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  • Molassana, progetto per il restyling del quartiere: facciamo il punto

    Molassana, progetto per il restyling del quartiere: facciamo il punto

    molassana-progetto-porIl cosiddetto Progetto Integrato per Molassana è un importante piano europeo (Por-Fesr 2007-2013) per la riqualifica della Media Valbisagno. Grazie ad un investimento di 15 milioni di euro (di cui il contributo concesso sul Por è di 9 milioni, pari al 74,48 % dell’investimento complessivo), il restyling del quartiere si è concretizzato in un ampio progetto che interessa diverse aree e strutture: oltre alla riconversione dell’area ex-Boero, anche la realizzazione della strada sulla sponda destra del Bisagno, la pedonalizzazione di via Molassana, il recupero dell’antico acquedotto, il rafforzamento degli argini del torrente Geirato e la costruzione (ultimata) dell’edificio che ospita il nuovo centro civico.  Il finanziamento stanziato dal Comune di Genova ammonta a 4 milioni di euro. Cerhiamo di fare chiarezza sui vari interventi previsti.

    IL PROGETTO INTEGRATO E GLI INTERVENTI

    Il Programma Operativo Regionale (Por) per l’utilizzo del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) è stato predisposto dalla Regione Liguria per consolidare la coesione economica, sociale e territoriale nel periodo compreso tra 2007-2013. Il Por-Fesr Liguria, approvato dalla Commissione Europea nel novembre 2007, si articola su cinque priorità, o assi, strategiche di intervento, con obiettivi e dotazioni finanziarie differenti.

    Nell caso di Molassana, si tratta di interventi che fanno parte dell’asse strategico 3, per aumentare l’attrattività turistica dei territori e migliorare la vivibilità in ambito urbano attraverso interventi infrastrutturali e non. Tutti questi progetti previsti nell’ambito di Por-Fesr vengono realizzati mediante un Progetto Integrato di sviluppo urbano: gli interventi del Progetto, finalizzati alla riqualificazione del centro abitato di Molassana, sono pensati per favorire il tessuto commerciale della zona e per rendere il quartiere più vivibile  dal punto di vista sia urbanistico e infrastrutturale, che ambientale e viario, facendo di Molassana un nodo di interscambio tra le alture e il centro cittadino.

    Nello specifico, gli interventi previsti sono:

    Molassana, ValbisagnoRiassetto della mobilità, per risolvere le criticità relative all’attraversamento del centro di Molassana ed eliminare il traffico privato, consentendo la riorganizzazione del sistema di trasporto pubblico. L’intervento prevede, appunto, la pedonalizzazione di Via Molassana, con conseguente spostamento del tratto di viabilità sulla parallela, sulla sponda del Bisagno. Il nuovo tratto (430 metri a due corsie dall’incrocio tra via Emilia e via Molassana sino al ponte Fleming) è stato pensato per consentire la riorganizzazione del trasporto pubblico locale. Costo: 1,62 milioni di euro.

    Pedonalizzazione di Via Molassana, per migliorare la coesione fra cittadini ed esercizi commerciali e vari servizi connessi al parco pubblico previsto nell’adiacente ex area Boero. L’intervento prevede la pavimentazione dell’area su un tratto di 430 metri, l’inserimento di arredi urbani, alberature e il rifacimento della rete di illuminazione pubblica. Costo: 1,85 milioni di euro.

    Piazza Centro Civico, ovvero la creazione di una piazza pubblica pedonale antistante la nuova sede del Municipio IV Media Valbisagno. La piazza, da realizzarsi previa acquisizione e successiva demolizione dell’edificio ex Trattoria dell’Olmo, che occupa l’area preposta al Municipio, prevede la creazione di un parco giochi e area hotspot per la trasmissione dei dati con tecnologia wifi. Costo: 670 mila euro.

    Anche per Via Geirato e Via Bernardini, si prevede l’allargamento delle due vie che “incorniciano” l’ex area Boero, costeggiandola, allo scopo di favorire lo scorrimento pedonale. Inoltre, la creazione di parcheggi pubblici, in previsione di una razionalizzazione dei flussi di traffico indotti dal nuovo insediamento nella zona Boero riqualificata. In Via Geirato, anche un’apposita passerella pedonale per collegare l’insediamento urbano di Via Sertoli con il nuovo complesso Boero. Costo: 430 mila euro.

    Per quanto riguarda l’acquedotto storico, nel suo tratto compreso tra la Casa dei Filtri di Molassana fino al Fossato del rio Cicala, la realizzazione e consolidamento del percorso pedonale e -per alcuni tratti- ciclabile, nel rispetto delle caratteristiche storico-ambientali della zona, con il contenimento e la sistemazione della vegetazione boschiva e il posizionamento di arredi urbani. Inoltre, il miglioramento generale, non solo della percorribilità pedonale, ma anche del collegamento con il tessuto urbano. Costo: 400 mila euro.

    Su un’area di circa 4 mila metri quadri sorgerà invece il nuovo parcheggio sul Ponte Fleming. La superficie in questione è attualmente occupata da un parcheggio pubblico a raso, ma nelle misure del Piano è previsto lo sgombero dell’area e la creazione, al suo posto, di un park di 3 piani, due interrati e uno fuori terra, per un totale di circa 400 posti. Il parcheggio, funzionale all’interscambio con il sistema pubblico di trasporto, ha previsto un percorso per i mezzi pubblici che colleghi Val Bisagno con Sampierdarena, attraverso l’asse centrale Via XX Settembre–Piazza Portello–Stazione Principe, volto sia a decongestionare le strade di attraversamento dal traffico privato, sia a limitare il danno ambientale dovuto all’inquinamento. Costo: 4,5 milioni di euro.

    Anche un intervento per il risanamento del torrente Geirato, con l’arginatura di un tratto della sponda destra del Torrente e sistemazione dell’area stradale limitrofa, dotata di impianto di illuminazione pubblica, verde e arredo urbano. Costo: 2 milioni di euro.

    E da ultimo, l’intervento di tombinatura del rivo Ca’ de’ Rissi (secondo le analisi del Piano di Bacino Bisagno-Geirato, il responsabile dell’esondazione dell’area ex Boero e delle zone limitrofe ai tempi dell’alluvione 2011), che prevede la chiusura con tombini in cemento armato della canalizzazione, secondo le prescrizioni contenute nel Piano di Bacino del Geirato. Costo: 613 mila euro.

    torrenti-bisagno-rischio-idrogeologicoVal Bisagno, Sciorba

     

     

     

     

     

     

     

    I RISULTATI E L’ITER DEI VARI PROGETTI

    I vari progetti, nell’ambito del Por-Fesr 2007-2013, dovrebbero volgere al termine a breve. Tuttavia, a causa della grande entità del Programma e della diversità degli interventi previsti nei diversi quartieri cittadini, ci sono stati vari rallentamenti. Anche a Molassana i lavori sono slittati e ciascuno dei singoli progetti ha preso avvio in tempi differenti.

    Risolto il problema della viabilità con lo spostamento del traffico dal lato del Bisagno, Via Molassana verrà completamente ripavimentata con calcestruzzo architettonico, per eliminare la separazione strada/marciapiede lasciando comunque percepire gli spazi esistenti. Per ora, tuttavia, si attende che vengano iniziati tutti gli interventi sul versante Via Emilia/Via Piacenza.

    Lo spostamento degli uffici municipali dalla sede precedente alla nuova, nei locali realizzati accanto allo scheletro dell’ex Cinema Nazionale, sono stati ultimati: il nuovo complesso (a onor del vero accolto non benissimo da una parte della cittadinanza, già definito “ecomostro” in più di un’occasione) è oggi funzionante e tutte le strutture (ufficio anagrafe, vari esercizi commerciali, ecc) pensate per essere trasferite in questi locali occupano attualmente la loro nuova sede, in un edificio a quattro piani con annesso corpo allungato di due:  la struttura ospita gli uffici della Circoscrizione, della Divisione Territoriale, della Pubblica Assistenza, oltre a esercizi commerciali vari al piano terra. Il corpo basso, quello su due piani, è coperto da un giardino pensile attrezzato per la sosta e per il gioco.

    Il caso della piazza antistante il Municipio, invece, è diverso: i lavori sono attualmente in corso, ma non sono ancora stati ultimati. Terminata la gara, assegnato l’appalto e aperto il cantiere, resta ancora in piedi l’edificio dell’ex Trattoria dell’Olmo: sembra ancora lontano il progetto innovativo di realizzazione di un’area wifi e parco giochi per bambini. Si è venuta a creare una fase di stallo, dovuta ai limiti nello stanziamento di finanziamenti previsti dal nuovo Patto di Stabilità interno ai Comuni, per cui i lavori sono bloccati e per ora non si sa quando potranno riprendere.

    Anche per l’ex area Boero, i lavori previsti non hanno ancora visto l’avvio ufficiale e il maxi-cantiere, già aperto, è deserto, a creare una “voragine” nel centro del quartiere. Va da sé  che anche tutti i progetti previsti per le aree limitrofe (come Via Geirato e Bernardini) non saranno avviati finché non inizieranno i lavori –certamente prioritari- nell’ex area industriale da riconvertire.

    Buone notizie, invece, per quanto riguarda gli interventi sull’acquedotto storico: già iniziati (bando con scadenza al 24 marzo 2011, per un importo totale di 195 mila euro), è stato anche recuperato un vecchio box in disuso nei pressi del Ponte Sifone sul Geirato di Molassana e trasformato in casetta adibita a aula didattica, gestita da un’associazione privata. Inoltre, anche sull’altro lato dell’acquedotto, all’altezza del Ponte Sifone sul Veilino, che si affaccia sul cimitero di Staglieno, è stato realizzato il recupero dell’area e vengono attualmente organizzate visite guidate con cadenza mensile, ogni primo sabato, dall’Associazione “Acqua Fresca”.

    Per quanto riguarda poi la costruzione del parcheggio all’altezza del Ponte Fleming questi gli interventi: prima la già citata realizzazione della nuova strada di scorrimento, lato Bisagno, dalla parte di Via Emilia e Via Piacenza, fino all’altezza del Ponte Fleming; poi, la riconversione dell’attuale parcheggio, all’altezza del distributore di benzina, che verrà trasformato in parcheggio di interscambio. Ad oggi, i lavori in quest’area non sono ancora avviati: è stato però indetto un bando per la realizzazione di queste opere e si è ancora in fase di appalto. Lì vicino, sempre nei pressi del Fleming, sarà realizzato un parco giochi. Sempre lì, a chiudere l’area di sosta adibita a park, i parcheggi a  corona dell’area Boero.

    Infine, per quanto riguarda il risanamento del torrente Geirato, è stato indetto un bando a scadenza 17 ottobre 2011, è stato assegnato l’appalto per lo svolgimento dei lavori, ma ancora si attende.

     

    Elettra Antognetti

  • Galata Museo del Mare: storia del primo museo accessibile d’Italia

    Galata Museo del Mare: storia del primo museo accessibile d’Italia

    Museo GalataIL PRECEDENTE

    Agosto 2007: a tre anni dall’inaugurazione, il Galata Museo del Mare attua il suo primo progetto di accessibilità grazie alla nuova dotazione di audioguide, che permettono ai visitatori di effettuare l’intero percorso dei quattro piani del Museo. Al momento in lingua italiana, nei prossimi mesi è in programma anche l’installazione di audioguide in lingua inglese.

    Tra queste apparecchiature vi sono inoltre sei guide multimediali destinate a visitatori non vedenti o ipovedenti, realizzate su progetto di Lidia Schichter in collaborazione con il Comune di Genova, il Dipartimento di Ingegneria Biofisica dell’Università di Genova e l’Istituto David Chiossone.

    Novembre 2007: la Regione Liguria sottoscrive un protocollo d’intesa con il Ministero dei beni culturali per garantire l’accessibilità dei principali siti artistici e culturali del territorio. Al momento, la Liguria è la sola Regione italiana ad aver sottoscritto questo atto pubblico, per il quale riceverà dalla Regione 300.000 €: una somma necessaria sia per adeguare le infrastrutture sia per la formazione del personale. L’accessibilità non riguarda solo l’abbattimento delle barriere architettoniche per i disabili motori, ma anche strumenti che consentono a non udenti, non vedenti e ipovedenti di fruire del patrimonio culturale cittadino.

    La Regione ha al momento erogato solo una parte della cifra stanziata – ovvero 300.000 € – necessaria sia per adeguare le infrastrutture sia per una formazione adeguata del personale.

    Novembre 2012: il Galata Museo del Mare presenta il Progetto Accessit, un sistema di segnaletica per non vedenti e non udenti che si aggiunge alle già presenti audioguide e alla mappa tattile posizionata sulla terrazza Mirador (dimensione 95 x 65 cm, altezza 1,60 m). Una nuova iniziativa che ha reso il Galata il primo museo italiano accessibile ai non vedenti, ipovedenti, non udenti e ipo-udenti.

    IL PRESENTE

    Pioniere di accessibilità, il Galata Museo del Mare ha attualmente attive diverse agevolazioni per i disabili che vogliono visitare autonomamente lo spazio, e che si integrano anche con i progetti di didattica museale. A riassumerli per noi Franca Acerenza, responsabile della didattica al museo: «Nell’ingresso vi è un monitor dove scorrono immagini del museo, le attività proposte, gli eventi, le manifestazioni e le reti che il museo sostiene a livello nazionale e internazionale. A ogni piano sono stati installati video che mostrano in anteprima immagini delle collezioni e le mappe di orientamento. Inoltre il museo è dotato dei seguenti dispositivi per i diversamente abili: audioguide per non vedenti e ipovedenti; dispositivi di amplificazione ad induzione magnetica per ipoudenti; mappa tattile MIRAgenova; guida tattile del Galata; scooter elettrico o carrozzina per persone con disabilità motoria; visite guidate per non vedenti; visite guidate per disabili».

    In dettaglio, sono dislocati in vari spazi all’interno del museo impianti di amplificazione a induzione magnetica, che permettono ai portatori di apparecchi di non ricevere interferenze acustiche sia in caso di visita senza audioguida sia con l’eventuale audioguida. I non vedenti possono beneficiare di una guida multimediale del museo e una mappa tattile, che presentano l’interno del Galata e le principali informazioni sui punti turistici visibili dalla terrazza panoramica Mirador.

    Come funzionano queste apparecchiature? Quando il visitatore si trova in prossimità di un luogo interessante, grazie a un sistema di localizzazione a radio frequenza, la guida ne segnala la presenza, lo descrive e fornisce riferimenti relativi sulla sua posizione rispetto alla sala e alla struttura per favorire ulteriormente l’orientamento. Inoltre, i sensori permettono di segnalare anche punti di bivio del percorso e servizi. Gli impianti di amplificazione sono a cura della ditta Omnia Com di Roma, mentre le mappe tattili e le guide multimediali sono a cura di Happy Vision, realizzate su progettazione di Lidia Schichter.

    Più in generale, qual è il punto della situazione “accessibilità nei musei”? «Molti musei genovesi si sono adeguati alle direttive sull’accessibilità ma non tutti hanno raggiunto gli obiettivi richiesti. Sono necessari fondi europei per gli interventi riguardo il superamento delle barriere architettoniche e fondi regionali o comunali per progetti di accessibilità culturale. Occorre pianificare le azioni di accessibilità e condividerle con le associazioni che si occupano delle diverse disabilità. Con l’allungamento della vita attiva occorre pensare a un’accessibilità non solo rivolta alle disabilità certificate, ma al naturale venir meno della risposta sensoriale dovuta all’età avanzata. Ad esempio pannelli didattici in un carattere chiaro e leggibile, impianti di amplificazione per persone con riduzione dell’udito, punti di sosta, ecc».

    Marta Traverso

  • La Metropolitana di Genova, storia e sviluppo: incontro al Ducale

    La Metropolitana di Genova, storia e sviluppo: incontro al Ducale

    metropolitanaMartedì 2 aprile 2013 (ore 17) a Palazzo Ducale, presso la sede della Società Ligure di Storia Patria, nuovo appuntamento con il ciclo di conferenze I Martedì de A Compagna, a cura dell’omonima associazione.

    Il tema di oggi è La Metropolitana di Genova: la storia di ieri, la realtà di oggi, le opportunità per gli sviluppi.

    Tema della conferenza

    Anche se i primi progetti per una metropolitana a Genova risalgono ad un secolo fa, quella che oggi conosciamo nacque agli inizi degli anni ’80 come una linea di tram da Rivarolo a Principe attraverso la galleria di Certosa; poi il progetto mutò in una “Metropolitana leggera” che, nel corso degli anni, ha infine raggiunto l’estensione attuale.

    La conferenza, supportata da immagini suggestive e spesso rare, intende raccontare questo percorso, dai primi progetti di inizi ’900, all’inaugurazione del 1990 al completamento sino a Brignole dei giorni nostri; saranno inoltre illustrate le caratteristiche principali della nostra metropolitana, con anche uno sguardo a quanto per essa potrà riservarci il futuro.

    I relatori sono Luigi Piccardo e Claudio Bellini – rispettivamente presidente e vice-presidente di Associazione Metrogenova.

    Ingresso libero.

  • San Fruttuoso, Terralba e Piazza Giusti: quale futuro per le aree FS?

    San Fruttuoso, Terralba e Piazza Giusti: quale futuro per le aree FS?

    san-fruttuoso-terralbaUn tempo erano aree totalmente pubbliche dedicate ad ospitare strutture a sostegno del servizio di trasporto ferroviario, oggi sono divenuti enormi spazi privati perché Ferrovie dello Stato – da azienda pubblica qual era – è stata convertita in Società per Azioni (l’attuale assetto organizzativo è quello di gruppo industriale con una capogruppo – Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A. – a cui fanno capo le società operative nei diversi settori della filiera ed altre società di servizio e di supporto al funzionamento del gruppo).
    Le aree ferroviarie di Piazza Terralba e Piazza Giusti sono l’emblema di questo profondo mutamento, nel prossimo futuro destinate a perdere la propria vocazione originaria a favore di una spasmodica ricerca del profitto, ragione inevitabile quando di mezzo c’è un soggetto privato che deve produrre utili da distribuire ai suoi azionisti.
    Il progetto preliminare del nuovo PUC – approvato dalla Giunta guidata dall’ex Sindaco Marta Vincenzi – inserisce i circa 146.000 mq dei sopracitati parchi ferroviari, compresi tra Corso Sardegna e Via Tripoli, nel Distretto di Trasformazione 2.06. «Si tratta di porzioni della città dove, in ragione delle loro caratteristiche dimensionali o localizzative, devono essere effettuati consistenti interventi di trasformazione che rivestono un ruolo strategico a livello urbano e per le quali il Piano Urbanistico Comunale indica opzioni, anche alternative di utilizzo del territorio, da definire mediante la preventiva approvazione di Progetti Urbanistici Operativi», così il PUC definisce i Distretti di Trasformazione.

    Oggi nelle aree di Piazza Terralba e Piazza Giusti sono presenti gli impianti di manutenzione dei treni passeggeri. Ma sul finire di gennaio i sindacati hanno lanciato l’allarme perché, secondo le intenzioni della proprietà, tali siti (insieme alla divisione Cargo di Rivarolo) saranno smantellati per trasferire le funzioni a Savona. «Nel frattempo FS ha chiesto al Comune di valorizzare, con cambi di destinazione d’uso, le aree che intende dismettere – spiegano le organizzazioni sindacali – Nel progetto preliminare del nuovo PUC questo è già previsto. Noi chiediamo all’amministrazione comunale di non andare dietro alle sirene di FS e non confermare questa scelta». Nel caso di una chiusura totale dei tre impianti «Ci sarebbe un netto peggioramento del servizio ferroviario, visto che da Genova transita la maggior parte dei treni passeggeri e circa l’80% dei treni merci – sottolineano i sindacati – se, infatti, si bloccasse un treno a Genova, occorrerebbe trasportare il convoglio a Savona per ripararlo, con conseguenti disagi per passeggeri e lavoratori, oltre all’inevitabile intasamento delle linee ferroviarie. Senza dimenticare che i tre impianti danno lavoro complessivamente a quasi 600 persone tra dipendenti e indotto».

    L’INDIRIZZO DEL PUC

    binari-trasporti-treniL’obiettivo della trasformazione previsto nel Distretto 2.06 è il seguente: «Realizzazione di un intervento integrato di ricucitura del tessuto urbano e mitigazione dei fattori di incompatibilità, comportante la riorganizzazione degli impianti ferroviari, la realizzazione, ove possibile, di una nuova fermata della metropolitana in corrispondenza di piazza Terralba e della fermata della linea ferroviaria metropolitana a Terralba connessa con un parcheggio di livello urbano (intermodale) e la realizzazione di edifici per servizi pubblici di interesse generale e funzioni urbane diversificate».
    Le funzioni ammesse sono numerose quanto variegate. Tra le principali troviamo: «Residenza, Uffici, Strutture ricettive alberghiere, Direzionale, Terziario avanzato, Servizi pubblici di interesse generale e locale (fermata della linea ferroviaria metropolitana; fermata della metropolitana), Parcheggi pubblici e privati». Le funzioni complementari, invece, sono: «Connettivo urbano, Esercizi vicinato, Servizi privati».

    Abbiamo chiesto lumi sul futuro della zona al Vicesindaco, nonché Assessore all’Urbanistica del Comune di Genova, Stefano Bernini «Per noi Terralba vuol dire una preziosa opportunità di sviluppo della metropolitana in direzione Levante. FS intende valorizzare le aree oggi adibite ad impianti di manutenzione che prossimamente saranno smantellati. Per la città ci sarà un ritorno nei termini della disponibilità di un paio di binari per consentire il prolungamento della linea metropolitana. Adesso si tratta di concordare con il privato proprietario la rivisitazione delle funzioni urbanistiche ammesse nelle aree ferroviarie. Nel contempo l’amministrazione deve ragionare attentamente sul tema metropolitana. Occorre reperire le risorse economiche per coprire i costi ed avviare le procedure di gara. Ovviamente, i tempi non sono immediati, è un discorso di prospettiva anche perché il trasferimento dei siti di manutenzione non avverrà domani. La prima porzione interessata sarà quella di Piazza Giusti dove FS ha già espresso proposte più avanzate ed il percorso di dismissione sarà più veloce».

    Secondo il consigliere comunale Fds, Antonio Bruno, però «Non si può accettare il ricatto di FS che chiede di valorizzare le aree che intende dismettere per costruire case e centri commerciali». Gli fa eco il compagno di partito e consigliere del Municipio Bassa Val Bisagno, Giuseppe Pittaluga «Oggi FS è un’impresa privata ma ha mantenuto gli spazi acquisiti per scopi ben definiti ed ora, per ottenere maggiore profitto, smantella il comparto ferroviario investendo nell’immobiliare e nel commerciale, tradendo così la “mission” originale da cui, di fatto, deriva il privilegio. Per quanto ciò possa essere legale, sicuramente non è lecito – sottolinea Pittaluga – Le aree private urbane, di pregio in quanto non edificate, devono essere vincolate alla pianificazione del risanamento territoriale. La zona è quella dei continui allagamenti e delle molteplici alluvioni, della falda sottostante su cui le informazioni sono poche, delle colline che crollano (via Varese, via Donghi, ecc.) e dell’intensa edificazione selvaggia che mette a serio rischio, oltre che la qualità di vita, la vita stessa».

    IL PUNTO DI VISTA DI CITTADINI E ASSOCIAZIONI

    Marassi, Bassa ValbisagnoGli abitanti di San Fruttuoso e Marassi non sembrano per nulla convinti dell’indirizzo urbanistico previsto per i parchi ferroviari e hanno manifestato tutte le loro perplessità tramite la presentazione di numerose osservazioni al PUC.
    «Le nostre contestazioni partono dall’analisi del progetto preliminare del PUC – spiega Sabina Leali, membro del Comitato costituitosi allo scopo di promuovere un percorso di “urbanistica partecipata” in merito al futuro delle aree ferroviarie – Le funzioni ammesse sono fin troppe: residenze, uffici, alberghi, parcheggi, ecc. e lasciano aperto il campo ad altrettante previsioni di edificazione, dietro le quali potrebbero nascondersi possibili speculazioni. Parliamo di una zona centrale che fa gola a molti».

    Legambiente, per voce di Andrea Agostini, esprime preoccupazione e si schiera a fianco dei residenti «Siamo contrari al cambio di destinazione d’uso delle aree ferroviarie innanzitutto perché si tratta di una zona esondabile e quindi non è ipotizzabile l’ennesima cementificazione a danno di un territorio, dal punto di vista idrogeologico, già di per sé fragile». Inoltre la possibilità di edificare case e parcheggi «Va contro le logiche urbanistiche e di sviluppo di un efficiente trasporto pubblico locale (tpl) – sottolinea Agostini – In merito a quest’ultimo aspetto, riteniamo che Piazza Terralba e Piazza Giusti siano essenziali per l’intera città».
    In sostanza la natura del problema è siffatta «Se da un lato l’opportunità di arrivare con la metropolitana fino a Piazza Martinez (e nel futuro proseguire in direzione Levante) è un elemento estremamente positivo in grado di migliorare il tpl, dall’altro non si possono fare simili concessioni a FS – continua Agostini – A Marassi e San Fruttuoso, infatti, c’è una densità abitativa senza eguali e non si può ulteriormente appesantire il carico cementifero della zona».

    Per cittadini è fondamentale che sia il Comune a stabilire la destinazione d’uso «Senza delegare a FS che bada esclusivamente al suo tornaconto, essendo ormai un soggetto privato – spiega Sabina Leali – All’amministrazione comunale, invece, spetta la funzione di salvaguardia dell’interesse pubblico. Il nostro auspicio è quello di avviare un percorso di “urbanistica partecipata” che preveda il coinvolgimento attivo di abitanti e Comune per rivalutare al meglio il destino di una così vasta superficie. I rari spicchi di territorio liberi dal cemento non devono essere “riempiti” con lo stesso metodo utilizzato negli ultimi anni».
    L’alternativa è uno stop al consumo di suolo in favore di un’implementazione del verde «Le aree dismesse potrebbero essere convertite in spazi alberati e giardini – suggerisce Agostini – con la creazione di una fascia verde tra la metropolitana che scorrerà a fianco dell’attuale linea ferroviaria ed il resto della città».

    Legambiente e residenti hanno presentato le loro osservazioni ed adesso attendono con trepidazione le prossime mosse di Palazzo Tursi. «L’amministrazione ha cominciato ad esaminare le osservazioni al PUC riguardanti tutto il territorio genovese – conclude Agostini – e dovrà rispondere con controdeduzioni che ne decreteranno l’accoglimento oppure il rigetto. Solo allora potremmo fare le opportune valutazioni. Da questo punto di vista siamo fiduciosi che le nostre istanze arrivino dentro al consiglio comunale, visto che alcuni consiglieri di Sel, Lista Doria, Fds, M5S si sono dichiarati d’accordo con le posizioni espresse da Legambiente e Comitato di cittadini».
    D’altro canto la posizione del Comune rimane ben salda, ancorata all’indirizzo urbanistico individuato dal PUC preliminare «Il vicesindaco Bernini non ha mostrato un’apertura in questo senso – afferma il portavoce del Comitato, Sabina Leali – Noi comunque andiamo avanti e proveremo a diffondere le nostre idee. L’amministrazione afferma che, ancora non ci sono progetti in ballo. Appunto per questo, il comitato intende muoversi per tempo, provando ad incidere sul processo decisionale prima che sia troppo tardi. Il nostro, a priori, non è un atteggiamento di chiusura totale, semplicemente vorremmo delle opere e dei servizi utili per il quartiere ed i suoi abitanti».

    «Come ho pubblicamente dichiarato, anche in questo caso e ciò vale per l’intero PUC, ci saranno dei percorsi partecipati con i cittadini – risponde il Vicesindaco Bernini – Le osservazioni sono state, quasi totalmente, esaminate. E le controdeduzioni sono in via di definizione. A partire da aprile cominceranno i momenti di riflessione pubblica. Prima sul piano delle aziende RIR e poi sul PUC. Io conto di portare il nuovo PUC in consiglio comunale entro il prossimo dicembre».

    LA POSIZIONE DEL MUNICIPIO

    municipio-bassa-valbisagnoQuando i residenti, riunitesi in comitato, hanno manifestato preoccupazione per il destino della zona «Mi sono immediatamente prodigato affinché si svolgesse un incontro con la cittadinanza, alla presenza del Vicesindaco Bernini», sottolinea il presidente del Municipio Bassa Valbisagno, Massimo Ferrante.
    Ad oggi, nessuna proposta progettuale per Piazza Terralba e Piazza Giusti è stata avanzata, tiene a precisare Ferrante e dunque, dal momento che il PUC non è ancora stato approvato in via definitiva «Esiste la possibilità di intervenire per decidere, tramite un’accorta valutazione all’interno del consiglio comunale, le funzioni urbanistiche ammesse e gli indici di edificabilità previsti».
    Tradotto in altri termini: è all’interno della Sala Rossa di Palazzo Tursi che si gioca la partita più importante. E questo vale per tutto il territorio genovese.
    «Io ho già convocato una commissione municipale sul tema – continua Ferrante – Alla quale ho invitato i tecnici dell’ex Urban Lab, a suo tempo impegnati nella stesura del preliminare di PUC, in modo tale da fornire ai consiglieri di municipio tutti gli elementi necessari sulle aree in questione».
    Il Municipio Bassa Valbisagno, dapprima si relazionerà con i tecnici, in seguito «Stiamo pensando di realizzare un documento da inviare al Comune per chiedere una qualche forma di tutela sui parchi ferroviari – afferma Ferrante – Per intenderci, vogliamo evitare il rischio di trovarci a fare i conti con l’opportunità di costruire palazzoni o altre strutture inadeguate al contesto». In pratica, l’azione del Municipio sarà rivolta a stimolare i consiglieri comunali affinché si impegnino a fondo sulla rivisitazione delle funzioni ammesse in Piazza Terralba e Piazza Giusti.
    Senza dimenticare che stiamo parlando di un’area privata, di conseguenza «L’interesse pubblico potrà essere salvaguardato soltanto trovando un accordo con il soggetto privato – precisa Ferrante – FS concederà la disponibilità di un paio di binari a favore del prolungamento della metropolitana fino a Piazza Martinez, in cambio di una valorizzazione delle aree. Ma non può essere uno scambio impari, ovvero l’amministrazione non deve lasciare mano libera a FS».
    Il Comune non ha chissà quanti mezzi per incidere sul futuro delle aree urbane private «Uno di questi è proprio il PUC, vale a dire lo strumento fondamentale che permette di individuare quale modello di sviluppo si vuole dare alla città – conclude Ferrante – Quindi ha perfettamente ragione il Vicesindaco: bisogna applicarsi a fondo sul tema della pianificazione urbanistica. Spero che anche gli organi di informazione possano risultare utili in questo senso, magari stando con il fiato sul collo del consiglio comunale, invitandolo a lavorare alacremente».

     

    Matteo Quadrone

  • Ponte Parodi, dal 2000 ad oggi: iter progettuale e soggetti coinvolti

    Ponte Parodi, dal 2000 ad oggi: iter progettuale e soggetti coinvolti

    Silos Hennebique Ponte ParodiUn “fun-shopping center” adiacente a Galata Museo del Mare e alla Facoltà di Economia dell’Università di Genova e che estende verso Levante la banchina portuale e fa da continuazione alla zona che dalla Fiera del Mare arriva al Porto Antico, facendone un unico grande waterfront. Questo il progetto per l’ambizioso restyling di Ponte Parodi presentato nell’ormai lontano 2000 dagli architetti Ben van Berkel e Carolin Bos dello studio olandese UNStudio (gli stessi che hanno già firmato il Mercedes-Benz Museum a Stoccarda e l’Erasmus Bridge a Rotterdam), che hanno vinto il Concorso Internazionale “Ponte Parodi e la Città di Genova” indetto dalla Porto Antico S.p.A. e si sono aggiudicati l’appalto, scalzando competitors d’eccellenza anche nostrani, come gli architetti dello studio di Stefano Boeri a Milano.

    Un investimento di oltre 150 milioni di euro per il progetto di riqualificazione di un’area altamente strategica per la città di Genova, allo scopo di ridare impulso al turismo –nazionale ma anche internazionale, di svago ma anche lavorativo- e di inserirsi in quella serie di progetti previsti per il restyling del Porto (dalle Colombiadi del ’92, con le opere di Renzo Piano, alla riqualifica del 2004, in occasione della nomina di Genova a “Città della Cultura”, fino al più recente progetto di ristrutturazione del silos Hennebique), a creare un continuum progettuale ad hoc, firmato da alcune delle più in vista archistar mondiali.

    Grandi ambizioni, grandi speranze: il progetto, presentato nel 2000, approvato definitivamente nel 2002, sarebbe dovuto terminare già nel 2010. Poi, una serie di rimandi, dovuti ai più svariati rallentamenti: dal ritardo nel liberare le banchine, alla difficoltà di rendere Via Buozzi strada di trasporto funzionale al cantiere aperto. E così si è arrivati a fissare l’inizio dei lavori (da ultimo previsto per inizio 2013, poi metà 2013) nei primi mesi del 2014, con deadline per la fine dei fine lavori prevista tra 2015 e 2016. Ne abbiamo parlato con il Presidente del Municipio centro-est Simone Leoncini, e con il Vicesindaco e Assessore all’Urbanistica Stefano Bernini.

    IL PROGETTO

    Fonte: urbancenter.comune.genova.it
    Fonte: urbancenter.comune.genova.it

    “Fun-shopping center”, ovvero centro polifunzionale di circa 40 mila metri quadri, su un’area di estensione complessiva pari a 76 mila da tempo in disuso, capace di coniugare attenzione alla fruizione pubblica e integrazione del nuovo polo con la città: una grande piazza sull’acqua, o meglio “la” grande Piazza sul Mediterraneo, tridimensionale e ecosostenibile, così com’era stata pensata inizialmente dalle amministrazioni genovesi e come ben era stata interpretata dagli architetti di UNStudio Van Berkel & Bos. Prima, in quell’area solo un grande silos granario, costruito negli anni ’60 e demolito progressivamente a partire dal 2002 per far posto alla creazione –come da progetto- di terminal traghetti, centro wellness e spa, polo didattico dotato di auditorium, centro commerciale e area shopping, parco pubblico con anfiteatro, ecc. Il tutto, con un investimento iniziale dell’ordine dei 150-160 milioni di euro (poi salito sino a sfiorare i 200 milioni), realizzato con un project-financing (il sistema di partenariato pubblico-privato che consente il concorso di investitori privati nella realizzazione di opere pubbliche, con successivo rimborso di capitale investito derivate dalla gestione dell’opera per un tempo stabilito da contratto) con concessione di 90 anni dall’avvio dei lavori.

    La convenzione ufficiale è stata sottoscritta da parte della Porto Antico S.p.A. di Genova, soggetto appaltatore, e dell’associazione temporanea di imprese (ATI) Ponte Parodi, promotrice del progetto, di cui la società Altarea è capogruppo e proprietaria del 90% delle azioni: in particolare, si tratta di Altarea Italia, investitore-operatore milanese affiliato del colosso francese Altarea Cogedim, per la costruzione, restyling e gestione di importanti opere architettoniche, tra cui il nodo di interconnesione metro/ferroviario della Gare du Nord di Parigi. Dal 2007 Atarea, già appaltatrice, è stata affiancata da affiancata da altri imprenditori edili -anche genovesi- tra cui Carena Impresa di Costruzioni S.p.A., Unieco, e Serteco e tutti insieme, questi gruppi hanno costituito la Società Altaponteparodi, diventata ufficialmente concessionaria dell’area Ponte Parodi in seguito alla procedura pubblica di attribuzione.

    Altro soggetto coinvolto nel progetto, l’Autorità Portuale, adibita alla realizzazione dei lavori preliminari (opere di dragaggio dei fondali, posa dei cassoni e successivo riempimento), per una spesa complessiva di 6 milioni e 800 mila euro.

    Silos Hennebique Ponte ParodiIl progetto preliminare è fornito anche di un programma di destinazioni d’uso di Ponte Parodi, presentato alla Porto Antico S.p.A.: una struttura articolata nei tre poli tematici fondamentali di “musica e conoscenze”, “tempo libero e sport”, “viaggi e scoperte”. Rispettivamente, il primo polo -legato alla musica- prevedeva la creazione di auditorium, discoteca, centri ludico-culturali e altri spazi interattivo-espositivi, mentre il secondo –per il tempo libero- vedeva la realizzazione di campi da squash, palestra per free climbing, piscina, centro fitness e spazi polivalenti, e il terzo voleva l’edificazione di un nuovo Terminal Crociere, con aree dedicate ai servizi per la nautica. Di particolare rilevanza, la copertura della struttura, ricoperta grazie all’impianto di vegetazione sia autoctona che di altre aree geografiche, a creare un vero e proprio giardino. La copertura, così pensata, voleva sfruttare –oltre agli spazi interni- anche tutta l’estensione superficiale e creare uno spazio per attività all’aperto, in questo particolare “parco” affacciato sul mare. Inoltre, previsti anche una serie di spazi commerciali, parking auto da 1300 posti, esercizi di vario genere -dalle agenzie di viaggio all’ufficio postale- per ridare slancio a un’economia che già allora pareva assopirsi e per creare migliaia di nuovi posti di lavoro (circa 1000-1500, tra le nuove assunzioni nelle strutture del Centro e gli impieghi durante la fase di cantiere), investendo nel business del marketing territoriale (con flusso turistico annuo di almeno 10 milioni di persone), per rendere Genova quella città aperta sul Mediterraneo che da tempo aspira a diventare.

    Il nuovo complesso era stato pensato per mettere in relazione Stazione Marittima e Porto Antico, vicoli del centro e colli genovesi (il richiamo alla morfologia collinare è dato dalla particolare configurazione a “diamante” della struttura) con l’antistante banchina portuale e inoltre, grazie anche alla facile accessibilità ai mezzi pubblici e il conseguente smaltimento di traffico, si prevedeva un’interconnessione  a 360 gradi tra le varie aree cittadine. Un’importante punto di snodo sia per i visitatori che per le merci, ridando slancio alla funzione turistica e ripristinando anche quella commerciale, andata scemando.

    Nel 2012 il progetto del “diamante” di UNStudio ha subito alcune variazioni: l’ultima versione, rispetto ai disegni del 2007, rimodula l’insieme generale e porta il totale delle superfici fruibili a 83mila mq , rispetto ai 76 mila iniziali.

    2002-2013: L’ITER PROGETTUALE E I RITARDI SUI LAVORI

    Silos Hennebique Ponte ParodiIn 10 anni, poco di quello che era stato previsto ha effettivamente visto la luce. Nel 2002, anno di inizio di questo complicato iter, si dava come data di fine lavori il 2010. Piano piano, però, una serie di proroghe: dopo vari ritardi amministrativi e problemi di interazione tra soggetti coinvolti, il progetto di Van Berkel & Bos è stato presentato ufficialmente al MAPIC di Cannes nel novembre 2011, occasione in cui fu anche annunciato da Ludovico Castillo, amministratore delegato di Altarea Italia, l’inizio lavori datato 2014. Varie le cause dei ritardi: da parte sua, l’Autorità Portuale assicurava che i lavori di sua competenza sarebbero stati ultimati entro metà 2012, permettendo ad Altarea di iniziare un anno dopo; anche il Comune assicurava la realizzazione del collegamento stradale tra Via Buozzi e l’area portuale. Ma né l’Autorità né l’amministrazione hanno ancora ultimato i lavori di loro competenza, nel grande imbarazzo di tutti i soggetti coinvolti: sia per Altarea, che non può procedere, che per Porto Antico S.p.A, che ha già avanzato 9 milioni di euro.

    Oggi poco si muove attorno al waterfront. Per primo il Presidente del Municipio Centro Est, Simone Leoncini, sollecita una rapida soluzione di questo empasse burocratico: «Tutti ci auguriamo che i lavori vengano presto avviati, tuttavia per adesso la situazione è in fase di stallo e non sembrano esserci cambiamenti rilevanti: se ci sono dei movimenti, sono talmente impercettibili che neppure noi dell’amministrazione li percepiamo».

    Più rassicuranti le parole del Vicesindaco Bernini, Assessore all’Urbanistica: «Si è aperta finalmente la Conferenza di Servizi per la consultazione tra le parti e l’acquisizione delle autorizzazioni, licenze e permessi per procedere con i lavori. Stiamo risolvendo il problema relativo all’ingresso di Via Buozzi -in cui ora i lavori sono ufficialmente partiti- e al trasferimento della Croce Verde, la cui attuale sede nei pressi del Ponte impedisce i lavori sulla banchina. Da parte nostra, stiamo facendo tutto ciò che dobbiamo per permettere ad Altarea di iniziare con la realizzazione del progetto: gli unici impedimenti persistenti sono legati alle competenze dell’Autorità Portuale, che deve ancora ultimare i lavori che le competono».

     

    Elettra Antognetti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Ex centrale elettrica, via Canevari: patrimonio storico da riqualificare

    Ex centrale elettrica, via Canevari: patrimonio storico da riqualificare

    moresco-canevari-marassi-ex-centrale-elettrica-linee-gialle-d1L’ex Centrale elettrica di Via Canevari, nella Bassa Valbisagno, è in attesa di essere riutilizzata per nuovi scopi: usciti di scena nel gennaio 2013 anche gli ultimi presidii della ditta Enel, adesso Municipio III e Comune di Genova hanno messo a punto un progetto per la riqualificazione. I locali saranno assegnati a una serie di associazioni volontarie, ditte private, e forze dell’ordine della Val Bisagno che dopo l’alluvione del 2011 hanno dovuto lasciare i propri spazi e si sono ritrovate senza una sede fissa. Già approvato in Giunta, per l’entrata in vigore effettiva del progetto si attende solo la firma delle associazioni in questione, che avrà luogo mercoledì prossimo, 27 marzo 2013.

    Oggi per l’edificio di Via Canevari si prospettano nuove soluzioni, che andranno a concretizzarsi in un ambizioso progetto: la creazione, all’interno dell’ex centrale, di un polo per la tutela del territorio della Bassa Valbisagno e dei cittadini. All’interno, il centro andrà a ospitare varie associazioni volontarie: Pronto Soccorso – Pubblica Assistenza Volontari del Soccorso”, l’Associvile – Associazione Volontari per la Protezione Civile, Radio Club CB Genova Emergenza di Via Struppa 150, la Protezione  Civile di Montoggio, Vigili Urbani – Distretto 3 della Polizia Municipale e una ditta privata impegnata nel settore edile.

    Lo stabilimento di Via Canevari ha alle spalle una storia secolare, che forse pochi ricordano. Fu la prima centrale elettrica di Genova: alla fine dell’Ottocento (1895), fu fondata e finanziata con capitale privato  dalla ditta berlinese AEG - Allgemeine Elektricitäts-Gesellschaft, che decise di investire nel capoluogo ligure, incorporando un anno prima anche la ditta di trasporti oggi nota come AMT e garantendosi così l'egemonia sia nel settore del servizio elettrico per l'illuminazione e che in quello della trazione. L’11 aprile 1895, con rogito del notaio Besio, la società tedesca dette vita a OEG- Officine Elettriche Genovesi, cui incorporò anche l'esistente Società Genovese di Elettricità, creando un complesso notevole: alimentata a carbone, la centrale si impose come punto di riferimento per la città e le zone limitrofe, continuando la sua attività fino al 1967. La costituzione avvenne dopo una dura lotta con la Siemens per il controllo della produzione e distribuzione di energia elettrica della città. Oggi l'edificio è ancora servito da una linea ad alta tensione e dotato all’interno di trasformatori, ma la ditta lo ha utilizzato principalmente come sede di uffici amministrativi e centro da cui far partire gli operai per svolgere sopralluoghi e perlustrazioni. Qualche mese fa, però, sono iniziate le manovre di sgombero definitivo, terminate nel gennaio 2013: tutte le attività sono ormai state trasferite nelle sedi di Sampierdarena e del Porto antico.
    Lo stabilimento di Via Canevari ha alle spalle una storia secolare, che forse pochi ricordano. Fu la prima centrale elettrica di Genova: alla fine dell’Ottocento (1895), fu fondata e finanziata con capitale privato dalla ditta berlinese AEG – Allgemeine Elektricitäts-Gesellschaft, che decise di investire nel capoluogo ligure, incorporando un anno prima anche la ditta di trasporti oggi nota come AMT e garantendosi così l’egemonia sia nel settore del servizio elettrico per l’illuminazione e che in quello della trazione. Alimentata a carbone, la centrale si impose come punto di riferimento per la città e le zone limitrofe, continuando la sua attività fino al 1967.  Oggi l’edificio è ancora servito da una linea ad alta tensione e dotato all’interno di trasformatori, ma la ditta lo ha utilizzato principalmente come sede di uffici amministrativi e centro da cui far partire gli operai per svolgere sopralluoghi e perlustrazioni. Qualche mese fa, però, sono iniziate le manovre di sgombero definitivo, terminate nel gennaio 2013: tutte le attività sono ormai state trasferite nelle sedi di Sampierdarena e del Porto Antico. All’ingresso, su via Canevari, un’iscrizione latina (“Non heic molitur vanos Salmoneus ignes ingredere o tandem prona vides MDCCCXCVI”) fa riferimento alla storia di Salmoneo che, volendo gareggiare con Zeus nella produzione di fulmini e tuoni, fu incenerito dal dio, offeso per la sfida che gli era stata lanciata. Lungo tutte le pareti dell’edificio, inoltre, si possono vedere riportati i nomi di scienziati, fisici, chimici: il trionfo dell’innovazione scientifica. Negli anni, man mano che veniva meno la sua funzione operativa, la centrale ha assunto un ruolo sempre più importante sotto il profilo storico. Oggi varia documentazione sulla storia dell’edificio, presa direttamente dall’archivio Officine Elettriche Genovesi, è stata donata dalle sorelle Elena e Maria Pero nel 1997 alla Wolfsoniana, polo museale del Levante con sede a Nervi, in Via Serra Gropallo, e dal ’99 l’archivio è stato dichiarato “di notevole interesse storico”.

    Ci racconta il presidente del Municipio III, Massimo Ferrante: «I locali sono stati abbandonati definitivamente da Enel qualche mese fa, a fine gennaio 2013 e la civica amministrazione ne è entrata in possesso. Assieme all’Arch. Roberto Tedeschi, a capo della Direzione Patrimonio, Demanio e Sport del Comune di Genova abbiamo svolto degli approfondimenti e effettuato una serie di valutazioni, giungendo alla conclusione che questi spazi ora liberi dovessero essere messi a disposizione della pubblica amministrazione: è nostra intenzione creare in Via Canevari  un presidio municipale di garanzia per la cittadinanza, costituito dalle forze di Pubblica Assistenza, Protezione Civile, ecc.».

    La struttura, come illustrato dal presidente Ferrante, dovrà ospitare molti dei soggetti che dopo l’alluvione del 2011 si sono ritrovati prive di una sede, a causa degli allagamenti che hanno colpito duramente soprattutto la zona di Marassi. I danni idrogeologici hanno costretto molte realtà volontarie attive sul territorio ad abbandonare i propri locali, giudicati non a norma in base alle nuove disposizioni post-alluvione. Secondo i nuovi parametri, infatti, sono stati definiti inutilizzabili tutti quei locali interrati o edificati al piano terra in zona a rischio esondazione. Pertanto l’amministrazione municipale si è trovata in una situazione di “empasse”: l’ inaspettata carenza di spazi ha costretto a ripiegare su strutture provvisorie, per fornire le associazioni di locali adeguati.

    Questo ad esempio il caso della Pubblica Assistenza “Volontari del Soccorso”, che nel 2011 erano stati costretti a lasciare la loro sede alluvionata di Via della Fenice: i locali, siti nei piani interrati di una struttura nei pressi del torrente Bisagno, erano risultati inagibili in seguito a un sopralluogo della Asl 3. I volontari sono stati trasferiti prima negli spazi del Municipio in Piazza Manzoni, in seguito in via Donati, a Quezzi, nei locali dell’ex Onpi – Opera Nazionale Pensionati d’ Italia. Anche quest’ultima soluzione si è rivelata però inadeguata, da Quezzi non era possibile rispettare i tempi per essere operativi e i volontari erano costretti a stazionare in piazza Manzoni, dentro le ambulanze, da cui attendevano le richieste di soccorso. Non si tratta di un caso singolo, ma ci sono molti altri esempi di associazioni ancora costrette a lavorare nel disagio e nell’inadeguatezza.

    Da progetto, la struttura sarà così articolata: un piano terra, di competenza comunale, ospitante la sede di strutture pubbliche e private di vario genere; un piano primo, supervisionato dal Municipio, ad accogliere una rete di associazioni convenzionate con il Comune e approvate dall’amministrazione municipale. Nello specifico, il piano terra ospiterà i Vigili, la Polizia Municipale – Distretto 3 Bassa Val Bisagno di Via Marassi 6 e la ditta edile privata B&C Serramenti che, attualmente sita in un capannone alla fine di Via Fereggiano, paga un canone di locazione al Comune. Al piano primo, invece, saranno accolte Protezione Civile, Pubblica Assistenza (in collaborazione con la Croce Rossa) e le altre associazioni sopra elencate. I rappresentanti del Municipio hanno avviato tempo fa un complesso iter burocratico, che si concluderà il 27 marzo 2013, con la firma da parte delle associazioni della convenzione per l’acquisizione ufficiale degli spazi dell’ex Centrale: varato in Giunta, il progetto è già stato votato e approvato, e aspetta solo di essere siglato. Dopo, solo i tempi tecnici per l’entrata in vigore del documento e l’assegnazione dei locali.

    «Lo scopo è quello di creare un presidio di forze di vigilanza e di soccorso –dice Ferrante- in grado di offrire un servizio gratuito di aiuto al Municipio nel  monitoraggio del livello di torrenti e rivi, e nella supervisione del territorio, in caso di emergenza. Inoltre, anche il servizio di supporto alla cittadinanza e primo soccorso. È importante avere una struttura del genere in una zona a forte rischio idrogeologico come la Bassa Val Bisagno: abbiamo ritenuto adatto collocarla qui, in una zona a due passi da Brignole e dal bacino del Fereggiano e del Bisagno, ma al contempo raggiungibile agevolmente senza attraversare questi “punti critici”».

     

    Elettra Antognetti

     

  • Journey into Fragility: un’artista genovese in giro per il mondo

    Journey into Fragility: un’artista genovese in giro per il mondo

    Mondo in ManoNel 2001 il poeta e scrittore di Arenzano Massimo Morasso ha redatto un documento sul tema dell’emergenza ambientale, denominato Carta di Arenzano per la Terra e per l’Uomo: i firmatari sono circa cento noti scrittori di tutto il mondo, tra cui cinque Premi Nobel.

    A oltre dieci anni dalla sua pubblicazione, questo documento ha ispirato l’artista genovese Maria Rebecca Ballestra, che ha avviato un progetto attualmente in corso per visitare dodici Paesi del mondo e trasmettere i temi chiave della Carta.

    Journey Into Fragility ha da poco concluso la settima tappa in Costa Rica, ed è l’occasione per fare il punto con Maria Rebecca su come si sta procedendo. «Ho appena terminato di realizzare la settima tappa del progetto in Costa Rica dopo Ghana,  Svizzera, Madagascar, Abu Dhabi, Cina e Singapore. L’idea è quella di osservare il problema ambientale da dodici prospettive diverse, con l’intento di costruire un dialogo costruttivo sul valore di vivere sulla Terra. Ogni tappa si ispira a un diverso punto della “Carta di Arenzano per la Terra e per l’Uomo” e coinvolge un ente locale e un diverso curatore. Il progetto vuole essere propositivo cercando di documentare le migliori soluzioni che l’uomo sta offrendo al futuro di se stesso attraverso interventi innovativi, investimenti e politiche visionarie. Alcuni esempi: la biodiversità in Madagascar, il deserto e l’energia solare in Abu Dhabi, l’aumento demografico in Cina, il riciclaggio dell’acqua a Singapore, e la foresta tropicale in Costa Rica, ma anche  aspetti più antropologici come ambiente e memoria collettiva in Ghana, politica globale in Svizzera e il tema della coscienza in una prossima tappa a New York».

    Il momento da lei ritenuto più significativo durante questa prima parte del viaggio è la tappa in Ghana, che «ha avuto una grande importanza per la mia crescita personale ed è stata un’esperienza interiore molto forte. Potrei definirla come un viaggio nel corpo, una discesa nella radice istintuale dell’essere, un abbandono della ragione a favore di un impulso primordiale di grande intensità. La prima tappa mi ha portato a sentire come mai prima la comunione con il resto dell’umanità e l’appartenenza alla mia specie».

    Il viaggio di Maria Rebecca è finanziato in parte attraverso il crowdfunding e in parte attraverso progetti di residenza artistica. Un progetto che sta portando all’artista genovese numerosi feedback positivi da tutto il mondo: istituzioni artistiche, gallerie e riviste di settore stanno infatti valorizzando il suo operato. «Sicuramente Journey into Fragility rappresenta il progetto più impegnativo e complesso che ho realizzato fino a questo momento. Ne sono molto fiera per la sua valenza etica e il suo impegno sociale in cui posso pienamente sviluppare la mia idea dell’arte come luogo di incontro, discussione e interazione tra diverse discipline come la scienza, l’ecologia, la politica e la biotecnologia; l’arte come occasione per costruire un dialogo plurale su beni comuni così importanti come l’ambiente, il cibo, le risorse e l’energia».

    Una volta che tutte le tappe saranno ultimate, lo scopo di Maria Rebecca è riportare “a casa” tutte le documentazioni raccolte e da qui partire per un rinnovamento dei temi descritti nella Carta: «Sono molto felice di farmi ambasciatrice dei contenuti della Carta di Arenzano e mediatrice di un pensiero così alto, ideato e realizzato nel territorio a cui appartengo, che sta suscitando molto interesse in tutti i paesi in cui ho avuto la fortuna di promuoverlo. Mi piacerebbe molto, alla fine del progetto, poter organizzare un incontro a Genova con tutti i partner e i curatori di Journey into Fragility per discutere tutti insieme dei risultati raggiunti Paese per Paese, per mostrare i differenti punti di vista su una risorsa comune come la Terra, per proporre e discutere possibili soluzioni e opportunità future».

    Marta Traverso

  • Mercato del Carmine, entro aprile via ai lavori per l’allestimento

    Mercato del Carmine, entro aprile via ai lavori per l’allestimento

    Mercato Comunale CarmineL’avvio dei lavori per l’allestimento del nuovo Mercato del Carmine, nonostante le ripetute difficoltà che dal 2011 hanno reso impossibile la messa a regime della struttura, diventa finalmente realtà.
    Nell’ottobre scorso il bando di gestione decennale era stato aggiudicato dal Consorzio del Carmine (composto da diversi soggetti, come Bcafè s.r.l., Cooperativa Pescatori di Liguria, Carni di Propata s.a.s. e tra questi spicca un nome noto dell’imprenditoria genovese, Bacci Costa) e, in linea con la tabella di marcia prevista, il prossimo autunno – si spera entro settembre – il mercato verrà aperto al quartiere e alla città.

    «Il progetto è stato ultimato e consegnato poche settimane fa, quindi ora dobbiamo solo attendere che l’iter burocratico faccia il suo corso e con tutta probabilità i lavori strutturali inizieranno entro il mese di aprile», spiegano gli architetti del Gruppo Informale affidatari dell’aspetto progettuale dell’interno della struttura.
    Si tratta di un laboratorio di giovani architetti che ha all’attivo già un ricco portfolio di progetti sulla città di Genova – come il Molo Torre del Lungomare di Pegli – e che si occupa principalmente di ricercare e sperimentare in ambito architettonico un utilizzo sostenibile delle risorse, sia materiali che umane. Infatti l’ardesia e il vimini di provenienza locale sono le materie prime su cui questi giovani architetti hanno maggiormente puntato per il rifacimento degli spazi interni; il tutto in stretta coerenza con ciò che i banchi del mercato dovranno ospitare: prodotti d’eccellenza ligure a filiera corta; il km zero e la sostenibilità ambientale riguarderanno perciò non solo il contenuto ma anche il contenitore.

    Nel frattempo, anche l’iniziale scetticismo degli abitanti del quartiere sembra in parte aver lasciato il posto alla fiducia nei confronti del Consorzio assegnatario: «Tutti accogliamo con speranza ed entusiasmo ogni possibile miglioria al quartiere in cui viviamo e lavoriamo, ma bisogna tener presente che il “Carmu” ha una forte identità di cui è orgoglioso e che va dunque preservata e rispettata», commenta un commerciante della zona. «Può forse sembrare una cosa di poco conto, ma teniamo molto che la piazzetta del Carmine rimanga uno spazio a disposizione dei bambini del quartiere, per incontrarsi e giocare, e a tutti piacerebbe che il mercato rimanesse almeno parzialmente a disposizione per attività legate alla comunità. Detto questo, speriamo che lo spazio venga finalmente valorizzato e gestito come merita, siamo in trepidante attesa

    Chiara Guatelli
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Genova Smart City: progetti, finanziamenti e un concorso di idee

    Genova Smart City: progetti, finanziamenti e un concorso di idee

    tecnologia-energia-DIL PRECEDENTE

    Novembre 2010: si costituisce a Genova l’associazione Genova Smart City, composta da realtà pubbliche e private del territorio con l’obiettivo di aderire ai progetti europei di riqualificazione energetica e ambientale, sviluppo economico e innovazione. Genova è la prima città italiana a partecipare attivamente all’iniziativa europea per creare una rete di “città intelligenti”.

    Febbraio 2012: Genova riceve un finanziamento europeo di 6 milioni di Euro per la realizzazione di tre progetti legati a Genova Smart City. Sono tre le proposte inviate dal Comune, che hanno ricevuto la piena approvazione dei promotori del bando “Smart cities and Communities 2011″:
    – per l’ambito “pianificazione strategica sostenibile delle città”, Genova riceverà 674.000 € per la creazione di linee guida comuni alle diverse realtà che compongono il tessuto urbano, per favorire la trasformazione complessiva da città “semplice” a Smart City.
    – per l’ambito “riscaldamento e raffreddamento”, Genova otterrà 2.425.000 € per un progetto di rete energetica locale alle Gavette, zona Staglieno.
    – infine, per l’ambito “efficientamento energetico degli edifici”, Genova avrà 2.486.000 € per la riqualificazione energetica degli edifici presso la diga di Begato.

    Marzo 2012: il Comune di Genova sigla un protocollo d’intesa con Siemens – una delle aziende aderenti all’associazione Genova Smart City – per favorire lo sviluppo di ulteriori progetti, rispetto a quelli oggetto del bando europeo. I temi messi in campo sono utilizzo di energie rinnovabili negli edifici, sviluppo green di porti e aeroporti, mobilità sostenibile.

    Giugno 2012: Gloria Piaggio, coordinatrice del progetto Genova Smart City, spiega in un’intervista a Era Superba il dettaglio dei tre progetti e i tempi di realizzazione. «I progetti europei solitamente hanno una durata temporale di 3-4 anni. Il loro scopo principale è sfruttare l’occasione della disponibilità di un budget finanziario per sperimentare soluzioni alternative ed innovative che poi dovranno essere replicate nelle singole realtà, con le proprie forze». Scendendo in dettaglio, i tre progetti sopra citati verranno portati a compimento entro il triennio 2013/2016, in sinergia con le altre città europee vincitrici del bando, per diventare poi un modello per altri luoghi che volessero seguirne l’esempio.

    Ottobre 2012: il Ministero dell’Istruzione apre un nuovo bando per progetti legati a Smart City. Il finanziamento complessivo per i progetti che verranno sottoposti è di 655,5 milioni di euro.

    Gennaio 2013: il Comune di Genova apre un bando per 20 stage di sei mesi rivolti a giovani e laureati, che verranno inseriti nei diversi uffici comunali che operano nel progetto Genova Smart City. Un’opportunità per arricchire il proprio curriculum ed entrare a contatto con le realtà della pubblica amministrazione che si occupano di questo settore.

    IL PRESENTE

    Febbraio 2013: nuovi finanziamenti per Genova Smart City. Il capoluogo ligure riceve infatti 160 milioni di Euro per il bando aperto dal Miistero dell’Istruzione la scorsa estate. La cifra verrà così suddivisa: 84 milioni di euro per finanziare cinque progetti di ricerca e sviluppo legati alla città, 75 milioni di euro per quattro progetti che permetteranno ad altrettante imprese genovesi di sviluppare attività di ricerca in altre regioni italiane.

    Marzo 2013: il Comune di Genova lancia il concorso di idee Smart R-evolution. Entro il 16 maggio è possibile consegnare un’opera grafica che rappresenti l’idea di Smart City del suo autore: ai vincitori delle rispettive categorie (suddivise per fasce d’età) verranno assegnati in premio 4 tablet. Scopo del bando è sensibilizzare i cittadini sui temi chiave del progetto Smart City.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Museo dei Cereali: un nuovo progetto per il quartiere del Molo

    Museo dei Cereali: un nuovo progetto per il quartiere del Molo

    porto-antico-sfera-giorno-magazzini-cotone-DIUn Museo dei Cereali –o meglio, della Birra, della Focaccia e della Città di Genova- all’interno dello storico magazzino di Vico Bottai 6r, nel quartiere del Molo. Un progetto ambizioso, con tanto di area ristoro e cortile esterno nell’adiacente piazzetta Paolo De Luca, che bene si integra sia al sistema museale del Porto Antico, sia al progetto di Renzo Piano per la creazione di un percorso litoraneo che unisca il Levante al Ponente genovese. È questa l’idea di Giuseppe Iose Varlese (proprietario del magazzino, nonché ex gestore del Teatro Hop Altrove e produttore della birra Bryton) che, con l’aiuto degli architetti dello studio OBR – Open Building Research – di Salita San Matteo, ha pensato a una proposta di ampio respiro per il rilancio dell’intero quartiere. Fino ad ora, il progetto è ancora “work in progress”: avviato nel settembre-ottobre 2012, il lavoro ha subito un primo arresto a causa della mancanza di investitori, anche se le trattative con diversi soggetti interessati (l’ultimo, di due settimane fa) non si sono mai fermate. Con l’aiuto del proprietario e dell’architetto Michele Renzini, Senior Associate di OBR, vediamo di cosa si tratta.

    magazzino-vico-bottai-iole-varleseIL PROGETTO

    Il progetto, come detto, consiste nella trasformazione del magazzino di Vico Bottai 6 r in museo interattivo e spazio ristoro. All’interno, un’articolazione su due piani, grazie all’inserimento di soppalchi: al piano inferiore, il museo vero e proprio; al piano superiore, uno spazio adibito a bookshop e vendita di gadget, e un bar. Il museo al piano terra strutturato in modo didattico e ludico insieme, e dotato di: uno spazio expo; macchinari per la lavorazione di grano, cereali e diverse farine; attrezzature per la cottura della focaccia e la produzione di birra artigianale, da fare assaggiare ai visitatori e da servire ai clienti dello spazio ristoro; tavoli e sedie che, oltre alla loro funzione d’uso, serviranno anche da elementi espositivi e come arredo museale. Al piano superiore, invece, l’area per lo shopping e il relax, con possibilità di ristoro in un bar-ristorante che si affaccia all’esterno su Piazza De Luca. A sua volta, nei giardini della piazza trovano spazio tavoli, panche e altri arredi, a riprendere il leitmotiv del progetto mediante l’inserimento di una vegetazione consona (grano, cereali) e panche in pietra a forma di parallelepipedo. La proposta gioca sull’alternanza di livelli e prevede due ingressi: uno da Vico Bottai, che consente l’accesso allo spazio expo del piano inferiore; uno dai giardini di Piazza De Luca, che affaccia direttamente sul piano superiore, nella zona bar e bookshop. Anche la ristrutturazione del magazzino –come quella dei giardini- vuole essere effettuata nel rispetto della struttura originaria, con l’utilizzo di mattoni, acciaio e legno. Ci spiega l’architetto: «Il museo si propone come uno spazio interattivo in cui, oltre alla consueta visita, si possano anche degustare i prodotti presentati: i visitatori potranno produrre e poi degustare birra e focaccia. Inoltre, accanto a questo museo ludico-didattico, un vero e proprio locale per la ristorazione, autonomo e svincolato dal resto della struttura».

    IL RILANCIO DEL QUARTIERE MOLO

    Di origine medievale (‘400-‘500), l’ampio magazzino di Vico Bottai è sito in una zona densa di costruzioni che risalgono alla stessa epoca (si pensi a quelli del limitrofo Vico Palla) e che nel corso degli anni sono stati utilizzati in funzione della vita portuale. Tutte le attività del quartiere giravano attorno al Molo Vecchio, rispondendo alle esigenze degli operai che vi lavoravano e risiedevano in quella zona: nel reticolato urbano tra Porta Siberia (o Cibaria, com’era chiamata in origine) e Corso Maurizio Quadrio, gli edifici, ampi e spaziosi, sono stati usati come depositi per le derrate alimentari (cereali, nel caso del magazzino di Vico Bottai, sale nel caso di Palazzo Verde, ecc.) che giungevano e dipartivano dal porto genovese. In un’ottica di ritorno alle antiche tradizioni e ripristino in chiave moderna delle funzioni originarie di questi magazzini, nasce il progetto del  Museo dei Cereali. Inizialmente pensato per essere inserito nel sistema museale del Porto Antico (che oggi già comprende: Galata – Museo del Mare, Museo Nazionale dell’Antartide,  ARMUS – Archivio Museo della Stampa, Porta Siberia – Museo Luzzati, Science Expo Center, Magazzini dell’Abbondanza), l’iniziativa ha assunto dimensioni sempre più importanti e si è ampliata oltre le iniziali previsioni. L’idea è quella di un recupero a 360 gradi del quartiere e, come ci spiega l’architetto Renzini, partendo dall’edificazione del Museo, ci sono i presupposti per creare un percorso insieme ad Acquario di Genova, Bigo e Biosfera, che richiami visitatori e permetta –con un unico biglietto cumulativo- di visitare i diversi poli museali della zona. Un progetto che, oltre la creazione del museo in sé, senza dubbio contribuirebbe notevolmente a rilanciare il turismo e l’economia del Porto Antico. Inoltre, anche un collegamento con il progetto di Renzo Piano, che prevede la creazione di tre grandi parchi –a Voltri, a Multedo e Sestri, al Molo- per la formazione di una cintura verde tra la città e il mare. In particolare, l’idea di Piano è quella di una riqualifica generale del litorale genovese che, seguendo il percorso delle antiche Mura di Malapaga, colleghi il Ponente al Levante e termini in pieno centro cittadino, nell’area  tra la Fiera del Mare e i Magazzini dell’Abbondanza. L’edificazione del Museo dei Cereali si inserirebbe perfettamente in questo contesto urbanistico, grazie alla sua collocazione a ridosso delle Mura. Proprio al di sotto delle storiche fortificazioni, infatti, si apre piazzetta De Luca che, nonostante sia stata da poco ristrutturata dall’amministrazione comunale e dotata di spazio verde, arredi urbani e area gioco, risulta degradata e inaccessibile. L’idea di inglobare al progetto del Museo anche i giardini della Piazza servirebbe a renderli di nuovo accessibili e fruibili dalla cittadinanza. «È mia intenzione -dice Varlese- creare una sinergia tra comitato di quartiere, Comune di Genova e altri enti coinvolti, in modo da rispettare le esigenze di tutte le parti interessate e offrire allo stesso tempo un servizio in grado di migliorare quest’area urbana».

     

    Elettra Antognetti

  • Ricette vegan e alimentazione corretta: il blog di Nicole Provenzali

    Ricette vegan e alimentazione corretta: il blog di Nicole Provenzali

    cucina vegDa sabato 16 a domenica 24 marzo 2013 torna la Settimana per la Prevenzione Oncologica: una settimana alla riscoperta della sana alimentazione, che è ritenuta uno dei fattori principali di prevenzione di malattie come il cancro.

    Gli eventi a Genova si svolgeranno sabato 23 e domenica 24 marzo a Palazzo Ducale e nel palazzo della Regione Liguria (qui il programma) e una degli ospiti principali, come già avvenuto lo scorso anno, è Nicole Provenzali, che nel 2008 ha aperto il suo blog ricetteveg e nel 2012 cucina consapevole, che gestisce insieme a Marilisa Bombonato.

    Cosa dobbiamo aspettarci dal programma di eventi genovese? «Anche quest’anno, grazie all’impegno di LILT, la prevenzione e la sana alimentazione saranno il cardine delle attività e delle manifestazioni in programma. Ci troveremo nuovamente insieme per lavorare e promuovere una scelta consapevole dei nostri consumi e dei nostri stili di vita. Tanti i soggetti coinvolti, ognuno con un bagaglio di esperienze diverso».

    All’evento è stato anche abbinato un concorso fotografico, che invitava i partecipanti a immortalare la propria dispensa. «Come l’anno scorso, abbiamo deciso di rendere questa settimana speciale con un concorso che premiasse l’attenzione consapevole ai propri consumi in materia di alimentazione. Anche questa volta la risposta del pubblico ci ha regalato grande soddisfazione: sono davvero tante le persone che si fermano a riflettere sulle proprie abitudini e che cercano di migliorarsi. Per noi, la vittoria più grande».

    Non si può definire Nicole una foodblogger (anche se il termine non le dispiace), quanto piuttosto una «ricercatrice del gusto consapevole». Su Era Superba abbiamo dedicato altre volte spazio all’esperienza di blogger specializzati in ricette: ciò che caratterizza Nicole è l’attenzione a uno stile di vita sano. «La soddisfazione più grande, da quando ho aperto il blog, è aver conosciuto meglio me stessa e tante persone che, come me, vogliono migliorare. La seconda è aver imparato tantissimo grazie a questi incontri. Infine, non posso negarlo, un’altra soddisfazione enorme è veder riconosciuto il proprio impegno: molte persone ci scrivono per complimentarsi, molte per avere consigli, moltissime ci seguono con affetto e molte altre hanno deciso di cambiare stile di vita anche grazie al nostro piccolo aiuto. Genova è una città difficile, non è semplice riuscire ad accattivarsi la curiosità della persone qui. Non di primo acchito, perlomeno. Poi, però, l’idea di un nuovo modo di prendersi cura di se e delle persone a cui vogliamo bene, cominciando dalla tavola, vince. Oggi nella nostra città ci sono tante iniziative, tante avventure come la mia, tante persone che stanno puntando al buon consumo: grazie alle forze di tutti, la sana alimentazione naturale e il consumo critico stanno diventando un importante tema attuale anche per i genovesi».

    Infine, Nicole propone per Era Superba un decalogo della corretta alimentazione, in parte rivolto anche a chi non sceglie la dieta vegetariana o vegana.

    01. Impegniamoci a ridurre e differenziare i nostri rifiuti.

    02.Impegniamoci a ridurre le filiere produttive: affidiamoci a GAS, mercati e produttori locali.

    03. Impegniamoci a consumare solo prodotti di stagione.

    04.Impegniamoci a evitare il cibo confezionato e a leggere le etichette, non acquistando i prodotti che contengono ingredienti “non identificabili”: ridurremo imballaggi e ne guadagneremo in salute.

    05. Impegniamoci a evitare l’utilizzo di carta da cucina: fazzoletti e strofinacci di stoffa sono perfetti.

    06. Impegniamoci a evitare l’acquisto di acqua in bottiglia: l’acqua appartiene a tutti e “ci costa la Terra, dappertutto”. [cit. Dawn to Earth]

    07. Impegniamoci a evitare il consumo di carne e di derivati animali: per un 1 kg di carne di manzo servono mediamente 7kg di cereali e 15.000 lt di acqua, abbiamo in mano la fame degli altri.

    08. Impegniamoci a ridurre al massimo lo scarto del nostro cibo: ricicliamo, riutilizziamo e reinventiamo le nostre ricette.

    09. Impegniamoci ad autoprodurre e scambiare quello che ci serve, magari in compagnia: ne guadagneremo in qualità, risparmio, ecologia e convivialità.

    10.Impegniamoci a sperimentare un piccolo orto, anche sul nostro balcone o sul davanzale: avremo uno spazio colorato, bellissimo e… gustoso!

    Marta Traverso

  • Riciclo creativo: non gettare via i rifiuti, trasformali in arte

    Riciclo creativo: non gettare via i rifiuti, trasformali in arte

    rifiuti-cassonettiL’associazione Le Club di Genova Sampierdarena organizza per sabato 6 aprile 2013 il secondo appuntamento con il mercatino dell’usato e del baratto presso la sede di vico Di Bozzolo (zona Fiumara).

    In questa occasione ha indetto un concorso di riciclo creativo (in inglese upcycling) per chiunque abbia realizzato un progetto in questo ambito e voglia presentarlo. Nel presentare il bando su Facebook, le due fondatrici di The Club Adriana Salvini e Alessandra Cecchini lo definiscono «Spargiamo insieme il seme del baratto: siamo convinte che esso, insieme a un nuovo concetto del riciclo, possa essere un bel ciottolo per poter riassestare una strada che ci riporti a una dimensione più umana e solidale della vita».

    Il riciclo creativo – ossia il processo attraverso il quale un nuovo oggetto prende vita attraverso l’assemblaggio di avanzi, scarti o rifiuti – può essere realizzato con qualunque materiale o tecnica. Chi vuole partecipare può scrivere privatamente su Facebook ad Adriana o Alessandra entro lunedì 1 aprile 2013.

    I progetti dovranno essere portati alla sede di The Club entro le 12 del 6 aprile (pagando la quota di iscrizione di 2 €): a partire dalle 15, tutti i partecipanti al mercatino valuteranno i progetti. I primi tre classificati saranno premiati, il contenuto dei premi sarà comunicato il giorno stesso del mercatino.

    Per maggiori informazioni leclub.genova@libero.it.

  • Piazza della Vittoria: mega parcheggio sotto la scalinata delle Caravelle

    Piazza della Vittoria: mega parcheggio sotto la scalinata delle Caravelle

    Piazza della Vittoria. scalinata caravelleIl progetto per un maxi parcheggio interrato da 400 posti auto in pieno centro città – all’interno dell’area dei giardini e della “Scalinata delle Caravelle” (il nome reale è Scalinata del Milite Ignoto) – stoppato dopo l’alluvione del 2011, ritorna prepotentemente in auge.
    Nel luglio 2008 il consiglio municipale del Medio Levante si era espresso favorevolmente. Durante la fase di progettazione preliminare del nuovo PUC (Piano Urbanistico Comunale) venne accolta l’istanza di variante (presentata dal progettista-proponente nel dicembre 2008) e fu inserita una “norma speciale” specifica per il sito delle Caravelle che consentiva la realizzazione dell’autorimessa.
    In seguito ai tragici eventi del 4 novembre 2011, che provocarono pesanti allagamenti anche nella zona di Piazza della Vittoria, tale norma era stata cancellata (tuttavia, nel testo del nuovo PUC, ne rimane traccia, laddove esso recita «Eventuali opere realizzate in sottosuolo devono prevedere la ricomposizione della scalinata e delle aiuole delle Caravelle, in quanto fondale unitario ed elemento consolidato del paesaggio urbano che caratterizza la zona»).
    Oggi il progettista-proponente, l’architetto Mario Mazzei, ci riprova, sollecitando il Municipio a riesaminare il progetto ed esprimere un parere che – nel caso fosse favorevole – si tradurrà in osservazioni al nuovo PUC, inerenti la destinazione urbanistica dell’area.
    Per quanto riguarda il rischio idrogeologico, conseguente ad una simile costruzione in una zona considerata esondabile, l’architetto Mazzei spiega «Sotto il profilo idraulico l’area delle Caravelle si trova in posizione migliore rispetto al settore nord di Piazza della Vittoria, il cui silos interrato non è mai stato esposto ad episodi di inondazione. Inoltre, la protezione dal rischio idraulico sarà ulteriormente potenziata con la definitiva messa in sicurezza del Bisagno». Prima di ipotizzare qualsiasi intervento, però, occorre attendere gli approfondimenti sul Piano di Bacino del Bisagno che la Provincia di Genova sta per affidare, tramite bando di gara, ad un gruppo di professionisti.

    La Commissione II (Assetto Territorio) del Municipio Medio Levante, riunitasi giovedì 7 marzo, ha dato parere favorevole a maggioranza «Perché l’infrastruttura sarebbe di interesse pubblico – spiega il vicepresidente della Commissione, Bianca Vergati (Lista Doria-Sel), unico voto contrario – Vedremo cosa dirà il Comune, che al momento ignora la questione».
    Il parcheggio interrato contempla circa 400 posti auto da ripartirsi tra quelli a rotazione, quelli per le forze dell’ordine e quelli per i residenti. «Venti milioni di euro di previsione, 400 posti, tre piani interrati e tre nella scalinata delle Caravelle a disposizione dei mezzi della Questura – continua Vergati – si servirebbero cosi i quartieri Foce, Brignole e Carignano-Galliera, tramite ascensori e scale mobili di collegamento a carico del pubblico, ossia Amt».
    Secondo il progettista, la nuova infrastruttura consentirebbe di eliminare i parcheggi di superficie ancora esistenti in Via A. Diaz ed in Piazza della Vittoria, al fine di restituire ai pedoni anche il lato mare della piazza. «Bellissima idea ma in che modo la si può imporre ai privati del parcheggio in superficie? – ribatte il consigliere Vergati – Senza contare che in Piazza della Vittoria già esiste un autopark di tre piani, di cui due semivuoti, per un totale di 750 posti auto».
    E poi si potrebbero cancellare i parcheggi per i veicoli delle forze dell’ordine, attualmente ubicati all’inizio di Corso Aurelio Saffi di fronte alla Questura, migliorando le condizioni di operatività delle stesse forze dell’ordine. «Si parla di 150 posti auto, perché così tanti? – si domanda Vergati – la Questura non è stata neppure interpellata. E soprattutto perché non ipotizzare di trasferire quest’ultima in un’altra zona? Ad esempio all’interno di una caserma vuota? (vedi la Gavoglio al Lagaccio)».
    Infine l’interesse pubblico, ovvero «Far parcheggiare i residenti della Foce – conclude Vergati – quelli che adesso posteggiano nel cosiddetto “isolone” centrale di Viale Brigate Partigiane e nel prossimo futuro soffriranno per la creazione dell’aiuola che comporterà la sparizione di un discreto numero di posti auto».

    piazza-vittoriaIl complesso urbano del Parco della Vittoria (Piazza Verdi, Piazza della Vittoria, Via A. Diaz), di cui fa parte la Scalinata delle Caravelle, venne progettato in epoca fascista dall’architetto Marcello Piacentini e rappresenta un complesso di costruzioni edilizie, verde ed aree urbane di grande pregio e valore architettonico, storico, urbanistico, monumentale e paesaggistico. Per questo motivo, qualunque intervento nell’ambito di tale complesso, non dovrebbe alterare finalità, aspetti urbanistici, monumentali e paesaggistici del progetto originario.
    «Le attuali quote del terreno e le caratteristiche estetiche dei luoghi esistenti in superficie (scalinata, aree verdi) verrebbero mantenute con un adeguato intervento di ripristino – spiegava il progettista nel 2009, durante un incontro svoltosi presso il circolo Pd di Portoria-Carignano – fatta salva la nuova presenza: di due tunnel vetrati con scale mobili realizzati in superficie, in corrispondenza delle due attuali rampe di scale della Scalinata delle Caravelle, colleganti Via A. Diaz con la sommità della Scalinata stessa e poi con i sovrastanti bastioni di Mura delle Cappuccine, fino a raggiungere la quota della strada; di due rampe per il transito dei veicoli da e per il nuovo parcheggio interrato, da realizzarsi in corrispondenza dell’aiuola centrale di Via A. Diaz; degli accessi pedonali al parcheggio».
    In quell’occasione emersero con evidenza tutte le criticità del progetto «La realizzazione dei tunnel sarebbe incompatibile con il mantenimento dei valori estetici e paesaggistici della Scalinata, nel più ampio contesto del Parco della Vittoria», sottolinea la relazione finale dell’incontro. «L’impiego di più impianti di scale mobili é particolarmente costoso anche in termini manutentivi e si può difficilmente giustificare in assenza di un transito di persone numericamente significativo – continua la relazione – I costi di manutenzione delle scale mobili, visto il loro uso pubblico, finirebbero per gravare sul Comune o su aziende a partecipazione pubblica, che già oggi hanno non pochi problemi economici per assicurare la manutenzione delle varie aree, immobili e servizi pubblici della città».

     

    I DUBBI SULL’ITER BUROCRATICO E LE OSSERVAZIONI TARDIVE AL PUC

    Il progetto preliminare del PUC è stato adottato dal consiglio comunale il 7 dicembre 2011. In base alla legge, dopo la pubblicazione del PUC, ci sono 90 giorni di tempo per presentare eventuali osservazioni. Il termine è ormai scaduto ma, nonostante ciò, la nuova amministrazione comunale ha deciso di esaminare anche le osservazioni arrivate fuori termine, almeno finché la Giunta non avrà definito la delibera con le controdeduzioni alle osservazioni, che poi dovrà essere approvata anche dal Consiglio.
    Palazzo Tursi non ha ritenuto opportuno divulgare una formale comunicazione pubblica per informare la cittadinanza in merito alla sua disponibilità a vagliare anche le osservazioni al PUC presentate fuori tempo massimo. Una scelta che desta perplessità, considerato che molti genovesi non conoscevano questa ulteriore opportunità e, dunque, si corre il rischio di una disparità di trattamento tra i cittadini.

    Il Vicesindaco ed Assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini, interpellato dal “Corriere Mercantile”, risponde così «Ho deciso di riaprire un percorso partecipato sul nuovo PUC, come ho già dichiarato in varie sedi pubbliche, anche in Consiglio comunale. La decisione di esaminare le osservazioni tardive rientra in questo percorso. Non si tratta di un atto amministrativo, bensì di una concessione politica. Comunque gli ordini professionali, le associazioni dei costruttori ed altre associazioni sanno di questa possibilità, infatti, negli uffici continuano ad arrivare osservazioni».

    «La procedura è senza dubbio legittima – spiega il consigliere Vergati – tuttavia mi chiedo quanti ne fossero a conoscenza».
    Per quanto riguarda il progetto di Piazza della Vittoria, il consigliere aggiunge «Trovo poco corretto, dal punto di vista politico, che un Municipio si faccia carico di un’istanza di questo tipo».
    L’approvazione è strettamente legata a motivazioni di carattere territoriale «Molti consiglieri presenti in Commissione abitano alla Foce – conclude Vergati – e quindi sono interessati a dare una risposta ai propri elettori che lamentano la carenza di posti auto in zona».

     

    Matteo Quadrone

  • Corso Sardegna, ex mercato: decisioni rimandate al prossimo autunno

    Corso Sardegna, ex mercato: decisioni rimandate al prossimo autunno

    mercato-corso-sardegna-2008-d1Si è concluso ieri (6 marzo 2013 ndr), nel tardo pomeriggio, l’incontro tra i rappresentanti delle amministrazioni per decidere sul futuro dell’ex mercato ortofrutticolo di Corso Sardegna. All’incontro erano presenti, per la Regione, l’Assessore all’Ambiente e sviluppo sostenibile Renata Briano; Massimo Ferrante, presidente del Municipio III Bassa Val Bisagno; per la Provincia, il dottor Massimo Ramella; per il Comune, gli assessori Valeria Garotta e Giovanni Crivello, rispettivamente per l’Ambiente e Lavori Pubblici e Manutenzione.

    L’incontro è stato chiesto dai soggetti coinvolti per stabilire i settori di competenza e trovare una linea comune per il futuro dell’area.
    In primis sono state valutate le nuove disposizioni dell’autorità di bacino ed è stato esaminato il piano di bacino del Bisagno, con i dati aggiornati in base ai cambiamenti avvenuti dopo l’alluvione 2011. Le nuove disposizioni identificano l’area in questione come zona A con inedificabilità, mentre prima si trattava sempre di zona A, ma con possibilità di deroga per la costruzione. Con questa nuova pronuncia dell’autorità di bacino, in particolare, viene impedito qualsiasi tipo di edificazione sotterranea e il progetto attuale della Rizzani De Eccher – che prevede la realizzazione, tra le altre cose, di un silos interrato – risulta bloccato.

    La Provincia procede ora alla predisposizione di un bando di gara per la selezione di una commissione di tecnici che svolgano approfondimenti idraulici sul piano di bacino del Bisagno. È previsto un finanziamento di 90 mila euro.
    Il team di tecnici dovrà valutare se le soluzioni in essere (già attuate) e quelle possibili (da attuarsi) predisposte dalle amministrazioni sul Bisagno e sul Fereggiano sono tanto efficaci da consentire la declassificazione dell’area da zona A a zona B, con edificabilità su osservanza di precise prescrizioni emesse dagli enti di competenza. Solo con un’eventuale declassificazione, infatti, sarà possibile procedere con i lavori.

    Entro il 30 aprile 2013 sarà ufficialmente formata la squadra dei tecnici, la quale avrà tempo 180 giorni dalla consegna dell’appalto per concludere i lavori. Il risultato delle valutazioni sarà presentato prima in Provincia, per poi essere girato alla Regione. Solo in seguito, in base agli esiti, si saprà come procedere.

    Il presidente del Municipio Bassa Val Bisagno Massimo Ferrante, subito dopo l’incontro, si dice contento per l’esito delle consultazioni e precisa: «In quanto rappresentante del Municipio, ho portato la “voce del territorio” e fatto presenti le richieste della cittadinanza: c’è bisogno di stabilire una tempistica. La situazione nel quartiere è insostenibile e, fatte le valutazioni necessarie, bisogna prendere una decisione: andare avanti col progetto, o fare un passo indietro e intraprendere un’altra strada. L’importante è avere delle risposte certe».

     

    Elettra Antognetti

  • Turismo in Liguria: una Wikipedia per raccontare borghi e paesaggi

    Turismo in Liguria: una Wikipedia per raccontare borghi e paesaggi

    GenovaIL PRECEDENTE

    Febbraio 2012: l’Agenzia Regionale di promozione turistica In Liguria lancia un portale web denominato Il turismo che vorrei, con lo scopo di valorizzare questo importante ambito della nostra economia attraverso la collaborazione con operatori del settore, cittadini e turisti. Il sito è presentato ufficialmente alla Borsa Internazionale del Turismo, che si tiene ogni anno a Milano.

    Chiunque può accedere al sito ed esprimere opinioni e idee, che verranno raccolte ed elaborate come base per il piano turistico triennale della Liguria, che per la prima volta verrà redatto non tanto sulla base di “riunioni fra pochi addetti”, ma tenendo conto delle proposte reali che verranno presentate sul sito.

    Il sito è realizzato con il supporto dello Studio Giaccardi & Associati di Ravenna, che ha coordinato il progetto Liguria Turismo Bottom-up (dove l’espressione bottom-up significa alla lettera “dal basso verso l’alto”): in primo luogo è stata fatta un’analisi dei dati relativi al turismo in Liguria negli ultimi anni e a come le persone utilizzano Internet per avere informazioni sulle località turistiche, effettuare prenotazioni e così via.

    Si è in particolare analizzato quali sono le parole più cercate su Google dai turisti (al primo posto hotel, mentre mare è al 17° posto), confrontando queste parole con località turistiche della Liguria e delle regioni confinanti. Per esempio, se la parola più ricercata è hotel – seguita dalle varianti b&b, agriturismo, etc – un portale turistico deve dare ampia rilevanza anzitutto a questo aspetto e nel lungo periodo cercare suggerimenti su come migliorare l’offerta del settore hotelerie.

    Giugno 2012: il sito Il turismo che vorrei ha prodotto 115 articoli e 185 commenti, conta 257 iscritti fra istituzioni, operatori di settore e cittadini, ed è stato visitato complessivamente da 4.860 persone (per un totale di 34.370 pagine visualizzate). La durata media di una visita sul sito è 4′ 10”, segno che chi ha consultato Il turismo che vorrei ha dedicato molto tempo a leggere i diversi articoli ed esprimere la propria opinione.

    10 ottobre 2012: si svolge a Genova la Conferenza Regionale del Turismo, durante la quale viene redatto il Manifesto dei valori e delle finalità del turismo. Dodici punti per invitare le istituzioni centrali a valorizzare il turismo come parte integrante dell’economia nazionale ed europea (il Pil turistico europeo è il 10% del totale e genera il 12% dell’occupazione), come creazione di opportunità di lavoro, valorizzazione del patrimonio culturale e artistico. Nel corso della giornata viene dato ampio spazio all’analisi dei dati relativi al turismo in Liguria e alla presentazione del progetti online che riguardano la promozione turistica. In particolare, si cerca di rispondere alla domanda “Che cosa pensano, cercano e desiderano trovare i turisti che frequentano il web?“.

    27 novembre 2012: il Consiglio Regionale approva all’unanimità il Piano turistico 2013-2015, realizzato sulla base dei dati raccolti sul portale tra gennaio e giugno 2012.

    IL PRESENTE

    4 marzo 2013: la Regione presenta a Milano il piano turistico triennale, che ha come punto di partenza il proseguimento delle azioni di promozione del brand Liguria grazie a un budget di 5 milioni di euro.

    L’evoluzione de Il turismo che vorrei è una vera e propria Wikipedia del turismo: una piattaforma che prende a modello le caratteristiche del wiki, ovvero un documento web i cui contenuti sono scritti, sviluppati e modificabili da tutti coloro che vi hanno accesso. «”Il turismo che vorrei” si è rivelato un efficace canale di ascolto per dialogare con associazioni di categoria, operatori del turismo e cittadini, che hanno l’opportunità di dialogare fra loro e con la Regione, poiché l’Assessore Berlangieri e gli addetti del Dipartimento Turismo della Regione partecipano in prima persona al sito», spiega Francesca Montaldo di In Liguria.

    Potenziare il wifi gratuito per cittadini e visitatori, creare offerta turistica vincolata non solo alla stagione balneare (quello che in gergo tecnico si definisce turismo all-season), sostenere le aziende che lavorano nel settore e ridare valore al patrimonio culturale e paesaggistico della Liguria. Questi sono gli obiettivi principali del progetto, che vede impegnato in prima linea l’Assessore Angelo Berlangieri in collaborazione con l’Agenzia In Liguria e lo studio Giaccardi & Associati.

    «Per la prima volta un documento programmatico (il piano turistico triennale 2013/2015, ndr) è stato approvato all’unanimità dal Consiglio di una Regione – spiega Giuseppe Giaccardi – Si tratta di un segnale molto importante, perché questo progetto ha ricreato la frattura che si era generata nel tempo fra istituzioni e operatori del turismo: ognuno aveva la possibilità di scrivere liberamente sul sito le proprie idee e opinioni, da questo coinvolgimento sono emerse informazioni genuine che hanno permesso alla Regione di proporre un piano realmente aderente alle necessità delle persone».

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]