Tag: quartieri di Genova

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  • Storia di Genova: la Lanterna, il simbolo della città

    Storia di Genova: la Lanterna, il simbolo della città

    Sono tanti anni che la guardo da lontano, rassicurante presenza protettiva, dando per scontato che la “Signora” mi avrebbe, comunque, aspettato, torreggiando superba nello scorrere del tempo. Con una comoda passeggiata di pochi minuti, che, alta, aggetta sull’intero porto, partendo da Via Milano, tra il parcheggio dello Shopping Center del Terminal Traghetti e l’hotel Columbus Sea, si giunge sulla piccola rocca, ultimo residuo della collina di “Promontorio”, chiamata anche capo di Faro (popolarmente detto Codefà) o di San Benigno, in onore dell’antico convento, dove solenne e maestosa risiede, dal 1543, La Lanterna.

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  • Cimitero di Staglieno: patrimonio dell’umanità Unesco?

    Cimitero di Staglieno: patrimonio dell’umanità Unesco?

    cimitero staglienoIL PRECEDENTE

    8 marzo 2011: presso il Cimitero Monumentale di Staglieno si tiene una cerimonia che celebra il restauro di alcune tombe risorgimentali, fra cui quella di Giuseppe Mazzini e di molti garibaldini. In occasione di questo evento arriva la richiesta congiunta da parte di Comune di Genova, Università e Soprintendenza ai beni culturali: il Cimitero di Staglieno Patrimonio dell’Umanità Unesco.

    Un’iniziativa che mira a celebrare l’importanza storica del cimitero e dei personaggi che vi sono sepolti, ma anche l’esigenza di un finanziamento che contribuisca alla conservazione della parte storica, soprattutto perché le istituzioni hanno confermato ancora una volta la scelta di non far pagare alcun biglietto d’ingresso. Questa la spiegazione dell’assessore comunale Veardo: «Ci sono oltre un milione di lapidi il cui mantenimento dovrebbe essere a carico delle famiglie dei defunti. Quando non è possibile risalire ai parenti il Comune si attiva, ma le risorse sono limitate».

    IL PRESENTE

    Giuseppe Mazzini, Nino Bixio, Constance Lloyd (moglie di Oscar Wilde), Gilberto Govi, Fabrizio De Andrè, Fernanda Pivano. I nomi dei personaggi illustri sepolti al Cimitero Monumentale di Staglieno sono molti e prestigiosi: ricoprono momenti importanti della storia d’Italia e omaggiano ogni ambito culturale, dalla letteratura al teatro alla musica e così via.

    La richiesta fatta un anno fa appare dunque più che legittima, dato che Genova ospita uno dei cimiteri monumentali più grandi e importanti d’Europa. La nostra città ospita già un ricco patrimonio culturale e artistico tutelato dall’Unesco, ovvero il complesso che riunisce le Strade Nuove e i Palazzi dei Rolli.

    Come può un bene diventare Patrimonio dell’Umanità? A partire dal 2005 sono stati fissati in modo definitivo dieci criteri: per essere inclusi nella lista è necessario che il bene ne soddisfi almeno uno.

    Questo l’elenco:
    1. rappresentare un capolavoro del genio creativo umano;
    2. testimoniare un cambiamento considerevole culturale in un dato periodo sia in campo archeologico sia architettonico sia della tecnologia, artistico o paesaggistico;
    3. apportare una testimonianza unica o eccezionale su una tradizione culturale o della civiltà;
    4. offrire un esempio eminente di un tipo di costruzione architettonica o del paesaggio o tecnologico illustrante uno dei periodi della storia umana;
    5. essere un esempio eminente dell’interazione umana con l’ambiente;
    6. essere direttamente associato a avvenimenti legati a idee, credenze o opere artistiche e letterarie aventi un significato universale eccezionale (possibilmente in associazione ad altri punti);
    7. rappresentare dei fenomeni naturali o atmosfere di una bellezza naturale e di una importanza estetica eccezionale;
    8. essere uno degli esempi rappresentativi di grandi epoche storiche a testimonianza della vita o dei processi geologici;
    9. essere uno degli esempi eminenti dei processi ecologici e biologici in corso nell’evoluzione dell’ecosistema;
    10. contenere gli habitat naturali più rappresentativi e più importanti per la conservazione delle biodiversità, compresi gli spazi minacciati aventi un particolare valore universale eccezionale dal punto di vista della scienza e della conservazione.

    Marta Traverso

  • Casa-albergo via Linneo, possibile soluzione per le famiglie sfrattate

    Casa-albergo via Linneo, possibile soluzione per le famiglie sfrattate

    Pare esserci una svolta nella difficile vicenda della casa-albergo di via Linneo. La Giunta comunale nei giorni scorsi ha varato una delibera contenente una “proposta di accordo procedimentale” che verrà sottoposto all’approvazione del consiglio di amministrazione di Egi (società di Poste Italiane, proprietaria dell’immobile). L’intesa tra Comune e Poste Italiane è stata trovata, ora manca solo l’adesione formale.

    In pratica Egi si impegna a ristrutturare i locali dell’ex Scuola di polizia postale, ovvero l’ala dell’immobile adiacente alla casa-albergo ed oggi abbandonata, da cui verranno ricavati 84 alloggi da affittare al Comune che li destinerà ad edilizia residenziale pubblica. In una parte di questi si trasferiranno gli ospiti della casa-albergo, già più volte sfrattati nei mesi scorsi.

  • Ascensore di Quezzi, da via Pinetti a via Fontanarossa: a che punto siamo?

    Ascensore di Quezzi, da via Pinetti a via Fontanarossa: a che punto siamo?

    L'area dove passerà il tracciato dell'ascensore inclinato di Quezzi

    Tre fermate (Pinetti, Portazza e Fontanarossa) e due stazioni (Pinetti e Fontanarossa), per un tracciato lungo circa 131 metri, dei quali i primi 27 m in galleria inclinata (fra i civici 66 e 66B di via Pinetti) sfruttando un ex tunnel antiaereo risalente alla Seconda Guerra Mondiale, i successivi 23 m in trincea sino alla fermata di via Portazza e poi i restanti 81 metri fuori terra, un tracciato scoperto che si arrampica sulle fasce sino a raggiungere via Fontanarossa a pochi passi da piazza S.Maria dove sorge l’antica chiesa Natività di Maria Santissima di Quezzi.

    Stiamo parlando dell’ascensore inclinato di Quezzi, un’opera da molti anni attesa da tutto il quartiere , uno dei più densamente popolati di Genova con i suoi 12 mila abitanti. Un quartiere da sempre costretto a convivere con una viabilità e quindi con una vivibilità complicata, strade strette dove i mezzi Amt non possono arrivare fanno da contorno ad una strada principale (Via P.Pinetti, via Daneo, via Fontanarossa) difficile da percorrere per gli autobus della linea 82, con gli autisti il più delle volte costretti ad attendere il passaggio del mezzo in discesa per poter risalire sino al piazzale della chiesa e viceversa.

    Un’opera come questa darà respiro ad una parte consistente della vallata, farà il paio con l’allargamento già ultimato e la messa in sicurezza del tratto di strada fra via Daneo e via Fontanarossa all’altezza dell’antichissima via del Molinetto con l’obiettivo di far diminuire sensibilmente gli ingorghi. Grazie all’ascensore, infatti, sarà possibile raggiungere la parte alta del quartiere in 71 secondi (stima del Comune) evitando di utilizzare il tracciato stradale. Si ipotizza un carico passeggeri di 424 persone ogni ora per senso di marcia.

    La realizzazione dell’ascensore inclinato costa al Comune (opera cofinanziata dalla Regione Liguria) oltre 5 milioni di euro, i lavori sono iniziati a metà giugno 2011 e secondo le previsioni dovrebbero concludersi fra sei mesi, nell’agosto 2012.

    Allo stato attuale il cantiere non si presenta sicuramente come prossimo alla conclusione, non c’è traccia dell’asse di risalita nella parte esterna, né delle stazioni a valle e a monte, la demolizione della volta della galleria non è stata ancora portata a compimento e quindi non sono state costruite le pareti laterali.

     


  • Storia di Genova: la Commenda di Prè

    Storia di Genova: la Commenda di Prè

    La Commenda di PréNel XII secolo, superata Porta di Vacca, altrimenti conosciuta come Porta Sottana per distinguerla dalla sorella levantina Porta Soprana, il viaggiatore diretto verso la Valpolcevera incontrava ampi fondi agricoli, i “praedis” (prati da cui Prè) e un piccolo villaggio “Borgus Praedis”, come si legge in un documento medievale. La via da percorrere, nota al tempo dei romani come l’antica via consolare Emilia Scauri/Postumia (148 a.C), partiva da Genova e attraversava la pianura Padana per giungere ad Aquileia.

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    Di queste perdute memorie rimangono alcune tracce: oggetti di uso quotidiano risalenti ad un periodo compreso tra il II secolo a.C. e il I d.C., come anfore e ceramiche, una macina da mulino, un capitello corinzio, reperiti sui fondali antistanti  l’antico Arsenale della Repubblica così come fu sorprendente il ritrovamento di una pietra miliare, datata tra il 312 e il 324, rinvenuta nelle cripta della chiesa di S. Tommaso al Caput Arenae, demolita per la costruzione della Stazione Marittima, unico indizio del perduto tracciato.

    Lasciati consoli e centurioni, facciamo un salto nel tempo: A.D. 1100, sorge, in questo mondo agreste, un  sobrio edificio a tre piani, in mattoni e pietra grigia di promontorio, caratterizzato dalla presenza di un’antistante loggia  a tre ordini di colonne (ricostruita nel 1508), a cui si aggiungeranno, a formare un complesso unitario, due chiese una sovrapposta all’altra, nel 1180. La Commenda di Prè, voluta da Guglielmo, un frate appartenente ai Cavalieri Gerosolimitani, nasce dapprima come convento ed ospedale (ospitaletto) a cui segue  la funzione di alloggiamento per pellegrini ed armigeri in partenza per la Terrasanta.

     

    Adriana Morando

  • Storia di Genova: il borgo di Boccadasse

    Storia di Genova: il borgo di Boccadasse

    Boccadasse

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    Si dice che i primi ad approdare sulla spiaggia di Boccadasse furono dei navigatori spagnoli. Le imbarcazioni improvvisamente si imbatterono in una forte mareggiata e fu proprio la piccola insenatura a salvarli da una morte certa. Per questo decisero di insediarvisi, dando vita ed anima a quello che tutt’oggi è uno dei borghi più belli della nostra città.

    Leggenda a parte, le origini di questo antico borgo di pescatori sono ancora incerte. Il nome, con tutta probabilità, fa riferimento al torrente Asse che percorreva l’attuale via Boccadasse per poi sfociare nella baia nei pressi di via Aurora, da li’ probabilmente il termine “Bocca dell’ Asse”. Un’altra teoria afferma che il nome sia semplicemente “l’italianizzazione” del termine genovese “boca d’aze” ovvero bocca d’asino, proprio a causa della particolarissima forma dell’insenatura.

    Oggi Boccadasse e’ un quartiere di 5 km quadrati di superficie e conta 5.000 abitanti, ma il caratteristico colpo d’occhio offerto dalla particolarissima conformazione del borgo è pressoché invariato da almeno trecento anni.
    Dopo la costruzione dell’arteria stradale di corso Italia nei primissimi anni del ‘900, Boccadasse diventa il punto di ritrovo di moltissime famiglie genovesi dopo la classica passeggiata della domenica pomeriggio.

    Nel borgo fiorirono le prime botteghe, come l’antica latteria igienica du sciu Amedeo, divenuta gelateria negli anni sessanta, una delle prime in Italia a produrre gelato artigianale per tutto l’anno. A pochi passi di distanza sorgeva la storica bottega del Lallo, il maestro d’Ascia, abile artigiano costruttore di barche in legno per pescatori. La bottega ha definitivamente chiuso la propria attivita’ nel dicembre dell’anno scorso, portando via con sé un patrimonio immenso di antichissimi attrezzi e segreti del mestiere.

    Sin dalle antiche origini Boccadasse era un borgo di pescatori. Si narra che sul finire del XIX secolo quasi tutti i giorni, soprattutto nei mesi estivi, la spiaggia diventava vero e proprio mercato a cielo aperto frequentato da tutti gli abitanti della “Genova bene”, gli unici in grado di raggiungere agevolmente la spiaggia visto che corso Italia ancora non esisteva. Oggi si possono ancora ammirare, soprattutto alle prime ore del giorno, pescatori che rammendano reti… consapevoli continuatori di una tradizione plurisecolare.

    Si dice che la famosa “gatta” cantata da Gino Paoli fosse uno dei tanti gatti che ancora oggi siedono sulle barche dei pesactori in attesa di un piccolo spuntino. Il cantautore, infatti, abitò a Boccadasse per molti anni.

    Un’ultima curiosità che forse molti di voi non sanno: Boccadasse da il nome ad un quartiere di Buenos Aires in passato prevalentemente occupato da emigrati genovesi. Il quartiere in questione è la Boca, patria natia della famosa squadra di calcio Boca Juniors, soprannominata proprio per questo motivo dagli argentini “zeniexes”, in onore delle antiche origini genovesi.

     

    Foto e video di Daniele Orlandi

    BoccadasseBoccadasse

  • Festa di Carnevale a Priaruggia

    Festa di Carnevale a Priaruggia

    PentolacciaDomenica 26 febbraio il CIV di Priaruggia organizza la pentolaccia di carnevale 2012 presso la Villa Stalder, accessi da Via Manfredi e Via Priaruggia per i bambini del quartiere e non.

    La festa inizia dalle ore 14,30 circa, ci saranno due pentolacce per due fasce diverse di età e a seguire la sfilata delle maschere con premiazione delle più belle, simpatiche e spiritose e una merenda a base di dolci, gelato, bibite.

     

  • Farmacia Serra di Voltri, quando la salute è 2.0

    Farmacia Serra di Voltri, quando la salute è 2.0

    Il loro blog è al nono posto della classifica ebuzzing dei blog a tema Salute. Hanno un canale di vendita e-commerce, oltre 400 amici su Facebook, quasi mille follower su Twitter, un profilo su Foursquare e sul loro canale YouTube spiegano ai genitori come usare un termometro wireless o un biberon autoriscaldante. Non solo: hanno da poco aperto una zona Wifi in cui chiunque navigare gratuitamente, e che a poche settimane dalla sua inaugurazione conta una media di 20/30 accessi giornalieri.

    Tutto questo appare molto più interessante se si pensa che stiamo parlando di una farmacia di Voltri. Abbiamo incontrato Edoardo e Maddalena Schenardi, titolari della Farmacia Serra.

    Cosa porta una farmacia apparentemente “di periferia” a diventare un punto di riferimento della comunicazione web?

    Tutto è nato per divertimento, il nostro interesse al web non è strettamente collegato al nostro lavoro, è qualcosa che si è evoluto man mano nel tempo. Senza dubbio essere presenti sul web porta via molto tempo e risorse, è un impegno costante perché se qualcuno ci chiede un consiglio o ci fa un’ordinazione dobbiamo essere tempestivi nel rispondere, il web non conosce sabati, domeniche né periodi di ferie. La ragione per cui ad esempio non ci siamo ancora iscritti a Pinterest è proprio il rischio di non avere il tempo sufficiente per gestirlo.

    La nostra presenza sul web non ci porta necessariamente ritorni sul lavoro: se una persona che vive dall’altra parte di Genova ci invia tramite Facebook le foto del figlio con i pidocchi – esempio di un fatto realmente avvenuto – e noi gli consigliamo quale prodotto usare, poi magari va a comprarlo nella farmacia sotto casa.

    Quello che però conta di più, e che ci spinge a farlo, è che Internet è un modo come un altro per parlare con la gente, esattamente come facciamo con i nostri clienti qui in farmacia. È un modo come un altro di lavorare. La cosa che più conta sul web è avere qualcosa da dire: se non ci divertissimo, non lo faremmo.

    Quali sono gli aspetti più interessanti della vostra presenza online?

    Noi abbiamo quattro figli, e attraverso la Rete abbiamo scoperto moltissimi prodotti che da ogni parte del mondo vengono ideati per agevolare i genitori. Spesso sono oggetti che le famiglie inventano in modo “casalingo”, sperimentano sui propri figli e poi brevettano e mettono in commercio: grazie a Internet possono venderli in ogni parte del mondo. Qui abbiamo prodotti importati da Stati Uniti, Nord Europa e così via, realizzati non da grandi aziende ma da genitori-designer, che noi stessi abbiamo testato sui nostri figli e poi messo in vendita. Il canale YouTube è nato proprio per questo scopo, perché mostrare in video come si usa un prodotto è molto più facile che spiegarlo.

    Non solo: proprio grazie a Internet abbiamo scoperto che non bisogna andare troppo lontano per trovare realtà interessanti. Sul web abbiamo scoperto LaitBaby, azienda genovese che commercializza prodotti per bambini: qui in negozio abbiamo in esposizione una culla trasparente, che consente ai genitori di avere sempre sotto gli occhi i movimenti del bambino. Senza Internet non avremo mai saputo della loro esistenza.

    È curioso che aziende genovesi che lavorano nello stesso ambito e potrebbero attuare dei progetti insieme non abbiano gli strumenti per sapere una dell’esistenza dell’altra: come mai secondo voi?

    È uno dei difetti di Genova: questa città ospita alcune delle personalità più interessanti del web, solo che a Genova nessuno lo sa. Noi stessi abbiamo avuto dei contatti da parte di molte persone provenienti da tutta Italia, abbiamo partecipato a numerosi eventi e blogger di fama nazionale hanno parlato di noi, ma un’analoga attenzione da parte dei genovesi è arrivata in un secondo tempo.

    Sarebbe bello che qualcuno organizzasse in modo stabile degli appuntamenti informali, tipo cene o aperitivi, perché ad esempio tutti i blogger genovesi possano incontrarsi anche di persona.

    Marta Traverso

  • Automobili a Genova: da Mercurio a Smart City

    Automobili a Genova: da Mercurio a Smart City

    ztlIL PRECEDENTE

    Febbraio 2011: il varo della nuova zona a traffico limitato per il centro storico e altre zone di Genova sancisce ufficialmente il fallimento del Progetto Mercurio. La Giunta comunale ha approvato il nuovo regolamento giovedì 17, mentre venerdì 18 è avvenuta la presentazione a Genova Parcheggi.

    Cosa prevede il nuovo progetto rivolto a chi vuole spostarsi in auto o moto a Genova, molto caro soprattutto agli esercenti commerciali e ai loro fornitori, che hanno un’esigenza fondamentale nella garanzia di portare le merci più vicino possibile al negozio?

    Queste le linee guida fondamentali, in vigore dal 1 marzo 2011: fino alla fine del 2011 i mezzi Euro 3 e superiori vengono “premiati” con abbonamenti simbolici che garantiscono l’accesso alla Ztl, mentre da Euro 2 in giù si pagherà il doppio della normale tariffa. Da inizio 2012 nessun veicolo Euro 2 o inferiore potrà entrare nella Ztl. Questo per favorire il passaggio di Genova agli altari delle Smart City, ovvero una pubblica amministrazione orientata alle emissioni zero e al rispetto dell’ambiente.

    L’accesso per residenti e persone collegate alle attività commerciali (esercenti, fornitori, tecnici, addetti alle pulizie ecc) potrà avvenire al costo simbolico di 27 euro annui, con un aumento delle fasce orarie per la consegna delle merci, uno dei punti più criticati del precedente progetto Mercurio.

    IL PRESENTE

    Febbraio 2012: è passato un anno dal varo della nuova Ztl. Genova Parcheggi continua a gestire tutte le aree di traffico e sosta limitata in città e i relativi pagamenti, attraverso il progetto Blu Area.

    Le Ztl attualmente attive a Genova sono sei: centro storico, Vernazzola, Molo, San Vincenzo, Boccadasse e Nervi. Come preannunciato al momento del varo delle nuove aree, sul sito di Blu Area è specificato che “Requisito essenzilale per l’accreditamento omologazione omologato “Euro 3” o superiore“. Questo significa che nessun veicolo al di sotto di questa categoria ha la possibilità di accedere a queste zone.

    Le tariffe sono le medesime del progetto iniziale, mantenendo dunque l’abbonamento simbolico a 27 € per residenti ed esercenti.

    Sul fronte delle zone a sosta limitata la partita invece si gioca su un terreno molto più minato. Nulla di fatto per l’estensione delle Blu Area nei quartieri di Marassi, Albaro e San Fruttuoso: alcuni giorni fa il Tar di Genova ha definito illegittima l’imposizione di parcheggi a pagamento in questi quartieri della città.

    Marta Traverso

  • Storia di Genova: piazza della Nunziata e i balestrieri genovesi

    Storia di Genova: piazza della Nunziata e i balestrieri genovesi

    Ingresso Basilica di Piazza dell'Annunziata

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    Nel caos del traffico cittadino c’è una piazza, un po’ snobbata dalle guide e dai percorsi turistici anche perché, diciamolo, soffocata dal transito rumoroso di mezzi di tutti i tipi, con palazzi smorti nel loro non-colore che avrebbero bisogno di un provvido restyling e in perdente competizione con le più nobili e vicine Via Cairoli, via Balbi nonché tutto il cuore pulsante del Centro Storico. Eppure Piazza della Nunziata potrebbe stupire con tanti racconti che l’hanno vista muta testimone di passate vicende umane.

    Campeggia in questo luogo la monumentale chiesa dedicata alla SS. Annunziata del Vastato. Piccola pieve, limitata nella superfice dalla presenza di due torrentelli, oggi incanalati nel sottosuolo, il rio di Carbonara e il rio di Vallechiara, vide gli albori nel 1228 con il nome di S. Maria del Prato.

    Dai Fratelli della Regola degli Umiliati, primi religiosi a curarne la costruzione, passò ai Conventuali di S. Francesco di Castelletto che la ingrandirono (1520-1530), grazie al congruo contributo in denaro di Francesco Spinola e la dotarono di un ampio sagrato, previa demolizione di alcune case, azione da cui deriverebbe il termine “guastato” o del “vastato”, anche se qualcuno sostiene che il toponimo è da riferirsi ad “a-stu”, luogo all’aperto dove antichi liguri si riunivano in parlamento.

    Fu grazie, però, ai nobili Lomellini se i nuovi proprietari, i Frati minori Osservanti dell’Annunziata di Portoria, la completarono nelle sue attuali forme barocche(1591-1625), rendendola un vero museo della storia dell’arte genovese del ‘600. Mirabili sono la facciata di Taddeo Carlone, il pronao neoclassico con il grandioso timpano, sorretto da sei colonne, di Carlo Barabino, gli affreschi della navata centrale dei fratelli Giovanni e Giovanni Battista Carlone o quelli delle due navate laterali dove, insieme ai più noti Grechetto, Fiasella, Cambiaso, Strozzi, troviamo opere di ben altri 19 pittori, tra le quali alcune di grande valore artistico come Il Cenacolo (G.C. Procaccini) che campeggia sopra l’ingresso o l’Annunciazione (D. Piola) in una delle cappelle laterali.

    Il Paradiso, affresco di Andrea Ansaldo, che impreziosisce la cupola centrale, è famoso, poi, per essere stato causa di un agguato, teso al pittore da colleghi invidiosi, dal quale si salvò miracolosamente. La querelle tra artisti, rosi da gelosie e rivalità, erano molto frequenti in quei tempi, come lo testimonia il fatto che l’Ansaldo era già scampato ad un episodio analogo. Venuto a conoscenza che era stato affidato al rivale Giulio Benso l’incarico di dipingere “S. Antonio fra gli Angeli”, per l’Oratorio di S. Antonio Abate, su cui, pare, vantasse dei diritti di prelazione, l’artista affrontò con decisione il concorrente che, però, più giovane e armato di un “ferro”, lo ridusse così a mal partito che per poco non ne morì.

    Basilica di Piazza dell'AnnunziataBasilica di Piazza dell'Annunziata

    Meno fortunato fu Luciano Borzone che, mentre dipingeva il Presepe, visibile a sinistra dellacappella maggiore, cadde maldestramente dall’impalcatura e perì. Deceduti per peste, anni più tardi (1645) anche i suoi figli chiamati a terminare l’opera del padre. Sorte infelice, ugualmente, per il duca Giuseppe Bouffleurs, giunto con le sue truppe a difendere Genova da un possibile ritorno degli austriaci. Poco più di un anno dopo (1747), come si legge in un antico testo, il vaiolo chiamò il poveretto “ad altra gloria”. La stima dei genovesi, che “lo piansero a calde lacrime” perché “ avevano ammirato in lui il modello d’ogni virtù cristiana”, indusse il Senato dell’epoca a conferirgli un posto nel libro d’oro della nobiltà genovese. Questo privilegio aveva come conseguenza l’opportunità di inserire lo stemma della Repubblica nel blasone di famiglia e la possibilità di essere sepolto in una chiesa, scelta che cadde su quella dell’Annunziata, dove ancora giace davanti alla cappella dedicata a S. Luigi.

    Spostiamoci sul “Vastato” e caliamoci nell’anno 1601: nella piazza una grande forca è stata allestita per l’impiccagione di Giovanni Giorgio Leveratto. La triste storia inizia quando Maria de’ Medici, moglie di Enrico IV di Francia, fu costretta a soggiornare a Portofino per le pessime condizioni del mare. Qui conobbe un certo Gian Battista Vassallo che, seguitala in Francia, per accrescere il suo prestigio agli occhi della regina, progettò di consegnare Genova ai francesi. Per ordire la congiura, si rivolse al cognato Leveratto, medico genovese, che pensò di introdurre i nemici nella città attraverso una piccola porta nei pressi di Carignano. Ma il tradimento di Antonio Morasso, proprietario della casa da cui sarebbero dovuti partire i cospiratori, fece fallire il piano, piano prontamente confermato dal traditore al primo “rendez vous” con gli strumenti di tortura. Spettacoli molto più ameni si tenevano, invece, nei giorni festivi, ma per scoprirne i protagonisti, bisogna prima parlare di un’antica e terribile arma: la balestra.

    Il “Vastato” era l’ampio spiazzo davanti alla chiesa di piazza della Nunziata, dove nel XIII secolo, si esercitavano i balestrieri, così come, dopo le funzioni religiose nei giorni festivi, si poteva assistere alle loro esibizione a Prè, a Sarzano, sulla spianata dell’Acquasola e in tutte le piazze antistanti le parrocchie. Vere e proprie competizioni, accompagnate da un tifo da stadio con applausi, fischi, discussioni, risse, si concludevano con l’assegnazione di ricchi premi: “ille qui primo dabat in signo” (chi per primo risultava vincitore) riceveva “una tazza de bono ariento”, il secondo 10 paia di braccia di tessuto di lana, il terzo una nuova balestra completamente accessoriata. Se ne trova memoria nei libri amministrativi delle spese: esborso di 10 lire per la valle di Voltri (1338) usate per l’acquisto di due tazze di argento, così per gli anni successivi, sceso a 6 lire e 5 soldi, per una sola tazza in tempi di crisi (1415) ect.

    Col nome di “Balistariis” erano il vero corpo “d’elitte” delle milizie genovesi, famosi per perizia, precisione, sprezzo del pericolo e prendevano il nome dalla terribile arma di cui erano equipaggiati: la balestra. Le origini di questo strumento bellico sono incerte ma, comunque, antichissime, basti pensare che, nel 500 a.C., viene citata nel trattato cinese dell’Arte della Guerra, in cui il capo militare Sun Tzu ne descrive i mirabili pregi: “il potere è come la contrazione di una balestra, la tempestività come lo scoccare di un dardo…”. Dalla Cina si diffuse in Medio Oriente nel 900 d.C. e fu importata in Europa intorno all’XI secolo.

    Antenata della balestra, in uso presso greci e romani fin dal II secolo a.C., era la “balista”, una grande macchina da guerra in grado di scagliare enormi pietre con cui far saltare le merlature delle mura. Parente più prossima era, invece, quella chiamata “streva”, denominata in seguito “a gamba” o “a tibia”, perché si ricaricava a terra utilizzando la staffa in ferro al centro dell’arco. Poco veloci da riarmare, avevano bisogno dei Pavesari, uomini armati di lancia e scudo (pavese) per proteggere il balestriere durante questa manovra. Facile e maneggevole era la “manesca”, usata per difesa personale ma, a Genova, si usava la ”balestra a staffa”, più grande di quella cinese e più piccola di quella “da posta” (difesa statica) ma così micidiale da superare le altre per gittata (più di 400 m) e con potenza tale da forare una corazza o trapassare un cavallo, tanto da essere etichettata come “arma infernale e sconveniente per i cristiani” da Papa Innocenzo II, nel corso del Concilio Laterano del 1139.

    Il fusto in faggio, in rovere o in tasso italiano, la corda fatta di canapa intrecciata, un peso complessivo di 6 chili erano alcune caratteristiche di una vera opera d’arte la cui realizzazione era affidata a specialisti, riuniti nella corporazione dei “Balistari” (1275), mentre i dardi erano forniti da privati, i “Quarellarii” detti anche “Magister Verretonorum”, o dalla Zecca. In questo ultimo caso erano detti “buoni” e, per statuto, non potevano mancare su navi o in roccaforti da difendere. E’ proprio nella registrazione del carico delle navi, che partirono per la prima crociata (1098), dove troviamo notizie certe della presenza dell’arma nella nostra città ma, solo alla fine del 1100, venne istituito un vero corpo di armigeri che in pochi anni diventò la punta di diamante dell’esercito di S. Giorgio, con una precisa organizzazione che prevedeva la suddivisione in “bandiere”, composte ciascuna da 20 uomini, comandate da un conestabile.

    Regolarmente salariati, avevano una “ferma” di 3-6 mesi e un ”garante” che rimborsava lo stipendio esborsato dalla Repubblica, pena il carcere, in caso di loro defezione. Lo stesso Comune permetteva di requisire, con l’esposizione di un cippo contrassegnato dalle loro insegne, qualsiasi terreno fosse necessario per l’allenamento e, nel 1352, lo stesso Comune giunse ad acquistare un terreno dell’Abbazia di S. Stefano per questo scopo.

    Tra il 1100 e il 1400 furono la milizia più addestrata e meglio pagata d’Europa da cui i genovesi cercarono di trarne profitto “affittandoli”. Il loro primo impiego mercenario data 1173, quando venne firmato un trattato tra il marchesato di Gavi e Genova, con l’impegno di un intervento in caso di bisogno, seguito da quello del 21 febbraio 1181 in cui ,“in nomine Domine”, i Consoli liguri si impegnavano a fornire ad Alessandria 200 arcieri, e 10 “maestri” (balestrieri). Con un capovolgimento di fronte, fu ad Asti (1245) che furono “locati”, per un mese, “100 balestrieri appiedati e 20 a cavallo da impiegare contro la vicina città di Alessandria”. La loro temibile fama fu quella che indusse Federico II a rilasciare un gruppo di prigionieri, dei 500 mandati a difendere Milano (1245), privati di un occhio e della mano destra perché non potessero tornare ad esercitare la loro arte bellica. Genova, riconoscendo il loro sacrificio, cosa inconsueta per quei tempi e per la proverbiale tirchieria, istituì per loro una regolare pensione. Finita la carriera con l’avvento delle armi da fuoco, oggi, per chi vuole saperne di più, esiste nella nostra città la Compagnia dei Balestrieri del Mandraccio, con sede presso la Casa del Boia, in piazza Cavour, dove è allestito un Museo di armi e costumi.

     

    Adriana Morando

  • Storia di Genova: l’antico Comune di Sestri Ponente

    Storia di Genova: l’antico Comune di Sestri Ponente

    Sestri PonenteEra il “Sextum lapis ab Urbe Janue”, ovvero la “sesta pietra miliare dalla città di Genova” sulla strada romana che univa l’antica Gallia con la Capitale. Il villaggio “Sextum” sorse sulla collina nel II Secolo, quando ancora il mare occupava tutta la parte pianeggiante, e il nome Sestri deriva proprio dalla volgarizzazione di questo toponimo latino.

    Rimase villaggio marinaro e agricolo per tutta la sua storia, ma già al tempo dell’Impero Romano l’attuale Sestri Ponente era uno dei centri maggiormente abitati del “genovesato”.

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  • Sampierdarena: la sicurezza tra ronde e prese di posizione del Municipio

    Sampierdarena: la sicurezza tra ronde e prese di posizione del Municipio

    Tornano le “ronde” a Sampierdarena, anzi i “controlli notturni partecipati” del territorio, così li definiscono i leghisti, non nuovi a simili provocazioni, che giovedì scorso hanno lanciato la loro iniziativa. Semplici cittadini – non militanti del partito, sottolinea la Lega Nord – si sono resi disponibili a presidiare la delegazione fino a tarda notte <<muniti di cellulare, macchine fotografiche e auto proprie – spiegano in una nota – al fine di segnalare alle forze dell’ordine, assolutamente senza intervento diretto, eventuali fatti di microcriminalità che si manifesteranno durante il servizio>>.

    <<Come Lega abbiamo deciso di muoverci per fare un po’ di rumore intorno ad un problema, quello della sicurezza a Sampierdarena, che da anni non ottiene risposte adeguate da parte delle Istituzioni – spiega Davide Rossi, capogruppo del Carroccio nel Municipio Centro Ovest – 20 persone giovedì fino alle tre di notte hanno partecipato al “controllo partecipato”. Abbiamo perlustrato diverse strade, tristemente note per la presenza di microcriminalità e degrado, quali via Sampierdarena, via Buranello, via Fillak, la zona dell’angiporto e Dinegro>>.

    Insomma un intervento nato – per stessa ammissione del capogruppo della Lega Nord – con il preciso obiettivo di creare un caso mediatico. <<Richiamare l’attenzione sulla questione sicurezza, anche attraverso iniziative simili, si è dimostrato utile – dichiara Rossi – Giovedì notte abbiamo visto maggiori controlli, rispetto al solito, da parte delle forze dell’ordine. Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza ma anche polizia municipale, una presenza visibile che dovrebbe essere una costante sul territorio>>.

    In pratica, secondo Rossi, se tutte le notti il quartiere fosse presidiato dalle divise come è accaduto giovedì scorso, non sarebbe necessario replicare i “controlli partecipati”. <<La nostra è stata una provocazione simbolica >>, conclude il capogruppo leghista.

    Una risposta alle richieste di cittadini e commercianti della zona che chiedono a gran voce di non essere lasciati soli. E proprio meno di un mese fa, il 18 gennaio scorso, il Municipio Centro Ovest si è dimostrato capace di ascoltare le istanze della cittadinanza e ha redatto un documento congiunto – primi firmatari i rispettivi capigruppo di Lega Nord e Partito Democratico, Davide Rossi e Giancarlo Angusti – approvato all’unanimità, con il quale ha preso atto della gravità della situazione. <<Credo che in questo ciclo amministrativo Sindaco e Assessori abbiano disatteso, ignorato e sottovalutato la situazione esplosiva in cui versa il quartiere – spiega Rossi – Il proliferare di circoli, phon center, Kebab e sale scommesse hanno ulteriormente peggiorato la qualità della vita dei cittadini, ai quali ora bisogna dare risposte che non siano spot elettorali illusori. Il Municipio superando le divisioni politiche ha realizzato un documento per provare a porre rimedio allo stato attuale delle cose, il nostro augurio è che venga messo in pratica in toto>>.

    Un testo che innanzitutto prevede la costituzione di un coordinamento permanente a livello municipale per monitorare gli interventi effettuati. La richiesta di un’intensificazione dei controlli con un incremento di pattuglie e volanti; la chiusura dei locali che già hanno dato problemi di ordine pubblico. E ancora: maggiori controlli su attività commerciali che svolgono attività diverse da quelle previste (ad esempio centri benessere/massaggi) ed una stretta per quanto riguarda la concessione di licenze ed autorizzazioni per l’apertura di attività a rischio (in particolare sale slot, videolottery e scommesse). Infine la promozione di una campagna informativa e dissuasiva, tramite l’affissione di locandine, sul consumo di  alcol,  droga ed i pericoli derivanti dal gioco d’azzardo.

    Mentre il 15 febbraio presso il palazzo comunale di via Sampierdarena la stessa Lega Nord ha organizzato un convegno dal titolo “Sicurezza a Sampierdarena: quali le criticità e quali le soluzioni”. <<Cercheremo di analizzare la situazione e trovare strumenti utili per rispondere alle esigenze degli abitanti, senza preconcetti politici di destra o sinistra – spiega Rossi – Parteciperanno, tra gli altri, l’assessore alla città sicura, Francesco Scidone, il consigliere regionale Edoardo Rixi, i referenti della Questura e dei sindacati di Polizia, il direttore del carcere di Marassi, Salvatore Mazzeo. In occasione del convegno vorremmo che il Comune prendesse un impegno sulla base del documento unanime del Municipio>>.

    Ma cosa ne pensano le forze dell’ordine dei “controlli partecipati” organizzati dalla Lega Nord a Sampierdarena? <<Le “ronde” notturne non hanno alcuna utilità, come abbiamo già denunciato all’epoca del primo pacchetto sicurezza –  spiega Matteo Bianchi, Leader Provinciale del Coisp, sindacato indipendente della Polizia di Stato –  Queste iniziative, libere ma discutibili, rischiano di trasformarsi in occasioni di ulteriore conflitto sociale. Sottolineiamo nuovamente che solo chi fa parte delle istituzioni e degli organi dello stato demandati a preservare la sicurezza, prevenire e reprimere la commissione di reati, è legittimato ed idoneo a svolgere l’attività di garanzia della sicurezza civile e sociale>>.

    <<Giovedì notte c’era una maggiore presenza delle forze dell’ordine proprio per proteggere l’incolumità dei partecipanti all’iniziativa lanciata dalla Lega – racconta Bianchi – un servizio mirato che toglie ulteriori risorse al controllo del territorio in quanto le “ronde” devono essere continuamente monitorate per evitare il nascere di eventuali problemi di ordine pubblico, come è già accaduto in passato presso altre città>>.

    <<Vorremmo ricordare alla Lega Nord che nel precedente Governo, il Ministro dell’Interno, Maroni, militante di spicco della loro compagine politica, non ha impedito, in maniera concreta, la dilapidazione delle risorse del comparto sicurezza, dramma per il quale, oggi come in passato, protestiamo a gran voce – continua il rappresentante del Coisp – Le problematiche sono le medesime in tutta Italia a partire dalla carenza di uomini, veicoli, addirittura divise ed attrezzature. Sampierdarena è zona di competenza del commissariato di Cornigliano che può contare su una cinquantina di poliziotti ed una volante a disposizione nell’arco delle 24 ore per coprire quattro turni. Si cerca di intervenire, quando è possibile, utilizzando anche le volanti della Questura, ma al massimo, a presidiare la zona, sono un paio di volanti per turno. Parliamo di una delle delegazioni più popolose della città che raggiunge quasi 50 mila abitanti. Per Sampierdarena occorre attuare un sistema di prevenzione e controllo capillare del territorio come quello che stiamo portando avanti nel Centro storico. Da parte della Questura c’è la giusta sensibilità riguardo alla questione sicurezza in quartieri come Sampierdarena, il problema è che diventa difficile tradurla in maggiore vigilanza, perché i limiti di risorse sono fin troppo evidenti>>.

     

     

    Matteo Quadrone

     

     

     

  • Guardare Maddalena: foto-diario di viaggio con Disorder Drama

    Guardare Maddalena: foto-diario di viaggio con Disorder Drama

    Tra i vincitori del bando indetto dal Comune di Genova I Giovani per i Giovani c’è l’associazione culturale Disorder Drama, attiva dal 2000 (prima come gruppo informale e poi come associazione) per l’organizzazione di concerti di band italiane e straniere sul territorio genovese e per la promozione dell’arte e della cultura tramite eventi, fanzine e spazi sul web.

    Lo scorso autunno l’associazione ha indetto il concorso fotografico Guardare Maddalena – Nuove topografie ad altra fedeltà, aperto ad artisti dello scatto di età compresa tra i 18 e i 29 anni e che mira a osservare con occhi nuovi una delle aree più complesse del centro storico.

    Un concorso che avrà il suo culmine in una pubblicazione ad hoc e in una mostra – inaugurazione prevista a marzo 2012 – e che grazie ai finanziamenti ottenuti dal Municipio Centro Est tramite il bando potrà godere di una forte visibilità.

    Marta Traverso

  • Storia di Genova: da San Pier d’Arena a Sampierdarena

    Storia di Genova: da San Pier d’Arena a Sampierdarena

    SampierdarenaIl Comune di San Pier d’Arena fu costituito autonomo il 2 febbraio del 1131, anche se rimase per tutta la sua storia assoggettato alla vicina Genova. Prese il nome dall’antica chiesa di San Pietro dell’Arena, oggi nominata Santa Maria della Cella.

    Centro di agricoltori e pescatori, Sampierdarena (spesso erroneamente scritto Sampiardarena) conobbe a partire dal XII secolo un periodo di grande ricchezza. La spiaggia in sabbia fine, caso raro nel litorale genovese, e la vicinanza con la Superba (sin dal 1128 la spiaggia era dominata ad est dal “grande faro” di Genova) favorì infatti il piccolo comune che fino al Settecento veniva considerato ambitissima residenza estiva per nobili e signori dell’alta società. Unica testimonianza di quel periodo di fasti sono villa Scassi, villa Grimaldi e villa Spinola, mentre la spiaggia a partire dal 1927 sparì per fare spazio alle nuove banchine del porto.

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  • Via XX Settembre, la rambla: amore e odio dei genovesi

    Via XX Settembre, la rambla: amore e odio dei genovesi

    vasi ramblaIL PRECEDENTE

    L’immagine di una via Venti Settembre senza neanche un’automobile, dove la gente può tranquillamente camminare o pedalare in mezzo alle corsie come in una qualsiasi zona pedonale, è un sogno che la Sindaco di Genova Marta Vincenzi non ha mai tenuto nascosto.

    Per questa ragione ha annunciato, all’inizio di febbraio 2011, l’idea di costruire una rambla in vista di Euroflora: un primo passo per rendere via XX completamente pedonale.

    Questo il progetto, fortemente voluto da Tursi e che il Comune è intenzionato a portare avanti nonostante le diffuse polemiche: Genova nuova Barcellona, con una rambla che percorre l’intera via Venti, gli autobus che la attraversano ai lati nei due sensi di marcia e zona pedonale al centro, con 32 enormi vasi a fare da spartitraffico. In mezzo alla via – in corrispondenza all’incrocio con via Fieschi – una grande isola, con panchine e ulteriori spazi verdi. A seguire, un lungo vialone alberato che arriva fino alla Foce, anch’esso pedonale e con due corsie laterali per i bus. Tutto completamente pagato dagli sponsor.

    Apparentemente risolto anche il problema della viabilità: per chi va a Ponente o Levante ci sono i tragitti Galleria Colombo-via Diaz o di via Fieschi-piazza Verdi, mentre il centro e la sopraelevata restano collegati dal passaggio in via Fieschi e via Ceccardi. Il tutto agevolato da un minore traffico di auto nella zona della stazione Brignole, una volta che sarà operativa la metropolitana.

    In sintesi: piante e fiori a delimitare il tragitto che da piazza De Ferrari porta a piazzale Kennedy. Un progetto in partenza il 10 aprile, che resterà attivo per tutta la durata di Euroflora e rimarrà allestito fino alla Notte Bianca, ossia il secondo fine settimana di settembre. Totale: cinque mesi di rambla sperimentale, nella speranza che nel frattempo si verifichino le condizioni per cui il progetto possa diventare permanente.

    IL PRESENTE

    Conclusa Euroflora, è sparita pure la rambla. Il 9 maggio, a meno di un mese dal suo allestimento, è iniziata la rimozione dell’area fiorita, poco apprezzata dai genovesi ma molto di più (pare) dai loro cani, come a suo tempo qualcuno ha fatto notare nei commenti lasciati sui social network.

    La sorte dei vasi la vedete nella foto qui a fianco: sono stati dislocati in varie zone della città, come via Porta degli Archi.

    In compenso è stato mantenuto il divieto al traffico di auto nella parte di strada che ha ospitato la rambletta.

    Lo scorso novembre è stato lanciato un bando che vede la collaborazione di Comune e Facoltà di Architettura per ridisegnare il volto di via XX:  fino al 9 marzo studenti, insegnanti e architetti sono chiamati a presentare la loro idea per eliminare il traffico di veicoli privati nella via centrale cittadina – possibilmente con tanto di pista ciclabile, almeno nel tratto compreso fra piazza De Ferrari e il Ponte Monumentale – e ridisegnare la viabilità anche nelle strade circostanti.

    Archiviata la rambla, si spera che almeno in questo caso i soldi – che siano degli sponsor o nostri – vengano utilizzati per un progetto che si risolva in modo permanente.

    Marta Traverso