Anno: 2012

  • Festa del sole, tre giorni di reggae sulla spiaggia di Multedo

    Festa del sole, tre giorni di reggae sulla spiaggia di Multedo

    Festa del soleQuest’anno la Festa del sole si sposta dai monti al mare per approdare sulla spiaggia di Multedo, che il 13, 14  e 15 luglio ospita uno degli appuntamenti più importanti con la musica reggae in Liguria.

    L’evento prevede un’area dancehall con Cuffa Sound e Groove Yard, un punto centrale che ospita nella serata di venerdì a partire dalle 0re 18 Arrokibi, Jamilas e Macro Marco, mentre sabato è il turno di Rasta Al con Rino Sisma, Mark One,Nico Royale e Il Generale, Catcky e Gamba The Lenk, i fondatori dei Sud Sound system Treble Lu professore, dj War e Papa Ricky, Jaka.

    Per tutti i tre giorni sono inoltre organizzati corsi di danza africana e percussioni, laboratori su ritmi afro brasiliani per gruppo di percussioni, stage di dancehall con balli tradizionali giamaicani e banchetti di prodotti artigianali.
    Per i più piccoli c’è un’area adibita a cura dell’associazione U.I.S.P e Metrodora con attrazioni e animazioni per i più’ piccoli.
    L’evento viene trasmesso in diretta Vibeschannel web TV da Bologna e 92.10 Fm Radio web Ligire che curerà riprese, interviste, diretta steaming dell’evento.
    L’ingresso è libero e sulla spiaggia non è ammesso l’ingresso di cani e il bivacco con le tende. Prevista invece una convenzione con il vicino campeggio VillaDoria che offre il 10% di sconto a tutti i partecipanti alla festa.

     

  • Centro Storico: cantieri infiniti, i commercianti protestano

    Centro Storico: cantieri infiniti, i commercianti protestano

    In Piazza Fossatello, in una delle zone più frequentate dai turisti, a ridosso di Porto Antico, Acquario e Museo del Mare, la presenza di diversi cantieri, transenne e operai al lavoro, ormai da alcuni mesi crea inevitabili disagi agli operatori commerciali che, oltre agli effetti della crisi economica, subiscono anche le conseguenze di scelte errate dell’amministrazione comunale.

    «Fare manutenzione nella nostra splendida città è encomiabile – spiega Alessandro Cavo, presidente giovani imprenditori di Ascom-Confcommercio Genova, titolare della pasticceria liquoreria Marescotti – ma scavare trincee e tenere aree di cantiere ingombre di detriti, polvere e spazzatura in piena stagione turistica in uno dei varchi primari per raggiungere il centro storico ed i musei di Strada Nuova è insensato e crea un danno a tutta la città. Sarebbe stato sufficiente farlo nei mesi in cui è minore la presenza dei turisti».

    I lavori in piazza Fossatello sono iniziati sul finire del mese di marzo, come ricorda Cavo «I cantieri sono spuntati in un batter d’occhio senza che nessuno si premurasse di avvisare gli operatori commerciali. Appena prima di Pasqua in via al Ponte Calvi hanno cominciato a “bucare” la pavimentazione. Eppure quello è il primo varco turistico per il centro storico. Occorreva pianificare gli interventi in un periodo diverso». 

    Già ad aprile i commercianti hanno protestato pubblicamente a causa dei disagi «C’è chi ha avuto problemi per installare i dehors e chi si è trovato l’attività circondata dai lavori in corso – sottolinea Cavo – Inoltre la polvere ed il rumore, inevitabilmente, complicano la situazione».

    Attualmente, proprio nel periodo estivo, i cantieri sono giunti fino alla zona di Sottoripa. I commercianti non ci stanno e rinnovano l’appello all’amministrazione comunale affinché, almeno nel prossimo futuro, la decisione di avviare lavori in zone turistiche della città sia presa in maniera concordata e, possibilmente, seguendo un’oculata programmazione che escluda interventi invasivi nei mesi di maggiore affluenza dei visitatori.

     

    Matteo Quadrone

  • Trenino di Casella: il rischio chiusura e la vocazione turistica inespressa

    Trenino di Casella: il rischio chiusura e la vocazione turistica inespressa

    La vicenda che riguarda la linea ferroviaria Genova-Casella è fatta di luci e ombre e di aspetti controversi. A.M.T non riesce a far fronte ai costi di manutenzione e gestione del servizio e, nonostante gli sporadici annunci che gridano al rischio chiusura, da ormai troppo tempo non viene presa nessuna decisione in merito. La motivazione che sta alla base di questo nostro excursus è duplice: in primo luogo vogliamo capire se di questo problema complesso esiste una soluzione ottimale o almeno capace di scontentare il meno possibile le parti in gioco. La seconda, più realistica, è quella di parlare e far parlare di un tema che nel nostro Paese è attualissimo e più che mai urgente: gli sprechi e i tagli alla spesa pubblica.

    Per cominciare siamo andati a parlare con chi alla sopravvivenza dello storico trenino ci tiene e lo sta dimostrando con una serie di azioni concrete: Silvia Bevegni è la promotrice del comitato Salviamo il trenino di Casella, una realtà che esiste già da qualche anno e che l’aprile scorso ha dato il via a una raccolta firme per sensibilizzare cittadini e politici sul tema. «Lo scopo è quello di sollecitare in particolar modo le Amministrazioni Comunali dei territori attraversati dal trenino (Sant’Olcese, Casella e Serra Riccò, ndr) affinché si facciano reali interlocutori di A.M.T. S.p.a. e della Regione Liguria in merito alla tutela, alla salvaguardia e alla promozione del servizio ferroviario F.G.C. (Ferrovia Genova-Casella, ndr)».

    A Silvia non va giù l’ambiguità della situazione attuale nella quale tutto sembra immobile ma tendente verso un progressivo degrado e un’irrimediabile incuria: «L’iniziativa del 23 Giugno (Stazioni pulite sulla Ferrovia Genova Casella, ndr) ci ha permesso di toccare con mano quale sia lo stato di abbandono di alcune stazioni attraversate dal trenino. Sembra che A.M.T. abbia dimenticato completamente i suoi doveri». Già. Perché A.M.T. ha un Contratto di servizio con la Regione Liguria che scadrà nel 2019 e che fino a quel momento vincola l’azienda alla manutenzione e alla gestione del servizio.

    «A.M.T. riceve un milione e seicento mila euro all’incirca ogni anno e questo denaro copre il cento per cento dei costi di manutenzione ordinaria dell’infrastruttura», ci racconta Andrea Martinelli, membro del comitato, appassionato di treni ma anche molto informato sulle questioni più strettamente economiche. «Se pensiamo a quanto erogato dalla Regione Liguria a Trenitalia (80.148.182 €) e che tale sussidio garantisce solo una minima parte dei costi derivanti dal mantenimento dell’infrastruttura (la parte restante è coperta direttamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze attraverso trasferimenti diretti di denaro) i costi per la collettività della FGC sono molto bassi, anche confrontando i costi unitari (parametro più corretto essendo i volumi di traffico assai differenti)».

    Come? Le alternative sono molte ma tutte basate su un principio: della linea Genova-Casella va valorizzata soprattutto la vocazione al turismo, che può contribuire in modo significativo a rimettere in sesto i conti. «Secondo un’autorevole studio inglese – ci spiega Andrea –  per ogni euro investito in una ferrovia turistica se ne generano tre a beneficio dell’economia locale». Valorizzare anche in questo caso non significa affidarsi solo al passaparola ma a investimenti più consistenti e mirati nella pubblicità ad esempio con campagne di promozione sistematiche. C’è il caso virtuoso dello spettacolo di teatro a bordo del treno, Donne in guerra di Laura Sicignano e del Teatro Cargo che ha riscosso un certo successo, ma il punto è che si può fare di più e con maggiore regolarità: motivare lo scarso spirito d’iniziativa con i rischi legati alla sicurezza è un po’ come nascondersi dietro un dito, visto che a un problema del genere si può facilmente ovviare stipulando un’apposita assicurazione.

    Addentrandoci nei dati gentilmente messi a disposizione da Andrea notiamo alcuni aspetti interessanti: in base al D.Lgs 422/1997, art.19, comma 5 (Disciplina dei contratti di servizio pubblico), si dice chiaramente che il rapporto tra ricavi di traffico e costi operativi deve essere considerato al netto dei costi di infrastruttura. E il medesimo concetto è reso esplicito nel Contratto di servizio sottoscritto da AMT con la Regione Liguria. Il problema è che mentre nel caso delle Ferrovie dello Stato è facile isolare i costi di infrastruttura dal momento che sono in capo a un’altra società (RFI), nel caso della Genova-Casella tutto è gestito dal medesimo soggetto. Pertanto, un primo punto importante è stabilire quale sia il vero (leggasi rispondente a quanto previsto dalla norma) peso dei ricavi da traffico sui costi di esercizio. Il dato ufficiale del 10%, se calcolato senza tenere conto di questo fatto, è una stima decisamente imprecisa e fuorviante.

    Inoltre, il Contratto tra AMT e Regione Liguria prevede che, sebbene il rapporto ricavi/costi sia previsto nell’ordine del 35%, “in considerazione della particolare valenza turistica e sociale  della ferrovia Genova-Casella, il medesimo potrà essere inferiore”. Scripta manent.

    Ma è giusto precisare un altro aspetto: l’art.19 del DLgs 422/1997 sopraccitato dice che la percentuale  del 35% deve essere il risultato di “un progressivo incremento”. La domanda che sorge spontanea è abbastanza ovvia: si è fatto e si sta facendo il massimo per raggiungere tale obiettivo? Alla luce delle condizioni in cui si trovano certe stazioni come quella di Campi lo scetticismo è legittimo.

    Questa primavera la Regione Piemonte ha annunciato la chiusura di tutte le linee che non raggiungono la percentuale dell’8% in termini di rapporto introiti da traffico/costi di esercizio, fissando in concreto un altro limite, più realistico, al di sotto del quale gestione diventa insostenibile. Una percentuale pur sempre inferiore a quella della FGC (calcolata, lo ripetiamo, con un metodo che potrebbe essere errato).

    Insomma, alla luce di quanto fin qui detto potrebbe non essere così utopistico guardare alla linea ferroviaria Genova-Casella come a una reale fonte di ricchezza. Anche economica.

    Le questioni aperte sono molte e gli sviluppi incerti. Di sicuro, occorrerà un dialogo onesto tra le parti e la concreta volontà di perseguire il bene comune. E’ buffo ma nel dire o scrivere frasi del genere in Italia ci si sente sempre irrimediabilmente retorici.

     

    Michele Archinà
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Gezmataz 2012: workshop di musica jazz al Porto Antico

    Gezmataz 2012: workshop di musica jazz al Porto Antico

    JazzCome ogni anno torna all’Arena del Mare del Porto Antico la rassegna musicale Gezmataz, frutto dell’omonima associazione fondata da Marco Tindiglia e che dal 2004 offre uno spazio ai migliori talenti del jazz nazionale e internazionale attraverso serate musicali e un workshop dedicato.

    Per questa edizione il tema sarà suonare in orchestra, ossia l’atto individuale nell’improvvisazione collettiva: ascoltare se stessi e la propria parte musicale all’interno dei processi di creazione collettiva. Il laboratorio è aperto musicisti di vario grado di esperienza provenienti da qualsiasi genere musicale e che suonano qualsiasi strumento. Non è necessario saper leggere la musica.

    Chi vuole approcciarsi a questo genere musicale ha dunque la possibilità di partecipare alle sessioni del laboratorio: la presentazione del corso avverrà alle 9 di martedì 17 luglio, mentre le lezioni si svolgeranno ogni giorno da martedì 17 a sabato 21 con il seguente orario:
    – ore 10.00-12.00 masterclass di strumento (sax-chitarra-basso-batteria)
    – ore 14.00-16.00 laboratori di musica d’insieme
    – ore 16.00-18.00 laboratorio di orchestra aperto a tutti gli strumenti
    – ore 18.30-20.00 jam session degli studenti

    Alle 18 di sabato 21 luglio inizierà il sound check per il concerto, che si terrà a partire dalle 21 sul palco dell’Arena del Mare, dove gli allievi apriranno il concerto dei docenti.

    Tutte le informazioni su info@gezmataz.org.

  • Bach e Flamenco, concerto nel cortile di Palazzo Rosso

    Bach e Flamenco, concerto nel cortile di Palazzo Rosso

    Palazzo RossoMartedì 10 luglio alle ore 21 nel cortile di Palazzo Rosso, si tiene il terzo appuntamento genovese nell’ambito di Le Vie del Barocco, XIX Festival Internazionale di Musica da Camera organizzata da Collegium Pro Musica.

    Il programma prevede l’esibizione Ramon Jaffé, clavicembalista lettone di livello internazionale che nel 2006  ha fondato il Trio Ramon Jaffé (violoncello, chitarra e danza flamenca), specializzato nella fusione di musica classica spagnola con la tradizione del flamenco. Si è inoltre esibito spesso con il musicista srilankese, virtuoso del sitar, Pradeep Ratnayake.

    Nel concerto vengono proposte due suites di Bach: un’alternanza di danze dal ritmo diverso, con cui il compositore ribaltò il piano di strutture polifoniche cercando di competere vittoriosamente con lo strumento che allora era di moda, ossia la viola da gamba, sancendone di fatto il suo declino a favore del violoncello. Da segnalare al pubblico al di dà del famoso preludio della prima suite, il bellissimo quanto articolato preludio della suite BWV 1009, la cui difficoltà è bellezza lo pone all’apice della scrittura violoncellistica di tutto il ‘’700. Il programma si chiude con Bacan compositore sivilliano vivente e dal coinvolgente pezzo di Rogelio Huguet y Tagell un vera suite flamenca.

    Il successivo appuntamento genovese del Festival è fissato per martedì 17 luglio 2012 ore 21:00, presso il cortile di Palazzo Rosso, in via Garibaldi, con il concerto dal titolo “Da Vivaldi a De Falla e oltre”. A eseguirlo sarà il quartetto francese di chitarre Aighetta.

    L’ingresso è di 10 euro, ridotto giovani 7 euro, abbonamento 50 euro.

     

    Foto Daniele Orlandi

  • Emergenza carceri: Severino a Genova, la protesta degli agenti

    Emergenza carceri: Severino a Genova, la protesta degli agenti

    CarcereIl Ministro della Giustizia, Paola Severino, in visita questa mattina al carcere di Marassi e di Pontedecimo, è stata accolta dalla protesta degli agenti della polizia penitenziaria di Genova.

    Mascherina e fascia a lutto, così si sono presentati gli agenti per lanciare il messaggio che “prevenire è meglio che curare” e per denunciare la drammatica situazione degli istituti di pena genovesi.

    L’emergenza è sempre quella del sovraffollamento, che inevitabilmente si intensifica con l’avvio del periodo estivo. Il carcere di Marassi è il più grande della regione, con una capienza di 450 posti, a fronte degli oltre 800 detenuti attuali e con una carenza di personale pari al 30% dell’effettivo in organico.

    La fascia a lutto, invece, rappresenta gli agenti deceduti per cause di servizio: dall’inizio anno sei uomini della penitenziaria si sono suicidati a causa delle difficili condizioni di lavoro.

  • Fegino, salviamo la Centrale del latte: è l’ora del mailbombing

    Fegino, salviamo la Centrale del latte: è l’ora del mailbombing

    Per scongiurare il rischio, sempre più concreto, della chiusura della storica Centrale del latte di Fegino, nasce un blog dedicato http://salviamolacentrale.blogspot.it/ e scatta l’ora del mailbombing, letteralmente “bombardamento postale”, ovvero una forma di attacco in cui grandi quantitativi di mail vengono inviati ad un unico destinatario, provocandone l’intasamento della casella di posta.

    «Un sistema di protesta, che in passato ha dato i suoi frutti, anche vincenti – sottolineano i promotori della mobilitazione – Si tratta di inviare una mail a piu’ destinatari, un lavoretto semplice per ognuno ma di grande forza per ottenere attenzione da parte del mondo politico e giornalistico».

    «Vi prego di seguire la istruzioni e di farlo fare a tutti i vostri conoscenti e per tutte le email che avete – si legge su http://salviamolacentrale.blogspot.it/ –  Si consiglia di usare i client outlook o thunderbird, oppure la posta di hotmail che gestisce l’invio per piu’ di 100 indirizzi. I dati di una email dovreste conoscerli ma per sicurezza elenco le voci e cosa dovete copiare e incollare per far si che arrivi ai giusti destinatari».

    Destinatario (A:)

    presidenza.repubblica@quirinale.it

    Per conoscenza (CC:)

    ministrocoesione@governo.it,
    p.signorini@governo.it,
    ufficiostampa@politicheagricole.gov.it,
    Segreteria.ministro@sviluppoeconomico.gov.it,
    urp@politicheagricole.gov.it,
    ufficiostampa@lavoro.gov.it,
    presidente.giunta@regione.liguria.it,
    vicepresidenza@regione.liguria.it,
    ass.agricoltura@regione.liguria.it,
    ass.turismoecultura@regione.liguria.it,
    ass.edilizia.lavoripubblici@regione.liguria.it,
    ass.ambiente@regione.liguria.it,
    ass.sport.personale@regione.liguria.it,
    ass.sviluppo.economico@regione.liguria.it,
    ass.salute@regione.liguria.it,
    ass.infrastrutture@regione.liguria.it,
    ass.politichesociali@regione.liguria.it,
    ass.bilancioeistruzione@regione.liguria.it,
    robertobagnasco@regione.liguria.it,
    lorenzo.basso@regione.liguria.it,
    alessandro.benzi@regione.liguria.it,
    michele.boffa@regione.liguria.it,
    francesco.bruzzone@regione.liguria.it,
    claudio.burlando@regione.liguria.it,
    armandoezio.capurro@regione.liguria.it,
    alessio.cavarra@regione.liguria.it,
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    a.rigolli@parmalat.net

    Oggetto:

    Protesto per la chiusura della Centrale del latte di Genova

    Testo:

    Ormai è di dominio pubblico quello che sta succedendo alla Centrale del Latte di Genova (Parmalat).
    La proprietà vuole chiudere lo stabilimento, una proprietà subdola, che si maschera dietro la vendita delle sue quote alla Lactalis per poi riaquistarle, ma che ha deciso di mandare a casa 63 dipendenti e di mettere nei guai i produttori di latte della zona, senza se e senza ma nonostante mesi fa avesse dichiarato il contrario.
    A settembre tutte queste persone saranno a casa e Genova non avrà piu la sua storica Centrale del Latte.

    Questa email serve a sensibilizzare tutto il Paese e a avvertire la proprietà che non saremo capi di bestiame da sopprimere. Useremo ogni mezzo per difendere la Nostra Centrale, il nostro futuro e un pezzo di storia della nostra città.
    La protesta sarà ad oltranza fino a che non otteremo giustizia e se non sarà così questa non sarà una macchia per Genova ma una vergogna per l’intera Italia.

    P.s. ….la centrale in questione produce utili e aveva un tesoretto che è stato saccheggiato!!!!

     

    Matteo Quadrone

  • Museo di Villa Croce: la nuova curatrice presenta il programma

    Museo di Villa Croce: la nuova curatrice presenta il programma

    Villa rocePassata l’apparente tempesta, sembra che il museo di arte contemporanea di Genova tornerà a rinascere: nei mesi scorsi su Villa Croce erano circolate voci di crisi e di probabile chiusura (guarda l’intervista alla responsabile Francesca Serrati), avallate dal fatto che da tempo la struttura era senza curatore e il Comune e la Fondazione per la Cultura tardavano ad aprire un bando.

    Lo scorso maggio è stata finalmente selezionata per questo incarico la milanese Ilaria Bonacossa, che mercoledì 11 luglio alle 17.45 presenterà al pubblico il programma di mostre ed eventi per la prossima stagione.

    Inaugurato nel 1985, il Museo ha oggi una collezione permanente di oltre 4000 pezzi e per tutto l’anno ospita mostre, rassegne ed eventi di arte contemporanea.

    Attualmente è in corso la mostra Sotto la buona stella/Under the lucky star a cura di Sandro Ricaldone in collaborazione con Giorgia Barzetti, Gianfranco Pangrazio e Alessandra Visentin, che sarà aperta fino al 31 agosto 2012.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Strada sotto il porto: la Tunnel di Genova s.p.a. non ha intenzione di arrendersi

    Strada sotto il porto: la Tunnel di Genova s.p.a. non ha intenzione di arrendersi

    Lo scorso febbraio il Consiglio Comunale (giunta Vincenzi) con 26 voti a favore aveva liquidato la Tunnel di Genova S.p.A (formata da Comune di Genova, Autorità Portuale di Genova e Cassa e Depositi e Prestiti), la società incaricata (sempre dal Comune, dieci anni fa) della progettazione della strada sottomarina di collegamento fra la Foce e San Benigno, il cosiddetto “tunnel sotto il porto“.

    In quell’occasione l’assessore al bilancio Francesco Miceli, confermato nella nuova giunta, dichiarò:  «Il progetto del tunnel resta valido, ma in questo momento non ci sono risorse per finanziare l’opera». Un’opera faraonica il cui costo complessivo nel 2008 arrivò a superare i 500 milioni di euro. Un primo tratto da piazzale Kennedy a Calata Gadda (a raso, sotto l’attuale sopraelevata) e un secondo tratto da Calata Gadda a San Benigno, un tunnel sottomarino a largo del Porto Antico di Genova. Il primo progetto, datato 2003, prevedeva anche la realizzazione di un parcheggio sotterraneo di 3 piani per 3.000 auto e 60 bus all’altezza del Mercato del Pesce.

    Un’opera che, così pensata, andrebbe a sostituire in toto la sopraelevata; un’ipotesi confermata nel 2006 da Antonio Di Pietro, ai tempi Ministro delle Infrastrutture, che in una lettera indirizzata ad Anas fece riferimento alla «demolizione della Sopraelevata che rappresenta una reale, pesante cesura tra il centro storico della città e il suo porto».

    La notizia è che il progetto è stato inserito nel Programma infrastrutture strategiche 2012 varato dal ministero e che, in questi giorni, il presidente della società liquidata, Giancarlo Bonifai, il quale sembra non avere alcuna intenzione di arrendersi, ha presentato la proposta progettuale del tunnel alla nuova Amministrazione.

    Si tratterebbe, dunque, di un vero e proprio ritorno di fiamma. L’assessore all’urbanistica Stefano Bernini ha ammesso di credere nella fattibilità del progetto facendo riferimento al programma del neo sindaco Marco Doria in cui, nel paragrafo Le infrastrutture per una nuova Genova, si legge: “Decisione in merito alla realizzazione del Tunnel Portuale, già progettato, in relazione alle note criticità della strada sopraelevata.”

    Certo, con il completamento della strada a mare di Cornigliano e la realizzazione del nodo di San Benigno, il tunnel sottomarino andrebbe a completare un’unica arteria capace di collegare la Foce a Cornigliano, una vera e propria svolta epocale per la città di Genova. Ma chi si accollerebbe una simile spesa?

    Il Comune, dal basso dei “pochi spiccioli” di cui dispone,  potrebbe tornare a pensare veramente al progetto solo attraverso la formula del project financing, ovvero senza spendere un euro. In parole povere, l’unica via ipotizzabile sarebbe quella della concessione del tunnel per tot anni (non meno di 50) alla società finanziatrice, la quale attraverso una tassa di pedaggio potrebbe così recuperare i denari investiti e avere buoni margini di guadagno. Detta così sembra facile… ma siamo proprio sicuri che in un mondo schiaffeggiato dalla crisi economica esistano soggetti privati disposti a investire 500 milioni sulla città di Genova? Forse sarebbe meglio tornare con i piedi per terra, o meglio, con le ruote in sopraelevata.

     

  • Un fischio, samba, morte: spettacolo del Gruppo di Teatro Campestre

    Un fischio, samba, morte: spettacolo del Gruppo di Teatro Campestre

    Giardini LuzzatiMartedì 10 luglio i Giardini Luzzati ospitano una nuova replica genovese dello spettacolo Un fischio, samba, morte a cura del Gruppo Teatro Campestre.

    Lo spettacolo – scritto e interpretato da Elisabetta Granara, Chiara Valdambrini e Luca Agricola – è stato portato in scena lo scorso autunno a Genova e in questi mesi è stato rappresentato a Sarzana, Torino, Trieste, Cortona e altre città italiane. Un fischio, samba, morte ha inoltre vinto il Premio Medaglia del Presidente della Repubblica al Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro, Udine 2011.

    La serata è organizzata in collaborazione con l’associazione Il Ce.Sto.

  • Sagre nel weekend, tutti gli appuntamenti in programma

    Sagre nel weekend, tutti gli appuntamenti in programma

    GamberiOltre alla già citata Eco Festa sociale di Sciarborasca, sono moltissime le sagre e gli eventi gastronomici in programma per questo weekend a Genova e Provincia; a Poggio, località sulle alture di Bogliasco, c’è la sagra dei gamberi: primi di pesce e non solo, gamberi alla brace e altre specialità sono le proposte del menù. Gli stand aprono alle 19.30 e ogni serara è allietata dalle note di un’orchestra.

    Da venerdì a domenica a Casarza Ligure, in località Bagnone, c’è la tradizionale fragolata mentre a Casella sabato a partire dalle 19 va in scena la sagra del cucullo, con una cena a base di testaroli al pesto. minestrone, pollo alla cacciatora, salsiccia e gli immancabili cuculli normali e alle verdure.

    Nella suggestiva San Rocco di Camogli va in scena come ogni anno la sagra della capponadda nelle giornate di venerdì, sabato e domenica.

    Nel quartiere dei Sampierdarena, nella giornata di sabato si  svolge per tutto il giorno il mercato del gusto enogastronomico e di arte varia nelle zone pedonalizzate di Via Rolando da Piazza Masnata a Piazza Montano.

    L’ Unione sportiva Fontanegli ’74 sabato 7 luglio con inizio ore 19 organizza la sagra del raviolo con la pasta fatta in casa dalle donne di Fontanegli secondo l’ antica ricetta. Come secondo viene offerto il fritto misto all’italiana, il dolce è la crostata di marmellata. Il tutto al prezzo di 15 euro.

    Nel bosco Cian Crosu  di Calciara (Uscio) sono in programma tre giorni di festa all’ insegna della buona musica e della buona cucina. Gli stand gastronomici offrono specialità rustiche e asado, pollo alla piastra e salsicce, nella serata di venerdì si esibisce il gruppo tributo ai Queen Radio ga-ga, sabato il tributo a Vasco Rossi con i ‘Radio Paxi’, domenica la storia del rock con i mitici Bit-nik. L’ingresso è libero.

    Sant’Olcese ripropone da sabato 7 a lunedì 9 luglio la sagra della lumaca di Manesseno, uno degli appuntamenti più ghiotti e antichi della Val Polcevera che si appresta a festeggiare il centenario

    A Chiavari presso il campo sportivo Caperana di via Parma c’è la sagra dell’asado da giovedì a sabato, con stand gastronomici che offrono pasta al pesto, pollo sulla ciappa, asado, testaiu, salsiccia mentre a Riva Trigoso sabato dalle ore 19 si organizza la muscolata in Riva, con distribuzione di muscoli gratis per tutt, testaroli’ di Bedonia, bancarelle con prodotti artigianali e musica.

    Per chi vuole spostarsi, a Savona presso le Fornaci allo Scaletto dei pescatori, è in programma da venerdì a domenica l’anciua festival, tre giorni di festa dedicata alle acciughe e al pesce azzurro mentre a Segno, località di Vado Ligure, si offrono ravioli da venerdì a domenica.

  • Nodo di San Benigno: ritardo nell’avvio dei lavori, il Comune non ci sta

    Nodo di San Benigno: ritardo nell’avvio dei lavori, il Comune non ci sta

    Il progetto di potenziamento del Nodo di San Benigno a Sampierdarena – unica opera pubblica che non ha creato particolari contestazioni da parte dei cittadini, se escludiamo gli inevitabili disagi dovuti allo spostamento di alcune realtà produttive della zona per lasciare spazio al cantiere e l’incertezza legata al loro futuro (anche se la Regione Liguria, al momento dell’approvazione del progetto, ha assicurato che, grazie all’attivazione del Pris, il programma regionale per le infrastrutture strategiche, sarà garantita la ricollocazione di tutte le attività economiche esistenti) – per il momento resta fermo al palo. I lavori sarebbero dovuti partire nel primo semestre 2012 (per concludersi entro i primi mesi del 2015) ma invece sembra che occorrerà attendere almeno l’autunno.

    Negli ultimi tempi, infatti, è stato paventato il rischio di un possibile disimpegno da parte di Autostrade per l’Italia che attende di conoscere il pronunciamento della commissione del Ministero dell’Ambiente (probabilmente arriverà nel mese di luglio) in merito alla valutazione di impatto ambientale della Gronda di Ponente, sulla quale sono stati chiesti numerosi approfondimenti (su tutti i punti contestati Società Autostrade ha elaborato le proprie contro osservazioni) e le conseguenti scelte politiche dell’amministrazione cittadina.

    D’altra parte il restyling dell’elicoidale di Sampierdarena è da sempre considerata un’opera propedeutica alla realizzazione della Gronda. Parliamo di un progetto complessivo riguardante il “Passante di Genova” che si articola in diversi interventi: una nuova tratta autostradale, la cosiddetta Gronda di Ponente; una nuova carreggiata in direzione nord della A7 tra Genova Ovest e Genova Bolzaneto e il potenziamento dell’interconnessione A7/A12 sino al casello di Genova Est; Il potenziamento del “Nodo di San Benigno”, migliorando la connessione tra la viabilità locale e il casello di Genova Ovest. Inoltre, Autostrade per l’Italia si è impegnata a redigere la progettazione definitiva ed esecutiva dei seguenti interventi: nuova viabilità di accesso al distretto portuale di Voltri immediatamente a sud dell’omonima barriera autostradale (Progetto Definitivo completato); nuova viabilità di collegamento tra la barriera di Lavagna ed il centro abitato di Chiavari (Progetto Definitivo completato).
    Nonostante le giustificate preoccupazioni, una conferma dell’intenzione di andare avanti sul nuovo nodo, è arrivata pochi giorni fa quando Autostrade per l’Italia ha pubblicato sul proprio sito web l’elenco ufficiale dei soggetti interessati dagli espropri. Una lista che comprende sia i proprietari di manufatti da abbattere, che quelli di aree da sottrarre all’utilizzo in maniera temporanea al fine di aprire una parte di cantiere o di garantire la circolazione dei mezzi impegnati nei lavori.

    L’elevato numero di soggetti coinvolti (tra cui Autostrade per l’Italia, ANAS, Autorità portuale, Regione Liguria, Comune e Provincia di Genova), la complessità tecnica dell’opera, l’alto numero di interferenze con la viabilità e con la rete ferroviaria verso il Campasso, oltre ai numerosi interventi correlati (sia di tipo autostradale – anche attraverso la futura connessione diretta con la Gronda di Ponente – sia di tipo viario ordinario sia di tipo portuale), hanno reso complessa l’approvazione del progetto definitivo dell’opera, avvenuta ad agosto 2011 e formalizzata nell’ottobre dello stesso anno. Nel dicembre 2011 è stato presentato ad ANAS l’aggiornamento del progetto sulla base di quanto emerso in sede di Conferenza dei Servizi. Il costo presunto si aggira su circa 50 milioni di euro interamente a carico del costruttore.

    Il Nodo di San Benigno collega il casello autostradale con il porto commerciale, con la sopraelevata e con la viabilità ordinaria cittadina. Si tratta di uno dei punti chiave della viabilità genovese, sia per la presenza del più importante casello autostradale della città, ovvero Genova Ovest – dove converge l’intera rete ligure e il traffico diretto al centro cittadino e alle banchine portuali – sia in quanto nodo nevralgico della zona centro‐occidentale della città.
    Scopo dell’intervento è separare i flussi merci provenienti e diretti al porto di Genova da quelli caratterizzanti la viabilità ordinaria, ovvero le auto private che utilizzano l’elicoidale per attraversare la città. Le priorità di intervento prevedono: la razionalizzazione della circolazione, eliminando gli attuali punti di conflitto presenti sulla rampa elicoidale, causa principale di ingorghi e della formazione delle code sino alla barriera di Genova Ovest; l’individuazione di connessioni dirette con il porto, in modo da separare il traffico degli autoveicoli da quello dei mezzi pesanti.
    Ma quali saranno i benefici dell’opera?
    Innanzitutto il miglioramento dell’accessibilità autostradale cittadina, del porto e la riduzione degli impatti del traffico commerciale marittimo che attualmente grava sull’area in questione. Il Nodo di San Benigno, infatti, risulta spesso congestionato a causa della contemporanea presenza di traffico merci e traffico passeggeri. Inoltre l’attraversamento del nodo da parte dei mezzi pesanti in uscita dal porto condiziona fortemente il traffico cittadino, sia per picchi di attività che per blocchi delle attività portuali (scioperi, cattive condizioni ambientali).
    I lavori del nuovo nodo stradale permetteranno di affrontare gli incrementi nei volumi di traffico, in prevalenza containerizzato, che saranno conseguenti all’espansione delle banchine commerciali attualmente in fase avanzata di cantierizzazione in Calata Bettolo e Ronco Canepa senza gravare sulla mobilità cittadina. Ma non solo, secondo il disegno definitivo, si creano le condizioni per realizzare un percorso specifico che dallo stabilimento di Ansaldo Energia, a Campi, conduca fino all’imbarco, nel porto di Sampierdarena. In questo modo, si potrebbe riaprire il tavolo di confronto con l’azienda genovese, da anni costretta a ricorrere al porto di Massa per l’imbarco dei grandi componenti costruiti nei capannoni di Campi.
    Il progetto definitivo prevede di intervenire con una soluzione a basso impatto, ridimensionata rispetto al disegno originale. Nel 2010, infatti, è stata presentata una seconda alternativa di intervento che apporta alcuni elementi di miglioramento tra cui: la costruzione di una nuova rampa Lungomare Canepa (per consentire il collegamento diretto del traffico pesante con il Lungomare e il nuovo Varco Etiopia); la costruzione di una nuova rampa Via Milano ‐ Sopraelevata; un adeguamento di accesso alla A7; la creazione di un collegamento Via Milano ‐ Terminal Traghetti (per consentire il collegamento diretto all’imbarco dal Lungomare Canepa realizzando un ulteriore accesso rispetto a quello di Varco Albertazzi); l’ottimizzazione dell’accesso alla Sopraelevata Portuale (per agevolare le manovre dei mezzi pesanti in entrata e in uscita dal porto); la garanzia della piena compatibilità con il potenziamento di Lungomare Canepa.

    L’intervento sarà diviso in due lotti. Il primo (piastrone di ingresso al porto, ingresso al terminal traghetti, immissione in sopraelevata direzione Levante), secondo le intenzioni di Autostrade per l’Italia, dovrebbe essere affidato direttamente ad una propria società controllata, Pavimental, che si occupa di manutenzioni e costruzioni stradali, mentre per il secondo lotto sarà necessario lanciare una gara pubblica.
    Ma il recente Decreto Sviluppo del Governo Monti, per quanto riguarda le opere infrastrutturali, ha stabilito la riduzione della percentuale dei lavori che i concessionari possono affidare ad aziende sotto il proprio controllo (dal 50% si passa al 40%). Nel contempo viene elevata, dal 50% al 60%, la quota dei lavori che i concessionari, titolari di concessioni assentite prima del 30 giugno 2002, sono tenuti ad affidare attraverso procedure di evidenza pubblica.
    La conseguenza inevitabile, secondo Autostrade per l’Italia, è lo slittamento dell’avvio dell’opera, considerando i tempi necessari per realizzare la gara d’appalto.

    «Alla luce della nuova normativa stiamo verificando se sia opportuno o meno affidare l’intervento a Pavimental – conferma Autostrade per l’Italia – dobbiamo rifare il piano e valutare le diverse possibilità. Nel caso fosse necessario lanciare una gara di appalto i tempi per l’avvio dei lavori si allungherebbero di circa un anno».

    L’amministrazione comunale crede fortemente nell’utilità del nuovo Nodo di San Benigno ma, come detto in precedenza, il destino di quest’opera è intrinsecamente legato a quello della Gronda di Ponente, in merito alla quale si attende il parere del Ministero dell’Ambiente e la valutazione politica di Palazzo Tursi.
    Il Comune di Genova comunque non ci sta e per voce del Vice Sindaco e assessore con delega all’attuazione delle grandi opere viarie, Stefano Bernini, rilancia «Per noi il progetto nodo è fondamentale – ribadisce Bernini – Occorre realizzarlo subito perché è coerente al trasferimento della viabilità sulla nuova strada a mare, su Lungomare Canepa e sulla sopraelevata».

    «Siamo stufi del gioco che sta conducendo Autostrade – accusa Bernini – Siamo di fronte ad un’evidente volontà di rallentare le cose. Non sta in piedi chiamare in causa le nuove norme previste dal Decreto Sviluppo per giustificare il ritardo nell’avvio dei lavori. Il Nodo di San Benigno, a livello di importo economico, rappresenta una piccola parte rispetto al progetto complessivo del Passante di Genova. Per questo motivo Autostrade per l’Italia può inserire l’intervento all’interno della percentuale del 40% di affidamento diretto alle controllate. In altri termini a Pavimental possono essere assegnati subito i lavori per il Nodo di San Benigno. Spetta alla società titolare della concessione decidere quali interventi rientrano nel 60% di affidamento pubblico e quali no».

    «Autostrade vuole rallentare l’avvio dell’opera perchè prima vuole conoscere il destino della Gronda – conclude Bernini – Questo è il vero motivo dei ritardi. Noi, al contrario, riteniamo sia necessario accelerare. E chiederemo un incontro a breve con la società concessionaria».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Diego Arbore

  • Finanziamenti alla cultura del Comune di Genova: meno di 500.000 euro nel 2012

    Finanziamenti alla cultura del Comune di Genova: meno di 500.000 euro nel 2012

    Il Comune di Genova la scorsa primavera ha pubblicato cinque bandi per i finanziamenti alla cultura: il primo a favore di festival e rassegne, il secondo dedicato ai progetti culturali e tre dedicati al teatro (prosa, dialettale e ragazzi). I risultati dei primi due bandi sono già stati pubblicati (vedi link), oggi pubblichiamo i risultati relativi ai teatri. Il Comune ha investito in totale 58.250 euro, così suddivisi:

    Teatro di prosa:

    Teatro Garage: 19.000 euro – Teatro Cargo: 18.000 – Teatro dell’Ortica: 5.500 – Associazione culturale Rina e Gilberto Govi: 4.500 – Lunaria Teatro: 3.000

    Teatro ragazzi:

    Compagnia del Banco Volante: 2.000 euro – Associazione Culturale Teatro del Piccione: 2.000 euro

    Teatro dialettale:

    Associazione culturale Rina e Gilberto Govi: 1.250 euro –  Associazione Amici del Teatro Govi: 1.000 – Circolo “Mario Cappello”:  1.000 euro – Genoa Club Davagna, compagnia i Villezzanti: 500 – Compagnia teatrale San Fruttuoso: 500

    Considerando invece tutti e cinque i bandi, l’investimento del Comune di Genova sulla cultura per il 2012 è di 494.242,5 euro.

     

  • Università di Genova: aperto il bando per le borse di studio

    Università di Genova: aperto il bando per le borse di studio

    Palazzo dell'UniversitàNovità in vista per tutti gli studenti che vogliono iscriversi all’Università di Genova o agli Istituti per l’alta formazione artistica, musicale e coreutica per l’anno accademico 2012-2013 e che vogliono fare domanda per ottenere una borsa di studio (contributo economico o servizi di alloggio e ristorazione).

    Il nuovo bando – che per la prima volta è unificato per borse di studio, alloggi e dottorandi – sarà aperto a partire da martedì 10 luglio 2012 e i vincitori avranno diritto a un contributo che varierà tra un minimo di 923 euro più un pasto gratuito al giorno, per chi ha un reddito ISEE compreso tra 13.254 e 15.905 euro ed è residente nel Comune di Genova, fino ad un massimo di 4.906 euro per chi ha un reddito fino a 10.605 euro ed è uno studente fuori sede. La borsa di studio prevede anche l’esonero dalle tasse e dai contributi universitari.

    Da dove provengono le risorse per garantire queste agevolazioni? Come illustrato da Regione Liguria e Arssu, circa 1,6 milioni di euro arrivano dallo Stato, tramite il fondo integrativo per le borse di studio istituito dal Ministero, mentre circa 5 milioni di euro provengono dalla tassa regionale. Si prevede di riuscire a coprire almeno l’80% degli studenti idonei alla borsa, nonostante il rischio azzeramento paventato negli ultimi mesi.

    La domanda di borsa di studio può essere presentata solo online sul sito dell’Arssu. Per tutte le informazioni si può andare presso lo sportello di via San Vincenzo 4, telefonare al numero verde 840848038, attivo dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12, o scrivere sulla pagina Facebook dedicata.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Le piante grasse: caratteristiche botaniche e di coltivazione

    Le piante grasse: caratteristiche botaniche e di coltivazione

    Negli articoli delle prossime settimane ci soffermeremo sulle piante succulente (spesso indicate, erroneamente, col termine generico di “Cactus”, che in realtà si riferisce invece soltanto ad una determinata famiglia di tali vegetali) e delineeremo le principali caratteristiche botaniche e di coltivazione di alcuni dei numerosissimi tipi esistenti.

    Il tema in questione risulta per me, da appassionato della materia, più problematico degli altri in quanto il mio rapporto con questo genere botanico si è evoluto nel tempo, passando da una sorta di antipatia nei suoi confronti fino ad una stupita ammirazione. In generale, le cactacee o si amano o si odiano. E’ difficile che si possano trovare mezze misure. Per quanto mi riguarda, non riuscivo a capirle fino in fondo e, ad esse, preferivo decisamente gli alberi e gli arbusti. Solo questi ultimi mi sembravano davvero vivi e il loro profondo mutare di colori, forme, dimensioni ed aspetto mi permetteva, da sempre, di cogliere con prospettive diverse e nuove, il continuo mutare delle stagioni. Alberi ed arbusti passano infatti, con un ritmo infinito, dal verde cangiante della primavera, alle fioriture estive dai colori brillanti, ai variegati toni del giallo-marrone del fogliame d’autunno, fino a trasformarsi in scarne “impalcature” di rami scuri contro il tenue e ceruleo cielo invernale.

    Per contrasto ed ad un primo sguardo, le “piante grasse” mi apparivano invece rigide, quasi immutabili, un po’ cerose ed apparentemente immobili e soprattutto sempre uguali nel paesaggio in cui sono inserite. Più di recente mi sono però accorto che, per capire questo particolare genere di piante, serve utilizzare una visuale diversa e soprattutto osservarle e “leggerle” ad un livello differente. Solo così esse si possono davvero apprezzare e soltanto così è possibile cogliere l’intrinseca natura che le caratterizza: le succulente sono infatti, nel mondo vegetale, il più chiaro esempio della vittoria della natura sul territorio.

    In fondo, esse dimostrano che, anche nel luogo apparentemente più inospitale, può esistere una rigogliosa forma di vita. Le “piante grasse” sopravvivono in aree in cui nessun’altra pianta vive: popolano le sabbie dei deserti, gli scoscesi ed irti pendi rocciosi, le rocce vulcaniche assolate delle isole perse in mezzo al mare e molte delle saline e ventose coste del Mediterraneo. Non soccombono di fronte ai climi estremi, al sole più cocente ed al terreno più arido ed apparentemente inospitale. Se le si guarda con occhio attento, ci si rende poi conto che esse, in realtà, non sono affatto statiche: crescono ed evolvono lentamente ma mutano profondamente nel tempo, fioriscono e si sviluppano, raggiungendo anche dimensioni ragguardevoli.

    Da un punto di vista estetico, le cactacee si stagliano poi scultoree, nelle loro forme spesso innatamente architettoniche, nel paesaggio. I loro profili sono poi esaltati e sottolineati dal verticale sole estivo, proiettando così ombre, dalle forme più diverse, sul terreno, con effetti talvolta sorprendenti. Inoltre, sotto il profilo dell’adattabilità al contesto in cui sono inserite, resistano impassibili a tutto ed affrontano tutti gli agenti atmosferici senza apparente sforzo. Sono spesso longeve tanto da sembrare che quasi nulla possa abbatterle. Basta però talvolta un forte colpo di vento per distruggere in un attimo, similmente a quanto può accadere con le palme, anni di lento accrescimento, con profondo impatto ed evidenti conseguenze grafiche sul paesaggio in cui sono inserite.

    Sotto il profilo pratico, gli utilizzi di queste piante sono poi, date le molteplici forme presenti in natura, estremamente diversificati. Si potrà ad esempio utilizzarle, isolate ed opportunamente scelte, in vasi dalle forme moderne per sottolineare le linee minimaliste dei moderni edifici in cristallo e cemento. Le succulente potranno trovare anche impiego in giardini loro esclusivamente dedicati, come nella ricca collezione di cactacee del Duca di Aosta a Pantelleria. Potranno ancora essere anche frammiste ad altre essenze vegetali (quali palme e numerose varietà di Yucca e di Cycas), sempre dalle forme essenziali, come nello splendido giardino dei Ferragamo – di San Giuliano nella Sicilia orientale (inserito nel circuito dei Grandi Giardini Italiani). Qui il verde scuro della vegetazione, proveniente dalle più disparate regioni del mondo, unito alle particolari forme delle cactacee, il tutto contrapposto ai colori accesi delle fioritura estive, crea infatti una inaspettata tipologia di giardino storico.

    Alcune particolari varietà di succulente (differenti tipi di Sedum e di Talinum) potranno invece trovare un loro utilissimo ed inusuale impiego in contesti completamente diversi ed apparentemente inaspettati, come nel moderno e biologico green roofing del Chelsea Office di New York. Le loro limitate esigenze colturali, le ridotte richieste manutentive e di potature, la quasi assenza di necessità di irrigazione, unite alla possibilità (per talune famiglie) di crescere su suoli di scarsa profondità, rendono queste e similari varietà di succulente perfette per realizzare incredibili tappeti verdi sui tetti dei grattacieli e persino degli edifici industriali.

    La loro apparente rigidità non deve poi indurre in errore. Alcune varietà di succulente sono capaci di produrre, grazie alle loro fioriture, incredibili spettacoli naturali: basti pensare alle distese di succulente che fioriscono in primavera in Sardegna, agli sfolgoranti colori dei prati di Crassula spp., Adromischus spp., Stapeliads e Cotyledon spp. del Namaqualand in Sud Africa o anche, più semplicemente, ai fiori frammisti ai frutti dei filari di fichi d’India siciliani che si perdono nell’orizzonte.

    Da ultimo va però anche riconosciuto che l’impiego delle succulente non è sempre agevole e l’effetto, se la scelta e la disposizione non sono ben studiate ed armonizzate al contesto, può risultare esteticamente insoddisfacente per la rigidità finale dell’insieme. Per ovviare a ciò, ci si potrà limitare ad una regola generale: assecondare, nell’impossibile tentativo di emularla, la natura.

    Così facendo si sono talvolta raggiunti sulle coste italiane, nei giardini fronte Mediterraneo o in quelli che si perdono, superata una ripida scogliera, nel mare, risultati sorprendenti e tali da permettere appena di distinguere l’opera dell’uomo dalla contigua area naturale. In particolare, se si riuscirà ad ottenere il risultato sperato, soprattutto le porzioni di terreno meno vicine alla casa si perderanno letteralmente, confondendosi via via con esso, nel paesaggio circostante. La natura infatti non sbaglia mai: gli insiemi di vegetali, succulente, cespugli di piante autoctone ed aromatiche, da cui si può attingere, sono spesso più riusciti, per colori, forme e disposizioni, di quelli immaginati dal più brillante dei progettisti. Nel dubbio, basterà quindi, nel realizzare la trama base del giardino, copiare dal paesaggio circostante, eventualmente inserendo poi pochi elementi caratterizzanti (a seconda delle preferenze del proprietario) l’area a verde per forme e colori. L’insieme così ottenuto risulterà naturalmente armonico, spontaneo e il giardino progettato non rischierà di turbare artificiosamente il paesaggio costiero o non correrà mai il rischio di assomigliare ad una asettica “collezione “di vegetali.

    In certi casi fortunati, il risultato potrà arrivare addirittura ad essere tale che l’osservatore non colga neppure più il muro divisorio che separa il dentro dal fuori, il giardino dal paesaggio circostante ma soprattutto il “progettato e costruito” dall’uomo dal perfetto equilibrio e dalla spontaneità delle infinite combinazioni vegetali, fornite della natura.

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com