    Borzoli.area ex Eltin.017«I cittadini di Borzoli e Fegino da molti anni lamentano la presenza del buco nero della ex Eltin – spiega il presidente del Municipio Valpolcevera, Iole Murruni – Da un lato questa potrebbe essere l’opportunità per risanare una porzione di territorio. Dall’altro lato, però, le paure dei commercianti sono perfettamente comprensibili».

    «Noi chiediamo di bonificare ed in seguito recuperare l’area ex Eltin – spiegano Maurizio Braga e Mauro Zelaschi del Comitato spontaneo per Borzoli e Fegino – magari realizzando dei parcheggi pubblici dei quali si sente forte necessità – E, invece, oggi ci propongono una nuova edificazione. Il presidente del Municipio ha affermato chiaramente che qui è previsto l’insediamento del supermercato “Di per Di”, attualmente ubicato in via Borzoli, dall’altra parte della collina in direzione Sestri Ponente».

    Comunque l’area, allo stato attuale, continua a rappresentare un pericolo per la popolazione. Dunque un intervento è auspicabile «Ma non è così che si risolvono i problemi – sottolinea Spanò – Basti pensare alla viabilità: l’afflusso di automobili dei clienti e dei mezzi utilizzati dalle attività commerciali-artigianali, inevitabilmente, complicherà ulteriormente la caotica situazione con la quale ogni giorno ci troviamo a convivere».

    La proprietà è intenzionata a confrontarsi con abitanti e commercianti «Finora, però, non si sono ancora visti – raccontano Braga e Zelaschi – Fruttivendolo, macelleria, panificio, ecc., sono spaventati dall’ipotesi di un supermercato a pochi metri dai loro negozi. Così il piccolo commercio rischia di morire».
    Secondo i residenti «Gli operatori commerciali dovrebbero essere maggiormente coinvolti, invitandoli a trasferirsi nell’area recuperata. Ad esempio, si potrebbe creare una sorta di galleria commerciale con le botteghe di quartiere».
    «L’incontro con il comitato non si è ancora svolto – risponde la proprietà – Noi non vogliamo esentarci da tale passaggio. Anzi, siamo ben contenti di poter illustrare il progetto perché siamo convinti possa migliorare in maniera significativa la situazione. Eliminare un rudere e costruire un nuovo polo per attività commerciali-artigianali, infatti, rivaluta l’intera zona e pure il valore immobiliare dei palazzi circostanti».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore]

     

  • Teo e Bea: da libro di fiabe a progetto educativo per bambini

    Teo e Bea: da libro di fiabe a progetto educativo per bambini

    LibroNel 2010 l’architetto genovese Francesca Podestà pubblica il suo primo libro di fiabe con la casa editrice Dps: il testo racconta la storia di Teo e Bea, rispettivamente un cucciolo di lupo e una bambina.

    Questi personaggi – protagonisti in seguito anche di nuove pubblicazioni – sono diventati il fulcro di un progetto educativo per bambini e ragazzi, che Francesca porta avanti nella sua sede di corso Torino e in sinergia con numerose associazioni, Municipi e scuole della città (a partire dall’Associazione Creando, di cui è vicepresidente).

    Di cosa si tratta? Teo e Bea nasce con lo scopo di «abbinare la fiaba tradizionale a un progetto educativo, rivolto sia ai bambini sia alle famiglie, il cui fine è il benessere dell’invididuo, che impara anzitutto ad ascoltare – concetto nuovo, rispetto a un’educazione improntata sul “bombardamento” di immagini – e poi a esprimere se stessi, a stare in gruppo. L’ascolto deve trasformarsi in uno strumento di crescita personale, capace di stimolare l’immaginazione, di sviluppare l’intelletto e di chiarire le emozioni».

    Un tema molto importante del progetto Teo e Bea è l’educazione al rispetto dell’ambiente attraverso percorsi didattici specifici, come il riciclo di tutti i materiali rinnovabili, l’opportuno consumo delle risorse naturali, il risparmio energetico, il giusto comportamento verso il mondo animale e la natura.

    A Genova esistono molte altre iniziative orientate verso i bambini, a partire da quelle organizzate da importanti istituzioni cittadine quali Palazzo Ducale e il Museo Luzzati: «La differenza è che questi ultimi si concentrano sulle singole attività – che non è necessariamente sbagliato, ma solo differente – mentre io do priorità alla costruzione “a monte” di un progetto educativo di ampio respiro. Per esempio vanno benissimo laboratori sul Carnevale, traendo un esempio dal periodo in cui ci troviamo, ma non devono essere fini a se stessi ma devono avere uno scopo che vada oltre l’attività specifica».

    Gli incontri si svolgono tre volte a settimana, con il supporto di una psicomotricista e una pedagogista clinica. Fondamentale il rapporto con le famiglie, perché «spesso le famiglie iscrivono i bambini ad attività extrascolastiche come “riempitivo”, mentre è compito di noi educatori far capire loro che devono contribuire attivamente a proseguire a casa gli stimoli forniti nei laboratori».  Obiettivo di Francesca è estendere in futuro queste attività a supporto di chi lavora nel sociale, in particolare bambini in difficoltà e che vivono in contesti di affido familiare ed educativo.

    Marta Traverso

  • Arte contemporanea a Genova: creativi cercasi per Vanuart

    Arte contemporanea a Genova: creativi cercasi per Vanuart

    pennelli-pittura-mostre-arte-d3Prosegue senza sosta l’attività di Vanuart, progetto artistico creato da Sabrina Losciale che si pone l’obiettivo di trasformare Genova in una galleria d’arte a cielo aperto.

    Mercoledì 6 febbraio si è svolto il primo meeting al Gradisca (piazza delle Erbe) e si sono delineate le prossime iniziative in cantiere: anzitutto il primo evento Vanuart, una serata di poesia e musica con gli artisti genovesi Ksenja Laginja e Maurizio Di Tollo al B&B Il Ciottolo di Castelletto.

    A seguire, si sta organizzando una mostra itinerante sul tema Il seme del cambiamento piantato a Genova. Hanno già aderito otto locali della città e altre collaborazioni sono in via di definizione: Gradisca e Caffè Letterario (piazza delle Erbe), Berio Cafè, OltreConfine (piazza San Lorenzo), Laboratori Creativi di Palazzo Verde, DadoBlu (Boccadasse), Bruchi Art Design e B&B Il Ciottolo.

    Ogni location ospiterà gli artisti per un periodo variabile da alcuni giorni a 1-2 settimane. Chi vuole partecipare può inviare entro il 1 marzo 2013 da una a tre tavole formato A3 e inerenti il tema dell’esposizione, contattando Sabrina alla pagina Facebook “Vanuart Project”.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Cucito creativo a Genova: lana sui monumenti, come partecipare

    Cucito creativo a Genova: lana sui monumenti, come partecipare

    yarn-lana-alberiL’immagine che vedete ritrae un’installazione realizzata a Israele dall’artista Alona Zloof, in occasione di una biennale tenutasi nel 2012.

    Un esempio di ciò che avverrà a Genova dal 21 marzo al 1 aprile 2013, quando alberi, statue, monumenti ed edifici della città saranno rivestiti di lana e filati nella performance Yarn bombing – Intrecci urbani.

    L’iniziativa è organizzata dal Comune di Genova, in collaborazione con Porto Antico di Genova SpA e Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura. Terminato il periodo di installazione, i filati verranno utilizzati come imbottitura per trapunte e distribuiti a senzatetto e strutture di ricovero per animali.

    In tutta la città sono attivi laboratori di cucito creativo, dove chiunque può portare lana che non utilizza e anche prendere parte ai gruppi di lavoro per la realizzazione dei filati. L’elenco dei punti in città (e il numero di telefono per contattarli) è disponibile sul sito Genova Creativa. In alcuni gruppi è possibile partecipare liberamente, mentre per altri è richiesta l’iscrizione all’associazione o circolo di riferimento.

    Per ulteriori informazioni è possibile inviare una mail a intrecciurbani@comune.genova.it.

  • Cuoca Gio: blog di cucina, ricette dolci e cake design

    Cuoca Gio: blog di cucina, ricette dolci e cake design

    seitanNegli ultimi tempi non si parla d’altro: dalle top ten in libreria ai programmi tv più seguiti fino ai siti web più cliccati, cucina e ricette sono il trend del momento. Probabilmente una delle “facce buone della crisi”, perché l’impossibilità di riempire i carrelli della spesa come un tempo spinge ad avere una maggiore attenzione rispetto a ciò che si mangia, ai valori nutrizionali e alla provenienza, a come preparare un piatto e così via.

    Allo stesso tempo sono sempre più le persone che scelgono di aprire un blog e renderlo un mezzo per comunicare la propria passione. A Genova abbiamo diversi esempi che vanno in questa direzione, rivolti soprattutto alla diffusione della cucina vegana.

    Un blog più onnivoro è invece quello della genovese Giorgia Bertagna, che nel 2010 ha aperto il suo CuocaGio – Aiuti in cucina e si sta specializzando nella produzione di dolci e nel cake design: «Ho visto amici e amiche che dopo essere andati a vivere da soli non erano in grado di cucinare al massimo un uovo fritto, ho pensato che sarebbe stato utile condividere la mia passione. Il blog mi impegna circa dieci ore la settimana, tra la scelta delle
    ricette, la selezione delle fotografie e la ricerca di piatti semplici, ma diversificati
    ».

    Il suo sogno nel cassetto è aprire un negozio, ma nel frattempo il blog sta trovando una certa notorietà, tanto che qualche giorno fa Giorgia è stata ospite in un programma tv di Sky (Casa Alice, sul canale Alice Tv): «Ho risposto su Facebook all’appello della presentatrice Franca Rizzi, che cercava food blogger. Mai e poi mai, mi sarei aspettata una chiamata, che invece è arrivata! Sono arrivata negli studi e sono stata accolta da una truccatrice e dall’executive producer: ho seguito la registrazione della puntata precedente tramite monitor e poi è toccato a me. Ho eseguito la mia ricetta e mentre mi venivano poste molte domande sul mio blog, sulla mia vita e sulla cucina ligure. Dopo poco, ho dimenticato di essere “in tv” e mi sembrava di essere a casa mia».

    Come si giudica dunque il “fenomeno” della cucina così imperante sui media? «Il fenomeno ha spopolato in quanto ci si può identificare nel protagonista e sapere che si può riprodurre in casa propria la stessa identica cosa, con lo stesso risultato. Sicuramente la crisi ha influito parecchio sul fenomeno, infatti spesso si parla di riciclo di alimenti o di pasti a poco prezzo. Idee utili per risparmiare e l’incitamento ad usare prodotti di stagione e a km zero possono aiutare in un momento così delicato».

    Giorgia dà poi alcuni consigli a chi vuole aprire un blog di cucina: parlare in maniera semplice e chiara, avere almeno una foto del prodotto finale o degli ingredienti, cercare di spiegare dettagliatamente e con ordine, proponendo anche varianti e alternative rispetto alle ricette “classiche”, scegliere piatti secondo la stagionalità e cercare di non prendersi troppo sul serio («di Carlo Cracco ce n’è uno solo!»).

    Infine, una veloce ricetta per un dolce da insegnare a un neofita assoluto della cucina. «Sciogliete il cioccolato tagliato in pezzetti abbastanza piccoli. Fatelo raffreddare continuando a mescolare. Aggiungete la panna a filo e mescolate, poi unite il rum e amalgamate il tutto. Infine, mettete gli amaretti sbriciolati finemente e fate riposare in frigo per circa 15 minuti. Una volta trascorsi, mettete in un piatto un paio di cucchiai di cacao amaro e in un altro lo stesso quantitativo di zucchero a velo. Formate delle palline e rotolatene metà nel cacao e metà nello zucchero a velo. Mettete in frigo per una mezz’oretta e servite».

    Marta Traverso

  • Elezioni politiche 2013: Primarie della cultura, i risultati

    Elezioni politiche 2013: Primarie della cultura, i risultati

    arte-scultura-RMQualche settimana fa il Fai (Fondo Ambiente Italiano) ha lanciato le Primarie della cultura, una votazione online per raccogliere proposte concrete da sottoporre ai candidati alle elezioni politiche 2013, che si terranno fra poco meno di un mese.

    Un progetto nato con l’obiettivo di sensibilizzare il prossimo governo sulla tutela dei beni culturali, dell’ambiente e dell’iniziativa di imprese e associazioni che vogliono sostenere il patrimonio artistico italiano.

    Le votazioni si sono chiuse alcuni giorni fa (lunedì 28 gennaio) raccogliendo oltre 100.000 adesioni che hanno portato alla “vittoria” di 5 proposte sul totale delle 15 presentate dal Fai:
    1) Non 1 di meno: quota minima 1% dei soldi pubblici per la cultura (17,5% dei voti)
    2) Chi tocca il suolo muore: stop al consumo del paesaggio (14,9% dei voti)
    3) Io non dissesto : piani certi per la sicurezza del territorio (9,5% dei voti)
    4) Agri-cultura: più lavoro e benessere a km zero (8,8% dei voti)
    5) Diritto allo studio, dovere di finanziarlo (7,8% dei voti).

    Marta Traverso

    [foto di Roberto Manzoli]