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  • Castelletto, Valletta San Nicola: orti comuni e spazi ricreativi per il quartiere

    Castelletto, Valletta San Nicola: orti comuni e spazi ricreativi per il quartiere

    Valorizzare gli spazi presenti in città, trasformando il territorio “abbandonato” in orti e giardini per migliorare la vita dei residenti. È questa la proposta che il “Comitato Le Serre” – con il sostegno di alcune tra le più conosciute associazioni ambientaliste – ha illustrato venerdì 24 durante un’affollata assemblea pubblica cittadina, presso il nuovo auditorium della Parrocchia San Nicola di Castelletto.

    <<Il tema centrale era quello di chiamare i cittadini a condividere un’idea di impiego della Valletta San Nicola dietro l’Albergo dei Poveri a favore del quartiere e della città intera, visto che ormai il Comune ha deciso di non avvalersi più delle serre in cui per decenni venivano ospitate le specie arboree che poi andavano ad adornare giardini e aiuole – scrive il comitato in una nota – Una splendida occasione per dimostrare che è possibile elaborare, tutti insieme, un modello di gestione sostenibile del territorio basato sull’organizzazione di spazi ricreativi e di riaggregazione sociale>>.

    Allo scopo di rendere più concreto il “progetto” il “Comitato le Serre” ha invitato associazioni e comitati che hanno già realizzato e con successo, iniziative simili in città, quali ad esempio il Giardino dell’Erba Voglio del quartiere di San Teodoro, i giovani che coltivano gli Orti sul Porto nelle fasce dei frati della Madonnetta di Castelletto, gli Amici dell’Orto Botanico di corso Dogali. Ma anche esperienze virtuose come quella del CertOlio che venne realizzato in anni recenti, in cui volontari e bambini delle scuole erano stati chiamati per raccogliere le olive e farne olio grazie a quattro splendidi ulivi dell’Oasi del Chiostro, nei pressi della fermata della metropolitana a Certosa.

    Ma forse si tratta solo di un sogno perché <<Nonostante il nuovo piano urbanistico cittadino recentemente adottato ne preveda una conservazione a verde, la Valletta rimane pur sempre di proprietà dell’Istituto Brignole che la potrebbe quindi utilizzare a fini cementificatori e di ritorno economico>>.

    Ma il Comitato ha affermato di confidare che <<Grazie anche al Comune possano essere poste le condizioni per una riappropriazione naturale della Valletta da parte del quartiere, per un modello di gestione condiviso e sostenibile – si legge nel comunicato – come d’altronde già aveva inteso fare Emanuele Brignole, grande benefattore e fondatore dell’Albergo dei Poveri, quando nel suo testamento dispose che la Valletta e i terreni circostanti rimanessero a servizio dei poveri e della città>>.

    Il dibattito ha dato modo ai cittadini di esporre le proprie idee circa l’utilizzo dell’area <<Attività condotte da associazioni che lavorano a sostegno delle persone con disagi psichici, orti comuni e vendita di piante e prodotti, aree verdi con percorsi e aree per famiglie e anziani, strumenti di finanziamento come progetti europei e altri ancora>>.

    Insomma, il contributo da parte dei cittadini c’è stato, come si auguravano gli organizzatori, così come l’adesione numerosa di coloro che si sono detti interessati ad essere informati delle attività del Comitato e degli sviluppi che l’iniziativa potrebbe avere in un prossimo futuro.
    <<Sia gli organizzatori sia gli abitanti che sono accorsi numerosi, pur riconoscendo le difficoltà che ci sono nel realizzare il “sogno”, si sono detti congiuntamente fiduciosi di veder sbocciare presto un progetto che riqualifichi l’area , conservandone l’interesse storico artistico che presenta, ma mantenendone la funzione di polmone verde, riacquisendola come bene comune al servizio del quartiere e della città – conclude la nota – L’affluenza numerosa, ai limiti della capienza dell’auditorium, e l’interesse dimostrato nel dibattito hanno confermato le aspettative del Comitato che adesso dovrà impegnarsi per porre le condizioni perché il “sogno” si realizzi>>.

     

    Matteo Quadrone

     

  • Commissione speciale sull’alluvione: Genova è a rischio esondazione

    Commissione speciale sull’alluvione: Genova è a rischio esondazione

    Il Bisagno in pienaL’assessore ai Lavori Pubblici Mario Margini invia un preoccupante grido di allarme in seguito al rapporto redatto dalla Commissione speciale che il Comune ha deputato a far luce sulle cause e responsabilità dell’alluvione di Genova del 4 novembre 2011.

    Se ritorneranno piogge superiori al 30-40% di quelle previste dall’allerta 2, rischiamo una nuova esondazione: questa in sintesi la sua dichiarazione dopo la disamina del documento conclusivo dell’inchiesta in cui, da una parte, emerge il disastroso degrado dei greti e degli argini dei torrenti, dall’altra si evidenzia l’insufficiente capacità di deflusso delle acque.

    Discariche a cielo aperto e abusi edilizi di tutti i generi da semplici orti o campetti bocciofili a box e capannoni in lamiera, fatiscenti pollai, muretti contenitivi, ponticelli improvvisati, sbarramenti per piccole dighe, frane mai sanate, vegetazione incolta, questo è lo sconsolato panorama rilevato da un team, composto da un geologo, un ispettore dell’edilizia privata e un rappresentante per ogni municipio comunale interessato, insieme a tecnici della Provincia, dell’A.S.ter e della Mediterranea acque.

    Lungo l’alveo dello Sturla sono stati individuati ben 169 illeciti a cui si accompagnano i 569 del Bisagno e i 262 del bacino del Fereggiano. A tutto ciò va aggiunto il non meno drammatico problema legato all’afflusso di improvvise e abnormi quantità d’acqua di rii secondari in corsi più grandi. Tale è la condizione del Bisagno che, già oberato da annosi problemi di cementificazione, in caso di forti piogge, non riesce a ricevere ed a smaltire le acque del confluente Ferreggiano che lo raggiunge a pochi metri della Stadio, all’altezza di via Monticelli, punto nodale responsabile degli allagamenti di Brignole e della Foce.

    Dal 2008 si è arenato in qualche cassetto polveroso, il progetto per uno scolmatore lungo 6 km e dal costo iniziale di 50 miliardi di lire, stimato oggi superiore ai 250 milioni di euro, il cui fine era proprio quello di stornare le acque del Fereggiano, del Noce e del Casaregis, e, tramite questo bypass, veicolarle direttamente verso il mare.

    La pianificazione partita nei primi anni 90, a cantiere già avviato, fu bloccata per una tangentopoli tutta genovese e che l’unico tunnel che partorì fu quello, senza sbocco, di un affare giudiziario e politico che travolse due assessori della giunta Campart, Roberto Timossi e Giuseppe Saitta, e che, solo di penali, costò al Comune di Genova 9 miliardi di lire.

    E’ pur vero che si stanno alzando e rinforzando gli argini nel tratto di Borgo Incrociati, che è in corso la copertura allargata del fiume da Brignole alla Foce, che il Rio Noce è stato completamente ripulito, che si sono completati i lavori di ampliamento dell’alveo dello Sturla nel suo tratto terminale il cui restringimento, oggi risolto, era costato, in passato, la vita di una nonna e della sua nipotina, che si è intervenuti sulle emergenze di via Donghi e del Fereggiano ma poco si può sull’urbanizzazione selvaggia che ha il suo miglior modello esemplificativo nella casetta costruita, con tanto di regolari permessi, praticamente in mezzo al torrente e che per procedere alla sua demolizione è stato necessario comprarla.

    Oltre a una periodica manutenzione e ad una attenta vigilanza sul territorio per prevenire pratiche incivili, dunque, l’unica alternativa possibile è individuare nuove vie di fuga quali quella dello scolmatore anche se qualcuno non è convinto della sua efficacia e punta di più nel miglioramento del deflusso del corso principale (lavori in corso zona Foce).

    Saranno questi gli argomenti di cui si dovrà discutere in consiglio Comunale insieme alle note dolenti dell’esborso economico che vede il Comune con le casse vuote e un governo sordo ad ogni richiesta. Tempi più lunghi, invece, per l’inchiesta coordinata dal procuratore Vincenzo Scolastico affiancato dal pm Luca Scorza Azzarà, con cui si tenterà di chiarire tutte le responsabilità passate e presenti delle tristi vicende del 4 novembre.

    Una ricostruzione storica a partire dalla prima copertura del Bisagno nel lontano 1928, per proseguire con permessi edilizi irresponsabili, mancati interventi per la messa in sicurezza delle situazioni a rischio e, non ultimo, l’individuazione di coloro che con pratiche illecite hanno peggiorato una situazione già gravemente compromessa. Come al solito si cerca di correre ai ripari solo a tragedie avvenute: ci rimane la speranza che, almeno questa volta, il sacrificio di persone innocenti serva a far partire, in tempi certi, un programma di seria ristrutturazione e che il denaro occorrente arrivi, magari, recuperato da sprechi, comportamenti “disinvolti” ed abrogazione di privilegi piuttosto che dalle tasche dei cittadini.

     

    Adriana Morando

  • Verso la città metropolitana: proposta di Statuto. Incontro a Palazzo Tursi

    Verso la città metropolitana: proposta di Statuto. Incontro a Palazzo Tursi

    Lunedì 27 febbraio 2012 alle ore 17,30 nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi   si svolge il dibattito organizzato dal Centro Culturale La Maona: verso la città metropolitana: proposta di Statuto.

    In base alle norme volute dal Governo Monti, le elezioni del nuovo Consiglio Provinciale, in scadenza naturale, sono state sospese, mentre si preannuncia la nomina di un commissario governativo che avrà il compito di  guidare il passaggio delle funzioni e del personale dalla provincia verso i comuni, o verso la regione.

    E’ quindi un periodo di svolta per gli enti locali, ed è necessario un dibattito per capire come affrontare questi cambiamenti.

    Il dibattito parte dal presupposto che in questa fase di riorganizzazione, si deve evitare di utilizzare lo stesso modello in tutte le città metropolitane, perchè ognuna di esse ha una storia precisa e a sè,  il che richiede anche uno statuto modellato sulle sue peculiarità e un’organizzazione condivisa dalle singole popolazioni locali.

    In più, una città portuale deve affrontare il tema centrale, dell’organizzazione del proprio scalo affrontando problematiche che non riguardano le città di terraferma; ma anche che ogni porto ha caratteristiche sue proprie, il che richiede normative calibrate.

    Un altro possibile errore da evitare è che resti inalterato il rapporto nell’uso delle risorse erariali tra il centro del Paese e le città, oggi chiaramente squilibrato a favore del primo: tale  disparità infatti non consente alle città portuali e ai singoli porti di adeguare alla necessità le reti infrastrutturali e la qualità dei servizi collettivi, deprimendo la loro forza contrattuale nei confronti delle città portuali concorrenti.

    Porteranno i saluti: Marta Vincenzi, Sindaco del Comune di Genova, Giovanni Grimaldi, presidente La Maona, Mario Bottaro, direttore Bj Liguria Business Journal. Presenterà la relazione sulla proposta di statuto Stefano Monti Bragadin, docente, Università di Genova. Seguirà un dibattito cui parteciperanno: Giovanni Marongiu docente Università di Genova, Giorgio Guerello, presidente del Consiglio Comunale di Genova, Luigi Merlo, presidente dell’Autorità Portuale, Edoardo Rixi, consigliere regionale, Mauro Avvenente presidente del Municipio VII. Moderatore Franco Monteverde, direttore La Maona.

    Foto Daniele Orlandi

  • Sottopasso Cadorna: entro l’estate al via i lavori di messa in sicurezza

    Sottopasso Cadorna: entro l’estate al via i lavori di messa in sicurezza

    Sottopasso Cadorna a GenovaBuone notizie per il sottopasso Cadorna, devastato dalla recente alluvione del 4 novembre: secondo un accordo che si sta definendo in questi giorni, tra il Comune e gli affittuari dei locali commerciali esistenti prima del tragico evento, entro tre mesi dovrebbero incominciare i lavori di bonifica dell’area e di messa in sicurezza per eventuali futuri allagamenti.

    Secondo il progetto la prevenzione dovrebbe essere assicurata dal rialzo dell’accesso di 40 cm e da una perimetrazione del tunnel che funga da barriera contro l’acqua. A questi vanno aggiunti il puntellamento dei soffitti pericolanti nonché il rifacimento di muri e pavimenti. Lavori estremamente costosi che avevano indirizzato il Comune al solo ripristino del passaggio pedonale.

    <<Non si possono buttare via 40 anni di lavoro>>, afferma Mauro Brancaleoni, proprietario di Europarfums e promotore del comitato negozianti, che si sono opposti fermamente a questa risoluzione. L’attuale, provvisoria ricollocazione degli esercizi commerciali nella struttura a fianco di viale Caviglia, pur avendoli salvati da un fallimento certo, non ha aiutato il fatturato che è sceso di un 50-60%. La conciliazione si è raggiunta grazie ad una riduzione del canone di locazione da parte del Comune e alla promessa che un eventuale risparmio sul budget di spesa sarà devoluto agli affittuari per sostenerli nel ripristino interno dei negozi.

    Restano a carico dei conduttori, invece, oltre che alla rinuncia di un concreto indennizzo per i danni subiti, due pesanti clausole: manlevare il Comune da qualsiasi responsabilità in caso che la nefasta circostanza si ripeta e la chiusura immediata degli esercizi in presenza di un’allerta meteo. Condizioni sottoscritte dai commercianti in cambio della certezza di poter riprendere l’attività che non sarà esente da problemi, il primo dei quali è trovare un minimo di tutela attraverso un’assicurazione, data la defezione delle precedenti compagnie e il gentile rifiuto di quelle interpellate.

    Meno felice è la dichiarazione di “impotenza”, annunciata dalle autorità preposte, per quel che riguarda i giardini di Brignole. Non verranno allestiti i pannelli lungo via Fiume per salvaguardare i giardini e né questi si trasformeranno in un parco chiuso: i conti del Comune, sprofondati in un allarmante rosso, non permettono la realizzazione del progetto. Qualche miglioria è stata, in verità, già apportata con il rifacimento della pavimentazione dei percorsi pedonali, con la collocazione di nuovi punti luce, con il ripristino delle panchine, con la recinzione delle fontane e il rinverdimento dei giardini.

    Ma il degrado perdura, microcriminalità, spazzatura e atti vandalici sono all’ordine del giorno. Nonostante siano state messe in funzione telecamere di sorveglianza, le fontane continuano ad essere usate come cestini della spazzatura o sfregiate da ogni tipo di graffito; avanzi di cibo abbandonati, lattine, bottiglie, sacchetti di plastica uniti ai bisogni fisiologici espletati sui prati da questi poco graditi abitanti del luogo, richiamano frotte di ratti che lasciano gli oscuri meandri delle fogne per unirsi al banchetto.

    Per completare questo poco edificante panorama della nostra città ricordiamo i costanti furti a cui sono sottoposti i gazebi dei commercianti del sottopasso che, già danneggiati dall’alluvione, devono fare i conti anche con questa realtà. Il Comune dichiara che sta facendo il possibile sia in termini di un’assidua pulizia sia facendo pattugliare la zona da vigili ed altre forze pubbliche ma, se permane tale situazione, c’è da chiedersi che cosa non funzioni.

     

    Adriana Morando

  • Cosa fare delle vecchie cabine telefoniche? Spazi di bookcrossing

    Cosa fare delle vecchie cabine telefoniche? Spazi di bookcrossing

    cabina telefonoBisogna essere assai creativi nonché rispettosi dell’ambiente per ideare nuove formule di recupero di spazi che finirebbero altrimenti abbandonati o dismessi: è il caso delle cabine telefoniche, ormai utilizzate da pochissime persone e che in molti Comuni stanno lentamente scomparendo.

    Da New York arriva una curiosa quanto interessante via per non rendere inutilizzati questi “pezzi di vita” che prima dell’avvento dei cellulari erano più che mai utili e preziose per tutti noi: riempirle di libri e trasformarle in aree per il bookcrossing. Un’idea dell’architetto John Locke che coniuga tre elementi importantissimi: cultura, recupero creativo, arredo urbano.

    Che ne pensate? Vi piacerebbe un progetto come questo anche a Genova?

    Marta Traverso

  • Addio Tunnel sotto il Porto: dieci anni fa era un altro mondo

    Addio Tunnel sotto il Porto: dieci anni fa era un altro mondo

    Porto di GenovaLa notizia è dei giorni scorsi, il Consiglio Comunale con 26 voti a favore ha liquidato la Tunnel di Genova S.p.A (formata da Comune di GenovaAutorità Portuale di Genova e Cassa e Depositi e Prestiti), ovvero la società a cui dieci anni fa lo stesso Comune aveva dato l’incarico di realizzare un’autostrada sottomarina capace di attraversare il Porto di Genova per collegare San Benigno alla Foce.

    Ma chi di voi si ricorda il progetto del super-tunnel? Facciamo una decina di passi indietro.

    La società Tunnel di Genova S.p.A. ricevette nell’aprile 2003 il progetto preliminare dalla società inglese High-Point Rendel, ovvero due gallerie circolari e parallele lunghe 720 metri da Calata Gadda a San Benigno fino ad una profondità di 35 metri; ogni galleria con tre corsie, ciascuna larga 3,75 metri, con l’uscita prevista all’altezza del mercato del pesce. La realizzazione del tunnel avrebbe anche dato il la ad un parcheggio sotterraneo di 3 piani per 3.000 auto e 60 bus. Il tutto per una cifra inizialmente stimata in 450 milioni di euro, poi cresciuta sino ai 520 milioni ipotizzati nel 2008.

    Il primo intoppo arrivò già nel 2003 (ancora il Ministero delle Infrastrutture non aveva dato il via libera al progetto definitivo), quando l’ipotizzato abbattimento dello Yacht Club Italiano di Calata Gadda, dove il progetto prevedeva la viabilità in uscita del tunnel, si rivelò impossibile. Emerse infatti sul palazzo dello Yacht Club un vincolo di tipo immobiliare. Ma un’opera simile poteva essere frenata da un palazzo?

    Si continuò a lavorare per impostare un project financing e quindi diminuire all’osso la parte di investimento pubblico. Il privato che avesse deciso di finanziare il tunnel avrebbe poi avuto la concessione per 50 anni con la possibilità di far gravare sui genovesi automobilisti subacquei una tassa di pedaggio dai 0,50 ai 2 euro. La progettazione preliminare costò alla società Tunnel di Genova 4 milioni di pubblici euro.

    Nel 2005 il Ministero delle Infrastrutture approvò il progetto e un anno dopo, 2006, l’allora ministro delle infrastrutture e dei trasporti Antonio Di Pietro scrisse nel documento sulle “infrastrutture prioritarie”:

    Nel sistema della grande viabilità urbana di Genova si inserisce il progetto del tunnel sottomarino/sotterraneo, attualmente in fase di progettazione preliminare, che attraversa il bacino del porto antico, ponendosi in alternativa alla esistente sopraelevata, migliorando il sistema dei collegamenti con l’area portuale, e realizzando una connessione diretta tra gli svincoli di Genova est ed ovest. Di grande valenza la possibilità di ridefinire il “waterfront” cittadino.

    Lo stesso ministro suona la carica ancora una volta l’anno successivo, il 2007, con una lettera indirizzata al presidente dell’Anas dove si legge addirittura della “demolizione della Sopraelevata che rappresenta una reale, pesante cesura tra il centro storico della città e il suo porto“.

    Il progetto, fortemente voluto tra i tanti dall’assessore della giunta Pericu e presidente della Tunnel di Genova Giancarlo Bonifai, rimane fermo un po’ in tutti i cassetti: Ministero, Cipe, Anas, Comune, Regione, Autorità Portuale… La nuova giunta Vincenzi, nella persona dello stesso sindaco, si dichiara però favorevole all’opera pur considerando prioritaria la realizzazione del Nodo di San Benigno (il progetto definitivo del nodo di San Benigno è stato approvato in conferenza dei servizi nell’agosto 2011 n.d.r.) e promuovendo da subito la realizzazione della Strada a mare di Cornigliano.

    Una nuova luce di speranza, nonostante dall’altra parte dell’oceano stessero esplodendo mutui come fuochi d’artificio, arrivò dalla presa di posizione di Anas che nel 2008 fece intendere di voler assumere la postazione di comando per traghettare il progetto sino al defintivo “timbro” del Cipe che avrebbe dovuto promuovere definitivamente il Tunnel di Genova come opera di interesse nazionale.

    Nell’agosto del 2010 la definitiva doccia fredda: nelle carte presentate da Autostrade alla Regione per la proposta progettuale della risistemazione viaria di Genova, il tunnel sottomarino non è neanche citato.

    E arriviamo così allo scioglimento della società e all’accantonamento del progetto, in un tempo fatto di tagli e restrizioni, in cui sentir parlare di Tunnel della Manica in miniatura nel Porto di Genova fa quantomeno sorridere. La storia di questo progetto è la storia di un “vecchio mondo” che non c’è più, che non avrebbe potuto continuare a lungo a reggere un passo simile, un simile ritmo; un mondo dove anche a Genova era possibile immaginare una strada da 500 milioni di euro scorrere sotto al fondale marino…

    Gabriele Serpe

     

    PS Il viaggio andata e ritorno verso il sogno Tunnel di Genova è costato più di 5 milioni in dieci anni.

    PS 2 Sono rimasti ancora alcuni nostalgici: “Il progetto del tunnel resta valido –  sottolinea l’assessore al Bilancio Francesco Miceli – ma in questo momento non ci sono risorse per finanziare l’opera”.

     


  • M’illumino di meno: una giornata per il risparmio di energia

    M’illumino di meno: una giornata per il risparmio di energia

    Da otto anni Caterpillar, storica trasmissione di Radio 2, sensibilizza per un giorno all’anno la lotta contro gli sprechi energetici. Oggi – venerdì 17 febbraio 2012 – per tutta la giornata si svolgeranno numerosi eventi in varie città italiane per promuovere un consumo sostenibile e responsabile dell’energia, a partire dalla luce e dall’elettricità che usiamo nelle nostre case.

    Chiunque voglia aderire può partecipare simbolicamente con un gesto molto semplice: spegnere la luce. Da questa edizione gli organizzatori di M’illumino di meno invitano a compiere questo gesto per due volte: una questa mattina alle 6, l’altra dalle 18 alle 19.30. Un invito rivolto non solo ai privati, ma anche a negozi, uffici, musei e luoghi pubblici di ogni genere.

    Un’ora e mezza al buio per tenere viva l’attenzione sugli sprechi che molte persone (spesso senza rendersene conto) mettono in atto nelle loro azioni quotidiane. Come già avviene ogni anno, per tutta la giornata Caterpillar trasmetterà idee e consigli per sensibilizzare sulle buone pratiche a sostegno dell’ambiente, collegandosi con tutta Italia attraverso chi partecipa a questa iniziativa.

    Marta Traverso

  • Cibi e bibite equosolidali nei distributori automatici: perché no?

    Cibi e bibite equosolidali nei distributori automatici: perché no?

    equo solidaleQuanti grassi, calorie e conservanti di più o meno dannosa natura stanno dentro agli snack e alle bibite che troviamo nei distributori automatici? Un boom sempre più diffuso, che dopo aver monopolizzato le stazioni ferroviarie sta lentamente occupando anche le strade delle città. Qui a Genova un esempio lampante sta nelle catene di distributori multipli installate al posto di negozi chiusi in via San Vincenzo e in altre zone del centro storico.

    Un’altra faccia di questo boom è sfruttarlo per promuovere la diffusione di prodotti meno “nocivi” dal punto di vista calorico e che provengono dal commercio equo e solidale. Un esperimento partito da alcuni anni e che ha coinvolto molte città italiane – l’ultima in ordine di tempo è Cuneo – che proprio in questi giorni ha installato i primi distributori automatici equosolidali nell’ambito dell’adesione alla campagna Città Equosolidali.

    La Regione Liguria ha aderito a questo progetto nel 2008, e i Comuni che hanno già al loro interno snack equosolidali sono Savona, La Spezia, Lavagna, Sestri Levante, Serra Riccò e Finale Ligure. Non sarebbe bello trovare un’iniziativa del genere anche a Genova?

    Marta Traverso

  • Progetto Smart City: Genova riceverà 6 milioni di euro

    Progetto Smart City: Genova riceverà 6 milioni di euro

    Porto di Genova al tramontoVi ricordate il progetto SmartCity tanto voluto dalla sindaco Marta Vincenzi? Bene, le tre proposte presentate dalla città di Genova sono risultate vincitrici con il punteggio massimo in tutti e tre gli ambiti (“pianificazione strategica sostenibile delle città”, “riscaldamento e raffreddamento”, “efficientamento energetico degli edifici”) del bando “Smart cities and Communities 2011”, lanciato dalla Commissione Europea.

    Genova riceverà 6 milioni di euro per la realizzazione dell’intero programma, un’importante scommessa e un’opportunità da sfruttare nel migliore dei modi. Ma andiamo a conoscere nel dettaglio i progetti:

    – Nell’ambito 1 ovvero “pianificazione strategica sostenibile delle città”, Genova ha partecipato con il progetto “Transform” coordinato dal Comune di Amsterdam e che vede, per la parte genovese, la collaborazione di Comune, Enel Distribuzione S.p.A., A.R.E. (Agenzia Regionale per l’Energia) oltre l’Università e l’Ufficio della Regione a Bruxelles retto da Costa Consulting. L’obiettivo del progetto è quello di creare una linea guida comune contenente indicazioni strategiche (e riferimenti concreti a casi specifici) sufficientemente flessibili per essere applicate nelle diverse realtà urbane. Genova riceverà 674.000 euro.

    – Per quanto riguarda l’ambito “riscaldamento e raffreddamento” Genova ha partecipato e vinto con il progetto “Celsius” coordinato dal Comune di Goteborg. La città di Genova progetterà e realizzerà una rete energetica locale alle Gavette, a Staglieno, con  un impianto di turbo-espansione e una centrale di cogenerazione nel sito dell’Officina delle Gavette. Insieme alla centrale verrà realizzata una nuova rete di tele-riscaldamento e tele-raffreddamento che dovrebbe servire le utenze industriali, commerciali e residenziali della zona. Con il Comune sono impegnati la Genova Reti Gas srl, l’Università e D’Appollonia S.p.A., il progetto porterà a Genova 2.425.000 euro.

    – Il terzo e ultimo progetto, nell’ambito “efficientamento energetico degli edifici”, si chiama “R2Cities” che si pone l’obiettivo di sviluppare una serie di strategie e soluzioni innovative per l’edilizia residenziale. Genova ha messo in campo un progetto ambizioso che prevede la riqualificazione energetica della diga di Begato grazie al rifacimento dell’impianto energetico dell’edificio, la riqualificazione dei percorsi e cambiando i sistemi di consumo. Oltre a Begato, il progetto prevede un intervento anche in Piazzale Adriatico, per un finanziamento complessivo di 2.486.000 euro.

  • Laboratorio Bonafide: nasce una web radio al centro sociale Buridda

    Laboratorio Bonafide: nasce una web radio al centro sociale Buridda

    RadioIl Patwa è un dialetto coniato in Giamaica negli anni della colonizzazione inglese, per distinguere il popolo deportato e ridotto in schiavitù dai suoi occupanti. Una delle parole di questo dialetto è Bonafide, di derivazione latina e il cui significato è onesto, originale, sincero.

    Proprio dal senso di questo termine nasce lo scopo del Laboratorio Bonafide, che viene inaugurato sabato 11 febbraio 2012 con una serata di musica al Laboratorio Sociale Buridda: il collettivo di giovani si occuperà della gestione di una web radio e prossimamente anche di un sito web e di una rivista cartacea, allo scopo di «sensibilizzare le persone riguardo ad argomenti di cui “spesso si parla ma poco si sa”, per dimostrare che noi giovani siamo la speranza più fiorita per un futuro all’insegna della convivenza civile, intaccati da alcun tipo di corruzioni e magheggi, come quelli che hanno profondamente segnato l’era moderna».

    La radio avrà un palinsesto settimanale con trasmissioni dedicate a cultura, musica e tematiche sociali, vedrà anche la presenza di ospiti esterni e mensilmente illustrerà gli approfondimenti pubblicati sulla rivista. La redazione all’interno del centro sociale permette di avere continui contatti con giovani o persone che vogliono collaborare o sono interessate alle tematiche trattate: chi vuole ricevere maggiori informazioni o collaborare alla realizzazione della radio può contattare gli organizzatori all’indirizzo mail bonafide.yard@gmail.com.

    Marta Traverso

  • Regione Liguria e Fondo Sociale Europeo: ecco il bando

    Regione Liguria e Fondo Sociale Europeo: ecco il bando

    Lavoro di UfficioNelle scorse settimane la Giunta regionale aveva deliberato lo stanziamento di 15 milioni del Fondo Sociale Europeo per l’inserimento lavorativo delle persone a rischio di esclusione sociale.

    Il bando è stato pubblicato (clicca qui per leggerlo nella versione integrale), la scadenza per la presentazione delle domande è stata fissata per il 19 marzo 2012.

    L’obiettivo del bando è quello di dar vita a progetti da attivare sui territori provinciali volti ad offrire ai soggetti svantaggiati (la Regione ha individuato sei aree di disagio sociale per raggruppare più tipologie di destinatari) esperienze innovative e personalizzate di accompagnamento permanente al lavoro, finalizzate a una reale integrazione nei processi produttivi.

    Per l’ammissione al finanziamento le proposte dovranno basarsi su un’idea centrale capace di caratterizzare l’intero progetto. Saranno ammessi solo “progetti integrati” , ovvero progetti che prevedono al loro interno differenti tipologie di interventi e che definiscono una filiera logica e sequenziale (ad esempio analisi del contesto, informazione, orientamento, formazione, esperienze di lavoro ecc…)

    Il bando – avevano spiegato in una nota gli assessori Rossetti e Rambaudi – si rivolge ad amministrazioni pubbliche, sindacati e associazioni di categoria, enti di volontariato, cooperative sociali che potranno presentare i progetti non singolarmente, ma in forma di partenariato”.

     

  • #salvaiciclisti: otto regole per evitare le stragi su due ruote

    #salvaiciclisti: otto regole per evitare le stragi su due ruote

    ciclistiIn questi giorni molti utenti di Twitter hanno rilanciato e condiviso l’hashtag #salvaiciclisti, intorno al quale si è mosso un dibattito partito da Oltremanica e che sta coinvolgendo un gruppo sempre più numeroso di blogger amanti delle due ruote.

    Cosa accade? Lo scorso 2 febbraio il giornale inglese Times ha pubblicato otto regole per evitare incidenti stradali che vedono coinvolti i ciclisti: secondo una ricerca, in Inghilterra negli ultimi dieci anni sono morti 1.275 ciclisti per la negligenza di chi si muove su strada.

    Un gruppo di quaranta blogger italiani riprende il tema, sottolineando che il corrispettivo numero nel nostro Paese è ben maggiore: 2.556 ciclisti morti nell’ultimo decennio. Per questa ragione il web si sta mobilitando nel rilanciare le otto regole inglesi, perché vengano adottate nel nostro Codice Stradale e aiutino a salvare delle vite.

    Queste le otto regole:

    1. Gli autoarticolati che entrano in un centro urbano devono, per legge, essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino la volta, specchi supplementari e barre di sicurezza che evitino ai ciclisti di finire sotto le ruote.

    2. I 500 incroci più pericolosi del paese devono essere individuati, ripensati e dotati di semafori preferenziali per i ciclisti e di specchi che permettano ai camionisti di vedere eventuali ciclisti presenti sul lato.

    3. Dovrà essere condotta un’indagine nazionale per determinare quante persone vanno in bicicletta in Italia e quanti ciclisti vengono uccisi o feriti.

    4. Il 2% del budget dell’ANAS dovrà essere destinato alla creazione di piste ciclabili di nuova generazione.

    5. La formazione di ciclisti e autisti deve essere migliorata e la sicurezza dei ciclisti deve diventare una parte fondamentale dei test di guida.

    6. 30 km/h deve essere il limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili.

    7. I privati devono essere invitati a sponsorizzare la creazione di piste ciclabili e superstrade ciclabili prendendo ad esempio lo schema di noleggio bici londinese sponsorizzato dalla Barclays.

    8. Ogni città deve nominare un commissario alla ciclabilità per promuovere le riforme.

    Marta Traverso

  • Principe, parcheggio interrato: sospensione momentanea degli scavi

    Principe, parcheggio interrato: sospensione momentanea degli scavi

    Stazione di Principe binariUn progetto datato 2007, che prevede il restyling della stazione Principe da parte di Grandi Stazioni s.p.a., un tunnel di collegamento alla metropolitana, un parcheggio interrato a 3 livelli e un’area per un parcheggio a raso (sulla copertura di quello interrato) con accesso indipendente su Via Andrea Doria, oltre alla sistemazione di Piazza Acquaverde.

    Un intervento importante quello di Grandi Stazioni s.p.a., la riorganizzazione a Genova interessa anche la stazione Brignole per un investimento complessivo che supera i 50 milioni di euro. Il progetto, richiedendo almeno due anni di lavori, avrebbe dovuto vedere la luce entro dicembre 2010. Impossibile, visto e considerato che quello definitivo è stato approvato a pochi mesi di distanza dalla scadenza prevista, con la presentazione ufficiale avvenuta il 10 novembre 2010 alla presenza del presidente della Regione Claudio Burlando.

    Ma non è questo il problema. Oggi il grande cantiere di Principe rischia di scivolare in una situazione difficile. Le ditte principali che hanno l’appalto da Grandi Stazioni sono la Dec di Bari e la Guerrato di Rovigo. I lavoratori della Dec hanno denunciato ai sindacati di essere senza stipendio da novembre e la Fillea Cgil ha chiesto un incontro con i vertici dell’azienda.

    E non è tutto. Mentre procedono, seppure a rilento, i lavori all’interno della stazione Principe, al momento sono fermi gli scavi per la realizzazione dei parcheggi: la ditta Pamoter ha infatti momentaneamente sospeso i lavori a causa dei ritardi nei pagamenti.

    Considerata anche la vicinanza delle prossime elezioni amministrative, difficilmente la politica locale lascerà tracollare il progetto e farà il possibile per consentire il proseguimento dei lavori. Seguiremo l’evolversi della vicenda.

     

  • Guardare Maddalena: foto-diario di viaggio con Disorder Drama

    Guardare Maddalena: foto-diario di viaggio con Disorder Drama

    Tra i vincitori del bando indetto dal Comune di Genova I Giovani per i Giovani c’è l’associazione culturale Disorder Drama, attiva dal 2000 (prima come gruppo informale e poi come associazione) per l’organizzazione di concerti di band italiane e straniere sul territorio genovese e per la promozione dell’arte e della cultura tramite eventi, fanzine e spazi sul web.

    Lo scorso autunno l’associazione ha indetto il concorso fotografico Guardare Maddalena – Nuove topografie ad altra fedeltà, aperto ad artisti dello scatto di età compresa tra i 18 e i 29 anni e che mira a osservare con occhi nuovi una delle aree più complesse del centro storico.

    Un concorso che avrà il suo culmine in una pubblicazione ad hoc e in una mostra – inaugurazione prevista a marzo 2012 – e che grazie ai finanziamenti ottenuti dal Municipio Centro Est tramite il bando potrà godere di una forte visibilità.

    Marta Traverso

  • Rifiuto con affetto: contenitori di strada per baratto pubblico

    Rifiuto con affetto: contenitori di strada per baratto pubblico

    rifiuto con affettoQuante volte ci capita di trovare nei cassonetti dell’immondizia oggetti in perfetto stato, che magari sono stati gettati via solo per noia o perché rimpiazzati da qualcosa di più alla moda?

    Tre giovani artiste di Macerata hanno voluto rimediare a questo diffuso fenomeno trasformando il buttare via in arte e al tempo stesso dando vita a una nuova forma di baratto: Rifiuto con affetto è un sistema di contenitori analogo ai cassonetti dell’immondizia, dove però vengono depositati oggetti ancora funzionanti o in buono stato, perché qualcun altro li prenda e possa farne buon uso. I contenitori sono gialli, grandi come un tavolino e chiusi da una vetrata scorrevole.

    Un’idea analoga alle varie forme di crossing (la più nota senza dubbio è il book crossing) che già esistono nelle nostre città, e che le tre ragazze aspirano a portare in tutta Italia. Scopo del progetto è allungare il ciclo di vita degli oggetti, ridurre l’apporto delle discariche e evitare l’inquinamento dovuto alla continua produzione di nuovi oggetti, quando basterebbe scambiarsi quelli già esistenti.

    Che ne dite, non sarebbe bello avere un Rifiuto con Affetto anche a Genova? Ecco come fare: associazioni, enti pubblici, aziende o privati cittadini possono contattare le artiste all’indirizzo info@rifiutoconaffetto.it.

    Marta Traverso