Anno: 2012

  • Cinema Arenzano: la rassegna di film Cinea in viaggio 2012

    Cinema Arenzano: la rassegna di film Cinea in viaggio 2012

    ArenzanoMartedì 23 e mercoledì 24 ottobre 2012 due serate di cinema per un evento organizzato dal Comune di Arenzano in collaborazione con l’Associazione Centro Culturale Carignano, Circuito Cinema Genova, Festival Cinemambiente e Museo Nazionale del Cinema di Torino. Presso il Nuovo Cinema Italia di Arenzano (via Sauli Pallavicino 21) si svolge infatti la rassegna cinematografica a tematica ambientale Cinea In Viaggio.

    Questo il programma.

    Martedì 23 ottobre
    Ore 20.30: proiezione del documentario Chasing Ice – In cerca di ghiaccio di Jeff Orlowski. «Menzione Speciale XV Festival Cinemambiente 2012».
    Il film racconta l’avventura del fotografo del National Geographic James Balog che, scettico sui foschi scenari legati al cambiamento climatico descritti da tanti scienziati, decide di partire alla volta del Polo Nord alla ricerca di immagini che mostrino in modo lampante i danni provocati dal riscaldamento globale.

    Mercoledì 24 ottobre
    Ore 20.30: proiezione del mediometraggio Dieci chili di mare di Francesco Uboldi.
    Il film documenta il lavoro dei pescatori nelle coste del Savonese e in particolare la vita di Giampiero Levratto, settant’anni, gran parte dei quali passati a pescare a bordo del proprio gozzo.

    Ore 21: proiezione di The End of the Line – Il capolinea di Rupert Murray. Mari e oceani senza più pesci già nel 2048. È questo lo scenario più probabile se i ritmi e i tempi della pesca continueranno con gli stessi parametri di oggi.

    Cinea in biaggio rientra nell’ambito delle manifestazioni “Arenzano per l’Ambiente le settimane verdi e blu”.

    Le proiezioni sono a ingresso gratuito fino a esaurimento posti.

  • Teatro Genova: Ficarra e Picone al Politeama con “Apriti cielo”

    Teatro Genova: Ficarra e Picone al Politeama con “Apriti cielo”

    ficarra e piconeDa martedì 23 a sabato 27 ottobre 2012 il Politeama Genovese inaugura la sua stagione teatrale con lo spettacolo “Apriti cielo” di e con Ficarra e Picone.

    Questa la scheda dello spettacolo.

    Ficarra & Picone ritornano al teatro dopo quattro anni. Il desiderio di sentire di nuovo il calore delle risate del pubblico, è stato la molla per la costruzione di questo nuovo testo. Tanti quadri che raccontano la quotidianità in tutte le sue sfaccettature, con i suoi paradossi al limite dell’assurdo. Un cadavere tra i piedi di due improbabili tecnici della tv è solo una sfortunata coincidenza o, come nella migliore “dietrologia italiana”, c’è un oscuro manovratore? Le leve del potere attuale sono in mano a “menti raffinatissime” disposte a tutto, o a uomini normali con i loro limiti? Il fanatismo religioso apre le porte del paradiso o dà vita a personaggi e situazioni dai risvolti assurdi e perciò divertenti? Una riflessione ironica sulla nostra società e sulla nostra nazione, uno spettacolo inedito e travolgente ancora una volta scritto e interpretato da Ficarra & Picone.

    Orari biglietteria: dal lunedi al venerdì dalle 11.00 alle 19.00 continuato; sabato dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00; domenica dalle 15.00 alle 18.00 solo nei giorni di spettacolo; nelle sere di spettacolo dalle 20.00 alle 21.00.

  • Riorganizzazione servizi sanitari: il Comune chiede una riflessione

    Riorganizzazione servizi sanitari: il Comune chiede una riflessione

    Consiglio Comunale di GenovaLa Sanità continua ad essere motivo di divisione tra Comune di Genova e Regione Liguria. Dopo la questione delle piastre sanitarie del Ponente – la cui realizzazione è considerata fondamentale da Palazzo Tursi – e la spinosa vicenda dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto – un sito da salvaguardare, secondo il Comune – questa volta è il piano di riorganizzazione della sanità a finire nel mirino dei consiglieri comunali.

    Ieri mattina, infatti, nel corso della VII commissione consiliare “Welfare”, è stato approvato all’unanimità, su proposta dei Gruppi consiliari di SEL e della Lista Doria, un ordine del giorno con il quale si impegna il Sindaco e la Giunta a far leva sulle autorità regionali competenti, affinché l’esame della delibera regionale relativa alla riorganizzazione dei servizi sanitari, venga procrastinato.

    Una richiesta di rinvio motivata dal fatto che il piano profilato dai Direttori Generali penalizza ulteriormente un territorio già ampiamente logorato, ovvero quello del nord Ponente cittadino «Ponendo importanti pregiudiziali sull’equità di accesso ai servizi sanitari tra gli abitanti delle varie zone del territorio genovese – sottolineano i consiglieri della Lista Doria e di Sel – in un momento in cui, per l’azzeramento del fondo sociale, viene messa in discussione l’assistenza socio-sanitaria stessa».

    A destare particolare preoccupazione sono la chiusura della degenza di chirurgia vascolare di Villa Scassi, il declassamento a primo intervento del Pronto Soccorso di Sestri Ponente, la chiusura della Cardiologia di Pontedecimo e la conversione a cure intermedie delle degenze di medicina di Pontedecimo e Sestri Ponente.

    Oggi la riorganizzazione della Sanità in ambito metropolitano sarà al centro della discussione anche in Consiglio comunale, grazie ad una mozione presentata dai consiglieri Clizia Nicolella, Enrico Pignone, Marianna Pederzolli, Pier Claudio Brasesco (Lista Doria), Leonardo Chessa, Gian Piero Pastorino (Sel), Antonio Bruno (Fds) e Stefano Anzalone (Idv).

     

    Matteo Quadrone

  • Stop all’apartheid dei Rom: campagna per il superamento dei campi nomadi

    Una campagna nazionale per dire “Stop all’apartheid dei Rom”. L’ha lanciata all’inizio di ottobre l’Associazione 21 luglio Onlus – che si batte per la tutela dei diritti umani e dell’infanzia – rivolgendosi a quanti nella società civile italiana ancora credono che i diritti dei rom rappresentino i diritti di ogni cittadino e che solo partendo dalla tutela dagli “ultimi” della scala sociale sarà possibile costruire un nuovo Paese.

    All’interno della campagna saranno previste una serie di azioni per condannare e denunciare le politiche praticate in diverse città italiane e segnate dalla discriminazione istituzionale, per individuare e proporre le alternative migliori e per sostenere a coloro i quali, anche in campagna elettorale, avranno la forza e il coraggio di parlare di politiche nuove, che prevedano la restituzione di una cittadinanza effettiva a ogni rom.

    I “campi nomadi”, costruiti e gestiti da molte amministrazioni locali, sono il simbolo più evidente del recente “apartheid”. Per tale ragione, come prima azione della campagna viene lanciato un appello con raccolta firme indirizzato agli amministratori nazionali e locali che guideranno il nostro Paese e le nostre città dopo le prossime elezioni.

    Ad essi viene chiesto un impegno concreto: l’attuazione di nuove politiche per il superamento definitivo dei “mega campi monoetnici”, caratterizzati dalla discriminazione e dalla segregazione. Un gesto che rappresenta un primo impegno concreto per affermare: Stop all’apartheid dei Rom!

    Negli ultimi decenni le politiche nazionali e locali rivolte alle comunità rom e sinte sono state contrassegnate dall’esclusione, dalla segregazione, dalla discriminazione, da costanti violazioni dei diritti umani. Famiglie rom allontanate verso il margine della città, azioni di sgombero, proclami minacciosi e violenti: sono questi i segnali più evidenti di un fiorente antiziganismo che ha colpito in diverse città italiane le comunità rom e sinte.

    La petizione è firmabile all’indirizzo web http://www.21luglio.org/

     

  • Cantine d’Italia: una serata con Go Wine allo Star Hotel President

    Cantine d’Italia: una serata con Go Wine allo Star Hotel President

    Bottiglie vinoMartedì 23 ottobre 2012 si tiene allo Star Hotel President di Corte Lambruschini l’evento Cantine d’Italia, a cura dell’associazione Go Wine che ogni anno permette al pubblico di degustare e scoprire i migliori vini provenienti da tutte le regioni italiane, scelti tra le cantine selezionate e recensite sul volume Cantine d’Italia 2012, attualmente in distribuzione nelle librerie italiane e nella mailing di Go Wine.

    Programma e orari.
    Ore 17-18: degustazione riservata agli operatori professionali (titolari di ristoranti, enoteche e wine bar)

    Ore 18: conferenza di presentazione e consegna dei riconoscimenti ai locali premiati

    Ore 18.30-22: banco d’assaggio aperto al pubblico alla presenza delle aziende

    Il costo della degustazione per il pubblico è di € 15 (€ 10 per i soci Go Wine, ingresso omaggio per gli operatori di settore e per chi sottoscriverà la tessera di iscrizione a Go Wine per il 2013). È consigliabile confermare la presenza alla serata telefonando al numero 0173 364631 oppure inviando una mail a stampa.eventi@gowinet.it entro le ore 12 di martedì 23 ottobre.

  • Salvaiciclisti Genova: un gruppo Facebook per chi va in bici

    Salvaiciclisti Genova: un gruppo Facebook per chi va in bici

    Su Era Superba vi abbiamo parlato in più occasioni di #salvaiciclisti, l’iniziativa nata sul web che si propone di promuovere iniziative a favore della mobilità sostenibile e sensibilizzare sugli incidenti che spesso coinvolgono chi si sposta su due ruote. Si contano infatti oltre 2.500 ciclisti rimasti vittime di incidenti stradali negli ultimi dieci anni.

    È nata la costola genovese del movimento, che sul social network Facebook ha trovato un canale per diffondere proposte e iniziative a un vasto numero di persone. Anche nella nostra città ci si batte dunque per promuovere le otto regole per strade più sicure e per chiedere alle istituzioni maggiori piste ciclabili e il limite dei 30 km/h in alcune strade urbane.

    Per richiedere l’iscrizione al gruppo è dunque sufficiente ricercare “Salvaiciclisti – Genova”  sul motore di ricerca di Facebook.

    Un progetto che si affianca ad analoghe iniziative cittadine, a partire dal Cicloriparo che presso il Circolo Arci Belleville (vico Calvi) vede impegnato il gruppo nato dal blog Anemmu in bici a Zena.

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Acqua Bene Comune: mobilitazione europea, appello al Sindaco Doria

    Acqua Bene Comune: mobilitazione europea, appello al Sindaco Doria

    È partita anche a Genova, Sabato 20 ottobre in Piazza De Ferrari, la raccolta firme promossa dalla Federazione europea dei sindacati del Servizio Pubblico (FESP) insieme a diversi gruppi e associazioni, per chiedere alla Commissione europea l’adozione di una normativa che riconosca tre principi fondamentali:
    1) l’impegno da parte delle istituzioni dell’Unione europea e degli Stati membri a riconoscere e garantire a tutti i cittadini il diritto all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari;
    2) l’esclusione della gestione dei servizi e delle risorse idriche dalle “logiche del mercato unico” e da qualsiasi forma di liberalizzazione;
    3) il rafforzamento dell’impegno europeo nel mondo per garantire un accesso universale all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari.

    Con il lancio del “Diritto di Iniziativa dei Cittadini Europei” almeno 1 milione di persone chiederanno alla Commissione Europea che l’acqua venga dichiarata un diritto umano e non una merce.
    Attraverso questo nuovo, e finora unico, strumento di partecipazione diretta dei cittadini alla legislazione dell’Unione Europea – in vigore da aprile 2012 – cittadini, gruppi e associazioni hanno la possibilità di porre una questione all’ordine del giorno delle istituzioni europee, raccogliendo un milione di firme in almeno sette stati membri dell’Unione.

    Il testo della petizione si può firmare anche online, sul sito http://www.acquapubblica.eu/

    Ma non solo, in linea con lo stesso spirito, il Comitato genovese Acqua Bene Comune ed il sindacato FP-CGIL, si appellano al Sindaco Marco Doria affinché, con un’ordinanza, impedisca i distacchi dell’acqua ai cittadini morosi.

    «Non si può in nessun caso interrompere la fornitura d’acqua alle utenze domestiche – spiegano i promotori dell’iniziativa in una nota – In tempo di crisi si moltiplicano i casi di distacchi di fornitura idrica, talvolta in situazioni di indigenza, irregolarità nella rilevazione dei consumi (contatori installati all’insaputa dell’utente) e persino in presenza di crediti dello stesso utente di valore superiore, come l’anticipo di garanzia o la quota di remunerazione ancora da rimborsare dopo oltre un anno dal referendum».

    «Sono centinaia i condomini genovesi che, magari per un solo utente che non riesce a pagare la bolletta, sono minacciati in blocco di sospensione della fornitura – concludono Comitato e FP-CGIL  – Il Sindaco deve provvedere al più presto con un’ordinanza (ai sensi dell’art. 50 comma 5 DLgs 267/2000) che impedisca il distacco della fornitura ai morosi, prima che un’emergenza di povertà diventi anche emergenza di igiene».

     

    Matteo Quadrone

  • Miseria e nobiltà: spettacolo al Teatro della Corte

    Miseria e nobiltà: spettacolo al Teatro della Corte

    Teatroi della CorteDa martedì 23 a domenica 28 ottobre sarà in scena al Teatro della Corte lo spettacolo Miseria e nobiltà di Eduardo Scarpetta, prodotto dal Teatro Stabile di Calabria e dal Teatro Quirino – Vittorio Gassman, che vede in scena gli attori Geppy Gleijeses, Lello Arena e Marianella Bargilli. La regia è di Geppy Gleijeses.

    Usando come fonti principali del suo spettacolo il testo originale di Eduardo Scarpetta, l’adattamento fattone da Eduardo De Filippo e la sceneggiatura del film di Mario Mattoli con Totò, Geppy Gleijeses ha riservato per sé il ruolo dello scrivano pubblico Felice Sciosciammocca e ha chiamato al suo fianco Lello Arena per la parte del fotografo Pasquale, mentre il personaggio di Luisella è affidato a Marianella Bargilli.

    Questa la trama dello spettacolo.
    Felice e Pasquale convivono con le loro famiglie in uno squallido appartamento napoletano, facendo tutti i giorni i salti mortali per mettere a tavola qualcosa. La possibilità del riscatto dalla miseria quotidiana si presenta quando il giovane Eugenio, innamorato perdutamente di Gemma, figlia di un ex-cuoco arricchito, chiede loro di fingersi suoi parenti al fine di aggirare l’ostilità che il  marchese suo padre ha dichiarato per quel matrimonio. Si articola così una farsa travolgente, fatta di equivoci e di travestimenti,
    alimentata dal contrasto tra comportamento plebeo e atteggiamento aristocratico, resa spumeggiante da un fuoco di fila di trovate teatrali, con tanto di agnizioni finali.

    Prezzi 25 € 1° settore e 17 € 2° settore. Lo spettacolo andrà in scena alle 20.30 nei giorni feriali e alle 16 la domenica.

  • Ex manicomio di Quarto: presidio a piazza De Ferrari

    Ex manicomio di Quarto: presidio a piazza De Ferrari

    Una nuova iniziativa del Coordinamento X Quarto, che dopo mesi di proteste e attività di sensibilizzazione per preservare la collina dove ha sede l’ex ospedale psichiatrico, si riunisce lunedì 22 ottobre davanti al Palazzo della Regione, in piazza De Ferrari.

    L’incontro avviene a un mese dall’evento Quarto pianeta, che per tre giorni ha animato la struttura con spettacoli e incontri, e dopo l’annuncio della vendita dell’ex manicomio da parte della Regione. Al momento verranno mantenuti solo tre padiglioni, che ospiteranno rispettivamentei pazienti disabili, il Centro Alzheimer, i pazienti psichiatrici e la casa della salute del Levante.

    Il presidio vuole mantenere viva l’attenzione sull’area e indurre cittadini e istituzioni – invitati a partecipare al presidio – a difendere lo spazio della Collina dei Matti dalla speculazione.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Artefatto 2013: bando di concorso per giovani artisti

    Artefatto 2013: bando di concorso per giovani artisti

    Artefatto 2013 è un bando promosso dal Comune di Trieste finalizzato alla valorizzazione dei giovani talenti e alla promozione dell’arte giovanile, che si concluderà con la realizzazione di una mostra collettiva che si svolgerà a maggio 2013.

    Il concorso è aperto ad artisti (singoli o gruppi) di qualunque nazionalità, residenti in Italia o all’estero, di età compresa tra i 17 e i 35 anni. La partecipazione è gratuita.

    Per partecipare si dovrà inviare una sola opera sul tema “Il soft power è l’altra faccia del potere“, rispondenti a qualunque tecnica di arte visiva (pittura, scultura, fumetto, fotografia, installazioni, ecc).

    Le candidature potranno essere inviate entro e non oltre sabato 15 dicembre 2012 all’indirizzo:
    Comune Trieste
    Progetto Artefatto
    Area Educazione Università e Ricerca
    Cancelleria
    Via del Teatro Romano, 7
    34121 Trieste

    I risultati della selezione saranno comunicati entro il 31 gennaio 2013 sul sito web di Artefatto.
    La selezione delle opere avverrà secondo 2 modalità:
    – opere presentate da giovani artisti di età compresa tra 17 e 20 anni.
    – opere presentate da giovani artisti di età compresa tra 21 e 35 anni.

    Il Comune di Trieste contribuirà alle spese di alloggio agli artisti selezionati provenienti da fuori Trieste e dai territori limitrofi nel weekend dell’inaugurazione. La copertura delle spese di alloggio sarà garantita fino a esaurimento dei posti disponibili e terrà conto delle distanze di provenienza (precedenza agli artisti provenienti dalle località più lontane).

    Per motivi organizzativi si richiede ai partecipanti liguri di comunicare la propria adesione al concorso inviando una mail a Gianna Caviglia, referente GAI della Liguria gcaviglia@comune.genova.it.

    [foto di Constanza Rojas]

  • Servizi sociali: enti privati contro Regione Liguria e Asl

    Servizi sociali: enti privati contro Regione Liguria e Asl

    Gli operatori del privato sociale – se la Regione Liguria non si renderà disponibile ad un urgente incontro chiarificatore – minacciano di iniziare uno stato di agitazione con la sospensione di alcuni servizi che, inevitabilmente, metterà a rischio l’assistenza a categorie fragili quali disabili, malati psichiatrici, anziani e tossicodipendenti. Lo hanno annunciato venerdì scorso i quattro Coordinamenti Liguri – COREAT (Coordinamento regionale Enti Ausiliari Tossicodipendenze), Co.R.E.R.H. (Coordinamento Regionale Enti Riabilitazione Handicap), CREA (Coordinamento Regionale Enti Assistenza Anziani) e FENASCOP (Federazione Nazionale Strutture Comunitarie Psico-socio-terapeutiche) che rappresentano oltre una sessantina di realtà laiche e cattoliche del privato sociale accreditato dalla Regione.

    In particolare, i coordinamenti denunciano il comportamento delle ASL liguri che «Stanno facendo ricadere su questo mondo tutta una serie di restrizioni al di là del buon senso e tali da obbligare praticamente alla chiusura dei servizi gestiti dal privato sociale accreditato».
    Innanzitutto «Ricordiamo che la mancata consultazione dei nostri servizi relativamente alla riduzione del tetto ISEE da € 40.000 a € 10.000 e la conseguente compartecipazione al 30% delle rette giornaliere da parte delle persone (DGR 1156 del 28/09/2012 e DGR 1196 del 09/10/2012), provocherà una situazione deflagrante per un considerevole numero di famiglie. Solo per la disabilità, almeno 500/600 famiglie saranno chiamate a pagare da 1.000 a 2.000 euro al mese». Dove finiranno queste persone? Si domandano i coordinamenti liguri «Sono migliaia i cittadini coinvolti così come i lavoratori del settore che, in assenza di rispetto delle norme e degli stessi accordi ed in presenza dell’attuale sofferenza degli Enti gestori, sono a rischio del proprio posto di lavoro».
    Eppure esistono delle soluzioni per evitare un danno sia alle persone ricoverate sia alle strutture che le ospitano «Ma sembra che questa strada non si voglia percorrere – denunciano i coordinamenti – è assente una concreta analisi dei bisogni della popolazione e del sistema dei servizi sociosanitari extraospedalieri per individuare concreti risparmi onde garantire, con meno risorse, un’assistenza sociosanitaria adeguata e rispettosa dei Livelli Essenziali di Assistenza, poiché si preferisce operare tagli alle strutture accreditate invece di andare a mettere in discussione l’organizzazione regionale e delle AASSLL uscendo da un’ottica ragionieristica e senza strategia alcuna».

    Sotto accusa c’è il mancato rispetto dell’Accordo del febbraio 2012 con la Regione Liguria, ratificato con la delibera n. 226 del 28/02/2012, che rischia di mandare in crisi i servizi assistenziali destinati a migliaia di cittadini delle cosiddette fasce deboli.
    «Le Asl liguri sono in difficoltà anche a causa di alcune gestioni poco competenti – spiega Aldo Moretti, presidente Corerh – ma non possono trascinare nel baratro anche gli operatori del privato sociale. Stiamo parlando di tagli assurdi, tagli retroattivi per tutto l’anno quando le prestazioni sono già state erogate. E poi c’è una responsabilità politica. Bisogna dire con chiarezza che si stanno tagliando le prestazioni, non possiamo essere noi ad apparire come i “cattivi”. Le nostre strutture sono in rosso, le Asl non pagano e le realtà del privato sociale rischiano di essere travolte».

    È lungo l’elenco di inadempienze attribuito alla Regione Liguria: «La riduzione di fatto dei servizi tramite il non invio d’utenza che va ben oltre gli accordi e che raggiunge anche la riduzione del 20% del budget – sottolineano i coordinamenti – Nonostante ciò si chiede ai servizi accreditati di mantenere inalterate le prestazioni ed il personale occupato, ma si attua una così pesante decurtazione».
    E ancora «Le interpretazioni autonome e discordanti anche all’interno delle stesse ASL sul riconoscimento dell’adeguamento ISTAT; La non attivazione del contratto unico regionale, sostituita dalla richiesta di sottoscrizione di contratto luglio 2012 -dicembre 2012 pervenuta nel mese di settembre 2012; La riduzione unilaterale delle attività ambulatoriali che non era oggetto dell’accordo».
    I coordinamenti ricordano che i servizi ambulatoriali «Sono rivolti nella quasi totalità dei casi a minori, neonati, malati di Sclerosi Multipla, Sclerosi Laterale Amiotrofica e di tante altre patologie. Analogamente vengono tagliati i servizi residenziali e semiresidenziali ai minori psichiatrici, ai malati di AIDS e ai disabili gravi».

    «Abbiamo fatto degli accordi con la Regione Liguria e chiediamo che vengano rispettati – spiega Emilio Robotti, presidente Fenascoop – Al contrario, le nostre richieste vengono continuamente disattese. Le singole Asl liguri agiscono per conto loro. Si tratta di una precisa scelta dell’amministrazione regionale che ha abdicato al proprio ruolo di governo del sistema dell’assistenza sociosanitaria e dello stesso ruolo di “arbitro” previsto dall’accordo sottoscritto. In pratica la Regione ha nominato le Asl “commissari straordinari” per attuare i tagli previsti dal Governo Monti. È un modo di agire sbagliato, perché la Sanità va governata».
    «Noi crediamo esistano diritti inalienabili, dei cittadini assistiti e dei loro familiari, come dei lavoratori del settore, che non possono essere calpestati impunemente», concludono all’unisono i 4 coordinamenti.

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Diego Arbore]

  • Cambiare le parole per cambiare il mondo: libro a Palazzo Ducale

    Cambiare le parole per cambiare il mondo: libro a Palazzo Ducale

    Palazzo Ducale entrataLunedì 22 ottobre 2012 (ore 17.45) la Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale ospita la presentazione di “Cambiare le parole per cambiare il mondo“, saggio di Giulietta Ruggeri edito da Liberodiscrivere.

    Interverranno con l’autrice la parlamentare Livia Turco e la sociologa Emanuela Abbatecola, docente all’Università di Genova.

    Questo il tema del libro.
    La società è composta di donne e di uomini che devono affrontare il conflitto con tutte le identità sessuali. La libertà femminile è una pratica quotidiana di moltissime donne con cui tutti devono misurarsi in primo luogo gli uomini che devono a loro volta imparare a disegnare la propria libertà. Le politiche di Pari Opportunità sono ormai intese come politiche per tutti, dove“tutti” sono i soggetti“deboli”,ma, le donne non sono soggetti deboli. È necessario, invece, un nuovo patto sociale fra tutti i soggetti per rifondare una cultura dell’interdipendenza tra gli uni e gli altri e il mondo, contro una deriva culturale che vede l’individuo sempre più atomizzato. Il linguaggio che si usa è fondamentale per una comprensione del rapporto tra i sessi e, dunque, anche per capire il fenomeno della violenza di genere.
    Genova rappresenta un caso particolare di forte emancipazione femminile che, talvolta non permette di percepire neanche più le discriminazioni di genere nel tentativo di superarle con la forza dell’orgoglio femminile.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Cu a capu vasciata: Gianfranco De Franco live alla Sala Dogana

    Cu a capu vasciata: Gianfranco De Franco live alla Sala Dogana

    Gianfranco De FrancoDomenica 21 ottobre presso la Sala Dogana di Palazzo Ducale il polifiatista, musicologo e musico terapeuta Gianfranco De Franco presenta il suo nuovo album Cu a capu vasciata, un disco che contiene le musiche composte dallo stesso artista per gli spettacoli teatrali Dissonorata e La Borto di Saverio La Ruina, che hanno ottenuto un grande successo di pubblico e critica e hanno conquistato 3 Premi UBU.

    Un concept album delicato e ricercato, in cui convivono musicalità differenti, dalle bande alla sperimentazione, dal minimalismo teatrale alla world music, dall’elettronica alle sintezzazioni sonore.

    Un album in cui l’anima delle donne, il disagio sociale e la rassegnazione sono i componenti del manifesto di una nuova e ritrovata mediterranietà fatta di diversità patologica e culturale.

    Il live dell’artista alla Sala Dogana ripercorre ed enfatizza il disagio sociale delle protagoniste di Dissonorata e La Bort, fino ad arrivare al disagio mentale che lo stesso autore “tocca” intimamente in ambienti clinici con soggetti psicotici attraverso la musicoterapia.

    Il potenziale suggestivo che ne scaturisce tende ad avvolgere il pubblico conducendolo in un percorso inconscio, fatto di tensione e distensione.

    L’evento inizia alle ore 19, l’ingresso è libero.

  • Decrescita: per sostenere i consumi nel 2050 serviranno 30 pianeti

    Decrescita: per sostenere i consumi nel 2050 serviranno 30 pianeti

    Fiore della SperanzaIn un periodo dove è difficile trovare un’occupazione, ha senso pensare di ridurre i ritmi di lavoro invece di “lavorare di più per guadagnare di più”? Beh, diciamo che è molto difficile “scalare marcia” quando si è costretti a stare fermi o addirittura ad andare in retromarcia. Troppo grandi sono le diseguaglianze sociali presenti nella nostra società per fare si che il downshifting sia una scelta percorribile per molti. Occorrerebbe ripensare l’intero sistema economico in maniera diversa, magari adottando un modello che non sia basato sulla crescita illimitata. Una possibile alternativa è rappresentata dal modello di società basato sulla decrescita proposta dall’economista francese Serge Latouche.

    Alla base della decrescita c’è l’idea che una crescita infinita è incompatibile con un pianeta finito. Sembrerebbe banale dirlo, tuttavia l’intero sistema capitalistico si basa sul presupposto contrario. La capacità di sostenere il lavoro, il pagamento delle pensioni, il rinnovo della spesa pubblica (istruzione, sicurezza, giustizia, cultura, trasporti, sanità, ecc.) presuppone il costante aumento del prodotto interno lordo.

    Il ricorso all’indebitamento da parte degli stati, cioè il debito pubblico, soprattutto se portato all’eccesso, condanna alla crescita infinita per poter pagare gli interessi ai creditori. Quando i governi non possono indebitarsi ulteriormente, come stiamo vedendo negli ultimi mesi, devono ricorrere a impopolari aumenti della tassazione. Questo tipo di economia si comporta come un gigante che non è in grado di stare in equilibrio se non continuando a correre, ma così facendo schiaccia tutto ciò che trova sul suo percorso. A sostegno di questa tesi Latouche porta alla nostra attenzione alcuni dati quantitativi che dovrebbero farci riflettere.

    Lo spazio disponibile sul pianeta terra è limitato. Lo spazio bioproduttivo, cioè utilizzabile per produrre i beni di cui abbiamo bisogno per vivere, è solo una frazione del totale ed ammonta a circa 12 miliardi di ettari. Se ci limitassimo a sfruttare queste risorse la terra sarebbe in grado di rigenerarle e saremmo in equilibrio con l’ecosistema. Se dividiamo lo spazio bioproduttivo per il numero di abitanti della terra otteniamo che ogni essere umano ha a disposizione circa 1,8 ettari. Purtroppo il consumo medio pro capite, detto “impronta ecologica”, è attualmente è pari a 2,2 ettari.
    Ci sono tuttavia delle grosse disparità tra i paesi sviluppati e quelli del sud del mondo. Se un cittadino etiope consuma 0,8 ettari un cittadino degli Stati Uniti consuma 9,6 ettari, un canadese 7,6,  un francese 5,6 e un italiano 4,2. Ciò significa che stiamo consumando le risorse più velocemente di quanto potremmo, stiamo cioè intaccando il capitale naturale e nel futuro potremo disporre di meno materie prime per i nostri consumi. Se si ipotizza un tasso di crescita del 2 per cento, tenuto conto del prevedibile aumento della popolazione, nel 2050 saranno necessari 30 pianeti. È possibile calcolare quanti pianeti sono necessari a mantenere il proprio stile di vita sul sito www.footprintnetwork.org. Provateci. Rimarrete sorpresi dal vedere quanto grande sia l’impatto che alcune delle nostre abitudini possono avere sull’ambiente.

    I più ottimisti penseranno: “Io credo nel progresso tecnologico. Oggi facciamo cose impensabili fino a pochi anni fa, figuriamoci se non si troveranno nuove tecnologie e fonti energetiche alternative, poco inquinanti e più efficienti!”. Il problema è che, anche se così fosse, avverrebbe probabilmente quello che viene chiamato “paradosso di Jevons”: i miglioramenti tecnologici che aumentano l’efficienza con cui una risorsa è utilizzata possono fare aumentare il consumo totale di quella risorsa invece di diminuire. Pensate ad esempio a chi, soddisfatto per aver ridotto le proprie spese per il carburante, per esempio utilizzando un’automobile con un motore più efficiente, con i soldi risparmiati si concede altri consumi, magari un viaggio aereo, oppure utilizza la macchina più spesso e per viaggi più lunghi. Questo comporta un consumo di energia maggiore di quella risparmiata e, di conseguenza, maggiore inquinamento.

    D’altro canto, chi avesse colto l’occasione di un risparmio sulle proprie spese per il carburante per, ad esempio, lavorare meno, non avrebbe fatto il proprio dovere di consumatore. La crescita ha bisogno di consumi sempre maggiori, sia che essi siano utili o dannosi. Se un paese retribuisse il 10 per cento dei suoi abitanti per distruggere beni, fare buche nelle strade, danneggiare veicoli, e il 10 per cento per riparare i danni, coprire buche e riparare veicoli, avrebbe lo stesso PIL di un paese in cui questo 20 per cento di posti di lavoro (i cui effetti sul benessere si annullano) fosse impiegato per migliorare la speranza di vita in buone condizioni di salute, il livello di istruzione e la partecipazione alle attività culturali e di divertimento. Da solo il prodotto interno lordo non è sufficiente a misurare il nostro benessere e non serve la teoria della decrescita per capirlo. La prova è il discorso che è stato pronunciato da Robert Kennedy il 18 Marzo 1968 all’università del Kansas:

    Con troppa insistenza e troppo a lungo, sembra che abbiamo rinunciato all’eccellenza personale e ai valori della comunità, in favore del mero accumulo di beni terreni. Il nostro PIL ha superato 800 miliardi di dollari l’anno, ma quel PIL – se giudichiamo gli USA in base ad esso – comprende l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le autostrade dalle carneficine. Comprende serrature speciali per le nostre porte e prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende la distruzione delle sequoie e la scomparsa delle nostre bellezze naturali nella espansione urbanistica incontrollata. Comprende il napalm e le testate nucleari e le auto blindate della polizia per fronteggiare le rivolte urbane. Comprende il fucile di Whitman e il coltello di Speck, ed i programmi televisivi che esaltano la violenza al fine di vendere giocattoli ai nostri bambini. Eppure il PIL non tiene conto della salute dei nostri ragazzi, la qualità della loro educazione e l’allegria dei loro giochi. Non include la bellezza delle nostre poesie e la solidità dei nostri matrimoni, l’acume dei nostri dibattiti politici o l’integrità dei nostri funzionari pubblici. Non misura né il nostro ingegno né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione per la nostra nazione. Misura tutto, in poche parole, eccetto quello che rende la vita degna di essere vissuta. Ci dice tutto sull’America, eccetto il motivo per cui siamo orgogliosi di essere americani.

     

    Giorgio Avanzino
    [foto di Roberto Manzoli]

  • Cielo di ottobre: Giove e Luna, show delle Orionidi, la storia di Orione

    Cielo di ottobre: Giove e Luna, show delle Orionidi, la storia di Orione

    Van Gogh notte stellata sul RodanoAlzare gli occhi al cielo, un gesto che qualcuno fa per esprimere rassegnazione o, accompagnato da una smorfia ironica, per sottolineare che la pazienza si sta esaurendo, altri vi si rivolgono in cerca di un aiuto impossibile, gli innamorati per magnificare un momento di incanto, i  licantropi per cantare la loro “canzone” alla luna, insomma, tutti nella loro vita, almeno una volta, hanno volto lo sguardo verso quell’infinito tacito e misterioso  che, apparente immoto, cela il segreto della nostra esistenza.

    “Apparente immoto”, perché, lassù, tra gli spazi siderali, tutto si agita a “velocità della luce” per raccontare piccole e grandi storie: è il caso del cielo di ottobre, mese straordinario dal punto di vista astronomico, che vede protagonisti la Luna, Giove, le Orionidi ed altre Costellazioni. Tra gli “ospiti” del sistema solare, infatti, in questo periodo, Giove si distingue facilmente, compare  nel cielo autunnale dopo il tramonto del sole e che,  dal 28-29, grazie all’ora solare, sarà visibile già intorno alle 21 seguito, poco dopo da Aldebaran, la stella più brillante della costellazione del Toro verso cui Giove si sposta lentamente con un cammino retrogrado.

    Se la sua brillantezza non fosse  sufficiente, un punto di riferimento certo per individuarlo è la Luna con cui si trova in congiunzione (per congiunzione si intende la posizione i due corpi celesti l’uno accanto all’altro, non più distanti di 8-9 gradi), Luna che, nel suo cammino, entra in congiunzione, anche, con Marte e Venere  e, il 31 ottobre, con le Pleiadi, un ammasso aperto della Costellazione del Toro.

    Sarà possibile, poi, giocare con la geometria alla ricerca del triangolo astronomico formato  da stelle che appartengono a tre costellazioni diverse: Altair (costellazione dell’Aquila), Deneb (costellazione del Cigno) e Vega (costellazione della Lira). Sono, però, le Orionidi, “les Etoiles” di questo palcoscenico autunnale: danzeranno la loro coreografia luminosa tra il 21 e il 22 ottobre, giorni in cui si potrà assistere ad una pioggia di stelle cadenti, residui ancestrali della cometa di Halley, ma, per godersi appieno lo spettacolo, bisognerà aspettare la mezzanotte quando non ci sarà più la luce riflessa della pallida Selene (luna) a disturbarne la visione.

    Se, però, non siete innamorati o non desiderate chiedere una grazia al cielo nella speranzosa attesa che si avveri, ma siete solo curiosi di conoscere le mille storie fantastiche che ruotano insieme agli astri, è necessario perdersi nel tempo alla ricerca del mondo onirico degli eroi e degli Dei. Questo sciame di meteore, infatti, deve il nome al radiante (area), da cui provengono e cioè da quello spicchio di cielo dove troneggiano le brillanti stelle della costellazione di Orione, dalla rossa Betelgeuse alla azzurra Rigel, e, soprattutto una serie di tre stelle in verticale, che si dispongono al centro a rappresentare la cintura del mitico cacciatore. Queste stelle, Mintaka, Alnilam e Alnitak, (temperatura superficiale di 15000-20.000°),  forniscono un punto di riferimento facile anche per osservatori neofiti o non particolarmente esperti.

    Ma, chi era Orione? Neppure la leggenda riesce a spiegare come una delle più belle costellazioni equatoriali sia stata attribuita a un giovane affascinante cacciatore, di aspetto gigantesco, che, però, non “brillava” certo sia per illustri natali sia per imprese eroiche. Quanto alle sue origini, si narra che Giove, Nettuno  e Marte, giunti a Tanagra (vicino a Tebe in Beozia), mentre viaggiavano in incognito, venissero ospitati e rifocillati da un povero contadino, Ireo.  Nel versare il vino, venuto a conoscenza di chi fossero i suoi convitati, non esitò a sacrificare l’unico suo bene, un macilento bue. Per riconoscenza, i magnanimi Dei gli chiesero di esprimere un desidero: il misero, che era vedovo, dichiarò che desiderava ardentemente un figlio ma, nel contempo, non voleva tradire il ricordo dell’amata moglie. I numi, non posero indugio: si fecero portare la pelle del bovino immolato, lo irrorarono della loro “divina” urina, la seppellirono accuratamente, assicurando che, dopo 9 mesi, da quel ”tesoro” nascosto ne sarebbe scaturito un bimbo, appunto quel tal Urione, cui, i Greci, cambiarono il nome in Orione per ovvia convenienza.
    Fonti più antiche, per maggiore dignità, lo individuano, invece, nel sumerico dio Uru-anna (luce del cielo) che, ogni anno, affrontava il toro celeste, Gud-anna, nell’allegorico scontro tra divinità da cui originava l’alternarsi  delle stagioni o nel mesopotamico Gilgamesh, re sumero della città di Uruk. Avendo costui disdegnato le profferte amorose di Ishtar, si trovò ad affrontare, aiutato  dall’amico Enkidu,  il terribile toro che l’oltraggiata dea aveva mandato, per vendetta, a devastare le sue terre.

    Quali siano i suoi primordi, Orione è soprattutto salito agli onori della “cronaca” per le innumerevoli vicende pruriginose di cui, si dice, sia stato protagonista e che non sfigurerebbero nel mondo del gossip contemporaneo,  a cominciare dalla violenza perpetuata, nell’isola di Chio, ai danni della bella principessa Merope, “colta”, contro la sua volontà, grazie all’effetto  di un vino inebriante. Il di lei padre, re Enopione, come è naturale, non gradì affatto l’accaduto e punì il fedifrago  facendolo accecare. Errando disperato, Orione giunse all’isola di Lemno dove il dio del fuoco Vulcano, impietosito, gli offri, come guida, un bambino che lo accompagnasse fino ai confini del mondo dove riposava Elio, il dio del sole. Come in ogni favola a lieto fine, bastò che, al risveglio, la divinità posasse i suoi raggi miracolosi sul bel cacciatore perché Orione riacquistasse immediatamente la vista e… non solo: incantato da tanta bellezza il dio pretese ed ottenne di passare una notte col nostro eroe e la cosa sarebbe continuata se non fosse intervenuta  la Dea Aurora, signora dei venti e delle stelle, che, a sua volta, colpita dall’irresistibile sex  appeal del giovane, non lo avesse rapito e portato lontano. Qui i racconti si intrecciano e si sovrappongono con diversi tipi di finali. Una delle tante versione vede la virginea Diana, dea della caccia, pronta a sacrificare volentieri  la sua castità se non avesse scoperto che l’infedele gigante si dava molto da fare con le Pleiadi, le sette figlie di Atlante per cui inviò un enorme scorpione, ad uccidere il malcapitato. Una variante più edulcorata parla invece di un casto idillio tra la dea ed Orione a cui mise fine Apollo, fratello di Diana, con un terribile stratagemma. Mentre l’ignaro eroe nuotava beatamente in un fiume, il dio alato (Apollo) sfidò la sorella a colpire quel puntolino lontano ed indistinto. Abile ed infallibile cacciatrice la dea non se lo fece ripetere due volte causando, involontariamente, la morte dell’innamorato. Il pianto disperato dell’amata commosse Zeus, il padre degli dei, che strappò le misere spoglie alle vicende terrene per collocarle lassù dove ancor oggi brillano.

    Nulla a che vedere con le passionarie storie di questo antico Casanova hanno, invece, le morigerate Orionidi che si limitano a solcare il cielo per offrirci il più romantico degli spettacoli di luce e, se porteranno qualche desiderio esaudito, che dire se non…. Benvenute!

     

    Adriana Morando