Anno: 2012

  • L’ Abc della crisi politica ed economica che colpisce l’Europa

    L’ Abc della crisi politica ed economica che colpisce l’Europa

    Cosa diavolo sta succedendo in Europa? Perché Monti riparte sempre per andare a confabulare con Merkel, Sarkozy e compagnia cantante? Cosa dobbiamo aspettarci e cosa dobbiamo sperare?

    La questione è complessa: eppure non è impossibile anche per l’uomo della strada capire le motivazioni di questa crisi del debito e gli scenari su cui si sta lavorando. Ho già detto che passa tutto da “casa nostra”: il futuro dell’euro, i destini della nostra economia, fino alle sorti della politica italiana. Proviamo quindi, una volta per tutte, ad andare al fondo del problema, in un modo che sia il più possibile comprensibile da tutti.

    Partiamo da un’ovvietà: gli Stati hanno bisogno di soldi. Per avere liquidità per le loro spese e i loro debiti essi vendono sul mercato titoli come i nostri BOT e BTP: si tratta di obbligazioni che scadono ad una data precisa e garantiscono un rendimento fissato al momento dell’acquisto. Ad esempio, investendo oggi 100, posso comprarmi un prodotto finanziario che – poniamo – mi renderà 101 tra 3 anni: ed è garantito direttamente dallo Stato che li emette. E’ un buon investimento: il rendimento è basso, ma sicuro. A meno che – ovvio – lo Stato in questione non fallisca. In condizioni normali è un’ipotesi remotissima, ma se le prospettive di questo Stato peggiorano seriamente (per vari motivi come una recessione economica o una grande instabilità politica) comincia ad insinuarsi il dubbio che i debiti possano non essere ripagati. Quindi gli investitori, per prendersi il rischio di prestare denaro a questo Stato, chiedono un margine di guadagno sempre più ampio. Non si accontentano più di mettere 100 per avere un domani 101 o 102, ma chiedono di poter guadagnare 104, 105, 106 o anche di più: altrimenti non sottoscrivono il debito. Tuttavia la ricchezza di uno Stato è limitata. Se contrae troppi debiti, finirà per non avere più i soldi per ripagarli. In altre parole, è la bancarotta (vedi crac finanziario dell’Islanda).

    E il tutto aveva avuto origine essenzialmente da un dubbio: una sensazione di sfiducia sulla solvibilità del paese che si era diffusa tra gli investitori riducendo il credito. A prescindere da quanto fosse sensata e ragionevole questa sfiducia o da come si sia generata e diffusa (un argomento troppo vasto e spinoso per affrontarlo qui), resta il fatto che il nostro problema oggi è proprio questo: c’è sfiducia verso certi paesi della zona euro, come l’Italia, che hanno un’economia in recessione e conti pubblici in disordine.

    Per questo lo soluzione è apparsa a molti obbligata: mettere a posto i bilanci pubblici. La Germania, che ha buoni conti e una crescita viva, ci dice: mettete in sicurezza i vostri conti e la crisi passerà. Peccato che con questa politica dopo quattro anni la Grecia si sia avvicinata ancora di più al fallimento. Perché? Lo abbiamo visto con la manovra di Monti. Se per mettere a posto i conti, si prendono i soldi dai cittadini tassando o riducendo i servizi, i cittadini avranno meno possibilità di spendere: i consumi si contrarranno e la crescita calerà. Ciò significa che lo Stato avrà minori entrate e dovrà aumentare di nuovo le tasse, e così via. E’ la spirale recessiva in cui ci troviamo.

    Le politiche di rigore sono giuste, ma vanno fatte con criterio e con l’occhio sempre rivolto allo sviluppo e alla crescita (e infatti il governo in questi giorni sta lavorando proprio su questo). Ma c’è un’altra strada praticabile. A ben vedere, se il problema è quello di pagare i creditori, si tratta allora, fondamentalmente, di un problema di liquidità. Ma gli Stati non dovrebbero avere problemi a trovare denaro: in fin dei conti, si tratta solo di un pezzo di carta. Basta stamparne ancora. Certo, aumentando la massa monetaria in circolazione, il valore della moneta scenderà (è una regola elementare: quando una cosa si trova facilmente, il suo valore scende). Se l’euro si svaluta, chi possiede dollari e vuole comprare in Europa, sarà favorito: quindi migliorerebbero le nostre esportazioni, e viceversa peggiorerebbero le importazioni, con conseguente aumento dei prezzi dei beni importati. Ma il punto è che nessuno potrebbe più scommettere sulla nostra incapacità di trovare il denaro per ripagare i debiti, dato che potremmo stamparne (in linea di principio) quanto ne vogliamo!

    La speculazione internazionale subirebbe un arresto, i rendimenti dei titoli calerebbero e lo Stato non dovrebbe più preoccuparsi di aumentare le tasse e tagliare i servizi ai cittadini per pagare i suoi debiti. A quel punto si tapperebbe la falla, finirebbe l’emergenza e si potrebbe ricominciare a riformare l’apparato produttivo del paese per avere nuova crescita e ridurre le tasse. Non è proprio così facile: ma è un’ipotesi praticabile e vantaggiosa. D’altra parte è quello che abbiamo sempre fatto quando avevamo la lira. Dunque, perché non farlo di nuovo? Perché c’è l’euro che è regolato dalla Banca Centrale Europea.

    E la Germania, che è il motore economico e la testa della governance europea, non lo permette. Non vuole nemmeno gli Eurobond, cioè quei titoli di Stato europei emessi dalla BCE che Tremonti vedeva come un altro possibile rimedio agli attacchi speculativi. Anzi, la Germania ha chiesto e ottenuto un regolamento europeo che impone vincoli rigorosi di rientro dal debito e sanzioni per chi sfora. Perché si ostina su questa linea? Per vari motivi. Il primo è che noi siamo in crisi piena, mentre i tedeschi stanno sostanzialmente bene: quindi non solo sono contenti di avere un euro forte, ma non percepiscono l’urgenza nella maniera drammatica in cui la percepiamo noi. Il secondo motivo discende dal primo: se in Germania le cose vanno tutto sommato bene, significa che la Germania, forse, può fare a meno dell’Europa. Cioè, c’è un largo fronte di euro-scettici tedeschi, che di fronte alla prospettiva della fine dell’euro non si strapperebbe i capelli. In fin dei conti Greci e Italiani sono in crisi perché corrotti, evasori e spendaccioni: perché darsi da fare per salvarli? Il terzo motivo è che i tedeschi sanno bene cosa succede quando una moneta si deprezza. Tra il ’29 e il ’33, vale a dire tra il crollo di Wall Street e l’ascesa di Hitler, nella Germania di Weimer si andava a fare la spesa con carriole di banconote, perché il marco era stato deprezzato al punto tale da valere quasi zero. Ecco perché non è difficile capire come mai la Merkel non ci venga incontro: ammesso che capisca la gravità della situazione, non saprebbe come farla digerire al suo elettorato. Questo però aumenta la sfiducia degli investitori.

    La zona euro è caratterizzata da una moneta forte, una banca centrale con poteri limitati e un’economia a due velocità: un nord con bilanci tradizionalmente rigorosi e un sud che ha sempre basato la sua sopravvivenza sulla svalutazione monetaria. Questa contraddizione oggi è alla base della speculazione: si scommette sul fatto che il sud in tempi di crisi non è in grado di andare avanti senza svalutare e che il nord non glielo permetterà. E più il tempo passa senza che la Germania ceda, più questa scommessa si alimenta e rischia di avverarsi.

    Tutto molto interessante – direte –, ma perché si parla di queste cose in una rubrica politica? Perché questa è politica. Oggi l’obiettivo politico in Europa è costringere la Merkel ad un cambio di rotta. Monti su questo versante deve ottenere assolutamente qualcosa: o che si trasformi la BCE in prestatore di ultima istanza, o qualche atra misura tipo Eurobond, oppure, alla mal parata, che si allentino almeno quei vincoli di bilancio europei che ora minacciano di strozzare nella culla la nostra ripresa economica.

    Per questo, dopo la manovra, (e veniamo alla domanda in apertura di articolo) si è messo a girare per l’Europa: deve trovare degli alleati con cui controbilanciare lo strapotere tedesco. Chi? La Francia innanzitutto, nobile decaduto; e poi l’Inghilterra, che per difendere gli speculatori della City rischia di rimanere tagliata fuori. Parallelamente il professore mette in discussione il ruolo-guida della Germania, accusandola esplicitamente di aver peggiorato la crisi greca e di sbagliare strategia. Una bella bastonata, a cui alterna la carota: in visita a Berlino, aveva recitato la parte del “genero ideale”, dicendo di amare la Germania, di sentirsi tedesco dentro e tante altre belle cose. Insomma una vera strategia politica. Ma funzionerà? Solo il tempo ci dirà – come avevo scritto mesi fa – se Monti si rivelerà essere quello di cui davvero abbiamo bisogno: non tanto un bravo tecnico, ma un bravo politico.

    di Andrea Giannini

  • Teatro Sociale di Camogli: cantiere abbandonato, non ci sono i soldi

    Teatro Sociale di Camogli: cantiere abbandonato, non ci sono i soldi

    Teatro Sociale Camogli

    (Aggiornamento febbraio 2012. In arrivo i fondi Fas, si attende la riapertura del cantiere: Intervista con l’architetto Marta Puppo presidente dell’Associazione “Gli Amici del Teatro Sociale”)

    Dopo decenni di abbandono, il Teatro Sociale di Camogli nel 2009 tornò agli onori della cronaca grazie all’apertura del cantiere per l’avvio dei lavori di restauro e messa in sicurezza, un progetto ambizioso fortemente voluto dai cittadini, un centinaio di famiglie che hanno formato l’associazione “Gli amici del Teatro Sociale“, autotassandosi pur di rivedere operativo il teatro forti dell’appoggio di un fondo statale Fas (Fondo Aree Sottoutilizzate) e del contributo di Provincia di Genova, Regione Liguria, la Fondazione Carige e dei comuni di Camogli e Recco.

    Un nuovo tentativo per restituire agibilità al teatro (dopo quello fallito che fece la Provincia di Genova negli anni 80 investendo 700 milioni di vecchie e pubbliche lire) destinato ad andare a buon fine, si diceva.

    Ma il 29 giugno 2011 la ditta SACAIM, che si era aggiudicata l’appalto, la stessa azienda che ha ricostruito il Teatro La Fenice a Venezia, sospende i lavori perché in credito di quasi 700.000 euro e abbandona il cantiere. Non ci sono i soldi per pagare gli operai.

    I lavori non terminati al Teatro di Camogli

    “Avevamo destinato dei fondi Fas all’opera – dichiarò Claudio Burlando nel 2010 – ma come per altre opere, non sono arrivati e abbiamo anticipato la spesa. Non so come faremo, se non arrivano”. I Fas non sono arrivati e la Regione al momento non ha i soldi per intervenire.

    Nel frattempo in via Bettolo a Camogli, davanti al Teatro Sociale, il cantiere è abbandonato da mesi, le finestre della struttura sono coperte con teli di nylon e quindi esposte alle infiltrazioni d’acqua.

    Pochi mesi fa l’associazione “Gli amici del Teatro Sociale” ha scritto una lettera aperta alle istituzioni dove in particolare viene sottolineato:

    – che ad oggi sono stati versati oltre 700.000 euro di soldi pubblici;
    – che tale somma è anche comprensiva di  26.000 euro quale contributo volontario trasmesso dalla nostra associazione attraverso l’iniziativa delle “cento famiglie”, che costituisce la dimostrazione della importanza che per i cittadini di Camogli e non solo, riveste la riapertura del Teatro Sociale ;
    – che un cantiere di tale delicatezza non può rimanere chiuso a lungo senza causare danni irreversibili economici e tecnici;
    – tenuto conto che, come si legge nella delibera Regionale n.1014/24.7.2009 “la presenza di un teatro funzionante rappresenta una naturale risorsa culturale, economica e sociale per il territorio in cui si trova”;

    Un servizio Rai andato in onda subito dopo la notizia dell’apertura del cantiere testimonia l’entusiasmo che si era creato nelle persone, anche non direttamente coinvolte, per il recupero del vecchio teatro… I lavori avrebbero dovuto ingrandire la buca dell’orchestra, era previsto il rinnovamento completo delle macchine sceniche, la trasformazione dell’antico alloggio del custode in zona uffici e la conversione dell’ex cabina di regia in sette nuovi palchi centrali.

    Il teatro sociale di Camogli risale al 1876, precisamente venne inaugurato la sera del 30 settembre con una rappresentazione dell’Ernani di Giuseppe Verdi. Tra il 1929 e il 1932, per non meglio precisati problemi di sicurezza, arrivò la prima chiusura della sala. Si riaprì nel 1933, ma il teatro cambiò nome in “Principe di Piemonte”.

    Dopo la seconda guerra mondiale, il teatro riprese il proprio nome originale ma venne utilizzato come sala cinematografica, fino alla chiusura completa sul finire degli anni settanta.

     

  • Minori: nel 2011 cresce il numero degli italiani negli istituti di pena

    Minori: nel 2011 cresce il numero degli italiani negli istituti di pena

    Stamattina il Ministro della Giustizia, Paola Severino, presso la Camera dei Deputati, ha tenuto la consueta relazione sullo stato della giustizia in Italia.

    Con riguardo alla Giustizia Minorile, nel corso del 2011 l’esame delle statistiche ha confermato l’aumento generale della presenza di minori di nazionalità italiana, già iniziato negli anni immediatamente precedenti, anche nei Servizi residenziali, come i Centri di prima accoglienza e gli Istituti penali per i minorenni, che per molti anni hanno visto prevalere numericamente i minori stranieri – ha dichiarato il Ministro della Giustizia –  Attualmente la presenza straniera proviene prevalentemente dall’Est europeo (principalmente dalla Romania) e dal Nord Africa (Marocco soprattutto)“.

    I reati contestati sono in maggior parte contro il patrimonio (60%), in particolare i reati di furto e di rapina. Molto frequenti anche le violazioni delle disposizioni in materia di sostanze stupefacenti (10%). Tra i reati contro la persona (18%), si osserva la prevalenza delle lesioni personali volontarie – si legge nella relazione – L’utenza, in prevalenza maschile (93% circa), ha soprattutto un’età compresa tra i 16 e i 17 anni. Un discreto numero di soggetti maggiorenni è presente nelle comunità (40%) e negli Istituti penali (51%)“.

    L’80% dei collocamenti in comunità sono effettuati nelle Comunità del Privato Sociale, essendo disponibili solo 65 posti nelle Comunità dell’Amministrazione della Giustizia. Pertanto, l’impegno operativo del sistema Giustizia Minorile ha continuato ad essere focalizzato sul rafforzamento delle politiche e delle attività di collaborazione con i responsabili delle strutture del privato socialecontinua la relazionePer quanto concerne gli Uffici di Servizio Sociale per Minorenni, l’attività istituzionale è stata orientata ad implementare ulteriormente la ricerca di forme di collaborazione con gli Enti e le Amministrazioni a livello locale, il volontariato, il Terzo Settore, il mondo dell’associazionismo e quello dell’imprenditoria, per ottimizzare, coordinare e razionalizzare tutti gli interventi dell’area penale minorile“.

    Per quanto riguarda la messa in prova, la sua applicazione registra un andamento in continua crescita – sottolinea il Ministro – Nell’anno 2010 sono stati messi alla prova 2.753 soggetti, di cui il 49% rappresentato da giovani adulti. Nella grande maggioranza dei casi (circa l’80%) la messa alla prova si conclude positivamente“.

     

  • Frittelle di baccalà, ingredienti e ricetta per prepararle

    Frittelle di baccalà, ingredienti e ricetta per prepararle

    Frittelle di baccalàIngredienti

    1 Kg. di Baccalà , 300 gr. di farina, 10 gr. di lievito di birra, acqua gasata,  sale, prezzemolo tritato (a piacere)

    Preparazione

    Lasciate il baccalà per 24 ore a bagno nell’acqua in modo da dissalarlo e ammollarlo. Cambiate l’acqua per 5 volte se potete.

    Mettete in una ciotola il lievito di birra e scioglietelo con un cucchiaio di acqua tiepida, aggiungete  la farina e un pizzico di sale, una manciata di prezzemolo tritato (se vi piace, altrimenti potete utilizzare dell’origano o la spezia che preferite) e iniziate ad amalgamare il tutto con una frusta versando l’acqua gasata a temperatura ambiente fino ad ottenere una pastella fluida e non troppo liquida.
    Lasciate riposare il composto per una mezz’ora, nel frattempo tagliate il baccalà a pezzi (deve essere asciutto) e immergetelo nella pastella preparata.

    Versatelo nell’olio caldo , e quando le frittelle sono ben dorate, toglietele dal fuoco e lasciatele per un minuto sulla carta assorbente in modo che si asciughi tutto l’olio in eccesso. Le frittelle devono essere croccanti fuori e morbide dentro.

  • Gruppi genovesi e musica live a Genova: Belzer

    Gruppi genovesi e musica live a Genova: Belzer

    BelzerBelzer, un progetto che unisce Giulio Belzer (voce, chitarra, tastiere), Guido Bruzzone (basso, cori) e Luciano Zambito (batteria), tre artisti mossi dall’intento di creare musica che sappia comunicare emozioni, pensieri e stati d’animo che nascono da esperienze personali, ma che possono toccare tutti.

    Attraverso un tessuto sonoro che intreccia un sound inglese con una sensibilità melodica italiana, la band genovese crea un linguaggio che, alternando delicati passaggi melodici ad energiche impennate dinamiche, tenta di entrare in risonanza con le corde più profonde dell’ascoltatore.

    Dopo aver maturato una solida esperienza live che li ha portati ad esibirsi sui palchi di festival (Nokia Trends Lab Tour, Festival dell’Unità, Lorca, Festival delle periferie, Sun village), concorsi (Arezzo Wave 2005, finalisti regionali; Nokia Trends Lab, tra i vincitori dell’edizione 2007), rassegne (Genova per Gaber, Telethon, Amor sacro Amor profano), spettacoli tv e radiofonici (Radio 105), e ad aprire nel 2007 i concerti genovesi di Giorgio Canali e dei Perturbazione, i quattro musicisti escono con il loro nuovo album: “L’ultimo giorno d’inverno”.

    belzer-ultimo-giorno-invernoQuesto lavoro raccoglie dieci canzoni che hanno come tema comune il senso di liberazione e di sollievo. Pur partendo da presupposti diversi, ogni brano parla di qualcosa di migliore che si manifesta nella vita, sia che si tratti del presagio di un periodo positivo (L’ultimo giorno d’inverno), o di un’emozione positiva vissuta intensamente (La pioggia, La bellezza). Registrato da Mattia Cominotto al Green Fog Studio e distribuito da Pirames international, il lavoro mette in evidenza i diversi volti musicali ed espressivi della band, accostando brani energici a ballate acustiche, ed è un vero e proprio specchio dello stato attuale dell’evoluzione sonora del quartetto.

     

     

     

  • “In Indonesia: lungo la rotta di Wallace”, incontro all’Acquario

    “In Indonesia: lungo la rotta di Wallace”, incontro all’Acquario

    Mare CoralliMercoledì 18 gennaio alle ore 17.50 nell’Auditorium dell’Acquario di Genova si tiene il secondo incontro del ciclo “Viaggi e scoperte” , un’occasione di affrontare il tema del viaggio come scoperta, come racconto, come esperienza indimenticabile.

    Questa volta protagonista sarà “In Indonesia: lungo la rotta di Wallace”, tema trattato da Massimo Boyer, biologo marino, fotografo subacqueo, che, parlerà degli aspetti naturalistici subacquei dell’Indonesia orientale, dove ha trascorso gli ultimi 15 anni lavorando nel campo del turismo subacqueo e della ricerca scientifica.

    Un viaggio per esplorare le creature marine, dai cavallucci di mare allo squalo balena, con un approccio di tipo visuale: si parte da un’immagine, da una fotografia, e si passa alla comprensione dei fenomeni che hanno portato al momento dello scatto.

    Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

    Per informazioni contattare gli Amici dell’Acquario al n. tel. 0102345279 o 0102345323

  • Finanza: i gioiellieri dichiarano meno dei venditori ambulanti

    Finanza: i gioiellieri dichiarano meno dei venditori ambulanti

    Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato le tabelle relative agli studi di settore e alle dichiarazioni di redditto delle diverse categorie di lavoratori italiani. Ovviamente si tratta di medie, dati che non fotografano singole situazioni, ma forniscono un quadro generale.

    Era facile attendersi situazioni quantomeno “storpiate” dall’evasione fiscale, ma in realtà ci si trova davanti a incongruenze tremende. Un paese, l’Italia, dove i gioiellieri in media dichiarano allo Stato 16.000 euro annui, udite udite, soltanto 1.800 euro in più rispetto ai venditori ambulanti di bibite e generi alimentari! O ancora i gestori di stabilimenti balneari che con 13.600 euro dichiarano meno di quanto non faccia un edicolante o un barista. I giornalai, infatti, dichiarano in media 18.000 euro annui, i macellai (17.800), i baristi (16.500) e i venditori di generi alimentari (17.100).

    Per non parlare di psicologi (20.800), veterinari (19.200),  tassisti (14.200)… tutte categorie “povere” secondo i dati del Mef. Avvocati e medici arrivano appena a 58.200 e 68.300, gli ingegneri non più di (44.600) e i commercialisti dichiarano meno degli amministratori di condominio… Bisogna andare avanti con la lettura della tabella? Citiamo allora i venditori di elettrodomestici (11.900) e i poveri centri benessere (5.300).

    Farmacisti e notai, rispettivamente 109.000 e 310.800 euro l’anno, sembrano ricchi petrolieri se paragonati alla desolante situazione generale. Che dire, aggiungere parole serve a poco.

    Voi lo avreste mai immaginato che vendere quotidiani conviene di più che commerciare oro? Non si smette mai di imparare.

     

  • Equitalia: nuovi attacchi a Roma e Napoli

    Equitalia: nuovi attacchi a Roma e Napoli

    4 manichini sono stati appesi questa notte alle finestre del primo piano della sede Equitalia di via Aurelia a Roma. Sui fantocci comparivano alcune scritte: “Casa pignorata dopo 30 anni di sacrifici” ed “Equitalia non ho pagato multa da 30 euro”.
    Un gesto rivendicato, tramite una nota, dall’associazione di estrema destra Roma Nord “per protestare contro i metodi di riscossione della societa’”.

    Mentre a Napoli, sempre la scorsa notte, sono scoppiati due ordigni davanti alle porte della sede di Equitalia, al Corso Meridionale, provocando la rottura dei vetri e danni alle saracinesche.

  • Presentazione del libro di Maria Pia Trevisan alla Biblioteca Universitaria

    Presentazione del libro di Maria Pia Trevisan alla Biblioteca Universitaria

    Sciopero donneGiovedì 19  gennaio alla Biblioteca Universitaria di via Balbi alle ore 17 si tiene la presentazione del libro di Maria Pia Trevisan “L’operaia che amava la sua fabbrica. anni di mivar e di impegno. quasi un’autobiografia”.

    Una storia operaia, storia di relazioni tra lavoratori, sindacato e ‘padroni’, storia d’impresa, storia di conflitti degli anni più duri, che sfociano nello Statuto dei lavoratori che offre risvolti e colori umani che ci permettono di guardare ben oltre la cronaca di un’azienda, la Mivar, e dei conflitti che l’hanno accompagnata per molti anni.

    Alla fine di questa storia la fabbrica che ha ‘contrastato’ la globalizzazione, profondamente ridimensionata, si avvia al tramonto. Pia tira le somme di una vita operaia e del suo rapporto con il ‘padrone’ che non ha mai considerato un ‘maestro di vita’. Ora c’è del rispetto tra i due, ognuno è convinto di aver fatto la sua parte. E Pia, l’operaia, che da ragazza aveva altri sogni, ma che invece ha trascorso una vita in fabbrica, riconquista la scena offrendoci un racconto maturo, con una forte dose di verità.

    Durante l’incontro verrà proiettato un breve video (12′) gentilmente concesso da Rai Storia: 1969. Fiorina Frizziero: il primo sciopero contro la dittatura di G. Cazzella e P. Pietrangeli

    Intervengono: Paola Pierantoni, gruppo Generazioni di donne, Maria Teresa Bartolomei, responsabile del Polo culturale di Ge – Cornigliano
    Introduce Oriana Cartaregia, Biblioteca Universitaria

    Ingresso libero

  • PechaKucha Night: maratona di artisti e creativi alla Claque

    PechaKucha Night: maratona di artisti e creativi alla Claque

    pechakuchaArriva per la prima volta a Genova la PechaKucha Night, una maratona di artisti e creativi nata per la prima volta in Giappone nel 2003 e che raduna chiunque (ma proprio chiunque) abbia un progetto artistico da mostrare. In questi anni il progetto si è espanso fino a coinvolgere 460 città in tutto il mondo, e da quest’anno arriva anche nella nostra città.

    L’evento si terrà domenica 26 febbraio nello spazio della Claque, a cura del Teatro della Tosse. Il format è uguale per tutti: basta creare una presentazione Power Point composta da venti immagini, della durata di venti secondi l’una. Ogni artista avrà dunque i suoi sei minuti e quaranta secondi di celebrità.

    Per partecipare è sufficiente inviare entro il 26 gennaio la propria creazione all’indirizzo mail pkn.genova@gmail.com.

    Marta Traverso

  • Tagli all’editoria: in crisi la rivista “Il Mucchio Selvaggio”

    Tagli all’editoria: in crisi la rivista “Il Mucchio Selvaggio”

    mucchio selvaggioBrutto inizio d’anno per l’editoria indipendente: il 2012 si era aperto con lo stop alla pubblicazione su carta del quotidiano di sinistra Liberazione, ma sono davvero molte le testate che rischiano di veder chiudere i battenti a causa della sforbiciata ai finanziamenti governativi.

    Un altro esempio è Il Mucchio Selvaggio, storica rivista musicale nata 34 anni fa e che ha calcolato di avere ancora sei mesi di vita prima di dover interrompere la pubblicazione. Una crisi che lo staff sta cercando di risolvere con un appello via web ai lettori, che recita così: “Il 15 percento in meno tolto retroattivamente sui contributi statali per l’editoria relativi al 2010 e ulteriori preannunciati tagli del 50 percento su quelli del 2011. Nonostante le vendite positive degli ultimi tempi in trenta giorni o poco più dobbiamo trovare un modo per continuare a esistere. La soluzione, in verità, è una: abbiamo bisogno di voi, abbiamo bisogno che duemila di voi si abbonino. Ora e subito. (…) Basta cambiare un’abitudine per salvare questo giornale. O regalate un abbonamento a un vostro amico, o sottoscrivete un’offerta simbolica per sostenerci“.

    Duemila nuovi abbonati entro fine gennaio: questo il calcolo perché la rivista torni in edicola a partire dal numero di marzo e non sia costretta a chiudere definitivamente i battenti. Un piccolo investimento, un regalo, una donazione: in tempi come questi, in cui tutti (o quasi, ops) dobbiamo stringere la cinghia, cifre come questa non sono mai spese male.

    Marta Traverso

  • Rock Targato Italia, aperte le iscrizioni per la Liguria

    Rock Targato Italia, aperte le iscrizioni per la Liguria

    Aperte le iscrizioni per le selezioni liguri di “Rock Targato Italia“, il concorso per band emergenti ormai giunto alla 24esima edizione.

    Clicca qui per il download del bando . Se siete interessati e volete partecipare scrivete a rtiliguria@gmail.com, per ottenere tutta la documentazione necessaria e chiedere informazioni all’organizzazione per la Liguria.

    Settanta euro a gruppo, cinquanta per artista singolo è la quota di partecipazione.

    Ogni partecipante dovrà fornire all’organizzazione un cd con la registrazione di 2 o 3 brani, la fotocopia del versamento, la scheda del gruppo/artista e una foto, oppure tutto via email indicando il proprio sito internet o myspace (l’importante è che ci sia la possibilità di ascoltare 2 o 3 brani, di leggere info sul gruppo e vedere almeno una foto).

    I brani devono essere originali, non sono ammesse le cover, e gli artisti devono dichiarare di essere senza contratto discografico.

    Lo staff di “Divinazione” che organizza il concorso si curerà della prima selezione del materiale inviato seguendo criteri precisi e premiando: qualità, ricerca, innovazione e stile. I primi selezionati parteciperanno alla seconda fase, ovvero un’esibizione live in un locale cittadino dove la band dovrà eseguire 5 brani per un’esibizione non superiore ai 25 minuti.

    Solo sedici gruppi/artisti in tutta Italia verranno scelti per le finali nazionali previste a Milano. La giuria sceglierà 8 brani che formeranno la compilation finale di “Rock Targato Italia”.

  • Signorina Giulia, lo spettacolo al teatro della Corte

    Signorina Giulia, lo spettacolo al teatro della Corte

    Signorina GiuliaDal 17 al 22 gennaio è in scena al Teatro della Corte lo spettacolo “Signorina Giulia”, con Valeria Solarino e Valter Malosti.

    La commedia di August Strindberg si svolge in Svezia nella “Midsommarnatten”, la notte di mezza estate: soprattutto nei paesi nordici, occasione rituale di scatenamenti orgiastici. È in questa notte magica di San Giovanni che la contessina Giulia, la padrona, e Giovanni, il servo di suo padre, sono indotti a sperimentare il superamento della distinzione maschio e femmina e la contrapposizione di classe, dando così vita allo sconvolgimento dei ruoli e all` esperienza del diverso.

    Quello che propone la Signorina Giulia è un viaggio nell’inferno. Si scende giù per andare nella cucina, regno sprofondato della servitù dove gli alberi si intravedono appena e un raggio di luce del mattino è un’apparizione sacra: l’ora del sacrificio.

    Signorina Giulia

    Teatro della Corte – Corte Lambruschini, Piazza Borgo Pila 42

    Orari Giorni feriali h 2030 – domenica h 16

    Biglietti da 17 a 25 euro

    Offerta speciale per gli under 30: 10 euro

  • La Moschea al Lagaccio e il referendum della Lega Nord

    La Moschea al Lagaccio e il referendum della Lega Nord

    genova moscheaIL PRECEDENTE

    23 gennaio 2010: nel quartiere genovese del Lagaccio si vota il referendum promosso dalla Lega Nord per far sentire la voce degli abitanti in merito al da lungo dibattuto progetto di costruzione di una moschea.

    La consultazione ha avuto un numero complessivo di 5.287 votanti nei quartieri di Oregina, Lagaccio, San Teodoro, San Nicola, Granarolo e Dinegro, suddivisi tra 5.228 no, 49 sì e 10 schede nulle.

    Nelle stesse ore in cui i dieci gazebo venivano allestiti, manifestanti favorevoli alla moschea hanno distribuito ai cittadini volantini contenenti questo appello: «Cittadini, non fatevi usare a fini elettorali. Difendiamo gli articoli 8 e 21 della Costituzione sulla libertà di culto, contro le miserabili strumentalizzazioni politiche costruite su malafede e disinformazione. Via Venezia ha ospitato per molti anni un luogo di preghiera musulmano, oggi in via Sasso, senza che questo abbia causato il ben che minimo problema al quartiere. Nel nostro territorio vi sono chiesa cattolica, chiesa evangelica e un tempio buddista da 800 posti».

    IL PRESENTE

    10 gennaio 2012: dopo una seduta di Giunta Comunale dai toni molto accesi, è stata bocciata la mozione della Lega Nord contro la moschea con 28 no, 14 sì e 1 astenuto, dando formalmente il via libera alla costruzione. L’iter è ora passato di mano al Consiglio Comunale, e la Sindaco Marta Vincenzi ha promesso che la questione si sbloccherà definitivamente entro la fine del suo mandato.

    Le imminenti primarie del Pd – che decideranno chi sarà il (o la, più probabilmente) candidato ufficiale alle prossime elezioni Comunali, e l’elezione del nuovo Sindaco previste per maggio, mettono in luce come i tempi per mantenere la promessa siano sempre più stretti.

    Il dibattito sulla moschea si protrae da alcuni anni, le voci a favore sono rimaste a favore e quelle contro restano contro. Se mettere d’accordo i contendenti è impossibile, i molti musulmani praticanti genovesi continuano a non avere un luogo ufficiale in cui vivere la loro fede. Questa l’opinione in merito dello scrittore franco-marocchino Tahar Ben Jelloun, ospite sabato scorso in una conferenza a Palazzo Ducale: “La moschea va fatta, ed è legale, è giusto averne solo una. Vanno chiuse quelle nei garage e nei magazzini, quelle su cui non c’è controllo: perché è da queste realtà che passa il fondamentalismo. Non ha quindi alcun senso opporsi alla costruzione di un’unica, grande moschea, con tutte le regole“.

    Marta Traverso

  • Strada a mare Cornigliano, il punto sui lavori con l’ass. Margini

    Strada a mare Cornigliano, il punto sui lavori con l’ass. Margini

    Progetto Strada a mare di CorniglianoLa nuova strada inizierà a levante in Lungomare Canepa e terminerà a ponente in Piazza Savio (Stazione FS di Cornigliano). Sarà lunga circa 1,6 km e si svilupperà su 3 corsie per senso di marcia passando attraverso il nuovo ponte sul Polcevera, una struttura di 100 metri di lunghezza che si eleverà sino a una quota massima di 12 metri sul livello del mare sopra i binari ferroviari di collegamento con il Porto in sponda sinistra e sopra l’asta di manovra ferroviaria ILVA.

    Il progetto prevede inoltre la realizzazione di due rotatorie e due lunghi viadotti all’altezza della Fiumara e di Via San Giovanni D’Acri, circa 400 metri l’uno, e un collegamento che immetterà il traffico sulla viabilità urbana passando sotto la linea ferroviaria, in Piazza Savio, dove verrà realizzata una terza rotatoria. Negli spazi sottostanti il viadotto dal lato ponente verranno realizzati spazi urbani attrezzati.

    L’importo complessivo dell’opera, IVA inclusa, ammonta a euro 152.101.682,17. Il finanziamento è per circa due terzi a carico della Società Per Cornigliano, che utilizza i fondi del Ministero delle Infrastrutture, e per un terzo a carico di ANAS.
    I lavori sono iniziati nel 2010 e dovrebbero terminare nel 2014, allo stato attuale dovremmo essere esattamente a metà dell’opera. Abbiamo chiesto delucidazioni in merito direttamente all’assessore ai Lavori Pubblici Mario Margini.

    A che punto siamo con i lavori assessore? “Sono state concluse tutte le attività di demolizione (fra cui quella dell’impianto elettrofiltri che era ancora presente sulle aree), nonché la bonifica bellica delle aree di sponda destra (aree ex Ilva di Cornigliano); risultano sostanzialmente completate tutte le opere di fondazione e di elevazione delle pile e delle spalle del futuro ponte, del viadotto e delle rampe di collegamento ed è in fase di montaggio l’impalcato metallico del viadotto. Prossimamente sarà avviata la realizzazione del sottopasso ferroviario che permetterà di collegare la strada a mare con piazza Savio e, in sponda sinistra Polcevera (aree di Sampierdarena), sta per essere avviata la fase di bonifica bellica delle aree; una volta conclusa saranno realizzate le fondazioni del viadotto di levante, la galleria artificiale di collegamento con la viabilità di sponda sinistra e il nuovo assetto ferroviario portuale”.

    L’area di riferimento è molto delicata, la costruzione di un’opera di queste proporzioni implica necessariamente accorgimenti o meglio vere e proprie opere parallele per garantire la sicurezza del territorio, soprattutto dal punto di vista idrogeologico. Quali opere idrauliche verranno realizzate? “Per quanto riguarda le aree di Cornigliano è prevista la realizzazione di un nuovo collettore che, prendendo origine in corrispondenza dell’attuale fognatura in prossimità dell’ex area di posteggio Ilva in adiacenza a piazza Savio (a monte dell’immissione della fognatura nel collettore Italsider), raccoglie gli altri scarichi attualmente confluenti nello stesso collettore Italsider e raggiunge quindi l’attuale rio Roncallo a valle di piazza Metastasio e del sottopasso ferroviario esistente.”

    “Allacciato quest’ultimo rio – continua l’assessore – il nuovo collettore percorrerà l’area a sud dell’infrastruttura stradale, sino allo scarico nel torrente Polcevera a valle del nuovo ponte veicolare in progetto. È previsto inoltre il rifacimento dell’attuale attraversamento del rio Roncallo al di sotto della linea ferroviaria, all’altezza di piazza Metastasio. La lunghezza complessiva del nuovo collettore è di circa 930 m. In sponda sinistra l’interferenza tra il collettore Barabino esistente e la viabilità in progetto (binario ferroviario e rampa di discesa alla rotatoria) rende invece necessaria la demolizione del tratto di collettore interessato dalle interferenze per una lunghezza di circa 70 m , onde consentire il passaggio della nuova viabilità”.

    Sul progetto inziale si legge l’intenzione di installare lungo il tracciato barriere fonoassorbenti per non commettere l’errore di ritrovarsi un’autostrada rumorosa nel cuore della città… Conferma quella intenzione iniziale? “Certo, sono previsti diversi interventi di mitigazione acustica. Innanzitutto per l’intero tratto della nuova infrastruttura stradale sarà utilizzato asfalto drenante e silente. Le barriere fonoassorbenti, invece, verranno installate nel tratto compreso fra la rampa di collegamento a piazza Savio e piazza Metastasio (370 metri) e nel tratto compreso fra piazza Metastasio e l’area in corrispondenza di villa Bombrini (415 metri)”.

    Gabriele Serpe