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  • Rivarolo, Albatros: rischio chiusura per il teatro del quartiere

    Rivarolo, Albatros: rischio chiusura per il teatro del quartiere

    teatro albatrosIl Teatro Albatros di Rivarolo, storico punto di riferimento culturale per l’intera Val Polcevera, attraversa una nuova fase di difficoltà economica e si paventa l’ennesimo rischio chiusura.
    La storia dell’Albatros inizia oltre cinquant’anni orsono quando aprì i battenti come Dopolavoro per i dipendenti delle Ferrovie dello Stato. Proprio per questo fu battezzato “Il Ferroviario”, mentre in seguito assunse il nome di “Teatro Albatros”.
    Dopo esser divenuta una sala teatrale di quartiere, al principio degli anni ’90 i locali di via Roggerone, grazie alla gestione di Totò Miggiano, si trasformarono in un tempio della musica rock alternativa: dal palco dell’Albatros, infatti, transitarono alcuni ottimi gruppi musicali italiani e stranieri.
    Nel 2000, però, il teatro venne chiuso per un anno. E già all’epoca si scatenò una mobilitazione unitaria di abitanti, negozianti e comitati. Grazie ad un fondo stanziato dalla Provincia di Genova, l’Albatros fu riportato in vita e la gestione passò per 10 anni al gruppo “Carrogê” che diede molto spazio al teatro dialettale. Infine, a partire dal 2011, un gruppo di volontari gestisce gratuitamente l’Albatros che, dopo un intervento di messa in sicurezza, è stato convertito in cinema.
    Ma nonostante tutti gli sforzi, per compiere un decisivo passo in avanti in grado di consentire la sopravvivenza dell’ultimo avamposto culturale di Rivarolo, sarebbe necessario l’aiuto delle istituzioni pubbliche, oppure il supporto di sponsor privati convinti ad investire nel suo rilancio.

    Viste le nuove preoccupanti voci che circolano in merito al destino dell’Albatros, i consiglieri di Partito Democratico, Sinistra Ecologia e Libertà e Federazione della Sinistra del Municipio Valpolcevera, presentano un’interpellanza in merito.
    «Nel corso degli anni si è assistito ad un progressivo impoverimento dei locali adibiti a cinema e teatri a Rivarolo e non solo, con la conseguente perdita di un patrimonio culturale importante per il tessuto sociale – spiega il documento sottoscritto dai consiglieri – l’Albatros è rimasto l’unico Cinema-Teatro presente sul territorio e, pur essendo di proprietà di soggetti privati (Ferrovie dello Stato), riveste un ruolo di rilievo quale ultima struttura dotata di apparecchiature per la proiezione di film a Rivarolo».
    L’Albatros rappresenta «Uno dei pochi presidi artistici e culturali dei quartieri di Certosa e Rivarolo e dell’intera collettività della Val Polcevera ed è importante tentare di coadiuvare la programmazione e la funzionalità in generale della struttura», sottolinea l’interpellanza.

    Per tutti questi motivi, i consiglieri interpellano Presidente e Giunta del Municipio Valpolcevera «Sulla possibilità di una verifica dell’effettiva volontà dei soggetti titolari della proprietà di chiudere il teatro Albatros; sulle eventuali iniziative già intraprese o da intraprendere per sostenere l’attività dell’Albatros».

     

    Matteo Quadrone

  • Consultorio del Lagaccio: presidio socio-sanitario difeso dagli abitanti

    Consultorio del Lagaccio: presidio socio-sanitario difeso dagli abitanti

    sanita.lavoratoriNel popoloso quartiere del Lagaccio il consultorio di zona rappresenta un fondamentale presidio socio-sanitario, il cui ruolo a favore dell’utenza più fragile – bambini, madri, giovani, famiglie, italiani e stranieriè particolarmente apprezzato dagli abitanti. Parliamo di un luogo per sua natura deputato all’educazione sessuale, all’assistenza durante tutta la gravidanza, all’applicazione della legge 194 sull’aborto volontario, ma anche a dare sostegno, assistenza psicologica e legale nei momenti difficili della relazione di coppia. Inoltre, presso la “storica” struttura di via del Lagaccio (attiva fin dai primi anni ’80), opera il servizio di prevenzione del disagio e di medicina preventiva di comunità con competenza su 6 istituti comprensivi e 6 asili comunali; si svolgono corsi per l’allattamento, per il massaggio dei neonati, corsi per le coppie, pre-nascita e post-nascita.
    Senza dimenticare la presenza di numerose professionalità consolidatesi nel corso del tempo: una pediatra che garantisce le vaccinazioni per i bambini in età 0-3 anni, una puericultrice, una neuropsichiatra, due logopediste, due psicologhe (una delle quali lavora in collaborazione con il distretto sociale). I numeri confermano il prezioso lavoro svolto dal consultorio che, ogni anno, conta circa 1.300 accessi, 700 dei quali sono nuovi accessi.
    Oggi, però, i residenti del quartiere esprimono preoccupazione per una probabile riduzione del servizio. «A giugno andrà in pensione il medico pediatra – raccontano – mentre ginecologia-ostetricia, per lo stesso motivo, ovvero il pensionamento del medico, ha già chiuso il servizio». Di conseguenza «Gli utenti sono invitati a recarsi presso i locali della Foce dove l’Asl 3 è in fitto passivo, ma ancora per pochi anni – aggiunge un operatore del consultorio – Non è da escludere che, in futuro, l’Asl 3 decida di non rinnovare l’affitto e smantellare anche questi spazi».

    D’altra parte, occorre ricordare che Asl e aziende ospedaliere liguri si trovano alle prese con l’ennesimo taglio del riparto del Fondo Sanitario Nazionale, imposto dalla spending review. Sui quotidiani rimbalzano le cifre, non ancora ufficiali, che oscillano tra 150 e 60 milioni di euro in meno rispetto al 2012. Per l’Asl 3 ciò significa rinunciare, nell’ipotesi peggiore a 58, in quella migliore a 13 milioni di euro.
    «Consideriamo che il budget economico dell’Asl 3, in soli 3 anni, è passato da 920 a meno di 800 milioni di euro – sottolinea il rappresentante sindacale Uil, Emilio De Luca – Certo, nel mezzo ci sono stati tagli, accorpamenti e risparmi, ma è stata comunque una mazzata».

     

    sanita-ambulatorioLA STRUTTURA DEL LAGACCIO

    Il Consultorio del Lagaccio è inserito nel Distretto Centro (Distretto socio-sanitario 11) che copre un vasto territorio comprendente i Municipi Centro Est (Oregina, Lagaccio, Prè/Molo/Maddalena, Castelletto, Portoria) e Medio Levante (S.Martino, Albaro, Foce).
    «Per quanto riguarda l’assistenza consultoriale – spiega il direttore della rete dei consultori, la dott.ssa Angela Lidia Grondona – il Distretto Centro ha un polo forte alla Foce, in viale Brigate Partigiane, dove sono disponibili ginecologia, pediatria, ecografia, screening cervicale, ecc.; un polo in via Assarotti (neuropsichiatria, medicina preventiva di comunità, riabilitazione dell’età evolutiva); e poi il Consultorio del Lagaccio che, fin dal 1980, riveste un ruolo importantissimo per il quartiere. Presso questa struttura i cittadini possono contare sulla presenza di assistenti sanitari, medici scolastici, psicologi, neuropsichiatri, educatori e logopedisti. Inoltre offre un servizio di pediatria che raggiunge tantissimi utenti».

    I residenti del Lagaccio – secondo i dati del 2011 riportati nell’Annuario Statistico del Comune di Genova (2012) – sono 12858. Contando anche il quartiere di Oregina i residenti raggiungono quota 25420. Tra i quali risulta significativa la presenza di circa 3000 minori compresi nella fascia d’età tra 0 e 14 anni. Mentre i residenti nati all’estero sono 3263.
    Il consultorio di zona è diventato un punto di riferimento per le categorie più deboli – pensiamo, ad esempio ai cittadini in situazione di pesante disagio economico, oppure agli stranieri irregolarmente presenti sul territorio italiano – che in tale contesto, quasi familiare, possono godere di un’assistenza socio-sanitaria veloce, sicura ed efficace.
    Ma l’edificio che lo ospita, di proprietà dell’Asl 3, necessita di importanti quanto costosi lavori di ristrutturazione. «Anche la popolazione ha sempre espresso il desiderio che i locali fossero sistemati in maniera adeguata – aggiunge il direttore della Struttura Complessa Assistenza Consultoriale, Angela Lidia Grondona – A partire da questo presupposto l’azienda sanitaria ha avviato una riflessione sul da farsi».
    L’edificio di via del Lagaccio n. 9 è indubbiamente molto vecchio «Non si può definire fatiscente perché sono state eseguite le opere di manutenzione – sottolinea sindacalista Uil, De Luca – però occorrono ulteriori interventi. Il problema è puramente economico. Probabilmente per l’Asl 3 è più agevole vendere i locali piuttosto che metterli a posto».

     

    centro-est-pre-lagaccio-oreginaLA RIDUZIONE DEL SERVIZIO NEL QUARTIERE

    «In effetti a giugno il medico pediatra andrà in pensione – conferma la dott.ssa Grondona – Ma c’è ancora tempo per trovare una soluzione. Ad oggi il servizio è perfettamente funzionante».
    Per quanto riguarda ginecologia-ostetricia, invece «Il servizio è momentaneamente sospeso perché il medico ginecologo è andato in pensione – continua il direttore della rete dei consultori – In questo momento gli utenti sono stati indirizzati presso gli spazi di viale Brigate Partigiane alla Foce (Palazzo della Salute Pammatone)».
    Tuttavia, si tratterebbe solo di una situazione temporanea «La direzione aziendale mi ha personalmente espresso l’intenzione di mantenere la struttura– ribadisce Grondona – il Direttore generale dell’Asl 3, Corrado Bedogni, vuole rassicurare la popolazione: il Consultorio del Lagaccio sarà salvaguardato anche nel prossimo futuro, mi raccomando lo scriva».

    «Il presidio del Lagaccio per ora non chiude, però, è del tutto evidente l’intenzione di trasferire alcuni servizi in altri locali nella disponibilità dell’Asl 3 – racconta il rappresentante della Uil, De Luca – Per quanto riguarda pediatria, le ore del pediatra saranno spostate alla Foce, come già avviene per ginecologia-ostetricia».
    Insomma «Sposteranno tutto al Pammatone – aggiunge De Luca – Dove l’Asl 3 paga l’affitto e lo pagherà ancora per 2-3 anni. In seguito non sappiamo se l’azienda rinnoverà il fitto passivo».
    Eppure è riscontrabile una palese contraddizione rispetto alle scelte finora effettuate. «L’indirizzo dell’Asl 3, infatti, va in direzione di liberarsi dei locali in fitto passivo – continua il sindacalista – che rappresentano voci di spesa sostanziose, spesso ritenute eccessive». Vedi ad esempio il Punto Cup di via Canepari a Certosa per cui l’azienda sanitaria locale genovese non è più disposta a pagare l’affitto e, solo grazie alla collaborazione con il Municipio Valpolcevera – che ha individuato degli spazi di proprietà comunale da rendere disponibili per l’Asl 3 – sarà possibile scongiurare la perdita del servizio sul territorio.

    «Senza il ginecologo, senza il pediatra, cosa rimane nel quartiere? – si domanda retoricamente De Luca – Così risparmiamo senza badare all’aspetto sociale. Le conseguenze saranno ulteriori afflussi ai pronti soccorso degli ospedali, oggi sovraffollati. Quello del Lagaccio è un servizio fondamentale per numerose famiglie, ad esempio extracomunitarie, che non hanno il pediatra libera scelta e per le visite pediatriche si recano al Consultorio. Se trasferiamo il servizio alla Foce, le persone afflitte da problemi economici rinunceranno alla visita». Quando si effettuano tagli o accorpamenti bisogna offrire delle alternative ai cittadini, ricorda il rappresentante sindacale «In questo caso la Foce non rappresenta una risposta consona alle esigenze degli utenti».

    Il consigliere regionale Lorenzo Pellerano (Lista Civiche per Biasotti Presidente), ha depositato un’interrogazione in Regione Liguria, per chiedere delucidazioni sulla questione. «Recentemente ho visitato la struttura e non ho riscontrato particolari criticità in merito alla sicurezza dei locali o alla qualità del servizio offerto – spiega Pellerano – Il Consultorio del Lagaccio svolge la sua funzione in maniera egregia».
    «Diversi cittadini mi hanno manifestato tutta la loro preoccupazione nei confronti di un progressivo processo di “svuotamento” che non promette nulla di buono», sottolinea il consigliere che ha deciso di interrogare Giunta e Assessore alla Sanità «Per conoscere se sono fondate le indiscrezioni che circolano negli ultimi mesi ed effettivamente il Consultorio del Lagaccio è a rischio chiusura – scrive Pellerano – chiusura che comporterebbe gravi ricadute in termini di prevenzione ed assistenza sanitaria».
    Una riorganizzazione del sistema sanitario regionale, infatti «Non può che passare da un contestuale potenziamento dei servizi territoriali – conclude il consigliere regionale – Ogni ipotesi di ulteriore riduzione dei servizi resi dal Consultorio del Lagaccio non farebbe altro che contraddire questo orientamento di buon senso».

     

    municipio-centro-estIL MUNICIPIO CENTRO EST DIFENDE IL PRESIDIO DEL LAGACCIO

    Il Municipio Centro Est – non appena venuto a conoscenza del paventato rischio di riduzione dell’assistenza consultoriale al Lagaccio – si è mobilitato in difesa del presidio.
    «Formalmente l’Assessorato regionale alla Sanità ha affermato che, al momento, non è prevista alcuna ipotesi di chiusura – racconta Vincenzo Palomba, consigliere del Municipio Centro Est (Idv) – Sul quartiere il Municipio sta concentrando un notevole sforzo, tramite i suoi Ats, con l’aumento delle ore di educativa territoriale. Senza dimenticare le numerose realtà associative attive al Lagaccio. Insomma c’è un grande sforzo unitario di istituzioni e cittadini».
    In questo senso «Eliminare l’assistenza consultoriale, sarebbe una vera e propria contraddizione – aggiunge il consigliere Palomba – È una struttura di “trincea” perfettamente inserita nel contesto. È un’esperienza da esportare anche in altri quartieri, altro che chiudere. Non parliamo di strutture asettiche sul modello del Palazzetto della Salute alla Fiumara. Al contrario, i consultori sono ambienti quasi familiari, dove risulta più facile far emergere eventuali problematiche dei pazienti».

    Mercoledì 13 febbraio si è svolto un incontro tra l’assessore alla Sanità della Regione Liguria, Claudio Montaldo, il Direttore generale dell’Asl 3, Corrado Bedogni, rappresentanti del Municipio Centro Est e lavoratori del consultorio.
    «C’è la disponibilità a trovare una soluzione – spiega l’assessore del Municipio Centro est, Maria Carla Italia – individuando un percorso che possa salvaguardare il presidio. Oltre ai servizi che eroga dal punto di vista medico, bisogna preservare quel prezioso rapporto, basato su una profonda fiducia, venutosi a creare tra operatori e popolazione residente. Il Consultorio del Lagaccio svolge funzioni fondamentali: medicina scolastica e riabilitativa, logopedia, pediatria, ecc. Se questi servizi verranno a mancare, il rischio è che la stessa utenza possa rinunciarvi – conclude l’assessore municipale, Maria Carla ItaliaOccorre valutare anche i costi sociali di determinate scelte, non esclusivamente quelli economici».

     

    LA RETE DEI CONSULTORI SOTTOPOSTA A RIORGANIZZAZIONE

    Il periodo di ristrettezze economiche che stiamo attraversando, inevitabilmente «Impone dei percorsi di riorganizzazione aziendale», conferma il direttore della Struttura Complessa Assistenza Consultoriale.
    «La razionalizzazione della rete dei consultori è in corso anche in altri distretti ma va in direzione dell’ammodernamento delle strutture e non della riduzione del servizio – precisa la dott.ssa Grondona – Per questo abbiamo trasferito i consultori in locali nuovi, magari all’interno dei Palazzi della Salute, dove possono integrarsi anche con altri servizi».
    Il consultorio di via Adamoli a Molassana, ad esempio «È stato trasferito presso l’Istituto Doria a Struppa in una sede funzionale rispetto a quella precedente, ubicata fuori dal quartiere, all’interno di un edificio fatiscente – aggiunge Grondona – Mentre quello di via Cordanieri a Cornigliano è stato sistemato alla Fiumara».

    «La Regione ritiene fondamentale il ruolo dei consultori che devono rimanere sul territorio quali strumenti operativi di prevenzione della salute femminile e di assistenza a famiglie, coppie e minori – continua Grondona – Presidi socio-sanitari che devono essere valorizzati e non ridimensionati».

    Infine c’è una buona notizia, visto che la prevista eliminazione della Struttura Complessa Assistenza Consultoriale, come da precisa richiesta regionale, è stata rimandata a data da destinarsi.
    «Ad oggi, Regione Liguria ed Asl 3 ci hanno assicurato che la struttura complessa sarà mantenuta», conclude la dott.ssa Angela Lidia Grondona. «L’azienda sanitaria locale genovese è riuscita a convincere la Regione a preservare l’attuale struttura organizzativa, ma solo per il 2013 – chiosa il rappresentante sindacale, Emilio De Luca – In futuro non sappiamo che cosa succederà».

     

    Matteo Quadrone

  • Borzoli, ex Eltin: un nuovo polo per il commercio e l’artigianato

    Borzoli, ex Eltin: un nuovo polo per il commercio e l’artigianato

    Borzoli.area ex Eltin.001Un progetto dall’impatto significativo sul territorio, in particolar modo per i piccoli negozianti che temono ripercussioni negative sulle loro attività; un’iniziativa in grado di dare una parziale risposta ai problemi di viabilità e sicurezza dei cittadini, controbattono i progettisti: sono le due facce della medaglia di un intervento edilizio destinato a trasformare un buco nero della zona, rimasto tale da almeno una trentina d’anni. Stiamo parlando dell’ex fabbrica Eltin in via Borzoli, ubicata sulla destra appena si imbocca la salita in direzione Sestri Ponente, nelle immediate vicinanze dei Giardini Montecucco, tra i quartieri di Fegino e Borzoli.
    Un edificio abbandonato a se stesso, progressivamente trasformatosi in un rudere che rappresenta un pericolo per l’adiacente circolazione stradale. L’ossatura metallica del fabbricato, infatti, rimasta scoperta in seguito allo smantellamento dei pannelli di rivestimento in amianto, rischia di staccarsi e cadere sul selciato – così come i vetri delle finestre ormai in frantumi e lo stesso muro portante – a causa dell’incuria e delle sollecitazioni dovute all’incessante transito di camion e mezzi pesanti.
    A suo tempo la fabbrica Eltin realizzava quadri elettrici per le Ferrovie dello Stato. Fino al principio degli anni ’80 nel sito di Borzoli hanno continuato a svolgersi piccole attività industriali. A partire da allora l’area è rimasta un contenitore vuoto: 2000 mq di superficie inutilizzati in una zona congestionata dal traffico e gravata da numerose servitù.
    Senza dimenticare il pericolo per i danni alla salute delle persone, considerata la presenza di un manufatto rivestito di amianto a pochi metri di distanza da decine di case. «Una parziale bonifica è stata eseguita alcuni anni fa – ricorda Maurizio Braga, residente e membro del Comitato spontaneo per Borzoli e Fegino – Le piastre che rivestivano lateralmente la struttura sono state smantellate dalla Eco.Ge S.r.l. Ma la bonifica non è ultimata, l’amianto c’è ancora, soprattutto sulla copertura dell’edificio».

    IL PROGETTO

    Adesso la società proprietaria del lotto, la Eden Serra S.r.l., ha intenzione di presentare un progetto che prevede la totale demolizione del manufatto esistente e la contestuale ricostruzione di un nuovo edificio destinato a diventare un polo per attività commerciali-artigianali, con l’aggiunta di box interrati e parcheggi.
    Per quanto riguarda il pericolo ambientale «L’amianto verrà totalmente eliminato – assicura uno dei progettisti, il geometra Paolo Sasso – Abbiamo già eseguito le verifiche e nel sottosuolo non sono presenti altre sostanze inquinanti. Una volta approvato l’intervento i lavori dovrebbero durare circa 1 anno e mezzo».

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    Un piano e mezzo nel sottosuolo ed una parte in superficie – per 3000 mq complessivi – saranno destinati a parcheggi pertinenziali e box in libera vendita. Al piano terra, invece, sono previsti 600 mq di spazi commerciali «Da suddividere secondo le richieste che ci arriveranno – sottolinea la proprietà – ad esempio potranno ospitare 15 negozi, oppure 30, con varie metrature. E valutiamo anche l’ipotesi di un supermercato. Ma la suddivisione non è stata stabilita a priori. Al contrario, vogliamo vestire questi spazi in base alle diverse esigenze dei richiedenti».
    Nei due piani superiori – per un totale di circa 1200 mq – troveranno sede laboratori artigianali e magazzini, pure in questo caso a seconda delle richieste. «Le realtà artigianali della zona ci hanno segnalato la carenza di spazi per il deposito di materiali», spiega la proprietà.
    Sulla copertura dell’edificio, infine, sono previsti alcuni posti auto scoperti ed una parte, come onere di urbanizzazione, verrà ceduta al Comune per farne dei parcheggi pubblici a favore dei residenti.
    I piani superiori saranno raggiungibili tramite una rampa elicoidale, inserita all’interno del lotto, che non creerà ulteriori complicazioni alla viabilità. Anzi, uno degli obiettivi dell’iniziativa, è proprio quello di migliorare la sicurezza dei pedoni «Sfrutteremo al meglio le volumetrie in altezza – spiega il geometra Sasso – il sedime della nuova costruzione, infatti, sarà più stretto rispetto a quello attuale. L’edificio sarà distanziato dalla carreggiata stradale di circa 2 metri e lungo tutto il suo perimetro realizzeremo un marciapiede protetto da una ringhiera. Inoltre, dinanzi alla porzione che si affaccia in curva, riusciremo a ricavare uno spazio verde con alcune alberature».

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    «Abbiamo visionato una prima ipotesi progettuale – racconta Iole Murruni, presidente del Municipio Valpolcevera – Il progetto è nella fase embrionale e non è ancora stato presentato all’amministrazione comunale».
    L’iter progettuale, insomma, deve ancora partire. Come conferma la stessa Eden Serra «Il progetto è stato illustrato alla Giunta di Municipio perché l’intenzione era quella di condividerlo con l’istituzione più vicina ai cittadini – racconta la proprietà – A breve lo presenteremo formalmente ai competenti uffici comunali».
    «Il Municipio ha sfruttato l’occasione per chiedere al proponente degli interventi integrativi – spiega Murruni – allo scopo di risolvere alcune evidenti criticità: la realizzazione di un marciapiede lungo il perimetro dell’area, oggi assente; la messa in sicurezza del tratto di strada interessato e della fermata dell’autobus adiacente all’area ex Eltin. Tutte richieste accolte favorevolmente dalla proprietà».
    Parliamo di un’area privata, di conseguenza «La proprietà ha il sacrosanto diritto di realizzare la sua iniziativa – continua Murruni – Noi, come istituzione, dobbiamo cercare di conciliare le diverse esigenze, quelle del privato e quelle degli abitanti. Quindi ben venga una trasformazione in senso positivo ma occorre anche mettere in sicurezza e bonificare il sito. Concordo sul fatto che questo non sia il momento ideale per proporre qualunque operazione – ammette il presidente – considerando le problematiche che affliggono la zona».

    Da mesi i residenti di Borzoli e Fegino sono in lotta per denunciare il pericolo per la pubblica incolumità provocato dal continuo passaggio di camion lungo via Borzoli. Una strada tortuosa dove, in alcune curve troppo strette, i tir addirittura toccano i muri dei palazzi come dimostra, in maniera inequivocabile, l’intonaco scrostato.
    Ad onor del vero i problemi di viabilità sono da lungo tempo nodo irrisolto: prima i camion dell’Amiu diretti alla discarica di Scarpino, oggi gli autoarticolati della Derrick (il deposito che entro la fine di maggio si trasferirà all’aeroporto), i mezzi pesanti impegnati nei lavori per la demolizione del palazzo di via Giotto, mentre, a partire da marzo, quelli che lavoreranno per la messa in sicurezza del rio Fegino. Inoltre, la zona è interessata dai cantieri per il Nodo Ferroviario e nel prossimo futuro da quelli del Terzo Valico. Visto che tali opere dovranno durare diversi anni, l’esasperazione dei residenti è comprensibile.

    IL PUNTO DI VISTA DEI CITTADINI

    «Il presidente del Municipio Valpolcevera, alcune settimane orsono, ha convocato i residenti per confrontarsi sulle criticità del quartiere – spiega Angelo Spanò, ex consigliere provinciale dei Verdi, membro del Comitato spontaneo per Borzoli e Fegino – In tale occasione il presidente Murruni, in via del tutto informale, ha annunciato l’ipotesi di un progetto edilizio per trasformare l’ex area industriale Eltin».
    Ma un simile insediamento, secondo Spanò, non è compatibile con il contesto «Sono previsti box, parcheggi, un supermercato, ecc. Parliamo di un maxi cubo di cemento che in altezza supererà di circa 2 piani l’attuale edificio. Si tratta di un’opera troppo impattante, soprattutto dal punto di vista ambientale e sociale. La presenza del supermercato potrebbe configurare una fonte di concorrenza sleale nei confronti dei piccoli negozianti della zona. L’amministrazione comunale ha speso un fiume di parole contro l’eccessiva presenza di strutture commerciali – ribadisce Spanò – Nel caso acconsentisse il progetto di via Borzoli sarebbe un’evidente contraddizione rispetto alle posizioni espresse più volte».

    Borzoli.area ex Eltin.017«I cittadini di Borzoli e Fegino da molti anni lamentano la presenza del buco nero della ex Eltin – spiega il presidente del Municipio Valpolcevera, Iole Murruni – Da un lato questa potrebbe essere l’opportunità per risanare una porzione di territorio. Dall’altro lato, però, le paure dei commercianti sono perfettamente comprensibili».

    «Noi chiediamo di bonificare ed in seguito recuperare l’area ex Eltin – spiegano Maurizio Braga e Mauro Zelaschi del Comitato spontaneo per Borzoli e Fegino – magari realizzando dei parcheggi pubblici dei quali si sente forte necessità – E, invece, oggi ci propongono una nuova edificazione. Il presidente del Municipio ha affermato chiaramente che qui è previsto l’insediamento del supermercato “Di per Di”, attualmente ubicato in via Borzoli, dall’altra parte della collina in direzione Sestri Ponente».

    Comunque l’area, allo stato attuale, continua a rappresentare un pericolo per la popolazione. Dunque un intervento è auspicabile «Ma non è così che si risolvono i problemi – sottolinea Spanò – Basti pensare alla viabilità: l’afflusso di automobili dei clienti e dei mezzi utilizzati dalle attività commerciali-artigianali, inevitabilmente, complicherà ulteriormente la caotica situazione con la quale ogni giorno ci troviamo a convivere».

    La proprietà è intenzionata a confrontarsi con abitanti e commercianti «Finora, però, non si sono ancora visti – raccontano Braga e Zelaschi – Fruttivendolo, macelleria, panificio, ecc., sono spaventati dall’ipotesi di un supermercato a pochi metri dai loro negozi. Così il piccolo commercio rischia di morire».
    Secondo i residenti «Gli operatori commerciali dovrebbero essere maggiormente coinvolti, invitandoli a trasferirsi nell’area recuperata. Ad esempio, si potrebbe creare una sorta di galleria commerciale con le botteghe di quartiere».
    «L’incontro con il comitato non si è ancora svolto – risponde la proprietà – Noi non vogliamo esentarci da tale passaggio. Anzi, siamo ben contenti di poter illustrare il progetto perché siamo convinti possa migliorare in maniera significativa la situazione. Eliminare un rudere e costruire un nuovo polo per attività commerciali-artigianali, infatti, rivaluta l’intera zona e pure il valore immobiliare dei palazzi circostanti».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore]

     

  • Lagaccio: cittadini in Comune per la gestione degli spazi inutilizzati

    Lagaccio: cittadini in Comune per la gestione degli spazi inutilizzati

    Panoramica di Lagaccio e OreginaOggi, martedì 19 febbraio 2013, presso la sala consiliare di palazzo Tursi due commissioni comunali – una addetta al bilancio, l’altra al territorio – incontrano una delegazione di quartiere, composta dai rappresentanti di “Voglio la Gavoglio”, per far fronte alla situazione del quartiere Lagaccio. I temi all’ordine del giorno toccano il problema delle sorti della caserma Gavoglio, della viabilità, dell’ex autorimessa Sati. Dopo il primo incontro di quest’oggi alle ore 14.30, se ne svolgerà un secondo in data 27 febbraio.

    L’incontro è di particolare rilevanza, dal momento che cittadini e amministrazioni hanno modo di incontrarsi direttamente per decidere delle sorti del quartiere e affrontare i “temi caldi” che infiammano il Lagaccio da decenni. Tra i cittadini presenti in consiglio persiste una sostanziale unanimità nel modo di affrontare le questioni citate: si chiede la varianza dell’attuale PUC (il piano urbanistico comunale) e la messa a disposizione degli spazi della Gavoglio, da adibire a area verde; la modifica della viabilità; la cessione degli spazi e del deposito ex AMT da parte dell’amministrazione comunale ai cittadini residenti del Lagaccio, già costituiti in cooperativa.

    Oltre all’annosa diatriba sulle sorti della Gavoglio, per la quale i cittadini chiedono la modifica dell’attuale PUC con una riduzione della volumetria del costruito e un’equa tripartizione della superficie della caserma tra spazi verdi, edilizia urbana e costruzioni per il sociale (ad oggi, l’attuale PUC prevedrebbe un aumento della cementificazione del 130 per cento), anche quello della viabilità è diventato ultimamente un problema non di poco conto. Dal 4 febbraio 2013 la strada principale che attraversa il quartiere, via del Lagaccio, è stata chiusa al traffico con un blocco compreso tra la caserma Gavoglio e il superstore Pam. La chiusura è prevista fino all’ottobre 2013. Il motivo è il crollo di una parte del muro di cinta della caserma Gavoglio nel settembre del 2010, che aveva provocato anche un parziale cedimento del muro di sostegno della sede stradale.

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    Le vicende dell’ex deposito Sati sono state negli anni travagliate: l’edificio -venduto da AMT al comune, per essere prima venduto a un società esterna e poi ripreso- è completamente sgombro. Fino al ’95 era ancora occupato dai mezzi AMT, poi rimossi, e fino al ’97 ancora restavano all’interno della palazzina alcuni uffici amministrativi. Da quell’anno, tuttavia, è totalmente vuoto. Varie sono state in questi anni le proposte avanzate: prima la richiesta dei cittadini di creare parcheggi con un costo “politico” per gli abitanti del Lagaccio; poi la proposta di acquisto da parte di Genova Parcheggi di realizzare box, venduti a prezzi poco “popolari” per il quartiere; e ancora la proposta da parte delle associazioni di quartiere e dei cittadini privati di occupare i piani inferiori della palazzina (ai piani superiori, invece, 4 appartamenti sono già stati venduti).

    Al centro dell’incontro anche il deposito AMT del quartiere: attualmente adibita a posteggi privati, la sua struttura, articolata su più livelli, è stata deposito della ditta Sati fino alla metà degli anni ’70, per poi diventare di proprietà Amt, dopo che rilevò l’azienda e continuò a erogare (con i mezzi ex SATI rimasti a disposizione) servizi già precedentemente forniti dalla ditta, soprattutto sulle linee Recco – Uscio – Monleone. Tuttavia, ben presto il deposito venne chiuso e lasciato in stato di abbandono. A tale proposito, ben presto si fecero sentire le prime avvisaglie di protesta da parte dei cittadini, anche se le espressioni più forti di disagio e malcontento sono relativamente recenti e risalgono a quattro, cinque anni fa. Ciò che la cittadinanza chiedeva all’epoca -e chiede tuttora- è che i due piani inferiori ancora inutilizzati della palazzina ex AMT vengano messi a disposizione degli abitanti del Lagaccio e che siano destinati a scopi sociali, ad esempio attraverso la realizzazione di strutture pensate per i giovani o per gli anziani. Si tratta in questo caso (a differenza della questione Gavoglio) di spazi di proprietà del comune, che non coinvolgono soggetti terzi, e proprio al comune gli abitanti chiedono di poter gestire gli spazi.

     

    LA PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI

    Già nel 2009 le associazioni di quartiere (ben 25, per la precisione, tra cui: Quartiere in Piazza, GAL – Gruppo Amici Lagaccio, Amici di via Napoli, Centro Sociale Terra di Nessuno, Fratellanza Artigiana, Gruppo Giovani di Oregina, e altri) avevano riunito le loro forze e avevano costituito una vera e propria “rete”, denominata “Arcipelago Lagaccio”, andando poi a confluire nel gruppo “Voglio la Gavoglio”. Le associazioni, rappresentanti appunto i quartieri di Lagaccio, Oregina e San Teodoro, esasperate della situazione “difficile” in cui versano i quartieri in questione e demoralizzati dalla mancanza di attenzione ricevuta dalle varie amministrazioni, avevano deciso di redigere all’epoca un documento, stampato in proprio e datato 20 maggio 2009, per lamentare alcuni problemi da sottoporre all’attenzione generale. All’epoca, l’occasione per far sentire la propria voce era stata fornita dall’annoso problema della costruzione della moschea. La proposta di insediamento del luogo di culto nel quartiere del Lagaccio aveva acceso i riflettori –a detta dei cittadini stessi- sui limiti del quartiere e sul suo stato di abbandono, urbanistico e culturale. A distanza di quattro anni, poco è cambiato.

    Per quanto riguarda l’ “Arcipelago Lagaccio” e la funzione svolta dalle associazioni nel quartiere, la rete che si è costituita negli anni vuole dare una risposta “dal basso” ai bisogni del territorio, sia sul piano sociale che urbanistico. Attorno alle associazioni, tutte rigorosamente volontarie, orbitano un gran numero di persone motivate a cambiare le cose: le loro attività sono vaste e coprono diversi settori, da quello sportivo e ludico, a quello solidaristico e culturale. In particolare, nel caso di GAL – Gruppo Amici Lagaccio, si tratta di un circolo per anziani (legato al vicino centro sociale Antea) che nasce come risposta all’isolamento cui queste persone sono spesso costrette e che ad oggi vede la partecipazione di oltre 250 “nonni” del quartiere –e non solo-, cui offre possibilità di aggregazione e risoluzione delle problematiche legate all’assistenza primaria. A parlarci di queste realtà, Salvatore Fraccavento, attivo sostenitore di GAL e “Voglio la Gavoglio”, ex consigliere comunale e cittadino impegnato per il suo quartiere (che infatti presenzierà agli incontri comunali del 19 e 27 febbraio):

    «Vogliamo impegnarci per il riscatto del Lagaccio, il nostro quartiere, che amiamo moltissimo. Tutti noi ci stiamo dando molto da fare, creando aggregazione nel quartiere, offrendo servizi agli anziani e radunando anche molti giovani. Solo qualche giorno fa abbiamo organizzato una festa e abbiamo raggiunto 300 persone: c’erano 4 generazioni, dai nonni ai pronipoti. È una bella soddisfazione, e noi facciamo del nostro meglio, solo che ci mancano le strutture: siamo stati costretti a organizzare la festa all’aperto perché non abbiamo spazi adatti ad ospitare più di 30 persone alla volta. Organizziamo spesso eventi, alla presenza di personaggi anche di rilievo, come Luca Borzani (presidente Fondazione per la cultura Palazzo Ducale, ndr.), ma siamo molto limitati. Al Lagaccio non c’è niente, ci sono solo gli spazi della rimessa AMT e della Gavoglio, e noi li rivendichiamo e chiediamo al comune che ce li lasci gestire, che ci dia qualcosa! Svolgiamo da anni, 365 giorni all’anno, una funzione importante per il Lagaccio, ma non chiediamo niente, non vogliamo soldi, vogliamo solo rendere vivibile il nostro quartiere e darci una possibilità di riscatto. Oggi in consiglio comunale chiederemo questo: la concessione di questi spazi inutilizzati, per ridare dignità a un quartiere a cui mai è stato dato nulla».

     

    Elettra Antognetti

  • M’illumino di meno 2013: Riflettiamoci, giro notturno in bicicletta

    M’illumino di meno 2013: Riflettiamoci, giro notturno in bicicletta

    bici genovaVenerdì 15 febbraio 2013 nuova edizione di M’illumino di meno, iniziativa lanciata da Caterpillar (programma di Radio Due) che ogni anno porta a riflettere su quanta energia consumiamo e quanta ne potremmo risparmiare.
    Per l’occasione gli Amici della bicicletta propongono una pedalata notturna da piazza De Ferrari a corso Italia: appuntamento alle 21 presso la fontana con indosso i gilè riflettenti e i catarifrangenti sulle bici (chi non lo possiede lo potrà acquistare in loco al costo di 5 €, prenotandolo via mail a info@adbgenova.it).

    Al termine della serata si terrà un quiz a premi presso i bagni Sporting: in palio due lucette da bici – un gilè riflettente da bici – quattro catarifrangenti da bici – vari ingressi gratuiti ai bagni Sporting per la prossima estate. Segue rinfresco.

    Come ogni anno, la giornata si pone anzitutto l’invito a spegnere tutte le luci e i dispositivi elettrici dalle 18 alle 19.30. Tra le città che aderiscono vi sono Milano, Bologna, Firenze, Torino, Bari, Padova, Valle dei Templi ad Agrigento, Genova, Pisa, Matera e altre.

  • Lagaccio, Centro Sociale Antea: volontari al servizio del quartiere

    Lagaccio, Centro Sociale Antea: volontari al servizio del quartiere

    lagaccioNel quartiere del Lagaccio, sulla strada principale, via del Lagaccio, sorge al numero 82r il Centro Sociale Antea, da ormai 13 anni un punto di riferimento per gli abitanti della zona, gestito da un gruppo di volontari e aperto 365 giorni l’anno. Una particolarità non da poco, quest’ultima, che qualche anno fa aveva anche attirato l’attenzione della trasmissione televisiva Striscia la Notizia, con tanto di “tapiro” consegnato da Valerio Staffelli.

    Antea è centro di ritrovo per gli anziani, ma anche punto di riferimento per i giovani e per le persone in difficoltà. Viene offerto ogni giorno un pasto caldo, un posto dove stare insieme e ritrovarsi, giocando a carte, socializzando, dando una mano nella gestione. Oltre ai pranzi, alle cene, ai balli, le feste (la prossima, domenica 17 febbraio, in occasione del Carnevale), Antea è molto di più. Sono organizzate attività infrasettimanali specifiche per coinvolgere e impegnare i frequentatori in vari progetti per la gestione del circolo.

    Tutti danno una mano. Antea raccoglie soprattutto persone del posto, ma è aperto a tutti, non chiede alcun contributo in denaro ed è sempre lì, aperto e pronto ad accogliere chiunque. Quando entriamo nei loro locali troviamo molte persone, alcune delle quali ci raccontano di abitare a Quarto ma di essere al Lagaccio anche in questo freddo pomeriggio invernale, in cui alla rigidità climatica si aggiunge lo sciopero dei mezzi pubblici.
    Molti dei collaboratori si occupano di gestire le questioni pratiche: persone in difficoltà economica che chiedono un piccolo aiuto; anziani che non sanno come pagare le bollette o semplicemente rimasti soli e senza punti di riferimento; giovani che, privati di ogni possibilità di impiegare il loro tempo in attività di doposcuola o simili e costretti in un quartiere che non si cura di creare infrastrutture per loro, si recano al centro, fanno festa, collaborano. Nel weekend, come detto, Antea organizza anche attività di intrattenimento, coinvolgendo ballerini, prestigiatori, comici, per invogliare i ragazzi del Lagaccio (e non solo) a partecipare.

    ex sati (1)Abbiamo incontrato Anna e Biagio, due dei gestori “storici” del circolo di via del Lagaccio 82r. Incarnazione dell’attivismo e della voglia di riscatto del quartiere, Anna e Biagio raccontano la loro amarezza per la pubblicità negativa di cui è vittima il Lagaccio: «Ogni volta che i media si interessano a noi –racconta Anna- lo fanno solo per mettere in luce il degrado, le polemiche, la violenza. Ma il Lagaccio non è solo questo, c’è anche molto altro. C’è chi, come noi, si impegna ogni giorno per dare un tetto agli anziani, occupare i giovani con attività “sane”, risolvere i piccoli problemi quotidiani, come il pagamento delle bollette e delle tasse, ecc. La percezione che creano i media è distorta. Qui noi ci battiamo per fare in modo che il Lagaccio torni ad essere il polo industriale e il centro di aggregazione che era 40 anni fa, quando ero ancora troppo piccola per capire cosa ci stava succedendo. Qui ci sono tanti esempi di persone genuine e altruiste che si battono per il loro quartiere. Primi tra tutti, proprio i giovani: i miei figli, ad esempio, oggi poco più che trentenni, hanno un lavoro dignitoso, mandano avanti una famiglia, e trovano il tempo di dedicarsi al volontariato per la loro città. Parliamo più spesso di queste realtà, per togliere al quartiere la brutta nomea che si è –a volte a torto- aggiudicato».

    Tutte le persone che orbitano attorno al centro sono volontari. Circa 50 persone che ogni giorno lavorano per mandare avanti questa realtà importante per il quartiere. Unica pecca: gli spazi a disposizione. Si tratta di locali troppo piccoli per gestire la mole di persone che il centro riesce a coordinare. Sempre Anna, una delle più attive e presenti in Antea, ipovedente, innamorata del suo quartiere, ci racconta che il Municipio ha messo a loro disposizione 13 anni fa gli spazi in uso attualmente, che constano di due grandi sale e di un altro spazio poco lontano, sempre su via del Lagaccio, adibito ad uffici amministrativi. L’affitto che devono pagare è prettamente simbolico: 100 euro mensili. Ma senza alcuna agevolazione su bollette e spese varie. E tutto questo non basta per un’associazione esclusivamente volontaria, che vive di niente, se non del lavoro e della manodopera dei suoi membri.

    Il denaro che si riesce a ricavare, raccontano Anna e Biagio, viene reinvestito per altre attività o per la gestione del centro. Nessuno ne ricava nulla. Ciò che lamenta Antea è che il Comune, da 13 anni, con l’alternanza di varie giunte, continui a ignorare la loro richiesta di occupare i locali dell’ex Sati, poco distanti da lì: circa 7.000 metri quadri inutilizzati dal lontano 1974. Oggi, i locali versano nel degrado più totale, e nessuno fa niente per procedere a un risanamento. La palazzina, composta da 4 piani, è affittata nei due piani superiori, mentre i due piani più bassi sono totalmente abbandonati. Dopo decenni d’immobilità, una delibera  risalente al maggio 2012  ha destinato l’edificio a parcheggi e ad alcune migliaia di metri quadri a realizzazione di appartamenti ad uso sociale. All’epoca, l’ex assessore Margini e l’ex assessore Pastorino in occasioni pubbliche avevano espresso la volontà di rispondere alle esigenze dei cittadini di poter avere in gestione quei locali, così da creare, ad esempio, una sala che potesse ospitare incontri pubblici, riunioni e spazi per le attività di animazione sociale per anziani e ragazzi. I volontari di Antea si offrono di occupare i locali ex Sati e rimetterli a nuovo senza chiedere alcun contributo al Comune.

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    Anna ci accompagna all’interno dell’edificio per farci rendere conto delle condizioni di abbandono in cui versa. Il degrado è sorprendente, così come il potenziale offerto dagli appartamenti, la cui antica bellezza architettonica si può ancora evincere. Gli arredi sono ancora quelli tipici degli anni ’70, così come l’uso del vetro-cemento e di separé in vetro. Soltanto che ora per terra ci sono resti di porte scardinate o di vetri rotti. Gli spazi, inoltre, non sono così difficilmente accessibili da parte di estranei, e ciò genera paura e diffidenza da parte degli inquilini dei piani superiori del condominio, i quali raccontano la loro paura nelle ore notturne.

    Oggi la situazione è ancora ferma: le risposte ancora non arrivano per le sorti della ex Sati; il centro Antea ancora non ha ottenuto gli spazi che chiede da anni. Nonostante tutto, raccontano sempre Anna e Biagio: «Noi siamo determinati a non demordere. Crediamo fermamente in questo quartiere, un posto vero, con tante realtà meritevoli di essere raccontate e di saltare all’attenzione positiva dei media. Continueremo a svolgere la nostra attività come abbiamo sempre fatto, nella speranza che prima o poi qualcosa per noi cambi».

     

    Elettra Antognetti

  • Ecuador Femina: mostra fotografica sulle donne immigrate a Genova

    Ecuador Femina: mostra fotografica sulle donne immigrate a Genova

    CorniglianoGiovedi 14 febbraio 2013 (ore 17) inaugura al Centro Civico di Genova Cornigliano la mostra sociale ECUADOR FEMINA con Massimo Ruggero, Esther Cuesta, Karina Cedeño e Viviana Barres.

    La mostra è una vetrina finalizzata a sensibilizzare i giovani e la cittadinanza ai temi dello sviluppo sociale ed economico, dell’integrazione multiculturale e del superamento delle barriere culturali che rendono ancora troppo frammentaria la nostra società. Temi che in questa esposizione vengono declinati nel ruolo delle donne immigrate, che nella comunità genovese contribuiscono a rappresentare l’immagine dell’Ecuador nel mondo.

    Il progetto, curato dalla fotografa italo-ecuadoriana Zoila Bajaña in supporto al prof. Massimo Ruggero dell’Università degli Studi di Genova, Direttore del Programma di Educazione allo Sviluppo per Unucef. La mostra ha il patrocinio del Consolato generale dell’Ecuador a Genova, dell’Università degli Studi di Genova, del Comune di Genova e di UnWomen.

  • Orti urbani a Genova: corso di formazione al Quartiere Diamante

    Orti urbani a Genova: corso di formazione al Quartiere Diamante

    casa ambientale diamanteA partire da martedì 12 febbraio 2013 si tiene presso la Casa Ambientale Diamante, in Val Polcevera, il primo appuntamento di Conoscere l’orto, un corso di formazione per assegnatari di orti urbani.

    L’iniziativa fa parte delle attività che si stanno attuando per riqualificare la zona, nell’ambito del rispetto e della cura dell’ambiente urbano, in particolare attraverso il recupero di terreni urbani abbandonati all’incuria. Il corso avrà 15 allievi e si svolgerà ogni martedì fino al 12 marzo, presso la Casa Ambientale e gli orti del Quartiere Diamante (iniziative analoghe si stanno svolgendo a Cornigliano presso Valletta Rio San Pietro).

    Il programma del corso prevede argomenti teorici, quali la conoscenza delle diverse tipologie di terreni, la preparazione del terreno alla semina, le modalità di concimazione, il riuso del materiale di risulta delle coltivazioni (compostaggio), le tecniche di potatura degli alberi da frutto, la varietà di ortaggi e le stagionalità degli stessi. Sono inoltre previste lezioni tecnico-pratiche di lavorazione del terreno e gestione dell’orto, con particolare riguardo al corretto utilizzo della compostiera.

    L’iniziativa è a cura del Municipio Valpolcevera, in collaborazione con la Fondazione Campagna Amica di Coldiretti Liguria.

  • Cinema a Genova: film gratis a Voltri, la programmazione

    Cinema a Genova: film gratis a Voltri, la programmazione

    cinemaL’associazione Ponente che Balla organizza a partire da questa sera, domenica 10 febbraio 2013, l’iniziativa Cineperiferico, una rassegna di film gratis al Mare di Note di Genova Voltri.

    L’evento è organizzato in collaborazione con Mare Di Note e Comitato Provinciale Arcigay Genova L’Approdo.

    Questo il calendario completo dei film.

    Domenica 10 febbraio 2013
    Diaz – Don’t clean up this blood di Daniele Vicari
    Alcuni personaggi – tra cui un giornalista della Gazzetta di Bologna, un’anarchica tedesca, un manager francese, un anziano militante della CGIL – si trovano la notte del 21 luglio all’interno della scuola Diaz, dove la polizia scatenerà l’inferno.

    Domenica 17 febbraio 2013
    Casinò di Martin Scorsese
    Il giocatore d’azzardo Sam “Asso” Rothstein è scelto da una potente famiglia mafiosa di Kansas City come direttore di una casa da gioco di Las Vegas, ma la sua ambizione di diventare un ricco e rispettabile manager è rovinata dalla moglie, avida e infedele, e da un amico gangster.

    Domenica 24 febbraio 2013
    Tommy di Ken Russell
    Il film ripercorre la vita di Tommy, diventato cieco e sordomuto a sei anni dopo aver visto il patrigno che uccideva il padre. Versione cinematografica della prima “rock-opera” della storia della musica, composta da Pete Townsend e gli Who.

    Domenica 10 marzo 2013
    StoneWall di Nigel Finch
    Matt Dean, un ragazzo gay, viene a vivere a Manhattan nel 1969 e si confronta con due realtà: quella allegra e trasgressiva dei travestiti che frequentano il locale e quella della militanza politica degli omosessuali che lottano pacificamente in giacca e cravatta per i loro diritti civili e per l’accettazione da parte della società.

    Domenica 17 marzo 2013
    Milk di Gus Van Sant
    Harvey Milk è omosessuale e insieme al suo compagno Scott apre un negozio di fotografia a San Francisco, che diventa il punto di ritrovo di molti attivisti omosessuali della città. Harvey si candida alla carica di consigliere comunale per una, due e tre volte, finalmente vincendo. Promotore della storica ordinanza sui diritti dei gay e trionfatore sulla Proposition 6, che voleva bandire gli omosessuali dall’insegnamento nelle scuole pubbliche della California, Milk verrà assassinato.

    Domenica 24 marzo 2013
    Come non detto di Ivan Silvestrini
    Mattia è gay e vive questa identità di nascosto dalla sua famiglia. Ha un biglietto per Madrid per raggiungere lì il suo fidanzato, con cui cominciare una nuova vita lontano dall’Italia. Alla vigilia della partenza però Mattia sarà costretto a fare i conti con se stesso e la propria identità. Intorno al tavolo troverà le parole per dirlo e per dirsi.

  • Carnevale 2013: festa di quartiere a Genova Sampierdarena

    Carnevale 2013: festa di quartiere a Genova Sampierdarena

    Via CantoreSabato 9 febbraio festa di Carnevale a Sampierdarena e San Teodoro nell’ambito delle iniziative recentemente organizzate nei due quartieri di Genova, allo scopo di contrastare il degrado e portare alla luce tutte le energie positive che questo territorio è
    capace di esprimere.

    Programma della festa di Carnevale

    L’evento è promosso dal Municipio Centro-Ovest e dal Teatro dell’Archivolto, in collaborazione con Comune di Genova – Assessorato Legalità e Diritti, i CIV Via Cantore e Dintorni, Rolandone e Sampierdarena, l’Associazione Commercianti San Pier D’Arena e tutte le altre associazioni della zona.

    Via Rolando
    Bancarelle della Fiera di Carnevale e Carnevalando 2013 da Sampedenna alle Ande, animazione multiculturale che coniuga la tradizione genovese con quella sudamericana.

    piazza Modena
    Grande parata in maschera, allietata dalle esibizioni musicali della Banda di Sampierdarena e della Bandaneo. Partenza alle 15.30 per dirigersi in Via Rela, Via Cantore, Via Rolando e chiudersi in Piazza Masnata (in caso di pioggia la parata sarà spostata a sabato 16 febbraio).

    Teatro Modena
    Mostra fotografica Com’era il Carnevale a Sampierdarena;
    ore 17, Il cuore di Chisciotte, spettacolo per bambini con Gek Tessaro, che attraverso l’uso di inchiostri, acquarelli, sabbia e una lavagna luminosa, crea una sorta di teatro “disegnato” dal vivo di grande suggestione visiva;
    ore 18, incontro-aperitivo con Bebo Storti e Fabrizio Coniglio, che alle 21 mettono in scena lo spettacolo Banche: un ladro in casa.

    Centro Civico Buranello
    Festa interculturale.

    Circolo Arci 30 giugno
    Creazione di maschere artigianali e ballo in maschera.

    [foto di Diego Arbore]

  • Pegli, centro civico in vendita: a rischio le attività associative

    Pegli, centro civico in vendita: a rischio le attività associative

    Nel quartiere di piazza-pegli-DIPegli, ai civici 32 e 34 del Lungomare, sorge uno spazio gestito dal Municipio Ponente in collaborazione con le associazioni del quartiere; un vero e proprio “centro civico” che ospita in pianta stabile i corsi e i laboratori del Centro Universitario del Ponente (CUP), ma anche le attività di varie associazioni come ad esempio l’Associazione Donne Insieme, la Proloco e l’A.N.PI. di Pegli, il Comitato per la Salvaguardia del territorio e il Centro Culturale La Saletta dei Pittori.
    Mostre, incontri, laboratori, corsi… Insomma, uno spazio attivo tutti i giorni a disposizione della comunità. Uno spazio di proprietà della Regione, ma attualmente affidato ad Arte che ha il compito di individuare acquirenti disposti ad acquistarlo.

    Qualche giorno fa il presidente del Municipio Ponente Mauro Avvenente ha sottolineato ancora una volta la ferma intenzione di difendere i locali e di impedire la vendita da parte di Arte che significherebbe chiusura alla cittadinanza di quello che negli anni è ormai diventato a tutti gli effetti il centro civico del quartiere di Pegli. «Speriamo di riuscire a tenerlo – dichiara Marco Di Sabatino del direttivo del CUP, Centro Universitario del Ponente – ci proveremo in tutti i modi. Noi lavoriamo lì tutte le mattine dal lunedì al giovedì durante l’anno accademico da novembre a giugno. Ci siamo sempre occupati anche della manutenzione dei locali, abbiamo cambiato il cancello e svolto lavori di muratura, adesso dover lasciare sarebbe una beffa…»

    I locali, rimasti di proprietà dell’Azienda Autonoma di Cura (poi diventata di Soggiorno) di Pegli fino agli anni sessanta, sono poi passati alla Regione Liguria che un anno fa, nell’ambito delle varie operazioni di cartolarizzazione, li ha “girati” ad Arte per la vendita e la valorizzazione. In tutto questo le chiavi rimangono al Municipio e le attività del “centro-civico” proseguono ordinariamente.

    «A giugno chiuderemo l’anno – continua Di Sabatino – e ad oggi non sappiamo se a novembre 2013 potremo riprendere le nostre attività. Non è facile programmare in queste condizioni: organizziamo 170 corsi per il quartiere condotti da 60 docenti alcuni in pensione altri in attività, e il tutto come volontariato, senza scopo di lucro».

    Quale soluzione si può adottare per fermare la vendita e garantire gli spazi al quartiere? Esisterebbe una trattativa fra Comune di Genova e Regione Liguria per una permuta immobiliare tra i due enti, una soluzione per la quale il Municipio spinge e che potrebbe risolvere la situazione una volta per tutte. Entrando in possesso dei locali, infatti, il Comune garantirebbe gli spazi al Municipio e quindi il proseguimento delle attività associative.

     

    [foto di Diego Arbore]

  • Forza Forte: appello per non chiudere il circolo Arci di San Martino

    Forza Forte: appello per non chiudere il circolo Arci di San Martino

    Forte di Santa TeclaDa alcuni giorni su Facebook circola un appello per sostenere il Circolo Arci il Forte, club di fotografia attivo da 27 anni nel quartiere di San Martino (la sede è in via Padre Semeria), che sta attraversando un periodo di difficoltà e rischia la chiusura.

    «Ogni euro che arriverà a sostegno del nostro Circolo può essere considerato un piccolo salvagente, un contributo per fare in modo che dopo 27 anni il gruppo, che fa della fotografia il collante che tiene unite persone diverse tra loro, non debba arrendersi»: così si legge nell’appello.

    Forza Forte! è il nome della sottoscrizione lanciata dai soci del Circolo e sostenuta da Arci Liguria, perché il quartiere non venga privato di un importante presidio che non solo organizza da tempo corsi, workshop e mostre di fotografia, ma anche iniziative collaterali di vario genere rivolte a bambini, ragazzi e adulti (corsi di yoga, musica, etc).

    Tra le iniziative recentemente organizzate, un campionato di fotografia le cui iscrizioni scadono proprio oggi (lunedì 4 febbraio 2013, ndr), una gara tra i soci del Circolo che prevede la realizzazione di un’estemporanea fotografica e la premiazione dei vincitori.

    Per maggiori informazioni e sostenere il Forte con la propria adesione è possibile consultare il sito web del Fotoclub il Forte.

  • Fiera di Sant’Agata 2013: domenica di acquisti a San Fruttuoso

    Fiera di Sant’Agata 2013: domenica di acquisti a San Fruttuoso

    CibioÈ tradizione in diverse città italiane, inclusa Genova, che la prima domenica di febbraio si svolga la Fiera di Sant’Agata.

    San Fruttuoso si anima anche oggi di oltre 500 bancarelle con prodotti tipici e specialità: alimentari, abbigliamento, piante, articoli per la casa e così via.

    Una tradizione antica, che celebra Sant’Agata per festeggiare la fine dell’inverno: ricorrenza derivata dal convento intitolato alla Santa in via De Paoli (traversa di via Paolo Giacometti), un tempo fuori dalle mura di Genova, in cui si trovavano gli orti che durante l’inverno rifornivano di prodotti freschi la città.

    L’area della Fiera sarà chiusa al traffico, mentre verranno potenziate per tutta la giornata le linee Amt che passano in quella zona. In particolare, dalle 24 di stanotte alle 4 di lunedì mattina sono vietati il transito e la sosta dei veicoli privati nelle seguenti strade: corso Galilei – piazza Giusti – piazza Manzoni – via Giacometti – via Casoni – via De Paoli – via Novaro – via Toselli – piazza Martinez – via D’Albertis – via Pendola – via Paggi – via Torti – piazza Terralba.

    Appuntamento in via Torti e nelle vie circostanti del quartiere San Fruttuoso, dalle 10 alle 18.30.

  • Foce, restyling piazza Palermo: pronto un nuovo piano di interventi

    Foce, restyling piazza Palermo: pronto un nuovo piano di interventi

    posteggi-linee-blu-area-piazza-palermoConclusi da qualche mese i lavori di riqualificazione di piazza Palermo, cuore pulsante del quartiere della Foce, già si parla di apportare altre migliorie. Dopo il restyling e l’inaugurazione dello scorso 20 novembre 2012, per piazza Palermo – luogo frequentato dai genovesi soprattutto per il mercato allestito il lunedì e il giovedì mattina-  è già pronto un altro piano di interventi. A raccontarcelo, Gianluca Manetta, assessore all’assetto del territorio, viabilità su base locale, interventi manutentivi e vice presidente del Municipio VIII.

    Dopo i primi interventi eseguiti da Aster (dalla manutenzione del verde, alla realizzazione di spazi gioco pensati soprattutto ad uso dei bambini delle scuole affacciate sulla piazza, come l’elementare Barrili) e deliberati nello scorso mandato, anche la nuova amministrazione prosegue sulla stessa linea. L’obiettivo, fare della piazza un luogo fondamentale di aggregazione per l’intero quartiere. Il vice presidente Manetta parla di «miglioramento della fruizione della piazza mediante manutenzione permanente e completamento dell’opera di razionalizzazione». Il progetto vuole coinvolgere negozi, mercato, plesso scolastico comprendente l’istituto nautico e l’elementare Barrili, e i locali dello Spazio Magico. La finalità di queste migliorie è, tra le altre cose, anche strettamente urbanistica: si cerca di aumentare la visibilità della piazza, ridefinendone la prospettiva, migliorandone la parte centrale di ritrovo e di svago, e avvicinandola alle esigenze del pedone.

    Le proposte di Manetta si articolano in quattro punti fondamentali, alcuni dei quali tra loro alternativi. Quali di questi verranno effettivamente realizzati è ancora da decidersi.

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    Ecco in dettaglio:

    Pedonalizzazione della corsia riservata alle automobili sul lato della piazza su cui si affaccia il plesso scolastico, in modo da creare un continuum tra scuola e parco, rendendo più immediata la fruizione da parte dei bambini e riducendo il rischio relativo all’attraversamento pedonale all’uscita da scuola;

    Modifica del senso di marcia dei due bracci stradali attorno ai giardini centrali, con l’inversione del senso della carreggiata sul lato delle scuole in modo da uniformare la direzione di marcia in entrambe le corsie. Inoltre, è prevista la realizzazione di parcheggi per favorire i residenti e alleggerire il traffico e la soste legate alle scuole;

    – Creazione di un attraversamento pedonale rialzato sul lato delle scuole, collegato all’area verde al centro della piazza (misura per la quale sono stati posti vincoli legislativi che fanno presagire l’impossibilità di continuare l’iter per la realizzazione);

    – Asfaltatura del marciapiede di piazza Palermo, sul lato opposto agli edifici scolastici, in cui sono presenti esercizi commerciali e negozi. Lo stesso è da realizzarsi anche nella vicina via Montesuello. Inoltre, sempre su questo lato, si è pensato a un allargamento del marciapiede, in modo da agevolare il passaggio e favorire il commercio dei vari esercizi;

    – Coinvolgimento dei bambini della scuola Barrili nel progetto Unicef di colorazione dei marciapiedi: mediante l’uso di appositi colori, i bambini sono chiamati a ridipingere con creatività i marciapiedi della loro città. La realizzazione del progetto, particolarmente caldeggiato da Manetta, si ispira a quanto già realizzato nella centralissima via Fiasella, traversa di via XX Settembre. Qui, nel novembre 2011 era stata promossa l’iniziativa “Il Labirinto del Colore”, compresa nel più generale programma promosso da Unicef “I colori dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”: si trattava di una realizzazione ludico-didattica in cui gli alunni delle scuole genovesi –tra cui quelli del liceo artistico Klee Barabino– si sono fatte promotrici della realizzazione della “Via Amica dei Bambini”. All’epoca, l’iniziativa era stata pensata anche per dare un segnale di incoraggiamento e ripresa, dopo l’evento tragico dell’alluvione. «Oggi -racconta l’assessore Manetta- si tratta soprattutto di sviluppare senso critico e civico nei bambini, coinvolgendoli nel modello di “città partecipata” già sperimentato in altre città italiane».

    Per quanto riguarda il mercato, invece, è ormai stata definitivamente accantonata l’idea dell’apertura domenicale, fortemente voluta dagli ambulanti. La sperimentazione, che era stata avviata nell’aprile 2011 e che prevedeva l’allestimento del mercato per tutta la giornata di domenica dalle 9 alle 18.30, era venuta poi meno a causa dei dissapori tra associazione ambulanti e residenti, che ponevano problematiche relative a parcheggi e mobilità nel quartiere. Dopo l’insediamento, la nuova amministrazione ha deciso di interpellare ancora una volta i cittadini, per sondarne gli umori e proporre sedi alternative per l’allestimento domenicale. L’indagine ha rivelato il persistere di un’incertezza di base tra i residenti e la mancanza di unanimità, fattori che impediscono ancora oggi di trovare un accordo.

     

    Elettra Antognetti

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Valvarenna: ex cava trasformata in discarica, pericolo per il torrente

    Valvarenna: ex cava trasformata in discarica, pericolo per il torrente

    Valvarenna, progetto Gronda di Ponente

    Sulle alture di Genova Pegli, in Valvarenna, l’ex cava Pian di Carlo – ubicata all’altezza dei civici 57/59 di via Carpinara – da circa 6 anni è stata trasformata in discarica di materiali inerti, utilizzata a tale scopo dalla 3N Strade s.r.l. (società che produce conglomerati bituminosi).

    L’ex cava confina ad est con il Torrente Varenna, nel cui corso confluiscono le acque di Rio Gandolfi, Rio Vaccarezza, Rio Cantalupo, Rio del Grillo ed in caso di piogge persistenti, la portata del corso d’acqua principale diventa impetuosa.

    «Il piano di rinaturalizzazione della cava avrebbe dovuto rispettare gli argini naturali del torrente Varenna per consentirne il regolare deflusso, soprattutto in caso di piena – spiega il Comitato per la Valvarenna – in realtà, la costruzione delle opere spondali ha ristretto notevolmente il letto del torrente, determinando, di fatto, un’ ansa che in origine era un tratto rettilineo, consentendo alla società che gestisce la discarica di aumentare considerevolmente il volume di materiale abbancato».

    Secondo i cittadini che hanno presentato un documentato esposto alla Procura della Repubblica, accompagnato da centinaia di firme «Il materiale abbancato, considerata l’ansa artificiale, potrebbe franare nell’alveo, diventando temporaneamente una “diga” e, potrebbe, successivamente cedere di colpo, generando un’onda d’acqua che avrebbe conseguenze catastrofiche sia per la Val Varenna che per l’abitato di Pegli».

    In altri termini, l’attuale situazione comporta un altissimo rischio di occlusione dell’alveo in caso di piogge consistenti. Per altro la vallata ha trascorsi tragici quali, ad esempio, i drammatici eventi conseguenti all’alluvione del 1993, quando il torrente esondò in più punti della Val Varenna (anche nel centro di Pegli), provocando ingenti danni a cose e persone, nonché la morte di due coniugi, travolti dalla piena.

    Ma nella zona si registra un’altra pesante inadempienza degli obblighi posti in capo all’azienda titolare della ex cava «Alla società 3N Strade s.r.l. spetta l’onere di realizzazione del ponte di accesso alla stessa, in sostituzione del pericoloso guado utilizzato ormai da oltre un decennio – continua il comitato – nonostante tale obbligo venne a suo tempo posto come condizione per operare il risanamento della ex cava, ad oggi esso risulta del tutto inadempiuto, con la conseguenza di provare i residenti degli 8 civici di via Assarino, via Girbano e via Faone di un accesso veicolare alle proprie vie».

    A nulla sono valsi, negli anni passati, i richiami formali avanzati dalle Istituzioni a vario titolo, fra cui l’esplicita diffida emessa dalla Provincia di Genova con la nota n. 148488 del 29/11/2010.

    «Il progetto della Gronda autostradale di Ponente ne prevede l’attraversamento proprio in prossimità dell’ex cava Pian di Carlo rendendo ancor più importante l’esigenza di chiarezza relativamente a queste situazioni e la messa in sicurezza della zona», spiega il consigliere comunale Paolo Gozzi (Pd) che ha presentato una mozione in merito.

    «Rilevato che il locale Comitato per la Val Varenna ha recentemente presentato un esposto formale alla Procura della Repubblica, segnalando questa situazione con un articolato testo sottoscritto da centinaia di persone – sottolinea la mozione – Si impegnano il Sindaco e la Giunta ad intraprendere, unitamente alle competenti Autorità, le iniziative ritenute più opportune al fine di evitare calamità come quelle già verificatesi in passato ed in particolare a:verificare che la prosecuzione di attività all’interno dell’ex cava Pian di Carlo, ed in particolare la movimentazione di materiali in entrata ed in uscita, sia totalmente compatibile con il regime autorizzativo che regola il piano di rinaturalizzazione della cava, anche sotto il profilo della natura del materiale movimentato; pervenire ad una verifica di stabilità del piede del materiale abbancato, privo peraltro di opportuni scarichi idraulici; attivarsi affinchè siano rispettati gli obblighi posti in capo all’azienda titolare dell’ex Cava, soprattutto per quanto riguarda la realizzazione del nuovo ponte».

     

    Matteo Quadrone