La chioma bionda accarezzata dal vento caldo primaverile, leggera come un panno di seta stesa al sole, sembrava mossa da una mano invisibile. Il suo vestito lilla danzava al ritmo insistente della brezza pomeridiana, solo poche nuvole disturbavano il sole, bianche e morbide come zucchero filato. Era a piedi scalzi sulle scale di un vecchio portone consumato dal sale, aggiustandosi i capelli in attesa che il ragazzo seduto davanti a lei scattasse una fotografia, aveva gli occhi intriganti di un attrice navigata ma i lineamenti di una bambina che gioca davanti allo specchio. Ho rubato quel momento etereo scattando una fotografia, poi è bastato voltarmi per non vederli più, forse spariti in un vicolo a o creati dalla mia immaginazione, erano andati via lasciando solo un piacevole ricordo.
Il ponte di Rialto si specchiava sulle pozze d’acqua, residuo di un temporale notturno, il sole asciugava lentamente i marciapiedi e i moli, dove si posavano affamati gabbiani. Un gruppo di gondolieri discuteva animatamente davanti a un caffè, si parlava di chi aveva trasportato la ragazza più bella e di chi aveva guadagnato di più, un altro giorno era alle porte e i primi clienti cominciavano ad avvicinarsi.
Camminavo senza una meta, attraversando ponti, piccole strade e strettissimi muri, spesso finivo in vicoli ciechi oppure dovevo ritornare sui miei passi trovandomi davanti alle acque di un canale, in quel labirinto galleggiante che è Venezia. Improvvisamente mi sono trovato circondato da antichi alti palazzi, il sole alle loro spalle formava un cono d’ombra che si stringeva con l’innalzarsi del sole, era il ghetto ebraico, uno dei luoghi storici e più travagliati della città. Un uomo, forse un ragazzo, la lunga barba folta ingannava l’età, sedeva su una panchina leggendo un libro, molto probabilmente religioso. Mi sono avvicinato per scattare un ritratto, ci siamo presentati e abbiamo scambiato qualche parola, era originario della Pensylvania, aveva viaggiato a lungo per ritrovare se stesso, aveva lo stretto necessario con lui, qualche libro e uno zaino, il resto era dentro di sé. Indossava una camicia bianca, una giacca scura e un cappello per ripararsi dal sole e sandali consumati, i piedi sporchi di chi aveva camminato a lungo e uno sguardo che infondeva pace e serenità, senza oggetti costosi o superficiali. Dopo avermi salutato con il cenno di una mano, quasi una benedizione, si è immerso nel suo libro e nel suo mondo, in quei momenti anche una città come Venezia può aspettare.
Il vento, spazzate via le ultime nuvole, gonfiava i tendoni del mercato appena chiuso come vele di una nave, piccioni e gabbiani, intenti a rubare avanzi prima dell’arrivo dello spazzino con l’idrante, arrivavano a frotte, atterrando sul molo come su una pista di aeroporto. Piccole barche attraccate sui portoni delle case ondeggiavano sinuose, sui muri i segni delle maree sfumavano in colori sempre diversi, le imposte consumate dall’umidita si aprivano come gli occhi dopo un risveglio e un bambino uscito dalla finestra per curiosare salutava i passanti. Seguivo i cartelli sbiaditi dal tempo con le frecce che indicavano il percorso per piazza san marco, la città era affollata da centinaia di turisti da ogni parte del mondo, quella sera ci sarebbe stata la festa del Redentore e lungo i canali fervevano i preparativi.
Camminando mi sono sentito chiamare da un tunnel, una donna con un fazzoletto lilla in capo mi sorrideva esortandomi a uscire dalla folla e avvicinarmi. Con sospetto sono entrato in quel tunnel umido e buio, ricoperto di vecchi poster e manifesti ingialliti, la donna mi guardava con occhi buoni, sosteneva di aver sentito il mio animo caritatevole in mezzo alla folla. Sapevo essere un modo elegante per scucire qualche spicciolo, ma i suoi occhi trasmettevano bontà mista a paura, parlava poco l’italiano, tuttavia mi ha raccontato la sua vita con gli occhi pieni di commozione. Scappata dalla Siria dopo la morte del marito, con il figlio in braccio aveva superato le frontiere clandestinamente e dalla Turchia, in circostanze poco chiare, era arrivata in Italia. Nel suo paese aveva una dignità, cuciva e riparava abiti, lavorava e possedeva una casa, ora distrutta come il suo morale. Con una morsa al cuore le ho lasciato dei soldi, una bottiglia d’acqua e una mela, lei mi ha preso la mano ed è scoppiata a piangere, segno inequivocabile della realtà che stava vivendo.
Il pomeriggio volgeva al termine, i bar preparavano spritz e cicchetti, la musica scorreva lungo le vie del centro e le maschere tipiche si mescolavano tra la folla che si muoveva come un onda inarrestabile. Piazza San Marco era gremita, al calare del sole centinaia barche, yacht e piccoli gozzi colorati per l’occasione erano ormeggiati di fronte alla Giudecca in attesa dello spettacolo pirotecnico mezz’ora prima della mezzanotte. C’era chi si piazzava nel punto migliore già la mattina presto, chi cucinava e chi prendeva il sole in attesa dei festeggiamenti. Il bacino di San Marco era perfettamente addobbato, le luci tracciavano un gioco di colori che seguiva le linee dei tetti, di campanili e guglie della città. La festa del Redentore risale alla fine del 1500 quando in seguito a una terribile pestilenza la popolazione scese in piazza per festeggiare la fine della malattia e ringraziare il Signore. Un tappeto di barche illuminato dai primi fuochi artificiali dondolava sul mare, tappi e gocce di spumante volavano in aria, la festa era cominciata. Piazza San Marco era gremita, abbracci e baci si distribuivano gratuitamente come il cibo, cicchetti e focacce venivano offerte dai bar e i ristoranti, la peste sembrava essere finita il giorno prima.
In un angolo della piazza, seduta sullo scalino di una colonna, la donna siriana con cui avevo parlato nel pomeriggio, guardava i fuochi con gli occhi gonfi, non di certo per la fine della peste a Venezia, la storia per lei era molto più recente e nel presente non aveva nulla da festeggiare.
Diego Arbore






































































































































































































































































