Da poco più di un anno a Sestri Ponente, nello spazio che un tempo ospitava la Manifattura Tabacchi, ha aperto uno spazio dedicato alla vendita e alla scoperta di prodotti naturali, dalla gastronomia alla cosmesi passando per abbigliamento e artigianato.
Manifattura Etica è anche un luogo dove prendere parte a incontri e laboratori dedicati al “fai-da-te” e a temi connessi alla sostenibilità.
Qui i prossimi incontri in programma.
Sabato 24 novembre (ore 16.30): panificare con la pasta madre
Un laboratorio di panificazione per tutti coloro che desiderano scoprire la pratica del pane fatto in casa. Attraverso questo laboratorio si potrà apprendere un modo semplice ed efficace di produrre il pane e pizze utilizzando i forni casalinghi, usando la lievitazione naturale, senza fretta né additivi. Si utilizzeranno diversi tipi di farine, ogni partecipante riceverà un pugno di pasta madre e un panino da cuocere a casa per iniziare l’esperienza di panificazione in autonomia.
Sabato 1 dicembre (ore 17): il fai da te della cosmesi naturale Un laboratorio per imparare a farci i cosmetici che usiamo quotidianamente e che fanno bene alla nostra pelle. Per conoscere le caratteristiche delle basi vegetali e a fare un oleolito, la crema più semplice o una crema con burro di karitè (meno semplice). Per conoscere alcuni principi attivi adatti ai dolori o alla caduta dei capelli, a una psoriasi o ai geloni, come ci si comporta con la pelle secca, come si tratta quella grassa e così via.
Sabato 8 dicembre (ore 9.30-19): Crea la tua bambola Waldorf La bambola Waldorf viene creata seguendo le indicazioni del pedagogista Rudolf Steiner. Evoluzione della tradizionale bambola in pezza, è in antitesi con le bambole moderne in plastica: non parla, non piange, non fa pipì, non si muove, non ha accessori chic, non assume pose rigide. Eppure proprio queste caratteristiche la rendono tanto cara ai bambini che spesso la eleggono a bambola prediletta.
Sabato 15 dicembre (ore 15.30 – 18.30): laboratorio di burattini Laboratorio semplice ma geniale di costruzione di burattini realizzati interamente con scotch di carta e fogli di giornale. La giornata prevede un breve spettacolo di burattini, il laboratorio di costruzione ed una piccola parata delle creazioni. Indicato per bambini delle scuole elementari. Ogni genitore dovrà procurare al bambino un rotolo di scotch di carta ed un quotidiano (si preferiscono gazzette e sole ventiquattrore).
Ogni laboratorio è a iscrizione ed è a pagamento. Per maggiori informazioni scrivere a eventi@manifatturaetica.it o telefonare allo 010 6517070.
In attesa della risoluzione dei contenziosi legali – tra ricorsi al Tar e contro ricorsi al Consiglio di Stato – la gestione della piscina della Sciorba rimane nel limboe così le società di nuoto si stanno arrangiando come meglio possono per affrontare i problemi che affliggono l’impianto comunale di Molassana.
Finiti i tempi delle sovvenzioni pubbliche, le strutture sportive genovesi sono in difficoltà (vedi la situazione delle piscine di Multedo e Nervi) e solo attraverso l’affidamento a realtà in grado di garantirne una gestione economicamente sostenibile, possono tornare a svolgere il ruolo di centri di riferimento per il quartiere.
La gara per la piscina di Molassana, però, si è trasformata in una diatriba tra le due cordate in corsa: da una parte quella guidata dalla società “Asd Genova Nuoto” che da anni svolge le sue attività nel complesso della Sciorba; dall’altra la cordata con a capo la società “Ginnastica Andrea Doria”.
L’impianto viene assegnato all’associazione sportiva dilettantistica Genova Nuoto ma nel gennaio 2012 il Tar, accogliendo il ricorso delle società concorrenti, annulla la gara. A questo punto sarebbe dovuta subentrare la Ginnastica Andrea Doria ma un contro ricorso al Consiglio di Stato ha rimesso in discussione l’intera vicenda, bloccando di fatto la situazione.
«Abbiamo presentato ricorso al Consiglio di Stato – spiega Mara Sacchi, presidente della Genova Nuoto – A luglio c’è stata la sentenza. Siamo in attesa di conoscere le motivazioni. Fino ad allora nulla si muove e continuiamo ad arrangiarci come prima».
Nel frattempo la gestione di Sportingenova è stata prorogata fino a marzo 2013. Sarebbe meglio dire la “non gestione” visto che la società del comune è in liquidazione. Attualmente piove all’interno della piscina coperta, come conferma il presidente Sacchi «Le infiltrazioni d’acqua rappresentano la criticità maggiore ma i problemi sono tantissimi. Ovviamente Sportingenova non può permettersi alcun lavoro». In queste condizioni, neppure le società che quotidianamente lavorano alla Sciorba, intendono accollarsi ingenti spese correndo il rischio di un investimento a perdere.
«La piscina ha più di 20 anni e avrebbe bisogno di una manutenzione straordinaria – precisa Sacchi – In occasione della nuova gara il capitolato dovrà tenere conto di tutti i costi necessari per sistemare l’impianto».
Se a breve non si supererà questo empasse, ad esser danneggiate non saranno solo le società di nuoto – che continueranno a non poter offrire il ventaglio completo delle loro attività, con la conseguente diminuzione del numero di iscritti – ma sarà l’intero universo dello sport genovese a perdere credibilità.
In Piazza Palermo, nel cuore della Foce, sono conclusi gli importanti interventi di restyling che, secondo amministrazione comunale, consentiranno alla piazza di tornare ad essere un fondamentale luogo di aggregazione sociale per la cittadinanza e soprattutto per i bambini del quartiere e delle scuole circostanti.
I lavori di riqualificazione, eseguiti da Aster, hanno riguardato la manutenzione ordinaria e straordinaria del verde. Inoltre sono stati realizzati: un percorso pedonale interno con la disponibilità di alcune panchine; due spazi gioco per bambini circondati da pavimentazione morbida e ampliati rispetto al passato. Otto diversi varchi permetteranno di accedere all’aiuola centrale. L’illuminazione sarà garantita dalle lampade al led.
L’inaugurazione dell’aiuola centrale della piazza avrà luogo martedì 20 novembre, alla presenza del presidente del Municipio, Alessandro Morgante e dei rappresentanti del Comune. La manifestazione inizierà alle ore 14:30 con un laboratorio e una serie di giochi studiati ad hoc per i bambini. Alle 15:30 si terrà la cerimonia inaugurale per poi festeggiare insieme la “rinascita” della Piazza a partire dalle 16, con un rinfresco. In caso di maltempo l’inaugurazione si terrà all’interno della scuola elementare Barrili.
Il restyling della piazza migliora l’estetica ed aumenta la fruibilità di uno spazio cruciale per il territorio. Ma lo spostamento di alcuni banchi del mercato nella vicina via Montesuellogenera delle perplessità da parte degli stessi ambulanti e dei negozianti. I banchi, infatti, nella nuova posizione “oscurerebbero” i negozi di via Montesuello. «Noi abbiamo cercato di individuare la migliore soluzione possibile per non scontentare nessuno – afferma il presidente del Municipio Medio Levante, Alessandro Morgante – via Montesuello rappresenta la naturale prosecuzione del mercato di Piazza Palermo e non credo che gli ambulanti abbiano avuto problemi dal punto di vista commerciale.Abbiamo disposto i banchi su una sola fila e non lungo entrambi i marciapiedi, proprio per consentire un adeguato accesso alla zona».
Un’opportunità di cambiamento attesa da tanto tempo, in un quartiere bistrattato, congestionato dal traffico, ampiamente cementificato soprattutto in collina, che ha subito quasi in silenzio il progressivo depauperamento dei servizi sanitari, senza alcuna contropartita in cambio. Parliamo di Rivarolo, in Val Polcevera, dove è prevista la riqualificazione di Piazza Pallavicini, il cuore del quartiere, in cui è ospitato il polo scolastico “Ugo Foscolo”, la fermata dei mezzi di trasporto pubblico, al suo fianco si trova la sede della storica Croce Rosa e si imbocca via Celesia, la più antica strada della delegazione.
Per il resto la piazza è circondata dal degrado: la splendida Villa Pallavicini – proprietà del marchese Cattaneo Adorno – giace in condizioni disastrose ed ultimamente il piazzale antistante è stato adibito a parcheggi privati; una luccicante sala per il gioco d’azzardo, la cui apertura è stata contrastata con forza dagli abitanti, si mostra in bella vista, a pochi metri dalla scuola. Mentre un distributore automatico di bevande aperto 24 ore su 24 è l’unico locale che si affaccia su quello che dovrebbe essere il fulcro di Rivarolo. È evidente la carenza di spazi di socializzazione soprattutto per bambini e anziani. La presenza di alcune panchine e dei pochi alberi superstiti, consente ancora di chiamarla piazza, ma attualmente la sua funzione principale è quella di parcheggio pubblico. Animata solo in occasione di festività o momenti di solidarietà, quando, almeno per un giorno, torna a svolgere quello che dovrebbe essere il proprio ruolo.
Questo, purtroppo, è il destino che accomuna fin troppi spazi pubblici genovesi. Il compito delle istituzioni è trovare il modo per rivitalizzare i diversi centri storici che caratterizzano la nostra città policentrica. Quindi, ben venga questa operazione che parte da un’esigenza ancor più significativa: favorire la mobilità dei pedoni, in particolare le persone diversamente abili.
IL PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE
Il progetto comunale, promosso dall’assessorato a Legalità e Diritti, guidato da Elena Fiorini, nasce con l’obiettivo di abbattere le barriere architettoniche. I fondi previsti per la realizzazione, circa 96 mila euro, sono stanziati appositamente a questo scopo.
L’intervento, che sarà eseguito in un unico lotto funzionale, consiste principalmente nell’adeguamento dei marciapiedi insistenti su Piazza Pallavicini ed il suo contorno, mediante la realizzazione di rampe con pendenza massima dell’ 8%. Inoltre è prevista la messa in sicurezza di tutti i percorsi pedonali che saranno rivisti in modo tale da consentire la mobilità delle persone con ridotte o impedite capacità motorie, garantendo loro l’utilizzabilità diretta delle attrezzature dei parcheggi e dei servizi.
In pratica, marciapiedi più larghi e fruibili da tutti, anziani, disabili e mamme con le carrozzine dei bebè, oltre ad un adeguato ripensamento degli attraversamenti pedonali. L’occasione è propizia per effettuare una completa riorganizzazione di tutta la piazza, rendendola maggiormente godibile per gli abitanti. Il progetto, infatti, ipotizza una nuova utilizzazione degli spazi grazie alla realizzazione – nell’area antistante il polo scolastico Ugo Foscolo – di un giardino con giochi per bambini.
Oggi, però, quest’area è abitualmente occupata dalle automobili. Complessivamente i posti auto sono una sessantina (considerando Piazza Pallavicini, la zona taxi di fronte alla fermata degli autobus e l’angolo tra la piazza e l’inizio di via Celesia). Dopo l’intervento si ridurrebbero a meno di una trentina.
Ed è questo il punto che ha già suscitato le maggiori critiche dei cittadini, espresse in tutta evidenza durante l’affollata assemblea pubblica – organizzata dal Comitato di Rivarolo per esporre il progetto e recepire suggerimenti migliorativi – svoltasi martedì sera nei locali della Croce Rosa.
IL PARERE FAVOREVOLE DEL MUNICIPIO VALPOLCEVERA
Il progetto, scaturito dagli uffici comunali, viene visionato presso la II Commissione “Bilancio, Assetto del Territorio, Sviluppo Economico, Tutela Ambiente, Interventi Manutentivi e Viabilità su Base Locale” del Municipio Valpolcevera, il 24 ottobre scorso. Il giorno seguente il consiglio municipale, all’unanimità, esprime parere favorevole.
Come spiega il presidente del Municipio, Iole Murruni «Ci è sembrata un’occasione da non gettare al vento, per la riqualificazione della piazza. Abbiamo avuto poco tempo per ragionarci sopra ma, d’altra parte, se non avessimo votato a favore, rischiavamo di perdere il finanziamento e non potevamo permettercelo. L’idea dell’abbattimento delle barriere è un obbligo morale per l’amministrazione pubblica. Partendo da questo presupposto possiamo migliorare la vivibilità del territorio e di conseguenza la percezione di sicurezza degli abitanti. La carenza dei parcheggi è un problema reale. In questi casi occorre un po’ di elasticità. Cercheremo di salvaguardare gli interessi di tutti. Capiamo la preoccupazione dei commercianti della vicina via Celesia che temono di veder diminuire il loro giro d’affari. Per questo cercheremo di inserire dei posti auto a rotazione, oltre a ricavare, in altre aree attigue, nuovi parcheggi a disposizione dei cittadini». Davanti alla scuola nascerà uno spazio con i connotati tipici del giardino pubblico. «Ovviamente andrà arredato, l’ipotesi è di installare dei giochi per bambini – continua il presidente – Una spesa di cui dovrà farsi carico il Municipio Valpolcevera e, considerando la penuria di risorse economiche, non sarà un’impresa semplice. Noi proponiamo di realizzare un giardino dalle dimensioni più contenute, in maniera tale da non lasciarlo vuoto».
Mentre per risolvere il problema dei posti auto «Esiste l’opportunità di ricavare dei parcheggi nell’area dell’ex capolinea del 53 (la zona del vecchio passaggio a livello ferroviario, in pratica dietro a via Pallavicini, ndr) – spiega Murruni – Attualmente è una porzione di territorio degradata, già utilizzata a questo scopo, senza alcuna regolamentazione. A breve, nelle immediate vicinanze, sorgerà la nuova caserma dei carabinieri e l’ingresso sarà proprio dalla strada che porta all’ex capolinea del 53. Quindi, anche la sicurezza, sarebbe garantita. È un discorso che andrà affrontato con il coinvolgimento di Ferrovie dello Stato. Inoltre, la palazzina che ospitava la Polfer, recentemente è stata abbattuta, quindi sarà possibile rimediare ulteriori posti auto che potrebbero essere destinati in parte a parcheggio di interscambio ed in parte a rotazione». Il Municipio Valpolcevera quando ha espresso parere positivo al progetto ha posto come priorità politica e sociale la creazione di un avamposto della Polizia Municipale nei locali del polo scolastico di Piazza Pallavicini, quale risposta all’esigenza di sicurezza e controllo, manifestata dalla popolazione del quartiere.
«All’interno del complesso scolastico esiste un locale, quella che un tempo era l’abitazione dell’ex custode, attualmente inutilizzato – sottolinea Murruni – La Giunta municipale ha stanziato una somma per ristrutturarlo e destinarlo ai vigili urbani che potrebbero garantire un presidio significativo».
Inoltre il Municipio si è riservato di fare alcune osservazioni. Innanzitutto «la necessità che il Comune di Genova, vista l’eliminazione di molti parcheggi già carenti in Rivarolo, avvii una sinergia con Ferrovie dello Stato per l’utilizzo a parcheggio delle due aree indicate nel progetto come di proprietà FS».
Parliamo degli spazi sotto le arcate del ponte ferroviario: uno in via Pallavicini adiacente alla fermata degli autobus diretti a Certosa, l’altro in via Pisoni. Proprio quest’ultima, soggetta frequentemente ad allagamenti, dovrebbe essere interessata «da un apposito intervento in grado di risolvere questa problematicità». E ancora «la necessità di inserire un impianto acustico e un percorso per i non vedenti nelle lanterne semaforiche di incrocio tra Piazza Durazzo Pallavicini e Ponte Polcevera; che sia presa il considerazione la possibilità di una adeguata illuminazione della Piazza Durazzo Pallavicini, ritenendo opportuno l’impegno da parte della Civica Amministrazione affinché venga potenziata la medesima; di diminuire lo spazio riservato alle merci sito in Via Croce Rosa civ. 1, a favore di parcheggi auto a zona disco».
Durante l’assemblea di martedì 13 sono emerse anche altre preoccupazioni. In primis molti abitanti considerano la zona di Piazza Pallavicini “off limits” per mamme, bambini ed anziani, anche nelle ore diurne. La causa è la mal frequentazione di un luogo divenuto, ormai da anni, ritrovo di giovani e meno giovani che ciondolano in lungo e in largo, senza nulla da fare tutto il giorno. Indubbiamente, il verificarsi di alcuni episodi di micro criminalità, in particolare legati allo spaccio di sostanze stupefacenti, ha complicato la situazione. E si può comprendere la paura di chi abita nei palazzi che si affacciano sulla piazza e dei genitori che la attraversano con i bambini al seguito. Nello stesso tempo, però, questo non deve diventare il motivo di un colpevole immobilismo. Il comitato di Rivarolo, nato su iniziativa spontanea dei cittadini, da circa 2 anni lotta affinché l’immagine del quartiere muti radicalmente. Piccoli passi, per carità, ma importanti «Ci siamo occupati del teatro Albatros, di via Vezzani, abbiamo portato avanti diverse iniziative – hanno spiegato in assemblea – Il nostro sogno è quello di riportare la gente in piazza. Se il quartiere è più vivibile tutti ci guadagnano».
Le critiche dei fautori di una stretta legalitaria non si sono fatte attendere «Abbiamo 100 mila euro e allora spendiamoli in sicurezza, in video sorveglianza! Gli agenti hanno paura a girare per la piazza e via Celesia. Chi l’ha mai visto il poliziotto di quartiere?».
Inevitabili le contestazioni dei commercianti «Se togliete 40-50 posti auto per noi sarà davvero dura resistere e tenere le serrande aperte – sottolineano all’unisono – Siamo il tessuto vitale della società ma così non ci aiutate, così ci uccidete».
Inoltre è emerso il disappunto perché il progetto non prevede la riqualificazione della vicina via Celesia. Ed il timore di veder partire i lavori, senza prima vedere realizzati concretamente i nuovi presidi di vigili urbani e carabinieri. Molti dubbi suscita anche la futura manutenzione dell’area per bambini «Chi garantirà la pulizia del giardino pubblico? Così rischiamo di lasciarlo in mano ai soliti frequentatori».
Per fortuna non sono mancati i giudizi positivi. «Gli spazi vuoti e abbandonati diventano luogo di chi li occupa, come è accaduto finora alla piazza. Bonificare la zona creando degli interessi per la gente è un fatto positivo. L’errore sta nel non frequentare gli spazi pubblici. Bisogna riappropriarsi della piazza». E ancora «Via Celesia deve tornare ad essere un borgo. Pedonalizzarla sarebbe la soluzione migliore. La piazza è il primo passo della riqualificazione del quartiere. Da qualche parte bisogna pure cominciare …».
Infine, alcuni abitanti, rivolgendosi ai rappresentanti del Municipio presenti all’assemblea – tra gli altri il presidente Iole Murruni, l’assessore Patrizia Palermo e diversi consiglieri di maggioranza e opposizione – hanno chiesto perché il progetto non è stato presentato ai cittadini in precedenza, ma solo adesso, ormai a giochi fatti. Insomma, rivendicando quello che poteva essere un vero processo di partecipazione.
Il presidente Murruni ha provato a spiegare che purtroppo non è stato possibile, visto che lo stesso Municipio ha avuto ben poco tempo per visionarlo e soprattutto, se non avesse espresso parere positivo, il finanziamento si sarebbe volatilizzato.
«È un discorso che a posteriori si può affrontare – spiega Murruni – Ma sappiamo che le competenze del Municipio sono limitate, il nostro parere non è neppure vincolante e spesso siamo addirittura scavalcati. L’intenzione è quella di condividere il progetto. Giovedì pomeriggio alle ore 15:30 è previsto un incontro con i tecnici comunali ed il progettista presso i locali municipali di via Reta a Bolzaneto. Auspichiamo che le nostre osservazioni e quelle degli abitanti possano essere accolte positivamente».
Per quanto riguarda la tempistica dell’intervento «Sicuramente ci sarà un passaggio in commissione consiliare del Comune e poi partirà l’iter progettuale – conclude Murruni – i tempi, comunque, non saranno brevi».
Ormai è trascorso più di un mese dall’ultimo giorno di produzione della Centrale del latte di Fegino, era il 5 ottobre scorso, quando dalla storico stabilimento uscì l’ultima bottiglia di latte genovese. Da allora, dopo mesi di mobilitazioni, assemblee, cortei e sincera solidarietà ai lavoratori espressa da tutta la cittadinanza, è calato il silenzio.
Venerdì scorso i 63 dipendenti in cassa integrazione straordinaria si sono riuniti in assemblea e chiedono alle istituzioni di essere informati: vogliono sapere se esiste un’alternativa concreta, rispetto all’ipotesi prospettata a suo tempo da Parmalat-Lactalis, che consenta il riutilizzo delle aree e la ricollocazione di lavoratori.
La proprietà, per il sito di Fegino, ha proposto di trasformarlo nell’ennesimo centro commerciale ma Regione Liguria e Comune di Genova – contrari a questa tipologia di insediamento nella zona – sono alla ricerca di una soluzione differente.
«Secondo l’accordo raggiunto al Ministero del Lavoro con l’azienda, entro il 30 novembre i lavoratori devono fare domanda di ricollocazione:20 nella struttura logistica (un magazzino di smistamento nel Mercato Ortofrutticolo di Genova-Bolzaneto che la società ha promesso di mantenere) e 6 in altri stabilimenti Parmalt-Lactalis presenti in Italia – spiega Michele D’Agostino, segretario della Uila-Uil Genova – Prima di quella data, però, vogliamo sapere se ci sono altre proposte per Fegino. Le istituzioni locali hanno bocciato l’ipotesi del centro commerciale. Adesso aspettiamo che presentino un progetto alternativo. Si sono presi tempo fino a metà novembre. Ci dicano se esiste un’altra soluzione. Se il sito di Fegino sarà destinato a qualche attività produttiva vogliamo essere coinvolti». Se da parte di comune e regione entro il 20 novembre non arriverà una nuova convocazione della proprietà e dei sindacati per discutere le prospettive future del sito, sono pronte a partire nuove iniziative di protesta.
Sabato 17 novembre 2012 nuovo evento per animare il quartiere Maddalena: il Civ organizza infatti un pomeriggio chiamato “Civ…ivo, civ…engo, civ…iaggio“, che prevede tanti appuntamenti di giochi per bambini, musica e gastronomia.
Evento clou della giornata sarà l’inaugurazione di Manena Hostel, aperto poche settimane fa da un gruppo di amici in vico alla Chiesa della Maddalena, a due passi da via Garibaldi. Venticinque posti letto in camerate arredate con colori pastello, dove la colazione è rigorosamente a km zero e il wifi è gratuito per i clienti.
L’evento è realizzato in collaborazione con numerose realtà del quartiere: Parrocchia S. Maria Maddalena, Le Gramole Olioteca, Guitarland, La Pulsatilla, Mielaus, Associazione A.Ma., Andrea B. Melampo, Taggiôu, La Bottega del Gusto, Mimì e Cocò, Taxi Driver, Bio Soziglia, Il Formicaio, Gastronomia De Micheli, Bruchi Design, Gastronomia Eritrea, La Maison d’Amelie, Torrefazione Boasi, La Verità del Vino, GloGlo Bistrot, Associazione Giocattolo, Tore Pescheria, Macelleria Riccardo Fioravanti, Rachele Restauro, Dateci un Martello, Ambienti d’arte, L’arca di Juliette, Manena Hostel, Le Tele della Casana, Laboratorio Maura Savini.
Si comincia alle 14 in piazza del Ferro, con un laboratorio per bambini e un momento musicale realizzato grazie agli insegnanti e ai musicisti di Guitarland. Un altro momento dedicato ai più piccoli è la caccia al tesoro che partirà in prossimità di Mielaus ed è organizzata dall’associazione A.Ma. Inoltre degustazioni a cura dei commercianti di Piazza dei Macelli di Soziglia (dalle 15) e aperitivo con musica dal vivo in piazza Lavagna (dalle 19).
[N.B. L’evento si sarebbe dovuto svolgere sabato 10 novembre, ma è stato rimandato causa allerta meteo]
Un cantiere fermo da circa 6 mesi, un’area di 1200 metri quadrati che con l’arrivo delle prime piogge si è già trasformata in un acquitrino, il tutto circondato da palazzi, alcuni dei quali ultra centenari. Siamo nel cuore di Sampierdarena, in via Armirotti, una traversa di via Carlo Rolando, dove la costruzione di un’autorimessa su due piani interrati per complessivi 68 posti auto e di alcuni spazi in superficie destinati a verde attrezzato e parcheggio di uso pubblico, ha suscitato e continua a suscitare la preoccupazione degli abitantivisto che gli scavi insistono proprio sopra alla falda acquifera.
I lavori e la conseguente alterazione della falda rischiano di compromettere la stabilità degli edifici di via Armirotti ma non solo, ad essere coinvolte sono anche le abitazioni che sorgono in via Currò, parte di via Rolando, via Agnese e via Storace. Un dedalo di strade che si snodano in una zona già ampiamente cementificata. Un cantiere sbucato dal nulla nell’ottobre 2011, come ricorda Angelo Olani, residente in un palazzo di via Armirotti che si affaccia sull’area «Di punto in bianco ci siamo trovati di fronte gli operai. Non sapevamo nulla del progetto approvato, nessuno si era premurato di informarci. Ne siamo venuti a conoscenza grazie ai cartelli di divieto di sosta affissi lungo la via una mattina di ottobre dell’anno scorso. E per i volantini che pubblicizzavano la vendita dei futuri box».
Parliamo di un’area dismessa da almeno 20 anni. Un tempo qui sorgeva una carpenteria. In seguito, la parte che ospitava l’officina, è stata trasformata in box. La parte esterna, invece, dove si trovava un capannone, è rimasta abbandonata fino a quando non è stata acquistata dalla società Garaventa Spa, la quale alcuni anni fa ha presentato il progetto originario per la costruzione dell’autorimessa.
Ma nel 2011 Garaventa Spa decide di abbandonare l’operazione. La proprietà ed il progetto vengono rilevati dalla Armirotti Park Srl, società con sede in via Ippolito D’Aste, costituitasi appositamente per realizzare l’intervento. I lavori partono il 17 ottobre 2011 con permesso di costruire n. 39 del 18 gennaio 2011 e dovrebbero concludersi il 17 ottobre 2014. La ditta esecutrice è la Gl Costruzioni Sas con sede a Montoggio. Da maggio 2012, però, gli operai non si sono più visti.
«Siamo preoccupati perché sappiamo che nel sottosuolo passa acqua dappertutto – racconta Olani – Le memorie storiche del quartiere parlano chiaro: in questa zona, che ospitava orti e serre, a fine ‘800 scorreva un rivo incanalato che da via Currò scendeva fino alla piana di via Armirotti. Ed erano presenti anche due vasche per l’allevamento dei pesci».
La vicina via Rolando si trova a 5 metri e poco più sul livello del mare. L’acqua, dunque, è una presenza costante nel quartiere e la falda acquifera è molto vicina al terreno.
Negli anni ’60 c’è stato un inquietante precedente, come ricordano nitidamente alcuni anziani: per la forza dell’acqua è saltato addirittura il tetto di falda con il conseguente allagamento di via Armirotti. Occorre sottolineare che gli scavi prevedono di andare in profondità per almeno 7-8 metri. Le stesse relazioni idrogeologiche che accompagnano il progetto lasciano adito a qualche dubbio rispetto ai rischi che si possono riscontrare scavando nel sottosuolo di via Armirotti. Anche il progetto è tecnicamente complesso, proprio perché esiste la consapevolezza di dover fronteggiare una forte pressione dell’acqua.
«Si parla di uno sbancamento di circa 15 mila metri cubi di terra da asportare, ovvero 700-800 camion che dovranno transitare per via Armirotti – spiega Olani – Una strada stretta a doppio senso e senza uscita. Inoltre bisogna considerare l’impatto ambientale sulle vie Armirotti, Currò, Rolando, Agnese, Storace, a causa di rumore, vibrazioni e polveri dei camion e betoniere». La paura è dovuta soprattutto allo sbancamento che sconvolgerebbe la naturale falda acquifera, oltre a creare una depressione nel sotto strada e alle fondamenta dei palazzi confinanti.
Gli abitanti nell’ottobre 2011, appena avviati i lavori, si riuniscono in un comitato, raccolgono centinaia di firme e presentano un esposto al Municipio Centro-Ovest affinché verifichi il concreto impatto della prevista costruzione.
A metà novembre si svolge un incontro al Matitone alla presenza dell’allora assessore all’Edilizia Privata, Giovanni Vassallo, del dottor Paolo Berio, dirigente della Direzione Sviluppo Urbanistico e Grandi Progetti del Comune, del Presidente di Municipio, Franco Marenco e di alcuni esponenti del comitato. Nell’occasione viene decisa l’attivazione di una commissione geologica di verifica del progetto.
A dicembre il cantiere comincia le palificazioni ma la commissione dei geologi ancora non si è fatta sentire. Grazie alle pressioni del comitato, il 22 dicembre, il consiglio municipale approva all’unanimità un documento che chiede al Sindaco e agli assessori Vassallo e Farello, di rispondere alle istanze dei cittadini.
«Il 19 ottobre abbiamo presentato formale richiesta all’ufficio Edilizia Privata del Comune per poter visionare tutta la documentazione relativa al progetto dell’autorimessa – ricorda Olani – La prima parte della documentazione ci è stata consegnata dopo oltre 2 mesi dalla richiesta, il 3 gennaio 2012. Ci siamo accorti, però, che mancavano le relazioni ed i monitoraggi più recenti».
Eppure, da informazioni ricevute, prima dell’avvio dei lavori dovevano essere eseguiti ulteriori approfondimenti. «La seconda parte, quella più importante che comprende le ultime verifiche (relazione idrogeologica-geologica, relazione monitoraggio e percussioni, relazione salvaguardia strutture contenimento) è giunta nelle nostre mani solo il 10 gennaio 2012, un giorno prima dell’ultima riunione – continua Olani – Ma le carte erano intonse, come se nessuno si fosse preso la briga di leggerle. Per gli uffici comunali ormai la pratica era archiviata e l’intervento approvato.Il Comune fa sempre meno accertamenti, non dispone di un numero adeguato di tecnici in grado di seguire simili interventi, il suo ruolo è diventato quello di archivista, punto e basta».
L’11 gennaio gli abitanti del quartiere partecipano all’ultimo incontro pubblico con Vassallo, il dirigente Berio, i geologi del Comune, il presidente del Municipio e alcuni consiglieri. «I geologi hanno minimizzato i nostri dubbi – ricorda Olani – rovesciando la lettura piezometriche del monitoraggio esistente sulla falda, cercando di dimostrare la scarsa pressione del terreno e dell’acqua, non tenendo conto in minima considerazione le memorie storiche. L’assessore Vassallo ci ha invitato a dimostrare il contrario con una nostra perizia tecnica. Abbiamo interpellato un ingegnere ed un geologo ma poi, per ragioni economiche, non siamo riusciti a realizzare una contro perizia».
E così nel dicembre 2011 partono le palificazioni «In pratica è come se le avessero messe nel burro – ribadisce Olani – Infatti nel sottosuolo, per almeno 17-20 metri ci sono solo sabbia e ghiaia. Il terreno compatto si trova dopo i 20 metri di profondità. Per realizzare i box andranno sotto di circa 7-8 metri. Qui dovrebbero creare una base di drenaggio per contenere la nuova struttura. Noi come comitato abbiamo proposto una soluzione ragionevole con un intervento più contenuto: 1 piano interrato e 1 piano in superficie, in maniera tale da creare meno problemi. Ma la nostra proposta è caduta nel vuoto».
«Hanno infilato i pali per le letture piezometriche nel terreno, scendendo ripettivamente fino a circa 20 metri e 24 metri di profondità – racconta Olani – Quando si sono stabilizzati a 5 metri, a livello della falda, hanno azionato una pompa che aspira circa 0.8 litri d’acqua al secondo per vedere in quanto tempo riuscivano a svuotare un tot di metri. Quando hanno fermato la pompa l’acqua si è alzata di 2 metri e mezzo in un solo minuto: questo fa comprendere quanta pressione ci sia nel terreno».
La relazione geologica a corredo del progetto, datata da timbro comunale agosto 2011, in merito all’inquadramento geomorfologico ed idrogeologico, afferma «Il settore, pienamente inserito nel tessuto cittadino, risulta fortemente antropizzato tanto che l’intensa urbanizzazione ha di fatto completamente alterato quelli che erano i lineamenti morfologici originari».
Per quanto riguarda la circolazione idrica sottosuperficiale «la presenza di depositi alluvionali (argille e limi, con presenza di lenti sabbioso-ghiaiose) interdigitali a depositi eluvio-colluviali provenienti dai versanti sovrastanti (anch’essi a matrice fine ma con variabili quantità di scheletro), poggianti entrambi su di un substrato dotato di una scarsa permeabilità secondaria per fatturazione, condiziona significativamente l’andamento della circolazione idrica sottosuperficiale».
Poi la relazione aggiunge «Si può pertanto ipotizzare la presenza di una modesta circolazione idrica dovuta a contrasto di permeabilità sia all’interno dei depositi alluvionali e delle coltri di copertura, sia che a maggior profondità, tra quest’ultimi ed il substrato roccioso».
Tesi confermata dalle letture del livello freatico nei piezometri installati nei fori di sondaggio «Le prove di pompaggio hanno evidenziato tempi di risposta nella variazione del livello piezometrico all’abbattimento mediante pompaggio e alla ricarica piuttosto brevi: 2-3 minuti per un primo abbassamento significativo di circa 5 metri – sottolinea la relazione – Mentre per abbattere il livello piezometrico di ulteriori 5 metri i tempi si dilatano fino a circa due ore a pompaggio costante (0.83 l/s). Tali informazioni connesse con i valori di permeabilità di detti terreni medio bassi consentono di ipotizzare una circolazione idrica sottosuperficiale profonda».
Quindi i risultati evidenziano un repentino abbattimento del livello piezometrico di 5 metri in pochi minuti «Anche la fase di risalita del livello, interrotto il pompaggio, ricalca lo stesso modello – continua la relazione – una risalita repentina nei primi 3 minuti di circa 4,5 metri e di circa 6,5 metri».
Quali sono le tappe che hanno portato all’approvazione del contestato progetto di via Armirotti? Il 4 maggio 2005 la parte privata (all’epoca Garaventa Spa) ha presentato istanza presso il Settore Edilizia Privata del Comune di Genova volta ad ottenere il permesso di costruire un autorimessa interrata per 67 posti auto.
Il Settore Urbanistica e Parcheggi in data 20 settembre 2005, 2 ottobre 2007 e 13 ottobre 2008, ha espresso pareri favorevoli al progetto presentato in quanto coerente con la disciplina urbanistica di riferimento, evidenziando che la realizzazione dell’intervento sarà subordinata alla stipula di un’idonea convenzione con la Civica Amministrazione volta a disciplinare le modalità di realizzazione, gestione e fruizione dell’area destinata a verde pubblico attrezzato e parcheggio uso pubblico, nonché sull’istanza di recupero della superficie agibile. Il Settore Edilizia Privata-Ufficio Geologico il 10 novembre 2006 si è espresso con parere favorevole con prescrizioni attinenti sia all’inizio lavori sia alla fase esecutiva.
Il 5 novembre 2009 con provvedimento di Giunta comunale n. 402, il Comune ha accettato l’atto di impegno sottoscritto il 5 maggio 2009 ed ha approvato la bozza di convenzione da stipularsi fra le parti. La Convenzione tra Comune di Genova e Garaventa Spa, volta alla realizzazione di un parcheggio e di verde attrezzato in servitù di uso pubblico, viene sottoscritta il 2 febbraio 2010.
Gli interventi necessari alla realizzazione di verde e parcheggio sulla superficie di copertura della nuova costruzione dovranno essere realizzati dalla parte privata contestualmente all’autorimessa.
«La parte privata si impegna a garantire la costante e gratuita fruizione pubblica indifferenziata delle menzionate aree destinate a verde pubblico attrezzato e a parcheggio di uso pubblico – sottolinea la convenzione del 2010 – e ad assumere tutti gli oneri di gestione nonché di manutenzione ordinaria e straordinaria».
Ma in seguito aggiunge «Previa autorizzazione del Comune potrà essere consentito alla parte privata gestire il parcheggio pubblico mediante forme di fruizione pubblica indifferenziata a titolo oneroso qualora la Civica Amministrazione ritenesse tale forma di gestione più consona al soddisfacimento del pubblico interesse perseguito. Le tariffe massime per tale forma di gestione del parcheggio non potranno comunque eccedere i limiti massimi delle corrispondenti tariffe per l’utilizzo degli impianti di proprietà o gestiti dal Comune di Genova, ovvero per conto di esso».
«In zona indubbiamente c’è necessità di parcheggi – conferma Lucia Gaglianese, abitante del quartiere e consigliere Pdl del Municipio Centro-Ovest – Ma questa non è una risposta adeguata. In sede di Municipio, l’amministrazione comunale ha ventilato l’ipotesi di destinare ai residenti, a titolo gratuito, i circa 12-14 posti auto previsti sulla superficie di copertura dell’autorimessa, però non esiste ancora un impegno ufficiale. Una nuova costruzione così impattante, comunque, non era necessaria. Sarebbe stato più ragionevole accogliere la proposta di riduzione del comitato. Inoltre, l’intervento che ha portato alla pedonalizzazione di via Rolando, doveva essere intrinsecamente legato alla demolizione della rimessa Amt di via Reti che avrebbe lasciato spazio a numerosi posti auto. Un’operazione di cui si parla spesso ma finora mai avviata». A destare preoccupazione è anche la futura apertura dell’area verde attrezzata «È solo un “contentino” per far tacere le contestazioni – sottolinea Olani – Chi si preoccuperà della cura e del controllo di questi spazi? Già oggi il quartiere, soprattutto di notte, vive i suoi problemi a causa della presenza di un circolo che crea disagio per gli schiamazzi e l’ubriachezza molesta dei frequentatori. Chi garantirà la sicurezza dei nuovi giardini?».
Senza contare che allo stato attuale nel cantiere non si muove una foglia ed il rischio concreto è quello di ritrovarsi con un vero e proprio buco nero al centro della delegazione, chissà per quanto tempo.
«Il gruppo di minoranza in Municipio Centro-Ovest (Pdl, Lega Nord, Lista Musso) a breve presenterà un documento per chiedere lumi sulla vicenda – conclude Gaglianese – Vogliamo capire quali sono le intenzioni dell’amministrazione».
«Siamo fermi da aprile-maggio – conferma il direttore tecnico di cantiere, il geometra Mario Pullara – il problema è il ritardo nei pagamenti da parte del committente (Armirotti Park, ndr). Siamo in arretrato di almeno 2-3 mesi di stipendi. Il cantiere sicuramente non è ben visto dai residenti. In effetti, si tratta di una struttura impegnativa dal punto di vista tecnico. Andiamo a toccare una falda acquifera. Comunque c’è stato un attento monitoraggio sia precedente, sia in fase di esecuzione dei lavori. Capisco la preoccupazione delle persone ma in casi come questi è necessario provare a convivere e trovare la soluzione migliore per la ditta impegnata nei lavori e per gli abitanti. Non sono più in contatto con il committente ma da notizie ufficiose l’intenzione è quella di rescindere il contratto con la Gl Costruzioni Sas ed affidarsi ad altre ditte».
Una mozione per chiedere maggiore trasparenza da parte dell’amministrazione pubblica, affinché sia possibile, per un normale cittadino, accedere agli atti amministrativi senza dover necessariamente affrontare un percorso tortuoso, in particolare quando essi riguardano progetti edilizi oppure sono riferibili all’ambito urbanistico.
L’iniziativa parte dal Municipio Medio Levante, dall’esperienza del consigliere Sel-Lista Doria, Bianca Vergati, che ha personalmente constatato l’iter macchinoso a cui bisogna sottostare per poter visionare gli atti pubblici «Tanto che non è possibile figurarsi come possano riuscirci dei semplici cittadini che non ricoprano ruolo istituzionale o facciano parte di associazioni accreditate», sottolinea Vergati. Il documento approvato martedì sera dal consiglio del Municipio Medio Levante potrebbe diventare un modello anche per gli altri municipi, ed in senso ancor più ampio, rappresenta un prezioso invito alla trasparenza e all’ascolto, rivolto a tutti gli organi amministrativi.
«Da molto tempo ci sono contestazioni e lamentele che sfociano in iniziative di singoli privati o comitati contro le decisioni dell’amministrazione in materia urbanistica. Le proteste sono purtroppo spesso motivate perché si compromettono salute, ambiente, beni pubblici, beni culturali e artistici o anche la semplice quotidianità. Le istituzioni devono perseguire il bene della collettività e questo fine va salvaguardato, anche a costo di decisioni impopolari o non condivise da tutta la cittadinanza. In ambito urbanistico si rileva che in più occasioni è stato invece privilegiato maggiormente l’interesse privato rispetto agli interessi della comunità».
Questo l’incipit di una richiesta inviata dal consigliere Bianca Vergati alla Direzione Sviluppo Urbanistico e Grandi Progetti-Settore Approvazione Progetti e Controllo Attività Edilizia, al Presidente del Municipio Medio Levante e al Gabinetto del Sindaco, al fine di rendere note tutte le difficoltà riscontrate per ottenere la visura relativa ad un progetto edilizio.
Richiesta trasformatasi in mozione che continua così «Per evitare conflittualità “a posteriori” si ritiene dovere dell’amministrazione impegnarsi per semplificare l’accesso agli atti amministrativi e renderli davvero “pubblici”. Sempre nel pieno rispetto degli operatori e degli investimenti».
«Oltre a tale sostanziale inaccessibilità per i cittadini, si constata che anche gli uffici del municipio non sono in grado di fornire informazioni, vuoi per eccesso di burocratizzazione, vuoi perché non se n’è sentita la necessità – precisa la mozione – Né quindi di far sì che si possa esercitare alcun controllo sistematico sui progetti di pertinenza del territorio municipale. Risulta, infatti, sovente disatteso “ il passaggio” dei progetti presso il municipio interessato».
L’atto d’accusa del consigliere è preciso: gli enti più vicini alle istanze dei cittadini, oltre ad essere esclusi dal processo decisionale, non vengono neppure informati in maniera adeguata.
«Un tempo gli uffici comunali preposti inviavano ad ogni municipio l’elenco di tutti i progetti che interessavano la zona – spiega Vergati – Attualmente, invece, visto che il parere dell’ente municipale non è vincolante, in pratica il municipio viene sistematicamente “bypassato”».
Benché il parere del municipio non abbia “carattere vincolante” «Esso potrebbe avere comunque valenza positiva per la conoscenza del territorio, supportare il lavoro degli uffici, fornire osservazioni sui progetti e sugli oneri di urbanizzazione, senza per questo intralciare i tempi di approvazione – ribadisce Vergati –Sarebbe quindi più che opportuno rendere “obbligatorio” e puntuale tale passaggio “prima” dell’approvazione degli uffici e ovviamente, rendere in primis “obbligatoria l’informazione” degli uffici del municipio, nonché del consiglio in toto».
Secondo la Direzione Sviluppo Urbanistico e Grandi Progetti il problema non sussiste perché esiste un’apposita procedura che consente ad ogni municipio di consultare i progetti edilizi. In realtà, forse per un vuoto nel passaggio informativo, vuoi per altri motivi, nella stragrande maggioranza dei municipi non è affatto semplice accedere agli atti, visto che gli stessi uffici spesso non sono a conoscenza delle procedura da seguire.
«Dopo le mie pressioni – racconta Bianca Vergati –la Direzione Sviluppo Urbanistico e Grandi Progetti ha emanato un documento esteso a tutti i presidenti di municipio, proprio in materia di consultazione».
Si tratta di una nota esplicativa del “percorso da seguire sulla procedura informatica per poter consultare i progetti edilizi”. La possibilità di consultazione, dunque, è stata ribadita dagli uffici comunali. Ogni municipio deve dotarsi di 1-2 dipendenti in possesso delle password informatici utili per accedere alla documentazione. Nel caso non avessero ancora provveduto, gli uffici comunali invitano i singoli municipi ad attivarsi in questo senso.
«Ma i progetti che insistono sul territorio devono essere il più possibile pubblici – sottolinea il consigliere del Medio Levante – Numerosi interventi negativi (autorimessa di Boccadasse, via Puggia, Villa Raggio, solo per citarne alcuni) si sarebbero potuti evitare, grazie ad una maggiore trasparenza». In altri termini «Se gli uffici (municipali e comunali) funzionassero a dovere non ci troveremmo di fronte a questi casi – continua Vergati – il suo parere non sarà vincolante però il municipio si può attivare presso i cittadini aumentando la loro consapevolezza».
Il risultato, almeno finora, non è stato dei più esaltanti «Durante l’ultima commissionemunicipale – ricorda Vergati – ai consiglieri è stato consegnato un elenco bimestrale di interventi edilizi minori (modifiche a verande, persiane, ecc.). Non era proprio quello che intendevo. Sembra una presa in giro. Ovviamente io mi riferisco ai progetti che hanno un impatto sul territorio, quelli che passano dalla Conferenza dei Servizi».
Comunque sia «Speriamo che questo rappresenti un primo passo in direzione della trasparenza – conclude il consigliere – anche perché nel manifesto del programma del Sindaco Marco Doria per Genova si nomina tra le priorità, proprio la trasparenza e l’ascolto».
La gestione della piscina Nico Sapio di Multedo, in tempi brevi sarà affidata alla società che si è classificata seconda nella gara bandita dall’amministrazione comunale. Lo ha comunicato ieri in consiglio comunale l’assessore allo Sport Pino Boero, rispondendo all’interrogazione posta dal consigliere Paolo Gozzi (Pd).
«Multedo, come noto, è un quartiere particolarmente gravato dal peso di servitù invasive – ha spiegato Gozzi – la presenza di Carmagnani, di Superba, del Porto Petroli, in una piccola porzione di territorio tagliata da uno svincolo autostradale che riversa, a pochi passi dalle case, un grande flusso di mezzi pesanti, rende Multedo uno dei quartieri genovesi in cui vivibilità e qualità della vita risultano più compromesse. Dunque, ritengo che vada prestata una particolare attenzione alla tutela e alla salvaguardia di quei servizi e di quelle situazioni in grado di intervenire sulla socialità e sulla vivibilità del quartiere, contribuendo parzialmente ad innalzarle».
Per lungo tempo, la piscina Nico Sapio e gli impianti sportivi annessi hanno rappresentato proprio questo «Una piscina frequentata da utenti di tutto il Ponente genovese, così come i campetti da calcio e da tennis adiacenti ai giardini John Lennon – ha continuato il consigliere Pd – Negli ultimi anni, per la società gestrice, la storica “Multedo 1930”, si erano fatte pressanti le difficoltà, soprattutto economiche, di garantire una manutenzione adeguata al complesso, in particolare alla piscina, contrastando a fatica, nonostante innumerevoli sforzi, un progressivo degrado e una evidente fatiscenza dell’impianto. Le procedure di evidenza pubblica avviate per l’affidamento della struttura, concluse nel corso di questo anno, hanno comportato la chiusura temporanea del complesso nel corso del 2011, in attesa della concessione al soggetto vincitore. Tuttavia, una volta rese note le risultanze della gara, che hanno visto la società locale “Multedo 1930” soccombente, un ricorso giudiziario amministrativo ha ulteriormente allungato i tempi di affidamento».
Ad oggi, risulta che il complesso sia chiuso da più di un anno «Nonostante, negli ultimi tempi, siano stati effettuati cospicui investimenti pubblici sulla struttura, sia da parte regionale che da parte comunale, con l’installazione, ad esempio, di pannelli solari sul tetto dell’impianto – ha sottolineato Gozzi – ma la struttura, lasciata a sé stessa, è oggi oggetto di frequenti raid vandalici, che ne hanno interessato anche gli interni». Il rischio, secondo il consigliere Pd, è quello di vedere compromesso definitivamente un impianto già piuttosto degradato «Rendendo vani gli investimenti recenti e comportando una definitiva fatiscenza del complesso, difficile da recuperare nel momento in cui, finalmente, si sarà fatta chiarezza sul soggetto gestore – conclude Gozzi – Chiedo, pertanto, quale sia lo stato dell’arte circa la controversia giudiziaria che sta ritardando l’affidamento dell’impianto e, inoltre, quali interventi l’Amministrazione intenda promuovere per salvaguardare l’impianto in questi mesi di chiusura, consentendo a Multedo di preservare i propri spazi sociali in attesa di un dovuto, e doveroso, rilancio».
Ha risposto l’assessore allo Sport, Pino Boero «Il tema delle piscine è più ampio e riguarda anche la Mameli di Voltri, la Massa di Nervi, ecc. La situazione di queste strutture è critica e di conseguenza c’è preoccupazione anche per lo svolgimento delle attività sportive nei diversi quartieri coinvolti».
In merito al caso specifico «La piscina Nico Sapio è stata affidata alla società “Nuotatori Genovesi” in data 21 maggio 2012 – ha spiegato l’assessore – Ma il 27 giugno, un’altra società che aveva partecipato alla gara, ha presentato ricorso al Tar ligure».
«Il 27 luglio la nostra avvocatura ci ha comunicato che il ricorso è stato respinto – ha sottolineato Boero – Quindi, il 31 ottobre, abbiamo convocato il soggetto vincitore affinché si procedesse alla sottoscrizione del contratto di affidamento dell’impianto. La convocazione era fissata per il 7 novembre. Però, appena due giorni prima, con una nota del 5 novembre, la “Nuotatori Genovesi” ha chiesto di poter eseguire un nuovo sopralluogo per presunti peggioramenti delle condizioni dell’impianto».
«Vista l’assenza della “Nuotatori Genovesi” all’atto della firma del contratto, l’assegnazione dell’impianto sportivo decade automaticamente – ha concluso l’assessore – Quindi, in questi casi, si passa alla società 2° classificata nella gara, alla quale sarà concessa in gestione la piscina di Multedo».
Il problemaè rappresentato dal pagamento di un ingente affitto – circa 100 mila euro all’anno – a carico dell’azienda sanitaria locale per la disponibilità dei locali di via Canepari 64r che attualmente ospitano i servizi ambulatoriali ed il Centro Unico Prenotazioni sanitarie. Ma il Municipio Valpolcevera ha trovato una soluzione in grado di evitare la scomparsa dell’ennesimo presidio sanitario di zona.
«Riteniamo che non si possano tollerare depauperamenti dell’esistente come previsto invece dalla delibera n. 1421 del 23/12/2011 dell’ASL 3 che stabilisce la chiusura degli ambulatori e del CUP di Via Canepari a causa dell’oneroso fitto passivo ed il trasferimento di tutto il personale a Bolzaneto – spiega il Presidente del Municipio, Iole Murruni – Sul territorio rimarrebbe solo l’ambulatorio dell’ex ospedale Celesia che serve la parte alta di Rivarolo ma purtroppo, recentemente, è stato privato del servizio di radiologia. Noi reputiamo che l’esistente vada portato a razionalizzazione difendendo le strutture presenti e valorizzandole. A tale fine il Municipio Valpolcevera, a seguito della mozione votata all’unanimità nel consiglio municipale del 18 luglio, si è impegnato a reperire locali di proprietà pubblica e li ha individuati, con decisione di giunta del 22 ottobre, negli spazi di Via Borsieri a Certosa che si renderanno liberi dopo il trasferimento degli operatori dell’ATS 41 Valpolcevera presso la nuova sede di Passo Torbella 12».
«Ci sono stati già diversi sopralluoghi della ASL per visionare i locali – conclude Murruni – Auspichiamo, quindi, che l’azienda sanitaria in tempi brevi fornisca una risposta positivastralciando il provvedimento contenuto nella delibera n. 1421».
Nasce una nuova associazione di commercianti, artigiani ed imprenditoridi Sampierdarena con l’obiettivo di rilanciare il quartiere, nella speranza di restituirgli l’immagine di una volta: una Sampierdarena “Bella e perbene”, vitale ed operosa, perchè «Siamo certi che una zona ben curata e pulita sia anche in grado di attirare più gente, più clienti, più persone che scelgano di fare shoppingnella nostra delegazione».
Sono un centinaio gli operatori commerciali che si uniscono ufficialmente dopo un percorso avviato alcuni mesi fa. I problemi da affrontare sono sempre gli stessi, denunciati da tempo anche da altre associazioni, come le Officine Sampierdarenesi: il degrado e la criminalità conseguenti alla presenza di numerosi locali notturni, prostituzione a cielo aperto, sale dedicate al gioco d’azzardo, senza un adeguato controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine.
Gli esponenti della neonata associazione sono convinti che sia possibile invertire la tendenza, attraverso un dialogo continuocon l’amministrazione pubblica, in particolare il Municipio Centro-Ovest. Fondamentale sarà l’organizzazione di iniziative capaci di richiamare i cittadini da altre zone della città, quali ad esempio i mercatini che potrebbero svolgersi con una frequenza più assidua sotto i portici di via Cantore, l’arteria principale del quartiere.
Gli operatori commerciali manifestano la loro disponibilità ad assumersi l’onere finanziario di curare gli arredi urbani, come le fioriere comparse recentemente in via Cantore, ma non solo. Nello stesso tempo, però, chiedono al Comune di occuparsi della pulizia e del decoro in zona, con la medesima attenzione.
«Insieme alla gente del posto siamo pronti ad affrontare le problematiche che riguardano cittadini e commercianti di Sampierdarena», perchè l’unione fa la forza e sarà più semplice affrontare il percorso in direzione dell’auspicato cambiamento.
Il Comitato Liberi Cittadini di Certosa organizza un pomeriggio per vivere il quartiere in bicicletta e promuovere l’utilizzo di questo mezzo di trasporto, a impatto zero e che porta benefici alla salute e all’ambiente.
Partenza sabato 3 novembre alle ore 15 in piazza Petrella, in programma una pedalata e rinfresco al termine dell’evento, offerto dagli operatori economici del quartiere.
L’evento è una delle numerose iniziative che – complice il freddo non ancora completamente alle porte – si sta attuando a Genova per sensibilizzare sull’uso della bicicletta, grazie anche alle iniziative di promozione svolte attraverso la rete, dal blog Anemmu in bici a Zena e al gruppo Facebook Salvaiciclisti Genova.
Un progetto calato dall’alto, sviluppato con un processo decisionale privo della necessaria trasparenza e soluzioni architettoniche assai discutibili, un intervento spacciato quale risposta all’emergenza abitativa, sì però a termine, visto che gli alloggi realizzati saranno vincolati a tale destinazione solo per 15 anni e poi spazio al libero mercato.
Stiamo parlando della costruzione di uno svettante edificio residenziale in via Maritano – a metà strada tra Teglia e Bolzaneto – 11 piani (di cui 1 pianterreno e 2 seminterrati) per un altezza di circa 40 metri che insistono su un’area di oltre 5000 metri quadrati, adiacente all’autostrada A7 Genova-Milano e a via Ortigara, stretta strada che si inerpica su una porzione della Val Polcevera, almeno finora, parzialmente salva dalla cementificazione selvaggia. Siamo in un triangolo che in pochi chilometri comprende esperienze fortemente negative di edilizia pubblica, quali la tristemente nota “Diga” del quartiere Diamante, che dista solo alcune centinaia di metri, la casa-albergo proprietà di Poste Italiane in via Linneo e diversi insediamenti in via Tofane, entrambe dall’altro lato della collina, zone soffocate da una pesante edificazione che oltre a deturpare l’aspetto urbanistico crea un fortissimo disagio sociale dovuto alla eccessiva “concentrazione massiva”. Al contrario, nell’area di via Ortigara, la tipologia edilizia è caratterizzata da case indipendenti, spazi verdi, orti privati e stabili con sedime ridotto e un numero limitato di piani (massimo 5/6 piani fuori terra, quest’ultimi edifici, per altro rari, sono edificati sul crinale, senza ledere alcun diritto di veduta verso le circostanti colline).
Fino a poco tempo fa il lotto era occupato da un fabbricato industriale dismesso ormai da anni, costituito da un volume piuttosto compatto con altezza variabile tra i 10 ed i 20 metri e con una superficie agibile di 4159 mq complessivi. Oggi il capannone è stato eliminato, grazie ad una celere demolizione partita nella primavera scorsa e conclusa in pochi mesi lavorando a ritmi serrati, anche il sabato e la domenica, ricordano gli abitanti, con una fretta dettata soprattutto dal timore di perdere il finanziamento previsto per l’operazione. L’area è proprietà di Spim (Società per la promozione del patrimonio immobiliare del Comune di Genova, partecipata al 100% dal Comune) la quale ha proposto un intervento – compreso nel “Programma Locale per la Casa del Comune di Genova” ammesso a finanziamento regionale con DGR 314/2010 – che prevede la realizzazione di 67 unità immobiliari di cui 55 destinate ad edilizia sociale per locazione a canone moderato con vincolo di durata pari a 15 anni.
L’Accordo di Programma Quadro per l’attuazione del Programma, stipulato da Comune di Genova e Regione Liguria in data 19 maggio 2011, disciplina le modalità di erogazione del cofinanziamento regionale che per il progetto di via Maritano ammonta ad euro 2.550.140,45. A quest’ultimi bisogna sommare altri euro 5.981.138,61 di finanziamenti del Comune e della società proponente, per un totale di oltre 8,5 milioni di euro.
Ma per quale motivo è stata scelta una soluzione verticale così impattante ed invasiva, in grado di deturpare per sempre il paesaggio? La risposta si può leggere nella relazione tecnico illustrativa, presentata in Conferenza dei Servizi in seduta referente, il 10 febbraio 2012 «La porzione di lotto edificabile su cui si sviluppa il sedime del nuovo fabbricato è definito dai limiti imposti dalla distanze con i manufatti circostanti: precisamente la fascia di rispetto autostradale (30 metri), i confini del lotto (5 metri), i cigli delle strade (3 metri) ed i fabbricati (10 metri). L’area è interessata per oltre il 70% della sua superficie dalla fascia di rispetto autostradale che ne limita fortemente l’uso e la trasformazione; infatti in detta zona non è possibile la costruzione ex novo di alcun manufatto. Ma semplicemente una sistemazione delle aree con inserimento di percorsi viari e pedonali oltre alla realizzazione della rete di smaltimento delle acque meteoriche».
In altri termini, i progettisti sono stati costretti a limitare la larghezza dell’edificio – a causa dell’imposizione di una distanza di almeno 30 metri dall’autostrada – e hanno pensato bene di recuperare le volumetrie in altezza, immaginando un palazzo che ha un’inquietante somiglianza estetica con la “Diga”, in un contesto che nulla a che vedere con un simile intervento. Forse era opportuno immaginare uno sfruttamento migliore dell’area ed un intervento sensato avrebbe potuto riprendere le volumetrie del capannone presistente, magari attraverso una ristrutturazione e non la completa demolizione.
Il progetto rispetterà pure tutti i parametri urbanistici, però non si cala adeguatamente nel contesto reale, ovvero sembra disegnato sulla carta da tecnici che non devono aver mai messo piede nei dintorni di via Maritano e via Ortigara.
Relativamente al PUC vigente l’intero lotto ricade in un ambito speciale denominato BBu. Nel art. BB-RQ11) comma 1 si specifica che nell’ambito del lotto è espressamente consentita la demolizione e ricostruzione. Mentre in relazione al preliminare di PUC adottato, l’area ricade in zona AR-UR (ambito di riqualificazione urbanistico-residenziale). Il progetto, inoltre, risulta conforme a quanto prescritto nel Regolamento Edilizio Comunale.
«Il nuovo edificio – leggiamo nella relazione tecnico illustrativa – è costituito da due piani interrati da destinarsi ad autorimessa pertinenziale, un piano terreno con spazi e sistemazioni esterne pubbliche ed è articolato in elevazione in quattro corpi di fabbrica con altezze differenti per meglio armonizzarsi con il terreno ed i fabbricati esistenti, raggiungendo l’altezza massima di otto piani».
In relazione alla dotazione di parcheggi pertinenziali «si evidenzia che rispetto ai minimi prescritti dalla norma (art.51 comma 1 ed art. BB-RQ7 comma 1.3) fissati nel 35% della S.A., il presente intervento prevede la realizzazione di un numero di parcheggi in misura di 1 a 1 con il numero delle abitazioni risultanti, ovvero la realizzazione di n.67 tra box e posti auto coperti e scoperti che in termini di superficie superano il minimo richiesto», sottolinea la relazione. Suscita perplessità la presenza di numerosi box, considerando che la maggior parte degli alloggi sono destinati alla locazione a canone moderato e non si comprende a quale esigenza possano rispondere, se non in gran parte alla libera vendita.
Al piano terreno è previsto uno spazio, a disposizione del condominio, di circa 80 mq, che potrà essere utilizzato semplicemente come locale condominiale o per la creazione di uno spazio culturale-ricreativo o di una ludoteca con funzioni educative e aggregative.
«In generale la sistemazione delle aree esterne comprese nel lotto favorisce l’inserimento del nuovo complesso e consente la fruizione dei nuovi spazi agli abitanti degli edifici circostanti mediante la creazione di servizi e percorsi pedonali di penetrazione – continua la relazione – Le aree esterne dell’edificio in progetto sono sistemate con percorsi viari, pedonali e zone ad uso pubblico, con giardini, giochi bimbi e aree pavimentate. Il parcheggio attualmente presente a nord del lotto verrà mantenuto e diventerà parcheggio pubblico a servizio del nuovo insediamento e del quartiere».
Oggi l’iter di approvazione del progetto è in via di svolgimento. A febbraio 2012, come detto, si è svolta la seduta referente della Conferenza dei Servizi, in cui è stato illustrato il progetto.
Adesso siamo in fase istruttoria, nella quale si raccolgono tutti i pareri degli enti interessati, in attesa della seduta deliberante della Conferenza dei Servizi, chiamata ad esprimere il suo assenso/dissenso. I residenti della zona, non appena venuti a conoscenza dell’intervento – solo nel giugno 2012, perché in precedenza erano stati tenuti all’oscuro di tutto – si sono attivati con una raccolta firme (200 quelle raccolte) e con la presentazione di puntuali osservazioni critiche inviate in data 21 giugno 2012 a: Sindaco del Comune di Genova, Marco Doria; Direzione Sviluppo Urbanistico e Grandi Progetti. Settore Pianificazione Urbanistica del Comune di Genova; Direzione Programmi di Riqualificazione Urbana e politiche della Casa del Comune di Genova; Municipio V Vapolcevera; oltre ad una mail inoltrata all’Assessore Bernini (in data 22.06.2012). Una risposta è arrivata solo dal Municipio che ha esaminato il progetto esprimendo all’unanimità un parere negativo (come vedremo in seguito).
«Si ritiene non ammissibile una concentrazione di volumetria su quel sito, nella quantità, forma e posizione pari a quella prevista», scrivono gli abitanti che non intendono opporsi ad una nuova edificazione, purché sia adeguata al sito. Infatti, quando sono iniziati i lavori di demolizione dell’ex fabbrica in disuso, si è manifestato un chiaro assenso al cambiamento, questo però prima di conoscere il tipo di intervento proposto, che si reputa ulteriormente dequalificante per la zona.
«Dal punto di vista architettonico si ritiene che il nuovo fabbricato non sia in alcun modo contestualizzato» sottolineano i residenti che contestano soprattutto l’eccessiva sopraelevazione dell’edificio residenziale.
«Dagli elaborati di progetto di cui si è potuto prendere visione si rileva che il nuovo immobile, nel punto più alto, si sopraelevi rispetto alla quota di copertura più alta dell’edificio esistente, parzialmente demolito, di circa ulteriori 18 m, prevedendo un’altezza complessiva dal piano di campagna di circa 40 m. L’elevazione esagerata comporta una completa occlusione ai fabbricati prospicenti e comunque un eccessivo impatto visivo per gli altri (anche da altri punti di vista della collina»). Il carico insediativo previsto (67 appartamenti) «non è sufficientemente supportato dai servizi di zona (pubblici e privati), probabilmente dimensionati nel rispetto delle normative vigenti e in adozione, ma nella realtà dei fatti chi vive e risiede sul posto ha la consapevolezza di quanto già ora la viabilità locale sia inadeguata, di quanto si risenta della carenza di posti auto e della mancanza di servizi primari e ne subisce gli esiti. L’inevitabile sosta delle vetture lungo la via e i percorsi carrabili ridotti attualmente quasi a senso unico alternato sono ovviamente a discapito della sicurezza anche per il transito di mezzi di soccorso».
La preoccupazione di come l’intervento proposto possa peggiorare ulteriormente la situazione è altissima. «per altro, la superficie destinata a parcheggio pubblico del nuovo insediamento (solo 450 mq), comprende un’area che già nell’uso comune è impiegata a tale scopo (utilizzata a compensazione dei posti auto espropriati precedentemente per la costruzione dell’attuale via Maritano e, quindi non solo non migliora la situazione esistente, ma chiaramente non è in grado di supportare il nuovo)». I residenti, di conseguenza, chiedono che venga rivisto il progetto presentato in Conferenza dei Servizi «studiando un criterio di assegnazione tale da permettere una reale integrazione e non una “ghettizzazione” dei nuovi insedianti, con una volumetria meno impattante e che consenta di costruire un nuovo fabbricato, con un’altezza massima pari alla quota più alta della costruzione pre-esistente».
«Noi siamo disponibili ad eventuali confronti con i soggetti proponenti, proprietari e gli uffici della Pubblica Amministrazione preposti e interessati all’area in oggetto, come già in forma colloquiale ci si è proposti – concludono gli abitanti – per elaborare una soluzione di compromesso che possa portare ad un progetto compatibile con la localizzazione, salvaguardare i diritti di ciascuno e soddisfare il più possibile le esigenze delle varie parti».
I tecnici di Spim, in maniera ufficiosa, durante un incontro tenutosi il giorno 4/09/2012 nella sede del Municipio V Valpolcevera, alla presenza del Vice Sindaco, del Presidente del Municipio, degli assessori appartenenti alla Giunta Municipale, del Presidente della II Commissione (Bilancio, Assetto del Territorio, Sviluppo Economico, Tutela Ambiente), hanno proposto una modifica del progetto iniziale, con la riduzione di 2 piani che comporterebbe l’eliminazione delle 12 unità immobiliari (u.i.) destinate alla vendita di mercato e la conferma della presenza delle 55 u.i. destinate a edilizia sociale. In sostanza, però, la sagoma dell’edificio non muterebbe e rispetto al punto più alto del vecchio capannone ormai demolito, i metri di sopraelevazione rimarrebbero comunque una decina.
«Il progetto seppur abbia ricevuto modifiche progettuali rimane fortemente impattante per la zona che è caratterizzata da piccole costruzioni con un numero limitato di piani (3/4 massimo fuori terra) – scrive la Commissione II del Municipio Valpolcevera, il 19 ottobre scorso – la Commissione ritiene il fabbricato, così come previsto da progetto, non contestualizzato con la zona e incompatibile dal punto di vista paesistico, architettonico e della mobilità locale che risulta particolarmente critica all’altezza dell’uscita di Via Maritano».
Per questi motivi la Commissione esprime «parere contrario all’unanimità alla realizzazione del progetto così come attualmente strutturato, nonostante il medesimo abbia ricevuto modifiche progettuali, che comunque non consentono di ritenere l’intervento ancora adeguato al contesto in cui è stato inserito». La Commissione ritiene necessario «un riesame del progetto edilizio cui segua un suo ulteriore ridimensionamento nei volumi e nelle dimensioni, soprattutto in sviluppo verticale, in modo da realizzare un’opera di altezza non eccedente i volumi di altezza del precedente edificio già demolito riprendendo lo sky line di tale costruzione (32 alloggi); che si valuti il trasferimento dei volumi eccedenti in altre aree dove siano già previsti possibili o analoghi interventi di” social Housing”». La netta contrarietà all’opera è stata ribadita all’unanimità dal consiglio municipale in data 25 ottobre 2012. Purtroppo però il parere del Municipio non è vincolante.
Giunti a questo punto è ancora possibile fermare il progetto? L’istruttoria è aperta e c’è ancora tempo per intervenire. Occorre trovare un equilibrio tra i vari interessi in campo. Magari attraverso una modifica all’accordo di programma tra Comune e Regione.
La paura degli abitanti è che – considerando l’investimento significativo e gli importanti finanziamenti in ballo – ci sia la volontà politica di approvare il progetto così com’è. Al contrario, questo intervento potrebbe trasformarsi in un’occasione per dare un contributo vero alla riqualificazione, per dimostrare che gli amministratori sanno davvero amministrare la cosa pubblica. Esiste, infatti, la possibilità della perequazione, ovvero la volumetria non costruita sul sito può essere sfruttata in altri interventi di edilizia pubblica e privata in previsione sul territorio.
Il consigliere regionale Lorenzo Pellerano (Lista Biasotti) si è recato sul posto e ha ascoltato le istanze degli abitanti. «Già non mi pare un intervento adeguato per rispondere all’emergenza abitativa, visto che gli appartamenti saranno destinati a edilizia sociale solo per 15 anni – spiega Pellerano – Le criticità evidenziate dai residenti sono condivisibili. Un intervento simile in questa zona è completamente sbagliato. Si rischia di compromettere la tranquillità del luogo e peggiorare la qualità di vita delle persone. Meno male che a parole, in tanti e di ogni parte politica, hanno preso le distanze da operazioni di edilizia pubblica devastanti. E però oggi propongono un nuovo scempio. Io posso intervenire considerando che la Regione contribuisce con un sostanzioso finanziamento di 2,5 milioni di euro. Farò un’interrogazione per portare la questione all’attenzione della Giunta regionale. Voglio allargare il tema. Si può trovare un accordo Comune-Regione. Quello che non costruiamo qua, costruiamolo da un’altra parte, senza rischio di perdere il finanziamento».
In effetti lo stesso accordo di programma Comune-Regione recita all’Art. 8 Rimodulazione dell’accordo di programma locale casa «Prima della consegna/inizio lavori, pena la revoca finanziamento, sono ammesse delle modifiche: è ammesso il trasferimento di alloggi o posti letto da un intervento all’altro nell’ambito del Programma locale per la casa, fermo restando invariato il numero e la tipologia di offerta abitativa complessivi e purché non si rilevi una riduzione della superficie complessiva riconoscibile (SCR) superiore al 10%».
Inoltre all’art. 10 Disposizioni generali e finali: «L’accordo può essere modificato o integrato per concorde volontà dei partecipanti mediante sottoscrizione di atto integrativo previa approvazione degli organi competenti».
4 novembre 2011: dieci giorni dopo l’alluvione che ha provocato numerosi danni alle Cinqueterre e poco più di un anno dopo dall’alluvione di Sestri Ponente, la pioggia si abbatte anche su Genova provocando l’esondazione del rio Fereggiano intorno alle 13. Il bilancio è quello che tutti conosciamo: sei vittime, molti danni e le polemiche contro la Sindaco Marta Vincenzi, colpevole di non aver ordinato la chiusura delle scuole nonostante l’allerta 2.
IL PRESENTE
Si dice che ognuno di noi ricordi perfettamente dove si trovava e cosa stava facendo, in concomitanza di un evento drammatico di grossa portata. Il primo esempio che salta alla mente è l’11 settembre 2001: quasi tutti abbiamo a memoria in quali attività eravamo impegnati quando qualcuno ci ha detto cosa stava succedendo.
L’alluvione è un altro di quegli eventi. Complice il fatto che si tratta di storia recentissima, ognuno di noi ha la sua personale storia da raccontare. Quella di chi scrive, per esempio, riguarda il ponte che collega piazza Romagnosi e piazza Carloforte, e poi il tragitto da via Monticelli a via Robino, passando per corso De Stefanis, negli stessi momenti in cui, qualche decina di metri più in là, sei persone perdevano la vita.
Chi scrive ha deciso di soprassedere su questi temi e di lasciare che la giustizia e la pubblica amministrazione facciano il loro corso (si spera rapido e risolutivo), e ha deciso di fare un giro in quei luoghi e fotografarli per come sono oggi, tornati alla loro normalità di sempre, dopo averli fotografati un anno fa, poche ore dopo il disastro.
Dare vita ad uno spazio pubblico innovativo, dinamico e multifunzionale, partendo dal basso, dalle esigenze dei cittadini che frequentano una piazza dotata di tutte le carte in regola per diventare un luogo “aperto”, simbolo identificabile del quartiere di Voltri. Stiamo parlando del progetto di riqualificazione di Piazza Caduti Partigiani Voltresi – fortemente voluto dalle associazioni del territorio, apprezzato dalle istituzioni locali, dai costi contenuti e replicabile in altri contesti – eppure, per vedere finalmente la luce, ha dovuto affrontare un percorso ad ostacoli lungo 3 anni, oggi con probabile lieto fine.
Ma andiamo con ordine. Tutto nasce nel novembre 2009, quando numerose realtà associative (“Ponente che Balla”, “La Spiaggia dei Bambini”, “Gli Amici del Mare”, solo per citarne alcune) ed un gruppo di genitori dei ragazzini che abitualmente giocano nel campetto asfaltato della piazza, si rivolgono al Laboratorio Zerozoone – collettivo di architetti che si definisce “un sistema aperto”, non il classico studio d’architettura bensì un “contenitore di esperienze progettuali” – per chiedere il loro aiuto al fine di elaborare una proposta in grado di riqualificare un’area di circa 1900 metri quadrati che versa in condizioni di degrado, esteticamente brutta e soprattutto pericolosa per l’incolumità dei più giovani. L’obiettivo è realizzare una cucitura tra la passeggiata a mare, molto frequentata e apprezzata dai residenti ed il tessuto urbano di Voltri. Anche perché «Tra lo spazio litoraneo e l’abitato del quartiere esiste una frattura che noi intendiamo superare – spiega Silvia Cama, Laboratorio Zerozoone – Questo è il primo tassello che potrebbe dare il via ad altre riqualificazioni». Intorno alla promenade, infatti, ci sono ancora i vuoti (spazi aperti) ed i pieni (volumetrie) che in qualche modo vanno armonizzati con essa. «Secondo noi questo spazio ha la predisposizione naturale ad essere una piazza “aperta”, un simbolo in cui le persone possano riconoscersi – racconta Augusto Audissoni, Laboratorio Zerozoone – Gli elementi architettonici che abbiamo studiato, da un lato mirano a disegnare un luogo fortemente caratterizzato dal punto di vista estetico; dall’altro l’obiettivo è riqualificarlo con più funzioni: campetto da calcio e piazza “aperta”». Ad esempio «Il campetto prevede una rete di recinzione mobile che può essere comodamente spostata nel caso di realizzazione di eventi, spettacoli, occasioni conviviali della cittadinanza».
Nel giro di 6 mesi, attraverso un fruttuoso dialogo con associazioni e Municipio Ponente, il progetto – realizzato a titolo gratuito – è pronto. «L’abbiamo illustrato presso la Giunta municipale dopo aver raccolto le esigenze dei cittadini – ricorda Silvia– Se vogliamo, possiamo definirlo un processo di architettura partecipata». Nel giugno 2010 l’idea del Laboratorio viene ufficialmente presentata alla popolazione tramite una proiezione pubblica in Piazza Caduti Partigiani Voltresi, in occasione dell’evento estivo “TraVoltri dagli eventi”. E qui ha inizio il lunghissimo iter burocratico. Nonostante goda del convinto sostegno delle istituzioni locali, in primis del Municipio Ponente, il progetto ha dovuto sottostare ad una serie di passaggi che inevitabilmente hanno rallentato la sua genesi. Innanzitutto è stata necessaria l’approvazione di ben 11 enti diversi, come ricorda Augusto «Siamo partiti dalla Giunta municipale che ha dato il suo assenso e poi ha sottoposto il progetto a Comune di Genova ed Autorità portuale visto che il suolo, di proprietà demaniale, è affidato loro in concessione. A questo punto siamo approdati in Conferenza dei servizi dove tutti gli enti interessati (tra gli altri Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria, Provincia di Genova, Regione Liguria, Capitaneria di Porto, ecc. ) sono chiamati a fornire il proprio parere. La Conferenza è stata avviata nel novembre 2011». Ma quello che dovrebbe essere uno strumento per accorciare i tempi, al contrario si rivela un meccanismo poco funzionale che allunga a dismisura il percorso. «Abbiamo illustrato singolarmente il progetto agli 11 enti, uno per uno, onde evitare brutte sorprese in Conferenza dei servizi», sottolinea Augusto.
Una prassi tipicamente italiana perché, nonostante esistano norme chiare – quali i Piani urbanistici comunali ed i regolamenti edilizi – spesso nel nostro Paese si creano situazioni in cui vige un’eccessiva arbitrarietà. È il caso delle Conferenze dei servizi, dove una decisione di un singolo ente può compromettere un intero progetto o almeno rallentarne irrimediabilmente l’iter approvativo.
«Il problema risiede anche nella correttezza e nell’etica professionale che muove i progettisti – precisano all’unisono Augusto e Silvia – Questi ultimi, infatti, a volte forzano soluzioni progettuali che vanno al di là del consentito». Se il progetto si attiene responsabilmente a tutte le regole, in teoria non dovrebbe incontrare difficoltà. Purtroppo però, anche a causa di alcuni comportamenti scorretti «Ti trovi a confrontarti con atteggiamenti arbitrari – spiega Silvia – Ci vuole un adeguato buon senso da entrambe le parti, architetti ed enti interessati. In caso contrario si dà luogo a meccanismi controproducenti».
E arriviamo al maggio 2012, quando finalmente il progetto di riqualificazione viene approvato ufficialmente.Ora si può iniziare con gli appalti dei vari lotti, 4 in tutto, ma ciascuno di loro, come spiega Augusto «È “autosufficiente”, ovvero garantisce autonomamente che lo spazio sia fruibile per almeno una delle funzioni immaginate, impedendo l’effetto “non finito”. L’abbiamo studiato così proprio pensando alle probabili ristrettezze economiche ».
Ed in effetti l’altra principale difficoltà è quella di trovare i soldi per realizzare l’intervento.Il progetto comporta un costo complessivo di circa 290 mila euro. «Il Municipio Ponente ha stanziato circa 87 mila euro – continua Augusto – grazie alla partecipazione ad un bando regionale per il finanziamento di opere pubbliche, la Regione Liguria ha destinato per il progetto circa 29 mila euro. Inoltre abbiamo provato a rivolgersi ad alcune banche, ma purtroppo non abbiamo ricevuto aiuto». I primo due lotti costano circa 170 mila euro. Parliamo dei due lotti fondanti, gli altri due sono di rifinitura e quindi potrebbero essere realizzati anche in tempi successivi. «Allo stato attuale disponiamo di circa 115 mila euro – precisa Augusto – Per realizzare il secondo lotto mancano all’appello circa 55 mila euro».
Vediamo nel dettaglio qual è la filosofia progettuale del Laboratorio Zerozoone e quali soluzioni architettoniche saranno messe in campo per riqualificare Piazza Caduti Partigiani Voltresi.
Il collettivo di architetti negli ultimi anni ha partecipato a bandi e gare, ottenendo ottimi risultati. Ricordiamo tra gli altri: il concorso internazionale di architettura “Spazi pubblici sul mare” al Priamar di Savona (2° classificato, 2002); il concorso nazionale di idee per ospedale Santa Corona a Pietra Ligure (3° classificato, 2003); video di presentazione per aree dismesse del Comune di Novi Ligure (premio miglior rappresentazione audio/video alla Biennale di Venezia; 2005); Paesaggi italiani, opere per la mostra “Lezioni di paesaggio” a Savignone (pubblicata su Domus web, Abitare, Ottagono, D’Architettura, Archphoto; 2008); Città aperta, concorso di idee “Giovani per i giovani” Voltri-Pegli-Prà (progetto vincitore con l’associazione Ponente che Balla; 2011).
«Il nostro è un tentativo di immettere in circolo idee nuove ed approcci innovativi – spiega Silvia – ma è difficile farsi comprendere da chi parla un altro linguaggio ed è ancora ancorato a una visione statica dell’architettura. Noi, al contrario abbiamo un’idea di architettura dinamica, mutevole, pronta a rispondere a diverse esigenze». Il Laboratorio Zerozoone «Cerca sempre di coniugare i progetti con la mutevolezza del tempo. Lavoriamo sviluppando architetture e paesaggi che siano in grado di trasformarsi a seconda delle necessità e delle esigenze che, con il trascorrere del tempo, dovessero emergere».
In questo caso «Il fatto di relegare uno spazio pubblico ad un’unica funzione non ci sembrava utile – racconta Augusto – Secondo noi è precisa responsabilità dei progettisti fornire strumenti per creare spazi che possano accogliere una moltitudine di funzioni, a maggior ragione in tempo di crisi. Ma sempre tenendo in considerazione la componente temporale, ovvero le esigenze che possono mutare con il trascorrere del tempo». Le multi funzioni non sono un contenitore di funzioni disparate, per intenderci come il centro commerciale Fiumara, bensì come ulteriori opportunità. Ad esempio «Quando un giorno il campetto di calcio non servirà più, questa piazza rimarrà un valore per il quartiere senza la necessità di alcun stravolgimento architettonico», sottolinea Silvia. Senza dimenticare il valore sociale di un intervento che ha previsto il diretto coinvolgimento dei cittadini, generando automaticamente una maggiore attenzione al proprio territorio. Partire dal basso, dalle esigenze della gente è una prerogativa del collettivo. «Inoltre è importante studiare progetti replicabili, nel processo e nel metodo, anche in altri contesti», aggiunge Augusto.
La copertura della piazza sarà realizzata con materiali differenti e naturali – terra, terra battuta, legno, ghiaia, trifoglio, disposte in 5 sezioni concentriche – per fornire diverse sensibilità al tatto. «Per entrare in empatia con il suolo che calpesto, dove gioco, parlo e incontro persone – spiega Silvia – Per noi questo è un elemento fondamentale. Vogliamo incrementare la sensibilità al materiale. Il suolo rimane allo stesso livello ma attraverso delle variazioni materiche creiamo movimento ed un idea di dinamicità». Molta della pavimentazione sarà permeabile (almeno il 30-40% della piazza) perché «Meno si soffoca la terra meglio è – sottolinea Silvia – La terra deve respirare ed essere pronta ad accogliere l’acqua».
La piazza- campetto è studiata con 5 anelli concentrici, in uno di questi saranno presenti alcune “sedute” che potranno svolgere la funzione di panchine, ma non solo. Si tratta di un rialzo del suolo particolarmente duttile «Un linguaggio interpretabile nella dimensione tempo-spazio – continua Silvia – che offre diverse opportunità di utilizzo. Ad esempio i rialzi potrebbero diventare rampe per gli skateboard».
Il campetto da calcio sarà delimitato da una rete morbida – in fibra elastica, anti taglio – e non metallica. Inoltre i pali non saranno a contatto con il recinto, evitando quindi incidenti di gioco abbastanza frequenti.
La rete è retta da un tubolare ad un altezza di circa 2,5- 3 metri. «I pali sono studiati come delle braccia esteticamente rilevanti che caratterizzano lo spazio – spiega Augusto – La rete, in pratica, viene tirata su come una tenda. Si può togliere agevolmente, mentre le braccia e il tubolare possono trasformarsi in elementi scenografici oppure in supporto per alcuni giochi destinati ai più piccoli (altalene, corde, ecc.)».
Per quanto riguarda l’illuminazione «Oggi si tende spesso a sovra illuminare e non si ha rispetto della sobrietà che dona la penombra – aggiunge Silvia – Di fianco alla piazza-campetto c’è un parcheggio illuminato da un grande faro. Quindi la nostra sarà un’illuminazione non invasiva e lungo il tubolare correrà una striscia al led».
Oggi qualcosa sembra muoversi ed il progetto potrebbe diventare concreto «Venerdì scorso abbiamo avuto un incontro con il Municipio Ponente – concludono Silvia e Augusto – Ci hanno confermato di avere il finanziamento per il primo lotto. Finalmente possiamo partire».