Anno: 2012

  • Villa Scassi: quasi concluso il padiglione 9 bis, nuovi spazi per l’ospedale

    Villa Scassi: quasi concluso il padiglione 9 bis, nuovi spazi per l’ospedale

    In tempo di tagli e chiusure di servizi, la conferma della prossima apertura di un nuovo spazio per la sanità genovese è sicuramente una buona notizia. Parliamo dell’ormai noto padiglione 9 bis dell’ospedale Villa Scassi di Sampierdarena che – in attesa del futuro ospedale del Ponente – rimane il principale presidio ospedaliero per tutto il ponente genovese, considerando la progressiva dismissione del nosocomio di Sestri Ponente, ma risulta fondamentale anche per la Val Polcevera, visto il tentativo di depotenziamento del Gallino di Pontedecimo.

    Il padiglione 9 bis del Villa Scassi ha avuto una storia assai travagliata: la sua progettazione e l’avvio del cantiere risalgono addirittura al 2004 – ma tra il fallimento di due ditte ed una lunga sospensione dei lavori – solo oggi il progetto esecutivo è in via di attuazione e si prevede che la struttura sia ultimata entro fine 2012, per essere pienamente funzionale ad inizio 2013.
    Nel 2007 era già stata eseguita la parte principale dell’edificio ma sul finire dell’anno la prima impresa capogruppo, la Toscanelli, entrò in crisi e cedette il ramo d’azienda esecutore dei lavori, alla Cogesto. Nel 2008 la Cogesto iniziò il suo travaglio che coincise con lo stop del cantiere, fino al fallimento definitivo del 2010. Nel frattempo, per quasi tre anni, tutto è rimasto immobile. Fino ad inizio 2011 quando è stata ricostituita un’associazione temporanea, con l’assenso della Asl 3 e delle due imprese mandanti, al fine di completare l’appalto. L’impresa individuata come capogruppo è la Gam di Paini Giuseppe che, insieme alle due imprese superstiti, Crocco srl e Isir spa, sta concludendo i lavori.

    Un cantiere indubbiamente sfortunato, nel contempo divenuto un fulgido esempio di sperpero di denaro pubblico. L’impegno economico, infatti, è aumentato nel corso del tempo. I primi anni di lavoro sono costati 6 milioni di euro che, sommati ai 4 milioni necessari per realizzare gli ultimi interventi, ha portato ad un costo finale dell’opera pari a circa 10 milioni. La spesa doveva essere coperta da un finanziamento pubblico Stato-Regione di oltre 7 milioni di euro ma evidentemente queste risorse non sono state sufficienti soprattutto per colpa dei ritardi accumulati.
    «Quando il progetto è partito esisteva ancora l’azienda ospedaliera Villa Scassi – spiega Emilio De Luca, delegato Uil – La copertura economica prevedeva anche la ristrutturazione del vecchio padiglione 9. Per realizzarla si attendeva che il padiglione fosse parzialmente svuotato grazie al nuovo 9 bis, ma purtroppo ciò non è mai avvenuto. Dopo la sospensione dei lavori per quasi 3 anni è stata lanciata una nuova gara d’appalto con conseguenti ulteriori spese. Il progetto è stato parzialmente modificato a causa delle nuove norme più stringenti sulla sicurezza, quindi i costi, inevitabilmente, sono aumentati».

    Il padiglione 9 bis conterrà 114 posti letto ordinari e 26 posti letto dedicati alla terapia dialitica. Parliamo di una struttura sviluppata su 6 piani che, secondo le intenzioni di Regione ed Asl 3, consentirà di fare l’auspicato salto di qualità all’ospedale Villa Scassi. «Recuperiamo oltre un centinaio di nuovi posti letto che serviranno a consolidare il dipartimento di emergenza, mettendo in moto una serie di spostamenti per dar più spazio al Pronto soccorso ed alle attività collegate», ha dichiarato recentemente l’assessore alla sanità della Regione Liguria, Claudio Montaldo.
    «In realtà non sappiamo con certezza quali funzioni sono destinate a trovare spazio nel padiglione 9 bis – racconta De Luca – Sicuramente i reparti di medicina, che attualmente sono ospitati nel vecchio padiglione 9, andranno a confluire nel nuovo 9 bis. Probabilmente anche neurologia e centro ictus. E poi si parla di nefrologia e dialisi».
    «L’assessore Montaldo ha annunciato con enfasi di aver recuperato oltre 100 posti letto – continua il rappresentante sindacale della Uil – Ma allo stesso tempo l’azienda sanitaria locale dovrà rivalutare i suoi piani alla luce della spending review del Governo Monti: in particolare proprio per quanto riguarda i tagli dei posti letto che dovranno passare da 4 ogni mille abitanti a 3,7. In pratica per la città di Genova parliamo di 800 posti in meno per acuti». Un’impresa difficile, considerando che appena due anni fa la Regione Liguria ha riorganizzato l’offerta sanitaria predisponendo già una pesante sforbiciata dei posti letto per pazienti acuti.
    Comunque resta un fatto positivo «L’aver trovato un’ubicazione moderna e funzionale per il reparto di medicina», sottolinea De Luca.

    Secondo le notizie che filtrano dall’Asl3, l’organizzazione del nuovo padiglione 9 bis seguirà le seguenti linee. Il piano 1 sarà destinato ai servizi interni, con la presenza di un magazzino per i materiali d’uso della dialisi, un locale tecnico per le apparecchiature di depurazione acque del reparto dialisi e lo spogliatoio del personale. Il secondo piano sarà interamente dedicato ad ospitare il reparto di degenza di Nefrologia ed il servizio di dialisi e metterà a disposizione 13 letti di degenza ordinaria di Nefrologia e 26 posti letto attrezzati dedicati al Servizio Dialisi.
    In ogni piano, inoltre, dovranno esserci tutti gli spazi di servizio previsti dalla normativa vigente per l’accreditamento della struttura: locali visita, locale lavoro infermieri, studio medici, studio Direttore struttura, magazzino pulito e magazzino sporco, area attesa, area soggiorno.
    Il terzo ed il quarto piano, invece, ospiteranno il reparto di degenza di Medicina Interna con 26 posti letto ciascuno, dedicati alla degenza ordinaria. Mentre al piano 5 saranno ubicati il reparto di degenza di Neurologia ed il Centro Ictus con la disponibilità di 17 posti letto per la degenza ordinaria e 8 posti letto per il Centro Ictus. Infine all’ultimo piano troverà posto il reparto di degenza di Pneumologia con 24 posti letto dedicati alla degenza ordinaria.

    Ma in definitiva, questa nuova struttura, servirà davvero a risolvere le criticità che affliggono l’ospedale di Sampierdarena?
    «Il principale problema del Villa Scassi è il Pronto soccorso sempre intasato – spiega De Luca – L’ostacolo è la logistica: ormai il Ps è troppo piccolo. Quando fu realizzato gli altri presidi territoriali funzionavano a pieno regime, pensiamo agli ospedali di Voltri, di Rivarolo, ecc. Allo stato attuale, avendo ridotto l’offerta sanitaria sul territorio, le dimensioni del nostro pronto soccorso sono ridotte rispetto alle esigenze a cui dobbiamo far fronte».
    «Ben vengano 100 posti letto in più ma purtroppo non saranno sufficienti a cambiare lo stato delle cose – conclude De Luca – Ad esempio, per i pazienti tenuti in osservazione breve, abbiamo a disposizione solo 10 posti letto. Quando tutti sono occupati siamo costretti a mettere i malati sulle barelle. Fortunatamente l’azienda ha preso una decisione importante ricavando altri 34 posti letto per la medicina d’urgenza. Oltre alla carenza di spazi non vanno dimenticati i disagi legati ai lunghi tempi d’attesa. Diretta conseguenza dei numerosi accessi al Ps del Villa Scassi. Forse troppi, sicuramente più del dovuto, per situazioni che in molti casi potrebbero essere risolte grazie ai presidi territoriali. Oggi, al contrario, assistiamo alla continua dismissione di servizi sanitari su tutto il territorio».

     

    Matteo Quadrone

  • Robert Randolph and the Family Band e Mediterrarte nel weekend del Porto Antico

    Robert Randolph and the Family Band e Mediterrarte nel weekend del Porto Antico

    Robert RandolphNel weekend il Porto Antico ospita due appuntamenti per gli amanti della buona musica e delle arti in generale.

    Si parte sabato 14 alle ore 21.30 con il concerto di Robert Randolph and the Family Band: musicista virtuoso della chitarra,  ha infiammato le scene musicali internazionali con la sua bravura. Nel concerto in programam all’Arena del Mare l’artista americano propone un viaggio nella storia della musica insieme family band, tra cui il virtuoso della chitarra Pedal Steel.

    Un concerto da vedere e vivere, in cui la danza è parte integrante della musica e il pubblico è coinvolto direttamente nello show con danze sul palco e coreografie.

    Domenica 15 invece c’è la terza edizione di Mediterrarte, il primo Festival di Arti Integrate in Italia con spettacoli inediti nati come ogni anno dal “laboratorio creativo” di Assoartisti Confesercenti Genova.

    In questa edizione la tematica comune a tutte le serate è l’immagine femminile analizzata nei suoi archetipi, cantata, recitata, danzata e sognata, con una particolare attenzione al tema del rispetto per la dignità della donna.

    Il primo spettacolo è alle ore 21 con E Donna fu! Le vibranti danze di Ailema e il suo Ensamble fra note e parole danno luce a le MilleunaDonna ! La donna che genera la vita, la donna che combatte, la donna senza paura, la donna che sogna, la donna sola, la donna in amore. L’Universo femminile fatto di gesti e sentimenti a tutte comuni e sempre diversi per uno spettacolo di colori, luci, voci e passioni.

    Alle ore 22 invece c’è “Madre Terra, suoni musica e danze”: un inno alla Madre Terra, ai suoi colori, ai suoi profumi, alle sue creature attraverso le sonorità arcaiche e moderne al tempo stesso delle culture di tradizione gitana e tribale. Un originale omaggio alla forza delle donne, dalla figura di una donna simbolo come Miriam Makeba al misterioso mondo delle donne gitane di ispirazione andalusa.
    Karabà, gruppo di musica Afro, la Compañia Flamenca La Primera con sue le danze flamenche insieme alla compagnia di danza tribale creano l’atmosfera di un mondo al femminile che ricrea l’origine metafisica di un rapporto tra corpi e suoni da cui tutto parte e a cui tutto torna.

    Costo biglietto 5 euro, gratis fino ai 16 anni (biglietto unico per i due spettacoli di ciascuna serata).
    Abbonamento 3 serate 12 euro.

     

     

  • Genova Mundi: un nuovo evento dell’estate alla Fiera del Mare

    Genova Mundi: un nuovo evento dell’estate alla Fiera del Mare

    Fiera di GenovaDal 20 luglio al 12 agosto 2012 la Fiera a Genova ospita la prima edizione di Genova Mundi, oltre tre settimane di spettacoli, danze, musica, ristorazione ed eventi dalle Americhe e Mediterraneo, un evento organizzato da SICREA srl con il patrocinio del Comune di Genova.

    Genova Mundi è divisa in aree tematiche divise per continenti o culture: Mediterraneo, Nordamerica, Sudamerica, Centroamerica. All’interno di queste aree si possono trovare gli espositori, gli eventi, i ristoranti.

    In programma spazi gastronomici che daranno la possibilità di gustare la cucina ligure, napoletana, toscana, egiziana, greca, statunitense, messicana, argentina. Un’area spettacoli sarà allestita con giochi giganti e gonfiabili per bambini e ospiterà spettacoli di danza, musica e appuntamenti letterari, dando la possibilità di assistere alle Olimpiadi di Londra attraverso un maxi schermo di 6 metri per 4. Sono previste anche diverse mostre artistiche, tra cui l’esposizione di 20 opere selezionate dal concorso di illustrazione EurHope, realizzato da SMACK! – Fiera del Fumetto di Genova.

    Gli spazi saranno aperti ogni giorno dalle 19 fino all’1.30.

    [foto di Diego Arbore]

  • San Bernardo: residenti e commercianti insieme, primo passo del cambiamento

    San Bernardo: residenti e commercianti insieme, primo passo del cambiamento

    Tanta gente di tutte le età, uomini, donne e molti bambini ieri pomeriggio hanno dato un tono di colore a Piazza San Bernardo, per la festa di quartiere promossa dal Quic, associazione spontanea di residenti e realtà sociali operanti nel centro storico.

    Un’iniziativa nata per celebrare la premiazione dei vincitori del gioco “Scegli il tuo commerciante preferito”, con gli abitanti più attivi impegnati, nelle settimane scorse, a consegnare in tutti i portoni della zona di San Bernardo, 400 schede per la votazione.

    «La festa di oggi è una scusa per stare insieme e condividere le nostre strade – spiega Carola, una delle prime aderenti al Quic – Nasce dal desiderio di trovare il modo per vivere meglio nel quartiere e ricostruire i legami sociali che sono andati perduti. Un tempo gli abitanti del centro storico si ritrovavano fuori dall’uscio di casa e trascorrevano le serate seduti all’aperto nei vicoli.  A maggior ragione, in un periodo così difficile, tornare a scambiarsi parole può essere un’occasione per mutare lo stato delle cose. Gli abitanti sanno bene quello che serve al quartiere. Chi vuole essere partecipe del cambiamento sarà ben accolto».

    «Si tratta di una semplice e piccola iniziativa ma con un grande valore simbolico – spiega Danilo De Luise, associazione San Marcellino – Non abbiamo avuto dissidi con i residenti, solo in pochi hanno manifestato timore che la festa potesse trasformarsi in un altro momento di “movida”. Questi processi di cambiamento funzionano come un motore diesel. Sono particolarmente lunghi. Occorre partire dalle persone che più hanno il desiderio di impegnarsi ed in una fase successiva provare a coinvolgere anche gli altri. D’altra parte il problema della scarsa partecipazione alla vita comunitaria si riscontra ovunque, in tutti i quartieri della città: oggi purtroppo il mondo del singolo individuo è assai limitato, spesso e volentieri finisce appena fuori dal portone di casa».

    «Comunque i segnali positivi ci sono – continua De Luise – ad esempio il nostro corso sulla mediazione è stato un successo. C’è la voglia di intraprendere nuovi percorsi di dialogo». 

    E l’obiettivo della festa di ieri era proprio questo: provare ad avvicinare abitanti e commercianti perchè solo attraverso la comprensione reciproca è possibile dare avvio al cambiamento. «Superata la diffidenza iniziale i negozianti sono stati ben felici di partecipare all’iniziativa», sottolinea De Luise.
    «Indubbiamente è una cosa positiva perchè avere un quartiere vivo migliora anche il nostro lavoro – spiega Paolo Barbieri, rappresentante di zona della Confesercenti Il dialogo tra le due componenti è fondamentale. Quando si parla è più facile superare le incomprensioni e remare tutti nella stessa direzione».

    Però non bisogna dimenticare che qualche problema di convivenza tra commercianti e residenti in passato c’è stato. «Ma il più delle volte è successo a causa di singole posizioni, isolate e troppo arroccate», ricorda Barbara, titolare della gelateria di via San Bernardo, premiata per la sua cordialità. Gli altri esercizi commerciali che hanno ricevuto l’apprezzamento dei cittadini sono stati il negozio di tatuaggi, in particolare per la sua originalità, il calzolaio considerato il più utile e poi un pezzo di storia della città, la famosa drogheria Torrielli. Infine, il premio assegnato ai negozi assenti, quelli di cui si sente fortemente la mancanza, ovvero edicola e salumeria.

    Presente anche l’assessore comunale a Legalità e Diritti, Elena Fiorini, una delle creatrici dell’associazione il Ce.Sto, attiva in prima linea, insieme a San Marcellino, al fianco del Quic «Sono un’antica abitante del centro storico e conosco bene questa realtà.  Le serrande aperte dei negozi sono un antidoto alla depressione giornaliera di una zona in parte recuperata ma che, almeno finora, vive quasi esclusivamente di notte. Questo è un vero peccato. Iniziative come queste sono lodevoli e fanno davvero sperare in un cambiamento».

     

    Matteo Quadrone

  • Referendum abrogazione indennità parlamentari: dove firmare

    Referendum abrogazione indennità parlamentari: dove firmare

    Una notizia passata sotto silenzio, ma che attraverso il passaparola del web sta venendo a conoscenza di un numero sempre maggiore di persone: presso i Comuni è possibile firmare per un referendum che abroga parzialmente la legge sulle indennità parlamentari, ovvero la 1261 del 1965.

    In particolare il referendum, se approvato, riguarderà l’abrogazione dell’articolo 2 della legge, che così recita: “Ai membri del Parlamento è corrisposta inoltre una diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma. Gli Uffici di Presidenza delle due Camere ne determinano l’ammontare sulla base di 15 giorni di presenza per ogni mese ed in misura non superiore all’indennità di missione giornaliera prevista per i magistrati con funzioni di Presidente di Sezione della Corte di Cassazione ed equiparate; possono altresì stabilire le modalità per le ritenute da effettuarsi per ogni assenza dalle sedute e delle Commissioni“.

    La raccolta firme si concluderà il 30 luglio 2012, perché il giorno seguente (31 luglio) scade il termine per la presentazione al Comitato promotore, che valuterà il raggiungimento del numero minimo di firme – che è 500.000 – e l’ammissibilità del quesito referendario da proporre.

    Dove firmare a Genova? A Palazzo Tursi, seguendo queste indicazioni: salire le prime due rampe di marmo, seguire le indicazioni per Palazzo Albini, lasciare un documento all’ingresso, salire con l’ascensore al sesto piano e firmare nella sala 616. Sarà necessario avere con sé un secondo documento perché la firma sia autorizzata. È possibile anche firmare nelle sedi dei singoli Municipi. Possono firmare anche i non residenti.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Prima Luce, Sala Dogana: alla scoperta degli artisti selezionati

    Prima Luce, Sala Dogana: alla scoperta degli artisti selezionati

    Undici sono i lavori premiati nell’ambito della rassegna Prima Luce e presentati presso gli spazi di Sala Dogana durante l’inaugurazione di ieri; undici invece che quindici, quanti dovevano originariamente essere i vincitori scelti tra i numerosi artisti partecipanti, perché «è stato applicato come criterio imprescindibile per la scelta la qualità delle proposte, e inoltre sono stati privilegiati quei lavori che presentassero una caratteristica di progettualità» dice l’organizzatrice del concorso Angela Ferrari; «lo scopo di questa iniziativa è dare risalto e possibilità di esporre a giovani artisti che da soli incontrerebbero maggiori difficoltà ad emergere».

    «È stata davvero una scelta difficile – così Elisabetta Papone, direttrice del Centro di Documentazione per la Storia, l’Arte e l’Immagine, docente di Storia della Fotografia presso l’Università di Genova e facente parte della commissione che ha decretato i vincitori (insieme a lei Paola Valenti, ricercatrice della stessa Università, e Federica De Angeli, fotografa) –  principalmente per due motivi: l’estrema libertà concessa ai concorrenti (il tema era libero) che ha reso complicato il giudizio perché lo si è dovuto dare su opere completamente differenti sia a livello concettuale sia a livello tecnico; e il fatto di dover giudicare avendo a disposizione il concept, il bozzetto, ma non l’opera allestita nella sua veste finita. Abbiamo premiato l’immediatezza espressiva, l’efficacia emotiva delle opere».

    Sette artisti selezionati per la sezione Foto, tre per la sezione Audiovisivi, una artista per la sezione Installazioni. Di seguito, le loro opere nelle parole scambiate con chi, tra loro, era presente all’inaugurazione.

    Christian Devincenzi presenta un’elaborazione digitale (still da video su fotografia analogica) cui dà il titolo di un’isola del nord dell’Inghilterra, Lindisfarne: «È un’isola che non ho mai visitato ma la cui storia mi ha colpito molto. È un’isola tidale, cioè raggiungibile solo in certi momenti della giornata a seconda della marea, e rappresenta quello che è per me un contrasto interiore, che consiste nel non riuscire a vivere con tanta tranquillità una modernità che si scontra con il mio vissuto: l’essere nato in un paesino di poche anime votato all’agricoltura, e l’essermi poi trasferito a vivere in città, cosa che rende difficile il ritorno a casa…sento questa cosa andare e venire come l’onda di una marea, non ho ben chiaro quale sarà la mia dimensione». Le immagini che compongono il collage sono foto fatte in Danimarca e frame tratti da video presi dal web, e rappresentano il contrasto protagonista dell’opera e caratterizzante anche la storia dell’isola, i cui monaci fuggirono cacciati dai Vichinghi per tornare solo duecento anni dopo: «È un po’ quello che prevedo per me, vivere la modernità difficile cui ci stiamo abituando e lentamente poi tornare alla modernità come la vorrei vivere io, fatta di una dimensione molto più familiare e rurale».

    Federica Tana presenta Stesi e Sospesi, sequenza di fotografie digitali in cui, appesi a un filo per stendere, appaiono gli oggetti più insoliti ordinatamente sistemate in brevi file colorate: «È iniziato tutto quando ho guardato fuori dal terrazzo di casa e i panni stesi, con i loro colori, facevano molto contrasto col cielo nuvoloso. Sono molto attratta dai dettagli, dalle cose colorate e da ciò che sfugge alla gente, perciò li ho subito fotografati. Poi ho pensato che le file di mollette sembravano uccellini col becco aperto rivolto al cielo, e ho continuato a scattare sul tema degli oggetti stesi, però sono oggetti strani: scarpe, asparagi….mi piace anche inventare quello che fotografo. Ho sistemato io gli oggetti per le foto, tranne nella prima, che è quella che mi ha dato il via e ha ispirato la serie».

    Emmanuele Panzarini porta in mostra Blue Sky Project, una serie fotografica realizzata tutta tramite smartphone, che ben si presta per approfondire il tema della diatriba, in atto ormai da alcuni anni, sul valore fotografico di immagini realizzate col cellulare o con fotocamere che – impostate in automatico – riducono il lavoro dell’autore al semplice clic e permettono buoni scatti anche al più inesperto amatore: «Ovviamente con l’avanzata delle nuove tecnologie la possibilità che le persone hanno di avvicinarsi alla fotografia è maggiore, e se da un lato questo crea più concorrenza, dall’altro giustamente si può dire che tutti si credono fotografi perché hanno la reflex digitale. Io la vedo diversamente: come fotografo e come artista mi interessa provare a utilizzare tutte le tecnologie che mi permettono di eliminare fisicamente la macchina fotografica, come l’Ipad o lo smartphone. Mi pongo una sfida, limitando moltissimo le possibilità esecutive perché non posso cambiare obiettivo e impostazioni come nella normale macchina, ma d’altro canto questo approccio mi fa avvicinare alle cose, agli oggetti, guardandoli in maniera diversa per poterli fotografare ugualmente anche senza fotocamera; inoltre se tutti possono più facilmente fotografare, spiccare è più difficile e bisogna avere davvero una buona idea. Non basta che lo scatto sia bello, deve emozionare, e questo aspetto oggi è fondamentale, molto più che in passato».

    Laura Baldo è presente con Voci del Quotidiano, un’installazione fatta di un parallelepipedo sui cui lati sono applicate quattro fotografie coloratissime in cui, immortalati sui vetri di negozi, si confondono riflessi della città: arredi urbani, fiori, autobus, tavolini, e persone, una moltitudine in perenne movimento. «Sono riflessi veri, solamente contrastati in postproduzione per accentuarne i colori e rendere più visibili l’interno e l’esterno, che rappresentano il duplice aspetto di una quotidianità in cui si incontrano spesso le stesse persone nei tragitti di ogni giorno senza però mai parlare con loro, quindi queste persone sono a un tempo sconosciute e conosciute».

    Antonio Buttitta espone J. Prévert – Per te Amore Mio/Pour Toi Mon Amour, installazione audiovisiva in cui alla voce di un attore che recita la celebre poesia di Prévert si accompagna una sequenza di immagini in un bianco e nero leggermente sporcato, a conferir loro un sapore antico: «Ho scelto Prévert perché è un poeta che mi piace molto, l’ho conosciuto da piccolo in uno tra i libri che erano in casa, e perché secondo me si presta ad essere “fotografato”, nel senso che i versi di questa poesia sono facilmente traducibili in immagini: quindi ho cominciato una ricerca, e ho elaborato l’opera con Federico Giani, voce narrante e attore diplomato allo Stabile di Genova, che mi ha suggerito attenzione per la componente “metallica” della poesia, che quindi ritorna in tutte le immagini attraverso la statua, gli anelli, la catena, le gabbie. Infine Prévert è molto conosciuto e amato da tanti, perciò mi sembrava che potesse essere di facile comprensione: lui cerca l’amore, facendoci capire che non si può contrattarlo, negoziarlo, comprarlo. L’amore avviene e basta».

    Giulia Flavia Baczynski presenta Limes/Limen, un lavoro sul concetto di limite come frontiera ma anche come soglia, e una riflessione sulla periferia-ghetto, separata dal resto della città proprio da una linea di confine: «Ho scelto la ferrovia della mia città, Mantova, per esprimere questo concetto di limite, perché Mantova già di per sé ha tanti limiti: nella parte superiore c’è l’acqua, che separa parte della città dal resto che sta oltre i laghi, e nella parte inferiore c’è la ferrovia, che se da un lato crea il collegamento est-ovest, dall’altro traccia una separazione netta nord-sud e il quartiere che sta sotto la ferrovia è completamente staccato dal resto della città, pur facendone parte, e ha dinamiche interne tutte sue: c’è la classica corte di campagna della pianura padana accanto all’edificio da dieci piani in costruzione, presenta problemi di tipo sociale essendo un quartiere da sempre malfamato proprio per il fatto di essere al di là della ferrovia, usato per mandarci tutte le persone che erano state sfrattate dalle loro case; mandandole oltre quel limite le si allontanava dalla vista e dal vissuto cittadino. Adesso si è un po’ ripreso ma resta un quartiere sul limite, con tanti immigrati e nessun locale o negozio, nemmeno uno. L’unica realtà viva è un circolo Arci». Tale fisionomia è facilmente applicabile ad almeno un quartiere in ogni città, cosa che rende quindi universale il racconto di Giulia: «Guardando le foto può sembrare una qualsiasi periferia di una qualsiasi città».

    Nuvola Ravera, con l’installazione audiovisiva Erbario Familiare, mette su schermo una profonda riflessione su spunti offerti dalla sua stessa vita: partendo dal suo vissuto, ragiona sui concetti di famiglia e di casa, sul fatto che tradizionalmente le due cose coincidano e come siano invece cambiate – nella società attuale – nella forma e nella sostanza, e cerca di spostarsi dall’esperienza soggettiva a quella collettiva: “L’anatomia della famiglia nella società attuale viene messa continuamente in discussione. […] In uno scenario di reiterato riposizionamento in risposta a condizioni ambientali date nascono nuove forme di occupazione dell’esistenza e dello spazio” così recita il testo che accompagna l’opera, medium fondamentale per comprenderne il significato, che l’artista vuole sia chiaro per il fruitore, al quale racconta, tramite le parole scritte, la storia della sua infanzia nomade, e come “ogni persona incontrata durante la mia crescita ha assunto la posizione di un nuovo familiare, ogni luogo è stato casa e nessuno al tempo stesso lo è stato davvero. […] Una tale posizione […] mi ha portato a interrogarmi parecchio sulla portata che hanno le scelte relazionali e abitative di una famiglia”. Dice: «Il titolo rimanda a questo archivio che mia nonna aveva quand’ero piccola, in cui collezionava erbe, piante e fiori che trovava nei campi; la connessione con l’opera è l’intento di ricostruire questa sorta di tassonomia, una presentazione di diverse “specie” che sono la mia famiglia. Questo è un progetto molto ampio che va avanti da anni ed è fatto di materiale fotografico, testi e oggetti. In questa occasione ho voluto unire il materiale fotografico in una specie di nostalgico slideshow di vecchie diapositive, che rappresentano il ricordo».

    Claudia Baghino

  • Piante succulente: la famiglia delle agavacae

    Piante succulente: la famiglia delle agavacae

    Dopo l’introduzione generale alle succulente, nelle prossime tre settimane ci dedicheremo ad alcune tipologie di queste particolari piante. Cercheremo di sottolinearne le principali caratteristiche botaniche, prediligendo quelle più diffuse, le più spettacolari da un punto di vista estetico e le meno note al grande pubblico.

    Nello specifico, oggi parleremo dalla famiglia delle agavacae, soffermandoci in particolare sul genere delle agavi. Queste ultime sono piante molto diffuse in Italia ed anche in Liguria. Non presentano esigenze colturali particolari, danno ottimi risultati e raggiungono, nel tempo, dimensioni piuttosto ragguardevoli (anche più di un metro di diametro del cespo).

    Da un punto di vista estetico, si presentano come un insieme di foglie lanceolate, dure, molto fibrose e generalmente dotate di una spina all’apice.

    Le agavi sono originarie dell’America meridionale, molte vengono dal Messico. Tale provenienza ha evidentemente permesso la loro facile adattabilità al clima mediterraneo. In Europa, in origine erano quindi presenti solo nei giardini privati ma, successivamente, la loro grande versatilità ne ha consentito la naturalizzazione e la colonizzazione di gran parte delle regioni affacciate sul Mare Mediterraneo.

    Al di là delle varietà più diffuse e note, di solito a foglia grigio-verde (Agave Americana), ricordiamo l’Agave Victoriae Reginae. Tale pianta è particolate in quanto non raggiunge grandi dimensioni e presenta delle foglie bianco-verdi screziate, caratteristica questa non molto diffusa nell’ambito delle succulente. Tale agave veniva originariamente impiegata, non per motivi estetici, bensì per la produzione di cibo, fibre vegetali e persino liquori.

    Una delle principali peculiarità delle agavacee consiste nel produrre, nel corso del proprio ciclo vitale (di media di 25-30 anni), una sola infiorescenza: un lungo scapo floreale (persino di 6-8 metri) da cui dipartono ramificazioni recanti un enorme numero di piccoli fiori (circa 20.000) di colore giallognolo ed intensamente profumati. Essa consiste in un vero e proprio ramo fiorifero di grandi dimensioni che si staglia, ben evidente, nel paesaggio circostante. Dato lo sforzo e l’impiego di sostanze nutritive necessario a produrre una simile fioritura, la pianta madre generalmente muore a seguito di tale ultimo atto estremo. Spesso però accade che gli stoloni, prodottisi nel tempo alla base della pianta, diano vita ad altre piccole agavi, identiche alla genitrice.

    Dal punto di vista dell’utilizzo pratico delle agavacee, ci limitiamo a fornire tre esempi di suo possibile impiego.

    Le agavi (quella americana ma anche altre varietà) possono, ad esempio, essere fatte crescere, in esemplare singolo in vaso, in contenitori lineari per inserirsi in un contesto moderno. Ben si adattano peraltro anche a contenitori in cotto, adeguandosi così a realtà più classiche. In entrambi gli impieghi, alla base potranno essere collocate altre varietà di succulente a sviluppo strisciante e dalle fioriture vivaci. L’impatto estetico ottenuto sarà comunque sempre di tipo rigoroso, scultoreo e notevole, specie quando più vasi, identici tra loro, si ripeteranno nella loro collocazione spaziale o verranno posizionati ai lati di un cancello o di una porta di accesso.

    Le agavi possono poi anche essere impiegate nelle fasce di terreno dei giardini, sul limitare esterno delle stesse o collocate a ridosso dei muri. In questo caso si suggerisce il loro abbinamento con la Bougainvillea Spectabilis del colore tradizionale viola-rosa, da fare crescere lungo i muri in pietra. Il colore verde-grigio dell’Agave Americana contrasta infatti perfettamente con il brillante sfondo vermiglio e richiama i colori delle strutture in muratura e dei muretti in pietra. Per completare l’insieme, peraltro di semplicissima manutenzione ma di notevole impatto estetico e di grande soddisfazione anche per il neo giardiniere, si potrà suggerire l’inserimento di altre varietà tipicamente mediterranee, di cui abbiamo già parlato in altro nostro precedente articolo.

    Da ultimo, suggeriamo di utilizzare le agavi, in gruppi preferibilmente dispari di tre, cinque o sette esemplari, disposti sfalsati in diagonale e lungo la linea di bordo delle fasce dei giardini mediterranei. Il risultato che si consegue è molto scenografico e quasi nessuna manutenzione sarà poi necessaria.

    L’effetto risulterà infine massimo se, come spesso accade, lo sfondo su cui si stagliano le lineari foglie grigio-azzurre delle agavi sarà il variegato e mutevole, a seconda delle stagioni e del differente impatto della luce del sole, blu-grigio del Mare Mediterraneo.

     

     

     

     

     

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Sampierdarena, nodo ferroviario: il Municipio al fianco dei cittadini

    Sampierdarena, nodo ferroviario: il Municipio al fianco dei cittadini

    Condivisione d’intenti tra Municipio Centro-Ovest e residenti, con la richiesta rivolta a sindaco ed assessori competenti di impegnarsi in prima persona affinché siano puntualmente verificati tempi e modalità operative dei cantieri previsti per la realizzazione del nodo ferroviario.

    Questa la decisione assunta ieri dalla giunta municipale che ricorda come, già nei mesi scorsi, sia stato avviato un confronto con gli abitanti. Il nodo ferroviario è un’opera fondamentale per rendere più efficiente la mobilità ma, allo stesso tempo, richiede la necessaria attenzione delle istituzioni per non creare eccessivi disagi nei quartieri coinvolti dai lavori.

    «Il passante ferroviario di via Porro/via Fillak e la stazione di Sampierdarena sono oggetto di importanti opere di adeguamento e ristrutturazione che necessitano di valutazioni attente ed informazioni sui tempi, il posizionamento dei cantieri ed il transito dei mezzi pesanti», scrive il Municipio guidato dal presidente Franco Marenco. Per questo «La giunta decide di condividere e sostenere le istanze dei comitati cittadini di via Porro e del Campasso, impegnando Sindaco e assessori competenti a ad attivarsi al fine di verificare quanto richiesto».

    I comitati, sul finire del marzo scorso, in una lettera indirizzata al Municipio Centro-Ovest, sottolineavano le crescenti preoccupazioni dei residenti – in particolare di via Porro, via Fillak, via Campi e zona Campassoin merito all’impatto che i cantieri avranno sulla vivibilità dei quartieri.

    «Il Comune tramite il Municipio deve richiedere a R.F.I. (la società del gruppo Fs che sta realizzando gli interventi) adeguate compensazioni territoriali e maggiori informazioni – scrivono i comitati – vogliamo sapere posizione, tempi di attuazione, operatività e durata dei cantieri in zona piazza d’Armi e Campasso; interferenza dei cantieri sulla viabilità; tipologia, caratteristiche, distanze dalle abitazioni delle barriere antirumore nelle zone di via Porro, piazza Palmetta, via Miani e via Orgiero».

    Inoltre i cittadini chiedono precise compensazioni, per la zona Porro, Fillak, Campi «Disponibilità per il quartiere, a scopi sociali, della palestra del Dopolavoro ferroviario di via Porro; riqualificazione del ramblè ex raccordo Feltrinelli prevedendo aree con verde, giochi e panchine, attraverso una progettazione partecipata con gli abitanti del quartiere; sistemazione del sottopasso Fs di via Campi con percorso pedonale indipendente dal passaggio veicolare per superare l’attuale criticità e garantire l’incolumità dei passanti».

    Mentre per quanto riguarda la zona Campasso, i comitati sollecitano «Una fermata dei treni viaggiatori a Campasso; la possibilità di utilizzare una parte degli enormi spazi presenti nel parco ferroviario da adibire a strada di collegamento con la fermata metropolitana e per la realizzazione di parcheggi; riqualificazione area ex mercato ovo-avicolo per posti auto destinati ai residenti».

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Diego Arbore]

  • Consiglio Comunale, un primo bilancio dei lavori dopo un mese di attività

    Consiglio Comunale, un primo bilancio dei lavori dopo un mese di attività

    Questa settimana la consueta seduta del Consiglio Comunale non è stata convocata per dedicare più spazio ai lavori delle Commissioni Consiliari. In particolare sono state convocate la Commissione Sviluppo, che ha affrontato il problema dei lavoratori dell’AMIU Bonifiche, e la Commissione Bilancio, che ha stabilito di destinare ai minori a rischio le risorse recuperate dal taglio ai premi dei dirigenti.

    Questa pausa, che giunge poco prima dell’interruzione estiva, rappresenta una buona occasione per effettuare un rapido bilancio del primo mese di attività del Consiglio. È stato un mese molto intenso, in cui la nuova amministrazione ha dovuto sciogliere dei nodi importanti, tra i quali l’approvazione del bilancio preventivo per il 2012 e l’aumento dell’IMU. Si è trattato di compiti particolarmente complessi e gravosi, specie per un Consiglio ancora alla ricerca di un difficile equlibrio tra forze politiche assai diverse e una Giunta in fase di rodaggio.

    L’esito del voto di maggio ha modificato profondamente la composizione della Sala Rossa. Da un lato si è ridotto il peso dei partiti “tradizionali” (Pd, Pdl, Udc, Lega, Idv e Sel), che occupano adesso solo il 60% dei seggi del Consiglio (nella legislatura precedente erano pari al 92%), dall’altro vi è stato un successo inatteso del Movimento 5 Stelle e delle liste civiche (Lista Doria e Lista Musso) che hanno assunto così un ruolo chiave nel processo decisionale. La divisione quasi bipolare tra centro-destra e centro-sinistra ha lasciato il posto ad un’assemblea molto più variegata, in cui si è anche ridotta la presenza di politici di professione. Lo stesso vale per la Giunta comunale composta in gran parte da tecnici alla loro prima esperienza come assessori.

    Inoltre l’ingresso in Consiglio del Movimento 5 Stelle e della Lista Doria ha portato con se una forte spinta al cambiamento benché declinato in modi differenti. Il movimento di Beppe Grillo si definisce esplicitamente antipartitocratico e a favore della partecipazione diretta dei cittadini, mentre la Lista Doria, che si ispira al modello inaugurato a Milano da Giuliano Pisapia, pur non rinnegando la centralità dei partiti, è animata dalla volontà di rinnovare profondamente la politica attuale.

    Questo mix di rinnovamento e di voglia di lasciarsi alle spalle le logiche tradizionali della politica ha rappresentato una delle principali novità della nuova amministrazione comunale, ma non sempre ha prodotto effetti positivi. Il M5S ha spesso manifestato la propria contrarietà alle decisioni del Consiglio, ad esempio non approvando la composizione delle commissioni, perché non riducevano sufficientemente il numero di gettoni di presenza, o abbandonando l’aula dopo la furibonda lite scoppiata per l’approvazione del taglio ai premi dei dirigenti comunali. È stato evidente in questi gesti il tentativo di prendere le distanze da certe pratiche spartitorie e certi atteggiamenti poco collaborativi dei partiti. Tuttavia, questa volontà di distinguersi ha portato il Movimento a prendere decisioni talvolta meno condivisibili, ad esempio l’astensione dal voto in occasione dell’approvazione del documento elaborato dal Pd – e sottoscritto da tutti i capigruppo – contro la dismissione di Ansaldo ed Elsag. Una posizione motivata dal desiderio di esprimere con maggiore forza la contrarietà agli investimenti militari di Finmeccanica, ma che rischia di non essere capita dai cittadini.

    Nuova, soprattutto nei volti, è anche la Lista Doria, che ha portato in Consiglio tre giovani donne e membri della società civile. Ma forse proprio questa “inesperienza” ha contribuito a generare qualche tensione di troppo, ad esempio nel caso dell’ormai famosa firma della mozione contro i lavori del terzo valico, in aperto contrasto con il programma elettorale e la stessa volontà del sindaco.

    Vittima di qualche incidente di percorso è stata anche la maggioranza, che in occasione del voto sugli emendamenti al bilancio si è mossa in modo poco compatto, permettendo ad alcuni suoi esponenti di schierarsi contro i pareri espressi dalla propria Giunta. E persino quest’ultima ha commesso alcuni errori, ad esempio permettendo che si votasse e approvasse l’emendamento sui premi a dirigenti, nonostante il parere contrario dei revisori contabili. Inoltre la Giunta e la Presidenza sono state oggetto di forti critiche per aver consentito ai lavoratori dell’AMIU Bonifiche di bloccare il Consiglio Comunale per diverse ore durante la seduta del 3 luglio. Nonostante il sindaco si sia difeso sottolineando che il dialogo è lo strumento più adatto per contenere una situazione già esasperata, dai seggi è pervenuto in maniera trasversale un certo disappunto per aver di fatto legittimato un comportamento scorretto. L’occupazione dell’aula consiliare non può essere l’unico sistema per far giungere la propria voce ai politici.

    Questo breve bilancio dei lavori del primo mese del Consiglio Comunale non può che essere interlocutorio, anche per il brevissimo periodo preso in considerazione. Vi sono luci e ombre, ma l’impressione generale è che vi sia la volontà di dare una reale svolta alla politica locale nonostante la difficoltà di superare alcune resistenze. Purtroppo, come spesso abbiamo sottolineato, sono pochi i problemi che possono essere risolti direttamente dalle istituzioni comunali, sulle quali pesano infatti dei vincoli regionali e statali e un contesto di crisi economica internazionale. In mezzo a questo mare in tempesta si deve muovere la nuova amministrazione con difficoltà ben comprensibili. Per questo da settembre in avanti sarà assolutamente necessaria la collaborazione di tutti per garantire il corretto funzionamento della macchina comunale, nella speranza che vengano sempre anteposti gli interessi dei cittadini a quelli dei singoli partiti.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Sagra dei pansoti: questo weekend a Fontanegli, il prossimo a Bogliasco

    Sagra dei pansoti: questo weekend a Fontanegli, il prossimo a Bogliasco

     

    pansotiPer gli amanti della tipica pasta genovese condita con la salsa di noci nel mese di luglio sono in programma due appuntamenti imperdibili: il primo è fissato per sabato 14 luglio a Fontanegli, che dopo la sagra dei ravioli della scorsa settimana propone un altro appuntamento imperdibile organizzato dall’ Unione sportiva Fontanegli ’74.

    La pasta è fatta in casa delle donne di Fontanegli secondo l’antica ricetta, con il tipico ripieno detto “preboggion”  composto da varie erbe la bietola, la borragine, la pimpinella, il dente di cane, il raperonzolo, l’ortica, e la cicerbita. Il tutto condito con il tris: salsa di noci, pesto alla genovese di basilico di Pra’ e crema ai carciofi.

    Come secondo piatto viene proposta la grigliata mista di carne con patatine fritte e per dolce la torta al limone.

    Menu’ a prezzo fisso di 15 euro bevande escluse.

    Venerdì 20, sabato 21 e domenica 22 luglio  presso il Piazzale delle Scuole a partire dalle 19 c’è a Bogliasco l’undicesima edizione della sagra dei pansoti: un evento che ogni anno riscuote un grande successo e nel quale si possono gustare anche quattro diversi vini D.O.C. e da altre specialità culinarie.

     

  • La buona terra: agricoltura sostenibile ai Giardini Luzzati

    La buona terra: agricoltura sostenibile ai Giardini Luzzati

    Giardini LuzzatiIncuriositi dal proliferare dei prodotti biologici e delle nuove forme di coltivazione, dagli orti sul terrazzo al recupero condiviso di appezzamenti di terreno?

    Lunedì 23 luglio non potete dunque perdere la serata ai Giardini Luzzati a cura della sezione locale di Aiab, l’associazione di categoria di chi opera nella coltivazione biologica. Si parte alle 19.30 con un aperitivo biologico e vegetariano (6 euro per piatto misto con vino o bevanda, 3 euro per l’assaggio di dolci).

    A seguire la proiezione del documentario La buona terra, sulle esperienze di agricoltura sociale in Italia, a cura del Segretariato Sociale Rai in collaborazione con l’Università della Tuscia. L’ingresso alla proiezione è gratuito.

    Marta Traverso

  • Quarto, ex ospedale psichiatrico: pazienti disabili trasferiti, il no dei familiari

    Quarto, ex ospedale psichiatrico: pazienti disabili trasferiti, il no dei familiari

    Manicomio di QuartoTrenta persone, disabili psico-fisici ospitati in un reparto speciale dell’Asl 3 all’interno dell’area dell’ex manicomio di Quarto, a breve saranno costretti ad andarsene. Dopo gli 80 pazienti psichiatrici, dunque, suddivisi in 4 lotti ed inseriti nel bando di gara d’appalto bandita dall’Asl 3 per destinarli in strutture in grado di accoglierli al prezzo più basso possibile – gara su cui pende un ricorso al Tar presentato da Fenascop (federazione che rappresenta le imprese delle comunità terapeutiche), mentre le famiglie dei pazienti si sono rivolte ai difensori civici di Comune e Regione  – questa è la volta dei diversamente abili.

    Un’ulteriore ed inevitabile conseguenza dell‘operazione di “cartolarizzazione” degli immobili dell’ex manicomio di Quarto, messa in atto negli ultimi anni dall’azienda sanitaria locale su impulso della Regione Liguria, allo scopo di fare cassa grazie alla vendita del patrimonio immobiliare.

    E la polemica non si fa attendere perchè, secondo le intenzioni dell’Asl 3, i trenta pazienti saranno trasferiti nell’ormai ex ospedale di Recco. La struttura del Sant’Antonio però, come sottolineano i familiari dei malati, è troppo lontana dalla città e nelle vicinanze non è presente alcun punto di Pronto soccorso. Al loro fianco si schiera la Consulta per l’handicap che contesta a gran voce una scelta ritenuta svantaggiosa per diversi motivi. Innanzitutto la difficoltà di spostamento perchè raggiungere Recco è tutt’altro che facile per chi abita a Genova, anche con un mezzo privato, per non parlare del trasporto pubblico. E ancora il problema degli spazi, considerando che a Quarto sono disponibili ampi giardini, mentre al Sant’Antonio solo un piccolo cortile. Infine l’aspetto forse più importante, ovvero l’assenza di un Pronto soccorso di riferimento per fronteggiare eventuali emergenze, i più vicini, infatti, sono quelli di Lavagna e del San Martino di Genova.

    «Nelle pieghe del piano di cartolarizzazione è previsto che alcuni lotti non vengano venduti – spiega la Consulta per l’handicap – Allora noi ci chiediamo: non si può mantenere questo servizio, che finora ha funzionato bene, all’interno dell’area di Quarto, proprio per la sua specificità?».

    «I nostri cari sono seguiti da persone eccezionali che non vogliono perdere – aggiungono i familiari – Crediamo che un servizio delicato come questo debba essere trattato con la necessaria attenzione».

    Invece, a quanto par di capire, anche questa volta la decisione è stata presa senza alcuna concertazione con gli interessati. Ma il trasferimento a Recco dei trenta pazienti non è comunque una scelta obbligatoria: pazienti e famiglie potranno decidere se spostarsi verso la riviera oppure optare per una struttura privata convenzionata con l’Asl 3 che permetterebbe la continuità assistenziale, senza spese a carico dei cittadini. Tuttavia per familiari e pazienti la soluzione migliore sarebbe rimanere dove sono oggi, scongiurando l’ipotesi di dividere persone che ormai da molti anni condividono i medesimi spazi e percorsi comuni.

    L’azienda sanitaria locale difende con fermezza la sua posizione, sostenendo di aver preso le adeguate precauzioni «Presso l’ex ospedale Sant’Antonio verranno trasferiti tutti gli operatori e verrà garantito lo stesso livello di servizio – sottolinea l’Asl 3 – Data la delicatezza della questione abbiamo evitato di esternalizzare il servizio, come invece è avvenuto in altri casi, mantenendolo in mano pubblica in una struttura idonea, con tutti i suoi servizi. La distanza dal pronto soccorso è colmata dalla presenza del primo intervento in loco, cosa che non accade a Quarto e dalla presenza della guardia medica».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Laboratorio di lettura creativa al Banano Tsunami

    Laboratorio di lettura creativa al Banano Tsunami

    Se è vero che la lettura è il punto di partenza per chi vuole intraprendere un percorso nella scrittura – a livello sia amatoriale, sia professionale – è necessario saper leggere bene. Saper comprendere, cioè, quando e perché un testo funziona, e quando e perché un testo non funziona. E più ampia è la varietà di tipologie testuali di cui si comprende il buono o il cattivo funzionamento, più saremo pronti a scrivere bene.

    Dal 12 luglio al 2 agosto Claudio Bagnasco – docente di scrittura creativa e redattore della rivista Atelier – terrà quattro incontri (uno per ogni giovedì, dalle 18.30 alle 20) presso il Banano Tsunami del Porto Antico, ciascuno orientato su una specifica tipologia testuale: sia il docente sia ogni partecipante porterà un testo rappresentativo del tema oggetto della giornata, che verrà letto e discusso insieme.

    Questo il programma.
    Giovedì 12 luglio: Analisi di un articolo di giornale. Il testo funziona? Se sì, perché sì? Se no, perché no?
    Giovedì 19 luglio: Analisi di un brano narrativo. Il testo funziona? Se sì, perché sì? Se no, perché no?
    Giovedì 26 luglio: Analisi di un testo di canzone. Il testo funziona? Se sì, perché sì? Se no, perché no?
    Giovedì 2 agosto: Analisi di un testo pubblicitario. Il testo funziona? Se sì, perché sì? Se no, perché no?

    Il costo è 55 euro per l’intero laboratorio, 20 euro per ogni singolo incontro. Per informazioni e iscrizioni, claudiobagnasco@gmail.com.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Libreria Falso Demetrio: gruppo di lettura dell’Orlando Furioso

    Libreria Falso Demetrio: gruppo di lettura dell’Orlando Furioso

    libreria falso demetrio genovaGiovedì 12 luglio alle 19 un nuovo appuntamento alla Libreria Falso Demetrio di via San Bernardo, che apre il progetto di una lettura integrale dell’opera di Ludovico Ariosto, prevista per la prossima stagione invernale.

    Per la serata sono stati selezionati tre canti particolarmente significativi dell’Orlando Furioso (con l’ausilio delle ottave scelte da Calvino nel suo racconto dell’opera): Bradamante e l’ippogrifo; Il castello incantato; La pazzia di Orlando.

    Leggono Francesca Picci e Michele Stimamiglio.

    Con la collaborazione di Arbanella, Associazione Culturale Artistica.

  • L’inglese come lingua globale, diamo i numeri

    L’inglese come lingua globale, diamo i numeri

    L’inglese è la lingua franca globale, ma questo non significa che tutti gli abitanti del pianeta lo sappiano parlare. Non è necessario andare lontano per rendersene conto: nelle nostre famiglie, per esempio, i meno giovani non sono normalmente in grado di parlare inglese perché a scuola hanno studiato altre lingue. Se ne accorgono subito anche i tanti visitatori che vengono in Italia per constatare, loro malgrado, che un gran numero di operatori in campo turistico non sanno andare oltre a “What’s your name?”

    A tale proposito, apro una parentesi con una considerazione personale. Credo che gli investimenti nella formazione linguistica – e non solo – degli italiani dovrebbero diventare una priorità in ambito pubblico e privato. La nostra classe dirigente, fatta non solo di politici, ma anche di imprenditori e manager, parla sovente della necessità di riguadagnare competitività, ma come si possono presentare le qualità dei nostri prodotti o del nostro paesaggio sul mercato internazionale se non si è in grado nemmeno di scrivere un’email in inglese? Sarebbe bene partire da queste problematiche concrete, invece che dalle discussioni sui massimi sistemi, e agire di conseguenza. Chiusa parentesi.

    Su una popolazione mondiale di sette miliardi di persone, possiamo stimare un numero di circa due miliardi di English speakers. La cifra è destinata a crescere, visto che ogni anno milioni di nuovi studenti si avvicinano all’inglese.

    Questi due miliardi di parlanti non costituiscono una massa omogenea: normalmente gli studiosi li dividono in tre macro-categorie a secondo del paese di provenienza.

    Da un lato, abbiamo territori dove l’inglese è la lingua madre, English as a Native Language (ENL) , come per esempio l’Inghilterra, gli Stati Uniti o l’Australia. Curiosamente, né in Inghilterra né negli USA il ruolo dell’inglese è stabilito de jure, probabilmente perché è stato sempre dato per scontato. Tuttavia, si registrano forti spinte verso un’istituzionalizzazione del ruolo dell’inglese specialmente negli Stati Uniti, dove la presenza di altre lingue – spagnolo in testa – è in costante aumento.

    Dall’altro lato, troviamo territori in cui l’inglese, seppur non parlato dalla totalità della popolazione, è la seconda lingua, English as a Second Language (ESL), o comunque ha un ruolo ufficiale e viene usato in contesti specifici quali quello accademico o amministrativo: è il caso di grandi paesi come l’India, la Nigeria o il Pakistan.

    Infine, abbiamo paesi dove l’inglese è una lingua straniera, English as a Foreign Language (EFL). Questo blocco può essere a sua volta suddiviso in due sottogruppi: nel primo inseriamo la Svezia, l’Olanda, la Danimarca e altri paesi in cui l’inglese è quasi una seconda lingua, sebbene non abbia un ruolo ufficiale. Esempi del secondo sottogruppo sono invece l’Italia, la Russia, il Giappone e la Cina: in questo caso, l’importanza dell’inglese è percepita per il suo ruolo di lingua internazionale e per le opportunità di carriera che può offrire.

    Ovviamente, se il grado di conoscenza della lingua e di scorrevolezza – in inglese fluency – è generalmente alto e uniforme tra gli speakers del gruppo ENL, il quadro diventa più eterogeneo nei paesi ESL e EFL, dove si passa da parlanti che padroneggiano l’inglese allo stesso livello dei madrelingua a casi di conoscenza molto più superficiale.

    Cerchiamo di dare ancora qualche numero, in particolare riguardo alla proporzione tra il numero dei native e quello dei restanti due gruppi. Il gruppo ENL conta all’incirca mezzo miliardo di persone: ciò significa che dei due miliardi di speakers of English soltanto una persona su quattro è madrelingua. In altre parole, avete molte più probabilità di parlare inglese con qualcuno che come voi non lo ha appreso dalla nascita, ma ha iniziato a studiarlo in età più avanzata.

    Dal punto di vista didattico, credo che a questo aspetto non sia stata ancora data la rilevanza necessaria, ma questo è un tema sul quale torneremo prossimamente… See you soon!

    Daniele Canepa
    [foto di Diego Arbore]