Mese: Settembre 2012

  • Manicomio Genova Quarto: tre giorni di eventi in difesa del luogo

    Manicomio Genova Quarto: tre giorni di eventi in difesa del luogo

    La sorte dell’ex ospedale psichiatrico di Genova Quarto è ancora in forte dubbio: la Regione sembra voler fare marcia indietro sulla vendita, ma i cittadini sono ancora in attesa di maggiori certezze su quanto accadrà nella zona.

    Per far conoscere la storia e le caratteristiche di questo luogo, l’associazione Il Ce.Sto ha organizzato una tre giorni di eventi denominata Quarto Pianeta, che si terrà da venerdì 21 a domenica 23 settembre.

    Venerdì 14 settembre, ai Giardini Luzzati, si terrà dalle 19.30 un aperitivo di raccolta fondi (10 € a persona) per sostenere l’iniziativa e avere maggiori informazioni su come poter contribuire.

    Questo il programma di Quarto Pianeta.

    Venerdì 21 settembre 2012 – Solitudine delle persone, servizi e democrazia: dove va la salute e la salute mentale?

    16.30 – 17.30: spettacolo teatrale “Favole allo specchio: Alice nel paese delle favole, le paure che rendono le matrigne cattive” di Katia Giordano coi pazienti della residenza “I Boschi” di Acqui Terme
    A seguire: Laboratorio “teatroterapia tra disabilità e vita”, sul teatro come mediatore per gli inespressi nella disabilità e nella vita di ogni individuo

    16.30 – 18.30: Laboratorio di fiabe per bambini Teo & Bea
    Favole e natura per bambini dai 3 ai 10 anni, organizzato dall’Associazione Creando

    17.00: Introduzione a cura del Coordinamento per Quarto

    17.00: Inaugurazione della Mostra degli Acquarelli di Riccardo Tabacchi, a cura dell’atelier di arteterapia del Centro Basaglia.
    Saranno inoltre presenti
    Il nostro viaggio: opere degli ospiti della Comunità Alloggio Villa Galletto della Cooperativa Sociale Genova Integrazione a marchio ANFFAS
    Il colore delle parole: gli acrilici di Cesare Canuti
    Esco dagli schemi: i collages in poesia di Maddalena Leali
    Presentazione delle opere del Centro Alzheimer

    17.20: Democrazia e salute.
    Intervento di Adriano Sansa – presidente del tribunale dei minori – e Don Andrea Gallo – Comunità di San Benedetto al Porto

    18.30: Dal dentro al fuori…. pensieri sulla salute mentale.
    Dialogo tra Bruno Orsini – psichiatra e relatore della Legge 180 – e Vito Guidi – psichiatra. Conduce Giorgio Pescetto – coordinamento per Quarto.
    Interventi dei pazienti, dei familiari e degli operatori della salute mentale.

    19.00 – 20.00: Laboratorio di yoga della risata, con Eva Provvedel
    Lo yoga della risata è una pratica che armonizza lo yoga con le proprietà terapeutiche della risata.

    19.45: Inaugurazione della mostra a cura del Centro Basaglia

    20.00: Apericena a cura della Scopa Meravigliante

    20.00: Letture di poesie tratte da “Parola smarrita Parola ritrovata…” a cura di Alberto Bergamini del Teatro della Tosse
    Poesie a cura del “Gruppo per la Poesia” del Coordinamento Riabilitazione – Servizio Salute Mentale – U.S.L. n°3 Genovese

    21.00 – 21.30: Spettacolo di danzaterapia “Danza di confine” della Compagnia AllegraMente

    21.30 – 22.30: Spettacolo teatrale “Corpo nostro cercasi“, Compagnia Beato Ragno

    Sabato 22 settembre 2012 – Allora dio – per noi – ricominciò ad esistere

    15.30 – 16.00: Cortometraggio “Il pesciolino rosso” + spot dell’Associazione Prato Onlus

    15.30 – 16.30: Coro dell’associazione “Meglio Insieme”

    15.30: Laboratorio di teatro danza, di Nada Graffigna

    15.30 – 16.30: Winnie e i suoi amici, minispettacolo con laboratorio teatrale per bambini

    16.00: Visita guidata degli spazi dell’ex ospedale psichiatrico – storia e architettura – a cura dell’Associazione Luoghi d’Arte

    16.30: Anniversari – La Scopa Meravigliante, Il Museo delle Forme Inconsapevoli e …

    16.30: Laboratorio del riciclo, di Sara Fertino
    Con quotidiani materiali di recupero si possono creare nuovi oggetti…

    17.00: Il Manicomio, memoria e testimonianze:

    18.00 – Dopo il manicomio è fiorito un giardino?

    17.00 – 18.00 – Laboratorio di lettura per bambini sul tema “terra” – Teatro delle Formiche

    18.00 – 20.00 – Laboratorio per bambini “la ragnatela” a cura dell’Associazione ViviSottosopra

    19.15: Il teatro sociale – L’arte tra disagio e cura

    20.00: Apericena a cura della Scopa Meravigliante

    21.00: Spettacoli a cura del Teatro dell’Ortica

    Domenica 23 settembre 2012 – Quarto: quale futuro possibile? Utopia o realizzabilità

    10.00 – 12.00: Tavola rotonda

    10.00 – 12.30: Laboratorio per bambini organizzato da UISP e presentazione Trofeo Pier Amedeo Pessi

    10.30 – 12.30: Laboratorio creativo per bambini “Regalami le ali…”a cura di Sara Medicina e Daniela Filippini

    11.00 – 11.45: Quinta praticabile, spettacolo “La patente” di Pirandello

    12.00: Musica del collettivo “Moto Perpetuo” dell’Associazione San Marcellino

    13.00: Aperipranzo a cura della Scopa Meravigliante

    14.00 – 15.30: Spettacolo teatrale “In viaggio con Don Chisciotte” regia di Enrico Campanati

    15.00: Spezzoni di Kabaret Kriminale dell’Associazione culturale Kummelekale

    15.30: Bubi Senarega, festa da ballo e animazione con Paolo Traversa.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Lingue celtiche: in Gran Bretagna non si parla solo inglese

    Lingue celtiche: in Gran Bretagna non si parla solo inglese

    L’inglese non è l’unica lingua parlata nell’Arcipelago Britannico. Se prendete un treno a Cardiff in Galles, noterete che gli annunci vengono dati in una lingua a voi comprensibile, l’inglese, e in una totalmente differente, il gallese. In Irlanda esistono due lingue ufficiali, ovvero inglese e gaelico irlandese e analogamente in Scozia, nelle Highlands, esiste una comunità di circa ottantamila persone che oltre all’inglese conosce il gaelico scozzese.

    Ma quanto è simile ciascuna delle lingue sopracitate all’inglese? Più o meno tanto quanto l’italiano può essere simile al croato (quindi ben poco, ve l’assicuro per esperienza personale). Le varietà che ho citato appartengono alla categoria delle lingue celtiche. Vale a dire? Per capire meglio è opportuno fare alcuni passi indietro.

    A partire dal XVIII secolo i linguisti hanno riscontrato, sulla base della comparazione tra diverse lingue, delle sorprendenti similitudini, specialmente nel vocabolario della vita quotidiana. Da questi confronti è stata ricostruita una lingua chiamata “indoeuropeo”, che rappresenta l’origine comune della maggioranza – non di tutte – delle lingue parlate ancora oggi dal Portogallo all’India. Alle lingue indoeuropee appartengono per esempio il gruppo delle lingue germaniche, tra cui l’inglese, le lingue romanze, tra cui l’italiano e, appunto, le lingue celtiche.

    Se da un lato in Scozia, Irlanda e Galles le lingue celtiche hanno un forte valore identitario culturale, dall’altro hanno rischiato e rischiano ancora di estinguersi. Nel corso degli anni in queste regioni, per quanto percepito a lungo come lingua dell’invasore, l’inglese è diventato imprescindibile se si volevano trovare opportunità di crescita lavorativa e sociale, oppure semplicemente sopravvivere.

    A questo proposito, bellissima, per quanto triste e violenta, è una delle scene iniziali di The Wind That Shakes the Barley del regista Ken Loach, in cui i soldati della corona britannica uccidono un ragazzo reo di rispondere in irlandese a una domanda posta in inglese.

    Ormai, nell’Eire e in Scozia e Galles, i parlanti monolingui – una schiacciante maggioranza – conoscono solo l’inglese, mentre i bilingui parlano una lingua celtica e l’inglese. Nessuno parla soltanto il gaelico o il gallese.

    In Scozia, a rendere il quadro ancora più variopinto è la presenza dello Scots, varietà germanica molto vicina all’English. Per gli scozzesi, lo Scots è una lingua a sé stante, con pronuncia e vocaboli differenti, come loch, kirk, hame, tae, ecc. invece di “lake”, “church”, “home”, “to”. Alcuni, soprattutto in Inghilterra, sostengono che lo Scots è un dialetto dell’inglese. Al contrario, per la maggior parte degli scozzesi è ovviamente una lingua. Siccome è la volontà della comunità che parla una varietà linguistica a determinare il suo status di lingua o dialetto, potremmo considerare lo Scots come una lingua, anche se il dibattito rimane ancora aperto. Tuttavia, esso è sicuramente distinto dal gaelico scozzese, che appartiene al gruppo celtico.

    Proprio l’aggettivo “celtico” è salito alla ribalta da un po’ di anni anche in Italia Settentrionale. Per un certo periodo, un partito politico ha sbandierato tra i suoi cavalli di battaglia l’eredità celtica della Pianura Padana. Secondo alcuni leader di questo partito, tale patrimonio culturale celtico distinguerebbe il Nord dal resto dell’Italia e sarebbe uno dei motivi fondanti per un’eventuale secessione. Facendo questa affermazione, ci si dimentica che nelle regioni padane non parliamo lingue celtiche da secoli, ma lingue, o dialetti, derivati dal latino, veneto e “lumbard” compresi.

    La guerra devastante terminata da pochi anni e a pochi chilometri da casa nostra, in Yugoslavia, è iniziata anche facendo leva su clamorose balle storiche e linguistiche, per cui dovremmo andare cauti con certi argomenti. E poi, senza scomodare la storia, basterebbe conoscere l’origine del proprio nome: Umberto e Roberto, per esempio, sono nomi longobardi, popolo e cultura germanica e non celtica. Lasciamo in pace Re Artù, lui, sì, celtico doc.

    Daniele Canepa
    [foto di Diego Arbore]

  • Genova Maddalena: weekend di cinema al Laboratorio di vico Papa

    Genova Maddalena: weekend di cinema al Laboratorio di vico Papa

    Sabato 15 e domenica 16 settembre 2012 il Laboratorio Probabile Bellamy anima il quartiere della Maddalena in attesa del primo workshop di regia cinematografica, che si terrà dal 5 all’11 ottobre e avrà per ospite il regista Stefano Savona.

    Il Laboratorio Sociale di vico Papa ospiterà due serate che costituiranno una sorta di anteprima dell’evento.

    Sabato alle 20.30 si parte con una proiezione di filmati d’archivio della Fondazione Ansaldo, che hanno come soggetto Genova tra gli anni ’60 e ’80: un modo per riflettere su cambiamenti intervenuti nella città, soprattutto nel centro storico.

    Domenica alle 16.45 ci sarà un incontro con la sociologa Antida Gazzola (prof. di Sociologia Urbana presso l’Università di Architettura di Genova), che stimolerà i presenti a pensare a come viviamo oggi il centro storico e a valutare come vorremmo che fosse raccontato. Il materiale prodotto nell’incontro verrà utilizzato dai partecipanti al workshop con Stefano Savona per elaborare i loro video.

  • Genova, ambulanze a pagamento: polemiche e interrogazioni in Regione

    Genova, ambulanze a pagamento: polemiche e interrogazioni in Regione

    Malati che hanno sospeso le proprie cure perchè non possono pagare il trasporto in ambulanza: sembra impensabile ma tutto ciò accade nella nostra città in seguito ad una delibera di Giunta della Regione Liguria – la n. 583 del 18 maggio scorso – in base alla quale l’erogazione del trasporto in ambulanza a carico del sistema sanitario nazionale è garantita solo a chi si trova in una condizione di “non deambulabilità” assoluta, privando del servizio quei malati che hanno una “non deambulabilità” parziale. Una sola parola in grado però di avere terribili conseguenze, come aveva già messo in luce, nel giugno scorso, la Consulta per l’Handicap, con una lettera indirizzata al Ministro della Salute.

    Oggi la denuncia arriva dall’Associazione dei malati di sclerosi multipla, con il supporto del Tribunale Diritti del Malato di Cittadinanzattiva e sta suscitando un vespaio di polemiche. Parliamo di una quarantina di cittadini genovesi – la punta dell’iceberg di una situazione che potrebbe, a breve, coinvolgere un numero crescente di pazienti liguri affetti da patologie croniche più o meno gravi –  che hanno gioco forza rinunciato a curarsi presso il centro di riabilitazione dell’Asl 3 alla Fiumara perchè non sono in grado di sostenere l’onere economico oggi richiesto per i trasporti sanitari.

    Lorenzo Pellerano, consigliere regionale della Lista Biasotti annuncia un’interrogazione perchè «È impensabile che malati affetti da patologie pesantemente invalidanti siano costretti a dover rinunciare al loro diritto alle cure per colpa di un’irragionevole decisione della Regione. Una scelta che ritengo incivile e lontanissima da qualsiasi concetto di pari opportunità perché sembra dividere i malati in pazienti di serie A e di serie B».

    Il contestato provvedimento sui trasporti sanitari consentirà alla Regione di risparmiare 6 milioni. L’assessore regionale alla Salute, Claudio Montaldo, nel maggio scorso dichiarò «Si tratta di un servizio che non è compreso nei Lea (livelli essenziali di assistenza) per questo, davanti ai continui tagli, pur con rammarico, abbiamo dovuto eliminarlo. In realtà, per anni, abbiamo offerto un servizio non obbligatorio».

    Sarà, però, bisognerebbe spiegarlo a quella vasta platea di pazienti esclusi – anziani invalidi e temporaneamente non in grado di camminare, malati di tumore che devono seguire cicli di chemioterapia o radioterapia, persone affette da patologie neurologiche – che pagano sulla loro pelle il prezzo della famigerata “spending review”.

    «Ho depositato un’interrogazione in consiglio regionale per sapere se la Regione intenda adottare provvedimenti che rivedano la delibera  – continua Pellerano – Questa direttiva ha già costretto tanti malati a ricorrere ai mezzi pubblici, per esempio il taxi e a farsi carico del costo di trasporto per raggiungere le strutture ospedaliere presso le quali vengono erogate le cure e le prestazioni di cui hanno un bisogno vitale. Inoltre chiederò quali azioni la Regione intenda intraprendere per attuare risparmi senza umiliare i pazienti liguri affetti da gravi patologie».

    E anche Matteo Rosso,consigliere regionale del Pdl e membro della Commissione Sanità della Regione, ha deciso di presentare un’interrogazione urgente in merito ai tagli per il trasporto in ambulanza. «Ho scritto al Presidente della Commissione Sanità invitandolo a organizzare al più preso un audizione sia con l’Associazione dei malati di sclerosi multipla sia con il Tribunale del malato, per capire cosa sta succedendo – spiega – Pretendo spiegazioni precise. Con il mio documento chiedo il ritiro immediato di una delibera che trovo assurda, soprattutto le per conseguenze pesantissime sui pazienti che, o non potranno farsi curare, o saranno costretti a spendere decine e decine di euro per prendere un taxi oppure un’ambulanza per riuscire ad arrivare presso le strutture sanitarie dove devono effettuare delle cure per loro indispensabili».

     

    Matteo Quadrone

     

  • Consiglio Comunale: rinviata la discussione sulla Gronda

    Consiglio Comunale: rinviata la discussione sulla Gronda

    Aveva scelto un video il Sindaco Marco Doria per negare la necessità di rimpasti all’interno della maggioranza. Il vertice tenutosi venerdì scorso (7 settembre, ndr) a Palazzo Tursi aveva allontanato l’ipotesi di un’estromissione dell’Idv dalla coalizione di governo e stoppato il conseguente ingresso dell’Udc al suo posto. Doria aveva respinto questa possibilità sottolineando la sua contrarietà a certe logiche “da vecchia politica” e chiedendo invece ai partiti di concentrarsi sui problemi da risolvere.

    E i problemi di cui si è discusso durante la prima seduta del Consiglio Comunale dopo la pausa estiva sono stati molti: AMT, ex ospedale psichiatrico di Quarto, il crollo del cornicione di Galleria Mazzini e il cedimento del palazzo di via Bocciardo. Ma di uno proprio non si è riuscito a parlare ovvero della “realizzazione del nodo stradale e autostradale di Genova”, parafrasando, la Gronda.

    Molti consiglieri del Pd hanno abbandonato l’aula verso le sei del pomeriggio facendo mancare il numero legale e decretando, sulla base di ciò che stabilisce il regolamento del Consiglio, lo scioglimento della seduta proprio quando ci si apprestava ad affrontare l’argomento. La ragione ufficiale di questa uscita anticipata era la programmazione di un dibattito sulla città metropolitana alla Festa Democratica, ma alla minoranza questa giustificazione non è sembrata per nulla sufficiente. Inoltre la mozione, che era stata posta al punto due dell’ordine del giorno, è stata sopravanzata, su richiesta del consigliere Bruno, dalla mozione successiva riguardante la vendita dell’ex manicomio di Quarto. Questa inversione d’ordine, approvata in aula da una maggioranza effettivamente compatta, ha suscitato non poche critiche da parte dell’opposizione, che ha letto in questa scelta una strategia per rimandare la discussione sulla Gronda.

    Il primo firmatario della mozione, Matteo Campora del Pdl, ha definito questo episodio un «tentativo goffo di mettere a tacere la minoranza», ritenendo che la vera ragione del rinvio sia stata la volontà della maggioranza e del Sindaco di sfuggire al confronto su un tema che, in effetti, ha creato diverse tensioni tra primo cittadino e Pd in questi mesi. «Oggi questa mozione non fa altro che riprendere una mozione approvata nel 2009 dalla Giunta Vincenzi» spiega l’esponente del centro destra, «Si chiedeva semplicemente a questa maggioranza di rinnovare con decisione l’appoggio a questa delibera che era stata approvata dalle forze politiche del centro sinistra». Anche il leghista Rixi ha espresso la sua contrarietà all’inversione dell’ordine dell’odg ritenendo che, pur condividendo la rilevanza data al tema del manicomio genovese, «tutte le mozioni calendarizzate sono più importanti della Festa del Pd».

    Il capogruppo del Pd Farello ha risposto alle critiche, evidenziando che la scelta di anteporre la discussione sull’ex ospedale psichiatrico è dipesa soprattutto dalla priorità di definire la posizione del Comune sull’argomento, anche in seguito agli ultimi sviluppi della questione a livello regionale. Inoltre, secondo l’esponente del Partito Democratico, non esiste alcuna volontà da parte della maggioranza di sottrarsi al dibattito sulla Gronda, anzi, l’imminente presentazione delle linee programmatiche del Sindaco (entro fine settembre), sulle quali il Consiglio dovrà esprimersi con un proprio voto, permetteranno una discussione molto più approfondita sui temi centrali della città. «Tentare di far esplodere qualche bomba politica prosegue Farello – è compito della minoranza e va assolutamente rispettato, ma visto che ci confronteremo sulle linee di indirizzo di questa amministrazione tra due settimane forse era utile avere un minimo di pazienza».

    Il rinvio della discussione sulla Gronda lascia effettivamente sul campo qualche interrogativo sulla capacità della maggioranza di appianare le divergenze sulla realizzazione di grandi opere a Genova. Un’incertezza che non nasce oggi, ma che ha caratterizzato fin dalla campagna elettorale le dinamiche interne alla coalizione di centro sinistra. Qualche indicazione in merito dovrebbe giungere al più tardi martedì prossimo, quando la mozione verrà nuovamente inserita nell’ordine del giorno e imporrà una presa di posizione chiara del Sindaco e della sua maggioranza.

    Federico Viotti

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Erzelli: il Sindaco convocherà Ght, Università e Regione per ridiscutere il progetto

    Erzelli: il Sindaco convocherà Ght, Università e Regione per ridiscutere il progetto

    Clima disteso e un confronto interessato hanno caratterizzato la riunione della commissione Sviluppo Economico che si è svolta oggi (12 settembre, ndr) agli Erzelli presso la sede di Genova High Tech.

    Ai consiglieri comunali è stato presentato nel dettaglio il progetto ribadendo l’importanza di creare un polo tecnologico a Genova che permetta ad imprese e ricerca di dialogare e collaborare. Pino Rasero, presidente della Leonardo Technology Spa, ha voluto rafforzare il concetto, ribadendo anche che la vicinanza fisica tra giovani ricercatori e imprese high tech è un elemento imprescindibile per garantire il successo del parco. Si è trattato dell’unico accenno velato all’attuale posizione dell’Università, contraria ad un trasferimento della Facoltà di Ingegneria agli Erzelli.

    I rappresentanti dei diversi partiti all’interno della commissione hanno rivolto diverse domande ai responsabili di Ght, soprattutto sugli aspetti economici del progetto e sui rischi dell’eccessiva cementificazione dell’area.

    Nonostante le moltissime richieste di chiarimento e alcuni distinguo, nessuna formazione politica ha evidenziato un atteggiamento di chiusura totale nei confronti del progetto. Anche l’amministrazione comunale ha evidenziato il proprio favore alla realizzazione dell’opera. In particolare l’assessore allo Sviluppo Economico Oddone ha confermato la volontà della Giunta di favorire una mediazione tra i soggetti coinvolti per garantire un futuro la parco tecnologico degli Erzelli.

    Proprio per raggiungere questo obiettivo il primo passo sarà la convocazione, da parte del Sindaco Doria, del collegio di sorveglianza composto da Comune, Regione, Ght e Ateneo. L’incontro, voluto fortemente dal Presidente della Regione Burlando, avrà lo scopo di verificare la possibilità di rivedere la decisione del Cda dell’Università di non partecipare direttamente al progetto.

    Sul trasferimento di Ingegneria si è soffermato Rasero, il quale ha voluto evidenziare che i costi di manutenzione dell’attuale sede della facoltà ad Albaro sono pari a circa 10 milioni di euro. L’Università dovrebbe quindi tenere conto anche di questo dato, che, fino ad oggi, non sembrerebbe essere stato adeguatamente considerato.

    Intanto per avvicinare la cittadinanza al parco tecnologico, Comune e Ght hanno stabilito di organizzare delle visite guidate la domenica mattina che permettano ai genovesi di raggiungere gli Erzelli con degli autobus e di visitare l’area in costruzione. A conclusione della riunione la Commissione ha deciso di dedicare la prossima seduta alla definizione di indirizzi comuni sul progetto Erzelli.

    Federico Viotti
    [foto e video di Daniele Orlandi]

  • Genova Città metropolitana: parte la discussione

    Genova Città metropolitana: parte la discussione

    LanternaPrende il via domani, presso la sede della Provincia di Genova, la discussione che porterà alla nascita della Città metropolitana, il nuovo ente che a Genova, dal 1 gennaio 2014, succederà alla Provincia. Si tratta del  primo atto istituzionale «nel segno della partecipazione, di un dialogo costante – e del più aperto confronto sulle nuove norme con tutti gli enti del territorio” verso la Città Metropolitana», spiega Piero Fossati, commissario straordinario della Provincia.

    Giovedì 13 settembre alle ore 15 nella sala del Consiglio a Palazzo Doria Spinola, si svolgerà la prima seduta della Conferenza metropolitana, composta da tutti i sindaci dei Comuni del territorio e dallo stesso commissario Fossati, che avrà il compito di elaborare e deliberare entro la fine di ottobre 2013 lo statuto della nuova Città Metropolitana.

    «In virtù della coincidenza del territorio della Città metropolitana con quello dell’’attuale Provincia, la cui soppressione è contestuale all’’istituzione del nuovo ente metropolitano (che oltre a competenze proprie conserverà quelle delle province – all’’esito del loro riordino) – scrive Piero Fossati nell’’invito rivolto a tutti i sindaci dei Comuni della Provincia – ho ritenuto di assumere l’’iniziativa di convocare la prima riunione di insediamento della Conferenza metropolitana, istituita con l’’entrata in vigore delle norme sulla Città metropolitana introdotte dalla legge 135 (spending review)»”.

    Visto che il provvedimento è vigente dal 15 agosto scorso “«era necessario procedere quanto prima alla convocazione della Conferenza metropolitana, tenuto conto che si tratta del primo atto di un processo che deve necessariamente svilupparsi in un clima di costruttiva e responsabile condivisione” per elaborare e approvare lo statuto della Città metropolitana – scrive il commissario – ossia per affrontare, in prima istanza, il difficile e delicato compito di scrivere le regole fondamentali che disciplinano l’’organizzazione interna del nuovo ente, le modalità di funzionamento dei suoi organi, i rapporti fra i Comuni che ne fanno parte, l’’organizzazione delle sue funzioni e le modalità di elezione di chi ne assumerà la guida: Sindaco e Consiglio metropolitano»”.

    All’’incontro – al quale sono stati invitati i 67 sindaci, da Marco Doria per Genova a tutti quelli dei Comuni delle riviere, dal Ponente al Golfo Paradiso al Tigullio e delle vallate – parteciperà anche il presidente della Regione Claudio Burlando.

    Lo statuto della Città Metropolitana – che definirà anche le modalità di elezione del sindaco metropolitano fra tre opzioni: di diritto il sindaco del capoluogo; elezione di secondo livello da parte dei sindaci e dei consiglieri dei Comuni del territorio; a suffragio universale e diretto – dovrà essere approvato entro il 31 ottobre 2013 dalla Conferenza metropolitana con una maggioranza dei due terzi e comunque con il voto favorevole del sindaco di Genova e del commissario della Provincia.

    Ma quali saranno le competenze della Città Metropolitana? Il nuovo ente, che succederà “a titolo universale” alla Provincia, avrà competenza sulla pianificazione territoriale generale e delle reti infrastrutturali, viabilità e mobilità, promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale, strutturerà sistemi coordinati per la gestione dei servizi pubblici, organizzerà quelli di ambito metropolitano e assumerà le funzioni fondamentali previste dalle nuove norme per le Province: pianificazione territoriale provinciale di coordinamento, tutela e valorizzazione dell’’ambiente, costruzione e gestione delle strade provinciali, programmazione provinciale della rete scolastica e gestione dell’’edilizia scolastica delle scuole superiori, pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale, autorizzazioni e controlli sul trasporto privato secondo la programmazione regionale.

    Sicuramento permangono ancora numerosi dubbi nelle amministrazioni comunali coinvolte dal processo di riorganizzazione istituzionale. Per provare a dipanarli l’Anci Liguria (l’associazione dei Comuni liguri) ha organizzato diversi incontri con i Sindaci del territorio. “«In merito alla Città metropolitana si è aperto un acceso dibattito su tutto il territorio regionale – sottolinea Pierluigi Vinai, segretario ligure dell’Anci – Adesso occorre ricondurre i dubbi e le proposte legittime delle singole amministrazioni in un quadro più generale. È necessario superare le divisioni e dimostrare che è possibile trasformare questa sfida in un’occasione per offrire ai cittadini liguri un sistema meno costoso e più efficiente di amministrare la cosa pubblica».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Diego Arbore

     

     

  • Corso di scrittura a Genova: Studio Storie, open day e iscrizioni

    Corso di scrittura a Genova: Studio Storie, open day e iscrizioni

    Apre ufficialmente i battenti Studio Storie, la scuola di storytelling, sceneggiatura, scrittura di Sergio Badino.

    Sabato 15 settembre open day della sede di corso Solferino 8/3, dove dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19 sarà possibile visitare la scuola, avere tutte le informazioni sui corsi ed eventualmente iscriversi.

    Il primo corso serale partirà a ottobre e verterà sul tema Costruire una trama: dall’idea alla sinossi. Il corso durerà dal 2 ottobre al 18 dicembre 2012 (le date d’inizio e fine potrebbero subire lievi variazioni), ogni martedì dalle 20.30 alle 22.30.

    Ogni corso o laboratorio prevede un massimo di 15 posti disponibili: la precedenza sarà assegnata sulla base della data d’iscrizione del candidato. Il costo del primo corso è 300 €.

    Per tutte le informazioni si può contattare Sergio Badino anche all’indirizzo mail info@studiostorie.com e al numero 340 6456634.

  • Teatro Garage, i corsi di recitazione per la stagione 2012/2013

    Teatro Garage, i corsi di recitazione per la stagione 2012/2013

    Teatro GaragePer chi ama il teatro e desidera approfondirne la conoscenza sperimentandolo in prima persona, o semplicemente per chi avesse curiosità di avvicinarsi a questo mondo tanto suggestivo quanto complesso, il Teatro Garage propone, per la stagione 2012-2013, dei corsi annuali divisi in livelli: lunedì 17 settembre si terrà, presso la sede del teatro in Via Paggi alle 18.30, un incontro a partecipazione libera durante il quale verranno illustrati contenuti e finalità dei corsi e ci sarà anche una parte pratica di lavoro di gruppo, una sorta di “assaggio”.

    Il primo livello è rivolto ai principianti, il secondo e terzo livello approfondiscono i temi affrontati nel livello precedente. I corsi prevedono lezioni su basi tecniche, voce e respirazione, espressività della parola, espressività corporea, improvvisazione, approccio al personaggio. A conclusione dell’anno si tiene infine un saggio basato sul lavoro svolto.

    «I corsi sono aperti a chiunque dai 18 ai 100 e più! Vanno da ottobre a maggio con un impegno di una volta a settimana dalle 19 alle 21» dice Maria Grazia Tirasso, coordinatrice didattica dei corsi: «Nello specifico io mi occupo di improvvisazione e costruzione del personaggio, Fabrizio Giacomazzi di espressività corporea, Lorenzo Costa e Luigi Marangoni  – con approcci diversi – di vocalità, dall’emissione vocale alla respirazione, da cenni di ortoepia alla verbalità, dalla lettura alla recitazione; Andrea Carretti si occupa nello specifico della comicità. Ovviamente non siamo così rigidi: se c’è da entrare nell’ambito dell’altro perché serve allo svolgimento della nostra lezione oppure a correggere un “errore”, lo facciamo!».

    «Ogni anno è suddiviso in 2 quadrimestri: nel 1° livello (cioè nel 1° anno) ci si alterna in quattro insegnanti all’inizio e poi nell’ultimo il quinto di noi prende il gruppo e lo porta al saggio finale, un po’ a seconda delle proprie competenze, un po’ tirando le fila del lavoro fatto dagli altri. La struttura del 2° e 3° livello (2° e 3° anno) è simile ma nel primo quadrimestre si alternano solo due insegnanti per avere così un blocco di incontri più lungo per ciascuno, e poter approfondire gli argomenti. Alla fine dei 3 anni si cerca di fare in modo che gli allievi abbiano lavorato abbastanza equamente con tutti e cinque. Il saggio finale non vuol essere uno spettacolo (non potrebbe esserlo!) ma un momento di verifica personale e confronto dei partecipanti».

    Il Garage organizza inoltre anche una serie di corsi monografici o destinati a un pubblico specifico: «Stiamo decidendo in questi giorni le date – spiega la Tirasso – attiveremo sicuramente “parlare in pubblico”, “scrivere per il teatro”, “i suoni dell’attore”, “gesto e parola” e inoltre il “teatro dei desideri” che è specificamente destinato a bambini e ragazzi».

    Per ulteriori informazioni: 010/511447, www.teatrogarage.it, info@teatrogarage.it.

     

    Claudia Baghino 

  • Salviamo il paesaggio: un libro per fermare il cemento in città

    Salviamo il paesaggio: un libro per fermare il cemento in città

    Venerdì 14 settembre alle 18
    il Salone di rappresentanza di palazzo Tursi ospita la presentazione del libro Salviamo il Paesaggio! di Luca Martinelli: un testo edito da Altraeconomia che vuole essere un manuale di strumenti per opporsi alla cementificazione selvaggia e a un ciclo economico fondato sull’edilizia.

    Secondo i dati forniti dal Cresme (Centro Ricerche Economiche Sociologiche e di Mercato), nel 2007 le case degli italiani valevano 7.029 miliardi di euro, oggi 6.138. Le abitazioni rappresentano ben l’84% della ricchezza reale delle famiglie, quindi circa la metà di quella complessiva del Paese: il calo del loro valore è uno dei fattori principali della crisi che stiamo attraversando.

    Il libro è un viaggio attraverso le esperienze dei comitati locali Salviamo il paesaggio, che attraverso azioni di sensibilizzazione cercano di spingere le civiche amministrazioni a bloccare l’eccessiva costruzione di edifici.

    Anche Genova ha una sua sede: per aderire o per avere informazioni è sufficiente inviare una mail a salviamoilpaesaggiogenova@gmail.com.

    [foto di Diego Arbore]

  • Concorso video corti: il bando “Ciak… un’emozione”

    Concorso video corti: il bando “Ciak… un’emozione”

    regiaL’Associazione Culturale “Matteo Bolla” organizza il concorso per videomaker Ciak…un’emozione, che porterà le opere selezionate alla terza edizione di Videofestivalgiovani: la serata si terrà al Teatro del Casinò di Sanremo venerdì 9 novembre 2012 e sarà aperta a prodotti
    audiovisivi realizzati da giovani di età compresa tra i 14 e i 30 anni.

    I partecipanti devono realizzare un video lungo fino a 5 minuti (con possibilità di “sforare” fino a una lunghezza complessiva di 7 minuti)

    La partecipazione al concorso è gratuita e deve essere confermata entro lunedì 15 ottobre 2012, inviando la scheda di iscrizione (si può richiedere a info@matteobolla.com) e due copie del video in DVD all’indirizzo:
    Associazione Matteo Bolla
    c/o Tabaccheria Manzo Ivan
    Via Roma 14 – 18018 Taggia (IM)

    Una giuria selezionerà i video che parteciperanno al Festival e che entreranno a far parte dell’archivio dell’associazione a fini didattici e di studio. I primi quattro classificati riceveranno una videocamera in premio.

    La Direzione del Festival si riserva la possibilità di utilizzare i film senza corrispondere alcun diritto, a soli scopi culturali e senza fini di lucro, per promuovere scambi culturali, educativi, progetti speciali, collaborazioni, ecc. Tutti i diritti relativi all’opera sono di proprietà degli autori.

     

  • Genova, punto vendita Fnac: rischio chiusura nel 2013

    Genova, punto vendita Fnac: rischio chiusura nel 2013

    Continua a regnare l’incertezza sul futuro dei dipendenti italiani della catena mondiale di negozi Fnac. Il colosso francese – che già nel gennaio scorso aveva annunciato di voler attuare un drastico piano di tagli ed una riduzione del personale a causa del pesante calo del fatturato – non intende più investire sull’Italia ed è alla ricerca di un compratore interessato ai suoi 8 punti vendita presenti nel nostro Paese (due a Torino, poi a Milano, Verona, Genova, Firenze, Roma e Napoli).

    I lavoratori genovesi (oggi 64, diminuiti di 4 unità rispetto allo scorso anno perché i contratti a tempo determinato non sono stati rinnovati) sono molto preoccupati e la scorsa settimana, insieme ai colleghi di tutta Italia, hanno partecipato al sit in di protesta in piazzetta San Carlo a Milano.
    «Siamo stupiti dall’intollerabile silenzio dei vertici di Fnac e del gruppo Ppr (proprietario della catena Fnac e di altri marchi internazionali come Gucci, Yves Saint Laurent, Bottega Veneta) – spiegano i dipendenti – a distanza di 8 mesi dall’annuncio del ridimensionamento non sappiamo ancora nulla del nostro destino». L’unica cosa certa è che il gruppo Ppr, negli ultimi anni, ha manifestato l’intenzione di spostare i propri interessi sui marchi del lusso.

    Il negozio genovese – da sempre la punta di diamante della rete di negozi Fnac in Italia – allo stato attuale vive la situazione più difficile. L’alluvione del novembre 2011 infatti ha devastato il piano sotterraneo del negozio di via XX Settembre riducendo in maniera significativa le potenzialità del punto vendita. Per il personale è scattata la cassa integrazione a rotazione che durerà fino a dicembre 2012. Ma se al più presto non spunterà all’orizzonte un compratore per i negozi italiani, nel 2013, il punto vendita genovese rischia seriamente di chiudere i battenti.

     

    Matteo Quadrone

  • Levante, Quarto e Quinto: la crisi del mattone ferma i cantieri

    Levante, Quarto e Quinto: la crisi del mattone ferma i cantieri

    Tre progetti di riqualificazione di ex aree industriali – due al momento stoppati a causa di ricorsi al Tar e “crisi del mattone”, uno ormai portato a termine – insistono sul medesimo fragile territorio, il nucleo storico dei quartieri di Quarto e Quinto, proprio a ridosso di alcuni rivi.

    In via Romana della Castagna, un antico percorso che meriterebbe adeguata tutela, da anni si parla della realizzazione di un edificio residenziale con 31 appartamenti e 32 box, per rimpiazzare l’ex fabbrica di materiale plastico Till Fischer che si affaccia sul rio Castagna. Nell’autunno scorso l’amministrazione comunale ha dato il via libera alla variante per il cambio di destinazione d’uso dell’area. In un contesto straordinario – impreziosito dalla presenza di Villa Quartara e dellUliveto Murato di Quarto incombe una nuova colata di cemento, contestata dai residenti. Ma la difficile situazione del mercato immobiliare ha fermato, almeno per ora, il progetto. Il problema è che, neppure nel levante genovese, è facile vendere nuovi appartamenti. E così oggi l’ex stabilimento industriale rimane ben saldo al suo posto ed i lavori non partono.
    «La chiamano riqualificazione ma aree verdi come questa dovrebbero essere valorizzate e restituite al quartiere – spiega Ester Quadri, esponente del Circolo Nuova Ecologia di Legambiente, una delle anime dell’Osservatorio Verde, il sito web (www.osservatorioverde.it) che, con l’aiuto dei cittadini, segnala le trasformazioni ambientali connesse alle edificazioni, previste e in atto, sul territorio  – invece pensano solo a costruire nuove residenze destinate a rimanere vuote».

    Sempre a Quarto, questa volta in via Rossetti, nelle immediate vicinanze del rio Priaruggia – zona considerata a rischio alluvione – è invece quasi conclusa la costruzione di un imponente edificio nell’area dell’ex fabbrica di colori e vernici Siquam. Il comitato locale dei cittadini di via Rossetti fin dal 2004 si è opposto alla realizzazione del grattacielo riuscendo a limitarne l’altezza, passata dai previsti 9 piani agli attuali 6. La proprietà, Immobiliare Galeazzo Alessi S.a.s., mette in vendita 21 unità abitative, come informa un cartello ben in vista.

    Spostandoci di qualche chilometro, percorrendo via Antica Romana di Quinto, si giunge in via Majorana dove – nella zona un tempo occupata dai capannoni dell’ex Aciom, proprio accanto al rio Bagnara, a poca distanza dal cantiere di via Scala – è prevista l’ennesima cementificazione. Oggi nell’area – diventata residenziale dopo l’approvazione di una delibera che ne ha mutato la destinazione d’uso – l’ultima versione del progetto della società costruttrice Pama & Partners contempla la realizzazione di un insediamento residenziale di qualità alta: un edificio per complessivi 2757 metri quadrati con 39 unità abitative che si sviluppano su corpo principale di 5 piani fuori terra (e quindi con riduzione di 2 piani dal precedente progetto) e da un corpo adiacente di 2 piani; un’autorimessa interrata, in parte sottostante l’intervento residenziale, con 86 box di libera commercializzazione per gli abitanti dell’intorno oltre a 32 pertinenziali; impianti sportivi condominiali (grande piscina) in continuità con la superficie verde d’uso pubblico; la realizzazione di un giardino pubblico per complessivi 2698 metri quadrati; la realizzazione di nuovi percorsi di uso pubblico; il miglioramento delle dotazioni di parcheggio pubblico. Infine alcuni interventi di bonifica idraulica e rinaturalizzazione del rio Bagnara; la tombinatura sul torrente Bagnara come accesso alle abitazioni, ai box e al passaggio pedonale.
    I tempi biblici per l’approvazione del progetto – nato all’epoca della giunta Pericu – due ricorsi al Tar promossi dai cittadini e la crisi immobiliare hanno fatto sì che il cantiere, finora, non abbia ancora visto la luce. Nel frattempo l’area è caduta nel degrado e ogni volta che arriva la pioggia si trasforma in un una palude maleodorante.

    «Con un intervento così impattante si distrugge l’equilibrio naturale di un terreno già compromesso dalle precedenti cementificazioni, deviando per sempre il flusso naturale dei rii esistenti –  racconta Ester Quadri – Questo insediamento potrebbe trasformarsi nell’ennesima bomba ambientale. Occorre un risanamento completo perché non si può lasciare un simile spazio degradato in mezzo alla città. Serve il coraggio di cambiare radicalmente tutto il progetto».

     

    Matteo Quadrone

  • Borgoratti, via Bocciardo: famiglie ancora fuori casa

    Borgoratti, via Bocciardo: famiglie ancora fuori casa

    box via bocciardoUn’interrogazione a risposta immediata del consigliere Paolo Gozzi (Pd) porta all’attenzione di Giunta e Consiglio comunale una situazione dolorosa e disperata «figlia di un indiscriminato consumo del territorio che ha raggiunto, in questa città, livelli non più sostenibili». Parliamo della vicenda che ha coinvolto gli abitanti del civico 1 di via Bocciardo a Borgoratti, costretti fuori casa ormai da 9 mesi.

    All’alba di domenica 4 dicembre 2011 sei famiglie sono costretti a lasciare le proprie abitazioni a causa di un evidente cedimento dell’intero stabile, costruito nel 1911, dovuto ad un notevole scivolamento a valle di materiale terroso, staccatosi dal pendio del cantiere sottostante incidente su via Tanini 1, aperto nel 2009 per la costruzione di un centinaio di box interrati. «Già nei mesi precedenti vi erano state avvisaglie – inascoltate – di grosse problematiche, quali fessure e crepe apertesi improvvisamente nei muri e nella strada, o difficoltà per gli abitanti dello stabile nell’aprire e chiudere le finestre e le porte di casa», spiega il consigliere Pd.

    Dal 4 dicembre le sei famiglie «fra cui anche bambini e una coppia di novantenni – di cui uno, deceduto la scorsa settimana, non più tornato nella casa in cui è nato e cresciuto – sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni e a trovare sistemazione altrove: i più fortunati a casa di amici e parenti, gli altri a proprie spese», sottolinea Gozzi

    Da allora è iniziato un periodo di disagio e ancora oggi il cantiere ed il palazzo non sono stati messi in sicurezza «con la conseguenza che le sei famiglie devono continuare a vivere fuori dalle proprie abitazioni, senza tempi certi riguardo un possibile ritorno, con evidenti difficoltà organizzative, economiche, sociali – continua Gozzi – Tutto ciò nonostante che già il 13 dicembre un’ordinanza del settore protezione civile e pubblica incolumità del Comune di Genova ordinasse alla ditta costruttrice di pervenire entro 30 giorni alla messa in sicurezza del cantiere, e quindi dello stabile: in caso di omissione, il Comune avrebbe provveduto d’ufficio con spese a totale carico del responsabile del crollo».

    Nulla, però, è stato fatto e, come ricorda il consigliere Pd «nel frattempo è intervenuta la sentenza del Tribunale civile, che conferma la responsabilità solidale di committenti e impresa. Nell’occasione, l’opinione del CTU segnala movimenti costanti dello stabile anche dalla parte opposta a quella dello scavo: insomma, una situazione di pericolosità costante che vede aggravarsi la propria situazione di giorno in giorno. La sentenza segnala, inoltre, la necessità di pervenire alla messa in sicurezza nei prossimi mesi, per poter garantire un pieno recupero prima che la situazione degeneri e si faccia irreversibile».

    Si tratta di «una situazione che, ogni giorno di più, manifesta tutta la sua gravità ed insostenibilità, in quanto lesiva della dignità e dell’esistenza di sei famiglie che da nove mesi vivono nell’incertezza più totale e che, soprattutto in questa stagione, guardano con apprensione ad ogni evento meteo potenzialmente devastante per la propria abitazione», ribadisce Gozzi.

    Per questo il consigliere Pd vuole sapere se si stanno svolgendo i doverosi monitoraggi costanti della situazione e, nel caso, chi li sta svolgendo e garantendo, ed esigere che si possa pervenire al più presto ad un cronoprogramma di interventi che garantiscano la messa in sicurezza dello stabile, e possano prevedere una possibile data di rientro per le sei famiglie».

    Ha risposto l’assessore con delega all’Edilizia privata, Francesco Oddone «Per me è stato il primo caso di parcheggio interrato che genera enormi criticità con cui mi sono dovuto confrontare – spiega Oddone – Parliamo di un intervento privato su un terreno privato quindi, per l’amministrazione pubblica, è difficile intervenire. La responsabilità del Comune è stata quella di rilasciare, a suo tempo, il permesso a costruire. Inoltre, trattandosi di un’area soggetta a vincolo idrogeologico, anche la Provincia ha dato il suo assenso. Per altro bisogna sottolineare che le autorizzazioni sono state ritirate dopo il tragico evento del dicembre scorso».

    «Oltre al procedimento civile, promosso dagli abitanti e conclusosi con la condanna dell’impresa costruttrice – continua Oddone – è stato aperto anche un procedimento penale. L’azienda sostiene di aver eseguito i necessari interventi di messa in sicurezza mentre i condomini di via Bocciardo 1 affermano il contrario. Il problema è che si tratta di una diatriba tra soggetti privati. Comunque l’amministrazione vuole essere parte attiva nella vicenda – assicura l’assessore – Garantiremo i necessari monitoraggi e ci impegneremo affinchè al più presto le 6 famiglie possano fare ritorno nelle proprie abitazioni».

     

    Matteo Quadrone

  • Gianni Martini, da Fossati a Gaber: intervista al chitarrista genovese

    Gianni Martini, da Fossati a Gaber: intervista al chitarrista genovese

    Gianni MartiniGianni Martini, classe ’52, è un musicista genovese, ma non solo: compositore, direttore di coro, insegnante, autore di testi didattici. Una lunga carriera alle spalle e un’esperienza che si snoda attraverso i decenni più entusiasmanti della musica recente, e che l’ha portato a collaborare con musicisti come Ivano FossatiFrancesco Guccini e Giorgio Gaber.

    Quando hai preso in mano una chitarra per la prima volta? Quale musica ti ha formato da ragazzo?

    «Come molti ho iniziato a suonare in parrocchia, dove si organizzavano varie attività tra cui rientrava anche la musica; mio padre, che avrebbe voluto che imparassi uno strumento, vide di buon occhio la cosa e mi comprò una chitarra. Era il ’66 e io avevo circa 13 anni. Iniziai con il beat, la canzone di protesta, quindi Beatles, Rolling Stones, Equipe 84, Nomadi, Rokes, Dik Dik, Bob Dylan… quel clima lì insomma. Tiravamo giù dai dischi gli accordi delle canzoni e si mettevano su i primi complessi – perché allora si chiamavano complessi, non gruppi o band – una strada che in quegli anni tutti hanno percorso».

    Com’era l’atmosfera musicale a Genova in quegli anni?

    «Molto viva. Alla sordità – e il termine non potrebbe essere più appropriato – istituzionale corrispondeva una grande vivacità della scena musicale genovese che tutta l’Italia ha sempre riconosciuto. Dai cantautori ai turnisti i musicisti genovesi sono stati sempre molto apprezzati. C’erano moltissimi gruppetti in quegli anni a Genova, “complessi” appunto, fermenti di ragazzi adolescenti che vivevano in quel periodo un fenomeno sociologico assolutamente nuovo: nuovo il fatto di fare parte di questi gruppi, nuovo il fatto che molti personaggi famosi dell’epoca erano ragazzi. Quando è uscita “Love Me Do” nel ’62 i Beatles erano dei ragazzi, così come i Rolling Stones e molti altri anche qui da noi, Rita Pavone, Morandi o Celentano per esempio. Dai complessi genovesi sono usciti poi musicisti di ottimo livello. Naturalmente, come sempre succede, dei tantissimi che suonavano solo una piccola minoranza è andata avanti, è un fatto fisiologico; comunque c’erano gli Apostoli, Bambi Fossati coi Gleemen prima e i Garybaldi poi, Marco Zoccheddu con i Plep che poi divenirono Nuova Idea, i Sagittari da cui nacquero i Delirium, i New Trolls… io mi sono formato in questo contesto, andavo a sentire suonare nei locali. Intanto ci riferivamo a due riviste di musica, “Big” e “Ciao Amici”, la seconda in particolare era il nostro vangelo, pubblicavano recensioni, novità e classifiche. Tutti avevano la divisa alla Beatles, io stesso avevo capelli, giacca e stivaletti alla Beatles; non era semplice trovarli ma ci arrangiavamo e ce li andavamo a cercare. Si andavano a fare delle session in posti distantissimi, per un periodo avevamo provato a Sussisa e alla domenica si partiva con il lazo per andare fin sopra Sori. Oggi mi sembra che i ragazzi abbiano un po’ meno entusiasmo, voglia di sbattersi, di cercare. Anche perché ora è sempre tutto a disposizione, già pronto, “spalmato sul pane” citando Gaber, allora invece non c’era niente e dovevi inventare».      

    Puoi raccontare le tue esperienze coi Delirium, la Famiglia Ortega, l’Assemblea Musicale Teatrale per arrivare al Teatro Canzone di Gaber, col quale hai collaborato per molto tempo in qualità di chitarrista?

    «Da ragazzino frequentavo un paio di locali, il Christie’s (prima ancora Snoopy), e il Rendez vous, (prima Gallery Club). Il primo locale era gestito da Alberto Canepa, che poi divenne mio carissimo amico. Aveva tre anni più di noi ed era quell’età in cui tre anni sembrano una vita… andavamo lì di sabato e domenica pomeriggio a sentire i gruppi, e c’era l’usanza, oggi completamente persa, che un gruppo facesse metà o tutta la stagione, quindi trovavi lo stesso gruppo sempre lì a suonare tutto il weekend per diversi mesi. A un certo punto per vivacizzare le serate infrasettimanali fecero delle jam session aperte anche ai giovani e io cominciai a parteciparvi, si creavano gruppi assolutamente estemporanei, si provava in settimana e alla domenica pomeriggio si occupava metà tempo della performance. Tra questi giovani c’era anche Ivano Fossati che suonava nei Poeti, ci conoscevamo perché frequentavamo entrambi le zone di Marassi e ci incontravamo ai concorsi. Fatto sta che una sera mi chiama Alberto Canepa dicendomi che questo gruppo, i Delirium – allora avevano già fatto “Il Canto di Osanna” con un certo successo al Festival di Bari – cercava un chitarrista elettrico e se poteva interessarmi fare una prova con loro. Andai a casa di Ivano e feci la prova: studiavo chitarra classica così suonai un adattamento dell’Adagio di Albinoni. In qualche modo la mia performance un po’ emozionata fu ritenuta sufficiente ed entrai nel gruppo. Di lì a poco si cominciò a provare per Sanremo e lì iniziò la mia carriera professionale. Prima di questo suonavo in un locale di Sampierdarena nei Beatnik, gruppo che si è rimesso insieme poco tempo fa; facevamo quattro sere a settimana pagati, in regola e coi contributi, cosa che a raccontarla adesso, che se va bene fai quattro date in una stagione, i ragazzi non ci credono. Bene, mentre suonavo con loro mi capitò l’occasione coi Delirium, ne parlai a Mauro Boccardo che faceva parte dei Beatnik e lui comprese benissimo e mi disse di andare. Coi Delirium io rimasi un po’ meno di un anno con un contratto da turnista, infatti nelle copertine dei dischi in cui ho suonato non ci sono. Ci sono invece nei servizi fotografici delle riviste, ma non comparivo come membro ufficiale.

    Poi mi staccai insieme ad Alberto Canepa che era anch’egli stato nel coro di Jesahel a Sanremo; in quel periodo era uscito Joe Cocker con un gruppo numerosissimo che si chiamava Mad Dogs and Englishmen, due batterie, le mogli dei musicisti che cantavano, i figli piccoli che camminavano per il palco mentre suonavano… c’era un’idea di gruppo “familiare” che ci piaceva molto. Io e Alberto, sulla scorta di questa idea, creammo la Famiglia Ortega nel ‘72, gruppo all’interno del quale esistevano legami familiari: c’erano infatti tre sorelle, Canepa e sua moglie, i due fratelli venezuelani Ortega che poi dovettero lasciare quando scadde il permesso di soggiorno. Facemmo un LP che fu per me la prima esperienza discografica importante come arrangiatore; ci fu una tourneé in Grecia e tanta televisione, poi il progetto ebbe fine, ma con la Famiglia approdammo a Michele Maisano che cercava un gruppo numeroso con cui fare le tourneé nelle grandi discoteche del meridione e dell’Emilia; il nostro produttore gli propose noi, così si fece questo Michele Show con noi e il suo vecchio gruppo di un tempo, gli Odissea. Andammo a suonare anche negli Stati Uniti e passammo il capodanno ’74-’75 a New York, alloggiati in un albergo di Manhattan dalle cui finestre si vedeva la sede del New York Times, come nel finale de “I tre giorni del condor”.

    Dopo questo io tornai a suonare in un gruppo da discoteca, i Raptus, in cui c’era un ancora sedicenne Gian Piero Alloisio, e da questo gruppo nacque l’Assemblea Musicale Teatrale, cui parteciparono anche Alberto Canepa, Bruno Biggi e Gino Ulivi. Con l’Assemblea debuttammo in uno spettacolo alla Sala Chiamata del Porto nel ’75, mentre nel frattempo mantenevamo in vita anche i Raptus in attesa che il progetto Assemblea crescesse. D’estate alla Festa dell’Unità suonavamo con entrambi i gruppi per esempio. Una formula che riuscì bene e che mantenemmo per anni.
    Arriviamo al ’77 quando partecipammo al Club Tenco con “Marylin”, il nostro secondo disco. Più o meno nello stesso periodo prendemmo contatti con Guccini attraverso conoscenze comuni: un amico di un mio amico sapeva dove Guccini andava in campagna. Questo filo così esile per noi fu sufficiente; sapevamo che Gian Piero scriveva cose interessanti, e si andò a trovare Guccini (io quella volta non c’ero). Lui che è una persona gentilissima fu accogliente e ci diede appuntamento per una prossima festa del proletariato giovanile, la Festa del Sole, che si teneva dalle parti di Conegliano Veneto. Noi pensavamo non sarebbe mai venuto, invece venne con Renzo Fantini, suo amico e produttore, noi facemmo il nostro spettacolo e gli piacque molto, tanto che produssero il nostro secondo disco, Marylin appunto, registrato difatti a Bologna, e numero uno dell’etichetta indipendente L’Alternativa, etichetta di Fantini. Divenimmo gruppo spalla di Guccini, eravamo al settimo cielo. Aveva provato diversi gruppi e solisti ma quando questi iniziavano la gente cominciava a urlare “Guc-ci-ni! Guc-ci-ni!”. Voleva qualcuno che avesse grinta e prese noi. Per tre anni buoni, nel momento di massimo splendore della canzone d’autore. Poi facemmo la stessa cosa anche per Claudio Lolli, che era nella scuderia di Fantini, e per Paolo Conte, allora agli inizi. Noi facevamo venti minuti tiratissimi e la cosa funzionava. Era lavoro qualificatissimo, una volta suonammo davanti a 80.000 persone a una Festa dell’Unità a Roma, cose che non ti capitano tutti i giorni.»

    Puoi spiegare il significato del nome Assemblea Musicale Teatrale?

    «Noi eravamo estimatori di Gaber, e ci piaceva la sua formula di alternare monologhi a canzoni: quindi era uno spettacolo musicale e teatrale. Assemblea perché venivamo dal movimento ed eravamo compagni che si impegnavano in prima persona, io per esempio andavo a fare controinformazione coi megafoni in giro per i quartieri, eravamo alle manifestazioni, alle riunioni; questo era il nostro progetto, vivere facendo musica ma in quel modo, non in uno qualsiasi. Musicale Teatrale perché facevamo musica e teatro; dal punto di vista del teatro non eravamo professionisti, ma ci eravamo inventati delle figure, delle macchiette che recitavamo noi stessi. Successivamente, una sera che Gaber era a Genova con il suo spettacolo, andammo con coraggio nei suoi camerini a presentarci e a proporgli di sentire i nostri pezzi. Lui era, come già Guccini, persona molto disponibile, si prestò ad ascoltare la sera seguente una parte del nostro repertorio, suonata unplugged in casa di Gian Piero e Alberto. Poi venne a sentirci in un cinema di Milano dove facevamo uno spettacolo anche di mattina per quelli che marinavano – pensa che anni che erano!- infatti il cinema era abbastanza pieno. Ci ascoltò e da lì nacque un sodalizio con Gian Piero Alloisio, essendosi Giorgio reso conto che Gian Piero scriveva molto bene. Quando poi nell’84 Gaber decise di riprovare col gruppo dal vivo, dopo un periodo in cui aveva usato solo le basi, cominciò anche la mia collaborazione con lui in qualità di chitarrista, che è durata, escluso il periodo in cui ha fatto spettacoli prettamente teatrali, fino al 2002.»           

    Nel frattempo però hai seguito anche la strada dell’insegnamento…

    «Nel 1978 io lasciai l’Assemblea, che durò ancora un anno, e mi dedicai all’idea della scuola, ne avevo parlato subito con Gian Piero; inizialmente era pensata solo come scuola di chitarra. Poi si aggregò come insegnante Bruno Biggi, anche lui membro dell’Assemblea: eravamo in tre, ognuno col suo studio in casa. Pian piano abbiamo aggiunto strumenti e insegnanti, abbiamo preso un locale in affitto; il primo collaboratore è stato Massimo Palermo, insegnante di basso, poi Dado Sezzi come insegnante di batteria e percussioni, e la scuola si è ingrandita via via. Abbiamo sempre cercato, nell’insegnamento, di partire da un assunto: la persona che ti trovi davanti, prima di essere un musicista o un futuro musicista, è un individuo. L’idea è di impostare un dialogo, creare una comunicazione e tirare fuori qualcosa partendo dal suo vissuto.»

    Tu sostieni che negli ultimi anni ci sia stata e ci sia tuttora una mancanza di novità e di ricerca in musica (segui la rubrica di Gianni Martini su Era Superba n.d.r.); in questo senso, cosa cerchi di insegnare ai tuoi allievi per trasmettere loro lo slancio alla ricerca dell’inedito?

    «Innanzitutto dico sempre che la tecnica deve essere al servizio dell’espressività, perché la tecnica fine a se stessa credo sia di poco interesse; i chitarristi di fine anni ’80 che scaleggiavano a velocità stratosferiche rischiavano di annoiare al di là della mentalità del ragazzino che rimane affascinato. L’importante è cosa uno cerca di comunicare con la musica, con lo strumento e con le parole, cosa vuole esprimere. La tecnica ti aiuta a plasmare un’idea che tu hai già dentro. Molto spesso l’esuberanza tecnica nasconde invece povertà di idee. È chiaro che la ricerca è qualcosa di difficile. Ciò che poi rende novità l’idea che hai è il contesto in cui sei. Ai nostri tempi la risposta al conformismo e al piattume asfissiante della società sono stati dei “no!”, dei “basta!” accompagnati da un’espressività artistica che ha fatto da sponda alla volontà di cambiare la realtà. L’idea di cambiamento era così diffusa che si sono create poi le condizioni perché diventasse anche un business economico. Poco per volta anche le major si volsero al fenomeno creando etichette minori con le quali coprire tutto il mercato, dalla musica di ricerca a quella più commerciale.
    La mancanza di oggi è molto problematica, i media per come sono strutturati creano una sorta di corto circuito, ogni cosa nuova si brucia subito e il giorno dopo è già copiata in tutto il mondo. Una volta non era così, non essendoci questo enorme specchio mediatico che diffonde e riverbera le cose, le novità che uscivano erano tutte molto diverse tra loro. La novità per me non è tale quando qualcuno scrive qualcosa di nuovo e di bello, non basta; diventa novità quando ha un riflesso in senso sociale

    Quest’anno la scuola compirà 35 anni: quali sono i progetti a proposito?

    «Abbiamo dato il via già l’anno scorso a un programma di stage con musicisti di alto livello, quest’anno avremo Luca Colombo, chitarrista, Fabio Treves che farà una lezione particolare sulla storia del blues, e infine Beppe Gambetta; torna Dado Sezzi con corsi su tutte le tecniche percussive, e Paolo Bonfanti che farà parte del cast di insegnanti come già l’anno passato. Inseriremo anche corsi di canto, chitarra, armonica, percussioni un po’ più popolari che ironicamente abbiamo intitolato “Strumenti contro la crisi”; infine, visto che c’è richiesta in tal senso, vorremmo fare un corso specifico che prepari seriamente chi vuole presentarsi ai reality musicali, visto che continuano a tenere banco.»

    Un’ultima considerazione sullo svuotamento della figura del musicista…

    «È un aspetto della discussione a cui tengo molto. Il mestiere di musicista sta effettivamente attraversando molte difficoltà e soprattutto a livello istituzionale non c’è attenzione alcuna alla musica, che se fosse considerata nel modo giusto potrebbe dare da lavorare a migliaia di persone, come d’altronde il teatro, l’arte, la cultura che ci si ostina a non considerare, almeno non nei fatti, pilastri della società. Si è persa per di più la ritualità dell’ascolto, ridotto a un momento sul bus, con gli auricolari, tra gli spintoni dei vicini, o a quella troppo alta in luoghi inappropriati, come il ristorante. La musica va ascoltata nei luoghi deputati a sentire musica, che sono i teatri, i luoghi da concerto, i club, i pub… invece viene proposta ovunque ed è talmente inflazionata che poi non ne puoi più.
    Se la musica comincia a diventare, come già succede per tanti, un secondo lavoro, non ci può essere la capacità di tenuta professionale richiesta se uno lavora otto ore al giorno a qualcos’altro e dedica due ore a suonare. Investimenti e finanziamenti per far sì che i giovani decidano di fare musica professionalmente non ce ne sono. Perché i metalmeccanici devono avere diritto ad aiuti e il musicista no? Se ci fosse la volontà e la comprensione di queste problematiche si potrebbe far sì che la musica continui a vivere».

    Claudia Baghino
    foto e video di Daniele Orlandi