Autore: erasuperba

  • Energizair, il meteo delle fonti rinnovabili arriva in Italia

    Energizair, il meteo delle fonti rinnovabili arriva in Italia

     

    A novembre in Toscana, debutterà EnergizAir, il meteo delle fonti rinnovabili, attraverso il quale nei notiziari meteorologici degli organi d’informazione saranno fornite informazioni sulla produzione energetica da impianti solari e fotovoltaici.

    L’obiettivo di Energizair è aggiungere alle usuali previsioni metereologiche delle informazioni di qualità in campo energetico.

    Nato da un’idea dell’associazione Apere di Bruxelles sarà realizzato contemporaneamente dalle agenzie energetiche di Belgio, Francia, Slovenia, Portogallo e Italia. Per il nostro Paese EnergizAir sarà curata dall‘Ealp (Agenzia energetica provinciale di Livorno) che coordinerà le iniziative dei partner locali coinvolti.

    Nelle prossime settimane Raitre (a cura del consorzio Lamma), Telegranducato e Radio Toscana partiranno con la messa in onda di una rubrica innovativa all’interno delle consuete previsioni meteorologiche.

    «La finalità – ha detto l‘assessore all’Ambiente della Provincia livornese, Nicola Nista – è quella di affiancare alle normali notizie sulle previsioni meteorologiche, anche le informazioni relative all’energia effettivamente prodotta da impianti a fonti rinnovabili in un determinato giorno. L’obiettivo è quello di far arrivare al grande pubblico la percezione concreta di quanta energia elettrica possa fornire un impianto di questo tipo e, soprattutto, quanto una famiglia potrebbe risparmiare sulla bolletta».

    «Sulla base delle condizioni meteo, di sole e vento avute nell’arco di una settimana, verranno fornite informazioni sulla percentuale di acqua calda o energia elettrica prodotta da impianti a solare termico e fotovoltaici e il grado di copertura del fabbisogno energetico familiare o delle abitazioni di un’area geografica», ha spiegato Susanna Ceccanti dell’Ealp.

    Nel contesto del mondo odierno, segnato dal progressivo esaurimento delle fonti di energia convenzionale (gas, petrolio e carbone), dei danni ambientali da essi causati e dei cambiamenti climatici, le notizie sul clima e sulla potenziale producibilità di energia da fonti rinnovabili possono aprire la via ad un profondo cambiamento culturale.

    L’idea è di inserire ad ogni fonte energetica rinnovabile degli indicatori che rappresentino il fabbisogno energetico soddisfatto grazie alle condizioni climatiche (di sole o di vento) che si sono avute nei giorni passati.

    Tali indicatori evidenzieranno così il collegamento tra le previsioni meteo, le fonti di energia e consumo energetico, sottolineando la percentuale di energia che si potrebbe ottenere se ogni famiglia potesse approvvigionarsi dal punto di vista energetico (elettrico e termico) attraverso pannelli solari oppure una comunità potesse ottenere energia elettrica grazie a pale eoliche.

    Il principio è semplice: in questo meteo non si tratta di comunicare previsioni del tempo, bensì creare un collegamento tra le condizioni climatiche della settimana precedente e l’energia potenzialmente producibile grazie al sole e al vento.

    Basandosi su osservazioni metereologiche e sul monitoraggio di alcuni impianti ad energia rinnovabile esistenti sul territorio (a livello provinciale, regionale e nazionale), in base alla tecnologia impiegata, con EnergizAir verrà prodotto un report settimanale (ma per i media la frequenza potrà essere adattata) sulla produzione potenziale di energia solare termica, fotovoltaica ed eolica, dell’area climatica presa in considerazione.

    Per il solare termico il sistema stabilisce la percentuale di acqua calda prodotta da un impianto domestico standard (da 4 metri quadri) in un’abitazione media. Per il fotovoltaico si calcola la percentuale di energia elettrica prodotta da un impianto standard in un’abitazione media (la produzione di kWh può coprire parzialmente o totalmente i fabbisogni di energia elettrica di una famiglia).

    Per esempio il 5 agosto 2011 l’irraggiamento solare ha prodotto il 185% dei fabbisogno di una famiglia, mentre il 18 ottobre la produzione è calata al 116%. In entrambi i casi la percentuale di energia oltre il 100% è andata a incidere, con un risparmio reale, sulla bolletta.

    Stesso ragionamento sarà fatto per l’eolico, calcolando quante abitazioni sono alimentate grazie alla produzione di energia degli impianti della zona presa in considerazione.

    La chiave del progetto è la presenza degli indicatori sulla potenziale produzione di energia da fonti rinnovabili all’interno delle previsioni del tempo tradizionali.

    Lo scopo è fornire al pubblico un ordine di grandezza in termini di cosa e quanto possono produrre grazie agli impianti alimentati da fonti rinnovabili. In questo modo il concetto verrà diffuso nell’ambito della vita quotidiana delle famiglie italiane riunite di fronte alla televisione.

    Oltre alle previsioni del tempo in tv, altri media saranno coinvolti: giornali, radio e siti web. Tutti gli organi d’informazione potranno usufruire di questa possibilità e accogliere il meteo delle fonti rinnovabili in versione personalizzata.

    L’augurio è che una migliore conoscenza sulle opportunità offerte dalle rinnovabili porti il pubblico ad interrogarsi sui propri consumi e forse ad agire di conseguenza..

    Matteo Quadrone

     

  • “Giovane talento ligure”, il bando scade il 10 novembre

    “Giovane talento ligure”, il bando scade il 10 novembre

    GiovaniLa Regione Liguria in collaborazione con Ufficio scolastico regionale, Camera di Commercio, Università e Comitato interistituzionale Orientamenti promuovono, per il salone “ABCD+Orientamenti (16/18 novembre 2011 alla Fiera di Genova), un bando per giovani talenti nella scuola e nel lavoro.

    L’obiettivo è promovere, ricercare e valorizzare i talenti presenti fra i giovani a partire dalla formazione (scuola primaria, secondaria, universitaria) e dal mondo del lavoro. E in questo modo rilanciare una cultura orientata alla scienza e alla tecnologia attraverso la valorizzazione delle capacità progettuali e creative dei giovani.

    Le categorie del bando per i giovani talenti sono le seguenti: BABY (dai 6 ai 13 anni di età della scuola primaria e secondaria di 1°grado); JUNIOR (dai 14 ai 18 anni della scuola secondaria di 2° grado e dei centri di formazione professionale); SENIOR (giovani talenti universitari); JOB TALENT (giovani fino ai 29 anni che si sono distinti per progetti / idee/ soluzioni innovative nel lavoro o nell’impresa).

    Le aree tematiche sono: espressione letteraria, musicale, artistica, corporea, innovazione tecnologica e scientifica, innovazione nell’impresa e nel lavoro.

    Le domande, pubblicate sui siti www.ge.camcom.it e www.giovaniliguria.it, vanno inviate entro il 10 novembre 2011.

    I talenti selezionati dalla giuria saranno ammessi al “Salone dei Talenti” (nell’ambito di “ABCD+Orientamenti) dove il pubblico potrà votare il progetto preferito attraverso una postazione digitale. I premi attribuiti dalla giuria e del voto popolare saranno assegnati durante la notte dei talenti (venerdì 18 novembre).

  • Pedofilia, sciopero della fame per l’applicazione delle linee guida

    Pedofilia, sciopero della fame per l’applicazione delle linee guida

     

    Uno sciopero della fame contro la mancata applicazione delle linee guida emesse dalla Santa Sede in materia di pedofilia.

    A partire dal 31 ottobre lo attuerà Francesco Zanardi, portavoce della rete l’Abuso, un cittadino savonese che da mesi conduce una battaglia contro i preti accusati di pedofilia.

    L’attivista, reduce  dal recente “Pellegrinaggio per la verità“, un viaggio a piedi da Savona al Vaticano per chiedere un aiuto concreto alle vittime dei sacerdoti pedofili, spiega così la sua scelta:

    “Speravo si potesse arrivare ad una reale e concreta applicazione delle linee guida anti pedofilia emesse dalla Santa Sede, ma abbiamo riscontrato che non vi e’ la volonta’ di prendere seri provvedimenti. Da qui la decisione di attuare una forma di protesta non violenta, che possa sensibilizzare l’opinione pubblica e il Vaticano”.

     

     

  • Slot, videopoker: nuove regole per i negozi

    Slot, videopoker: nuove regole per i negozi

     

    Newslot e videolottery, mentre le macchinette infernali dilagano in città grazie ai nuovi mini casinò, una sala ha aperto recentemente a Certosa, l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato introduce alcune novità per quanto riguarda l’installazione di newslot negli esercizi commerciali.

    Un decreto dei Monopoli stabilisce infatti che, per ciascun apparecchio installato nei negozi, debba essere riservato uno spazio pari ad almeno due metri quadrati. Tale condizione dovrà essere rispettata anche per le videolottery che consentano il gioco in contemporanea tra più utenti: in questo caso i due metri minimi di ingombro vanno moltiplicati per il numero delle postazioni.

    Bar, tabacchini, edicole, ristoranti, alberghi e stabilimenti balneari, questi gli esercizi interessati dalle nuove norme.

    A seconda dei metri quadrati a disposizione, sarà consentita l’installazione di un numero massimo di apparecchi.

    Ma il fatto paradossale è che mentre si interviene per regolamentare la presenza delle macchinette e impedirne l’eccessivo assembramento nei negozi, i locali esclusivamente dedicati al gioco d’azzardo conquistano nuovi quartieri.

    Un’analisi curata dalla Camera di Commercio di Genova e citata pochi giorni fa da “La Repubblica”, sottolinea come nel periodo 2005-2010, i locali per scommesse siano aumentati  del 63%. Un dato impressionante se confrontato con la media italiana, circa la metà ovvero il 34%.

    E la preoccupazione aumenta perchè a breve nuove sale da gioco potrebbero sbarcare  in zona Prè e a Cornigliano.

     

    Matteo Quadrone

     

     

  • Liguria, una palestra vieta l’ingresso ai disabili

    Liguria, una palestra vieta l’ingresso ai disabili

     

    Accessibilità per tutti? Leggendo questa storia viene da pensare che in Italia i diritti delle persone diversamente abili non siano ancora garantiti a sufficienza.

    A Sestri Levante, la denuncia di una madre sul sito di Cittadinanzattiva porta alla luce un episodio alquanto vergognoso a danno di un ragazzo affetto da disabilità motoria.

    Il fatto in poche parole è questo: una palestra, la Fisico Mania di Sestri Levante da quest’estate quando ha cambiato gestione, non fa più entrare suo figlio.

    La signora Maria Litani, madre di Stefano e Lucia è anche Presidente dell’AISA Liguria Onlus (Associazione Italiana per la lotta alle Sindromi Atassiche).

    “Sono la mamma di Stefano, ragazzo disabile che frequenta la palestra da circa 10 anni senza avere mai avuto problemi finora.

    Nella Palestra era attivato pure, tempo fa, il progetto Olimpia del Comune che aiutava l’inserimento e avvicinamento dei disabili allo sport.

    Stefano va in palestra, non per fare un programma riabilitativo, (quello lo fa all’Acquarone con i fisioterapisti) ma per passare un po’ di tempo al pomeriggio, insieme agli operatori del Comune, quindi sempre accompagnato.

    A Luglio è cambiata gestione ed ora i nuovi gestori hanno detto agli operatori di non portarlo più.

    Motivazioni: “Perché non ci sentiamo…. perché la palestra non è accessibile, perché la commercialista ci ha consigliato… perché siamo una Associazione sportiva e come soci accettiamo chi vogliamo..da statuto.. nessuno mi può obbligare a far entrare suo figlio… non c’è campanello, non ci sono docce per disabili…”

    Tutte queste motivazioni sono false, non reggono. lo scivolo esiste e non c’è bisogno di  campanello, visto che mio figlio è sempre accompagnato. Non va a fare un programma di riabilitazione, chiede solo di poter accedere, così per sentirsi attivo e provare a sollevare qualche peso.

    Quando ho detto che anche mia figlia, dopo la laurea che sarà a novembre, aveva intenzione di iscriversi, sapendo che anche lei era in carrozzina hanno detto : “Ahh..no allora no…”

    In pratica in quella palestra entrano solo gli alti , biondi occhi azzurri???
    Mi chiedo, in un’epoca in cui parliamo di abbattere le barriere, di diritti dei disabili, di superamento dell’handicap, di integrazione… possono succedere tali discriminazioni?

    Non porto avanti la battaglia solo per i miei figli, è tutta la società che perde se un pinco pallo qualsiasi si permette di dire: no, qui non entri”.

     

     

    Matteo Quadrone

     

  • Asili nido, in Italia costi elevati e solo il 6% ne usufruisce

    Asili nido, in Italia costi elevati e solo il 6% ne usufruisce

     

    Oggi in Italia mandare il proprio figlio all’asilo nido comunale costa mediamente 302 euro al mese che, considerando 10 mesi di utilizzo del servizio, portano la spesa annua a famiglia a più di 3.000€.

    Ma tra difficoltà di accesso, alti costi e disparità economiche, può capitare che in una provincia la spesa mensile media per il tempo pieno sia tre volte superiore rispetto a quella di un’altra provincia.

    Ad esempio, a Lecco la spesa per la retta mensile, di 537€, è 6 volte più cara rispetto a Catanzaro (80€), il triplo rispetto a Roma (146€) e più che doppia rispetto a Milano (232€).

    Dal 2005 ad oggi le tariffe sono aumentate in media del 4,8%.

    L’analisi, svolta dall’Osservatorio prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva ha considerato una famiglia tipo di tre persone (genitori e figlio 0-3 anni) con reddito lordo annuo di 44.200€ e relativo Isee di 19.900€.

    I dati sulle rette sono elaborati a partire da fonti ufficiali (anni scolastici 2009/10 e 2010/11) delle Amministrazioni comunali interessate all’indagine (tutti i capoluoghi di provincia). Oggetto della ricerca sono state le rette applicate al servizio di asilo nido comunale per la frequenza a tempo pieno (in media, 9 ore al giorno) e, dove non presente, a tempo ridotto (in media, 6 ore al giorno), per cinque giorni a settimana.

    A più di trent’anni dalla legge 1044/1971 che istituì gli asili nido comunali, se ne contano 3.424 (a fronte dei 3.800 asili pubblici previsti già per il 1976), un numero insufficiente benché in crescita rispetto ai 3.184 registrati nel 2007. Di essi, il 44% è concentrato nei capoluoghi, per complessivi 141.210 posti disponibili (circa la metà presso città capoluogo).

    Il servizio di asilo nido pubblico è presente solo nel 18% dei comuni italiani; nel loro insieme il 60% è concentrato nelle regioni settentrionali, il 27% al Centro e solo il restante 13% al Sud.

    In media il 25% dei richiedenti rimane in lista d’attesa. Il record va alla Sicilia con il 42% di bimbi in lista di attesa, seguita da Toscana e Puglia (33%).

    Confrontando i posti disponibili e la potenziale utenza (numero di bambini in età 0-3 anni) in media in Italia la copertura del servizio è del 6,2% (percentuale che sale all’11,7% se consideriamo solo i capoluoghi di provincia) con un massimo del 15,7% in Emilia Romagna ed un minimo dell’1% scarso in Calabria e Campania.

    E in Liguria com’è la situazione ? Per quanto riguarda i costi la media si attesta sui 322 euro al mese. La lista d’attesa raggiunge invece quota 21% . Mentre  la percentuale di copertura del servizio è dell’8,9%.

    L’Italia è dunque ben lontana dall’obiettivo comunitario che fissa al 33% la copertura del servizio, ma anche dal resto dei Paesi europei: Danimarca, Svezia e Islanda si contraddistinguono per il più alto tasso di diffusione dei servizi per la prima infanzia (con una copertura del 50% dei bambini di età inferiore ai tre anni), seguiti da Finlandia, Paesi Bassi, Francia, Slovenia, Belgio, Regno Unito e Portogallo (con valori tra il 50% e il 25%). Percentuali comprese tra 25 e 10% si registrano, oltre che nel nostro Paese, in Lituania, Spagna, Irlanda, Austria, Ungheria e Germania.

    “In tema di asili nido comunali – commenta Antonio Gaudioso, vicesegretario generale e responsabile delle politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva – l’Italia sconta un ritardo strutturale ormai conclamato, espressione di una attenzione alle esigenze delle giovani coppie vera solo sulla carta, pur se sbandierata ad ogni campagna elettorale. Purtroppo i tagli agli enti locali previsti dall’attuale manovra finanziaria non faranno che peggiorare la situazione dal punto di vista sia della qualità del servizio che dei costi. Il dato di fondo resta sempre l’enorme scarto esistente tra le esigenze delle famiglie e la reale possibilità di soddisfare tali esigenze, tenuto anche conto che ormai per una famiglia la spesa media mensile per la retta del nido comunale ammonta al 12% della spesa media mensile totale”.

    Matteo Quadrone

     

     

     

     

  • Croce Rossa, un decreto rende possibile la privatizzazione

    Croce Rossa, un decreto rende possibile la privatizzazione

     

    Una voce che circolava da tempo trova conferma nella bozza di decreto legislativo che la Presidenza dei Ministri si appresta ad approvare.

    La Croce Rossa, secondo questo documento (disponibile in versione integrale su www.articolo21.org), subirà un processo di privatizzazione.

    L’Associazione italiana della Croce Rossa, costituita dal Comitato centrale e dai comitati regionali, verrà in pratica scorporata dai Comitati locali e provinciali.

    Questi ultimi infatti, si legge all’art.1 comma 2 della bozza legislativa, “assumono la natura giuridica associativa di diritto privato“.

    Inoltre, l’art. 1 comma 3 sancisce che “I Comitati locali e provinciali subentrano nei rapporti attivi e passivi relativi alle convenzioni stipulate dalla CRI, comprese quelle con enti locali e organi del Servizio Sanitario nazionale”.

    Al comma 5 si dice che “A seguito della privatizzazione di cui al comma 2 i Comitati locali e provinciali non possono usufruire di finanziamenti statali finalizzati al loro funzionamento, salvo quanto previsto dalla normativa vigente in favore delle associazioni di volontariato”.

    Mentre l’art. 2 comma 3, per quanto riguarda i compiti della CRI,  dice “La CRI può avvalersi dei comitati locali e provinciali affiliati per lo svolgimento dei compiti di cui al presente articolo attraverso apposite convenzioni e con oneri a carico del Comitato centrale o dei Comitati regionali nell’ambito delle disponibilità di bilancio”.

    Una domanda sorge spontanea: ma se la CRI rimane un ente pubblico non economico (concetto menzionato all’art. 1 comma 1) come sarà possibile affidare l’esecuzione dei lavori senza uno straccio di gara ?

    Inoltre i Comitati locali/provinciali diventeranno soggetti privati ma avranno la possibilità di mantenere le convenzioni stipulate dall’ente pubblico come recita l’art. 1 comma 3 “La CRI in ogni caso cura fino al 30 giugno 2012 l’esecuzione delle convenzioni in essere alla data di entrata in vigore del presente decreto, avvalendosi anche dei Comitati locali e provinciali”.

    Per quanto riguarda il vasto patrimonio della CRI costituito da almeno un migliaio di proprietà principalmente frutto di donazioni,l’art. 5 comma 1 ricorda che “Il patrimonio immobiliare della CRI è destinato all’espletamento dei compiti istituzionali e di interesse pubblico, anche mediante l’utilizzazione in comodato d’uso gratuito da parte dei Comitati locali e provinciali affiliati”.

    Ciò vuol dire che questi nuovi soggetti privati potranno usufruire gratuitamente degli immobili appartenenti ad un ente pubblico.

    Mentre l’art. 5 comma 6 stabilisce “Entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto la CRI redige lo stato di consistenza patrimoniale e l’inventario dei beni immobili di proprietà o comunque in uso ed elabora un piano di valorizzazione degli immobli per recuperare le risorse economiche e finanziarie per il ripiano degli eventuali debiti accumulati, secondo i seguenti criteri:

    – dismettere, nei limiti dell’eventuale debito esistente anche a carico dei bilanci dei singoli comitati, gli immobili pervenuti alla CRI non attraverso negozi giuridici modali e che non siano necessari allo svolgimento dei compiti istituzionali e di interesse pubblico;

    – ricavare reddito, tramite negozi giuridici di godimento (affitti, ndr), degli immobili non necessari allo svolgimento dei compiti istituzionali e di interesse pubblico; verificare la convenienza alla rinuncia a donazioni modali di immobili non più proficuamente utilizzabili…;

    – restituire alle amministrazioni titolari i beni demaniali o patrimoniali indisponibili in godimento…”

    Quindi la CRI ha la possibilità di fare cassa liberandosi degli immobili che non le servono. Anche se le modalità di vendita non sono per nulla chiare.

    Tutte le sigle sindacali sono unite nel condannare questo possibile decreto.

    Nel comunicato diramato da CIGL-FP, CISL-FP, UIL-PA, SINADI CRI, FIALP-CISAL, USB e UGL Intesa, si fa notare che “L’intero provvedimento è strumentalmente motivato con la riduzione del debito ma non è in grado di disegnare un servizio che garantisca almeno le stesse prestazioni oggi erogate. Abbiamo sempre attaccato gli sprechi ovunque si annidassero ma una cosa è un progetto di riforma, un piano di rientro dal debito, una accurata gestione del patrimonio immobiliare che certamente non può essere una svendita, altra cosa è ridurre i compiti di assistenza e urgenza svolti in tutta Italia con la professionalità riconosciuta ai dipendenti della Croce Rossa ad una mera operazione contabile”.

    E stamattina davanti a Palazzo Chigi l’Unione Sindacale di Base ha organizzato un presidio a cui ha invitato tutti i lavoratori perchè l’ipotesi di trasformazione della CRI rischia di avere come diretta conseguenza, un alto numero di licenziamenti fra il personale dipendente.

     

    Matteo Quadrone

  • Straniero escluso dal servizio civile, ricorso per discriminazione

    Straniero escluso dal servizio civile, ricorso per discriminazione

    Il Servizio Civile in LiguriaLe associazioni ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione) e APN (Avvocati per Niente Onlus) hanno depositato davanti al Tribunale di Milano un ricorso a sostegno della richiesta di uno studente pakistano di 26 anni che, pur essendo residente in Italia da 15 anni non può svolgere il Servizio Civile volontario essendo privo della cittadinanza italiana.

    E’ la prima volta che un giovane straniero agisce, non tanto per rivendicare una prestazione o un servizio, ma per poter adempiere un suo diritto/dovere.

    Attualmente l’art. 3 d.lgs. n. 77/02 prevede che ai bandi per essere ammessi al servizio civile, cui accederanno quest’anno 10 mila giovani (un numero che registra una continua discesa nonostante il mondo del volontariato ne richieda a gran voce un ampliamento), possano partecipare i “cittadini italiani” ma le organizzazioni ricorrenti ritengono che questa previsione debba essere interpretata alla luce del generale principio di parità fissato dall’art.2 del T.U. immigrazione e dei principi costituzionali di uguaglianza e ragionevolezza ribaditi con forza da recenti sentenze della Corte Costituzionale.

    Le associazioni impegnate nella causa ritengono che già allo stato degli atti il Giudice possa sancire l’obbligo per il Dipartimento del servizio civile di riaprire il bando  (chiuso venerdì scorso) agli stranieri o quantomeno ai cittadini membri dell’Unione Europea. In subordine chiedono che il Giudice rimetta la questione alla Corte Costituzionale affinchè venga valutato in quella sede il contrasto tra detta esclusione e gli artt. 2 e 3 della Costituzione.

    Bisogna ricordare, al di là della causa in corso, che il servizio civile oggi per moltissimi ragazzi rappresenta, oltre ad un’occasione di crescita umana, anche un’opportunità lavorativa e professionale concreta. Escludere alcuni giovani nati sul nostro territorio o che qui vivono da molti anni rappresenta un’evidente irragionevolezza oltrechè un ostacolo ulteriore al loro processo di integrazione.

    Gli avvocati sottolineano inoltre che “L’azione legale intende richiamare l’attenzione sul fatto che molti dei giovani interessati a questa rivendicazione sono “stranieri” solo a causa di una legge sulla cittadinanza ingiusta e antiquata e si collega quindi alla campagna “L’Italia sono anch’io“, (a cui aderiscono le due associazioni), per una proposta di legge di iniziativa popolare in tema di cittadinaza che estenda, tra l’altro, le possibilità di acquisto della cittadinanza italiana per nascita sul territorio italiano e per chi vi è giunto durante la minore età”.

    Un sostegno al ricorso dello studente è arrivato anche dai sindacati, in particolare la Cgil e la Csil di Milano.

     

    Matteo Quadrone

  • Il mercato di San Teodoro rinasce grazie ai volontari

    Il mercato di San Teodoro rinasce grazie ai volontari

    Un mercato comunale dismesso da tempo e dall’aspetto ormai fatiscente, inizia una nuova vita.

    Accade in via Bologna, nel quartiere di San Teodoro, grazie all’intervento provvidenziale di cittadini volontari aderenti ad associazioni presenti in zona, in particolare La voce di San Teodoro e Music for peace.

    Armati di ramazze, scope e quant’altro i cittadini hanno ripulito la struttura e alcuni piccoli container presenti all’esterno.

    Un’attività preziosa per la riqualificazione del quartiere che finora non era stata possibile perchè le casse del Municipio purtroppo non lo permettevano.

    Adesso è allo studio un progetto per recuperare gli spazi e renderli accessibili ai residenti.

    Il Municipio centro ovest conferma l’intenzione di voler dar vita a una tavola rotonda per ascoltare le esigenze degli abitanti di San Teodoro e, in accordo con le associazioni di volontariato, la struttura sarà disponibile per nuove funzioni idonee con la sua collocazione.

    Matteo Quadrone

     

     

  • Sfratti in Italia, quelli per morosità in 10 anni sono raddoppiati

    Sfratti in Italia, quelli per morosità in 10 anni sono raddoppiati

    Via Soziglia, centro storicoLa domanda che una persona di buon senso giunti a questo punto si porrebbe è “e adesso dove li mettiamo?”

    Eppure continuiamo a considerarci un paese civile anche se molti nostri concittadini sono letteralmente in mezzo a una strada.

    L’emergenza abitativa in Italia è ormai una piaga. Ha pervaso il tessuto sociale facendosi largo tra le maglie assai larghe di politiche abitative estemporanee e sempre più soggette a tagli.

    Il paradosso è che il mattone viene considerato la prima forma d’investimento. Mentre numerose famiglie non riescono a pagare regolarmente l’affitto.

    Gli sfratti per morosità negli ultimi anni sono infatti praticamente raddoppiati passando dai 25 mila del 2000 (il 64,5% dei provvedimenti di rilascio forzoso emessi) ai 56 mila dell’anno scorso (l’85,7% del totale).

    Una crescita così forte probabilmente dipende anche da canoni di locazione sempre più alti e dall’assenza di “ammortizzatori sociali” per gli inquilini.

    Genova è una città con una considerevole incidenza percentuale di sfratti per morosità. Sono l’83,52% sul totale dei rilasci forzosi.

    Stefano Salvetti, sindacalista del Sicet Liguria (Sindacato Inquilini Casa e Territorio), commenta così questi dati “Dobbiamo ridare certezze ai canali dell’edilizia sociale. In Italia ci sono solo 700.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica mentre, per fare un esempio simile in termini di popolazione, sono 3 milioni in Inghilterra. A Genova sono 10.500 e 21.000 in tutta la Liguria”.

    La graduatoria per le case popolari continua a crescere e attualmente sono 3600 le persone in lista d’attesa. Mentre gli alloggi sottoposti a manutenzione sono 500. Anche quando saranno pronti per essere consegnati fuori dalla porta rimarrà una moltitudine disperata.

    “Forse entro fine 2011 riusciremo a farne assegnare 200 – spiega Salvetti – e finiti i posti cosa facciamo?”

    Si ritorna così alla domanda da cui eravamo partiti.

    Le regioni e gli enti locali dispongono di fondi sempre più esigui mentre lo stato taglia le poche risorse ancora a disposizione.

    Ad esempio il Fondo nazionale per il sostegno all’accesso delle abitazioni in locazione, nato con lo scopo di agevolare gli inquilini con reddito basso a pagare l’affitto .

    Ebbene se nel 2000 era previsto uno stanziamento di oltre 360 milioni di euro, nel 2010 è sceso a 143 milioni.

    Per poi ridursi drasticamente, anche grazie alla legge di stabilità, a soli 33 milioni per il 2011 e il 2012, fino ai 14 milioni nel 2013.

    Secondo il sindacato con queste misure viene cancellato ogni aiuto agli inquilini in difficoltà.

    “Sarebbe necessaria una nuova politica per le case popolari – conclude Salvetti –  mentre oggi va di moda il social housing. Ma non si può considerare edilizia pubblica, parliamo infatti di un canone moderato che parte dai 400 euro. Secondo noi c’è bisogno di un tavolo comune interassessorile. Ho parlato con l’Assessore ai servizi sociali del Comune, Roberta Papi, perché si deve intervenire anche sui criteri di assistenza.

    Il comune deve dotarsi di un ufficio unico che svolga anche attività di prevenzione. E poi bisogna disporre di un puntuale controllo sulle situazioni a rischio. Non esiste infatti un registro con gli atti per gli sfratti. Così spesso siamo costretti ad intervenire quando l’ufficiale ha già suonato alla porta”.

    Matteo Quadrone

     

     

  • Confesercenti, a rischio chiusura 65 mila esercizi commerciali

    Confesercenti, a rischio chiusura 65 mila esercizi commerciali

    Negozio chiusoConfesercenti lancia l’allarme perchè i dati Istat resi noti oggi confermano il calo dei consumi e se la situazione non dovesse migliorare rischiano di perdere il posto di lavoro circa 150 mila persone.

    Secondo i dati pubblicati dall’istituto nazionale di statistica infatti, ad agosto le vendite al dettaglio su base annua hanno registrato un calo dello 0,9% per le imprese operanti su piccole superfici.

    In discesa anche l’indice di fiducia dei consumatori, che a ottobre si attesta a 92,9 contro i 94,2 di settembre. 

    Le vendite ad agosto confermano che i consumi vanno peggio delle previsioni: a fine anno, se continua così, avremo almeno 65 mila chiusure di esercizi commerciali, un salasso di 150 mila posti di lavoro in meno e l’aumento della desertificazione dei centri urbani. Le chiusure sono solo una faccia della medaglia, la crisi produce un altro effetto molto negativo: scoraggia la nascita delle nuove imprese, impedendo la creazione di occupazione” spiega Confesercenti in un comunicato.

    “La nostra previsione sui consumi, che stimavamo attestati allo 0,5% nel 2011 e a quota zero nel 2012, rischia ora di essere fin troppo ottimistica. Dati drammatici che richiedono risposte rapide e efficaci: Confesercenti propone per i piccoli esercizi commerciali una vera e propria tregua fiscale che contempli per tutto il 2012 il regime dei minimi, e l’ampliamento a 50mila euro per tutte le imprese, in aggiunta alle agevolazioni previste per i giovani e le nuove attività“, conlude il comunicato di Confesercenti.

  • Rete per il disarmo, rischio minori controlli sul commercio di armi

    Rete per il disarmo, rischio minori controlli sul commercio di armi

     

    La Rete Italiana Disarmo (rete che raggruppa oltre trenta organismi) denuncia il rischio che l’Italia, con l’approvazione del disegno di legge “comunitaria” (AS 2322-B) attualmente all’esame della Commissione politiche comunitarie del Senato, diminuisca i controlli sui trasferimenti di armi e che la trasparenza su questo ambito così delicato faccia un passo indietro. Insieme alla Tavola della Pace, la Rete è da tempo attiva affinché il controllo e la trasparenza su un commercio così problematico non siano indeboliti ed anzi si rafforzino.

    “In questo periodo di crisi economica i poteri e le lobby armiere scalpitano per avere le mani libere da vicoli di controllo sul business delle armi, ed il governo con le modifiche alla legge 185 si appresta a sostenere questi mercanti di morte – sostiene Riccardo Troisi di Rete Italiana per il Disarmo – Al contrario sarebbe importante attivarsi con normative e risorse che taglino le spese militari e redistribuiscano i miliardi sottratti a queste spese inutili verso politiche di miglioramento dello stato sociale e per favorire nuove economie che mettano al centro la sostenibilità sociale ed ambientale”.

    La modifica della legge 185 del 1990, che è considerata un modello a livello internazionale per i divieti che contiene, per i controlli e le misure di trasparenza, non può avvenire senza un adeguato dibattito parlamentare. Infatti, il governo, per la prima volta, su una materia così delicata che riguarda la politica estera e di sicurezza del Paese, ha deciso di fare approvare al Parlamento una legge delega. Sarà poi l’esecutivo a scrivere le norme sul commercio di armi sulla base delle poche indicazioni contenute nella proposta di legge “comunitaria” attraverso un decreto legislativo. Senza alcuna trasparenza e senza nessun confronto in Parlamento. Inoltre, i sei commi dell’art. 12 che contengono la delega non definiscono in modo definito e rigoroso i principi e criteri direttivi (come prevede la Costituzione) che dovrebbero improntare la redazione del decreto legislativo conseguente, lasciando mano libera all’esecutivo di modificare, senza troppi paletti, la legge 185/90 sul commercio di armi.

    La legge 185/1990 ha, tra l’altro, il grande merito di aver introdotto controlli bancari rigorosi e trasparenti per evitare transazioni finanziarie occulte connesse all’export di armi – evidenzia Giorgio Beretta, analista della Rete Disarmo. Appare singolare che questo governo intenda riscriverla col chiaro intento di ridurre fortemente la trasparenza sui controlli bancari proprio nei giorni in cui i vertici (gli ex Amministratori delegati) sia della maggiore industria militare nazionale (Finmeccanica) sia del principale istituto di credito italiano (UniCredit) sono oggetto di specifiche indagini da parte della magistratura per attività illecite”.

    La Rete Italiana per il Disarmo e la Tavola della Pace si dicono quindi contrarie a questa proposta che consegna una delega in bianco al governo. Il fatto che le norme sui controlli delle esportazioni di armi siano approvate senza un vero confronto nelle competenti sedi istituzionali è un rischio per la democrazia e la sicurezza. Le associazioni che fanno parte di entrambe le organizzazioni chiedono di stralciare l’articolo 12 del disegno di legge che diminuirebbe controlli e la trasparenza sui trasferimenti armi con il rischio di esportare armi italiane a Paesi in guerra e che siano utilizzate per commettere gravi violazioni dei diritti umani.

    “Quello che chiediamo ai parlamentari è un atto di buon senso: non possiamo più permetterci di alimentare, con la vendita delle nostre armi, i conflitti e le guerre che si stanno moltiplicando nel mondo e anche alle porte di casa nostra – conclude Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della Pace – alcuni mesi fa il Senato aveva bloccato il tentativo del Governo di facilitare la vendita delle armi italiane nel mondo, ora è venuto il tempo di cancellare definitivamente questa irresponsabile pretesa”.

  • Manutenzione sicura, partita la settimana europea per la sicurezza sul lavoro

    Manutenzione sicura, partita la settimana europea per la sicurezza sul lavoro

     

    La manutenzione sicura è il tema cardine della settimana europea per la sicurezza e la salute sul lavoro di quest’anno, promossa nel continente dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), dal 24 ottobre fino a venerdì 28.

    Numerose le manifestazioni in programma in tutta Italia nel corso della settimana, organizzate da enti e istituzioni per contribuire alla diffusione sempre più capillare della cultura della sicurezza e della prevenzione.

    La settimana europea per la sicurezza e la salute sul lavoro rientra nell’ambito della campagna “Ambienti di lavoro sani e sicuri“, organizzata dall’EU-OSHA in collaborazione con i suoi partner, nel territorio dell’Unione Europea e oltre.

    “La campagna per la manutenzione sicura sta registrando una partecipazione record”, spiega la direttrice dell’EU-OSHA, Christa Sedlatschek.

    “La nostra rete europea di punti focali e più di 50 società e organizzazioni si sono unite in veste di partner ufficiali della campagna. Dall’aprile 2010 la campagna ha mobilitato circa 10mila persone attraverso più di un centinaio di incontri di partenariato e una serie di attività di comunicazione, per portare in primo piano la tematica della manutenzione sicura. Per le organizzazioni, essere partner della campagna comporta vantaggi tra cui un maggiore coinvolgimento dei dipendenti (43%) e migliori attività di messa in rete (64%)”.

  • Caro benzina, Facebook lancia lo sciopero del rifornimento

    Caro benzina, Facebook lancia lo sciopero del rifornimento

    Il prezzo del carburante continua ad aumentare e le forme di protesta approdano sul web.

    Nasce infatti da Facebook un’iniziativa contro il caro benzina grazie all’appello lanciato da un cittadino sul popolare social network a cui hanno già risposto oltre 5 mila persone.

    L’idea e’ quella di dividere la protesta in due fasi. Lo sciopero del rifornimento e’ previsto dalla mezzanotte del 26 ottobre alle 23.30 del 28.

    “In questa prima fase- si legge sulla pagina creata appositamente- fecendo vedere che siamo in tanti, coordinati e convinti, abbassando o annullando le vendite di carburante in questi tre giorni. Se ne giro di qualche settimana dopo l’evento non verranno diminuiti i prezzi (sia da parte dello stato che dalle compagnie), inizieremo la seconda fase”.

    In questo secondo passaggio si prendera’ di mira una singola compagnia, sara’ scelta “la piu’ cara a livello nazionale, quindi con la motivazione economica a tutela del cliente” e sara’ quindi consigliato “a tutti di non fare benzina da questo marchio per 1 o 2 mesi… Causando gravissime perdite economiche. Nessuna compagnia in italia reggerebbe indenne senza clienti per un mese!”.

    L’obiettivo ovviamente è quello di far scendere i prezzi: si vuole “far vedere alle compagnie petrolifere e allo stato che uniti possiamo cambiare il mercato”. Ma anche “chiedere allo stato di diminuire le accise e spostarle sul reddito (l’accisa sulla benzina e’ una tassa che pagano tutti senza proporzione sul reddito, sia l’operaio che percorre 60km per andare al lavoro, sia il dirigente ma che ha la benzina pagata dall’azienda)”.

    Quindi “diminuire il costo della benzina all’origine, diminuendo le grandissime speculazioni delle compagnie petrolifere”.

     

     

  • Viaggiare in treno, la Fish chiede accessibilità e fruibilità degli spazi

    Viaggiare in treno, la Fish chiede accessibilità e fruibilità degli spazi

    Oggi in occasione dell’inaugurazione della Sala Blu presso la Stazione di Milano Centrale è stata invitata formalmente anche la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, un gesto che lascia intendere una rinnovata attenzione verso gli utenti del trasporto ferroviario con disabilità.

    La Fish non si è fatta sfuggire l’opportunità, alla presenza dell’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Italiane SpA, Mauro Moretti, di ribadire la necessità di un più stretto confronto tecnico ed organizzativo, ma soprattutto di presentare un articolato documento sul trasporto ferroviario.

    Il documento presenta motivate raccomandazioni sull’accessibilità e la fruibilità delle stazioni e delle carrozze, ma coglie anche l’importanza di alcuni fattori di sistema come l’adeguata formazione del personale e la centralità dell’informazione (raggiungibile, comprensibile, accessibile, tempestiva) agli utenti a cui dovrebbero essere garantite da un lato un’assistenza adeguata, dall’altro il massimo dell’autonomia possibile.

    “L’accessibilità e la fruibilità globale del sistema di trasporto ferroviario – suggerisce Pietro Barbieri, presidente FISH – sono aspetti trasversali nell’organizzazione dei servizi e nella gestione degli impianti. Abbiamo suggerito l’adozione di un disability manager che possa svolgere dall’interno dell’azienda una riconosciuta e qualificata regia su questi aspetti, per superare le frammentazioni e per garantire una attuazione coerente alle scelte di inclusione e di pari opportunità”.