È aperta al pubblico fino a domenica 21 ottobre 2012 la mostra aMARcord, organizzata dall’associazione culturale ART Commission in collaborazione con il Comune di Genova e AMIU: negli spazi di Palazzo Verde in via del Molo esporranno tredici artisti del gruppo Discaricarts, ispirate al tema che suggerisce il titolo: il ricordo e, con esso, il riciclo di cose ma anche immagini, pensieri e parole legati al mare.
Questi gli artisti in mostra: Ginko Guarnieri, Santino Mongiardino, Guido De Marchi, Adriana Desana, Ester Negretti, Mauro Benatti, Virginia Monteverde, Maria Luisa Gravina, Domenica Laurenza, Barbara Rizzo, Maria Capellini, Marina Furlanis, Stefano Bigazzi.
aMARcord è aperta al pubblico da mercoledì a domenica, dalle 11.30 alle 17.
In una congiuntura economica come quella che stiamo vivendo, non potevamo esimerci dal trattare l’argomento del gratuito patrocinio. Lo stato italiano lo prevede al fine di permettere alle fasce economicamente più deboli di potere espletare il proprio diritto alla difesa garantito dalla nostra Costituzione
Il diritto all’accesso ad ottenere una difesa processuale gratuita (Gratuito Patrocinio) è regolato dall’art. 76 del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115: la norma pone un requisito reddituale. Oggi puoi avere il diritto ad ottenere l’assistenza di un legale se hai un reddito inferiore a € 10.628,16 come da Decreto ministeriale del 20/05/2009.
L’esistenza dei requisiti reddituali è condizione necessaria all’ammissione al beneficio di legge. Ricordiamo che l’ammissione si può avere solo per l’assistenza legale da prestarsi nel corso di un processo mentre non è consentita per la consulenza extragiudiziale.
Il lettore attento potrebbe dirmi: lo sapevo, che cosa mi stai dicendo di nuovo? Beh, vi sono alcuni aspetti da considerare con estrema attenzione:
– il primo è di natura procedurale: l’avvocato chiamato in causa (scusate il gioco di parole…) deve depositare la richiesta di ammissione al gratuito patrocinio per conto del suo cliente; ciò avviene solo quando si deve affrontare un giudizio (una causa, n.d.a.), ovvero quando si deve andare davanti ad un giudice, sia in sede civile che penale. Una volta avuto l’ok, il gratuito patrocinio è cosa certa per il cliente.
– il secondo aspetto è di natura pratica: dal momento che l’avvocato viene pagato dallo stato, il medesimo avvocato riceverà i denari di sua spettanza con una tempistica molto lunga; e questo è il motivo per cui alcuni avvocati fanno gli “gnorri” sul gratuito patrocinio… A danno del cliente che ignaro paga la parcella!
Un consiglio, quindi: prima di pagare un legale, accertatevi di non avere diritto al grautito patrocinio, sennò diviene gratuito ladrocinio…
Alberto Burrometo
Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.
L’Italia è ricchissima, il Paese più ricco del mondo, soprattutto in questi tempi di crisi. Un paradosso? Non si direbbe: la nostra ricchezza è l’inestimabile patrimonio di natura, arte e paesaggio che rappresenta il 70% di quello del Pianeta. Un tesoro unico che può diventare un’importante fonte di sviluppo economico: la bellezza dell’Italia è una risorsa per la creazione di nuovi posti di lavoro e deve trasformarsi nel motore di rinascita del Paese.
«La domanda di cultura cresce anche nei periodi di crisi – sostiene Magda Antonioli, Direttore del Master in Economia del Turismo all’ Università Bocconi di Milano – e crescono i visitatori di siti e monumenti, un flusso che oltretutto non è condizionato dalla stagionalità. Così come si registra un aumento dei viaggiatori e della loro spesa. Considerate le cadute dirette ed indirette, l’impatto giornaliero di un turista culturale risulta di circa 400 euro. Il triplo rispetto a quello di un visitatore tradizionale che supera di poco i 130 euro».
Grazie al fascino dell’Italia «I tour operator europei vi indirizzano il 30% dei clienti – continua Antonioli – una percentuale che sale all’85% se consideriamo le grandi agenzie di Cina o Giappone».
Ma tutto ciò non è sufficiente. Nella classifica dei Paesi più visitati l’Italia si piazza solo al quinto posto, dietro a Francia, Usa, Cina e Spagna. Le nostre risorse sono uniche, l’appeal internazionale è forte, quello che manca sono «Le politiche territoriali e di marketing – sottolinea Antonioli – È possibile non avere ancora un Piano di sviluppo per il turismo?».
Per difendere il nostro patrimonio e trasformarlo in motore di sviluppo economico del Paese, il FAI lancia la Campagna di raccolta fondi “Ricordati di salvare l’Italia”, con testimonial d’eccezione l’attore Pierfrancesco Favino: per sostenere l’iniziativa basta inviare un sms del valore di 2 euro al 45503.
«Grazie a tanti piccoli gesti di persone comuni e con il contributo dei nostri partner aziendali speriamo di raggiungere il traguardo di 700 mila euro», spiega Ilaria Borletti Buoitoni, presidente del Fondo Ambiente Italiano. E non è tutto, il 21 ottobre in 70 città sarà possibile iscriversi con soli 6 euro ad una “maratona culturale” attraverso luoghi storici restaurati con i proventi del Lotto.
Debutta questa sera (martedì 16 ottobre, ndr) lo spettacolo inaugurale della nuova stagione al Teatro della Corte: La grande magia, di e con Luca de Filippo e tratto dall’omonima opera di Eduardo De Filippo, sarà in scena da oggi fino a domenica 21 ottobre (feriali ore 20.30 – domenica ore 16).
Prodotto da Teatro Stabile dell’Umbria e da Elledieffe, La grande magia è diretto e interpretato da Luca De Filippo affiancato dagli attori della sua compagnia.
Scritta da Eduardo nel 1947 e messa in scena per la prima volta nel 1950, La grande magia racconta come il professor Otto Marvuglia, prestigiditatore e illusionista, durante uno spettacolo di magia riesca a far “sparire” la moglie di Calogero Di Spelta. In realtà, lo spettatore sa subito che la “sparizione” è stata concordata con la donna al fine di consentirle di fuggire con l’amante; ma l’illusionista fa credere al marito che potrà ritrovarla solo se aprirà con totale fiducia nella fedeltà di lei la scatola nella quale sostiene che la donna sia stata per magia rinchiusa.
Per acquistare i biglietti telefonare allo 010 5342300. Prezzi: 25 € (1° settore) e 17 € (2° settore).
Da qualche tempo su Era Superba vi stiamo raccontando l’altra faccia della crisi, ovvero le iniziative di persone che “si rimboccano le maniche” e cercano di trovare nuovi modi per sostenere le microeconomie delle famiglie e al tempo stesso ridare valore allo scambio, ai produttori locali, a chi si impegna per mandare avanti un’attività nonostante la congiuntura economica attuale.
Vi abbiamo parlato di vari progetti dedicati al baratto, dell’Eco moneta di Cogoleto, di iniziative anti-spreco come Il buono che avanza. Oggi è la volta di Arcipelago Scec, un progetto nato a Napoli nel 2008 e che oggi conta oltre 15.000 iscritti in tutta Italia, fra cittadini comuni ed esercenti di attività commerciali.
Di cosa si tratta? Lo Scec è un buono locale di solidarietà, ossia un patto per sostenere lo scambio di beni e servizi a livello locale accettando che una percentuale del prezzo (dal 5 al 30%, a discrezione dell’esercente) venga pagata in buoni. Ogni Scec ha valore convenzionale di un euro, ma non è convertibile in denaro.
Come si può aderire? Sul sito arcipelagoscec.org si può rintracciare il proprio referente di zona: all’atto dell’iscrizione, che non prevede il pagamento di alcuna quota, si ricevono 100 Scec, che vengono caricati su un Conto Scec personale e possono essere convertiti in buoni cartacei presso un Punto Scec, una sorta di “sportello di zona” dedicato agli iscritti. Il saldo del proprio conto Scec e la mappa dei Punti Scec sono consultabili sul sito arcipelagoscec.org.
Allo stesso modo, nella sezione Pagine auree si possono conoscere le attività commerciali in cui è possibile spendere gli Scec, suddivise per area geografica e per tipologia: al momento in Liguria sono iscritte circa 40 attivitàcommerciali, soprattutto liberi professionisti che permettono di pagare in Scec parte della loro prestazione, ma anche realtà “ecosostenibili” come il gruppo Eticologiche.
La situazione è tuttavia destinata a migliorare: è stato attivato recentemente un contatto con le istituzioni, come ci ha spiegato il referente genovese di Arcipelago Scec Enzo Cirone: «Siamo in contatto con il Civ di Nervi, la cui presidente è molto interessata al progetto: lo scopo è fare sì che i 90 esercenti del Civ aderiscano a Scec (alcuni già li accettano, per esempio il negozio Green Store, ndr). Abbiamo chiesto a questo scopo una collaborazione da parte del Municipio Levante: Scec è un progetto che nasce dal basso, come circuito associativo, ma il sostegno delle istituzioni è fondamentale. A Roma, per esempio, il Municipio IV – in cui vivono 250.000 persone – ha annunciato che metterà a disposizione alcuni uffici come punto informativo per lo Scec, per i commercianti che vogliono maggiori informazioni su come aderire, e si sta inoltre discutendo circa la possibilità di pagare parte di alcune imposte in Scec. La stessa cosa sta avvenendo a Parma, dove il Sindaco Pizzarotti si è mostrato molto interessato ad avviare una collaborazione».
La domanda principale che ci si pone a riguardo è: lo Scec è uno strumento valido dal punto di vista fiscale? La risposta è affermativa: l’Agenzia delle Entrate è stata interpellata nel 2009, poco tempo dopo l’istituzione di Scec, è ha dato parere favorevole al progetto assimilando lo Scec a uno “scontocommerciale circolare e continuativo”. Ciò significa che gli esercenti battono lo scontrino sulla parte pagata in euro, mentre gli Scec incassati sono riutilizzabili solo presso altre attività commerciali che a loro volta accettano Scec.
Un esempio? A Genova il Count Basie Jazz Club di vico Tana accetta il pagamento di parte del biglietto d’ingresso in Scec. Se il biglietto di ingresso costa 10 €, il cliente può pagare 7 € e 3 Scec: il locale batte lo scontrino solo sui 7 €, mentre i 3 Scec possono essere riutilizzati solo come pagamento in un altro locale aderente al circuito.
Una rimessa Amt – da dove quotidianamente partono un centinaio di autobus – genera una serie di criticità nel quartiere della Foce, per colpa di un’ubicazione disgraziata, a ridosso di numerose abitazioni, in una zona soggetta ad un intenso traffico di mezzi privati. Ormai da lungo tempo, i residenti di via Maddaloni, via della Libertà e via Finocchiaro Aprile, protestano contro l’inquinamento acustico e quello ambientale causato dal rumore assordante e dai fumi tossici che avvelenano l’aria e costringono i cittadini a serrare le finestre per preservare la salute.
Il problema principale è legato al rumore visto che, spesso e volentieri, gli autisti tengono i mezzi accesi con vibranti accelerate per mandare in pressione i motori. Eppure ciò non sarebbe necessario visto che da alcuni anni Amt ha installato un sistema centralizzato, il cosiddetto press block, che permette di caricare l’aria compressa senza bisogno di accendere i motori degli autobus. Ma tant’è, secondo la denuncia degli abitanti, alcuni autisti non rispetterebbero le norme e continuerebbero con la consueta pratica.
Sui forum online del Movimento 5 Stelle la questione è materia di discussione da alcuni mesi e così i consiglieri comunali “grillini” si sono schierati al fianco dei residenti.
«Abbiamo eseguito un accesso agli atti trovando una prima discrepanza – spiega il consigliere Stefano De Pietro – Il Comune di Genova e l’Arpal (Agenzia Regionale Protezione Ambientale Liguria) hanno prescritto all’azienda di utilizzare “esclusivamente” il sistema centralizzato. Amt ha ammesso il problema inviando una serie di avvertenze ai dipendenti, prima fra tutte quella di utilizzare il press block, “quando è possibile”. È proprio quest’ultima definizione a lasciare perplessi perché le norme impongono di utilizzare sempre questo sistema».
Per quanto riguarda l’inquinamento prodotto dai gas di scarico «Il problema è più complesso – sottolinea De Pietro – considerando la difficoltà nel realizzare le adeguate misurazioni che consentano una lettura precisa dei dati».
Comunque, il consigliere comunale assicura il massimo impegno del Movimento 5 Stelle «Stiamo leggendo attentamente le carte. Il nostro obiettivo è riunire le parti, abitanti ed azienda, intorno ad un tavolo per provare a trovare una soluzione».
In attesa dell’evento, McCurry si trova già a Genova e incontrerà il pubblico questo pomeriggio (martedì 16 ottobre, ndr) alle 15.30 nell’Aula Magna dell’Università, Scuola di Scienze Umanistiche, in via Balbi 2.
Introducono Michele Marsonet, Preside della Scuola di Scienze Umanistiche e Alberto Beniscelli, direttore dei DIRAAS.
Presentano i docenti di storia dell’arte contemporanea Franco Sborgi e Paola Valenti.
Tra un mese esatto prenderà il via a Genova l’evento L’altra metà del libro, che porterà a Palazzo Ducale scrittori noti in tutto il mondo come Daniel Pennac, Ian McEwan e Clara Sanchez.
In vista dell’evento sono stati organizzati nelle biblioteche di Genova alcuni incontri, allo scopo di raccontare il mondo di questi autori a partire dal punto di vista dei lettori, che rappresentano, come suggerisce il titolo stesso dell’evento, “l’altra metà del libro”.
Il primo si terrà questa sera (martedì 16 ottobre, ndr) alle 20.45 presso la Sala dei Chierici della Biblioteca Berio. Come ogni martedì, la biblioteca resterà aperta fino alle 23.
Questo primo evento è dedicato a tre autori.
Alberto Manguel, Buenos Aires, 1948
Scrittore, saggista, traduttore e curatore di fama internazionale, autore di “Manuale dei luoghi fantastici” e “Una storia della lettura”.
Daniel Pennac, Casablanca, 1944
Scrittore con una particolare propensione per storie surreali, ma ben radicate nel nostro tempo. Raggiunge il successo con la tetralogia di Belleville. Tra le sue opere più note “Come un romanzo” e “Ecco la storia”.
David Albahari, Pec, 1948
Scrittore serbo che vanta una produzione letteraria di matrice autobiografica e ispirata alla storia del suo Paese natale, autore di “Ludwig e Goetz” e “Meyer”. Il suo ultimo libro è “Sanguisughe”.
Ottobre 2011: gli operai di Fincantieri e delle aziende che fanno da indotto al principale polo cantieristico di Genova occupavano a oltranza lo stabilimento di Sestri Ponente e scendevano in piazza per chiedere garanzie sul futuro dell’azienda. Due i temi al centro delle proteste: l’incertezza sull’assegnazione di nuove navi da costruire con una commessa in lavorazione che sarebbe scaduta a marzo 2012 e l’immobilità delle trattative con il Governo per lo stanziamento dei fondi per l’allargamento a mare dello stabilimento, un passaggio imprescindibile per avviare la costruzione del Terzo Valico.
La situazione di Fincantieri è analoga a quella di molte altre aziende italiane (da Fiat a Ilva, per citare alcuni casi più noti), dove la strategia di chi detiene il comando punta a contenere i costi salvaguardando solo gli impianti a maggiore redditività.
La situazione veniva illustrata così da Bruno Manganaro della Fiom-Cgil: «Abbiamo chiesto una cosa banalissima, una nuova commessa per poter lavorare ancora un po’ di mesi, che non risolverebbe il problema ma almeno ci permetterebbe di sederci ad un tavolo con l’azienda ed il Governo per parlare del futuro. Non ci possono chiedere di discutere mentre il cantiere è fermo, i lavoratori sono in cassa integrazione e i dipendenti delle ditte d’appalto vengono licenziati».
Fincantieri ha consegnato a Maggio 2012 con poco più di un mese di ritardo Oceania Riviera, la nave dell’ultima commessa in lavorazione.
L’unico lavoro in corso durante l’estate è stata la manutenzione ordinaria per la nave da Crociera Costa Allegra rimasta bloccata nell’Oceano Indiano a causa di un guasto ai motori.
Luglio 2012: Fincantieri si aggiudica una commessa per la costruzione di un traghetto di ultima generazione destinato ad una compagnia canadese di crociera. Il contratto è del valore di 148 milioni di dollari canadesi.
IL PRESENTE
Ottobre 2012: Ad oggi non c’è ancora la certezza sul coinvolgimento del cantiere di Sestri per quanto riguarda la commessa canadese.
Nel frattempo a mantenere attivo il cantiere sino alla primavera 2013 è una chiatta semi sommergibile, un megapontone che dovrà essere in grado di trasportare grandi blocchi da un cantiere all’altro per far fronte alle esigenze di Fincantieri (in particolare per le operazioni tecniche di varo e di consegna delle piccole imbarcazioni). La commessa occupa solo 330 lavoratori degli oltre 700 operai complessivi dello stabilimento genovese, ma tiene attivo il cantiere di Sestri sino alla primavera del 2013, in attesa di navi da costruire.
In questi giorni arriva anche la notizia del via libera all’allargamento a mare di Sestri Ponente: il Ministero ha autorizzato lo stanziamento di 50 milioni di € (manca solo la firma della banca Monte dei Paschi di Siena, a formalizzare il versamento della quota), mentre i rimanenti 20 milioni saranno anticipati dall’Autorità Portuale di Genova.
Continuano invece le proteste degli operai dei tre stabilimenti liguri – Sestri Ponente, Riva Trigoso e Spezia/Muggiano – che hanno manifestato in occasione dell’inaugurazione del Salone Nautico. Inoltre, per la prima volta, l’associazione di categoria dei costruttori navali Ucina non ha preso parte alla cerimonia del Salone in segno di protesta contro il Governo. La situazione di Fincantieri è molto critica anche negli altri poli italiani: in questi giorni si parla sempre più seriamente della chiusura di Castellamare di Stabia, mentre a Palermo la cassa integrazione è stata scongiurata solo perché il cantiere è stato scelto per riparare la nave Costa Concordia (operazione che in minima parte coinvolge anche Sestri), spiaggiata all’isola del Giglio lo scorso gennaio.
Il prossimo 29 ottobre i vertici di Fincantieri parteciperanno a un incontro con il Ministro dello Sviluppo Economico per individuare nuove soluzioni per sostenere l’azienda nel suo complesso.
Sarà aperta al pubblico fino a domenica 9 dicembre 2012 la mostra Luiso Sturla. Opere brevi presso la galleria d’arte Cristina Busi di Chiavari.
Nato a Chiavari nel 1930, Luiso Sturla ha studiato al Liceo Barbino di Genova. Con altri artisti chiavaresi ha fondato il gruppo d’arte astratta “I pittori del Golfo”, mentre nel 1953 ha aderito al MAC (Movimento Arte Concreta) entrando in contatto con i più importanti pittori astratti dell’area milanese. Nel 1960 è a New York dove ha modo di approfondire la conoscenza dell’arte e degli artisti americani, nel 1962 si trasferisce a Milano. Oggi vive e lavora a Chiavari e Milano.
La mostra è aperta al pubblico con ingresso gratuito tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19.30. Chiusa lunedì (tutto il giorno) e martedì mattina.
Nicolino Giulio Centanaro, in arte Giuliogol, classe ’68, è un artista, un writer genovese. Nutrendo una passione sconfinata per l’arte di strada, ha perfezionato la sua formazione attraverso corsi specifici di aerografia e pittura ad olio. Nel 2009 per la Galleria Rotta Farinelli ha realizzato la decorazione a graffito di una parete della nave MSC Splendida. Dallo stesso anno collabora col Municipio VII del Ponente per opere di riqualificazione attraverso graffiti legali.
Ricopre la figura di responsabile arti grafiche per l’Associazione Mare di Note e porta avanti collaborazioni con altre associazioni e manifestazioni artistiche ponentine (Ass. Ponente che Balla, Ex-Melle Artisti di Strada, Sestri come MontMartre). Attualmente è in allestimento una sua personale presso l’Associazione Culturale Cartiera 41.
Come hai cominciato a fare il writer e quando?
«Il writer lo si comincia a fare per strada, da ragazzino,si inizia con la tag, quella firma che agli occhi di molti è una bruttura. Poi la cosa si evolve in disegno, in grafica, in messaggio. Per me è stato così. Un modo per sentire di esserci e fare parte di un qualcosa, un modo per dire “io sono passato di qui e ho lasciato un segno del mio passaggio”. La voglia di opporsi all’autorità, il gusto di fare una cosa vietata, che non si deve fare. Keith Haring (il primo writer americano a diventare famoso, n.d.r.) ha iniziato per strada, e nonostante il successo planetario ha continuato a lasciare la sua firma per strada, Londra, Tokyo o dovunque andasse».
Tu sei arrivato a decorare gli interni di una nave da crociera. «Sono stato contattato tramite la Galleria Rotta. Su questa nave, al piano della sala giochi, si è voluto riprodurre l’ambiente di strada, ricoprendo le pareti di ondulato e decorando coi graffiti; inizialmente, dato lo spazio comunque formale della nave, ritenevo di dover essere molto preciso nei disegni, ma mi è stato invece richiesto espressamente di lasciarmi andare, addirittura di fare graffiti un po’storti, un po’ colati, proprio come in strada».
Ben lontano dalla figura archetipica del writer che gira di notte disegnando su muri e vagoni dei treni, zaino pieno di bombolette e cappuccio fin sulla fronte.
«Invecchiando ho iniziato a ragionare sul graffito legale, anche perché ormai la società si è abituata ai graffiti, piacciono. Fare tutto alla luce del giorno, mostrare il proprio lavoro permette di farsi pubblicità, e poi magari ricevere committenze, ed essere pagati per quelle. Qualcuno può apprezzare quello che hai fatto e ingaggiarti per decorare una saracinesca o un interno. Andare di notte significa invece pagare di tasca propria tutto il materiale e rischiare migliaia di euro di multa, per non dire del fatto che la visibilità del proprio lavoro rimane molto limitata. Certo, può essere visto come uscire dal concetto originario del writer e vendersi, ma secondo me è indispensabile un’evoluzione in questo ambito, perché non puoi continuare per sempre a farlo illegalmente, di notte, non ti porta da nessuna parte. Da giovane non ragionavo così, è ovvio, ma vorrei che i ragazzi imparassero questo atteggiamento per avere poi delle possibilità in futuro, per non restare ancorati per sempre a quelle figura. Non puoi a cinquant’anni andare a fare la scritta e scappare».
Questo approccio ti ha portato al punto d’arrivo del graffito legale, la collaborazione col Comune.
«Abbiamo lavorato per riqualificare il muro di un bar sulla passeggiata di Voltri, proprio sulla spiaggia, che era stato imbrattato con delle scritte. Per dare vita a questo progetto ho preso contatto con l’assessore Morlé e ho proposto di dipingere il muro. La parte più in vista, quella visibile dalla passeggiata, è di 16 metri quadri, ma fa angolo con ben altri 80 metri quadrati che danno sulla spiaggia, anche questi imbrattati. Il Comune ha preso in carico il costo del materiale necessario al lavoro. Ho preso una crew (“FNT”, Fusi nella testa) di ragazzini, tutti minorenni, che andavano di notte a scrivere, e ho dato loro la possibilità di fare quello che amano in modo legale e utile alla comunità; ho preparato loro il fondo (la stesura di fondo sul muro che deve essere dipinto, n.d.r.), abbiamo fatto lo studio per il disegno da realizzare. Sul muro principale ho realizzato il Nettuno (che, prendendo forma dall’unione delle onde, arriva dal mare dirigendosi verso lo spettatore, n.d.r.), sul resto ho fatto lavorare i ragazzi: ho cercato di far loro capire che al giorno d’oggi la possibilità di un graffitismo legale esiste. Sono stati contentissimi di questa esperienza, mi chiedono sempre di fare qualcos’altro».
La collaborazione col Comune si è estesa anche ad altre occasioni.
«Per l’esempio che ti ho raccontato la proposta è partita da me, poi mi hanno cercato loro per un progetto, che spero di portare avanti, riguardo un muro al CEP, anche quello tutto imbrattato. Chiamare una ditta a imbiancarlo comporta una grossa spesa per avere comunque un risultato triste e uniforme, e il giorno dopo le tag sono di nuovo lì. Chiamare dei ragazzi invece significa dare una possibilità e far fare qualcosa di bello, un disegno che piace, come il muro della passeggiata che è piaciuto molto».
Tu lavori su superfici molto ampie ma anche su quelle davvero piccole, come per esempio i termosifoni (oltre alle tele e agli oggetti più disparati, dalle uova di struzzo alle aerografie sulle Vespe). «Di certo mi trovo meglio sulle grandi superfici perché mi sento più libero, lì posso anche fare l’errore, che comunque riesco ad aggiustare con più facilità perché resta piccolo rispetto alla dimensione della superficie, e poi ho la possibilità di metterci più cose, dare più significato e lasciarmi andare un po’ di più. Gli oggetti piccoli mi piacciono invece per un altro motivo, perché lì si vede la professionalità, ci vuole molta precisione nel piccolo e riuscire mi dà molta soddisfazione. Quindi alla fine sono due situazioni diverse che mi piacciono in maniera differente».
Tecniche preferite. «Secondo me l’arte va vissuta a 360 gradi. Abbiamo la possibilità, anche grazie al computer, di raggiungere qualsiasi risultato, quindi perché non spaziare il più possibile? Io uso pittura a olio, aerografo, matita, carboncino, papiér collé… più tecniche uso e più mi sento completo. La tecnica con cui mi sento più a mio agio è l’aerografia sicuramente, la uso da vent’anni e trovo l’aerografo uno strumento eccezionale, è veloce e permette di ottenere in cinque minuti delle sfumature che a olio richiedono una giornata, e poi si avvicina molto alla street art, è come avere in mano una minibomboletta. Le mie preferenze vanno anche a periodi. A volte faccio tutto a colori, altre in bianco e nero, magari mi fermo e aspetto, poi faccio del dripping. Sicuramente ho degli artisti di riferimento, ad esempio Picasso, i surrealisti, Keith Haring, Jean Michel Basquiat… ma l’arte è bella tutta».
Qual è il messaggio più importante che vorresti arrivasse alle persone che guardano le tue opere? Sul tuo sito si legge “amore per la nostra città e voglie di rendere migliore il grigio urbano”. «Già. Un muro grigio chiude, un muro colorato dà la possibilità di pensare, di sognare. La fantasia è importante, se le mettiamo le catene la vita diventa più triste».
I lavori di Giuliogol restano in esposizione negli spazi di Cartiera 41 fino al 31 ottobre. Per qualsiasi informazione a proposito e per vedere la mostra fare riferimento agli orari di apertura dell’Associazione come riportati sul sito cartiera41.it.
Un personaggio che in Val Polcevera, ma non solo, è rimasto impresso nella mente di tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, tifosissimo della Sampdoria, sempre disponibile nei confronti del prossimo, ha lasciato in dote a centinaia di ragazzi un prezioso bagaglio di valori che vanno al di là del gioco del calcio, anzi per meglio dire, ne rappresentano la vera essenza. Stiamo parlando di Gloriano Mugnaini, “il medico dei poveri” per l’attività che svolgeva 24 ore su 24, un volontariato genuino rivolto alle persone che non potevano permettersi una visita oppure non avevano i soldi per acquistare le medicine, a loro provvedeva, in maniera concreta e senza troppi fronzoli, «o mëgo» Mugnaini.
Ma il suo fu un contributo cruciale anche per quanto riguarda l’aspetto educativo, con ricadute benefiche a livello sociale, soprattutto nei termini di un approccio sano alla passione sportiva.
Nato nel 1915, Gloriano Mugnaini fu una figura fondamentale per il tifo sampdoriano ed in seguito divenne amico inseparabile del compianto presidente della Sampdoria, Paolo Mantovani. Quest’ultimo stravedeva per lui e dopo la sua morte avvenuta nel 1980, gli dedicò il nuovo centro sportivo blucerchiato di Bogliasco.
A partire da oggi, a distanza di oltre trent’anni, anche il quartiere di Rivarolo avrà finalmente il nome del “medico dei poveri” impresso su una targa. Madrina dell’evento sarà Federica Beretta, figlia di Francesca Mantovani.
La cerimonia di intitolazione di “Largo Gloriano Mugnaini” avrà luogo oggi, Martedì 16 ottobre, alle ore 17.00 in via Jori, all’incrocio con via Pongoli, nei pressi della Chiesa del Borghetto. Saranno presenti l’assessore comunale alla Legalità e ai Diritti, Elena Fiorini, il presidente del Municipio Valpolcevera, Iole Murruni, l’amministratore delegato dell’U.C. Sampdoria, Rinaldo Sagramola e il presidente del Sampdoria Club “Mugnaini”, Maurizio Lavagna.
Tutto scaturisce all’indomani della pagina più negativa nella brevissima storia della Sampdoria, una giornata indimenticabile per l’intera tifoseria: la prima retrocessione, nella stagione 1965-66, dopo 20 anni di vita della società. La partita decisiva che sancì la discesa in serie B fu l’ultima di campionato, il 22 maggio 1966, quando la Samp giocò a Torino contro la Juventus e perse 2-1 con gol decisivo di Menichelli.
«A partire da un vero e proprio dramma sportivo si genera una splendida idea, promossa da Gloriano Mugnaini e destinata a cambiare l’universo della tifoseria organizzata – ricorda Federico Buffoni, giornalista (Secolo XIX, Gazzetta dello Sport) e scrittore – ovvero la creazione della prima aggregazione ufficiale di tifosi, il primo club con specifiche finalità quali riunire i supporter blucerchiati, farsi portavoce delle loro istanze con la società, organizzare le trasferte al seguito della squadra ed altre attività collegate, la semplice mangiata oppure la visita ad una località turistica. In pratica quello spirito conviviale che per anni avrebbe contraddistinto l’appuntamento domenicale negli stadi italiani. Già esisteva il gruppo dei “Fedelissimi” di Sampierdarena ma il primo club a nascere in forma ufficiale fu il Sampdoria Club Rivarolo con sede nel Bar Sport di via Jori, il quale divenne presto il modello per la nascita di numerosi altri club in tutta Genova e non solo. Il passo seguente del “dottore dei poveri” fu la fondazione della Federazione dei club blucerchiati».
Nella testa di Mugnaini, però, c’è un obiettivo più ambizioso, quello di coinvolgere anche le altre tifoserie italiane attraverso la creazione della Federazione Italiana Sostenitori Squadre di Calcio (FISSC) che negli anni successivi visse il suo periodo d’oro. L’azione di coordinamento tra tifosi, messa in pratica alla vigilia di ogni partita di campionato, si rivelò cruciale per preparare un clima consono all’avvenimento calcistico, mantenendo intatte le storiche rivalità, esclusivamente sul piano sportivo.
«Tutti i tifosi si sentivano accomunati dalla medesima appartenenza – ricorda Buffoni – Mugnaini fu tra i più veloci ad intuire i germi di violenza e degenerazione che il gioco del calcio portava con sé e che di lì a poco sarebbero emersi in tutta evidenza. E riuscì a trovare le giuste contromisure per rallentare il fenomeno. Il suo apporto fu decisivo perché, ancora per lungo tempo, il gioco del calcio venne vissuto come una festa per famiglie e bambini, una sana passione sportiva che oggi rimane solo un pallido ricordo».
Un punto di riferimento scientifico e divulgativo per l’intera città e non solo, uno dei più importanti in Italia per la sterminata raccolta di esemplari – oltre 4,5 milioni provenienti da ogni parte del globo – e la ricchezza delle collezioni. Parliamo del Museo Civico di Storia Naturale Giacomo Doria che per i bambini di tutte le generazioni ha rappresentato e tuttora continua a rappresentare, il primo viaggio alla scoperta dei segreti della natura, tra scheletri di elefanti e balene, insetti, rettili e uccelli esotici.
Fra un paio di giorni compirà cent’anni, visto che l’attuale sede in via Brigata Liguria venne inaugurata il 17 ottobre 1912, in occasione della riunione annuale della Società per il Progresso delle Scienze. Ma in realtà il Museo prende vita assai prima, il 24 aprile 1867, quando il Consiglio Comunale approva all’unanimità la sua istituzione, su proposta del marchese Giacomo Doria che ne sarà direttore per oltre quarant’anni. La prima sede del Museo è Villetta Di Negro dove oggi è ospitato il Museo Chiossone. Inizialmente le raccolte sono rappresentate dalle preziose collezioni zoologiche donate dallo stesso Doria, comprendenti esemplari raccolti durante i suoi viaggi in Persia (1862), all’isola di Borneo (1865, insieme al botanico Odoardo Beccari) e da due importanti collezioni ereditate dal Comune: la raccolta geologica e paleontologica del marchese Lorenzo Pareto e quella malacologica del principe Odone di Savoia.
La successiva crescita delle collezioni, soprattutto zoologiche, avviene grazie ai numerosi viaggi di esplorazione promossi da Doria, sotto gli auspici della Società Geografica Italiana (di cui egli per molti anni è presidente). Le mete sono soprattutto l’Arcipelago Indo Malese, varie regioni dell’Asia, dell’Africa e del Sud America; le esplorazioni sono condotte da coraggiosi viaggiatori e illustri studiosi. Si possono citare, tra i tanti, Luigi Maria D’Albertis, Leonardo Fea, Arturo Issel, Orazio Antinori, Odoardo Beccari, Elio Modigliani, Lamberto Loria, Guido Boggiani e Vittorio Bottego.
Con il passare del tempo, vista la continua affluenza di esemplari da tutto il mondo, diventa necessario progettare una nuova sede, in grado di accogliere degnamente le preziose raccolte, divenute sempre più conosciute. Il fatto stesso che il Comune di Genova decise di costruire un nuovo palazzo per il museo, la dice lunga su quanto interesse ci fosse per questa istituzione culturale. «Il museo è sempre stato un luogo di studio e ricerca di valore internazionale – spiega l’attuale direttore, Giuliano Doria – ancora oggi arrivano studiosi da tutto il mondo. Inoltre da anni portiamo avanti progetti di divulgazione che coinvolgono le scuole genovesi, un rapporto molto stretto quello con studenti ed insegnanti che vogliamo continuare a mantenere».
Il progetto fu affidato all’ingegnere Cordoni che, insieme a Raffaello Gestro, visitò i maggiori musei d’Europa per studiare la migliore soluzione possibile. Nel 1905 iniziarono i lavori per il nuovo edificio, articolato su quattro piani: due destinati all’esposizione al pubblico e due (di cui uno seminterrato) alla conservazione delle collezioni di studio, a uffici, laboratori, biblioteca e depositi.
E così, il 17 ottobre 1912, venne inaugurata la nuova sede del Museo Civico di Storia Naturale. Per festeggiare degnamente il primo secolo di vita, Sabato 20 ottobre è previsto un ricco programma con giochi e laboratori didattici per bambini, visite guidate e aperture gratuite per il pubblico.
In questa rubrica si sta cercando di riportare alcuni eventi culturali, politici, drammatici, di costume che – per così dire – hanno costituito ”l’ambientazione storica” del periodo compreso tra i primi anni ’60 e la fine dei ’70, periodo di grandi fermenti sociali e artistici. E la nostra tesi consiste nell’assegnare un rapporto diretto (non deterministicamente inteso, sia chiaro) tra l’impegno sociale e la vitalità artistica, tra la spinta politica che chiede un cambiamento radicale e i linguaggi espressivi che rompono con la tradizione, in nome di un rinnovamento dell’uomo.
Nel periodo che va dai primi anni ’60 fino alla metà degli anni ’70 esercitarono un ruolo rilevante anche alcune trasmissioni radiofoniche e televisive, alcune riviste a tiratura nazionale e poi qualche discografico, dj, case editrici e quotidiani legati al “movimento”. Si tratta di un segmento importante della vita socio-culturale del nostro paese, proprio perché favorirà processi, squisitamente sociali, di “formazione identitaria”, in senso anticonformista, progressista e successivamente – almeno per alcuni – antagonista. Anche in questo caso poche citazioni e l’impossibilità di essere esaurienti.
Le prime riviste esclusivamente rivolte ai giovani e al loro mondo, furono: “Ciao amici”, “Big”, “Giovani”, per arrivare, tra la fine dei ’60 e l’inizio dei ’70 a “Ciao 2001”, “Re nudo”, “Muzak”, riviste sempre più politicizzate e tutte, appunto, a distribuzione nazionale. Vorrei invece dedicare una citazione un poco più ampia a due riviste “locali”, entrambe di Milano, che furono al centro di feroci azioni repressive, a dimostrazione di quanto il clima stesse iniziando a scaldarsi. Citerò per prima “La zanzara”, rivista studentesca milanese che nel 1966 realizzò un’inchiesta sui costumi sessuali dei giovani. Scoppiò un enorme scandalo. La stampa benpensante, servilmente e istericamente, si lanciò a descrivere quell’inchiesta come un attacco alla morale comune, al senso del pudore ecc… dipingendo gli studenti che l’avevano realizzata come teppisti, incoscienti ecc…
L’altra rivista fu “Mondo beat” che uscì per soli 6 numeri. Gli obiettivi del collettivo che l’animava (va ricordato almeno G. De Martino) erano quelli di arrivare ad essere un riferimento nazionale. E probabilmente ci sarebbero anche riusciti. Purtroppo ebbero la malaugurata idea di organizzare nel 1967 un campeggio libero in una zona periferica di Milano. Anche in questo caso scoppiò un putiferio. A rileggere gli articoli allora usciti sui quotidiani (riportati nel bel libro “Capelloni & ninfette” ed. Costa & Nolan) si capisce il timore borghese per il dilagare di un pensiero e un modo di vivere non conformista, opposto ai riti comportamentali di un perbenismo ipocrita e sempre più percepito come falso. La polizia intervenne pesantemente all’alba del 12 giugno, disinfestando tutta la zona, tagliando forzatamente i capelli ai ragazzi (va segnalato che alcuni genitori si unirono all’azione di “bonifica” della polizia).
Il Corriere della sera, tanto per citare un esempio, soprannominò quel campeggio – iniziato il 1° maggio del 1967, con un regolare contratto di affitto per l’uso del terreno, valido fino al 31 agosto – “nuova barbonia”!!! La rivista “Mondo beat” fu ovviamente chiusa e alcuni membri della redazione arrestati. Tuttavia l’eco di questo episodio fu enorme e un po’ in tutta Italia iniziarono a diffondersi riviste, fogli, bollettini e poi fanzine con taglio locale.
Come si è detto anche la radio acquistò importanza soprattutto per alcune trasmissioni condotte da giovani dj che sapevano bene interpretare i nuovi gusti musicali, poiché loro stessi appartenevano a quel mondo. Tra la prima parte degli anni ’60 e la metà degli anni ’70 citerei innanzitutto R. Arbore e G. Boncompagni e poi almeno D. Salvatori e R. Dagostino. Anche alcune trasmissioni radiofoniche televisive possono essere considerati alla stregua di “agenti identitari”, perché venivano seguiti da un tipo di giovane, culturalmente più aperto, spesso attivo nei movimenti che animavano le piazze di quegli anni. Parliamo di: “Bandiera gialla”, “Per voi giovani”, “Supersonic”, “Alto gradimento”, “Chi sa chi lo sa”, “Scacco matto” ecc…
Arrivò poi la stagione delle “radio libere”: prima fra tutte la bolognese “Radio Alice”, che la polizia chiuse con una irruzione nel 1977, le romane “Radio radicale”, “Radio città futura”, “Radio onde rosse”, mentre “Radio popolare” trasmetteva da Milano. A Genova ci fu “Radio Genova ‘76”, a Padova “Radio Sherwood”. Queste radio (e molte altre da Bolzano a Trapani) diffondevano ovviamente le idee del movimento e le sue magmatiche pulsioni musicali.
E poi le case discografiche. Se da un lato le grosse Major (RCA, EMI, BMG, Fonit Cetra, Ricordi, Carosello ecc…) certamente cavalcarono l’onda del successo anche commerciale ottenuto dalla canzone di protesta e dalla “nuova musica”, dall’altro aprirono i battenti anche etichette indipendenti che avevano alle spalle, in alcuni casi, giovani discografici intenzionati a dar voce alle nuove tendenze. Vi furono anche etichette indipendenti fondate da musicisti e militanti dei gruppi extra-parlamentari che si occupavano di attività culturali. È il caso della cooperativa milanese “L’orchestra” di cui Franco Fabbri (musicista del gruppo Stormy six e autori di significativi libri di argomento musicale). Vanno ricordate tra le altre anche: “I dischi del sole”, “I dischi dello zodiaco”, la “Crams”, la “Toast Records”, la “Divergo”, l’ “Ultima spiaggia” e (poche) altre.
Questi i concerti in programma durante la settimana al Lucrezia Bar di vico Caprettari.
Martedì 16 ottobre: Stabbed in Act + Bland + Dj set Electro (inizio ore 21.30).
Giovedì 18 ottobre: Liguria in Metal Fest Tour 2012 – II° serata
Esibizione delle band metal liguri Chupacabras (Imperia) e Black elephant (Savona).
Ingresso 3 €.
Sabato 20 ottobre: Genova Rats Fest Vol.1 (inizio ore 22.30)
Esibizione di Shakewellbefore (Genova), Yes I swear (Livorno), Echo of the titans (La Spezia)
Ingresso 8 € con consumazione.
Domenica 21 ottobre: Vico dell’Amor perfetto & Case di vetro (inizio ore 21.45)
After show di Ale Dharma e Marcus.