Tag: quartieri di Genova

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  • Valletta Cambiaso e Villa Gambaro: parchi chiusi per lavori

    Valletta Cambiaso e Villa Gambaro: parchi chiusi per lavori

    il verde, la natura,i fiori,l'ambiente,i parchiParchi, ville e giardini sono una presenza peculiare di Genova. Ma senza un’adeguata manutenzione e una cura costante, tali luoghi rischiano di diventare inaccessibili, privando i nostri quartieri di preziosi polmoni verdi a disposizione dei cittadini.

    Accade così ad Albaro dove, dopo Valletta Cambiaso, anche il parco di Villa Gambaro, oggi è chiuso per lavori. «Un cancello con due lucchetti impedisce l’ingresso al parco pubblico di Villa Gambaro poiché al suo interno il Comune dovrebbe portare a termine i lavori di messa in sicurezza degli alberi che sono a rischio caduta – spiega Ester Quadri, ambientalista del Circolo Nuova Ecologia di Legambiente – alcuni di essi, infatti, si sono spezzati e sradicati durante l’ultima nevicata».

    Come è possibile che siano crollate così tante piante? La colpa è addebitabile esclusivamente alla potenza improvvisa dell’evento atmosferico del 14 dicembre scorso? Ester Quadri mostra parecchie perplessità «Senza dubbio la neve e il maltempo hanno fatto la loro parte ma la causa scatenante è la scarsa manutenzione del Comune che ha trascurato la cura delle piante del Parco. Occorre maggiore prevenzione per evitare, in futuro, il ripetersi di simili episodi».

    Qualsiasi motivo abbia provocato il danno «Adesso esistono due parchi pubblici chiusi – continua il rappresentante di Legambiente – due grandi spazi verdi con imponenti alberi ad alto fusto, alcuni secolari. Parliamo di luoghi ben frequentati da mamme, bambini, anziani e ora non più accessibili, con i cancelli che ne sbarrano l’ingresso».

    «Quanto tempo dovranno attendere i cittadini genovesi per poter ritornare a godere del benessere donato dai parchi? – conclude Ester Quadri – Quanto tempo impiegherà l’amministrazione pubblica a provvedere a rimettere in sicurezza questi spazi? Ormai è quasi un mese che Villa Gambaro è chiusa: sarebbe il caso di fornire informazioni più chiare sui tempi di riapertura. Confidiamo che al più presto Valletta Cambiaso e Villa Gambaro possano diventare nuovamente fruibili».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Diego Arbore]

  • Nervi, piscina e porticciolo: assemblea sul futuro del quartiere

    Nervi, piscina e porticciolo: assemblea sul futuro del quartiere

    NerviQuale sarà il futuro della gloriosa piscina Mario Massa? Se lo continuano a domandare cittadini e Municipio Levante che non si rassegnano a vedere sfiorire l’impianto sportivo del porticciolo di Nervi, chiuso ormai da 8 mesi (maggio 2012), senza alcuna concreta ipotesi di rinascita alle porte.
    «I cittadini del levante genovese devono avere a disposizione una piscina – sottolinea il Comitato Nervi Quinto, Sant’Ilario – se al porticciolo verrà decisa la realizzazione di qualcos’altro, dovrà essere individuata un’alternativa».

    Allo studio ci sono diverse soluzioni, come spiega l’assessore del Municipio Levante, Michele Raffaelli «Quando incontreremo assessori e tecnici del Comune capiremo che cosa sarà attuabile e cosa no».
    In questi ultimi tempi, infatti, si è parlato delle possibile trasformazione della piscina in un silos adibito al rimessaggio delle barche, sulla copertura del quale sarebbe ricavato un campo da calcio in erba sintetica. Un progetto che non sembra riscontrare l’apprezzamento dei cittadini, preoccupati dall’eventuale scomparsa di un presidio significativo per il quartiere levantino.

    L’occasione per un confronto tra residenti, commercianti e istituzioni sarà l’assemblea pubblica, indetta dal Presidente del Municipio Levante, Nerio Farinelli, giovedì 10 gennaio alle ore 18, presso il Salone del Castello, con al centro diverse questioni rilevanti per il futuro di Nervi: piscina; area del porticciolo; molo (necessari interventi per fronteggiare le mareggiate); ex fabbrica Aura (abbandonata da anni; come recuperare questi spazi?). È prevista la partecipazione del Vicesindaco del Comune di Genova, Stefano Bernini, degli Assessori Pino Boero (Sport) e Valeria Garotta (Ambiente).

    «L’intento iniziale, grazie alla presenza dell’Assessore allo sport, Pino Boero, era quello di parlare delle varie opere di manutenzione da effettuare sulla piscina – spiega Farinelli – poi, però, alcune associazioni del porticciolo hanno fatto proposte diverse e quindi abbiamo pensato di allargare il campo della discussione concentrandoci sulle tematiche ambientali con l’Assessore Garotta e su quelle urbanistiche con il Vicesindaco Bernini».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Prà, Cep: l’area Pianacci riapre, disputa sulla gestione

    Prà, Cep: l’area Pianacci riapre, disputa sulla gestione

    Quartiere di Prà«Quanto è accaduto in questi giorni al Cep è il simbolo di quanto facciano fatica a dialogare istituzioni e comunità – scrive il direttivo del Consorzio Pianacci – Una delle funzioni di chi amministra deve essere quella di facilitare le strutture sociali della città e non di complicarne il lavoro appassionato e volontario. Sia chiaro: questa è un’osservazione purtroppo trasversale a tutte le forze politiche e partitiche che potrebbero amministrare la cosa pubblica a Genova».

    Stiamo parlando dell’ultima polemica sorta intorno alla gestione dell’area Pianacci nel quartiere Cep, sulle alture di Prà, un luogo a forte carattere sociale che sabato 6 gennaio ha riaperto i battenti dopo l’ennesima proroga della concessione di affidamento, per altro arrivata il 31 dicembre scorso, all’ultimo minuto utile.
    «Crediamo sia stato doveroso riaprire e ridare la frequentazione della Pianacci ai bambini, ai giovani, alle famiglie e agli anziani che, per la prima volta dal 1996, hanno visto l’area chiusa per 4 giorni consecutivi – sottolinea il direttivo del consorzio – Uno spazio che è il centro di una vasta area del Cep che quotidianamente accoglie tutti, come ad esempio decine di minori che giocano nel campetto, il quale dovrebbe essere affittato secondo i criteri del Comune».

    La disputa ruota intorno alla prossima definizione del bando di gara per la gestione delle strutture. In ballo ci sono due visioni nettamente contrapposte: da un lato chi crede sia necessario continuare a considerare il Pianacci uno spazio associativo, permettendo così agli attuali gestori (il Consorzio Pianacci), oppure al soggetto che si aggiudicherà il bando, di proseguire le attività a favore del quartiere; dall’altro chi ritiene, invece, che debba prevalere il carattere sportivo, aprendosi a nuovi soggetti in grado di fronteggiare gli elevati costi che tale ipotesi comporta, con l’inevitabile riduzione della vocazione sociale che caratterizza l’area.

    «È vero che in quest’area c’è una pista di pattinaggio e un campetto a 5 – continua il direttivo del Consorzio Pianacci – ma bisogna ricordare che lo stesso campetto viene usato gratuitamente dai giovani e dai Servizi Sociali del Comune ed è stato affittato solo 6 volte nel 2011». In pratica su 257 mila euro del bilancio 2011 del Pianacci «Solo 15 mila euro provengono dalle attività sportive di quegli impianti», precisa il direttivo del Consorzio.

    «Se il bando di gara per la gestione fosse emesso considerando l’area Pianacci una struttura prevalentemente sportiva,  questo potrebbe costituire un elemento di rischio per la continuazione delle attività sociali sviluppate nel quartiere dalla nostra associazione – conclude il direttivo del Pianacci – Il Vicesindaco, Stefano Bernini, ha ribadito la volontà di incontrare gli assessori competenti e il Municipio Ponente, oltre all’associazione stessa, per affrontare e risolvere la questione».

    Finalmente le parti si siederanno intorno ad un tavolo per fare chiarezza, si spera in maniera definitiva, sui ruoli di ognuno, affinché non venga disperso il patrimonio di attività che hanno reso possibile trasformare il Pianacci nel luogo simbolo del riscatto di un intero quartiere.

     

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Sestri Ponente, mercato di via Ferro: a marzo l’inaugurazione

    Sestri Ponente, mercato di via Ferro: a marzo l’inaugurazione

    Il mercato di via Ferro a Sestri Ponente è in attesa dell’ormai imminente inaugurazione. «I lavori sono praticamente terminati. Si può con ragionevolezza ipotizzare l’apertura della struttura per marzo…», rivela Ferruccio Bommara, assessore al territorio e manutenzioni del Municipio Medio Ponente.

    Il progetto di ristrutturazione della struttura, avviato nel 2008, era stato ultimato nel marzo 2009. La struttura in superficie, divisa in un piano terra e in un piano soppalcato di nuova costruzione, è stata pensata per ospitare i banchi attualmente allestiti in piazza dei Micone e quelli del mercato coperto Cortellazzo di via da Persico. A piano terra saranno ospitati 21 punti vendita, per un totale di 22 postazioni (un operatore del settore macelleria ne utilizzerà due). Per la parte soppalcata, invece, uscirà un bando di concorso dell’Ufficio Patrimonio per l’assegnazione dell’intera superficie a un unico esercizio per ristorazione (pizzeria o servizio bar). Per poter svolgere le attività occorre la certificazione di usabilità della struttura, per la quale è in corso la procedura di rilascio.

    Oltre alla ristrutturazione, negli spazi sottostanti al mercato è stata finanziata – con un project financing  del 2003 (quindi senza oneri finanziari per la pubblica amministrazione)- la costruzione di un autosilo interrato destinato alla vendita a privati. Il progetto dell’autosilo, che inizialmente prevedeva la costruzione di due piani interrati, è stato modificato con una variante presentata il 27 maggio 2004, che ha permesso l’implemento di un ulteriore piano.

    Proprio in via Ferro il Comune di Genova aveva da tempo deciso di riunire gli ambulanti e di dar loro uno spazio in cui esercitare la loro attività, liberando la più centrale piazza dei Micone, vicino a piazza Baracca, e restituendola alla cittadinanza. Questa operazione era stata prevista anche dal Progetto Operativo Integrato (Progetto Integrato Sestri Chiaravagna) 2007-2013 FESR – Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale, finanziato a livello regionale, statale ed europeo. Il progetto metteva in luce l’inadeguatezza delle strutture esistenti sul territorio e prevedeva, tra le altre cose, la realizzazione del polo mercatale in questione con annessa riqualificazione (valorizzazione e incremento delle aree pedonali) della piazza.

    Marzo 2013 sarà finalmente la volta buona? Non sarebbe certo il primo annuncio disatteso di inaugurazione del mercato… Nel 2009, a lavori ultimati, l’allora presidente del Municipio VI Medio Ponente, Stefano Bernini, affermava che l’amministrazione stava cercando di ottenere finanziamenti regionali per pagare i 2 milioni di euro necessari alla sistemazione delle vetrate laterali della struttura tra via Puccini e via Ferro. L’anno successivo lo stesso Bernini: «Nel giro di un anno e mezzo riusciremo a portare a termine lo spostamento del mercato da piazza dei Micone a via Ferro e iniziare gli interventi sulla piazza». Una conferma era stata data lo scorso marzo dall’ex-assessore ai lavori pubblici Mario Margini, il quale aveva assicurato che il limite per l’apertura del mercato sarebbe stato maggio 2012, per slittare poi a settembre.

    Oltre alla già menzionata difficoltà nel reperire i fondi, hanno contribuito ai ritardi anche altri fattori. Ad esempio la posizione scettica manifestata più volte dagli ambulanti di piazza dei Micone, che hanno opposto resistenza alla prospettiva di trasferimento nella più defilata via Ferro; ad agire da deterrente la paura di perdere la clientela abituale. Dall’altra parte, invece, residenti e commercianti della zona manifestavano crescente disagio per l’attesa nell’occupazione degli spazi del nuovo mercato: contrariati a causa del rumore e della sporcizia prodotta quotidianamente, incalzavano affinché la piazza fosse sgomberata.

    La situazione oggi sembra essere definitivamente sbloccata: «Rimangono alcune rifiniture da ultimare, che tuttavia non impediranno agli operatori di allestire le proprie postazioni»,spiega l’assessore Bommara. «Per quanto riguarda l’inizio di attività vera e propria tutto dipenderà  dai  lavori di allestimento che gli esercenti stanno eseguendo nei loro punti vendita». Per questi ultimi l’amministrazione ha previsto vantaggi e facilitazioni, per compensare eventuali disagi derivanti dalla ricollocazione in via Ferro. Le misure, proposte dall’assessore allo sviluppo economico Francesco Oddone, prevedono l’esenzione  dal pagamento del primo mese di attività e la copertura delle spese di trasferimento delle attrezzature dal  mercato coperto Cortellazzo (già previste da una deliberazione della giunta Vincenzi e non riguardante gli operatori di piazza dei Micone, dotati di strutture mobili).

     

    Elettra Antognetti
    [foto di Diego Arbore]

  • Val Polcevera, Certosa: orti urbani in via Piombelli

    Val Polcevera, Certosa: orti urbani in via Piombelli

    Stop alla cementificazione in via Sergio Piombelli, un’angusta strada che si inerpica sulle alture di Certosa, in una zona popolosa e già ampiamente urbanizzata. Il Consiglio del Municipio Valpolcevera, nell’ultima seduta svoltasi il 19 dicembre scorso, ha espresso, all’unanimità, parere favorevole alla riqualificazione della zona – l’area Mantero, nella parte alta di via Piombelli – su cui da decenni incombe lo spettro di un’edificazione selvaggia.
    Diversi progetti si sono susseguiti nel tempo – a partire da fine anni ’80 – ma hanno dovuto fronteggiare la strenua opposizione dei residenti, riunitesi nel comitato spontaneo di via Piombelli, capaci di mettere in luce i problemi di viabilità e soprattutto quelli idrogeologici, da sempre presenti nell’intera collina.
    Nel 2009 la Giunta comunale ha rigettato definitivamente qualunque ipotesi di nuova costruzione. Infine, con la deliberazione del 21 marzo 2012, il Consiglio comunale ha approvato una variante al P.U.C. per l’approvazione del progetto di demolizione di un edificio produttivo incongruo e la ricostruzione di un edificio residenziale a Teglia, con l’esecuzione, in via Piombelli, delle opere di urbanizzazione connesse.

    «Oggi, anche grazie a quest’ultimo atto del Consiglio municipale, l’area Mantero sarà destinata a orti urbani e verranno realizzati altri interventi fondamentali per migliorare la viabilità di un’irta via di collina priva di sbocco veicolare e gravata da pesanti servitù pubbliche – spiega Patrizia Palermo, attualmente Assessore del Municipio Valpolcevera, ma per lungo tempo membro del comitato – Via Piombelli è stretta tra due viadotti dell’autostrada, delimitata dai ponti della ferrovia i cui binari l’attraversano anche in sotterranea (galleria Bersaglio), è stata negli anni fortemente cementificata e aggredita anche dall’inciviltà di una grande discarica abusiva di rifiuti tossici, ancora presente anche se messa parzialmente in sicurezza, che ha inquinato le nostre vite per decenni».

    «È una decisione importante per l’impulso che darà alla riqualificazione della zona – spiega Davide Ghiglione, consigliere del Municipio Valpolcevera (Federazione della Sinistra) – per quel che concerne la risistemazione della strada, la creazione di alcuni parcheggi e soprattutto degli orti urbani».

    Il parere favorevole espresso dal Consiglio municipale è stato sottoposto alle seguenti condizioni: il tratto di via Piombelli in cui è previsto l’ampliamento del sedime stradale sia interessato da un ulteriore potenziamento delle caditoie; nella parte sinistra dell’area, verso il circolo Arci “Pigna”, venga creata un’area permeabile destinata a parcheggio; l’area sia ceduta interamente al pubblico e destinata a orti urbani.

    «In virtù del ruolo di assessore che attualmente ricopro in Municipio non svolgo più l’attività di membro del Comitato di via Piombelli ma non posso che guardare con estremo favore a questa lunga vicenda che per anni mi ha visto direttamente coinvolta – conclude Patrizia Palermo – È stato un esempio di impegno civile dei cittadini del comitato e di serio svolgimento dei compiti istituzionali da parte del Municipio e del Comune che sono stati attenti alle richieste avanzate nel corso del tempo».

     

    Matteo Quadrone

  • Democrazia e cittadini: nasce il Laboratorio partecipativo

    Democrazia e cittadini: nasce il Laboratorio partecipativo

    Sestri Ponente, GenovaUn progetto che ambisce a diventare un esempio per l’intera città, avvicinando i cittadini alla politica intesa nel senso più nobile del termine, partendo dai bisogni primari, quelli che emergono dal territorio, per stimolare riflessioni che conducano a scelte condivise. Stiamo parlando del “Laboratorio partecipativo” promosso dai cittadini del Municipio Medio Ponente, un percorso di partecipazione democratica avviato sul finire di novembre che oggi muove i primi passi e con l’inizio del nuovo anno si tradurrà in realtà. «Crediamo che il terreno della politica, inteso come azione di cittadinanza attiva e quindi accessibile a tutti, debba essere riscoperto, rivisitato e rinnovato – spiegano i promotori dell’iniziativa – L’obiettivo è quello di costruire, intorno ad un problema collettivo, la ricerca delle sue possibili soluzioni, attraverso luoghi e momenti di discussione, organizzati secondo regole condivise, inclusive, entro tempi rigorosamente prestabiliti, sulla base di un’informazione e di una documentazione ampia, trasparente e paritaria».

    Il primo appuntamento, convocato in tempi ristretti, è stato un successo: Giovedì 29 novembre una settantina di persone hanno seguito la presentazione del progetto a cui hanno partecipato, tra gli altri, la dott.ssa Michela Freddano (Università di Genova) e Giuseppe Spatola (Presidente del Municipio VI – Medio Ponente).
    «È un tentativo di mettere in piedi un processo di partecipazione istituzionalizzata – racconta Loris Viari, un cittadino che ha deciso di impegnarsi nel laboratorio – in grado di coinvolgere le associazioni del Municipio Medio Ponente (in particolare Sestri Ponente e Cornigliano), la cittadinanza attiva, ossia singole persone senza appartenenze politico-associative ma che vogliono partecipare alle scelte del territorio ed infine la componente istituzionale, ovvero il Municipio Medio Ponente».
    Quest’ultimo diventa il luogo in cui si attua la scelta politica, senza dimenticare il fatto che l’ente municipale, nonostante sia l’istituzione più vicina ai cittadini, gode di poteri assai limitati (pareri non vincolanti, spesso è scavalcato o addirittura tenuto all’oscuro, ecc.).

    «Abbiamo coinvolto l’Università di Genova quale elemento terzo nel processo – continua Viari – La dott.ssa Michela Freddano si è già occupata di processi partecipati. A suo tempo ha seguito il Dibattito Pubblico sulla Gronda di Ponente per studiarne le dinamiche. L’Università è l’elemento di facilitazione per interfacciarci in maniera più agevole con le istituzioni».
    L’obiettivo del laboratorio «È arrivare ad elaborare decisioni condivise – sottolinea Viari – sempre partendo dal presupposto che l’ultima parola spetta alle istituzioni. Ma nel momento in cui queste ultime dovessero fare una scelta diversa rispetto alla decisione condivisa, saranno chiamate a fornire adeguate spiegazioni ai cittadini. In prospettiva futura l’obiettivo è avviare il processo partecipativo in merito alle scelte che sono previste sul territorio di riferimento del Municipio Medio Ponente. Ma il nostro ha tutte le caratteristiche per divenire una sorta di “progetto pilota”, un modello per l’intera città».

    Oggi la parola partecipazione è un termine “magico” che, spesso a sproposito, compare sulla bocca di numerosi esponenti politici. Ma la presunta necessità di coinvolgere i cittadini nei processi decisionali si traduce sempre in fatto concreto? Oppure, a volte, si trasforma in specchietto per le allodole, insomma uno strumento utile soltanto per pulirsi la coscienza da parte delle istituzioni?
    «Se questi percorsi sono trasparenti possono diventare un successo – ribadisce Viari – Se, invece, prendono strade strumentali (per interessi politici, personali, o altro) l’effetto è l’opposto, ovvero un allontanamento brutale dalla politica e dall’attivismo».
    «La nostra idea è quella di riattivare la cittadinanza attiva – continua Loris Viari – Abbiamo l’ambizione di riavvicinare le persone alla politica nelle forme più immediate e concrete: quelle del territorio di riferimento. Guardando ancora più in alto miriamo ad abbattere il muro dell’astensionismo».

    Per mettere in moto il progetto occorre innanzitutto creare i presupposti affinché sia possibile «Una trasmissione dell’informazione trasparente e costante – spiega Viari – attraverso la quale sollecitare le persone a partecipare. A gennaio abbiamo programmato una giornata seminariale, sempre con il supporto dell’Università, per condividere gli strumenti necessari per iniziare il lavoro. Lanciamo l’invito a tutti i soggetti, singoli e associativi, interessati (per informazioni scrivere all’indirizzo mail: medioponentepartecipa@gmail.com). Dopo questa giornata il laboratorio potrebbe partire. In seguito occorrerà trovare una sede fisica per incontrarsi e confrontarsi».

    Al fine di allargare la platea dei possibili soggetti interessati al Laboratorio partecipativo del Medio Ponente «Vogliamo installare delle postazioni multimediali con software libero (ad esempio presso il Centro Civico di Cornigliano, Palazzo Fieschi e la Biblioteca Bruschi-Sartori a Sestri Ponente, ecc.) – aggiunge Viari in modo da consentire a chi vuol mettersi in rete di trovare tutta la documentazione relativa al laboratorio e alle discussioni che affronteremo di volta in volta. Stiamo pensando anche alla possibilità, attraverso questa rete, di comunicare direttamente con il Municipio Medio Ponente. La nostra sarà una democrazia digitale a costo zero grazie a computer riciclati e software libero».

    Occorre ricordare che i municipi dovrebbero dotarsi di un regolamento sulla partecipazione. Purtroppo, però, diversi enti municipali hanno disatteso la prassi e non si sono dotati di alcunché. «Sarebbe opportuno che la realizzazione del regolamento avvenisse tramite un percorso partecipato – afferma Viari – L’esperienza del Medio Ponente assume il valore di apripista: studiando un modello di regolamento sulla partecipazione che potrebbe essere fatto proprio dallo stesso Comune di Genova. In maniera tale da avere un’omogeneità di strumenti, regole e obiettivi». D’altra parte, se davvero si crede fermamente in un percorso simile «Bisogna avviare la partecipazione, l’azione, l’informazione e la condivisione – conclude Viari – gli atti formali, i regolamenti e tutto il resto, saranno la naturale conseguenza».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Diego Arbore]

  • Società per Cornigliano, dalle aree Ilva al futuro del quartiere

    Società per Cornigliano, dalle aree Ilva al futuro del quartiere

    Villa BombriniUna società per azioni (a prevalente capitale pubblico) costituita per realizzare – grazie ai finanziamenti stanziati da varie leggi nazionali – gli interventi di risanamento ambientale, riconversione e valorizzazione delle aree dismesse dallo stabilimento siderurgico Ilva (ex Italsider) di Cornigliano, al fine di consentire nuovi insediamenti socio-produttivi strategici di rilevante interesse regionale, ambientalmente compatibili. Stiamo parlando della Società per Cornigliano Spa, nata ufficialmente il 22 febbraio 2003 in applicazione dell’art. 53, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 e della legge Regione Liguria 13.6.2002, n. 22. I soci sono: Regione Liguria (45%); Comune di Genova (22,5%); Provincia di Genova (22,5%); Invitalia Partecipazioni SpA, società interamente partecipata da Invitalia SpA, a sua volta interamente partecipata dal Ministero dell’Economia (10%). Il capitale è di euro 11.975.277,00. Attualmente nel Consiglio di Amministrazione siedono, tra gli altri: Stefano Bernini (nominato dal Comune di Genova), Presidente; Giovanni Calisi (nominato dalla Provincia di Genova), Vice Presidente; Claudio Burlando (di diritto, nominato dalla Regione Liguria), consigliere. Il direttore è Enrico Da Molo.

    Insieme alla Società Per Cornigliano operano, in virtù di contratti di mandato, due altre società a prevalente capitale pubblico:

    FILSE SpA (Finanziaria Ligure per lo Sviluppo Economico) si occupa di tutte le attività finanziarie e amministrative; Sviluppo Genova SpA (società pubblico-privata costituita per realizzare iniziative dirette alla riqualificazione ambientale di Genova e della sua provincia, attraverso il riutilizzo di aree industriali dismesse o in via di dismissione) cura tutte le attività tecnico-ingegneristiche, in particolare è la stazione appaltante per la maggior parte dei lavori di demolizione, smantellamento, bonifica e costruzione.

    In questo particolare momento storico – segnato dalla gravissima vertenza dell’Ilva di Taranto in cui sono in gioco due diritti fondamentali, ossia lavoro e salute – potrebbe essere utile ragionare sulle scelte politiche compiute a Genova alcuni anni fa, valutare i risultati raggiunti ed esplorare le prospettive future.

    Accordo di programma

    Il superamento della produzione siderurgica “a caldo”, altamente inquinante, è stato, per più di due decenni, una delle maggiori problematiche del territorio genovese. La tematica, nata negli anni ’80 sotto la spinta dei Comitati locali – in particolare quello delle “Donne di Cornigliano” – ha visto numerosi tentativi di soluzione per tutti gli anni ’90, complicati dal fatto che, nel frattempo, da statale qual era (Italsider), la proprietà dello stabilimento era divenuta privata (ILVA, del Gruppo Riva).

    Nel novembre 1999 venne stipulato un primo Accordo di Programma che però non ha trovato pratica applicazione.
    Nel luglio del 2005 si è finalmente raggiunta un’intesa tra le parti – (Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministeri dell’Economia, del Lavoro, dell’Ambiente, per le Attività Produttive, per le Infrastrutture, Ilva SpA, Regione Liguria, Provincia, Comune e Prefettura di Genova, organizzazioni sindacali, ecc. – consacrata nella firma, l’8 ottobre 2005, dell’Atto Modificativo.

    In seguito a tale l’intesa è stata interamente dismessa la produzione a caldo – l’ultima colata è del 29 luglio 2005 – e aree per circa 343.000 mq. sono state restituite alle istituzioni pubbliche (265.000 mq. alla Società Per Cornigliano e 78.000 mq. al demanio aeronautico, utilizzate dall’aeroporto).

    Più nel dettaglio, in conseguenza dell’art. 53 della legge 448/2001 e dell’Atto Modificativo del 2005, Società Per Cornigliano è divenuta proprietaria di tutta l’area del compendio siderurgico di Cornigliano, per 1.316.000 mq. (a cui va aggiunta l’area di Villa Bombrini, acquistata dalla Società nel 2008, per ulteriori 19.000 mq.).
    L’area di 265.000 mq. dismessa dalla siderurgia e nella disponibilità della Società Per Cornigliano è destinata, dopo la bonifica, al corridoio infrastrutturale costituito dalla nuova Strada di Scorrimento a Mare (77.000 mq.), a funzioni logistico-portuali a cura dell’Autorità Portuale (128.000 mq.) e a funzioni urbane (60.000 mq.). Peraltro, la riqualificazione urbana del quartiere interessa un ambito ben più vasto, di circa 230.000 mq.
    Sulla restante area (di 1.050.000 mq.), ILVA dispone di un diritto di superficie fino al 2065 (che si aggiunge a un’area di 44.000 mq. di sua proprietà e alla rinnovata concessione sulla banchina per 76.000 mq.).

    Progetto Strada a mare di Cornigliano

    «Tuttavia, l’occupazione è stata salvaguardata (circa 2000 addetti diretti, oltre l’indotto), attraverso un piano industriale che potenzia le attività “a freddo” (nell’area di circa 1.050.000 mq. concessa in diritto di superficie per 60 anni al Gruppo Riva) e che, in attesa dei nuovi impianti previsti dal piano industriale, ha impiegato, per un periodo di cinque anni, circa 500 lavoratori posti in cassa integrazione in progetti di pubblica utilità promossi dagli Enti locali (tutela del verde, manutenzioni e altro) – spiega il sito web della Società per Cornigliano – E’ un raro, se non unico, esempio di impresa redditizia (il gruppo Riva è uno dei principali gruppi industriali italiani e il sesto produttore mondiale di acciaio) che viene trasformata (e in parte dismessa) per una finalità di riqualificazione ambientale – conclude la Società per Cornigliano – così come è un raro esempio di raggiunto equilibrio tra le imprescindibili esigenze ambientali e le legittime preoccupazioni occupazionali».

    Sul delicato punto della difesa dei livelli occupazionali, però, i pareri sono discordanti.
    Il 26 ottobre scorso a Genova si è svolto un incontro, promosso da Legambiente, intitolato “Genova chiama Taranto. Il caso acciaio. Ambiente e lavoro sono la stessa cosa”, un’occasione propizia per ricordare le vicende che hanno reso possibile superare il ciclo a caldo a Cornigliano.
    Stefano Bernini, attuale Vice Sindaco e assessore all’urbanistica del Comune di Genova ma per lungo tempo alla guida del Municipio Medio Ponente, così si è espresso sulle aree «Il conto è stato fatto sul lavoro che poteva essere dato e la porzione liberata e già destinata dalla Società per Cornigliano ad attività portuale in parte occupa addetti, ma la quantità di occupati per metro quadrato non è soddisfacente».
    In merito all’Accordo, Bernini precisa ad Era Superba «Effettivamente non è stato rispettato, ma va detto che è sempre esistito un sistema di tutela economica a garanzia dei lavoratori. In seguito è sopraggiunta la crisi ed oggi la delicata situazione di Taranto ha complicato le cose. Bisogna sottolineare, però, che la riconversione di un’impresa siderurgica non si traduce nella contemporanea riconversione dei posti di lavoro. In altri termini non è facile riassorbire tutta l’occupazione in nuove attività portuali e logistiche che si vengono a creare».

    Federico Pezzoli, delegato Fiom all’ILVA di Genova Cornigliano, è uno dei 1750 dipendenti rimasti «Nel 2005 eravamo 3000, oggi siamo 1750, 1150 dei quali impiegati nei contratti di solidarietà. L’Accordo di Programma ha permesso la trasformazione dell’area a caldo di Cornigliano potenziando quella a freddo, nessuno è stato licenziato, però la forza lavoro è scesa da 2700 persone a 1700 attraverso 7 anni di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS), Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO) e Contratti di Solidarietà (CdS)». Poi ha aggiunto «Se si fosse optato per un forno elettrico ecocompatibile forse oggi i problemi del sito genovese non esisterebbero».

    Per quanto riguarda la salute pubblica, invece, il miglioramento è stato evidente già a partire dal 2002, quando venne chiusa la cockeria per ordine della magistratura del capoluogo ligure.
    L’insediamento industriale, fin dagli anni ’50, generò un notevole degrado dell’ambiente urbano provocato, soprattutto, dalle forti emissioni in atmosfera di ossido di carbonio, benzene, benzopirene, biossido di zolfo, ossidi di azoto e polveri, prodotti dagli impianti ubicati a stretto contatto con le abitazioni.
    Oggi, a seguito della chiusura delle lavorazioni a caldo, la maggiore fonte di inquinamento dell’aria del quartiere è costituita dal traffico veicolare che percorre via Cornigliano, l’unica strada di collegamento (esclusa l’autostrada) tra il Ponente e il centro cittadino.
    «La chiusura della cokeria di Cornigliano ha permesso un abbattimento immediato di malattie e ricoveri, anche dei bambini del quartiere – spiega il dott. Federico Valerio, chimico ambientale che per anni ha lavorato presso l’Ist (Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova) – E ha reso gli abitanti di Cornigliano simili a quelli di altre parti della città che comunque hanno a che fare con l’inquinamento automobilistico, che è altra cosa da quello di una cokeria».
    Della preziosa esperienza Ist beneficerà l’Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell’Ambiente pugliese (ARPA Puglia) che ha adottato la procedura degli studi epidemiologici genovesi. Nonostante ciò, ha aggiunto Valerio «Il sottoscritto che ha diretto quel laboratorio ottenendo questi risultati è andato in pensione e nessuno sta pensando di sostituirlo, perché la prevenzione primaria non rende, quindi non interessa».

    Risorse finanziarie

    Le risorse complessive a disposizione – fondi di competenza del Ministero dell’Ambiente, del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e della Presidenza del Consiglio dei Ministri – ammontano (al lordo degli oneri finanziari) a euro 216 milioni circa.
    Sulla base delle valutazioni al momento disponibili si stima che gli interventi di bonifica avranno un costo di circa 65-70 milioni di euro e le infrastrutture (strada di scorrimento a mare e altre, incluse le opere di nuova delimitazione dello stabilimento) un costo di euro 90-100 milioni. Pertanto, per gli interventi di riqualificazione urbana sarebbero disponibili risorse per un importo variabile tra i 45 e i 60 milioni di euro.

    Bonifica

    La prima porzione delle aree dismesse dalla parte a caldo dello stabilimento siderurgico di Cornigliano è stata presa in consegna dalla Società a fine marzo 2006, e l’ultima porzione è stata consegnata nel gennaio 2009. L’estensione complessiva delle aree consegnate da ILVA alla Società è stata di 266.840 mq.
    Su tali aree erano presenti numerosi manufatti ed impianti. L’attività principale è quindi consistita nella demolizione e nello smantellamento di detti manufatti ed impianti.
    Dal punto di vista economico, gli interventi più significativi sono stati la demolizione in area SOT (Sottoprodotti), la demolizione della Cokeria e la demolizione dell’Altoforno, mentre dal punto di vista dell’impatto positivo sul quartiere e della “spettacolarità”, senza dubbio l’intervento più significativo è stata la demolizione dei due gasometri e della torre piezometrica.
    Il costo complessivo per l’insieme degli interventi di demolizione, smantellamento e bonifica ammonta a fine 2011 a circa 30,5 milioni di euro, comprensivo di spese tecniche.

    «Oggi la bonifica è in gran parte conclusa – spiega il direttore della Società per Cornigliano, Enrico Da Molo – La porzione più critica è quella dell’area ex Sottoprodotti, a sud –est, dove è presente una notevole contaminazione della falda acquifera. Stiamo ragionando sull’intervento da eseguire. Mentre l’area ex gasometri sarà bonificata e ricoperta da un metro di terra conforme in modo da trasformarla in spazio destinato a verde pubblico. Infine, rimane da bonificare la parte a sud della ferrovia, nei pressi di Villa Bombrini, dove è stata ipotizzata l’ubicazione del futuro ospedale del Ponente».

    Infrastrutture viarie

    Ponte di Cornigliano

    L’opera più importante è la realizzazione della nuova strada di scorrimento a mare (SSM) – da Lungomare Canepa (Sampierdarena) a Piazza Savio (Cornigliano) – in grado di fornire un’adeguata risposta alle esigenze legate alla mobilità dell’intero Ponente genovese e, nel contempo, sgravare via Cornigliano dal traffico di attraversamento con il conseguente effetto di riqualificazione urbana.

    Ma sono previsti anche altri interventi infrastrutturali al fine di riorganizzare l’intero sistema viario della zona: Lungomare Canepa; strada di sponda sinistra del torrente Polcevera; strada di sponda destra del torrente Polcevera; collegamento tra la SSM e lo svincolo autostradale Genova-Aeroporto.
    Alcune di tali opere (segnatamente quelle situate nelle aree dismesse dallo stabilimento siderurgico, vale a dire parte della SSM e il collegamento con lo svincolo) sono finanziate dalla Società Per Cornigliano in virtù dell’Accordo di Programma 8 ottobre 2005, mentre le restanti opere (o, nel caso della SSM, parte di esse) sono finanziate da ANAS.
    Tuttavia, considerata l’unitarietà del disegno infrastrutturale, si è ritenuto necessario che le attività di progettazione e di successiva esecuzione delle opere stradali fossero svolte da un unico soggetto, vale a dire da Società Per Cornigliano, che si avvale di Sviluppo Genova, in virtù di un rapporto di mandato, per tutte le attività tecnico-ingegneristiche. E’ quindi Sviluppo Genova che svolge le funzioni di stazione appaltante.

    «Con la strada a mare siamo a metà dell’opera – spiega il direttore della Società per Cornigliano, Enrico Da Molo – le altre infrastrutture viarie sono già state progettate, alcuni lavori sono partiti (ad esempio quello per la strada di sponda destra del Polcevera), a breve, tutti saranno avviati».
    «Nel 2015 la strada a mare sarà conclusa – conferma il Vice Sindaco, Stefano Bernini – e risulterà fondamentale per “liberare” via Cornigliano, migliorando la qualità dell’ambiente ma non solo. Purtroppo, per lungo tempo, la parte di quartiere compresa tra via Cornigliano e le acciaierie è rimasta disagiata anche dal punto di vista sociale. Grazie a questo intervento sarà possibile avviare una profonda riqualificazione».

    Riqualificazione urbana

    Mercato Comunale Cornigliano

    L’obiettivo è quello di rispondere all’istanza di ricucitura tra l’abitato e lo stabilimento siderurgico, attraverso un progetto urbanistico di elevata qualità e di risposta alle esigenze della delegazione.
    L’Atto Modificativo dell’Accordo di Programma prevede interventi di riqualificazione urbana estesi sul quartiere. Al riguardo, l’art. 6 stabilisce che Società Per Cornigliano «si impegna (…) a realizzare gli interventi pubblici di riqualificazione urbana su parte delle aree restituite da ILVA s.p.a. d’intesa con il Comune di Genova, in conformità al successivo art. 20». L’art. 20 a sua volta prevede «Così come previsto all’art. 2 “Scopi generali” del presente atto suppletivo, le parti pubbliche convengono di individuare, anche con il coinvolgimento della popolazione interessata, le condizioni necessarie per la riqualificazione del territorio di Cornigliano e per la valorizzazione del relativo contesto urbano».

    I fulcri di tali operazioni sono rappresentati da Villa Bombrini e dal previsto spostamento della stazione ferroviaria, la cui ricollocazione, in corrispondenza dell’attuale rimessa AMT, prelude alla definizione di una nuova piazza, baricentrica rispetto all’ambito di Cornigliano e posta a cerniera fra l’area residenziale ed insediamenti produttivi previsti nell’area siderurgica.

    Società Per Cornigliano e Comune di Genova, pertanto, hanno concordato un “Programma Integrato di Riqualificazione Urbana” approvato dal Consiglio Comunale con delibera n. 62 dell’8 settembre 2008 e successivamente modificato con delibera n. 64 del 15 settembre 2009. Nel redigere il programma, particolare attenzione è stata posta a quanto emerso nel dibattito svoltosi in seno al Gruppo di Lavoro istituito dal Municipio VI – Medio Ponente in data 11/1/2007, con delibera n. 1, nato in rappresentanza dei gruppi locali organizzati (CIV, associazioni corniglianesi, comitati di quartiere, ecc.).

    Tra gli interventi decisi ricordiamo i seguenti: facciate edifici privati; recupero di Villa Serra; rifunzionalizzazione di Villa Bombrini; restyling di Via Verona e Via Vetrano; Videoporto.

    «Il rifacimento delle facciate ha ottenuto un grande successo – spiega Da Molo – Adesso abbiamo aperto nuovo bando per includere altri edifici».
    «Quasi il 50% dei palazzi ha aderito al bando per ottenere i contributi – conferma Bernini – ciò significa che anche i cittadini corniglianesi hanno creduto nel progetto di riqualificazione, visto che hanno partecipato in prima persona anche con le proprie risorse economiche».
    «Abbiamo ultimato la ristrutturazione di Villa Serra (che è di proprietà comunale e l’amministrazione dovrà decidere quali funzioni inserire al suo interno, ndr) e stiamo sistemando i giardini Melis – continua Da Molo – A breve dovrebbe partire la gara di appalto per il restyling di via Verona e via Vetrano».

    Ilva CorniglianoMa, come detto in precedenza, i due fiori all’occhiello sono Villa Bombrini e Videoporto.
    La Società Per Cornigliano ha acquistato la villa da Fintecna Spa (società interamente partecipata dal Ministero dell’Economia) nel luglio 2008, acquisendone il possesso nel settembre dello stesso anno. Il costo dell’immobile e delle relative pertinenze è stato di € 9.7 milioni.
    Parte integrante dell’intervento su Villa Bombrini è stata la manutenzione straordinaria del suo giardino con lo scopo di aprire questo spazio alla cittadinanza.
    Nell’immobile, che al momento dell’acquisto era utilizzato solo in minima parte, hanno trovato sede alcuni soggetti pubblici (quali Infrastrutture Liguria e SIIT) e, soprattutto, la Genova Liguria Film Commission (GLFC).
    La GLFC è una Fondazione partecipata dalla Regione Liguria e da alcuni Enti locali, che persegue il compito di attirare nella nostra regione investimenti nel settore della produzione audiovisiva, creando occupazione e dando opportunità di visibilità al territorio regionale.
    «L’insediamento della Fondazione Genova Liguria Film Commission, nell’ottica di rivitalizzare Villa Bombrini, si pone come elemento di attrazione, creatività e di vitalità, grazie all’afflusso di professionisti che può generare», sottolinea la Società per Cornigliano nel suo sito web.

    Ancor più significativa è la formazione di un “distretto” riservato alle piccole imprese del settore audio-video. Nato dalla collaborazione tra Società Per Cornigliano e Genova Liguria Film Commission, il cosiddetto “Videoporto” è il primo insediamento nelle aree dismesse dallo stabilimento siderurgico realizzato in attuazione del “Programma Integrato di Riqualificazione Urbana”.
    «Abbiamo riconvertito l’edificio che, fino al 2006, ospitava gli uffici amministrativi dell’Ilva – spiega Da Molo – Oggi al suo interno trovano posto 35 piccole imprese del settore dell’audiovisivo. Questo rappresenta sicuramente uno dei punti di forza dell’intera riqualificazione».

    «Dal punto di vista delle ricadute economiche si consideri che mediamente le diverse produzioni cinematografiche e televisive generano già ora una ricaduta economica sul territorio genovese di circa 5 milioni/anno, di cui 2,5 diretta (comparse, elettricisti, sartoria, costumisti, noleggi di attrezzature, catering, etc) e 2,5 indotta (hotels, ristoranti, taxi, etc) – spiega la Società per Cornigliano – Grazie alla disponibilità del Videoporto si prevede che tale ricaduta possa aumentare considerevolmente. Quanto all’occupazione, dipende dalle diverse produzioni: comunque, si può stimare in circa 70 unità le persone genovesi che forniscono servizi ad ognuna di tali produzioni. Questo assetto pone le basi affinché Villa Bombrini diventi il polo di riferimento in città e in Liguria per il settore dell’audiovisivo – conclude la Società per Cornigliano – Si sottolinea che l’intervento non necessita di opere edilizie e di finanziamenti, poiché si auto-sostiene».

    «Il restyling di Villa Bombrini è fondamentale per due aspetti – spiega Bernini – Innanzitutto quello produttivo: siamo partiti con la Genova-Liguria Film Commission, poi abbiamo realizzato il Videoporto e da 5 imprese presenti siamo già saliti a 35. Secondo me ci sono enormi possibilità di sviluppo perché stiamo parlando di alta tecnologia, ossia un comprato sul quale Genova deve puntare forte. Il secondo aspetto cruciale è la trasformazione della villa in punto di riferimento per il territorio: un vero e proprio centro culturale che organizza e ospita eventi, festival musicali e svariate iniziative».

    L’Accordo del 2005 costituisce l’ideale presupposto anche per un’ulteriore operazione destinata a cambiare il volto del quartiere, ovvero il recupero di via Cornigliano che si candida quale nuovo “centro” del tessuto urbano, attraverso la programmazione di adeguati interventi di riqualificazione (riduzione carreggiate, alberature, arredo urbano e riqualificazione marciapiedi, ecc.).
    «Un paio di giorni fa il Consiglio di amministrazione della Società per Cornigliano ha dato incarico a RI.geNova s.r.l. (Riqualificazione Urbana Genova s.r.l. partecipata dall’Agenzia Regionale per il Recupero Edilizio-A.R.R.ED. S.p.A., società mista pubblica) di avviare un concorso di progettazione della nuova via Cornigliano – racconta Bernini – Sarà un percorso partecipato con la popolazione del luogo. Gli architetti parleranno con persone, associazioni e comitati del territorio per studiare la migliore soluzione progettuale».

    Ma non è tutto, nel prossimo futuro «A mare della ferrovia verrà realizzato il nuovo depuratore – continua il Vice Sindaco – stiamo lavorando per dare la disponibilità del Comune. In questo modo risolveremo il disagio dovuto agli sgradevoli miasmi prodotti dall’attuale impianto nella zona vicino al Ponte Pieragostini».
    E ancora sono previsti «Il rifacimento della bocciofila di quartiere, la copertura del mercato comunale ed altre piccole riqualificazioni nel centro storico di Cornigliano», aggiunge Bernini. Senza dimenticare che le aree attualmente occupate dal Gruppo Spinelli «Diventeranno l’autoparco di Genova, in grado di accogliere tutti i mezzi pesanti che gravitano intorno al porto», conclude Bernini.

    Matteo Quadrone

  • Sampierdarena, mercato Tre Ponti: degrado e banchi chiusi

    Sampierdarena, mercato Tre Ponti: degrado e banchi chiusi

    Nel panorama dei mercati comunali genovesi quello di Piazza Tre Ponti a Sampierdarena – una struttura relativamente giovane avendo meno di trent’anni – registra una delle situazioni più critiche.
    Nonostante le proteste degli operatori commerciali, che da lungo tempo denunciano lo stato di abbandono in cui giace il mercato, le iniziative politiche (in particolare del capogruppo Pdl in consiglio comunale, Lilli Lauro e di diversi esponenti del Municipio Centro Ovest), nessuna soluzione è stata ancora approntata per provare a rilanciare un servizio che continua ad esser molto frequentato dagli abitanti di Sampierdarena.

    Oggi su 50 banchi disponibili solo 18 sono in funzione.
    Le criticità maggiori sono dovute alle carenze strutturali: infiltrazioni d’acqua provenienti dal tetto, un impianto elettrico da rifare (secondo gli esercenti), difficoltà di accesso per le merci (mancanza di scivoli per i carrelli con i prodotti), accesso impossibile per i disabili, porte che non si chiudono a dovere e la lista potrebbe continuare ancora a lungo.
    Recentemente, grazie all’interessamento del consigliere municipale del Centro Ovest, Loris Arena (Idv), due problemi sono stati risolti. Innanzitutto è stata ripristinata la fontanella della piazza (non funzionante da un anno) e poi è stata debellata la presenza dei topi che terrorizzavano passanti ed avventori del mercato.
    Il lavoro da fare è ancora molto ma la speranza degli operatori commerciali, che con mille sforzi si ostinano a mantenere in vita la struttura, è quella di non essere completamente dimenticati dalle istituzioni.

     

    Matteo Quadrone

  • Prà: il progetto di riqualificazione non convince associazioni e comitati

    Prà: il progetto di riqualificazione non convince associazioni e comitati

    PraMercoledì scorso il Consiglio del Municipio Ponente è stato chiamato ad esprimere il proprio parere sul tanto atteso progetto di riqualificazione della Fascia di rispetto (Progetto Integrato Prà Marina). Un appuntamento che si preannunciava particolarmente caldo a causa di un’evidente disparità di vedutein merito al futuro della nuova Pràtra alcuni comitati e l’amministrazione comunale.

    La seduta del consiglio municipale ha affrontato la questione del Parco Lungo (uno dei lotti dei progetti POR), ovvero la realizzazione del nuovo asse viario in sostituzione dell’attuale Aurelia, nel tratto da via Taggia a via Ungaretti.

    Davanti ad una sala gremita di abitanti della delegazione ponentina, alla presenza del Sindaco, Marco Doria e dell’assessore ai Lavori Pubblici,  Gianni Crivello, sono state illustrate le due soluzioni progettuali elaborate dai tecnici del comune: la prima (A) prevede 3 corsie sul sedime dell’ex-ferrovia e 1 corsia sull’attuale Aurelia; la seconda (B) prevede 2 corsie sul sedime dell’ex-ferrovia e 2 corsie sull’attuale Aurelia.

    I comitati e le associazioni locali – invitati al tavolo tecnico che nelle migliori intenzioni avrebbe dovuto garantire un percorso partecipato –  per motivi di vivibilità legati anche all’opportunità di creare una soluzione di continuità pedonale tra l’abitato di Prà e la Fascia di rispetto, hanno proposto di spostare la strada a scorrimento veloce verso mare (vicino alla ferrovia) e destinare, presso l’attuale Aurelia, una viabilità a Km 30.

    Questa richiesta non è stata presa in minima considerazione e alla fine della discussione la maggioranza del consiglio municipale si è espressa a favore della soluzione 2+2 (B).

    «A questo punto sorge una domanda spontanea, possiamo parlare realmente di percorso partecipato? – si chiede il consigliere municipale del Ponente, Gabriele Fiannacca (Movimento 5 Stelle) – In ogni caso, perché un percorso “partecipato” proprio a distanza di 5 anni dall’inizio dei lavori?».

    Inoltre «La presentazione del progetto di variante è stata inaccettabile e poco rispettosa nei confronti dei praesi – aggiunge Fiannacca – Le tavole sono realizzate a mano libera senza una scala metrica di riferimento, manca completamente una legenda e soprattutto una relazione descrittiva. Decisamente poco per un progetto che vale circa 15.000.000,00 di euro e soprattutto vale il riscatto del quartiere di Prà».

    «Hanno deciso che nel futuro nostro e dei nostri figli ci sarà ancora più asfalto scrive il Comitato per Prà – Ancora una volta hanno deciso senza tenere conto delle richieste dei cittadini».

    «Tutti e due i progetti puntano sulla viabilità, portando ancora asfalto nella nostra delegazione – continua il Comitato – 4 corsie di scorrimento veloce che separeranno definitivamente il centro storico di Prà dalla Fascia di rispetto».

    «Nè il municipio né il comune hanno preso in considerazione la proposta di molti comitati e associazioni praesi che chiedono una maggior vivibilità realizzando 2 corsie sul sedime ex-ferrovia ed un’area ciclopedonale a km 30, riservata al traffico locale, sull’attuale Aurelia».

    Una proposta, illustrata dal Comitato Genitori dell’Istituto Comprensivo Prà, supportata da ben 1.840 firme raccolte in meno di 72 ore.

     

    Matteo Quadrone

     

     

  • Centro storico, Giardini Babilonia: la riqualificazione parte dal basso

    Centro storico, Giardini Babilonia: la riqualificazione parte dal basso

    Un concorso di idee quale primo passo verso uno spazio pubblico comune progettato direttamente dalle persone che lo frequentano, l’hanno frequentato e lo frequenteranno. Al centro dell’iniziativa un’area che sorge nei pressi della Facoltà di Architettura (Stradone Sant’Agostino), in pieno centro storico genovese, rinata grazie all’impegno di studenti universitari, ragazzi, residenti coinvolti in un percorso collettivo e conviviale, capace di essere una risposta concreta all’assenza delle istituzioni.

    Stiamo parlando dei Liberi Giardini di Babilonia, “liberati” nello scorso autunno, quando nella notte del 28 novembre 2011 alcuni giovani hanno scavalcato il muro della Facoltà che li separava dal giardino e hanno piantato un melograno dando il via a al processo di riqualificazione.

    «Abbiamo iniziato con un giardino di quartiere in uno spazio strappato all’abbandono, realizzato e gestito in modo orizzontale – spiegano i protagonisti – Poi abbiamo smontato reti, costruito, coltivato, festeggiato. Abbiamo pensato al giardino come mezzo per coinvolgere gli studenti e risvegliare le coscienze assopite dal ritmo incessante degli studi accademici. Ora sono le relazioni umane nate in questo luogo, diventato spazio libero, a definire le strade che abbiamo percorso».

    Un gruppo eterogeneo, non formale e trasversale che ha continuato a darsi da fare per richiamare l’attenzione su una zona dimenticata da tutti «L’area di Castello versa in una situazione pietosa, così come il circondario – continuano i promotori dell’azione di “liberazione” – Noi vorremmo essere il riscatto».
    Sono diversi gli interventi realizzati, in appena un anno, guidati da una ferma convinzione «Non vi sono certezza, solo opportunità – sottolineano i membri del gruppo – Il 15-16 marzo 2012, in pieno orario accademico, abbiamo smontato le reti che dal 1991 chiudevano Piazza San Silvestro, restaurata durante la costruzione della Facoltà e mai aperta al pubblico. Con questo gesto abbiamo denunciato lo stato di abbandono in cui versa l’intero complesso di Santa Maria in Passione nonostante un evidente sperpero di denaro pubblico: 7 milioni e 500 mila euro di fondi comunali ed europei dal 1992 al 1997».

    Domenica 27 maggio 2012, invece, si è svolta una giornata di confronto e informazione per pensare ai modi di vivere la città e gli spazi pubblici; ma anche condivisione, divertimento e gastronomia sul campo: dalle 9.30 fino a sera presso due spazi dove è già stato avviato un processo di riqualificazione per mano dei cittadini – i Liberi Giardini di Babilonia, i Giardini Rotondi di Santa Maria in Passione – e uno, Salita della Misericordia, che rischia di essere deturpato per sempre dall’edificazione selvaggia.

    Esperienze che ricordano da vicino quelle avviate dal Quic in via di San Bernardo e dal Comitato Le Serre a Castelletto (Valletta San Nicola).

    Tornando all’esperienza di Stradone Sant’Agostino «Abbiamo attraversato oltre un anno di autogestione – concludono i protagonisti – Grazie agli incontri, all’esperienza, agli sbagli commessi e ai risultati ottenuti intorno al giardino, siamo in grado, ora, di proporre alla comunità universitaria e al quartiere la progettazione di questo spazio comune».

    Una proposta di progetto conviviale: PRIMO CONCORSO D’IDEE
    Per informazioni: spaziolibero@inventati.org

    Una prima raccolta di materiale e discussione “verso un progetto preliminare” è prevista lunedì 17 dicembre dalle ore 18 presso la facoltà di Architettura.

    MANIFESTO:
    -Autoformazione
    È escluso il coinvolgimento di professionisti, se non in qualità di formatori a titolo volontario.

    -No budget
    Non è prevista alcuna risorsa economica, anche se il progetto potrà proporre forme di autofinanziamento.

    -Recupero materiali
    È favorito l’utilizzo di materiali reperibili a costo zero. Per un inventario completo del materiale già disponibile contattateci

    -Partecipazione
    Gli interventi devono tenere conto del contesto e prevedere il contributo della cittadinanza e della popolazione universitaria.

    -Convivialità
    Il progetto non deve limitarsi alla realizzazione di manufatti ma contribuire alla rivitalizzazione culturale del quartiere.

    -Tempi e modalità
    è possibile lavorare da soli o in gruppo; è possibile consegnare qualunque tipo di elaborato o documento, dalla foto al disegno, dalla pianta al 3d, dall’articolo di giornale alla relazione scritta, che sia un contributo coerente all’idea di progetto.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Via Bocciardo, Borgoratti: il palazzo resta inagibile a un anno dalla frana

    Via Bocciardo, Borgoratti: il palazzo resta inagibile a un anno dalla frana

    La crepa nel muro di via BocciardoSarà il secondo Natale fuori casa per gli abitanti di via Bocciardo 1 a Borgoratti, l’edificio gravemente danneggiato dai lavori per la realizzazione di un centinaio di box interrati che insistono su via Tanini (terreno di proprietà della B & C Group S.r.l. committente dell’autorimessa, mentre la ditta appaltatrice è la S.C.A. S.r.l.).
    Sei famiglie in esilio forzato dalle mura domestiche a causa di un’imponente operazione immobiliare prevista in un’area fortemente urbanizzata, sottoposta a vincolo ambientale, vincolo idrogeologico e considerata zona sismica.
    Un intervento invasivo, che fin da subito ha destato dubbi nei residenti, basato su un progetto farraginoso, variato in corso d’opera, eseguito con tecniche di scavo non adeguate e difformi rispetto all’ipotesi progettuale, calpestando impunemente una lunga serie di regole.

    Dal 4 dicembre 2011 il palazzo è stato dichiarato inagibile e una ventina di persone hanno dovuto trovare una sistemazione alternativa, il tutto a proprie spese, senza aver mai visto l’ombra di un quattrino. Oggi al danno si aggiunge la beffa perché agli abitanti è stato richiesto pure il pagamento dell’Imu (martedì scorso il consigliere comunale del Pd, Paolo Gozzi ha presentato un articolo 54 in merito).
    La questione – ricordata in questi giorni anche in Consiglio regionale grazie ad un’interrogazione depositata dal consigliere della Lista Biasotti, Lorenzo Pellerano – investe la pubblica incolumità dell’intero quartiere perché non coinvolge soltanto l’edificio di via Bocciardo 1 (comprendente i civici. n. 1-1A-1/rosso-1Arosso) ma anche alcuni palazzi circostanti (come vedremo nel dettaglio in seguito).

    Siamo di fronte ad una vicenda dai contorni kafkiani che lascia basiti: nessuna istituzione competente vuole assumersi la responsabilità di intervenire e permane una situazione di empasse che sembra senza via di uscita.
    Eppure, il procedimento avviato in sede civile dagli abitanti per cautelarsi ed ottenere il riconoscimento dei propri diritti, si è recentemente concluso con una vittoria su tutta la linea. Senza dimenticare l’esistenza di un impegno scritto nero su bianco dall’amministrazione comunale, la quale aveva promesso di intervenire d’ufficio per mettere in sicurezza l’edificio di via Bocciardo 1, nel caso la parte privata non avesse provveduto.

     

    Sentenza del TribunaleIL PROCEDIMENTO CIVILE E LE RELAZIONI TECNICHE

    Il Tribunale Civile di Genova, con l’ordinanza del 23 luglio 2012 ordina alla società B & C Group e alla ditta SCA, di eseguire tutte le opere necessarie a garantire la sicurezza dell’edificio condominiale e dell’area di cantiere.
    Proprietà ed impresa esecutrice non ci stanno e presentano ricorso (tecnicamente detto reclamo giudiziario). Ma i giudici della III sezione Civile del Tribunale genovese confermano il verdetto di primo grado. L’appello si conclude un mese fa, con l’ordinanza del 14 novembre 2012, che ribadisce l’ingiunzione della messa in sicurezza, tramite la realizzazione di una serie di interventi.

    Nella relazione del maggio 2012, il CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio), l’ingegnere Antonio Brencich, scrive «L’edificio di via Bocciardo si presenta oggi danneggiato con margini di sicurezza inferiori ai minimi normativi in conseguenza principalmente della deformazione del fronte di scavo; i pali eseguiti a formazione di contrafforti hanno lunghezza tale da non essere intestati nel substrato roccioso ma solo nella coltre superficiale. Solo i pali della paratia hanno lunghezza sufficiente ad intestarsi nel substrato roccioso sano».
    Di conseguenza «La prosecuzione degli scavi e della costruzione dell’autorimessa deve seguire tecniche e procedure tali da: stabilizzare il fronte di scavo a sud, posto a distanza dall’edificio di una decina di metri, ma pure in condizioni non stabilizzate in modo significativo dai puntelli metallici posti in opera; contenere la deformazione del terreno a tergo dei fronti di scavo da completare, obiettivo da conseguire mediante strutture connesse indirettamente (tramite pali e tiranti) al substrato roccioso consistente e non alla coltre superficiale».

    La situazione, secondo il monitoraggio, continuare a peggiorare «Gli ultimi dati inoltrati, quelli che si concludono al 25 maggio 2012, indicano un aumento dei danni e fanno temere un’evoluzione della deformazione della paratia – continua il CTU – L’evoluzione della deformazione potrebbe essere dovuta al recente periodo di piogge e all’effetto dell’accresciuta circolazione idrica sotterranea sull’intero versante e sulle incomplete opere di sostegno. Tale evenienza è resa viepiù probabile dalla dimostrata presenza e circolazione idrica sotterranea dell’area di scavo. Per avere certezza del significato dei dati rilevati è doveroso qui fare presente la circostanza che, quanto meno, dimostra come lo stato di attuale equilibrio sia essenzialmente precario, come il monitoraggio debba essere analizzato con frequenza quotidiana e come l’esecuzione delle opere di stabilizzazione definitiva del fronte di scavo debba essere avviata senza indugio».

    «La stabilizzazione definitiva dell’area richiede la sistemazione definitiva di dispositivi di sostegno del terreno oggi realizzati con opere chiaramente provvisorie», sottolinea la relazione integrativa del CTU (datata novembre 2012).

    I lavori i consolidamento comportano una spesa di circa 500-600 mila euro che nessuno sembra disposto a tirare fuori.
    B & C Group, infatti, avrebbe grosse difficoltà economiche soprattutto a causa di un’operazione immobiliare bloccata che vale svariati milioni di euro. Inoltre, tra proprietà e ditta esecutrice ci sarebbe un contenzioso aperto.
    Il direttore dei lavori si è dimesso e stando alle ultime notizie nessuno è ancora subentrato. Quindi ci troviamo alle prese con un cantiere che dovrebbe eseguire delle opere necessarie come sancito dal Tribunale, senza una figura responsabile (la sanzione prevista in questi casi è pari a soli 80 euro …).

    Nonostante il Comune di Genova abbia provato a pulirsi la coscienza con alcune ordinanze (per altro rimaste lettera morta), ha delle precise responsabilità. L’intervento è stato autorizzato dall’amministrazione comunale in data 9 settembre 2009 con la determinazione dirigenziale n. 2009/118.18.0/50.
    I lavori sono partiti a metà settembre 2009. Secondo gli abitanti gli interventi sarebbero stati eseguiti in modo difforme dal progetto. Fatto sta che l’8 febbraio 2011 i proprietari delle unità immobiliari del condominio di via Bocciardo 1 hanno denunciato ai competenti uffici comunali (Servizio Edilizia Privata ed Ufficio Geologico) e provinciali (Ufficio Difesa Suolo) l’esistenza di tali difformità.
    Ma in seguito l’amministrazione pubblica non avrebbe vigilato in maniera adeguata sulla prosecuzione dei lavori.
    «Il controllo dei cantieri non deve avvenire su richiesta del vicino di casa – sottolinea l’ingegnere Giovanni Consigli, consulente tecnico degli abitanti – dopo le sollecitazioni dei residenti gli uffici comunali avrebbero dovuto tenere il fiato sul collo dell’impresa esecutrice».

     

    LE ORDINANZE COMUNALIbox via bocciardo

    Dopo un sopralluogo sull’area di cantiere, il Comune di Genova emana l’ordinanza n. 393506 (datata 13 dicembre 2011), firmata dall’allora dirigente responsabile del Settore Protezione Civile e Pubblica Incolumità, Sandro Gambelli, con cui «Ordina alla ditta SCA e al progettista e direttore dei lavori, di far pervenire entro il termine di trenta giorni dalla data di notifica di presente provvedimento la dichiarazione di messa in sicurezza del muro di sostegno a monte di via Tanini e di sostegno del terreno su cui sorge il fabbricato ubicato in via Bocciardo 1 (civ. n.1-1A-1/rosso-1°/rosso) … In caso di inottemperanza, la presente ordinanza verrà inviata alla Direzione Nuove e Grandi Opere-Settore Opere infrastrutturali per l’esecuzione d’ufficio a totali spese a carico della ditta costruttrice la struttura da adibire a box e progettista e direttore dei lavori».

    Il 21 dicembre 2011 il dirigente Paolo Berio (Direzione Sviluppo Urbanistico e Grandi Progetti–Settore Approvazione Progetti e Controllo Attività Edilizia) firma un’ordinanza urgente con cui l’amministrazione revoca l’autorizzazione concessa a suo tempo dalla Provincia di Genova. «Considerato che gli accertamenti condotti in sito e la successiva analisi di documenti e relazioni hanno fatto emergere che i lavori di scavo sono stati eseguiti in difformità rispetto a quanto illustrato nella relazione tecnica depositata presso la Provincia di Genova ai fini dell’ottenimento dell’autorizzazione in variante perfezionata con provvedimento n. 5193 del 09/09/2011 .… Rilevata peraltro la necessità di far salva la possibilità di dar corso a tutte le opere cui fa riferimento l’ordinanza n. 39356 del 13 dicembre 2011 assunta dal Settore Protezione Civile e Pubblica Incolumità, nonché ogni altro eventuale adempimento finalizzato alla messa in sicurezza del sito, già previsto o che venga in futuro disposto da parte di enti e o uffici competenti, revoca l’autorizzazione n. 5193 del 09/09/2011 e ordina alla società B & C Group, alla società SCA e al progettista e direttore dei lavori, di provvedere all’immediata sospensione dei lavori».

    Nel gennaio 2012 Gambelli scrive alla Direzione Nuove e Grandi Opere «Poiché l’ordinanza dirigenziale n. 393506 del 13/12/2011 è stata notificata ai soggetti nei giorni 21 e 23 dicembre ed è quindi di prossima scadenza il giorno 22 c.m. (gennaio) si chiede di verificare se sono state eseguite le opere citate nell’ordinanza stessa richieste alla ditta SCA costruttrice dei box in via Tanini e al progettista e direttore dei lavori. Nel caso non avessero provveduto nei tempi concessi ad adempiere a quanto previsto nell’ordinanza n. 393506 del 13/12/2011 si invita codesta direzione a voler predisporre l’esecuzione in danno dei lavori urgenti per l’eliminazione della situazione di pericolo in ottemperanza all’ordinanza di cui sopra».

    E invece, a distanza di oltre un anno, nulla è stato fatto. Il Comune di Genova non è intervenuto per l’esecuzione d’ufficio del provvedimento. L’ordinanza del 13 dicembre 2011, secondo quanto filtra dagli ambienti comunali, sarebbe considerata illegittima.

    La diatriba, infatti, si è sviluppata tra due soggetti privati «Un eventuale intervento sostitutivo dell’amministrazione pubblica appare rischioso – precisa il dirigente Paolo Berio – perché potrebbe prefigurare la contestazione di un danno erariale».
    Durante l’ultimo incontro tra inquilini, legali e tecnici delle parti in causa, svoltosi circa un mese fa, l’assessore comunale con delega all’Edilizia privata, Francesco Oddone, avrebbe affermato «L’ordinanza (riferendosi a quella del 13 dicembre 2011, ndr) è stata un errore».

     

    Cantiere via TaniniUN PERICOLO PER LA PUBBLICA INCOLUMITA’

    A distanza di una decina di metri dall’edificio lesionato di via Bocciardo 1, nel tratto di strada privata che si affaccia sull’enorme voragine dell’area a sud del cantiere, si trovano i civici n. 66A-66B-66C-68-68A di via Tanini. Decine di famiglie sono preoccupate perché una situazione di incipiente dissesto e pericolo sta interessando anche la strada di accesso alle loro abitazioni.

    I residenti consapevoli del rischio hanno incaricato l’avvocato Michele Forino e lo stesso ingegnere Consigli di seguire la vertenza.

    Nelle relazioni tecniche viene evidenziata la necessità di intervenire proprio sull’area a sud del cantiere «Per quanto più lontano dal fabbricato la parte a sud del cantiere presenta la massima altezza di scavo raggiunta nel cantiere – scrive il CTU a maggio 2012 – La profondità dello scavo è dell’ordine dei 12 metri ed il fondo ha raggiunto in alcune parti la quota d’impostazione della fondazione. Il perimetro dello scavo si trova a filo di una strada privata a monte e a una certa distanza dall’edificio dei ricorrenti».

    Come emerge dalla documentazione fotografica «Sul fronte a monte di questa parte di cantiere vi sono copiose ed estese venute d’acqua collocate ad una quota coerente con la profondità a cui i recenti sondaggi geognostici hanno riscontrato la presenza di acqua sotterranea in altre parti del cantiere. Tale circostanza costituisce un elemento di potenziale instabilità del fronte destinato a manifestarsi qualora le opere di sostegno rimanessero in una configurazione provvisoria e precaria come sono attualmente».

    Nella zona in questione «Erano stati realizzati originariamente due contrafforti (analoghi a quelli sul fronte di scavo antistante l’edificio dei ricorrenti) che sono stati poi demoliti e sostituiti con degli esili elementi metallici. Tali opere sono caratterizzate da scarsa rigidezza e snellezza molto elevata tali da costituire un debole irrigidimento degli spigoli. Qualora gli spigoli dovessero danneggiarsi si potrebbero manifestare fenomeni d’instabilità dell’opera di sostegno forieri di sviluppi alquanto pericolosi. Sebbene oggi non si ravvisi alcun segno di pericolo a carico di quest’area di cantiere, per altro scarsamente monitorata in quanto la quasi totalità della strumentazione è disposta sul fronte nord del cantiere, è necessario che le strutture vengano completate quanto prima».

    «Stiamo monitorando la situazione – assicura il dirigente comunale Berio – Ovviamente, nel caso si profilasse un concreto pericolo per l’incolumità pubblica, l’amministrazione dovrebbe intervenire». Almeno finora, secondo il Comune di Genova, tale situazione di estrema criticità, non sussiste.

    Comunque bisogna sottolineare che anche altre case vicine a quella di via Bocciardo 1 presentano delle fessurazioni. Ma le persone, visto il tragico precedente, preferiscono vivere nell’incertezza piuttosto che rischiare anch’esse di rimanere fuori dalle loro abitazioni chissà per quanto tempo.

     

    UN PROGETTO PER IL CONSOLIDAMENTO DELLE STRUTTURE PRESENTATO MA MAI ESEGUITO

    Proprietà e ditta costruttrice continuano ad affermare, solo a parole, che interverranno con la messa in sicurezza ma non sono ancora passate ai fatti concreti.
    L’ingegnere Aldo Signorelli, progettista incaricato dalla B & C Group, il 1 agosto 2012 ha presentato un’ipotesi di progetto per il consolidamento delle strutture del civico 1 di via Bocciardo e della paratia eseguita con gli scavi per la realizzazione dell’autorimessa interrata.
    Nello studio è rappresentata la necessità di eseguire tiranti nel sedime dell’edificio di via Bocciardo 1 e al di sotto delle proprietà private dei giardini degli appartamenti del piano terra del fabbricato di via Bocciardo n. 1 A.
    Lo studio progettuale, però, non ha avuto alcun seguito. «Per presentare un progetto definitivo bastano 10 giorni, perché non l’hanno ancora fatto? – si chiede l’ingegnere Giovanni Consigli – L’intervento costa svariate migliaia di euro e non vogliono assumersene l’onere, nonostante siano stati condannati a farlo».
    Ad oggi nessun altro documento di progetto è mai stato consegnato.

     

    ULTIMI SVILUPPI

    «A distanza di oltre un anno ancora non ci sono prospettive reali – spiega amareggiato Enrico Ciani, abitante ed amministratore dell’edificio condominiale di via Bocciardo 1 – Nessuna tempistica di intervento, nessun impegno concreto e noi continuiamo a rimanere senza casa».

    «L’unica fortuna è che finora il dissesto non è arrivato al peggior epilogo», sottolinea l’ingegnere Giovanni Consigli.

    In sede penale un primo procedimento è stato avviato in parallelo a quello civile. Nell’ottobre 2012 il signor Ciani, in qualità di amministratore del condominio, ha sporto una formale denuncia di querela.

    «L’unica soluzione è fare un’intensa azione di “moral suasion” nei confronti della parte privata – conclude il dirigente Berio – Adesso pare, ma non voglio dirlo troppo forte, che nel giro di breve tempo le società interessate dovrebbero presentare la documentazione per riprendere i lavori ed eseguire la messa in sicurezza».

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

     

  • Cornigliano, progetto YEPP: l’impegno dei giovani per il quartiere

    Cornigliano, progetto YEPP: l’impegno dei giovani per il quartiere

    Cornigliano
    Promosso in Italia dalla fondazione piemontese Compagnia di San Paolo, il progetto YEPP approda prima in Piemonte (dal 2003 a Torino Mirafiori, Porta Palazzo, Falchera, poi nelle Langhe e nel cuneese) e poi arriva in Liguria nel 2007. Quattro i siti principali nella nostra regione: oltre a Cornigliano, nello spezzino e nel savonese, ad Albenga e Loano. L’esperienza di Genova fa parte della cosiddetta fase 2 di YEPP, ovvero di “diffusione e replicabilità”, dopo la fase di sperimentazione avviata nel 2001. Peculiarità del progetto è quella di essere realizzata sempre in aree geograficamente limitate, in modo da essere più efficace.

    Non tutti sanno che è attivo a Cornigliano, ormai dal 2007, un progetto di “sviluppo di comunità” attuato dai giovani per il rilancio e la riqualificazione delle aree urbane degradate. Si chiama progetto YEPP (Youth Empowerment Partnership Programme), un’iniziativa nata nel 2001 per volontà di fondazioni internazionali (tra le altre, l’associazione INA della Freie Universität di Berlino e NEF, Network of European Foundations), presente in vari paesi europei, tra cui Belgio, Bosnia Herzegovina, Finlandia, Germania, Irlanda, Italia, Polonia e Slovacchia.

    Oggi, a cinque anni di distanza dalla presentazione del progetto per Cornigliano, sono pochi i genovesi che sanno che cosa sia di fatto questo YEPP e quali siano nello specifico le sue attività. Eppure l’iniziativa coinvolge, oltre ai giovani del quartiere, ben 15 associazioni del Ponente, dall’organizzazione di concerti, all’attività didattica.

    Abbiamo incontrato il coordinatore di YEPP Cornigliano, Ferdinando Barcellona, e Giulia Cassinelli, dell’Associazione La Stanza. Proviamo a fare luce su come opera YEPP e sui progetti che realizza.

     

    I PIANI OPERATIVI

    Come ci racconta Ferdinando Barcellona, «obiettivo del progetto è non tanto quello di lavorare per i giovani, quanto di lavorare con i giovani». Per questo, anche YEPP  Cornigliano ha realizzato dal 2007 tre Piani Operativi, l’ultimo dei quali sarà ultimato tra poco. Si tratta di programmi in cui enti pubblici (Comune di Genova e Municipio VI Medio Ponente), le 15 associazioni locali e i ragazzi di Cornigliano propongono nuovi progetti da realizzare.
    I finanziamenti sono stanziati da Regione Liguria e dalla Compagnia di San Paolo.

    Dai documenti ufficiali di YEPP Cornigliano, risulta che nel 2008 i costi per le linee progettuali ammontavano a € 103.913.10; per coprirli, la rete ha ricevuto un contributo di € 20.000 da parte della Regione Liguria e di € 83.913,10 dalla Compagnia di San Paolo. Anche per l’anno successivo si parla più o meno delle stesse cifre: un totale di € 100.138, di cui € 24.000 stanziati dalla Regione e il resto dalla Compagnia di San Paolo. Per l’ultimo piano 2011-2012, invece, la Regione non ha emesso finanziamenti. Come di dice lo stesso Ferdinando Barcellona: «I Piani operativi in questi anni sono stati finanziati prevalentemente dalla Compagnia di San Paolo. Abbiamo poi effettuato attività di fundraising con la partecipazione a due bandi della Regione Liguria nel 2008-2009. Inoltre, il Municipio e la Società per Cornigliano sostengono YEPP attraverso l’utilizzo di spazi in modo gratuito. In questo momento, a conclusione del piano 2012, siamo in fase di valutazione e a breve ridefiniremo nuovi obiettivi per il prossimo anno».

     

    I PROGETTI

    Ad essere attualmente attivi sono 4 progetti su 5: Lavorare Stanka?, Tank TV, Villaggio di YEPP, Cornigliano Mon Amour. Youth Bank, sperimentata nel 2009, al momento non è attiva, ma l’intenzione è di riprenderla nel 2013. Tutte le attività sono svolte presso l’Infopoint di Cornigliano. Ecco i progetti, in dettaglio:

    “Lavorare Stanka?” è rivolto ai giovani (16-28 anni) del quartiere, lavoratori o in cerca di occupazione. Il progetto prevede la creazione di un apposito spazio di ascolto, il Job Club, in cui i ragazzi discutono “inter pares” di lavoro: i coordinatori sono un gruppo di giovani che aiuta i coetanei a entrare in contatto con le realtà lavorative del Ponente.

    Inoltre, YEPP promuove anche un progetto multimediale a livello internazionale, l’Empower Media Network. A Cornigliano, in particolare, è stata creata Tank Tv, web tv per la realizzazione di video e photostory, con l’obiettivo finale di sviluppare una vera tv di comunità. L’iniziativa è aperta ai ragazzi dai 16 ai 25 anni che amano le nuove tecnologie: grazie a un laboratorio multimediale dotato di attrezzature, gratuito e aperto a tutti, i ragazzi imparano a creare cartoni animati, cortometraggi e documentari sul loro quartiere. Molti di loro, grazie al progetto, partecipano a contest regionali, nazionali e internazionali. Gli spazi per le registrazioni sono situati presso il CEL Torretta di viale Narisano che, assieme alla Cooperativa sociale Incontro (tra le associazioni partner), ha reso possibile la realizzazione del progetto.

    Il “Villaggio di YEPP” è un’iniziativa che promuove il supporto giovanile attraverso la creazione di un “contenitore di sogni”, uno spazio aperto e libero in cui i ragazzi possono trascorrere del tempo, interagire con adulti e coetanei, condividere esperienze e ascoltarsi.

    Come detto, nel 2009-2010 è stato attivato il progetto Youth Bank che, prendendo spunto da altre iniziative europee, finanzia le iniziative promosse dai giovani, per migliorare la vivibilità nella comunità e ridurre il disagio giovanile. Ad oggi, non è più attivo.

    Ponte di Cornigliano
    Le Associazioni coinvolte nel progetto YEEP Cornigliano: Gruppo temporaneo di lavoro per la trasformazione delle aree ex-acciaieria ILVA, Compagnia teatrale Waltersteiner, Circolo Merlino Scacchi Ponente, Fondazione Sorriso Francescano, Comitato Genitori e Anziani Campi, Associazione La Stanza, Cooperativa Incontro – CELTorretta, Consorzio soc. Agorà – Educativa Territoriale Medio Ponente, Connsorzio Soc. Agorà – AGA Ponente, Associazione ARCI Genova (ora fuoriuscita), ARCI Uguaglianza, Associazione Arciragazzi, Gruppo Scout Genova 56, Associazione italo- latino americana “Fratelli nel Mondo”, Polisportiva Cornigliano ’79, Associazione “Oltre Frontiere”.

    Altra iniziativa è Cornigliano Mon Amour, festival di Arti di strada e Cultura Hip Hop. Nel primo Piano Operativo il progetto era stato diviso per aree tematiche: identità e quartiere (“Mon Amour nel tempo”) e integrazione (“Mon Amour nel mondo”). Dal 2012 si è deciso di accorpare il tutto sotto la più generale area “cittadinanza”. I giovani di Cornigliano sono stati interpellati direttamente e hanno deciso di loro iniziativa di dare vita a un progetto che avesse a che fare con la musica, in particolare rap e hip hop. Così sono nati vari workshop permanenti di musica, scrittura di testi rap, fotografia, ecc., guidati sia da giovani che da figure professionali. Tutto il lavoro svolto durante l’anno sfocia poi nel grande evento estivo, il festival Cornigliano Mon Amour, che ormai da cinque estati, nel mese di luglio, porta nel quartiere gruppi locali e artisti hip hop come Tormento (ex Sottotono), Uochi Tochi, Emis Killah.

    Non solo Cornigliano, dunque: creato per ridare slancio al quartiere, l’evento oggi è importante per tutta Genova. «Ormai il festival è diventato un appuntamento nazionale per gli amanti dell’hip hop – ci racconta Giulia Cassinelli dell’associazione La Stanza, che partecipa all’organizzazione dell’evento – e questo è stato possibile grazie al nostro impegno e al sostegno di YEPP, che ha ci permesso di dare continuità alla manifestazione». Ad esclusione della prima edizione, organizzata ai Giardini Melis, e della terza a villa Bombrini, dal 2009 il festival si svolge alla Valletta Rio S.Pietro, zona simbolo di degrado urbano. La scelta è in linea con l’ideologia YEPP di riqualifica delle zone “a rischio” e delle aree verdi, proseguita alla Valletta con l’iniziativa degli Orti Sinergici.

    È giusto, quindi, sfatare molti del luoghi comuni su Cornigliano. A dispetto della fama ormai guadagnata, è un’area che sta provando sul serio, da anni, a riqualificarsi e darsi nuove opportunità. Ancora troppo spesso, però, gli stessi corniglianesi fanno fatica a entrare in contatto con le associazioni attive sul territorio e a cercare un dialogo con esse. Interpellando gli stessi abitanti di Cornigliano, infatti, ci si scontra con un numero elevato di persone che ancora ignorano l’esistenza del progetto YEPP dopo 5 anni di attività… La carenza di riflettori intorno a YEPP accomuna anche le altre associazioni che fanno parte della sua rete: progetti sempre più importanti non solo per il Ponente ma per tutta Genova, che tuttavia non hanno la visibilità che meriterebbero.

    ASSOCIAZIONE “LA STANZA”

    In questa rete opera la già citata associazione La Stanza. Fondata nel 2004, senza fini di lucro, libera, apolitica, apartitica, con lo scopo di promuovere (inter-)cultura e solidarietà attraverso la creazione di uno spazio aperto sul territorio, in cui poter esprimere sogni e bisogni. Nata dall’incontro della sociologa Maddalena Bartolini (oggi Presidente della Commissione per le Pari Opportunità e le Politiche Giovanili) e l’artista Francesca Traverso, da qualche anno le fondatrici hanno passato il testimone alla stessa Giulia Cassinelli e a Marco Maello. Sorta all’interno dei giardini Melis, oggi La Stanza è ospitata (come YEPP) dai locali dell’Infopoint di Cornigliano, nell’attesa che i lavori di Villa Serra vengano ultimati. In particolare, essa realizza laboratori per chiunque voglia cimentarsi nelle varie arti dell’hip hop, e ha il merito di aver lanciato nuovi talenti, come il gruppo genovese dei Santa Alleanza. Nata come lavoro volontario, oggi l’associazione si sostiene con i finanziamenti provenienti da YEPP – San Paolo elargiti in misura diversa a tutte e 15 le associazioni aderenti, molte delle quali non potrebbero vivere altrimenti.

    Da qui, l’importanza del progetto YEPP, che permette a piccole realtà indipendenti come questa di realizzare progetti che abbiano una continuità temporale. Proprio quest’ultimo è l’elemento necessario in una realtà complessa come quella di Cornigliano. E se fino ad ora di YEPP, de La Stanza e delle altre piccole unità che agiscono nel quartiere si sa poco è perché, come ci racconta Giulia: «Quello che ci interessa sono i progetti. Sì, la parte di comunicazione è carente, ma a nostra discolpa possiamo dire che siamo più concentrati sui progetti e sulle persone che sull’attività di promozione. In fin dei conti, a noi interessa esserci per il nostro quartiere…».

     

    YEPP – Youth Empowerment Partnership Programme
    Via San Giovanni D’Acri 6 (nei locali di Infopoint Cornigliano e CGIL)
    Genova Cornigliano – Municipio VI Medio Ponente
    Web:  http://www.yepp.it/genova / Facebook: http://it-it.facebook.com/pages/Yepp-Genova-Cornigliano/

     

    Elettra Antognetti

  • Castelletto, Valletta San Nicola: ecco il progetto dei cittadini

    Castelletto, Valletta San Nicola: ecco il progetto dei cittadini

    Valletta Carbonara San NicolaUn progetto “contenitore” capace di accogliere idee e spunti differenti, proposte di associazioni e singoli cittadini, con al centro la valorizzazione di un Bene Comune dell’intera cittadinanza, ossia Valletta San Nicola, un’area verde di 20 mila metri quadrati che sorge alle spalle del glorioso ex Albergo dei Poveri – costruito con i blocchi di pietra estratti dallo sbancamento dell’antica collina Carbonara che ha dato vita a questa conca naturale – proprietà dell’Asp Emanuele Brignole, l’istituto di assistenza agli anziani (azienda pubblica ma di diritto privato, nel cui consiglio di amministrazione siedono rappresentanti del Comune di Genova e della Regione Liguria, oltre agli eredi della famiglia Brignole) che oggi si trova alle prese con uno spaventoso buco di bilancio.

    “Il sogno”, come lo chiamano i promotori dell’iniziativa, è stato illustrato martedì sera a Castelletto, presso i locali del Circolo Arci 1 maggio di San Nicola, alla presenza di numerosi cittadini interessati e curiosi, realtà associative (ad esempio L’Erba Voglio, che da anni cura con successo un’area verde in via Ferrara) giovani architetti, scout laici, rappresentanti dei Gruppi di Acquisto Solidali, tutti stimolati dalle suggestioni che, fin dal principio, il progetto è stato in grado di suscitare.

    «Da circa un paio di anni abbiamo iniziato a discutere sul futuro di Valletta San Nicola e così è nata questa fantastica avventura –racconta Domenico Villani, coordinatore del gruppo che ha elaborato il progetto, guidato dal “Comitato Le Serre” con la collaborazione di Isde-Medici per l’ambiente, Italia Nostra, Legambiente, Movimento Decrescita Felice – l’ultima assemblea, svoltasi nel febbraio scorso, è stata molto partecipata. Negli ultimi 3 mesi abbiamo intensificato l’attività e ci siamo visti settimanalmente. Il nostro è stato un lavoro condiviso e stasera lo presentiamo per la prima volta a persone che come noi hanno il medesimo obiettivo, cioè riappropiarsi degli spazi del territorio, oppure alle diverse realtà che in altre zone di Genova già svolgono attività di questo genere, quali ad esempio la manutenzione di aree verdi o la creazione e gestione di nuovi spazi di aggregazione».

    «Dopodomani (giovedì 13 dicembre) avremo un incontro con il Municipio Centro-Est, poi presenteremo il progetto al Sindaco e prima di Natale avremo un incontro con la Regione Liguria – continua Villani – A gennaio-febbraio 2013 organizzeremo un’assemblea pubblica per presentare il progetto alla cittadinanza. A questo punto andremo a bussare alla proprietà per vedere quali prospettive si apriranno».

    Il problema è appunto legato alla disponibilità dei terreni, proprietà dell’Asp Brignole. L’istituto, come detto in precedenza, naviga in cattive acque. Per ripianare il debito – che ammonterebbe a circa 50 milioni di euro – l’Asp Brignole sta alienando diverse proprietà e anche l’area di San Nicola corre il rischio di essere messa in vendita.

    Valletta Carbonara San NicolaLa valletta, nel corso degli anni, è stata interessata da diversi tentativi di cementificazione, fortunatamente sventati. L’ultimo in ordine di tempo prevedeva la realizzazione di centinaia di parcheggi interrati. Il progetto, tuttora esistente, è strettamente legato alle destinazioni d’uso stabilite dal nuovo Puc (Piano Urbanistico Comunale) che indica Valletta San Nicola come Distretto di Trasformazione.

    Dove sarebbe previsto tutto ed il contrario di tutto «È una somma di contraddizioni – spiega Franco Montagnani di Legambiente – parcheggi privati, servizi privati, ma anche aree verdi e polo agricolo. Noi, insieme ad Italia Nostra, altre associazioni e comitati, abbiamo presentato diverse osservazioni al Puc che a breve dovranno essere discusse in sede comunale e ci auspichiamo possano dare la svolta decisiva per il futuro della valletta».

    In questi giorni la Regione Liguria, nell’ambito della Vas-Valutazione Ambientale Strategica (nuovo strumento che per la prima volta viene applicato per un piano urbanistico del capoluogo ligure), ha espresso parere negativo in merito alla destinazione a parcheggi interrati. «Se da un lato c’è la pressione della regione e dall’altra quella dei cittadini, possiamo raggiungere 2 obiettivi – sottolinea Domenico Villani – intanto che non si costruisca alcunché; e poi ottenere, gradualmente, tutta la valletta, restituendola così al quartiere».

    Inoltre, i terreni dell’Istituto Brignole ospitano anche i vivai comunali, un prezioso patrimonio naturalistico che sembrava destinato a trasferirsi altrove (l’ipotesi più probabile era presso i Parchi di Nervi). Questo perchè l’amministrazione comunale, ormai da anni, non paga l’affitto alla proprietà. Ma recentemente l’orientamento del comune pare esser cambiato e sul “Corriere Mercantile” dello scorso 3 ottobre, il Vice sindaco e assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini dichiara «Stiamo pensando di acquistare i terreni. Visto che il comune è in debito con il Brignole per pagamenti d’affitto arretrati , l’acquisto dei terreni potrebbe essere la strada per saldare il tutto e chiudere la partita». Bernini ha aggiunto «Se valorizzate, le nostre serre potrebbero diventare un’attrazione turistica. Comunque, indipendentemente dall’acquisto dei terreni, io penso che in quell’area vada salvaguardato il verde e che quindi si debba riconsiderare la possibilità di costruire parcheggi, prevista dal Puc».

    Valletta Carbonara San NicolaTornando al progetto, l’obiettivo generale è «Dimostrare prima di tutto a noi stessi che è possibile elaborare insieme un modello di gestione sostenibile dei beni comuni del territorio e delle sue risorse agricole basato sul contributo diretto della comunità locale e dei soggetti ad essa riconducibili – spiega Villani – il nostro sogno è trasformare la valletta in uno spazio integrato di attività ricreative, didattiche e produttive in cui persone di tutte le età e condizioni, possano incontrarsi ed operare insieme producendo capitale sociale, non necessariamente monetario, da mettere a disposizione della comunità locale».

    I promotori dell’iniziativa sono partiti da 3 assunti: tutela, riqualificazione e valorizzazione «La valletta è un ecosistema urbano, un’area verde di pregio, da tutelare e riqualificare – racconta MontagnaniRestituendola alla cittadinanza per una pubblica fruibilità basata su una gestione collettiva».

    «Il sito ha una storia verde – continua Montagnani – Dietro e di fronte all’Albergo dei Poveri si pensò di lasciare dei terreni liberi in modo tale che le persone indigenti potessero procurarsi da vivere con attività agricole (orti, ecc). Inoltre, dal 1850 la valletta ospita i vivai comunali. La storia ci conferma la sua vocazione agricola».
    Senza dimenticare che su quest’area grava un vincolo monumentale della Soprintendenza che l’ha definita “di interesse storico–artistico particolarmente importante”.

    Al suo interno c’è un patrimonio da difendere e valorizzare «Finora ci siamo riusciti – sottolinea Montagnani –  Le 2 grandi serre ospitano felci arboree e piante tropicali. Secondo noi devono essere valorizzate a dovere, ad esempio dal punto di vista didattico. Siamo vicini all’orto botanico Hanbury e si potrebbe creare un’importante sinergia». 

    Sono 3 le linee di azione: agricoltura urbana (orti urbani); turismo e didattica (serre storiche); ricerca e impresa (ecotipi locali e ricerca).  «Questo progetto è un contenitore aperto composto da tanti progetti che possono esser presentati da cittadini e associazionicontinua Montagnani – Le attività che verranno svolte si sosterranno con forme di autofinanziamento. E poi con la ricerca di fondi europei».

    L’area è stata suddivisa in macro-aree, ognuna con la propria macro-funzione:

    Polo Botanico Storico-Scientifico (in collegamento con il Polo Botanico Villa Hanbury dell’università di Genova): conservazione e tutela collezione comunale di felci e piante esotiche; tutela biodiversità locale ligure; formazione di un polo cittadino di eccezionale rilievo botanico a fini scientifico-culturali da inserire nel circuito degli orti botanici liguri (Hanbury, Pallanca, ecc.).

    Spazio pubblico di riaggregazione sociale: punto di incontro, informazione e formazione dei cittadini per lo scambio prodotti biologici di filiera corta; punto ristorazione vegetariana con prodotti locali; aree verdi aperte al quartiere; attività sportive a basso impatto ambientale e basso livello di competitività (corsa, bocce, ecc.).

    Produzione agricola e biovivaistica: vivaio amatoriale e/o commerciale di produzione, distribuzione piante orticole biologiche da trapiantare; vivaio di produzione, distribuzione di piante autoctone derivanti da ecotipi locali (quale luogo ideale per la difesa della biodiversità); orti urbani individuali e/o collettivi, coltivati con tecniche tradizionali o sperimentali (orti sinergici, biodinamici, ecc.); orti urbani con funzione didattica e di recupero sociale.

    L’ambizione, espressa da molti dei presenti, è che questa iniziativa partita da Castelletto possa diventare un modello, riproducibile in altre zone della città.

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Prà: il Sindaco presenta il nuovo progetto di riqualificazione

    Prà: il Sindaco presenta il nuovo progetto di riqualificazione

    Prà, panorama e VteNell’ottobre scorso la popolazione di Prà ha scoperto che il tanto atteso progetto di riqualificazione della Fascia di Rispetto (Progetto Integrato Prà Marina) rischiava di saltare– e con esso 15 milioni di euro di finanziamento (in gran parte provenienti dall’Unione Europea) – a causa di alcuni evidenti errori tecnici nel progetto, già approvato in tutte le sedi e pronto per l’appalto.

    In appena 1 mese e mezzo il piano è stato rivisto e stasera alle ore 20:40 presso il Centro Remiero, la Prà del futuro sarà ufficialmente presentata dal sindaco Marco Doria durante un consiglio municipale straordinario, chiamato ad esprimere il proprio parere in merito alle soluzioni progettuali scelte dell’amministrazione comunale.

    Ma già si annuncia una serata movimentata perchè il Comitato per Prà – una delle tante realtà associative da anni impegnata sul territorio – denuncia «Dovevamo decidere insieme ma alla fine hanno deciso solo loro!!!».

    «Si è costituito un tavolo tecnico composto da municipio, tecnici, associazioni, comitati di Prà – spiega Mauro Avvenente, presidente del Municipio Ponente – Gli architetti del Comune di Genova sono stati incaricati di preparare un nuovo progetto».
    Una corsa contro il tempo per non perdere il finanziamento, visto che il termine ultimo per il completamento delle opere è fissato entro il 31 dicembre 2015.

    «A settembre il Comune di Genova ammette che la progettazione dei P.O.R. è a rischio – spiega il Comitato per Prà – Di fronte alla loro manifesta incapacità, abbiamo accettato di formare un tavolo tecnico che doveva: definire un paio di ipotesi progettuali su cui la cittadinanza poteva esprimersi e decidere attraverso un vero percorso partecipato. Una delle ipotesi doveva puntare più sulla vivibilità del quartiere (quindi un restyling dell’Aurelia che preveda solo 2 corsie) piuttosto che sulla viabilità (4 corsie)».

    Inoltre, il tavolo tecnico aveva il compito di «Sottoscrivere un protocollo d’intesa che impegnava l’amministrazione comunale su aspetti importanti per il futuro di Pra’ – continua il comitato –  quali ad esempio: aumento spazio piscina; da subito pulizia e decoro della Fascia; manutenzione del “verde” previsto a progetto; riqualificazione e messa in sicurezza del Parco Dapelo e della zona a levante Palamare; posizione definitiva su NaveBus; pedonalizzazione di Sapello e semipedonalizzazione di Airaghi; realizzazione di una “Passeggiata” tra Pegli e Voltri».

    Di fronte alla decisione di non far decidere la cittadinanza della delegazione, il Comitato per Prà è uscito dal tavolo tecnico.

    «Non vogliamo essere complici di chi ci ha usato – conclude il Comitato per Prà – La partecipazione è stata negata. Hanno deciso le solite facce con i soliti modi. Chi ha sbagliato deve pagare!!!».

     

    Matteo Quadrone

  • Quezzi, accesso a via del Molinetto: rampa carrabile alternativa al ponte

    Quezzi, accesso a via del Molinetto: rampa carrabile alternativa al ponte

    Dopo 13 mesi di attesa, finalmente, almeno una risposta è arrivata: la rampa carrabile alternativa all’antico ponte di accesso a via del Molinetto (alture di Quezzi) – danneggiato dall’alluvione del novembre 2011 – si farà.
    Dopo una mozione votata all’unanimità dal Municipio Bassa Valbisagno, pressioni di ogni genere, iniziative promosse direttamente dagli abitanti che hanno inviato lettere e mail alle autorità competenti, la soluzione urbanistica – già individuata sulla carta nell’estate scorsa – verrà messa in pratica.
    Ad oggi, però, restano ancora da capire «Quali siano i tempi di realizzo e le modalità, non abbiamo visto neppure il disegno del progetto – spiega il consigliere (Rc-Fds) del Municipio Bassa Valbisagno, Giuseppe Pittaluga – Mentre per un intervento provvisorio, una passerella “salvavita” che avrebbe alleviato le pene subite per mesi e mesi da un centinaio di abitanti, sarebbero stati sufficienti poche migliaia di euro. L’amministrazione comunale, invece, si è dimostrata succube, abdicando al proprio ruolo, più per ragioni di sudditanza politica che di necessità economiche, accettando l’iniziativa dei tecnici della regione e dei privati che effettueranno l’intervento urbanistico».

    È di pochi giorni orsono, infatti, la notizia dell’accordo tra Coop 7 (l’impresa che a sue spese si occuperà dei lavori) e Commissario Delegato per il Fereggiano (attività svolta a titolo gratuito dal Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando): via libera all’intervento finalizzato al ripristino dell’accesso carrabile a via del Molinetto tramite la costruzione di una rampa alternativa al ponte «Che carrabile non lo è mai stato – sottolinea Pittaluga – era asservito ai mezzi rurali ed ai motocicli, a velocità limitata, così come tutta la creuza», abbattendo tre magazzini (di cui uno abusivo) e creando un accesso diretto dalla via principale «Esattamente sul ponte della via, in curva – continua il consigliere del municipio – e tagliando a quell’altezza il marciapiede andandosi ad inserire nella creuza sottostante con un dislivello di più di 2 metri».

    In pratica una mulattiera storica «Verrà trasformata in carrabile per decreto governativo – denuncia Pittaluga – Va da se che i drenaggi della rampa dovranno esser funzionali almeno alla cascata d’acqua proveniente da tutta via Fontanarossa, che altrimenti si abbatterebbe, ad ogni pioggia, sugli usci delle abitazioni con l’ingresso sulla mulattiera».
    La natura pedonale di un percorso «Secondo noi non può essere alienata ad altri interessi, anzi, in prospettiva andrebbe valorizzata», spiega il consigliere del Municipio. Senza dimenticare che l’antico ponte di pietra «Verrà abbandonato al degrado grazie ai furbeschi “vincoli” richiesti dalla precedente amministrazione che, abituata a mischiare le carte, ne ha così impedito l’immediata ricostruzione», aggiunge Pittaluga.

    Ma tant’è la soluzione individuata è quella della rampa e bisogna fare buon viso a cattivo gioco. Tuttavia, la volontà espressa e deliberata unanimemente dal Consiglio del Municipio Bassa Valbisagno a favore di un percorso di urbanistica partecipata, dovrebbe ancora lasciare spazio a suggerimenti e punti di vista differenti, garantendo il pluralismo d’opinione dei cittadini interessati.
    Si tratta di «Un piccolo percorso, in una piccola area, a proposito di un piccolo intervento – continua Pittaluga – Eppure sarebbe l’unico spiraglio di dignità civica, un tentativo di creare le condizioni minime necessarie perché la comunità torni a considerarsi tale, non un insieme di egoismi consociati in qualche speculazione, ma abitanti che condividono un territorio comune e che su questo si confrontano».

    Per procedere in una direzione coerente il Municipio Bassa Valbisagno inviterà il Commissario Delegato a presentare l’iniziativa ai cittadini. «Crediamo che la sede opportuna sia un Consiglio Monotematico Straordinario che venga indetto in orario serale per permettere agli interessati di partecipare – spiega Pittaluga – Nell’impossibilità di un Consiglio si può indire una Commissione “aperta” all’audizione dei residenti coinvolti, su nostro invito e/o su loro richiesta, con tema il Decreto del Commissario».
    Ancora non ci sono dati e numeri certi sui tempi e i modi d’intervento «Ma indire questo evento in tempi rapidi non è solo un segno di trasparenza e correttezza, è anche rispettoso del disagio che tutt’ora e nel prossimo futuro le persone dovranno sopportare – conclude il consigliere del municipio – Certo è che i cittadini apprezzerebbero l’iniziativa aumentando l’adesione e la confidenza, ora lacerate da anni di latitanza istituzionale, verso l’amministrazione del territorio. Sarebbe un buon inizio».

     

    Matteo Quadrone