Autore: erasuperba

  • Alluvione: la fragilità del territorio e le responsabilità dell’uomo

    Alluvione: la fragilità del territorio e le responsabilità dell’uomo

    Alluvione del 4 novembreIl bilancio ufficiale della devastante allluvione che ieri si è abbattuta sulla nostra città conta 6 morti, 4 donne e due bambini, i cui corpi senza vita sono stati tutti ritrovati nella medesima strada, via Fereggiano.

    E’ difficile il giorno dopo commentare una tragedia di queste dimensioni ma è necessario, senza entrare in polemiche pretestuose, fare alcune considerazioni.

    Eventi del genere accadono perchè concorrono almeno quattro fattori: la forza della natura, la mano dell’uomo, la responsabilità degli amministratori, il buonsenso e l’autoprotezione dei cittadini.

    Il territorio italiano, per morfologia e clima è storicamente da sempre soggetto a frequenti eventi idrogeologici intensi.

    La Liguria è una delle regioni più esposte: il 98% dei Comuni è infatti a rischio secondo il dossier Legambiente-Protezione Civile.

    Le ragioni, spiegano i geologi, sono la particolare conformazione geomorfologica, la cementificazione selvaggia che amplifica la fragilità di fondo e la mancata cura del territorio. Ma nonostante questo, denuncia il presidente dei geologi liguri Giovanni Scottoni, la Regione Liguria non dispone di un vero servizio geologico.

    Genova è una città cresciuta sopra diversi rii e torrenti, la cui criticità, sottolinea il WWF, deriva dal fatto di essere stati tutti “Cementificati, canalizzati e tombati”.

    Il rio Fereggiano, che ha causato una strage di innocenti, è da tempo considerato un torrente a rischio. Almeno dal 2006, all’epoca dell’ex responsabile della Protezione Civile, Guido Bertolaso.

    Nel piano provinciale di difesa idrogeologica si legge “Il rio Fereggiano presenta un’elevata criticità idraulica nel tratto terminale tombinato a causa della grave insufficienza della sezione di deflusso“.

    Non si poteva intervenire di più a livello idreogeologico per evitare che straripasse ?

    Il Sindaco Marta Vincenzi, visibilmente scossa, durante la conferenza stampa di ieri ha spiegato “Per il Fereggiano abbiamo inaugurato a giugno la messa in sicurezza di un primo tratto del torrente che ha comportato la demolizione di quattro edifici che sorgevano sugli argini. Interventi che hanno evitato di aggiungere tragedia a tragedia”.

    Mentre per quanto riguarda il fiume Bisagno, sempre nel piano provinciale di difesa idrogeologica, si legge “La maggior criticità idraulica risulta essere il tratto compreso fra lo sbocco a mare e la confluenza con il rio Fereggiano, a causa della grave insufficienza del tratto terminale canalizzato e coperto”.

    E qui si comprende bene come il problema sia la mancanza di risorse finanziarie.

    Come ha spiegato il Sindaco infatti non è stata ancora realizzata un’opera fondamentale: lo scolmatore del Bisagno, una galleria di 6 Km in grado di intercettare le acque in piena e condurle fino al mare, perche la spesa da sostenere, circa 300 milioni, oggi non è disponibile.

    Soldi prima stanziati e poi ritirati dal Governo. Come ha ammesso un paio di giorni fa lo stesso Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo.

     

    Indubbiamente però i cambiamenti climatici hanno un peso preponderante: da alcuni anni le precipitazioni stanno assumendo un carattere “monsonico“, delle vere e proprie “bombe d’acqua”, come ormai le chiamano gli esperti, che si abbattono con un’intensità fortissima su una zona circoscritta, che purtroppo è impossibile individuare in anticipo.

    Ieri il pluviometro dell’Università ha rilevato 386 millimetri d’acqua tra la mezzanotte e il tardo pomeriggio, ma in gran parte concentrati tra le 10 e le 15.

    Non un record assoluto per l’area genovese (nell’ottobre del 1970 furono 948 millimetri in 24 ore; nel settembre del 1992 se ne rilevarono 429), ma pur sempre un fenomeno di una violenza impressionante.

    Su “La Stampa” Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, oggi scrive “Se quantità d’acqua di questo tipo si riversano in poche ore su una città fatta come Genova, collocata alla base di versanti apenninici da cui l’acqua si riversa improvvisa senza dare tempo di mettere in pratica efficaci piani di evacuazione in corso di evento, i disastri sono pressochè inevitabili“.

    Ma è stato fatto davvero tutto il possibile ?

    Marta Vincenzi ha dichiarato “E’ stato come uno tsunami, non potevamo fare di più“.

    E ha ricordato come tra le ore 12:00 e le ore 12:17 il livello del rio Fereggiano ha raggiunto i tre metri d’altezza arrivando così ad esondare prepotentemente gli argini.

    Poi ha aggiunto “Siamo di fronte a una modificazione del clima che non si era mai vista in precedenza (…) precipitazioni che ci devono far ripensare a tutto quello che sappiamo anche a livello di prevenzione. Comincio a credere che anche gli stessi piani di bacino siano da rivedere: dovremo ripensare a tutto, a cosa fare in caso di allerta, a come valutare le portate dei fiumi e le conseguenze di precipitazioni di una violenza impensabile fino a pochi anni fa“.

    Ma bisogna ribadire che non è da ieri che si verificano sul territorio italiano precipitazioni circoscritte di questa intensità.

    Probabilmente è un’urgenza non rinviabile mettere al più presto mano ai piani di bacino e occuparsi della manutenzione costante e puntuale dei corsi d’acqua cittadini.

    Perchè la soluzione per salvare vite umane dai cataclismi della natura, nell’anno 2011, non può essere solo la coscienza dei singoli cittadini, l’autoprotezione e un livello di allerta massimo che imponga il coprifuoco a una città intera.

    Matteo Quadrone

     

  • Sampierdarena, nell’ex area Enel nascerà un nuovo quartiere

    Sampierdarena, nell’ex area Enel nascerà un nuovo quartiere

     

    Un progetto di riqualificazione a Sampierdarena, un’area dismessa da tempo rinascerà infatti in tre anni, regalando anche un po’ di verde agli abitanti della delegazione.

    Parliamo dell’ex area Enel di via Pacinotti (vicino alla Fiumara), che si estende per 13.500 metri quadrati e dove sorgerà una nuova scuola materna, residenze, uffici, attività commerciali non gastronomiche, e una piazza pubblica.

    La nuova scuola ospiterà circa settanta bambini e prevederà strutture all’avanguardia sia dal punto di vista edilizio che da quello energetico.

    L’area è privata quindi l’operazione sarà realizzata con fondi privati.

    Ma grazie agli oneri di urbanizzazione, in parte reinvestiti sul territorio, sarà possibile la realizzazione dell’edificio scolastico, la riqualificazione del mercato rionale di via Dondero- via Salucci che oggi versa in stato di abbandono e l’allargamento della sezione stradale di via Salucci.

    All’interno del mercato sarà presente un compattatore per la spazzatura che renderà la struttura completamente autonoma nella gestione dei rifiuti e consentirà di eliminare i cassonetti dalla strada.

    Inoltre verranno rinnovati e incrementati i parcheggi della zona.

    Il progetto deve ancora passare al vaglio del Consiglio Comunale e quindi saranno possibili alcune modifiche. Una volta approvato, forse entro l’anno, dovrà essere portato a termine nel tempo massimo di 3 anni.

    Il Municipio Centro Ovest sottolinea come questa operazione sia stata ampiamente discussa con i cittadini.

    Ma non mancano alcune critiche, espresse dagli stessi abitanti: per esempio per quanto riguarda l’ulteriore modifica della viabilità, che potrebbe peggiorare la già caotica situazione di Sampierdarena; la possibilità di allagamento dei parcheggi che, essendo sotterranei, potrebbero finire come quelli della Fiumara, allagati non molto tempo fa; e infine un problema assolutamente non trascurabile, vale a dire quello dello smaltimento dell’amianto durante lo smantellamento delle costruzioni esistenti.

    Matteo Quadrone

  • Homeless in Italia, una ricerca sul fenomeno dei senza dimora

    Homeless in Italia, una ricerca sul fenomeno dei senza dimora

    Una persona è considerata senza dimora quando versa in uno stato di povertà materiale e immateriale, connotata dal forte disagio abitativo, cioè dall’impossibilità e/o incapacità di provvedere autonomamente al reperimento e al mantenimento di un’abitazione in senso proprio.

    Il fenomeno, che costituisce un elemento ricorrente di marginalità sociale nei paesi economicamente avanzati, è difficile da misurare ed è poco indagato.

    Per colmare tale lacuna informativa l’Istat, insieme al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, alla Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora (fio.PSD) e alla Caritas Italiana, ha aperto un nuovo fronte di ricerca finalizzato a delineare un quadro approfondito del fenomeno delle persone senza dimora e del sistema di servizi formali e informali ad esse destinati sul territorio italiano.

    E proprio oggi a Roma sono stati presentati i dati prodotti dalla prima fase della ricerca.

    Sono 727 gli enti e le organizzazioni che, nel 2010, hanno erogato servizi alle persone senza dimora nei 158 comuni italiani in cui è stata condotta la rilevazione. Essi operano in 1.187 sedi ed ognuno eroga, in media, 2,6 servizi, per un totale di 3.125 servizi.

    Un terzo dei servizi riguarda bisogni primari (cibo, vestiario, igiene personale), il 17% fornisce un alloggio notturno, mentre il 4% offre accoglienza diurna.

    Molto diffusi sul territorio sono i servizi di segretariato sociale (informativi, di orientamento all’uso dei servizi e di espletamento di pratiche amministrative, inclusa la residenza anagrafica fittizia) e di presa in carico e accompagnamento (rispettivamente, 24% e 21%).

    I servizi di supporto ai bisogni primari hanno un’utenza annuale quasi venti volte superiore a quella dei servizi di accoglienza notturna e più che doppia rispetto a quelli di segretariato sociale e di presa in carico e accompagnamento.

    Gli enti pubblici erogano direttamente il 14% dei servizi, raggiungendo il 18% dell’utenza. Se ad essi si aggiungono i servizi erogati da organizzazioni private che godono di finanziamenti pubblici, si raggiungono i due terzi sia dei servizi sia dell’utenza.

    “I dati presentati oggi da ISTAT- commenta Paolo Pezzana, presidente della Fio.PSD – ci ricordano che nel Paese c’è una fascia importante e secondo la nostra esperienza crescente, di persone che non riescono a soddisfare con le loro risorse e capacità neppure i propri bisogni primari e che dunque dipendono letteralmente per la sopravvivenza dalle risorse della comunità in cui si trovano (per la Fio.PSD sono 60 mila). Sapremo quante e chi queste persone siano completando l’indagine nei prossimi mesi, ma sappiamo sin d’ora che la soddisfazione di tali bisogni assorbe la maggior parte delle energie dei servizi che alla grave emarginazione si dedicano. Il dato ci dice anche che nel nostro Paese la risposta pubblica, diretta o indiretta, arriva a coprire circa la metà del fabbisogno che tali servizi vanno ad integrare, il resto lasciato alla spontanea azione di enti ed organizzazioni private che agiscono la loro missione, senz’altro di pubblica utilità, senza legame con le pubbliche autorità.”

    La maggior parte delle realtà del nostro Paese sembra essere appiattita su un intervento di mero contenimento del fenomeno, legato all’emergenza ed all’assistenza primaria e non alla promozione di un effettivo tentativo di reinclusione sociale – aggiunge Pezzana – Quali risorse hanno a disposizione gli operatori, in larga parte professionali, impegnati in tali servizi, per dare un seguito ai percorsi che propongono alle persone, se i servizi di cui i loro sistemi sono dotati non offrono loro che risorse di “bassa soglia” o “primo livello” ? Come connotare la dimensione promozionale ed educativa dei percorsi che si propongono alle persone se il sistema non è configurato per questo?”

    L’impegno di Fio.PSD prosegue nella seconda fase della ricerca (www.ricercasenzadimora.it), che si svolgerà in tutta Italia a partire dal 20 Novembre e consisterà nello svolgimento di oltre 5000 interviste che mirano a definire numeri e profilo delle PSD presenti su territorio nazionale.

     

    Matteo Quadrone

  • La contaminazione culturale in cucina a Castello D´Albertis

    La contaminazione culturale in cucina a Castello D´Albertis

    Castello D'AlbertisNella splendida cornice di Castello D´Albertis si svolgono tre “non conferenze”da gustare comodamente seduti intorno a un tavolino, sorseggiando un tè o una birra accompagnati da stuzzichini dolci o salati.
    Ad ogni appuntamento, un “invitato” conversa con i presenti su di un tema o un argomento inerente l´uomo e le sue molteplici espressioni culturali ed artistiche.

    Il 10 novembre  a partire dalle 1730 è la volta di Andrea Perin con “Ricette scorrette. La contaminazione culturale in cucina”.

    Nella cucina, probabilmente più che in altri contesti, l´esperienza della mescolanza e dell´incrocio è una pratica consueta, una risorsa che accomuna tutti quelli che si mettono ai fornelli. Al di là delle tradizioni, spesso costruite, vi è normale ricevere stimoli e ricercare nuovi gusti. In questi anni, grazie all´arrivo di nuove persone e nuovi gusti da altri paesi, la pratica del meticciato alimentare è diventato più facile: chi non ha provato nuovi ingredienti e mischiato nuovi sapori? E i vecchi, si sono modificati o sono rimasti uguali a se stessi?

    Ingresso 6 euro, inclusa consumazione e ingresso al museo (la visita al museo può essere effettuata lo stesso giorno a partire dalle ore 15 oppure in altra data)

  • Genova: storie di canzoni e cantautori, lo spettacolo al Teatro Govi

    Genova: storie di canzoni e cantautori, lo spettacolo al Teatro Govi

    Teatro GoviSabato 5 Novembre 2011, alle ore 21.00 al Teatro Rina & Gilberto Govi di Genova Bolzaneto una serata dedicata alla musica d’autore genovese.  Ad aprire, la presentazione del libro “Genova: storie di canzoni e cantautori” di Andrea Podestà e Marzio Angiolani, gli stessi saranno i conduttori di un percorso che racconta gli autori e le canzoni di Genova e della Liguria.

    Partecipano alla serata Federico Sirianni, Giua, Federica Tassinari e i due premi Tenco 2011 Roberta Alloisio e Cristiano Angelini, una serata di musica e parole per viaggiare sulle note dei cantautori nostrani.

    Li accompagneranno: Loris Tarantino, Fabio Vernizzi, Rudy Perone.

  • Renzo Piano: come costruire la città del futuro

    Renzo Piano: come costruire la città del futuro

     

    Renzo PianoÈ urgente per il futuro dell’Europa mettere al centro della pianificazione le persone. Per superare la crisi bisogna partire da qui. È necessario rilanciare lo spazio pubblico in modo da consentire alle persone di incontrarsi, parlare e discutere”, esordisce così il Sindaco di Genova Marta Vincenzi introducendo la conferenza principale di Eurocities 2011, “Plannig for people“, svoltasi stamattina ai Magazzini del Cotone.

    Riappropriarsi di piazze, strade, aree dismesse e riqualificarli è un obiettivo urgente perchè le trasformazioni urbane introducono le trasformazioni economiche, questo il concetto sottolineato dal Sindaco.

    “Le città devono diventare dei laboratori di inclusione sociale, sono i luoghi dove trovare le giuste ricette per combattere la povertà e affrontare i temi più spinosi: lotta alla disoccupazione, inclusione dei migranti, risparmio energetico, creazione di spazi verdi – continua Vincenzi – Non c’è lotta all’esclusione che non passi attraverso la qualità del vivere, la sfida è non costruire più periferie e luoghi disumanizzanti”.

    E per quanto riguarda il ruolo degli amministratori pubblici e delle istituzioni Marta Vincenzi ha ribadito che “C’è bisogno di maggiore intervento pubblico e risorse adeguate per rilanciare il welfare delle città. Oggi virtuoso è ciò che non consuma e non spreca. Abbiamo già consumato suolo e risorse a sufficienza. Ma sono necessarie nuove regole perchè nessuno può affrontare da solo il problema dello sviluppo urbano”.

    Per Genova questa è un’occasione importante, fortemente voluta in questi anni. Presente in Eurocities da oltre vent’anni, dal 2003 è l’unica città italiana all’interno del comitato esecutivo dell’associazione che raggruppa 140 città di 36 paesi del mondo ed è impegnata a lavorare per una comune visione di futuro sostenibile nel quale tutti i cittadini possano godere di una buona qualità di vita.

    “Genova si colloca a pieno titolo nel dibattito europeo – dice orgogliosa Vincenzi – È la direzione giusta per una città che si vuole rinnovare. Avere un’idea di città è fondamentale, vuol dire essere attenti al luogo in cui si vive e ai suoi abitanti. L’urbanistica diventa così lo strumento che consente di poter vivere in maniera migliore nelle nostre città”.

    Poi è stata la volta di Renzo Piano, l’architetto genovese di fama internazionale, relatore principale della conferenza “Planning for people”:

    C’è una sorta di europeità delle città. Le città europee hanno un carattere in comune. Io mi sento profondamente europeo, italiano ma anche genovese. I genovesi infatti sono europei particolari, sono europei del Mediterraneo”.

    Gli aspetti più importanti dell’europeità si colgono quando si va lontano dall’Europa, quando si viaggia per lavoro, come l’architetto Piano:

    Citta e civiltà sono due parole con una medesima radice in diverse lingue. La città europea è una città in cui le diverse funzioni del vivere si confondono, si mescolano, nei medesimi luoghi. Si vive, ci si diverte, si mangia, si lavora negli stessi spazi. Questa è una città intesa come luogo di civiltà, di scambio e di crescita economica”.

    La città è un luogo complesso che manifesta una forte necessità di dialogo fra i suoi diversi aspetti. Uno di questi e l’usanza, tipica delle città europee, di inserire al loro interno i luoghi della cultura.

    La presenza dei luoghi della cultura è essenziale, sono elementi di qualità che rafforzano il ruolo della città come luogo di scambio e di civiltà. I luoghi della cultura devono essere aperti alla città e con il massimo dell’accessibilità. Le città devono restare fecondate dai luoghi della cultura. Intesi anche come luoghi d’incontro e occasione di condivisione”.

    Ma come si affronta il problema dell’inarrestabile crescita delle metropoli odierne, sempre più popolose e densamente abitate ?

    Le città non possono continuare a mangiare territorio. Oggi la crescita deve essere concepita alla luce del riuso delle zone intrappolate. Diventa necessario che le città crescano per implosione e non più per esplosione. Vale a dire provare a completare le città al loro interno”.

    Il problema più urgente con cui confrontarsi nel mondo attuale è però quello delle periferie, come sottolinea l’architetto:

    “Se fino a qualche anno fa il tema da affrontare era quello del destino dei centri storici, oggi il tema fondamentale è salvare le periferie. Le città e i centri storici sono fatti di persone e non solo di pietre. L’errore storico in particolare per quanto riguarda i centri storici è stato proprio quello di svuotarli dalle persone. Le periferie invece devono essere trasformate in città, bisogna urbanizzarle“.

    E per quanto riguarda Genova, come immagina il suo futuro ?

    Genova deve smettere di rubare spazio al mare ma deve terminare la sua crescita anche verso i monti. È necessario delineare un confine e crescere senza rubare ulteriori spazi alla natura che ci circonda anche in una città dalla geografia complessa come la nostra. Le possibilità ci sono, basta pensare alle diverse aree dismesse presenti all’interno dell’area cittadina. Bisogna partire da lì, dal recupero e dal riuso intelligente e virtuoso di quello che abbiamo già a disposizione”.

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

     

  • Delitto di Matteotti, in scena sabato 5 novembre al teatro dell’Ortica

    Delitto di Matteotti, in scena sabato 5 novembre al teatro dell’Ortica

    Delitto di MatteottiSabato 5 novembre alle ore 21 al Teatro dell’Ortica in via Allende va in scena lo spettacolo “Il delitto Matteotti”, nel quale si ripercorrono gli ultimi giorni di Giacomo Matteotti, deputato socialista fatto rapire e uccidere dal regime fascista nel 1924.

    Gli attori saranno disposti tra il pubblico e la platea rappresenterà la Camera dei Deputati per rappresentare l’ultimo discorso di Matteotti del 30 maggio 1924 e la replica di Mussolini del 4 gennaio 1925.

    Tra i due interventi, sul palco, saranno portati in scena gli avvenimenti successivi al rapimento e all’assassinio del deputato socialista e i complotti dei mandanti.

    Lo spettacolo è realizzato dal Laboratorio Urticante, formato dagli studenti medi e universitari del Teatro dell’Ortica, una teatro sociale che aiuta gruppi di persone in situazioni di marginalità, focalizzando l’attenzione sulla formazione della persona, la costruzione di collettivi e l’intervento culturale.
     

  • Scarlet Diva in concerto al Dodo, il locale nel porticciolo di Nervi

    Scarlet Diva in concerto al Dodo, il locale nel porticciolo di Nervi

    Scarlet DivaDopo una lunga pausa di studio il gruppo Scarlet Diva,  composto da Matteo Maltecca (Voce, Pianoforte, Synth, Tastiere), Enrico Chiesa (Voce, Chitarre), Gianluca Benvenuti (voce, batteria) torna sul palco per presentare in anteprima i brani del prossimo disco. Il conceeto è fissato per sabato 5 novembre alle ore 2230 al Dodo, il locale nel porticciolo di Nervi di fronte alla piscina.

    La band è nata nel 20o6 con l’intento di creare musica facilmente accessibile senza mai essere banale, parlando con un linguaggio semplice, diretto e di chiaro impatto”, non solo viene preservata, ma ne esce anche rafforzata.

  • Rossomare, la mostra di Gianni Depaoli alla Galleria d’Arte Moderna

    Rossomare, la mostra di Gianni Depaoli alla Galleria d’Arte Moderna

    RossomareFino all’8 gennaio 2012 sono in esposizione alla Galleria d’Arte moderna di Nervi le installazioni di Food art e Organic Trash Art dell’artista contemporaneo Gianni Depaoli.

    Ambiente, rispetto per gli uomini e per gli animali, ecosostenibilità, biodiversità: queste le parole chiave dell’intervento reiterato di Gianni Depaoli, artista-imprenditore nel settore ittico, che dalla sua professione attinge consapevolezze e coscienza di cittadino e consumatore.

    Nel percorso tracciato con Milano per l’Expo 2015, Genova si occuperà, sul fronte del tema dell’alimentazione, del pesce e del mare: proprio in in questa direzione si muove la proposta della Galleria d’Arte Moderna di Genova, che oggi affida all’arte del Novecento , con le installazioni d’arte contemporanea di Gianni Depaoli e i dossier scientifici di Legambiente Liguria, il compito sociale di far riflettere sui temi attualissimi dell’ecosostenibilità alimentare e ambientale.

    Da martedì a domenica dalle 10 alle 19.

  • “1000 volte Pinocchio”: arriva a Genova la mostra sul burattino di Collodi

    “1000 volte Pinocchio”: arriva a Genova la mostra sul burattino di Collodi

    pinocchioMartedì 8 novembre alle ore 1730 inaugura “1000 volte Pinocchio”, una mostra che raduna edizioni di pregio, illustrazioni, oggettistica dedicate all’eroe di Collodi. Dalle prime illustrazioni a Sergio Tofano, Jacovitti, Bottaro , E. Luzzati. Pinocchio al cinema, nei fumetti, a teatro in TV e nella pubblicità.

    Dopo un lungo viaggio attraverso l’Italia, da Montecatini Terme per il Festival Internazionale FilmVideo, a Lucca in concomitanza del Salone Internazionale dei Comics, a Lecco e a Dervio per la Mostra Internazionale del Cinema d’Animazione, l’esposizione dedicata a Pinocchio arriva a Genova-Rivarolo, nella biblioteca Cervetto nel Castello Foltzer, dove rimarrà fino a l 7 dicembre.

    L’occasione per questa presentazione è duplice: la Biblioteca genovese festeggia infatti i suoi primi 10 anni di intensa attività, che ha visto una vivace partecipazione di giovani ed adulti del quartiere, e contemporaneamente il burattino di Collodi compie 130 anni di vitalissima presenza nei tanti territori della fantasia.

    La mostra raduna una ventina di grandi pannelli tematici e pure materiali difformi che vengono esposti in bacheche. Vi si racconta, in forma sintetica, le molteplici apparizioni del piccolo eroe di legno, senz’altro sulla carta stampata, ma pure in palcoscenico, sugli schermi cinematografici e televisivi. Ed ancora a reclamizzare consumi, a figurare nelle raccolte di francobolli e figurine, e naturalmente nei fumetti.

    Nel corso dell’evento si terranno alcuni incontri con le scuole ed una conferenza con proiezioni (il 22 novembre alle ore 17), del critico Claudio Bertieri che ha curato “1000 volte Pinocchio”, mettendo a disposizione il proprio archivio.

    Realizzata dalla Fondazione Mario Novaro di Genova, la mostra è aperta da lunedì a venerdì 9,00-13,00 /  14,00-19,00.

  • Zuego, il subbuteo genovese torna di moda grazie ad Arturo Parodi

    Zuego, il subbuteo genovese torna di moda grazie ad Arturo Parodi

    ZuegoQuando si cresce (o si invecchia, a seconda dei punti di vista) ci si dimentica facilmente che le nuove generazioni non hanno vissuto quello che abbiamo vissuto noi nella nostra infanzia: per uno stesso periodo della vita umana, che pure ci sembra debba essere uguale per tutti, si ha in realtà una percezione significativamente diversa di quello che vuol dire studiare, uscire, guardare la televisione o giocare.

    Per quelli della mia leva, ad esempio, è scontato capirsi quando si parla di figurine Panini, MacGyver, Ken Shiro, oppure Drive In: chi è nato negli anni ’90, invece, potrebbe non averne mai sentito parlare. Per questo motivo non è facile parlare del subbuteo.

    Chi c’era se lo ricorda perfettamente; ma chi è troppo giovane ed è cresciuto solo con i giochi della Playstation, cosa può capire della magia di un gioco da tavola come quello? Un panno verde enorme e morbidissimo, gli “omini” giocatori con l’inconfondibile base ovale, le infinite e ambitissime varietà di squadre, l’arte della “bicellata”, i tornei del pomeriggio a casa del compagno di classe…

    Non esiste una simulazione da tavola del gioco del calcio che abbia avuto più fortuna fra gli anni ’70/’80.

    Poi com’è nella natura delle cose, a partire dagli anni ’90, con l’avvento di computer e videogiochi, il subbuteo è andato progressivamente in declino. Nel ’94 la Subbuteo Sports Games Ltd è stata acquistata dalla americana Hasbro, che nel 2000 ne interrompeva definitivamente la produzione.

    Ma la storia non è finita qui. Grazie alla tenacia del genovese Arturo Parodi, distributore del subbuteo in Italia fino al 2003, si è data vita a una scommessa improbabile: produrre una nuova versione del gioco. Mentre spopolano X-Box, Wii e cartoni in 3D, l’imprenditore di Manesseno punta tutto su un gioco da tavola fedele agli stilemi del passato, senza cercare minimamente di renderlo attuale, ma pensando piuttosto a migliorare la qualità del prodotto e a introdurre anche quelle varianti locali ormai classiche che si praticavano in particolar modo a Genova.

    Il nuovo subbuteo, ancora più curato e più genovese, non può che avere un nome solo: “zeugo”.“Zeugo l’è da Zena”, scrivono sul sito internet che conta già più di 270 fan su Facebook. Tutto molto bello, ma come competere con la nuova frontiera dei giochi interattivi? “Per i giocattoli tradizionali belli”, scrive lo stesso Parodi, “ma quelli veramente belli, ci sarà sempre uno spazio. Magari una nicchia. Ma sarà una grande nicchia”. Sarà la nostalgia, ma a me è tornata una gran voglia di giocare…

    Andrea Giannini

  • Rete Internet, l’Italia non investe nello sviluppo della banda larga

    Rete Internet, l’Italia non investe nello sviluppo della banda larga

     

    L’Italia continua a snobbare la rete Internet e di conseguenza le infinite possibilità offerte dal web.

    L’ultima conferma arriva dalla totale assenza di rappresentanti istituzionali del nostro paese in occasione della due giorni di dibattiti svoltosi a Parigi, giovedì e venerdì scorsi.

    Un incontro voluto dal Ministro francese dell’industria, dell’energia e del digitale, Eric Besson.

    Fra i temi sviluppati dai Paesi partecipanti spicca l’esigenza di investire nello sviluppo dell’infrastruttura di connettività a banda larga.

    Sul palco erano presenti i Ministri di numerosi Paesi, grandi e piccoli, fra i quali Francia, Stati Uniti, Giappone, Australia, Finlandia, Germania, Russia, Brasile, Kenia e il Commissario europeo, Nelly Kroes.
    Vediamo alcuni esempi di interventi finalizzati a migliorare la fruibilità, l’accessibilità e lo sviluppo della rete, realizzati ai quattro angoli del pianeta:

    In Australia il Governo realizza un’infrastruttura di connettività a banda larga di Stato con l’obiettivo di fornire a tutti i cittadini parità di accesso; gli Usa si preoccupano di garantire le migliori condizioni regolatorie e fiscali per assicurare la crescita dei giganti dell’internet di casa; la Francia si candida a leader europeo nella Governance del web ( l’incontro di Parigi è infatti il secondo appuntamento internazionale organizzato dal governo francese in pochi mesi, dopo il primo G8 dell’internet della storia); il Ministro dei media keniota raccomanda di non censurare il web.

    E anche la Commissione europea annuncia importanti investimenti per lo sviluppo della banda larga: 9 miliardi e duecento milioni di euro.

    Mentre il governo italiano continua a mantenersi scettico nei confronti delle potenzialità del web.

    Nessun provvedimento è allo studio per promuovere l’uso della Rete al fine di combattere il fortissimo digital divide che affligge il nostro paese e i fondi destinati allo sviluppo e al potenziamento della banda larga, che il governo dice di aver stanziato, continuano a non essere disponibili.

     

    Matteo Quadrone

  • Forest Skill, progetti per valorizzare i boschi e creare occupazione

    Forest Skill, progetti per valorizzare i boschi e creare occupazione

     

    Le aree boschive italiane  si estendono per oltre 10 milioni di ettari e rappresentano un eccezionale patrimonio che oggi non è valorizzato a sufficienza.

    Nuove idee e progetti che propongano un utilizzo innovativo di questo patrimonio potrebbero produrre concrete opportunità di sviluppo e occupazione.

    La Fondazione Italiana Accenture e la Fondazione Collegio delle Università Milanesi, con la collaborazione scientifica dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, l’Università degli Studi di Milano e la partnership di FederlegnoArredo e della Fondazione UniVerde, partendo dalle considerazioni sopracitate, hanno lanciato il progetto “Forest Skill”.

    L’obiettivo è sviluppare competenze e know-how per creare nuove opportunità di lavoro attraverso l’uso intelligente del patrimonio boschivo italiano.

    Forest Skill è inserito nel programma dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che ha proclamato il 2011 “Anno Internazionale delle Foreste” con l’impegno di favorire la gestione, la conservazione e lo sviluppo sostenibile delle foreste di tutto il mondo.

    Da sempre il bosco è oggetto di un duplice confronto con la specie umana: luogo ostile ed ambiguo, geloso custode dei segreti della natura ma anche indiscussa fonte di protezione e sostentamento in termini di beni (che vengono fatti ricadere nella sfera economica, funzione economica) e servigi (sfera sociale, funzione culturale).

    Bosco e Foresta sono termini largamente utilizzati, a volte come sinonimi, ma in realtà corrispondenti a concetti differenti, il cui elemento differenziante è dato dalla qualità e dall’intensità dell’azione dell’uomo: per “foresta” ci si riferisce, comunemente, ad una superficie a copertura arborea allo stato naturale, mentre il “bosco” è inteso come area arborea il cui assetto è conseguenza della gestione umana.

    In questi termini le regioni italiane sarebbero totalmente prive di foreste e tutte le superfici a vegetazione arborea sarebbero riconducibili a boschi con differenti stadi di evoluzione: è quindi la gestione del rapporto uomo-bosco l’oggetto principale del tema.

    Il valore del bosco come bene economico, nelle nostre regioni, è oggi largamente superato dal valore legato ai servigi, rappresentati da differenti funzioni: idrogeologica, di filtro e miglioramento della qualità dell’aria, di rifugio e alimentazione della fauna, di conservazione della biodiversità, nonché estetico-paesaggistica in senso lato.

    Secondo una ricerca di Progetto Ambiente – Isfol su dati ISTAT nell’arco temporale 1993 – 2008, il numero degli occupati nei settori di interesse ambientale registra incrementi nel settore del turismo (14,5%) e della difesa, controllo e disinquinamento (8,4%), mentre presenta valori stabili nel settore dei rifiuti (24,4%) e in quello delle risorse agro-forestali (35,8%).

    Nell’arco temporale in esame, gli occupati nel settore ambientale passano da 263.900 a 372.100 unità, mentre, crisi permettendo, per i prossimi anni le stime parlano persino di un raddoppio.

    In un Paese in cui 30 giovani su 100 sono senza occupazione, l’ambiente può rappresentare un’opportunità concreta di occupazione.

    Possono partecipare al concorso tutti coloro che , italiani e stranieri, si sono laureati presso un’Università italiana tra l’a.a. 2005-2006 e l’a.a. 2010-2011. Il concorso è aperto sia a singoli partecipanti che a team che possono avvalersi di tutte le competenze necessarie a proporre un’idea progettuale completa. In caso di partecipazione in team solo il capo progetto, che posterà l’idea, dovrà avere i requisiti sopra indicati.

    I progetti da candidare quindi potranno tendere sia ad accrescere la funzione economica del bosco sia a migliorare quella di fornitore di servigi, o potranno altresì interessare entrambi gli ambiti.

    A partire dal 7 novembre 2011 i progetti saranno valutati dalla Giuria online composta da esperti delle diverse discipline relative al Concorso. La somma delle votazioni di ciascun giurato determinerà il punteggio assegnato all’idea progettuale e la relativa posizione in graduatoria: tale graduatoria sarà soggetta a variazione, il punteggio assegnato infatti potrà aumentare o diminuire per tutto il periodo di durata delle votazioni.

    Le idee progettuali che al 15 marzo 2012 , termine delle valutazioni della Giuria online, occuperanno le prime 10 posizioni della graduatoria, saranno considerate le finaliste.

    I due vincitori del concorso potranno realizzare la propria soluzione progettuale grazie ad un budget di € 30.000,00 per ciascuno.

    I progetti dovranno pervenire nel periodo compreso tra il 12 ottobre 2011 e il 29 febbraio 2012, la chiusura è prevista entro le ore 18:30.

     

    Matteo Quadrone

  • Eurocities 2011, riqualificare le città partendo dalle persone

    Eurocities 2011, riqualificare le città partendo dalle persone

    Parte oggi la 25ma edizione di Eurocities che proietterà Genova al centro del dibattito europeo sulla pianificazione cittadina, dopo il successo della IX Biennale degli urbanisti.

    EUROCITIES è una piattaforma politica fondata nel 1986 che collega oltre 130 delle più importanti città europee e attualmente rappresenta circa il 25% dei cittadini europei attraverso i sindaci delle città aderenti.

    Dal 2 al 5 novembre il capoluogo ligure ospiterà le autorità locali di 140 città oltre a 400 delegati provenienti da tutto il continente. Si terranno inoltre cinque workshop, simposi, conferenze e la premiazione di concorso fotografico per gli under 25 provenienti da tutta Europa. Un progetto di approfondimento tra i più importanti d’Italia che si propone di affrontare problematiche e necessità delle città europee medio-grandi.

    Chiave della kermesse la conferenza “Plannig for people” dove i delegati si confronteranno sulle realtà dei centri urbani dai quali provengono, per costruire dei progetti di pianificazione e rigenerazione e garantire così coesione sociale e sostenibilità.

    “Il tema della conferenza di EUROCITIES – Genova 2011, Planning for People, sulla dimensione sociale della pianificazione urbana è molto importante – spiega Frank Jensen, sindaco di Copenhagen e presidente di Eurocities – Dopo tutto, sono le persone che rendono le città quello che sono: è l’alto livello di interazioni tra i cittadini che crea città dinamiche, creative e floride. Non possiamo sostenere le nostre città di successo senza assicurarci che la pianificazione urbana soddisfi le esigenze dei nostri cittadini”.

    Planning for People è un nuovo approccio alla rigenerazione urbana, mettendo da parte il tradizionale focus sui “luoghi”, a vantaggio delle “persone”.

    Sfruttando la capacità, la creatività, l’energia e le idee dei cittadini, i governi locali possono riqualificare aree nell’ottica di promuovere la coesione sociale.

    Sempre più spesso, le città devono far fronte a sfide che riguardano le disparità sociali, l’immigrazione e la sicurezza, cosicché gli spazi pubblici che possono essere fruiti dall’intera comunità offrono un’ideale opportunità per affrontare tali problematiche. Compiendo un ulteriore passo avanti e coinvolgendo la comunità nell’intero processo di rinnovamento, i progetti possono soddisfare meglio i bisogni dei cittadini e affrontare più efficacemente le sfide summenzionate.

    L’apertura dei lavori (alle 19 del 2 novembre, all’Acquario) sarà affidata alla sindaco Marta Vincenzi, a Frank Jensen e a Paul Bevan, segretario generale del network delle città europee.

    A tracciare le linee di indirizzo della conferenza sarà l’architetto e urbanista genovese Renzo Piano.

    Lo standard a cui si tende è quello mostrato dal nord Europa, esempio per tutti i Paesi che stanno cambiando strategia urbana in un’ottica sostenibile e “smart”.

    Oltre a numerosi sindaci delle città più importanti tra gli ospiti sarà presente, nel ruolo di moderatore, l’architetto Richard Burdett (subentrato a Piano nella progettazione del PUC genovese) docente di Studi Urbani della London School of Economics.

    L’acquario di Genova sarà la sede del welcome speech con la consueta visita, per tutti gli ospiti, dell’intera area del Porto Antico. Sarà invece il Centro Congressi dei Magazzini del cotone il fulcro degli incontri tra i delegati.

    Eurocities per la giornata del 5 novembre uscirà dalle sale alla scoperta dei dintorni di Genova: tutti i partecipanti saranno accompagnati attraverso la città vecchia, al Galata e ai musei di Strada Nuova. Tappe conclusive Portofino e Santa Margherita.

    Nel corso del convegno si terranno sei laboratori itineranti. Dall’incontro con il Patto per lo Sviluppo della Maddalena con Claudio Oliva, Carlotta Bottaro e Roberto Marini, fino agli workshop relativi al Polo Tecnologico di Morego e alla riconversione industriale di Cornigliano e dello stabilimento Fincantieri (tematica di viva attualità).

    Genova, come molte altre città, deve affrontare la sfida di riqualificare edifici industriali ormai in disuso. Il quartiere di Cornigliano è un esempio perfetto di questo. Genova sta cercando di dare una nuova vita ai locali delle acciaierie dismesse, con un progetto di riqualificazione, lanciato nel 2005, che si prefigge di incoraggiare servizi locali e istituzioni a “reclamare” gli immobili abbandonati per le loro attività.

    Riconoscendo il potenziale dell’edificio, Cineporto Genova si è installata negli ex uffici amministrativi delle acciaierie. Si tratta di uno studio audiovisivo che offre spazi e servizi per i produttori di tutto il mondo. Il direttore di Società per Cornigliano farà una presentazione ai partecipanti del workshop a Villa Bombrini, splendida villa attualmente utilizzata come centro culturale e conferenze; al termine è prevista una visita presso gli studios di Cineporto Genova.

    Si prospettano interessanti anche i laboratori sulla fotografia (riservato ai giovani), con la visita a Publifoto e all’Archivio fotografico del Comune, sul porto e la città (UrbanLab e Genoa Port Center) e sul pesto al mortaio.

    CLICCA QUI PER SCOPRIRE IL PROGRAMMA DI EUROCITIES A GENOVA

     

  • Genova che funziona: chi va da Google in California, chi progetta robot

    Genova che funziona: chi va da Google in California, chi progetta robot

     

    Il festival “L’energia dell’Italia” organizzato da ANTER (Associazione per la Tutela delle Energie Rinnovabili) si svolgerà il 5 novembre al Palalottomatica di Roma, vedrà la partecipazione del Presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini e sarà focalizzato sulla crescita personale e lo sviluppo energetico del nostro paese.

    L’obiettivo del festival è dare spazio alle storie di persone che, senza essere famose e nonostante le varie difficoltà, lavorano ogni giorno per costruire il cambiamento e il futuro nostro e dell’Italia.

    “Abbiamo pensato L’Energia dell’Italia – ha dichiarato Antonio Rainone, Presidente di ANTER – come un’occasione per raccontare e dar voce all’Italia migliore, che non si arrende alla crisi trasformandola in un’opportunità di crescita e cambiamento. Un evento dedicato a chi è ancora capace di immaginare il futuro e dare concretezza ai sogni di una persona e di un paese.”

    Tra le 25 storie di successo che verranno presentate, ci sono anche quelle di due nostri concittadini:

    il genovese Marco Marinucci, uno dei 12 italiani che lavorano nella sede californiana di Google, e il professor Giorgio Metta, ricercatore senior presso l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova.

    Marco Marinucci è uno dei 12 italiani, su 20mila dipendenti, che è riuscito a superare brillantemente 9 mesi di colloqui di selezione e fa ora parte del team Google di Mountain View in California. È responsabile per le attività di acquisizione contenuti oltre che referente per le attività collegate a Google Books. È fondatore e Direttore Generale della Fondazione Mind the Bridge, un’iniziativa che ha lo scopo di mettere le start-up italiane più innovative in proficuo contatto con le risorse della Silicon Valley. È responsabile del Silicon Valley blog sul Corriere della Sera e fondatore di Venture Camp, la principale conferenza italiana sull’imprenditoria e il venture capital.

    La sua esperienza professionale di oltre 15 anni include start-up di progetti VoIP, attività di ricerca sull’intelligenza artificiale e il management di un’impresa internazionale di Ecommerce. Prima di entrare in Google, è stato il General Manager per gli Stati Uniti di Giunti Interactive Labs, il ramo multimedia di uno dei più vecchi editori del mondo, Giunti Editore.
    Marco ha un master in Ingegneria con specializzazione in intelligenza artificiale all’Università di Genova e un MBA all’Istituto de Empresa Business School di Madrid, dove tiene seminari sull’imprenditoria.

    Da cinque anni l’Istituto Italiano di Tecnologia lavora per “dare l’intelligenza” a un piccolo robot delle dimensioni di un bambino di 3 anni e mezzo che si chiama iCub (da “Cub”, “cucciolo” in inglese). Il robot umanoide, sviluppato nel Dipartimento di Robotics, Brain & Cognitive Sciences, potrà svolgere in futuro compiti che per un uomo possono essere molto pericolosi, oppure aiutare i nostri anziani a vivere meglio.

    Ma quali sono le sfide e le energie, mentali e fisiche, per trasferire ciò che rende umano un essere vivente a un piccolo straordinario insieme di tecnologia? Per costruire progetti complessi, si parte dall’osservazione della natura e in questo caso si parte proprio dall’osservare come “funziona” un essere umano.

    Lo racconterà al pubblico Giorgio Metta, ricercatore senior presso l’IIT dal 2006, e responsabile del progetto iCub al quale lavora con un gruppo internazionale di scienziati provenienti da differenti discipline quali neuroscienze, psicologia e robotica. Giorgio Metta, con un’esperienza di lavoro presso il laboratorio di intelligenza artificiale del Massachusetts Institute of Technology, è inoltre ricercatore all’Università di Genova dove insegna robotica antropomorfica e sistemi intelligenti all’interno del corso di laurea in bioingegneria. È autore di circa 200 pubblicazioni scientifiche.

     

    Matteo Quadrone